Regione: Lombardia

  • Ferrata Crench

    Ferrata Crench

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Crench
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Crench è una bella via di media difficoltà sopra Crone, con il Lago d’Idro alle spalle. La linea è logica e priva di difficoltà particolari, salvo un paio di passaggi atletici; il breve avvicinamento e rientro e la bassa quota la rendono ideale da concatenare con altre ferrate della zona o come gita di mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Crone, sul versante orientale del Lago d’Idro (Brescia): superato il paese, pochi metri dopo una casa bianca sul lato sinistro della strada, si imbocca a destra via Preonde, che sale ripida; seguendone la curva a sinistra si raggiunge un parcheggio con le indicazioni per la ferrata (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si seguono i segni del CAI 452 che parte verso sinistra tra i muri delle case; nel bosco, a un bivio, si lascia a destra il 452 per Cima Crench e si tiene la sinistra verso la palestra di roccia e la ferrata; a un nuovo bivio (a destra la palestra) si prosegue diritti fino al cartello bianco dell’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con una breve cengia ascendente verso destra che porta sotto uno dei passaggi più belli: una parete verticale con ottimi appigli, arrampicabile, con il tratto finale leggermente più difficile dove il cavo aiuta l’equilibrio. Si piega a sinistra su alcune roccette e si sale un breve diedro, agevole, con appigli su entrambi i lati; un facile sentiero e una cengia in discesa portano a una via di fuga segnalata da un cartello metallico. Accanto al cartello il cavo sale verticale, su roccia perfettamente appigliata; dopo un facile traverso a destra si affronta un secondo tratto più impegnativo, con una sporgenza dagli appoggi alti per i piedi che obbliga a un paio di metri di trazione sul cavo, poi nuovamente arrampicabile. Si percorre una cengia e un breve verticale aiutati da una staffa, si aggira a sinistra un tetto roccioso e, dopo un traverso non difficile, si sale una placca levigata con staffe e una sporgenza nella parte alta. Superate alcune roccette si arriva al passaggio chiave: un breve tratto strapiombante, dove si risale una sporgenza per un paio di metri aiutati da una catena (lasca ma utile) sul lato sinistro, che permette di compensare la mancanza di appigli naturali tirandosi di braccia. Concluse le difficoltà, una breve cengia di trasferimento porta sotto le ultime due pareti verticali, non difficili e arrampicabili; un facile sentiero attrezzato e un tratto di cresta conducono infine alla croce di vetta di Cima Pelada (778 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile), in gran parte arrampicabile su buona roccia, con un paio di passaggi atletici — in particolare la sporgenza strapiombante del passaggio chiave, attrezzata con catena. 288 m di dislivello attrezzato in ambiente panoramico sul Lago d’Idro.

    ⚠ I passaggi atletici (la sporgenza con appoggi alti e lo strapiombo finale con la catena) richiedono un po’ di forza di braccia: chi è alle prime armi li troverà i punti più ostici. Casco indispensabile sui tratti verticali.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 778 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 3 km e 328 m di dislivello, circa 2 ore complessive: ideale per essere concatenata in giornata con altre vie della zona.

    ▲Discesa

    Dalla cima di Cima Pelada si rientra per sentiero, con breve sviluppo, fino al parcheggio di partenza sopra Crone.

    ▲Da abbinare

    Nel Bresciano, la Crench si concatena facilmente con la più impegnativa Ferrata Caspai a Lodrino e, sul Lago d’Iseo, con il Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago d'Idro – Valle Sabbia
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata288 m
    • Dislivello itinerario328 m
    • Quota max778 m
    • Lunghezza3 Km
  • Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi

    Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi è una bella escursione a una vetta di modesta altezza (1248 m) ma molto appagante, affacciata sul Lago d’Iseo. La dicitura «sentiero attrezzato» è un po’ riduttiva: pur senza tratti tecnicamente difficili, l’itinerario è impegnativo per lunghi tratti e richiede di arrampicare alcune sezioni verticali. Da evitare dopo abbondanti piogge, per la presenza di tratti erbosi scivolosi e non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il piccolo abitato di Tolino, sulla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): arrivando da Brescia si esce dalla provinciale per la Valcamonica e si sale la rampa per il centro di Tolino; dopo 50 metri, a sinistra, si trova un parco giochi con un piccolo parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parco giochi si percorre Via Costa fino a svoltare a destra in via Canale; si prosegue fino a un ponticello dove una palina indica i segnavia CAI: si prende a destra il sentiero 212 per il Corno Trentapassi. Il sentiero sale ben segnato verso ovest, prima nel bosco poi su esposte coste rocciose, rientra nel bosco e continua con una lunga e faticosa salita fino a una capanna, da cui si intravede la cresta. A un bivio non segnalato, presso una pietra piatta e un grosso castagno, conviene tenere decisamente la destra salendo sul crinale boscoso (a sinistra si andrebbe per prati molto esposti, su sentiero difficile); risalite alcune roccette si raggiunge l’attacco, con il suo cartello giallo (1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Poco prima del cartello una catena aiuta a superare una fessura nella roccia; affianco al cartello si risale una scaletta e un breve camino con buoni appigli per mani e piedi. Si sale un breve balzo e una rampa verso sinistra, poi in diagonale con buoni appigli risalendo alcuni spuntoni rocciosi, mentre l’esposizione cresce. Si aggira uno spigolo e un piccolo sentierino erboso, si supera uno speroncino usando il cavo per equilibrio e si percorre un tratto di cresta; aggirato un altro spigolo, attraversata una stretta sella, si prosegue sul versante destro della cresta fino a una parete verticale di una quindicina di metri, arrampicabile con appigli abbondanti. Dopo alcuni metri di comodo sentiero si traversa brevemente a sinistra e si scavalca uno sperone esposto — il tratto più adrenalinico; si aggira un masso in forte esposizione e si percorre una cengia, poi roccette sprotette da risalire fino all’Anticima Nord, raggiunta superando un’esposta cengia obliqua e una placca inclinata e levigata. La parte attrezzata termina qui, alla croce (1h dall’attacco, 2h 45′ totali). Per la cima vera e propria del Corno di Trentapassi si prosegue per segni sul versante destro, si scende a una sella e si risale fino a un bivio: dritto per roccette (I grado) fino alla cresta, oppure a sinistra innestandosi sul più dolce sentiero CAI 205.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario mai tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile) ma impegnativo e con vari tratti verticali da arrampicare e cenge esposte: 100 m di dislivello attrezzato in una giornata da 1020 m complessivi. Più che la tecnica conta l’esposizione e la lunghezza.

    ⚠ Da evitare dopo abbondanti piogge: diversi tratti erbosi sono scivolosi e non protetti. Al bivio del castagno tenere la destra: la variante a sinistra, tra i prati, è esposta e su sentiero difficile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1248 m): percorribile gran parte dell’anno con fondo asciutto, evitando il caldo estivo. Giornata di circa 4h 45′ complessive per 1020 m di dislivello e 9,8 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima si rientra verso Tolino seguendo il più dolce sentiero CAI 205 e le tracce di raccordo che riportano sul percorso di salita e al parcheggio del paese.

    ▲Da abbinare

    Sulla sponda orientale del Lago d’Iseo, sul massiccio del Monte Guglielmo, si trovano la Ferrata Corno del Bene e la Ferrata Corna delle Capre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane – Lago d'Iseo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1020 m
    • Quota max1248 m
    • Lunghezza9,8 Km
  • Ferrata Corno del Bene

    Ferrata Corno del Bene

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Corno del Bene

    La recente Ferrata Corno del Bene, sul massiccio del Monte Guglielmo sopra Zone e il Lago d’Iseo, è breve ma intensa: atletica ed esposta, risale uno spigolo roccioso secondo una linea molto logica e di crescente esposizione. L’attrezzatura nuova e ben disposta rende la salita interessante, ma è una via sconsigliata a chi è alle prime armi. Bellissimo il panorama dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Zone, vicino alla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): da Marone, sulla strada che collega Brescia alla Valcamonica, si esce verso Zone; entrati in paese si imbocca a destra Corso Europa, poi a destra via Monte Guglielmo fino a un incrocio dove, sulla destra, risale ancora via Monte Guglielmo (indicazione anche per il Bosco degli Gnomi); si percorre la stretta strada fino a un parcheggio prima di un ponte, dove finisce l’asfalto (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia (CAI 227) fino a un bivio: si lascia a destra il CAI 230 e si tiene il 227 a sinistra verso il Monte Guglielmo e il Corno del Bene. A un bivio dove la ferrata è segnata si tiene per essa, proseguendo sui prati fino a un nuovo bivio: dritto si salirebbe al Corno del Bene, noi teniamo la destra verso la costa rocciosa; al bivio successivo si ignora il sentiero che a destra scende verso Casentiga e si gira deciso a sinistra verso il bosco e l’evidente Corno del Bene, fino all’attacco (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale a destra non difficile, poi il cavo gira in verticale: nei primi metri la roccia offre buoni appoggi, anche se un po’ sporchi di terriccio. Si piega leggermente a destra incontrando un primo tratto strapiombante, dove alcune staffe ben poste aiutano; si traversa a sinistra prima in orizzontale poi in diagonale e si riprende una salita decisamente verticale, con meno appigli, in cui la fune ben tesa e alcune maniglie metalliche vengono in aiuto. Dopo una breve cengia stretta a destra si risale una parete con un terrazzino a metà per rifiatare; la parete prosegue verticale con maniglie ai lati del cavo e qualche staffa dove la roccia è povera di appigli: è il tratto più adrenalinico, fisico e aereo della via. Seguono un diedro diagonale con staffe e un diedro di quasi dieci metri, esposto ma non particolarmente difficile (appigli sul lato destro, attenzione ai tratti erbosi); si rimonta in obliquo a destra, si salgono un paio di metri in spaccata e si traversa a sinistra fino a una nuova parete verticale che culmina in una sporgenza da scavalcare tirandosi sul cavo. Dopo un tratto di roccette appoggiate a zigzag e una paretina di 4 metri con pochi appoggi, una rampa rocciosa a destra porta a un camino ben gradinato (le difficoltà sono nei primi passi, poi si procede in spaccata con buoni appigli); la seconda parte del camino piega a sinistra, con una placca liscia a destra che obbliga a usare la fune dove mancano gli appigli. Usciti dal camino in forte esposizione si traversa a destra e si riprende a salire fino alle ultime pareti verticali attrezzate con staffe, che conducono in vetta al Corno del Bene (quota massima 1695 m, circa 50′ di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve (200 m di dislivello attrezzato) ma intensa, atletica ed esposta, su una logica linea di spigolo. Difficoltà complessiva Difficile, con attrezzatura nuova e ben posizionata.

    ⚠ Nonostante lo sviluppo contenuto è una via fisica ed esposta, sconsigliata ai neofiti e agli inesperti. Attenzione agli appoggi sporchi di terriccio e ai tratti erbosi, poco affidabili. Lungo avvicinamento di 2 ore.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (massimo 1695 m): percorribile nelle mezze stagioni e nelle belle giornate, con roccia asciutta. Giornata di circa 4h 15′ complessive per 1000 m di dislivello e 9,9 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Corno del Bene si rientra per i sentieri del massiccio (CAI 227 e diramazioni) fino al parcheggio di partenza, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Sullo stesso massiccio del Guglielmo, con avvicinamento più breve, la Ferrata Corna delle Capre; più impegnativa, sopra Lodrino, la Ferrata Caspai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max1695 m
    • Lunghezza9,9 Km
  • Ferrata della Corna Pedezzina

    Ferrata della Corna Pedezzina

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata della Corna Pedezzina
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Corna Pedezzina è una via recente della Val Brembana, sopra Santa Croce di San Pellegrino Terme. È classificata come facile, con un solo passo più impegnativo ma ben ammanigliato; avvicinamento e quota contenuti la rendono valida anche nelle belle giornate invernali. Particolarità: il rientro avviene inizialmente ancora in ferrata, con tratti di disarrampicata attrezzata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Santa Croce, nel comune di San Pellegrino Terme (Bergamo): si risale la Val Brembana fino a San Pellegrino, da sud si supera il paese e si esce a destra dove indicato «Dossena / San Pellegrino Terme», quindi si segue per Antea e poi a destra per Santa Croce, parcheggiando nell’ampio spiazzo presso la chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal paese sono già visibili le due mete, Corna Maria a sinistra e Corna Pedezzina a destra. Si segue il sentiero CAI 561 verso la Corna Maria; al punto di congiunzione dell’anello si prosegue dritti verso il Monte Rabbioso, seguendo i segnavia per la ferrata, fino a una sella con un capanno di caccia verde, comodo punto per indossare l’attrezzatura. Fin qui l’avvicinamento è comune con la Ferrata Corna Maria; per la Pedezzina si seguono i cartelli a destra e una traccia terrosa fino all’attacco (circa 30′ dal parcheggio). La ferrata va percorsa in senso antiorario: si tiene la destra in salita e si rientra dal sentiero di sinistra, evitando di percorrerla al contrario.

    ▲Il percorso

    L’attacco sale i primi metri di un canalino terroso fino alle prime rocce; si prosegue verso sinistra in un canalino roccioso con maniglie e cambre. Dove la parete si fa più verticale si affronta l’unico passaggio leggermente strapiombante, da superare con un po’ di decisione spostandosi a sinistra fino a un comodo terrazzino; oltre lo spigolo si sale un breve balzo strapiombante, reso però facile dalle numerose cambre e maniglie. Si continua su balzi e roccette gradonate protette, intervallati da terrazzini terrosi, fino a una crestina che si segue sul lato sinistro arrampicando facili balzi ben appigliati; un bel diedro di 4 metri a sinistra e un breve traverso a destra immettono sui prati sommitali, da cui per sentiero attrezzato si raggiunge la croce della Corna Pedezzina (circa 960 m, 20′ dall’attacco, 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di impegno contenuto (Moderatamente Difficile), facile nel complesso con un unico breve passo più atletico, comunque ben ammanigliato. Adatta come prima esperienza guidata, purché si presti attenzione alla parte di rientro, anch’essa attrezzata.

    ⚠ La ferrata non termina in vetta: il rientro inizia ancora in ferrata, con tratti di disarrampicata e una paretina verticale esposta. Attenzione al fondo detritico, scivoloso soprattutto dopo le piogge. Rispettare il senso antiorario indicato dai cartelli.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 960 m): percorribile gran parte dell’anno, anche d’inverno nelle giornate miti, con fondo asciutto. Aperta al pubblico dalla primavera 2023.

    ▲Discesa

    Dalla croce parte il cavo metallico visto correre parallelo in salita: si scende con un traverso discendente, un tratto verticale presso un pilastro, tratti più appoggiati (attenzione al fondo instabile) e una paretina verticale con cambre ma esposta; si disarrampica e, spostandosi a sinistra, si scende un canalino terroso fino al termine delle attrezzature (circa 40′ dall’attacco, 1h 15′ totali). Si rientra quindi alla sella dell’avvicinamento, da cui si torna a Santa Croce per il sentiero (circa 30′, 1h 45′ totali) oppure si prosegue sulla vicina e più impegnativa Ferrata Corna Maria.

    ▲Da abbinare

    È naturale percorrerla insieme all’adiacente Ferrata del Nido dei Santa Croce alla Corna Maria, con cui condivide l’avvicinamento. Tra le altre ferrate bergamasche, la difficile Ferrata del Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoVal Brembana
    • Avvicinamento30 min
    • Ferrata (anello)0:40 h
    • Quota max960 m
    • Itinerario1:45 h
    • Apertura2023
  • Ferrata Corna delle Capre

    Ferrata Corna delle Capre

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Corna delle Capre

    La Ferrata Corna delle Capre è una via recente sul massiccio del Monte Guglielmo, nel Bresciano sopra Zone. Molto verticale ma piacevole e largamente arrampicabile su ottimo calcare, con avvicinamento breve e quota contenuta: ideale nelle mezze stagioni e nelle giornate miti d’inverno, magari in coppia con la vicina Ferrata Corno del Bene.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è presso Croce di Marona (Brescia): da Marona si va verso est in direzione di Zone fino a un’area camper, dove si trova la prima indicazione per la ferrata. Si può lasciare l’auto qui (ma con circa 1h di avvicinamento) oppure proseguire sulla stradina, a tratti asfaltata e a tratti dissestata, che in circa 2,5 km porta a una serie di tornanti dove parcheggiare: al settimo tornante un cartello segna l’inizio del sentiero (è possibile sostare anche al terzo) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio, con la Corna delle Capre ben visibile sopra, si segue la sterrata fino a un bivio con cartello marrone; si svolta a sinistra e, seguendo sentiero e segnavia CAI, si raggiunge l’attacco presso un rudere bianco, tenendo la destra all’unico bivio (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri su facili roccette si raggiunge il cartello bianco d’inizio, a sinistra; lo sviluppo si fa subito verticale, ben servito da staffe metalliche. Un breve traverso a destra e una salita verticale verso sinistra portano a un diedro di 5-6 metri; si prosegue lungo la parete sfruttando appoggi per i piedi e maniglie metalliche, fino a un traverso orizzontale a destra che concede una pausa. Il cavo riparte con un traverso su roccia giallastra verso destra, sotto un tetto nerastro che si aggira a sinistra con un bel traverso su roccia levigata, oltrepassando un esposto spigolo. Aggirato lo spigolo la roccia offre appoggi migliori e si sale verticali su una serie di maniglie; si raggiungono roccette appoggiate e gradonate, piacevoli da arrampicare, poi un canalino roccioso non difficile dove il cavo funge in parte da corrimano. Si superano facili balzi, si attraversa il canalino portandosi sul suo versante destro e, dopo un traverso orizzontale, il cavo sale deciso su una bella paretina con staffe (con appoggi anche a destra); si risale un breve diedro su roccia nerastra e una sporgenza con un passo atletico aiutato dalle staffe. Si sale ancora verticali su una parete molto bella ed esposta, sempre con ritmo sostenuto ma mai molto difficile, e si aggira a destra uno spigolo; dopo una zona ricca di vegetazione e un tratto di collegamento si entra nell’ultima sezione: una breve placca levigata, una rampa rocciosa a destra, alcuni balzi e un ultimo passo atletico per vincere una sporgenza, poi facili gradoni e sentiero erboso fino al termine delle attrezzature, con il paese di Zone visibile in basso (circa 1h dall’attacco, 1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto verticale ma continua e arrampicabile, su roccia calcarea eccellente che senza le abbondanti staffe risulterebbe però molto impegnativa: 280 m di dislivello attrezzato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, omogenea e senza eccessi atletici.

    ⚠ Pur arrampicabile, è una via continua e impegnativa per chi non è allenato: la verticalità è costante. Casco obbligatorio per la possibile caduta di sassi nei tratti più ripidi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1333 m): ottima nelle mezze stagioni e nelle belle giornate invernali, con roccia asciutta. Itinerario breve, 2,5 km e 400 m di dislivello, circa 2h 30′ complessive.

    ▲Discesa

    Dalla sommità erbosa si seguono gli ometti di pietra scendendo per traccia e sentiero fino a ricongiungersi con l’itinerario di salita e tornare al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Naturale l’abbinamento con la vicina Ferrata Corno del Bene, sullo stesso massiccio del Guglielmo; più impegnativa, nel Bresciano, la Ferrata Caspai a Lodrino.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max1333 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Caspai

    Ferrata Caspai

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Caspai

    La Ferrata Caspai si sviluppa sopra Lodrino, nelle Prealpi Bresciane, ed è una via impegnativa, esposta e ricchissima di traversi, da non sottovalutare. L’ultima parte propone una variante difficile, con tratti strapiombanti, camini e traversi che affaticano molto le braccia e portano quel tratto al livello estremo. Esiste però anche una variante più facile per raggiungere comunque la cima.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Pineta, sopra Lodrino (Brescia): arrivati a Lodrino si seguono i cartelli marroni (uno indica Pineta) salendo la ripida strada fino al Ristorante Genzianella; si può parcheggiare lì oppure proseguire un centinaio di metri tenendo la destra al bivio successivo, fino a un tornante a sinistra con area picnic dove si lascia l’auto (punto di partenza su Google Maps). Si seguono i cartelli bianco-verdi della Ferrata Caspai: un breve tratto di asfalto, poi una traccia a destra che sale ripida nel bosco e un sentiero forestale fino a un incrocio (15′); a sinistra il sentiero conduce all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca subito con un traverso, prima in diagonale poi orizzontale, da percorrere in aderenza: già fisico. Dopo un breve tratto verticale e un nuovo traverso diagonale e orizzontale, si sale un risalto verticale e si affronta un traverso esposto con pioli per i piedi, che porta a una cengia erbosa verso sinistra. Si aggira un esposto spigolo e, con un traverso in discesa, si passa sotto un tetto roccioso da aggirare rapidi per non sovraccaricare le braccia; oltre il tetto il cavo rimonta verticale fino a un camino con qualche piolo (attenzione al cavo che passa da sinistra a destra e può intralciare le gambe), la cui seconda parte è più appigliata. Seguono un esposto traverso a sinistra (con alcuni passi in discesa, in aderenza), un altro tetto con i piedi su placca inclinata, uno speroncino, una rampa pendente in discesa e, aggirato uno spigolo, un tratto verticale con pioli. Dopo un nuovo traverso esposto in leggera discesa si risale una parete con pochi appigli, dove di fatto serve trazionare sul cavo (roccia buona ma povera di appigli), con un terrazzino terroso a metà per riprendere fiato. Ancora verticale e un traverso a sinistra portano alla prima via di fuga; si supera un breve camino e un traverso in salita fino a un pulpito, da cui si disarrampica, e dopo un altro traverso a sinistra si raggiunge un bivio. Qui si separa il percorso facile (a sinistra: cenge, rampe e brevi tratti verticali non difficili, poi sentiero) dal percorso difficile (a destra), composto da quattro salti — paretine verticali, tratti diagonali e una parete strapiombante attrezzata con pioli — da considerarsi estremamente difficile e privo di vie di fuga. Entrambe le varianti conducono alla cima del Corno di Caspai (1391 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via esposta, continua e molto fisica per la grande quantità di traversi: 350 m di dislivello attrezzato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, che diventa Estremamente Difficile sui quattro salti della variante destra dell’ultima parte.

    ⚠ La variante difficile finale (quattro salti, con parete strapiombante) è estrema e priva di vie di fuga: va affrontata solo da chi è certo delle proprie forze; in caso di dubbi conviene scegliere il percorso facile al bivio. I numerosi traversi affaticano molto le braccia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1391 m): percorribile nelle mezze stagioni e nelle giornate miti, evitando la roccia bagnata. Giornata di circa 4h 45′ complessive per 500 m di dislivello e 7 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Corno di Caspai si rientra per sentiero verso Pineta, chiudendo l’itinerario al parcheggio di partenza.

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona del Bresciano, sul massiccio del Monte Guglielmo, si trovano la Ferrata Corna delle Capre e la Ferrata Corno del Bene.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max1391 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata del Cinzanino

    Ferrata del Cinzanino

    Vie Ferrate › Lombardia › Varese
    Ferrata del Cinzanino

    ⚠ Via di recentissima costruzione: i lavori si sono conclusi nel novembre 2025 e l’itinerario è in attesa di inaugurazione ufficiale. Verificare lo stato di apertura e l’agibilità delle attrezzature prima di percorrerla.

    La Ferrata del Cinzanino è una via breve e panoramica affacciata sul versante lombardo del Lago Maggiore, sopra Maccagno. Di livello facile, si sviluppa praticamente a filo d’acqua tra traversi e placchette, e si percorre in poco più di mezz’ora: ideale come prima esperienza o come gita rapida con vista sul lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la SS394 del Verbano Orientale, poco dopo Maccagno con Pino e Veddasca: uscendo dal paese verso nord si supera una galleria e subito dopo si svolta a sinistra in direzione del lago, parcheggiando in uno dei pochi posti disponibili (punto di partenza su Google Maps). Si seguono le indicazioni per la falesia del Cinzanino, sulle pareti grigiastre; da lì una scalinata scende a una piccola cappella, da cui parte la ferrata (3′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco, dietro la cappelletta, si risale un breve traverso in diagonale aiutati da piccole cambre, per poi scendere quasi al livello del lago restando sempre in traverso. Terminato il traverso si sale una placchetta priva di cambre, sfruttando l’aderenza della roccia, e si prosegue con qualche saliscendi senza particolari difficoltà. L’ultimo tratto si percorre in discesa su una placca appoggiata, alla cui destra corrono alcune facili vie di arrampicata. In tutto circa mezz’ora di attrezzature.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile e divertente (20 m di dislivello attrezzato), giocata su traversi e placche a pochi metri dal lago. Difficoltà complessiva Facile: adatta anche a chi è alle prime armi, fermo restando l’uso di casco, imbrago e kit da ferrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Quota molto bassa (massimo 180 m): percorribile tutto l’anno, scegliendo il momento della giornata più adatto alla stagione per via dell’esposizione sul lago. Itinerario brevissimo, 0,4 km e 30 m di dislivello, circa 35′ complessivi.

    ▲Discesa

    Terminate le attrezzature si è su uno slargo della passerella che contorna la roccia; da qui una normale scala metallica riporta in breve sulla strada dell’avvicinamento, dove si trova anche un bar (5′, 35′ totali).

    ▲Da abbinare

    Sempre in provincia di Varese si può percorrere la Ferrata Bellotti a Mesenzana. Spostandosi, le opzioni vanno verso il Lago di Como (Monte Grona, Venticinquennale, Sass Tavaràc sul ramo lariano) o verso la Val d’Ossola (Picasass, Montorfano, Walserfall).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago Maggiore – Verbano
    • Avvicinamento0:03 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)0:35 h
    • Dislivello ferrata20 m
    • Dislivello itinerario30 m
    • Quota max180 m
    • Lunghezza0,4 Km
  • Ferrata di Campione del Garda

    Ferrata di Campione del Garda

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata di Campione del Garda

    La breve Via Ferrata di Campione del Garda sale per circa 300 metri dal piccolo paese sulla sponda bresciana del lago fino a un belvedere affacciato sul Garda. È un itinerario facile, ideale per le prime esperienze e per i mesi invernali grazie alla bassa quota e all’esposizione mite.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Campione del Garda, sulla sponda bresciana: da nord o da sud si arriva lungo la SS45bis che corre sulla riva lombarda, con uscita posta dentro una galleria (punto di partenza su Google Maps). Conviene usare il parcheggio a pagamento presso l’ex cotonificio. Dal parcheggio ci si incammina sul lungolago verso sud fino a un circolo nautico; lo si attraversa e, dietro una casetta prefabbricata, parte la traccia che sale ripida nel bosco fino a una sbarra metallica (15′ dal parcheggio); la ferrata inizia pochi metri dopo.

    ▲Il percorso

    Si parte nel bosco con facili roccette attrezzate, seguite da una cengia che porta fuori dagli alberi, con il Lago di Garda e il Monte Baldo alle spalle. Si procede su traccia attrezzata prima verso sinistra, poi a destra, fino a una paretina appoggiata piacevole da arrampicare. Una scalinata attrezzata e una rampa conducono alla base di un lungo diedro appoggiato, molto appigliato e panoramico. Si attraversa poi un tratto con reti paramassi e si passa sotto un breve arco roccioso, raggiungendo in breve il termine della via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile, priva di verticalità eccessiva, perfetta come avvicinamento al mondo verticale e per una gita di mezza giornata. Difficoltà complessiva: Facile.

    ⚠ Pur essendo facile resta un itinerario su roccia: casco, imbrago e kit da ferrata restano indispensabili. Bella anche in inverno, ma da evitare con roccia bagnata o ghiacciata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota molto bassa (max 357 m): percorribile praticamente tutto l’anno, anche nei mesi invernali. Cartografia consigliata: carta del Parco Alto Garda Bresciano di 4Land.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue la traccia che si innesta nel sentiero da Campione al Monte Cas; per rientrare si tiene la destra scendendo diretti verso Campione attraverso una breve galleria e scalinate nel bosco fino al paese, poi lungo il lungolago all’auto (1h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Verso nord, le ferrate dell’alto Garda: la Ferrata di Cima Capi, la Ferrata a Cima Sat, la Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata di Colodri. Nell’entroterra bresciano, verso i laghi d’Idro e d’Iseo: la Ferrata Crench, la Ferrata Fregio e la Ferrata di Caspai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane – Alto Garda
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata210 m
    • Dislivello itinerario240 m
    • Quota max357 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari risale fino alla vetta della Grigna Settentrionale (Grignone) lungo un’aerea cresta che alterna tratti attrezzati e balzi rocciosi. È un itinerario lungo e impegnativo ma mai di difficoltà elevata, percorribile ad anello in circa 8 ore: richiede buona forma fisica e piede fermo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’ampio spiazzo in località Cainallo, comune di Esino Lario (Lecco): da Varenna si sale a Esino Lario e si seguono i cartelli per Cainallo fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Prima meta è il Rifugio Bietti (1.719 m): si sale per il sentiero 24 fino alla Bocchetta di Prada, si tiene la sinistra e tra sali-scendi si raggiunge il rifugio (1h 30′). Da qui si sale verso est, lungo il Canalone di Releccio e poi il Canalone della Neve, fino a un bivio dove si tiene la destra (cartello per la ferrata); per traccia un po’ franosa si arriva al Sasso dei Carbonari, lo si aggira a destra fino a un canalino in cima al quale è l’attacco. Un tratto in salita e poi in breve discesa (catene) porta all’intaglio della ferrata (1h dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    L’inizio risale una parete di circa 30 metri con una scala metallica a metà, catena e infissi; nel tratto finale si supera un intaglio roccioso, che chiude la sezione più difficile della via. Si guadagna quota tra gradoni terrosi e mughi, poi su pendio erboso fino alla cresta, che diventa via via più stretta e rocciosa ma con traccia evidente. Si risale una parete di una quindicina di metri arrampicando con l’ausilio della catena (un po’ lasca), quindi si percorre la cresta vera e propria, con un alternarsi di salite e discese a tratti attrezzate e a tratti no, in ambiente stupendo ma esposto. Un’ultima parete di una quarantina di metri, con alcune staffe e catena, conclude la ferrata sulla cresta sud del Grignone. Proseguendo si incrocia la Via del Caminetto (che sale da sinistra) e si tira dritto fino alla Bocchetta del Releccio; di lì, lungo la via normale orientale, si passa il Rifugio Brioschi e in breve si raggiunge la vetta (2h 15′ dall’attacco, 4h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo, panoramico e appagante, su cresta aerea ma senza difficoltà tecniche elevate. Aperta nel 1971; come molte vie del lecchese sfrutta una solida catena. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ In molti tratti la catena è lasca e la chiodatura distante: è assolutamente da evitare ogni caduta. L’itinerario è sconsigliato in caso di maltempo o nebbia per lo sviluppo in cresta e l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Anello d’alta montagna con elevato dislivello (circa 970 m, quota max 2.409 m): da percorrere in stagione estiva con tempo stabile; a inizio stagione è possibile trovare neve in discesa. Cartografia consigliata: carta delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Per chiudere l’anello, dalla vetta si scende verso il rifugio e si prosegue lungo la cresta nord-ovest su placche a tratti attrezzate. Si ignora il bivio a sinistra per la Bocchetta dei Guzzi tenendo la destra, si supera un passaggio più impegnativo con catena e, seguendo le indicazioni, si raggiunge il Rifugio Bogani. Di lì si scende verso sud-ovest fino al bivio segnalato per Cainallo e, per sentiero a tratti ripido ed esposto, si rientra sul percorso dell’andata fino al parcheggio (2h 45′ dalla cima, 7h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Per la lunghezza difficilmente si abbina in giornata, ma pernottando nei rifugi delle Grigne si possono percorrere il Sentiero Attrezzato Cecilia, la Direttissima alla Grigna Meridionale, il Sentiero delle Foppe o, salendo da Mandello, il Sentiero della Val Cassina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata380 m
    • Dislivello itinerario970 m
    • Quota max2409 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata Biasini – Pianazzola (Dalò) – Valchiavenna

    Ferrata Biasini – Pianazzola (Dalò) – Valchiavenna

    Vie Ferrate › Lombardia › SO
    Ferrata Biasini – Pianazzola (Dalò) – Valchiavenna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Biasini si sviluppa sulle pareti rocciose sopra Pianazzola, piccola frazione a pochi chilometri da Chiavenna in Valchiavenna. È una via atletica e verticale, ricca di staffe, che conduce alla croce sommitale del Sench di Dalò a 1150 m: un itinerario di soddisfazione con panorama aperto sulla valle.

    Come arrivare e avvicinamento

    Da Chiavenna si percorre la strada che sale verso Pianazzola risalendo i tornanti; in prossimità degli ultimi si trova sulla sinistra una fontana e uno slargo dove possono sostare due auto. Dal parcheggio si sale una breve rampa fino a un cartello che segnala il percorso. Da lì si seguono i segnavia bianco-rossi, non sempre immediatamente visibili, fino al cartello bianco che indica l’inizio della ferrata: 20’ di avvicinamento.

    Il percorso

    Si attacca con una rampa inclinata che introduce a una lunga parete verticale, abbondantemente attrezzata con staffe e fune. Guadagnata quota, si percorre un traverso orizzontale verso destra in aderenza, per portarsi sotto un’altra parete verticale: prima si sale dritti, poi si piega a sinistra, infine a destra per aggirare una sporgenza.

    Il tratto più impegnativo è un lungo diedro da risalire sul lato sinistro in forte esposizione. Le staffe sono abbondanti ma l’esposizione è marcata; la roccia può essere scivolosa nelle ore o nei giorni successivi a piogge, richiedendo la massima attenzione. Terminato il diedro si giunge su un terrazzino panoramico ottimo per riprendere fiato e godere del colpo d’occhio sulla Valchiavenna.

    Si affronta un’ulteriore parete verticale fino a un secondo terrazzino, quindi una rampa lungo un diedro poco marcato porta alla fine delle attrezzature. Un breve sentiero conduce alla croce sommitale del Sench di Dalò (1150 m): 1h 45’ dall’attacco, pari a 2h 10’ totali dal parcheggio.

    Carattere e difficoltà

    La ferrata è attrezzata in stile alla francese, con staffe abbondanti lungo tutto lo sviluppo verticale. È una via verticale ed esposta che presenta qualche difficoltà in più rispetto alla vicina Ferrata Succetti. L’esposizione è particolarmente accentuata nel tratto del diedro centrale. Attenzione alla roccia scivolosa dopo piogge recenti e alla fatica del rientro su sentiero ripido.

    Periodo e sicurezza

    La quota contenuta consente di percorrere la ferrata quasi tutto l’anno, salvo in presenza di neve a bassa quota. È preferibile evitare i giorni immediatamente successivi a precipitazioni abbondanti per il rischio di roccia bagnata, specialmente nel tratto del diedro. In estate la parete soleggiata può diventare molto calda nelle ore centrali della giornata.

    Discesa

    La discesa inizia dal lato opposto della croce, in direzione di alcuni edifici in pietra. Si svolta quindi a destra seguendo le indicazioni per Pianazzola lungo un sentiero che inizialmente è dolce ma diventa via via più ripido, con diversi gradoni rocciosi ripidi e scivolosi: i bastoncini telescopici risultano particolarmente utili. Da Pianazzola si scende lungo la strada verso Chiavenna fino all’auto nei pressi della fontana: 1h dal termine della ferrata, per un totale di 3h 30’.

    Da abbinare

    La Ferrata Biasini è spesso percorsa in abbinamento con la Ferrata Succetti, che si sviluppa sul versante opposto della valle. Nelle vicinanze si trovano anche la Ferrata della Galleria di Morcate, la Ferrata dei Picasass e la Ferrata del Centenario CAO Como.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata570 m
    • Dislivello itinerario602 m
    • Quota max1150 m
    • Lunghezza3,1 Km
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