Regione: Valle d’Aosta

  • Ferrata La Voie du Paradis

    Ferrata La Voie du Paradis

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata La Voie du Paradis

    La Ferrata La Voie du Paradis è una via recente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, presso il torrente Savara in Valsavarenche. È di livello facile, con avvicinamento brevissimo e rientro agevole; le attrezzature sono abbondanti e in stile francese (cavo lasco e numerose cambre).

    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio (5-6 posti) si trova lungo la SR23 della Valsavarenche (Aosta), dopo l'abitato di Bien. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal cartello che descrive la ferrata si segue il sentiero sulla destra e in meno di un minuto si è all'attacco.

    ▲Il percorso

    La via è divisa in 9 sezioni intervallate da brevi sentieri ben segnalati con frecce gialle. In ciascuna sezione si salgono pareti verticali fra loro simili, non particolarmente esposte e generosamente staffate, con qualche breve traverso di collegamento. Nell'8° settore si incontra il primo ponte tibetano (circa 15 m); subito dopo la 9° sezione attacca con una parete verticale e porta al secondo ponte tibetano (circa 10 m). Entrambi i ponti sono molto stabili ma non aggirabili. La parte attrezzata si percorre in circa 1h 15'.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le abbondanti staffe rendono la progressione semplice e costante, tanto da fare di questa via un'ottima prima esperienza su ferrata.

    ⚠ Attenzione: i due ponti sospesi non sono aggirabili, quindi va valutato in anticipo se chi sale se la sente di attraversarli. La via è al sole nelle ore mattutine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ferrata di bassa quota (attorno ai 2000 m), percorribile per gran parte della stagione escursionistica con le normali cautele. Per la cartografia si consiglia la carta del Gran Paradiso.

    ▲Discesa

    Superato il secondo ponte si segue il sentiero che chiude la ferrata; all'indicazione di discesa si prosegue sulla destra e, in circa 30', si rientra al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Poco distante si trova la Ferrata Casimiro; nella Valle d'Aosta occidentale segnaliamo anche la Ferrata Marguerettaz, la Ferrata Bethaz Bovard e la Ferrata al Bivacco Borelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoGran Paradiso
    • Avvicinamento0:02 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2.000 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Josè Angster

    Ferrata Josè Angster

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Josè Angster
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Josè Angster è una piacevole via su una parete rocciosa con circa 250 metri di dislivello, sopra Gressoney-Saint-Jean. La difficoltà è moderata, con un tratto leggermente strapiombante come passaggio chiave; la sua caratteristica sono i gradini metallici molto distanziati, più difficili da raggiungere per le persone di bassa statura.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Gressoney-Saint-Jean: giunti in paese, un piccolo ponte a sinistra attraversa il torrente Lys; lo si attraversa e si prosegue dritti lungo una stradina per 200 metri fino a uno spiazzo dove parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si va a destra verso il lago di Gover, si supera una costruzione di legno e ci si porta sul versante occidentale del lago, verso la montagna; si imbocca il sentiero 4A (segnavia rossi sui sassi) che risale nel bosco e, a un bivio, si lascia il 4A per il sentiero 15 verso nord, a destra. Dopo un centinaio di metri si raggiunge una pietraia con un cartello e una tabella: si abbandona il 15 (che proseguirebbe in falsopiano) e si sale lungo la pietraia seguendo i segni gialli, fino alle falesie e a un gabbiotto di legno; ancora un centinaio di metri a destra portano all'attacco (30' dal parcheggio), segnalato come F1, con la guarnizione in gomma gialla attorno al cavo (la verde indica invece la Ferrata dei Bambini, F2).

    ▲Il percorso

    La via attacca subito una parete verticale con gradini e staffe distanti tra loro; si superano alcuni balzi rocciosi e un traverso orizzontale fino a una cengia dove si incrocia il cavo della F2, che sale da sinistra. Si prosegue invece lungo una linea verticale, piegando gradualmente a destra verso alcuni evidenti tetti, con un bellissimo panorama sul vicino Monte Rosa. Superato uno spigolo, si sale in verticale con un tratto leggermente strapiombante — il passaggio chiave — sempre con gradini distanti, fino a una statua della Madonna protetta da un vetro in una fessura della roccia. Si continua verticali verso i tetti raggiungendo l'ultima parete, bella da arrampicare, verticale ed esposta; a metà parete una passerella ospita una madonnina. Si prosegue in verticale su passaggi di media difficoltà finché la parete si corica, e una traccia conduce a una bandiera che segna la fine della via (1h 30' dall'attacco, 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà moderata, resa più impegnativa dai gradini molto distanziati.

    ⚠ Attenzione all'avvicinamento: paline e cartelli con segni gialli indicano come raggiungere la fine della ferrata, non l'inizio. Se si arriva a un edificio diroccato con la targa 1750 m si è presso il termine della via e si è sbagliato strada. Il cavo tende a sbalzare in fuori: dove i gradini sono lontani conviene arrampicare direttamente sulla roccia con mani e piedi. La ferrata è percorribile da inizio giugno a fine ottobre.

    ▲Discesa

    Dal termine, sulla sinistra, si nota una baita semidistrutta con la targa 1750 m; a sinistra della baita un sasso con indicazioni segnala il sentiero 4A, che si scende a tornanti nel bosco fino a incrociare il sentiero proveniente dal termine della F2; si continua a scendere fino al percorso dell'andata e quindi all'auto (30' dal termine, 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    La via corre accanto alla Ferrata dei Bambini, ben più facile e con cui condivide avvicinamento e parte del rientro: percorrerle entrambe riempie una mezza giornata. Si può proseguire con altre vie da mezza giornata come la Ferrata Covarey o la Ferrata del Gorbeillon; di tutt'altra difficoltà è invece la vicina Ferrata delle Guide di Gressoney, che richiede ottima preparazione fisica.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValli del Monte Rosa
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata255 m
    • Dislivello itinerario395 m
    • Quota max1750 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata delle Guide di Gressoney

    Ferrata delle Guide di Gressoney

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata delle Guide di Gressoney

    Sotto l'aspetto puramente atletico, la Ferrata delle Guide di Gressoney è probabilmente la più impegnativa d'Italia: una via ricca di pareti strapiombanti che mettono a dura prova la forza fisica. Le difficoltà tecniche non sono elevatissime, vista l'abbondante attrezzatura, ma molti passaggi restano ostici; le varianti gialla e nera, al termine dell'itinerario, concentrano le difficoltà maggiori.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Tache, nel comune di Gressoney-La-Trinité (provincia di Aosta). Risalendo la strada che costeggia il torrente Lys, in prossimità di La Trinité la principale prosegue a destra oltrepassando il torrente; seguendo invece le indicazioni per "Loc Tache" si prosegue dritti per poco più di 200 metri, aggirando l'evidente chiesa, fino a uno spiazzo dove parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca verso sinistra il sentiero, passando accanto ai bagni pubblici, con la parete della via dritta davanti; superata una cava dismessa si intravedono già le attrezzature e si raggiunge l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'itinerario è diviso in tre sezioni: il Percorso Rosso da Gressoney-La-Trinité ai ripetitori (Difficile); il Percorso Giallo, dopo il ponte tibetano a destra fino alle baite Bodma (Molto Difficile); il Percorso Nero, dopo il ponte tibetano a sinistra fino alle baite Bodma (Estremamente Difficile). Il Percorso Rosso mostra subito le sue caratteristiche, costante verticalità e uso abbondante di staffe: dalla parete iniziale verticale a un traverso a destra che aggira un tetto, poi un diedro verticale, un nuovo traverso a destra, una rampa appoggiata e un diedro non difficile; si supera un primo passaggio strapiombante (cercando appoggi per i piedi a sinistra si fa meno fatica), si aggira da destra un altro tetto e, risalito un diedro, si raggiunge un terrazzino panoramico sulla valle e sul vicino Monte Rosa. Si prosegue a sinistra su parete gradonata che diventa traverso fino a un bel camino verticale, da arrampicare cercando gli appoggi sui lati opposti; si aggira da sinistra un imponente tetto, si sale un balzo e un diedro appoggiato fino a una scala metallica di 7-8 metri molto stabile, oltre la quale ci si sposta a sinistra sul bordo di uno spigolo. Una serie di pareti verticali piuttosto facili, dove serve un po' di agilità per raggiungere le prime staffe, porta — con un piccolo strapiombo in alto — al terrazzino panoramico dove termina il Percorso Rosso (a destra parte il rientro). Davanti sono visibili le pareti delle due varianti: si scende e si attraversa un lungo ponte sospeso (circa 40 metri, stabile, con ampie barre per i piedi), al termine del quale si sceglie se salire verticali sul Percorso Giallo o spostarsi in discesa a sinistra sul Percorso Nero. Il Percorso Giallo attacca subito una parete lunga, verticale e strapiombante, molto impegnativa fisicamente, dove conviene non temporeggiare; oltre lo strapiombo la parete diventa verticale fino a un terrazzino di riposo, poi due ulteriori strapiombi faticosi chiudono la via a 2100 m, presso le baite Bodma. Il Percorso Nero, invece di attaccare la parete del giallo, scende leggermente a sinistra in un tratto aereo che aggira uno spigolo fino a un secondo ponte sospeso a 3 corde, più corto ma assai più dondolante; dopo un terrazzo di sosta si affronta un'impressionante parete strapiombante, immediatamente selettiva, in diagonale verso destra con cambi di moschettone faticosi, un traverso orizzontale che aggira uno spigolo, nuovi tratti in strapiombo e, dopo un punto di pausa, un boulder finale di 4-6 metri in netto strapiombo con un paio di cambi di moschettone delicati, fino ai prati sommitali e alle baite Bodma.

    ▲Carattere e difficoltà

    La variante nera è considerata da molti il tratto atleticamente più impegnativo in Italia, e la gialla non è da meno; il Percorso Rosso, già Difficile, è un lungo susseguirsi di pareti verticali.

    ⚠ Conviene portare un paio di rinvii o fettucce con moschettone per creare soste mobili nei tratti strapiombanti ed evitare di bruciarsi le braccia prima della fine. La via è ottimamente attrezzata ed è percorribile solo da inizio giugno a fine ottobre.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione consigliata da inizio giugno a fine ottobre. Volendo, si possono percorrere tutte le varianti: raggiunte le baite Bodma si scende il sentiero 11 fino all'innesto di un sentiero che riporta al termine del Percorso Rosso, si ripercorre il primo ponte sospeso e si affronta l'altra variante (circa 1h in più, per un totale molto impegnativo di circa 4h 30').

    ▲Discesa

    Terminato il solo Percorso Rosso, si segue la traccia inizialmente in leggera salita fino a innestarsi in un sentiero che scende verso valle a Gressoney-La-Trinité (30' dal termine, 2h 45' complessive). Proseguendo invece sul Giallo o sul Nero, dalle baite Bodma si segue il sentiero 11, che riceve poi l'innesto del sentiero di discesa del Percorso Rosso, fino a valle (40' dal termine, 3h 30' complessive facendo una delle due varianti).

    ▲Da abbinare

    Essendo una via fisicamente estrema, è difficile mettersi alla prova con un'altra ferrata subito dopo; volendo, in zona ci sono la vicina Ferrata José Angster, la Ferrata di Covarey oppure la Ferrata Nito Staich.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValli del Monte Rosa
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata290 m
    • Dislivello itinerario310 m
    • Quota max2030 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata del Gorbeillon

    Ferrata del Gorbeillon

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Gorbeillon

    La Ferrata del Gorbeillon, in Valtournenche, è impegnativa e fisica ma non lunga: con avvicinamento e rientro corti si presta bene a mezza giornata. Non va però sottovalutata, per un paio di passaggi atletici e per l'esposizione costante, in un ambiente che guarda fino al Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Crepin, nel comune di Paquier, lungo la strada che collega Chatillon a Cervinia (provincia di Aosta). Lungo la regionale si raggiunge Paquier, si superano i tornanti del paese fino a notare sulla sinistra una strada in discesa con indicazioni per Crepin; si attraversa il torrente Marmore e, subito dopo il ponte, un cartello marrone indica Cignana, accanto a un largo spiazzo per parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero 6 verso sinistra, in direzione del lago artificiale di Cignana, risalendo ripidi tornanti nel bosco, poi a mezzacosta e in un tratto in discesa fino a un ponticello di legno sul torrente; si passa accanto alla zona di arrampicata sportiva e, poco prima delle falesie, un masso con i segni 14 e 15 e un cartello indicano la ferrata. Si risale la pietraia e il sentiero ripido fino all'attacco, poco prima del bosco, presso una curva verso destra dove scende il sentiero usato per il rientro (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è propedeutico e fa capire il livello della via: tra i larici un facile traverso a sinistra, gradonato e senza difficoltà, poi salita nel bosco e una breve discesa fino a un bivio (a sinistra si terminerebbe la ferrata, a destra si prosegue verso un delicato passaggio strapiombante); seguendo il cavo si arriva a un altro bivio dove si tiene la sinistra in leggera discesa, ignorando il cavo che sale (rientro). La parte iniziale vera e propria attacca su una cengia orizzontale gradonata a sinistra, prima in salita poi in discesa, con alcune staffe e una singolare maniglia rossa, fino a un primo passaggio strapiombante in diagonale verso un piccolo tetto, che si aggira con staffe e maniglia rossa per poi proseguire su un esposto traverso diagonale verso destra con staffe per i piedi; la roccia, molto frastagliata, offre buoni appigli a chi li cerca. La via diventa verticale per alcuni metri molto belli e arrampicabili fino a un terrazzino a destra, sotto un grosso tetto, dove ci si può voltare sul panorama verso il Cervino. Ci si sposta a sinistra in leggera discesa aggirando una sporgenza, con un traverso su pedivelle metalliche in decisa esposizione, poi su una lunga placconata verticale che gradualmente porta a sinistra; la pendenza cala diventando più gradonata fino a un terrazzino vicino a due alberi. Una seconda placca analoga conduce a un traverso esposto ma non difficile verso sinistra, inizialmente stretto e poi più ampio fino a uno spiazzo, accanto al quale c'è un passaggio atleticamente impegnativo: alcuni metri di strapiombo marcato, dove i primi 3-4 metri sono i più duri prima che la parete diventi verticale e arrampicabile. Più in alto la pendenza si appoggia e, con alcuni collegamenti verso destra, si raggiunge un altro grosso tetto, "L'Antro della Fata", superato con un traverso impegnativo in diagonale a sinistra; si sale poi in verticale e, con facili passaggi, ci si sposta verso un boschetto e quindi sul lato opposto della montagna. Si scende per una cengia in vista del ponte tibetano fino a una parete strapiombante da risalire prima in verticale poi in diagonale, dove conviene tenersi su a braccia per passare rapidamente il moschettone senza affaticarsi; aggirato uno spigolo si raggiunge il ponte sospeso su 4 corde (15 metri, abbastanza dondolante). Attraversato il ponte si risale una parete verticale, attrezzata all'inizio e poi arrampicabile, fino agli ultimi passi che chiudono la ferrata (1h 30' dall'attacco, circa 2h complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Caratteristiche e curiose sono alcune maniglie pensate per le mani, anelli di fune metallica rivestiti di guaina rossa, che in vari punti sostituiscono le solite staffe. È una via atletica ed esposta, in cui i tratti strapiombanti alzano il livello tecnico e fisico.

    ⚠ Il ponte sospeso, lungo quasi 30 metri, è adrenalinico e abbastanza dondolante. Vista l'esposizione costante e i passaggi strapiombanti, affrontarla con buona preparazione fisica.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la bella stagione; l'altitudine moderata la rende esposta ma percorribile in un'ampia finestra estiva, evitando le ore più calde sui tratti atletici.

    ▲Discesa

    Dal termine si sale qualche metro e poi ci sono due opzioni. La prima prosegue in salita per una trentina di metri verso la strada che collega Crepin a Liortiere, da scendere a valle sull'asfaltata (1h dal termine, 3h complessive): più lunga e meno interessante, ma facile. La seconda, tenendo l'imbrago, segue la traccia verso nord ignorando quella che sale; si incontra un primo cavo in discesa tra tratti rocciosi ed erbosi, poi un sentiero e un traverso orizzontale fino a un bivio, dove si tiene la destra verso sud ignorando il ripido tracciato che scende (la ferrata di prova); un breve tratto di ferrata in discesa di un paio di metri riporta sul sentiero di avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino all'auto (45' dal termine, 2h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Trattandosi di una via atletica ma corta, si abbina bene a un altro itinerario breve e senza lunghi avvicinamenti: un ottimo candidato è la Ferrata di Covarey (circa 1h d'auto verso sud), oppure la Ferrata di Casimir (circa 1h 30' risalendo oltre Aosta) o la Ferrata José Angster (circa 1h 30' in direzione Gressoney).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValtournenche
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:45
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max1800 m
    • Lunghezza2,9 Km
  • Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato dei Gemelli è un itinerario parzialmente attrezzato che si svolge al confine tra la Valle d'Aosta e il Piemonte, lungo la valle di Gressoney. È un lungo anello che tocca le tre cime dei Gemelli e raggiunge la Punta Tre Vescovi: il percorso è aereo, si snoda lungo creste con precipizi su entrambi i lati e richiede buona esperienza in questo tipo di escursioni.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Niel, nel comune di Gaby (provincia di Aosta). Da Gaby, nella bassa valle di Gressoney, presso il municipio si imbocca la strada che risale la valle di Niel: si attraversa il ponte sul torrente e si sale tra molti tornanti fino al piccolo abitato, parcheggiando nello spiazzo lungo la strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si risale verso le ultime case, dove si trovano diversi segnali, seguendo il sentiero 6C verso il Colle della Piccola Mologna (segni giallo-neri). Oltrepassato un primo ponte in pietra su un torrente, si sale nel bosco e poi tra le praterie su un'ampia mulattiera; si raggiunge una pietraia che si risale per traccia lungo una vecchia mulattiera costruita due secoli fa per collegare il versante valdostano con quello biellese, fino al Colle della Piccola Mologna (2205 m). Qui si ignora il sentiero che scende verso il Biellese e si prosegue verso nord, iniziando di fatto il Sentiero Attrezzato dei Gemelli (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal colle si risale verso nord lungo i roccioni dell'anticima cercando i segni, piuttosto radi, e gli ometti; superate due gobbe lungo questa faticosa salita si raggiunge il primo dei Gemelli (2473 m). Da qui inizia un sentiero di cresta — alle spalle resta visibile il Colle di Mologna Piccola — con tratti di ripida salita e discesa assistiti da corde e catene, che supera gli altri due Gemelli, Mologna Piccola e Mologna Grande (2435 m e 2398 m). La cresta prosegue fino a scendere al Colle di Mologna Grande (2364 m), dove la Ferrata dei Gemelli ha termine (2h dall'attacco, 4h dal parcheggio), con alle spalle ben visibile il tratto percorso. A questo punto si può rientrare verso Niel oppure scegliere due alternative: salire alla Punta Tre Vescovi (2503 m) per un ripido sentiero che porta in cima in 30' (circa 50' andata e ritorno senza soste), oppure scendere sul lato biellese per circa 200 m verso il visibile rifugio Rivetti (2194 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario si svolge prevalentemente in cresta; il tratto ferrato è fatto di aerei saliscendi assistiti da corde e catene, in un ambiente bello e poco conosciuto.

    ⚠ I ripidi versanti su entrambi i lati rendono il percorso da non sottovalutare in caso di pioggia o umidità: affrontarlo con buona esperienza e tempo stabile. L'itinerario è percorribile anche dal versante biellese, dalla località Piedicavallo, con il sentiero E60/E69.

    ▲Periodo e sicurezza

    Escursione d'ambiente alpino per la stagione estiva, lunga e in gran parte di cresta; da affrontare solo con meteo stabile, vista l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    La discesa verso Niel si imbocca comunque dal Colle della Gran Mologna: si parte verso sinistra seguendo il sentiero 6B, che in breve allontana dalla cresta e conduce nelle praterie, passando accanto ad alcuni laghi e scendendo lungo gli alpeggi fino a Niel e all'auto, lungo una mulattiera (2h 30' dal Colle di Mologna Grande; 6h 30' complessive senza la salita alla Punta Tre Vescovi, 7h 30' con la salita).

    ▲Da abbinare

    È un'escursione lunga, difficilmente abbinabile ad altri itinerari in giornata; risalendo la valle di Gressoney si può però affrontare un'altra lunga gita, il Sentiero Attrezzato al Rifugio Quintino Sella. Altri itinerari attrezzati non distanti sono il Sentiero Attrezzato del Vofrede, il Sentiero Attrezzato Panorama sopra Aosta e la Ferrata José Angster.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValli del Monte Rosa
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario830 m
    • Quota max2398 m
    • Lunghezza17 Km
  • Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Garda al Rifugio Monzino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Franco Garda sale al Rifugio Monzino aiutando a superare alcuni tratti ripidi sotto alcune delle più imponenti montagne del gruppo del Monte Bianco. È un itinerario che stupisce per l'ambiente, nonostante difficoltà tecniche complessivamente modeste, e culmina in un rifugio che merita davvero la salita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza sono i casolari di Freney, lungo la Val Veny, nel comune di Courmayeur (Aosta); si parcheggia negli spazi a bordo strada prima di attraversare il torrente Dora di Veny (punto di partenza su Google Maps). A piedi si segue la strada verso i casolari di Freney, attraversando due ponti (la Dora di Veny e poi il torrente Miage), quindi si devia a sinistra sul sentiero 16 con indicazioni per il Rifugio Monzino. Nel bosco si seguono i segnavia gialli, si attraversa con un ponte il torrente Freney, si risale la pietraia e a un bivio si tiene la destra (a sinistra si va al Lago delle Marmotte e alla Ferrata Glarey); in breve si raggiunge la fascia rocciosa con l'attacco della ferrata (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si inizia su una parete diagonale appoggiata, dotata anche di alcune staffe metalliche; terminata la parete si gira a destra lungo una cengia e si riattacca in verticale su una parete ricca di staffe che sale una settantina di metri (qui si notano due varianti: conviene salire dal tratto di destra e scendere da quello di sinistra, il tracciato originario). Le attrezzature si interrompono e un evidente sentiero porta a un secondo tratto attrezzato, una parete verticale di circa 30 metri che deposita su un terrazzino; il sentiero risale poi una costola erbosa a tornanti, devia a destra e conduce al terzo tratto della ferrata. Superati alcuni gradini verticali si procede su una costola, la si aggira sul lato sinistro e si riattacca una parete di un centinaio di metri, oltre la quale appare il rifugio; un sentiero pietroso e gli ultimi metri di attrezzatura, che risalgono un camino e un paio di placche inclinate non difficili, portano al Rifugio Monzino, posto alla base del Monte Bianco (1h 30' dall'attacco, 2h dal parcheggio). Nei pressi del rifugio, verso la Val Veny, una marcata cresta sale verso l'Aiguille de Chatelet: una breve ferrata aggiuntiva (circa 15' dall'attacco, andata e ritorno per la stessa via) su roccia frastagliata e ben appigliata, non conteggiata nei tempi dell'itinerario principale.

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è stata rinnovata di recente e l'attrezzatura è in ottimo stato; risulta esposta in alcuni tratti pur con difficoltà tecniche contenute.

    ⚠ Ambiente d'alta montagna alla base del Monte Bianco: tempo stabile e attrezzatura adeguata. Per chi è preparato ad ambienti alpinistici, dal Rifugio Monzino si può proseguire in un giro di due giorni verso il Bivacco Borelli passando dal Col Chasseur.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva, in ambiente alpino severo; il rifugio merita una sosta per il panorama sul gruppo del Monte Bianco.

    ▲Discesa

    Si rientra lungo il sentiero dell'andata; un tratto può essere percorso sulla vecchia variante per evitare intasamenti nella lunga parete verticale (1h 45' dal Rifugio Monzino, circa 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per lunghezza e dislivello la gita difficilmente si abbina ad altre in giornata, ma in zona non mancano gli itinerari attrezzati: il Sentiero Attrezzato Gatti al Mont la Brenva, la più impegnativa Ferrata al Bivacco Borelli, il Sentiero Attrezzato al Bivacco Boccalatte e la Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Bianco
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max2561 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Monte Emilius dal Col Ross è la nuova via (inaugurata nel 2022) che raggiunge la vetta del Monte Emilius salendo dal Col Ross, in Valle d’Aosta. È una variante della ferrata storica con cui si ricongiunge presso il Monte Rosso, da dove si prosegue per la vetta lungo un percorso comune. Itinerario lungo e impegnativo per dislivello e ambiente, fino a oltre 3300 metri: un’escursione d’alta montagna per esperti.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la stazione a monte degli impianti Aosta–Pila, proseguendo per la stazione Chamolè; è possibile partire anche da Pila (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione Chamolè (2300 m) si segue il sentiero verso il Rifugio Arbolle (segnavia 19c poi 19a, salita al Col de Chamolè e discesa di un centinaio di metri nel vallone con il Lago d’Arbolle; 1h 30′ dalla stazione a monte, circa 2500 m), dove conviene valutare il pernottamento. Dal rifugio si segue la via normale al Monte Emilius (segnavia 14) verso est; dopo circa 30′ si tiene a sinistra a un bivio seguendo le indicazioni per la ferrata e i segni di vernice gialla nel Vallone d’Arbolle; la traccia risale una pietraia e poi una rampa fino al Col Ross (circa 2h dal Rifugio Arbolle, circa 3h 30′ dalla stazione a monte, circa 3100 m).

    ▲Il percorso

    La nuova via attacca al Col Ross e sale in modo distinto dalla ferrata storica (che parte dal Col Carrel/Bivacco Federigo) fino a intersecarla nei pressi del Monte Rosso; da lì le due vie proseguono unite, con il medesimo percorso, fino alla vetta del Monte Emilius (circa 3h dall’inizio della ferrata, circa 6h 30′ dalla funivia, 3357 m). Rispetto alla storica, questa variante è nel complesso più breve e priva di ponte sospeso, ma non per questo facile. Nota: al momento la fonte non pubblica il dettaglio passo-passo dei singoli passaggi del tratto attrezzato; la difficoltà dichiarata è generalmente moderatamente difficile, con qualche passaggio più impegnativo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, con qualche passaggio più impegnativo, inserita in un itinerario alpinistico lungo e d’alta montagna: serve buona condizione fisica per non dilatare i tempi.

    ⚠ Escursione lunga in ambiente d’alta quota (oltre 3300 m): da riservare a escursionisti esperti e allenati. La funivia chiude relativamente presto in estate e dislivello e lunghezza sono proibitivi in giornata: consigliato spezzare in due giorni pernottando al Rifugio Arbolle.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 3357 m). Cartografia: carta del Mont Emilius o del Gran Paradiso e Valle di Cogne (4Land).

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende tra sfasciumi lungo la via normale verso il Passo dei Tre Cappuccini, si costeggia il Lago Gelato e si prosegue fino al Rifugio Arbolle (2h 30′ dalla vetta, 10h totali); dal rifugio si torna a ritroso per l’avvicinamento fino alla funivia (1h dal rifugio, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Pernottando ad Arbolle si può aggiungere il bel Sentiero Attrezzato Panorama; la ferrata storica del Monte Emilius ricalca in parte salita e discesa. Altri itinerari d’alta quota in Valle d’Aosta: la Ferrata del Gran Paradiso, la Ferrata al Bivacco Borelli e la Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Emilius
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario1.300 m
    • Quota max3.357 m
  • Ferrata del Crete Seche

    Ferrata del Crete Seche

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Crete Seche
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Crete Seche è una via d’alta montagna dal carattere alpinistico, che si sviluppa sul filo di cresta lungo il confine tra Italia e Svizzera, sopra i ghiacciai del Crete Seche e dell’Aroletta in Valpelline (Valle d’Aosta). Non presenta grandi difficoltà tecniche, snodandosi soprattutto in orizzontale tra traversi esposti e cenge, ma si svolge in un ambiente severo e selvaggio.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è l’abitato di Ruz di Bionaz (1696 m): da Aosta si risale la Valpelline e, poco prima di Bionaz, in località Dzovenno, si sale a sinistra verso Ruz seguendo il piccolo cartello (indicazione anche per Crete Seche) (punto di partenza su Google Maps). Da Ruz si parte su sterrata, si attraversa il paese e si imbocca il sentiero 2 verso il Rifugio Crete Seche, risalendo il bosco e attraversando il torrente Comba di Vertosan lungo i segni dell’Alta Via 3 fino al rifugio (2410 m, 2h 30′ dal parcheggio). Si prosegue sul segnavia 2 evitando un nevaio in direzione del Bivacco Spataro (2600 m, 45′ dal rifugio); si sale lungo la sinistra orografica del torrente seguendo gli ometti, si guada su massi e si risale il canalone tra sfasciumi e un nevaio fino al Colle di Crete Seche (2899 m), riconoscibile per un alto ometto e un casotto di frontiera. Al colle conviene indossare l’imbrago (2h dal rifugio, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal colle si prosegue verso ovest, a sinistra guardando la Svizzera, e in breve si raggiungono i primi risalti attrezzati. La ferrata corre sul filo di cresta con numerosi passaggi esposti e aerei, in parte non protetti: per lo più lunghi traversi su placche poco sotto il filo, con qualche breve tratto verticale e rocce rotte. Le difficoltà restano contenute lungo gli 800 metri di sviluppo, fino alla Punta di Oyace (circa 3060 m); si scende quindi con attrezzature metalliche fino al Colle di Oyace (3042 m), dove la via termina (1h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via è di media difficoltà (Moderatamente Difficile), ma il contesto la rende un’impresa impegnativa: escursione molto lunga, dislivello elevato, ambiente d’alta quota e remoto.

    ⚠ Possibile incontrare verglas, ghiaccio e tratti di cavo coperti dalla neve anche a stagione inoltrata. Diversi passaggi di cresta sono esposti e non protetti. Valutare il pernottamento al rifugio per spezzare l’itinerario.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di piena estate, da percorrere con condizioni di innevamento minime e roccia asciutta; utile prevedere ramponcini per i nevai residui. Pernottare al Rifugio Crete Seche permette di ridurre la lunghissima giornata.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Oyace si scende verso valle lungo tracce sulla morena, fino a un torrente alimentato dal Ghiacciaio dell’Aroletta, passando accanto a un lago. Seguendo gli ometti verso il Plan de Saba, nei pressi del Bivacco Spataro (lasciato a sinistra), si scende fino al rifugio (1h 30′ dal termine della ferrata, 7h 30′ totali) e quindi, a ritroso per il sentiero dell’andata, al parcheggio di Ruz (1h 15′ dal rifugio, 8h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Vista la lunghezza, la via si combina male con altre escursioni in giornata. Restando in zona, da Aosta si possono valutare la Ferrata Emilius (estremamente difficile e lunga) o, verso il Gran San Bernardo, il Sentiero Attrezzato della Grande Chenalette.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoAlpi Pennine – Valpelline
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:45 h
    • Dislivello ferrata131 m
    • Dislivello itinerario1342 m
    • Quota max3019 m
    • Lunghezza14,3 Km
  • Ferrata di Covarey

    Ferrata di Covarey

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata di Covarey
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Covarey, alle porte del Parco del Mont Avic in Valle d’Aosta, è una via generalmente facile e breve, formata da tre brevi tratti attrezzati. Un passaggio strapiombante e un paio di scale di legno ballerine ne alzano leggermente il grado: può essere una buona scelta per un neofita che abbia però esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Covarey, in provincia di Aosta: si prosegue sulla strada in direzione del Parco Faunistico Chevrère – Mont Avic e si lascia l’auto nell’ampio parcheggio del parco (punto di partenza su Google Maps). Si cammina verso il Centro Visitatori del Parco di Covarey, dove una bacheca illustra la ferrata e dietro la quale si intravede la parete; si prende l’ampio sentiero tenendo la destra al primo bivio, si supera un ponticello su un ruscello e si prosegue su sentiero più stretto con sbiaditi segni gialli, affrontando alcuni tratti ripidi e impervi fino all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale, con infissi di legno a fare da passerella per i piedi, e raggiunge una scala: non la classica scala metallica, ma una scala di circa 40 pioli di legno tondi ancorati alle corde di supporto, perciò abbastanza mobile. Si supera un tratto orizzontale fino a un piccolo terrazzino spanciante, dove un canapone aiuta a rimontare; segue un tratto verticale piacevolmente arrampicabile fino alla seconda scala, simile alla prima ma più corta. Si raggiunge così lo spuntone roccioso in cui termina la ferrata (45′ dall’attacco, 1h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via corta e poco faticosa (70 m di dislivello attrezzato), con le poche difficoltà concentrate nel tratto centrale, tra la prima scala e il breve passaggio strapiombante. Difficoltà complessiva Moderatamente Difficile.

    ⚠ Il tratto su cui prestare maggiore attenzione è probabilmente il sentiero di rientro, privo di indicazioni. Le due scale di legno sono mobili: salirle con calma e una sola persona alla volta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Media quota (massimo 1440 m): percorribile nella bella stagione, con roccia asciutta. Itinerario breve, 3,6 km e 216 m di dislivello, circa 2 ore complessive. Cartografia consigliata: carta del Mont Avic o delle Valli del Monte Rosa.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si prosegue in salita lungo la pietraia fino a intersecare un sentiero che, verso destra, scende nel bosco fino al piazzale di La Ville; seguendo la strada asfaltata si torna al parcheggio (20′ dal termine). Attenzione: lungo il rientro le indicazioni sono assenti.

    ▲Da abbinare

    Itinerario corto e non faticoso, si presta a essere combinato in giornata con un’altra via valdostana: la più difficile Ferrata del Gorbeillon verso Cervinia, la Ferrata Casimiro in Val di Rhêmes o la Ferrata José Angster a Gressoney.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoParco del Mont Avic
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario216 m
    • Quota max1440 m
    • Lunghezza3,6 Km
  • Ferrata Casimiro in Val di Rhemes

    Ferrata Casimiro in Val di Rhemes

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Casimiro in Val di Rhemes
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Casimiro si trova in Val di Rhemes, ai piedi del Granta Parey, e si raggiunge in pochi minuti dalla frazione di Chanavey presso Rhemes-Notre-Dame. Non è particolarmente difficile: è ben attrezzata e piacevole, con un’esposizione crescente e due ponti sospesi che aggiungono adrenalina.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Chanavey (Aosta): parcheggiata l’auto sul lato sinistro della strada, si risale l’unica via sul lato opposto seguendo le indicazioni per la ferrata (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero ben segnato che dal paese risale i prati e poi sale tra facili gradoni verso l’attacco, tenendo la montagna sulla destra (10′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è verticale, su gradini metallici, fino a un traverso a destra sotto un incombente tetto roccioso; si risale un breve diedro e si aggira uno spigolo in crescente esposizione, arrivando sotto una parete verticale abbondantemente staffata. Una rampa inclinata e alcuni facili balzi chiudono la prima sezione. Dopo un tratto di collegamento su sentiero attrezzato si sale una parete verticale con staffe fino a un tetto roccioso, aggirato con un traverso a sinistra, e un breve tratto strapiombante (le staffe aiutano molto); ci si sposta a sinistra e, dopo un’altra parete verticale, si raggiunge il primo ponte sospeso (a 4 corde, abbastanza stabile). Lo si attraversa e si sale a destra su sentiero attrezzato; ignorata una via di fuga a sinistra, si risale una bella parete verticale e un traverso a sinistra con staffe sotto un grosso tetto, poi un breve tratto strapiombante e una cengia a sinistra in lieve discesa fino al secondo ponte sospeso, simile al primo. Inizia quindi una serie di tratti di disarrampicata, mai difficili ma impegnativi (un paio di pareti verticali, una con spigolo, e un traverso); dopo l’ultimo tratto in diagonale e qualche facile sentiero attrezzato, la via termina (2h dall’attacco, 2h 10′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via che alterna tratti verticali, traversi esposti e due ponti sospesi (entrambi aggirabili); difficoltà contenute. Con il giusto supporto può essere percorsa anche da neofiti in buona forma. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ La parte finale comprende vari tratti di disarrampicata: pur non difficili, richiedono attenzione e una certa dimestichezza. I due ponti sospesi sono aggirabili per chi soffre il vuoto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota media (max 2.054 m): stagione estiva con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta del Gran Paradiso di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene per un agevole sentiero segnato che riporta a valle e quindi, lungo la strada asfaltata verso destra, a Chanavey (40′ dal termine della ferrata, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, ma spesso su itinerari lunghi, la Ferrata Bethaz-Bovard, la Ferrata al Mont Chetif, la lunga Ferrata al Gran Paradiso e la Ferrata al Monte Emilius. Itinerari più corti, verso Gressoney, la Ferrata José Angster e la Ferrata Gorbeillon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoGran Paradiso – Val di Rhemes
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata320 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max2054 m
    • Lunghezza4,3 Km
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