Stato: Da verificare

  • Sentiero del Centenario con Ferrata Famigliari

    Sentiero del Centenario con Ferrata Famigliari

    Vie Ferrate › Abruzzo › L'Aquila
    Sentiero del Centenario con Ferrata Famigliari

    ⚠ PERCORSO DA VERIFICARE — Lo stato di agibilità di questo itinerario non è stato confermato di recente (badge_stato: “Da verificare”). Prima di partire contattare il CAI locale, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) o le autorità competenti per verificare le condizioni del sentiero.

    Il Sentiero del Centenario con Ferrata Famigliari è uno degli itinerari più impegnativi e panoramici del Massiccio del Gran Sasso d’Italia. Un percorso di 35 km e circa 13 ore totali che tocca il Monte Brancastello (2385 m) e le Torri di Casanova attraverso la breve ma tecnica Ferrata Famigliari. Per la lunghezza e i numerosi tratti non protetti ed esposti è ideale distribuirlo su due giornate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla SS117 in direzione Campo Imperatore: si imbocca una sterrata al tornante sinistro verso un’area picnic (parcheggio). Si segue l’ampio sentiero verso il crinale, raggiungendo il Vado di Corno dopo circa 30 minuti. Al bivio si ignora la sinistra per Monte Aquila e si prende la destra sul segnavia 235 (bolli giallorossi). Si sale al Monte Brancastello (2385 m) in circa 2 ore, ignorando il bivio per il Pizzo San Gabriele. Si prosegue verso le Torri di Casanova.

    ▲Il percorso

    L’attacco della Ferrata Famigliari si trova a quota 2280 m, raggiunto in circa 2 ore e 45 minuti dalla partenza. La ferrata è breve ma tecnica: scaletta metallica seguita da tratti attrezzati che portano alla Torre di Casanova (2365 m) in circa 20 minuti dall’attacco (circa 3 ore totali). Dalla sella tra le torri un cartello segnala il Sentiero del Centenario: a sinistra la cresta affilata (da non seguire), a destra i bolli giallorossi del Centenario che scendono. Il lungo rientro presenta molti tratti non protetti ed esposti che richiedono esperienza di alta montagna.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà Difficile. La ferrata in sé è di breve durata (circa 1 ora e 15 minuti), ma l’itinerario totale — 35 km, 13 ore, 759 m di dislivello in salita e 80 m in discesa per la sola ferrata — impegna per la lunghezza, l’esposizione dei tratti non attrezzati e la quota superiore ai 2500 m.

    ⚠ Idealmente da fare in 2 giornate pernottando al Rifugio Duca degli Abruzzi. I tratti non protetti in cresta richiedono esperienza alpinistica. Condizioni meteo e neve residua vanno verificate: il Gran Sasso può mantenere ghiaccio in quota fino a giugno.
    ▲Discesa

    La discesa segue i bolli giallorossi del Sentiero del Centenario in direzione est, rientrando verso il parcheggio di partenza. Il percorso totale è di circa 35 km e richiede circa 13 ore complessive — pianificare con attenzione e preferibilmente spezzare in due giorni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoMassiccio del Gran Sasso
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Quota max2564 m
    • Lunghezza35 Km
  • Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Nel 2017 la ferrata risultava chiusa per manutenzione e non risulta conferma di riapertura ufficiale. Due tratti possono presentare attrezzatura mancante o in manutenzione, cosa che innalza sensibilmente il grado di difficoltà. Verificare le condizioni aggiornate prima di partire: per procedere in sicurezza servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno che sale.

    Il Sentiero Attrezzato Chiesa è una piacevole escursione che risale l’angusta Val Scura, vicino a Levico Terme, in provincia di Trento. La difficoltà è moderata e il fondo, a tratti instabile, richiede un minimo di esperienza di escursioni attrezzate. È un itinerario perfetto per le mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e si possono ammirare le numerose cascate lungo il percorso; lo proponiamo come anello con rientro dal Sentiero del Menador.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è nel comune di Levico (TN). Da Levico Terme si procede a sud in direzione Lochere fino a raggiungere l’Albergo Paoli, presso il quale si parcheggia (ampio spiazzo sulla sinistra), punto ideale per l’anello con rientro dal Sentiero del Menador (apri su Google Maps). Si risale la strada asfaltata fino al primo tornante: dove questa prosegue a destra in salita, un cartello e una targa rossa indicano l’ingresso nel bosco. Si sale su facile sentiero tenendo la sinistra orografica verso sud, con il Monte Pegolara a destra e il Monte Calmo a sinistra. Mano a mano che si sale si affrontano diversi guadi del Rio Bianco — sei in tutto prima dell’inizio della ferrata — mentre l’ambiente si fa sempre più bello, con pronunciate guglie rocciose ai lati. In breve si incontra il primo tratto attrezzato (850 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto di fune metallica per superare una sella; oltre, dopo una facile ma scivolosa cengia detritica, si scende una scaletta metallica perdendo un poco di quota verso il torrente e una guglia che sembra sbarrare la valle. Si riattraversa il torrente e si sale la seconda scala metallica, che aiuta a superare un macigno, seguita poco dopo da una terza scala. Si percorre quindi una cengia a bordo torrente, dove serve attenzione perché il cavo tende a spingere verso l’esterno e il fondo è scivoloso per l’umidità. Si risale una nuova scala e si prosegue su comodo sentiero con splendido panorama su monti, cascate e ruscelli; superato questo tratto facile, si affronta una salita più ripida su fondo terroso poco stabile fino a un punto panoramico sulla Valsugana. Comincia così la seconda parte: il primo tratto attrezzato è un traverso esposto ma non difficile, con staffe di sostegno; seguono una comoda cengia e una nuova scaletta. Si percorre quindi un tratto non attrezzato, si scende in un solco detritico e si risale quello che è probabilmente il passaggio più difficile della via, una parete inclinata composta da gradoni naturali su cui serve attenzione. Si superano due scalette metalliche e si prosegue fino a scendere un tratto detritico abbastanza impegnativo; si risale poi su fondo poco stabile ma non difficile, si supera la targa dedicata a Clemente Chiesa e si completa il tratto detritico. Passando accanto a una bella cascata si raggiunge una nuova cengia rocciosa, che si imbocca verso destra; la si completa, si sale una scaletta appoggiata a un masso e si scavalca il torrente presso alcuni massi rocciosi. Con un’ultima scaletta si conclude la parte attrezzata, in prossimità di un altopiano (1247 m, 1h45 dall’attacco, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Per le difficoltà tecniche pure la via sarebbe da catalogare come facile, ma lo stato delle attrezzature ne ha innalzato il grado: con due tratti privi di protezione o in manutenzione, servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno. L’ambiente è davvero suggestivo e, per la bassa altitudine, l’itinerario è assolutamente da visitare, specie nelle mezze stagioni.

    ⚠ Lungo il percorso si affrontano numerosi guadi del Rio Bianco e diverse cenge a bordo torrente con fondo scivoloso per l’umidità: attenzione al passo e alla tendenza del cavo a spingere verso l’esterno.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1370 m): l’itinerario si presta bene alle mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e le cascate sono al meglio. Oltre a verificare lo stato delle attrezzature, è bene valutare la portata del torrente per i numerosi guadi.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue lungo il sentiero nel bosco che, verso sud, punta alla località Seghetta. Al primo bivio si tiene la sinistra in direzione della Baita Cangi, sul segnavia 201. Pur non essendo la via più rapida, proponiamo il rientro per il Sentiero del Menador nella Val Pisciavacca: al secondo bivio si tiene ancora la sinistra e si percorre un piacevole sentiero tra saliscendi, tratti un poco scivolosi su detrito, ponticelli e guadi, fino a tornare verso l’auto. Al termine del Sentiero del Menador (2h30 dal termine della ferrata) si tiene la sinistra lungo via delle Valli fino a riprendere la strada provinciale dell’andata; di nuovo a sinistra si raggiunge in breve il parcheggio di fronte all’albergo (5h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValsugana – Vigolana
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario828 m
    • Quota max1370 m
    • Lunghezza11,7 Km
  • Sentiero Attrezzato Bonacossa

    Sentiero Attrezzato Bonacossa

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Bonacossa
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Dal 2017 la Forcella di Misurina è interessata da una frana che ne ha reso impraticabile l'attraversamento: quel tratto del sentiero risulta tuttora chiuso. È possibile percorrere l'itinerario salendo dal Ciadin de la Neve. Verifica sempre le condizioni aggiornate presso i rifugi della zona prima di partire.

    Il Sentiero Attrezzato Bonacossa è un itinerario lungo e bellissimo, in parte attrezzato, che taglia in direzione sud-nord il Gruppo dei Cadini di Misurina (Dolomiti di Sesto). Sale diverse forcelle, con un dislivello complessivo molto maggiore di quello assoluto per i continui saliscendi. I tratti attrezzati non sono difficili, ma l'escursione richiede buon allenamento e piede fermo, soprattutto da Forcella de Rinbianco in poi.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte degli impianti del Col de Varda, sul versante orientale del Lago di Misurina. Si parcheggia presso il versante sud del lago, vicino all'hotel Alpenrose, e si raggiungono gli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Con la seggiovia non c'è avvicinamento; in alternativa si sale in 45' dal Lago di Misurina (1756 m) al Rifugio Col de Varda (2115 m) per il ripido segnavia 120.

    ▲Il percorso

    Dalla stazione a monte (Rifugio Col de Varda) la targa metallica segna l'inizio del segnavia 117 verso nord. Seguendo radi bolli rossi si sale, prima a mezzacosta poi più ripidi, verso la Forcella di Misurina (2395 m, 45' dalla stazione), risalendo un canalino detritico sul versante destro a tratti attrezzato con fune (salita ripida e faticosa, con infissi di legno a sostegno del fondo). NB: questo tratto è quello interessato dalla frana del 2017 (vedi avviso). Dalla forcella si scende ripidamente lo stretto intaglio in un canalino detritico, aiutati da corde metalliche su un paio di balzi verticali e un traverso a destra, e si attraversa un foro nella roccia attrezzato con fune e gradini artificiali, fino al Ciadin della Neve (2250 m, 1h 30' dalla stazione), dove si incrocia il sentiero 118. Restando sul 117 si risale ripidi verso nord-est: due scalette metalliche superano due salti rocciosi, poi si piega a destra salendo la parte alta del canalino, instabile negli ultimi metri, fino alla Forcella del Diavolo (2380 m, circa 2h 15'). Si scende ripidi sulla destra di un ghiaione (possibile neve a stagione inoltrata) fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, circa 3h), crocevia dei Cadini da cui parte verso sud l'attacco dell'aerea Ferrata Merlone. Dal rifugio il 117 prosegue a nord: un tratto ripido con passaggi attrezzati, un canalino attrezzato e una cengia con passerella in legno riportano verso il Ciadin della Neve; ignorata la deviazione per Forcella Sabbiosa (sentiero 112) si raggiunge Forcella de Rinbianco (2176 m, 3h 30'), dove si tiene la destra verso il Rifugio Auronzo. Segue una cengia panoramica, a tratti esposta e attrezzata ma non difficile, sopra la Val de le Cianpedele; superata una passerella e alcuni resti della Grande Guerra, a un bivio si lascia il Sentiero Durissini e si resta sul 117 a sinistra in salita. Si aggira la parete orientale del Ciadin delle Bisse con roccette, una rampa diagonale (cavo a sinistra) e una scaletta appoggiata; i passaggi non sono difficili ma il fondo è spesso umido, quindi conviene assicurarsi. Una serie di cenge e brevi canalini franosi, sempre attrezzati nei punti più esposti, costituisce il tratto più adrenalinico fino a una forcella (2300 m, 4h 30') che scavalca dal versante est a quello ovest, con le Tre Cime di Lavaredo di fronte. Dopo l'ingresso di una galleria (facoltativa, aggirabile per sentiero) si raggiunge il Rifugio Auronzo (2320 m, 5h 15').

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono privi di difficoltà tecniche e per lo più utili come corrimano; le insidie sono la lunghezza, i numerosi saliscendi e alcuni tratti esposti (specie da Forcella de Rinbianco), comunque sempre ben attrezzati. Itinerario dedicato ad Alberto Bonacossa, poliedrica figura sportiva e militare della prima metà del Novecento.

    ⚠ Attenzione ai nevai presenti anche in stagione inoltrata, in particolare nei valloni; il fondo umido delle cenge richiede prudenza. Ricorda la chiusura del tratto di Forcella di Misurina (frana 2017).

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Auronzo il rientro a Misurina avviene con l'autobus di linea oppure seguendo il turistico sentiero 101, in costante e mai eccessiva pendenza, fino al Lago di Misurina in 1h 30' (circa 7h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Fonda Savio si può deviare a sud per la Ferrata Merlone. Dal Rifugio Auronzo si sale al Monte Paterno per la Ferrata Innerkofler-De Luca, o alla Torre di Toblin per la Ferrata delle Scalette e la Ferrata Hosp. Dal Lago di Misurina si raggiungono gli itinerari del Cristallo, tra cui la Ferrata René De Pol e la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaBelluno
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento5 min (con seggiovia)
    • Tratti attrezzati5h 15'
    • Itinerario completo7h
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota massima2495 m
    • Lunghezza17,5 km
  • Ferrata Tramuntin al Monte Rest

    Ferrata Tramuntin al Monte Rest

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Pordenone
    Ferrata Tramuntin al Monte Rest
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Tramuntin sale il Monte Rest nelle Prealpi Carniche, sul versante pordenonese. È una via molto arrampicabile e logica, con un solo passaggio davvero impegnativo e molti tratti piacevoli da salire senza trazionare sul cavo, in un ambiente isolato e poco frequentato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la strada che collega Tramonti di Sopra (Pordenone) ad Ampezzo (Udine): presso un tornante accentuato verso sinistra (venendo da sud) un cartello su fondo scuro indica la Palestra di Roccia e la Ferrata del Tramuntin. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la traccia nel bosco che, con un semicerchio in senso antiorario, porta in circa 30' all'attacco, poco oltre una via alpinistica su canalone e numerosi tiri di una vicina falesia (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale una parete selvaggia cercando le debolezze della roccia: sviluppo breve (circa 100 m) ma impegnativo. L'inizio è appoggiato e ricco di appigli; dopo pochi minuti si incontra una prima serie di passaggi più impegnativi e si traversa a sinistra con un singolo passaggio più difficile. Nel complesso resta molto arrampicabile, con roccia talora instabile ma ricca di appoggi. Si risale l'ampio colatoio fino al termine delle attrezzature (circa 40' dall'attacco, 1h 15' dall'auto). Da qui inizia il tratto più impegnativo dell'escursione: il sentiero che collega il termine della via a Casera Monte Rest è molto ripido, su roccette ed erba potenzialmente scivolose, a tratti attrezzato; seguendo i bolli rossi si esce dalla faggeta e si raggiunge la casera, da cui si sale in vetta al Monte Rest (1780 m, circa 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario piacevole e isolato, nonostante la bassa quota. Dislivello in ferrata 120 m, complessivo 870 m, quota massima 1780 m, sviluppo 8 km.

    ⚠ La via non è ufficialmente aperta (a causa di una controversia tra il CAI territoriale e quello che la installò) e non compare sulle cartine escursionistiche. Il secondo tratto della salita, solo parzialmente attrezzato, ha passaggi in libera non banali ed esposti, e il sentiero verso Casera Rest può essere in cattive condizioni: sconsigliata con tempo incerto, fondo bagnato o a persone inesperte. Consigliabile avere con sé corda e freno per assicurarsi nei tratti dove le vecchie attrezzature sono ammalorate.
    ▲Discesa

    Dal Monte Rest si torna a ritroso fino a Casera Rest, poi si prosegue verso nord-nord-ovest perdendo quota fino alla strada asfaltata; alternando bordo strada e tratti di sentiero che tagliano la montagna si rientra al parcheggio (2h dal Monte Rest, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    L'altro itinerario attrezzato del Pordenonese è l'Alta Via dei Rondoi sul Monte Cavallo. Verso Forni di Sopra, due vie molto diverse: l'atletica e moderna Adventure Climb al Clap Varmost e l'impegnativa Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max1780 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    La Ferrata Severino Casara (sentiero 107) collega il versante orientale con quello occidentale sotto Cima Dodici (Croda dei Toni), nelle Dolomiti di Sesto. È un itinerario d'alta montagna molto impegnativo e faticoso se percorso in giornata (circa 19 km, 10 ore, dislivello 1350 m), esposto ma senza difficoltà tecniche di rilievo nei tratti attrezzati, in un ambiente spettacolare al cospetto di alcune fra le cime dolomitiche più ardite.

    ⚠ Avviso: Una grossa frana staccatasi dalla Torre Witzenmann nel 2017 ha colpito gli ultimi metri di ferrata verso la Forcella de l'Agnel, rendendo la via formalmente inagibile. Il tratto è stato messo solo parzialmente in sicurezza con corde alpinistiche: la deviazione è difficile e richiede esperienza, da non sottovalutare. Prima di partire verificare l'effettiva percorribilità contattando i Rifugi Comici e Carducci.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'); si prosegue sul 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo costantemente lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si nota la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Si continua sul 103 verso sud, con la parete nord della Croda dei Toni davanti, fino a Forcella Giralba (2431 m); si scende per vallone detritico al Rifugio Carducci (2297 m, 3h 30' totali), inizio del sentiero 107 «Sentiero Attrezzato Severino Casara».

    ▲Il percorso

    Poco sopra il Rifugio Carducci iniziano le attrezzature. Si percorre un'esile cengia su fondo detritico lungo la parete sud-est della Croda dei Toni, alternando tratti attrezzati e sentiero, fino al bivio di Forcella Maria (2351 m, 45' dal rifugio) tra il vecchio 107 (chiuso per frane) e la via ferrata. Un traverso esposto ma non difficile porta a un primo ponte sospeso (fune a sinistra, ampie traversine di legno); si prosegue in orizzontale aggirando uno spigolo su cengia, con qualche balzo attrezzato con staffe e cambre. Verso metà itinerario si aggira lo spigolo sud e si procede verso nord-ovest su cengie esposte sulla Val Gravasecca, alternate a tratti di sentiero anche non attrezzato su terreno friabile. Sotto un caratteristico tetto roccioso si trova il passaggio chiave: in forte esposizione si raggiunge un angusto passaggio da fare a carponi (Passo del Gatto), scomodo ma non difficile. Oltre il tetto, roccette e una nuova cengia; la ferrata svolta a destra risalendo roccette arrampicabili, poi entra in una gola fino a un secondo ponte sospeso, più esposto del primo, con un salto di un paio di centinaia di metri sotto. Si sale un breve salto con due pioli e si esce dalla gola su cengia; un tratto in discesa su fondo instabile porta verso il canalone. Qui il percorso compie attualmente una deviazione con corde alpinistiche verso l'alto per aggirare la frana del 2017: tratto difficile, da non sottovalutare. Risalito il ripido ghiaione, con radi segni bianco-rossi, si raggiunge il Bivacco De Toni e poco oltre la Forcella de l'Agnel (2490 m, 2h 30' dal Carducci, 6h totali). Per chiudere l'anello verso il Rifugio Comici si attraversa a mezzacosta la parete occidentale della Croda dei Toni: si scende un ripido canalone franoso, si prosegue a mezzacosta ignorando le tracce che scendono verso Giralba, fino a un'insellatura dove, secondo la stagione, è presente un nevaio assicurato da una fune; si risale la sella detritica e, per cengia e cresta, si raggiunge la Forcella dei Toni (2524 m, 1h da Forcella de l'Agnel, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzatura recente e ben mantenuta. La via non offre passaggi tecnicamente difficili, ma l'ambiente di alta montagna, l'esposizione, la lunghezza e il dislivello la rendono molto impegnativa. Conviene percorrerla in questo verso per affrontare in salita il ripido e scivoloso tratto tra il termine della ferrata e la Forcella de l'Agnel.

    ⚠ Con nebbia o nuvole basse, attenzione a individuare l'attacco delle funi che aiutano a superare il nevaio tra Forcella de l'Agnel e Forcella dei Toni, presente anche a stagione inoltrata: la fune lo assicura, ma per maggiore sicurezza può convenire avere con sé i ramponi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land. Verificare sempre lo stato della via con i Rifugi Comici e Carducci.

    ▲Storia

    La ferrata, che collega il Rifugio Carducci col Bivacco De Toni, è stata inaugurata nel 2015 ed è dedicata all'alpinista vicentino Severino Casara, figura controversa ma grandissimo alpinista del suo tempo: salì in cordata con Comici, aprì oltre 300 vie, fu scrittore e regista.

    ▲Discesa

    Da Forcella dei Toni inizia la lunga discesa: si scende sul ghiaione verso destra sotto la parete nord di Cima Dodici, si ignorano due tracce verso est, si passa sotto le bastionate del Collerena e, a mezzacosta, si raggiunge il Rifugio Comici; da qui a ritroso sul 103 fino al parcheggio (3h da Forcella dei Toni, 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Carducci si può proseguire verso la Ferrata alla Cengia Gabriella e la Ferrata Roghel; più in là la Ferrata Zandonella al Croda Rossa di Sesto e i Costoni di Croda Rossa. Dal Rifugio Fondo Valle, lungo la Val Sasso Vecchio, si raggiungono la Ferrata Hosp alla Torre di Toblin e la Innerkofler al Monte Paterno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario1350 m
    • Quota max2556 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Rino Pisetta alla Cima Garzolet (Sarche)

    Ferrata Rino Pisetta alla Cima Garzolet (Sarche)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rino Pisetta alla Cima Garzolet (Sarche)
    Estremamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Rino Pisetta sale l'imponente parete della Cima Garzolet, sopra Sarche: una via storica, fra le più dure e atletiche d'Italia, fortemente verticale ed esposta, che alterna pareti strapiombanti, traversi impegnativi e camini con fessura. Va affrontata solo in ottime condizioni fisiche e con solida esperienza di vie attrezzate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Sarche (TN): dalla rotonda si procede verso Madonna di Campiglio, si supera un distributore sulla sinistra e si imbocca a destra la stradina indicata per il parcheggio della Ferrata Rino Pisetta, presso la scuola elementare e la bocciofila. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si costeggia il bocciodromo e, dietro l'edificio, un cartello bianco indica il sentiero. Si entra nel bosco, al primo bivio si tiene la destra e al successivo la sinistra, salendo ripidi fino ai cartelli bianco-rossi della via; una salita faticosa porta all'attacco, con la targa metallica dell'anno di costruzione (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si comincia subito con una parete verticale di una ventina di metri, uno dei passaggi più impegnativi dell'intera via: appigli scarsi per mani e piedi, spesso necessario tirarsi sulle braccia; conviene cercare gli appigli naturali meno evidenti per risparmiare forze. In alto il cavo piega a sinistra su un esposto traverso in leggera discesa, poi riparte verticale dentro un camino; superato un albero si guadagna una cengia a sinistra dove conviene rifiatare (qui una via di fuga a destra). Dopo pochi metri in piano la via riparte verticale su roccia più frastagliata e appigliata, con un traverso a sinistra e alcuni balzi rocciosi, fino a un tratto verticale con una caratteristica fessura utile per piedi e mani. Segue un impegnativo, esposto e faticoso traverso a sinistra, con un paio di passaggi in piena aderenza: bisogna arrivarci con ancora molta forza nelle braccia. Il traverso aggira uno spigolo esposto e sale in diagonale fino a un piccolo balcone. Si entra nel tratto più atletico: si continua in traverso sfruttando un paio di appigli artificiali, poi il cavo riparte verticale in forte esposizione, con maniglie, staffe e una fessura sul lato sinistro; si sale cercando i pochi appigli naturali (anche a destra della fessura), a tratti tirando sul cavo. Al termine della placca il cavo piega a sinistra su una cengia rocciosa (sosta e panorama). Ci si sposta a sinistra e si riparte verticali: come prima, una fessura e qualche piolo aiutano la progressione e offrono brevi soste. Questa seconda parete verticale è molto esposta e aerea; la fessura si allarga in un camino poco profondo, da cui si esce presso un alberello con buoni appigli. Un traverso a sinistra porta a risalire un'altra parete verticale con un basso tetto roccioso (non utile come sosta); si prosegue verticali in un tratto povero di appigli, dove arrampicare diventa molto difficile e si procede in buona parte tirando sul cavo, fino a uno stretto balconcino dove riposare le braccia. Ancora verticale su roccia liscia, un breve traverso a destra e si riparte con una nuova fessura sulla destra: qui terminano le difficoltà sostenute. Restano un paio di passaggi impegnativi ma assai più abbordabili; gli ultimi 30-45 minuti sono fatti di canalini, brevi pareti e balzi di media difficoltà, con roccia più facile da arrampicare. Si guadagna l'ultimo sperone con il libro delle firme (2h dall'attacco / 2h 45' dal parcheggio) e quindi la crestina sommitale, non difficile ma esposta e faticosa, attrezzata con cavo come corrimano, fino alla panchina di legno affacciata sulla valle dove la via termina (2h 15' dall'attacco / 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via estremamente difficile, tecnica, atletica ed esposta: roccia spesso liscia, lunghi tratti verticali e strapiombanti dove serve forza nelle braccia e capacità di arrampicare. Costruita nel 1982, è stata per anni la ferrata-banco di prova per eccellenza e ha inaugurato la stagione delle ferrate sportive. L'attrezzatura è in ottimo stato, con fune molto tesa.

    ⚠ Solo per ferratisti molto allenati e con ottima esperienza. In estate la parete è completamente al sole la mattina: meglio orari freschi e giornate non torride. Utili scarpe da arrampicata (aderenza) e guanti (tagli e tiri sul cavo). La fonte riporta lo stato come «Da verificare»: accertarsi delle condizioni della via prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione tipica dalla primavera all'autunno con roccia asciutta; da evitare il pieno sole estivo del mattino. Quota massima 971 m, dislivello della ferrata 406 m, sviluppo complessivo dell'itinerario circa 8 km.

    ▲Discesa

    Dalla Cima Garzolet (961 m) si scende verso ovest in direzione di Ranzo: si raggiunge un'area picnic e si prosegue in discesa fino a una mulattiera. La si percorre interamente e, in vista di Ranzo, a un bivio si tiene la sinistra sulla strada fino a una palina CAI; si segue a sinistra in discesa fino a un piccolo edificio religioso, dove un cartello poco visibile a sinistra indica «Sarche» e l'attacco est della Pisetta. Si scende una ventina di minuti su mulattiera e poi sentiero fino a un bivio: si tiene la sinistra seguendo «Via Attrezzata». Dopo un faticoso saliscendi si scende con alcuni tratti attrezzati su cenge esposte ma non difficili, quindi per ripidi tornanti nel bosco si ritrova il sentiero dell'avvicinamento e si torna al parcheggio (1h 30' dalla vetta / 4h 30' totali). In alternativa, dalla cima si può scendere a destra verso la Val Dossel sul CAI 613 fino al CAI 01 ST per Castel Toblino (segni azzurri nel bosco), poi in discesa verso Sarche percorrendo l'esposta cengia attrezzata della Costa di Monte Oliveto, fino a ritrovare il sentiero dell'andata (2h dalla vetta / 4h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In Valle dei Laghi e bassa Val di Sarca, sullo stesso fronte sportivo, la Ferrata Che Guevara al Monte Casale, la Ferrata del Rio Sallagoni a Castel Drena e la Ferrata di Preore; poco lontano la storica Ferrata Marangoni a Mori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàEstremamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle dei Laghi
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata406 m
    • Dislivello itinerario713 m
    • Quota max971 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Parete dei Falchi

    Ferrata Parete dei Falchi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Parete dei Falchi

    ⚠ Attenzione: la via risulta da tempo poco manutenuta. La fonte segnala (autunno 2020) cavo in alcuni punti sfilacciato, morsetti molli e fittoni molto distanziati, con elevato fattore di caduta in caso di volo. L'avvicinamento storico dal parcheggio della Centrale Elettrica era inoltre interrotto da una frana sulla pista ciclabile. Valuta con prudenza lo stato delle attrezzature prima di impegnarti e verifica le condizioni aggiornate.

    La Ferrata alla Parete dei Falchi, presso Soverzene (Belluno), è breve, intensa, atletica e difficile: si sale facendo ampio uso delle braccia, con un attacco in libera e un tratto chiave strapiombante. Per la brevità è un buon allenamento, ma la sicurezza generale della via è discutibile e il rientro è esposto e su fondo instabile.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza storico è la Centrale Elettrica tra Soverzene e Pian di Vedoia (Belluno): attraversato il ponte sul Piave si cerca parcheggio presso la centrale. Punto di partenza su Google Maps. Da qui una stradina sterrata (divieto di transito) si stacca a destra verso il Piave e, costeggiando le pareti d'arrampicata, porta a una passerella metallica oltre la quale, su una distinta costola rocciosa, si intravede l'attacco (15' dal parcheggio). In seguito a una frana sulla ciclabile questo avvicinamento può risultare interrotto: in alternativa si parcheggia presso la chiesa della frazione di Soccher (da Cadola) e si raggiunge la base della costola lungo la ciclabile verso nord, individuando con attenzione l'attacco, che non è a bordo strada ma più in alto.

    ▲Il percorso

    L'attacco è il primo banco di prova: il cavo inizia a 4 metri da terra e occorre arrampicare un tratto di III grado in libera per mettersi in sicurezza. Raggiunto il cavo si sale una parete verticale di una ventina di metri dove, nonostante le cambre, la pendenza fa sentire le prime difficoltà; oltre le cambre la via prosegue verticale e aerea su roccia povera di appigli e a tratti coperta di vegetazione, poco arrampicabile. Aggirato uno spigolo si sale un tratto erboso (cavo utile sul terreno scivoloso) e ci si porta sotto un tetto roccioso su un tratto sprotetto ma facile; si aggira il tetto a sinistra con un traverso diagonale e si piega a destra su balzi di misto erba e roccia fino a un balconcino. Segue il passaggio probabilmente più impegnativo: uno sperone con traverso ascendente a destra, a tratti strapiombante, che richiede forza e agilità (alcuni pioli aiutano i piedi su roccia levigata); l'ultimo tratto su placca è decisamente atletico. Superata questa sezione di una quindicina di metri la ferrata termina (30' dall'attacco, 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma non proibitiva tecnicamente, dove conta soprattutto la forza di braccia. Il limite principale è la sicurezza: in più punti la distanza tra i fittoni è di molti metri, con fattore di caduta elevato; massima prudenza.

    ▲Discesa

    Si seguono i segni arancioni che scendono ripidi verso la centrale; il sentiero è molto ripido e il fogliame lo rende scivoloso. Verso la fine si percorre un'esposta e stretta cengia con terreno friabile e roccia inclinata scivolosa, attrezzata con un cordino malconcio: conviene seguire la freccia che, poco prima, bypassa il tratto esposto sulla sinistra. Si rientra quindi sul sentiero di avvicinamento e all'auto (30' dalla vetta, 1h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Per avvicinamento e rientro brevi si abbina bene ad altre gite della zona: la vicina Ferrata Palestra di Roccia della Val Gallina, l'impegnativa Ferrata della Memoria al Vajont e, verso il Cadore, la Costacurta; sul versante pordenonese l'Alta Via dei Rondoi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoVal Gallina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max250 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Sperti – Schiara

    Ferrata Sperti - Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sperti – Schiara

    ⚠ Stato da verificare. Nell'estate 2019 la Ferrata e il Bivacco Sperti risultavano chiusi, con cartello presente a Case Bortot. Prima di percorrere l'itinerario contattate il Rifugio VII Alpini per conoscere lo stato attuale delle attrezzature.

    La Ferrata Sperti risale il versante ovest dello Schiara fino a Forcella Sperti, per poi collegarsi alla Gusela del Vescovà, dove termina la Ferrata Zacchi. È un itinerario impegnativo, lungo e molto articolato, con una grande varietà di passaggi e panorami stupendi sullo Schiara e sui principali gruppi dolomitici del bellunese.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno. Da Belluno si segue la strada regionale del Col di Lana e, a una rotonda, si tiene la destra per Bolzano Bellunese e per il Parco delle Dolomiti Bellunesi; oltrepassati Bolzano Bellunese e Gioz, si seguono i cartelli per il Rifugio Case Bortot fino all'omonima località, dove la strada termina in uno spiazzo per il parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Primo obiettivo è il Rifugio VII Alpini, ai piedi dello Schiara: si imbocca il sentiero CAI 501, dapprima piacevole nel bosco con lo Schiara a destra e la Gusela del Vescovà a sinistra, e si scende al Ponte del Mariano (30' dal parcheggio). Al bivio successivo, dove a destra sale il CAI 507 verso il Pelf, si resta sul CAI 501 e si sale decisi nel bosco lungo il torrente Ardo, in un tratto soleggiato e faticoso. Superati alcuni tornanti, la valle si apre nella radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dal rifugio si seguono le indicazioni per la Ferrata e il Bivacco Sperti lungo il segnavia 504, che sale in diagonale verso nord-ovest su prati e mughi fino alle pareti rocciose dell'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un breve balzo roccioso e prosegue a sinistra in un canalino franoso non troppo difficile, dove si nota la targhetta d'inizio. Si raggiunge una parete verticale che si attacca da destra con un traverso seguito da un camino poco accentuato; poi senza attrezzature su sentiero e su cengia, che diventa attrezzata quando si restringe. Una bella parete si sale da sinistra, dapprima su buona roccia appigliata e quindi con un paio di passaggi più impegnativi a appigli ridotti; un canalino franoso attrezzato porta al Bivacco Sperti (2000 m), in un ambiente stupendo dominato da pareti imponenti verso lo Schiara e la Pala del Balcon. Si riprende seguendo i bolli rossi verso Forcella Sperti: un tratto di sentiero misto a facili attrezzature conduce a un'esposta cengia attrezzata che, verso destra, aggira uno spigolo e porta sotto il canalone che sale alla forcella. Il canalone, ripido e incastonato tra le pareti, si risale sul versante destro con la fune lungo la spalla destra; un paio di scalette permettono di passare sul lato sinistro della gola, dove conviene non smuovere sassi, e gli ultimi metri portano a Forcella Sperti (2250 m). Dalla forcella si seguono i segni rossi verso destra lungo il tratto di collegamento tra la Gusela del Vescovà e la Pala del Balcon, in un saliscendi tra panorami entusiasmanti: si sale un canalino attrezzato, si procede su sentiero mai troppo esposto, si risale un canalino verticale con la fune sul lato destro e, lungo il crinale, si aggira uno sperone su una cengia esposta fino al Nasòn. Un ultimo tratto verso est, con sezioni attrezzate e un canalino non attrezzato, conduce alla Gusela del Vescovà, presso il Bivacco Dalla Bernardina (2320 m, 3h dall'attacco, 6h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via alterna una prima sezione verticale — con la parte più impegnativa sotto Forcella Sperti — a una seconda sezione di crinale, sul versante ovest dello Schiara. Pur considerata tecnicamente meno dura della Ferrata Zacchi, non va sottovalutata per i molti passaggi aerei; nella parte bassa la roccia è buona e offre appigli dove mancano le attrezzature.

    ⚠ La parte alta, tra Forcella Sperti e il Bivacco della Bernardina, si svolge tra canalini, cenge e tratti di sentiero esposti che possono creare problemi di orientamento in caso di nebbia. Vista la lunghezza dell'itinerario, specie includendo la salita allo Schiara, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco della Bernardina il rientro può seguire due itinerari. Si può salire allo Schiara (1h) con la Ferrata Berti, scendere poi lungo la cresta est per affrontare in discesa la Ferrata Piero Rossi e raggiungere il Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 4h 30' dal termine della Sperti). In alternativa si torna a ritroso per la Ferrata Sperti (3h dal bivacco al rifugio); è invece sconsigliato il rientro per l'impegnativa Ferrata Zacchi. Dal Rifugio VII Alpini si rientra a Case Bortot lungo il sentiero di avvicinamento (2h — circa 13h totali includendo la salita allo Schiara, 11h 30' rientrando a ritroso per la Sperti).

    ▲Storia

    La Ferrata Sperti fu inaugurata nel 1963 per volontà della vedova dell'alpinista bellunese Giangelo Sperti e venne costruita dal CAI di Belluno per facilitare l'accesso alle numerose vie di roccia della zona; lungo il percorso sorge il bivacco che ne porta il nome.

    ▲Da abbinare

    La Sperti si presta a un giro di più giorni che includa le altre vie dello Schiara: la Ferrata Berti, la Zacchi, la Piero Rossi ed eventualmente il Sentiero Attrezzato Guardiano verso il Pelf. Sul versante opposto si raggiunge il Civetta con le ferrate Tissi e Alleghesi, oppure le Pale di San Martino con la Ferrata dell'Orsa e la Bolver Lugli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario1865 m
    • Quota max2565 m
    • Lunghezza17 Km
  • Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro

    Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE (aggiornamento 2023): la Ferrata Formenton sulla Tofana di Dentro (Tofana Terza) risulta chiusa a causa di un movimento franoso in costante monitoraggio; resta possibile percorrere il tratto da Tofana di Mezzo verso la Tofana Terza e ritorno sulla stessa ferrata. Verificare lo stato aggiornato prima di programmare l'uscita.

    La Ferrata Formenton è una via breve che collega la Tofana di Mezzo con la Tofana di Dentro, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente è la più facile tra le ferrate in quota delle Tofane, ma si svolge interamente sopra i 3000 metri, in pieno ambiente d'alta montagna, con panorami immensi sulla Conca Ampezzana, sulle Dolomiti di Fanes e fino alle Dolomiti di Sesto.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la funivia Freccia nel Cielo, che da Cortina d'Ampezzo sale alla Tofana di Mezzo con due stazioni intermedie; dal centro di Cortina si seguono, ancora in paese, le indicazioni per la funivia e per lo Stadio Olimpico del Ghiaccio (punto di partenza su Google Maps). La via viene di norma percorsa partendo dalla vetta della Tofana di Mezzo: raggiunta la stazione a monte della funivia (3190 m, sul versante nord poco sotto la cima) si imbocca l'ampio sentiero verso la vetta e, poco prima di raggiungerla, un segno sulla roccia indica a destra l'attacco della Formenton (10' dalla stazione a monte). Per chi è molto allenato e parte presto, la via si concatena con la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, salendo in seggiovia al Rifugio Pomedes dalla Baita Piè Tofana.

    ▲Il percorso

    La ferrata sale un breve balzo di 4 metri all'attacco, oltre il quale si scende sul versante nord-ovest della Tofana di Mezzo; davanti compare la cresta da percorrere in discesa fino alla Forcella della Tofana, da cui si risale la sagoma della Tofana di Dentro. Si scende ripidi su lunghi tratti di cengia alternati a brevi balzi e facili traversi orizzontali, qualche metro sotto il filo di cresta, senza difficoltà tecniche ma in continua esposizione, fino alla Forcella della Tofana (3085 m, 30' dall'attacco). Alla forcella un bivio a sinistra scende verso il Rifugio Giussani (1h), utilizzabile come via di fuga; si prosegue invece in salita verso la Tofana di Dentro, scendendo prima alcuni metri sul versante nord-orientale e poi risalendo, alternando balzi più marcati a cenge e rampe inclinate, con alcuni tratti su esposto filo di cresta comunque ben appigliato e protetto. Dopo un lungo tratto di cresta si scende sul versante orientale, sul lato destro, lungo alcuni tratti di sentiero non assicurati ma non esposti, e con le ultime attrezzature si raggiunge la piccola croce di vetta (3238 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnicamente facile, con pochi passaggi di media difficoltà, che alterna un tratto in discesa e uno in salita di impegno analogo; solo alcuni punti esposti possono mettere in difficoltà chi è privo di esperienza.

    ⚠ Si svolge interamente sopra i 3000 m: necessario tempo stabile e attenzione alla possibile presenza di neve e ghiaccio anche in stagione. Tenere conto del lungo rientro ad anello. Verificare sempre lo stato della via, soggetta a chiusura per frana.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la piena estate, in ambiente severo; la quota costante oltre i 3000 m espone a freddo, neve residua e rapidi cambi di tempo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta della Tofana di Dentro inizia il lungo rientro ad anello: si scende lungo il pendio ghiaioso del crinale nord-est, su traccia ripida ma evidente segnalata con ometti, fino al caratteristico Bivacco degli Alpini (2922 m, 7 posti letto, utile riparo in caso di maltempo). Si prosegue sul versante nord-orientale, con attenzione ai tratti in cui i detriti segnalano possibili scariche, fino a una sella dove si vira a destra verso sud-sud-est, su un tratto a tratti esposto e privo di assicurazioni da affrontare con cautela; si scende fino a una singolare porta naturale, da cui si vede il Rifugio Ra Vales, e ai ruderi di costruzioni della Grande Guerra. In discesa più dolce si raggiunge il bivio col sentiero 407, dove si tiene la destra per il Rifugio Ra Vales (2470 m, 3h dal termine della ferrata, 4h 30' totali), da cui si può scendere con la stessa funivia dell'andata.

    ▲Da abbinare

    Per chi è molto allenato la Formenton chiude l'impegnativa traversata delle Tofane che comprende la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario220 m
    • Quota max3221 m
    • Lunghezza4,4 Km
  • Ferrata Cuore alla Croce – Monte Palabione

    Ferrata Cuore alla Croce - Monte Palabione

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata Cuore alla Croce – Monte Palabione
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Cuore alla Croce sale il Monte Palabione sopra Aprica (Sondrio). Non presenta difficoltà tecniche elevate per il ferratista esperto, ma è esposta e segue una bella cresta erbosa che non va sottovalutata: pochi tratti verticali e molti tratti appoggiati con la risalita di brevi balzi rocciosi.

    ⚠ La via risultava in manutenzione (estate 2021) e il cavo, a tratti lasco, tende a sbandierare: verificare lo stato delle attrezzature prima di percorrerla.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è Aprica: risalita la Valtellina fino a Tresenda si prende a destra per Aprica, oppure si sale da Edolo dal lago d’Iseo. Per l’avvicinamento a piedi conviene parcheggiare lungo via Ospitale, a un bivio con parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps); chi preferisce gli impianti può lasciare l’auto al piazzale della funivia in via Adamello. A piedi si torna su via Ospitale e si sale sull’asfaltata per 500 m fino a che diventa forestale con segni bianco-rossi: è il sentiero 327, che porta al Dosso Pasò e quindi alla stazione a monte della funivia (1h 15′ dal parcheggio). Da qui si sale verso il lago Palabione e si punta alla cresta a est, seguendo i segni bianco-rossi fino alla targhetta bianca d’attacco (20′ dalla stazione a monte, 1h 40′ totali).

    ▲Il percorso

    La via si sviluppa su uno spigolo e conserva quindi una certa esposizione che, abbinata al fondo erboso non sempre stabile, costituisce la difficoltà maggiore. È un misto di tratti di cresta e risalita di balzi rocciosi: poco dopo l’inizio si incontra il passaggio chiave, un’esposta parete verticale da risalire arrampicando. In molti punti si sale in diagonale sfruttando gli appigli della roccia; superato il tratto difficile, alcuni piccoli balzi e il tratto finale di cresta erbosa portano alla croce di vetta (40′ dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario ideale per chi, con esperienza di montagna, vuole provare una ferrata esposta ma tecnicamente contenuta (Moderatamente Difficile). Le difficoltà tecniche sono modeste, ma l’esposizione e un paio di passaggi richiedono attenzione.

    ⚠ Il fondo erboso dello spigolo non è sempre stabile e il cavo a tratti è lasco: progredire con prudenza, soprattutto nei tratti esposti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di media quota (max 2361 m), praticabile nella stagione estiva; l’avvicinamento con la funivia riduce nettamente i tempi.

    ▲Discesa

    Dal versante opposto a quello di salita si imbocca il sentiero di discesa, in parte attrezzato, ripido ma non difficile, fino a innestarsi sul sentiero dell’andata (CAI 237). Per tornare a piedi al parcheggio si ripercorre l’andata a ritroso (1h 15′ dalla vetta, 3h 45′ totali); per rientrare in funivia si risale 10′ fino alla stazione a monte. In alternativa, dal Rifugio Valtellina si può scendere per il 329, la Malga Magnotta e i sentieri 301/326 fino ad Aprica (circa 1h 30′ in più).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Sondrio si può abbinare la Ferrata al Torrione Porro (usando gli impianti per la salita al Palabione). Verso il bresciano, in ordine di difficoltà, la Ferrata del Pizzo Badile Camuno e itinerari più impegnativi; per restare sul facile, al Lago d’Iseo, il Sentiero Attrezzato della Corna Trentapassi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie – Monte Palabione
    • Avvicinamento1:40 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata252 m
    • Dislivello itinerario666 m
    • Quota max2361 m
    • Lunghezza7 Km
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