Stato: Da verificare

  • Ferrata del Cinzanino

    Ferrata del Cinzanino

    Vie Ferrate › Lombardia › Varese
    Ferrata del Cinzanino

    ⚠ Via di recentissima costruzione: i lavori si sono conclusi nel novembre 2025 e l’itinerario รจ in attesa di inaugurazione ufficiale. Verificare lo stato di apertura e l’agibilitร  delle attrezzature prima di percorrerla.

    La Ferrata del Cinzanino รจ una via breve e panoramica affacciata sul versante lombardo del Lago Maggiore, sopra Maccagno. Di livello facile, si sviluppa praticamente a filo d’acqua tra traversi e placchette, e si percorre in poco piรน di mezz’ora: ideale come prima esperienza o come gita rapida con vista sul lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza รจ lungo la SS394 del Verbano Orientale, poco dopo Maccagno con Pino e Veddasca: uscendo dal paese verso nord si supera una galleria e subito dopo si svolta a sinistra in direzione del lago, parcheggiando in uno dei pochi posti disponibili (punto di partenza su Google Maps). Si seguono le indicazioni per la falesia del Cinzanino, sulle pareti grigiastre; da lรฌ una scalinata scende a una piccola cappella, da cui parte la ferrata (3′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco, dietro la cappelletta, si risale un breve traverso in diagonale aiutati da piccole cambre, per poi scendere quasi al livello del lago restando sempre in traverso. Terminato il traverso si sale una placchetta priva di cambre, sfruttando l’aderenza della roccia, e si prosegue con qualche saliscendi senza particolari difficoltร . L’ultimo tratto si percorre in discesa su una placca appoggiata, alla cui destra corrono alcune facili vie di arrampicata. In tutto circa mezz’ora di attrezzature.

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via facile e divertente (20 m di dislivello attrezzato), giocata su traversi e placche a pochi metri dal lago. Difficoltร  complessiva Facile: adatta anche a chi รจ alle prime armi, fermo restando l’uso di casco, imbrago e kit da ferrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Quota molto bassa (massimo 180 m): percorribile tutto l’anno, scegliendo il momento della giornata piรน adatto alla stagione per via dell’esposizione sul lago. Itinerario brevissimo, 0,4 km e 30 m di dislivello, circa 35′ complessivi.

    ▲Discesa

    Terminate le attrezzature si รจ su uno slargo della passerella che contorna la roccia; da qui una normale scala metallica riporta in breve sulla strada dell’avvicinamento, dove si trova anche un bar (5′, 35′ totali).

    ▲Da abbinare

    Sempre in provincia di Varese si puรฒ percorrere la Ferrata Bellotti a Mesenzana. Spostandosi, le opzioni vanno verso il Lago di Como (Monte Grona, Venticinquennale, Sass Tavarร c sul ramo lariano) o verso la Val d’Ossola (Picasass, Montorfano, Walserfall).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Facile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago Maggiore – Verbano
    • Avvicinamento0:03 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)0:35 h
    • Dislivello ferrata20 m
    • Dislivello itinerario30 m
    • Quota max180 m
    • Lunghezza0,4 Km
  • Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero

    Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La salita al Rifugio Vittorio Veneto, sotto il Sasso Nero (Schwarzenstein, 2.922 m) in Valle Aurina, avviene per una di due ferrate: la Ferrata del Camino, esposta, oppure la Ferrata del Ghiacciaio. È un itinerario lungo, d’alta montagna, con un ambiente austero nella seconda parte: richiede ottima preparazione e grande attenzione alle condizioni.

    ⚠ AVVISO IMPORTANTE — La Ferrata del Camino risulta inagibile dal 2019 a causa di una scarica di sassi che ha danneggiato irreparabilmente una scala; il camino è sotto costante minaccia di caduta sassi. Fino a riapertura è obbligatorio salire per la Ferrata del Ghiacciaio. Il ghiacciaio Rotbachkees si sta ritirando lasciando crepacci: sono necessari ramponi e attrezzatura da ghiacciaio. Verificare sempre le condizioni aggiornate contattando il Rifugio Vittorio Veneto prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Stallila (1.472 m) a San Giovanni in Val Aurina (Bolzano): si lascia la Val Pusteria a Brunico, si raggiunge San Giovanni e, oltrepassato il paese, si segue a sinistra l’indicazione per gli alberghi tra cui Stallila, salendo alcuni tornanti fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Da Stallila si prosegue a nord su carrareccia, poi su sentiero più ripido fino allo Schollberg Alm (1.740 m) e al Daimer Alm (1.862 m, 1h), punti di ristoro estivi. Da qui l’ambiente diventa d’alta montagna: una lunga serie di tornanti tra sassi e mughi conduce verso il Sasso Nero. Si ignorano i bivi per il Sasso della Croce, il sentiero Stabeler (24A) e la via normale per il Grosse Tor, restando sul sentiero 23 su fondo morenico, fino al bivio (3h dalla partenza) dove si separano la Ferrata del Camino (a destra) e la Ferrata del Ghiacciaio (a sinistra). Entrambe portano al Rifugio Vittorio Veneto.

    ▲Il percorso

    Ferrata del Ghiacciaio (via attualmente percorribile): dal bivio si tiene la traccia a sinistra aggirando un laghetto glaciale e si sale verso il ghiacciaio, cercando le esili tracce al suo centro; in assenza di segnaletica adeguata bisogna individuare il rifugio a nord-est, operazione problematica con nebbia o nuvole basse. Raggiunte le prime corde metalliche (30′ dal bivio), i tratti attrezzati aiutano a salire in diagonale a sinistra una placca inclinata e levigata dal ghiacciaio; il cavo piega poi a destra su una liscia rampa con alcune staffe per i piedi, dove la fune risulta molto lasca. Si percorre un traverso, una cengia inclinata non attrezzata e una scaletta, oltre la quale un salto più verticale e una rampa inclinata; il tratto finale piega a destra e supera un balzo con tre staffe metalliche (fine ferrata, 20′ dall’attacco). Seguendo segni bianco-rossi su una lunga pietraia si raggiunge prima l’innesto con la Ferrata del Camino, poi il Rifugio Vittorio Veneto (2.922 m, circa 5h 30′ totali). Ferrata del Camino (quando agibile): due brevi scalette portano al passaggio caratteristico, un lungo diedro attrezzato con due scale per circa 80 metri; una variante in traverso, più in alto, evita le scale colpite dalle scariche di sassi. Seguono brevi scalette e un tratto verticale fino a un terrazzino, poi un lungo traverso a sinistra dove terminano le attrezzature (30′ dall’attacco); per pietraia si raggiunge il rifugio. La salita al Sasso Nero dal rifugio (2h, su cresta e ghiacciaio) richiede esperienza alpinistica e non è descritta qui.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le due ferrate, entrambe brevi, non presentano difficoltà tecniche di rilievo: l’impegno sta nell’itinerario lungo, nell’elevato dislivello (circa 1.919 m) e nell’ambiente d’alta quota. Difficoltà complessiva del tratto attrezzato: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Sulla Ferrata del Ghiacciaio le attrezzature in alcuni tratti non sono ottimali e la roccia, erosa dal ghiaccio, è liscia; il cavo è spesso lasco. Sulla Ferrata del Camino (quando aperta) prestare massima attenzione alla caduta di materiale detritico.
    ▲Periodo e sicurezza

    Escursione d’alta montagna che richiede ottima preparazione fisica e attrezzatura da ghiacciaio (ramponi). Da affrontare solo con meteo stabile e buona visibilità. Nel 2019 è stato inaugurato il nuovo Rifugio Vittorio Veneto, dalla sagoma moderna.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso per il sentiero di avvicinamento che scende in Valle Aurina, scegliendo la via attrezzata in funzione dell’agibilità (Ferrata del Ghiacciaio allo stato attuale): circa 3h 30′ dal rifugio, 8h totali.

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso sud si incontrano le difficili Ferrata Pursteinwand e Ferrata Hans Kammerlander; in Val Badia la Ferrata al Sass Rigais e l’Alta Via Günther Messner; verso Sesto la Ferrata di Valdaora e la Ferrata Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi Aurine
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata222 m
    • Dislivello itinerario1919 m
    • Quota max2922 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata Bepo de Medil

    Ferrata Bepo de Medil

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bepo de Medil
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: itinerario DA VERIFICARE. Il sentiero e di fatto chiuso (indicazioni rimosse e un muretto di sassi all’imbocco) e le attrezzature sono datate e in piu punti lasche, tanto da poter non reggere in caso di caduta: vanno considerate un sostegno solo psicologico. La gola e instabile, con tratti franati, ed e possibile trovare neve anche a stagione inoltrata. Caschetto obbligatorio. Adatto solo a escursionisti molto esperti, con passo fermo e assenza di vertigini.

    L’antica Ferrata Bepo de Medil (1930) e una via poco frequentata e in scarso stato di manutenzione, che risale una stretta gola dalla Valle del Vajolet fino alla Pala di Mesdi e alla Valle del Larsec, nel gruppo del Catinaccio. L’ambiente e austero e affascinante, con panorami stupendi dalla parte alta, ma l’itinerario e riservato a chi ha solida esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Gardeccia (1949 m), in Val del Vajolet, interdetta al traffico privato: la si raggiunge con la funivia da Vigo di Fassa fino a Ciampedie e poi 45 minuti di sentiero, oppure con la funivia da Pera di Fassa (il bus navetta da Pozza non e piu in funzione dal 2019). Dal Gardeccia ci sono due opzioni per la gola della ferrata. La prima: verso nord-est si scende il greto del torrente secco e si risale sulla sinistra orografica con le indicazioni del “sentiero panoramico”; la traccia, dapprima debole, diventa evidente a un cartello per il Rifugio Vajolet e sale superando una frana fino a una palina (1 ora dal Gardeccia). La seconda, piu semplice ma piu lunga: si raggiunge il Rifugio Vajolet (2243 m) per il sentiero di valle e poi una traccia a destra verso est, a mezzacosta sotto i dirupi del Larsec, per circa mezz’ora fino a una palina (1 ora e 30 dal Gardeccia). Da li, verso nord-est, si stacca un sentiero non segnalato e apparentemente ostruito da un muretto di sassi: con alcuni sporadici bolli rossi inizia la ferrata. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Dopo la palina, un tratto di sentiero in salita aggira uno spallone e apre la vista sulla gola. La parte iniziale e ampia ma franata, senza traccia: serve molta attenzione a rimontare la frana, a tratti decisamente instabile. Superata, alcuni segni rossi datati indicano la stretta gola dove iniziano le funi metalliche, dapprima sul lato destro. Si sale fino al passaggio piu ostico: un grosso masso ostruisce la via e occorre superare un balzo di un paio di metri sfruttando l’unica staffa della via, scomoda sul lato sinistro, con un po’ di agilita e forza. Si prosegue nell’angusta gola senza particolari difficolta tecniche fino a un diedro verticale ma ben appigliato, uscendo dalla gola (30 minuti dall’attacco, 1 ora e 45 totali). In un paesaggio brullo si segue un’esile traccia su detrito verso nord-est, verso la Pala di Mesdi, con due passaggi non protetti da segnalare: la discesa in un intaglio poco stabile con risalita sul versante opposto (attenzione al fondo detritico) e un tratto di cresta esposta. Si arriva a una forcella (20 minuti dal termine delle attrezzature, circa 2 ore totali) dove si puo scegliere se salire a destra la Pala di Mesdi su cresta ghiaiosa e rientrare (1 ora e 15 a/r) oppure concludere qui.

    ▲Carattere e difficolta

    Le difficolta tecniche dei tratti attrezzati non sono elevate, ma l’impegno complessivo si: gola instabile, attrezzature datate e lasche, passaggi non protetti. Il passaggio non protetto presso un canalino franoso, dopo l’uscita dalla gola, e probabilmente il piu esposto e pericoloso dell’intera escursione.

    ⚠ Affidatevi alla vostra capacita di muovervi su terreno instabile e non alle vecchie funi. Caschetto indispensabile per la caduta sassi; valutate le condizioni di innevamento, che possono persistere a lungo.
    ▲Discesa

    Dalla forcella si scende a est verso la valle del Larsec, su traccia detritica instabile (utili i bastoncini telescopici). Raggiunta la valle si hanno due opzioni: tenendo la destra in discesa verso il Passo delle Scalette e l’omonimo sentiero attrezzato fino alla Valle del Vajolet e al Gardeccia (5 ore totali), oppure a sinistra in salita al Passo Pope e giu per il sentiero Don Guido fino al Rifugio Vajolet e quindi al Gardeccia (5 ore totali).

    ▲Storia e da abbinare

    La via e dedicata a Giuseppe De Silvestro, detto Bepo de Medil, storico fondatore e gestore del Rifugio Gardeccia, che la attrezzo intorno al 1930. Si puo abbinare al Sentiero Attrezzato delle Scalette; dal Passo Pope si puo proseguire verso il Catinaccio d’Antermoia e la sua ferrata, oppure verso la Ferrata Laurenzi o la Ferrata Maximilian (con pernottamento). Scendendo nella Valle del Vajolet ci sono vie piu semplici (Passo Santner, Masare, Roda di Vael); in un’altra giornata, verso il Passo San Pellegrino, la Ferrata Bruno Federspiel e la Ferrata Bepi Zac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario808 m
    • Quota max2758 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata degli Angeli (Tavolara โ€“ Punta Cannone)

    Ferrata degli Angeli (Tavolara - Punta Cannone)

    Vie Ferrate › Sardegna › Olbia-Tempio
    Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata degli Angeli è uno spettacolare itinerario che raggiunge la vetta dell’isola di Tavolara, sulla costa tirrenica della Sardegna di fronte a Olbia. Risale da Punta la Mandria e cavalca le creste del versante occidentale dell’isola, con vista mozzafiato sul mare: non è estremamente difficile ma è continuamente esposta e impegnativa sul piano fisico, con caratteristici tratti su tronchi e scalette di ginepro.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Aggiornamento (agosto 2018): la Ferrata degli Angeli risulta smantellata nell’attacco originale e il percorso si svolge ora su un itinerario differente: occorre seguire le tracce in loco. Stato dell’itinerario da verificare: accertati delle condizioni reali e della presenza delle attrezzature prima di impegnarti nella salita.
    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge l’isola in battello da Porto San Paolo (verificare gli orari): si sbarca alla spiaggia dello Spalmatore e si segue l’evidente sentiero verso Punta la Mandria (apri il punto di partenza su Google Maps – 40.88053, 9.6369). Da Punta la Mandria si percorre un sentiero verso est che risale ripido le pareti; si supera un tratto ripido con l’aiuto di una corda (progressione in aderenza) fino alla targhetta che indica l’inizio della ferrata (20′ dall’arrivo in battello).

    ▲Il percorso

    Dalla targa si segue la freccia rossa che aggira uno spigolo dove inizia l’attrezzatura. Si attacca una rampa obliqua gradonata, poi una parete verticale con alcuni appigli; in cima compare il primo tronco di legno – caratteristica della via – che fa da appoggio in un esposto traverso orizzontale. Si entra in un anfratto roccioso e si risale uno spigolo esposto con l’aiuto di un paio di infissi; segue un traverso dove di nuovo un tronco sostiene i piedi, poi il tratto più caratteristico: una scaletta di legno di ginepro che fa salire in piena esposizione una parete verticale, qui assicurata anche da una robusta catena. Terminata la scala si vira a sinistra su un traverso orizzontale dove, per i pochi appigli, è necessario trazionare sul cavo; si sale poi in diagonale su un tratto non difficile ma privo di appoggi per i piedi e infine una breve parete verticale chiude la prima sezione (i cavi terminano momentaneamente).

    Si segue il sentiero risalendo alcune roccette con segni rossi fino a riprendere il cavo per la seconda sezione, prevalentemente in cresta. Si sale una prima parete in diagonale con un traverso non difficile che porta sul filo; inizialmente ci si tiene sul lato destro, poco sotto la cresta, poi si prosegue tra sali e scendi sui risalti rocciosi, con panorama meraviglioso. Un diedro di alcuni metri, agevole, porta a un terrazzino: si gira a destra e si prosegue in diagonale su una rampa gradonata; il cavo termina e su roccette si raggiunge la croce sommitale (598 m), circa 2 ore dall’attacco. Non togliere l’imbraco: il rientro prevede tratti attrezzati.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 2/5. Magnifica dal punto di vista paesaggistico, ma da non sottovalutare: l’esposizione è continua e il dislivello richiede buono stato di forma. Nei tratti difficili aiutano le attrezzature e i singolari tronchi di ginepro; la corda è di piccolo diametro ma ben tesa e in un passaggio è affiancata da una robusta catena. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di mare percorribile da primavera ad autunno; va evitato nelle ore più calde e con vento forte sulle creste. Dipende dagli orari del battello da Porto San Paolo: pianifica andata e ritorno con margine. Vista l’esposizione costante e lo stato «da verificare» delle attrezzature, valuta con attenzione le condizioni in loco.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si prosegue in cresta verso Punta Cannone (circa 30′); in prossimità di una selletta fra la Sella di Lucca e Punta Cannone si individua un sentiero attrezzato in discesa con segnavia rosso, che riporta alla spiaggia (1h 30′ dal termine della ferrata, circa 4 ore totali).

    ▲Da abbinare

    Su Tavolara non ci sono altre vie ferrate (ma belle vie lunghe d’arrampicata). Da Porto San Paolo si può puntare alla Ferrata di Badde Pentumas, alla Ferrata del Castello di Medusa, alla Ferrata di Giorrè, alla Ferrata Regina o alla Ferrata del Cabirol. Più a sud, in provincia di Carbonia-Iglesias, la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata del Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:20 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario558 m
    • Altitudine massima598 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata dei Ginepri (ex Brizio) al Corno Grande

    Ferrata dei Ginepri (ex Brizio) al Corno Grande

    Vie Ferrate › Abruzzo › L'Aquila
    Ferrata dei Ginepri (ex Brizio) al Corno Grande

    La Ferrata dei Ginepri (ex Ferrata Brizio) collega i versanti nord e sud del Corno Grande del Gran Sasso (provincia de L’Aquila, Abruzzo), evitando la salita per la via normale o la direttissima. È un itinerario di media difficoltà che si svolge a mezzacosta, con alcuni tratti decisamente esposti e una caratteristica successione di scale metalliche: tecnicamente non difficile, ma in ambiente d’alta quota e di grande respiro.

    ⚠ Stato da verificare prima di partire. Dopo il rinnovo delle attrezzature nel 2018, una slavina invernale ha danneggiato una delle scale e, secondo la relazione, la via non risulta ufficialmente aperta/collaudata, pur essendo l’attrezzatura in buono stato e la scala non gravemente danneggiata. Essendo la via prevalentemente esposta a nord, a inizio stagione è frequente trovare un nevaio nel canalone (circa al 30% del percorso): può essere ghiacciato e rendere necessari ramponi e, in certe condizioni, corda. Valutare condizioni e agibilità aggiornate prima di intraprendere l’itinerario.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Campo Imperatore. Da Roma o Teramo: A24 fino al casello di Assergi, poi SS 17bis per Fonte Cerreto e quindi fino al parcheggio di Campo Imperatore; in alternativa si può lasciare l’auto a Fonte Cerreto e salire in circa 7 minuti con la funivia (verificare sempre orari e giornate di apertura per non perdere l’ultima corsa). Da Pescara: A25 fino a Popoli, poi SS 17 verso L’Aquila e Assergi (apri il punto di partenza su Google Maps). Da Campo Imperatore si raggiunge la Sella di Monte Aquila (2423 m) per il turistico sentiero 101, ignorando le deviazioni a sinistra per il Rifugio Duca degli Abruzzi. Alla sella si tiene il sentiero 103 a sinistra, verso nord in direzione della Sella del Breccecaio, ignorando il 104 che a destra porta alla Sella del Corno Grande. A un bivio successivo si prosegue dritti (a sinistra si va al Rifugio Garibaldi) e, sempre sul 103 che taglia le pareti meridionali del Corno Grande, si raggiunge la Sella del Brecciaio (2506 m, circa 1 ora e 15 minuti da Campo Imperatore), dove si attacca la ferrata.

    ▲Il percorso

    La via ha uno sviluppo particolare: nella prima parte si perde quota fino a un punto a valle, per poi risalire sul versante nord del Corno Grande. Si segue il sentiero fino al cavo metallico, che corre sulla sinistra e scende in diagonale su una rampa inclinata e poi su un colatoio ricco di appoggi. Si scende a una stretta cengia, si aggira uno spigolo e, lungo una cengia diagonale, si raggiunge la prima scaletta metallica; scesa questa, un’ampia cengia conduce a una seconda scala più lunga, da scendere in forte esposizione; dopo un breve tratto di collegamento a sinistra si scende un’altra scala. Le scale non hanno difficoltà tecniche ma sono esposte e adrenaliniche. Al termine si incontra generalmente il nevaio: lo si può attraversare, oppure risalire il tratto tra nevaio e roccia con un paio di passi di arrampicata libera, oppure scendere su sfasciumi e attraversarlo a valle risalendo sul versante opposto; la scelta dipende dalle condizioni. Il nevaio segna la fine della discesa e l’inizio della risalita: si sale in divertente arrampicata uno spigolo ben appigliato, si prosegue su una cengia e un breve tratto in discesa, quindi in diagonale si risale la parete fino a un traverso in salita e agli ultimi tratti, fino al termine delle attrezzature (1 ora e 15 minuti dalla Sella del Brecciaio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche contenute (2/5), ma complessità ambientale, esposizione e impegno fisico attorno al 3/5, complici la quota, la lunghezza dell’itinerario e i tratti esposti sulle scale. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco; a inizio stagione anche ramponi (ed eventualmente corda) per il nevaio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Da preferire l’estate e l’inizio autunno, quando il nevaio è ridotto o assente; verificare comunque le condizioni aggiornate vista la situazione di agibilità non ufficiale. La via è particolarmente utile per concatenamenti e per i rientri lunghi dai due Corni. Un cenno di storia: la ferrata fu costruita negli anni ’50 per facilitare l’accesso al Corno Piccolo dal versante aquilano ed era intitolata all’alpinista Guido Brizio; nel 2023 il CAI di Teramo ha deciso di rinominarla Ferrata dei Ginepri.

    ▲Discesa

    Tralasciando il ritorno a ritroso sulla ferrata, il rientro più breve prosegue in salita verso la Sella dei Due Corni (2547 m); da qui si tiene la destra seguendo i bolli biancorossi in salita ripida, con un paio di passaggi di arrampicata libera (I grado), fino al Passo del Cannone (2679 m), molto panoramico. Si prosegue a destra sulla traccia 103 in direzione sud-ovest per una decina di minuti fino alle indicazioni (segnavia 154) della Via Normale per la vetta del Corno Grande (2912 m, salita facoltativa, circa 1 ora andata e ritorno, non conteggiata nei tempi). Ignorando la Via Normale si resta sul 103 in discesa; a un nuovo bivio si ignora il 154A (Cresta Ovest) e si scende fino alla Sella del Brecciaio (circa 2 ore e 30 minuti dal termine della ferrata). A ritroso per il sentiero di avvicinamento si rientra a Campo Imperatore (40 minuti, circa 5 ore e 30 minuti complessivi), eventualmente con sosta al Rifugio Duca degli Abruzzi o al Garibaldi.

    ▲Da abbinare

    L’itinerario si abbina spesso ad altre vie dei due Corni per collegare i versanti del Corno Grande. Verso il Corno Piccolo: il Sentiero Attrezzato Ventricini e la Ferrata Danesi. Sul Corno Grande la Ferrata Ricci e la Ferrata al Bivacco Bafile. Sul versante aquilano il lungo Sentiero del Centenario (con la Ferrata Famigliari) e, a nord, la Ferrata Bertona.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale5:30 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario779 m
    • Altitudine massima2912 m
    • Lunghezza13 Km
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