Caratteristica: Molto esposta

  • Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    La Ferrata sulla parete nord del Coglians (in tedesco Hohe Warte), recentemente ristrutturata, è difficile e si svolge in un bellissimo e severo ambiente di alta montagna al confine tra Italia e Austria. Itinerario lungo, con oltre 2 ore di avvicinamento e rientro per sentiero attrezzato: ideale da dividere in due giornate.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Tolazzi (1350 m), a Collina di Forni Avoltri (Udine), vicinissimo al confine austriaco. Open road signs on Google Maps. Si sale per il Sentiero dei Cramars (segnavia 144) verso il Rifugio Lambertenghi Romanin (1955 m): forestale poi sentiero, ignorando la deviazione a destra per il Sentiero Spinotti (145), usata al rientro (1h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si sale al Passo Volaia (1974 m), confine di stato affacciato sul Lago Volaia; si scende leggermente e, tenendo la traccia a destra del lago, ci si immette sul sentiero 403 in salita verso est. Su pietraia si punta alla forcella del Valentintörl seguendo i segnavia austriaci «Weg der 26er» (427): attenzione al bivio poco segnalato, dove si taglia a destra verso una sella (2147 m) lasciando la forcella sulla sinistra. Si piega a sud (427-1, radi bolli blu) fino a una parete di una cinquantina di metri — non la ferrata vera e propria, ma il preludio — che si sale e si scende sul versante opposto, sul ghiaione (eventualmente innevato) sotto la parete nord. A un bivio segnalato si ignora la traccia a sinistra (nuova ferrata 427-2) e si raggiunge l'attacco, indicato da una freccia blu e una targhetta (2276 m, 2h 30' totali).

    ▲The path

    La via è particolarmente impegnativa nei primi 150 metri: verticale, varia e atletica, con infissi presenti ma non eccessivi. L'attacco su alta parete con canalini dà subito il tono; si guadagnano i primi metri verticali piegando a sinistra in un canalino (utile un primo piolo in un passaggio strapiombante), poi si aggira a sinistra un primo tetto con traverso diagonale impegnativo fino a un terrazzino. La parete prosegue verticale fino a un secondo tetto, aggirato con un traverso orizzontale su pioli, molto aereo. Si entra in un canalino e si arriva al passaggio probabilmente più impegnativo: un terzo tetto aggirato con un lungo traverso a sinistra su placca levigata e spesso umida, in aderenza, con un paio di trazioni per uscirne. Si sale ancora verticali fino a un terrazzino, poi passaggi di media difficoltà e un ulteriore traverso simile ai precedenti, fino al termine momentaneo delle attrezzature e della prima difficile sezione. Su ghiaia si raggiunge la seconda parte attrezzata: roccette verticali ma gradonate e passaggi appoggiati arrampicabili (roccia meno levigata, più appigli, ma ghiaino da non smuovere), fino a un ultimo canalino esposto che porta alla cresta spartiacque e confine di stato (circa 2700 m, 2h dall'attacco). Si percorre la cresta, prima larga poi sul filo, con passaggi esposti ma non difficili, e una sezione finale gradonata e arrampicabile fino alla vetta del Coglians (2780 m, 3h dall'attacco, 5h 30' totali), con croce e campana.

    ▲Character and difficulty

    Storica ferrata costruita nel 2000 dal 26° battaglione austriaco di Spittal (da cui «Weg der 26er»). Ambiente severo, prima sezione molto esposta. Fondamentale dosare le energie per arrivare lucidi ai passaggi chiave, che richiedono forte trazione sul cavo.

    ⚠ La prima sezione è difficile e almeno un paio di passaggi sono da considerarsi «Molto Difficili», soprattutto con roccia bagnata (frequente). Facile imbattersi in nevai nel canalone del Valentintörl e nel ghiaione sotto l'attacco. Oltre il confine si seguono i cartelli austriaci: ricordare i nomi locali (Weg der 26er, Hohe Warte).
    ▲Period and safety

    Piena estate con meteo stabile. Alta montagna di confine: valutare neve nei canaloni e condizioni della roccia. Consigliato spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Discipline

    Dalla campana di vetta si scende per la via normale (segnavia 143), su roccette ben segnate poi ghiaione, fino a un bivio (2330 m, circa 45' dalla vetta) dove si tiene la destra verso il Sentiero Attrezzato Spinotti (145). Lo Spinotti ha tratti attrezzati: un curioso tratto su placca con gradini di legno, una cengia e un camino che si scende su scala metallica e poi su fune lungo l'esposta parete esterna, fino a rientrare al Rifugio Lambertenghi Romanin (2h 30' dalla vetta). Si riprende il sentiero dell'avvicinamento fino al Rifugio Tolazzi (3h 30' dalla vetta, 9h totali).

    ▲To match

    Sulle Alpi Carniche: a est la Ferrata Chiadenis; più a sud la Ferrata 50 del Clap, la Ferrata Cassiopea e, verso Tolmezzo, la Ferrata Farina del Diavolo.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupAlps Carnia
    • Approach2:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerary (a/r)9:00 h
    • Hardware level difference530 m
    • Route difference1430 m
    • Max2780 m
    • Length10,3 Km
  • Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Vie Ferrate › Piedmont › Turin
    Ferrata Ciardelli (Bourcet)
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Ciardelli sul Bourcet è molto atletica e fortemente esposta: tratti verticali, un ponte sospeso, traversi e infine un'imponente bastionata impegnativa ed emozionante. Si raccomanda un buon allenamento prima di percorrerla.

    ▲Approach

    Si parte dalla frazione di Roreto, comune di Roure (Val Chisone, Torino), parcheggiando nella piazza del paese. Open road signs on Google Maps. Dalla piazza si segue la provinciale verso nord-est per circa 250 m, poi a sinistra un vicolo che conduce verso Bourcet; superato il ponte si arriva a una fontana in legno e si segue il sentiero di avvicinamento, ottimamente segnalato, che passa vicino alle falesie della zona e in breve porta all'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si attacca una parete verticale, con attrezzature dove necessario e comunque ben distanziate, che dà subito il tono atletico della via. In cima a questo tratto un traverso orizzontale verso destra porta al ponte tibetano (25 m) su tre corde, molto esposto e piuttosto ballerino. Oltre il ponte si risale una corta parete verticale senza staffe che immette in un singolare anfratto roccioso: qui termina la prima sezione, dopo una serie di passaggi belli e impegnativi, a tratti in strapiombo, con esposizione crescente. Si attraversa un boschetto e si raggiunge una cengia, di fronte all'ultima imponente parete: una placca verticale di circa 150 metri, la parte più difficile e impegnativa. Si sale sfruttando le staffe in un crescendo di sollecitazioni per braccia e schiena; le difficoltà tecniche non sono elevate, ma servono forza di braccia e assoluta assenza di vertigini per l'esposizione sempre maggiore. Terminata la bastionata, un breve collegamento porta in cima e conclude la ferrata (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata atletica da non sottovalutare. L'attrezzatura di sostegno non è abbondante e abbastanza distanziata, cosa che può mettere in difficoltà chi è di bassa statura. È dedicata al capitano Nicola Ciardelli, morto nell'attentato di Nassiriya (2006); la via è stata inaugurata nel 2009.

    ⚠ Nel traverso e nell'ultima bastionata attenzione alla caduta di detriti dall'alto (alcune staffe risultano piegate). Il ponte è strutturato in modo non ottimale, con il cavo della longe esterno: in caso di caduta sarebbe difficile risalire sul ponte.
    ▲Period and safety

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento richiesto per l'impegno fisico continuo.

    ▲Discipline

    Due opzioni: i bollini blu o quelli rossi (verso sinistra). Il sentiero blu è molto scivoloso e in alcuni tratti franoso, quindi massima attenzione; il sentiero rosso è una carrareccia che riporta al fondovalle (45' dal termine della ferrata, circa 3h 15' totali).

    ▲To match

    Nelle vicinanze la recente Ferrata Pra Catinat (circa 20' d'auto). Risalendo la valle, le ferrate di Claviere: la Ferrata del Bunker e la Low-High and Chaberton Battery Hardware.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference350 m
    • Route difference470 m
    • Max1278 m
    • Length4 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    The Ferrata del Monte Emilius crosses the north and north-west ridge of the top (3551 m) from the Colle Carrel: for length, environment and altitude difference should be considered one of the most challenging. It is a high mountain itinerary not to be underestimated, more than 16 km, which should be broken in two days with overnight stay at the Arbolle Refuge or the Federigo Bivacco.

    ▲Approach

    From the Aosta-Pila mountain station, continue to Chamolé station (2300 m). Open road signs on Google Maps. Follow the path towards Refuge Arbolle (mark 19c then 19a uphill, then a hundred meters downhill in the Arbolle valley; 1h 30' from the upstream station). You should stay at the shelter. From there go down the path 14 (Vallone di Comboe) up to a crossroads where you keep the right on the paths 16c e 16a to the spartan Bivacco Federigo (2907 m), under the Colle Carrel (1h 30' from the refuge, 3h 45' total). The ferrata starts right behind the bivouac.

    ▲The path

    From the bivouac follow the traces up to the' attack; the road takes place mainly on the crest wire. There are rocks and several exposed but not difficult traverses, up to a point where you disarrampica towards a suspended bridge very exposed, with wooden walkway for your feet. Beyond the bridge you reach the Mont Ross, from which you continue on the right side on sloped and exposed plates; here a via escape (cart) descends right towards Lake Gelato. The ferrata alternates along the crest path and vertical or exposed passages protected by cable and cambre, along beautiful granite plaques, up to the Petit Emilius (3342 m). Always holding the right of the wire you pass the steps and a vertical section with metal fixtures where there can be a snowmaker even in late season (better to have the ramps). A last rocky highlight leads to the final ridge and, in about ten minutes, to the top madonnine (3551 m, 4h 30' from the bivouac, 7h 30' total).

    ▲Character and difficulty

    Excellent and well positioned equipment, but it is a ferrata to be considered as part of a long, challenging and fulfilling alpine itinerary. At the end of the road, attention is paid to some unprotected sections on rock not always stable.

    ⚠ Until at least at the end of July bringing ramps and peak: it is not unusual to find snow at altitude, where safety equipment can be unusable. A stable weather is indispensable. The cable car closes relatively early in summer: prohibitive route in one day, better in two.
    ▲Period and safety

    Full summer with snow absent or manageable at altitude. High mountain: assess conditions, plant and weather times.

    ▲Discipline

    From the top you descend along the normal road to the Passo dei Tre Cappuccini, along the Gelato Lake and continue until the Rifugio Arbolle (2h 30' from the top, 10h total). From the refuge, back to the path of approach to the cable car (1h from the refuge, 11h total).

    ▲To match

    Staying in Arbolle, on the return you can walk the simplest but panoramic Sentiero Attrezzato Panorama. Other itineraries in Valle d'Aosta: Ferrata del Gran Paradiso, Ferrata al Bivacco Borelli e Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionAosta Valley
    • GroupMonte Emilius
    • Approach3:00 h
    • Ferrata4:30 h
    • Itinerary (a/r)11:00 h
    • Hardware level difference750 m
    • Route difference1250 m
    • Max3551 m
    • Length16,4 Km
  • Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Merlone raggiunge la cima più alta del sottogruppo dei Cadini di Misurina, nelle Dolomiti di Sesto: una linea verticale e fortemente aerea, celebre (e discussa) per le sue interminabili scalinate metalliche e per un traverso esposto che resta impresso. Itinerario lungo, con dislivello assoluto importante e un rientro che impone saliscendi e la risalita di forcelle.

    ▲Approach

    Si parte dalla strada che collega il Lago di Misurina al Rifugio Auronzo. Poco prima del pedaggio, dopo una doppia curva, sulla destra si apre uno spiazzo in leggera discesa dove lasciare l'auto (posti limitati in alta stagione), riconoscibile da una palina biancorossa del CAI. Open road signs on Google Maps. Dallo spiazzo si imbocca la sterrata che sale verso est nel bosco di conifere seguendo il segnavia CAI 115; superato il Pian degli Spiriti (1895 m) la pendenza resta moderata fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, 1h 30' dal parcheggio), al Passo di Toce. Da qui si segue l'indicazione in ripida salita verso sud fino a un vallone detritico; una traccia con radi segni lo attraversa portando sul versante opposto, dove due lunghe scale metalliche — già visibili dal basso — annunciano l'attacco (30' dal rifugio, 2h totali dall'auto).

    ▲The path

    Si risalgono alcune roccette instabili fino alla prima fune, che procede orizzontale per pochi metri prima di un balzo di un paio di metri dove si trova la targhetta dedicatoria. La prima sezione alterna roccette attrezzate e un paio di facili salti da arrampicare in libera (I grado, segni blu, roccia ben appigliata) e porta verso destra, in direzione delle lunghe scale. La prima parte da un terrazzino panoramico affacciato sulle Tre Cime di Lavaredo: inizia qui la salita di oltre 300 gradini, tecnicamente facile ma via via sempre più esposta. Un tratto diagonale verso destra, un breve diedro e una parete appoggiata conducono a nuove serie di scale in forte esposizione, a volte sorprendenti perché da verticali piegano bruscamente a destra o a sinistra. Si raggiunge un traverso esposto verso sinistra che porta a una passerella in legno; oltre la passerella il traverso si impenna nel passaggio chiave, molto aereo, fino a un'altra scaletta verticale. Questa termina sotto un masso, che si aggira a sinistra per riprendere a salire in verticale; segue un traverso ascendente verso destra che, presso un salto, piega a sinistra dove una delle poche staffe della via aiuta a superare un leggero spanciamento. Nel tratto conclusivo si sale una parete appigliata ma verticale ed esposta, quindi un sentiero e un ultimo dislivello di circa 70 m fino alla vetta Cadin di Nord Est (2788 m), segnalata da uno spartano cartello rosso (1h 30' di sola ferrata).

    ▲Character and difficulty

    Le scale — a tratti davvero troppe per i puristi dell'arrampicata — abbassano la difficoltà tecnica di una parete che, senza attrezzatura e su roccia spesso verticale e tendente all'unto, sarebbe molto difficile. Resta però la forte esposizione, costante, e un paio di passaggi più impegnativi nella seconda metà: di qui la valutazione complessiva Molto Difficile. Attenzione anche ai brevi tratti in libera (I grado), dove la sabbiolina può rendere insidiosi gli appoggi.

    ⚠ La via è percorsa nei due sensi: il caschetto è obbligatorio per il rischio di scariche di sassi smossi da chi sta sopra. Il vallone che precede l'attacco resta spesso innevato anche a stagione inoltrata; la pendenza è modesta (i ramponi sono in genere eccessivi), ma per le condizioni conviene sentire il Rifugio Fonda Savio.
    ▲Period and safety

    Stagione estiva, quando il vallone d'attacco è libero dalla neve. Verificare le condizioni al Rifugio Fonda Savio. Calma e prudenza nei tratti in libera e nei diagonali sabbiosi; la discesa è impegnativa per l'esposizione continua.

    ▲Discipline

    Si scende disarrampicando la stessa Ferrata Merlone fino al vallone detritico (1h 30' dalla vetta, 5h totali). Da qui tre opzioni: (1) verso sud, tenendosi sul versante destro del vallone, con brevi tratti attrezzati fino alla Forcella de la Neve (2471 m, 1h 30'), poi giù nel Ciadin de la Neve sul sentiero 118 fino alla deviazione a destra per il 115 e ritorno all'auto (1h 30', 8h totali); (2) tenere la destra fino al Rifugio Fonda Savio e prendere il sentiero 117 verso la Forcella del Diavolo (alcuni tratti attrezzati), scendendo poi nel Ciadin de la Neve come nell'opzione 1 (7h 30' totali); (3) a ritroso per il sentiero dell'andata (2h, 7h totali).

    ▲To match

    Con partenza all'alba la Merlone si concatena con il Path equipped Bonacossa. Nelle vicinanze, sulle Dolomiti di Sesto: Ferrata delle Scalette, Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin e Ferrata Innerkofler al Monte Paterno; sul Cristallo la Ferrata Bianchi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupCadini di Misurina
    • Approach2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference438 m
    • Route difference1036 m
    • Max2788 m
    • Length11 Km
  • Ferrata Spellini

    Ferrata Spellini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Spellini
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La recente Ferrata Felice Spellini collega il Rifugio Tosa-Pedrotti con la Bocca degli Armi, punto di raccordo tra la Ferrata delle Bocchette Centrali e quella delle Bocchette Alte, nelle Dolomiti di Brenta. Non presenta difficoltà tecniche elevate, ma è molto esposta e si svolge in pieno ambiente di alta montagna; spesso viene usata come via di rientro, qui invece è descritta in salita all'interno di un anello con le Bocchette Centrali.

    ▲Approach

    Come per molti itinerari delle Dolomiti di Brenta il punto di partenza può variare; questa relazione considera la Spellini percorsa in salita partendo da Molveno, lasciando l'auto nei pressi della Baita Ciclamino, raggiungibile salendo da Molveno per via Dolomiti (starting point on Google Maps). Dalla baita si segue il segnavia CAI 319 lungo una sterrata in modesta salita fino a un bivio, dove a sinistra il 319 sale ripido al Rifugio Selvata (1630 m, 1h 30'); proseguendo sul 319 si raggiungono prima il Rifugio Tosa (2439 m) e poi il Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Selvata, 4h dal parcheggio). Dal Pedrotti si torna al Rifugio Tosa e di qui si procede verso nord-est sul Sentiero Attrezzato Orsi, che in circa 30' porta al bivio di Busa degli Sfulmini (2364 m), dove a sinistra inizia l'itinerario della Spellini (4h 45' dal parcheggio). Per evitare la sosta al Pedrotti e l'ultimo tratto di salita ripida, circa 20' prima del rifugio un'indicazione porta al Sentiero Attrezzato Orsi (CAI 303), prima verso ovest e poi a nord-est, raggiungendo in 30' la palina di Busa degli Sfulmini con la targa metallica (4h dal parcheggio).

    ▲The path

    Dalla palina di Busa degli Sfulmini si risale il vallone con discreta pendenza, su sentiero ben segnato a serpentine, lungo i ghiaioni sotto il Campanil Basso, fino al cartello rosso che segna l'inizio della ferrata vera e propria, che si sviluppa su circa 200 metri verticali fino alla Bocca degli Armi. Un primo tratto privo di difficoltà, su roccette con staffe di sostegno, conduce sotto la prima lunga e impegnativa scala: in questa via si incontrano diverse scale, ma la prima e l'ultima sono le più faticose perché tendono a spingere in fuori (per chi non è ben allenato può essere utile un rinvio). Si prosegue verso destra affrontando un traverso breve ma da non sottovalutare, poi una breve scala e quindi una salita che alterna scale a cenge, roccette e un paio di facili traversi; merita una nota a parte l'ultima scala, la più lunga e impegnativa. L'esposizione lungo il percorso è notevole, ma mai su passaggi tecnicamente difficili. Dopo l'ultima scala una breve serie di tratti attrezzati porta al termine della Spellini, segnalato da una seconda targa metallica e da un cartello rosso per chi la percorre in discesa (1h 30' da Busa degli Sfulmini, 5h 30' dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    La Spellini è caratterizzata da elevata esposizione, accentuata dalla serie di scale; le difficoltà tecniche sono ridotte e, a parte lo sforzo fisico per risalire le scale, solo un traverso è degno di nota. L'attrezzatura è quasi ovunque nuova e in ottimo stato.

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 11h nell'anello completo) e in ambiente d'alta montagna: va affrontato ben allenati e partendo presto. Attenzione all'eventuale neve nel canalone prima dell'inizio della ferrata.

    ▲Period and safety

    Via per la piena stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Gruppo di Brenta di 4Land.

    ▲Discipline

    Terminata la ferrata alla Bocca degli Armi (2749 m), per chiudere l'anello proposto si procede verso sud lungo la Ferrata delle Bocchette Centrali: percorso esposto ma generalmente ben assicurato e senza particolari difficoltà tecniche, con panorami notevoli su Cima Brenta Alta e sulle guglie vicine. Si raggiunge in 2h 30' la Bocca di Brenta, dove finisce la parte impegnativa, e in 15' il Rifugio Pedrotti (2h 45' dal termine della Spellini, 8h 15' dal parcheggio); da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino alla Baita Ciclamino (3h, 11h 15' totali). In alternativa si può percorrere la Spellini a ritroso e tornare per la via dell'andata, ma vista la lunghezza dell'avvicinamento l'abbinamento con le Bocchette Centrali è decisamente consigliato.

    ▲To match

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata delle Bocchette Centrali. Pernottando in quota (ad esempio al Rifugio Alimonta, 45' dal termine della Spellini) si può concatenare il giorno seguente la Ferrata delle Bocchette Alte. Tra gli altri itinerari del Brenta segnaliamo il Sentiero Attrezzato Sosat, quello dell'Ideale, la Ferrata Castiglioni e la Ferrata Brentari.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupDolomiti di Brenta
    • Approach4:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)11:15 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference1236 m
    • Max2749 m
    • Length11 Km
  • Ferrata di Camoglieres

    Ferrata di Camoglieres

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata di Camoglieres

    La Ferrata di Camoglieres è una via “alla francese” che risale la bastionata sopra l’omonima frazione in Val Maira: atletica e impegnativa, con tratti strapiombanti, forte esposizione e molte staffe metalliche. È consigliata a chi cerca una prova fisica più che arrampicata pura, e include un lungo ponte tibetano sospeso.

    ▲Approach

    Punto di partenza la frazione di Camoglieres, comune di Macra (Cuneo): si percorre la SP422 da Cuneo verso Caraglio e Dronero e, poco dopo Lottullo, a un incrocio si va a destra seguendo le indicazioni “Camoglieres – Via Ferrata” (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si vede a destra la bastionata della ferrata; si prosegue sulla stradina asfaltata verso la fine dell’abitato dove, sulla destra, parte un sentiero ben segnato con cartelli e segni gialli che porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via fa ampio uso di staffe e cambre metalliche. Si attacca una parete che nei primi metri ricorda un breve diedro, con appigli sul lato destro; segue un traverso a sinistra e la salita verticale con alcuni tratti strapiombanti e faticosi per le braccia, intervallata da un traverso diagonale con cambre per i piedi. In cima a questa lunga parete si incontra la prima via di fuga a sinistra. Un breve sentiero porta al secondo tratto: parete con sezioni strapiombanti in leggera diagonale, aggiramento di un esposto spigolo, un gendarme roccioso da aggirare e risalire con un breve passaggio spanciante, infine una parete verticale più appoggiata. Dopo un tratto di sentiero nel bosco si raggiunge il terzo tratto: parete verticale con sezioni strapiombanti (una ventina di metri), un faticoso traverso diagonale in salita e una risalita verticale molto esposta fino a un tetto roccioso aggirato su un emozionante spigolo. Si arriva quindi al lungo e oscillante ponte tibetano; oltre il ponte, un sentiero porta alla quarta sezione, la meno impegnativa, e poi all’ultimo tratto, difficile e fisico: una cengia, uno spigolo verticale, un impegnativo traverso a destra e una verticale molto esposta in prossimità della fine. Gli ultimi metri attrezzati e un sentiero portano alla croce di vetta (2h 15′ dall’attacco, 2h 30′ dal parcheggio). Tra ponte e ultima parete due vie di fuga consentono di rientrare o di raggiungere la cima saltando l’ultimo tratto.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata atletica, impegnativa e stancante; le difficoltà di arrampicata pura sono ridotte grazie all’abbondante attrezzatura, ma l’impegno fisico e l’esposizione sono elevati. Difficoltà complessiva: Difficile. Diverse vie di fuga aiutano chi non se la sentisse di completare.

    ⚠ È esplicitamente vietato percorrere la via ferrata in discesa. Non sottovalutare l’impegno fisico e l’esposizione; valutare le vie di fuga prima di impegnarsi nei tratti strapiombanti.
    ▲Period and safety

    Quota modesta (max 1.320 m): percorribile gran parte della stagione con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta della Val Maira.

    ▲Discipline

    Non togliere l’imbrago al termine della ferrata: in discesa ci sono ancora alcuni tratti attrezzati. Dalla croce un sentiero ben segnato con bolli gialli riporta all’auto in circa 40′ (3h 15′ totali).

    ▲To match

    Vicine la Ferrata degli Alpini all’Oronaye e la Ferrata di Chiaronto (meglio in giorni diversi). In provincia di Cuneo anche la Ferrata della Rocca dei Corvi, la Ferrata a Rocca Senghi e la Ferrata del Bec Valletta a Limone; più a sud la Ferrata degli Artisti in provincia di Savona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie – Val Maira
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference270 m
    • Route difference410 m
    • Max1320 m
    • Length3 Km
  • Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    La recente Ferrata Bepi Martini (Martini Barzolai) sale al Colle di Colesei, sul versante Comelico delle Dolomiti di Sesto. Non e lunga ma molto bella, con sviluppo prevalentemente verticale e una grande esposizione; nella parte alta offre due varianti, una delle quali di livello difficile.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Lunelli (1568 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico (che separa Sesto, in provincia di Bolzano, da Comelico Superiore in Cadore): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande fino al suo termine, presso il rifugio. (In alternativa si lascia l’auto al passo, con avvicinamento piu lungo sul Sentiero 124 verso il Colle di Colesei.) Dal Lunelli si segue il sentiero 171, o la piu lunga strada militare, verso la Forcella Pian della Biscia; dalla forcella si sale verso nord tenendo la destra, fuori dal bosco, per strada militare verso il fortino (opera 10) del Vallo Alpino del Littorio per circa 15 minuti. Si incrocia da sinistra il sentiero 124 dal Rifugio Berti (usato per il rientro), lo si ignora e si prosegue verso nord-ovest fino a una traccia con bolli rossi che da sinistra sale tra i pini mughi verso le pareti sud ed est del Colle; pochi ripidi tornanti portano all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    E una classica dolomitica: la prima parte e molto arrampicabile su buona roccia, con esposizione crescente, alternando placche, diedri e tratti piu appoggiati e un paio di traversi di media difficolta. Nella parte superiore si raggiunge una biforcazione: a destra una via piu impegnativa ed esposta corre lungo un’aerea cresta da cui si scende poi con discreto impegno verso una forcella; a sinistra una variante piu facile raggiunge la forcella senza particolari difficolta tecniche. Dalla forcella, ultimi metri e fine delle attrezzature; salendo a destra si raggiunge la Croda Sora di Colesei (2291 m), con magnifico panorama sulle cime vicine (1 ora dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta

    Via inaugurata nel 2020, verticale e impegnativa nella seconda sezione ma molto piacevole e arrampicabile, con attrezzatura nuova e un misto equilibrato di passaggi su roccia e su metallo solo dove necessario. La prima parte e di difficolta moderata.

    ⚠ L’esposizione e elevata: la parte alta, la variante di destra e il tratto in discesa verso la forcella richiedono maggiore attenzione e passo sicuro.
    ▲Discipline

    Il rientro piu breve e verso il Rifugio Lunelli: dalla fine delle attrezzature si segue la traccia fino al sentiero 122 (che collega il Rifugio Berti alla Forcella del Popera), si tiene la sinistra in discesa fino ai ruderi del Rifugio Olivo Sala e poi, ripidi, fino all’incrocio dell’avvicinamento e al Lunelli (circa 1 ora e 30 dal termine). In alternativa si raggiunge il Rifugio Berti e si scende per il piu comodo sentiero 101.

    ▲To match

    Si presta a itinerari di piu giorni nelle Dolomiti di Sesto orientali: dal Rifugio Berti la Ferrata Zandonella o la Ferrata della Croda Rossa di Sesto, con rientro ad anello al Lunelli, oppure il giro piu lungo con Roghel, Cengia Gabriella e Strada degli Alpini. In Comelico, verso il confine austriaco, ci sono il Sentiero Attrezzato d’Ambros, la ferrata del Camoscio al Palombino e le ferrate del Chiadenis e Sartor al Peralba; verso le Marmarole la Ferrata degli Alpini Jau Tana e il Sentiero Attrezzato Amalio Da Pra.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaHard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:30h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Route difference723 m
    • Max2291 m
  • Ferrata del Mangart

    Ferrata del Mangart

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Mangart
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    L’itinerario al Mangart, nelle Alpi Giulie, concatena la verticale ed esposta Ferrata Italiana e la successiva Ferrata Slovena fino alla vetta a 2677 metri, con discesa per la via normale. Si parte dal territorio italiano, ai Laghi di Fusine: una giornata lunga e impegnativa, tecnicamente di media difficolta ma molto aerea e con un notevole dislivello.

    ▲Approach

    Si parte dall’ampio parcheggio dei Laghi di Fusine, in provincia di Udine; si raggiunge Fusine Valromana (vicino a Tarvisio, uscita A23 di Tarvisio) e da li la deviazione per i laghi. Dal parcheggio si segue la strada quasi pianeggiante verso sud in direzione del Bivacco Nogara, ignorando le deviazioni a destra per il Rifugio Zacchi (segnavia 512) e per l’Alpe Vecchia (513). Dopo circa 45 minuti si lascia la sterrata e si tiene a destra il sentiero 517A per il Bivacco Nogara; la salita si fa decisa nel bosco, poi si esce su ghiaione con il Mangart ben visibile sopra di noi fino al Bivacco Nogara (1850 m, 2 ore e 30 dal parcheggio). La parete della Ferrata Italiana, molto ripida e con intagli e grotte evidenti, e ben visibile nell’ultimo tratto. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    L’attacco e a pochi metri dal bivacco (cartello e scritta su sasso). Si salgono roccette in diagonale con qualche balzo, si entra in una fenditura e, seguendo il cavo, si esce da un foro nella parte alta della grotta. Si risale quindi una parete verticale con buoni appigli naturali e artificiali, mentre l’esposizione, marchio di questa via, aumenta gradualmente; in lontananza si vedono i Laghi di Fusine. Un facile traverso gradonato a sinistra porta a un primo colatoio (fondo un po’ instabile), seguito da un traverso molto esposto che aggira uno spigolo e da un secondo colatoio ben gradonato col cavo a destra. Si esce a sinistra fino alla base di un camino, lo si sale sul lato sinistro con le staffe, si risale un canalino instabile e si chiude la prima meta della via. Un tratto di sentiero di collegamento riporta alle attrezzature e a un terrazzino, sotto una parete verticale povera di appigli dove solide staffe aiutano nei tratti piu ripidi; la parete si restringe a diedro e una stretta cengia a sinistra porta al passaggio piu iconico: quattro metri verticali su staffe sotto un tetto, che si aggira a sinistra raggiungendo un esposto spigolo camminando un paio di passi su staffe sospese nel vuoto. Si aggira lo spigolo col cavo che riparte ripido; la parete e ben attrezzata di staffe ma molto esposta. Si sale verso un nuovo tetto, aggirato da destra con l’aiuto di alcune staffe, e si traversa a destra superando uno spallone. Una nuova parete verticale, verticale nei primi metri e poi piu appoggiata, si risale piegando a destra; segue un facile traverso a sinistra dove gli appigli si interrompono bruscamente e si procede su un paio di pioli sospesi nel vuoto, entrando nell’ultima sezione italiana. Dopo una breve rampa a sinistra e una parete che piega prima a sinistra e poi a destra, si vedono gli escursionisti sul versante sloveno della Forcella del Mangart; si scende a sinistra pochi metri su una cengia, i cavi si incrociano e si sale in diagonale sul bordo di una fessura, poi si scende un paio di metri alla base di un esposto diedro che si risale, seguito da un altro esposto traverso che aggira uno spigolo. Una serie di passaggi piu facili e appoggiati chiude la Ferrata Italiana (1 ora e 30 dall’attacco, 4 ore in totale).

    Si taglia quindi in diagonale verso destra, entrando in territorio sloveno; nei pressi della Forcella Mangart si tiene la sinistra in leggera discesa fino all’attacco della Ferrata Slovena (2240 m, 15 minuti dal termine della ferrata italiana). Questa e composta da due grandi sezioni: la prima risale una gola tenendosi inizialmente a sinistra, senza eccessive difficolta ne arrampicata; si prosegue su una cengia e quindi su tratti verticali, rampe e traversi (di media difficolta) fino a roccette e cenge non attrezzate, con attenzione al fondo detritico, raggiungendo la vetta del Mangart con la grande croce di legno (2677 m, 1 ora dall’attacco sloveno, circa 3 ore dall’attacco italiano, circa 5 ore e 30 in totale).

    ▲Carattere e difficolta

    Itinerario lungo e di grande respiro. Le due ferrate non presentano difficolta tecniche elevate ma sono molto diverse: l’Italiana e decisamente verticale ed esposta, resa di media difficolta dall’abbondanza di staffe; la Slovena e piu appoggiata e arrampicabile, con roccia talvolta levigata.

    ⚠ Giornata lunga con forte dislivello e tratti molto esposti: serve buon allenamento e passo sicuro. Attenzione alla roccia levigata e al fondo detritico; l’attacco della ferrata slovena, a seconda della stagione, puo presentare un ampio tratto innevato. L’itinerario attraversa il confine di Stato tra Italia e Slovenia (area Schengen, senza posti di controllo).
    ▲Discipline

    Dalla vetta si segue la traccia verso la Cresta del Mangart (est) e dopo pochi minuti, a un bivio (2530 m), si scende a sinistra per la via normale tra roccette e ghiaia aggirando la parete nord; i tratti piu ripidi ed esposti sono attrezzati ma non difficili. Dopo circa un’ora, a un bivio in territorio sloveno, si prosegue dritti per la Forcella del Mangart ignorando a destra la traccia per la Ferrata Italiana; si attraversa il confine e si scende ripidamente nel vallone misto di terra, sassi ed erba fino al Bivacco Nogara, da cui si ripercorre a ritroso l’avvicinamento fino al parcheggio (3 ore dalla vetta).

    ▲Storia e da abbinare

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale la vetta del Mangart non era piu raggiungibile dal versante italiano perche la via normale saliva in territorio jugoslavo: per questo, nel 1955-56, la sezione CAI Monte Lussari di Tarvisio realizzo, con il contributo degli alpinisti di Cave del Predil, la Ferrata Italiana. In zona si possono dedicare giornate adiacenti alla Ferrata della Vita (abbinabile in discesa alla Ferrata Kugy o alla Ferrata alla Ponza di Mezzo); verso il Jof di Montasio ci sono la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Ceria Merlone; al Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan e il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia; sul versante di Sella Nevea la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionFriuli Venezia Giulia
    • GroupJulian Alps
    • Approach2:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)8:30 h
    • Hardware level difference710 m
    • Route difference1540 m
    • Max2677 m
    • Length10,5 Km
  • Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)

    Ferrata degli Angeli (Tavolara - Punta Cannone)

    Vie Ferrate › Sardegna › Olbia-Tempio
    Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)
    Moderately Hard● To checkDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata degli Angeli è uno spettacolare itinerario che raggiunge la vetta dell’isola di Tavolara, sulla costa tirrenica della Sardegna di fronte a Olbia. Risale da Punta la Mandria e cavalca le creste del versante occidentale dell’isola, con vista mozzafiato sul mare: non è estremamente difficile ma è continuamente esposta e impegnativa sul piano fisico, con caratteristici tratti su tronchi e scalette di ginepro.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Aggiornamento (agosto 2018): la Ferrata degli Angeli risulta smantellata nell’attacco originale e il percorso si svolge ora su un itinerario differente: occorre seguire le tracce in loco. Stato dell’itinerario da verificare: accertati delle condizioni reali e della presenza delle attrezzature prima di impegnarti nella salita.
    ▲Approach

    Si raggiunge l’isola in battello da Porto San Paolo (verificare gli orari): si sbarca alla spiaggia dello Spalmatore e si segue l’evidente sentiero verso Punta la Mandria (open the starting point on Google Maps – 40.88053, 9.6369). Da Punta la Mandria si percorre un sentiero verso est che risale ripido le pareti; si supera un tratto ripido con l’aiuto di una corda (progressione in aderenza) fino alla targhetta che indica l’inizio della ferrata (20′ dall’arrivo in battello).

    ▲The path

    Dalla targa si segue la freccia rossa che aggira uno spigolo dove inizia l’attrezzatura. Si attacca una rampa obliqua gradonata, poi una parete verticale con alcuni appigli; in cima compare il primo tronco di legno – caratteristica della via – che fa da appoggio in un esposto traverso orizzontale. Si entra in un anfratto roccioso e si risale uno spigolo esposto con l’aiuto di un paio di infissi; segue un traverso dove di nuovo un tronco sostiene i piedi, poi il tratto più caratteristico: una scaletta di legno di ginepro che fa salire in piena esposizione una parete verticale, qui assicurata anche da una robusta catena. Terminata la scala si vira a sinistra su un traverso orizzontale dove, per i pochi appigli, è necessario trazionare sul cavo; si sale poi in diagonale su un tratto non difficile ma privo di appoggi per i piedi e infine una breve parete verticale chiude la prima sezione (i cavi terminano momentaneamente).

    Si segue il sentiero risalendo alcune roccette con segni rossi fino a riprendere il cavo per la seconda sezione, prevalentemente in cresta. Si sale una prima parete in diagonale con un traverso non difficile che porta sul filo; inizialmente ci si tiene sul lato destro, poco sotto la cresta, poi si prosegue tra sali e scendi sui risalti rocciosi, con panorama meraviglioso. Un diedro di alcuni metri, agevole, porta a un terrazzino: si gira a destra e si prosegue in diagonale su una rampa gradonata; il cavo termina e su roccette si raggiunge la croce sommitale (598 m), circa 2 ore dall’attacco. Non togliere l’imbraco: il rientro prevede tratti attrezzati.

    ▲Character and difficulty

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 2/5. Magnifica dal punto di vista paesaggistico, ma da non sottovalutare: l’esposizione è continua e il dislivello richiede buono stato di forma. Nei tratti difficili aiutano le attrezzature e i singolari tronchi di ginepro; la corda è di piccolo diametro ma ben tesa e in un passaggio è affiancata da una robusta catena. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ▲Period and safety

    Itinerario di mare percorribile da primavera ad autunno; va evitato nelle ore più calde e con vento forte sulle creste. Dipende dagli orari del battello da Porto San Paolo: pianifica andata e ritorno con margine. Vista l’esposizione costante e lo stato «da verificare» delle attrezzature, valuta con attenzione le condizioni in loco.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si prosegue in cresta verso Punta Cannone (circa 30′); in prossimità di una selletta fra la Sella di Lucca e Punta Cannone si individua un sentiero attrezzato in discesa con segnavia rosso, che riporta alla spiaggia (1h 30′ dal termine della ferrata, circa 4 ore totali).

    ▲To match

    Su Tavolara non ci sono altre vie ferrate (ma belle vie lunghe d’arrampicata). Da Porto San Paolo si può puntare alla Ferrata di Badde Pentumas, alla Ferrata del Castello di Medusa, alla Ferrata di Giorrè, alla Ferrata Regina o alla Ferrata del Cabirol. Più a sud, in provincia di Carbonia-Iglesias, la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata del Pan di Zucchero.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach0:20 h
    • Duration2:00 h
    • Total itinerary4:00 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference558 m
    • Maximum altitude598 m
    • Length6,7 Km
  • Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil

    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil è una via molto difficile, recente e dichiaratamente atletica, che sale in forte esposizione la parete nord della Torre Clampil, sulle Alpi Carniche al confine fra la provincia di Udine e l’Austria. È un crescendo di passaggi strapiombanti e aerei: una salita per ferratisti ben allenati, abituati all’esposizione e ai passaggi di forza.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Via fortemente sconsigliata a chi non è ben allenato e non ha dimestichezza con vie ferrate, esposizione e passaggi atletici. La tracciatura cerca le placche più esposte: i fittoni che reggono il cavo sono piuttosto distanziati, il che peggiorerebbe le conseguenze di una caduta – massima attenzione. Consigliata una fettuccia con moschettoni per riposare in caso di stanchezza. In base alla stagione è facile trovare neve nel canalino d’accesso all’attacco: valutare i ramponi. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Approach

    Il parcheggio (1568 m) si trova poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, accanto a una bianca caserma dismessa, nei pressi del penultimo tornante prima del passo (open the starting point on Google Maps – 46.55258, 13.27393). Dal versante italiano si esce dalla A23 a Pontebba e si sale tra tornanti per circa 12 km (20′). Si segue il segnavia 433 lungo una sterrata nel bosco, tra sali e scendi, fino a vedere la colorata baita Winkel (1470 m) oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433, ignorando il bivio a sinistra per l’Alta Via CAI Pontebba verso la Sella della Pridola (possibile rientro), e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle; si oltrepassa il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi e si prosegue dritti fino a un secondo bivio importante, segnalato su un sasso e da un cartello CAI: a sinistra la Ferrata Contin, a destra la Ferrata Torre Clampil. Si tiene la destra, tagliando in diagonale il pietrisco di un vallone seguendo evidenti segni arancioni, fino alla bastionata della Torre Clampil e all’attacco, indicato anche da un’immagine con i settori e le difficoltà della via (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata si divide in 3 settori a difficoltà crescente. Il primo, più appoggiato, è una rampa diagonale seguita da passaggi che portano gradualmente verso destra, sotto la verticale della Torre; si affronta una prima placca verticale con discreti appigli naturali e qualche infisso – conviene già qui arrampicare il più possibile per risparmiare le braccia. I tratti verticali, di difficoltà media, sono intervallati da terrazzini detritici dove sostare comodamente.

    Nel secondo settore si piega con decisione a destra salendo una placchetta in forte esposizione fino a un terrazzino; si risale una parete liscia seguita da un traverso diagonale verso destra che inizia a sollecitare le braccia, poi una placca liscia attrezzata con staffe chiude la sezione.

    Il terzo settore è la parte molto difficile: placca levigata, spesso strapiombante, fitta di staffe, maniglie e pioli. Si parte con un tratto molto impegnativo – il cavo, inizialmente a sinistra, sale verticale su un passaggio strapiombante dove cambre, maniglie e chiodi (non sempre ben posizionati) aiutano la risalita; poi il cavo si sposta a destra e si supera con fatica uno spanciamento della roccia. Segue una lunga fila di cambre metalliche in forte esposizione: attenzione a non «sbandierare» per la pendenza della roccia. Si continua atletici, appena troppo distanti da una fessura a sinistra che offrirebbe appigli naturali, usando invece le cambre e piegando gradualmente a sinistra; un altro passaggio strapiombante (da studiare bene prima di affrontarlo) introduce a un canalino abbondantemente attrezzato, all’uscita del quale la ferrata termina (1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    La croce di vetta della Torre Clampil (2078 m) è pochi minuti più in alto, con bella vista sulla Creta di Aip a ovest e sul Monte Cavallo a sud (1h 15′ dall’attacco, 2h 45′ totali). Seguendo i segni verso la sella fra Torre Clampil e Torre Winkel – raggiungibile anche con la più facile Ferrata Contin – si salgono 3 brevi ma impegnativi tratti attrezzati fino alla vetta della Torre Winkel, segnata da un sasso colorato e da una targhetta (2041 m, 15′ dalla Torre Clampil, 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Molto Difficile, con difficoltà tecniche 4/5, ambientali 3/5, esposizione 5/5 e impegno fisico 4/5. Non è lunga, ma è un crescendo di passaggi atletici ed esposti: la tracciatura privilegia volutamente le placche più esposte e strapiombanti anziché le naturali debolezze della parete.

    ▲Period and safety

    Via d’alta quota da percorrere in estate con meteo stabile e roccia asciutta. Il canalino d’accesso può conservare neve anche a stagione avanzata (valutare i ramponi). Data l’esposizione e i tratti strapiombanti, è opportuna ottima forma fisica e padronanza delle tecniche di sosta su ferrata.

    ▲Discipline

    Dalla Torre Winkel si scende lungo la Ferrata Winkelturn, sul versante austriaco, verso il lago che ha accompagnato la salita: si segue il cavo verso nord-ovest, alternando facili tratti su roccia, erba e terra, perdendo i circa 200 m attrezzati senza grossi problemi (45′ dalla Torre Winkel). Si raggiunge il lago, lo si costeggia sulla destra fino al Passo di Madrizze (1919 m), quindi si segue il sentiero a destra che scende dolce tra bosco e mughi fino al sentiero 433 presso la Baita Winkel (1h dal lago); da qui, a ritroso lungo l’avvicinamento, si torna al parcheggio (2h 15′ dalla Torre Winkel, circa 6 ore totali). In alternativa si può rientrare sul versante italiano lungo la più facile Ferrata Contin.

    ▲Carattere storico

    Inaugurated in 2007 dall’allora governatore del Friuli Venezia Giulia Illy e dal suo omologo della vicina Carinzia, fu battezzata Ferrata dell’Amicizia a testimoniare la vicinanza, non solo geografica, fra le due regioni ai lati del Passo di Pramollo.

    ▲To match

    L’abbinamento naturale è con la vicina Ferrata Contin (in discesa). In zona, vicino al confine austriaco, le due ferrate alla Creta di Aip (Crete Rosse e Uiberlachersteig), il Sentiero Attrezzato Cuestalta, la Ferrata Senza Confini e la Steinbergerweg. Più a sud, verso le Alpi Giulie, la Ferrata Amalia, la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach1:30 h
    • Duration1:30 h
    • Total itinerary6:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference700 m
    • Maximum altitude2079 m
    • Length7 Km
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