Difficoltà: Molto Difficile

  • Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata delle Taccole al Monte Baldo
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Taccole è una via difficile e atletica del Monte Baldo che porta alla Vetta delle Buse. Breve e con dislivello contenuto, ma esigente: roccia molto solida ma liscia, pochi appigli naturali e molte staffe, talvolta distanti, che spesso obbligano a tirare il cavo. Richiede buone doti di arrampicata e tenuta fisica.

    ▲Approach

    L’attacco è raggiungibile per più itinerari, con o senza la funivia Prada–Costabella. Senza impianti si punta al Rifugio Telegrafo (2200 m): il CAI 657 (2h 30′), facile e senza tratti esposti, parte da uno spiazzo presso un tornante della provinciale tra Ferrara di Monte Baldo e San Valentino; il CAI 652 – Sentiero Bovi (1h 45′), più rapido ma con tratti ripidi ed esposti, parte da uno spiazzo a bordo strada (max 8 auto; strada chiusa d’inverno) (starting point on Google Maps). Con la funivia a Costabella si segue il CAI 658 verso nord oltre il Rifugio Chierego fino alla Vetta delle Buse (2152 m) e si scende verso il Rifugio Telegrafino fino a una sella con la targa metallica (45′ dalla stazione a monte). Per il CAI 657 si sale a Punta Sascaga e si tiene a sinistra il 658 verso la Vetta delle Buse, arrivando alla sella prima della cima (3h dal parcheggio); per il 652 si raggiunge Punta Telegrafo, si scende al rifugio e si prosegue verso sud fino alla stessa sella (2h dal parcheggio). Dalla sella si scende verso ovest per un ripido e franoso canalino fino all’attacco (10′ dalla sella).

    ▲The path

    Si parte dall’interno di un camino: i primi metri offrono buoni appigli, poi bisogna cercare con cura appoggi naturali oltre a maniglie e staffe. Il cavo corre sul lato sinistro, ma alcuni appoggi sono sul destro: conviene studiare bene la progressione. Salendo la fessura si stringe e l’esposizione cresce, fino a un terrazzino nella parte alta del camino; rimontati gli ultimi metri si esce su massi rocciosi (uno sporgente) e, per una cengia a destra, si arriva alla base di una lunga placca ripida. Qui il cavo segue una fessura che offre gli unici appigli naturali, mentre la placca compatta è liscia: si sale in forte esposizione aiutati da staffe e maniglie poste alternativamente a destra e a sinistra del cavo (tratto più duro per chi è di bassa statura per via della distanza tra le staffe). La parte alta della placca presenta il passaggio più complesso: la fessura si allarga, il cavo scorre a destra e si esce con un movimento atletico, sfruttando una staffa verticale posta sopra la testa. Pochi metri sopra il cavo vira a sinistra per un breve traverso e attacca un diedro con staffe su entrambi i lati, atletico ma protetto, con un breve tratto strapiombante, oltre il quale si piega a destra su un terrazzino dove conviene riposare. L’ultimo tratto inizia con una parete simile alle precedenti, con pochi appigli ma staffe; gradualmente ci si sposta dentro una fessura, talvolta umida, con un paio di punti spancianti dove serve far forza sul cavo. La fessura si stringe fino a spingere fuori (utile un passo in lolotte sfruttando una staffa a sinistra), poi restano gli ultimi metri di placca. Si esce su un sentiero terroso e, dopo alcuni balzi rocciosi, si raggiunge il libro di vetta dove termina la ferrata (45′ dall’attacco).

    ▲Character and difficulty

    Via Molto Difficile, atletica e poco arrampicabile: la roccia è solidissima ma liscia, con appigli naturali quasi solo in spigoli e fessure. Le numerose staffe agevolano i tratti duri, ma alcune distanze obbligano a tirare il cavo. È una via che mette alla prova ed esposta, capace di appagare anche il ferratista esperto.

    ⚠ Attenzione al canalino di accesso, ripido e franoso, che spesso resta innevato anche a inizio stagione. Date la roccia liscia e l’impegno fisico, valutare bene le proprie capacità di arrampicata prima di partire.

    ▲Period and safety

    Stagione estiva (quota massima 2152 m); panorama notevole dalla cima, con il Lago di Garda in basso e le Prealpi bresciane e le Dolomiti all’orizzonte. Usando la funivia in salita l’itinerario e il dislivello si riducono molto, lasciando energie per un secondo attrezzato. Cartografia: carta del Monte Baldo (4Land).

    ▲Discipline

    Dal termine si scende per sentiero fino al CAI 658; a seconda dell’avvicinamento si va a sinistra verso il Rifugio Telegrafo o a destra verso la stazione a monte della funivia, ripercorrendo poi a ritroso l’itinerario di salita.

    ▲To match

    Se si è usata la funivia restano energie per il vicino Sentiero Attrezzato della Val Sorda, oppure per le ferrate del Garda: la facile Ferrata Rio Sallagoni, le panoramiche Ferrata a Cima Capi e Ferrata dell'Amicizia, o la più difficile Ferrata Mori. Per itinerari facili, i sentieri attrezzati Colodri e delle Cavre.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupMonte Baldo
    • Approach3:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)7:30 h
    • Hardware level difference164 m
    • Route difference1030 m
    • Max2152 m
    • Length11 Km
  • Ferrata della Vita al Mangart

    Ferrata della Vita al Mangart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata della Vita al Mangart
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Vita è il cuore tecnico di una grande traversata d’alta quota al Mangart, nelle Alpi Giulie. Si parte dai Laghi di Fusine (UD), si guadagna Forcella Segherza con la ferrata e si prosegue lungo la lunga cresta est fino in vetta, rientrando ad anello dal Bivacco Nogara. È un itinerario lungo, faticoso e molto esposto, con panorami unici lungo il confine italo-sloveno.

    ▲Approach

    Si lascia l’auto al parcheggio dei Laghi di Fusine (937 m), raggiungibile da Fusine Valromana presso Tarvisio (uscita A23 di Tarvisio) (starting point on Google Maps). Oltre la sbarra si segue la sterrata indicata per il Rifugio Zacchi: a un primo bivio si ignora il sentiero CAI 512 (a sinistra, per il rifugio) restando sulla forestale che segue il CAI 513 per l’Alpe Vecchia. Dopo circa 30 minuti, a un secondo bivio (1030 m), si trascura a destra il CAI 517A (per il Bivacco Nogara, da cui si rientrerà) e si tira dritto. La stradina si fa sentiero e sale ripida nel bosco fino all’Alpe Vecchia (circa 1300 m, 1h 15′), dove si lasciano a destra il CAI 517 e a sinistra il CAI 513 (per il Rifugio Zacchi) e si prosegue diritti su sbiaditi bolli rossi e ometti in una pietraia. Si entra in un circo di pareti verticali; a un bivio non segnalato (20′ dall’Alpe Vecchia) si ignora la traccia che scende a sinistra verso il CAI 513 e si continua diritti sul ghiaione. Individuata a sinistra la traccia verso il colatoio che scende da Forcella Segherza, si sale ripidi fino al nevaio perenne (ormai ridotto), che si taglia da destra verso sinistra; una stretta cengia con un paio di passaggi in disarrampicata e alcune roccette porta all’attacco, in un camino stretto (circa 1750 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲The path

    L’attacco è subito impegnativo: alla base di un camino tetro il cavo sale a destra e nei primi metri, dove la fessura è troppo ampia per la spaccata, serve trazione sul cavo per superare la strozzatura; più in alto la roccia offre maggiori appigli. Una cengia esposta e attrezzata verso sinistra porta a un secondo camino, più facile; si prosegue su una cengia che taglia la montagna verso sinistra (in basso compaiono il Rifugio Zacchi e i Laghi di Fusine). Alcune roccette depositano su una seconda cengia, parallela ma verso destra, di nuovo in direzione del colatoio di Forcella Segherza, dove il cavo serve più da autoassicurazione che da appoggio. Si arriva al passaggio più iconico: la cengia si interrompe su uno spallone roccioso che si sale per un diedro, poi si traversa a destra aggirando lo spallone con vecchi infissi metallici per i piedi. Si sale quindi verticali, in forte esposizione, superando un tetto roccioso con alcune staffe e un diedro attrezzato con cavo, una grossa catena e staffe (prima a sinistra, poi a destra); spostandosi a destra si supera un ultimo tratto verticale con staffe. Una stretta cengia a destra, molto esposta sopra il nevaio dell’avvicinamento, porta a un breve salto verticale con staffe e quindi a una cengia verso sinistra; il cavo riparte verticale aggirando a sinistra un tetto, si sale una scaletta metallica per superare uno spanciamento e si percorre un esposto traverso a sinistra in leggera salita. Dopo un ultimo tratto verticale le attrezzature terminano momentaneamente: attenzione, perché qui il percorso non è protetto, è esposto e la traccia non è segnata (a destra il Piccolo Mangart di Coritenza, in lontananza il Bivacco Tarvisio). Seguendo la traccia si raggiunge Forcella Segherza e, tenendo la destra, il Bivacco Tarvisio (2160 m, 1h 45′ dall’attacco, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via Molto Difficile non per passaggi atletici continui, ma per l’esposizione costante, l’ambiente severo e la lunghezza complessiva dell’itinerario (difficoltà ambientali 4/5, esposizione e impegno fisico 5/5). La ferrata è solo una parte di un’escursione molto più ampia e articolata.

    ⚠ La via, scavata in parte su colatoi, è soggetta a frequenti scariche di sassi e necessita di manutenzione: casco obbligatorio e massima attenzione. La traversata di cresta al Mangart va affrontata solo con tempo stabile, buon allenamento e passo fermo, perché diversi tratti non sono protetti.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2677 m). Punti d’appoggio lungo l’anello: il Bivacco Tarvisio, il rifugio sloveno Koča na Mangartskem sotto il Mangart e il Bivacco Nogara; valutabile il pernottamento per spezzare le circa 10 ore complessive in due giorni. Cartografia consigliata: carta delle Giulie Occidentali. Cenni storici: la via fu attrezzata negli anni Venti dagli alpini di confine ed era nota come ‘via della Morte’, anche per i profughi periti nel dopoguerra nel tentativo di varcare il confine; ristrutturata negli anni ’40 e nei primi anni ’80, fu allora ribattezzata ‘Via della Vita’.

    ▲Discipline

    Dal Bivacco Tarvisio si hanno tre possibilità, tutte impegnative. (1) Tornare a ritroso per la Ferrata della Vita e il sentiero di salita: è l’opzione più breve ma meno appagante. (2) Seguire la cresta verso nord-nordest fino alla Ponza Grande: richiede esperienza, perché si procede su cresta con molti passaggi esposti e non protetti, attrezzature in cattivo stato dove presenti, e la salita/discesa alla Veunza chiede passo fermo e assenza di vertigini (utile la conserva); dalla Ponza Grande si scende con la Ferrata della Ponza Grande al Rifugio Zacchi (circa 7h dal bivacco). A metà di questa cresta si innesta la Ferrata Kugy allo Strugova (ristrutturata nel 2022), valida via di rientro che evita il tratto più esposto. (3) Opzione qui consigliata, lunga ma meno impegnativa della cresta alle Ponze: dal bivacco verso sudovest in vetta al Piccolo Mangart di Coritenza (2333 m) con passaggi attrezzati in buono stato (Mala Forca), poi lungo la cresta di confine italo-sloveno (in vista Javolec e Triglav) fino a un bivio (2485 m, 2h 45′ dal termine della ferrata): a sinistra si sale in vetta al Mangart, a destra si scende più rapidi aggirando la parete nord per la via normale (brevi tratti attrezzati). Si raggiunge Forcella Mangart (2166 m) e, sul versante italiano, il Bivacco Nogara (1850 m, 1h 30′ dal bivio); da qui il segnavia 517A riporta alla sterrata e al parcheggio (1h 15′ dal Nogara, circa 10h totali). Conservare l’imbrago fino in fondo perché in cresta restano passaggi verticali attrezzati, e in discesa non lasciarsi sviare dai segnavia sloveni che fanno perdere quota.

    ▲To match

    Sempre dai Laghi di Fusine si possono salire la Ferrata Italiana e la Ferrata Slovena al Mangart; più a ovest, sul Jof Fuart e Jof di Montasio, la Ferrata Anita Goitan, la Ferrata Amalia, il Sentiero Ceria Merlone e il Sentiero Re di Sassonia; più a sud, nel Canin, la Ferrata Grasselli e la Julia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupJulian Alps
    • Approach2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference240 m
    • Route difference1540 m
    • Max2677 m
    • Length16 Km
  • Ferrata della Memoria al Vajont

    Ferrata della Memoria al Vajont

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata della Memoria al Vajont
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Memoria al Vajont è una via recente, ottimamente attrezzata e impegnativa, che sale verticale sulla gola del Vajont, teatro della tragedia del 1963. Molto aerea e atletica, richiede buon allenamento per l’elevato numero di passaggi verticali.

    ⚠ La via inizia attraversando due gallerie: sono obbligatori casco, kit da ferrata e una TORCIA. Itinerario molto esposto e fisico, da percorrere solo in buona forma e senza problemi con il vuoto.
    ▲Approach

    Punto di partenza è lungo la strada che collega Longarone (Belluno) con Erto (Pordenone): da Longarone, sulla SS 51, si seguono le indicazioni per Erto, si attraversa il Piave e si sale per tornanti; al sesto tornante una stradina scende a destra fino a un ampio spiazzo dove si parcheggia (starting point on Google Maps). Dalla bacheca si segue il cartello a destra nel bosco fino a una prima galleria (circa 100 m): qui conviene indossare casco e kit e tenere pronta la torcia. Si percorre la galleria, si esce su una cengia a sinistra e si raggiunge una seconda, più breve galleria (circa 40 m), al termine della quale inizia ufficialmente la ferrata (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Si parte con una cengia a sinistra (cavo come corrimano), inizialmente larga, che si assottiglia aggirando uno spigolo; superato un aereo traverso su solide cambre e un’altra cengia, si raggiunge una robusta scala metallica di una decina di metri dove inizia la ferrata vera e propria. Si piega a destra in forte esposizione e si sale una parete levigata e atletica, poco arrampicabile, dove cambre, staffe e maniglie aiutano molto; alcuni strappi verticali e stretti terrazzini portano a un terrazzino più ampio. Dopo roccette e tratti di collegamento si raggiunge un diedro: il cavo sale a sinistra su una parete liscia priva di appoggi salvo una staffa artificiale, il passaggio più impegnativo della via (breve, circa 4 metri, ma molto fisico). Si prosegue su cenge, placche levigate attrezzate con lunghe serie di cambre, traversi esposti e pareti verticali con abbondanti maniglie (attenzione al fondo a tratti instabile e sporco). L’ultima sezione, più appoggiata, è in larga parte arrampicabile; una lunga cengia a destra porta a una seconda scala che supera un tetto roccioso, oltre la quale gli ultimi metri chiudono la via (2h dall’attacco, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via molto verticale ed esposta (Molto Difficile): le opinioni si dividono tra chi la trova eccessivamente fisica (molti passaggi dove si traziona sul cavo o si progredisce su cambre senza toccare roccia) e chi la giudica adrenalinica e atletica. In entrambi i casi è un itinerario intenso, paragonabile per verticalità ad alcune ferrate recenti; le difficoltà calano nettamente nella seconda metà.

    ⚠ Le cenge corrono spesso parallele sopra tratti già percorsi: non smuovere sassi e detriti per chi segue. Lungo la via alcune targhe riportano altitudine e coordinate GPS in caso di chiamata ai soccorsi.

    ▲Period and safety

    Itinerario recente con attrezzatura in ottimo stato, dedicato alla tragedia del Vajont del 1963; da percorrere in buona forma fisica e con caschetto e torcia per le gallerie iniziali.

    ▲Discipline

    Si segue la traccia con segnavia 380 fino a un bivio: a sinistra per Casso, da cui si rientra al parcheggio (1h dal termine, 3h 15′ totali), oppure a destra verso la diga del Vajont, scendendo poi lungo la strada asfaltata e, al termine della seconda galleria, prendendo a sinistra il sentiero nel bosco fino all’auto (1h 15′ dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲To match

    Verso il Civetta, in ordine di difficoltà, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini at Moiazza; vicino a Longarone le brevi Ferrata alla Parete dei Falchi e Ferrata della Val Gallina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupGola del Vajont
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference220 m
    • Route difference220 m
    • Max800 m
    • Length4,7 Km
  • Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao

    Ferrata del Ghiacciaio dell'Antelao

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Ghiacciaio dell'Antelao
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    La Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao sale alla Forcella del Ghiacciaio, che separa il Ghiacciaio Inferiore da quello Superiore dell’Antelao, il “Re delle Dolomiti”. Tecnicamente è di media difficoltà, ma si svolge in un ambiente d’alta montagna severo e in un itinerario molto lungo.

    ▲Approach

    Itinerario lungo da qualsiasi versante; la relazione parte dalla Capanna degli Alpini in Val d’Oten (1395 m), raggiungibile da Calalzo di Cadore seguendo le indicazioni per la Val d’Oten lungo una strada dissestata (consigliata jeep, oppure navetta da Praciadelan) (starting point on Google Maps). Dalla Capanna degli Alpini si segue il comodo sentiero 255 verso il Rifugio Galassi, lungo la Val d’Oten, con un ultimo strappo ripido (1h 45′). Dal rifugio, dove si aprono la cima dell’Antelao e i due ghiacciai, si prende il sentiero 250 verso il Ghiacciaio Superiore, che resta a sinistra di pareti sempre più maestose su misto prati, pietraie e roccia levigata dai ghiacci; prima di raggiungere il Ghiacciaio Inferiore si taglia trasversalmente il vallone, portandosi sul versante opposto in direzione di una lunga placca inclinata dove sale la ferrata (1h 30′ dal Rifugio Galassi, 3h 15′ dalla Capanna degli Alpini).

    ▲The path

    La via è semplice e logica: risale una placca diagonale di circa 200 metri con pendenza intorno ai 45 gradi fino alla forcella soprastante. Si parte con un tratto diagonale appoggiato seguito da un tratto orizzontale verso le propaggini sud-occidentali di Cima Cadin; la ferrata piega poi a destra e sale la placca alternando tratti lisci, roccette e canalini (uno più marcato, da affrontare in spaccata ma di difficoltà modeste grazie ad appigli e pioli metallici). La parte superiore, più verticale ma non difficile e comunque arrampicabile, porta alla Forcella del Ghiacciaio (2584 m, 45′ dall’attacco, 3h 45′ dalla Capanna degli Alpini), con magnifica vista sul Ghiacciaio Superiore e i laghetti di fusione.

    ▲Character and difficulty

    In ferrata le difficoltà tecniche sono moderate, ma l’itinerario è classificato Molto Difficile per l’ambiente severo, la lunghezza e l’impegno fisico complessivo (difficoltà ambientali e impegno fisico 5/5).

    ⚠ Non farsi ingannare dalle modeste difficoltà della parte attrezzata: l’Antelao è una montagna severa che richiede buona esperienza. La discesa sul versante opposto presenta due passaggi impegnativi e difficili su roccia levigata, con tratti non protetti: indispensabile piede fermo. Ambiente glaciale con crepacci ben visibili.

    ▲Period and safety

    Via di piena estate, da affrontare con meteo stabile, buona esperienza alpina e attrezzatura da ferrata. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla forcella si percorre un breve tratto di cresta esposta, poi si scende nel vallone opposto tenendo il ghiacciaio (con i suoi crepacci) sulla destra, lungo ghiaioni verso la Val Antelao, sotto la cresta che porta a Cima Cadin. Dopo i primi metri non protetti e un breve tratto attrezzato a corrimano, le difficoltà tecniche si esauriscono (dal 2021 la discesa è stata maggiormente attrezzata). Si prosegue lungo il ghiaione fino ai pascoli dell’Antelao e, restando sul 250, si prende il bivio per il Cason Antelao e Praciadelan lungo il CAI 258, tornando in valle (circa 3h dalla forcella, circa 7h totali dalla Capanna degli Alpini).

    ▲To match

    Unica via che sale l’Antelao; verso Cortina la Ferrata Vandelli al Sorapiss, a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore, scendendo la valle la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti – Antelao
    • Approach4:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference1538 m
    • Max2584 m
    • Length18 Km
  • Ferrata del Centenario CAO Como – Monte Grona

    Ferrata del Centenario CAO Como - Monte Grona

    Vie Ferrate › Lombardy › Como
    Ferrata del Centenario CAO Como – Monte Grona
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    La Ferrata del Centenario CAO Como al Monte Grona è una via difficile ed esposta sopra il Lago di Como, da affrontare in buona forma e con esperienza. Offre ottima roccia con molti intagli e prese che la rendono in larga parte arrampicabile, ma con forte esposizione lungo quasi tutto lo sviluppo.

    ▲Approach

    Punto di partenza è Monti di Breglia (Como): si raggiunge Breglia e, poco prima del paese, si svolta a sinistra in salita (cartello marrone); lungo la stretta strada (a tratti sterrata) si arriva a un tornante a destra dove una P indica l’ampio spiazzo di parcheggio a sinistra (starting point on Google Maps). Per accedere a questa strada si paga un ticket in loco di 3 euro a una macchinetta. Dal tornante parte la sterrata con indicazioni per il Monte Grona e il Rifugio Menaggio; si segue il sentiero verso il rifugio scegliendo, come consigliato, il sentiero alto a destra (più panoramico, 45′ al rifugio). Dal Rifugio Menaggio si prosegue verso sud-ovest seguendo i cartelli fino al cartello bianco d’attacco della ferrata (circa 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via risale una cresta rocciosa articolata in quattro torrioni. Il primo sale subito ripido in diagonale a sinistra su roccia ricca di fratture e appigli (attenzione a un singolo passaggio in traverso molto levigato, dove serve la catena); guadagnando subito molta esposizione si superano impegnativi balzi, un traverso orizzontale a sinistra, una difficile parete verticale e un camino dove cavo e catena seguono direttrici diverse (cavo a destra, catena e staffe utili a sinistra). Riuniti cavo e catena, si superano una breve parete, un aereo traverso di cresta e altre placche verticali, fino a una prima via di uscita presso il secondo torrione. La seconda torre, meno lunga, esordisce con un passaggio strapiombante in un intaglio (utile la staffa a sinistra), poi un lungo pilastro arrampicabile fino alla terza torre. La terza, più levigata e fisica nei primi metri (qui serve maggiormente la catena), porta a un esposto passaggio in spaccata in una fenditura, poi a uno spigolo da risalire in forte esposizione e a un’ultima via di fuga. Il quarto torrione, il più impegnativo, parte con una placca liscia e povera di appigli, con pochi terrazzini per riprendere fiato; si traversa a destra, si risalgono uno spigolo e una spaccatura, e con un ultimo tratto su placca e un traverso leggermente strapiombante si raggiunge la croce di vetta del Monte Grona (2h 45′ dall’attacco, 4h totali), con vista sul Lago di Como.

    ▲Character and difficulty

    Via lunga, esposta e nel complesso stancante (Molto Difficile): la roccia è molto arrampicabile, ma il terzo e il quarto torrione richiedono di arrivare ancora in forze, facendo buon uso delle braccia.

    ⚠ Esposizione fortissima lungo quasi tutta la via; in più punti cavo e catena si incrociano o si allontanano, richiedendo cambi di moschettone anche senza fittoni. Le vie di fuga dopo il primo, secondo e terzo torrione sono importanti se si dubita di poter completare l’itinerario.

    ▲Period and safety

    Via da percorrere con buona forma fisica ed esperienza di ferrate impegnative; per accedere alla strada da Breglia è richiesto il ticket di 3 euro. Quota massima 1736 m.

    ▲Discipline

    Dalla vetta due possibilità: la Via Normale, che dopo un breve tratto attrezzato risale verso l’anticima nord e scende tra roccette fino alla Sella della Forcoletta e al rifugio (1h 45′ dalla cima, 5h 45′ totali); oppure la Direttissima, più ripida e aerea, con alcuni passaggi attrezzati non difficili, che riporta al rifugio (1h 30′ dalla cima, 5h 30′ totali). Dal rifugio si rientra a ritroso per il sentiero di avvicinamento.

    ▲To match

    Verso Varese la Ferrata Bellotti presso Mesenzana; nel triangolo lariano le impegnative ferrate del Sass Tavaracc e del Corno Rat; nei dintorni anche la Ferrata dei Picasass e la Ferrata Biasini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupAlpi Lepontine – Monte Grona
    • Approach1:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerary (a/r)5:45 h
    • Hardware level difference385 m
    • Route difference636 m
    • Max1736 m
    • Length8,1 Km
  • Ferrata del Canalone – Punta della Disperazione

    Ferrata del Canalone - Punta della Disperazione

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Canalone – Punta della Disperazione
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    La Ferrata del Canalone sale alla Punta della Disperazione nella Val Canali, nelle Pale di San Martino. È una via breve, verticale e molto arrampicabile, senza raggiungere una vera cima: un itinerario “anomalo” per le Pale, dove i percorsi sono di solito lunghi, con rientro in parte attrezzato ed esposto.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la Val Canali, all’interno del gruppo delle Pale di San Martino: dalla SS 347 del Passo Cereda, giungendo da Fiera di Primiero, dopo circa 5 km verso Agordo si seguono le indicazioni per la Val Canali; risalita la valle, tenendo la destra a un bivio presso una chiesetta, si raggiunge Malga Canali con il parcheggio (starting point on Google Maps). Lasciata l’auto presso Malga Canali (1302 m) si segue l’ampia sterrata nel bosco, ignorando i bivi per il Troi del Todesch e per il Bivacco Minazio; sul sentiero 707 si oltrepassa il torrente Canali e si sale ripidi con molti tornanti fino al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si sale verso destra; dal sentiero 718 si stacca a destra la traccia per la ferrata (a sinistra una via di rientro) che, su breve salita ripida, porta all’attacco con il caratteristico cartello (15′ dal rifugio, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Chi ha tracciato la via invita ad arrampicare più che a tirare il cavo: per raggiungere la prima fune si sale a 4 metri da terra su roccia ottimamente appigliata ma priva di protezioni. Si sale sul lato destro dello spigolo in verticale, spostandosi gradualmente verso il filo; dopo i primi metri si supera un breve balzo strapiombante con alcune cambre, poi, in forte esposizione, si guadagna il filo dello spigolo su roccia molto appigliata, con il Rifugio Treviso ben visibile in basso. Ci si sposta poi a sinistra verso il lato rivolto al Canalone con un traverso orizzontale assistito da staffe e cambre; il cavo riparte verticale nell’ultima sezione impegnativa, fino a un tratto in strapiombo (oggi attrezzato con cambre più ampie e quindi meno duro). Superato questo passaggio esposto si piega a sinistra e poi a destra, in un’ultima serie di passaggi, fino al termine della ferrata presso la Punta della Disperazione (1h dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via breve ma tecnica (Molto Difficile), in larga parte arrampicabile nonostante la forte esposizione che accompagna quasi tutta la salita e parte della discesa; attrezzature ammodernate di recente e in ottimo stato.

    ⚠ Esposizione costante (esposizione 5/5) e un primo tratto non protetto fino alla prima fune: la via è tecnica e richiede dimestichezza con l’arrampicata. Il rientro percorre una passerella di legno e una cengia esposte, poi un canalone con fondo non sempre stabile.

    ▲Period and safety

    Avvicinamento e rientro brevi rendono la via ideale per giornate dal meteo non perfettamente stabile, quando gli altri itinerari delle Pale (lunghi) non sarebbero percorribili. Cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discipline

    Per breve traccia attrezzata si raggiunge la Punta della Disperazione, poi si seguono i cavi verso sinistra che scendono leggermente e traversano in orizzontale la parete su una passerella di legno esposta e una cengia; si scende quindi un canalone con roccette, attenti al fondo instabile, tornando all’attacco e al Rifugio Treviso, e a ritroso al parcheggio (1h 30′ dal termine della ferrata, 3h 45′ totali).

    ▲To match

    Dal Rifugio Treviso si possono intraprendere la lunga Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali o la Ferrata dell’Orsa; sul versante trentino delle Pale, la Ferrata del Velo, la Ferrata del Porton e la Ferrata Bolver Lugli.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino – Val Canali
    • Approach1:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)3:45 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference781 m
    • Max2083 m
    • Length7,1 Km
  • Ferrata Deanna Orlandini – Rocche del Reopasso

    Ferrata Deanna Orlandini - Rocche del Reopasso

    Vie Ferrate › Liguria › Genova
    Ferrata Deanna Orlandini – Rocche del Reopasso
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Deanna Orlandini alle Rocche del Reopasso, sopra Crocefieschi (Genova), è un itinerario molto vario e impegnativo. Il pregio di trovarsi a bassa quota la rende percorribile gran parte dell’anno, ma non deve ingannare: diversi tratti sono atletici, esposti e difficili.

    ▲Approach

    Punto di partenza è Crocefieschi, a circa 9 km da Busalla (casello A7 Genova-Milano). Si lascia l’auto nel parcheggio sulla sinistra poco oltre il distributore (starting point on Google Maps). Si risale verso il distributore e si segue il segno marrone “Reopasso” attraversando il borgo; ignorato il bivio bianco per il Monte Cavallo, si resta sulla stradina e si incontrano i primi quadrati gialli. Si sale verso la cappella della Madonna della Guardia e poi verso le Rocche del Reopasso fino a una selletta tra il Monte Castello e l’Anchise, dove una bacheca illustra il percorso (conviene indossare l’imbrago). Qui si lascia il sentiero (via di rientro) e si sale a destra seguendo i segni arancioni fino a un’altra selletta dove, presso uno sperone, attacca la ferrata (30′ dall’auto).

    ▲The path

    La via è divisa in quattro settori, ciascuno aggirabile tramite sentieri segnati in arancione. Primo settore (“Grillo”): si aggira a sinistra lo sperone e si entra in una gola attrezzata da risalire in spaccata, con doppia attrezzatura (cavo inferiore per l’autoassicurazione e cavo superiore come appiglio); crescendo l’esposizione si passa dal lato sinistro al destro e si risalgono circa 4 metri atletici, fra i passaggi più impegnativi della via, uscendo in cresta (circa 25′ dall’attacco). Secondo settore (“Biurca Sud”): dopo un breve sentiero si sale una bella placca appigliata e si raggiunge una cengia attrezzata; a un bivio si può seguire la cengia con i bolli arancioni fino al bivacco, oppure salire diretti la parete NE della Biurca (parete verticale senza staffe, con tratti strapiombanti e un esposto traverso orizzontale a sinistra) fino alla cresta della punta sud (1h dal termine del primo settore). Terzo settore: seguendo la freccia rossa in discesa dalla Biurca si percorrono facili cenge e pareti e un traverso in discesa mediamente impegnativo, fino a un bivio dove si può aggirare il ponte oppure attraversare il ponte delle scimmie (3 corde) fino alla base di un pilastro (30′ dal secondo settore). Quarto settore (“Carrega do Diao”), il più verticale e difficile: si risale il pilastro con buoni appigli ma tratti strapiombanti, cercando appoggi per le gambe per non affaticare le braccia, attenti al tetto sommitale che obbliga a procedere a S; un secondo risalto più facile chiude la via (circa 2h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    La roccia di conglomerato è molto arrampicabile e in molti settori si può progredire arrampicando con il cavo come assicurazione; ciò non deve ingannare, perché la via è difficile (Molto Difficile) nonostante la bassa quota. Può tornare utile un rinvio per riposare nei tratti strapiombanti.

    ⚠ La zona è battuta per la caccia al cinghiale nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, nei giorni di mercoledì e domenica: meglio evitare quei giorni. Ogni settore è comunque aggirabile tramite i sentieri arancioni.

    ▲Period and safety

    Bassa quota: percorribile gran parte dell’anno, evitando le giornate più calde. La via, realizzata nel 1978 dal Gruppo Escursionistico Busallese, è dedicata all’alpinista genovese Deanna Orlandini; in seguito è stata attrezzata anche la cresta sud della Cadrega del Diavolo.

    ▲Discipline

    Non togliere l’imbrago al termine: si scende la Carrega per un canale attrezzato su rocce inclinate, poi un sentiero tra gli alberi fino a una sella; al bivio si prende a sinistra, scendendo ripidi sul versante ovest, e per il crinale si torna alla Biurca Nord. Seguendo i segni gialli (quadrato vuoto) e alcuni tratti attrezzati si scende la via normale lungo la cresta ovest e la parete sud della Biurca: attenzione a seguire il sentiero di sinistra (quadrati gialli vuoti) e non quello di destra (quadrati pieni). Per un’esposta cengia con cavo corrimano si arriva a un’area picnic e quindi, a ritroso, a Crocefieschi (1h dal termine della ferrata, 4h totali).

    ▲To match

    Nei dintorni (circa 2h d’auto) le ferrate del Passo dello Zovallo, Ferrata Adolfo Ferrari e Ferrata Mazzocchi; a distanza simile la Ferrata degli Artisti in provincia di Savona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLiguria
    • GroupAppennino Ligure – Rocche del Reopasso
    • Approach0:25 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference250 m
    • Max959 m
    • Length7 Km
  • Ferrata Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand)

    Ferrata Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand)
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata alla Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand) è una via d’alta quota nel gruppo dell’Ortles che porta in vetta a 3375 m. Pur non lunga, è atletica e impegnativa per la roccia liscia e poco appigliata, con un panorama straordinario su Ortles, Cevedale e Angelo Grande.

    ▲Approach

    Punto di partenza è Soldà (da Bolzano Sud verso Merano e Passo dello Stelvio, poi a sinistra per Soldà) (starting point on Google Maps). Si raggiunge il Rifugio Serristori (2721 m) o a piedi dal paese per il sentiero 5 lungo la Valle di Zay (circa 2h 30′), oppure con la seggiovia fino al Pulpito (2350 m) e poi per il sentiero 12 che si innesta sul 5 (circa 1h 30′). Dal rifugio si segue il CAI 5 risalendo il vallone morenico con i bolli gialli, tenendo la sinistra al bivio con il sentiero 2 (che va verso l’Angelo Grande). Si sale tra grandi massi verso le pareti rossastre fino ai Laghetti (2887 m, 45′ dal rifugio), dove si vira a sinistra verso il canalone della via normale ignorando il 5B verso il Passo Zay. Procedendo a semicerchio si giunge a un bivio: a sinistra sale la via normale (bolli rossi, via di rientro), a destra si seguono i segni gialli; poco dopo, sulla destra, una targhetta segna l’inizio della ferrata, intitolata a Otto Erich (1h dal rifugio Serristori, 3h 30′ da Soldà).

    ▲The path

    I primi metri salgono su una placca liscia, seguita da un traverso a destra e una breve placca verticale. Si prosegue in salita diagonale sulle pareti rossastre e nere, si aggira uno spigolo in crescente esposizione e si traversa a destra. Si continua seguendo i segni gialli, alternando tratti arrampicabili a rocce compatte e poco appigliate, dove conviene tirare sul cavo per guadagnare quota; alle spalle, il panorama spazia su Ortles, Monte Zebrù e Gran Zebrù da un lato, Angelo Grande, Cima Vertana e Cevedale dall’altro. Si risale un diedro appoggiato con buoni appigli, alcune roccette in diagonale e una placca con un’evidente fessura arrampicabile; una breve scaletta metallica e un paio di traversi non difficili chiudono la ferrata (3310 m, 1h 30′ dall’attacco). Da qui ci si innesta sulla via normale, che con alcune funi, maniglie metalliche su roccia liscia e un paio di tratti attrezzati esposti porta alla croce di vetta (3375 m, 15′ dal termine della ferrata, circa 5h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata logica ma impegnativa e a tratti fisica (Molto Difficile), in ambiente d’alta quota. La roccia è solida ma levigata e liscia in più punti, il che riduce l’arrampicabilità e alza il grado costringendo a trazionare sul cavo. Attrezzatura in ottimo stato; il primo tratto, aggiunto nel 2013, offre di fatto una via di fuga dopo i primi 100 metri.

    ⚠ Itinerario d’alta montagna da riservare a persone esperte: passo fermo, assenza di vertigini e meteo stabile. La discesa avviene per la via normale, con tratti di disarrampicata (fino al I grado) e brevi passaggi attrezzati: non togliere l’imbrago nel primo tratto di discesa.

    ▲Period and safety

    Via di piena estate, con roccia asciutta e nevai ridotti; la salita con la seggiovia consente di risparmiare tempo ed energie. Cartografia consigliata: carta dell’Ortles-Cevedale.

    ▲Discipline

    Si scende per la via normale: i primi metri ripercorrono l’ultimo tratto di salita fino all’innesto della ferrata (tratto un poco più difficile, tenere l’imbrago), poi si segue l’abbondante segnaletica rossa alternando disarrampicata e tratti attrezzati, passando dal versante nord a quello ovest, meno impegnativo. Si raggiunge una forcella e un ripido canalone detritico che riporta al bivio dell’avvicinamento; di qui, a ritroso, al Rifugio Serristori (7h totali) e quindi a Soldà per il sentiero 5 (circa 8h 30′ totali).

    ▲To match

    Restando a Soldà si può valutare la molto difficile Ferrata Tabaretta; verso la Val Passiria la Ferrata delle Cascate di Stuller; sullo Stelvio, in direzione Ponte di Legno, la Ferrata del Sentiero dei Fiori.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupOrtles-Cevedale
    • Approach3:30 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)8:30 h
    • Hardware level difference310 m
    • Route difference1400 m
    • Max3375 m
  • Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Rino Costacurta sale il Monte Teverone, nell’Alpago. Il tratto attrezzato in sé è di livello medio-facile, ma è inserito in un itinerario lungo e impegnativo che si svolge in un ambiente isolato e selvaggio, con un rientro ad anello molto esteso. Il valore della via sta nell’avventura e nei panorami della parete nord del Teverone, più che nelle difficoltà tecniche.

    ▲Approach

    Punto di partenza nei pressi di Casera Stabali, a nord della frazione di Plois (Belluno): raggiunta Pieve d’Alpago si prosegue verso ovest sulla provinciale fino al bivio, presso il municipio, per via Marconi verso nord, che con alcuni tornanti porta a Plois; all’ingresso del paese, presso una piccola costruzione religiosa, si tiene la sinistra in salita, poi la destra alle biforcazioni successive, fino a una tettoia con tavolo e panche dove si parcheggia (1050 m) (starting point on Google Maps). Dalla tettoia si segue la mulattiera CAI 965 (indicazioni Ferrata Costacurta) fino a Casera Stabali (1070 m), poi in salita sul 965/AV6 verso il Passo di Valbona, oltre la Casera Scalet Bassa (1170 m) e uno spiazzo con croce e bandiera, fino a Scalet Alta (1590 m, 1h 15′). Si ignora il CAI 930 a sinistra e poco oltre si tiene la destra sul 930 verso la Forcella Bassa e la ferrata; il sentiero procede verso sud alternando salite e discese, aggira una parete e risale un canalone fino alla Forcella Bassa (1930 m, 2h 15′), ampia sella erbosa e crocevia. Si tiene la destra verso l’attacco (segnavia AV7): una traccia tra l’erba porta ad aggirare a destra un risalto roccioso (triangolo azzurro) e poi a sinistra verso il filo di cresta, dove una targhetta segna l’inizio della ferrata (2065 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Dall’attacco si risale un canalino dal fondo instabile ma non difficile, si aggira uno spigolo e si sale ripidi su un tratto gradonato. I primi metri corrono sul versante nord della cresta, verso la valle di Landres Negres (lato friulano dell’Alpago); dopo un tratto esposto ma piano, alcuni tornanti attrezzati portano sul versante veneto. La ferrata si sviluppa ora prevalentemente su strette cenge erbose, alternando brevi salite e discese in ambiente molto esposto e panoramico, fino a un primo tratto verticale; si scende lungo una rampa terrosa inclinata, si aggira uno spigolo e si raggiunge un ampio spiazzo erboso per una pausa. Si prosegue su una cengia inclinata sotto un tetto roccioso, che fa perdere quota e sollecita le braccia obbligando a spingersi in fuori; la vista sulla parete nord del Teverone è magnifica. Dopo un tratto di cengia erbosa che diventa sentiero, la ferrata riprende con le stesse caratteristiche — cenge e brevi traversi esposti, canalini attrezzati, balzi rocciosi — fino a un balzo verticale non difficile e ricco di appigli; un’ultima cengia e un canalino franoso conducono alla sella erbosa del Monte Fagoreit (2094 m, 2h 15′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Character and difficulty

    Il tratto attrezzato è medio-facile, sviluppato soprattutto su cenge erbose esposte con qualche canalino e balzo; ciò che rende la via di grande impegno è il contesto, con 19 km, 1044 m di dislivello e 8 ore complessive in ambiente isolato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, intesa come impegno globale dell’itinerario.

    ⚠ L’impegno è nell’itinerario, non nella tecnica: ambiente selvaggio, lungo e senza vie di fuga rapide, con un rientro su sentieri poco segnati e a tratti instabili. Da affrontare con autonomia, buon allenamento e meteo stabile.
    ▲Period and safety

    Ambiente isolato d’alta quota (massimo 2094 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata molto lunga, circa 8 ore per 19 km: partenza presto e passo regolare.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata si può salire al Monte Fagorat per il sentiero di cresta 936; il rientro vero e proprio segue verso sud il sentiero 932, che scende in una conca erbosa e pietrosa non sempre ben segnata e a tratti instabile, aggira il Col Fontana e passa a fianco di Casera Venal (1260 m), proseguendo poi lungo la vallata fino a ricongiungersi con l’avvicinamento e tornare a Plois.

    ▲To match

    Spostandosi nelle vicine Dolomiti Bellunesi si trova un itinerario di tutt’altro carattere, la Ferrata Berti alla Schiara.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupAlpago – Monte Teverone
    • Approach2:45 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference1044 m
    • Max2094 m
    • Length19 Km
  • Ferrata Corna delle Capre

    Ferrata Corna delle Capre

    Vie Ferrate › Lombardy › Brescia
    Ferrata Corna delle Capre
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Corna delle Capre è una via recente sul massiccio del Monte Guglielmo, nel Bresciano sopra Zone. Molto verticale ma piacevole e largamente arrampicabile su ottimo calcare, con avvicinamento breve e quota contenuta: ideale nelle mezze stagioni e nelle giornate miti d’inverno, magari in coppia con la vicina Ferrata Corno del Bene.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è presso Croce di Marona (Brescia): da Marona si va verso est in direzione di Zone fino a un’area camper, dove si trova la prima indicazione per la ferrata. Si può lasciare l’auto qui (ma con circa 1h di avvicinamento) oppure proseguire sulla stradina, a tratti asfaltata e a tratti dissestata, che in circa 2,5 km porta a una serie di tornanti dove parcheggiare: al settimo tornante un cartello segna l’inizio del sentiero (è possibile sostare anche al terzo) (starting point on Google Maps). Dal parcheggio, con la Corna delle Capre ben visibile sopra, si segue la sterrata fino a un bivio con cartello marrone; si svolta a sinistra e, seguendo sentiero e segnavia CAI, si raggiunge l’attacco presso un rudere bianco, tenendo la destra all’unico bivio (20′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Dopo i primi metri su facili roccette si raggiunge il cartello bianco d’inizio, a sinistra; lo sviluppo si fa subito verticale, ben servito da staffe metalliche. Un breve traverso a destra e una salita verticale verso sinistra portano a un diedro di 5-6 metri; si prosegue lungo la parete sfruttando appoggi per i piedi e maniglie metalliche, fino a un traverso orizzontale a destra che concede una pausa. Il cavo riparte con un traverso su roccia giallastra verso destra, sotto un tetto nerastro che si aggira a sinistra con un bel traverso su roccia levigata, oltrepassando un esposto spigolo. Aggirato lo spigolo la roccia offre appoggi migliori e si sale verticali su una serie di maniglie; si raggiungono roccette appoggiate e gradonate, piacevoli da arrampicare, poi un canalino roccioso non difficile dove il cavo funge in parte da corrimano. Si superano facili balzi, si attraversa il canalino portandosi sul suo versante destro e, dopo un traverso orizzontale, il cavo sale deciso su una bella paretina con staffe (con appoggi anche a destra); si risale un breve diedro su roccia nerastra e una sporgenza con un passo atletico aiutato dalle staffe. Si sale ancora verticali su una parete molto bella ed esposta, sempre con ritmo sostenuto ma mai molto difficile, e si aggira a destra uno spigolo; dopo una zona ricca di vegetazione e un tratto di collegamento si entra nell’ultima sezione: una breve placca levigata, una rampa rocciosa a destra, alcuni balzi e un ultimo passo atletico per vincere una sporgenza, poi facili gradoni e sentiero erboso fino al termine delle attrezzature, con il paese di Zone visibile in basso (circa 1h dall’attacco, 1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via molto verticale ma continua e arrampicabile, su roccia calcarea eccellente che senza le abbondanti staffe risulterebbe però molto impegnativa: 280 m di dislivello attrezzato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, omogenea e senza eccessi atletici.

    ⚠ Pur arrampicabile, è una via continua e impegnativa per chi non è allenato: la verticalità è costante. Casco obbligatorio per la possibile caduta di sassi nei tratti più ripidi.
    ▲Period and safety

    Bassa quota prealpina (massimo 1333 m): ottima nelle mezze stagioni e nelle belle giornate invernali, con roccia asciutta. Itinerario breve, 2,5 km e 400 m di dislivello, circa 2h 30′ complessive.

    ▲Discipline

    Dalla sommità erbosa si seguono gli ometti di pietra scendendo per traccia e sentiero fino a ricongiungersi con l’itinerario di salita e tornare al parcheggio.

    ▲To match

    Naturale l’abbinamento con la vicina Ferrata Corno del Bene, sullo stesso massiccio del Guglielmo; più impegnativa, nel Bresciano, la Ferrata Caspai a Lodrino.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Approach0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference280 m
    • Route difference400 m
    • Max1333 m
    • Length2,5 Km
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