Paese: Italia

  • Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Cengia Gabriella aggira la parete sud del Monte Giralba, collegando il Bivacco Battaglione Cadore (a est) con il Rifugio Carducci (a ovest) nelle Dolomiti di Sesto. Tecnicamente รจ di media difficoltร , ma la lunghezza, il forte dislivello e la difficoltร  di un rientro rapido la rendono un itinerario impegnativo e molto fisico, da inserire in giri di piรน giorni e da abbinare ad altre ferrate.

    ▲Approach

    L’itinerario puรฒ essere percorso in entrambe le direzioni e il punto di partenza cambia di conseguenza. La relazione descrive il senso est→ovest. Partendo dal Rifugio Lunelli (raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, lungo Via Valgrande fino al suo termine โ€” starting point on Google Maps) si percorre per intero la Ferrata Roghel, con salita al Rifugio Berti, raggiungimento della Forcella delle Guglie e discesa fino al bivio tra i sentieri 109 e 110 (3h 45′ dal parcheggio). In alternativa, per il senso ovest→est si raggiunge il Rifugio Carducci dall’albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina, salendo al Rifugio Comici, alla Forcella Giralba e scendendo al Carducci (3h 30′), lo stesso avvicinamento della Ferrata Severino Casara. Da segnalare che il sentiero che sale da Giralba รจ stato a lungo interdetto per frana.

    ▲The path

    Dal ghiaione (dove a sinistra si scende al Bivacco Battaglione Cadore) si procede a mezzacosta in salita verso la parete nord-est del Monte Giralba. Le prime funi risalgono un tratto verticale ma ben gradonato โ€” l’unico salto verticale della prima parte; segue una sequenza di sali e scendi che porta a fianco di una cengia molto esposta, comunque larga a sufficienza. Si percorre la lunga cengia verso sud-sud-ovest alternando tratti attrezzati e tratti di sentiero non protetti ma comodi; dopo una rampa discendente attrezzata si comincia ad aggirare la parete sud per portarsi verso est. Si passa sotto un tetto roccioso esposto ma protetto e si sale piรน decisi verso un torrione, percorrendo un tratto di cengia aerea e adrenalinica, ottimamente attrezzata. Dove la cengia si interrompe, la fune sale in verticale verso destra su roccette e una rampa; con un traverso a sinistra e una diagonale si raggiunge una stretta cengia che aggira lo spigolo sud del Giralba presso una sella (2h dall’attacco, circa 6h dal parcheggio), affacciata sulla Val Giralba Alta, la Croda dei Toni e, in basso, il Rifugio Carducci. Dalla sella una cengia discendente in falsopiano porta a un tratto verticale protetto: si scendono balzi rocciosi alternati a brevi tratti orizzontali, ben gradonati, seguendo segni rossi e funi. Si raggiunge un intaglio nella roccia che immette in un ripido canalino, il punto piรน impegnativo dell’intera via: i primi metri sono ripidi e non protetti, mentre piรน in basso alcune corde alpinistiche sul versante sinistro aiutano a scendere in sicurezza (45′ dalla sella, 2h 45′ dall’attacco). Il sentiero scende poi su ghiaioni fino a incrociare il sentiero 103 che sale dalla Val Giralba; a destra in salita si raggiunge il Rifugio Carducci (45′ dal termine della ferrata, 3h 30′ dall’attacco).

    ▲Character and difficulty

    Difficoltร  tecnica media (Moderatamente Difficile), ma impegno fisico massimo: 200 m di dislivello di sola ferrata inseriti in una giornata da circa 1650 m di dislivello complessivo e 20 km. L’esposizione รจ quasi sempre ben protetta, salvo il canalino di discesa.

    ⚠ Il vero nodo della Cengia Gabriella รจ la logistica: difficilmente consente un rientro rapido all’auto. Va pianificata su due o piรน giorni, appoggiandosi ai rifugi e ai bivacchi della zona. Il canalino di discesa, ripido e in parte non protetto nei primi metri, richiede attenzione.
    ▲Period and safety

    Ambiente d’alta quota (massimo 2418 m) nelle Dolomiti di Sesto: stagione estiva, a innevamento esaurito. Indispensabili buon allenamento, autonomia e una pianificazione attenta dei rifugi d’appoggio.

    ▲Discipline

    Una volta al Rifugio Carducci il rientro va organizzato in base al punto di partenza. Un’opzione classica per tornare verso il Rifugio Lunelli รจ percorrere la Ferrata Strada degli Alpini con discesa al Passo della Sentinella e poi in Val Popera; sono possibili anche rientri diretti ai fondovalle (Val Fiscalina/Moso o Giralba), comunque lunghi.

    ▲To match

    Naturale l’abbinamento con la Ferrata Roghel (avvicinamento del senso est→ovest) e con la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni, oltre alla Ferrata Strada degli Alpini per chiudere giri di piรน giorni nelle Dolomiti di Sesto.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach4:00 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference1650 m
    • Max2418 m
    • Length20 Km
  • Ferrata del Castello di Medusa

    Ferrata del Castello di Medusa

    Vie Ferrate › Sardegna › Oristano
    Ferrata del Castello di Medusa

    La Ferrata del Castello di Medusa รจ un anello di circa 400 metri che gira attorno alla rocca calcarea sormontata dai ruderi del Castello, nell’entroterra di Oristano tra Samugheo e Asuni. Un itinerario breve ma vario e sorprendente, sospeso sopra la valle dell’Araxisi, con un singolo passaggio a strapiombo che ne alza il grado complessivo.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Rifugio Castello di Medusa, lungo la SP38 tra Samugheo e Asuni: circa a metร  strada tra i due paesi si svolta verso l’entroterra (a sinistra arrivando da Samugheo, a destra da Asuni) e si percorre una sterrata a corsia unica che in 5 km porta al rifugio (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si scende per sentiero verso il Castello seguendo i cartelli per «Araxisi»; si raggiunge il torrente e un bivio: a destra si va al corso d’acqua, a sinistra alla ferrata. Si accede a una cengia orizzontale che contorna lo sperone roccioso detto «Sa Conca de Su Casteddu» e si attacca la via (20′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Dopo l’attacco si sale una breve rampa diagonale gradonata di 3 metri e si percorre una stretta cengia orizzontale che aggira la roccia, con il Castello sopra la testa e il torrente Araxisi sotto i piedi. Si prosegue su facili roccette fino a un punto in cui il cavo termina e subentra un tratto di sentiero: qui si chiude la prima parte della ferrata. Le attrezzature riprendono con un tratto in discesa, non difficile ma aereo, che porta a un traverso esposto; si aggira uno spigolo e si arriva al passaggio chiave, uno strapiombo breve ma impegnativo che richiede forza di braccia e agilitร . Superato lo spigolo si risale un tratto verticale a strapiombo dove le cambre aiutano la progressione, una decina di metri in forte esposizione, fino a un passaggio nella roccia: si entra in una cavitร  che porta sul lato opposto dello sperone. Si scende quindi un tratto di disarrampicata facilitato dalle cambre, poi un traverso orizzontale con poco spazio per i piedi e infine una comoda cengia diagonale conducono al termine delle attrezzature (1h 15′ di sola ferrata; circa 1h 35′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via di difficoltร  moderata immersa in un ambiente inusuale dell’entroterra sardo, dominato dalla parete calcarea che si erge verticale per una novantina di metri. Il livello complessivo รจ Difficile, determinato soprattutto dall’unico passaggio a strapiombo, aereo e fisico, che spezza un itinerario altrimenti abbordabile.

    ⚠ Il passaggio chiave a strapiombo รจ breve ma atletico: chi non ha forza di braccia lo troverร  ostico. Casco, imbrago e kit da ferrata sono indispensabili nonostante lo sviluppo contenuto.
    ▲Period and safety

    Quota bassa (massimo 300 m) e clima sardo: percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo e la roccia bagnata. Sviluppo breve, 1,6 km e 150 m di dislivello complessivo.

    ▲Discipline

    Dal termine delle attrezzature si risale il sentiero fino a una staccionata, la si aggira e per traccia si rientra in breve al rifugio (20′ dalla fine della ferrata, 2h totali per l’anello).

    ▲To match

    Risalendo verso la costa occidentale della Sardegna si incontrano in successione la Ferrata Regina, la Ferrata di Giorrรจ e la Ferrata Cabirol; verso la costa tirrenica la Ferrata di Badde Pentumas. Piรน a sud, la Ferrata di Gutturu Xeu e, sulla costa, la Ferrata at the Pan di Zucchero. Discorso a parte la Ferrata degli Angeli sull’isola di Tavolara, raggiungibile in battello da Porto San Paolo.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionSardinia
    • GroupCastello di Medusa – Valle dell'Araxisi
    • Approach0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference50 m
    • Route difference150 m
    • Max300 m
    • Length1,6 Km
  • Ferrata Casimiro in Val di Rhemes

    Ferrata Casimiro in Val di Rhemes

    Vie Ferrate โ€บ Aosta Valley โ€บ Aosta
    Ferrata Casimiro in Val di Rhemes
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata di Casimiro si trova in Val di Rhemes, ai piedi del Granta Parey, e si raggiunge in pochi minuti dalla frazione di Chanavey presso Rhemes-Notre-Dame. Non è particolarmente difficile: è ben attrezzata e piacevole, con un’esposizione crescente e due ponti sospesi che aggiungono adrenalina.

    ▲Approach

    Punto di partenza Chanavey (Aosta): parcheggiata l’auto sul lato sinistro della strada, si risale l’unica via sul lato opposto seguendo le indicazioni per la ferrata (starting point on Google Maps). Si segue il sentiero ben segnato che dal paese risale i prati e poi sale tra facili gradoni verso l’attacco, tenendo la montagna sulla destra (10′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Il primo tratto è verticale, su gradini metallici, fino a un traverso a destra sotto un incombente tetto roccioso; si risale un breve diedro e si aggira uno spigolo in crescente esposizione, arrivando sotto una parete verticale abbondantemente staffata. Una rampa inclinata e alcuni facili balzi chiudono la prima sezione. Dopo un tratto di collegamento su sentiero attrezzato si sale una parete verticale con staffe fino a un tetto roccioso, aggirato con un traverso a sinistra, e un breve tratto strapiombante (le staffe aiutano molto); ci si sposta a sinistra e, dopo un’altra parete verticale, si raggiunge il primo ponte sospeso (a 4 corde, abbastanza stabile). Lo si attraversa e si sale a destra su sentiero attrezzato; ignorata una via di fuga a sinistra, si risale una bella parete verticale e un traverso a sinistra con staffe sotto un grosso tetto, poi un breve tratto strapiombante e una cengia a sinistra in lieve discesa fino al secondo ponte sospeso, simile al primo. Inizia quindi una serie di tratti di disarrampicata, mai difficili ma impegnativi (un paio di pareti verticali, una con spigolo, e un traverso); dopo l’ultimo tratto in diagonale e qualche facile sentiero attrezzato, la via termina (2h dall’attacco, 2h 10′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via che alterna tratti verticali, traversi esposti e due ponti sospesi (entrambi aggirabili); difficoltà contenute. Con il giusto supporto può essere percorsa anche da neofiti in buona forma. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ La parte finale comprende vari tratti di disarrampicata: pur non difficili, richiedono attenzione e una certa dimestichezza. I due ponti sospesi sono aggirabili per chi soffre il vuoto.
    ▲Period and safety

    Quota media (max 2.054 m): stagione estiva con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta del Gran Paradiso di 4Land.

    ▲Discipline

    La discesa avviene per un agevole sentiero segnato che riporta a valle e quindi, lungo la strada asfaltata verso destra, a Chanavey (40′ dal termine della ferrata, circa 3h totali).

    ▲To match

    Nelle vicinanze, ma spesso su itinerari lunghi, la Ferrata Bethaz-Bovard, la Ferrata at Mont Chetif, la lunga Ferrata at Gran Paradiso e la Ferrata al Monte Emilius. Itinerari più corti, verso Gressoney, la Ferrata Josรฉ Angster e la Ferrata Gorbeillon.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupGran Paradiso – Val di Rhemes
    • Approach0:10 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference320 m
    • Route difference400 m
    • Max2054 m
    • Length4,3 Km
  • Ferrata della Cascata di Stuller

    Ferrata della Cascata di Stuller

    Vie Ferrate โ€บ Trentino-Alto Adige โ€บ Bolzano
    Ferrata della Cascata di Stuller
    Very difficultโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Cascata di Stuller, presso Moso in Val Passiria, è una via del 2019 che si sviluppa a fianco di una lunga cascata, spettacolare dal punto di vista paesaggistico. La prima parte è comune e di livello difficile; poi il percorso si sdoppia più volte tra una linea moderatamente difficile e una estremamente difficile, quest’ultima molto atletica e a tratti difficilmente arrampicabile.

    ▲Approach

    Punto di partenza Moso (Moos) in Val Passiria, nel nord della provincia di Bolzano: da sud si esce a Vipiteno (Sterzing) e si segue la statale fino alle indicazioni per la Val Passiria e Moso; dopo tre gallerie ravvicinate si svolta a sinistra verso il paese. Conviene proseguire un centinaio di metri fino a una chiesa sulla sinistra, oltrepassarla e scendere a sinistra fino a un bivio con alcuni parcheggi a destra (starting point on Google Maps); se pieno, si parcheggia in paese o presso la chiesa. Dal parcheggio si segue il sentiero (segnavia 11) in falsopiano e poi in discesa verso il torrente — senza attraversarlo — passando sotto la strada attraverso un tubo, fino all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via offre tre punti in cui si può scegliere tra linee “Moderatamente difficile”, “Molto difficile” ed “Estremamente difficile”. Attacco: la variante moderata affronta un diedro e un anfratto tra montagna e lama di roccia (fondo scivoloso), un traverso diagonale a sinistra, un primo strapiombo non difficile ma atletico e un esposto traverso a destra su staffe sospese per aggirare un tetto; la variante molto difficile sale invece uno stretto camino verticale (conviene assicurare lo zaino a un cordino), poi traversi e una parete decisamente strapiombante da vincere con decisione. Le due linee si uniscono su una cengia e proseguono fino a un bel diedro attrezzato di circa 15 metri e a un terrazzino terroso, dove finisce la prima sezione. Sezione centrale: nuova biforcazione; la moderata sale placchette, un diedro levigato (con cambre) e uno spigolo strapiombante con spunto atletico; le linee si riuniscono oltre il tetto, dove c’è il bivio finale. Tratto conclusivo: la variante moderata sale placchette e una panchina panoramica, poi spigoli e tratti facili fino a innestarsi col sentiero; la variante estremamente difficile affronta un tettino fisico, zig-zag su roccia nerastra, un terrazzino panoramico e quindi il passaggio chiave — un difficile e strapiombante traverso diagonale a sinistra sotto un tetto, in forte esposizione, da gestire con equilibrio e braccia piegate (una catena consente di allungarsi con un rinvio) — poi lo spigolo e la parete finale. Le due linee si riuniscono su un sentiero (segnavia E5): si può chiudere qui scendendo verso Moso, oppure proseguire in salita su linea verticale ben attrezzata con staffe, un traverso a destra e una stretta cengia, fino al termine con le cascate di Stuller sulla destra (2h 30′ dall’inizio della ferrata, circa 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata ottimamente attrezzata, con cavo molto teso. Le varianti facili sono accessibili a chi sa muoversi su ferrate impegnative; le varianti dure sono atletiche e poco arrampicabili. Difficoltà complessiva (linea più impegnativa): Molto Difficile.

    ⚠ La variante difficile è da considerarsi Estremamente Difficile: richiede buona forza e tecnica nei traversi in deciso strapiombo. Può essere utile una fettuccia per simulare una sosta nei tratti più duri. Valutare onestamente le proprie capacità ai bivii e scegliere la linea adeguata.
    ▲Period and safety

    Quota media (max 1.326 m), ambiente di cascata: percorribile in stagione con roccia asciutta; valutare la portata d’acqua dopo le piogge.

    ▲Discipline

    Terminate le attrezzature si segue il sentiero fino alla strada asfaltata, che si percorre a destra entrando nel paese di Stuller; si prosegue in discesa e, dove la stradina incrocia una strada più grande, si tiene la sinistra a fianco di un parcheggio scendendo in direzione opposta a Moso. Dopo due tornanti si stacca una stradina (cartello, segnavia 10 E5) che diventa sentiero e taglia ripida il versante fino al punto in cui le due varianti si erano unite; di lì al paese di Moso, scendendo a fianco della galleria (1h 30′ dal termine, 4h 30′ totali).

    ▲To match

    La Val Passiria non ha altre ferrate vicine. Verso la Val Venosta, vie belle e difficili: la Ferrata Tabaretta, la Ferrata Hoachwool, la Cengles Croda Ferrata e la Ferrata Ziel. Verso la Valle Aurina la Ferrata Pursteinwand e la Ferrata del Camino-Ghiacciaio al Sasso Nero. Nel 2024, in Val Passiria, ha aperto anche la Ferrata Bergkristall.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupVal Passiria
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)4:30 h
    • Hardware level difference400 m
    • Route difference300 m
    • Max1326 m
    • Length8 Km
  • Ferrata delle Cascate di Novalesa

    Ferrata delle Cascate di Novalesa

    Vie Ferrate โ€บ Piedmont โ€บ Turin
    Ferrata delle Cascate di Novalesa
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Cascate di Novalesa, in Val Cenischia (valle laterale della Val di Susa), risale i risalti rocciosi a fianco delle suggestive cascate dei rii Claretto e Merdarello. È ricca di staffe e, pur senza difficoltà tecniche eccessive, l’esposizione e lo sviluppo richiedono un minimo di esperienza. Inaugurata nel 2024.

    ▲Approach

    Punto di partenza presso il ponte sul Rio Merdarello vicino a Novalesa (raggiungibile da Susa): seguendo a destra le indicazioni per le cascate si arriva a uno spiazzo dove parcheggiare (starting point on Google Maps). L’avvicinamento è immediato: dal parcheggio, presso le bacheche informative, si segue la sterrata verso la cascata del Merdarello fino alla base della Cascata del Claretto, dove è evidente l’attacco (10-15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via è suddivisa in sezioni con nome, segnalate da cartelli. Pilastro di Claretto: si sale sulla sinistra orografica della cascata del Claretto, tra rampe, balzi e pareti verticali con leggeri strapiombi, abbondantemente staffate ma a tratti esposte (esposizione accentuata dalla cascata adiacente), fino a rimontare lo slanciato Pilastro di Claretto. Il Bosco (collegamento): cenge e sentieri attrezzati, alcuni in discesa, con tratti di disarrampicata e fondo terroso scivoloso che richiedono attenzione; si attraversa sulla destra orografica del Rio Merdarello. Rampa di Merdarello: una prima parte verticale e impegnativa che risale un pilastro, poi un traverso ascendente e un bel diedro giallastro che porta a un’ampia cengia panoramica a sinistra. Gola di Claretto: l’ultima sezione si addentra nella forra del Rio Merdarello, molto suggestiva e meno esposta delle precedenti; si risale a bordo della cascata raggiungendo il “Ponte Basso” e poi il “Ponte Alto”, con cui si attraversa il rio e se ne risalgono le sponde, fino al termine presso un ponte di legno (circa 1h 30′ dall’attacco).

    ▲Character and difficulty

    Indicata come Moderatamente Difficile; le numerose staffe e cambre riducono molto la difficoltà, ma l’esposizione lungo diverse sezioni la rende poco adatta come prima esperienza. Attrezzatura abbondante e in ottimo stato. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ È fatto esplicito divieto di percorrere l’itinerario in discesa. Attenersi al percorso segnalato senza uscirne: in alcune parti attraversa proprietà private. Attenzione ai tratti di disarrampicata e al fondo scivoloso nel tratto “Il Bosco”.
    ▲Period and safety

    Quota bassa, ambiente di forra: percorribile gran parte della stagione; valutare la portata dei torrenti dopo forti piogge. Cartografia consigliata: carta della Val di Susa.

    ▲Discipline

    Dal termine si segue l’evidente sentiero lungo il torrente fino alla sterrata; a sinistra si stacca una mulattiera segnalata per Novalesa che porta al centro del paese (circa 40′). Si prosegue verso la chiesa e in salita fino al parcheggio (circa 1h dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲To match

    In Val di Susa: la Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele, le ferrate degli orridi di Foresto e Chianocco, la Ferrata allo Chaberton e la Ferrata del Rouas. In altre valli torinesi la Ferrata Ciardelli, la Ferrata di Rocca Candelera e la Ferrata di Pra Catinat.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie – Val Cenischia
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)2:45 h
    • Length6 Km
  • Ferrata Carlo Guzzella al Grappa

    Ferrata Carlo Guzzella al Grappa

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Treviso
    Ferrata Carlo Guzzella al Grappa
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Carlo Guzzella parte dalla Val San Liberale e risale i costoni delle pendici sud del Monte Grappa. È una via dalle due anime: facile e arrampicabile nella prima sezione, decisamente più impegnativa nella seconda, con un paio di passaggi atletici. L’avvicinamento è ripido e la bassa quota la rende estenuante d’estate.

    ▲Approach

    Punto di partenza la Val San Liberale, presso l’omonimo ristorante, raggiungibile da Crespano del Grappa (Treviso): lungo la SP26 da Romano d’Ezzelino, a Crespano si seguono le indicazioni a nord per la Val San Liberale fino all’ampio parcheggio del ristorante (starting point on Google Maps). Dal parcheggio (600 m) si sale una stradina asfaltata fino a un bivio dove si tiene la sinistra per la Guzzella (a destra si va alla Ferrata Sass Brusai); si segue la forestale fino a un secondo bivio (680 m, 15′) dove si prende a destra il sentiero, ripido e faticoso, fino a incrociare il CAI 102 (1.000 m, 1h dal parcheggio). Seguendo verso nord le chiare indicazioni si sale ancora fino all’attacco (1.170 m, 1h 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Prima sezione (facile): si sale una parete appoggiata e molto appigliata, dove il cavo serve solo da autoassicurazione, fino a un tratto pianeggiante; una breve cengia e alcuni balzi chiudono la sezione. Seguono tratti di sentiero erboso alternati a balzi e roccette senza difficoltà particolari, due facili traversi diagonali a sinistra, un canalino gradonato e una bella parete verticale arrampicabile con appigli e staffe. Si esce in cresta e si raggiunge un balcone panoramico con una via di fuga a destra (verso la strada provinciale), che consente di scendere o di salire al Grappa evitando la seconda sezione. Seconda sezione (difficile): subito un impegnativo traverso su placca levigata verso sinistra che aggira uno spigolo strapiombante, atletico, da superare senza indugiare per non affaticare le braccia. Dopo un tratto di sentiero attrezzato si arriva al secondo passaggio duro: una parete di una ventina di metri con traverso diagonale a sinistra fino a una staffa, salita verticale e nuove staffe, poi parte superiore più arrampicabile. Si prosegue su tratti attrezzati verticali e una placca con buoni appigli; alcuni balzi e tratti attrezzati su fondo insidioso portano alla cima del Napon, dove terminano le attrezzature (1.550 m, 1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via nettamente divisa: prima parte molto arrampicabile e senza difficoltà tecniche, seconda parte con due passaggi impegnativi, di cui il primo traverso difficile anche fisicamente. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile (la seconda sezione, da sola, è da considerarsi difficile).

    ⚠ L’avvicinamento è ripido e faticoso e la bassa quota sconsiglia l’itinerario nei mesi più caldi. Una via di fuga al balcone panoramico permette di evitare la seconda sezione più impegnativa.
    ▲Period and safety

    Quota contenuta (max 1.775 m, dislivello dell’itinerario circa 1.175 m): da preferire nelle mezze stagioni, evitando le giornate calde. Si raccomanda la visita al Sacrario del Monte Grappa lungo il giro.

    ▲Discipline

    La discesa più rapida intercetta, poco dopo le attrezzature, il sentiero che a destra riporta a San Liberale. Proseguendo invece verso la cima del Grappa si raggiunge la zona sacra con il grande Sacrario (30′ dal termine); il rientro avviene poi dal Rifugio Bassano sui segnavia 151 verso San Liberale, passando per Pian di Bala, fino al bivio dell’andata presso il parcheggio (circa 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 30′ totali).

    ▲To match

    Condivide la partenza con la Ferrata Sass Brusai (abbinabili percorrendone una in discesa). Vicine la breve Ferrata Santa Felicita e il lungo Sentiero degli Eroi. Nelle Piccole Dolomiti la Ferrata del Vajo Scuro, il Sentiero Pojesi, le Ferrate Viali ed Ezio Ferrari; in Val d’Astico la Ferrata delle Anguane e, verso le Dolomiti Feltrine, la Ferrata at Monte Coppolo.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupGrappa Massif
    • Approach1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference225 m
    • Route difference1175 m
    • Max1775 m
    • Length12,5 Km
  • Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele

    Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele

    Vie Ferrate โ€บ Piedmont โ€บ Turin
    Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Carlo Giorda risale il versante nord del Monte Pirchiriano fino ai piedi dell’Abbazia della Sacra di San Michele, in Val di Susa. È una via lunga ma mai difficile, varia e piacevole, in gran parte arrampicabile, impreziosita da due ponti sospesi — il primo lungo e adrenalinico.

    ▲Approach

    Punto di partenza Chiusa San Michele (Torino): lungo la SS25 del Moncenisio, tra Sant’Ambrogio di Torino e Ponterosso, prima di un laghetto da pesca si nota uno spiazzo con una bacheca di legno e, dietro, il monte con in cima la Sacra (starting point on Google Maps). Attacco e sviluppo della via, oltre al lungo ponte, sono già visibili dal parcheggio. Ci si incammina sull’ampio sentiero, si attraversa un ponticello e si raggiunge l’attacco, segnalato da un cartello bianco con le indicazioni di sicurezza; poche facili roccette portano al cavo (5′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La prima sezione risale in diagonale una rampa e facili roccette arrampicabili, con appigli abbondanti ma una fastidiosa patina scivolosa che accompagna tutta la salita. Dopo un tratto di collegamento si riprende su facili traversi e passaggi arrampicabili, uno spigolo, un camino attrezzato e un traverso a destra panoramico sulla Val di Susa; segue l’unica placca verticale della via, adrenalinica ma non difficile, e una serie di placchette e balzi su roccia più liscia che richiede concentrazione. Alla fine del primo tratto c’è una via di fuga a sinistra; proseguendo a destra, un sentiero attrezzato con saliscendi a tratti esposto conduce al lungo ponte sospeso (circa 80 metri, con ampi pioli, più ballerino nella prima metà; aggirabile con un cavo a guaina gialla). Oltre il ponte si risale una parete verticale con staffe, si aggira uno spigolo e, per una breve cengia e un tratto di collegamento, si attacca la parete nord-ovest del Pirchiriano: un susseguirsi di rampe, paretine, facili diedri, camini e canalini quasi sempre arrampicabili, il tratto più vario e appagante (circa 1h). Si incontra una seconda via di fuga (in pessimo stato), poi una nuova serie di passaggi di media difficoltà e un secondo ponte sospeso (su quattro corde, circa 15 metri) seguito da un traverso obliquo; gli ultimi balzi portano ai piedi delle mura della Sacra di San Michele (circa 3h 30′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via lunga, varia e nella quasi totalità arrampicabile; i due ponti sospesi (aggiunti nel 2016 il primo) aggiungono esposizione e adrenalina. Dedicata a Carlo Giorda, alpinista e istruttore CAI piemontese. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ È vietato percorrere la via in discesa. La roccia è in più punti lisciata dai passaggi e con patina scivolosa: serve un minimo di tecnica. Attenzione al caldo estivo (bassa quota); lungo il rientro sono presenti due fontane.
    ▲Period and safety

    Bassa quota (max 962 m): percorribile gran parte dell’anno, da evitare nelle ore più calde d’estate. Cartografia consigliata: carta della Val di Susa.

    ▲Discipline

    Dal termine si segue la traccia a destra che aggira la parete ovest della Sacra (tratti attrezzati con tubolari verdi); dopo circa 5′ si segue il cartello “uscita della ferrata” e in 10′ si esce sulla strada asfaltata per la Sacra. Dritto davanti scende una mulattiera nel bosco fino alla borgata di San Pietro; tenendo la sinistra si esce dalla borgata e si riprende la mulattiera che a tornanti scende a Sant’Ambrogio. Lungo la via principale si tiene la sinistra costeggiando le pareti del Pirchiriano fino a ritrovare, dopo un canale, la parete d’attacco e il parcheggio (circa 1h 20′ dal termine, 5h totali).

    ▲To match

    Vicine la Ferrata della Ruceia e la Ferrata di Caprie. Risalendo la Val di Susa, le ferrate negli orridi: Orrido di Foresto e Orrido di Chianocco; più lontane la Ferrata di Rocca Clarรฌ, la Low Battery Hardware and the long Ferrata allo Chaberton verso Claviere; a Bardonecchia la Ferrata del Rouas. Nel 2024 ha aperto la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupCozie Alps โ€“ Val di Susa
    • Approach0:05 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference574 m
    • Route difference606 m
    • Max962 m
    • Length6,7 Km
  • Ferrata Carlo Campalani al Carega

    Ferrata Carlo Campalani al Carega

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Verona
    Ferrata Carlo Campalani al Carega
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Carlo Campalani risale il versante est del Carega, nelle Piccole Dolomiti. Pur breve, presenta singoli passaggi difficili ed è generalmente esposta, con una bella varietà di terreni: diedri, traversi e un caratteristico camino. È la più antica ferrata delle Piccole Dolomiti, inaugurata nel 1958.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Rifugio Revolto (1.355 m), in fondo alla Val d’Illasi: da sud si esce dall’A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno e si prosegue verso Giazza, poi per circa 7 km lungo la strada fino al rifugio (starting point on Google Maps). Dal Revolto si raggiunge il Rifugio al Passo Pertica (1.530 m), per forestale o per sentiero nel bosco (20-30′). Dal passo si segue l’ampia forestale (sentiero 109) verso il Rifugio Scalorbi; a un bivio segnalato, prima dello Scalorbi, si tiene la sinistra sul sentiero 19, che sale a pendenza costante verso il Carega. A un nuovo bivio segnalato si tiene ancora la sinistra (indicazioni per la Ferrata Campalani) e, in salita più marcata tra i mughi, si raggiunge l’attacco sotto una parete giallastra (2h dal parcheggio).

    ▲The path

    L’inizio è la sezione più impegnativa. Il passaggio chiave dei primi metri è stato facilitato nel 2019 con alcune cambre: ora si vincono i primi 5-6 metri con il cavo a sinistra di un diedro, che si risale fino a un terrazzino. Si aggira un esposto spigolo a destra cercando piccoli appigli per i piedi e si risale una fessura (dove la fune ha sostituito la vecchia catena), uscendo a sinistra attorno a una costola rocciosa; un tratto esposto e povero di appigli porta a un terrazzino per riprendere fiato. Si prosegue con un traverso orizzontale a destra che aggira uno spigolo e immette su una stretta cengia esposta; il cavo sale in diagonale (attenzione al fondo friabile). Dopo un breve traverso a destra, presso uno spigolo, la catena conduce a un esposto traverso diagonale che porta in un grande e ombroso camino: la catena sale verticale e poi si addentra nel camino, dove conviene cercare appigli su entrambi i lati tenendo via via il lato sinistro per evitare una sporgenza e uscire da un passaggio angusto. Seguono roccette in diagonale a destra, una breve fessura tra parete e sperone, e una nuova fessura impegnativa ed esposta che immette su un traverso orizzontale dove è posto il libro di vetta. Si risalgono altri balzi su roccia frastagliata (non sempre solida) e, dopo un breve passaggio aereo in discesa, si arriva sotto l’ultima parete a diedro: meno dura della prima sezione ma impegnativa nei primi metri, poi più appoggiata e appigliata. La catena piega a destra tra i mughi: si salgono gli ultimi balzi a sinistra e, dopo un breve traverso, si esce sull’ampio crinale (45′ dall’attacco, 2h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via che alterna tratti di media difficoltà ad almeno due passaggi più impegnativi (il traverso e il camino), mai però proibitivi. Roccia spesso ricca di appigli ma a tratti friabile; in larghi tratti attrezzata con catena. Ristrutturata nel 2018 e con attacco facilitato nel 2019. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Attenzione alla tipica nebbia che avvolge le Piccole Dolomiti nelle ore pomeridiane, soprattutto d’estate: può creare problemi sull’aerea cresta finale verso il Fraccaroli. Roccia friabile in alcuni punti: cautela negli appoggi.
    ▲Period and safety

    Ambiente d’alta montagna (quota max 2.259 m): stagione estiva con tempo stabile, possibilmente al mattino per evitare la nebbia pomeridiana. Cartografia consigliata: carta del Pasubio e Vallagarina oppure dei Monti Lessini di 4Land.

    ▲Discipline

    Dal termine si percorre la cresta aerea (non difficile) che in circa 20′ porta al Rifugio Fraccaroli (2.230 m) e in breve alla cima del Carega (2.259 m, 30′ dal termine della ferrata). Per il rientro tre opzioni: scendere al Rifugio Scalorbi (sentieri 157 e 192) e a ritroso all’auto (circa 5h 15′ totali); scendere direttamente sul sentiero 108 al Passo Pertica e all’auto (circa 4h 45′ totali); oppure dal 108 imboccare il Sentiero Attrezzato Pojesi fino al Passo Pertica (6h 45′ totali), prestando molta attenzione a non smuovere sassi sugli escursionisti sottostanti.

    ▲To match

    Nelle Piccole Dolomiti si abbinano più itinerari: in discesa il Path equipped Pojesi; dal Passo Pertica la breve e atletica Ferrata Biasin; verso il Monte Obante la Ferrata del Vajo Scuro; verso il Gramolon la Ferrata Viali. Verso il Pasubio la Ferrata del Vajo Stretto, il Sentiero Falcipieri e il Sentiero Baglioni.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSmall Dolomites
    • Approach2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)5:45 h
    • Hardware level difference309 m
    • Route difference937 m
    • Max2259 m
    • Length14 Km
  • Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin

    Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Cappellano Hosp risale la parete nord-est della Torre di Toblin, nel cuore delle Dolomiti di Sesto sopra il Rifugio Locatelli. È una via di moderata difficoltà, ben arrampicabile e mai eccessivamente esposta, spesso utilizzata come comoda discesa per chi sale la più impegnativa Ferrata delle Scalette.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Rifugio Auronzo (2.320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si prosegue verso il Rifugio Lavaredo e la Forcella Lavaredo; si scende dalla forcella e si risale al Rifugio Locatelli (2.450 m, 1h 15′), quindi, seguendo verso nord i triangoli rossi, si raggiunge la base della Torre di Toblin. Qui due opzioni: salire per la Ferrata delle Scalette e scendere per la Hosp (consigliato) dirigendosi a nord-ovest, oppure salire e ridiscendere per la sola Hosp dirigendosi a nord-est all’attacco (1h 30′ complessiva dal parcheggio).

    ▲The path

    L’attacco è presso una postazione di guerra con feritoia. Si parte con un facile traverso a destra, poi un primo salto verticale di circa 6 metri; si piega a destra salendo prima su sentiero senza funi e poi su bei balzi rocciosi verticali ma ottimamente appigliati. Un breve tratto di sentiero, con una curva a sinistra, porta sotto il passaggio più fisico: uno spigolo esposto con buoni appigli, oltre il quale si risale una lunga serie di roccette su fondo detritico poco stabile. Si supera un salto più pronunciato e una cengia diagonale a destra, quindi una serie di balzi arrampicabili che spostano prima a sinistra poi a destra. Un lungo tratto ascendente verso sinistra porta alla cresta sommitale, anch’essa attrezzata, che si percorre verso destra fino alla croce di vetta della Torre di Toblin (2.617 m, 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Via caratterizzata da facili balzi verticali e roccette, in molti tratti arrampicabile senza particolari difficoltà tecniche; adatta anche a chi ha relativamente poca esperienza. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Se usata come discesa (l’uso più comune, in combinata con la Ferrata delle Scalette), il senso di percorrenza in discesa risulta più impegnativo: procedere con attenzione. Attenzione al fondo detritico poco stabile.
    ▲Period and safety

    Alta quota dolomitica (max 2.617 m): stagione estiva con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Discipline

    La discesa consigliata è a ritroso per la stessa Ferrata Hosp; scesi alla base si rientra a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Auronzo (4h totali).

    ▲To match

    L’abbinamento classico è con la Ferrata delle Scalette, in anello con salita alla Torre di Toblin. Dal Rifugio Locatelli si può proseguire verso il Monte Paterno con la Ferrata Innerkofler-De Luca. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa e la Ferrata Merlone; verso Sesto la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa e la Ferrata Strada degli Alpini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)4:30 h
    • Hardware level difference115 m
    • Route difference317 m
    • Max2617 m
    • Length10,9 Km
  • Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano

    Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano

    La Ferrata Capitano Bilgeri sale al Monte Piano, nelle Dolomiti di Sesto, in un ambiente carico di storia della Grande Guerra. È una via di difficoltà contenuta, mai atletica, inserita in un itinerario piuttosto lungo il cui avvicinamento colma un buon dislivello in poco tempo.

    ▲Approach

    Ci si porta sulla strada che collega Misurina con Dobbiaco. Salendo da Misurina si procede per circa 4 km e, dopo un marcato tornante a destra, si individua una traccia che sale nel bosco, parcheggiando in uno degli slarghi (circa 1.600 m; starting point on Google Maps). Si segue la traccia ripida nel bosco tenendo sempre la sinistra verso il Rifugio Bosi al Monte Piana (2.205 m); dal rifugio la pendenza cala. Si evita il sentiero attrezzato che sale al Monte Piana (a sinistra) restando in falso piano verso il Museo all’Aperto della Grande Guerra; a un crocevia si prosegue dritti in direzione della ferrata (2h dal parcheggio).

    ▲The path

    Dal cartello giallo dell’attacco si sale in diagonale fino a un diedro dove alcuni pioli aiutano la progressione; si prosegue in leggera salita aggirando uno spigolo che porta su una comoda cengia. Dopo alcuni facili balzi rocciosi si raggiunge una panchina di legno per una sosta panoramica. Si riprende su una cengia a sinistra fino a un bel caminetto da risalire in spaccata — il passaggio più bello e impegnativo della via. Si sale un canalino e poi un secondo canalino stretto in spaccata, quindi un colatoio tenendo il lato destro fino a una forcellina; alcuni balzi rocciosi senza difficoltà portano sulla crestina e quindi al pianoro sommitale del Monte Piano (2.305 m, 1h dall’attacco, 3h totali), con magnifica vista sulle Tre Cime di Lavaredo.

    ▲Character and difficulty

    Via semplice e mai atletica, su roccia ben arrampicabile e con molti infissi che aiutano anche in assenza di capacità tecniche; notevole l’interesse storico. Difficoltà complessiva: Facile.

    ⚠ Dopo la tempesta Vaja (2018) l’itinerario classico è diventato difficile da seguire prima e dopo il Rifugio Bosi: dal 2020 si consiglia la variante dal Lago di Landro (versante altoatesino), salendo dal versante nord del lago sui sentieri 6/102 e seguendo le indicazioni per il Monte Piano. In questo terreno, ricco di trincee e gallerie, i percorsi non sono sempre obbligati: muoversi con attenzione.
    ▲Period and safety

    Ambiente d’alta quota (max 2.305 m): stagione estiva con terreno asciutto. Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Discipline

    Dal Monte Piano si segue verso sud il sentiero 6 (Alta Via 3) che, tra tratti attrezzati e trincee di guerra, scende a una forcella; si risale verso la vetta del Monte Piana (2.324 m) e si scende al Rifugio Bosi toccato all’andata, quindi a ritroso per la via di avvicinamento fino al parcheggio. In alternativa, sull’itinerario dal Lago di Landro, si scende seguendo i segnavia 6A tra gallerie e trincee verso ovest, con due opzioni di rientro al lago.

    ▲To match

    Nelle Dolomiti di Sesto: la Ferrata Innerkofler-De Luca al Monte Paterno, la Ferrata alla Torre Toblin e la Ferrata ai Costoni di Croda Rossa. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa e la Ferrata Merlone ai Cadini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach2:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference895 m
    • Max2305 m
    • Length12 Km
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