Paese: Italia

  • Ferrata del Mulaz

    Ferrata del Mulaz

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Mulaz
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Mulaz (o del Canalino) è un breve tratto attrezzato che sale al Passo del Mulaz, nella sezione settentrionale e poco battuta delle Pale di San Martino. Più che per la ferrata in sé, l’itinerario vale per l’ambiente: lungo, isolato e selvaggio, con scarsa segnaletica che lascia un piacevole sapore d’avventura.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Passo di Valles (2.031 m), al confine tra Trento e Belluno: dal versante trentino si sale da Paneveggio, da quello veneto da Falcade di Sopra; si parcheggia comodamente sul versante trentino (starting point on Google Maps). Si segue il sentiero 751 (prima strada, poi sterrato) verso la Forcella di Venegia (2.212 m), ignorando la traccia per la Cima del Lago; alla forcella si tiene la destra sul 749 che taglia a mezzacosta in discesa, ignorando la deviazione 750 per Malga Venegia. A un bivio importante (2.045 m, circa 1h) si tiene la sinistra risalendo il Vallon della Venegiota verso il Passo di Venegiata; dopo circa 10 minuti, attenzione a individuare sulla destra una traccia molto labile sul prato che punta a una lingua detritica (conviene risalire i prati a sinistra della lingua). Risalita la lingua si taglia verso sud su roccia, comparendo segni e ometti; appare poi a sinistra, in cima a un canalino, il Passo del Mulaz. Si sale fino a dove il canalino si restringe e, sulla sinistra, iniziano le attrezzature (2.390 m, 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    Si sale uno spigolo appoggiato e ricco di appigli naturali, poi facili balzi attrezzati; si aggira uno spigolo con buona esposizione e si percorre una placca appoggiata dove il cavo fa da corrimano. Un ultimo tratto attrezzato facile e le attrezzature terminano. Si prosegue in salita senza traccia obbligata seguendo i cavi della teleferica fino al Passo del Mulaz (2.619 m, 40′, 2h 45′ totali). Da qui è vivamente consigliata la salita alla vetta del Mulaz: poco prima di scendere verso il rifugio, una traccia si stacca a sinistra in salita fino a una forcella (circa 2.800 m), da cui a destra una bella ed esposta cengia detritica aggira il Mulaz e conduce alla grande croce di vetta (2.906 m, 3h 30′ totali, panorama a 360°).

    ▲Character and difficulty

    La ferrata è breve e non particolarmente impegnativa; il valore dell’itinerario sta nell’ambiente e nello sviluppo. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Segnaletica datata e tracce labili: l’orientamento può essere difficile, soprattutto con nebbia. L’attrezzatura metallica è arrugginita ma in stato complessivamente buono. Attenzione alla neve, spesso presente nei canalini e nella salita al Mulaz anche a inizio stagione.
    ▲Period and safety

    Alta montagna (quota max 2.906 m, dislivello circa 900 m, sviluppo 15 km): stagione estiva inoltrata, con tempo stabile e buona visibilità. Cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si torna a ritroso fino al bivio poco sotto il Passo del Mulaz, da cui si scende in pochi minuti al Rifugio Volpi al Mulaz (2.560 m). Dal rifugio si segue a sinistra il 751 verso il Passo dei Fochet (alcuni tratti attrezzati, circa 2h 30′ dalla vetta), poi sempre sul 751 al Passo di Venegiota (2.303 m) e alla Forcella di Venegia, già toccata all’andata; di lì a ritroso al Passo di Valles (7h 30′ totali).

    ▲To match

    Per più giorni in zona, dal Rifugio Mulaz si può raggiungere il Passo delle Farangole e scendere il Sentiero Attrezzato delle Farangole fino alla Valle di Strutt, risalendo poi la Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana, salibile anche da San Martino con la Ferrata Bolver-Lugli. Tra le altre vie delle Pale: la Ferrata del Porton, la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo e la Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)7:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference900 m
    • Max2906 m
    • Length15 Km
  • Ferrata di Campione del Garda

    Ferrata di Campione del Garda

    Vie Ferrate › Lombardy › Brescia
    Ferrata di Campione del Garda

    La breve Via Ferrata di Campione del Garda sale per circa 300 metri dal piccolo paese sulla sponda bresciana del lago fino a un belvedere affacciato sul Garda. È un itinerario facile, ideale per le prime esperienze e per i mesi invernali grazie alla bassa quota e all’esposizione mite.

    ▲Approach

    Punto di partenza Campione del Garda, sulla sponda bresciana: da nord o da sud si arriva lungo la SS45bis che corre sulla riva lombarda, con uscita posta dentro una galleria (starting point on Google Maps). Conviene usare il parcheggio a pagamento presso l’ex cotonificio. Dal parcheggio ci si incammina sul lungolago verso sud fino a un circolo nautico; lo si attraversa e, dietro una casetta prefabbricata, parte la traccia che sale ripida nel bosco fino a una sbarra metallica (15′ dal parcheggio); la ferrata inizia pochi metri dopo.

    ▲The path

    Si parte nel bosco con facili roccette attrezzate, seguite da una cengia che porta fuori dagli alberi, con il Lago di Garda e il Monte Baldo alle spalle. Si procede su traccia attrezzata prima verso sinistra, poi a destra, fino a una paretina appoggiata piacevole da arrampicare. Una scalinata attrezzata e una rampa conducono alla base di un lungo diedro appoggiato, molto appigliato e panoramico. Si attraversa poi un tratto con reti paramassi e si passa sotto un breve arco roccioso, raggiungendo in breve il termine della via.

    ▲Character and difficulty

    Via facile, priva di verticalità eccessiva, perfetta come avvicinamento al mondo verticale e per una gita di mezza giornata. Difficoltà complessiva: Facile.

    ⚠ Pur essendo facile resta un itinerario su roccia: casco, imbrago e kit da ferrata restano indispensabili. Bella anche in inverno, ma da evitare con roccia bagnata o ghiacciata.
    ▲Period and safety

    Quota molto bassa (max 357 m): percorribile praticamente tutto l’anno, anche nei mesi invernali. Cartografia consigliata: carta del Parco Alto Garda Bresciano di 4Land.

    ▲Discipline

    Terminata la ferrata si segue la traccia che si innesta nel sentiero da Campione al Monte Cas; per rientrare si tiene la destra scendendo diretti verso Campione attraverso una breve galleria e scalinate nel bosco fino al paese, poi lungo il lungolago all’auto (1h 45′ totali).

    ▲To match

    Verso nord, le ferrate dell’alto Garda: la Ferrata di Cima Capi, la Ferrata a Cima Sat, la Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata di Colodri. Nell’entroterra bresciano, verso i laghi d’Idro e d’Iseo: la Ferrata Crench, la Ferrata Fregio e la Ferrata di Caspai.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionLombardy
    • GroupPrealpi Bresciane – Alto Garda
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)1:45 h
    • Hardware level difference210 m
    • Route difference240 m
    • Max357 m
    • Length2 Km
  • Ferrata del Camoscio al Palombino

    Ferrata del Camoscio al Palombino

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Camoscio al Palombino
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Camoscio sale al Monte Palombino (2.589 m), bella vetta di confine tra Italia e Austria nelle Alpi Carniche. È un itinerario di media difficoltà, molto panoramico, con una ferrata su roccia ottimamente arrampicabile inserita in un lungo giro che copre un buon dislivello.

    ▲Approach

    Punto di partenza la Val Visdende (Belluno), presso il confine italo-austriaco. Da sud si risale il Cadore: a Santo Stefano di Cadore si seguono le indicazioni per Sappada e, dopo circa 7 km lungo il Piave, prima di una galleria, si svolta a sinistra su un ponte con indicazioni per la Val Visdende; al primo bivio si tiene la sinistra fino al parcheggio (starting point on Google Maps). In alternativa si può salire in auto fino al secondo parcheggio al Bivio Ciadon, in Val di Londo. Dal parcheggio (circa 1.300 m) si segue la forestale 167 fino al Bivio Ciadon, poi a destra in salita sul CAI 170 (Strada delle Malghe); si raggiunge Malga Dignas (1.676 m), la si oltrepassa e a un bivio si lascia il 170 tenendo la sinistra verso la Forcella Dignas. Poco prima della forcella si svolta a sinistra sul CAI 172, che su prati e poi ghiaione porta all’attacco (2h 30′ dal parcheggio).

    Nota parcheggio: in Val Visdende le casse automatiche per il pagamento della sosta sono state installate di recente (nel 2024 circa 8 euro per l’intera giornata); quella del parcheggio di partenza non accetta pagamenti elettronici, quindi è necessario avere monete.

    ▲The path

    La ferrata inizia con una rampa diagonale attrezzata che porta dentro un canalino verso sinistra; risalito il canalino ci si sposta ancora a sinistra superando facili gradoni rocciosi arrampicabili e una scaletta in legno. La linea è logica e segue le debolezze della roccia: si aggira uno spigolo e, seguendo i numerosi segni bianco-rossi, si risalgono facili balzi su roccia molto appigliata, con continui spostamenti a destra e sinistra senza eccessive difficoltà. Dopo circa mezz’ora le attrezzature terminano; per la vetta si risale un tratto di sentiero con alcune facili roccette tra prati e sassaie fino alla cresta, dove corre il confine di Stato. Su entrambi i versanti c’è una croce di vetta — quella austriaca più grande e solida (1h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata molto arrampicabile, mai difficile, a tratti esposta. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ I tratti in cresta, sia in salita dopo la ferrata sia in discesa, sono privi di protezioni e richiedono attenzione e piede fermo. Da evitare con terreno bagnato.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna (vetta a 2.589 m, dislivello ferrata circa 400 m): stagione estiva con terreno asciutto. Cartografia consigliata: carta di Sappada.

    ▲Discipline

    Dalla croce del Palombino si scende a ritroso sul versante italiano per alcune decine di metri fino al sentiero CAI 142; si scende lungo i “Muri del Palombino” verso una forcella con palina segnavia (ancora visibili abbondanti trincee della Grande Guerra). Si segue verso sud la cresta fino a una biforcazione dove, a destra, il sentiero scende nella Valle del Palombino lungo la “Traversata Carnica” e riconduce a Malga Dignas; di lì a ritroso fino al parcheggio (6h totali).

    ▲To match

    L’itinerario più vicino e facilmente abbinabile è il Sentiero Attrezzato d’Ambros alla Cresta di Pitturina. La zona è ricca di vie attrezzate: la Ferrata al Chiadenis, la Ferrata Sartor al Peralba, l’impegnativa Ferrata al Coglians; per itinerari più facili il Sentiero Cuestalta e il Sentiero Olivato.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupAlps Carnia
    • Approach2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)6:00 h
    • Hardware level difference400 m
    • Max2589 m
  • Ferrata di Camoglieres

    Ferrata di Camoglieres

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata di Camoglieres

    La Ferrata di Camoglieres è una via “alla francese” che risale la bastionata sopra l’omonima frazione in Val Maira: atletica e impegnativa, con tratti strapiombanti, forte esposizione e molte staffe metalliche. È consigliata a chi cerca una prova fisica più che arrampicata pura, e include un lungo ponte tibetano sospeso.

    ▲Approach

    Punto di partenza la frazione di Camoglieres, comune di Macra (Cuneo): si percorre la SP422 da Cuneo verso Caraglio e Dronero e, poco dopo Lottullo, a un incrocio si va a destra seguendo le indicazioni “Camoglieres – Via Ferrata” (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si vede a destra la bastionata della ferrata; si prosegue sulla stradina asfaltata verso la fine dell’abitato dove, sulla destra, parte un sentiero ben segnato con cartelli e segni gialli che porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via fa ampio uso di staffe e cambre metalliche. Si attacca una parete che nei primi metri ricorda un breve diedro, con appigli sul lato destro; segue un traverso a sinistra e la salita verticale con alcuni tratti strapiombanti e faticosi per le braccia, intervallata da un traverso diagonale con cambre per i piedi. In cima a questa lunga parete si incontra la prima via di fuga a sinistra. Un breve sentiero porta al secondo tratto: parete con sezioni strapiombanti in leggera diagonale, aggiramento di un esposto spigolo, un gendarme roccioso da aggirare e risalire con un breve passaggio spanciante, infine una parete verticale più appoggiata. Dopo un tratto di sentiero nel bosco si raggiunge il terzo tratto: parete verticale con sezioni strapiombanti (una ventina di metri), un faticoso traverso diagonale in salita e una risalita verticale molto esposta fino a un tetto roccioso aggirato su un emozionante spigolo. Si arriva quindi al lungo e oscillante ponte tibetano; oltre il ponte, un sentiero porta alla quarta sezione, la meno impegnativa, e poi all’ultimo tratto, difficile e fisico: una cengia, uno spigolo verticale, un impegnativo traverso a destra e una verticale molto esposta in prossimità della fine. Gli ultimi metri attrezzati e un sentiero portano alla croce di vetta (2h 15′ dall’attacco, 2h 30′ dal parcheggio). Tra ponte e ultima parete due vie di fuga consentono di rientrare o di raggiungere la cima saltando l’ultimo tratto.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata atletica, impegnativa e stancante; le difficoltà di arrampicata pura sono ridotte grazie all’abbondante attrezzatura, ma l’impegno fisico e l’esposizione sono elevati. Difficoltà complessiva: Difficile. Diverse vie di fuga aiutano chi non se la sentisse di completare.

    ⚠ È esplicitamente vietato percorrere la via ferrata in discesa. Non sottovalutare l’impegno fisico e l’esposizione; valutare le vie di fuga prima di impegnarsi nei tratti strapiombanti.
    ▲Period and safety

    Quota modesta (max 1.320 m): percorribile gran parte della stagione con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta della Val Maira.

    ▲Discipline

    Non togliere l’imbrago al termine della ferrata: in discesa ci sono ancora alcuni tratti attrezzati. Dalla croce un sentiero ben segnato con bolli gialli riporta all’auto in circa 40′ (3h 15′ totali).

    ▲To match

    Vicine la Ferrata degli Alpini all’Oronaye e la Ferrata di Chiaronto (meglio in giorni diversi). In provincia di Cuneo anche la Ferrata della Rocca dei Corvi, la Ferrata a Rocca Senghi e la Ferrata del Bec Valletta a Limone; più a sud la Ferrata degli Artisti in provincia di Savona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie – Val Maira
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference270 m
    • Route difference410 m
    • Max1320 m
    • Length3 Km
  • Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero

    Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero
    Moderately Hard● To checkDescriptionComplexityMapsGallery

    La salita al Rifugio Vittorio Veneto, sotto il Sasso Nero (Schwarzenstein, 2.922 m) in Valle Aurina, avviene per una di due ferrate: la Ferrata del Camino, esposta, oppure la Ferrata del Ghiacciaio. È un itinerario lungo, d’alta montagna, con un ambiente austero nella seconda parte: richiede ottima preparazione e grande attenzione alle condizioni.

    ⚠ AVVISO IMPORTANTE — La Ferrata del Camino risulta inagibile dal 2019 a causa di una scarica di sassi che ha danneggiato irreparabilmente una scala; il camino è sotto costante minaccia di caduta sassi. Fino a riapertura è obbligatorio salire per la Ferrata del Ghiacciaio. Il ghiacciaio Rotbachkees si sta ritirando lasciando crepacci: sono necessari ramponi e attrezzatura da ghiacciaio. Verificare sempre le condizioni aggiornate contattando il Rifugio Vittorio Veneto prima di partire.
    ▲Approach

    Punto di partenza il Rifugio Stallila (1.472 m) a San Giovanni in Val Aurina (Bolzano): si lascia la Val Pusteria a Brunico, si raggiunge San Giovanni e, oltrepassato il paese, si segue a sinistra l’indicazione per gli alberghi tra cui Stallila, salendo alcuni tornanti fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Da Stallila si prosegue a nord su carrareccia, poi su sentiero più ripido fino allo Schollberg Alm (1.740 m) e al Daimer Alm (1.862 m, 1h), punti di ristoro estivi. Da qui l’ambiente diventa d’alta montagna: una lunga serie di tornanti tra sassi e mughi conduce verso il Sasso Nero. Si ignorano i bivi per il Sasso della Croce, il sentiero Stabeler (24A) e la via normale per il Grosse Tor, restando sul sentiero 23 su fondo morenico, fino al bivio (3h dalla partenza) dove si separano la Ferrata del Camino (a destra) e la Ferrata del Ghiacciaio (a sinistra). Entrambe portano al Rifugio Vittorio Veneto.

    ▲The path

    Ferrata del Ghiacciaio (via attualmente percorribile): dal bivio si tiene la traccia a sinistra aggirando un laghetto glaciale e si sale verso il ghiacciaio, cercando le esili tracce al suo centro; in assenza di segnaletica adeguata bisogna individuare il rifugio a nord-est, operazione problematica con nebbia o nuvole basse. Raggiunte le prime corde metalliche (30′ dal bivio), i tratti attrezzati aiutano a salire in diagonale a sinistra una placca inclinata e levigata dal ghiacciaio; il cavo piega poi a destra su una liscia rampa con alcune staffe per i piedi, dove la fune risulta molto lasca. Si percorre un traverso, una cengia inclinata non attrezzata e una scaletta, oltre la quale un salto più verticale e una rampa inclinata; il tratto finale piega a destra e supera un balzo con tre staffe metalliche (fine ferrata, 20′ dall’attacco). Seguendo segni bianco-rossi su una lunga pietraia si raggiunge prima l’innesto con la Ferrata del Camino, poi il Rifugio Vittorio Veneto (2.922 m, circa 5h 30′ totali). Ferrata del Camino (quando agibile): due brevi scalette portano al passaggio caratteristico, un lungo diedro attrezzato con due scale per circa 80 metri; una variante in traverso, più in alto, evita le scale colpite dalle scariche di sassi. Seguono brevi scalette e un tratto verticale fino a un terrazzino, poi un lungo traverso a sinistra dove terminano le attrezzature (30′ dall’attacco); per pietraia si raggiunge il rifugio. La salita al Sasso Nero dal rifugio (2h, su cresta e ghiacciaio) richiede esperienza alpinistica e non è descritta qui.

    ▲Character and difficulty

    Le due ferrate, entrambe brevi, non presentano difficoltà tecniche di rilievo: l’impegno sta nell’itinerario lungo, nell’elevato dislivello (circa 1.919 m) e nell’ambiente d’alta quota. Difficoltà complessiva del tratto attrezzato: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Sulla Ferrata del Ghiacciaio le attrezzature in alcuni tratti non sono ottimali e la roccia, erosa dal ghiaccio, è liscia; il cavo è spesso lasco. Sulla Ferrata del Camino (quando aperta) prestare massima attenzione alla caduta di materiale detritico.
    ▲Period and safety

    Escursione d’alta montagna che richiede ottima preparazione fisica e attrezzatura da ghiacciaio (ramponi). Da affrontare solo con meteo stabile e buona visibilità. Nel 2019 è stato inaugurato il nuovo Rifugio Vittorio Veneto, dalla sagoma moderna.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene a ritroso per il sentiero di avvicinamento che scende in Valle Aurina, scegliendo la via attrezzata in funzione dell’agibilità (Ferrata del Ghiacciaio allo stato attuale): circa 3h 30′ dal rifugio, 8h totali.

    ▲To match

    Scendendo verso sud si incontrano le difficili Ferrata Pursteinwand e Ferrata Hans Kammerlander; in Val Badia la Ferrata at Sass Rigais e l’Alta Via Günther Messner; verso Sesto la Ferrata di Valdaora e la Ferrata Costoni di Croda Rossa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupAurine Alps
    • Approach3:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference222 m
    • Route difference1919 m
    • Max2922 m
    • Length20 Km
  • Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari risale fino alla vetta della Grigna Settentrionale (Grignone) lungo un’aerea cresta che alterna tratti attrezzati e balzi rocciosi. È un itinerario lungo e impegnativo ma mai di difficoltà elevata, percorribile ad anello in circa 8 ore: richiede buona forma fisica e piede fermo.

    ▲Approach

    Si parte dall’ampio spiazzo in località Cainallo, comune di Esino Lario (Lecco): da Varenna si sale a Esino Lario e si seguono i cartelli per Cainallo fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Prima meta è il Rifugio Bietti (1.719 m): si sale per il sentiero 24 fino alla Bocchetta di Prada, si tiene la sinistra e tra sali-scendi si raggiunge il rifugio (1h 30′). Da qui si sale verso est, lungo il Canalone di Releccio e poi il Canalone della Neve, fino a un bivio dove si tiene la destra (cartello per la ferrata); per traccia un po’ franosa si arriva al Sasso dei Carbonari, lo si aggira a destra fino a un canalino in cima al quale è l’attacco. Un tratto in salita e poi in breve discesa (catene) porta all’intaglio della ferrata (1h dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲The path

    L’inizio risale una parete di circa 30 metri con una scala metallica a metà, catena e infissi; nel tratto finale si supera un intaglio roccioso, che chiude la sezione più difficile della via. Si guadagna quota tra gradoni terrosi e mughi, poi su pendio erboso fino alla cresta, che diventa via via più stretta e rocciosa ma con traccia evidente. Si risale una parete di una quindicina di metri arrampicando con l’ausilio della catena (un po’ lasca), quindi si percorre la cresta vera e propria, con un alternarsi di salite e discese a tratti attrezzate e a tratti no, in ambiente stupendo ma esposto. Un’ultima parete di una quarantina di metri, con alcune staffe e catena, conclude la ferrata sulla cresta sud del Grignone. Proseguendo si incrocia la Via del Caminetto (che sale da sinistra) e si tira dritto fino alla Bocchetta del Releccio; di lì, lungo la via normale orientale, si passa il Rifugio Brioschi e in breve si raggiunge la vetta (2h 15′ dall’attacco, 4h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario lungo, panoramico e appagante, su cresta aerea ma senza difficoltà tecniche elevate. Aperta nel 1971; come molte vie del lecchese sfrutta una solida catena. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ In molti tratti la catena è lasca e la chiodatura distante: è assolutamente da evitare ogni caduta. L’itinerario è sconsigliato in caso di maltempo o nebbia per lo sviluppo in cresta e l’esposizione.
    ▲Period and safety

    Anello d’alta montagna con elevato dislivello (circa 970 m, quota max 2.409 m): da percorrere in stagione estiva con tempo stabile; a inizio stagione è possibile trovare neve in discesa. Cartografia consigliata: carta delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discipline

    Per chiudere l’anello, dalla vetta si scende verso il rifugio e si prosegue lungo la cresta nord-ovest su placche a tratti attrezzate. Si ignora il bivio a sinistra per la Bocchetta dei Guzzi tenendo la destra, si supera un passaggio più impegnativo con catena e, seguendo le indicazioni, si raggiunge il Rifugio Bogani. Di lì si scende verso sud-ovest fino al bivio segnalato per Cainallo e, per sentiero a tratti ripido ed esposto, si rientra sul percorso dell’andata fino al parcheggio (2h 45′ dalla cima, 7h 30′ totali).

    ▲To match

    Per la lunghezza difficilmente si abbina in giornata, ma pernottando nei rifugi delle Grigne si possono percorrere il Sentiero Attrezzato Cecilia, la Direttissima alla Grigna Meridionale, il Foppe Path o, salendo da Mandello, il Sentiero della Val Cassina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupGrims
    • Approach2:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)7:45 h
    • Hardware level difference380 m
    • Route difference970 m
    • Max2409 m
    • Length18 Km
  • Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos

    Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos è una via recente e ottimamente attrezzata, di media difficoltà, che risale la parete occidentale della piramide del Col dei Bos (2.559 m), incastonato tra Tofane e Lagazuoi. La linea è logica ed elegante, in gran parte verticale ed esposta ma quasi sempre arrampicabile, su un monte ricco di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Ristorante Strobel sul versante veneto del Passo Falzarego, raggiungibile da San Cassiano o da Cortina d’Ampezzo; dal passo si scende verso Cortina per circa un chilometro fino al ristorante, con ampio parcheggio sotto il Col dei Bos (starting point on Google Maps). Dal ristorante (2.060 m) si sale su sentiero CAI non numerato con indicazioni per la ferrata; superato un ponticello di legno sul Rio Lagazuoi si sale deciso fino a un’ampia mulattiera (2.170 m, 20′), dove si tiene la destra passando accanto a edifici diroccati della Grande Guerra. A un bivio segnato si lascia la mulattiera puntando a nord-est su esile traccia verso il Col dei Bos — attenzione a non imboccare il sentiero a zigzag verso nord, che è il rientro — fino all’attacco (2.200 m, 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La prima sezione è caratterizzata da due fessure verticali, i passaggi più impegnativi della via. Si sale la prima fessura per circa 6 metri su buoni appigli naturali, poi un breve traverso a destra (facile spaccata) porta sotto la seconda fessura, che assume forma di diedro: questo passaggio di 10-12 metri è il più duro, con i primi 3 metri lisci e poveri di appigli che richiedono trazione fino a una staffa. Si prosegue su roccette e una cengia a sinistra fino a un esposto spigolo, da affrontare in spaccata e in diagonale per aggirare un tetto, con una staffa un po’ distante dal cavo (attenzione alla lunghezza della longe) e una seconda staffa più comoda. La via cambia poi inclinazione: roccette, un aereo traverso orizzontale ben appigliato, spigoli da salire e scendere, brevi tratti di sentiero attrezzato che collegano le pareti. Si superano altri balzi verticali ben appigliati, traversi diagonali e cenge di trasferimento fino a una sella detritica, dove si staccano due vie di fuga (in discesa e a mezzacosta verso il sentiero di rientro). Proseguendo in salita sugli ometti si affronta l’ultima parete, ricca di passaggi: traversi diagonali, un tratto verticale esposto e una fessura finale molto arrampicabile e ben appigliata che porta al piano sommitale del Col dei Bos, con la spartana croce di legno (2.559 m, 2h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via verticale e impegnativa ma mai eccessivamente difficile, esposta per gran parte dello sviluppo e arrampicabile nella maggioranza dei passaggi. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Il diedro liscio della prima sezione richiede trazione: studiarlo prima di affrontarlo. Sullo spigolo iniziale una staffa è distante dal cavo e può non essere raggiungibile con una longe corta. Diverse vie di fuga consentono di interrompere la salita dalla sella detritica.
    ▲Period and safety

    Ambiente dolomitico d’alta quota: stagione estiva con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla cima si segue l’evidente traccia verso nord-ovest, scendendo un canalone dal fondo a tratti scivoloso fino a tornare al bivio presso l’attacco (45′ dal termine); di lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino al parcheggio (20′, circa 3h 45′ totali).

    ▲To match

    Il Passo Falzarego è un paradiso di vie ferrate: nei pressi il Sentiero dei Kaiserjäger al Piccolo Lagazuoi, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata Averau e la ♪. Scendendo verso Cortina, le ferrate alle Tofane: la Aglio, la Ra Bujela e la Ra Pegna.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti d'Ampezzo – Lagazuoi
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:45 h
    • Hardware level difference323 m
    • Route difference500 m
    • Max2559 m
    • Length4,5 Km
  • Ferrata Bivacco Borelli

    Ferrata Bivacco Borelli

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata Bivacco Borelli

    Ferrata breve ma da non sottovalutare, conduce al Bivacco Borelli in Val Veny, sotto la parete sud dell’Aiguille Noire de Peuterey. I tratti attrezzati superano circa 200 m di dislivello, inframezzati da sezioni non attrezzate, con un paio di passaggi delicati — in particolare un traverso liscio — nei pressi del termine. Ambiente alpino selvaggio e suggestivo.

    ▲Approach

    Si parte dalla frazione di Purtud in Val Veny, raggiungibile da Courmayeur (starting point on Google Maps). Lungo la strada, a un cartello “Peuterey” si svolta a destra, si supera un ponte sul torrente e subito dopo a sinistra; giunti a Purtud si parcheggia. Si seguono le indicazioni per il Bivacco Borelli (segnavia 19) attraversando pascoli verso il bosco di Peuterey. Usciti dalla foresta si passa presso una costruzione idrica e si prosegue sulla sterrata in un valloncello delimitato dal Mont Rouge a sinistra e dal Mont Noir a destra. Si risale lungo la destra orografica del torrente, ignorando le scorciatoie, fino a oltrepassare una splendida cascata; di lì si prosegue a sinistra seguendo i segni gialli e quelli in loco, ignorando i bollini rossi che vanno a destra. Qui iniziano le prime balze rocciose (1.890 m, 1h dal parcheggio).

    ▲The path

    Il primo tratto risale rocce coricate senza difficoltà. Le catene si interrompono lungo un canalino esposto ma facile, poi si risale un camino con ottimi appigli. Segue un tratto di sentiero non attrezzato, con fondo friabile e un po’ scivoloso (attenzione), quindi un secondo camino attrezzato più complesso del primo per la scarsità di appigli, che vanno cercati con pazienza. Si raggiunge una prima scala di circa 5 metri, verticale ed esposta ma non difficile. Aggirato uno spigolo con catena e pioli per i piedi, si affronta un traverso esposto e impegnativo che richiede totale assenza di vertigini, con la Val Veny sotto i piedi. Si sale poi una seconda scala e un tratto esposto ma facile di sentiero attrezzato su rampa rocciosa. Si giunge così al passaggio chiave: un secondo traverso inclinato, esposto e liscio, dove alcuni spuntoni offrono sostegno nella risalita. Le ultime roccette attrezzate chiudono la ferrata (1h dall’attacco, 2h dal parcheggio). Si attraversa quindi il valloncello detritico sotto la parete sud dell’Aiguille Noire fino al Bivacco Borelli, incastonato sotto la roccia (40′ dal termine della ferrata, 2h 40′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Pur non lunga, è impegnativa: tratti esposti, un paio di passaggi complessi e catena non sempre ben tesa, specie nei traversi, che rende più faticosa l’attraversata. Difficoltà complessiva: Difficile.

    ⚠ Da percorrere solo con meteo stabile: in caso di peggioramento la conca del bivacco viene rapidamente avvolta dalla nebbia. Il traverso inclinato e liscio è il passaggio chiave; richiede buona forza di braccia, soprattutto se affrontato in discesa.
    ▲Period and safety

    Ambiente alpino (quota max 2.316 m): stagione estiva con condizioni stabili. Dalla conca del Bivacco Borelli, risalendo il vallone detritico sul lato opposto al bivacco fino a un canalino attrezzato (più facile della ferrata), si raggiunge il Col Chasseur e, in più giorni e su terreno d’alta quota con nevai, il Rifugio Monzino. Per la cartografia si consiglia la carta del Monte Bianco di 4Land.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene per il medesimo itinerario di salita: la ferrata va quindi ripercorsa a ritroso (5h totali). Attenzione in discesa, in particolare nell’ultimo traverso inclinato.

    ▲To match

    Vista l’impegno, l’escursione occupa l’intera giornata. Eventualmente da abbinare a un itinerario facile come la Ferrata Marguerettaz, oppure, pernottando in zona, alla Ferrata at Monzino Refuge, al Sentiero al Mont de la Brenva o al Sentiero al Bivacco Boccalatte.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionAosta Valley
    • GroupMont Blanc
    • Approach1:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference825 m
    • Max2316 m
    • Length5,5 Km
  • Ferrata Bivacco Bafile

    Ferrata Bivacco Bafile

    Vie Ferrate › Abruzzo › L'Aquila
    Ferrata Bivacco Bafile
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Questo itinerario conduce al Bivacco Bafile, a 2.669 m sulla cresta sud-est della Vetta Centrale del Corno Grande, costruito dalla sezione dell’Aquila del CAI nel 1966: struttura sempre aperta, con 9 posti letto. Il tratto ferrato, di recente ristrutturazione, è facile e rilassante, ma l’ambiente è quello severo dell’alta montagna del Gran Sasso.

    ▲Approach

    Punto di partenza Campo Imperatore (starting point on Google Maps). Da Roma o Teramo: A24 fino al casello di Assergi, poi SS17bis per Fonte Cerreto e quindi al parcheggio di Campo Imperatore; da Fonte Cerreto è possibile salire in funivia (verificare sempre orari e ultima corsa). Da Pescara: A25 fino a Popoli, poi SS17 verso L’Aquila e Assergi. Dall’Osservatorio astronomico di Campo Imperatore (2.130 m) si percorre il sentiero 101 fino alla Sella di Monte Aquila (2.335 m), poi il sentiero 104 passando per la Sella di Corno Grande (2.421 m) e il Sassone (2.560 m). Proseguendo sul 104 si raggiunge il bivio per la ferrata Bafile (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Al bivio si devia a destra, verso il bivacco Bafile e la Forchetta del Calderone. Il tratto ferrato, recentemente ristrutturato, non presenta particolari difficoltà tecniche: gli appigli sono abbondanti e buoni e consentono di progredire senza necessità di trazionare sul cavo. Nella prima parte si incontra un’esposta scaletta di nove gradini sospesa sopra un importante strapiombo, poi pronunciati spacchi orizzontali da superare abbassandosi e un semplice passaggio su placca diagonale. Subito dopo si entra in un ampio bacino di ghiaie sul versante sud del Corno Grande, dove si cammina obliquamente in leggera discesa; il sentiero cala di poco fino alle rocce sulla cui sommità sorge il bivacco. Un ultimo tratto di facili roccette chiude la salita (2h dal Sassone, 3h 30′ totali, quota 2.669 m). Splendida la vista dal pianoro.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata facile e panoramica, ma inserita in un contesto d’alta quota con lungo avvicinamento. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Estrema attenzione in presenza di neve e ghiaccio (periodo invernale e inizio stagione). Seguire sempre i segnali CAI bianco-rossi: poco oltre il bivacco si stacca un sentiero alpinistico segnalato in giallo-rosso, da non confondere con la via.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna: stagione estiva con terreno asciutto. Un’esperienza suggestiva è salire nel tardo pomeriggio e pernottare al bivacco per godere tramonto e alba. Per la cartografia si consiglia la carta del Gran Sasso d’Italia.

    ▲Discipline

    Si ripercorre la ferrata a ritroso e si torna per lo stesso itinerario dell’andata fino a Campo Imperatore (2h dal Bivacco Bafile, 5h 30′ totali). In alternativa, giunti alla Sella di Monte Aquila, si può seguire il sentiero 161 verso il rifugio Duca degli Abruzzi.

    ▲To match

    Nel Gran Sasso, di recente ristrutturazione: la Sentiero Attrezzato Ventricini e la Ferrata Danesi al Corno Piccolo, la Ferrata Ricci al Corno Orientale, lo storico Sentiero del Centenario con la Ferrata Famigliari e, a nord, la Ferrata Bertona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAbruzzo
    • GroupGran Sasso d'Italia
    • Approach1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference539 m
    • Max2669 m
    • Length9,8 Km
  • Ferrata Biondi

    Ferrata Biondi

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Trieste
    Ferrata Biondi
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Biondi si svolge nella zona delle Rose d’Inverno, sulle colline dietro Trieste, nel comune di San Dorligo della Valle. È un itinerario d’allenamento a bassa quota ma sorprendentemente vario e completo: traversi, cenge, roccette, placche, scale, diedri e brevi passaggi atletici si susseguono, rendendola un’ottima palestra per chi punta a vie più impegnative in ambiente montano.

    ▲Approach

    Da fuori Trieste si raggiunge Basovizza e si seguono le indicazioni per San Lorenzo. Superata la frazione (circa 2 km da Basovizza), su stretta strada asfaltata si arriva nei pressi di un tornante: alla sua destra uno spiazzo con divieto di transito offre posto a una, al massimo due auto (starting point on Google Maps). Se occupato si può parcheggiare più a monte verso San Lorenzo, allungando l’avvicinamento. Sul versante opposto della strada parte un sentiero CAI con segni bianco-rossi che in breve porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    All’attacco, segnalato dal classico cartello rosso CAI e da una targhetta commemorativa, si sale una paretina verticale di pochi metri fino a un albero; il cavo prosegue a destra su passaggi facili in diagonale, poi a sinistra e di nuovo a destra in traverso. Si superano alcuni balzi rocciosi verso sinistra e un traverso in leggera discesa che aggira una spalla; si sale quindi su linea più verticale, con un paio di balzi sostenuti su roccia ottima e solida (spesso arrampicabile). Segue un esposto traverso orizzontale verso sinistra: in questa sezione la via procede a lungo per traversi, alternando salita e discesa, con un passaggio in discesa su roccia levigata che richiede attenzione. Raggiunta una curiosa panchina in legno, si sale un tratto verticale e si percorre una stretta cengia a sinistra; si taglia trasversalmente la parete fino a un canalino da risalire. Il cavo piega a destra e affronta una serie di passaggi verticali impegnativi, poi una nuova cengia a sinistra e una discesa su paretina e placche in aderenza che sollecita le braccia. Gli ultimi passaggi terminano in una zona prativa e panoramica dove sostare (1h 30′ dall’attacco, circa 2h dal parcheggio).

    Spostandosi a destra, un sentiero lungo un costone porta alla seconda parte, più impegnativa: si sale una lunga scala metallica priva di fune (assicurarsi ai pioli), dapprima verticale poi più appoggiata. All’uscita, una cengia sotto una bella paretina verticale che si attacca a sinistra sfruttando appoggi per i piedi; si arriva alla base di un diedro con cavo sul lato destro. Risalito il diedro e spostandosi a destra si affronta il passaggio più impegnativo della via: un tetto roccioso stretto e leggermente strapiombante in partenza (attenzione alla testa), da cui si esce sulla sinistra. Seguono passaggi verso sinistra che alternano roccette e sentiero fino a una cengia e a un canalino roccioso, oltre il quale termina la via (2h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Considerata una ferrata didattica non tanto per il livello, moderato, quanto per la varietà di passaggi che permette di allenarsi su tipologie di terreno molto diverse. Attrezzatura nuova e di ottima fattura, roccia solida. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ La lunga scala metallica della seconda parte è priva di fune: assicurarsi ai pioli. Il tetto strapiombante è il passaggio più impegnativo; attenzione anche ai traversi in discesa su roccia levigata.
    ▲Period and safety

    Bassa quota (max 386 m): praticabile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Nella zona si trovano anche grotte e falesie; in direzione di Basovizza merita una visita il monumento ai caduti della foiba.

    ▲Discipline

    Dal termine della via si prosegue a destra intercettando il sentiero 49A che, in discesa, riporta sulla strada tra San Lorenzo e il parcheggio del tornante (15′ dal termine, circa 3h 15′ totali).

    ▲To match

    La Biondi è isolata rispetto agli altri itinerari attrezzati; gli appassionati triestini puntano verso le Alpi Giulie. Nel Canin: la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia. Nel Montasio: la Via Amalia, il Sentiero Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan e il Sentiero Re di Sassonia; sul Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupCarso Triestino
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference150 m
    • Max386 m
    • Length3 Km
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