Paese: Italia

  • Ferrata Tissi al Civetta

    Ferrata Tissi al Civetta

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata Tissi al Civetta

    La Ferrata Tissi sale il versante sud-est del Monte Civetta, nelle Dolomiti di Zoldo, ed e’ un itinerario impegnativo (Difficile): non tanto per i passaggi attrezzati, quanto per la lunghezza, il dislivello e soprattutto i nevai spesso perenni che ne attraversano il percorso e richiedono vera esperienza di montagna. La via porta al Rifugio Torrani (2984 m), da dove si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) e rientrare lungo la via normale. E’ la salita classicamente abbinata alla Ferrata degli Alleghesi, che si sviluppa sul versante opposto.

    ▲Approach

    Il punto di partenza e’ Malga Grava: risalendo la Val Agordina, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da ampi prati (starting point on Google Maps). Dalla Casera di Grava (1627 m) si segue verso nord-ovest l’ampio sentiero 557 in dolce salita fino alla Forcella del Pecol/Grava (1784 m). Si prosegue sullo stesso 557, il cosiddetto Sentiero Tivan che si percorrera’ soprattutto al ritorno, fino a un bivio in corrispondenza della Forcella della Grava. Qui si tiene la sinistra sul sentiero 558 in direzione del Rifugio Vazzoler, ignorando a destra le indicazioni per la Ferrata degli Alleghesi. Il sentiero piega dapprima verso sud, poi torna a destra verso ovest mostrando il primo obiettivo proprio davanti: la Forcella delle Sasse (2475 m). La salita alla forcella e’ faticosa, con circa 600 m di dislivello su fondo ghiaioso a pendenza decisa; in circa 2 ore dalla partenza si raggiunge la Forcella delle Sasse. Si prosegue ignorando la traccia che si stacca a sinistra e si aggirano le alte pareti est del Civetta: la traccia perde quota e poi risale lungo un canalone ghiaioso poco stabile fino all’attacco della Ferrata Tissi, segnalato da una scritta ormai sbiadita su un masso, sotto le imponenti bastionate sud-est del Civetta (45′ dalla Forcella delle Sasse, 2h45′ totali).

    ▲The path

    La ferrata inizia con un tratto diagonale verso sinistra senza particolari difficolta’, seguito da una parete verticale ma appoggiata con buoni appigli. Si percorre poi una stretta cengia non protetta verso sinistra, dove alcuni bolli rossi indicano la direzione: in questo punto puo’ esserci neve anche in alta stagione, quindi serve attenzione. Dopo la cengia si risale una parete inclinata, non troppo difficile, con il cavo sulla destra e roccia frastagliata ricca di appigli; in una ventina di metri si raggiunge una rampa inclinata che sale a sinistra, forse il passaggio piu’ caratteristico della via: pur restando abbastanza larga e dotata di pioli d’appoggio per i piedi, sulla sinistra si accumula una notevole esposizione. Superati gli ultimi metri piu’ stretti della rampa, la via aggira un piccolo tetto roccioso. Si sale quindi un tratto verticale esposto ma non eccessivamente difficile sfruttando i buoni appoggi per i piedi, poi si piega a destra aggirando un piccolo sperone e si affronta un camino, restando sul lato sinistro dove alcuni pioli aiutano la progressione. Seguono roccette appoggiate che attenuano l’esposizione fino a un breve balzo verticale di circa 4 metri, vinto grazie ad alcuni infissi metallici. Si entra ora nel tratto che spesso risulta umido per l’acqua che scende dai nevai sovrastanti: prima una placca inclinata da superare in aderenza, poi una cengia attrezzata verso sinistra, un breve tratto verticale e un traverso a sinistra corto ma reso insidioso dalla parete scivolosa. Si susseguono brevi tratti di cengia alternati a balzi verticali, fino a un’ultima lunga e ampia cengia verso sinistra; un ultimo balzo verticale chiude la ferrata nel cosiddetto Pian della Tenda (1h15′ dall’attacco, 4h totali). Per completare l’itinerario si sale al Rifugio Torrani, posto a monte del Pian della Tenda: spesso e’ presente un nevaio da risalire, piu’ ostico in caso di nebbia, da affrontare lungo la linea di massima pendenza restando al centro. Poco dopo si incontra il bivio di discesa della via normale; proseguendo ancora pochi minuti in salita si raggiunge il Rifugio Torrani (2984 m, 1h30′ dall’attacco, circa 4h15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La Tissi e’ valutata Difficile soprattutto per le difficolta’ ambientali: il versante sud-est resta in larghi tratti all’ombra e tre punti della salita risultano spesso innevati anche in stagione inoltrata, ovvero prima dell’attacco, poco dopo l’attacco e al termine della via, nei pressi del Rifugio Torrani. Tecnicamente i passaggi sono sostenuti ma ben appigliati; e’ la combinazione di esposizione, roccia a tratti scivolosa e neve residua a richiedere esperienza. La via e’ una delle ferrate storiche delle Dolomiti orientali, realizzata nel 1938 e dedicata ad Attilio Tissi, alpinista, politico e partigiano agordino, forte arrampicatore del suo tempo, scomparso a 59 anni durante una discesa in montagna.

    ⚠ Nevai spesso perenni in tre punti del percorso: valutare di portare i ramponi, in particolare per il passo subito dopo l’attacco, dove la neve ghiacciata puo’ rendere pericoloso il traverso. Attenzione alla cengia non protetta prima della parete inclinata, alle placche umide e scivolose nella parte alta e all’instabilita’ del canalone ghiaioso in avvicinamento. La discesa per la via normale e’ impegnativa e va affrontata con piede fermo.
    ▲Period and safety

    Essendo un itinerario d’alta quota che culmina oltre i 2900 m, e con neve che persiste a lungo, la stagione ideale e’ la piena estate e l’inizio autunno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta d’acqua e cibo adeguata a una giornata lunga; consigliati i ramponi nei periodi con maggiore innevamento. Partire presto, verificare il bollettino meteo e rinunciare in caso di maltempo o nevai ghiacciati.

    ▲Discipline

    L’itinerario attrezzato termina al Rifugio Torrani; da qui, volendo, si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) per sentiero sul pendio est, senza particolari difficolta’ (circa 45′ dal rifugio). La discesa avviene comunque per la via normale al Civetta: dal rifugio si torna al bivio segnalato incontrato in salita. La via normale e’ un rapido susseguirsi di tratti esposti non protetti e di tratti attrezzati tutt’altro che banali, da percorrere in disarrampicata con la massima attenzione (per il dettaglio di questa discesa rimandiamo alla relazione della Ferrata degli Alleghesi). Terminate le attrezzature ci si trova davanti a un ghiaione e a un bivio sul sentiero 557: a sinistra si andrebbe verso il Rifugio Coldai e l’attacco della Ferrata degli Alleghesi, mentre noi proseguiamo dritti in discesa sul ghiaione seguendo per il Pecol/Grava, da cui si scende a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino alla Casera di Grava (2h30′ dal Rifugio Torrani; circa 6h45′ totali senza la salita al Civetta, circa 8h con la salita in vetta).

    ▲To match

    La Tissi e’ l’abbinamento naturale della Ferrata degli Alleghesi, percorsa di solito in discesa perche’ piu’ breve pur essendo tecnicamente piu’ impegnativa. Nella zona meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta, che ha nel Rifugio Vazzoler il suo punto d’arrivo. Per itinerari piu’ semplici ci sono la Ferrata Sora El Sass a Forni di Zoldo e, verso le Cinque Torri, le ferrate dell’Averau e Ra Gusela; spostandosi verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:45 h
    • Duration1:30 h
    • Total itinerary6:45 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference1436 m
    • Maximum altitude3220 m
    • Length11 Km
    • Year opening1938
  • Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    La Ferrata degli Alleghesi e’ uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e’ valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo’ spezzare l’itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.

    ▲Approach

    Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l’auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c’e’ un ampio piazzale da cui parte l’escursione (starting point on Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30′ dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l’attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia’ attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu’ esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all’attacco vero e proprio (1h30′ dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).

    ▲The path

    Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch’esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi’ la prima lunga sezione e l’ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall’imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu’ in basso. Questo settore e’ relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L’ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu’ per la stanchezza accumulata che per la difficolta’: da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo’ richiedere un po’ di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu’ in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30′ dall’attacco, circa 6h30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La difficolta’ tecnica e’ moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu’ frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e’ pero’ la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche’ la parte piu’ delicata – la discesa – arriva quando si e’ gia’ stanchi. L’itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l’alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.

    ⚠ Itinerario molto lungo e d’alta quota: partire presto, valutare la seggiovia per risparmiare dislivello e considerare di spezzarlo in due giorni. Attenzione alle placche levigate e ai tratti che restano umidi sotto il nevaio, alla caduta sassi sull’ampio crinale e a eventuali residui di neve. Il rientro per la via normale e’ impegnativo e richiede massima concentrazione fino alla fine.
    ▲Period and safety

    Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e’ quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e’ generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.

    ▲Discipline

    Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta’ (circa 20′ dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l’impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch’essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e’ tutt’altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta’ principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu’ impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l’acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta’ e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30′ totali senza considerare le pause).

    ▲To match

    L’abbinamento classico e’ con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche’ piu’ breve pur essendo piu’ difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach3:00 h
    • Duration3:30 h
    • Total itinerary10:30 h
    • Hardware level difference870 m
    • Route difference1790 m
    • Maximum altitude3220 m
    • Length18,5 Km
    • Year opening1966
  • Ferrata Bethaz Bovard

    Ferrata Bethaz Bovard

    Vie Ferrate โ€บ Aosta Valley โ€บ Aosta
    Ferrata Bethaz Bovard
    Moderately Hardโ— ClosedDescriptionComplexityMapsGallery

    ⚠ ATTENZIONE: secondo la fonte la via risulta attualmente CHIUSA. Verificate l’effettiva agibilita, eventuali interdizioni e lo stato delle attrezzature prima di programmare l’uscita.

    La Ferrata Bethaz Bovard e un bell’itinerario lungo e impegnativo a Valgrisenche, articolato in quattro sezioni (con via di fuga al termine di ciascuna), l’ultima delle quali su un’aerea cresta fino alla Becca dell’Aouille (2603 m). Non presenta singoli passaggi di elevata difficolta, ma e esposto, faticoso e lungo: da non sottovalutare, anche per la quota.

    ▲Approach

    Si parte da Valgrisenche, raggiungibile lungo la SR25, parcheggiando in paese. Si attraversa il centro abitato verso l’evidente diga, si supera la chiesa salendo lungo la strada in direzione di un magazzino (originariamente un edificio militare): sul suo lato sinistro si vedono i primi gradini rocciosi con le attrezzature metalliche e la bacheca di inizio ferrata (10 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    La via si compone di 4 tratti, ciascuno con una via di fuga al termine. Primo tratto: attacco facile su bella roccia e molte staffe, con gradini metallici nel bosco, una parete verticale, un breve traverso a destra e una salita a sinistra che aggira a sinistra una sporgenza marcata; dopo un tratto verticale e un sentiero di collegamento si sale un traverso su staffe e una parete verticale fino a un tratto pianeggiante accanto a una rete paramassi, prima di una parete verticale con 3 metri strapiombanti che tendono a spingere in fuori al cambio del moschettone; le attrezzature si interrompono, si prosegue su sentiero, facili rocce coricate, un traverso a sinistra e una parete appoggiata fino a uno strapiombo piu marcato che chiude il primo tratto. Secondo tratto: dopo una facile parete inclinata, una lunga placca verticale con una lunghissima serie di infissi per i piedi, poi un alternarsi di roccette, pareti inclinate e piccole balze senza difficolta considerevoli; un sentiero tra le mirtillaie precede una parete leggermente strapiombante, un traverso a sinistra e una parete di circa 7 metri che chiude il tratto. Terzo tratto: una parete non ripida a sinistra porta sotto un’imponente ed esposta parete verticale, risalita su staffe per parecchie decine di metri, seguita da roccette e da un’altra parete verticale piu breve, poi un traverso a destra in orizzontale e in leggera discesa. Quarto tratto: verso l’ultima parete verticale, con una parete appoggiata e poi un diedro verticale, fino a un sentiero attrezzato di cresta decisamente aereo ed esposto ma non difficile, tra fili di cresta, sassi da scavalcare, anfratti, diedri e camini con magnifico panorama; in cima all’ultima parete termina la via (4 ore dall’attacco, 4 ore e 15 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Itinerario senza esagerate difficolta tecniche ma esposto, faticoso e lungo, sviluppato ad alta quota. Lungo la via si incontrano 3 vie di fuga: a circa 1930 m verso il sentiero 17 che scende a Valgrisenche, a circa 2200 m sempre verso il 17 e a 2350 m verso il sentiero 18 e La Bethaz.

    ⚠ Attenzione ai tratti di collegamento e al rientro, dove la segnaletica e scarsa o assente. Sulla cresta le attrezzature a un certo punto si interrompono: proseguire a vista in direzione del ricevitore, dove riprendono. A inizio stagione sono frequenti lunghi tratti innevati. In discesa dalla Becca dell’Aouille seguire le frecce gialle lungo la parte alta del vallone fino al sentiero 18: scendere subito nel vallone, senza seguirle, porta a salti di roccia che rendono impossibile la discesa.
    ▲Discipline

    Ci sono due opzioni. La piu agevole prosegue in leggera salita sul sentiero 18 fino al Rifugio degli Angeli (2916 m), poi dietro al rifugio sale al colle e scende (sentiero 16) fino all’Arp Vieille, quindi per la mulattiera militare (sentiero 17) rientra in paese (2 ore e 30 dal termine, circa 7 ore totali). In alternativa si attraversa una pietraia scivolosa e, orientandosi in assenza di segni, si intercetta il sentiero 18 a destra fino al villaggio di La Bethaz (circa 2 ore), da cui il sentiero 22, parallelo alla strada, riporta in poco piu di 2 km al parcheggio.

    ▲To match

    A poco meno di un’ora d’auto, nella valle parallela a sud-est, c’e la Ferrata Casimiro. Nella parte occidentale della Valle d’Aosta segnaliamo anche la Ferrata Marguerettaz, il Sentiero Attrezzato al Rifugio Dalmazzi, la Ferrata at Gran Paradiso e la Ferrata al Bivacco Borelli.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupAlps
    • Approach0:10 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference800 m
    • Route difference903 m
    • Max2603
    • Length13 Km
  • Ferrata Bertona

    Ferrata Bertona

    Vie Ferrate › Abruzzo › Pescara
    Ferrata Bertona
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Bertona e la prima via ferrata costruita sul versante pescarese del massiccio del Gran Sasso (inaugurata nel settembre 2025), sopra Montebello di Bertona. E piuttosto breve e di stampo moderno, con abbondanti staffe che annullano le difficolta tecniche; alcuni tratti sono esposti ma mai difficili, e avvicinamento e rientro sono agevoli.

    ▲Approach

    Il punto di partenza e lungo la strada che da Montebello di Bertona sale verso Villa Celiera, prima asfaltata e poi sterrata nel bosco: dopo circa 5 km si incontrano una tabella informativa e i cartelli per la ferrata. Dai cartelli si sale un sentiero a destra che in 5 minuti nel bosco porta all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    La via e di stampo moderno, ricca di staffe e sostegni metallici fin dai primi metri. Subito dopo l’attacco un passaggio (sempre con abbondanti staffe) richiede maggiore tecnica e forza di braccia; superati i primi metri si segue a destra un traverso e si oltrepassa un piccolo ponte di circa 3 metri a due cavi. Si raggiunge una cengia da cui ammirare il bel panorama, poi si prosegue su una parete verticale fino al “dente”, la parte piu esposta della via; si scende di alcuni metri e si sale l’ultimo tratto fino al termine delle attrezzature (circa 1 ora dall’attacco, 1 ora e 10 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Via moderna e divertente, con difficolta tecniche contenute grazie alle staffe e qualche tratto esposto ma sempre gestibile: una buona scelta anche per chi ha poca esperienza ma vuole un po’ di esposizione.

    ▲Discipline

    Si seguono il sentiero e i cartelli presenti che, con un itinerario ad anello, riportano al parcheggio (circa 15 minuti dal termine, circa 1 ora e 30 in totale).

    ▲To match

    La zona del Gran Sasso e ricchissima di vie ferrate: al Corno Piccolo il Sentiero Attrezzato Ventricini e la Ferrata Danesi; sul Corno Grande la Ferrata Brizio, la Ferrata Ricci e la Ferrata al Bivacco Bafile, oltre alla Ferrata dei Ginepri che collega i due corni; sul versante aquilano il lungo Sentiero del Centenario con la Ferrata Famigliari; a nord la Ferrata dei Piceni.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionAbruzzo
    • GroupAppenino Abruzzese
    • Approach0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)1:30 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference150 m
    • Max1.200 m
    • Length1 Km
  • Ferrata Bergkristall

    Ferrata Bergkristall

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Bergkristall
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Bergkristall e un itinerario breve e moderno (inaugurato nel 2024) che sale una parete vicino all’omonimo campeggio in alta Val Passiria, presso Plan. E composta da due brevi varianti che si riuniscono circa a meta parete, entrambe di difficolta contenuta.

    ▲Approach

    Il punto di partenza e nei pressi del campeggio Bergkristall, in alta Val Passiria: da Vipiteno si risale la valle verso Moso e si seguono le indicazioni per Plan, raggiungendo il campeggio in circa 15 minuti. La ferrata attacca sul versante opposto del torrente. L’avvicinamento e brevissimo: un sentierino porta alla parete gia visibile e, attraversato il ponte, si incontra il primo itinerario a destra e, pochi metri piu in alto a sinistra, il secondo (circa 5 minuti dall’auto). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    Si puo scegliere tra due varianti. L’itinerario Moderatamente Difficile (il primo che si incontra) presenta un tratto verticale, un traverso a destra e una seconda parete a destra; si risalgono un paio di balzi rocciosi e si sale verso sinistra, incontrando in pochi minuti il secondo itinerario che arriva, in leggera discesa, da sinistra. L’itinerario Facile (il secondo) ha solo un paio di passi moderatamente difficili: inizia con una rampa a destra, seguita da una parete verticale e da un traverso a destra, poi una sezione in discesa dove si intercetta il primo itinerario in arrivo da destra. Da qui il percorso comune: si sale una placca verticale di una ventina di metri, segue un lungo traverso a sinistra sotto le incombenti pareti nero-giallastre e infine un tratto attrezzato in discesa che chiude la ferrata.

    ▲Carattere e difficolta

    Via breve con attrezzature in ottimo stato, ideale per chi vuole iniziare o per una mezza giornata leggera, con la possibilita di scegliere il grado in base alla variante.

    ▲Discipline

    Dall’uscita si segue il sentiero 14B e poi la sterrata verso destra che riporta al parcheggio (circa 40 minuti).

    ▲To match

    Nella parte settentrionale dell’Alto Adige si trovano la Ferrata delle Cascate di Stuller, la Ferrata Ibex, la Ferrata Lampskorf e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud, le varie vie ferrate della Val Venosta.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionTrentino Alto Adige
    • GroupAlpi Breonie
    • Approach0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)0:45 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference70 m
    • Max1.600 m
    • Length0,8 Km
  • Ferrata Bepo de Medil

    Ferrata Bepo de Medil

    Vie Ferrate โ€บ Trentino Alto Adige โ€บ Trento
    Ferrata Bepo de Medil
    Moderately Hardโ— To checkDescriptionComplexityMapsGallery

    ⚠ ATTENZIONE: itinerario DA VERIFICARE. Il sentiero e di fatto chiuso (indicazioni rimosse e un muretto di sassi all’imbocco) e le attrezzature sono datate e in piu punti lasche, tanto da poter non reggere in caso di caduta: vanno considerate un sostegno solo psicologico. La gola e instabile, con tratti franati, ed e possibile trovare neve anche a stagione inoltrata. Caschetto obbligatorio. Adatto solo a escursionisti molto esperti, con passo fermo e assenza di vertigini.

    L’antica Ferrata Bepo de Medil (1930) e una via poco frequentata e in scarso stato di manutenzione, che risale una stretta gola dalla Valle del Vajolet fino alla Pala di Mesdi e alla Valle del Larsec, nel gruppo del Catinaccio. L’ambiente e austero e affascinante, con panorami stupendi dalla parte alta, ma l’itinerario e riservato a chi ha solida esperienza.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Gardeccia (1949 m), in Val del Vajolet, interdetta al traffico privato: la si raggiunge con la funivia da Vigo di Fassa fino a Ciampedie e poi 45 minuti di sentiero, oppure con la funivia da Pera di Fassa (il bus navetta da Pozza non e piu in funzione dal 2019). Dal Gardeccia ci sono due opzioni per la gola della ferrata. La prima: verso nord-est si scende il greto del torrente secco e si risale sulla sinistra orografica con le indicazioni del “sentiero panoramico”; la traccia, dapprima debole, diventa evidente a un cartello per il Rifugio Vajolet e sale superando una frana fino a una palina (1 ora dal Gardeccia). La seconda, piu semplice ma piu lunga: si raggiunge il Rifugio Vajolet (2243 m) per il sentiero di valle e poi una traccia a destra verso est, a mezzacosta sotto i dirupi del Larsec, per circa mezz’ora fino a una palina (1 ora e 30 dal Gardeccia). Da li, verso nord-est, si stacca un sentiero non segnalato e apparentemente ostruito da un muretto di sassi: con alcuni sporadici bolli rossi inizia la ferrata. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    Dopo la palina, un tratto di sentiero in salita aggira uno spallone e apre la vista sulla gola. La parte iniziale e ampia ma franata, senza traccia: serve molta attenzione a rimontare la frana, a tratti decisamente instabile. Superata, alcuni segni rossi datati indicano la stretta gola dove iniziano le funi metalliche, dapprima sul lato destro. Si sale fino al passaggio piu ostico: un grosso masso ostruisce la via e occorre superare un balzo di un paio di metri sfruttando l’unica staffa della via, scomoda sul lato sinistro, con un po’ di agilita e forza. Si prosegue nell’angusta gola senza particolari difficolta tecniche fino a un diedro verticale ma ben appigliato, uscendo dalla gola (30 minuti dall’attacco, 1 ora e 45 totali). In un paesaggio brullo si segue un’esile traccia su detrito verso nord-est, verso la Pala di Mesdi, con due passaggi non protetti da segnalare: la discesa in un intaglio poco stabile con risalita sul versante opposto (attenzione al fondo detritico) e un tratto di cresta esposta. Si arriva a una forcella (20 minuti dal termine delle attrezzature, circa 2 ore totali) dove si puo scegliere se salire a destra la Pala di Mesdi su cresta ghiaiosa e rientrare (1 ora e 15 a/r) oppure concludere qui.

    ▲Carattere e difficolta

    Le difficolta tecniche dei tratti attrezzati non sono elevate, ma l’impegno complessivo si: gola instabile, attrezzature datate e lasche, passaggi non protetti. Il passaggio non protetto presso un canalino franoso, dopo l’uscita dalla gola, e probabilmente il piu esposto e pericoloso dell’intera escursione.

    ⚠ Affidatevi alla vostra capacita di muovervi su terreno instabile e non alle vecchie funi. Caschetto indispensabile per la caduta sassi; valutate le condizioni di innevamento, che possono persistere a lungo.
    ▲Discipline

    Dalla forcella si scende a est verso la valle del Larsec, su traccia detritica instabile (utili i bastoncini telescopici). Raggiunta la valle si hanno due opzioni: tenendo la destra in discesa verso il Passo delle Scalette e l’omonimo sentiero attrezzato fino alla Valle del Vajolet e al Gardeccia (5 ore totali), oppure a sinistra in salita al Passo Pope e giu per il sentiero Don Guido fino al Rifugio Vajolet e quindi al Gardeccia (5 ore totali).

    ▲Storia e da abbinare

    La via e dedicata a Giuseppe De Silvestro, detto Bepo de Medil, storico fondatore e gestore del Rifugio Gardeccia, che la attrezzo intorno al 1930. Si puo abbinare al Sentiero Attrezzato delle Scalette; dal Passo Pope si puo proseguire verso il Catinaccio d’Antermoia e la sua ferrata, oppure verso la Ferrata Laurenzi o la Ferrata Maximilian (con pernottamento). Scendendo nella Valle del Vajolet ci sono vie piu semplici (Passo Santner, Masare, Roda di Vael); in un’altra giornata, verso il Passo San Pellegrino, la Ferrata Bruno Federspiel e la Ferrata Bepi Zac.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionTrentino Alto Adige
    • GroupDolomiti di Fassa
    • Approach1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference260 m
    • Route difference808 m
    • Max2758 m
    • Length9,2 Km
  • Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    La recente Ferrata Bepi Martini (Martini Barzolai) sale al Colle di Colesei, sul versante Comelico delle Dolomiti di Sesto. Non e lunga ma molto bella, con sviluppo prevalentemente verticale e una grande esposizione; nella parte alta offre due varianti, una delle quali di livello difficile.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Lunelli (1568 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico (che separa Sesto, in provincia di Bolzano, da Comelico Superiore in Cadore): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande fino al suo termine, presso il rifugio. (In alternativa si lascia l’auto al passo, con avvicinamento piu lungo sul Sentiero 124 verso il Colle di Colesei.) Dal Lunelli si segue il sentiero 171, o la piu lunga strada militare, verso la Forcella Pian della Biscia; dalla forcella si sale verso nord tenendo la destra, fuori dal bosco, per strada militare verso il fortino (opera 10) del Vallo Alpino del Littorio per circa 15 minuti. Si incrocia da sinistra il sentiero 124 dal Rifugio Berti (usato per il rientro), lo si ignora e si prosegue verso nord-ovest fino a una traccia con bolli rossi che da sinistra sale tra i pini mughi verso le pareti sud ed est del Colle; pochi ripidi tornanti portano all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    E una classica dolomitica: la prima parte e molto arrampicabile su buona roccia, con esposizione crescente, alternando placche, diedri e tratti piu appoggiati e un paio di traversi di media difficolta. Nella parte superiore si raggiunge una biforcazione: a destra una via piu impegnativa ed esposta corre lungo un’aerea cresta da cui si scende poi con discreto impegno verso una forcella; a sinistra una variante piu facile raggiunge la forcella senza particolari difficolta tecniche. Dalla forcella, ultimi metri e fine delle attrezzature; salendo a destra si raggiunge la Croda Sora di Colesei (2291 m), con magnifico panorama sulle cime vicine (1 ora dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta

    Via inaugurata nel 2020, verticale e impegnativa nella seconda sezione ma molto piacevole e arrampicabile, con attrezzatura nuova e un misto equilibrato di passaggi su roccia e su metallo solo dove necessario. La prima parte e di difficolta moderata.

    ⚠ L’esposizione e elevata: la parte alta, la variante di destra e il tratto in discesa verso la forcella richiedono maggiore attenzione e passo sicuro.
    ▲Discipline

    Il rientro piu breve e verso il Rifugio Lunelli: dalla fine delle attrezzature si segue la traccia fino al sentiero 122 (che collega il Rifugio Berti alla Forcella del Popera), si tiene la sinistra in discesa fino ai ruderi del Rifugio Olivo Sala e poi, ripidi, fino all’incrocio dell’avvicinamento e al Lunelli (circa 1 ora e 30 dal termine). In alternativa si raggiunge il Rifugio Berti e si scende per il piu comodo sentiero 101.

    ▲To match

    Si presta a itinerari di piu giorni nelle Dolomiti di Sesto orientali: dal Rifugio Berti la Ferrata Zandonella o la Ferrata della Croda Rossa di Sesto, con rientro ad anello al Lunelli, oppure il giro piu lungo con Roghel, Cengia Gabriella e Strada degli Alpini. In Comelico, verso il confine austriaco, ci sono il Sentiero Attrezzato d’Ambros, la ferrata del Camoscio al Palombino e le ferrate del Chiadenis e Sartor al Peralba; verso le Marmarole la Ferrata degli Alpini Jau Tana e il Sentiero Attrezzato Amalio Da Pra.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaHard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:30h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Route difference723 m
    • Max2291 m
  • Ferrata Belvedere

    Ferrata Belvedere

    Vie Ferrate โ€บ Basilicata โ€บ Power
    Ferrata Belvedere
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La recente Ferrata Belvedere e nata accanto al famoso Ponte alla Luna e alla Ferrata Arenazzo, facendo di Sasso di Castalda una meta interessante anche per gli appassionati di vie attrezzate. Tecnicamente non e difficile, in gran parte arrampicabile e con l’aiuto di molte staffe: un’ottima scelta per chi vuole iniziare.

    ▲Approach

    Si parte da Sasso di Castalda, nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri. Se si vogliono percorrere entrambe le ferrate, l’ideale e fare prima la Ferrata Arenazzo e seguirne le indicazioni fino all’attacco della Belvedere; in alternativa, dal paese si raggiunge l’attacco del Ponte alla Luna e si seguono le indicazioni che in 10 minuti portano all’attacco della via. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    Si attacca subito una parete verticale, dove le numerose staffe aiutano la progressione. Si prosegue in piano fino ad alcune roccette facilmente arrampicabili, miste a tratti di sentiero attrezzato, fino a una seconda parete verticale, piu appoggiata della prima e superabile senza problemi con le staffe. Si affronta quindi un traverso, non particolarmente difficile grazie alle staffe per i piedi, durante il quale si passa sotto il lungo Ponte alla Luna. Al termine del traverso c’e una via di fuga; volendo completare l’ultimo tratto, una parete verticale presso il “Belvedere”, simile alle precedenti, si risale con l’aiuto di staffe per piedi e mani, chiudendo la ferrata (45 minuti dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta

    Via non difficile per chi ha un minimo di dimestichezza con le ferrate, e un’ottima escursione per iniziare a cimentarsi con questo tipo di terreno.

    ▲Discipline

    La via termina nello stesso punto in cui si conclude il Ponte alla Luna: seguendo le abbondanti indicazioni, un caratteristico vicolo riporta al paese di Sasso di Castalda e quindi all’auto (20 minuti dal termine, 1 ora e 15 in totale).

    ▲To match

    Si concatena facilmente con la vicina Ferrata Arenazzo. A circa 1 ora e 15 minuti si trovano le due ferrate delle Dolomiti Lucane, la Ferrata Salemm e la Ferrata Marcirosa: in una gita di due giorni si possono cosi percorrere le quattro ferrate della Basilicata. Lungo la costa tirrenica c’e la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea, mentre in Campania, a Volturara Irpina, la recente Ferrata Maroia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionBasilicata
    • GroupAppenino Lucano
    • Approach0:10 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)1:15 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference120 m
    • Max975 m
    • Length1,5 Km
  • Ferrata Bellotti Agostino

    Ferrata Bellotti Agostino

    Vie Ferrate › Lombardia › Varese
    Ferrata Bellotti Agostino

    La Ferrata Bellotti Agostino, prima via ferrata della provincia di Varese (inaugurata il 13 ottobre 2024), si trova a Mesenzana. Breve ma impegnativa e atletica, risale con andamento prevalentemente in traverso le pareti di una falesia. Sviluppandosi a bassa quota e percorribile gran parte dell’anno, evitando pero l’estate quando puo diventare rovente.

    ▲Approach

    Il parcheggio piu comodo e lungo Via San Martino: la strada, inizialmente asfaltata e stretta, sale con alcuni slarghi; l’ultimo posto utile e dove diventa sterrata. In alternativa si parcheggia in paese allungando l’escursione con il bell’anello del “Trekking delle tre penne nere” (circa 14 km). Dall’ultima piazzola si sale la mulattiera sterrata tra vari tornanti; dopo circa 25 minuti, a un bivio, un cartello arancione indica a sinistra la ferrata; dopo una breve discesa un altro cartello indica un sentiero a destra che porta in poco all’attacco, con bacheca. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    La via si svolge nel contesto di una palestra di arrampicata in allestimento, con un percorso ad arco prevalentemente in traverso e alcuni tratti verticali (attacco, finale e qualche passaggio intermedio). Le due estremita sono vicine sullo stesso sentiero ai piedi della parete e la via si puo percorrere in entrambi i sensi, ma e piu agevole in senso antiorario vista la difficolta dell’attacco verticale strapiombante; la descriviamo in questo senso. La prima sezione e il punto piu impegnativo: assicurati al cavo si parte in traverso ascendente e strapiombante verso destra con tre cambre, sollecitando subito le braccia, fino a un breve ma marcato strapiombo da superare con decisione grazie a tre staffe (utili ma non sufficienti). Senza comodi punti di sosta il cavo vira deciso a sinistra in un traverso impegnativo con pochi appoggi, da affrontare in aderenza salvo un paio di staffe, e termina con un breve tratto verticale che richiede un’importante trazione sul cavo. Si raggiunge un terrazzino dove respirare. Si prosegue in traversata a sinistra su terreno facile ma friabile fino a un altro passaggio delicato (molto meno dell’iniziale): un breve traverso discendente in aderenza che termina con la risalita di un breve diedro verticale aiutati da un paio di staffe. Dopo un tratto piu semplice, una breve traversata in piano e poi ascendente su roccette miste a terra ed erba porta all’ultimo tratto attrezzato: il cavo scende in diagonale a sinistra e poi vira in discesa verso un delicato passaggio verticale che diventa strapiombante, con i primi due metri in aderenza e trazione e una cambra ben posizionata dove inizia lo strapiombo; un ultimo traverso strapiombante in discesa a sinistra, che sollecita di nuovo le braccia, chiude il percorso.

    ▲Carattere e difficolta

    Via breve ma intensa e marcatamente atletica: le difficolta sono concentrate nei tratti strapiombanti, in particolare all’attacco, che sollecitano molto le braccia. Le attrezzature sono nuove e in ottimo stato.

    ⚠ Alcuni traversi corrono su terreno friabile e i passaggi strapiombanti sono vicini a terra: valutate con attenzione il senso di percorrenza e arrivate con una buona tenuta di braccia.
    ▲Discipline

    Il rientro avviene scendendo il sentiero sottostante, che in pochi istanti riporta al punto di partenza della ferrata e quindi a ritroso lungo l’avvicinamento.

    ▲Storia e da abbinare

    La via e intitolata al Sottotenente Bellotti Agostino, unico ufficiale originario di Mesenzana (divisione Alpina Julia) caduto nella Seconda Guerra Mondiale dopo la campagna di Russia e la prigionia in Germania. Essendo la prima ferrata del Varesotto, per altre vie ci si sposta verso il Lago di Como (Ferrata del Monte Grona, del Venticinquennale, del Sass Tavarac sul ramo lariano) o verso la Val d’Ossola (Ferrata dei Picasass e la Miccia, Ferrata di Montorfano, Ferrata Walserfall).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaHard
    • RegionLombardy
    • GroupPrealpi Varesine
    • Approach0:25 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)1:20 h
    • Hardware level difference50 m
    • Route difference150 m
    • Length1,5 Km
  • Ferrata del BEC Valletta

    Ferrata del BEC Valletta

    Vie Ferrate โ€บ Piedmont โ€บ Cuneo
    Ferrata del BEC Valletta
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La nuova Ferrata del BEC Valletta sale nel Vallone di San Giovanni, sopra Limone Piemonte. Grazie alle abbondanti staffe non e particolarmente difficile sul piano tecnico: le maggiori insidie sono il tratto in disarrampicata al termine della via e lo spigolo molto esposto prima della cima. Completano l’itinerario due zip line.

    ▲Approach

    Si parte dal Vallone di San Giovanni, vicino a Limone. In auto: alla rotonda di Piazza Risorgimento si prende la seconda uscita per via Valleggia, la si percorre tutta e si prosegue a sinistra per via Almellina fino agli impianti di risalita; quindi via San Giovanni fino al termine della salita e, prima che la strada scenda, a destra e poco dopo a sinistra su una strada che, superata la Chiesa di San Giovanni, diventa sterrata. Si prosegue fin dove e consentito il traffico e si parcheggia. A piedi si segue la sterrata fino a un pascolo, lo si attraversa tenendo la sinistra verso il vallone e in breve si raggiunge l’attacco (15 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    Si attaccano alcune pareti verticali e balzi rocciosi, con appigli per i piedi e staffe dove mancano; si svolta a sinistra e poco dopo il cavo si interrompe. Dopo un tratto di raccordo si arriva a un tratto caratteristico: una bella placca inclinata di calcare eroso dall’acqua, da risalire in aderenza. Seguono risalti rocciosi attrezzati con staffe e cambre; ci si stacca dal cavo per un breve tratto di sentiero e si riattacca poco dopo, prima in orizzontale e poi arrampicando, fino alla cresta. Si segue il sentiero di cresta che scende alcuni tornanti aggirando un torrione: qui si trovano le due zip line (facoltative), che raggiungono un gendarme e permettono il rientro, oltre a una via di fuga verso valle; finisce cosi il primo tratto. La seconda sezione inizia con una salita sprotetta che richiede alcuni passi di arrampicata, poi un diedro su uno spigolo molto esposto, risalito grazie a una lunga serie di staffe metalliche in decisa esposizione, fino alla cima del BEC Valletta. Da qui si disarrampica fino a una cengia dove la via termina (2 ore e 45 dall’attacco, circa 3 ore in totale).

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente abbordabile grazie alle staffe, ma con punti che richiedono attenzione: lo spigolo esposto, i tratti sprotetti di collegamento e soprattutto la disarrampicata finale su roccia friabile.

    ⚠ Una targa all’attacco chiede di portare uno spezzone di corda per assicurarsi nei tratti senza attrezzatura: sono presenti ancoraggi Raumer che consentono di procedere in conserva a coppie (distanza consigliata 10 metri). Per la disarrampicata finale, attenzione alla roccia friabile e utile uno spezzone per assicurare il compagno. Per le zip line serve una carrucola specifica (CAMP Flyte, CT Duetto o Petzl Tandem), noleggiabile a Limone.
    ▲Discipline

    Terminata la ferrata si scende nel Vallone di San Giovanni sul lato sinistro, oppure lungo le piste dell’Alpetta sul lato destro. Dal vallone il sentiero non e ben segnalato: si scende verso sinistra e, prima del torrente, si vira a sinistra fino all’attacco della ferrata e quindi a ritroso fino all’auto (45 minuti dal termine).

    ▲To match

    A circa un’ora d’auto si trova la Ferrata dei Funs. Nel Cuneese segnaliamo anche la Ferrata di Rocca Senghi, la Ferrata alla Rocca dei Corvi, la Ferrata di Chiaronto e Camoglieres e la piu lunga e impegnativa Ferrata degli Alpini al Dronero. Spostandosi verso sud, in provincia di Savona, c’e la bella Ferrata degli Artisti.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Liguri
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference332 m
    • Route difference442 m
    • Max1902 m
    • Length4 Km
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