Difficoltà: Difficile

  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
  • Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    La Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo percorre il crinale che collega il Dos de Tofana alla vetta della Tofana di Mezzo (3244 m), nel cuore delle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È una via difficile e molto lunga, in ambiente d’alta montagna, con passaggi tecnicamente di media difficoltà ma esposizione costante e panorami tra i più spettacolari delle Dolomiti. Itinerario impegnativo per dislivello e durata: da affrontare solo con tempo stabile e buona preparazione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza di riferimento è il Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla via Cortina–Passo Falzarego (evitare il bivio per il Rifugio Duca d’Aosta; apri il punto di partenza su Google Maps). La ferrata vera e propria parte dal Dos de Tofana (2850 m), che dal Dibona si raggiunge con tre opzioni: 1) al Rifugio Pomedes (2303 m, 45′) per il sentiero 421, poi la Ferrata Olivieri a Punta Anna fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona); 2) al Pomedes (421), poi il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Ra Vales e su per il vallone detritico che scende dal Dos de Tofana (circa 3h 30′ dal Dibona); 3) dal Dibona verso ovest sul sentiero 403 nel vallone tra Tofana di Mezzo e Tofana di Rozes, in direzione del Rifugio Giussani; poco prima del rifugio una traccia a destra sale ripida ed esposta, in parte attrezzata, verso Punta Anna, dove si segue l’ultimo tratto della Ferrata Olivieri fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona). In alternativa si può accorciare salendo in funivia da Cortina verso Ra Vales.

    ▲Il percorso

    Dal Dos de Tofana l’itinerario inizia senza targa né attrezzature: si sale verso destra una serie di tornanti fino al filo di cresta, con di fronte l’imponente parete sud della Tofana di Rozes. Sulla cresta i primi passaggi sono semplici, su rampa ben gradonata a zigzag, fino a un’ampia e panoramica cengia con precipizi su entrambi i lati. Si prosegue sul crinale, a tratti attrezzato ma facile, fino a un improvviso balzo dove la prima scala metallica aiuta a rimontarlo. Si percorre un secondo tratto di crinale detritico fino a un altro balzo roccioso, che si sale sul lato sinistro con passaggi verticali; alcune staffe agevolano il singolo passaggio più difficile (leggermente strapiombante). Attraverso un intaglio si torna su un tratto pianeggiante di cresta che si sposta sul versante occidentale; una cengia conduce verso un’evidente forcella, con di fronte la sagoma della Torre Aglio. La forcella (2920 m, 30′ dal Dos de Tofana) è attrezzata con uno spezzone di corda per l’attraversamento.

    Segue una sezione verticale: un diedro di quasi dieci metri (cavo a sinistra, alcune staffe), poi una piccola sella e una parete di una quindicina di metri dove il cavo sale in diagonale a destra, alternando buoni appoggi a singoli passaggi in cui occorre trazionare sul cavo. Una breve cengia e un facile traverso a destra portano a uno spigolo, che si aggira scendendo leggermente sotto la Torre Aglio. Da qui parte la salita alla Torre Aglio, probabilmente il passaggio più impegnativo dell’intera via: circa 30 metri su roccia povera di appigli, aerea, con passaggi difficili sia in salita sia in discesa (20′ andata e ritorno); l’itinerario principale prosegue invece dal bivio. Seguendo la scritta “Tofana” sulla roccia si scende un paio di metri aggirando lo spigolo con l’aiuto di alcuni pioli, e ci si trova davanti a un traverso orizzontale estremamente esposto e leggermente strapiombante: prosegue alcuni metri a destra sfruttando una rientranza per i piedi ed è bene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Si esce su una cengia e si prosegue verso un intaglio tra la parete e un torrione.

    Un nuovo tratto di cresta, con un tratto in discesa di sentiero e roccette, porta a un’insellatura sopra il Bus de Tofana (2900 m, 1h 45′ dal Dos de Tofana), dove sulla sella una via di fuga a destra consente (dopo un tratto attrezzato) il rientro per il ghiaione fino al Rifugio Ra Vales. Seguendo la scritta “Cima” si perde un po’ di quota su un lungo tratto quasi orizzontale di cenge e brevi salti; si aggira uno spigolo (freccia) salendo una placca attrezzata con staffe, poi una lunga placca inclinata fino a un camino molto impegnativo, reso più abbordabile da numerose staffe: si sale sul lato sinistro e si esce a destra su un esposto traverso orizzontale con staffe; il cavo riprende poi bruscamente in verticale, aereo ed esposto ma non difficile, grazie a molte staffe. Una cengia a destra porta verso il più piccolo Bus de Tofana; sul versante orientale due scale e un tratto verticale molto esposto, con parete levigata e staffe, conducono alla cresta soprastante. Si percorre l’ampio crinale, una cengia e, oltre alcune reti paravalanghe, una placca appoggiata seguendo le funi verso destra; due scalette metalliche fanno guadagnare ancora quota fino al crinale finale. Tenendo il versante destro si risalgono un paio di balzi e l’ultima scaletta; gli ultimi metri, privi di attrezzature, portano alla croce di vetta della Tofana di Mezzo (3244 m, 3 ore dal Dos de Tofana).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): tecnicamente è piuttosto “assistita” (molte scale e staffe), tanto che la vicina Ferrata Olivieri risulta più impegnativa sul piano tecnico (difficoltà tecniche 2/5). La Aglio mantiene però un grado elevato per l’ambiente d’alta montagna, il dislivello, la lunghezza e l’esposizione costante: complessità ambientale, esposizione e impegno fisico sono tutti 4/5. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo e d’alta quota (vetta a 3244 m): da percorrere solo con meteo stabile, partendo molto presto. L’esposizione è continua e il traverso strapiombante prima del Bus de Tofana è intenso: gestire le energie e non sostare inutilmente sui passaggi aerei. La via è molto frequentata in alta stagione, con rischio di code nelle tarde ore della mattina. Verificare sempre l’apertura degli impianti di risalita usati per avvicinamento e rientro: se la funivia dalla vetta non è in servizio, occorre programmare il rientro dal Bus de Tofana o verso la Tofana di Dentro, allungando notevolmente l’itinerario.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta montagna, da affrontare in piena stagione con tempo stabile e assenza di neve sui passaggi. Data la lunghezza (8h 30′ o più complessivi) è indispensabile una buona preparazione fisica, scorta d’acqua e abbigliamento adeguato alle rapide variazioni meteo in quota. Pianificare con attenzione gli orari degli impianti per non restare bloccati a fine giornata.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende in direzione nord verso la stazione a monte della funivia, fino a un bivio. 1) Tenendo la destra si raggiunge il Rifugio Cima Tofana (3190 m, 10′ dalla vetta) e si prende la funivia in discesa: lasciata l’auto al Dibona, si scende alla stazione intermedia di Ra Vales (2470 m), si risale brevemente il pendio detritico fino a un bivio e, a sinistra, si percorre in discesa il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Pomedes e quindi il Dibona (circa 8h 45’–9h 30′ complessivi a seconda dell’avvicinamento). 2) Dal bivio si scende invece verso la Tofana di Dentro lungo il crinale che porta alla Forcella di Tofana (3085 m, 40′ dalla vetta) — primo tratto, attrezzato, della Ferrata del Formenton; quindi a sinistra su un sentiero esposto a mezzacosta sulla parete occidentale fino alla Forcella del Vallon, da cui si scende per ripido ghiaione al Rifugio Giussani (1h 30′ dalla vetta) e infine, sull’ampio sentiero, al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h 30′ dalla vetta).

    ▲Da abbinare

    La Tofana di Mezzo permette molti concatenamenti. L’itinerario classico unisce la Ferrata Olivieri, la Ferrata Aglio e il Sentiero Attrezzato Olivieri; salendo direttamente la Aglio si può abbinare la Ferrata del Formenton alla Tofana di Dentro. In più giorni: le ferrate alla Tofana di Rozes (Lipella e Scala del Menighel) e il facile Sentiero Astaldi tra Pomedes e Dibona. Verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:45 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale8:30 h
    • Dislivello ferrata594 m
    • Dislivello itinerario944 m
    • Altitudine massima3244 m
    • Lunghezza3,2 Km
  • Ferrata Antonio Berti allo Schiara

    Ferrata Antonio Berti allo Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Antonio Berti allo Schiara

    La Ferrata Antonio Berti allo Schiara è una via attrezzata d’alta quota che, in prosecuzione della Ferrata Zacchi (o Sperti), porta in vetta al Monte Schiara (2565 m) dal versante occidentale, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi (provincia di Belluno). La ferrata in sé è breve, ma si inserisce in un lungo e impegnativo itinerario ad anello che comprende almeno un’altra ferrata in salita e la Ferrata Piero Rossi in discesa: un percorso da affrontare solo se ben allenati, con buona esperienza e, idealmente, spezzandolo in due giorni.

    ⚠ Itinerario lungo, alpinistico e impegnativo. Lo sviluppo complessivo è di circa 20 km e 1865 m di dislivello, con un impegno fisico massimo (5/5) ed esposizione molto elevata (4/5). La Berti vera e propria dura circa un’ora, ma vi si arriva già con molto dislivello sulle gambe. Numerosi tratti non protetti ed esposti si trovano sia oltre la fine della Zacchi sia lungo tutta la cresta est in discesa. La nebbia è frequente e rende difficile individuare la traccia verso Forcella Marmol. Sono state segnalate alcune attrezzature un po’ usurate (qualche chiodo saltato, corde lente), non pericolose ma da tenere presente. Affrontare solo con tempo stabile, buona programmazione e adeguata esperienza alpinistica.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno: da Belluno si segue la regionale del Col di Lana, a una rotonda si tiene la destra per Bolzano Bellunese e il Parco delle Dolomiti Bellunesi; oltrepassati Bolzano Bellunese e Gioz si seguono le indicazioni per il Rifugio Case Bortot, fino al parcheggio dove la strada termina (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue il sentiero CAI 501 verso il Rifugio VII Alpini: dopo un tratto piacevole nel bosco si scende al Ponte del Mariano (30′), si ignora a destra il CAI 507 e si sale decisi lungo il torrente Ardo, spesso al sole e faticosamente, fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45′ dal parcheggio). Dal rifugio l’attacco della Berti si raggiunge salendo la Ferrata Zacchi (2h 45′, più diretta ed esposta) o la Ferrata Sperti (3h 45′). Seguendo la Zacchi, al bivio con la Piero Rossi si tiene la sinistra e si conclude la salita al Bivacco Ugo Dalla Bernardina (2320 m, 2h dall’attacco, 5h 30′ complessive).

    ▲Il percorso

    Poco prima del Bivacco Dalla Bernardina si segue una traccia verso destra, su sassi, fino all’attacco della Ferrata Berti. Si sale subito una prima scaletta metallica seguita da una cengia che porta a un canalino gradonato, da risalire prima sul lato destro poi spostandosi a sinistra; una scaletta in leggero strapiombo costituisce il passo chiave (il cambio dei moschettoni va fatto in posizione scomoda). Rimontato il canalino si entra in un camino stretto verso sinistra, molto bello e arrampicabile; usciti, un breve sentiero di collegamento tra guglie rocciose porta, verso sinistra, sotto una parete appoggiata di una ventina di metri con buoni appigli. Si raggiunge quindi un tratto aereo di cresta con alcuni passaggi emozionanti e impegnativi: si sale una scaletta, poi una serie di staffe e si aggira uno spigolo in forte esposizione. Seguendo la cresta attrezzata e poi gli ometti, oltre il termine delle attrezzature, si arriva in vetta allo Schiara (2565 m, 1 ora dall’attacco, 6h 30′ complessive). La croce di vetta, segata da vandali alcuni anni fa, è stata sostituita da un cartello con il libro delle firme, unico per tutte le ferrate dello Schiara.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): la ferrata presenta due o tre passaggi impegnativi (la scaletta strapiombante e lo spigolo esposto) intervallati da tratti più facili, con difficoltà tecniche e ambientali sul 3/5. La classificazione difficile deriva soprattutto dall’inserimento in un itinerario molto lungo e faticoso, con esposizione elevata e ambiente isolato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco; consigliata esperienza alpinistica.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e buona visibilità. Vista la lunghezza (fino a 12 ore complessive) conviene spezzare l’itinerario dormendo al Rifugio VII Alpini o in uno dei bivacchi sempre aperti in quota (Dalla Bernardina, Bocco Zago). Un cenno di storia: la ferrata fu inaugurata nel 1959 come prosecuzione della Zacchi ed è dedicata ad Antonio Berti, accademico del CAI, alpino nella Grande Guerra e autore della classica guida “Dolomiti Orientali”.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende lungo la cresta verso le anticime est: prima sezione esposta, emozionante e solo in parte attrezzata, dove serve molta attenzione — soprattutto con la nebbia — per individuare la traccia verso la Forcella Marmol. Scendendo si nota il Bivacco Bocco Zago presso la forcella; a un bivio con palina si tiene la destra verso sud fino al bivacco e da qui si scende al Rifugio VII Alpini percorrendo la Ferrata Piero Rossi (che condivide un primo tratto con la Zacchi fino a un bivio). Dal Rifugio VII Alpini (3h 30′ dalla vetta) si rientra a Case Bortot per il sentiero dell’andata (2h dal rifugio, 12 ore complessive). In alternativa, dalla Forcella Marmol si può salire al Pelf con il Sentiero Attrezzato Guardiano per un lungo anello.

    ▲Da abbinare

    La Berti è parte del classico anello dello Schiara con una ferrata in salita (Ferrata Zacchi o Ferrata Sperti) e la Ferrata Piero Rossi in discesa; un’alternativa è il Sentiero Attrezzato Guardiano al Pelf. Nella zona di Belluno, con avvicinamenti più brevi: la Ferrata Parete dei Falchi, la Ferrata della Val Gallina e l’esposta Ferrata del Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento5:30 h
    • Durata ferrata1:00 h
    • Itinerario totale12:00 h
    • Dislivello ferrata245 m
    • Dislivello itinerario1865 m
    • Altitudine massima2565 m
    • Lunghezza20 Km
    • Anno apertura1959
  • Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    La Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost è una via atletica e moderna sopra Forni di Sopra, nelle Prealpi Carniche (provincia di Udine). Costruita in stile francese, è ottimamente attrezzata e si divide in due sezioni: una prima di media difficoltà, con un ponte sospeso e una scala inclinata che attraversano una gola, e una seconda impegnativa e molto esposta, con due tetti strapiombanti. Avvicinamento brevissimo grazie alla funivia, ma via di grado difficile, non adatta a neofiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Varmost di Forni di Sopra, raggiungibile dalla SS 52 Carnica (Tolmezzo–Lozzo di Cadore); ampio parcheggio sul lato sud della strada per arrivare a piedi alla stazione a valle (apri il punto di partenza su Google Maps). Se la funivia non è in funzione si può salire a piedi da Forni di Sopra lungo la stretta Via Chianeit (asfalto in condizioni non ottimali) fino al bivio dove finisce l’asfalto (spiazzo per 2-3 auto), tenendo poi la sinistra sul sentiero 207 fino alla stazione a monte. Dall’arrivo della funivia il Clap Varmost è ben visibile sulla destra con la sua parete verticale; una bacheca riporta le informazioni sulla via. Si scende sotto l’arrivo della funivia e, seguendo le indicazioni nel bosco e i cartelli verso destra, si cammina sotto le pareti fino all’attacco, segnalato da un cartello bianco (15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco una facile cengia in leggera discesa porta all’ingresso di una fessura nella roccia, che si percorre su una passerella di legno. Ritrovate le attrezzature, si sale in diagonale a destra su roccette: sopra la testa appaiono un ponte sospeso e una scala inclinata che attraversa la gola. Una parete verticale abbondantemente attrezzata con pioli e staffe conduce alla scala, che si sale attraversando la gola fino a uno sperone roccioso; da qui, in forte esposizione e con l’aiuto di staffe, si raggiunge il ponte sospeso. Si attraversa il ponte uno per volta e ci si porta sulla parete del Clap Varmost; saliti un paio di metri, un traverso a sinistra su staffe (in salita, poi orizzontale, poi in leggera discesa) porta a un terrazzino, dove un tempo c’era una via di fuga, oggi smantellata. Da qui inizia la parte atletica e impegnativa.

    Il primo passaggio impegnativo è un tetto strapiombante, preceduto da una lunga serie di staffe ravvicinate, da superare con un misto di agilità e forza di braccia senza temporeggiare; oltre il balzo si prosegue in verticale spostandosi prima a sinistra e poi a destra. Un aereo traverso a sinistra su pioli conduce al passaggio chiave: un secondo tetto strapiombante, più impegnativo, al bordo di uno spigolo esposto (ben attrezzato con staffe, ma di impegno superiore alla media della via). Superato il passaggio in forte esposizione, si piega a destra su un diedro attrezzato con pioli e si affronta un aereo traverso a destra verso uno spigolo — il tratto più adrenalinico. Aggirato lo spigolo, un nuovo traverso diagonale a sinistra su pioli precede l’ultimo tratto di parete verticale attrezzata, fino al termine della sezione verticale. Inizia quindi l’ultima parte, su roccette e sentiero attrezzato di difficoltà contenute, su terreno misto di erba e rocce; superata una passerella in legno si raggiunge la croce in vetta al Clap Varmost (2073 m, 1h 15′ dall’attacco, 1h 30′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): difficoltà tecniche medie (3/5) ma esposizione elevata (4/5) e carattere atletico. È una ferrata “alla francese”, poco arrampicabile, che si progredisce quasi ovunque su infissi metallici (in ottimo stato); il cavo è grosso e infonde sicurezza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco; non è adatta a neofiti, che tendono ad affaticare troppo le braccia.

    ⚠ Nei tetti strapiombanti il cavo è disposto in modo difficile da trazionare: conviene salire usando le staffe. Può essere molto utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare e riposare le braccia in caso di affaticamento. I passaggi del cavo nei fittoni sono “alla francese” e il cavo, spesso lasco, tende a inserirsi nella traiettoria di salita: conviene cambiare i moschettoni appena il fittone successivo arriva all’altezza degli occhi, per non lasciarli indietro. La via è breve ma molto esposta: richiede forza e testa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario percorribile in stagione estiva con meteo stabile; il breve sviluppo lo rende ideale per una mezza giornata. Conviene scegliere una giornata ventilata e non troppo calda, vista la natura atletica della via. Verificare gli orari della funivia se la si utilizza per avvicinamento e rientro.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si segue la traccia che, in leggera salita, porta alla stazione a monte del secondo troncone della funivia, oppure si scende per sentiero lungo le piste da sci, passando a fianco di un bacino artificiale, fino alla stazione della funivia utilizzata in avvicinamento (40 minuti dal termine della ferrata).

    ▲Da abbinare

    Sempre da Forni di Sopra si può raggiungere il Passo del Mus, con lungo avvicinamento, per l’impegnativa Ferrata Cassiopea al Torrione Comici; verso il Passo Rest, la Ferrata Tramuntin al Monte Rest. In provincia di Udine, più a nord, la Ferrata Cinquanta del Clap, la Ferrata al Monte Coglians, la Ferrata Sartor e la Ferrata del Chiadenis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Altitudine massima2073 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Alta via Bepi Zac

    Alta via Bepi Zac

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Alta via Bepi Zac

    L’Alta Via Bepi Zac percorre per intero la Cresta di Costabella, nel gruppo dei Monzoni sopra il Passo San Pellegrino: un lungo itinerario di guerra tra trincee, gallerie, camminamenti e passerelle della Grande Guerra, con tratti attrezzati e splendide vedute su Marmolada, Sella e Catinaccio. Più che una ferrata classica è una traversata d’alta quota, lunga e d’impegno, da affrontare con bel tempo.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo San Pellegrino (1907 m) si può salire con la funivia verso il Passo delle Selle oppure a piedi sul CAI 604 fino al Rifugio al Passo delle Selle (2528 m), dove inizia il percorso. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Dal Passo delle Selle si segue il CAI 637 lungo la cresta, tra resti bellici e gallerie, con i primi tratti attrezzati su terreno a tratti franoso. Si toccano il Piccolo e il Grande Lastel, poi un susseguirsi di saliscendi tra camminamenti, passerelle e intagli porta alla Cima Campagnaccia e, più avanti, a Cima Costabella (2762 m). La seconda metà, più impegnativa, alterna cenge con passerelle in legno, traversi e placche attrezzate, diedri e fessure, fino al tratto di cresta esposto e non protetto che precede la Forcella dell’Uomo (2840 m), da cui parte la salita alpinistica facoltativa alla Cima Uomo (3010 m).

    ⚠ Itinerario quasi interamente in cresta: da evitare con tempo instabile. Numerosi tratti su terreno friabile e instabile non sono attrezzati, e alcuni passaggi di cresta sono esposti e non assicurati; porta una torcia per le gallerie. La salita alla Cima Uomo è di carattere alpinistico, su sentiero esposto e franabile, sconsigliata ai meno esperti. La discesa da Forcella Laghet è su massi instabili.
    ▲Discesa

    A metà percorso, alla Forcella Ciadin, è possibile rientrare. Completando l’alta via, dalla Forcella dell’Uomo si scende ripidamente fino alla Forcella Laghet e poi verso il Rifugio Fuciade e il Passo San Pellegrino.

    ▲Da abbinare

    Sulla stessa cresta e nei dintorni si trovano l’Alta Via Bruno Federspiel, la Ferrata Kaiserjager al Col Ombert e la Ferrata Santner al Catinaccio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoCresta di Costabella (Monzoni)
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario totale6:30 h
    • Dislivello ferrata~312 m
    • Dislivello itinerario467 m
    • Altitudine max2840 m
    • Lunghezza12 km
    • Apertura1981
  • Ferrata Amalia al Jof Montasio

    Ferrata Amalia al Jof Montasio

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Amalia al Jof Montasio

    ⚠ ATTENZIONE — VIA INAGIBILE. Dall’agosto 2020 la Società Alpina delle Giulie ha dichiarato la Ferrata Amalia inagibile per una frana sul traverso erboso dopo la Cresta dei Draghi: di fatto non è possibile proseguire fino al Bivacco Suringar e si deve rientrare ridiscendendo la ferrata. Verifica sempre lo stato aggiornato presso il CAI/Società Alpina delle Giulie prima di pianificare.

    La Ferrata Amalia (1957) è una storica e severa via di alta montagna sul Jof di Montasio (2754 m), la seconda cima delle Alpi Giulie. È un itinerario lungo e alpinistico, con tratti attrezzati alternati a lunghi passaggi su terreno esposto e instabile in un ambiente selvaggio e poco battuto.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla Sella di Sompdogna (1427 m): un breve saliscendi sulla carrareccia 611 porta al Rifugio Fratelli Grego, poi il sentiero sale tra mughi e rocce, con vista sul vallone dell’ex ghiacciaio del Montasio, fino alla targhetta metallica d’attacco (~1h30). Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato alterna roccette verticali, balzi e brevi sezioni in libera, con traversi, fessure diagonali e due camini saliti con staffe; il passaggio chiave è una parete verticale superata con staffe e chiodi, seguita da un canalino esposto fino alla forcella che chiude la ferrata. Si risale poi il canalone sotto la Cresta dei Draghi e si percorre la stretta ed esposta cresta omonima, con un tratto in discesa, fino alla Grande Cengia e al Bivacco Suringar (2430 m) — è qui che la via è interrotta dalla frana. In condizioni di agibilità la via Findenegg, su ghiaino e roccette con un camino in libera, conduceva alla cresta finale e alla croce di vetta del Jof di Montasio (2753 m).

    ⚠ Anche al netto della frana, è un itinerario per esperti molto allenati: traversi a mezzacosta su terreno instabile non attrezzati, disarrampicata fino al II grado non protetta, nevai da attraversare, ambiente isolato. Consigliati bastoncini; il giro completo è lungo e può richiedere il pernottamento in bivacco.
    ▲Discesa

    In condizioni normali la discesa avveniva per la cresta nord verso Cima Verde e la Scala Pipan (~60 m di pioli su funi), poi alla Forca dei Disteis e all’Altopiano del Montasio verso il Rifugio Brazza. Allo stato attuale (via inagibile) si rientra ridiscendendo la ferrata.

    ▲Da abbinare

    Sul Montasio e nelle Giulie si trovano il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone, la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart e la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • StatoInagibile (frana 2020)
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • ProvinciaUdine
    • GruppoJof Montasio
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata~530 m
    • Altitudine max2752 m
    • Lunghezza15 km
    • Apertura1957
  • Ferrata al Canalone Belasa

    Ferrata al Canalone Belasa

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Canalone Belasa

    Il Canalone Belasa è una via attrezzata dal carattere alpinistico che risale un canalone selvaggio del Monte Moregallo, sopra Valmadrera. Non è una ferrata a cavo continuo: alterna tratti attrezzati a passaggi di arrampicata in libera fino al III grado, in un ambiente isolato e poco turistico. Richiede dimestichezza con la roccia ed è riservata a ferratisti esperti.

    ▲Avvicinamento

    Dalla frazione Belvedere di Valmadrera si parcheggia all’inizio di una strada chiusa al traffico; la si percorre fino a una cappella con palina, poi si segue il sentiero 7 verso la sorgente di Sambrosera e, ai cartelli, il Sentiero EE del Canalone Belasa (circa 1h15 dal parcheggio). Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’inizio del canalone è segnato dalla prima catena su una placca coricata. Si sale alternando brevi tratti di sentiero a balzi rocciosi, alcuni attrezzati altri da arrampicare in libera. I due passaggi chiave sono una paretina verticale di circa 10 metri e un camino con catena e uscita leggermente strapiombante su roccia liscia. La parte terminale propone ancora due brevi passaggi verticali su appigli naturali, poi il canalone finisce e si raggiunge la vetta del Monte Moregallo (1276 m) per cresta.

    ⚠ Via per esperti: i passaggi in libera arrivano al III grado e l’ambiente è isolato. Il caschetto è fortemente consigliato per la caduta sassi nel canalone. Il prato sommitale e il canale erboso sono molto ripidi e pericolosi se l’erba è umida: da evitare dopo le piogge.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso est (Bocchetta di Sambrosera / Sentiero Paolo ed Eliana) o verso ovest, rientrando poi per l’avvicinamento (circa 1h30 dalla vetta, 4h15 totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Moregallo e dintorni si trovano il Sentiero Attrezzato al Moregallo e la Ferrata 30° OSA al Corno Rat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoMonte Moregallo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata~400 m
    • Dislivello itinerario1025 m
    • Altitudine max1276 m
    • Lunghezza9,8 km
  • Ferrata al Medale

    Ferrata al Medale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Medale

    La ferrata Gruppo Alpini al Corno Medale è una delle vie attrezzate più verticali e atletiche delle Prealpi lecchesi: 414 metri di dislivello attrezzato su roccia calcarea levigata, a picco sopra Lecco. È impegnativa ed esposta, soprattutto nella prima metà, e non è adatta a principianti. È stata riaperta nel 2022 dopo la manutenzione, con il vecchio sistema di catene sostituito da cavo metallico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio sopra Rancio Alto, oltre la sbarra a fine stradina. Si segue la stradina cementata fino a un tornante, poi le indicazioni costeggiando le reti paramassi fino al bivio dove si lascia il CAI 52 per il ripido CAI 58 nel bosco; un sentiero a mezzacosta tra i sassi (bolli rossi) porta all’attacco in circa 40 minuti. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito verticale, su roccia con appigli naturali ma levigata. Dopo un breve traverso a destra si sale in diagonale a sinistra fino al passaggio chiave: un traverso esposto a destra che aggira uno spigolo con l’aiuto di staffe. La via si impenna allora in verticale, molto aerea, alternando placche, diedri e spigoli; a metà di una lunga placca un terrazzino con madonnina precede un diedro appoggiato impegnativo. Superata la prima sezione difficile (circa 1h15 dall’attacco), un tratto pianeggiante introduce la seconda parte, meno verticale, con roccette inclinate e brevi paretine, fino al sentiero sommitale attrezzato e alla croce di vetta (1029 m, circa 2h dall’attacco).

    ⚠ Via verticale ed esposta, sconsigliata a inesperti o poco allenati. Non ci sono fonti d’acqua lungo il percorso e la quota è bassa: con il caldo estivo conviene percorrerla nelle ore fresche o nei mesi freddi. La discesa per il Sentiero Attrezzato del Medale è ripida e scivolosa — utili i bastoncini.
    ▲Discesa

    Dalla croce si scende verso nord per pochi minuti a una selletta con palina (Coltiglione/San Martino), quindi a destra sul Sentiero Attrezzato del Medale fino a Rancio (circa 1h dalla vetta).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoCorno Medale
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario totale3:45 h
    • Dislivello ferrata414 m
    • Dislivello itinerario632 m
    • Altitudine max1029 m
    • Lunghezza4 km
    • Riaperta2022
  • Ferrata al Gran Paradiso

    Ferrata al Gran Paradiso

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata al Gran Paradiso

    Il Gran Paradiso (4061 m) è l’unico quattromila interamente in territorio italiano, e la sua via attrezzata ne fa una delle salite alpinistiche più ambite delle Alpi. Non è una ferrata sportiva: è un itinerario di alta montagna su ghiacciaio in cui il tratto con cavo è solo una parte di una lunga salita tra morene, nevai e crepacci fino alla celebre madonnina di vetta. Richiede esperienza alpinistica e attrezzatura da ghiacciaio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Pont, in fondo alla Valsavarenche (~1960 m). Un sentiero evidente sale al pianoro del Rifugio Vittorio Emanuele II (2732 m) in circa 2h30 (~745 m di dislivello). La salita di vetta si affronta di norma il giorno seguente, partendo dal rifugio prima dell’alba. Indicazioni stradali per Pont →

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si seguono le tracce della via normale; in una ventina di minuti si attraversa un torrente glaciale e si risale l’affilata morena fino alla parete, aggirata a destra su roccette con ometti, dove un cartello multilingue segnala l’inizio del tratto attrezzato. La ferrata corre su una costa rocciosa con funi metalliche: traversi esposti, brevi pareti verticali, passaggi sul filo di cresta, placche attrezzate e un traverso orizzontale sotto un tetto. Si esce sulla “schiena d’asino”, dove confluiscono le vie dai rifugi Chabod e Vittorio Emanuele, e si prosegue su pendii nevosi fino al circo glaciale di vetta. Superato l’ultimo crepaccio, una cresta sommitale di roccette molto esposte e una stretta cengia sul Ghiacciaio della Tribolazione conducono alla madonnina (4061 m).

    ⚠ Salita di alta montagna a carattere alpinistico — il cartello iniziale la classifica come “Estremamente Difficile”. Servono attrezzatura da ghiacciaio completa (ramponi, piccozza, corda) e capacità di muoversi su ghiacciaio crepacciato in conserva. A stagione inoltrata fune e staffe possono essere sepolte da neve dura. Da affrontare solo con esperienza adeguata o con una guida alpina; i tempi sono molto variabili in base alle condizioni del ghiaccio.
    ▲Discesa

    La discesa avviene per la via normale, ripercorrendo a ritroso ghiacciaio e tratto attrezzato fino al rifugio, e da lì a valle.

    ▲Da abbinare

    In Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate come la Ferrata Casimiro, la Ferrata Marguerettaz e la Ferrata al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • ProvinciaAosta
    • GruppoGran Paradiso
    • Avvicinamento al rifugio2:30 h
    • Itinerario totale~8:00 h
    • Dislivello itinerario2110 m
    • Altitudine max4061 m
    • Lunghezza22 km
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