Difficoltà: Difficile

  • Ferrata Corno del Bene

    Ferrata Corno del Bene

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Corno del Bene

    La recente Ferrata Corno del Bene, sul massiccio del Monte Guglielmo sopra Zone e il Lago d’Iseo, è breve ma intensa: atletica ed esposta, risale uno spigolo roccioso secondo una linea molto logica e di crescente esposizione. L’attrezzatura nuova e ben disposta rende la salita interessante, ma è una via sconsigliata a chi è alle prime armi. Bellissimo il panorama dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Zone, vicino alla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): da Marone, sulla strada che collega Brescia alla Valcamonica, si esce verso Zone; entrati in paese si imbocca a destra Corso Europa, poi a destra via Monte Guglielmo fino a un incrocio dove, sulla destra, risale ancora via Monte Guglielmo (indicazione anche per il Bosco degli Gnomi); si percorre la stretta strada fino a un parcheggio prima di un ponte, dove finisce l’asfalto (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia (CAI 227) fino a un bivio: si lascia a destra il CAI 230 e si tiene il 227 a sinistra verso il Monte Guglielmo e il Corno del Bene. A un bivio dove la ferrata è segnata si tiene per essa, proseguendo sui prati fino a un nuovo bivio: dritto si salirebbe al Corno del Bene, noi teniamo la destra verso la costa rocciosa; al bivio successivo si ignora il sentiero che a destra scende verso Casentiga e si gira deciso a sinistra verso il bosco e l’evidente Corno del Bene, fino all’attacco (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale a destra non difficile, poi il cavo gira in verticale: nei primi metri la roccia offre buoni appoggi, anche se un po’ sporchi di terriccio. Si piega leggermente a destra incontrando un primo tratto strapiombante, dove alcune staffe ben poste aiutano; si traversa a sinistra prima in orizzontale poi in diagonale e si riprende una salita decisamente verticale, con meno appigli, in cui la fune ben tesa e alcune maniglie metalliche vengono in aiuto. Dopo una breve cengia stretta a destra si risale una parete con un terrazzino a metà per rifiatare; la parete prosegue verticale con maniglie ai lati del cavo e qualche staffa dove la roccia è povera di appigli: è il tratto più adrenalinico, fisico e aereo della via. Seguono un diedro diagonale con staffe e un diedro di quasi dieci metri, esposto ma non particolarmente difficile (appigli sul lato destro, attenzione ai tratti erbosi); si rimonta in obliquo a destra, si salgono un paio di metri in spaccata e si traversa a sinistra fino a una nuova parete verticale che culmina in una sporgenza da scavalcare tirandosi sul cavo. Dopo un tratto di roccette appoggiate a zigzag e una paretina di 4 metri con pochi appoggi, una rampa rocciosa a destra porta a un camino ben gradinato (le difficoltà sono nei primi passi, poi si procede in spaccata con buoni appigli); la seconda parte del camino piega a sinistra, con una placca liscia a destra che obbliga a usare la fune dove mancano gli appigli. Usciti dal camino in forte esposizione si traversa a destra e si riprende a salire fino alle ultime pareti verticali attrezzate con staffe, che conducono in vetta al Corno del Bene (quota massima 1695 m, circa 50′ di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve (200 m di dislivello attrezzato) ma intensa, atletica ed esposta, su una logica linea di spigolo. Difficoltà complessiva Difficile, con attrezzatura nuova e ben posizionata.

    ⚠ Nonostante lo sviluppo contenuto è una via fisica ed esposta, sconsigliata ai neofiti e agli inesperti. Attenzione agli appoggi sporchi di terriccio e ai tratti erbosi, poco affidabili. Lungo avvicinamento di 2 ore.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (massimo 1695 m): percorribile nelle mezze stagioni e nelle belle giornate, con roccia asciutta. Giornata di circa 4h 15′ complessive per 1000 m di dislivello e 9,9 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Corno del Bene si rientra per i sentieri del massiccio (CAI 227 e diramazioni) fino al parcheggio di partenza, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Sullo stesso massiccio del Guglielmo, con avvicinamento più breve, la Ferrata Corna delle Capre; più impegnativa, sopra Lodrino, la Ferrata Caspai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max1695 m
    • Lunghezza9,9 Km
  • Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    La Ferrata Biasin al Passo Pertica, nelle Piccole Dolomiti, è breve ma intensa e atletica: si svolge in gran parte all’interno di una fessura-camino, fittamente attrezzata con cambre e staffe. Le difficoltà tecniche sono contenute dall’abbondanza di infissi metallici, ma la loro disposizione richiede di sfruttare anche gli appigli naturali. Si abbina con facilità alle altre vie attrezzate del gruppo del Carega.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Revolto (1355 m), in alta Val d’Illasi: da sud si esce dall’A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno, la si oltrepassa tenendo la destra a un bivio e si sale a Giazza; di qui si prosegue sulla strada principale, superando un ampio tornante a sinistra, per circa 7 km fino al Rifugio Revolto (punto di partenza su Google Maps). Dal Revolto si sale al Rifugio Passo Pertica (1530 m) per la forestale che parte dalla sbarra (30′) o per il sentiero che taglia nel bosco (20′). A destra del rifugio si vede l’intera via, che corre lungo una fessura nella roccia; un sentierino conduce all’attacco (10′ dal rifugio, 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La fune parte a 3 metri da terra, a sinistra della targhetta commemorativa: i primi metri si arrampicano in libera (II grado) fino a raggiungere il cavo, che sale subito verticale dentro un lungo camino. I primi metri sono gradonati e spostano dal lato sinistro a quello destro del camino, dove inizia una lunga serie di cambre verticali; la parte iniziale è strapiombante e va salita senza indugiare per non affaticare le braccia. Usando due chiodi come appigli ci si sposta nuovamente a destra con una spaccata, superando un breve balzo verticale molto esposto con tre staffe, fino a uno stretto terrazzino. Si riprende a salire in verticale su ampie cambre, a destra di un sasso sporgente, poi sul lato sinistro della fessura in accentuata esposizione; un pinnacolo offre appoggio ai piedi e un chiodo interno un buon sostegno. La parte alta del camino spancia leggermente: conviene cercare appigli all’interno della fessura per non spingere troppo sul cavo. Si supera un tratto con due sassi incastrati che offrono appoggio, poi la fessura si stringe (attenzione agli zaini ingombranti) e piega gradualmente a destra; un secondo sasso incastrato richiede un po’ di agilità. Con gli ultimi infissi si esce dalla gola in un passaggio aereo di pochi metri; si piega a destra fino al libro delle firme e, salendo un balzo a sinistra su roccette e balzi appoggiati, si raggiunge il termine delle attrezzature (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve (150 m di dislivello attrezzato) ma atletica, intensa e aerea, quasi interamente entro la fessura-camino. Difficoltà complessiva Difficile. È stata ammodernata con l’aggiunta di molte cambre, che hanno ridotto le difficoltà rispetto al passato pur lasciandone intatto il carattere fisico.

    ⚠ Diversi tratti sono strapiombanti e sollecitano molto le braccia: salire con continuità, senza fermarsi appesi al cavo. La fessura si restringe in più punti, ostica con zaini voluminosi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Media quota (massimo 1740 m) nelle Piccole Dolomiti: percorribile nella bella stagione, con roccia asciutta. Sviluppo breve, 1,5 km e 380 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 1h 30′.

    ▲Discesa

    Si seguono i segni rossi fino a un bivio: a sinistra il sentiero 108 porta verso il Rifugio Fraccaroli e l’eventuale salita al Carega; a destra si scende verso il Rifugio Pertica, direzione consigliata anche per chi voglia poi percorrere il Sentiero Attrezzato Pojesi o la Ferrata Campalani. Scendendo a destra si affrontano alcuni tratti attrezzati nella ripida discesa fino alla sterrata che unisce il Rifugio Pertica al Rifugio Scalorbi; si raggiunge il Rifugio Pertica (15′ dal termine della ferrata) e infine il Rifugio Revolto (30′ dal termine, 1h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona del Carega si combina bene con la Ferrata Campalani e con il Sentiero Attrezzato Pojesi, entrambi raggiungibili dal Rifugio Pertica.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti – Carega
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1740 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata di Chiaronto

    Ferrata di Chiaronto

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Chiaronto

    La Ferrata di Chiaronto, sopra Frassino in Val Varaita, è un itinerario particolare, più vicino a un percorso avventura che a una ferrata classica: non raggiunge una vetta e si gioca tutto su quattro ponti sospesi (il più lungo di 70 metri) e su una parete strapiombante che è il vero passaggio chiave, breve ma molto fisica. Non ci sono tratti tecnici, ma serve buona forza di braccia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Borgata di Chiaronto, sopra Frassino (Cuneo): da Frassino, superato il bar La Spada Reale, si svolta a destra e subito a sinistra seguendo il cartello per Borgata Chiaronto, che si raggiunge in 3 km di asfalto; si parcheggia nei pressi della chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal centro del paese si intravedono i risalti rocciosi della via; seguendo i segni bianco-rossi e i cartelli «Percorso Avventura di Chiaronto», ben segnato, si raggiunge il primo tratto in 15′.

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto verticale con abbondanti staffe fino a un terrazzino da cui parte il primo ponte, singolare perché contornato da una rete metallica: di fatto non si cammina su corde ma su un intreccio di cavi. Segue un tratto di sentiero e una breve discesa attrezzata con staffe, poi una rete di cavi intrecciati che questa volta va arrampicata al suo interno; se ne esce con l’aiuto di alcune staffe e si completa la parete. Si affronta quindi il secondo ponte, a tre corde e piuttosto ballerino, dopodiché si attacca il passaggio chiave: una parete strapiombante di una ventina di metri, impegnativa dal punto di vista fisico, con un paio di tratti che spanciano nettamente e richiedono di spingere bene con le gambe per non ritrovarsi a penzolare nel vuoto, nonostante le staffe. Superate le due pance la difficoltà cala e la parete termina; una lunga serie di staffe aiuta a salire un tratto verticale. Si arriva al terzo ponte, diverso dagli altri: ha pioli per i piedi, è più stabile ma più esposto e lungo (circa 60 metri). Si risale una rampa inclinata e si raggiunge il quarto ponte, simile al primo, con rete metallica, oltre il quale un terrazzino segna la fine di questa particolare via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario adrenalinico più che tecnico: 240 m di dislivello attrezzato, quattro ponti sospesi e una parete strapiombante che ne determina il grado. Difficoltà complessiva Difficile, ma il solo passaggio chiave, affrontato senza moschettone per riposare, sale al livello Estremamente Difficile.

    ⚠ La parete strapiombante è molto provante per le braccia: conviene avere con sé un rinvio corto per potersi riposare. Pur senza tratti tecnici, è una via che richiede buona forma fisica.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1277 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 4 km e 458 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 2h 30′. Cartografia consigliata: carta della Val Varaita.

    ▲Discesa

    Al termine della via si segue il sentiero di ritorno, ben segnato: inizialmente molto ripido e scosceso, diventa via via più facile e riporta al parcheggio nella borgata (30′ dal termine della ferrata, 2h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Se ben allenati, si può combinare con la vicina e altrettanto atletica Ferrata di Camoglieres in Val Maira (circa 1h di auto). Tra le altre vie del Cuneese: la Ferrata del Bec Valletta a Limone Piemonte e, più a sud, la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Varaita
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario458 m
    • Quota max1277 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    La Ferrata del Chiadenis è in realtà l’abbinamento di due vie attrezzate sul Monte Chiadenis, nelle Alpi Carniche sopra Sappada: la Ferrata di Guerra (o delle Trincee), di origine militare, sul versante nord-est, e la Ferrata del CAI Portogruaro sul versante sud-ovest. Un anello bello e di forte interesse storico, con alcuni passaggi tecnici impegnativi su camini e canalini.

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la SP22 che da Cima Sappada porta alle Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada si imbocca a sinistra la strada indicata per le Sorgenti del Piave e si sale per circa 8 km fino a un ampio parcheggio poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave, a quota circa 1800 m (punto di partenza su Google Maps). La via si può percorrere in entrambi i sensi: percorrendola da nord-est verso sud-ovest si affrontano i tratti più tecnici in salita. La relazione segue questo senso, salendo dalla Ferrata di Guerra e scendendo dalla CAI Portogruaro, con un anello che al rientro tocca il Rifugio Calvi. Dal parcheggio si scende un centinaio di metri sull’asfalto fino al cartello del CAI 173, che si stacca verso est; il sentiero taglia i prati del versante sud del Chiadenis, poi piega a nord verso un vallone roccioso e sale deciso a sinistra fino al Passo dei Cacciatori (2213 m, 1h 30′ dal parcheggio), dove si notano diverse postazioni militari. Si segue il CAI 173 a sinistra in falsopiano fino a un bivio, dove si tiene la sinistra in salita lasciando il 173 che prosegue dritto, raggiungendo l’attacco (2290 m, 1h 45′ dal parcheggio). In alternativa si può salire al Rifugio Calvi e a Passo Sesis, raggiungendo il bivio dell’attacco in 1h 30′.

    ▲Il percorso

    L’attacco è una rampa diagonale ben appigliata che aggira uno spallone roccioso; si piega a sinistra superando un caratteristico sasso incastrato e si percorre un breve traverso in discesa, esposto ma facile, fino alla base della linea di salita. Questa è formata da una successione di camini e canalini: il primo è ben appigliato, poi si stringe e la roccia si fa levigata, costringendo a cercare i pochi appigli e ad aiutarsi col cavo in qualche passaggio; si esce su un tratto gradonato (attenzione agli zaini ingombranti nel camino) e poi su un tratto a fondo ghiaioso dove è facile smuovere sassi. Si piega a sinistra superando sassi incastrati e brevi balzi levigati fino a un bel camino da risalire in spaccata, con la fune a destra e gli appigli migliori sul lato opposto; un terrazzino e alcuni balzi a sinistra immettono in un terzo camino, dotato di staffe utili per mani e piedi. Proseguendo lungo la successione di camini e balzi attrezzati si guadagna la cresta sommitale del Chiadenis (quota massima 2490 m). Lungo l’intera salita è fondamentale non smuovere pietre, perché la linea verticale dei canalini è esposta alla caduta di sassi su chi sta salendo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di livello Difficile, con i passaggi più tecnici concentrati nei camini della salita (roccia levigata, pochi appigli, alcuni tratti da arrampicare in spaccata). 200 m di dislivello attrezzato, ma giornata complessivamente impegnativa con 690 m di dislivello e 8 km.

    ⚠ La linea di salita corre dentro camini e canalini: massima attenzione a non far cadere sassi su chi sale dietro. Gli zaini voluminosi creano difficoltà nei tratti più stretti. Itinerario d’alta quota e di ambiente, da affrontare con meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente carnico d’alta quota (massimo 2490 m): stagione estiva, a versanti puliti. Trattandosi di un anello con salita e discesa entrambe attrezzate, va messa in conto una giornata di circa 6 ore.

    ▲Discesa

    Dalla cima si scende lungo la Ferrata del CAI Portogruaro, sul versante sud-ovest, che riporta verso il Rifugio Calvi; da qui si rientra per sentiero al parcheggio, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Alpi Carniche, il Chiadenis si combina con la Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei e con la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici, nelle vicine Dolomiti Friulane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario690 m
    • Quota max2490 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    La salita al Monte Chaberton (3131 m), sul confine italo-francese sopra Claviere, mette in fila tre vie attrezzate: la Ferrata della Batteria Bassa, quella della Batteria Alta e la Ferrata Perona di cresta. Un itinerario lunghissimo e molto fisico, con sviluppo attrezzato di circa 6 ore, forte dislivello e lunghi tratti in alta quota: una vera traversata storica, tra batterie e forte militare, da affrontare con allenamento e occhio costante al meteo per via del lungo rientro.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla biglietteria del ponte tibetano di Claviere, alta Val di Susa (Torino): è un casotto in legno ben segnalato, con ampio parcheggio arrivando da Cesana Torinese (punto di partenza su Google Maps). Dalla Cappella di San Gervasio si scende verso il torrente Piccola Dora seguendo le indicazioni per la Ferrata della Batteria Bassa; si ignora il ponte che porterebbe sulla destra orografica (dove sale la Ferrata di Rocca Clarì) e si resta sulla sinistra orografica fino all’attacco (circa 30′ dal parcheggio). È possibile saltare il primo tratto: incamminandosi per circa 200 m lungo la nuova statale verso la galleria, al bivio si tiene a destra la vecchia statale e, presso una curva a sinistra, si imbocca una galleria sul lato sinistro (circa 30 m, con indicazioni; 15′ dal parcheggio, 1690 m), oltre la quale un traverso a destra immette sulla via completa.

    ▲Il percorso

    Prima sezione — Batteria Bassa. La via risale un canalone che passa sotto il viadotto della dismessa statale del Monginevro: salita molto bella e arrampicabile, dove conviene sfruttare le abbondanti prese naturali per risparmiare energie. Dopo l’innesto della scorciatoia si guadagna rapidamente quota alternando traversi, cenge, balzi e pareti attrezzate, con un caminetto da arrampicare in spaccata e una fessura; un tratto di sentiero porta agli edifici militari della Batteria Bassa (1910 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali). Come a ogni sezione, al termine c’è una via di fuga (qui a destra, fino alla vecchia statale). Seconda sezione — Batteria Alta. Si prosegue sul segnavia 604 fino all’attacco, segnalato da un cartello sulla sinistra; la via è formata da due tronconi intervallati da un tratto di sentiero (anch’esso via di fuga) e porta, su difficoltà simili alla precedente, agli edifici della Batteria Alta (2208 m, 1h dal termine della Bassa, circa 3h totali). Collegamento — Petit Vallon. Dalla Batteria Alta si va a destra risalendo un lungo vallone detritico con traccia evidente e tornanti faticosi, circa 400 m di dislivello, fino alla Spalla della Cresta Sud-Est (2670 m, 1h dalla Batteria Alta, 4h totali); chi volesse interrompere trova qui a sinistra un sentiero per Claviere in circa un’ora. Terza sezione — Ferrata Perona di cresta. Ricalca una via alpinistica di cresta tra sali e scendi: le attrezzature risalgono lo spigolo e in una decina di minuti si raggiunge il filo di cresta, che si segue con passaggi emozionanti fino al forte e alla vetta del Monte Chaberton (3131 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà tecnica contenuta (Difficile), ma impegno fisico elevatissimo: tre vie in sequenza, 800 m di dislivello attrezzato, circa 6 ore di sviluppo sui cavi e una cresta finale lunga e aerea. Conta soprattutto la resistenza e la capacità di gestire una giornata d’alta quota.

    ⚠ Itinerario lunghissimo in quota, con rientro impegnativo: valutare con grande attenzione il meteo, perché un temporale lungo la cresta finale sarebbe molto pericoloso. Lungo l’avvicinamento è utile avere con sé le torce per la galleria. Prima del Petit Vallon valutare onestamente le forze residue: dopo la Batteria Alta restano quasi 1000 m di dislivello fino alla vetta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota di confine (massimo 3131 m): stagione estiva, a versanti sgombri da neve. Dislivello complessivo 1500 m, sviluppo 9 km, tempo d’itinerario intorno alle 9 ore: partenza all’alba e ritmo regolare.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Chaberton e dal forte si rientra verso Claviere lungo i sentieri militari del versante: il rientro è lungo e va messo in conto nei tempi complessivi della giornata.

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto del torrente, raggiungibile dallo stesso parcheggio, sale la Ferrata di Rocca Clarì; in zona, sul Monginevro, anche la Ferrata della Batteria Bassa come itinerario a sé stante.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoMonte Chaberton – Alpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata6:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata800 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Quota max3131 m
    • Lunghezza9 Km
  • Ferrata del Castello di Medusa

    Ferrata del Castello di Medusa

    Vie Ferrate › Sardegna › Oristano
    Ferrata del Castello di Medusa

    La Ferrata del Castello di Medusa è un anello di circa 400 metri che gira attorno alla rocca calcarea sormontata dai ruderi del Castello, nell’entroterra di Oristano tra Samugheo e Asuni. Un itinerario breve ma vario e sorprendente, sospeso sopra la valle dell’Araxisi, con un singolo passaggio a strapiombo che ne alza il grado complessivo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Castello di Medusa, lungo la SP38 tra Samugheo e Asuni: circa a metà strada tra i due paesi si svolta verso l’entroterra (a sinistra arrivando da Samugheo, a destra da Asuni) e si percorre una sterrata a corsia unica che in 5 km porta al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si scende per sentiero verso il Castello seguendo i cartelli per «Araxisi»; si raggiunge il torrente e un bivio: a destra si va al corso d’acqua, a sinistra alla ferrata. Si accede a una cengia orizzontale che contorna lo sperone roccioso detto «Sa Conca de Su Casteddu» e si attacca la via (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dopo l’attacco si sale una breve rampa diagonale gradonata di 3 metri e si percorre una stretta cengia orizzontale che aggira la roccia, con il Castello sopra la testa e il torrente Araxisi sotto i piedi. Si prosegue su facili roccette fino a un punto in cui il cavo termina e subentra un tratto di sentiero: qui si chiude la prima parte della ferrata. Le attrezzature riprendono con un tratto in discesa, non difficile ma aereo, che porta a un traverso esposto; si aggira uno spigolo e si arriva al passaggio chiave, uno strapiombo breve ma impegnativo che richiede forza di braccia e agilità. Superato lo spigolo si risale un tratto verticale a strapiombo dove le cambre aiutano la progressione, una decina di metri in forte esposizione, fino a un passaggio nella roccia: si entra in una cavità che porta sul lato opposto dello sperone. Si scende quindi un tratto di disarrampicata facilitato dalle cambre, poi un traverso orizzontale con poco spazio per i piedi e infine una comoda cengia diagonale conducono al termine delle attrezzature (1h 15′ di sola ferrata; circa 1h 35′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà moderata immersa in un ambiente inusuale dell’entroterra sardo, dominato dalla parete calcarea che si erge verticale per una novantina di metri. Il livello complessivo è Difficile, determinato soprattutto dall’unico passaggio a strapiombo, aereo e fisico, che spezza un itinerario altrimenti abbordabile.

    ⚠ Il passaggio chiave a strapiombo è breve ma atletico: chi non ha forza di braccia lo troverà ostico. Casco, imbrago e kit da ferrata sono indispensabili nonostante lo sviluppo contenuto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 300 m) e clima sardo: percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo e la roccia bagnata. Sviluppo breve, 1,6 km e 150 m di dislivello complessivo.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si risale il sentiero fino a una staccionata, la si aggira e per traccia si rientra in breve al rifugio (20′ dalla fine della ferrata, 2h totali per l’anello).

    ▲Da abbinare

    Risalendo verso la costa occidentale della Sardegna si incontrano in successione la Ferrata Regina, la Ferrata di Giorrè e la Ferrata Cabirol; verso la costa tirrenica la Ferrata di Badde Pentumas. Più a sud, la Ferrata di Gutturu Xeu e, sulla costa, la Ferrata al Pan di Zucchero. Discorso a parte la Ferrata degli Angeli sull’isola di Tavolara, raggiungibile in battello da Porto San Paolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoCastello di Medusa – Valle dell'Araxisi
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max300 m
    • Lunghezza1,6 Km
  • Ferrata di Camoglieres

    Ferrata di Camoglieres

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Camoglieres

    La Ferrata di Camoglieres è una via “alla francese” che risale la bastionata sopra l’omonima frazione in Val Maira: atletica e impegnativa, con tratti strapiombanti, forte esposizione e molte staffe metalliche. È consigliata a chi cerca una prova fisica più che arrampicata pura, e include un lungo ponte tibetano sospeso.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Camoglieres, comune di Macra (Cuneo): si percorre la SP422 da Cuneo verso Caraglio e Dronero e, poco dopo Lottullo, a un incrocio si va a destra seguendo le indicazioni “Camoglieres – Via Ferrata” (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si vede a destra la bastionata della ferrata; si prosegue sulla stradina asfaltata verso la fine dell’abitato dove, sulla destra, parte un sentiero ben segnato con cartelli e segni gialli che porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via fa ampio uso di staffe e cambre metalliche. Si attacca una parete che nei primi metri ricorda un breve diedro, con appigli sul lato destro; segue un traverso a sinistra e la salita verticale con alcuni tratti strapiombanti e faticosi per le braccia, intervallata da un traverso diagonale con cambre per i piedi. In cima a questa lunga parete si incontra la prima via di fuga a sinistra. Un breve sentiero porta al secondo tratto: parete con sezioni strapiombanti in leggera diagonale, aggiramento di un esposto spigolo, un gendarme roccioso da aggirare e risalire con un breve passaggio spanciante, infine una parete verticale più appoggiata. Dopo un tratto di sentiero nel bosco si raggiunge il terzo tratto: parete verticale con sezioni strapiombanti (una ventina di metri), un faticoso traverso diagonale in salita e una risalita verticale molto esposta fino a un tetto roccioso aggirato su un emozionante spigolo. Si arriva quindi al lungo e oscillante ponte tibetano; oltre il ponte, un sentiero porta alla quarta sezione, la meno impegnativa, e poi all’ultimo tratto, difficile e fisico: una cengia, uno spigolo verticale, un impegnativo traverso a destra e una verticale molto esposta in prossimità della fine. Gli ultimi metri attrezzati e un sentiero portano alla croce di vetta (2h 15′ dall’attacco, 2h 30′ dal parcheggio). Tra ponte e ultima parete due vie di fuga consentono di rientrare o di raggiungere la cima saltando l’ultimo tratto.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica, impegnativa e stancante; le difficoltà di arrampicata pura sono ridotte grazie all’abbondante attrezzatura, ma l’impegno fisico e l’esposizione sono elevati. Difficoltà complessiva: Difficile. Diverse vie di fuga aiutano chi non se la sentisse di completare.

    ⚠ È esplicitamente vietato percorrere la via ferrata in discesa. Non sottovalutare l’impegno fisico e l’esposizione; valutare le vie di fuga prima di impegnarsi nei tratti strapiombanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota modesta (max 1.320 m): percorribile gran parte della stagione con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta della Val Maira.

    ▲Discesa

    Non togliere l’imbrago al termine della ferrata: in discesa ci sono ancora alcuni tratti attrezzati. Dalla croce un sentiero ben segnato con bolli gialli riporta all’auto in circa 40′ (3h 15′ totali).

    ▲Da abbinare

    Vicine la Ferrata degli Alpini all’Oronaye e la Ferrata di Chiaronto (meglio in giorni diversi). In provincia di Cuneo anche la Ferrata della Rocca dei Corvi, la Ferrata a Rocca Senghi e la Ferrata del Bec Valletta a Limone; più a sud la Ferrata degli Artisti in provincia di Savona.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val Maira
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata270 m
    • Dislivello itinerario410 m
    • Quota max1320 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata Bivacco Borelli

    Ferrata Bivacco Borelli

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Bivacco Borelli

    Ferrata breve ma da non sottovalutare, conduce al Bivacco Borelli in Val Veny, sotto la parete sud dell’Aiguille Noire de Peuterey. I tratti attrezzati superano circa 200 m di dislivello, inframezzati da sezioni non attrezzate, con un paio di passaggi delicati — in particolare un traverso liscio — nei pressi del termine. Ambiente alpino selvaggio e suggestivo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Purtud in Val Veny, raggiungibile da Courmayeur (punto di partenza su Google Maps). Lungo la strada, a un cartello “Peuterey” si svolta a destra, si supera un ponte sul torrente e subito dopo a sinistra; giunti a Purtud si parcheggia. Si seguono le indicazioni per il Bivacco Borelli (segnavia 19) attraversando pascoli verso il bosco di Peuterey. Usciti dalla foresta si passa presso una costruzione idrica e si prosegue sulla sterrata in un valloncello delimitato dal Mont Rouge a sinistra e dal Mont Noir a destra. Si risale lungo la destra orografica del torrente, ignorando le scorciatoie, fino a oltrepassare una splendida cascata; di lì si prosegue a sinistra seguendo i segni gialli e quelli in loco, ignorando i bollini rossi che vanno a destra. Qui iniziano le prime balze rocciose (1.890 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto risale rocce coricate senza difficoltà. Le catene si interrompono lungo un canalino esposto ma facile, poi si risale un camino con ottimi appigli. Segue un tratto di sentiero non attrezzato, con fondo friabile e un po’ scivoloso (attenzione), quindi un secondo camino attrezzato più complesso del primo per la scarsità di appigli, che vanno cercati con pazienza. Si raggiunge una prima scala di circa 5 metri, verticale ed esposta ma non difficile. Aggirato uno spigolo con catena e pioli per i piedi, si affronta un traverso esposto e impegnativo che richiede totale assenza di vertigini, con la Val Veny sotto i piedi. Si sale poi una seconda scala e un tratto esposto ma facile di sentiero attrezzato su rampa rocciosa. Si giunge così al passaggio chiave: un secondo traverso inclinato, esposto e liscio, dove alcuni spuntoni offrono sostegno nella risalita. Le ultime roccette attrezzate chiudono la ferrata (1h dall’attacco, 2h dal parcheggio). Si attraversa quindi il valloncello detritico sotto la parete sud dell’Aiguille Noire fino al Bivacco Borelli, incastonato sotto la roccia (40′ dal termine della ferrata, 2h 40′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur non lunga, è impegnativa: tratti esposti, un paio di passaggi complessi e catena non sempre ben tesa, specie nei traversi, che rende più faticosa l’attraversata. Difficoltà complessiva: Difficile.

    ⚠ Da percorrere solo con meteo stabile: in caso di peggioramento la conca del bivacco viene rapidamente avvolta dalla nebbia. Il traverso inclinato e liscio è il passaggio chiave; richiede buona forza di braccia, soprattutto se affrontato in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente alpino (quota max 2.316 m): stagione estiva con condizioni stabili. Dalla conca del Bivacco Borelli, risalendo il vallone detritico sul lato opposto al bivacco fino a un canalino attrezzato (più facile della ferrata), si raggiunge il Col Chasseur e, in più giorni e su terreno d’alta quota con nevai, il Rifugio Monzino. Per la cartografia si consiglia la carta del Monte Bianco di 4Land.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene per il medesimo itinerario di salita: la ferrata va quindi ripercorsa a ritroso (5h totali). Attenzione in discesa, in particolare nell’ultimo traverso inclinato.

    ▲Da abbinare

    Vista l’impegno, l’escursione occupa l’intera giornata. Eventualmente da abbinare a un itinerario facile come la Ferrata Marguerettaz, oppure, pernottando in zona, alla Ferrata al Rifugio Monzino, al Sentiero al Mont de la Brenva o al Sentiero al Bivacco Boccalatte.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Bianco
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario825 m
    • Quota max2316 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif

    Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif

    La Ferrata del Bicentenario è il cuore attrezzato di una lunga e appagante escursione al Mont Chetif (2.343 m), la cima che domina Courmayeur di fronte al Monte Bianco. I tratti attrezzati sono tecnicamente facili e discontinui, alternati a sentiero: più che una ferrata classica è un magnifico sentiero attrezzato d’alta montagna, con panorami che spaziano su tutto il massiccio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Courmayeur, nei pressi del palazzo del ghiaccio (punto di partenza su Google Maps). Conviene parcheggiare verso via dello Stadio, così da reincontrare l’auto lungo il rientro ad anello. Dal parcheggio si risale il sentiero dietro il palasport (segnavia 4) fino a una palestra di roccia, quindi si prosegue verso sinistra salendo nel bosco a tornanti fino all’attacco (40′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La parte attrezzata inizia con un traverso verso est che a metà supera una fenditura su un ponte di legno; le catene presenti non sono indispensabili ma rendono sicuro il passaggio con terreno umido. Si risalgono alcuni gradini nella roccia fino a un bosco di conifere, poi un risalto attrezzato con staffe metalliche conduce a una pietraia. Si superano una placca verticale e un secondo ponticello, quindi un’ultima paretina di circa 3 metri aiutata da catena. Si prosegue lungo due canalini scivolosi attrezzati e un breve traverso sotto la cima. Al bivio con il sentiero che sale da Pré de Pascal si tiene la sinistra, procedendo a mezzacosta sotto i pendii; un breve tratto di discesa con corda porta a un ripetitore. Si continua fino a incrociare il sentiero che risale da Curba Dzeleuna e, lungo la cresta, si raggiunge la vetta del Mont Chetif con vista superba sul Monte Bianco (2h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Salita lunga ma non faticosa, in buona parte nel bosco al riparo dal sole. La parte attrezzata non è continua e si alterna a tratti di normale sentiero. La valutazione complessiva è Difficile soprattutto per sviluppo e ambiente, non per i passaggi tecnici.

    ⚠ I segnavia rosso-gialli non sono sempre evidenti nella parte alta del percorso: prestare attenzione all’orientamento. Su terreno umido i canalini e i gradini possono risultare scivolosi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (vetta a 2.343 m, dislivello dell’itinerario circa 1.200 m): da percorrere nella stagione estiva con terreno asciutto. Per la cartografia si consiglia la carta del Monte Bianco di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna lungo la cresta fino all’ultimo bivio e si prende il sentiero per Corba Dzeleuna (segnavia 5). Si scende un canale detritico e poi verso l’alpeggio di Pra Neyron, virando a sinistra per rientrare verso Dolonne e al parcheggio (2h 15′ dalla cima).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Bianco
    • Avvicinamento0:40h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata550 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2343 m
    • Lunghezza10,4 Km
  • Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    La Ferrata al Sentiero dei Fiori e’ uno splendido itinerario di cresta d’alta quota, attorno ai 3000 metri, sul gruppo dell’Adamello: un percorso attrezzato dove necessario, preparato dai militari italiani che qui avevano il fronte durante la Prima guerra mondiale, con panorami magnifici sui ghiacciai del Presena e del Pisgana. La difficolta’ tecnica e’ nel complesso modesta, con poche eccezioni nei tratti finali, ma l’ambiente d’alta montagna e l’innevamento possono alzare molto l’impegno reale; la classifichiamo Difficile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo del Tonale, al confine tra le province di Trento e Brescia, raggiungibile da Bolzano (2h) o Brescia (2h30′) sulla SS42 oppure dalla Valtellina con la SS39 (1h45′ da Sondrio); si parcheggia presso la Funivia al Passo Paradiso, sul versante lombardo del passo (punto di partenza su Google Maps). Si sale con la funivia al Passo Paradiso (2585 m); scesi, si aggira il piccolo lago seguendo il CAI 44 in salita verso il Passo del Castellaccio. A un bivio non segnalato, dove alcuni segni CAI si staccano a sinistra, si tira dritto verso il passo lungo un sentiero ben segnato, su terreno d’alta montagna con alcuni balzi rocciosi non difficili, fino al Passo del Castellaccio (2963 m, 1h15′ dalla stazione a monte della funivia). Qui si indossa l’imbrago, si lascia il CAI 44 che scende nel versante opposto (valle di Narcanello) e si inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    Dal passo si procede verso sud seguendo segni e tracce abbondanti. Il primo tratto attrezzato e’ una lunga cengia con una serie di saliscendi, senza particolari difficolta’, che porta a una serie di passerelle in legno. Su una di queste, a sinistra, una fila di staffe sale a una punta panoramica: e’ una deviazione consigliata (circa 10 minuti) che porta al cosiddetto nido dell’aquila, costruito a scopo militare nella Grande Guerra; si rientra poi a ritroso sulla via. Si raggiunge cosi’ il punto piu’ iconico del percorso, il Gendarme di Casamadre, avvicinato e superato da due lunghi ponti sospesi, stabili e ben costruiti, con un tratto di collegamento tra l’uno e l’altro; chi non volesse percorrere i ponti puo’ utilizzare una galleria scavata durante la guerra che li evita. Oltre il gendarme una cengia aggira uno spigolo e scende di alcuni metri, senza difficolta’ di rilievo per l’escursionista esperto. Si incontra poi un tratto dove puo’ esserci neve anche in stagione inoltrata: se il cavo e’ nascosto dalla neve diventa necessaria l’attrezzatura da ghiaccio (ramponi, piccozza, corda per conserva). Si prosegue su sentiero relativamente facile, segnato dagli interventi bellici che ne hanno moderato le difficolta’, fino a ritrovare le attrezzature presso una paretina e alcune roccette; poi, superati alcuni massi talvolta instabili, si raggiunge il Bivacco Amici della Montagna, in genere aperto e gestito d’estate (3160 m, 1h15′ dall’attacco, 2h30′ totali). Proseguendo si perde quota fino a una prima via di fuga: a sinistra si scende a Capanna Presena (1h, con tratti attrezzati) per prendere il secondo troncone della funivia. Continuando sul sentiero si affronta un tratto a mezzacosta tra massi e si scende lungo una trincea di guerra fino al Passo di Lagoscuro (2970 m, 30′ dal bivacco, 3h totali), dove sorge una cappella di legno. Da qui chi vuole prosegue verso sud in direzione di Cima Payer, su cenge e balzi rocciosi sul versante occidentale del filo di cresta, senza grandi difficolta’, fino alla croce di Cima Payer (3056 m). Oltre, verso Passo Payer (2978 m), la difficolta’ aumenta davvero (e’ il tratto che merita la classifica Difficile): si scendono balzi e placche a ritroso, il filo si assottiglia e si percorrono esposti traversi in discesa. L’ultima parte del Sentiero dei Fiori, da Passo Payer verso il Passo del Lago di Pisgana (2933 m), sale su roccette attrezzate alternate a placche granitiche appoggiate, difficili da arrampicare ma sostenute dalla catena, e percorre un’aerea cresta attrezzata da non sottovalutare fino a Punta Pisgana (3088 m), prima di scendere al Passo del Lago di Pisgana.

    ▲Carattere e difficolta’

    Per gran parte dello sviluppo le difficolta’ tecniche sono modeste: a fare la differenza sono la quota, l’esposizione di alcuni tratti finali e soprattutto l’innevamento. Il tratto tra Cima Payer e la zona di Cima Lago Ghiacciato e’ il piu’ esposto e impegnativo e alza di un grado l’impegno complessivo dell’intero giro. Nel 2022 il sentiero e’ stato riammodernato dopo un periodo di manutenzione; sono stati installati cartelli che suggeriscono di percorrerlo dalla seconda stazione dell’ovovia al Passo Presena verso il Passo del Castellaccio, cioe’ nel senso opposto a questa relazione: di conseguenza si incontrano spesso escursionisti che procedono in direzione contraria e occorre attenzione agli incroci.

    ⚠ Itinerario attorno ai 3000 m: l’innevamento puo’ coprire i cavi anche in stagione inoltrata e in quel caso servono ramponi, piccozza e corda per procedere in conserva. Tempo e quota possono cambiare rapidamente: portare attrezzatura adeguata all’alta montagna. Attenzione agli incroci dovuti al senso di percorrenza consigliato dai cartelli e all’aerea cresta attrezzata verso Punta Pisgana, da non sottovalutare.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, in funzione dell’innevamento. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) e, quando la neve e’ presente, attrezzatura da ghiaccio; abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata lunga. Organizzare l’uscita in base agli orari della funivia/ovovia del Passo Paradiso e del Passo Presena.

    ▲Discesa

    Il Sentiero dei Fiori puo’ essere interrotto in piu’ punti, tutti che riportano verso la Capanna Presena passando dal Passo di Maroccaro. Dal Passo di Lagoscuro (circa 2h dall’inizio del tratto attrezzato) si scende a sinistra verso il Lago Scuro, si risale al Passo di Maroccaro e si scende per nevaio del ghiacciaio Presena alla Capanna Presena (circa 2h dal passo). Dal Passo Payer (1h dal Passo di Lagoscuro) si scende verso il Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e, poco prima del rifugio, si prende a sinistra il CAI 209 fino al Passo di Maroccaro e quindi alla Capanna Presena (circa 2h30′ dal Passo Payer). Dal Passo del Lago di Pisgana si scende a sinistra al Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e si risale poi al Passo di Maroccaro per scendere alla Capanna Presena (circa 3h15′ dal passo). Dalla Capanna Presena si rientra a valle con la funivia. L’intero giro completo richiede circa 9h30′.

    ▲Da abbinare

    Sul versante nord del Passo del Tonale si trova il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo. Il gruppo dell’Adamello offre molte vie attrezzate, tra cui la Ferrata Terzulli all’Adamello, la molto difficile Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero alla Presanella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata5:00 h
    • Itinerario totale9:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima3088 m
    • Lunghezza15 Km
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