Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Gutturu Xeu

    Ferrata Gutturu Xeu

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata Gutturu Xeu
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gutturu Xeu sale la gola del Gutturu Xeu, vicino a Iglesias, in Sardegna. È un itinerario di media difficoltà, con attrezzatura in buono stato di manutenzione, piuttosto esposto e con una discesa adrenalinica in corda doppia. Si può scegliere tra una variante di sinistra e una di destra, tecnicamente simili.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Iglesias: in paese si percorre via Cavalier San Filippo fino al termine, si svolta a sinistra in Via Falcone e poi a destra alla prima via, entrando in una strada stretta ma asfaltata che si segue per 1,5 km fino a notare sulla destra una sterrata in salita; la si percorre per alcune centinaia di metri fino all'inizio del sentiero, segnalato da una sbarra (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue una mulattiera verso l'antica miniera di ferro: in circa 20 minuti si arriva presso il massiccio su cui si sviluppa la via, dove a sinistra di una piccola grotta si vedono le attrezzature metalliche (20' dal parcheggio). Qui si valuta se percorrere la variante di sinistra o quella di destra: quest'ultima attacca leggermente più in alto e richiede di arrampicare alcuni metri in libera senza protezioni. Entrambi i percorsi terminano con una calata di circa 30-40 metri da effettuare in corda doppia.

    ▲Il percorso

    Ferrata di sinistra: attacca vicino a una grotta che fungeva da galleria mineraria; seguendo un ometto di pietra si raggiunge una cengia da cui parte la via, con una serie di passaggi gradonati verso destra privi di difficoltà, poi più in verticale tra roccia e vegetazione mediterranea. Ci si sposta a sinistra verso un colatoio rossastro che si risale in bella arrampicata, si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato con facili balzi fino a una parete verticale presso uno spigolo; tenendosi sul lato sinistro si sale in verticale con le molte cambre presenti e, senza difficoltà sostanziali, si doppia uno spigolo verso destra raggiungendo in breve il termine della via. Ferrata di destra: le attrezzature iniziano alcuni metri più in alto rispetto al sentiero (si usano un paio di alberi per rimontarli) e si raggiunge il cavo; si parte su facili balzi attrezzati verso sinistra fino a una parete verticale con cambre, si guadagna quota fino a un comodo terrazzino e si prosegue su roccia ricca di appigli e gradonata fino a una nuova parete verticale con abbondanti cambre, salendo verticali e spostandosi gradualmente a destra in una sezione decisamente esposta ma non difficile. Si raggiunge una cengia terrosa che si segue verso destra, attrezzata in discesa, e con il cavo e alcune cambre si arriva a un traverso in discesa con buoni appoggi per i piedi; si aggira un esposto spigolo e, seguendo in discesa le cambre, si percorre un aereo traverso verso destra di una trentina di metri, camminando sul vuoto ma su numerose cambre, fino a una cengia terrosa con il libro delle firme. Si prosegue sul sentiero attrezzato tra la vegetazione mediterranea, su placche appoggiate, fino a un diedro da salire sul lato sinistro con le cambre — passaggio non difficile ma più atletico, con cambre distanziate e cavo leggermente in strapiombo — oltre il quale le difficoltà calano e un muretto di una trentina di metri, ricco di cambre, conduce al termine della ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di gola di media difficoltà, esposta ma ben attrezzata con cambre; l'arrampicata è piacevole tra roccia e macchia mediterranea.

    ⚠ La discesa è obbligata in corda doppia: servono due corde da almeno 40 m, oltre a freno discensore, longe e cordino autobloccante per la manovra. La variante di destra richiede inoltre alcuni metri di arrampicata in libera senza protezioni all'attacco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Clima mediterraneo e quota bassa: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde. Talvolta è in funzione una funicolare installata dal gruppo locale di appassionati.

    ▲Discesa

    Effettuate le calate in corda doppia, che riportano alla base della via vicino all'attacco, si percorre a ritroso il sentiero dell'andata fino all'auto.

    ▲Da abbinare

    Da Iglesias, spostandosi verso la costa, si può affrontare la magnifica escursione che sale al Pan di Zucchero. Verso nord la Sardegna propone molti itinerari attrezzati: la recente Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull'isola di Tavolara e, più a nord, la Ferrata del Cabirol.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoIglesiente
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max470 m
    • Lunghezza5,3 Km
  • Ferrata Gole del Serra

    Ferrata Gole del Serra

    Vie Ferrate › Umbria › Terni
    Ferrata Gole del Serra
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gole del Serra è un itinerario quasi unico nel suo genere in Italia: ripercorre una gola altrimenti inaccessibile a chi non pratica canyoning, attraversa gallerie sotto la ferrovia e obbliga l'escursionista ad arrangiarsi per raggiungere l'attacco. Gli scenari della forra ripagano la fatica; conviene partire la mattina presto per godere della luce migliore.

    ▲Avvicinamento

    Si parte nelle vicinanze di Rocca San Zenone (provincia di Terni): dal paese si prosegue per circa 2,5 km lungo la SP67 fino a una curva a gomito a sinistra, dove un ampio spiazzo con una struttura abbandonata permette di parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca la strada sterrata che scende verso destra seguendo alcuni segni CAI, si raggiunge un ponte che supera la ferrovia e sulla destra si prende il sentiero, con il fiume a sinistra e la ferrovia a destra. Si deve poi ridiscendere verso il fiume individuando la difficile traccia e, raggiunto il corso d'acqua, percorrerlo per circa 30 minuti (utili guanti e una cesoia per aprirsi un varco tra i rovi); presso una galleria sopra la quale passa la ferrovia ha inizio la ferrata (indicativamente 1h dal parcheggio, a seconda della difficoltà di progressione).

    ▲Il percorso

    La ferrata si sviluppa dapprima su un paio di gallerie, la seconda più difficile, con l'ausilio di alcune attrezzature metalliche su cui poggiare i piedi. Usciti dalla seconda galleria (tre in totale) si sale su roccia coperta di muschio, resa scivolosa dall'umidità, e si prosegue nella forra tra cavi e attrezzature metalliche. La via termina (1h 15' dall'attacco, indicativamente 2h 15' dal parcheggio) presso evidenti segni blu, dove si può scegliere se concludere risalendo verso la strada provinciale con l'aiuto di alcune funi che risalgono la parete, oppure proseguire lungo il torrente.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile dal punto di vista tecnico, ma particolare per l'ambiente di forra e per un avvicinamento da cercare; a metà itinerario una via di fuga è segnalata con vernice blu.

    ⚠ In primavera o inverno ci si bagnerà abbondantemente i piedi in più punti, ed è consigliato portare guanti e attrezzi per tagliare i rovi; in estate inoltrata il letto del fiume è spesso asciutto e la progressione più agevole. La roccia coperta di muschio può essere scivolosa.

    ▲Periodo e sicurezza

    La scelta della stagione cambia molto l'esperienza: con l'acqua la forra è più suggestiva ma ci si bagna, a secco la progressione è più comoda. Quota bassa, percorribile in gran parte dell'anno.

    ▲Discesa

    Nell'itinerario classico, risalendo le funi presso i segni blu si raggiunge la strada asfaltata, che si risale in direzione dell'auto (3h complessive).

    ▲Da abbinare

    Volendo prolungare l'itinerario, dal termine (segni blu) si può proseguire lungo il torrente fino a un ponte tibetano da attraversare, poi su segni rossi lungo un sentiero attrezzato fino alla ferrovia; si costeggiano i binari fino a un pozzetto dove le frecce rosse indicano di entrare, si scende una scala e si procede verso Rocca San Zenone, da cui si rientra all'auto. Questa versione lunga è da considerarsi di circa 5h, cui va aggiunta la risalita da Rocca San Zenone (almeno 1h, per un totale di almeno 6h).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneUmbria
    • GruppoAppennino Umbro
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max280 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Gerardo Sega

    Ferrata Gerardo Sega

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gerardo Sega
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gerardo Sega è una via molto caratteristica che si svolge soprattutto lungo due esposte ma non difficili cenge, all'interno di un anfiteatro roccioso del Monte Baldo. Solo nel finale propone un paio di punti leggermente più impegnativi, comunque su difficoltà modeste: è ideale nelle mezze stagioni e si presta bene anche a neofiti con esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Monte Baldo (1120 m), raggiungibile per stretta strada asfaltata salendo da Avio verso il Monte Baldo; lungo la salita ricca di tornanti, sulla sinistra, si nota una deviazione in discesa per la Madonna delle Nevi, che si percorre interamente fino al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal rifugio si segue il sentiero CAI 652 in discesa per circa 10 minuti fino a un bivio segnalato, dove si prende verso Avio e Valle dei Molini; si prosegue nell'ombroso sentiero fino a un secondo bivio (40' dal parcheggio) dove, lasciando il 652 che scende ad Avio, si imbocca il CAI 685. Si guada il torrente Aviana con l'aiuto di un semplice ponte delle scimmie a due corde, si passa accanto alla bella cascata di Preafessa e si entra nell'anfiteatro roccioso della ferrata; dopo gli ultimi metri di sentiero si raggiunge una cengia rocciosa verso sinistra che porta, sotto imponenti tetti giallastri, all'attacco con la targhetta, dove conviene indossare l'imbrago (1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Percorsa una cengia coperta da un tetto roccioso, si risalgono alcuni gradoni rocciosi in un tratto non attrezzato e facile, fino a una scala metallica di una decina di metri, verticale all'inizio e più appoggiata negli ultimi metri. Si sale poi una rampa sabbiosa e alcune roccette fino a un terrazzino panoramico, oltre il quale parte uno dei passaggi più caratteristici: una lunga cengia orizzontale, quasi scavata dalla natura, comoda e — pur esposta — priva di difficoltà. Si aggira la parete, si sale una rampa rocciosa fino a un tratto in discesa nel bosco, si superano un paio di semplici balzi rocciosi e alcuni tratti esposti e si raggiunge una seconda ampia e lunga cengia, molto panoramica ma senza difficoltà tecniche. Usciti dall'ambiente roccioso e rientrati nel bosco, si risale un balzo roccioso con l'aiuto di due chiodi per i piedi fino al libro delle firme; un breve tratto molto ripido e scivoloso nel bosco porta all'ultima parte della via, una parete verticale ben appigliata e piacevole da arrampicare. Dopo un sentiero di trasferimento si affronta un diedro roccioso non alto ma sicuramente il tratto più difficile della via; superatolo, le attrezzature terminano e in un paio di minuti di salita si raggiunge il termine (1h 30' dall'attacco, 2h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via sarebbe da classificare facile, ma gli ultimi due tratti — la parete verticale e il diedro — ne alzano leggermente il grado; resta un itinerario adatto sia a neofiti con esperienza di montagna sia a chi vuole una gita attrezzata in ambiente suggestivo.

    ⚠ Attenzione al materiale detritico che può cadere da chi percorre la ferrata più in alto: il casco è quanto mai d'obbligo in questo itinerario.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota contenuta la rende particolarmente adatta alle mezze stagioni; l'ambiente d'anfiteatro è molto suggestivo e mai realmente difficile.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si scende lungo un largo sentiero; all'innesto si tiene la sinistra fino a un bivio con una strada forestale, dove a destra sale il CAI 653 verso il Passo Cola, mentre noi scendiamo sul CAI 685 verso la Madonna della Neve. Usciti dal bosco si ritrova la valle percorsa in auto: si segue la forestale in discesa fino alla Madonna della Neve e quindi al Rifugio Monte Baldo e al parcheggio (1h dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Sul Monte Baldo si sviluppa anche l'atletica Ferrata delle Taccole, che però ha un lungo avvicinamento e difficilmente si abbina alla Gerardo Sega in giornata, salvo usare la funivia Prada-Costabella. Più facilmente concatenabile è la Ferrata Marangoni, salendo da Avio a Mori; per un'alternativa più tranquilla e panoramica si può scendere verso Verona e percorrere il Sentiero Attrezzato della Val Sorda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Baldo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario883 m
    • Quota max1190 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d’Asta

    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gabrielli è una via facile inserita in un lungo e suggestivo anello che porta a Cima d'Asta (2847 m), la vetta più alta della Catena del Lagorai. L'itinerario risale un buon dislivello e per gran parte non presenta difficoltà, risultando adatto anche a neofiti allenati; la vista dalla cima ripaga ampiamente la lunghezza della gita.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Sorgazza (1451 m), in Valsugana (provincia di Trento). Da Trento Nord si seguono le indicazioni per la Valsugana e Padova passando Caldonazzo e Levico; dopo una cinquantina di chilometri si prende a sinistra per Pieve Tesino e, giunti al paese, si risale a sinistra via Marchetto fino a un tornante dove si prosegue dritti per Malga Sorgazza e Cima d'Asta, fino all'ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La prima parte dell'avvicinamento è una camminata lungo la forestale CAI 327, che sale accanto a un lago artificiale e poi al Cimitero di Guerra di Sorgazza; ignorando i bivi del CAI 386 per il Monte Coston (a destra) e del CAI 360 per le Buse Todesche (a sinistra) si prosegue verso la stazione a valle della teleferica del Rifugio Brentari. A un bivio (1650 m, 40' dal parcheggio) si imbocca a sinistra il CAI 380, dapprima in falsopiano e poi a zig-zag verso la Forcella Magna; in circa 1h 15' si raggiunge la forcella, dove si tiene a destra il CAI 326 verso il Rifugio Brentari e la Ferrata Gabrielli. Dopo un quarto d'ora, a un bivio, si lascia il 326 (che prosegue al rifugio) e si tiene la sinistra in salita lungo una mulattiera con segnavia su sasso per la Ferrata Giulio Gabrielli (CAI 375): il sentiero aggira poco sotto Punta Socede (2345 m) e scende verso la Forcella Tellina (2249 m), da cui si intravede la parete della ferrata; dalla forcella, sul versante sinistro e seguendo i segni bianco-rossi, si raggiunge l'attacco, indicato da un cartello rosso e da una singolare parete giallo acceso (2260 m, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia risalendo alcune roccette verso destra, poi piega a sinistra su balzi rocciosi un po' esposti ma non difficili, e prosegue su una cengia priva di difficoltà dove i tratti attrezzati si interrompono. Un breve sentiero fa da intermezzo tra le due parti della via; il secondo tratto è più verticale e inizia con una parete attrezzata da staffe metalliche: si sale un primo tratto, si attraversa un breve terrazzino verso destra, si risale un secondo tratto e si torna a sinistra per affrontare il terzo, sempre verticale su solide staffe. Si prosegue con un sentiero in quota verso la Cima di Col Verde — senza indicazioni — che si raggiunge dopo un paio di tratti esposti e attrezzati, con di fronte l'imponente sagoma di Cima d'Asta (1h dall'attacco della ferrata, 3h 45' complessive). Da Cima Verde si scende su pietraia segnata verso il Passo di Socede (2518 m, 4h complessive). Dal passo ci sono due alternative per la vetta: tenendo la destra sul CAI 375 si sale a Cima d'Asta per il Canalone dei Bassanesi, segnalato come Sentiero Alpinistico, con passaggi di I+ grado — si risale un ripido canalone seguendo i bolli rossi fino alla Bocchetta del Canalon (2664 m, 45' dal Passo Socede) e poi il crinale a destra, sempre su I+, fino a Cima d'Asta (2847 m, 45' dalla Bocchetta, 5h 30' complessive), passando accanto al Bivacco Cavinato; in alternativa, sempre a destra sul CAI 375, si raggiunge il Rifugio Brentari (2473 m) e si sale alla vetta per la via normale (CAI 364, 1h 30' dal Passo Socede).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono tecnicamente facili, senza punti di particolare impegno tecnico o fisico; la valutazione "moderatamente difficile" riguarda solo il Canalone dei Bassanesi, con i suoi passaggi in libera di I+ grado, superiore al resto dell'itinerario.

    ⚠ L'impegno vero è nella lunghezza e nel dislivello dell'anello d'alta montagna; valutare con attenzione la variante del Canalone dei Bassanesi, che richiede dimestichezza con i passaggi in libera. Dalla vetta il panorama spazia dalle Piccole Dolomiti alle Pale di San Martino, ai ghiacciai del confine austriaco e all'Adamello.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'ambiente alpino per la stagione estiva; vista la lunghezza conviene partire presto e avere certezza di tempo stabile.

    ▲Discesa

    Da Cima d'Asta si scende lungo la via normale fino al CAI 364, dove si tiene la destra a mezzacosta verso la Forzelletta — raggiungibile con un tratto di salita attrezzato — per scendere al Rifugio Brentari (1h 15' dalla vetta, circa 6h 45' complessive). Dal rifugio si prosegue in discesa aggirando il bel Lago di Cima d'Asta sul CAI 327, su placche, ignorando i bivi per il 327B e per la Forcella Magna, fino al bivio dell'andata presso la teleferica (1h 45' dal Rifugio Brentari, 3h da Cima d'Asta); da qui si torna al parcheggio per il sentiero dell'andata (circa 8h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    La zona del Lagorai è povera di sentieri attrezzati, perciò conviene spostarsi: verso Bassano si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata Guzzella, il Sentiero degli Eroi e la Ferrata Santa Felicità; verso Trento il Sentiero Attrezzato Chiesa nella Val Scura o il Sentiero Attrezzato Bertotti, presso il Lago di Caldonazzo; in direzione di Fiera di Primiero si entra in Val di Scala per percorrere l'omonima Ferrata della Val di Scala.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Cima d'Asta
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1397 m
    • Quota max2847 m
    • Lunghezza17,6 Km
  • Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato dei Gemelli è un itinerario parzialmente attrezzato che si svolge al confine tra la Valle d'Aosta e il Piemonte, lungo la valle di Gressoney. È un lungo anello che tocca le tre cime dei Gemelli e raggiunge la Punta Tre Vescovi: il percorso è aereo, si snoda lungo creste con precipizi su entrambi i lati e richiede buona esperienza in questo tipo di escursioni.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Niel, nel comune di Gaby (provincia di Aosta). Da Gaby, nella bassa valle di Gressoney, presso il municipio si imbocca la strada che risale la valle di Niel: si attraversa il ponte sul torrente e si sale tra molti tornanti fino al piccolo abitato, parcheggiando nello spiazzo lungo la strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si risale verso le ultime case, dove si trovano diversi segnali, seguendo il sentiero 6C verso il Colle della Piccola Mologna (segni giallo-neri). Oltrepassato un primo ponte in pietra su un torrente, si sale nel bosco e poi tra le praterie su un'ampia mulattiera; si raggiunge una pietraia che si risale per traccia lungo una vecchia mulattiera costruita due secoli fa per collegare il versante valdostano con quello biellese, fino al Colle della Piccola Mologna (2205 m). Qui si ignora il sentiero che scende verso il Biellese e si prosegue verso nord, iniziando di fatto il Sentiero Attrezzato dei Gemelli (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal colle si risale verso nord lungo i roccioni dell'anticima cercando i segni, piuttosto radi, e gli ometti; superate due gobbe lungo questa faticosa salita si raggiunge il primo dei Gemelli (2473 m). Da qui inizia un sentiero di cresta — alle spalle resta visibile il Colle di Mologna Piccola — con tratti di ripida salita e discesa assistiti da corde e catene, che supera gli altri due Gemelli, Mologna Piccola e Mologna Grande (2435 m e 2398 m). La cresta prosegue fino a scendere al Colle di Mologna Grande (2364 m), dove la Ferrata dei Gemelli ha termine (2h dall'attacco, 4h dal parcheggio), con alle spalle ben visibile il tratto percorso. A questo punto si può rientrare verso Niel oppure scegliere due alternative: salire alla Punta Tre Vescovi (2503 m) per un ripido sentiero che porta in cima in 30' (circa 50' andata e ritorno senza soste), oppure scendere sul lato biellese per circa 200 m verso il visibile rifugio Rivetti (2194 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario si svolge prevalentemente in cresta; il tratto ferrato è fatto di aerei saliscendi assistiti da corde e catene, in un ambiente bello e poco conosciuto.

    ⚠ I ripidi versanti su entrambi i lati rendono il percorso da non sottovalutare in caso di pioggia o umidità: affrontarlo con buona esperienza e tempo stabile. L'itinerario è percorribile anche dal versante biellese, dalla località Piedicavallo, con il sentiero E60/E69.

    ▲Periodo e sicurezza

    Escursione d'ambiente alpino per la stagione estiva, lunga e in gran parte di cresta; da affrontare solo con meteo stabile, vista l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    La discesa verso Niel si imbocca comunque dal Colle della Gran Mologna: si parte verso sinistra seguendo il sentiero 6B, che in breve allontana dalla cresta e conduce nelle praterie, passando accanto ad alcuni laghi e scendendo lungo gli alpeggi fino a Niel e all'auto, lungo una mulattiera (2h 30' dal Colle di Mologna Grande; 6h 30' complessive senza la salita alla Punta Tre Vescovi, 7h 30' con la salita).

    ▲Da abbinare

    È un'escursione lunga, difficilmente abbinabile ad altri itinerari in giornata; risalendo la valle di Gressoney si può però affrontare un'altra lunga gita, il Sentiero Attrezzato al Rifugio Quintino Sella. Altri itinerari attrezzati non distanti sono il Sentiero Attrezzato del Vofrede, il Sentiero Attrezzato Panorama sopra Aosta e la Ferrata José Angster.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValli del Monte Rosa
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario830 m
    • Quota max2398 m
    • Lunghezza17 Km
  • Ferrata della Galleria di Morcate

    Ferrata della Galleria di Morcate

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata della Galleria di Morcate
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Galleria di Morcate è un itinerario breve, di difficoltà media, che risale una parete a picco sul Lago di Como: poco tecnica, sale alcune pareti molto attrezzate — alcune strapiombanti — in meno di un'ora, e il panorama sul lago da solo vale la visita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la Galleria di Morcate, lungo la strada che costeggia il Lago di Como tra Bellano e Varenna. In genere conviene arrivare a Bellano dalla SS36, scendere in paese, svoltare a sinistra e percorrere la strada oltre la prima galleria; in prossimità della seconda, sulla destra, c'è uno slargo con posto per due auto, altrimenti si passa la seconda galleria e si parcheggia sul bordo destro appena oltre (punto di partenza su Google Maps). L'attacco vero e proprio è dentro la galleria: una delle finestre — la quarta arrivando da Varenna, la prima da Bellano — ha un infisso metallico (di recente è stata aggiunta anche una fune ben visibile). Lo si scavalca e dall'altro lato, oltre il lago, attende la catena (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Oltrepassata la finestra ci si trova di fronte al lago, con l'impressione di camminarci sopra: si percorre verso destra una passerella in sasso e, dopo un breve tratto in discesa, si arriva dove la catena svolta a 90 gradi in verticale. La parete mostra qui le caratteristiche che ritroveremo lungo la via: leggermente strapiombante, con ampio uso di staffe a sostegno della progressione e una robusta catena per la sicurezza. La si risale piegando verso destra fino a vedere la parete superiore della galleria, poi si sale un sentiero con la catena come corrimano traversando a sinistra fino a un terrazzino panoramico. Si raggiunge un canalino attrezzato con staffe più vecchie, che ne risalgono ora il lato destro ora il sinistro senza particolari difficoltà; terminato il canalino la catena vira a destra (a sinistra parte il sentiero di rientro, quindi una via di fuga) e si arriva sotto una bella parete strapiombante, da risalire attaccando prima a destra e poi a sinistra di una sporgenza con le abbondanti staffe. Si prosegue fino al passaggio chiave: si risale uno spigolo, si gira a destra e si percorre un traverso in salita diagonale con una paretina verticale finale — non difficile, ma il punto più impegnativo della via insieme alla parete strapiombante incontrata a metà percorso. Si giunge quindi a una palina verde che segna la fine della ferrata (45' dall'attacco, 50' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve e non tecnica, ma con alcune pareti strapiombanti molto attrezzate che richiedono un minimo di forza nelle braccia; il contesto a picco sul Lago di Como la rende spettacolare.

    ⚠ Esiste una variante più difficile: parcheggiando dal lato della galleria verso Bellano, prima dell'ingresso si notano delle funi sul lato destro. Il cavo si ricongiunge alla via principale aggirando un esposto spigolo in discesa non facile, poi scende una parete strapiombante di 5 metri fino a una placca inclinata proprio sopra il lago, da cui un traverso orizzontale su staffe raggiunge la prima parete verticale dell'ingresso principale.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota molto bassa, a filo del Lago di Como, consente di percorrere la via in gran parte dell'anno; conviene evitare la roccia bagnata, viste le placche lisce in discesa.

    ▲Discesa

    Conviene non togliere l'imbrago al termine, perché il rientro, pur breve, ha alcuni tratti attrezzati. Si segue il sentiero in ripida discesa con la catena a sostegno fino a una rete paramassi, dove si scende sulla sinistra attraverso un apposito buco; da qui partono una catena e alcuni infissi, il sentiero interseca la via di salita e affronta l'ultimo tratto in discesa, ripido e su roccia liscia, da percorrere attaccati alla catena con lo sguardo a monte fino alle staffe che riportano alla base della galleria e quindi all'auto (20' dal termine della ferrata, 1h 10' complessive).

    ▲Da abbinare

    Con avvicinamento pressoché nullo e rientro rapido, è perfetta come conclusione di giornata dopo una ferrata più impegnativa della zona: la Ferrata degli Alpini al Corno del Medale, la Ferrata Contessi al Monte Due Mani, la Ferrata Gamma 1 al Pizzo d'Erna oppure, dall'altro versante del lago, la Ferrata del Centenario CAO Como.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago di Como
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:10 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max150 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana

    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La breve Ferrata Gabitta d'Ignoti collega Cima Vezzana, la cima più alta del gruppo delle Pale di San Martino, con la Val Strutt. I tratti attrezzati sono tecnicamente di media difficoltà, ma sono inseriti in un lungo anello d'alta montagna che richiede esperienza, allenamento e condizioni meteo stabili; l'ambiente è selvaggio e magnifico e dalla vetta il panorama ripaga ogni fatica. Salita e rientro sfruttano la funivia.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione della funivia di Col Verde, a San Martino di Castrozza (Trento), raggiungibile dalla Val di Fiemme passando dal Passo Rolle oppure dalla SS50 che collega Bassano del Grappa al Passo Rolle; in paese, sul versante verso il Passo Rolle, poco prima di uscire in prossimità di un tornante, si trovano gli impianti e il piazzale per il parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Questo itinerario percorre la Gabitta d'Ignoti in salita, risalendo la Val Strutt e rientrando dalla Val dei Cantoni: è lungo e può convenire spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Pedrotti o in uno dei bivacchi in quota (Brunner o Fiamme Gialle). Con la funivia si sale a Col Verde e poi al Rifugio Rosetta (2633 m), da cui parte l'itinerario. Si scende verso il vicino Rifugio Vezzana Pedrotti (2581 m, 15') e si segue il sentiero 703 dapprima verso est in discesa, con indicazioni per Val Strutt e Passo delle Farangole; a un primo bivio si ignora il 707 verso la Forcella de Miel tenendo la sinistra in discesa, a un secondo bivio si ignora il 756 che taglia l'altopiano e si resta sul 703 verso nord, innestandosi sulla Valle delle Comelle, fino a un bivio nel Pian dei Cantoni, alla base di un vallone (a sinistra la Val dei Cantoni, che si scenderà al rientro). Si prosegue sul 703 verso il Passo delle Farangole, ignorando il 704, lungo il Sentiero delle Farangole: un primo tratto attrezzato di alcuni metri, poi un percorso più esposto ma piacevole e attrezzato nei punti più aerei, fino alla Val Strutt. A un bivio segnalato con palina si lascia il 703 (che porta al Passo delle Farangole) e si tiene la sinistra salendo lungo il 716 in Val Strutt (2h 30' dalla stazione a monte). Si risale la ripida Val Strutt prestando attenzione a traccia e segni non sempre evidenti, fino al Bivacco Brunner (2667 m, 30' dal bivio), sotto le pareti de Le Ziroccole; dove un tempo c'era un ghiacciaio oggi restano due nevai di dimensioni variabili con la stagione. Si continua a salire al centro del vallone, dove mancano i segni, fino a individuare una palina che segna l'inizio della Gabitta d'Ignoti. Attenzione a non proseguire verso l'attacco della vecchia ferrata, ormai smantellata: il sentiero corretto si trova sulla sinistra e mostra dopo poco un cordino, mentre la traccia di destra conduce alla parete della vecchia via (3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Individuata la palina sul lato sinistro del vallone si va a sinistra e si risale un canalino non in perfette condizioni, dove serve molta attenzione, fino a incontrare le corde fisse. La ferrata è divisa in due tratti attrezzati con un tratto di collegamento: il primo è un passaggio verticale su balzi e roccette seguito da un traverso a sinistra; segue il collegamento, con un passaggio su cengia e su sentiero; il secondo tratto sale in diagonale su una placca e poi su roccette attrezzate non difficili. Esaurite le attrezzature si seguono la traccia e gli sbiaditi segni rossi in salita verso Cima Vezzana; prima di raggiungerla vale uno sguardo alla Val Strutt appena risalita e alle cime aguzze che la sovrastano. Si arriva quindi a Cima Vezzana (45' dall'attacco, 4h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono tecnicamente di difficoltà medio-bassa, ma non devono trarre in inganno sull'impegno complessivo: l'itinerario è lungo e il dislivello assoluto, contando i numerosi saliscendi, è ben maggiore di quello relativo. L'esposto Sentiero delle Farangole, la risalita della Val Strutt, l'ultimo tratto di avvicinamento e la discesa da Cima Vezzana richiedono più esperienza di montagna che di vie attrezzate.

    ⚠ Se la via si percorre in salita dalla Val Strutt, prestare attenzione a non essere attratti dal vecchio tracciato ormai dismesso (ancora indicato sulle cartine non recenti). Percorrerla solo con cielo limpido e tempo stabile, vista la lunghezza e i tratti su nevaio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva. Lungo la discesa permangono nevai e, nella Val dei Cantoni, possibili crepacci nella parte inferiore: l'innevamento varia di stagione in stagione. La via è dedicata alla memoria dei finanzieri Salvatore Gabitta e Giuseppe D'Ignoti, assassinati il 24 luglio 1966 nella caserma della Guardia di Finanza di San Martino di Casies (Alto Adige) in un attentato del Bas; tra il 1956 e il 1988 quella stagione di violenza contò 361 attentati, 21 morti e 57 feriti.

    ▲Discesa

    Per chiudere l'anello si scende sul versante opposto, verso il Passo di Travignolo. Da Cima Vezzana si segue una traccia (segnavia 716) con, alla destra, i resti del Ghiacciaio del Travignolo; si percorre un tratto di cresta e poi una discesa generalmente coperta da nevaio, a zigzag, fino al Passo di Travignolo (2985 m, 40' da Cima Vezzana). Inizia quindi l'impegnativa discesa lungo il nevaio della Val dei Cantoni, con alcuni tratti attrezzati e un paio di attraversamenti su neve in passaggi esposti. Terminata la discesa del vallone si segue il 716 che taglia a mezzacosta a destra, in salita, verso il Passo Bettega (2658 m); dal passo si scende fino a un bivio dove a destra si cala ripidi su roccette verso Col Verde, oppure si prosegue su sentiero privo di difficoltà verso il Rifugio Pedrotti (2581 m) e quindi in salita alla stazione a monte della funivia, presso il Rifugio Rosetta (2h dal termine del vallone, 2h 45' da Cima Vezzana, circa 7h complessive).

    ▲Da abbinare

    La Gabitta d'Ignoti viene spesso abbinata alla Ferrata Bolver Lugli, salendo a Cima Vezzana da San Martino e percorrendo in senso inverso gran parte di questo itinerario; in tal caso, valutando la lunghezza, conviene spezzarlo in due giorni proseguendo verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui eventualmente la Ferrata del Mulaz. Pernottando al Rifugio Rosetta si può poi puntare a sud verso il Passo di Ball, con il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e in discesa la Ferrata del Velo; a est si incontrano la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero del Cacciatore. Nella zona orientale delle Pale si trovano infine la Ferrata dell'Orsa, la Ferrata Stella Alpina all'Agner e la Ferrata Fiamme Gialle.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota max3192 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La poco frequentata Ferrata Franco Gadotti percorre la costiera che unisce il Sass delle Dodici alla Punta Vallaccia, sopra la Val San Nicolò, valle laterale della Val di Fassa in provincia di Trento. Tecnicamente è di media difficoltà, ma lunga e con un dislivello rilevante, immersa in un ambiente isolato e selvaggio: va affrontata da escursionisti ben allenati, con buona esperienza di montagna e certezza di tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla Pensione Soldanella, in Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa all'altezza di Pozza di Fassa; l'itinerario inizia poco prima del ponte (punto di partenza su Google Maps). Dalla pensione si attraversa la strada e si risale il versante alla sua destra, prima del ponte, imboccando l'ampio sentiero 615B che sale ripido dapprima nel bosco e poi sbuca in un'ampia conca — la Vallaccia — simile a un grande anfiteatro, con di fronte la Punta Vallaccia. Di fatto qui inizia già la Ferrata Gadotti, anche se la targa vera e propria si trova nel secondo tratto attrezzato (1h 30' complessive).

    ▲Il percorso

    Si affronta un primo tratto attrezzato su alcune cambre metalliche, seguito da una rampa diagonale in teoria facile ma potenzialmente scivolosa se bagnata; aggirato uno spallone roccioso compare il Bivacco Zeni (2100 m, 15' dall'attacco, 1h 45' complessive). Dal bivacco un bivio offre due possibilità: proseguire verso sud alla Punta Vallaccia, oppure tenere la destra per iniziare la Ferrata Gadotti, dove si incontra la targa dedicata all'alpinista scomparso sulle Pale di San Martino nel 1976. La via comincia con una cengia inclinata, cavo sulla sinistra, in direzione del Sasso delle Dodici: a tratti esposta ma non difficile, alterna roccette da salire e scendere a facili traversi. Si prosegue tagliando a mezzacosta in salita verso Cima Dodici (a inizio stagione qui può esserci un nevaio da affrontare con attenzione) fino a una sella (2390 m, 1h 30' dall'attacco, 3h complessive); a destra, in 10', una digressione porta a Cima Dodici (2443 m), con vista su Vigo e Pozza, sul Catinaccio, i Dirupi del Larsec, il Sassopiatto e il Sassolungo. Dalla sella si va verso sud, ignorando il bivio del CAI 630 che scende in Val di Fassa, e si segue la cresta rocciosa tenendosene sul versante sinistro fino a risalire un canalino ben attrezzato che porta sui prati sommitali del Sas Aut (2551 m, 45' dalla sella, 3h 45' complessive). Si prosegue sui prati verso sud fino a imboccare un canalone detritico da percorrere in discesa, dove servono attenzione e piede fermo nonostante le protezioni metalliche; tenendo la sinistra lungo il canalone si raggiunge il passaggio più caratteristico dell'itinerario: il Bus del Diaol, una stretta fenditura rocciosa attrezzata con cambre, da percorrere in discesa e leggermente strapiombante. Usciti dal Bus de Diaol si procede verso sud tra saliscendi su fondo detritico fino alla Forcella di Baranchie (2550 m), oltre la quale si piega a sinistra, verso est, per raggiungere la Punta Vallaccia (2637 m, 1h 30' dal Sas Aut, 4h dall'attacco, 5h 15' complessive), dove la ferrata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Nel complesso la via è di livello facile, con l'eccezione di due o tre punti più impegnativi che richiedono maggiore attenzione: il tratto iniziale subito dopo il Bivacco Zeni, il canalino franoso prima del Sas Aut e il Bus del Diaol.

    ⚠ L'escursione è lunga e, nonostante la zona molto turistica, generalmente poco battuta e selvaggia. Dal bivacco fino alla Forcella Vallaccia, in caso di maltempo, l'orientamento può diventare difficile: percorrerla solo con meteo stabile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva; a inizio stagione possibile nevaio sul versante verso Cima Dodici. La via è dedicata alla memoria dell'alpinista trentino Franco Gadotti (nato il 9 gennaio 1955), dalla carriera breve ma intensa sulle Dolomiti di Brenta e non solo, morto a 21 anni durante la discesa dal Campanile Pradidali nelle Pale di San Martino.

    ▲Discesa

    Da Punta Vallaccia si scende verso est fino a un bivio: a destra si andrebbe alla Forcella de la Costela (partenza dell'Alta Via Bruno Federspiel), a sinistra si scende verso la Forcella Valacia. Poco prima di quest'ultima si può deviare a destra per il caratteristico Rifugio Valacia (2275 m), da cui i sentieri 624 (verso Baita Monzoni) e poi 603 riportano comodamente al parcheggio. Il rientro più rapido passa invece dalla Forcella Valacia, dove si tiene il CAI 615 in discesa fino al Bivacco Zeni e quindi a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all'auto (2h 30' da Punta Valaccia, 7h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    La Val San Nicolò ospita altre due ferrate molto interessanti e difficili, la Ferrata Kaiserjager e l'estrema Ferrata dei Magnifici 4. Volendo restare più giorni in valle, il proseguimento naturale della Gadotti è l'Alta Via Bruno Federspiel dalla Forcela de la Costela, a sua volta concatenabile con l'Alta Via Bepi Zac. Spostandosi verso il Catinaccio si aprono itinerari maestosi come la Ferrata Santner, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Masarè e la Ferrata Roda di Vael.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatena della Vallaccia
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata539 m
    • Dislivello itinerario1189 m
    • Quota max2639 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Garda al Rifugio Monzino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Franco Garda sale al Rifugio Monzino aiutando a superare alcuni tratti ripidi sotto alcune delle più imponenti montagne del gruppo del Monte Bianco. È un itinerario che stupisce per l'ambiente, nonostante difficoltà tecniche complessivamente modeste, e culmina in un rifugio che merita davvero la salita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza sono i casolari di Freney, lungo la Val Veny, nel comune di Courmayeur (Aosta); si parcheggia negli spazi a bordo strada prima di attraversare il torrente Dora di Veny (punto di partenza su Google Maps). A piedi si segue la strada verso i casolari di Freney, attraversando due ponti (la Dora di Veny e poi il torrente Miage), quindi si devia a sinistra sul sentiero 16 con indicazioni per il Rifugio Monzino. Nel bosco si seguono i segnavia gialli, si attraversa con un ponte il torrente Freney, si risale la pietraia e a un bivio si tiene la destra (a sinistra si va al Lago delle Marmotte e alla Ferrata Glarey); in breve si raggiunge la fascia rocciosa con l'attacco della ferrata (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si inizia su una parete diagonale appoggiata, dotata anche di alcune staffe metalliche; terminata la parete si gira a destra lungo una cengia e si riattacca in verticale su una parete ricca di staffe che sale una settantina di metri (qui si notano due varianti: conviene salire dal tratto di destra e scendere da quello di sinistra, il tracciato originario). Le attrezzature si interrompono e un evidente sentiero porta a un secondo tratto attrezzato, una parete verticale di circa 30 metri che deposita su un terrazzino; il sentiero risale poi una costola erbosa a tornanti, devia a destra e conduce al terzo tratto della ferrata. Superati alcuni gradini verticali si procede su una costola, la si aggira sul lato sinistro e si riattacca una parete di un centinaio di metri, oltre la quale appare il rifugio; un sentiero pietroso e gli ultimi metri di attrezzatura, che risalgono un camino e un paio di placche inclinate non difficili, portano al Rifugio Monzino, posto alla base del Monte Bianco (1h 30' dall'attacco, 2h dal parcheggio). Nei pressi del rifugio, verso la Val Veny, una marcata cresta sale verso l'Aiguille de Chatelet: una breve ferrata aggiuntiva (circa 15' dall'attacco, andata e ritorno per la stessa via) su roccia frastagliata e ben appigliata, non conteggiata nei tempi dell'itinerario principale.

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è stata rinnovata di recente e l'attrezzatura è in ottimo stato; risulta esposta in alcuni tratti pur con difficoltà tecniche contenute.

    ⚠ Ambiente d'alta montagna alla base del Monte Bianco: tempo stabile e attrezzatura adeguata. Per chi è preparato ad ambienti alpinistici, dal Rifugio Monzino si può proseguire in un giro di due giorni verso il Bivacco Borelli passando dal Col Chasseur.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva, in ambiente alpino severo; il rifugio merita una sosta per il panorama sul gruppo del Monte Bianco.

    ▲Discesa

    Si rientra lungo il sentiero dell'andata; un tratto può essere percorso sulla vecchia variante per evitare intasamenti nella lunga parete verticale (1h 45' dal Rifugio Monzino, circa 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per lunghezza e dislivello la gita difficilmente si abbina ad altre in giornata, ma in zona non mancano gli itinerari attrezzati: il Sentiero Attrezzato Gatti al Mont la Brenva, la più impegnativa Ferrata al Bivacco Borelli, il Sentiero Attrezzato al Bivacco Boccalatte e la Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Bianco
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max2561 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro

    Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE (aggiornamento 2023): la Ferrata Formenton sulla Tofana di Dentro (Tofana Terza) risulta chiusa a causa di un movimento franoso in costante monitoraggio; resta possibile percorrere il tratto da Tofana di Mezzo verso la Tofana Terza e ritorno sulla stessa ferrata. Verificare lo stato aggiornato prima di programmare l'uscita.

    La Ferrata Formenton è una via breve che collega la Tofana di Mezzo con la Tofana di Dentro, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente è la più facile tra le ferrate in quota delle Tofane, ma si svolge interamente sopra i 3000 metri, in pieno ambiente d'alta montagna, con panorami immensi sulla Conca Ampezzana, sulle Dolomiti di Fanes e fino alle Dolomiti di Sesto.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la funivia Freccia nel Cielo, che da Cortina d'Ampezzo sale alla Tofana di Mezzo con due stazioni intermedie; dal centro di Cortina si seguono, ancora in paese, le indicazioni per la funivia e per lo Stadio Olimpico del Ghiaccio (punto di partenza su Google Maps). La via viene di norma percorsa partendo dalla vetta della Tofana di Mezzo: raggiunta la stazione a monte della funivia (3190 m, sul versante nord poco sotto la cima) si imbocca l'ampio sentiero verso la vetta e, poco prima di raggiungerla, un segno sulla roccia indica a destra l'attacco della Formenton (10' dalla stazione a monte). Per chi è molto allenato e parte presto, la via si concatena con la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, salendo in seggiovia al Rifugio Pomedes dalla Baita Piè Tofana.

    ▲Il percorso

    La ferrata sale un breve balzo di 4 metri all'attacco, oltre il quale si scende sul versante nord-ovest della Tofana di Mezzo; davanti compare la cresta da percorrere in discesa fino alla Forcella della Tofana, da cui si risale la sagoma della Tofana di Dentro. Si scende ripidi su lunghi tratti di cengia alternati a brevi balzi e facili traversi orizzontali, qualche metro sotto il filo di cresta, senza difficoltà tecniche ma in continua esposizione, fino alla Forcella della Tofana (3085 m, 30' dall'attacco). Alla forcella un bivio a sinistra scende verso il Rifugio Giussani (1h), utilizzabile come via di fuga; si prosegue invece in salita verso la Tofana di Dentro, scendendo prima alcuni metri sul versante nord-orientale e poi risalendo, alternando balzi più marcati a cenge e rampe inclinate, con alcuni tratti su esposto filo di cresta comunque ben appigliato e protetto. Dopo un lungo tratto di cresta si scende sul versante orientale, sul lato destro, lungo alcuni tratti di sentiero non assicurati ma non esposti, e con le ultime attrezzature si raggiunge la piccola croce di vetta (3238 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnicamente facile, con pochi passaggi di media difficoltà, che alterna un tratto in discesa e uno in salita di impegno analogo; solo alcuni punti esposti possono mettere in difficoltà chi è privo di esperienza.

    ⚠ Si svolge interamente sopra i 3000 m: necessario tempo stabile e attenzione alla possibile presenza di neve e ghiaccio anche in stagione. Tenere conto del lungo rientro ad anello. Verificare sempre lo stato della via, soggetta a chiusura per frana.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la piena estate, in ambiente severo; la quota costante oltre i 3000 m espone a freddo, neve residua e rapidi cambi di tempo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta della Tofana di Dentro inizia il lungo rientro ad anello: si scende lungo il pendio ghiaioso del crinale nord-est, su traccia ripida ma evidente segnalata con ometti, fino al caratteristico Bivacco degli Alpini (2922 m, 7 posti letto, utile riparo in caso di maltempo). Si prosegue sul versante nord-orientale, con attenzione ai tratti in cui i detriti segnalano possibili scariche, fino a una sella dove si vira a destra verso sud-sud-est, su un tratto a tratti esposto e privo di assicurazioni da affrontare con cautela; si scende fino a una singolare porta naturale, da cui si vede il Rifugio Ra Vales, e ai ruderi di costruzioni della Grande Guerra. In discesa più dolce si raggiunge il bivio col sentiero 407, dove si tiene la destra per il Rifugio Ra Vales (2470 m, 3h dal termine della ferrata, 4h 30' totali), da cui si può scendere con la stessa funivia dell'andata.

    ▲Da abbinare

    Per chi è molto allenato la Formenton chiude l'impegnativa traversata delle Tofane che comprende la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario220 m
    • Quota max3221 m
    • Lunghezza4,4 Km
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