Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Mario Minonzio è una bella via di cresta che conduce allo Zuccone Campelli, sopra i Piani di Bobbio. Non ha tratti estremamente difficili ma una grande varietà di passaggi, mai banali, con esposizione elevata. L'ambiente è austero e, nonostante la quota relativamente bassa, si tratta di alta montagna.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia dei Piani di Bobbio: da Lecco si prosegue verso la Valsassina oltre Ballabio fino a Barzio, dove si seguono le indicazioni per il centro e poi per la funivia, salendo al parcheggio degli impianti. Punto di partenza su Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge sopra le piste il Rifugio Lecco e si sale la Valle dei Camosci sulla sinistra orografica; a un bivio si lascia a sinistra la via normale per lo Zucco di Barbisino e si prosegue dritti (segni gialli) verso il Sentiero Attrezzato Minonzio. Si raggiungono le prime catene (conviene indossare l'imbraco) e, dopo una cengia e alcuni tratti attrezzati in diagonale, l'attacco vero e proprio, segnato da una freccia rossa.

    ▲Il percorso

    Si attacca subito verticale: i primi metri sono arrampicabili, poi un sasso ostruisce il passaggio richiedendo attenzione; dopo una decina di metri si traversa a sinistra aggirando uno spigolo non marcato e si riparte in verticale. Un sentierino di cresta sprotetto porta al segno giallo successivo e a nuove attrezzature, con roccette via via meno facili. Si torna in cresta, in vista dello Zuccone Campelli, e si affronta una serie di sali e scendi attrezzati, talvolta su fondo friabile, da prendere con cautela soprattutto in discesa.

    Si giunge al passaggio chiave: un lungo canale da percorrere in discesa, adrenalinico ma ricco di appigli naturali, fra intagli e guglie, fino a passare sul versante opposto e riprendere a salire. Si alternano tratti verticali, cenge e brevi traversi fino a una scala metallica; seguono roccette, una cengia e un ultimo tratto più impegnativo su fessura (catena a sinistra, appigli a destra). Oltre un intaglio si raggiunge il cartello giallo di fine ferrata e, per sentierino, il punto più elevato dello Zuccone Campelli (2173 m, 1h 45' dall'attacco, 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di cresta attrezzata con moderazione, in ambiente sorprendente: si alternano tratti facili, adrenalinici e tecnici (come il canale in discesa). La difficoltà non è mai eccessiva ma sempre presente, con esposizione abbondante.

    ⚠ Da sconsigliare con tempo instabile. Attenzione al canale di avvicinamento che, anche a inizio stagione, presenta spesso neve; bastoncini telescopici utili nel Canalone dei Camosci in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Pur a quota contenuta è ambiente d'alta montagna, austero e con fondo a tratti friabile. Per la cartografia si consiglia la carta di Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Dal termine, guardando la croce, si va a destra alla selletta e si prosegue in cresta verso la cima con il ripetitore; poco oltre, a un bivio, si può scendere a destra il ripido e instabile Canalone dei Camosci fino al Vallone dei Camosci e al Rifugio Lecco (1h 45' dal termine, 4h 45' totali), oppure tenere il versante sinistro più dolce verso il Rifugio Cazzaniga e, per il Sentiero 101 o il Sentiero degli Stradini, rientrare al Rifugio Lecco (circa 5h 45'-6h totali).

    ▲Da abbinare

    Si può concatenare con il Sentiero Attrezzato degli Stradini o, per i più esperti, con la Ferrata allo Zucco Pesciola in salita e la Minonzio in discesa; con avvicinamento corto, in zona Lecco, la Ferrata della Galleria di Morcate o la più difficile Ferrata al Corno del Medale.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoCampelli
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario534 m
    • Quota max2173 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Marcirosa

    Ferrata Marcirosa

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Marcirosa
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Marcirosa si sviluppa nelle Dolomiti Lucane, sul versante di Pietrapertosa (Potenza). Si caratterizza per tratti verticali, traversi e due ponti tibetani in un ambiente poco conosciuto ma incantevole. Tecnicamente non è mai difficile grazie alle abbondanti attrezzature, ma i ponti e i traversi regalano una buona dose di adrenalina.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Pietrapertosa (Potenza), in Basilicata, raggiungibile da Potenza (SP13) o dal versante pugliese; conviene lasciare l'auto presso la Chiesa di San Cataldo, dove il sentiero di rientro si innesta sull'asfalto. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si scende in paese verso la Strada delle Sette Pietre, che porta al ponte romano (circa 30' da Pietrapertosa); poco oltre si abbandona il sentiero diretto alla Ferrata Salemm e si tiene la destra (lato destro del torrente Caperrino). Nel bosco, con qualche tratto attrezzato, si raggiunge un bivio presso una bacheca: a sinistra il ponte nepalese, a destra la Marcirosa. Si tiene la destra fino all'attacco (30' dal ponte, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si sale una rampa inclinata col cavo a destra, poi tratti di sentiero attrezzato fino a uno dei punti più caratteristici: un masso incastrato al centro di un camino, che si supera salendo a sinistra fra le cambre e passando dall'altro lato del sasso, con uscita in traverso a destra. Si scende verso il primo ponte sospeso a quattro corde (circa 15 m, molto stabile); oltre il ponte si sale in diagonale a destra, si supera una sporgenza e una placca appoggiata (di fronte si vede la vicina Ferrata Salemm) e si risale un bel diedro verticale sul lato sinistro con ampie staffe.

    Seguono traversi, fra cui uno orizzontale sul versante opposto leggermente più impegnativo, sempre annullati dalle staffe e dai pioli, fino al secondo ponte sospeso, simile ma più corto. Oltre il ponte, tratti di collegamento e un tratto di sentiero non attrezzato precedono una parete verticale ben staffata; si supera quindi una bella placca lavorata dall'acqua e, dopo una forcella, alcuni passaggi in discesa portano al termine della ferrata (2h dall'attacco, 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Percorso piacevole e adrenalinico ma mai difficile, grazie all'ottimo numero di attrezzature; l'adrenalina viene dai due ponti e dai molti traversi esposti. Lungo la via sono presenti tre vie di fuga segnalate.

    ⚠ La ferrata non è percorribile dal 1° febbraio al 31 maggio (come da cartello in loco): verificare sempre prima di partire. L'ambiente, sorprendente, merita comunque la visita.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (1010 m) ma chiusura primaverile per nidificazione: percorribile da giugno. Disponibile la brochure ufficiale delle ferrate delle Dolomiti Lucane.

    ▲Discesa

    Dal termine si risale il sentiero che in poco tempo riporta a Pietrapertosa e al parcheggio (15', 3h 15' totali). Per concatenare Marcirosa e Salemm conviene partire dal cimitero di Castelmezzano lungo il Sentiero delle Sette Pietre.

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze la Ferrata Salemm; sempre in Basilicata la Ferrata Arenazzo e la Ferrata Belvedere; lungo la costa tirrenica la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoDolomiti Lucane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata270 m
    • Dislivello itinerario330 m
    • Quota max1010 m
    • Lunghezza1,7 Km
  • Ferrata Masarè

    Ferrata Masarè

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Masarè
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Masarè è uno splendido itinerario di cresta lungo il versante sud fra Punta Masarè e la Roda di Vael, nel gruppo del Catinaccio. La proposta parte dal Rifugio Paolina, raggiungibile da Carezza (Bolzano) con comoda funivia. La difficoltà è media, ma alcuni punti richiedono attenzione e impegno quando percorsi in discesa.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga (Bolzano), dove si parcheggia nell'ampio piazzale degli impianti. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal Rifugio Paolina si segue verso sud-est il CAI 539, ci si innesta sul CAI 549 a mezza costa (si passa il monumento a Christomannos, con vista su Val di Fassa, Latemar e Marmolada) e si scende leggermente al Rifugio Roda di Vael (2283 m, 45' dal Paolina). Si prosegue a sinistra in salita seguendo le indicazioni per la Ferrata Masarè: a un primo bivio dritti in salita, a un secondo a sinistra (a destra si sale diretti alla Roda di Vael), fino all'attacco oltre una forcella (45' dal Roda di Vael, 1h 30' totali). In alternativa si può salire dalla Val di Fassa, da Vigo con funivia al Ciampedie e sentiero CAI 545.

    ▲Il percorso

    Si parte con facili passaggi sul versante ovest della cresta — roccette e pareti appoggiate — poi un tratto verticale ben attrezzato ma più impegnativo: un camino appoggiato e una serie di pareti e balzi resi agevoli dalle attrezzature. Si aggira uno spigolo, si percorre un tratto diagonale con buoni appigli e si chiude la prima salita. Segue una bella cengia panoramica e un paio di passaggi leggermente esposti e non attrezzati (fra cui un facile camino in discesa), da fare con attenzione se la roccia è umida.

    Si scende quindi un lungo camino attrezzato, che percorrendo la via in questo senso è il tratto tecnicamente più difficile: vanno sfruttati bene gli appigli negli spazi angusti. Dopo roccette attrezzate si raggiunge una forcella, si risale sul versante opposto, si alternano sentiero attrezzato e roccette e si scende un nuovo tratto verticale; una cengia, un traverso esposto e una serie di gradoni in discesa precedono due camini ben appigliati. Dopo un lungo tratto di cengia con cavo a corrimano si giunge a Torre Finestra (1h 30' dall'attacco), dove si sceglie come concludere.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via varia e impegnativa in alcuni passaggi: pur senza tratti proibitivi, si percorrono sezioni esposte e anguste in discesa che richiedono un minimo di esperienza. Abbinando la salita alla Roda di Vael si affrontano un paio di passaggi ulteriori di difficoltà sostenuta presso il Pian del Diaol.

    ⚠ Questa relazione percorre la cresta in senso orario: il primo tratto, se affrontato nel verso opposto, andrebbe disceso e risulterebbe più difficile. Il senso orario consente inoltre di abbinare comodamente la salita alla Roda di Vael in un anello.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (2537 m): valutare meteo e roccia umida nei tratti non attrezzati. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Da Torre Finestra, in discesa: una facile cengia non protetta, una fessura angusta con scala e una parete verticale chiudono le attrezzature (2h dall'attacco, 3h 30' totali); per sentiero si torna al bivio dell'avvicinamento, al Rifugio Roda di Vael e infine al Paolina (5h totali). In alternativa, da Torre Finestra si sale la Ferrata Roda di Vael fino alla vetta (1h), si scende al Passo del Vajolon e quindi al Rifugio Paolina (5h 30' totali) con un anello.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale è la Ferrata Roda di Vael ad anello; restando nel Catinaccio si può puntare alla ferrata del Passo Santner, al Catinaccio d'Antermoia o alle impegnative Ferrata Maximilian e Ferrata Laurenzi; nella parte centrale la Ferrata Bepo de Medil; verso il Passo San Pellegrino la Ferrata Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata41 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max2537 m
    • Lunghezza13 Km
  • Ferrata Ferrari alla Ra Bujela

    Ferrata Ferrari alla Ra Bujela

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ferrari alla Ra Bujela
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ra Bujela sale l'omonimo torrione fra i rifugi Duca d'Aosta e Pomedes, tra le Tofane e Cortina d'Ampezzo. È breve ma intensa e varia, di media difficoltà, e si abbina facilmente a molti itinerari di questo angolo di Dolomiti. È dedicata a Maria e Andrea Ferrari.

    ▲Avvicinamento

    Due possibili partenze. 1) Dalla strada per il Rifugio Dibona sopra Cortina: salendo verso il Passo Falzarego si imbocca a destra la strada del Dibona e, a un bivio, si parcheggia nello spiazzo presso la diramazione per il Rifugio Duca d'Aosta (strada accidentata). 2) Dall'ampio parcheggio presso la Baita Pie Tofana (1675 m), da cui la seggiovia sale al Rifugio Duca d'Aosta. Punto di partenza su Google Maps.

    Da entrambe si deve raggiungere il Rifugio Duca d'Aosta (2098 m): dal bivio per strada con segnavia 405 (30'), in seggiovia, oppure per il Sentiero dei Camosci (405) dalla baita (1h 30'). Dal rifugio si imbocca a destra la carrareccia verso il Rifugio Pomedes e, dopo pochi minuti, un cartello a sinistra indica l'attacco (15' dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲Il percorso

    Dalla targa il cavo sale a sinistra su un balzo dove la roccia spancia (una staffa aiuta), poi una cengia a destra riporta alla fune; si sale in diagonale su roccette e si affronta un traverso dapprima orizzontale e poi più verticale ed esposto, reso facile dalle staffe. Si aggira uno spigolo, si percorre una cengia a destra e una parete verticale esposta ma non difficile porta sotto il primo ponte sospeso, raggiunto con un traverso e qualche balzo; il ponte è molto stabile, con ampie traversine in legno.

    Oltre il ponte, una cengia e tratti diagonali conducono al secondo ponte sospeso, identico al primo; segue una lunga e stretta cengia a destra, con un paio di passaggi esposti su fondo instabile, fino a uno spigolo verticale e impegnativo che poi si addolcisce. La via diventa un sentiero di cresta, in parte non attrezzato; da una sella si percorre l'ultima sezione restando qualche metro sotto il filo sul versante sinistro, alternando sentiero e balzi fino alla vetta (2257 m) con un ultimo salto verticale.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente (2015) in ottimo stato, con fama di facile: in realtà la prima sezione, prima del ponte, ha un paio di passaggi più impegnativi che, sommati all'esposizione, la rendono moderatamente difficile. Itinerario molto vario — traversi, cenge, brevi pareti, balzi, creste e ponti — ottimo come passaggio intermedio verso ferrate più dure come quelle delle Tofane.

    ⚠ Non togliere l'imbraco in vetta: la discesa è attrezzata. Dalla cima si torna a ritroso pochi passi e si individua a ovest il cavo che scende.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (2257 m): valutare meteo e condizioni della roccia. Per la cartografia si consiglia la carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende per cengia, una breve parete attrezzata, una rampa e un'insellatura, fino all'ultimo tratto attrezzato (1h dall'attacco, 1h 10' dal Rifugio Duca d'Aosta). Si scende quindi ripidi a un bivio: a sinistra in salita al Rifugio Pomedes (2303 m, 10'), oppure a destra al Rifugio Duca d'Aosta (20') e di qui a ritroso al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    La via si combina con i sentieri attrezzati Astaldi e Olivieri e con la vicina, più facile, Ra Pegna; verso le cime, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, la Ferrata Formenton e la Ferrata Lipella; in direzione Falzarego la Ferrata all'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max2257 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Marangoni a Mori

    Ferrata Marangoni a Mori

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Marangoni a Mori
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Marangoni sale la bastionata che sovrasta Mori (Trento). Dopo il recente rifacimento le attrezzature sono molto migliorate e le difficoltà tecniche, un tempo elevate per via della roccia levigata e unta, sono in gran parte ridotte: oggi è di difficoltà media. Resta però caratterizzata da un'esposizione elevata lungo larghi tratti e da alcuni passaggi atletici e strapiombanti. Ideale nelle mezze stagioni e negli inverni miti senza neve.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Mori (Trento): la parete sovrasta l'abitato ed è già visibile dall'autostrada. C'è un ampio parcheggio presso l'incrocio fra via Marconi e via della Terra Nera. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio ci si dirige verso il centro, poi a destra verso la bastionata e il Santuario; un sentiero lastricato sale ripido fino al Santuario, da cui si seguono le indicazioni per la via ferrata (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è anomalo: a destra della targa un tratto di tre metri in libera, reso possibile da una provvidenziale staffa in alto. La roccia, compatta ma estremamente liscia e unta, rende difficile la presa: per questo, dopo i primi metri, la via è quasi ovunque servita da larghe cambre. Si sale un diedro leggermente strapiombante, un camino attrezzato, una rampa con roccette fino a un ampio piano dove si staccano i moschettoni; a sinistra una parete di 8-10 m molto attrezzata porta al primo tratto esposto: un traverso orizzontale dove valutare con cura gli appoggi.

    Seguono diedri attrezzati in successione, abbastanza atletici e senza pause, fino al passaggio più iconico: un esposto traverso che aggira un aereo spigolo verticale proprio sopra il punto di partenza, non difficile grazie a buone staffe. Dopo un sentiero di collegamento a tratti attrezzato si affronta la seconda metà: un lungo camino reso agevole dalle cambre, un panoramico tetto, cenge e spigoli, e infine una lunga parete verticale esposta presso il libro delle firme, con un tratto strapiombante da percorrere rapidamente. Un'ultima parete leggermente strapiombante e gradoni di legno chiudono le attrezzature.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente di difficoltà media (le cambre annullano gran parte dei passaggi un tempo durissimi), ma da non sottovalutare: l'esposizione è costante e alcuni tratti atletici e senza riposo mettono alla prova le braccia.

    ⚠ Consigliato indossare casco e imbraco già al Santuario, evitando di sostare all'attacco: il tratto più esposto passa sopra le teste e un'eventuale caduta di materiale potrebbe avere conseguenze serie. In estate la parete, esposta a est, è tutta al sole nelle ore mattutine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (615 m) ma esposizione marcata: meglio le mezze stagioni o gli inverni miti senza neve. Per la cartografia si consigliano le carte dell'Alto Garda-Valle di Ledro, della Valle dei Laghi-Alto Sarca o del Monte Baldo.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si risale il sentierino (una panchina invita alla pausa) fino a un bivio: si tiene la destra in salita, poi la sinistra ignorando a destra Nomesino e scendendo verso Mori. Il sentiero, ripido ma senza difficoltà, riporta al bivio presso il Santuario e, a ritroso, al parcheggio (40' dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    La zona dell'alto Garda è ricca di ferrate: in ordine crescente di difficoltà la Ferrata Colodri, la Ferrata Sallagoni e la Ferrata Gerardo Sega; verso nord la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Albano
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata202 m
    • Dislivello itinerario411 m
    • Quota max615 m
    • Lunghezza4,6 Km
  • Ferrata Madonnina del Coren

    Ferrata Madonnina del Coren

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Madonnina del Coren
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Madonnina del Coren risale la Corna Camoscera in un itinerario di media difficoltà e senza particolare esposizione. Un paio di passaggi più tecnici — un camino e una grotta — la rendono piacevole anche per i ferratisti più esperti. Da evitare dopo abbondanti piogge, quando la roccia umida ne aumenta sensibilmente la difficoltà.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Cavaglia (comune di Brembilla, Bergamo): da Brembilla si sale a destra lungo una tortuosa strada di montagna che termina a Cavaglia, dove si parcheggia a bordo strada. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal paese si risale una rampa verso il centro fino a un sentiero segnato; nel bosco si segue il CAI 596 fino a un bivio dove, ignorando a destra la direzione del Rifugio dei Lupi di Brembilla, si tiene la sinistra. Si sale ripidi verso la falesia fino a un secondo bivio: a destra la via normale, a sinistra la via attrezzata. Si prosegue a sinistra per gli ultimi 10' di sentiero ripido fino all'attacco (40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte con gradoni rocciosi verso destra e un breve sentiero attrezzato che entra in un canale; un passaggio in spaccata, una breve parete verticale con staffe e una rampa scivolosa portano a un secondo canalino, da superare sul lato sinistro e poi in spaccata. Si rimonta una paretina e si sale una lunga rampa gradonata senza difficoltà, poi una costola rocciosa di circa 20 m in piacevole arrampicata; si scende dal lato opposto e si rimonta un tratto verticale ben appigliato. Fra roccette e sentiero attrezzato si arriva all'imbocco di una grotta.

    Nella grotta la catena sale lungo la parete destra verso un masso incastrato; due staffe aiutano i primi movimenti (può convenire salire con il volto rivolto all'ingresso, sfruttando un appiglio naturale a sinistra). Si procede in diagonale verso il sasso, lo si scavalca e, oltre un secondo masso incastrato, si esce. All'uscita c'è il passaggio chiave: un canalino con grossi massi, largo in basso e via via più angusto in alto (la parte bassa è più agevole per chi è alto). Risalito il canalino — con un ultimo passaggio aggirabile tramite via di fuga — si sale una paretina verticale di 10-12 m, ben appigliata, fino in vista della croce di vetta (1h dall'attacco, 1h 40' dal parcheggio), con bella vista su Grigne e Resegone.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate; il camino del passaggio chiave è il punto più tecnico (richiede agilità e apertura d'anca più che forza), mentre la grotta è il tratto più emozionante.

    ⚠ Da evitare con meteo instabile o dopo piogge abbondanti: il fondo e la roccia bagnata aumentano molto le difficoltà. Per la grotta può essere utile una torcia frontale. Attenzione a un primo moschettonaggio dove la catena è un po' lasca.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota modesta (1343 m) ma roccia che teme l'umidità: scegliere giornate asciutte. Non togliere l'imbraco in vetta: la discesa presenta alcuni tratti attrezzati.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende in senso inverso rispetto alla salita: alcuni piccoli balzi, poi nel bosco un tratto in disarrampicata su rocce spesso umide e due scale metalliche. Si prosegue a tornanti accanto a vie di arrampicata fino al bivio dell'avvicinamento, da cui si torna all'auto (1h dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si combina bene con la Ferrata Maurizio ad Alben (percorrendo prima la Maurizio, più lunga); in Val Brembana segnaliamo anche la Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata238 m
    • Dislivello itinerario506 m
    • Quota max1343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata del Limbo

    Ferrata del Limbo

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata del Limbo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Limbo sale le pareti est del Monte Mucrone, sopra Oropa (Biella). È abbastanza impegnativa e si svolge in ambiente isolato, con avvicinamento e rientro lunghi e non sempre ben segnalati. Tecnicamente non è durissima grazie all'abbondanza di staffe, ma è esposta e risale diedri, camini e traversi, con anche un ponte sospeso; in giornata limpida la vista su Monte Rosa e Cervino ripaga la fatica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che collega Oropa al Lago del Mucrone; a Oropa si parcheggia nell'ampio piazzale di partenza della funivia. Punto di partenza su Google Maps.

    Dalla stazione a monte si seguono i cartelli per «Ferrata del Limbo (sentiero alto)» fino al Lago del Mucrone; lo si aggira a sinistra seguendo l'indicazione «Colle del Limbo, Mucrone Parete E» e si procede a mezzacosta (d'estate sono presenti corde) fino a un canalone, aiutati da qualche ometto. Si risale il canalone individuando sulla parete a destra i gradini metallici dell'attacco (1h 15' dalla stazione a monte, 45' dal lago).

    ▲Il percorso

    Si attacca una serie di gradini metallici lungo un diedro, tenendone il lato destro, con alcuni tratti lievemente strapiombanti; al termine si svolta a sinistra, si sale in diagonale su cengia, si traversa a sinistra e si risale in verticale fino a uno spigolo che sbuca sul terrazzino panoramico del Colle del Limbo. Questo primo tratto (circa 120 m) è fisico ed esposto ma ottimamente attrezzato.

    Segue un alto camino dove le staffe suggeriscono di fatto i passi; usciti in cima si superano alcune rocce in arrampicata. Un breve sentiero porta alla terza sezione (cartello bianco): si sale una bella placca verticale, leggermente strapiombante e molto staffata, in cima alla quale si attraversa un breve ponte delle scimmie a tre corde. Si risale l'ultima parete, si traversa a sinistra e si esce al termine della ferrata (2h dall'attacco, 3h 15' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via continua ed esposta, ma resa accessibile dalle numerose staffe; l'impegno maggiore è nel primo tratto fisico e nei camini.

    ⚠ La zona resta spesso coperta di neve fino a fine maggio: a inizio stagione vanno prese le dovute precauzioni. La segnaletica dell'avvicinamento e del rientro è rada, talora obsoleta o divelta: utile scaricare in anticipo le tracce dei sentieri messe a disposizione dalla Provincia di Biella.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente isolato e meteo mutevole (zona spesso coperta da nuvole). Per la cartografia si consiglia la carta delle Valli del Monte Rosa.

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue fino a un grosso ometto (anticima) e in un quarto d'ora, fra roccette ed esile traccia, si raggiunge la cima del Monte Mucrone (2335 m). Si scende lungo il sentiero 24, prima alla bocchetta del lago e poi a destra verso il Lago del Mucrone e la funivia (1h 30' dal termine, 3h 45' totali), facendo attenzione ai segni radi o inesistenti.

    ▲Da abbinare

    Con la stessa funivia di Oropa si può percorrere la Ferrata Ciao Miki; scendendo a valle si trovano la più facile Ferrata della Balma e il Sentiero Attrezzato dell'Infernone a circa mezz'ora d'auto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario265 m
    • Quota max2335 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Les Cordes

    Ferrata Les Cordes

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Les Cordes
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Les Cordes è una via di placca senza eccessive difficoltà tecniche, a quota modesta per gli standard della Val Badia. Sotto molti aspetti è ideale per avvicinarsi alle ferrate in ambiente, pur presentando una discreta esposizione lungo tutto il percorso e un paio di passaggi moderatamente difficili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da La Villa (Stern) in Val Badia: dalla rotonda sulla statale si imbocca verso nord la prima laterale a sinistra in direzione degli impianti della Gardenacia, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps.

    La salita più breve sfrutta la funivia. A piedi, dal parcheggio si segue il sentiero 5A fino all'Utia Sponata (1703 m), accanto alla stazione a monte; da qui il sentiero 11B taglia a mezzacosta verso sud fino all'attacco (15' dalla funivia, circa 1h 15' salendo a piedi).

    ▲Il percorso

    Si sale in diagonale verso sinistra senza difficoltà e poi in verticale su facili balzi. Il tratto più impegnativo arriva quasi subito: un paio di placchette poco appigliate e un canalino dove chi non è abituato ad arrampicare progredisce sulla fune (passaggi moderatamente difficili). Si prosegue su facili roccette spostandosi gradualmente a sinistra fino a un sentiero attrezzato di collegamento; la via continua con roccette, tratti di sentiero e balzi attrezzati verso destra per una ventina di minuti. Dopo un tratto senza cavo e un sentiero attrezzato in orizzontale si affronta l'ultima parete: una rampa a sinistra, alcuni balzi attrezzati e, con maggiore esposizione, un facile pilastrino chiudono le attrezzature. Una traccia conduce al vicino Rifugio Gardenacia (2050 m, 1h dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non sale a una vetta dolomitica ma raggiunge un rifugio. Nel complesso è facile, con tre punti più impegnativi dove chi sa arrampicare sfrutta gli appigli in aderenza, altrimenti ci si aiuta con la fune.

    ⚠ L'esposizione è presente lungo tutto il percorso: per chi è alle prime armi è bene non sottovalutarla.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta e ambiente non severo; per la cartografia si consiglia la carta della Val Badia o quella di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Gardenacia si rientra verso nord con il comodo sentiero 5, che in circa 40' porta alla funivia; da qui si scende in paese con il sentiero 5A (circa 2h 30' totali utilizzando la funivia all'andata, 3h 30' salendo a piedi) o con gli impianti. Volendo allungare, dal rifugio il sentiero 11 sale al Rifugio Puez (2475 m), oppure il sentiero 5 raggiunge la Forcella e la vetta del Sassongher (2665 m).

    ▲Da abbinare

    Da La Villa si è in zona strategica: a nord la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz da Lech; nel vicino Gruppo Sella la Ferrata Tridentina, la Ferrata Cesare Piazzetta e la Ferrata Mesules.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPuez-Odle
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2050 m
    • Lunghezza2,3 Km
  • Ferrata Larix

    Ferrata Larix

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Larix
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Installata nel 2022 presso la funivia del Roter Kofel, in Val Senales, la Ferrata Larix è di stampo moderno: non sale a una vetta, ma affronta salti di roccia lungo un torrente con belle cascate. Le difficoltà sono generalmente modeste, con una variante difficile evitabile, e sono presenti numerosi ponti sospesi che attraversano il torrente; avvicinamento e rientro brevi la rendono fattibile in mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Maso Corto, in alta Val Senales (Bolzano), con ampio parcheggio a bordo strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio ci si incammina verso gli impianti seguendo i cartelli per la via ferrata e per il Sentiero Alpine Trail; dopo pochi minuti l'Alpine Trail (il sentiero di rientro) si stacca a destra, mentre si tiene la sinistra in salita fino alla deviazione a destra per l'attacco (circa 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca con facili balzi rocciosi fino al primo ponte sospeso, di circa 12-15 metri, verso destra. Subito dopo la via offre una breve variante: a sinistra più impegnativa (difficile), a destra meno difficile (moderatamente difficile); i due rami si riuniscono presso il secondo ponte sospeso, che attraversato verso sinistra permette di evitare la variante più dura (altrimenti si affrontano due paretine levigate con appoggi ridotti, che richiedono un po' di forza). Oltre il secondo ponte un tratto di sentiero porta a un terzo ponte sospeso e a una via di fuga: a destra si rientra al parcheggio, a sinistra si prosegue su ampio ponte e sentiero verso il termine. Proseguendo dritti si raggiunge un nuovo ponte sospeso in salita, una sorta di scaletta sospesa, con cui si attraversa il torrente presso una bella cascata; oltre il ponte si sceglie se salire verso la tyrolienne (con attrezzatura in loco, non serve la propria carrucola) o riattraversare il torrente su un breve ponte. La via prosegue tra sentieri e facili balze fino a una seconda cascata, poi su pareti appoggiate e bei tratti di arrampicata verso destra, con un nuovo ponte sospeso e il penultimo ponte, oltre il quale si incontra una via di fuga a sinistra; segue l'ultimo ponte sospeso. Dopo una sezione di traversi e sentiero si affrontano due risalti rocciosi, il secondo più impegnativo (evitabile per sentiero a destra), fino a intersecare il sentiero lungo le piste da sci, da cui si può concludere; proseguendo, si sale a piedi tenendo prima la sinistra poi la destra presso un bel laghetto e, per sentiero, si raggiungono gli ultimi tre risalti di media difficoltà che chiudono la via (2h 45' dall'attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario è ideale per le famiglie: le difficoltà sono modeste e lungo il percorso non mancano le vie di fuga, con attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Chi non volesse percorrere la ferrata può procedere parallelamente lungo il Sentiero Alpine Trail, che segue la via evitando i salti di roccia.

    ▲Discesa

    Si segue in salita per qualche minuto la traccia, poi verso sinistra il Sentiero Alpine Trail visto durante la salita, scendendo fino ai tratti dell'avvicinamento e quindi al parcheggio (circa 1h dal termine, circa 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso sud si incontrano molte ferrate della Val Venosta: a Naturno la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott; risalendo la valle verso l'Ortles, la Ferrata Tabaretta e la Ferrata alla Croda di Cengles.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Senales
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max2271 m
    • Lunghezza4,2 Km
  • Ferrata Kugy allo Strugova

    Ferrata Kugy allo Strugova

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Kugy allo Strugova
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Kugy è un bellissimo itinerario nel cuore delle Alpi Giulie, sul crinale che divide il Friuli dalla Slovenia. Installata in origine per scopi militari e ristrutturata nel 2022, conduce alla vetta dello Strugova. È un itinerario lungo e faticoso, soprattutto nell'avvicinamento; il rientro, se non si torna a ritroso, diventa di tipo alpinistico nel tratto di cresta.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine), presso Fusine Valromana, vicino a Tarvisio (uscita A23 Tarvisio, poi deviazione a destra per i laghi) (punto di partenza su Google Maps). Dal Lago Superiore si prende il sentiero 512 che in circa un'ora nei boschi porta al Rifugio Zacchi; da qui si segue verso sud il sentiero 513, in direzione della Ferrata della Vita e del Mangart, dapprima su sterrata poi su sentiero, fino a un cartello per il sentiero 513c, a sinistra, che indica la "Via Attrezzata Kugy allo Strugova". Usciti dal bosco, di fronte alle imponenti pareti calcaree, si risale a fatica un lungo e ripido ghiaione tenendo il lato destro e cercando i radi bolli rossi e la labile traccia; in cima al ghiaione si aggira sulla sinistra il resto di un ghiacciaio e si scende qualche decina di metri fino alle attrezzature metalliche dell'attacco.

    ▲Il percorso

    I primi metri sono i più impegnativi della parte attrezzata: un risalto roccioso leggermente strapiombante richiede una certa decisione, seppur breve. Superato il passaggio, il resto della salita resta tra il facile e il moderatamente difficile, alternando facili traversi, balzi, cenge e rampe diagonali; il cavo è molto utile come appoggio, ma la roccia, generalmente buona, si lascia arrampicare con bella progressione mai difficile. Dopo circa 45 minuti si raggiunge una cengia mediana, dove si resta sulla destra di un canalone detritico, e si prosegue senza particolari difficoltà su altri tratti attrezzati fino in prossimità della cresta sommitale. Raggiunta la cresta — a sinistra prosegue verso la Ponza — si tiene la destra continuando su tratti attrezzati fino alla vetta dello Strugova (2242 m, 1h 30' dall'attacco). Maestosa la vista sui giganti delle Giulie, sia verso la Slovenia sia sul versante friulano.

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è in ottime condizioni dopo il ripristino e regala un ambiente d'alta montagna superbo.

    ⚠ Il ghiacciaio incontrato nell'avvicinamento è ormai ridotto, ma a inizio stagione può presentarsi come nevaio di maggiori dimensioni: valutare i ramponi. I rientri di cresta (verso la Veunza o verso le Ponze) sono esposti, con attrezzature spesso vetuste e poco affidabili: servono esperienza e piede fermo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta dello Strugova ci sono tre opzioni, tutte impegnative. La più semplice è ripercorrere a ritroso la via di salita — tratto terminale, via attrezzata, ghiaione e sentiero di avvicinamento — ed è quella su cui si basano distanze e tempi della relazione. La seconda segue la cresta a sud verso la Veunza e ridiscende l'impegnativa Ferrata della Vita; la terza segue la cresta a nord verso le Ponze e ridiscende la Ferrata della Ponza Grande. Entrambe aggiungono difficoltà a un itinerario già molto impegnativo.

    ▲Storia

    La via ripercorre un itinerario alpinistico salito da Julius Kugy nel 1898; come altre della zona, fu attrezzata tra le due guerre per scopi militari e di pattugliamento del confine lungo la cresta delle Ponze, poi dimenticata e resa insicura dagli anni Novanta. Nel 2022 la Brigata Alpina Julia ne ha curato il rinnovo e l'inaugurazione.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si raggiungono le pendici del Mangart con la Ferrata della Vita e la Ferrata della Ponza Grande. Spostandosi a ovest, al Jof Fuart e al Jof di Montasio, attendono la Ferrata Amalia e la Ferrata Anita Goitan; a sud, nel gruppo del Canin, la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1.314 m
    • Quota max2242
    • Lunghezza12,5 Km
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