Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata della Croce di Fai

    Ferrata della Croce di Fai

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Croce di Fai
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Croce di Fai sale il Monte Fausior, che sovrasta Fai della Paganella (Trento) e separa l’Altopiano della Paganella dalla sottostante Piana Rotaliana. È una via moderna, prevalentemente verticale, di difficoltà moderata salvo un paio di passaggi più impegnativi ma brevi; ben staffata, ma con appigli spesso limitati su placche lisce. Ideale d’inverno e nelle mezze stagioni, da evitare in piena estate perché a bassa quota ed esposta a est.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è sulla provinciale che da Mezzolombardo sale a Fai della Paganella: poco prima del paese, sulla destra, un ampio spiazzo adibito a parcheggio e area pic-nic, di fronte al distributore di benzina (930 m) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio, presso la bacheca informativa, si imbocca un sentiero che entra nel bosco in falso piano; dopo alcuni minuti, nei pressi di due panchine, si tiene la destra in salita seguendo il segnavia chiaro per la ferrata, fino al cartello d’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il percorso inizia a quota 1170 m con un tratto verticale tra roccette e staffe; dopo un breve tratto orizzontale si prosegue per balzi verticali senza difficoltà, mentre la vista si apre sull’altopiano di Fai, la Piana Rotaliana e la Valle dell’Adige. Inizia poi una lunga serie di scalini a cambra, verticale ed esposta, con piccoli passaggi laterali agevolati da staffe usate come maniglie: è il primo tratto più impegnativo. Si continua in verticale alternando staffe e appoggi su roccia, fino a uno sperone che si percorre in cresta per alcuni metri e a un secondo sperone, più sottile, da affrontare prima in verticale e poi sulla crestina orizzontale. Si torna su rampe erbose e sentiero attrezzato nel bosco: termina così la prima sezione e si prosegue su sentiero normale per una decina di minuti (tra le due sezioni non ci sono vie di fuga). La seconda parte, segnalata da un cartello rosso, presenta inizialmente più roccette e meno cambre; si alternano poi tratti verticali a staffe e brevi traversi con buoni appoggi, fino a una scala metallica di cordini su una placconata liscia sormontata da roccia a sbalzo, da superare in leggero strapiombo: è il secondo tratto più atletico, che richiede forza nelle braccia. Superato il balzo restano alcuni tratti esposti e staffati su placca, in traverso e in verticale, e pochi passaggi su facili roccette fino alla Croce di Fai (1465 m; 1h 30′ dall’attacco, 2h dalla partenza), bel punto panoramico con panca e tavolo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di stampo moderno, di difficoltà media (Moderatamente Difficile), con molte staffe dove la parete è verticale o strapiombante; non manca l’esposizione in alcuni tratti, e due punti risultano leggermente atletici pur essendo brevi.

    ⚠ Tra la prima e la seconda sezione non esistono vie di fuga: valutare bene prima di proseguire. Le placche lisce offrono pochi appigli naturali; in estate evitare le ore più calde, vista la bassa quota e l’esposizione a est.

    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell’anno, ideale nelle giornate fresche; in estate da affrontare al mattino presto o a fine giornata. Ferrata inaugurata a fine estate 2024. Relazione redatta con il contributo di Diego Frainer.

    ▲Discesa

    Dalla croce un sentierino porta in pochi metri alla strada forestale, che si percorre verso destra (lato opposto rispetto alla salita), prima in lieve salita poi in discesa; dopo circa 15′ si prende a destra il bivio per il sentiero 604 (Bocca delle Scalacce – Fontana Bianca – Fai) e poi il 603 (Fontana Bianca – Fai), che aggirando il monte riporta al parcheggio (circa 50′ dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    A 10-15 minuti d’auto: la Ferrata Rio Secco, la Ferrata della Val di Ri e la Ferrata del Burrone Giovannelli; poco oltre la Ferrata delle Aquile in Paganella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPaganella – Monte Fausior
    • Avvicinamento0:30
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario570 m
    • Quota max1490 m
    • Lunghezza4,4 Km
  • Ferrata al Cristo Redentore di Maratea

    Ferrata al Cristo Redentore di Maratea

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata al Cristo Redentore di Maratea
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Cristo Redentore si trova a due passi dal centro storico di Maratea (Potenza, Basilicata) e sale il versante ovest e nord-ovest del Monte San Biagio (623 m). Dopo una prima serie di risalti rocciosi prosegue lungo la cresta ovest-nord-ovest e, grazie a due ponti tibetani, sbuca in cima proprio ai piedi della grande statua del Cristo, con vista magnifica sul Mar Tirreno.

    ▲Avvicinamento

    L’attacco è appena fuori Maratea, verso sud: si seguono le indicazioni per il Cristo Redentore in direzione delle borgate di Santa Caterina, Massa e Brefaro, risalendo i tornanti; poco dopo l’ultimo, che vira a destra, parte in salita una scalinata (inizio del sentiero su Google Maps). Lungo la strada vi sono alcuni slarghi per parcheggiare, non sempre liberi: può convenire lasciare l’auto in paese. Dalla scalinata si segue il comodo sentiero su alcuni tornanti fino a un cartello che indica la ferrata a sinistra; in breve si raggiunge l’attacco (15′ dall’inizio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco si sale nei pressi di un canalino, prima appoggiato poi più verticale, dove numerose cambre metalliche aiutano la progressione. La via prosegue su tratti appoggiati simili a un sentiero attrezzato, con la vista che spazia sulla costa; si raggiunge una paretina verticale di una quindicina di metri, ben fornita di cambre, da superare spostandosi gradualmente verso destra. Si continua sul crinale, a tratti roccioso e a tratti su sentiero ripido, alternando brevi pareti e tratti più facili. Prima dell’ultima sezione si incontra una via di fuga verso sinistra. La seconda parte è caratterizzata dai due ponti sospesi e da pareti più impegnative: il primo ponte (4 corde, molto stabile, circa 15 m) si supera senza difficoltà, poi si salgono alcune cambre verticali spostandosi a destra in crescente esposizione; aggirato uno spigolo si raggiunge il secondo ponte, simile e poco più lungo. Oltre il ponte si segue lo spigolo a sinistra lungo il tratto più atletico della via, una paretina strapiombante di 7-8 metri ben attrezzata, al termine della quale ci si trova ai piedi del Cristo Redentore. Pochi facili metri di sentiero attrezzato chiudono la salita (circa 1h 15′ dall’attacco, 1h 30′ dalla strada).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata panoramica di difficoltà media (Moderatamente Difficile): la prima sezione è facile, mentre la seconda concentra i due ponti tibetani e il breve strapiombo finale, l’unico tratto davvero atletico.

    ⚠ Chi non se la sentisse di affrontare la seconda parte può uscire prima dei ponti tramite la via di fuga su buon sentiero verso nord-ovest. I ponti sospesi richiedono dimestichezza con il vuoto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per la quota modesta e la posizione, la via è di fatto percorribile tutto l’anno; in estate conviene evitare le ore centrali e più calde. Inaugurata nel giugno 2021. Relazione redatta con il contributo della Guida Alpina Oreste Bottiglieri.

    ▲Discesa

    Dalla cima si torna in paese in circa 40′ lungo due possibili sentieri: il più comodo nei mesi caldi è il sentiero CAI che attraversa il bosco di carpini sul versante nord del Monte San Biagio; in alternativa si scende la mulattiera turistica sul versante sud.

    ▲Da abbinare

    È una delle cinque ferrate della Basilicata: nell’entroterra si trovano la Ferrata Salemm e la Ferrata Marcirosa nelle Dolomiti Lucane, oltre alla Ferrata Arenazzo e alla Ferrata Belvedere al Sasso di Castalda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoAppennino Lucano – Monte San Biagio
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrataca 200 m
    • Dislivello itinerarioca 450 m
    • Quota max623 m
    • Lunghezza5,3 Km
  • Ferrata del Crete Seche

    Ferrata del Crete Seche

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Crete Seche
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Crete Seche è una via d’alta montagna dal carattere alpinistico, che si sviluppa sul filo di cresta lungo il confine tra Italia e Svizzera, sopra i ghiacciai del Crete Seche e dell’Aroletta in Valpelline (Valle d’Aosta). Non presenta grandi difficoltà tecniche, snodandosi soprattutto in orizzontale tra traversi esposti e cenge, ma si svolge in un ambiente severo e selvaggio.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è l’abitato di Ruz di Bionaz (1696 m): da Aosta si risale la Valpelline e, poco prima di Bionaz, in località Dzovenno, si sale a sinistra verso Ruz seguendo il piccolo cartello (indicazione anche per Crete Seche) (punto di partenza su Google Maps). Da Ruz si parte su sterrata, si attraversa il paese e si imbocca il sentiero 2 verso il Rifugio Crete Seche, risalendo il bosco e attraversando il torrente Comba di Vertosan lungo i segni dell’Alta Via 3 fino al rifugio (2410 m, 2h 30′ dal parcheggio). Si prosegue sul segnavia 2 evitando un nevaio in direzione del Bivacco Spataro (2600 m, 45′ dal rifugio); si sale lungo la sinistra orografica del torrente seguendo gli ometti, si guada su massi e si risale il canalone tra sfasciumi e un nevaio fino al Colle di Crete Seche (2899 m), riconoscibile per un alto ometto e un casotto di frontiera. Al colle conviene indossare l’imbrago (2h dal rifugio, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal colle si prosegue verso ovest, a sinistra guardando la Svizzera, e in breve si raggiungono i primi risalti attrezzati. La ferrata corre sul filo di cresta con numerosi passaggi esposti e aerei, in parte non protetti: per lo più lunghi traversi su placche poco sotto il filo, con qualche breve tratto verticale e rocce rotte. Le difficoltà restano contenute lungo gli 800 metri di sviluppo, fino alla Punta di Oyace (circa 3060 m); si scende quindi con attrezzature metalliche fino al Colle di Oyace (3042 m), dove la via termina (1h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via è di media difficoltà (Moderatamente Difficile), ma il contesto la rende un’impresa impegnativa: escursione molto lunga, dislivello elevato, ambiente d’alta quota e remoto.

    ⚠ Possibile incontrare verglas, ghiaccio e tratti di cavo coperti dalla neve anche a stagione inoltrata. Diversi passaggi di cresta sono esposti e non protetti. Valutare il pernottamento al rifugio per spezzare l’itinerario.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di piena estate, da percorrere con condizioni di innevamento minime e roccia asciutta; utile prevedere ramponcini per i nevai residui. Pernottare al Rifugio Crete Seche permette di ridurre la lunghissima giornata.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Oyace si scende verso valle lungo tracce sulla morena, fino a un torrente alimentato dal Ghiacciaio dell’Aroletta, passando accanto a un lago. Seguendo gli ometti verso il Plan de Saba, nei pressi del Bivacco Spataro (lasciato a sinistra), si scende fino al rifugio (1h 30′ dal termine della ferrata, 7h 30′ totali) e quindi, a ritroso per il sentiero dell’andata, al parcheggio di Ruz (1h 15′ dal rifugio, 8h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Vista la lunghezza, la via si combina male con altre escursioni in giornata. Restando in zona, da Aosta si possono valutare la Ferrata Emilius (estremamente difficile e lunga) o, verso il Gran San Bernardo, il Sentiero Attrezzato della Grande Chenalette.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoAlpi Pennine – Valpelline
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:45 h
    • Dislivello ferrata131 m
    • Dislivello itinerario1342 m
    • Quota max3019 m
    • Lunghezza14,3 Km
  • Ferrata delle Crete Rosse – Creta di Aip

    Ferrata delle Crete Rosse - Creta di Aip

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata delle Crete Rosse – Creta di Aip
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Crete Rosse è una breve via attrezzata che sale dal versante italiano alla Creta di Aip (Trogkofel), nelle Alpi Carniche al confine con l’Austria. La salita, sempre arrampicabile su buona roccia dalle tonalità rossastre, si combina con la discesa lungo un secondo itinerario attrezzato sul versante austriaco: ne risulta un anello lungo ma appagante e mai realmente difficile.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Pontebba (uscita A23) seguendo per Studena Bassa e risalendo la valle per circa 13 km (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale la forestale dietro la grande casera; a un tornante si stacca a destra il segnavia 439, che porta alla Casera di Val Dolce (circa 30′). Rientrati brevemente sulla forestale, la si lascia a un bivio segnalato (1750 m, circa 1h dal parcheggio) per salire decisi verso le pareti orientali della Creta di Aip. Si prosegue verso est sul sentiero 403, ai piedi delle pareti, fino a un bivio dove, tenendo la sinistra in salita, si raggiunge l’attacco, individuato da una targhetta metallica posta alcuni metri sopra l’inizio dei cavi (1961 m, 2h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si afferra la fune e si salgono alcuni metri verticali ricchi di appigli naturali, poi facili roccette fino a un terrazzino misto sassi ed erba. Si entra in un canalino con il cavo sulla destra e ottimi appigli; la fessura si restringe e, tenendo la destra, si esce nella parte alta del camino, molto arrampicabile, dove la roccia assume il colore rossastro che dà il nome alla via. Usciti dal camino si sale una parete verticale e si raggiunge un secondo camino, inizialmente stretto, con buoni appigli a sinistra e cavo a destra; se ne esce con il cavo che piega a sinistra, verso alcune roccette. Una parete verticale con staffe e una breve rampa inclinata portano a un balconcino con il libro firme; si riparte verticali, in buona esposizione, lungo un canalino che deposita al termine delle attrezzature (2095 m, 30′ dall’attacco). Si segue poi la traccia sull’altopiano sommitale, tra sassi e prati, oltrepassando il confine di Stato fino al bivio dove a destra scende la Ferrata Uiberlacher (via di rientro); proseguendo verso la croce si raggiunge la vetta della Creta di Aip (2279 m) con il libro di vetta (1h dall’attacco, 3h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile), piacevole e molto arrampicabile, che sfrutta le naturali debolezze della montagna (camini, canalini, roccette) con difficoltà sempre contenute. L’impegno maggiore deriva dalla lunghezza complessiva dell’anello.

    ⚠ Itinerario lungo (circa 6h totali) e di alta quota: partire presto, valutare il meteo e tenere conto che la discesa avviene su un secondo sentiero attrezzato (Uiberlacher) in territorio austriaco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione tipica da tarda primavera a inizio autunno, con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta delle Alpi Carniche Orientali. La via è stata costruita dal CAI Pontebba e inaugurata nel 1980, poi ristrutturata nel 2001 con la sostituzione delle catene con cavi metallici.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna al bivio con i cartelli austriaci per la Ferrata Uiberlacher (5′); si tiene la sinistra e si scende dapprima su sentiero, poi su roccette, fino alle prime attrezzature. Si affrontano un facile camino in discesa, una cengia, alcune roccette e una serie di scalette, quindi un canalone e l’ultima breve scaletta che chiude la parte attrezzata (45′ dalla vetta). Si prosegue a mezzacosta, un poco esposti, fino a un bivio dove si tiene la destra, si oltrepassa il confine e ci si innesta sul sentiero 403; tenendolo a destra si torna al bivio dell’andata e, a ritroso per l’avvicinamento, al parcheggio (circa 3h dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo del Cason di Lanza si raggiungono la Ferrata al Monte Zermula e la Ferrata allo Zuc della Guardia; poco distanti, presso il Passo di Pramollo, la Ferrata Contin e la Ferrata Torre Clampil.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario715 m
    • Quota max2267 m
    • Lunghezza14,4 Km
  • Ferrata del Cabirol – Capo Caccia

    Ferrata del Cabirol - Capo Caccia

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata del Cabirol – Capo Caccia
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Cabirol corre lungo una parete a strapiombo sul mare nel promontorio di Capo Caccia, all’estremità nord-occidentale della Sardegna, a pochi chilometri da Alghero. Tra cenge sospese, traversi esposti e pareti verticali offre un itinerario breve ma di grande respiro, costantemente affacciato sul Mediterraneo.

    ⚠ Aggiornamento: la via risulta attualmente CHIUSA per ordinanza comunale e in parte smantellata. Non percorrerla finché non verrà ufficialmente riaperta e ripristinata.
    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Capo Caccia lungo la panoramica SP 55 bis: nei pressi dell’aeroporto di Alghero si seguono le indicazioni per il promontorio. L’auto si lascia in uno slargo della strada panoramica all’altezza del Belvedere sull’isola Foradada (punto di partenza su Google Maps). Da qui una traccia evidente, ma priva di segnavia, prosegue verso sud costeggiando le falesie; si passa accanto alla Grotta delle Brocche Rotte e in pochi minuti si arriva all’attacco, segnalato da un cartello (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un facile tratto in discesa verso la cengia bassa, che si segue verso sinistra su ampio ripiano privo di protezioni. Il ripiano si restringe poi su fondo sabbioso e scivoloso fino a un tetto roccioso attrezzato; superatolo si prosegue fino a un tratto verticale con un breve passaggio in leggero strapiombo, addomesticato dalle staffe. Seguono alcuni traversi esposti ma non difficili e quindi un traverso più atletico, con il cavo che spinge verso l’esterno: conviene attraversarlo con decisione per non affaticare le braccia. Si scendono poi due pareti verticali non impegnative e si affronta un traverso strapiombante; superato uno spigolo si scende un tratto verticale ed esposto, dove le cambre guidano la progressione. Il tratto conclusivo, tra cenge e brevi salti verticali, porta al termine della via (3h dall’attacco, circa 3h 20′ dall’auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà media (Moderatamente Difficile), reso accessibile dalle numerose staffe nei punti strapiombanti; ciò che resta impegnativo è l’esposizione continua sul mare e qualche traverso atletico.

    ⚠ Via interamente a picco sul mare, con traversi esposti e strapiombanti: vanno attraversati con scioltezza per non affaticare le braccia. Stato attuale: CHIUSA e in parte smantellata.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota minima (massimo 200 m) e il clima mite renderebbero la via percorribile in ogni stagione; da evitare comunque con mare mosso o vento forte sul promontorio. Si ricorda che al momento l’itinerario non è agibile.

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue verso sinistra, in discesa lungo il bordo delle falesie, fino a tornare all’auto (15′ dal termine, 3h 40′ complessive). La via è percorribile anche in senso inverso: in tal caso, dal bivio iniziale si segue il bordo della falesia per un centinaio di metri fino a un ometto di pietre, da cui si scende all’attacco.

    ▲Da abbinare

    Restando in Sardegna: la Ferrata di Badde Pentumas nell’entroterra di Nuoro, la Ferrata del Castello di Medusa nell’oristanese e la celebre Ferrata del Pan di Zucchero sull’omonimo scoglio nel Sulcis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoCapo Caccia
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)3:40 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max200 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata Crench

    Ferrata Crench

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Crench
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Crench è una bella via di media difficoltà sopra Crone, con il Lago d’Idro alle spalle. La linea è logica e priva di difficoltà particolari, salvo un paio di passaggi atletici; il breve avvicinamento e rientro e la bassa quota la rendono ideale da concatenare con altre ferrate della zona o come gita di mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Crone, sul versante orientale del Lago d’Idro (Brescia): superato il paese, pochi metri dopo una casa bianca sul lato sinistro della strada, si imbocca a destra via Preonde, che sale ripida; seguendone la curva a sinistra si raggiunge un parcheggio con le indicazioni per la ferrata (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si seguono i segni del CAI 452 che parte verso sinistra tra i muri delle case; nel bosco, a un bivio, si lascia a destra il 452 per Cima Crench e si tiene la sinistra verso la palestra di roccia e la ferrata; a un nuovo bivio (a destra la palestra) si prosegue diritti fino al cartello bianco dell’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con una breve cengia ascendente verso destra che porta sotto uno dei passaggi più belli: una parete verticale con ottimi appigli, arrampicabile, con il tratto finale leggermente più difficile dove il cavo aiuta l’equilibrio. Si piega a sinistra su alcune roccette e si sale un breve diedro, agevole, con appigli su entrambi i lati; un facile sentiero e una cengia in discesa portano a una via di fuga segnalata da un cartello metallico. Accanto al cartello il cavo sale verticale, su roccia perfettamente appigliata; dopo un facile traverso a destra si affronta un secondo tratto più impegnativo, con una sporgenza dagli appoggi alti per i piedi che obbliga a un paio di metri di trazione sul cavo, poi nuovamente arrampicabile. Si percorre una cengia e un breve verticale aiutati da una staffa, si aggira a sinistra un tetto roccioso e, dopo un traverso non difficile, si sale una placca levigata con staffe e una sporgenza nella parte alta. Superate alcune roccette si arriva al passaggio chiave: un breve tratto strapiombante, dove si risale una sporgenza per un paio di metri aiutati da una catena (lasca ma utile) sul lato sinistro, che permette di compensare la mancanza di appigli naturali tirandosi di braccia. Concluse le difficoltà, una breve cengia di trasferimento porta sotto le ultime due pareti verticali, non difficili e arrampicabili; un facile sentiero attrezzato e un tratto di cresta conducono infine alla croce di vetta di Cima Pelada (778 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile), in gran parte arrampicabile su buona roccia, con un paio di passaggi atletici — in particolare la sporgenza strapiombante del passaggio chiave, attrezzata con catena. 288 m di dislivello attrezzato in ambiente panoramico sul Lago d’Idro.

    ⚠ I passaggi atletici (la sporgenza con appoggi alti e lo strapiombo finale con la catena) richiedono un po’ di forza di braccia: chi è alle prime armi li troverà i punti più ostici. Casco indispensabile sui tratti verticali.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 778 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 3 km e 328 m di dislivello, circa 2 ore complessive: ideale per essere concatenata in giornata con altre vie della zona.

    ▲Discesa

    Dalla cima di Cima Pelada si rientra per sentiero, con breve sviluppo, fino al parcheggio di partenza sopra Crone.

    ▲Da abbinare

    Nel Bresciano, la Crench si concatena facilmente con la più impegnativa Ferrata Caspai a Lodrino e, sul Lago d’Iseo, con il Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago d'Idro – Valle Sabbia
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata288 m
    • Dislivello itinerario328 m
    • Quota max778 m
    • Lunghezza3 Km
  • Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi

    Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi è una bella escursione a una vetta di modesta altezza (1248 m) ma molto appagante, affacciata sul Lago d’Iseo. La dicitura «sentiero attrezzato» è un po’ riduttiva: pur senza tratti tecnicamente difficili, l’itinerario è impegnativo per lunghi tratti e richiede di arrampicare alcune sezioni verticali. Da evitare dopo abbondanti piogge, per la presenza di tratti erbosi scivolosi e non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il piccolo abitato di Tolino, sulla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): arrivando da Brescia si esce dalla provinciale per la Valcamonica e si sale la rampa per il centro di Tolino; dopo 50 metri, a sinistra, si trova un parco giochi con un piccolo parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parco giochi si percorre Via Costa fino a svoltare a destra in via Canale; si prosegue fino a un ponticello dove una palina indica i segnavia CAI: si prende a destra il sentiero 212 per il Corno Trentapassi. Il sentiero sale ben segnato verso ovest, prima nel bosco poi su esposte coste rocciose, rientra nel bosco e continua con una lunga e faticosa salita fino a una capanna, da cui si intravede la cresta. A un bivio non segnalato, presso una pietra piatta e un grosso castagno, conviene tenere decisamente la destra salendo sul crinale boscoso (a sinistra si andrebbe per prati molto esposti, su sentiero difficile); risalite alcune roccette si raggiunge l’attacco, con il suo cartello giallo (1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Poco prima del cartello una catena aiuta a superare una fessura nella roccia; affianco al cartello si risale una scaletta e un breve camino con buoni appigli per mani e piedi. Si sale un breve balzo e una rampa verso sinistra, poi in diagonale con buoni appigli risalendo alcuni spuntoni rocciosi, mentre l’esposizione cresce. Si aggira uno spigolo e un piccolo sentierino erboso, si supera uno speroncino usando il cavo per equilibrio e si percorre un tratto di cresta; aggirato un altro spigolo, attraversata una stretta sella, si prosegue sul versante destro della cresta fino a una parete verticale di una quindicina di metri, arrampicabile con appigli abbondanti. Dopo alcuni metri di comodo sentiero si traversa brevemente a sinistra e si scavalca uno sperone esposto — il tratto più adrenalinico; si aggira un masso in forte esposizione e si percorre una cengia, poi roccette sprotette da risalire fino all’Anticima Nord, raggiunta superando un’esposta cengia obliqua e una placca inclinata e levigata. La parte attrezzata termina qui, alla croce (1h dall’attacco, 2h 45′ totali). Per la cima vera e propria del Corno di Trentapassi si prosegue per segni sul versante destro, si scende a una sella e si risale fino a un bivio: dritto per roccette (I grado) fino alla cresta, oppure a sinistra innestandosi sul più dolce sentiero CAI 205.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario mai tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile) ma impegnativo e con vari tratti verticali da arrampicare e cenge esposte: 100 m di dislivello attrezzato in una giornata da 1020 m complessivi. Più che la tecnica conta l’esposizione e la lunghezza.

    ⚠ Da evitare dopo abbondanti piogge: diversi tratti erbosi sono scivolosi e non protetti. Al bivio del castagno tenere la destra: la variante a sinistra, tra i prati, è esposta e su sentiero difficile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1248 m): percorribile gran parte dell’anno con fondo asciutto, evitando il caldo estivo. Giornata di circa 4h 45′ complessive per 1020 m di dislivello e 9,8 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima si rientra verso Tolino seguendo il più dolce sentiero CAI 205 e le tracce di raccordo che riportano sul percorso di salita e al parcheggio del paese.

    ▲Da abbinare

    Sulla sponda orientale del Lago d’Iseo, sul massiccio del Monte Guglielmo, si trovano la Ferrata Corno del Bene e la Ferrata Corna delle Capre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane – Lago d'Iseo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1020 m
    • Quota max1248 m
    • Lunghezza9,8 Km
  • Ferrata al Catinaccio d’Antermoia

    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Catinaccio d’Antermoia è un itinerario di grande respiro paesaggistico che sale e poi ridiscende le pareti del Catinaccio d’Antermoia, nel cuore del gruppo del Catinaccio. L’ambiente è frequentato, ma si superano i 3000 metri e la cresta sommitale non è protetta: servono allenamento e le precauzioni tipiche dell’alta montagna. La relazione parte dal Rifugio Gardeccia e prevede due opzioni di rientro.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Gardeccia (1960 m), nella Val del Vajolet, parallela alla Val di Fassa (Trento) e interdetta al traffico privato (punto di partenza su Google Maps). Per raggiungere il rifugio si può salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire a piedi (circa 45′), oppure con la funivia da Pera di Fassa e sentiero (il bus navetta da Pozza di Fassa non è più in funzione dal 2019). Dal Gardeccia si segue l’ampio sentiero CAI 546 verso nord nella valle del Vajolet, raggiungendo in rapida successione i Rifugi Vajolet e Preuss (45′); si prosegue sul CAI 584, sul versante sinistro del vallone, fino al Rifugio Passo Principe (2599 m, 1h 30′ dal Gardeccia, circa 2h 30′ dagli impianti), con il Catinaccio d’Antermoia a destra.

    ▲Il percorso

    Dal Passo Principe si va verso la bastionata del Catinaccio d’Antermoia, risalendo un ripido canale tra rocce e detriti che taglia la montagna in diagonale. Si raggiunge un’esposta cengia che porta a una ripida placca; si scende una scaletta e si risale sul versante opposto un tratto di roccette attrezzate, con la Valle del Vajolet sotto i piedi. Una serie di balzi attrezzati conduce al termine della ferrata, sulla cresta nord: davanti si vede la croce di vetta, che si raggiunge percorrendo un’aerea cresta non protetta, in alcuni punti stretta ma mai proibitiva, fino alla cima (3002 m, 1h 30′ dal Passo Principe, 3h dal Gardeccia, 4h totali). La discesa avviene sul versante opposto lungo la Ferrata Est, che dalla vetta prosegue verso sud: si percorre una lunga cengia discendente assicurata da una fune fino a un ripido canalino, con davanti il Lago d’Antermoia, l’omonimo rifugio e, più in alto, la cresta del Molignon; due scalette e una serie di roccette e tratti diagonali, senza particolari difficoltà, portano al termine delle attrezzature (1h dalla vetta, 2h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà tecnica media (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per quota e ambiente: 403 m di dislivello attrezzato, salita e discesa entrambe in ferrata e una vetta oltre i 3000 m. Difficoltà soprattutto ambientale.

    ⚠ La cresta sommitale, tra la fine della salita e l’inizio della discesa, è aerea e NON protetta: richiede piede fermo e assenza di vertigini. Ambiente di alta montagna oltre 3000 m: attenzione a meteo e temperatura, e all’eventuale neve residua nei canali a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (massimo 3004 m): stagione estiva, a canali sgombri da neve. Giornata lunga, circa 7h 30′ complessive per 1041 m di dislivello e 12 km, legata anche agli orari degli impianti di risalita.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si può rientrare in due modi: il più diretto segue il sentiero a destra che, dal Rifugio Antermoia, riporta al Passo Principe (30′) e quindi a ritroso al Gardeccia (1h 15′ dal Passo Principe, circa 6h 30′ totali); in alternativa si prosegue verso il Rifugio Antermoia e si tiene a destra il CAI 583B che, per il Passo di Laussa (2700 m) e la selvaggia Val del Laussa (segni e tracce poco visibili), raggiunge il Passo delle Scalette, da cui il ripido Sentiero Attrezzato delle Scalette scende nella Val del Vajolet, a valle del Gardeccia.

    ▲Da abbinare

    Nello stesso gruppo del Catinaccio si trovano la Ferrata Laurenzi sulla cresta del Molignon e la Ferrata del Passo Santner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoCatinaccio – Dolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata403 m
    • Dislivello itinerario1041 m
    • Quota max3004 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata alla Crepa Neigra

    Ferrata alla Crepa Neigra

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata alla Crepa Neigra
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Crepa Neigra è un itinerario di media difficoltà nella conca del Ciampac, in Val di Fassa. È breve (circa un’ora) e particolare: lo sviluppo verticale è di soli 80 metri, mentre il percorso è in prevalenza orizzontale, con tratti in forte esposizione. La via compie un anello passando dal versante sud a quello nord, restando sempre pochi metri sotto la sommità, su una roccia insolita di origine vulcanica, scura (da cui il nome «Neigra») e fittamente impastata di sassi incastonati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della cabinovia Ciampac, che sale da Alba di Canazei in Val di Fassa (lo stesso della vicina Ferrata dei Finanzieri al Colac): raggiunto Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia presso gli impianti sotto il massiccio del Colac (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac da Alba per il CAI 644 o la forestale 602 (circa 600 m di dislivello in 1h 30′). Uscendo dalla stazione a monte si vede a destra la cima; seguendo in piano i cartelli «Crepa Neigra» e poi il sentiero che sale in diagonale a mezzacosta verso destra si raggiunge in circa 30 minuti la selletta di Pian de Sele (2346 m), dove si tornerà a fine anello. Un breve sentiero a zigzag sul pendio erboso porta poi all’attacco in 10 minuti (40′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Presso l’attacco una panchina di legno permette di indossare comodamente imbrago e casco. Si inizia senza difficoltà con un breve tratto verticale di una decina di metri, poi un breve sentiero e un tratto in diagonale conducono alla prima e unica scala sospesa, lunga una decina di metri e comoda grazie alla giusta inclinazione. Si aggira il massiccio verso destra, imboccando il senso antiorario dell’anello: l’uso delle staffe è limitato ai punti necessari, mentre la roccia irregolare offre molti appoggi naturali per i piedi. Si guadagnano alcuni metri su roccette verticali con l’aiuto delle cambre e inizia il lungo traverso verso est, con la vista che si apre sul Gran Vernel e sulla Marmolada; l’esposizione è elevata, ma in assenza di difficoltà tecniche il cordino, sempre ben tensionato, funge da passamano per quasi tutto il percorso. Si prosegue in traverso con qualche saliscendi, si supera un piccolo canalino (assicurandosi con le due longe) e si percorre una strettissima cengia molto esposta, con la parete verticale sotto i piedi, aggirando un caratteristico torrione tondeggiante «a birillo». Risaliti alcuni metri, con vista su Canazei, il Sella e il Pordoi, una cengia in leggera salita porta sul versante nord-est, fino a un piccolo camino dove si può proseguire in traverso oppure salire la breve variante della prima cima. Continuando l’anello si rientra restando pochi metri sotto la sommità (2534 m) fino a chiudere il giro.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile) ma con esposizione decisamente elevata, nonostante l’assenza di passaggi tecnici impegnativi: 80 m di dislivello attrezzato su un percorso quasi tutto orizzontale. La roccia vulcanica, ricca di sassi incastonati, offre buoni appoggi ai piedi ma appigli meno affidabili per le mani, dove subentra il cordino-passamano.

    ⚠ Il percorso è in gran parte un traverso su cenge strette e molto esposte, con la parete verticale sotto i piedi: pur senza difficoltà tecniche, richiede piede fermo e abitudine all’esposizione. Comodo avvicinamento con gli impianti: buona opzione di ripiego anche con meteo incerto, vista la brevità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente dolomitico d’alta quota (massimo 2510 m circa, sommità 2534 m): stagione estiva, con apertura degli impianti del Ciampac. Itinerario breve, 5,5 km e 420 m di dislivello, circa 2h 45′ complessive.

    ▲Discesa

    Completato l’anello si rientra alla selletta di Pian de Sele incontrata all’andata e, per lo stesso sentiero, alla stazione a monte della cabinovia Ciampac.

    ▲Da abbinare

    Dalla stessa stazione a monte, sul versante opposto della conca del Ciampac, si raggiunge in breve la Ferrata dei Finanzieri al Colac, facilmente abbinabile in giornata.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoVal di Fassa – Ciampac
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max2.510 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata di Covarey

    Ferrata di Covarey

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata di Covarey
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Covarey, alle porte del Parco del Mont Avic in Valle d’Aosta, è una via generalmente facile e breve, formata da tre brevi tratti attrezzati. Un passaggio strapiombante e un paio di scale di legno ballerine ne alzano leggermente il grado: può essere una buona scelta per un neofita che abbia però esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Covarey, in provincia di Aosta: si prosegue sulla strada in direzione del Parco Faunistico Chevrère – Mont Avic e si lascia l’auto nell’ampio parcheggio del parco (punto di partenza su Google Maps). Si cammina verso il Centro Visitatori del Parco di Covarey, dove una bacheca illustra la ferrata e dietro la quale si intravede la parete; si prende l’ampio sentiero tenendo la destra al primo bivio, si supera un ponticello su un ruscello e si prosegue su sentiero più stretto con sbiaditi segni gialli, affrontando alcuni tratti ripidi e impervi fino all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale, con infissi di legno a fare da passerella per i piedi, e raggiunge una scala: non la classica scala metallica, ma una scala di circa 40 pioli di legno tondi ancorati alle corde di supporto, perciò abbastanza mobile. Si supera un tratto orizzontale fino a un piccolo terrazzino spanciante, dove un canapone aiuta a rimontare; segue un tratto verticale piacevolmente arrampicabile fino alla seconda scala, simile alla prima ma più corta. Si raggiunge così lo spuntone roccioso in cui termina la ferrata (45′ dall’attacco, 1h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via corta e poco faticosa (70 m di dislivello attrezzato), con le poche difficoltà concentrate nel tratto centrale, tra la prima scala e il breve passaggio strapiombante. Difficoltà complessiva Moderatamente Difficile.

    ⚠ Il tratto su cui prestare maggiore attenzione è probabilmente il sentiero di rientro, privo di indicazioni. Le due scale di legno sono mobili: salirle con calma e una sola persona alla volta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Media quota (massimo 1440 m): percorribile nella bella stagione, con roccia asciutta. Itinerario breve, 3,6 km e 216 m di dislivello, circa 2 ore complessive. Cartografia consigliata: carta del Mont Avic o delle Valli del Monte Rosa.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si prosegue in salita lungo la pietraia fino a intersecare un sentiero che, verso destra, scende nel bosco fino al piazzale di La Ville; seguendo la strada asfaltata si torna al parcheggio (20′ dal termine). Attenzione: lungo il rientro le indicazioni sono assenti.

    ▲Da abbinare

    Itinerario corto e non faticoso, si presta a essere combinato in giornata con un’altra via valdostana: la più difficile Ferrata del Gorbeillon verso Cervinia, la Ferrata Casimiro in Val di Rhêmes o la Ferrata José Angster a Gressoney.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoParco del Mont Avic
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario216 m
    • Quota max1440 m
    • Lunghezza3,6 Km
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