Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Che Guevara al Monte Casale

    Ferrata Che Guevara al Monte Casale

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Che Guevara al Monte Casale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Che Guevara è una lunga escursione che da Pietramurata, nella Valle del Sarca, risale fino alla vetta del Monte Casale. Tecnicamente non presenta tratti molto difficili, ma è lunga, esposta e copre un dislivello notevole; il rientro è altrettanto lungo e ad anello, per una giornata complessiva di circa 7-8 ore senza vie di fuga. Da affrontare in buona forma fisica e con attenzione al caldo estivo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Pietramurata, presso Sarche (Trento): arrivando da Riva del Garda verso Sarche si attraversa Pietramurata e, in vista del cartello di uscita, si svolta a sinistra in via Collungo (arrivando da Sarche si svolta a destra nella stessa via appena entrati in paese); si percorre la via industriale fino a un ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). L’avvicinamento è anomalo: il cartello d’inizio ferrata si trova dopo il tratto più tecnico, perciò conviene indossare imbrago e casco già al parcheggio. Si costeggia l’industria fino a fine asfalto, poi un sentiero a bolli rossi, ben presto ripido e a tratti gradonato con cavo corrimano, costeggia una parete rocciosa con un traverso a destra fino al passaggio impegnativo (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo ostacolo è un diedro più difficile del resto della via, soprattutto per la mancanza di appigli nella parte centrale, dove serve trazionare un paio di volte sul cavo: è il punto giusto per rinunciare, se necessario. Usciti dal diedro si percorre una lunga placca inclinata e una cengia rocciosa verso sinistra, guadagnando quota sopra le cave con il Monte Casale di fronte; si prosegue in falsopiano alternando facili tratti attrezzati e sentiero (ignorare il bivio a sinistra verso una corda fissa) fino a un terrazzo con la scritta «quota 550 m». Si continua tra tratti attrezzati con staffe e sezioni di sentiero segnate in rosso, con qualche tratto verticale e un paio di passaggi in libera, fino all’attacco vero e proprio della Ferrata Che Guevara, segnato sulla roccia «Quota 675 m» (1h dal primo diedro, 1h 20′ dal parcheggio): qui le maggiori difficoltà tecniche sono ormai alle spalle. Da questo punto la via sale la bastionata del Monte Casale con un lungo zigzag tra tratti verticali, brevi traversi e cenge (segnalati da quote dipinte sulla roccia, «735 m», «820 m»), su roccia solida e ben appigliata ma con materiale detritico sulle cenge, in crescente verticalità ed esposizione, aiutati da staffe nei punti più ripidi. Con questo sviluppo continuo si guadagnano gli oltre 1200 metri di dislivello attrezzato fino ai pressi della vetta del Monte Casale (quota massima 1630 m, circa 4 ore di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà tecnica moderata (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per lunghezza, dislivello (1200 m attrezzati) ed esposizione costante. È la resistenza, più della tecnica, a fare la differenza.

    ⚠ Itinerario lungo ed esposto, privo di vie di fuga una volta superato il diedro iniziale: quello è il punto in cui decidere se proseguire. Da evitare nelle ore calde estive, perché la parete è in piena esposizione; portare acqua in abbondanza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota media (massimo 1630 m) ma forte dislivello: stagioni intermedie ideali, evitando il caldo estivo e la roccia bagnata. Giornata di circa 7h 30′ complessive per 1370 m di dislivello e 14 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Monte Casale il rientro è lungo e si svolge ad anello, per sentiero, riportando a Pietramurata e chiudendo un giro complessivo di circa 7-8 ore.

    ▲Da abbinare

    Nella stessa Valle del Sarca, su tutt’altra scala di impegno e lunghezza, si trovano la Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoMonte Casale – Valle del Sarca
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata1200 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max1630 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata della Corna Pedezzina

    Ferrata della Corna Pedezzina

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata della Corna Pedezzina
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Corna Pedezzina è una via recente della Val Brembana, sopra Santa Croce di San Pellegrino Terme. È classificata come facile, con un solo passo più impegnativo ma ben ammanigliato; avvicinamento e quota contenuti la rendono valida anche nelle belle giornate invernali. Particolarità: il rientro avviene inizialmente ancora in ferrata, con tratti di disarrampicata attrezzata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Santa Croce, nel comune di San Pellegrino Terme (Bergamo): si risale la Val Brembana fino a San Pellegrino, da sud si supera il paese e si esce a destra dove indicato «Dossena / San Pellegrino Terme», quindi si segue per Antea e poi a destra per Santa Croce, parcheggiando nell’ampio spiazzo presso la chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal paese sono già visibili le due mete, Corna Maria a sinistra e Corna Pedezzina a destra. Si segue il sentiero CAI 561 verso la Corna Maria; al punto di congiunzione dell’anello si prosegue dritti verso il Monte Rabbioso, seguendo i segnavia per la ferrata, fino a una sella con un capanno di caccia verde, comodo punto per indossare l’attrezzatura. Fin qui l’avvicinamento è comune con la Ferrata Corna Maria; per la Pedezzina si seguono i cartelli a destra e una traccia terrosa fino all’attacco (circa 30′ dal parcheggio). La ferrata va percorsa in senso antiorario: si tiene la destra in salita e si rientra dal sentiero di sinistra, evitando di percorrerla al contrario.

    ▲Il percorso

    L’attacco sale i primi metri di un canalino terroso fino alle prime rocce; si prosegue verso sinistra in un canalino roccioso con maniglie e cambre. Dove la parete si fa più verticale si affronta l’unico passaggio leggermente strapiombante, da superare con un po’ di decisione spostandosi a sinistra fino a un comodo terrazzino; oltre lo spigolo si sale un breve balzo strapiombante, reso però facile dalle numerose cambre e maniglie. Si continua su balzi e roccette gradonate protette, intervallati da terrazzini terrosi, fino a una crestina che si segue sul lato sinistro arrampicando facili balzi ben appigliati; un bel diedro di 4 metri a sinistra e un breve traverso a destra immettono sui prati sommitali, da cui per sentiero attrezzato si raggiunge la croce della Corna Pedezzina (circa 960 m, 20′ dall’attacco, 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di impegno contenuto (Moderatamente Difficile), facile nel complesso con un unico breve passo più atletico, comunque ben ammanigliato. Adatta come prima esperienza guidata, purché si presti attenzione alla parte di rientro, anch’essa attrezzata.

    ⚠ La ferrata non termina in vetta: il rientro inizia ancora in ferrata, con tratti di disarrampicata e una paretina verticale esposta. Attenzione al fondo detritico, scivoloso soprattutto dopo le piogge. Rispettare il senso antiorario indicato dai cartelli.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 960 m): percorribile gran parte dell’anno, anche d’inverno nelle giornate miti, con fondo asciutto. Aperta al pubblico dalla primavera 2023.

    ▲Discesa

    Dalla croce parte il cavo metallico visto correre parallelo in salita: si scende con un traverso discendente, un tratto verticale presso un pilastro, tratti più appoggiati (attenzione al fondo instabile) e una paretina verticale con cambre ma esposta; si disarrampica e, spostandosi a sinistra, si scende un canalino terroso fino al termine delle attrezzature (circa 40′ dall’attacco, 1h 15′ totali). Si rientra quindi alla sella dell’avvicinamento, da cui si torna a Santa Croce per il sentiero (circa 30′, 1h 45′ totali) oppure si prosegue sulla vicina e più impegnativa Ferrata Corna Maria.

    ▲Da abbinare

    È naturale percorrerla insieme all’adiacente Ferrata del Nido dei Santa Croce alla Corna Maria, con cui condivide l’avvicinamento. Tra le altre ferrate bergamasche, la difficile Ferrata del Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoVal Brembana
    • Avvicinamento30 min
    • Ferrata (anello)0:40 h
    • Quota max960 m
    • Itinerario1:45 h
    • Apertura2023
  • Ferrata Contin al Monte Cavallo

    Ferrata Contin al Monte Cavallo

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Contin al Monte Cavallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Contin sale il Monte Cavallo, sul confine italo-austriaco presso il Passo di Pramollo, nelle Alpi Carniche. È una via attrezzata di difficoltà modeste in un ambiente molto bello e poco frequentato, che si presta a essere chiusa ad anello scegliendo tra due rientri: la via normale austriaca o la panoramica cresta dell’Alta Via CAI Pontebbana.

    ▲Avvicinamento

    Si parte poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, che separa la provincia di Udine dall’Austria: il parcheggio è a fianco di una caserma bianca dismessa, presso il penultimo tornante prima del passo. Dal versante italiano si esce dall’A23 a Pontebba e si sale tra i tornanti per circa 12 km (20 minuti) fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1568 m) si segue il segnavia 433, una sterrata che attraversa il bosco tra sali e scendi per circa un chilometro fino alla colorata Baita Winkel (1470 m), oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433 ignorando a sinistra il bivio per l’Alta Via CAI Pontebbana verso la Sella della Pridola (una delle opzioni di rientro) e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle, superando anche il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi. Si prosegue dritti fino a un secondo importante bivio, segnalato su un sasso e con cartello CAI: a destra si va all’attacco della Ferrata alla Torre Clampil, a sinistra alla Ferrata Contin. Si tiene la sinistra, con la mole del Monte Cavallo ben visibile, si sale sulle ghiaie sotto la Torre Winkel e si raggiunge l’attacco (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia risalendo un ripido ma non difficile canalone, tenendosi sul versante sinistro: dapprima gradonato e poco pendente, piega poi più deciso a sinistra e sale tra roccette e brevi balzi più marcati, comunque mai difficili, fino a una forcella erbosa dove le attrezzature si interrompono momentaneamente. Da qui è possibile deviare a destra per raggiungere la vetta della Torre di Winkel (tre passaggi attrezzati impegnativi), ma la via prosegue verso il Cavallo: si segue la traccia e i segnavia fino a ritrovare le attrezzature, alternando tratti di sentiero a brevi sezioni attrezzate dove la via è più esposta o ripida. Con impegno modesto si raggiungono i prati sommitali e, seguendo i bolli rossi sulle rocce, la vetta del Monte Cavallo, segnata da un cippo e da una campana (2240 m, 1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di livello medio-facile (Moderatamente Difficile), senza tratti tecnicamente impegnativi, su roccia generalmente buona e arrampicabile. 123 m di dislivello attrezzato in un ambiente carnico selvaggio e panoramico.

    ⚠ I tratti misti roccia ed erba sono potenzialmente scivolosi: serve un minimo di attenzione. Il rientro lungo l’Alta Via CAI Pontebbana richiede passo fermo e un minimo di dimestichezza con l’arrampicata (passaggi fino al II grado, anche in disarrampicata).
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota di confine (massimo 2240 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata di circa 5 ore complessive per 694 m di dislivello e 7,4 km. Cartografia consigliata: Alpi Carniche Orientali.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si può scegliere tra due rientri ad anello. Il primo, consigliato a chi ha dimestichezza con i sentieri di cresta poco battuti, segue verso sud-est l’Alta Via CAI Pontebbana (segni arancio-azzurri sbiaditi): tratti di cresta con brevi arrampicate (max II grado), passaggi esposti a mezzacosta e un paio di ripide discese in canaloni con disarrampicata, fino alla Sella della Pridola (1644 m, circa 1h 30′); superato un ultimo canalino si scende a sinistra alla Baita Winkel (15′) e a ritroso al parcheggio (2h 15′ dalla vetta, circa 5h totali). In alternativa si scende per la via normale austriaca, raggiungendo il lago, il Passo di Madrizze e poi la Baita Winkel (2h dalla vetta), quindi a ritroso al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Dallo stesso avvicinamento parte la ben più difficile Ferrata Amicizia alla Torre Clampil: la Contin si presta bene a essere percorsa in discesa come chiusura dell’anello dopo aver salito la Clampil.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata123 m
    • Dislivello itinerario694 m
    • Quota max2240 m
    • Lunghezza7,4 Km
  • Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ciao Miki, sulle Alpi Biellesi sopra il Santuario di Oropa, è breve e intensa: quattro torri con pareti verticali, tratti orizzontali e qualche passaggio leggermente strapiombante. Il tratto attrezzato non è tecnicamente difficile, ma è molto vario e aereo; soprattutto va considerato il lungo e impegnativo sentiero di cresta che dalla fine della ferrata porta alla vetta del Monte Mars, da non affrontare con la pioggia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della funivia Oropa–Lago Mucrone: da Biella si raggiunge Oropa e si parcheggia nell’ampio piazzale di partenza della funivia (punto di partenza su Google Maps). Usciti dalla stazione a monte si segue verso sinistra il sentiero D23, oltrepassando il rifugio Savoia e dirigendosi verso il Lago Mucrone; poco prima si svolta restando sul D23, che sale ripido fino a scollinare presso il Colle Rosso e il Laghetto Rosso, proseguendo poi verso il Colle Chardon (2221 m). Nei pressi del colle, a un bivio, il D23 continua mentre noi teniamo la sinistra verso l’attacco, segnalato da un cartello bianco (1h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La via attacca con una parete verticale, sul lato sinistro di uno spigolo, risalita con abbondante attrezzatura; segue una serie di gradoni in misto roccia-terra in diagonale a sinistra, iniziando a seguire la cresta verso il Monte Mars. Si sale una parete di una quindicina di metri, all’inizio leggermente strapiombante, se ne aggira la cima e si scende un poco, poi si affronta un’altra parete verticale con staffe abbondanti. Un breve traverso a sinistra porta a un balzo su roccia solida e ben appigliata; si sale in diagonale aggirando uno spigolo, si affronta un breve tratto di discesa esposto sul lato sinistro della cresta e si aggira uno spigolo in discesa in forte esposizione (passaggio delicato). Dopo un traverso si raggiunge una nuova parete verticale con buoni appigli naturali e artificiali, con un tratto leggermente strapiombante dovuto a una pancia della roccia; superatolo si prosegue verticali e molto esposti sulle staffe fino a un intaglio nella roccia. Si risale ancora tra gradoni e piccoli balzi fino a un cartello bianco che annuncia la fine imminente; dopo alcuni passi delicati in discesa, il cavo si interrompe e inizia una corda, che segna il termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ dalla stazione a monte). Da qui parte il sentiero di cresta verso il Monte Mars, in alcuni punti stretto ed esposto: si aggira una lama tenendo il pendio a destra, si percorrono tratti aerei alternati a sezioni più larghe, qualche passaggio su roccette di I grado e un ultimo tratto attrezzato con corda su rocce lisce (scivolose se umide); tra sali e scendi e un pulpito panoramico si raggiunge infine la croce di vetta del Monte Mars (2600 m, 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente, esposta ma non tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile), con 379 m di dislivello attrezzato. Il vero impegno della giornata è il sentiero di cresta successivo, che pur non essendo alpinistico ne conserva i caratteri.

    ⚠ Il sentiero di cresta dalla fine della ferrata al Monte Mars è esposto, stretto e privo di vie di fuga: richiede piede fermo ed esperienza, ed è da evitare assolutamente con tempo instabile o roccia bagnata. Le rocce della cresta diventano scivolose con l’umidità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2600 m): stagione estiva, con tempo stabile. Giornata lunga, circa 6h 45′ complessive per 787 m di dislivello e 11 km, agevolata in partenza dalla funivia di Oropa.

    ▲Discesa

    Dal Monte Mars si scende seguendo per intero il sentiero D23, che dalla cima riporta al Colle Chardon e quindi alla stazione a monte della funivia (1h 30′ dalla vetta, 6h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Spostandosi verso la Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate panoramiche, come la Ferrata Bethaz-Bovard e la Ferrata di Covarey.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi – Monte Mars
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata379 m
    • Dislivello itinerario787 m
    • Quota max2600 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Cengia Gabriella aggira la parete sud del Monte Giralba, collegando il Bivacco Battaglione Cadore (a est) con il Rifugio Carducci (a ovest) nelle Dolomiti di Sesto. Tecnicamente è di media difficoltà, ma la lunghezza, il forte dislivello e la difficoltà di un rientro rapido la rendono un itinerario impegnativo e molto fisico, da inserire in giri di più giorni e da abbinare ad altre ferrate.

    ▲Avvicinamento

    L’itinerario può essere percorso in entrambe le direzioni e il punto di partenza cambia di conseguenza. La relazione descrive il senso est→ovest. Partendo dal Rifugio Lunelli (raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, lungo Via Valgrande fino al suo termine — punto di partenza su Google Maps) si percorre per intero la Ferrata Roghel, con salita al Rifugio Berti, raggiungimento della Forcella delle Guglie e discesa fino al bivio tra i sentieri 109 e 110 (3h 45′ dal parcheggio). In alternativa, per il senso ovest→est si raggiunge il Rifugio Carducci dall’albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina, salendo al Rifugio Comici, alla Forcella Giralba e scendendo al Carducci (3h 30′), lo stesso avvicinamento della Ferrata Severino Casara. Da segnalare che il sentiero che sale da Giralba è stato a lungo interdetto per frana.

    ▲Il percorso

    Dal ghiaione (dove a sinistra si scende al Bivacco Battaglione Cadore) si procede a mezzacosta in salita verso la parete nord-est del Monte Giralba. Le prime funi risalgono un tratto verticale ma ben gradonato — l’unico salto verticale della prima parte; segue una sequenza di sali e scendi che porta a fianco di una cengia molto esposta, comunque larga a sufficienza. Si percorre la lunga cengia verso sud-sud-ovest alternando tratti attrezzati e tratti di sentiero non protetti ma comodi; dopo una rampa discendente attrezzata si comincia ad aggirare la parete sud per portarsi verso est. Si passa sotto un tetto roccioso esposto ma protetto e si sale più decisi verso un torrione, percorrendo un tratto di cengia aerea e adrenalinica, ottimamente attrezzata. Dove la cengia si interrompe, la fune sale in verticale verso destra su roccette e una rampa; con un traverso a sinistra e una diagonale si raggiunge una stretta cengia che aggira lo spigolo sud del Giralba presso una sella (2h dall’attacco, circa 6h dal parcheggio), affacciata sulla Val Giralba Alta, la Croda dei Toni e, in basso, il Rifugio Carducci. Dalla sella una cengia discendente in falsopiano porta a un tratto verticale protetto: si scendono balzi rocciosi alternati a brevi tratti orizzontali, ben gradonati, seguendo segni rossi e funi. Si raggiunge un intaglio nella roccia che immette in un ripido canalino, il punto più impegnativo dell’intera via: i primi metri sono ripidi e non protetti, mentre più in basso alcune corde alpinistiche sul versante sinistro aiutano a scendere in sicurezza (45′ dalla sella, 2h 45′ dall’attacco). Il sentiero scende poi su ghiaioni fino a incrociare il sentiero 103 che sale dalla Val Giralba; a destra in salita si raggiunge il Rifugio Carducci (45′ dal termine della ferrata, 3h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà tecnica media (Moderatamente Difficile), ma impegno fisico massimo: 200 m di dislivello di sola ferrata inseriti in una giornata da circa 1650 m di dislivello complessivo e 20 km. L’esposizione è quasi sempre ben protetta, salvo il canalino di discesa.

    ⚠ Il vero nodo della Cengia Gabriella è la logistica: difficilmente consente un rientro rapido all’auto. Va pianificata su due o più giorni, appoggiandosi ai rifugi e ai bivacchi della zona. Il canalino di discesa, ripido e in parte non protetto nei primi metri, richiede attenzione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2418 m) nelle Dolomiti di Sesto: stagione estiva, a innevamento esaurito. Indispensabili buon allenamento, autonomia e una pianificazione attenta dei rifugi d’appoggio.

    ▲Discesa

    Una volta al Rifugio Carducci il rientro va organizzato in base al punto di partenza. Un’opzione classica per tornare verso il Rifugio Lunelli è percorrere la Ferrata Strada degli Alpini con discesa al Passo della Sentinella e poi in Val Popera; sono possibili anche rientri diretti ai fondovalle (Val Fiscalina/Moso o Giralba), comunque lunghi.

    ▲Da abbinare

    Naturale l’abbinamento con la Ferrata Roghel (avvicinamento del senso est→ovest) e con la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni, oltre alla Ferrata Strada degli Alpini per chiudere giri di più giorni nelle Dolomiti di Sesto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1650 m
    • Quota max2418 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata Casimiro in Val di Rhemes

    Ferrata Casimiro in Val di Rhemes

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Casimiro in Val di Rhemes
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Casimiro si trova in Val di Rhemes, ai piedi del Granta Parey, e si raggiunge in pochi minuti dalla frazione di Chanavey presso Rhemes-Notre-Dame. Non è particolarmente difficile: è ben attrezzata e piacevole, con un’esposizione crescente e due ponti sospesi che aggiungono adrenalina.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Chanavey (Aosta): parcheggiata l’auto sul lato sinistro della strada, si risale l’unica via sul lato opposto seguendo le indicazioni per la ferrata (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero ben segnato che dal paese risale i prati e poi sale tra facili gradoni verso l’attacco, tenendo la montagna sulla destra (10′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è verticale, su gradini metallici, fino a un traverso a destra sotto un incombente tetto roccioso; si risale un breve diedro e si aggira uno spigolo in crescente esposizione, arrivando sotto una parete verticale abbondantemente staffata. Una rampa inclinata e alcuni facili balzi chiudono la prima sezione. Dopo un tratto di collegamento su sentiero attrezzato si sale una parete verticale con staffe fino a un tetto roccioso, aggirato con un traverso a sinistra, e un breve tratto strapiombante (le staffe aiutano molto); ci si sposta a sinistra e, dopo un’altra parete verticale, si raggiunge il primo ponte sospeso (a 4 corde, abbastanza stabile). Lo si attraversa e si sale a destra su sentiero attrezzato; ignorata una via di fuga a sinistra, si risale una bella parete verticale e un traverso a sinistra con staffe sotto un grosso tetto, poi un breve tratto strapiombante e una cengia a sinistra in lieve discesa fino al secondo ponte sospeso, simile al primo. Inizia quindi una serie di tratti di disarrampicata, mai difficili ma impegnativi (un paio di pareti verticali, una con spigolo, e un traverso); dopo l’ultimo tratto in diagonale e qualche facile sentiero attrezzato, la via termina (2h dall’attacco, 2h 10′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via che alterna tratti verticali, traversi esposti e due ponti sospesi (entrambi aggirabili); difficoltà contenute. Con il giusto supporto può essere percorsa anche da neofiti in buona forma. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ La parte finale comprende vari tratti di disarrampicata: pur non difficili, richiedono attenzione e una certa dimestichezza. I due ponti sospesi sono aggirabili per chi soffre il vuoto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota media (max 2.054 m): stagione estiva con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta del Gran Paradiso di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene per un agevole sentiero segnato che riporta a valle e quindi, lungo la strada asfaltata verso destra, a Chanavey (40′ dal termine della ferrata, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, ma spesso su itinerari lunghi, la Ferrata Bethaz-Bovard, la Ferrata al Mont Chetif, la lunga Ferrata al Gran Paradiso e la Ferrata al Monte Emilius. Itinerari più corti, verso Gressoney, la Ferrata José Angster e la Ferrata Gorbeillon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoGran Paradiso – Val di Rhemes
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata320 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max2054 m
    • Lunghezza4,3 Km
  • Ferrata delle Cascate di Novalesa

    Ferrata delle Cascate di Novalesa

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata delle Cascate di Novalesa
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Cascate di Novalesa, in Val Cenischia (valle laterale della Val di Susa), risale i risalti rocciosi a fianco delle suggestive cascate dei rii Claretto e Merdarello. È ricca di staffe e, pur senza difficoltà tecniche eccessive, l’esposizione e lo sviluppo richiedono un minimo di esperienza. Inaugurata nel 2024.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza presso il ponte sul Rio Merdarello vicino a Novalesa (raggiungibile da Susa): seguendo a destra le indicazioni per le cascate si arriva a uno spiazzo dove parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). L’avvicinamento è immediato: dal parcheggio, presso le bacheche informative, si segue la sterrata verso la cascata del Merdarello fino alla base della Cascata del Claretto, dove è evidente l’attacco (10-15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in sezioni con nome, segnalate da cartelli. Pilastro di Claretto: si sale sulla sinistra orografica della cascata del Claretto, tra rampe, balzi e pareti verticali con leggeri strapiombi, abbondantemente staffate ma a tratti esposte (esposizione accentuata dalla cascata adiacente), fino a rimontare lo slanciato Pilastro di Claretto. Il Bosco (collegamento): cenge e sentieri attrezzati, alcuni in discesa, con tratti di disarrampicata e fondo terroso scivoloso che richiedono attenzione; si attraversa sulla destra orografica del Rio Merdarello. Rampa di Merdarello: una prima parte verticale e impegnativa che risale un pilastro, poi un traverso ascendente e un bel diedro giallastro che porta a un’ampia cengia panoramica a sinistra. Gola di Claretto: l’ultima sezione si addentra nella forra del Rio Merdarello, molto suggestiva e meno esposta delle precedenti; si risale a bordo della cascata raggiungendo il “Ponte Basso” e poi il “Ponte Alto”, con cui si attraversa il rio e se ne risalgono le sponde, fino al termine presso un ponte di legno (circa 1h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Indicata come Moderatamente Difficile; le numerose staffe e cambre riducono molto la difficoltà, ma l’esposizione lungo diverse sezioni la rende poco adatta come prima esperienza. Attrezzatura abbondante e in ottimo stato. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ È fatto esplicito divieto di percorrere l’itinerario in discesa. Attenersi al percorso segnalato senza uscirne: in alcune parti attraversa proprietà private. Attenzione ai tratti di disarrampicata e al fondo scivoloso nel tratto “Il Bosco”.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa, ambiente di forra: percorribile gran parte della stagione; valutare la portata dei torrenti dopo forti piogge. Cartografia consigliata: carta della Val di Susa.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue l’evidente sentiero lungo il torrente fino alla sterrata; a sinistra si stacca una mulattiera segnalata per Novalesa che porta al centro del paese (circa 40′). Si prosegue verso la chiesa e in salita fino al parcheggio (circa 1h dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    In Val di Susa: la Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele, le ferrate degli orridi di Foresto e Chianocco, la Ferrata allo Chaberton e la Ferrata del Rouas. In altre valli torinesi la Ferrata Ciardelli, la Ferrata di Rocca Candelera e la Ferrata di Pra Catinat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val Cenischia
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Carlo Guzzella al Grappa

    Ferrata Carlo Guzzella al Grappa

    Vie Ferrate › Veneto › Treviso
    Ferrata Carlo Guzzella al Grappa
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Carlo Guzzella parte dalla Val San Liberale e risale i costoni delle pendici sud del Monte Grappa. È una via dalle due anime: facile e arrampicabile nella prima sezione, decisamente più impegnativa nella seconda, con un paio di passaggi atletici. L’avvicinamento è ripido e la bassa quota la rende estenuante d’estate.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val San Liberale, presso l’omonimo ristorante, raggiungibile da Crespano del Grappa (Treviso): lungo la SP26 da Romano d’Ezzelino, a Crespano si seguono le indicazioni a nord per la Val San Liberale fino all’ampio parcheggio del ristorante (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (600 m) si sale una stradina asfaltata fino a un bivio dove si tiene la sinistra per la Guzzella (a destra si va alla Ferrata Sass Brusai); si segue la forestale fino a un secondo bivio (680 m, 15′) dove si prende a destra il sentiero, ripido e faticoso, fino a incrociare il CAI 102 (1.000 m, 1h dal parcheggio). Seguendo verso nord le chiare indicazioni si sale ancora fino all’attacco (1.170 m, 1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Prima sezione (facile): si sale una parete appoggiata e molto appigliata, dove il cavo serve solo da autoassicurazione, fino a un tratto pianeggiante; una breve cengia e alcuni balzi chiudono la sezione. Seguono tratti di sentiero erboso alternati a balzi e roccette senza difficoltà particolari, due facili traversi diagonali a sinistra, un canalino gradonato e una bella parete verticale arrampicabile con appigli e staffe. Si esce in cresta e si raggiunge un balcone panoramico con una via di fuga a destra (verso la strada provinciale), che consente di scendere o di salire al Grappa evitando la seconda sezione. Seconda sezione (difficile): subito un impegnativo traverso su placca levigata verso sinistra che aggira uno spigolo strapiombante, atletico, da superare senza indugiare per non affaticare le braccia. Dopo un tratto di sentiero attrezzato si arriva al secondo passaggio duro: una parete di una ventina di metri con traverso diagonale a sinistra fino a una staffa, salita verticale e nuove staffe, poi parte superiore più arrampicabile. Si prosegue su tratti attrezzati verticali e una placca con buoni appigli; alcuni balzi e tratti attrezzati su fondo insidioso portano alla cima del Napon, dove terminano le attrezzature (1.550 m, 1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via nettamente divisa: prima parte molto arrampicabile e senza difficoltà tecniche, seconda parte con due passaggi impegnativi, di cui il primo traverso difficile anche fisicamente. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile (la seconda sezione, da sola, è da considerarsi difficile).

    ⚠ L’avvicinamento è ripido e faticoso e la bassa quota sconsiglia l’itinerario nei mesi più caldi. Una via di fuga al balcone panoramico permette di evitare la seconda sezione più impegnativa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (max 1.775 m, dislivello dell’itinerario circa 1.175 m): da preferire nelle mezze stagioni, evitando le giornate calde. Si raccomanda la visita al Sacrario del Monte Grappa lungo il giro.

    ▲Discesa

    La discesa più rapida intercetta, poco dopo le attrezzature, il sentiero che a destra riporta a San Liberale. Proseguendo invece verso la cima del Grappa si raggiunge la zona sacra con il grande Sacrario (30′ dal termine); il rientro avviene poi dal Rifugio Bassano sui segnavia 151 verso San Liberale, passando per Pian di Bala, fino al bivio dell’andata presso il parcheggio (circa 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Condivide la partenza con la Ferrata Sass Brusai (abbinabili percorrendone una in discesa). Vicine la breve Ferrata Santa Felicita e il lungo Sentiero degli Eroi. Nelle Piccole Dolomiti la Ferrata del Vajo Scuro, il Sentiero Pojesi, le Ferrate Viali ed Ezio Ferrari; in Val d’Astico la Ferrata delle Anguane e, verso le Dolomiti Feltrine, la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario1175 m
    • Quota max1775 m
    • Lunghezza12,5 Km
  • Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele

    Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Carlo Giorda risale il versante nord del Monte Pirchiriano fino ai piedi dell’Abbazia della Sacra di San Michele, in Val di Susa. È una via lunga ma mai difficile, varia e piacevole, in gran parte arrampicabile, impreziosita da due ponti sospesi — il primo lungo e adrenalinico.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Chiusa San Michele (Torino): lungo la SS25 del Moncenisio, tra Sant’Ambrogio di Torino e Ponterosso, prima di un laghetto da pesca si nota uno spiazzo con una bacheca di legno e, dietro, il monte con in cima la Sacra (punto di partenza su Google Maps). Attacco e sviluppo della via, oltre al lungo ponte, sono già visibili dal parcheggio. Ci si incammina sull’ampio sentiero, si attraversa un ponticello e si raggiunge l’attacco, segnalato da un cartello bianco con le indicazioni di sicurezza; poche facili roccette portano al cavo (5′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione risale in diagonale una rampa e facili roccette arrampicabili, con appigli abbondanti ma una fastidiosa patina scivolosa che accompagna tutta la salita. Dopo un tratto di collegamento si riprende su facili traversi e passaggi arrampicabili, uno spigolo, un camino attrezzato e un traverso a destra panoramico sulla Val di Susa; segue l’unica placca verticale della via, adrenalinica ma non difficile, e una serie di placchette e balzi su roccia più liscia che richiede concentrazione. Alla fine del primo tratto c’è una via di fuga a sinistra; proseguendo a destra, un sentiero attrezzato con saliscendi a tratti esposto conduce al lungo ponte sospeso (circa 80 metri, con ampi pioli, più ballerino nella prima metà; aggirabile con un cavo a guaina gialla). Oltre il ponte si risale una parete verticale con staffe, si aggira uno spigolo e, per una breve cengia e un tratto di collegamento, si attacca la parete nord-ovest del Pirchiriano: un susseguirsi di rampe, paretine, facili diedri, camini e canalini quasi sempre arrampicabili, il tratto più vario e appagante (circa 1h). Si incontra una seconda via di fuga (in pessimo stato), poi una nuova serie di passaggi di media difficoltà e un secondo ponte sospeso (su quattro corde, circa 15 metri) seguito da un traverso obliquo; gli ultimi balzi portano ai piedi delle mura della Sacra di San Michele (circa 3h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via lunga, varia e nella quasi totalità arrampicabile; i due ponti sospesi (aggiunti nel 2016 il primo) aggiungono esposizione e adrenalina. Dedicata a Carlo Giorda, alpinista e istruttore CAI piemontese. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ È vietato percorrere la via in discesa. La roccia è in più punti lisciata dai passaggi e con patina scivolosa: serve un minimo di tecnica. Attenzione al caldo estivo (bassa quota); lungo il rientro sono presenti due fontane.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (max 962 m): percorribile gran parte dell’anno, da evitare nelle ore più calde d’estate. Cartografia consigliata: carta della Val di Susa.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia a destra che aggira la parete ovest della Sacra (tratti attrezzati con tubolari verdi); dopo circa 5′ si segue il cartello “uscita della ferrata” e in 10′ si esce sulla strada asfaltata per la Sacra. Dritto davanti scende una mulattiera nel bosco fino alla borgata di San Pietro; tenendo la sinistra si esce dalla borgata e si riprende la mulattiera che a tornanti scende a Sant’Ambrogio. Lungo la via principale si tiene la sinistra costeggiando le pareti del Pirchiriano fino a ritrovare, dopo un canale, la parete d’attacco e il parcheggio (circa 1h 20′ dal termine, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Vicine la Ferrata della Ruceia e la Ferrata di Caprie. Risalendo la Val di Susa, le ferrate negli orridi: Orrido di Foresto e Orrido di Chianocco; più lontane la Ferrata di Rocca Clarì, la Ferrata della Batteria Bassa e la lunga Ferrata allo Chaberton verso Claviere; a Bardonecchia la Ferrata del Rouas. Nel 2024 ha aperto la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val di Susa
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata574 m
    • Dislivello itinerario606 m
    • Quota max962 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata Carlo Campalani al Carega

    Ferrata Carlo Campalani al Carega

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata Carlo Campalani al Carega
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Carlo Campalani risale il versante est del Carega, nelle Piccole Dolomiti. Pur breve, presenta singoli passaggi difficili ed è generalmente esposta, con una bella varietà di terreni: diedri, traversi e un caratteristico camino. È la più antica ferrata delle Piccole Dolomiti, inaugurata nel 1958.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Revolto (1.355 m), in fondo alla Val d’Illasi: da sud si esce dall’A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno e si prosegue verso Giazza, poi per circa 7 km lungo la strada fino al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal Revolto si raggiunge il Rifugio al Passo Pertica (1.530 m), per forestale o per sentiero nel bosco (20-30′). Dal passo si segue l’ampia forestale (sentiero 109) verso il Rifugio Scalorbi; a un bivio segnalato, prima dello Scalorbi, si tiene la sinistra sul sentiero 19, che sale a pendenza costante verso il Carega. A un nuovo bivio segnalato si tiene ancora la sinistra (indicazioni per la Ferrata Campalani) e, in salita più marcata tra i mughi, si raggiunge l’attacco sotto una parete giallastra (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’inizio è la sezione più impegnativa. Il passaggio chiave dei primi metri è stato facilitato nel 2019 con alcune cambre: ora si vincono i primi 5-6 metri con il cavo a sinistra di un diedro, che si risale fino a un terrazzino. Si aggira un esposto spigolo a destra cercando piccoli appigli per i piedi e si risale una fessura (dove la fune ha sostituito la vecchia catena), uscendo a sinistra attorno a una costola rocciosa; un tratto esposto e povero di appigli porta a un terrazzino per riprendere fiato. Si prosegue con un traverso orizzontale a destra che aggira uno spigolo e immette su una stretta cengia esposta; il cavo sale in diagonale (attenzione al fondo friabile). Dopo un breve traverso a destra, presso uno spigolo, la catena conduce a un esposto traverso diagonale che porta in un grande e ombroso camino: la catena sale verticale e poi si addentra nel camino, dove conviene cercare appigli su entrambi i lati tenendo via via il lato sinistro per evitare una sporgenza e uscire da un passaggio angusto. Seguono roccette in diagonale a destra, una breve fessura tra parete e sperone, e una nuova fessura impegnativa ed esposta che immette su un traverso orizzontale dove è posto il libro di vetta. Si risalgono altri balzi su roccia frastagliata (non sempre solida) e, dopo un breve passaggio aereo in discesa, si arriva sotto l’ultima parete a diedro: meno dura della prima sezione ma impegnativa nei primi metri, poi più appoggiata e appigliata. La catena piega a destra tra i mughi: si salgono gli ultimi balzi a sinistra e, dopo un breve traverso, si esce sull’ampio crinale (45′ dall’attacco, 2h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via che alterna tratti di media difficoltà ad almeno due passaggi più impegnativi (il traverso e il camino), mai però proibitivi. Roccia spesso ricca di appigli ma a tratti friabile; in larghi tratti attrezzata con catena. Ristrutturata nel 2018 e con attacco facilitato nel 2019. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Attenzione alla tipica nebbia che avvolge le Piccole Dolomiti nelle ore pomeridiane, soprattutto d’estate: può creare problemi sull’aerea cresta finale verso il Fraccaroli. Roccia friabile in alcuni punti: cautela negli appoggi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta montagna (quota max 2.259 m): stagione estiva con tempo stabile, possibilmente al mattino per evitare la nebbia pomeridiana. Cartografia consigliata: carta del Pasubio e Vallagarina oppure dei Monti Lessini di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si percorre la cresta aerea (non difficile) che in circa 20′ porta al Rifugio Fraccaroli (2.230 m) e in breve alla cima del Carega (2.259 m, 30′ dal termine della ferrata). Per il rientro tre opzioni: scendere al Rifugio Scalorbi (sentieri 157 e 192) e a ritroso all’auto (circa 5h 15′ totali); scendere direttamente sul sentiero 108 al Passo Pertica e all’auto (circa 4h 45′ totali); oppure dal 108 imboccare il Sentiero Attrezzato Pojesi fino al Passo Pertica (6h 45′ totali), prestando molta attenzione a non smuovere sassi sugli escursionisti sottostanti.

    ▲Da abbinare

    Nelle Piccole Dolomiti si abbinano più itinerari: in discesa il Sentiero Attrezzato Pojesi; dal Passo Pertica la breve e atletica Ferrata Biasin; verso il Monte Obante la Ferrata del Vajo Scuro; verso il Gramolon la Ferrata Viali. Verso il Pasubio la Ferrata del Vajo Stretto, il Sentiero Falcipieri e il Sentiero Baglioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata309 m
    • Dislivello itinerario937 m
    • Quota max2259 m
    • Lunghezza14 Km
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