Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Alta Via dei Rondoi

    Alta Via dei Rondoi

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Pordenone
    Alta Via dei Rondoi

    L’Alta Via dei Rondoi e’ un bell’anello sul massiccio del Monte Cavallo, nelle Prealpi Friulane, in provincia di Pordenone: un itinerario di crinale che nella versione completa tocca cinque cime (Monte Tremol, Monte Colombera, Cimon della Palantina, Cimon del Cavallo e Cimon dei Furlani), alternando tratti attrezzati, roccette e passaggi di I grado in libera. Tecnicamente e’ Moderatamente Difficile: la parte propriamente attrezzata e’ breve, ma l’ambiente di crinale e i passaggi esposti richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte del primo troncone della funivia che sale da Piancavallo (Pordenone): si raggiunge Tremol, a 1 km da Piancavallo con abbondante segnaletica, e si parcheggia dopo il Palasport (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione, presso la Baita Arneri, ci si porta dietro la funivia ignorando i segni del Sentiero Gerometta e di Casera Palatina e si seguono i chiari cartelli del CAI 918 per l’Alta Via dei Rondoi. Si sale passando sotto il secondo troncone della funivia, restando sempre sul 918 e ignorando i sentieri laterali; dopo un primo facile tratto attrezzato si arriva a un ripetitore e, lungo il crinale, al Monte Tremol (2007 m, 1h15′ dall’arrivo della funivia).

    ▲Il percorso

    Dal Monte Tremol si scende alla Forcella del Tremol (1974 m), ben visibile sul crinale, e si risale verso il Monte Colombera; in salita una traccia a destra permette di bypassare sia la vetta sia la parte attrezzata della discesa successiva, ma qui si prosegue fino al Monte Colombera (2066 m, 40′ dal Monte Tremol), da cui inizia il tratto attrezzato. Si scende verso la Forcella Colombera lungo un affilato crinale a tratti attrezzato: su tracce d’erba e calcare si incontrano un paio di salti pronunciati di una quindicina di metri da disarrampicare aiutati dal cavo, intervallati da traversi attrezzati; seguendo i bolli rossi si raggiunge la Forcella Colombera (1974 m, circa 30′ dal Monte Colombera, circa 2h30′ totali), dove da destra rientra il sentiero che bypassava la ferrata. Si prosegue verso il Cimon della Palantina su crinale non difficile fino a un bivio, dove si ignora il sentiero che scende ripido a sinistra verso Casera Palantina: da qui si puo’ salire alla vetta del Cimon della Palantina (2190 m, andata e ritorno circa 30′) oppure proseguire direttamente. Tenendo la destra lungo l’Alta Via 7 si raggiunge in una decina di minuti la Forcella Palantina, da cui si sale al Cimon del Cavallo lungo un crinale a tratti attrezzato con passaggi di I grado sprotetti, che richiedono attenzione ma non sono difficili: in circa 30 minuti si tocca la cima piu’ alta dell’escursione, il Cimon del Cavallo (2251 m, circa 4h totali). Si scende a ritroso pochi minuti fino a una traccia che, a sinistra, scende in un canalone attrezzato tra sassi ed erba fino a una cengia in parte attrezzata, circa 100 metri sotto la vetta, che aggira il Cimon del Cavallo e porta alla Forcella dei Furlani (2135 m); l’ultima cima si raggiunge su sentiero senza problemi, il Cimon dei Furlani (2183 m, 5h totali), dove termina la parte in salita.

    ▲Carattere e difficolta’

    E’ un itinerario logico e panoramico, che con un solo anello collega cinque cime in una zona molto bella delle Prealpi Friulane. La parte attrezzata e’ breve e di difficolta’ contenuta; gli aspetti a cui prestare attenzione sono il fondo, in buona parte erboso, che se umido diventa insidioso, e alcuni passaggi esposti sul versante nord. La segnaletica e’ buona lungo tutto il percorso in quota.

    ⚠ Con fondo umido l’erba puo’ rendere scivolosi crinali e traversi: meglio percorrerlo con tempo asciutto. Alcuni passaggi esposti a nord possono presentare nevai a inizio stagione. Se si intende usare la seggiovia, verificare gli orari di apertura, soprattutto in bassa stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dalla tarda primavera all’autunno, evitando i periodi con neve residua sui passaggi a nord. Set da ferrata (imbracatura, kit, casco) per i tratti attrezzati, calzature con buona aderenza per i tratti erbosi, acqua e cibo per una giornata di circa 6h30′. Verificare meteo e orari degli impianti prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Cimon dei Furlani si scende sull’ampio crinale fino a una forcella, si risale un tratto un po’ piu’ esposto e si prosegue in costante discesa fino a un importante crocevia di sentieri (1h dal Cimon dei Furlani). Qui si tiene la sinistra per scendere verso Piancavallo, ignorando i segnavia che riportano all’arrivo della funivia (chi preferisce scendere con la funivia prosegue invece dritto). Si entra quindi nel bosco e si scende fino alla base degli impianti di risalita (2h dal Cimon dei Furlani, 6h30′ totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Pordenone l’altra via attrezzata della zona e’ la Ferrata Tramuntin, che sale al Monte Rest sopra Tramonti di Sopra. Nel vicino bellunese, in Alpago, si trova la lunga escursione che comprende la Ferrata Costacurta; nei pressi di Soverzene ci sono la Ferrata Parete dei Falchi, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale6:30 h
    • Dislivello ferrata88 m
    • Dislivello itinerario953 m
    • Altitudine massima2251 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata Castiglioni

    Ferrata Castiglioni

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Castiglioni

    La Ferrata Castiglioni e’ un’esposta via d’alta quota che collega i Rifugi XII Apostoli e Agostini, nelle Dolomiti di Brenta meridionali. Risale una imponente bastionata con un uso abbondante di scale, per cui le difficolta’ tecniche restano contenute (Moderatamente Difficile); a rendere serio l’itinerario sono l’esposizione, la lunghezza e i nevai che si possono incontrare anche in stagione inoltrata. Per dislivello e durata si presta bene a un’escursione di piu’ giorni, con sosta in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Pinzolo sale al Doss del Sabion: arrivando a Pinzolo dalla SS239 da Trento, gli impianti sono sulla destra e un ampio parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte si segue lo stesso avvicinamento del Sentiero Attrezzato della Scala Santa, che conduce al Rifugio XII Apostoli (2489 m, 3h dalla stazione a monte della funivia). Dal XII Apostoli ci sono due modi di affrontare la Castiglioni: percorrerla in discesa verso il Rifugio Agostini (lungo la parete sud della Cima d’Agola, dalla Bocchetta dei Due Denti, 2859 m, fino al bivio per la Ferrata Brentari, 2500 m, da cui si scende 100 m al Rifugio Agostini tenendo la destra al bivio); oppure, piu’ facilmente, percorrerla in salita partendo dal Rifugio Agostini (2410 m) e raggiungendo il XII Apostoli. In quest’ultimo caso, dal XII Apostoli si prende il Sentiero Attrezzato dell’Ideale in direzione del Rifugio Agostini (2h30′ dal XII Apostoli, circa 6h totali); volendo, senza scendere all’Agostini, si tiene a destra il CAI 321 che porta direttamente alla ferrata (circa 5h30′ totali). La descrizione che segue presenta la via in salita.

    ▲Il percorso

    Imboccato il CAI 321 nei pressi del Rifugio Agostini, si sale seguendo i segni bianco-rossi e gli ometti sotto le imponenti pareti della Cima d’Agola, fino alla targhetta metallica che segna l’inizio della ferrata (30′ dal Rifugio Agostini). Si parte risalendo una cengia facile che si stacca a destra della targa; poco dopo due sezioni di gradini in acciaio continui superano un paio di risalti (un tempo attrezzati con scale). Si percorre quindi una cengia abbastanza comoda e ancora una sezione con tre scale, poi una cengia piu’ stretta porta a un terrazzino comodo per gli incroci. Terminata la cengia si sale una nuova scala; spostandosi leggermente a destra si affrontano due scale, la prima con un tratto di un paio di metri molto verticale e la seconda piu’ appoggiata. Il canalone si restringe avvicinandosi alla Bocca dei Due Denti: si risalgono le ultime due scale e si sbuca alla Bocca dei Due Denti (2859 m, 1h15′ dall’attacco), con una stupenda vista sulla Presanella. Da qui si scende lungo il vallone attraversando alcuni tratti di nevaio e facili tratti attrezzati di roccette, con un paio di brevi passaggi di discesa in libera (I grado) che non danno problemi a fondo asciutto, fino a raggiungere il Rifugio XII Apostoli (2h30′ dal Rifugio Agostini, 7h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via e’ esposta ma tecnicamente abbordabile grazie alle numerose scale, al punto da risultare a tratti ripetitiva; l’ambiente e il panorama dalla Bocca dei Due Denti ripagano ampiamente. L’aspetto piu’ delicato e’ l’innevamento in quota: e’ prudente informarsi presso i rifugi e portare l’attrezzatura da ghiacciaio, soprattutto se si percorre la variante che passa dal Sentiero Attrezzato dell’Ideale, dove si attraversano nevai perenni.

    ⚠ Possibili nevai anche in stagione inoltrata, in particolare lungo il Sentiero Attrezzato dell’Ideale: sentire i rifugi e valutare ramponi e piccozza. I brevi tratti di discesa in libera (I grado) vanno affrontati a fondo asciutto. Tenere conto degli orari degli impianti di risalita per il rientro a Pinzolo: per un itinerario cosi’ lungo conviene pernottare in rifugio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuale attrezzatura da ghiacciaio, acqua e cibo per una lunga giornata. Verificare meteo e condizioni della neve presso i rifugi e organizzare l’uscita tenendo conto degli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio XII Apostoli si rientra a Pinzolo lungo il Sentiero Attrezzato della Scala Santa percorso in avvicinamento (2h, circa 9h totali). Vista la lunghezza complessiva e gli orari degli impianti, e’ spesso conveniente dormire in uno dei rifugi della zona.

    ▲Da abbinare

    La Castiglioni si combina naturalmente con il facile Sentiero Attrezzato della Scala Santa e con il Sentiero Attrezzato dell’Ideale. Per un’uscita di piu’ giorni, dal Rifugio Agostini si puo’ puntare al Rifugio Pedrotti tramite la Ferrata Brentari o il piu’ facile Sentiero Attrezzato Apolloni; dal Pedrotti partono le Bocchette Alte, le Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Spostandosi a nord si trovano il Sentiero Attrezzato SOSAT, la Ferrata Oliva Detassis, la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata2:30 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Altitudine massima2859 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata delle Bocchette Centrali

    Ferrata delle Bocchette Centrali

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Centrali

    La Ferrata delle Bocchette Centrali e’ una delle vie attrezzate piu’ famose d’Italia e probabilmente del mondo: un viaggio aereo e spettacolare nel cuore delle Dolomiti di Brenta. Tecnicamente non e’ estrema (Moderatamente Difficile), ma si svolge in alta montagna, e’ molto lunga e attraversa nevai che possono essere ghiacciati: va affrontata con preparazione e con i materiali giusti. La sua bellezza sta nelle lunghe cenge scavate nella roccia e nei panorami sui campanili del Brenta.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due basi di partenza. Opzione 1 (Madonna di Campiglio): si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio (punto di partenza su Google Maps). Dal Vallesinella si sale sul CAI 317 nel bosco fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei due varianti per il Rifugio Brentei: il CAI 318, che sale deciso fino a un bivio (2048 m) dove a sinistra si andrebbe al Rifugio Tucket mentre si tiene la destra raggiungendo con alcuni saliscendi il Rifugio Brentei (1h30′ dal Casinei, 2h15′ dal parcheggio); oppure il piu’ basso Sentiero Attrezzato Violi (CAI 391), che porta sotto il Brentei con un tratto finale ripido (2h15′ dal Casinei, 3h dal parcheggio). Dal Brentei (2182 m) si segue il CAI 318 fino a un bivio poco prima di Bocche di Brenta, dove si tiene la sinistra raggiungendo l’inizio della ferrata (1h dal Brentei, circa 3h15′ dal parcheggio, 4h se si e’ saliti per il Violi). Opzione 2 (Molveno): dalla Baita Ciclamino, raggiungibile da Molveno salendo via Dolomiti, si segue il CAI 319 lungo una sterrata fino al Rifugio Croz dell’Altissimo (1430 m, 40′); poco oltre, a un bivio, si lascia la sterrata e si tiene la sinistra sul CAI 340 che sale nel bosco verso il Rifugio Selvata (1630 m). Dal Selvata il CAI 319 porta al Rifugio Tosa (2439 m) e poi al Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h30′ dal Selvata, 4h30′ dal parcheggio); dal Pedrotti si sale ancora verso Bocche di Brenta (2552 m, 30′), dove inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    La via si apre con una scala metallica di una decina di metri, seguita subito da una seconda e una terza dello stesso sviluppo. Si imbocca poi una cengia con buono spazio per i piedi verso sinistra, facendo attenzione alle sporgenze della roccia; aggirato uno spigolo si risalgono alcune roccette, ormai immersi nei panorami sul Campanile Alto e sulla Cima degli Sfulmini. Inizia quindi una lunga cengia scavata nella roccia che aggira la base occidentale della Cima di Brenta Alta. Si affronta poi una parete piu’ verticale attrezzata prima con staffe e poi con una scala metallica: in questo punto puo’ esserci neve in un canalino anche a stagione inoltrata, e l’attraversamento richiede molta attenzione (per gli escursionisti meno sicuri puo’ essere utile uno spezzone di corda per assicurarsi). Superato il tratto ci si avvicina al raccordo tra la Cima di Brenta Alta e il Campanil Basso: questo primo settore, dedicato a Otto Gottstein e Arturo Castelli, termina alla Bocchetta del Campanil Basso (2620 m, 45′ dall’attacco). Si prosegue lungo il tratto dedicato a Carla Benini e Figari, salendo roccette e percorrendo alcune cenge, tra cui il celebre “ferro di cavallo”, dove la cengia disegna un’insenatura nella montagna con forte esposizione. Si scende poi per roccette e una scala fino a un’ampia cengia in direzione della Bocca degli Armi; dopo un tratto di cresta una serie di lunghe scale metalliche lascia sul nevaio. La condizione del nevaio cambia di anno in anno, ma essendo esposto a nord lo si trova spesso ghiacciato: ramponi e piccozza sono vivamente consigliati per percorrerlo in sicurezza. Si scende lungo il nevaio verso il versante destro del vallone fino a raggiungere il Rifugio Alimonta (2580 m, 2h45′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta’

    I passaggi attrezzati in se’ non sono difficili: la via e’ fatta di scale, cenge esposte e brevi tratti verticali ben attrezzati. La vera difficolta’ e’ l’ambiente di alta montagna, la grande lunghezza dell’itinerario e i nevai da attraversare. E’ un percorso adatto a chi ha gia’ esperienza di vie ferrate e di ambiente glaciale, da pianificare con cura, eventualmente con un pernottamento in rifugio per abbinarlo alle Bocchette Alte.

    ⚠ Nevai e vedrette perenni lungo il percorso (in particolare la vedretta presso Bocca d’Armi): non sono passaggi tecnici, ma con neve ghiacciata diventano pericolosi, quindi portare ramponi e piccozza. Possibili tratti di roccia bagnata anche fuori dalle attrezzature: nei tratti esposti e non protetti servono piede fermo e massima prudenza. Itinerario molto lungo: partire presto e valutare il pernottamento in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    La stagione utile e’ l’estate inoltrata, quando i nevai si sono ridotti, fino all’inizio dell’autunno. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza per i nevai, abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata molto lunga. Controllare sempre meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata in zona Bocca d’Armi, il rientro dipende dall’avvicinamento scelto. Se si e’ saliti da Madonna di Campiglio: dal Rifugio Alimonta si scende lungo il CAI 323 al Rifugio Brentei e quindi a ritroso per il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Casinei e infine, nel bosco, al Rifugio Vallesinella (3h45′ dal termine della ferrata, circa 9h45′ totali). Se si e’ saliti da Molveno: da Bocca d’Armi si scende con la recente Ferrata Spellini fino al sentiero CAI 303, dove al bivio con il Sentiero Attrezzato Orsi si tiene la destra (1h30′ da Bocca d’Armi); dal CAI 303 si scende al Rifugio Tosa e poi a ritroso per il Rifugio Selvata fino alla Baita Ciclamino (3h45′ dal termine della ferrata, circa 11h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento piu’ appagante, con pernottamento in rifugio, e’ con la Ferrata delle Bocchette Alte. Da Bocca d’Armi, invece di scendere all’Alimonta, si puo’ proseguire sul CAI 305 fino a Bocca Bassa Massodi (2790 m) e scendere la Ferrata Detassis (CAI 396), eventualmente concatenando il Sentiero Attrezzato SOSAT verso il Rifugio Tucket. Nel gruppo meritano anche la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni a sud, mentre a nord si trovano la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale9:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Altitudine massima2770 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    La Ferrata degli Alleghesi e’ uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e’ valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo’ spezzare l’itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l’auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c’e’ un ampio piazzale da cui parte l’escursione (punto di partenza su Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30′ dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l’attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia’ attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu’ esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all’attacco vero e proprio (1h30′ dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch’esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi’ la prima lunga sezione e l’ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall’imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu’ in basso. Questo settore e’ relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L’ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu’ per la stanchezza accumulata che per la difficolta’: da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo’ richiedere un po’ di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu’ in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30′ dall’attacco, circa 6h30′ totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La difficolta’ tecnica e’ moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu’ frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e’ pero’ la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche’ la parte piu’ delicata – la discesa – arriva quando si e’ gia’ stanchi. L’itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l’alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.

    ⚠ Itinerario molto lungo e d’alta quota: partire presto, valutare la seggiovia per risparmiare dislivello e considerare di spezzarlo in due giorni. Attenzione alle placche levigate e ai tratti che restano umidi sotto il nevaio, alla caduta sassi sull’ampio crinale e a eventuali residui di neve. Il rientro per la via normale e’ impegnativo e richiede massima concentrazione fino alla fine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e’ quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e’ generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.

    ▲Discesa

    Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta’ (circa 20′ dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l’impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch’essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e’ tutt’altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta’ principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu’ impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l’acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta’ e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30′ totali senza considerare le pause).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche’ piu’ breve pur essendo piu’ difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata3:30 h
    • Itinerario totale10:30 h
    • Dislivello ferrata870 m
    • Dislivello itinerario1790 m
    • Altitudine massima3220 m
    • Lunghezza18,5 Km
    • Anno apertura1966
  • Ferrata Bethaz Bovard

    Ferrata Bethaz Bovard

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Bethaz Bovard
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: secondo la fonte la via risulta attualmente CHIUSA. Verificate l’effettiva agibilita, eventuali interdizioni e lo stato delle attrezzature prima di programmare l’uscita.

    La Ferrata Bethaz Bovard e un bell’itinerario lungo e impegnativo a Valgrisenche, articolato in quattro sezioni (con via di fuga al termine di ciascuna), l’ultima delle quali su un’aerea cresta fino alla Becca dell’Aouille (2603 m). Non presenta singoli passaggi di elevata difficolta, ma e esposto, faticoso e lungo: da non sottovalutare, anche per la quota.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Valgrisenche, raggiungibile lungo la SR25, parcheggiando in paese. Si attraversa il centro abitato verso l’evidente diga, si supera la chiesa salendo lungo la strada in direzione di un magazzino (originariamente un edificio militare): sul suo lato sinistro si vedono i primi gradini rocciosi con le attrezzature metalliche e la bacheca di inizio ferrata (10 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La via si compone di 4 tratti, ciascuno con una via di fuga al termine. Primo tratto: attacco facile su bella roccia e molte staffe, con gradini metallici nel bosco, una parete verticale, un breve traverso a destra e una salita a sinistra che aggira a sinistra una sporgenza marcata; dopo un tratto verticale e un sentiero di collegamento si sale un traverso su staffe e una parete verticale fino a un tratto pianeggiante accanto a una rete paramassi, prima di una parete verticale con 3 metri strapiombanti che tendono a spingere in fuori al cambio del moschettone; le attrezzature si interrompono, si prosegue su sentiero, facili rocce coricate, un traverso a sinistra e una parete appoggiata fino a uno strapiombo piu marcato che chiude il primo tratto. Secondo tratto: dopo una facile parete inclinata, una lunga placca verticale con una lunghissima serie di infissi per i piedi, poi un alternarsi di roccette, pareti inclinate e piccole balze senza difficolta considerevoli; un sentiero tra le mirtillaie precede una parete leggermente strapiombante, un traverso a sinistra e una parete di circa 7 metri che chiude il tratto. Terzo tratto: una parete non ripida a sinistra porta sotto un’imponente ed esposta parete verticale, risalita su staffe per parecchie decine di metri, seguita da roccette e da un’altra parete verticale piu breve, poi un traverso a destra in orizzontale e in leggera discesa. Quarto tratto: verso l’ultima parete verticale, con una parete appoggiata e poi un diedro verticale, fino a un sentiero attrezzato di cresta decisamente aereo ed esposto ma non difficile, tra fili di cresta, sassi da scavalcare, anfratti, diedri e camini con magnifico panorama; in cima all’ultima parete termina la via (4 ore dall’attacco, 4 ore e 15 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Itinerario senza esagerate difficolta tecniche ma esposto, faticoso e lungo, sviluppato ad alta quota. Lungo la via si incontrano 3 vie di fuga: a circa 1930 m verso il sentiero 17 che scende a Valgrisenche, a circa 2200 m sempre verso il 17 e a 2350 m verso il sentiero 18 e La Bethaz.

    ⚠ Attenzione ai tratti di collegamento e al rientro, dove la segnaletica e scarsa o assente. Sulla cresta le attrezzature a un certo punto si interrompono: proseguire a vista in direzione del ricevitore, dove riprendono. A inizio stagione sono frequenti lunghi tratti innevati. In discesa dalla Becca dell’Aouille seguire le frecce gialle lungo la parte alta del vallone fino al sentiero 18: scendere subito nel vallone, senza seguirle, porta a salti di roccia che rendono impossibile la discesa.
    ▲Discesa

    Ci sono due opzioni. La piu agevole prosegue in leggera salita sul sentiero 18 fino al Rifugio degli Angeli (2916 m), poi dietro al rifugio sale al colle e scende (sentiero 16) fino all’Arp Vieille, quindi per la mulattiera militare (sentiero 17) rientra in paese (2 ore e 30 dal termine, circa 7 ore totali). In alternativa si attraversa una pietraia scivolosa e, orientandosi in assenza di segni, si intercetta il sentiero 18 a destra fino al villaggio di La Bethaz (circa 2 ore), da cui il sentiero 22, parallelo alla strada, riporta in poco piu di 2 km al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    A poco meno di un’ora d’auto, nella valle parallela a sud-est, c’e la Ferrata Casimiro. Nella parte occidentale della Valle d’Aosta segnaliamo anche la Ferrata Marguerettaz, il Sentiero Attrezzato al Rifugio Dalmazzi, la Ferrata al Gran Paradiso e la Ferrata al Bivacco Borelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoAlpi Graie
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata800 m
    • Dislivello itinerario903 m
    • Quota max2603
    • Lunghezza13 Km
  • Ferrata Bertona

    Ferrata Bertona

    Vie Ferrate › Abruzzo › Pescara
    Ferrata Bertona
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Bertona e la prima via ferrata costruita sul versante pescarese del massiccio del Gran Sasso (inaugurata nel settembre 2025), sopra Montebello di Bertona. E piuttosto breve e di stampo moderno, con abbondanti staffe che annullano le difficolta tecniche; alcuni tratti sono esposti ma mai difficili, e avvicinamento e rientro sono agevoli.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e lungo la strada che da Montebello di Bertona sale verso Villa Celiera, prima asfaltata e poi sterrata nel bosco: dopo circa 5 km si incontrano una tabella informativa e i cartelli per la ferrata. Dai cartelli si sale un sentiero a destra che in 5 minuti nel bosco porta all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La via e di stampo moderno, ricca di staffe e sostegni metallici fin dai primi metri. Subito dopo l’attacco un passaggio (sempre con abbondanti staffe) richiede maggiore tecnica e forza di braccia; superati i primi metri si segue a destra un traverso e si oltrepassa un piccolo ponte di circa 3 metri a due cavi. Si raggiunge una cengia da cui ammirare il bel panorama, poi si prosegue su una parete verticale fino al “dente”, la parte piu esposta della via; si scende di alcuni metri e si sale l’ultimo tratto fino al termine delle attrezzature (circa 1 ora dall’attacco, 1 ora e 10 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Via moderna e divertente, con difficolta tecniche contenute grazie alle staffe e qualche tratto esposto ma sempre gestibile: una buona scelta anche per chi ha poca esperienza ma vuole un po’ di esposizione.

    ▲Discesa

    Si seguono il sentiero e i cartelli presenti che, con un itinerario ad anello, riportano al parcheggio (circa 15 minuti dal termine, circa 1 ora e 30 in totale).

    ▲Da abbinare

    La zona del Gran Sasso e ricchissima di vie ferrate: al Corno Piccolo il Sentiero Attrezzato Ventricini e la Ferrata Danesi; sul Corno Grande la Ferrata Brizio, la Ferrata Ricci e la Ferrata al Bivacco Bafile, oltre alla Ferrata dei Ginepri che collega i due corni; sul versante aquilano il lungo Sentiero del Centenario con la Ferrata Famigliari; a nord la Ferrata dei Piceni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoAppenino Abruzzese
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max1.200 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Bergkristall

    Ferrata Bergkristall

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Bergkristall
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Bergkristall e un itinerario breve e moderno (inaugurato nel 2024) che sale una parete vicino all’omonimo campeggio in alta Val Passiria, presso Plan. E composta da due brevi varianti che si riuniscono circa a meta parete, entrambe di difficolta contenuta.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e nei pressi del campeggio Bergkristall, in alta Val Passiria: da Vipiteno si risale la valle verso Moso e si seguono le indicazioni per Plan, raggiungendo il campeggio in circa 15 minuti. La ferrata attacca sul versante opposto del torrente. L’avvicinamento e brevissimo: un sentierino porta alla parete gia visibile e, attraversato il ponte, si incontra il primo itinerario a destra e, pochi metri piu in alto a sinistra, il secondo (circa 5 minuti dall’auto). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si puo scegliere tra due varianti. L’itinerario Moderatamente Difficile (il primo che si incontra) presenta un tratto verticale, un traverso a destra e una seconda parete a destra; si risalgono un paio di balzi rocciosi e si sale verso sinistra, incontrando in pochi minuti il secondo itinerario che arriva, in leggera discesa, da sinistra. L’itinerario Facile (il secondo) ha solo un paio di passi moderatamente difficili: inizia con una rampa a destra, seguita da una parete verticale e da un traverso a destra, poi una sezione in discesa dove si intercetta il primo itinerario in arrivo da destra. Da qui il percorso comune: si sale una placca verticale di una ventina di metri, segue un lungo traverso a sinistra sotto le incombenti pareti nero-giallastre e infine un tratto attrezzato in discesa che chiude la ferrata.

    ▲Carattere e difficolta

    Via breve con attrezzature in ottimo stato, ideale per chi vuole iniziare o per una mezza giornata leggera, con la possibilita di scegliere il grado in base alla variante.

    ▲Discesa

    Dall’uscita si segue il sentiero 14B e poi la sterrata verso destra che riporta al parcheggio (circa 40 minuti).

    ▲Da abbinare

    Nella parte settentrionale dell’Alto Adige si trovano la Ferrata delle Cascate di Stuller, la Ferrata Ibex, la Ferrata Lampskorf e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud, le varie vie ferrate della Val Venosta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoAlpi Breonie
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario70 m
    • Quota max1.600 m
    • Lunghezza0,8 Km
  • Ferrata Bepo de Medil

    Ferrata Bepo de Medil

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bepo de Medil
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: itinerario DA VERIFICARE. Il sentiero e di fatto chiuso (indicazioni rimosse e un muretto di sassi all’imbocco) e le attrezzature sono datate e in piu punti lasche, tanto da poter non reggere in caso di caduta: vanno considerate un sostegno solo psicologico. La gola e instabile, con tratti franati, ed e possibile trovare neve anche a stagione inoltrata. Caschetto obbligatorio. Adatto solo a escursionisti molto esperti, con passo fermo e assenza di vertigini.

    L’antica Ferrata Bepo de Medil (1930) e una via poco frequentata e in scarso stato di manutenzione, che risale una stretta gola dalla Valle del Vajolet fino alla Pala di Mesdi e alla Valle del Larsec, nel gruppo del Catinaccio. L’ambiente e austero e affascinante, con panorami stupendi dalla parte alta, ma l’itinerario e riservato a chi ha solida esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Gardeccia (1949 m), in Val del Vajolet, interdetta al traffico privato: la si raggiunge con la funivia da Vigo di Fassa fino a Ciampedie e poi 45 minuti di sentiero, oppure con la funivia da Pera di Fassa (il bus navetta da Pozza non e piu in funzione dal 2019). Dal Gardeccia ci sono due opzioni per la gola della ferrata. La prima: verso nord-est si scende il greto del torrente secco e si risale sulla sinistra orografica con le indicazioni del “sentiero panoramico”; la traccia, dapprima debole, diventa evidente a un cartello per il Rifugio Vajolet e sale superando una frana fino a una palina (1 ora dal Gardeccia). La seconda, piu semplice ma piu lunga: si raggiunge il Rifugio Vajolet (2243 m) per il sentiero di valle e poi una traccia a destra verso est, a mezzacosta sotto i dirupi del Larsec, per circa mezz’ora fino a una palina (1 ora e 30 dal Gardeccia). Da li, verso nord-est, si stacca un sentiero non segnalato e apparentemente ostruito da un muretto di sassi: con alcuni sporadici bolli rossi inizia la ferrata. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Dopo la palina, un tratto di sentiero in salita aggira uno spallone e apre la vista sulla gola. La parte iniziale e ampia ma franata, senza traccia: serve molta attenzione a rimontare la frana, a tratti decisamente instabile. Superata, alcuni segni rossi datati indicano la stretta gola dove iniziano le funi metalliche, dapprima sul lato destro. Si sale fino al passaggio piu ostico: un grosso masso ostruisce la via e occorre superare un balzo di un paio di metri sfruttando l’unica staffa della via, scomoda sul lato sinistro, con un po’ di agilita e forza. Si prosegue nell’angusta gola senza particolari difficolta tecniche fino a un diedro verticale ma ben appigliato, uscendo dalla gola (30 minuti dall’attacco, 1 ora e 45 totali). In un paesaggio brullo si segue un’esile traccia su detrito verso nord-est, verso la Pala di Mesdi, con due passaggi non protetti da segnalare: la discesa in un intaglio poco stabile con risalita sul versante opposto (attenzione al fondo detritico) e un tratto di cresta esposta. Si arriva a una forcella (20 minuti dal termine delle attrezzature, circa 2 ore totali) dove si puo scegliere se salire a destra la Pala di Mesdi su cresta ghiaiosa e rientrare (1 ora e 15 a/r) oppure concludere qui.

    ▲Carattere e difficolta

    Le difficolta tecniche dei tratti attrezzati non sono elevate, ma l’impegno complessivo si: gola instabile, attrezzature datate e lasche, passaggi non protetti. Il passaggio non protetto presso un canalino franoso, dopo l’uscita dalla gola, e probabilmente il piu esposto e pericoloso dell’intera escursione.

    ⚠ Affidatevi alla vostra capacita di muovervi su terreno instabile e non alle vecchie funi. Caschetto indispensabile per la caduta sassi; valutate le condizioni di innevamento, che possono persistere a lungo.
    ▲Discesa

    Dalla forcella si scende a est verso la valle del Larsec, su traccia detritica instabile (utili i bastoncini telescopici). Raggiunta la valle si hanno due opzioni: tenendo la destra in discesa verso il Passo delle Scalette e l’omonimo sentiero attrezzato fino alla Valle del Vajolet e al Gardeccia (5 ore totali), oppure a sinistra in salita al Passo Pope e giu per il sentiero Don Guido fino al Rifugio Vajolet e quindi al Gardeccia (5 ore totali).

    ▲Storia e da abbinare

    La via e dedicata a Giuseppe De Silvestro, detto Bepo de Medil, storico fondatore e gestore del Rifugio Gardeccia, che la attrezzo intorno al 1930. Si puo abbinare al Sentiero Attrezzato delle Scalette; dal Passo Pope si puo proseguire verso il Catinaccio d’Antermoia e la sua ferrata, oppure verso la Ferrata Laurenzi o la Ferrata Maximilian (con pernottamento). Scendendo nella Valle del Vajolet ci sono vie piu semplici (Passo Santner, Masare, Roda di Vael); in un’altra giornata, verso il Passo San Pellegrino, la Ferrata Bruno Federspiel e la Ferrata Bepi Zac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario808 m
    • Quota max2758 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata Belvedere

    Ferrata Belvedere

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Belvedere
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La recente Ferrata Belvedere e nata accanto al famoso Ponte alla Luna e alla Ferrata Arenazzo, facendo di Sasso di Castalda una meta interessante anche per gli appassionati di vie attrezzate. Tecnicamente non e difficile, in gran parte arrampicabile e con l’aiuto di molte staffe: un’ottima scelta per chi vuole iniziare.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Sasso di Castalda, nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri. Se si vogliono percorrere entrambe le ferrate, l’ideale e fare prima la Ferrata Arenazzo e seguirne le indicazioni fino all’attacco della Belvedere; in alternativa, dal paese si raggiunge l’attacco del Ponte alla Luna e si seguono le indicazioni che in 10 minuti portano all’attacco della via. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si attacca subito una parete verticale, dove le numerose staffe aiutano la progressione. Si prosegue in piano fino ad alcune roccette facilmente arrampicabili, miste a tratti di sentiero attrezzato, fino a una seconda parete verticale, piu appoggiata della prima e superabile senza problemi con le staffe. Si affronta quindi un traverso, non particolarmente difficile grazie alle staffe per i piedi, durante il quale si passa sotto il lungo Ponte alla Luna. Al termine del traverso c’e una via di fuga; volendo completare l’ultimo tratto, una parete verticale presso il “Belvedere”, simile alle precedenti, si risale con l’aiuto di staffe per piedi e mani, chiudendo la ferrata (45 minuti dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta

    Via non difficile per chi ha un minimo di dimestichezza con le ferrate, e un’ottima escursione per iniziare a cimentarsi con questo tipo di terreno.

    ▲Discesa

    La via termina nello stesso punto in cui si conclude il Ponte alla Luna: seguendo le abbondanti indicazioni, un caratteristico vicolo riporta al paese di Sasso di Castalda e quindi all’auto (20 minuti dal termine, 1 ora e 15 in totale).

    ▲Da abbinare

    Si concatena facilmente con la vicina Ferrata Arenazzo. A circa 1 ora e 15 minuti si trovano le due ferrate delle Dolomiti Lucane, la Ferrata Salemm e la Ferrata Marcirosa: in una gita di due giorni si possono cosi percorrere le quattro ferrate della Basilicata. Lungo la costa tirrenica c’e la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea, mentre in Campania, a Volturara Irpina, la recente Ferrata Maroia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoAppenino Lucano
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario120 m
    • Quota max975 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata del BEC Valletta

    Ferrata del BEC Valletta

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata del BEC Valletta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La nuova Ferrata del BEC Valletta sale nel Vallone di San Giovanni, sopra Limone Piemonte. Grazie alle abbondanti staffe non e particolarmente difficile sul piano tecnico: le maggiori insidie sono il tratto in disarrampicata al termine della via e lo spigolo molto esposto prima della cima. Completano l’itinerario due zip line.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Vallone di San Giovanni, vicino a Limone. In auto: alla rotonda di Piazza Risorgimento si prende la seconda uscita per via Valleggia, la si percorre tutta e si prosegue a sinistra per via Almellina fino agli impianti di risalita; quindi via San Giovanni fino al termine della salita e, prima che la strada scenda, a destra e poco dopo a sinistra su una strada che, superata la Chiesa di San Giovanni, diventa sterrata. Si prosegue fin dove e consentito il traffico e si parcheggia. A piedi si segue la sterrata fino a un pascolo, lo si attraversa tenendo la sinistra verso il vallone e in breve si raggiunge l’attacco (15 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si attaccano alcune pareti verticali e balzi rocciosi, con appigli per i piedi e staffe dove mancano; si svolta a sinistra e poco dopo il cavo si interrompe. Dopo un tratto di raccordo si arriva a un tratto caratteristico: una bella placca inclinata di calcare eroso dall’acqua, da risalire in aderenza. Seguono risalti rocciosi attrezzati con staffe e cambre; ci si stacca dal cavo per un breve tratto di sentiero e si riattacca poco dopo, prima in orizzontale e poi arrampicando, fino alla cresta. Si segue il sentiero di cresta che scende alcuni tornanti aggirando un torrione: qui si trovano le due zip line (facoltative), che raggiungono un gendarme e permettono il rientro, oltre a una via di fuga verso valle; finisce cosi il primo tratto. La seconda sezione inizia con una salita sprotetta che richiede alcuni passi di arrampicata, poi un diedro su uno spigolo molto esposto, risalito grazie a una lunga serie di staffe metalliche in decisa esposizione, fino alla cima del BEC Valletta. Da qui si disarrampica fino a una cengia dove la via termina (2 ore e 45 dall’attacco, circa 3 ore in totale).

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente abbordabile grazie alle staffe, ma con punti che richiedono attenzione: lo spigolo esposto, i tratti sprotetti di collegamento e soprattutto la disarrampicata finale su roccia friabile.

    ⚠ Una targa all’attacco chiede di portare uno spezzone di corda per assicurarsi nei tratti senza attrezzatura: sono presenti ancoraggi Raumer che consentono di procedere in conserva a coppie (distanza consigliata 10 metri). Per la disarrampicata finale, attenzione alla roccia friabile e utile uno spezzone per assicurare il compagno. Per le zip line serve una carrucola specifica (CAMP Flyte, CT Duetto o Petzl Tandem), noleggiabile a Limone.
    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si scende nel Vallone di San Giovanni sul lato sinistro, oppure lungo le piste dell’Alpetta sul lato destro. Dal vallone il sentiero non e ben segnalato: si scende verso sinistra e, prima del torrente, si vira a sinistra fino all’attacco della ferrata e quindi a ritroso fino all’auto (45 minuti dal termine).

    ▲Da abbinare

    A circa un’ora d’auto si trova la Ferrata dei Funs. Nel Cuneese segnaliamo anche la Ferrata di Rocca Senghi, la Ferrata alla Rocca dei Corvi, la Ferrata di Chiaronto e Camoglieres e la piu lunga e impegnativa Ferrata degli Alpini al Dronero. Spostandosi verso sud, in provincia di Savona, c’e la bella Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Liguri
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata332 m
    • Dislivello itinerario442 m
    • Quota max1902 m
    • Lunghezza4 Km
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