Paese: Italia

  • Ferrata Laurenzi al Molignon

    Ferrata Laurenzi al Molignon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Laurenzi al Molignon

    La Ferrata Laurenzi è un magnifico itinerario di cresta che si snoda in un angolo selvaggio del gruppo del Catinaccio, fra il Molignon di Dentro e il Molignon di Fuori. Richiede un lungo avvicinamento e un altrettanto lungo rientro, ed è percorribile in entrambi i sensi: qui la descriviamo nel verso Rifugio Antermoia → Rifugio Tires, con partenza da Mazzin in Val di Fassa (Trento).

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mazzin in Val di Fassa: dalla statale si svolta nella Strada de Chiavacia fino a un restringimento con divieto di transito, dove si trovano pochi posti auto a bordo strada (altrimenti si parcheggia in paese). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia che coincide con il sentiero CAI 580: si ignora il bivio a sinistra per il più impegnativo Sentiero Paola e si prosegue in salita lungo la Val de Udai. All'incrocio fra il 580 e il CAI 577 si tiene la sinistra rimanendo sul 580, che poco dopo incrocia il CAI 578; di nuovo a sinistra sul 578, che sale ripido a tornanti fra il Sas de Dona (a destra) e il Mantel (a sinistra) fino al Pass de Dona (2516 m). Da qui, in leggera discesa, si raggiunge il Rifugio d'Antermoia (2496 m, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si prosegue verso ovest sul sentiero 584, che costeggia il Lago d'Antermoia tenendolo alla propria destra. Superato il lago si avanza in falsopiano e, circa 5' oltre il termine dello specchio d'acqua, si individua una traccia non segnalata che si stacca a destra verso un canalone ghiaioso in direzione nord. Lo si risale interamente tenendo il ramo di sinistra fino a incontrare, sulla destra, il caratteristico cartello rosso che segna l'attacco (30' dal Rifugio Antermoia, 4h totali).

    Si sale subito una parete verticale e povera di appigli, dove la roccia aiuta poco: prima alcuni zigzag, poi un tratto più appoggiato e infine roccette esposte ma non difficili che immettono su un sentiero a mezzacosta (volgendosi si vedono il rifugio e il lago). Si superano alcuni balzi rocciosi, oggi attrezzati e meno insidiosi rispetto al passato, fino all'ometto di vetta del Molignon di Dentro (2852 m, 45' dall'attacco), con ampia vista sul Sassopiatto. Inizia ora il tratto più aereo: si percorre la cresta su fondo sdrucciolevole prestando massima attenzione, si scende un breve tratto, si rimonta un salto e si cala in un canalino franoso fino al libro delle firme. Si risale verso una forcella (2730 m), oltre la quale un tratto verticale molto esposto, con discreti appigli, conduce nuovamente in cresta; si procede in forte esposizione un paio di metri a fianco del filo fino a uno spigolo e a un'ulteriore parete verticale. Seguono traversi e gradoni di media difficoltà e infine una ripida salita al Molignon di Fuori (2779 m, 1h 30' dal Molignon di Dentro), affacciato sul Catinaccio d'Antermoia, sul Sassopiatto e sulla cresta dei Denti di Terrarossa.

    Si scende verso nord-ovest seguendo traccia e ometti fino a ritrovare le attrezzature, che senza particolari difficoltà portano alle ultime roccette e al termine della ferrata, segnalato da un cartello rosso presso il Passo di Molignon (in tutto circa 3h di ferrata dal Rifugio Antermoia, 7h 30' complessive). Poco oltre, una palina indica a destra il Rifugio Alpe di Tires e a sinistra il Rifugio Passo Principe.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur classificata come ferrata a tutti gli effetti dopo la ristrutturazione, la Laurenzi è impegnativa per esposizione e continuità: lo sviluppo è quasi sempre in cresta, con la roccia che nel primo tratto offre pochi appigli.

    ⚠ Non esistono vie di fuga e l'ambiente è selvaggio e isolato: l'itinerario richiede buona preparazione fisica e un'attenta programmazione, vista la lunghezza complessiva (fino a 14h con il rientro per l'avvicinamento).
    ▲Periodo e sicurezza

    La via si sviluppa oltre i 2800 m in alta montagna; valutare con cura meteo, condizioni della cresta e residui di neve a inizio stagione. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o quella di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Data la lunghezza conviene spezzare il tour pernottando in uno dei rifugi vicini (Alpe di Tires, Bergamo o Passo Principe). Dal Rifugio Passo Principe (1h dal termine), per i sentieri 3A e poi 11, si può salire la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, scendere sul versante opposto fino al Lago e al Rifugio d'Antermoia (2h 30' dal Passo Principe, 11h totali) e infine rientrare per l'avvicinamento (14h totali), con un itinerario di due giorni.

    ▲Da abbinare

    Partendo da Mazzin, la Laurenzi si combina bene con la Ferrata Maximilian sopra il Rifugio Tires; per un anello più lungo si può scendere la Valle del Vajolet e percorrere la ferrata al Passo Santner o la Ferrata Bepo de Medil, eventualmente con il Sentiero delle Scalette in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)14:00 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1452 m
    • Quota max2852 m
    • Lunghezza25 Km
  • Ferrata Les Cordes

    Ferrata Les Cordes

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Les Cordes
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Les Cordes è una via di placca senza eccessive difficoltà tecniche, a quota modesta per gli standard della Val Badia. Sotto molti aspetti è ideale per avvicinarsi alle ferrate in ambiente, pur presentando una discreta esposizione lungo tutto il percorso e un paio di passaggi moderatamente difficili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da La Villa (Stern) in Val Badia: dalla rotonda sulla statale si imbocca verso nord la prima laterale a sinistra in direzione degli impianti della Gardenacia, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps.

    La salita più breve sfrutta la funivia. A piedi, dal parcheggio si segue il sentiero 5A fino all'Utia Sponata (1703 m), accanto alla stazione a monte; da qui il sentiero 11B taglia a mezzacosta verso sud fino all'attacco (15' dalla funivia, circa 1h 15' salendo a piedi).

    ▲Il percorso

    Si sale in diagonale verso sinistra senza difficoltà e poi in verticale su facili balzi. Il tratto più impegnativo arriva quasi subito: un paio di placchette poco appigliate e un canalino dove chi non è abituato ad arrampicare progredisce sulla fune (passaggi moderatamente difficili). Si prosegue su facili roccette spostandosi gradualmente a sinistra fino a un sentiero attrezzato di collegamento; la via continua con roccette, tratti di sentiero e balzi attrezzati verso destra per una ventina di minuti. Dopo un tratto senza cavo e un sentiero attrezzato in orizzontale si affronta l'ultima parete: una rampa a sinistra, alcuni balzi attrezzati e, con maggiore esposizione, un facile pilastrino chiudono le attrezzature. Una traccia conduce al vicino Rifugio Gardenacia (2050 m, 1h dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non sale a una vetta dolomitica ma raggiunge un rifugio. Nel complesso è facile, con tre punti più impegnativi dove chi sa arrampicare sfrutta gli appigli in aderenza, altrimenti ci si aiuta con la fune.

    ⚠ L'esposizione è presente lungo tutto il percorso: per chi è alle prime armi è bene non sottovalutarla.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta e ambiente non severo; per la cartografia si consiglia la carta della Val Badia o quella di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Gardenacia si rientra verso nord con il comodo sentiero 5, che in circa 40' porta alla funivia; da qui si scende in paese con il sentiero 5A (circa 2h 30' totali utilizzando la funivia all'andata, 3h 30' salendo a piedi) o con gli impianti. Volendo allungare, dal rifugio il sentiero 11 sale al Rifugio Puez (2475 m), oppure il sentiero 5 raggiunge la Forcella e la vetta del Sassongher (2665 m).

    ▲Da abbinare

    Da La Villa si è in zona strategica: a nord la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz da Lech; nel vicino Gruppo Sella la Ferrata Tridentina, la Ferrata Cesare Piazzetta e la Ferrata Mesules.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPuez-Odle
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2050 m
    • Lunghezza2,3 Km
  • Ferrata La Voie du Paradis

    Ferrata La Voie du Paradis

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata La Voie du Paradis

    La Ferrata La Voie du Paradis è una via recente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, presso il torrente Savara in Valsavarenche. È di livello facile, con avvicinamento brevissimo e rientro agevole; le attrezzature sono abbondanti e in stile francese (cavo lasco e numerose cambre).

    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio (5-6 posti) si trova lungo la SR23 della Valsavarenche (Aosta), dopo l'abitato di Bien. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal cartello che descrive la ferrata si segue il sentiero sulla destra e in meno di un minuto si è all'attacco.

    ▲Il percorso

    La via è divisa in 9 sezioni intervallate da brevi sentieri ben segnalati con frecce gialle. In ciascuna sezione si salgono pareti verticali fra loro simili, non particolarmente esposte e generosamente staffate, con qualche breve traverso di collegamento. Nell'8° settore si incontra il primo ponte tibetano (circa 15 m); subito dopo la 9° sezione attacca con una parete verticale e porta al secondo ponte tibetano (circa 10 m). Entrambi i ponti sono molto stabili ma non aggirabili. La parte attrezzata si percorre in circa 1h 15'.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le abbondanti staffe rendono la progressione semplice e costante, tanto da fare di questa via un'ottima prima esperienza su ferrata.

    ⚠ Attenzione: i due ponti sospesi non sono aggirabili, quindi va valutato in anticipo se chi sale se la sente di attraversarli. La via è al sole nelle ore mattutine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ferrata di bassa quota (attorno ai 2000 m), percorribile per gran parte della stagione escursionistica con le normali cautele. Per la cartografia si consiglia la carta del Gran Paradiso.

    ▲Discesa

    Superato il secondo ponte si segue il sentiero che chiude la ferrata; all'indicazione di discesa si prosegue sulla destra e, in circa 30', si rientra al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Poco distante si trova la Ferrata Casimiro; nella Valle d'Aosta occidentale segnaliamo anche la Ferrata Marguerettaz, la Ferrata Bethaz Bovard e la Ferrata al Bivacco Borelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoGran Paradiso
    • Avvicinamento0:02 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2.000 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata di Locana

    Ferrata di Locana

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata di Locana

    La Ferrata di Locana, detta anche di San Lorenzo Piantonetto, risale una placconata granitica nella Valle di Piantonetto (Torino). È moderna e attrezzata in modo impeccabile: gli esperti la troveranno forse troppo staffata, ma proprio per questo è perfetta per prendere dimestichezza con le ferrate. Nel complesso è facile.

    ▲Avvicinamento

    Da Rosone, lungo la strada che dalla Valle dell'Orco sale verso il Lago di Teleccio nel Parco del Gran Paradiso, all'uscita della frazione si svolta a destra prendendo la seconda laterale (indicazioni per Piantonetto). La strada sale a tornanti, si restringe e corre lungo il torrente; poco prima di attraversarlo si parcheggia in uno spiazzo. Punto di partenza su Google Maps.

    In circa 20': si attraversa la strada verso la valle e, sul versante opposto al torrente, si segue il sentiero che sale nel bosco verso sud fino all'attacco (una bacheca informativa è presente al parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia presso un traliccio elettrico. Dopo i primi metri si scende un facile traverso attrezzato fino a un ponte sospeso di circa 30 m (aggirabile a destra con sentiero attrezzato); oltre il ponte si prosegue a sinistra con un facile traverso e una parete attrezzata di circa 15 m, resa agevole dalle molte cambre. Si incontra quindi il sentiero attrezzato che farà da discesa: ignorate le deviazioni a destra e sinistra, si sale in verticale su una nuova parete ricca di staffe, un tratto di collegamento e l'ultima paretina verticale che chiude la salita. Si segue allora il cavo a destra in discesa lungo una placconata, si raggiunge il bivio già incrociato in salita e si prosegue in discesa fino a una balma; la si attraversa e, alternando tratti attrezzati e sentiero, si torna al ponte e al punto di partenza presso il traliccio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario moderno, ben attrezzato e generalmente facile, ideale per avvicinarsi a vie più impegnative.

    ⚠ La via disegna un 8: l'incrocio fra salita e discesa funge anche da via di fuga per chi volesse interrompere il percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (circa 1170 m) e avvicinamento breve la rendono fattibile per gran parte della stagione, con le normali cautele su roccia umida.

    ▲Discesa

    Completata la fase di discesa della ferrata e tornati al traliccio, si rientra all'auto percorrendo a ritroso il sentiero dell'avvicinamento.

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso Pont Canavese si incontra la Ferrata di Pont Canavese (variante normale difficile e variante estrema da non sottovalutare); fra le altre ferrate del Torinese segnaliamo quelle della Val di Susa, come la Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele e la Ferrata allo Chaberton, e la recente Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValle dell'Orco
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario230 m
    • Quota max1170 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Lampskopf

    Ferrata Lampskopf

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Lampskopf

    In alta Val di Fleres, vicino al confine con l'Austria, la Ferrata Lampskopf si sviluppa alle pendici dell'omonimo monte. È una via facile, nel complesso adatta ai neofiti, ma inserita in un'escursione piuttosto lunga e isolata: conviene percorrerla con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Fleres di Dentro (Bolzano). Dall'Autostrada del Brennero si esce a Vipiteno e si sale a Colle Isarco, da cui si procede verso occidente attraversando Valmignia fino a Fleres di Dentro; in paese si oltrepassa un lungo parcheggio sul bordo sinistro e, al bivio successivo, si tiene la sinistra del parcheggio ERL, proseguendo pochi minuti su asfalto fino a un ampio parcheggio sulla destra (punto di partenza su Google Maps). Si prosegue sulla strada, ora sterrata; dopo pochi minuti, al primo bivio, si oltrepassa il torrente tenendo la destra con le prime indicazioni per la Via Ferrata al Tribulaun, su ampio sentiero tra bosco e prati. A un bivio circa 1 km dall'auto si tiene la destra; il sentiero entra nel bosco con segni rossi e, aumentando la pendenza senza difficoltà, in circa un'ora porta all'inizio delle attrezzature (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è un susseguirsi di brevi e facili balzi rocciosi, intervallati da tratti di collegamento a volte attrezzati a volte no, in un bell'ambiente alpino; è piacevole e arrampicabile senza forzare il cavo. Dopo una ventina di minuti, con una leggera discesa, si raggiunge un lungo traverso attrezzato, facile, che in molti punti assomiglia a una cengia erbosa, salvo qualche passaggio dove serve attenzione (uno in discesa) con il fondo umido; per una quindicina di minuti questa cengia corre sotto le nerastre pareti, con bel panorama sulla Valle di Fleres, finché il cavo inizia a salire. Si sale per pochi metri, si traversa a destra, poi di nuovo in verticale e, dopo una breve rampa, si torna sulla cengia, ormai rocciosa; tra modesti saliscendi si raggiunge una scala metallica di una quindicina di metri, senza difficoltà. Aggirato uno spigolo e salita una placca appoggiata, alcune facili roccette portano al termine delle attrezzature. Si esce dal bosco sui prati, con il Tribulaun davanti, e si affronta l'ultima sezione: un facile traverso, una placca, uno spigolo aggirato e alcune roccette fino a un punto da cui si scende verso una sella, dove si incrociano il sentiero 7 da S. Antonio e il 32/A della Via Alta di Fleres. Si prosegue a sinistra sul ghiaione fino all'incrocio con il sentiero 8 (il rientro) e quindi in salita al Rifugio Calciati (2368 m, 2h 30' dall'inizio della ferrata, circa 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è nel complesso facile: nessun passaggio merita di essere definito tecnicamente difficile. È però lunga e l'ambiente, bellissimo, è isolato e poco frequentato.

    ⚠ Il tratto a cui prestare più attenzione è dalla sella al Rifugio: si attraversa un nevaio spesso presente anche in stagione inoltrata. Nel 2019 l'itinerario è stato interessato dalla caduta di alberi e per questo chiuso: si consiglia di verificare con il Rifugio Calciati l'eventuale chiusura nelle stagioni successive.

    ▲Discesa

    Per il rientro si torna sui propri passi fino all'ultimo bivio (2286 m); pur essendoci altre opzioni, si consiglia il sentiero 8: al bivio si tiene la destra tagliando in diagonale la vallata, sotto la teleferica, e si scende costantemente fino al bivio con il sentiero 6; si tiene la destra, tagliando il bosco senza eccessiva pendenza, fino al bivio dell'andata e quindi all'auto (circa 2h dal Rifugio, circa 5h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    In valle non ci sono altre vie attrezzate: scendendo a sud si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller in Val Passiria, poi le vie della Val Venosta — la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, la Heini Holzer a Merano e le ferrate dell'Ortles. Nel 2024 è stata inaugurata vicino a Vipiteno la Ferrata Bergkristall.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi Breonie
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata750 m
    • Dislivello itinerario1250 m
    • Quota max2365 m
    • Lunghezza11,5 Km
  • Ferrata La Miccia

    Ferrata La Miccia

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata La Miccia

    Inaugurata a Baveno nella tarda primavera del 2020, la Ferrata La Miccia sale parallela alla vicina Picasass e si ricongiunge a essa nella parte finale, verso il Monte Camoscio. Si sviluppa su ottimo granito compatto, con uso moderato di cambre e infissi salvo due placche strapiombanti, e alterna tratti facili a sezioni di crescente difficoltà tecnica e fisica.

    ▲Avvicinamento

    La partenza è a Baveno, sul versante piemontese del Lago Maggiore: in paese si seguono le indicazioni per il Campeggio La Tranquilla; dietro il campeggio si trova via alle Cave, dove inizia l'escursione, cercando parcheggio in via alle Cave o via Sesena (punto di partenza su Google Maps). L'avvicinamento coincide con quello della Ferrata Picasass: da via alle Cave si imbocca una stradina asfaltata in salita, con segni bianco-rossi e cartelli per entrambe le vie; si risale, poi su sterrata, si attraversa l'autostrada e si prosegue fino a un bivio dove si tiene la destra (cartello Picasass e La Miccia). Si sale senza forte pendenza fino all'attacco della Picasass (45' dal parcheggio) e, tenendo la destra, in 5 minuti si raggiunge l'attacco della Miccia (50' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri appoggiati, la via mostra subito il suo carattere: si sale una parete che alterna tratti verticali a brevi traversi verso sinistra fino a un terrazzino, dosando le energie, con tratti di placca in aderenza che possono mettere a disagio chi non è abituato. Dal terrazzino conviene studiare i passaggi: si sale una parete verticale e alcuni balzi di moderata difficoltà fino alla prima parete strapiombante, con abbondanti staffe — a prima vista sembra facile ma risulta dispendiosa, soprattutto nei cambi di moschettone. In esposizione crescente si affrontano nuovi tratti impegnativi su placca e traverso fino a un'altra serie di passi strapiombanti con staffe, da percorrere rapidamente per non sollecitare troppo le braccia; questa sezione è molto esposta ed emozionante e, una volta terminata, segna di fatto la fine delle difficoltà. Si segue il cavo ora appoggiato, con begli scorci sul Lago Maggiore, fino al punto d'incontro con la Ferrata Picasass, poco prima di un ponte sospeso a tre cavi, ben teso e stabile; lo si attraversa e, con alcuni facili passaggi, si raggiunge il termine delle attrezzature (1h 30' dall'attacco, circa 2h 45' dal parcheggio), proseguendo su traccia fino alla vetta del Monte Camoscio (890 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è concepita come variante impegnativa e atletica alla vicina Picasass.

    ⚠ Si incontrano un paio di punti strapiombanti dove servono braccia e spunto atletico, e almeno tre passaggi tecnici dove la roccia è levigata e priva di staffe o cambre: occorre cercare i pochi appoggi disponibili e procedere in aderenza. Utile una longe. Sconsigliata nei mesi estivi per la bassa quota.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue il sentiero ben segnato M3 fino al bivio lasciato nell'avvicinamento, poi a ritroso per il sentiero d'andata fino all'auto (45' dal termine, circa 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Pur non percorribile ad anello, in mezza giornata si può abbinare alla Ferrata del Picasass. Verso nord, in territorio italiano, si trova la lunga escursione al Sonningpass con la Ferrata del Lago presso il Pizzo d'Andolla; a ovest le ferrate Falconera e del Partusac nel Vercellese; verso Varese la Ferrata Bellotti presso Mesenzana.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento0:50 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max890 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata del Lago al Pizzo d’Andolla

    Ferrata del Lago al Pizzo d'Andolla

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata del Lago al Pizzo d'Andolla

    La Ferrata del Lago è una via d'alta montagna costruita presso il Pizzo d'Andolla, che risale il Sonningpass, sul confine tra versante italiano e svizzero. L'itinerario è lungo e severo: la ferrata vera e propria è di media difficoltà, ma l'avvicinamento e l'ambiente d'alta montagna lo riservano a escursionisti esperti. Si può valutare di spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Andolla o al Bivacco Varese.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Alpe Cheggio, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola: dalla statale del Sempione si svolta a Valdossola percorrendo tutta la Valle Antrona fino ad Alpe Cheggio, dove si parcheggia presso la diga dei Cavalli, in un ampio spiazzo a bordo diga (punto di partenza su Google Maps). Dalla diga si risale il sentiero sulla sinistra orografica del lago verso il Rifugio Andolla, tra saliscendi, fino a un ponticello; si prosegue fino all'Alpeggio Scanach (ignorando il sentiero che prosegue a destra) e, tra gli alpeggi, a un bivio dove si tiene la destra con cartello per il rifugio, raggiunto in 2h dal parcheggio. Dietro il rifugio un sentiero sale ripido sui prati verso il Bivacco Varese: ignorata la prima deviazione a destra per il Pizzo Andolla, si prosegue a mezzacosta verso sinistra e poi a destra (indicazioni su un masso) fino al bivacco (2h dal rifugio, 4h totali). Dal bivacco un sentiero attrezzato scende a un bivio, da cui si sale seguendo i segni bianco-rossi lungo una pietraia fino a un nevaio, di solito presente anche in stagione inoltrata, che si aggira a sinistra fino alla parete d'attacco (30' dal bivacco, 4h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca in una zona che può restare innevata fino a tarda stagione, dove si nota una targa bianca con scritta rossa e blu. Risale prevalentemente in diagonale rocce coricate, con infissi in diversi punti; la roccia è buona e offre una buona quantità di appigli naturali. Dopo una ventina di minuti su rocce inclinate, placchette, canalini e un paio di pareti verticali, si raggiungono due lunghe scale, la prima più appoggiata, la seconda più verticale; si prosegue su alcune pareti mai troppo impegnative fino al termine della via, con libro firme e targhetta (1h dall'attacco, 5h 30' totali). La vista dal Sonningpass è eccezionale: dal Monte Rosa al Cervino fino ai Quattromila del versante elvetico, con il bivacco lasciato un paio d'ore prima visibile in lontananza. Da qui si potrebbe proseguire su itinerari alpinistici verso il Mittelruck (I e II grado, sul lato destro tenendosi sul versante svizzero) o il Pizzo di Bottarello (III grado, sul lato sinistro).

    ▲Carattere e difficoltà

    Va considerato come una lunga escursione il cui ultimo tratto è una ferrata di difficoltà media, in un ambiente d'alta montagna severo e poco battuto.

    ⚠ La situazione della neve varia da stagione a stagione: possono essere consigliati i ramponi. Trattandosi di alta montagna, la zona è soggetta a cambiamenti repentini del meteo, a cui prestare particolare attenzione. Itinerario da riservare a escursionisti esperti.

    ▲Discesa

    Si percorre a ritroso l'itinerario dell'andata, ferrata compresa (4h 30' dal termine della ferrata al parcheggio, 10h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nel 2022 è stato inaugurato nel Parco della Val Grande un lungo e impegnativo itinerario con tratti attrezzati, la Ferrata Selvaggio Verde. Scendendo verso sud, sono molte le vie ferrate vicino al Lago Maggiore e nel Verbano: tra queste la difficile Ferrata La Miccia a Baveno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)10:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1650 m
    • Quota max3151 m
    • Lunghezza19,8 Km
  • Ferrata Larix

    Ferrata Larix

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Larix
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Installata nel 2022 presso la funivia del Roter Kofel, in Val Senales, la Ferrata Larix è di stampo moderno: non sale a una vetta, ma affronta salti di roccia lungo un torrente con belle cascate. Le difficoltà sono generalmente modeste, con una variante difficile evitabile, e sono presenti numerosi ponti sospesi che attraversano il torrente; avvicinamento e rientro brevi la rendono fattibile in mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Maso Corto, in alta Val Senales (Bolzano), con ampio parcheggio a bordo strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio ci si incammina verso gli impianti seguendo i cartelli per la via ferrata e per il Sentiero Alpine Trail; dopo pochi minuti l'Alpine Trail (il sentiero di rientro) si stacca a destra, mentre si tiene la sinistra in salita fino alla deviazione a destra per l'attacco (circa 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca con facili balzi rocciosi fino al primo ponte sospeso, di circa 12-15 metri, verso destra. Subito dopo la via offre una breve variante: a sinistra più impegnativa (difficile), a destra meno difficile (moderatamente difficile); i due rami si riuniscono presso il secondo ponte sospeso, che attraversato verso sinistra permette di evitare la variante più dura (altrimenti si affrontano due paretine levigate con appoggi ridotti, che richiedono un po' di forza). Oltre il secondo ponte un tratto di sentiero porta a un terzo ponte sospeso e a una via di fuga: a destra si rientra al parcheggio, a sinistra si prosegue su ampio ponte e sentiero verso il termine. Proseguendo dritti si raggiunge un nuovo ponte sospeso in salita, una sorta di scaletta sospesa, con cui si attraversa il torrente presso una bella cascata; oltre il ponte si sceglie se salire verso la tyrolienne (con attrezzatura in loco, non serve la propria carrucola) o riattraversare il torrente su un breve ponte. La via prosegue tra sentieri e facili balze fino a una seconda cascata, poi su pareti appoggiate e bei tratti di arrampicata verso destra, con un nuovo ponte sospeso e il penultimo ponte, oltre il quale si incontra una via di fuga a sinistra; segue l'ultimo ponte sospeso. Dopo una sezione di traversi e sentiero si affrontano due risalti rocciosi, il secondo più impegnativo (evitabile per sentiero a destra), fino a intersecare il sentiero lungo le piste da sci, da cui si può concludere; proseguendo, si sale a piedi tenendo prima la sinistra poi la destra presso un bel laghetto e, per sentiero, si raggiungono gli ultimi tre risalti di media difficoltà che chiudono la via (2h 45' dall'attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario è ideale per le famiglie: le difficoltà sono modeste e lungo il percorso non mancano le vie di fuga, con attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Chi non volesse percorrere la ferrata può procedere parallelamente lungo il Sentiero Alpine Trail, che segue la via evitando i salti di roccia.

    ▲Discesa

    Si segue in salita per qualche minuto la traccia, poi verso sinistra il Sentiero Alpine Trail visto durante la salita, scendendo fino ai tratti dell'avvicinamento e quindi al parcheggio (circa 1h dal termine, circa 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso sud si incontrano molte ferrate della Val Venosta: a Naturno la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott; risalendo la valle verso l'Ortles, la Ferrata Tabaretta e la Ferrata alla Croda di Cengles.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Senales
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max2271 m
    • Lunghezza4,2 Km
  • Ferrata Kugy allo Strugova

    Ferrata Kugy allo Strugova

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Kugy allo Strugova
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Kugy è un bellissimo itinerario nel cuore delle Alpi Giulie, sul crinale che divide il Friuli dalla Slovenia. Installata in origine per scopi militari e ristrutturata nel 2022, conduce alla vetta dello Strugova. È un itinerario lungo e faticoso, soprattutto nell'avvicinamento; il rientro, se non si torna a ritroso, diventa di tipo alpinistico nel tratto di cresta.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine), presso Fusine Valromana, vicino a Tarvisio (uscita A23 Tarvisio, poi deviazione a destra per i laghi) (punto di partenza su Google Maps). Dal Lago Superiore si prende il sentiero 512 che in circa un'ora nei boschi porta al Rifugio Zacchi; da qui si segue verso sud il sentiero 513, in direzione della Ferrata della Vita e del Mangart, dapprima su sterrata poi su sentiero, fino a un cartello per il sentiero 513c, a sinistra, che indica la "Via Attrezzata Kugy allo Strugova". Usciti dal bosco, di fronte alle imponenti pareti calcaree, si risale a fatica un lungo e ripido ghiaione tenendo il lato destro e cercando i radi bolli rossi e la labile traccia; in cima al ghiaione si aggira sulla sinistra il resto di un ghiacciaio e si scende qualche decina di metri fino alle attrezzature metalliche dell'attacco.

    ▲Il percorso

    I primi metri sono i più impegnativi della parte attrezzata: un risalto roccioso leggermente strapiombante richiede una certa decisione, seppur breve. Superato il passaggio, il resto della salita resta tra il facile e il moderatamente difficile, alternando facili traversi, balzi, cenge e rampe diagonali; il cavo è molto utile come appoggio, ma la roccia, generalmente buona, si lascia arrampicare con bella progressione mai difficile. Dopo circa 45 minuti si raggiunge una cengia mediana, dove si resta sulla destra di un canalone detritico, e si prosegue senza particolari difficoltà su altri tratti attrezzati fino in prossimità della cresta sommitale. Raggiunta la cresta — a sinistra prosegue verso la Ponza — si tiene la destra continuando su tratti attrezzati fino alla vetta dello Strugova (2242 m, 1h 30' dall'attacco). Maestosa la vista sui giganti delle Giulie, sia verso la Slovenia sia sul versante friulano.

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è in ottime condizioni dopo il ripristino e regala un ambiente d'alta montagna superbo.

    ⚠ Il ghiacciaio incontrato nell'avvicinamento è ormai ridotto, ma a inizio stagione può presentarsi come nevaio di maggiori dimensioni: valutare i ramponi. I rientri di cresta (verso la Veunza o verso le Ponze) sono esposti, con attrezzature spesso vetuste e poco affidabili: servono esperienza e piede fermo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta dello Strugova ci sono tre opzioni, tutte impegnative. La più semplice è ripercorrere a ritroso la via di salita — tratto terminale, via attrezzata, ghiaione e sentiero di avvicinamento — ed è quella su cui si basano distanze e tempi della relazione. La seconda segue la cresta a sud verso la Veunza e ridiscende l'impegnativa Ferrata della Vita; la terza segue la cresta a nord verso le Ponze e ridiscende la Ferrata della Ponza Grande. Entrambe aggiungono difficoltà a un itinerario già molto impegnativo.

    ▲Storia

    La via ripercorre un itinerario alpinistico salito da Julius Kugy nel 1898; come altre della zona, fu attrezzata tra le due guerre per scopi militari e di pattugliamento del confine lungo la cresta delle Ponze, poi dimenticata e resa insicura dagli anni Novanta. Nel 2022 la Brigata Alpina Julia ne ha curato il rinnovo e l'inaugurazione.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si raggiungono le pendici del Mangart con la Ferrata della Vita e la Ferrata della Ponza Grande. Spostandosi a ovest, al Jof Fuart e al Jof di Montasio, attendono la Ferrata Amalia e la Ferrata Anita Goitan; a sud, nel gruppo del Canin, la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1.314 m
    • Quota max2242
    • Lunghezza12,5 Km
  • Ferrata Knott

    Ferrata Knott

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Knott

    La Ferrata Knott, sopra Naturno, concatena più percorsi in cui la maggior parte dei passaggi è facile, con qualche variante moderatamente difficile o più impegnativa, sempre evitabile. Comodamente raggiungibile con la funivia, è un itinerario ideale per iniziare a percorrere le vie ferrate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia Unterstell a Naturno (Bolzano), raggiungibile da Bolzano per Merano e poi sulla statale dello Stelvio, uscita Naturno (punto di partenza su Google Maps). Conviene salire con la funivia alla stazione a monte, risparmiando 1h 30' rispetto al sentiero 10; dalla stazione a monte si segue il cartello del sentiero 24 verso la piattaforma panoramica, che in 15 minuti porta all'attacco (20' dalla stazione a monte, 1h 45' se a piedi).

    ▲Il percorso

    La Knott è formata da quattro itinerari con tre vie di fuga interne. Il primo che si incontra è il percorso Katharina, che sale il margine sinistro di una parete di circa 50 metri su brevi balzi rocciosi mai difficili e ben attrezzati, terminando presso il ponte sospeso. Dal punto d'accesso più basso parte il percorso Sally, che dopo i primi 20 metri si divide in tre: a destra una via intermedia (un breve tratto difficile, il resto moderatamente difficile) con due balzi più impegnativi, brevi cenge e un tratto leggermente strapiombante superabile con alcune staffe; a sinistra una lunga scala metallica seguita da facili passaggi fino al ponte; al centro una variante molto impegnativa, con brevi tratti estremamente difficili in forte strapiombo, che richiede forza di braccia e agilità. Il Big Foot Bridge è un ponte sospeso di circa 20 metri, con larghe pedane per i piedi, molto stabile e privo di difficoltà. Oltre il ponte ci sono tre opzioni: Turtle, la più facile, su balzi rocciosi con solide staffe; Affele, con una scaletta metallica e due balzi ben assistiti da caratteristiche staffe rotonde; Rocky, che mantiene il livello su una serie di traversi non difficili ma esposti, una ripida scaletta e facili balzi fino a destra della piattaforma — aumentabile di difficoltà tenendo subito la destra sull'esposto traverso Ocherle. Dal punto più basso è possibile anche salire la parete di destra con lo Spitzbaum Steig, sempre con almeno un tratto molto o estremamente difficile, da cui dopo i primi 50 metri si sceglie la via Daniel (a destra, con un netto strapiombo finale) o si traversa a sinistra verso Affele.

    ▲Carattere e difficoltà

    È un percorso ideale per avvicinarsi alle ferrate: nelle linee principali non ci sono passaggi difficili, ma la grande varietà di situazioni permette di prendere confidenza e lavorare sulla tecnica, riducendo al minimo la trazione sul cavo.

    ⚠ Diverse varianti (la centrale di Sally, lo Spitzbaum Steig, la via Daniel) raggiungono il molto/estremamente difficile in tratti strapiombanti: vanno scelte solo da chi ha forza ed esperienza, mentre le vie di fuga consentono di evitarle.

    ▲Discesa

    Dal termine si può sostare sulla piattaforma panoramica, con vista sulla Val Senales, per poi rientrare alla stazione a monte della funivia (20' dal termine) e quindi al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    La Knott si può percorrere dopo la più difficile e fisica Ferrata Hoachwool (riservata a esperti). Per chi vuole aumentare gradualmente il grado, a Merano c'è la moderatamente difficile Ferrata Heini Holzer; in Val Senales la recente Ferrata Larix; nei pressi di Laces la breve Ferrata Poppele Knott.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max1315 m
    • Lunghezza0,6 Km
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