Paese: Italia

  • Ferrata della Miniera dell’Erdemolo

    Ferrata della Miniera dell'Erdemolo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Miniera dell'Erdemolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Miniera dell'Erdemolo è un itinerario recentissimo, realizzato sopra le antiche miniere di calcopirite (rame) attive tra il 1400 e il 1600, in Val dei Mocheni. È breve e nel complesso facile, con la sola parte conclusiva «moderatamente difficile»: ideale per principianti e per chi cerca un primo assaggio di percorso attrezzato, tra sentiero ripido, un breve traverso esposto e una paretina verticale staffata con un pizzico di strapiombo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio a pagamento in località Frotten («Vròttn» in mòcheno), comune di Palù del Fersina (TN), raggiungibile da Pergine Valsugana; poco prima esiste anche un parcheggio gratuito in loc. Canopi, a circa 20' a piedi. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio Frotten si segue la strada forestale n. 325 in direzione «Miniera dell'Erdemolo»/Maso Lenzi, raggiungendo in circa 30' l'edificio delle visite in miniera. Si prosegue sulla strada cementata in salita (indicazioni «Laner – Sette Selle») per circa 300 m: sulla destra si stacca una traccia diagonale (se si raggiunge il cartello «343B – Intertol Sette Selle» si è andati oltre di pochi metri). Questa traccia, in salita verso sud-est nel sottobosco, porta all'attacco in circa 15' (1830 m, circa 50' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La fune inizia su semplice pendio, seguito da roccette facili e un facile traverso. Per buona parte si tratta di un sentiero attrezzato con il cordino come corrimano, utile sul terreno ripido misto a zolle erbose e terra; un breve tratto di roccia interrompe la salita erbosa, che prosegue a tornanti. Si supera senza difficoltà una prima scaletta a cambre, poi un tratto nel sottobosco e un breve e divertente traverso su roccia in leggera esposizione. Qualche staffa fa guadagnare quota fino al tratto più bello: un traverso su roccia e staffe verso sinistra, ben esposto per qualche metro. Resta da risalire il punto chiave: una paretina verticale staffata di circa 10 m con un breve e leggero strapiombo, comunque senza forzare sulle braccia. Si sbuca su un ultimo pendio erboso dove termina il cordino, a 1960 m (40' dall'attacco, circa 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Percorso corto e di soddisfazione, adatto a chi si avvicina alle ferrate. Esposta a ovest, si può affrontare anche in giornate estive grazie al limitato irraggiamento diretto. Percorribile in entrambi i sensi salvo indicazioni contrarie.

    ⚠ Ferrata completata nell'estate 2026 (Comune di Palù del Fersina, fondi PNRR): trattandosi di un'opera molto recente, conviene verificarne lo stato prima della partenza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva; data la bassa quota e l'esposizione a ovest è gradevole anche con caldo moderato.

    ▲Discesa

    Si prosegue verso est per alcune decine di metri fino a immettersi nel sentiero 324, che si prende a sinistra per la discesa (circa 20') fino al bivio «loc. Intertol». Per tornare verso la strada forestale e la miniera si tiene la sinistra sul 343B; in alternativa, a destra sul 324 si raggiunge il Rifugio Sette Selle (circa 20') e si scende poi per il sentiero 343 al parcheggio Frotten, chiudendo un anello (opzione consigliata).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, in zona Valsugana: la facile Ferrata di Valimpach presso Caldonazzo, il Sentiero Attrezzato Chiesa a Levico Terme, il Sentiero Attrezzato Bertotti al Passo del Cimirlo e, nel cuore del Lagorai, la più impegnativa Ferrata Gabrielli a Cima d'Asta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatena del Lagorai
    • Avvicinamento0:50 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario460 m
    • Quota max1960 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata del Bunker (dei Militari)

    Ferrata del Bunker (dei Militari)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata del Bunker (dei Militari)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Bunker (o dei Militari) corre lungo la parete che divide le Gorge di San Gervasio, sulla Dora Piccola, presso Claviere. Non è difficile, ma è decisamente aerea: inizia subito dopo il celebre ponte sospeso più lungo del mondo e si chiude attraversando un breve bunker e altri due ponti tibetani.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza abituale è la biglietteria del ponte tibetano di Claviere (alta Val di Susa, Torino), un casotto in legno ben segnalato in paese. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal centro si attraversa il ponte sospeso «Sergio Bompard» (408 m), seguito da un ponte di avvicinamento di altri 70 m: al termine si è presso l'attacco (30' dal parcheggio). In alternativa si parcheggia presso il campeggio dopo la rotonda prima della galleria: si scende verso lo skilift per bambini, si risale il versante opposto e si va a sinistra verso la gola del ponte tibetano (25').

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con un tratto in discesa, poi sale verso destra sulla parete che divide la Dora Piccola, guadagnando subito esposizione. Si procede su un traverso orizzontale molto aereo sopra il fiume, ben assistito da staffe, fino a una rampa inclinata staffata che diventa salita verticale e si conclude su una cengia. La cengia conduce al bunker (di solito illuminato negli orari di apertura, ma è consigliabile una torcia); all'uscita si è presso un terzo lungo ponte tibetano che porta al versante dove termina la ferrata (1h dall'attacco, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente contenuta, ma molto esposta: i tre ponti tibetani richiedono assoluta assenza di vertigini. Adatta anche a chi ha poca esperienza ma testa salda.

    ⚠ Portare una torcia per il passaggio nel bunker. Alla biglietteria del ponte tibetano è possibile noleggiare l'attrezzatura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da tarda primavera all'autunno. Verificare orari e accessibilità dei ponti presso il gestore.

    ▲Discesa

    Dal termine del ponte tibetano finale si scende in breve verso la biglietteria (15', 2h totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso unita alla Ferrata di Rocca Clarì (difficile) e alla Ferrata della Batteria Bassa-Alta e Chaberton, che concatena tre vie. Dal 2024 segnaliamo anche la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlta Val di Susa
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max1758 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    La Ferrata delle Mesules — storica Pößnecker Klettersteig del 1912 — risale il versante occidentale del Gruppo Sella fino al Piz Selva (2941 m). È un itinerario lungo, tecnico e vario, con alcuni punti chiave non protetti che richiedono piede fermo e assenza di vertigini, immerso in un panorama a 360 gradi sui grandi gruppi dolomitici di Val di Fassa e Val Gardena.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Sella, tra Val di Fassa e Val Gardena. Conviene lasciare l'auto sul versante della Val di Fassa, nei pressi dell'Albergo Maria Flora: così si imbocca direttamente il sentiero d'attacco e ci si ritrova allo stesso versante al rientro. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si segue il segnavia CAI 649 verso nord-est, in direzione delle Torri del Sella: prima su prato, poi su fondo detritico con pendenza crescente fino all'attacco (2290 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è stato modificato rispetto al tracciato originale e oggi è considerato più difficile. Superate le prime roccette non protette si entra nel primo di una lunga serie di camini, su parete appoggiata verso sinistra; pochi chiodi segnalano l'aumento di difficoltà e la riduzione degli appigli. Si alternano tratti verticali e diagonali con una fessura d'appoggio fino a un terrazzino. Qui inizia la sezione più impegnativa: ci si addentra in un anfratto risalendo roccette di I grado fino a un passaggio di II grado in spaccata, non protetto da fune, da affrontare con buon piede, cercando gli appoggi e aiutandosi con le mani su entrambi i lati dell'anfratto per superare un masso fino ad alcune staffe. Si scende qualche metro alla prima scaletta, da cui ci si gira a osservare il tratto appena salito. Dopo una seconda scaletta arriva l'altro punto chiave: uno stretto camino con staffe (prima a sinistra), unica assicurazione perché manca la fune; nella parte alta le staffe passano sul lato destro e occorre girarsi su sé stessi (manovra ostica con zaino voluminoso), per uscire poi a sinistra su due pioli in un passaggio molto aereo e prendere una scaletta poco stabile. Si sale una parete levigata, quindi un facile camino con buoni appoggi e staffe; brevi tratti orizzontali e roccette chiudono le attrezzature. Si entra in un vallone che si risale su traccia, si superano altri facili tratti attrezzati e un sentiero esposto a mezzacosta verso destra fino all'Altopiano delle Mesules. Un sentiero di collegamento porta sotto l'ultima sezione: una cengia esposta, balzi rocciosi ben appigliati e passaggi solo a tratti attrezzati conducono alla vetta del Piz Selva (2941 m), affacciata sul Sassolungo (3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Escursione ad ampio respiro, dal carattere alpino, riservata a ferratisti esperti e preparati. I due passaggi chiave della prima sezione (max II grado) non sono protetti: le difficoltà sono soprattutto psicologiche, per l'esposizione e per gli spazi angusti. Il lungo camino richiede agilità nella parte alta e sconsiglia zaini ingombranti.

    ⚠ L'Altopiano delle Mesules è selvaggio e isolato, senza punti d'appoggio: con nebbia il rischio di perdere l'orientamento è concreto. Percorrere la via solo con previsioni di tempo stabile. Per uscire dal camino può servire un rinvio o una fettuccia per agganciare lo zaino all'imbraco e riuscire a girarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, con meteo stabile: l'itinerario è lungo (16 km, 7h 45' complessive) e si svolge a quasi 3000 m senza punti d'appoggio. Buona pianificazione e partenza mattutina.

    ▲Discesa

    Dal Piz Selva si percorre il lungo e brullo Altopiano delle Mesules verso nord-est seguendo i radi segni del CAI 649 fino al Piz Miara (2964 m). Da qui l'opzione normale prosegue sul 649 perdendo leggermente quota: si ignorano i bivi col 767 (Rifugio Pisciadù) e col 666 (Val de Tita) fino alla Forcella dell'Antersass (2842 m, 1h 15' dalla vetta). Si prende a destra il sentiero 647 che cala nella Val de Lasties fino al Pian di Sella (2283 m, 2h 30' dalla vetta), poi indicazioni e tratto asfaltato fino al Passo Sella (4h dalla vetta, 7h 30' totali). Solo per esperti, un canalone non segnato sotto il Piz Miara (labili tracce, un paio di tratti attrezzati) scende diretto nella Val de Lasties risparmiando circa 1h 30'.

    ▲Da abbinare

    Sul Gruppo Sella, raggiungibili in breve in auto: Ferrata Piazzetta, Ferrata Tridentina, Ferrata del Piz da Lech e Ferrata del Vallon; vicino al Passo Sella la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata al Col Rodella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2973 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    La Ferrata Merlone raggiunge la cima più alta del sottogruppo dei Cadini di Misurina, nelle Dolomiti di Sesto: una linea verticale e fortemente aerea, celebre (e discussa) per le sue interminabili scalinate metalliche e per un traverso esposto che resta impresso. Itinerario lungo, con dislivello assoluto importante e un rientro che impone saliscendi e la risalita di forcelle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega il Lago di Misurina al Rifugio Auronzo. Poco prima del pedaggio, dopo una doppia curva, sulla destra si apre uno spiazzo in leggera discesa dove lasciare l'auto (posti limitati in alta stagione), riconoscibile da una palina biancorossa del CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dallo spiazzo si imbocca la sterrata che sale verso est nel bosco di conifere seguendo il segnavia CAI 115; superato il Pian degli Spiriti (1895 m) la pendenza resta moderata fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, 1h 30' dal parcheggio), al Passo di Toce. Da qui si segue l'indicazione in ripida salita verso sud fino a un vallone detritico; una traccia con radi segni lo attraversa portando sul versante opposto, dove due lunghe scale metalliche — già visibili dal basso — annunciano l'attacco (30' dal rifugio, 2h totali dall'auto).

    ▲Il percorso

    Si risalgono alcune roccette instabili fino alla prima fune, che procede orizzontale per pochi metri prima di un balzo di un paio di metri dove si trova la targhetta dedicatoria. La prima sezione alterna roccette attrezzate e un paio di facili salti da arrampicare in libera (I grado, segni blu, roccia ben appigliata) e porta verso destra, in direzione delle lunghe scale. La prima parte da un terrazzino panoramico affacciato sulle Tre Cime di Lavaredo: inizia qui la salita di oltre 300 gradini, tecnicamente facile ma via via sempre più esposta. Un tratto diagonale verso destra, un breve diedro e una parete appoggiata conducono a nuove serie di scale in forte esposizione, a volte sorprendenti perché da verticali piegano bruscamente a destra o a sinistra. Si raggiunge un traverso esposto verso sinistra che porta a una passerella in legno; oltre la passerella il traverso si impenna nel passaggio chiave, molto aereo, fino a un'altra scaletta verticale. Questa termina sotto un masso, che si aggira a sinistra per riprendere a salire in verticale; segue un traverso ascendente verso destra che, presso un salto, piega a sinistra dove una delle poche staffe della via aiuta a superare un leggero spanciamento. Nel tratto conclusivo si sale una parete appigliata ma verticale ed esposta, quindi un sentiero e un ultimo dislivello di circa 70 m fino alla vetta Cadin di Nord Est (2788 m), segnalata da uno spartano cartello rosso (1h 30' di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le scale — a tratti davvero troppe per i puristi dell'arrampicata — abbassano la difficoltà tecnica di una parete che, senza attrezzatura e su roccia spesso verticale e tendente all'unto, sarebbe molto difficile. Resta però la forte esposizione, costante, e un paio di passaggi più impegnativi nella seconda metà: di qui la valutazione complessiva Molto Difficile. Attenzione anche ai brevi tratti in libera (I grado), dove la sabbiolina può rendere insidiosi gli appoggi.

    ⚠ La via è percorsa nei due sensi: il caschetto è obbligatorio per il rischio di scariche di sassi smossi da chi sta sopra. Il vallone che precede l'attacco resta spesso innevato anche a stagione inoltrata; la pendenza è modesta (i ramponi sono in genere eccessivi), ma per le condizioni conviene sentire il Rifugio Fonda Savio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quando il vallone d'attacco è libero dalla neve. Verificare le condizioni al Rifugio Fonda Savio. Calma e prudenza nei tratti in libera e nei diagonali sabbiosi; la discesa è impegnativa per l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    Si scende disarrampicando la stessa Ferrata Merlone fino al vallone detritico (1h 30' dalla vetta, 5h totali). Da qui tre opzioni: (1) verso sud, tenendosi sul versante destro del vallone, con brevi tratti attrezzati fino alla Forcella de la Neve (2471 m, 1h 30'), poi giù nel Ciadin de la Neve sul sentiero 118 fino alla deviazione a destra per il 115 e ritorno all'auto (1h 30', 8h totali); (2) tenere la destra fino al Rifugio Fonda Savio e prendere il sentiero 117 verso la Forcella del Diavolo (alcuni tratti attrezzati), scendendo poi nel Ciadin de la Neve come nell'opzione 1 (7h 30' totali); (3) a ritroso per il sentiero dell'andata (2h, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    Con partenza all'alba la Merlone si concatena con il Sentiero Attrezzato Bonacossa. Nelle vicinanze, sulle Dolomiti di Sesto: Ferrata delle Scalette, Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin e Ferrata Innerkofler al Monte Paterno; sul Cristallo la Ferrata Bianchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1036 m
    • Quota max2788 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Maurizio all’Alben

    Ferrata Maurizio all'Alben

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Maurizio all'Alben

    La Ferrata Maurizio sale il versante nord del Monte Croce, presso il Monte Alben (Bergamo). Si divide in due grandi sezioni: un lungo e faticoso sentiero attrezzato di avvicinamento e una parte prettamente verticale e atletica. Non presenta punti particolarmente difficili, ma è esposta e richiede buon allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio degli impianti della Conca dell'Alben, comune di Oltre il Colle (Bergamo), raggiungibile da Bergamo per la Val Seriana o la Val Brembana. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio, presso una bacheca informativa, si risale a sinistra dello skilift fino a un terrapieno e a uno spiazzo con il cartello che invita a vestirsi; poco sopra inizia il percorso attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione ha le caratteristiche di un sentiero attrezzato su fondo instabile: si sale un canalone su forte pendenza (il cavo aiuta stabilità e progressione) e una cengia ghiaiosa esposta che porta alla base della parete verticale. La seconda sezione inizia con una rampa diagonale a sinistra su fondo ghiaioso, poi alterna sentiero e roccette fino alla prima parete: un traverso orizzontale con pioli sotto un tetto roccioso, un diedro di una decina di metri ben attrezzato con pioli e una lunga parete verticale con abbondanti pioli fino a un terrazzino sormontato da un camino.

    Segue un sentiero attrezzato di trasferimento, in parte in discesa, fino alla seconda serie di pareti: un nuovo diedro che tende a far «sbandierare» verso destra (utile procedere a gambe divaricate sfruttando il lato sinistro), poi pareti coricate dove è piacevole arrampicare senza tirare sul cavo. In alto, tratti di sentiero attrezzato su terreno erboso, un intaglio nella roccia e la cresta sommitale, a tratti attrezzata, con qualche sali-scendi su roccette, fino all'intaglio dove le attrezzature terminano e ci si innesta sulla via normale (2h dall'attacco, circa 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, ben attrezzata con cavo teso e attrezzature nel numero giusto. Decisamente verticale ed esposta nella seconda parte, ma mai su difficoltà elevate; conviene arrampicare la prima parete (ben ammanigliata) per conservare energie per l'ultima. Una longe può essere utile per simulare una sosta.

    ⚠ A inizio stagione e fino ai primi di giugno, nel primo tratto attrezzato si attraversa un canalino privo di attrezzature spesso coperto di neve: possono servire ramponi e uno spezzone di corda. Il rientro è lungo, a tratti faticoso e scivoloso (utili i bastoncini).
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di montagna fino a circa 1900 m, con neve possibile a inizio stagione nel canalino d'attacco. Per la cartografia si consiglia la carta delle Orobie occidentali / Val Brembana.

    ▲Discesa

    Dall'innesto con la via normale ci sono più opzioni: salire in pochi minuti al Monte Croce e proseguire verso la vetta del Monte Alben (2019 m); oppure il rientro diretto, scendendo a sinistra verso la Forca e poi il CAI 501, fino a un sentiero orizzontale (targa in legno) che riporta alla Conca dell'Alben (1h 20' dal termine, 3h 45' totali). Per il giro completo via Passo Forca e Monte Alben si calcolano fino a 5h totali.

    ▲Da abbinare

    Se intrapresa presto, si può concatenare con la Ferrata alla Madonnina del Coren (difficoltà un po' inferiori, a circa 1h d'auto); nel bergamasco, in itinerari più lunghi, la Ferrata Guerino Rossi e, in Val Brembana, la Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Alben
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1900 m
    • Lunghezza3,8 Km
  • Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    La Ferrata Maximilian è un ardito percorso di cresta lungo la costola che collega i Denti di Terrarossa con la Cima di Terrarossa, presso l'Alpe di Tires (Bolzano). È difficile e per certi aspetti più vicina a un itinerario alpinistico che a una classica ferrata verticale: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i numerosi passaggi non protetti (I e talvolta II grado) richiedono attenzione e piede fermo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Lavinia Bianca (Bolzano), raggiungibile da Prato Isarco tenendo verso Tires; si parcheggia gratis al Centro Visite del Parco Naturale (1200 m). Punto di partenza su Google Maps. In alternativa, partenza da Siusi con funivia al Compaccio.

    La via si può percorrere in entrambi i versi; qui la descriviamo nel verso Rifugio Bolzano → Rifugio Alpe di Tires, meno difficile. Dal parcheggio si segue il sentiero 2 ripido nel bosco, si risale il Canalone Barengalle e, fra passerelle in legno, si raggiunge la Sella Cavaccio; per il sentiero 2 (o 9 e 1) si arriva al Rifugio Bolzano (2450 m, 3h 15' dal parcheggio). Si prosegue sul sentiero 4 sull'altopiano dello Sciliar fino al bivio dove si tiene a sinistra il CAI 4B verso la ferrata (2560 m, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale ripidamente per ometti i circa 100 m fino alla Cima di Terrarossa (2655 m, 20' dal bivio), con piccola croce. Si scende un facile sentiero di cresta, aereo ma non difficile, fino alla targhetta che segna l'inizio dei tratti attrezzati: un primo tratto di discesa attrezzata ripida ed esposta, poi una discesa in libera più difficile aggirando un tratto affilato sul versante destro, e una rampa obliqua attrezzata. Si raggiunge una sella terrosa con l'unica via di fuga a destra verso il sentiero 4 (40' dalla Cima).

    Si percorrono roccette instabili, un tratto verticale attrezzato e cresta esposta su entrambi i lati, poi si risale uno stretto camino (più agevole in questo verso). Dopo sali-scendi aerei e una parete verticale arrampicabile si raggiunge l'iconico arco naturale di roccia, da cui si scende (fondo detritico instabile). Cresta affilata e attrezzature in discesa portano a una forcella; si scende a destra un ripido canalone verso sud, in parte attrezzato e in parte no, con fondo detritico, fino al Rifugio Alpe di Tires (2440 m, 1h dall'arco, 2h 30' dal bivio 4B, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spesso fraintesa: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa (tranne la discesa dal Dente di Terrarossa, da fare con attenzione), ma l'itinerario è molto esposto e con vari passaggi in libera (I grado, con un II). Ha carattere alpinistico e, in quel contesto, difficoltà medio-facile.

    ⚠ La zona offre una sola via di fuga: chi parte deve aver calcolato di completare l'itinerario, perché in alcuni tratti il rientro sarebbe più difficile del proseguire. Vista la lunghezza e il dislivello, si può valutare di spezzare l'escursione in due giorni pernottando in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta montagna fino a 2655 m con lunghi tratti esposti e in libera: richiede piede fermo e meteo stabile. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Alpe di Tires l'itinerario più corto verso il parcheggio è il sentiero 3 verso ovest fino a un bivio dove si tiene la sinistra scendendo il tratto ripido e attrezzato del «Buco dell'Orso»; restando sul sentiero 3 si scende la valle del Ciamin fino a Lavinia Bianca e al parcheggio (2h 15' dal rifugio, 9h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Ottimo trampolino per il Catinaccio: le vicine Ferrata Laurenzi e la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, oppure, scendendo la Valle del Vajolet, la ferrata al Passo Santner o la più impegnativa Ferrata Bepo de Medil; nei pressi anche la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:15 h
    • Dislivello ferrata214 m
    • Quota max2655 m
    • Lunghezza20,2 Km
    • Anno1969
  • Ferrata Mendola al Roèn

    Ferrata Mendola al Roèn

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Mendola al Roèn

    La facile Ferrata Mendola al Roen è un itinerario piacevole, percorribile per gran parte dell'anno, che non presenta particolari difficoltà tecniche ed è perfetto per avvicinarsi a vie più complesse. L'anello può includere l'interessante Via dei Camosci, sotto il Monte Testa Nera.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della seggiovia che collega il Passo Mendola con il Rifugio Mezzavia: dal Passo Mendola (uscita Bolzano Sud, superstrada per Merano, uscita Appiano) si svolta a sinistra seguendo i cartelli gialli per la seggiovia. Punto di partenza su Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge il Rifugio Mezzavia (1585 m) e si prosegue dritti sulla forestale CAI 500 fino a Malga Romeno (1773 m, 45'), ignorando i bivi per Monte Lira, Crosara e Caldaro. A Malga Romeno si lascia il CAI 537 e il CAI 500 (via normale al Roen) e si prende il CAI 560, che in falsopiano porta al Rifugio Oltradige (1773 m, 1h dalla stazione a monte), dove inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Oltradige, a un bivio, si lascia dritto il CAI 560 (Via dei Camosci, valida per il rientro) e si prende a sinistra il CAI 523 della ferrata. Si sale ripidi fino alla prima fune e si percorre una cengia ascendente a destra su fondo sabbioso; alcuni balzi ben appigliati, arrampicabili senza tirare sul cavo, e una seconda cengia ghiaiosa portano a un breve salto verticale, superato con una staffa e ottimi appoggi. Si raggiunge il canalone e lo si risale a destra con passaggi facili e assicurati; una paretina più esposta e sottile (una staffa aiuta) immette su balzi ben appigliati. In alto le attrezzature piegano a destra su una cengia agevole e, dopo una piega a sinistra, si arriva al termine della ferrata (2050 m, 45' dal Rifugio Oltradige, 1h 45' totali). Proseguendo fra pini e mughi si incrocia la via normale e si sale alla croce e alla vetta del Monte Roen (2116 m, 2h totali), affacciata sulla Val d'Adige e sulle Dolomiti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata adatta ai neofiti: nessuna difficoltà tecnica né esposizione marcata, passaggi ben gradinati e qualche staffa dove la verticalità aumenta. Aiuta a imparare le tecniche di base dentro un piacevole itinerario.

    ⚠ Pur facile, è un percorso mediamente lungo (anello fino a 5h con la Via dei Camosci): valutare tempi ed energie.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota fino a 2116 m ma esposizione contenuta: percorribile gran parte dell'anno. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Non o della Strada del Vino e Monte Corno.

    ▲Discesa

    Dal Monte Roen, rientro più corto: a nord per il CAI 500 a Malga Romeno (45') e poi a ritroso (1h 30' dalla vetta, 3h 30' totali). Anello più lungo: a sud sul CAI 500 fino al Monte Testa Nera (2030 m), poi a sinistra il CAI 560 (Via dei Camosci), con una bella cengia aerea attrezzata sotto il Testa Nera, fino al Rifugio Oltradige e all'avvicinamento (4-5h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario adatto a neofiti che lascia tempo per una seconda via in giornata: verso Merano la Ferrata Heini Holzer, la facile Ferrata Knott e la difficile Ferrata Hoachwool a Naturno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Roen
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata195 m
    • Dislivello itinerario531 m
    • Quota max2116 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata Mazzocchi

    Ferrata Mazzocchi

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Piacenza
    Ferrata Mazzocchi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Mazzocchi è inserita in un itinerario paesaggisticamente appagante a cavallo fra le province di Piacenza e Genova, nella zona del Monte Nero. Le difficoltà sono contenute, con l'eccezione di un passaggio più impegnativo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo dello Zovallo (Piacenza), raggiungibile da Piacenza o da Chiavari (A12). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal Passo (1405 m) si imbocca il sentiero 001 verso il Lago Nero, ignorando tutte le deviazioni fino al bacino (1541 m, 50'). Costeggiata la sponda nord si lascia il 001 e si prende il sentiero 011 verso Fontana Gelata; da qui il sentiero 007 verso il Bivacco Sacchi: si attraversa il torrente e si risale ripidi alla conca del Dente delle Ali, dove sorge il Bivacco Sacchi (7 posti in autogestione). Poco oltre si raggiunge l'attacco (5' dal bivacco, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte con un tratto diagonale a sinistra di difficoltà contenute; dopo una rampa più ripida si affronta un esposto traverso attrezzato con cavo e catena, poi uno spigolo e la prima scaletta (pioli e catena, attenzione alla stabilità). Una cengia porta a un risalto, aggirabile a sinistra o superabile su parete leggermente strapiombante con staffe; si arriva a un'ampia cengia con via di fuga a sinistra. Proseguendo si supera una placca inclinata povera di appigli per aggirare uno spigolo esposto in aderenza (passaggio chiave). Si raggiunge un camino con due opzioni: a destra fino a una scala, oppure a sinistra su parete buia e un traverso esposto privo di appigli fino alla scala. Si completa la scala, un terrazzino, una cengia e un'ultima lunga scala; un salto di circa 3 m porta al pianoro del Groppo delle Ali (1689 m, 1h dall'attacco, 2h 45' dal parcheggio), con vista su Monte Nero, Monte Bue e Ragola.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata non lunga e di difficoltà moderate, ottima nelle mezze stagioni sia come escursione panoramica sia come allenamento in vista di vie alpine. I pini mughi accompagnano tutta la salita sul versante nord.

    ⚠ Il passaggio chiave (placca in aderenza per aggirare lo spigolo esposto) e il traverso del camino richiedono attenzione: la via di fuga sull'ampia cengia consente di evitarli.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota appenninica fino a circa 1750 m; ideale nelle mezze stagioni. Inaugurata nel 1979, è dedicata a un socio del CAI Piacenza scomparso alle Pale di San Martino nel 1975. Per la cartografia si consiglia la carta dell'Appennino Ligure-Emiliano / Monte Nero.

    ▲Discesa

    Dalla sommità: si può rientrare al Bivacco Sacchi per la via normale (segni bianco-rossi) e ripercorrere l'avvicinamento a ritroso (1h 30', 4h 15' totali), oppure dirigersi al Monte Bue (1771 m), poi per il sentiero 001 a Sella Costazza e il sentiero 003 fino al Monte Nero (1752 m), scendendo infine il crinale nord-est fino al sentiero 001 presso il Passo dello Zovallo (4h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si concatena ad anello con la Ferrata Adolfo Ferrari: l'itinerario si allunga (circa 6h) ma, vista la lunga avvicinamento in auto, è una scelta logica e appagante.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoMonte Nero
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max1750 m
    • Lunghezza12,2 Km
  • Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco

    Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La breve Ferrata Mazzetta collega il Bivacco Gera con il versante della Val Padola, nelle Dolomiti di Sesto. I tratti attrezzati sono di modesta difficoltà, ma l'itinerario di cui fanno parte è solitario e impegnativo: sale a Forcella de Ambata e ne discende per un vallone detritico con passaggi di arrampicata non attrezzati. Rispetto a molte vie delle Dolomiti di Sesto resta poco battuto anche in stagione inoltrata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Padola, presso Comelico (Belluno): se aperti, si usano gli impianti che salgono al Col d'la Tenda, parcheggiando a bordo strada. Punto di partenza su Google Maps. Con impianti chiusi si sale lungo Via delle Acque Rosse (sterrata dissestata, sentiero 152).

    Dal Rifugio Col d'la Tenda (1950 m) si va a est fino al sentiero 152, dove si decide l'itinerario. Per l'anello via Forcella de Ambata (2213 m) si tiene la destra verso Rocca di Campo, si scavalca la Forcella del Campo e, a un bivio, si sale a sinistra un ripido ghiaione con passaggi esposti in libera (I+) fino alla forcella (1h 30' dagli impianti); si scende quindi un canalone detritico fino al Bivacco Carlo Gera (2240 m, 2h 30' totali), da cui si percorre la ferrata in salita chiudendo l'anello. Per la sola ferrata (andata e ritorno) si tiene invece la sinistra sotto la Croda di Tacco fino alle prime attrezzature.

    ▲Il percorso

    Descriviamo la via nel verso Bivacco Gera → Col d'la Tenda. Dal bivacco si va a sud lungo il vallone e, dopo circa 10', a un bivio si tiene la sinistra a mezzacosta verso la parete sud della Croda di Tacco, fino alla targhetta d'attacco. I primi tratti assicurano una cengia verso destra, poi il cavo sale verticale su una parete ben appigliata; segue una salita su prati (attenzione se umidi) e un tratto insidioso di discesa su ghiaie, da fare sulla sinistra attrezzata con il cavo a corrimano.

    Si aggira uno spigolo e si sale a est un salto verticale ben appigliato, in gran parte arrampicabile; si passa fra parete e pinnacolo e, fra roccette attrezzate, una rampa diagonale e un paio di cenge, si raggiunge l'intaglio di Forcella di Tacco (2347 m, 1h dall'attacco), spartiacque fra Valle Ambata e Val Padola. Il cartello bianco può ingannare: le attrezzature proseguono ancora per una discesa di circa 20 m su roccette ben appigliate fino al termine (15' dalla forcella, 1h 15' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via anomala per le Dolomiti di Sesto: non sale a una vetta ma aiuta a scavallare una forcella, perciò meno spettacolare ma molto meno frequentata. Le attrezzature non presentano difficoltà tecniche di rilievo e servono soprattutto da sicurezza nei tratti esposti.

    ⚠ I passaggi di salita alla Forcella de Ambata (I+) e lo stato di innevamento non sono da sottovalutare: ambiente selvaggio, isolato e con fondo detritico instabile. Itinerario adatto a chi cerca un'escursione solitaria e impegnativa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota (2347 m) in ambiente isolato e detritico, con neve che può complicare il percorso. Per la cartografia si consiglia la carta delle Dolomiti di Sesto.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si scende a sinistra su detrito e poi un ripido vallone reso instabile da frane e piogge, fino al bivio fra il sentiero 152 (dalla ferrata) e il 153 a mezzacosta; si tiene la sinistra verso gli impianti (1h 30' dal termine, 5h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    È la ferrata più orientale delle Dolomiti di Sesto; verso ovest la Ferrata Roghel, la Ferrata Capitano Bilgeri e la Cengia Gabriella, tutte in itinerari lunghi; dal Rifugio Lunelli la Ferrata Bepi Martini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:15 h
    • Dislivello ferrata107 m
    • Dislivello itinerario347 m
    • Quota max2347 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Mario Minonzio è una bella via di cresta che conduce allo Zuccone Campelli, sopra i Piani di Bobbio. Non ha tratti estremamente difficili ma una grande varietà di passaggi, mai banali, con esposizione elevata. L'ambiente è austero e, nonostante la quota relativamente bassa, si tratta di alta montagna.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia dei Piani di Bobbio: da Lecco si prosegue verso la Valsassina oltre Ballabio fino a Barzio, dove si seguono le indicazioni per il centro e poi per la funivia, salendo al parcheggio degli impianti. Punto di partenza su Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge sopra le piste il Rifugio Lecco e si sale la Valle dei Camosci sulla sinistra orografica; a un bivio si lascia a sinistra la via normale per lo Zucco di Barbisino e si prosegue dritti (segni gialli) verso il Sentiero Attrezzato Minonzio. Si raggiungono le prime catene (conviene indossare l'imbraco) e, dopo una cengia e alcuni tratti attrezzati in diagonale, l'attacco vero e proprio, segnato da una freccia rossa.

    ▲Il percorso

    Si attacca subito verticale: i primi metri sono arrampicabili, poi un sasso ostruisce il passaggio richiedendo attenzione; dopo una decina di metri si traversa a sinistra aggirando uno spigolo non marcato e si riparte in verticale. Un sentierino di cresta sprotetto porta al segno giallo successivo e a nuove attrezzature, con roccette via via meno facili. Si torna in cresta, in vista dello Zuccone Campelli, e si affronta una serie di sali e scendi attrezzati, talvolta su fondo friabile, da prendere con cautela soprattutto in discesa.

    Si giunge al passaggio chiave: un lungo canale da percorrere in discesa, adrenalinico ma ricco di appigli naturali, fra intagli e guglie, fino a passare sul versante opposto e riprendere a salire. Si alternano tratti verticali, cenge e brevi traversi fino a una scala metallica; seguono roccette, una cengia e un ultimo tratto più impegnativo su fessura (catena a sinistra, appigli a destra). Oltre un intaglio si raggiunge il cartello giallo di fine ferrata e, per sentierino, il punto più elevato dello Zuccone Campelli (2173 m, 1h 45' dall'attacco, 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di cresta attrezzata con moderazione, in ambiente sorprendente: si alternano tratti facili, adrenalinici e tecnici (come il canale in discesa). La difficoltà non è mai eccessiva ma sempre presente, con esposizione abbondante.

    ⚠ Da sconsigliare con tempo instabile. Attenzione al canale di avvicinamento che, anche a inizio stagione, presenta spesso neve; bastoncini telescopici utili nel Canalone dei Camosci in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Pur a quota contenuta è ambiente d'alta montagna, austero e con fondo a tratti friabile. Per la cartografia si consiglia la carta di Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Dal termine, guardando la croce, si va a destra alla selletta e si prosegue in cresta verso la cima con il ripetitore; poco oltre, a un bivio, si può scendere a destra il ripido e instabile Canalone dei Camosci fino al Vallone dei Camosci e al Rifugio Lecco (1h 45' dal termine, 4h 45' totali), oppure tenere il versante sinistro più dolce verso il Rifugio Cazzaniga e, per il Sentiero 101 o il Sentiero degli Stradini, rientrare al Rifugio Lecco (circa 5h 45'-6h totali).

    ▲Da abbinare

    Si può concatenare con il Sentiero Attrezzato degli Stradini o, per i più esperti, con la Ferrata allo Zucco Pesciola in salita e la Minonzio in discesa; con avvicinamento corto, in zona Lecco, la Ferrata della Galleria di Morcate o la più difficile Ferrata al Corno del Medale.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoCampelli
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario534 m
    • Quota max2173 m
    • Lunghezza6 Km
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