Paese: Italia

  • Ferrata di Cima Rocca

    Ferrata di Cima Rocca

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata di Cima Rocca

    La Ferrata di Cima Rocca è una breve via che ricalca un sentiero di guerra fino alla cima dell’omonimo monte, sopra l’Alto Garda. Si percorrono gallerie risalenti alla Prima Guerra Mondiale, ben segnalate al loro interno, per guadagnare quota e affacciarsi su un panorama splendido verso il Lago di Garda, il Monte Baldo e le Valli Giudicarie. Più che dalle difficoltà tecniche, la via è caratterizzata dal forte interesse storico.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si imbocca via dei Dazi a destra e, a fine strada, si gira di nuovo a destra fino a un parco giochi con ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Ci sono due avvicinamenti. Il più facile segue il CAI 417 verso nord e, dopo una decina di minuti, tiene la destra (CAI 460) verso la Chiesa di San Giovanni, sotto l’imponente parete di Cima Rocca (1h dal parcheggio); oltre la chiesa i segni bianco-rossi salgono a nord verso l’attacco (CAI 471). In alternativa si può salire per il CAI 470 (Sentiero dei Bech) fino al bivio col 417, poi a sinistra sul 471 — ben attrezzato nei tratti difficili — passando presso il Bivacco Accioni fino alla Chiesa di San Giovanni (1h 15′).

    ▲Il percorso

    Dalla chiesa si salgono alcuni ripidi tornanti sul CAI 471 fino alla prima galleria, dove un cartello segna l’inizio del tratto attrezzato (10′ dalla chiesa). Si entra nella galleria, seguendo le indicazioni interne, e si esce sopra una scala metallica di 13 metri, nel bosco; si procede lungo ripidi canali terrosi e alcuni balzi rocciosi attrezzati fino alla seconda galleria, anch’essa ben segnalata all’interno. Usciti, si segue un sentiero a tratti attrezzato fino alla terza galleria, che per ora si ignora seguendo il CAI 471A che, lungo una trincea di guerra, conduce alla cima di Cima Rocca (1090 m, 45′ dalla Chiesa di San Giovanni, 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non difficile (Difficile come grado complessivo per via di alcuni tratti esposti), breve, con solo 70 m di dislivello attrezzato: il suo valore sta nelle gallerie e nelle trincee della Grande Guerra e nel panorama, più che nell’impegno tecnico.

    ⚠ È assolutamente necessario portare una torcia, idealmente frontale per avere le mani libere: si attraversano gallerie di guerra prive di illuminazione. Attenzione inoltre al caldo nei mesi estivi, vista la bassa quota e l’esposizione verso il Garda.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota dell’Alto Garda (massimo 1090 m): percorribile gran parte dell’anno, meglio nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo. Itinerario breve, 5,8 km e 672 m di dislivello, circa 3 ore complessive.

    ▲Discesa

    Da Cima Rocca si può scendere lungo l’itinerario di salita fino alla Chiesa di San Giovanni, oppure per il sentiero attrezzato che cala sulla parete nord verso Bocca Pasumer (attrezzato nei punti più esposti, non difficile); a un bivio, a sinistra, una lunga galleria di guerra di 300 m (torcia necessaria) porta all’imbocco della terza galleria non percorsa all’andata, mentre proseguendo dritti il CAI 460B riporta alla chiesa. Da qui si rientra in paese per uno dei due itinerari di avvicinamento (circa 1h 30′ dalla vetta, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nell’Alto Garda, poco distante, si trovano la Ferrata di Cima Capi e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoAlto Garda – Val di Ledro
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario672 m
    • Quota max1090 m
    • Lunghezza5,8 Km
  • Ferrata al Catinaccio d’Antermoia

    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Catinaccio d’Antermoia è un itinerario di grande respiro paesaggistico che sale e poi ridiscende le pareti del Catinaccio d’Antermoia, nel cuore del gruppo del Catinaccio. L’ambiente è frequentato, ma si superano i 3000 metri e la cresta sommitale non è protetta: servono allenamento e le precauzioni tipiche dell’alta montagna. La relazione parte dal Rifugio Gardeccia e prevede due opzioni di rientro.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Gardeccia (1960 m), nella Val del Vajolet, parallela alla Val di Fassa (Trento) e interdetta al traffico privato (punto di partenza su Google Maps). Per raggiungere il rifugio si può salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire a piedi (circa 45′), oppure con la funivia da Pera di Fassa e sentiero (il bus navetta da Pozza di Fassa non è più in funzione dal 2019). Dal Gardeccia si segue l’ampio sentiero CAI 546 verso nord nella valle del Vajolet, raggiungendo in rapida successione i Rifugi Vajolet e Preuss (45′); si prosegue sul CAI 584, sul versante sinistro del vallone, fino al Rifugio Passo Principe (2599 m, 1h 30′ dal Gardeccia, circa 2h 30′ dagli impianti), con il Catinaccio d’Antermoia a destra.

    ▲Il percorso

    Dal Passo Principe si va verso la bastionata del Catinaccio d’Antermoia, risalendo un ripido canale tra rocce e detriti che taglia la montagna in diagonale. Si raggiunge un’esposta cengia che porta a una ripida placca; si scende una scaletta e si risale sul versante opposto un tratto di roccette attrezzate, con la Valle del Vajolet sotto i piedi. Una serie di balzi attrezzati conduce al termine della ferrata, sulla cresta nord: davanti si vede la croce di vetta, che si raggiunge percorrendo un’aerea cresta non protetta, in alcuni punti stretta ma mai proibitiva, fino alla cima (3002 m, 1h 30′ dal Passo Principe, 3h dal Gardeccia, 4h totali). La discesa avviene sul versante opposto lungo la Ferrata Est, che dalla vetta prosegue verso sud: si percorre una lunga cengia discendente assicurata da una fune fino a un ripido canalino, con davanti il Lago d’Antermoia, l’omonimo rifugio e, più in alto, la cresta del Molignon; due scalette e una serie di roccette e tratti diagonali, senza particolari difficoltà, portano al termine delle attrezzature (1h dalla vetta, 2h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà tecnica media (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per quota e ambiente: 403 m di dislivello attrezzato, salita e discesa entrambe in ferrata e una vetta oltre i 3000 m. Difficoltà soprattutto ambientale.

    ⚠ La cresta sommitale, tra la fine della salita e l’inizio della discesa, è aerea e NON protetta: richiede piede fermo e assenza di vertigini. Ambiente di alta montagna oltre 3000 m: attenzione a meteo e temperatura, e all’eventuale neve residua nei canali a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (massimo 3004 m): stagione estiva, a canali sgombri da neve. Giornata lunga, circa 7h 30′ complessive per 1041 m di dislivello e 12 km, legata anche agli orari degli impianti di risalita.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si può rientrare in due modi: il più diretto segue il sentiero a destra che, dal Rifugio Antermoia, riporta al Passo Principe (30′) e quindi a ritroso al Gardeccia (1h 15′ dal Passo Principe, circa 6h 30′ totali); in alternativa si prosegue verso il Rifugio Antermoia e si tiene a destra il CAI 583B che, per il Passo di Laussa (2700 m) e la selvaggia Val del Laussa (segni e tracce poco visibili), raggiunge il Passo delle Scalette, da cui il ripido Sentiero Attrezzato delle Scalette scende nella Val del Vajolet, a valle del Gardeccia.

    ▲Da abbinare

    Nello stesso gruppo del Catinaccio si trovano la Ferrata Laurenzi sulla cresta del Molignon e la Ferrata del Passo Santner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoCatinaccio – Dolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata403 m
    • Dislivello itinerario1041 m
    • Quota max3004 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata alla Crepa Neigra

    Ferrata alla Crepa Neigra

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata alla Crepa Neigra
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Crepa Neigra è un itinerario di media difficoltà nella conca del Ciampac, in Val di Fassa. È breve (circa un’ora) e particolare: lo sviluppo verticale è di soli 80 metri, mentre il percorso è in prevalenza orizzontale, con tratti in forte esposizione. La via compie un anello passando dal versante sud a quello nord, restando sempre pochi metri sotto la sommità, su una roccia insolita di origine vulcanica, scura (da cui il nome «Neigra») e fittamente impastata di sassi incastonati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della cabinovia Ciampac, che sale da Alba di Canazei in Val di Fassa (lo stesso della vicina Ferrata dei Finanzieri al Colac): raggiunto Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia presso gli impianti sotto il massiccio del Colac (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac da Alba per il CAI 644 o la forestale 602 (circa 600 m di dislivello in 1h 30′). Uscendo dalla stazione a monte si vede a destra la cima; seguendo in piano i cartelli «Crepa Neigra» e poi il sentiero che sale in diagonale a mezzacosta verso destra si raggiunge in circa 30 minuti la selletta di Pian de Sele (2346 m), dove si tornerà a fine anello. Un breve sentiero a zigzag sul pendio erboso porta poi all’attacco in 10 minuti (40′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Presso l’attacco una panchina di legno permette di indossare comodamente imbrago e casco. Si inizia senza difficoltà con un breve tratto verticale di una decina di metri, poi un breve sentiero e un tratto in diagonale conducono alla prima e unica scala sospesa, lunga una decina di metri e comoda grazie alla giusta inclinazione. Si aggira il massiccio verso destra, imboccando il senso antiorario dell’anello: l’uso delle staffe è limitato ai punti necessari, mentre la roccia irregolare offre molti appoggi naturali per i piedi. Si guadagnano alcuni metri su roccette verticali con l’aiuto delle cambre e inizia il lungo traverso verso est, con la vista che si apre sul Gran Vernel e sulla Marmolada; l’esposizione è elevata, ma in assenza di difficoltà tecniche il cordino, sempre ben tensionato, funge da passamano per quasi tutto il percorso. Si prosegue in traverso con qualche saliscendi, si supera un piccolo canalino (assicurandosi con le due longe) e si percorre una strettissima cengia molto esposta, con la parete verticale sotto i piedi, aggirando un caratteristico torrione tondeggiante «a birillo». Risaliti alcuni metri, con vista su Canazei, il Sella e il Pordoi, una cengia in leggera salita porta sul versante nord-est, fino a un piccolo camino dove si può proseguire in traverso oppure salire la breve variante della prima cima. Continuando l’anello si rientra restando pochi metri sotto la sommità (2534 m) fino a chiudere il giro.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile) ma con esposizione decisamente elevata, nonostante l’assenza di passaggi tecnici impegnativi: 80 m di dislivello attrezzato su un percorso quasi tutto orizzontale. La roccia vulcanica, ricca di sassi incastonati, offre buoni appoggi ai piedi ma appigli meno affidabili per le mani, dove subentra il cordino-passamano.

    ⚠ Il percorso è in gran parte un traverso su cenge strette e molto esposte, con la parete verticale sotto i piedi: pur senza difficoltà tecniche, richiede piede fermo e abitudine all’esposizione. Comodo avvicinamento con gli impianti: buona opzione di ripiego anche con meteo incerto, vista la brevità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente dolomitico d’alta quota (massimo 2510 m circa, sommità 2534 m): stagione estiva, con apertura degli impianti del Ciampac. Itinerario breve, 5,5 km e 420 m di dislivello, circa 2h 45′ complessive.

    ▲Discesa

    Completato l’anello si rientra alla selletta di Pian de Sele incontrata all’andata e, per lo stesso sentiero, alla stazione a monte della cabinovia Ciampac.

    ▲Da abbinare

    Dalla stessa stazione a monte, sul versante opposto della conca del Ciampac, si raggiunge in breve la Ferrata dei Finanzieri al Colac, facilmente abbinabile in giornata.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoVal di Fassa – Ciampac
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max2.510 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata di Covarey

    Ferrata di Covarey

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata di Covarey
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Covarey, alle porte del Parco del Mont Avic in Valle d’Aosta, è una via generalmente facile e breve, formata da tre brevi tratti attrezzati. Un passaggio strapiombante e un paio di scale di legno ballerine ne alzano leggermente il grado: può essere una buona scelta per un neofita che abbia però esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Covarey, in provincia di Aosta: si prosegue sulla strada in direzione del Parco Faunistico Chevrère – Mont Avic e si lascia l’auto nell’ampio parcheggio del parco (punto di partenza su Google Maps). Si cammina verso il Centro Visitatori del Parco di Covarey, dove una bacheca illustra la ferrata e dietro la quale si intravede la parete; si prende l’ampio sentiero tenendo la destra al primo bivio, si supera un ponticello su un ruscello e si prosegue su sentiero più stretto con sbiaditi segni gialli, affrontando alcuni tratti ripidi e impervi fino all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale, con infissi di legno a fare da passerella per i piedi, e raggiunge una scala: non la classica scala metallica, ma una scala di circa 40 pioli di legno tondi ancorati alle corde di supporto, perciò abbastanza mobile. Si supera un tratto orizzontale fino a un piccolo terrazzino spanciante, dove un canapone aiuta a rimontare; segue un tratto verticale piacevolmente arrampicabile fino alla seconda scala, simile alla prima ma più corta. Si raggiunge così lo spuntone roccioso in cui termina la ferrata (45′ dall’attacco, 1h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via corta e poco faticosa (70 m di dislivello attrezzato), con le poche difficoltà concentrate nel tratto centrale, tra la prima scala e il breve passaggio strapiombante. Difficoltà complessiva Moderatamente Difficile.

    ⚠ Il tratto su cui prestare maggiore attenzione è probabilmente il sentiero di rientro, privo di indicazioni. Le due scale di legno sono mobili: salirle con calma e una sola persona alla volta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Media quota (massimo 1440 m): percorribile nella bella stagione, con roccia asciutta. Itinerario breve, 3,6 km e 216 m di dislivello, circa 2 ore complessive. Cartografia consigliata: carta del Mont Avic o delle Valli del Monte Rosa.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si prosegue in salita lungo la pietraia fino a intersecare un sentiero che, verso destra, scende nel bosco fino al piazzale di La Ville; seguendo la strada asfaltata si torna al parcheggio (20′ dal termine). Attenzione: lungo il rientro le indicazioni sono assenti.

    ▲Da abbinare

    Itinerario corto e non faticoso, si presta a essere combinato in giornata con un’altra via valdostana: la più difficile Ferrata del Gorbeillon verso Cervinia, la Ferrata Casimiro in Val di Rhêmes o la Ferrata José Angster a Gressoney.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoParco del Mont Avic
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario216 m
    • Quota max1440 m
    • Lunghezza3,6 Km
  • Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    La Ferrata Rino Costacurta sale il Monte Teverone, nell’Alpago. Il tratto attrezzato in sé è di livello medio-facile, ma è inserito in un itinerario lungo e impegnativo che si svolge in un ambiente isolato e selvaggio, con un rientro ad anello molto esteso. Il valore della via sta nell’avventura e nei panorami della parete nord del Teverone, più che nelle difficoltà tecniche.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza nei pressi di Casera Stabali, a nord della frazione di Plois (Belluno): raggiunta Pieve d’Alpago si prosegue verso ovest sulla provinciale fino al bivio, presso il municipio, per via Marconi verso nord, che con alcuni tornanti porta a Plois; all’ingresso del paese, presso una piccola costruzione religiosa, si tiene la sinistra in salita, poi la destra alle biforcazioni successive, fino a una tettoia con tavolo e panche dove si parcheggia (1050 m) (punto di partenza su Google Maps). Dalla tettoia si segue la mulattiera CAI 965 (indicazioni Ferrata Costacurta) fino a Casera Stabali (1070 m), poi in salita sul 965/AV6 verso il Passo di Valbona, oltre la Casera Scalet Bassa (1170 m) e uno spiazzo con croce e bandiera, fino a Scalet Alta (1590 m, 1h 15′). Si ignora il CAI 930 a sinistra e poco oltre si tiene la destra sul 930 verso la Forcella Bassa e la ferrata; il sentiero procede verso sud alternando salite e discese, aggira una parete e risale un canalone fino alla Forcella Bassa (1930 m, 2h 15′), ampia sella erbosa e crocevia. Si tiene la destra verso l’attacco (segnavia AV7): una traccia tra l’erba porta ad aggirare a destra un risalto roccioso (triangolo azzurro) e poi a sinistra verso il filo di cresta, dove una targhetta segna l’inizio della ferrata (2065 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco si risale un canalino dal fondo instabile ma non difficile, si aggira uno spigolo e si sale ripidi su un tratto gradonato. I primi metri corrono sul versante nord della cresta, verso la valle di Landres Negres (lato friulano dell’Alpago); dopo un tratto esposto ma piano, alcuni tornanti attrezzati portano sul versante veneto. La ferrata si sviluppa ora prevalentemente su strette cenge erbose, alternando brevi salite e discese in ambiente molto esposto e panoramico, fino a un primo tratto verticale; si scende lungo una rampa terrosa inclinata, si aggira uno spigolo e si raggiunge un ampio spiazzo erboso per una pausa. Si prosegue su una cengia inclinata sotto un tetto roccioso, che fa perdere quota e sollecita le braccia obbligando a spingersi in fuori; la vista sulla parete nord del Teverone è magnifica. Dopo un tratto di cengia erbosa che diventa sentiero, la ferrata riprende con le stesse caratteristiche — cenge e brevi traversi esposti, canalini attrezzati, balzi rocciosi — fino a un balzo verticale non difficile e ricco di appigli; un’ultima cengia e un canalino franoso conducono alla sella erbosa del Monte Fagoreit (2094 m, 2h 15′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Il tratto attrezzato è medio-facile, sviluppato soprattutto su cenge erbose esposte con qualche canalino e balzo; ciò che rende la via di grande impegno è il contesto, con 19 km, 1044 m di dislivello e 8 ore complessive in ambiente isolato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, intesa come impegno globale dell’itinerario.

    ⚠ L’impegno è nell’itinerario, non nella tecnica: ambiente selvaggio, lungo e senza vie di fuga rapide, con un rientro su sentieri poco segnati e a tratti instabili. Da affrontare con autonomia, buon allenamento e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente isolato d’alta quota (massimo 2094 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata molto lunga, circa 8 ore per 19 km: partenza presto e passo regolare.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si può salire al Monte Fagorat per il sentiero di cresta 936; il rientro vero e proprio segue verso sud il sentiero 932, che scende in una conca erbosa e pietrosa non sempre ben segnata e a tratti instabile, aggira il Col Fontana e passa a fianco di Casera Venal (1260 m), proseguendo poi lungo la vallata fino a ricongiungersi con l’avvicinamento e tornare a Plois.

    ▲Da abbinare

    Spostandosi nelle vicine Dolomiti Bellunesi si trova un itinerario di tutt’altro carattere, la Ferrata Berti alla Schiara.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoAlpago – Monte Teverone
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario1044 m
    • Quota max2094 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Corno del Bene

    Ferrata Corno del Bene

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Corno del Bene

    La recente Ferrata Corno del Bene, sul massiccio del Monte Guglielmo sopra Zone e il Lago d’Iseo, è breve ma intensa: atletica ed esposta, risale uno spigolo roccioso secondo una linea molto logica e di crescente esposizione. L’attrezzatura nuova e ben disposta rende la salita interessante, ma è una via sconsigliata a chi è alle prime armi. Bellissimo il panorama dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Zone, vicino alla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): da Marone, sulla strada che collega Brescia alla Valcamonica, si esce verso Zone; entrati in paese si imbocca a destra Corso Europa, poi a destra via Monte Guglielmo fino a un incrocio dove, sulla destra, risale ancora via Monte Guglielmo (indicazione anche per il Bosco degli Gnomi); si percorre la stretta strada fino a un parcheggio prima di un ponte, dove finisce l’asfalto (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia (CAI 227) fino a un bivio: si lascia a destra il CAI 230 e si tiene il 227 a sinistra verso il Monte Guglielmo e il Corno del Bene. A un bivio dove la ferrata è segnata si tiene per essa, proseguendo sui prati fino a un nuovo bivio: dritto si salirebbe al Corno del Bene, noi teniamo la destra verso la costa rocciosa; al bivio successivo si ignora il sentiero che a destra scende verso Casentiga e si gira deciso a sinistra verso il bosco e l’evidente Corno del Bene, fino all’attacco (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale a destra non difficile, poi il cavo gira in verticale: nei primi metri la roccia offre buoni appoggi, anche se un po’ sporchi di terriccio. Si piega leggermente a destra incontrando un primo tratto strapiombante, dove alcune staffe ben poste aiutano; si traversa a sinistra prima in orizzontale poi in diagonale e si riprende una salita decisamente verticale, con meno appigli, in cui la fune ben tesa e alcune maniglie metalliche vengono in aiuto. Dopo una breve cengia stretta a destra si risale una parete con un terrazzino a metà per rifiatare; la parete prosegue verticale con maniglie ai lati del cavo e qualche staffa dove la roccia è povera di appigli: è il tratto più adrenalinico, fisico e aereo della via. Seguono un diedro diagonale con staffe e un diedro di quasi dieci metri, esposto ma non particolarmente difficile (appigli sul lato destro, attenzione ai tratti erbosi); si rimonta in obliquo a destra, si salgono un paio di metri in spaccata e si traversa a sinistra fino a una nuova parete verticale che culmina in una sporgenza da scavalcare tirandosi sul cavo. Dopo un tratto di roccette appoggiate a zigzag e una paretina di 4 metri con pochi appoggi, una rampa rocciosa a destra porta a un camino ben gradinato (le difficoltà sono nei primi passi, poi si procede in spaccata con buoni appigli); la seconda parte del camino piega a sinistra, con una placca liscia a destra che obbliga a usare la fune dove mancano gli appigli. Usciti dal camino in forte esposizione si traversa a destra e si riprende a salire fino alle ultime pareti verticali attrezzate con staffe, che conducono in vetta al Corno del Bene (quota massima 1695 m, circa 50′ di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve (200 m di dislivello attrezzato) ma intensa, atletica ed esposta, su una logica linea di spigolo. Difficoltà complessiva Difficile, con attrezzatura nuova e ben posizionata.

    ⚠ Nonostante lo sviluppo contenuto è una via fisica ed esposta, sconsigliata ai neofiti e agli inesperti. Attenzione agli appoggi sporchi di terriccio e ai tratti erbosi, poco affidabili. Lungo avvicinamento di 2 ore.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (massimo 1695 m): percorribile nelle mezze stagioni e nelle belle giornate, con roccia asciutta. Giornata di circa 4h 15′ complessive per 1000 m di dislivello e 9,9 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Corno del Bene si rientra per i sentieri del massiccio (CAI 227 e diramazioni) fino al parcheggio di partenza, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Sullo stesso massiccio del Guglielmo, con avvicinamento più breve, la Ferrata Corna delle Capre; più impegnativa, sopra Lodrino, la Ferrata Caspai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max1695 m
    • Lunghezza9,9 Km
  • Ferrata Che Guevara al Monte Casale

    Ferrata Che Guevara al Monte Casale

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Che Guevara al Monte Casale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Che Guevara è una lunga escursione che da Pietramurata, nella Valle del Sarca, risale fino alla vetta del Monte Casale. Tecnicamente non presenta tratti molto difficili, ma è lunga, esposta e copre un dislivello notevole; il rientro è altrettanto lungo e ad anello, per una giornata complessiva di circa 7-8 ore senza vie di fuga. Da affrontare in buona forma fisica e con attenzione al caldo estivo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Pietramurata, presso Sarche (Trento): arrivando da Riva del Garda verso Sarche si attraversa Pietramurata e, in vista del cartello di uscita, si svolta a sinistra in via Collungo (arrivando da Sarche si svolta a destra nella stessa via appena entrati in paese); si percorre la via industriale fino a un ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). L’avvicinamento è anomalo: il cartello d’inizio ferrata si trova dopo il tratto più tecnico, perciò conviene indossare imbrago e casco già al parcheggio. Si costeggia l’industria fino a fine asfalto, poi un sentiero a bolli rossi, ben presto ripido e a tratti gradonato con cavo corrimano, costeggia una parete rocciosa con un traverso a destra fino al passaggio impegnativo (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo ostacolo è un diedro più difficile del resto della via, soprattutto per la mancanza di appigli nella parte centrale, dove serve trazionare un paio di volte sul cavo: è il punto giusto per rinunciare, se necessario. Usciti dal diedro si percorre una lunga placca inclinata e una cengia rocciosa verso sinistra, guadagnando quota sopra le cave con il Monte Casale di fronte; si prosegue in falsopiano alternando facili tratti attrezzati e sentiero (ignorare il bivio a sinistra verso una corda fissa) fino a un terrazzo con la scritta «quota 550 m». Si continua tra tratti attrezzati con staffe e sezioni di sentiero segnate in rosso, con qualche tratto verticale e un paio di passaggi in libera, fino all’attacco vero e proprio della Ferrata Che Guevara, segnato sulla roccia «Quota 675 m» (1h dal primo diedro, 1h 20′ dal parcheggio): qui le maggiori difficoltà tecniche sono ormai alle spalle. Da questo punto la via sale la bastionata del Monte Casale con un lungo zigzag tra tratti verticali, brevi traversi e cenge (segnalati da quote dipinte sulla roccia, «735 m», «820 m»), su roccia solida e ben appigliata ma con materiale detritico sulle cenge, in crescente verticalità ed esposizione, aiutati da staffe nei punti più ripidi. Con questo sviluppo continuo si guadagnano gli oltre 1200 metri di dislivello attrezzato fino ai pressi della vetta del Monte Casale (quota massima 1630 m, circa 4 ore di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà tecnica moderata (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per lunghezza, dislivello (1200 m attrezzati) ed esposizione costante. È la resistenza, più della tecnica, a fare la differenza.

    ⚠ Itinerario lungo ed esposto, privo di vie di fuga una volta superato il diedro iniziale: quello è il punto in cui decidere se proseguire. Da evitare nelle ore calde estive, perché la parete è in piena esposizione; portare acqua in abbondanza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota media (massimo 1630 m) ma forte dislivello: stagioni intermedie ideali, evitando il caldo estivo e la roccia bagnata. Giornata di circa 7h 30′ complessive per 1370 m di dislivello e 14 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Monte Casale il rientro è lungo e si svolge ad anello, per sentiero, riportando a Pietramurata e chiudendo un giro complessivo di circa 7-8 ore.

    ▲Da abbinare

    Nella stessa Valle del Sarca, su tutt’altra scala di impegno e lunghezza, si trovano la Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoMonte Casale – Valle del Sarca
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata1200 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max1630 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata della Corna Pedezzina

    Ferrata della Corna Pedezzina

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata della Corna Pedezzina
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Corna Pedezzina è una via recente della Val Brembana, sopra Santa Croce di San Pellegrino Terme. È classificata come facile, con un solo passo più impegnativo ma ben ammanigliato; avvicinamento e quota contenuti la rendono valida anche nelle belle giornate invernali. Particolarità: il rientro avviene inizialmente ancora in ferrata, con tratti di disarrampicata attrezzata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Santa Croce, nel comune di San Pellegrino Terme (Bergamo): si risale la Val Brembana fino a San Pellegrino, da sud si supera il paese e si esce a destra dove indicato «Dossena / San Pellegrino Terme», quindi si segue per Antea e poi a destra per Santa Croce, parcheggiando nell’ampio spiazzo presso la chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal paese sono già visibili le due mete, Corna Maria a sinistra e Corna Pedezzina a destra. Si segue il sentiero CAI 561 verso la Corna Maria; al punto di congiunzione dell’anello si prosegue dritti verso il Monte Rabbioso, seguendo i segnavia per la ferrata, fino a una sella con un capanno di caccia verde, comodo punto per indossare l’attrezzatura. Fin qui l’avvicinamento è comune con la Ferrata Corna Maria; per la Pedezzina si seguono i cartelli a destra e una traccia terrosa fino all’attacco (circa 30′ dal parcheggio). La ferrata va percorsa in senso antiorario: si tiene la destra in salita e si rientra dal sentiero di sinistra, evitando di percorrerla al contrario.

    ▲Il percorso

    L’attacco sale i primi metri di un canalino terroso fino alle prime rocce; si prosegue verso sinistra in un canalino roccioso con maniglie e cambre. Dove la parete si fa più verticale si affronta l’unico passaggio leggermente strapiombante, da superare con un po’ di decisione spostandosi a sinistra fino a un comodo terrazzino; oltre lo spigolo si sale un breve balzo strapiombante, reso però facile dalle numerose cambre e maniglie. Si continua su balzi e roccette gradonate protette, intervallati da terrazzini terrosi, fino a una crestina che si segue sul lato sinistro arrampicando facili balzi ben appigliati; un bel diedro di 4 metri a sinistra e un breve traverso a destra immettono sui prati sommitali, da cui per sentiero attrezzato si raggiunge la croce della Corna Pedezzina (circa 960 m, 20′ dall’attacco, 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di impegno contenuto (Moderatamente Difficile), facile nel complesso con un unico breve passo più atletico, comunque ben ammanigliato. Adatta come prima esperienza guidata, purché si presti attenzione alla parte di rientro, anch’essa attrezzata.

    ⚠ La ferrata non termina in vetta: il rientro inizia ancora in ferrata, con tratti di disarrampicata e una paretina verticale esposta. Attenzione al fondo detritico, scivoloso soprattutto dopo le piogge. Rispettare il senso antiorario indicato dai cartelli.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 960 m): percorribile gran parte dell’anno, anche d’inverno nelle giornate miti, con fondo asciutto. Aperta al pubblico dalla primavera 2023.

    ▲Discesa

    Dalla croce parte il cavo metallico visto correre parallelo in salita: si scende con un traverso discendente, un tratto verticale presso un pilastro, tratti più appoggiati (attenzione al fondo instabile) e una paretina verticale con cambre ma esposta; si disarrampica e, spostandosi a sinistra, si scende un canalino terroso fino al termine delle attrezzature (circa 40′ dall’attacco, 1h 15′ totali). Si rientra quindi alla sella dell’avvicinamento, da cui si torna a Santa Croce per il sentiero (circa 30′, 1h 45′ totali) oppure si prosegue sulla vicina e più impegnativa Ferrata Corna Maria.

    ▲Da abbinare

    È naturale percorrerla insieme all’adiacente Ferrata del Nido dei Santa Croce alla Corna Maria, con cui condivide l’avvicinamento. Tra le altre ferrate bergamasche, la difficile Ferrata del Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoVal Brembana
    • Avvicinamento30 min
    • Ferrata (anello)0:40 h
    • Quota max960 m
    • Itinerario1:45 h
    • Apertura2023
  • Ferrata Corna delle Capre

    Ferrata Corna delle Capre

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Corna delle Capre

    La Ferrata Corna delle Capre è una via recente sul massiccio del Monte Guglielmo, nel Bresciano sopra Zone. Molto verticale ma piacevole e largamente arrampicabile su ottimo calcare, con avvicinamento breve e quota contenuta: ideale nelle mezze stagioni e nelle giornate miti d’inverno, magari in coppia con la vicina Ferrata Corno del Bene.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è presso Croce di Marona (Brescia): da Marona si va verso est in direzione di Zone fino a un’area camper, dove si trova la prima indicazione per la ferrata. Si può lasciare l’auto qui (ma con circa 1h di avvicinamento) oppure proseguire sulla stradina, a tratti asfaltata e a tratti dissestata, che in circa 2,5 km porta a una serie di tornanti dove parcheggiare: al settimo tornante un cartello segna l’inizio del sentiero (è possibile sostare anche al terzo) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio, con la Corna delle Capre ben visibile sopra, si segue la sterrata fino a un bivio con cartello marrone; si svolta a sinistra e, seguendo sentiero e segnavia CAI, si raggiunge l’attacco presso un rudere bianco, tenendo la destra all’unico bivio (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri su facili roccette si raggiunge il cartello bianco d’inizio, a sinistra; lo sviluppo si fa subito verticale, ben servito da staffe metalliche. Un breve traverso a destra e una salita verticale verso sinistra portano a un diedro di 5-6 metri; si prosegue lungo la parete sfruttando appoggi per i piedi e maniglie metalliche, fino a un traverso orizzontale a destra che concede una pausa. Il cavo riparte con un traverso su roccia giallastra verso destra, sotto un tetto nerastro che si aggira a sinistra con un bel traverso su roccia levigata, oltrepassando un esposto spigolo. Aggirato lo spigolo la roccia offre appoggi migliori e si sale verticali su una serie di maniglie; si raggiungono roccette appoggiate e gradonate, piacevoli da arrampicare, poi un canalino roccioso non difficile dove il cavo funge in parte da corrimano. Si superano facili balzi, si attraversa il canalino portandosi sul suo versante destro e, dopo un traverso orizzontale, il cavo sale deciso su una bella paretina con staffe (con appoggi anche a destra); si risale un breve diedro su roccia nerastra e una sporgenza con un passo atletico aiutato dalle staffe. Si sale ancora verticali su una parete molto bella ed esposta, sempre con ritmo sostenuto ma mai molto difficile, e si aggira a destra uno spigolo; dopo una zona ricca di vegetazione e un tratto di collegamento si entra nell’ultima sezione: una breve placca levigata, una rampa rocciosa a destra, alcuni balzi e un ultimo passo atletico per vincere una sporgenza, poi facili gradoni e sentiero erboso fino al termine delle attrezzature, con il paese di Zone visibile in basso (circa 1h dall’attacco, 1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto verticale ma continua e arrampicabile, su roccia calcarea eccellente che senza le abbondanti staffe risulterebbe però molto impegnativa: 280 m di dislivello attrezzato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, omogenea e senza eccessi atletici.

    ⚠ Pur arrampicabile, è una via continua e impegnativa per chi non è allenato: la verticalità è costante. Casco obbligatorio per la possibile caduta di sassi nei tratti più ripidi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1333 m): ottima nelle mezze stagioni e nelle belle giornate invernali, con roccia asciutta. Itinerario breve, 2,5 km e 400 m di dislivello, circa 2h 30′ complessive.

    ▲Discesa

    Dalla sommità erbosa si seguono gli ometti di pietra scendendo per traccia e sentiero fino a ricongiungersi con l’itinerario di salita e tornare al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Naturale l’abbinamento con la vicina Ferrata Corno del Bene, sullo stesso massiccio del Guglielmo; più impegnativa, nel Bresciano, la Ferrata Caspai a Lodrino.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max1333 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Caspai

    Ferrata Caspai

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Caspai

    La Ferrata Caspai si sviluppa sopra Lodrino, nelle Prealpi Bresciane, ed è una via impegnativa, esposta e ricchissima di traversi, da non sottovalutare. L’ultima parte propone una variante difficile, con tratti strapiombanti, camini e traversi che affaticano molto le braccia e portano quel tratto al livello estremo. Esiste però anche una variante più facile per raggiungere comunque la cima.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Pineta, sopra Lodrino (Brescia): arrivati a Lodrino si seguono i cartelli marroni (uno indica Pineta) salendo la ripida strada fino al Ristorante Genzianella; si può parcheggiare lì oppure proseguire un centinaio di metri tenendo la destra al bivio successivo, fino a un tornante a sinistra con area picnic dove si lascia l’auto (punto di partenza su Google Maps). Si seguono i cartelli bianco-verdi della Ferrata Caspai: un breve tratto di asfalto, poi una traccia a destra che sale ripida nel bosco e un sentiero forestale fino a un incrocio (15′); a sinistra il sentiero conduce all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca subito con un traverso, prima in diagonale poi orizzontale, da percorrere in aderenza: già fisico. Dopo un breve tratto verticale e un nuovo traverso diagonale e orizzontale, si sale un risalto verticale e si affronta un traverso esposto con pioli per i piedi, che porta a una cengia erbosa verso sinistra. Si aggira un esposto spigolo e, con un traverso in discesa, si passa sotto un tetto roccioso da aggirare rapidi per non sovraccaricare le braccia; oltre il tetto il cavo rimonta verticale fino a un camino con qualche piolo (attenzione al cavo che passa da sinistra a destra e può intralciare le gambe), la cui seconda parte è più appigliata. Seguono un esposto traverso a sinistra (con alcuni passi in discesa, in aderenza), un altro tetto con i piedi su placca inclinata, uno speroncino, una rampa pendente in discesa e, aggirato uno spigolo, un tratto verticale con pioli. Dopo un nuovo traverso esposto in leggera discesa si risale una parete con pochi appigli, dove di fatto serve trazionare sul cavo (roccia buona ma povera di appigli), con un terrazzino terroso a metà per riprendere fiato. Ancora verticale e un traverso a sinistra portano alla prima via di fuga; si supera un breve camino e un traverso in salita fino a un pulpito, da cui si disarrampica, e dopo un altro traverso a sinistra si raggiunge un bivio. Qui si separa il percorso facile (a sinistra: cenge, rampe e brevi tratti verticali non difficili, poi sentiero) dal percorso difficile (a destra), composto da quattro salti — paretine verticali, tratti diagonali e una parete strapiombante attrezzata con pioli — da considerarsi estremamente difficile e privo di vie di fuga. Entrambe le varianti conducono alla cima del Corno di Caspai (1391 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via esposta, continua e molto fisica per la grande quantità di traversi: 350 m di dislivello attrezzato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, che diventa Estremamente Difficile sui quattro salti della variante destra dell’ultima parte.

    ⚠ La variante difficile finale (quattro salti, con parete strapiombante) è estrema e priva di vie di fuga: va affrontata solo da chi è certo delle proprie forze; in caso di dubbi conviene scegliere il percorso facile al bivio. I numerosi traversi affaticano molto le braccia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1391 m): percorribile nelle mezze stagioni e nelle giornate miti, evitando la roccia bagnata. Giornata di circa 4h 45′ complessive per 500 m di dislivello e 7 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Corno di Caspai si rientra per sentiero verso Pineta, chiudendo l’itinerario al parcheggio di partenza.

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona del Bresciano, sul massiccio del Monte Guglielmo, si trovano la Ferrata Corna delle Capre e la Ferrata Corno del Bene.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max1391 m
    • Lunghezza7 Km
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