Paese: Italia

  • Ferrata Contin al Monte Cavallo

    Ferrata Contin al Monte Cavallo

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Contin al Monte Cavallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Contin sale il Monte Cavallo, sul confine italo-austriaco presso il Passo di Pramollo, nelle Alpi Carniche. È una via attrezzata di difficoltà modeste in un ambiente molto bello e poco frequentato, che si presta a essere chiusa ad anello scegliendo tra due rientri: la via normale austriaca o la panoramica cresta dell’Alta Via CAI Pontebbana.

    ▲Avvicinamento

    Si parte poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, che separa la provincia di Udine dall’Austria: il parcheggio è a fianco di una caserma bianca dismessa, presso il penultimo tornante prima del passo. Dal versante italiano si esce dall’A23 a Pontebba e si sale tra i tornanti per circa 12 km (20 minuti) fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1568 m) si segue il segnavia 433, una sterrata che attraversa il bosco tra sali e scendi per circa un chilometro fino alla colorata Baita Winkel (1470 m), oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433 ignorando a sinistra il bivio per l’Alta Via CAI Pontebbana verso la Sella della Pridola (una delle opzioni di rientro) e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle, superando anche il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi. Si prosegue dritti fino a un secondo importante bivio, segnalato su un sasso e con cartello CAI: a destra si va all’attacco della Ferrata alla Torre Clampil, a sinistra alla Ferrata Contin. Si tiene la sinistra, con la mole del Monte Cavallo ben visibile, si sale sulle ghiaie sotto la Torre Winkel e si raggiunge l’attacco (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia risalendo un ripido ma non difficile canalone, tenendosi sul versante sinistro: dapprima gradonato e poco pendente, piega poi più deciso a sinistra e sale tra roccette e brevi balzi più marcati, comunque mai difficili, fino a una forcella erbosa dove le attrezzature si interrompono momentaneamente. Da qui è possibile deviare a destra per raggiungere la vetta della Torre di Winkel (tre passaggi attrezzati impegnativi), ma la via prosegue verso il Cavallo: si segue la traccia e i segnavia fino a ritrovare le attrezzature, alternando tratti di sentiero a brevi sezioni attrezzate dove la via è più esposta o ripida. Con impegno modesto si raggiungono i prati sommitali e, seguendo i bolli rossi sulle rocce, la vetta del Monte Cavallo, segnata da un cippo e da una campana (2240 m, 1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di livello medio-facile (Moderatamente Difficile), senza tratti tecnicamente impegnativi, su roccia generalmente buona e arrampicabile. 123 m di dislivello attrezzato in un ambiente carnico selvaggio e panoramico.

    ⚠ I tratti misti roccia ed erba sono potenzialmente scivolosi: serve un minimo di attenzione. Il rientro lungo l’Alta Via CAI Pontebbana richiede passo fermo e un minimo di dimestichezza con l’arrampicata (passaggi fino al II grado, anche in disarrampicata).
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota di confine (massimo 2240 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata di circa 5 ore complessive per 694 m di dislivello e 7,4 km. Cartografia consigliata: Alpi Carniche Orientali.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si può scegliere tra due rientri ad anello. Il primo, consigliato a chi ha dimestichezza con i sentieri di cresta poco battuti, segue verso sud-est l’Alta Via CAI Pontebbana (segni arancio-azzurri sbiaditi): tratti di cresta con brevi arrampicate (max II grado), passaggi esposti a mezzacosta e un paio di ripide discese in canaloni con disarrampicata, fino alla Sella della Pridola (1644 m, circa 1h 30′); superato un ultimo canalino si scende a sinistra alla Baita Winkel (15′) e a ritroso al parcheggio (2h 15′ dalla vetta, circa 5h totali). In alternativa si scende per la via normale austriaca, raggiungendo il lago, il Passo di Madrizze e poi la Baita Winkel (2h dalla vetta), quindi a ritroso al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Dallo stesso avvicinamento parte la ben più difficile Ferrata Amicizia alla Torre Clampil: la Contin si presta bene a essere percorsa in discesa come chiusura dell’anello dopo aver salito la Clampil.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata123 m
    • Dislivello itinerario694 m
    • Quota max2240 m
    • Lunghezza7,4 Km
  • Ferrata del Cinzanino

    Ferrata del Cinzanino

    Vie Ferrate › Lombardia › Varese
    Ferrata del Cinzanino

    ⚠ Via di recentissima costruzione: i lavori si sono conclusi nel novembre 2025 e l’itinerario è in attesa di inaugurazione ufficiale. Verificare lo stato di apertura e l’agibilità delle attrezzature prima di percorrerla.

    La Ferrata del Cinzanino è una via breve e panoramica affacciata sul versante lombardo del Lago Maggiore, sopra Maccagno. Di livello facile, si sviluppa praticamente a filo d’acqua tra traversi e placchette, e si percorre in poco più di mezz’ora: ideale come prima esperienza o come gita rapida con vista sul lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la SS394 del Verbano Orientale, poco dopo Maccagno con Pino e Veddasca: uscendo dal paese verso nord si supera una galleria e subito dopo si svolta a sinistra in direzione del lago, parcheggiando in uno dei pochi posti disponibili (punto di partenza su Google Maps). Si seguono le indicazioni per la falesia del Cinzanino, sulle pareti grigiastre; da lì una scalinata scende a una piccola cappella, da cui parte la ferrata (3′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco, dietro la cappelletta, si risale un breve traverso in diagonale aiutati da piccole cambre, per poi scendere quasi al livello del lago restando sempre in traverso. Terminato il traverso si sale una placchetta priva di cambre, sfruttando l’aderenza della roccia, e si prosegue con qualche saliscendi senza particolari difficoltà. L’ultimo tratto si percorre in discesa su una placca appoggiata, alla cui destra corrono alcune facili vie di arrampicata. In tutto circa mezz’ora di attrezzature.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile e divertente (20 m di dislivello attrezzato), giocata su traversi e placche a pochi metri dal lago. Difficoltà complessiva Facile: adatta anche a chi è alle prime armi, fermo restando l’uso di casco, imbrago e kit da ferrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Quota molto bassa (massimo 180 m): percorribile tutto l’anno, scegliendo il momento della giornata più adatto alla stagione per via dell’esposizione sul lago. Itinerario brevissimo, 0,4 km e 30 m di dislivello, circa 35′ complessivi.

    ▲Discesa

    Terminate le attrezzature si è su uno slargo della passerella che contorna la roccia; da qui una normale scala metallica riporta in breve sulla strada dell’avvicinamento, dove si trova anche un bar (5′, 35′ totali).

    ▲Da abbinare

    Sempre in provincia di Varese si può percorrere la Ferrata Bellotti a Mesenzana. Spostandosi, le opzioni vanno verso il Lago di Como (Monte Grona, Venticinquennale, Sass Tavaràc sul ramo lariano) o verso la Val d’Ossola (Picasass, Montorfano, Walserfall).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago Maggiore – Verbano
    • Avvicinamento0:03 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)0:35 h
    • Dislivello ferrata20 m
    • Dislivello itinerario30 m
    • Quota max180 m
    • Lunghezza0,4 Km
  • Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    La Ferrata Cinquanta del Clap risale il Creton di Culzei, nelle Alpi Carniche sopra Pesariis. È un itinerario molto appagante e vario, con un lungo tratto attrezzato che alterna passaggi tecnici a estese sezioni di cresta, in un ambiente di grande respiro. Sia l’avvicinamento sia il rientro sono lunghi e impegnativi: una giornata da affrontare con allenamento ed esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il centro di sci di fondo Pian di Casa, nel comune di Pesariis (Udine), lungo la SS465 della Forcella Lavardet (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1236 m) si sale sul sentiero 201, ben segnato, verso il Rifugio de Gasperi, ignorando in successione i bivi per i sentieri 202, 203 e 315 e tenendo sempre la destra sul 201; dopo una grotta e un paio di punti esposti e franosi (attrezzati) si raggiunge il Rifugio de Gasperi della sezione CAI di Tolmezzo (1767 m, 1h 30′ dal parcheggio). Dal rifugio, ben visibile la cresta del Creton, si percorre verso est il Sentiero Attrezzato Corbellini (segnavia 316), che corre parallelo alla ferrata ma più a valle: un susseguirsi di cenge esposte, tratti su prato e passaggi che aggirano spigoli e colatoi del versante sud, con un paio di tratti verticali attrezzati (staffe, cambre, scalette) e alcune passerelle di legno. Dopo circa 45′ dal rifugio e superati due colatoi, al terzo si lascia il sentiero che prosegue dritto sui prati e si segue a sinistra l’evidente traccia segnalata da una targa metallica, fino alle prime attrezzature (2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto sale un balzo roccioso appoggiato sotto una sporgenza, con il cavo in diagonale da destra a sinistra e un paio di staffe; si entra poi in un canalone roccioso che sale ripido seguendo i bolli rossi, alternando passaggi su sassi e roccette, facili tratti di arrampicata e sezioni attrezzate nei punti più esposti. Si risale una parete appoggiata col cavo a zigzag aiutati da staffe, si scende nella parte bassa del canalone e ci si sposta a sinistra su roccette; una forcellina attrezzata da attraversare introduce a un traverso a destra e a una salita verticale di crescente esposizione proprio sotto la bastionata sud del Creton. Da un terrazzino erboso, attraverso tratti di sentiero e cenge esposte attrezzate, si aggira il canalone e si raggiunge una forcella dove inizia il sentiero attrezzato di cresta (2h dall’attacco): qui è possibile interrompere l’escursione scendendo a nord verso il Sentiero Corbellini presso Casara Siera. La cresta attrezzata porta a un paretone che si sale con le staffe, prima verticale poi verso destra, in forte esposizione; si risale un torrione esposto con un passaggio a sinistra, si aggira un tetto roccioso spostandosi a destra e si torna in cresta, fra passaggi impegnativi ed esposti. Si scende qualche metro, si prosegue su passaggi gradonati a sinistra e terminano le attrezzature su un’ampia cresta diretta verso il pulpito del Creton; si scende in un canalino e si risale il versante opposto su parete verticale attrezzata, poi una serie di balzi e una nuova parete appigliata. Dopo una placca appoggiata in cresta, i segni rossi guidano su un sentiero in quota fino a un camino impegnativo (lato destro, poi sinistro); alternando tratti attrezzati in salita e discesa e brevi canaloni si raggiunge infine la croce di vetta (2458 m, 4h dall’attacco, circa 6h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via lunga e completa (658 m di dislivello attrezzato) che alterna passaggi tecnici verticali a una lunga cresta aerea, con impegno omogeneamente alto su tutti i fronti. Difficoltà complessiva Molto Difficile.

    ⚠ Sia l’avvicinamento (con tratti franosi e il Sentiero Corbellini soggetto a smottamenti) sia il rientro sono lunghi e impegnativi: la giornata supera le 9 ore complessive. Esiste una via d’uscita intermedia alla forcella, prima della cresta attrezzata. Indispensabile partire presto e con meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente carnico d’alta quota (massimo 2458 m): stagione estiva, a versanti puliti. Itinerario lungo, 12 km e 1658 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 9h 30′.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso ovest lungo la traccia che cala su sentiero ripido, rientrando verso il Rifugio de Gasperi e quindi al Pian di Casa lungo il sentiero 201 percorso all’andata.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Alpi Carniche e nelle vicine Dolomiti Friulane, si combina con la Ferrata del Chiadenis e con la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata658 m
    • Dislivello itinerario1658 m
    • Quota max2458 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ciao Miki, sulle Alpi Biellesi sopra il Santuario di Oropa, è breve e intensa: quattro torri con pareti verticali, tratti orizzontali e qualche passaggio leggermente strapiombante. Il tratto attrezzato non è tecnicamente difficile, ma è molto vario e aereo; soprattutto va considerato il lungo e impegnativo sentiero di cresta che dalla fine della ferrata porta alla vetta del Monte Mars, da non affrontare con la pioggia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della funivia Oropa–Lago Mucrone: da Biella si raggiunge Oropa e si parcheggia nell’ampio piazzale di partenza della funivia (punto di partenza su Google Maps). Usciti dalla stazione a monte si segue verso sinistra il sentiero D23, oltrepassando il rifugio Savoia e dirigendosi verso il Lago Mucrone; poco prima si svolta restando sul D23, che sale ripido fino a scollinare presso il Colle Rosso e il Laghetto Rosso, proseguendo poi verso il Colle Chardon (2221 m). Nei pressi del colle, a un bivio, il D23 continua mentre noi teniamo la sinistra verso l’attacco, segnalato da un cartello bianco (1h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La via attacca con una parete verticale, sul lato sinistro di uno spigolo, risalita con abbondante attrezzatura; segue una serie di gradoni in misto roccia-terra in diagonale a sinistra, iniziando a seguire la cresta verso il Monte Mars. Si sale una parete di una quindicina di metri, all’inizio leggermente strapiombante, se ne aggira la cima e si scende un poco, poi si affronta un’altra parete verticale con staffe abbondanti. Un breve traverso a sinistra porta a un balzo su roccia solida e ben appigliata; si sale in diagonale aggirando uno spigolo, si affronta un breve tratto di discesa esposto sul lato sinistro della cresta e si aggira uno spigolo in discesa in forte esposizione (passaggio delicato). Dopo un traverso si raggiunge una nuova parete verticale con buoni appigli naturali e artificiali, con un tratto leggermente strapiombante dovuto a una pancia della roccia; superatolo si prosegue verticali e molto esposti sulle staffe fino a un intaglio nella roccia. Si risale ancora tra gradoni e piccoli balzi fino a un cartello bianco che annuncia la fine imminente; dopo alcuni passi delicati in discesa, il cavo si interrompe e inizia una corda, che segna il termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ dalla stazione a monte). Da qui parte il sentiero di cresta verso il Monte Mars, in alcuni punti stretto ed esposto: si aggira una lama tenendo il pendio a destra, si percorrono tratti aerei alternati a sezioni più larghe, qualche passaggio su roccette di I grado e un ultimo tratto attrezzato con corda su rocce lisce (scivolose se umide); tra sali e scendi e un pulpito panoramico si raggiunge infine la croce di vetta del Monte Mars (2600 m, 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente, esposta ma non tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile), con 379 m di dislivello attrezzato. Il vero impegno della giornata è il sentiero di cresta successivo, che pur non essendo alpinistico ne conserva i caratteri.

    ⚠ Il sentiero di cresta dalla fine della ferrata al Monte Mars è esposto, stretto e privo di vie di fuga: richiede piede fermo ed esperienza, ed è da evitare assolutamente con tempo instabile o roccia bagnata. Le rocce della cresta diventano scivolose con l’umidità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2600 m): stagione estiva, con tempo stabile. Giornata lunga, circa 6h 45′ complessive per 787 m di dislivello e 11 km, agevolata in partenza dalla funivia di Oropa.

    ▲Discesa

    Dal Monte Mars si scende seguendo per intero il sentiero D23, che dalla cima riporta al Colle Chardon e quindi alla stazione a monte della funivia (1h 30′ dalla vetta, 6h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Spostandosi verso la Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate panoramiche, come la Ferrata Bethaz-Bovard e la Ferrata di Covarey.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi – Monte Mars
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata379 m
    • Dislivello itinerario787 m
    • Quota max2600 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    La Ferrata Biasin al Passo Pertica, nelle Piccole Dolomiti, è breve ma intensa e atletica: si svolge in gran parte all’interno di una fessura-camino, fittamente attrezzata con cambre e staffe. Le difficoltà tecniche sono contenute dall’abbondanza di infissi metallici, ma la loro disposizione richiede di sfruttare anche gli appigli naturali. Si abbina con facilità alle altre vie attrezzate del gruppo del Carega.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Revolto (1355 m), in alta Val d’Illasi: da sud si esce dall’A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno, la si oltrepassa tenendo la destra a un bivio e si sale a Giazza; di qui si prosegue sulla strada principale, superando un ampio tornante a sinistra, per circa 7 km fino al Rifugio Revolto (punto di partenza su Google Maps). Dal Revolto si sale al Rifugio Passo Pertica (1530 m) per la forestale che parte dalla sbarra (30′) o per il sentiero che taglia nel bosco (20′). A destra del rifugio si vede l’intera via, che corre lungo una fessura nella roccia; un sentierino conduce all’attacco (10′ dal rifugio, 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La fune parte a 3 metri da terra, a sinistra della targhetta commemorativa: i primi metri si arrampicano in libera (II grado) fino a raggiungere il cavo, che sale subito verticale dentro un lungo camino. I primi metri sono gradonati e spostano dal lato sinistro a quello destro del camino, dove inizia una lunga serie di cambre verticali; la parte iniziale è strapiombante e va salita senza indugiare per non affaticare le braccia. Usando due chiodi come appigli ci si sposta nuovamente a destra con una spaccata, superando un breve balzo verticale molto esposto con tre staffe, fino a uno stretto terrazzino. Si riprende a salire in verticale su ampie cambre, a destra di un sasso sporgente, poi sul lato sinistro della fessura in accentuata esposizione; un pinnacolo offre appoggio ai piedi e un chiodo interno un buon sostegno. La parte alta del camino spancia leggermente: conviene cercare appigli all’interno della fessura per non spingere troppo sul cavo. Si supera un tratto con due sassi incastrati che offrono appoggio, poi la fessura si stringe (attenzione agli zaini ingombranti) e piega gradualmente a destra; un secondo sasso incastrato richiede un po’ di agilità. Con gli ultimi infissi si esce dalla gola in un passaggio aereo di pochi metri; si piega a destra fino al libro delle firme e, salendo un balzo a sinistra su roccette e balzi appoggiati, si raggiunge il termine delle attrezzature (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve (150 m di dislivello attrezzato) ma atletica, intensa e aerea, quasi interamente entro la fessura-camino. Difficoltà complessiva Difficile. È stata ammodernata con l’aggiunta di molte cambre, che hanno ridotto le difficoltà rispetto al passato pur lasciandone intatto il carattere fisico.

    ⚠ Diversi tratti sono strapiombanti e sollecitano molto le braccia: salire con continuità, senza fermarsi appesi al cavo. La fessura si restringe in più punti, ostica con zaini voluminosi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Media quota (massimo 1740 m) nelle Piccole Dolomiti: percorribile nella bella stagione, con roccia asciutta. Sviluppo breve, 1,5 km e 380 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 1h 30′.

    ▲Discesa

    Si seguono i segni rossi fino a un bivio: a sinistra il sentiero 108 porta verso il Rifugio Fraccaroli e l’eventuale salita al Carega; a destra si scende verso il Rifugio Pertica, direzione consigliata anche per chi voglia poi percorrere il Sentiero Attrezzato Pojesi o la Ferrata Campalani. Scendendo a destra si affrontano alcuni tratti attrezzati nella ripida discesa fino alla sterrata che unisce il Rifugio Pertica al Rifugio Scalorbi; si raggiunge il Rifugio Pertica (15′ dal termine della ferrata) e infine il Rifugio Revolto (30′ dal termine, 1h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona del Carega si combina bene con la Ferrata Campalani e con il Sentiero Attrezzato Pojesi, entrambi raggiungibili dal Rifugio Pertica.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti – Carega
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1740 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata di Chiaronto

    Ferrata di Chiaronto

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Chiaronto

    La Ferrata di Chiaronto, sopra Frassino in Val Varaita, è un itinerario particolare, più vicino a un percorso avventura che a una ferrata classica: non raggiunge una vetta e si gioca tutto su quattro ponti sospesi (il più lungo di 70 metri) e su una parete strapiombante che è il vero passaggio chiave, breve ma molto fisica. Non ci sono tratti tecnici, ma serve buona forza di braccia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Borgata di Chiaronto, sopra Frassino (Cuneo): da Frassino, superato il bar La Spada Reale, si svolta a destra e subito a sinistra seguendo il cartello per Borgata Chiaronto, che si raggiunge in 3 km di asfalto; si parcheggia nei pressi della chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal centro del paese si intravedono i risalti rocciosi della via; seguendo i segni bianco-rossi e i cartelli «Percorso Avventura di Chiaronto», ben segnato, si raggiunge il primo tratto in 15′.

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto verticale con abbondanti staffe fino a un terrazzino da cui parte il primo ponte, singolare perché contornato da una rete metallica: di fatto non si cammina su corde ma su un intreccio di cavi. Segue un tratto di sentiero e una breve discesa attrezzata con staffe, poi una rete di cavi intrecciati che questa volta va arrampicata al suo interno; se ne esce con l’aiuto di alcune staffe e si completa la parete. Si affronta quindi il secondo ponte, a tre corde e piuttosto ballerino, dopodiché si attacca il passaggio chiave: una parete strapiombante di una ventina di metri, impegnativa dal punto di vista fisico, con un paio di tratti che spanciano nettamente e richiedono di spingere bene con le gambe per non ritrovarsi a penzolare nel vuoto, nonostante le staffe. Superate le due pance la difficoltà cala e la parete termina; una lunga serie di staffe aiuta a salire un tratto verticale. Si arriva al terzo ponte, diverso dagli altri: ha pioli per i piedi, è più stabile ma più esposto e lungo (circa 60 metri). Si risale una rampa inclinata e si raggiunge il quarto ponte, simile al primo, con rete metallica, oltre il quale un terrazzino segna la fine di questa particolare via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario adrenalinico più che tecnico: 240 m di dislivello attrezzato, quattro ponti sospesi e una parete strapiombante che ne determina il grado. Difficoltà complessiva Difficile, ma il solo passaggio chiave, affrontato senza moschettone per riposare, sale al livello Estremamente Difficile.

    ⚠ La parete strapiombante è molto provante per le braccia: conviene avere con sé un rinvio corto per potersi riposare. Pur senza tratti tecnici, è una via che richiede buona forma fisica.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1277 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 4 km e 458 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 2h 30′. Cartografia consigliata: carta della Val Varaita.

    ▲Discesa

    Al termine della via si segue il sentiero di ritorno, ben segnato: inizialmente molto ripido e scosceso, diventa via via più facile e riporta al parcheggio nella borgata (30′ dal termine della ferrata, 2h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Se ben allenati, si può combinare con la vicina e altrettanto atletica Ferrata di Camoglieres in Val Maira (circa 1h di auto). Tra le altre vie del Cuneese: la Ferrata del Bec Valletta a Limone Piemonte e, più a sud, la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Varaita
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario458 m
    • Quota max1277 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    La Ferrata del Chiadenis è in realtà l’abbinamento di due vie attrezzate sul Monte Chiadenis, nelle Alpi Carniche sopra Sappada: la Ferrata di Guerra (o delle Trincee), di origine militare, sul versante nord-est, e la Ferrata del CAI Portogruaro sul versante sud-ovest. Un anello bello e di forte interesse storico, con alcuni passaggi tecnici impegnativi su camini e canalini.

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la SP22 che da Cima Sappada porta alle Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada si imbocca a sinistra la strada indicata per le Sorgenti del Piave e si sale per circa 8 km fino a un ampio parcheggio poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave, a quota circa 1800 m (punto di partenza su Google Maps). La via si può percorrere in entrambi i sensi: percorrendola da nord-est verso sud-ovest si affrontano i tratti più tecnici in salita. La relazione segue questo senso, salendo dalla Ferrata di Guerra e scendendo dalla CAI Portogruaro, con un anello che al rientro tocca il Rifugio Calvi. Dal parcheggio si scende un centinaio di metri sull’asfalto fino al cartello del CAI 173, che si stacca verso est; il sentiero taglia i prati del versante sud del Chiadenis, poi piega a nord verso un vallone roccioso e sale deciso a sinistra fino al Passo dei Cacciatori (2213 m, 1h 30′ dal parcheggio), dove si notano diverse postazioni militari. Si segue il CAI 173 a sinistra in falsopiano fino a un bivio, dove si tiene la sinistra in salita lasciando il 173 che prosegue dritto, raggiungendo l’attacco (2290 m, 1h 45′ dal parcheggio). In alternativa si può salire al Rifugio Calvi e a Passo Sesis, raggiungendo il bivio dell’attacco in 1h 30′.

    ▲Il percorso

    L’attacco è una rampa diagonale ben appigliata che aggira uno spallone roccioso; si piega a sinistra superando un caratteristico sasso incastrato e si percorre un breve traverso in discesa, esposto ma facile, fino alla base della linea di salita. Questa è formata da una successione di camini e canalini: il primo è ben appigliato, poi si stringe e la roccia si fa levigata, costringendo a cercare i pochi appigli e ad aiutarsi col cavo in qualche passaggio; si esce su un tratto gradonato (attenzione agli zaini ingombranti nel camino) e poi su un tratto a fondo ghiaioso dove è facile smuovere sassi. Si piega a sinistra superando sassi incastrati e brevi balzi levigati fino a un bel camino da risalire in spaccata, con la fune a destra e gli appigli migliori sul lato opposto; un terrazzino e alcuni balzi a sinistra immettono in un terzo camino, dotato di staffe utili per mani e piedi. Proseguendo lungo la successione di camini e balzi attrezzati si guadagna la cresta sommitale del Chiadenis (quota massima 2490 m). Lungo l’intera salita è fondamentale non smuovere pietre, perché la linea verticale dei canalini è esposta alla caduta di sassi su chi sta salendo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di livello Difficile, con i passaggi più tecnici concentrati nei camini della salita (roccia levigata, pochi appigli, alcuni tratti da arrampicare in spaccata). 200 m di dislivello attrezzato, ma giornata complessivamente impegnativa con 690 m di dislivello e 8 km.

    ⚠ La linea di salita corre dentro camini e canalini: massima attenzione a non far cadere sassi su chi sale dietro. Gli zaini voluminosi creano difficoltà nei tratti più stretti. Itinerario d’alta quota e di ambiente, da affrontare con meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente carnico d’alta quota (massimo 2490 m): stagione estiva, a versanti puliti. Trattandosi di un anello con salita e discesa entrambe attrezzate, va messa in conto una giornata di circa 6 ore.

    ▲Discesa

    Dalla cima si scende lungo la Ferrata del CAI Portogruaro, sul versante sud-ovest, che riporta verso il Rifugio Calvi; da qui si rientra per sentiero al parcheggio, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Alpi Carniche, il Chiadenis si combina con la Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei e con la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici, nelle vicine Dolomiti Friulane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario690 m
    • Quota max2490 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    La salita al Monte Chaberton (3131 m), sul confine italo-francese sopra Claviere, mette in fila tre vie attrezzate: la Ferrata della Batteria Bassa, quella della Batteria Alta e la Ferrata Perona di cresta. Un itinerario lunghissimo e molto fisico, con sviluppo attrezzato di circa 6 ore, forte dislivello e lunghi tratti in alta quota: una vera traversata storica, tra batterie e forte militare, da affrontare con allenamento e occhio costante al meteo per via del lungo rientro.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla biglietteria del ponte tibetano di Claviere, alta Val di Susa (Torino): è un casotto in legno ben segnalato, con ampio parcheggio arrivando da Cesana Torinese (punto di partenza su Google Maps). Dalla Cappella di San Gervasio si scende verso il torrente Piccola Dora seguendo le indicazioni per la Ferrata della Batteria Bassa; si ignora il ponte che porterebbe sulla destra orografica (dove sale la Ferrata di Rocca Clarì) e si resta sulla sinistra orografica fino all’attacco (circa 30′ dal parcheggio). È possibile saltare il primo tratto: incamminandosi per circa 200 m lungo la nuova statale verso la galleria, al bivio si tiene a destra la vecchia statale e, presso una curva a sinistra, si imbocca una galleria sul lato sinistro (circa 30 m, con indicazioni; 15′ dal parcheggio, 1690 m), oltre la quale un traverso a destra immette sulla via completa.

    ▲Il percorso

    Prima sezione — Batteria Bassa. La via risale un canalone che passa sotto il viadotto della dismessa statale del Monginevro: salita molto bella e arrampicabile, dove conviene sfruttare le abbondanti prese naturali per risparmiare energie. Dopo l’innesto della scorciatoia si guadagna rapidamente quota alternando traversi, cenge, balzi e pareti attrezzate, con un caminetto da arrampicare in spaccata e una fessura; un tratto di sentiero porta agli edifici militari della Batteria Bassa (1910 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali). Come a ogni sezione, al termine c’è una via di fuga (qui a destra, fino alla vecchia statale). Seconda sezione — Batteria Alta. Si prosegue sul segnavia 604 fino all’attacco, segnalato da un cartello sulla sinistra; la via è formata da due tronconi intervallati da un tratto di sentiero (anch’esso via di fuga) e porta, su difficoltà simili alla precedente, agli edifici della Batteria Alta (2208 m, 1h dal termine della Bassa, circa 3h totali). Collegamento — Petit Vallon. Dalla Batteria Alta si va a destra risalendo un lungo vallone detritico con traccia evidente e tornanti faticosi, circa 400 m di dislivello, fino alla Spalla della Cresta Sud-Est (2670 m, 1h dalla Batteria Alta, 4h totali); chi volesse interrompere trova qui a sinistra un sentiero per Claviere in circa un’ora. Terza sezione — Ferrata Perona di cresta. Ricalca una via alpinistica di cresta tra sali e scendi: le attrezzature risalgono lo spigolo e in una decina di minuti si raggiunge il filo di cresta, che si segue con passaggi emozionanti fino al forte e alla vetta del Monte Chaberton (3131 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà tecnica contenuta (Difficile), ma impegno fisico elevatissimo: tre vie in sequenza, 800 m di dislivello attrezzato, circa 6 ore di sviluppo sui cavi e una cresta finale lunga e aerea. Conta soprattutto la resistenza e la capacità di gestire una giornata d’alta quota.

    ⚠ Itinerario lunghissimo in quota, con rientro impegnativo: valutare con grande attenzione il meteo, perché un temporale lungo la cresta finale sarebbe molto pericoloso. Lungo l’avvicinamento è utile avere con sé le torce per la galleria. Prima del Petit Vallon valutare onestamente le forze residue: dopo la Batteria Alta restano quasi 1000 m di dislivello fino alla vetta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota di confine (massimo 3131 m): stagione estiva, a versanti sgombri da neve. Dislivello complessivo 1500 m, sviluppo 9 km, tempo d’itinerario intorno alle 9 ore: partenza all’alba e ritmo regolare.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Chaberton e dal forte si rientra verso Claviere lungo i sentieri militari del versante: il rientro è lungo e va messo in conto nei tempi complessivi della giornata.

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto del torrente, raggiungibile dallo stesso parcheggio, sale la Ferrata di Rocca Clarì; in zona, sul Monginevro, anche la Ferrata della Batteria Bassa come itinerario a sé stante.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoMonte Chaberton – Alpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata6:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata800 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Quota max3131 m
    • Lunghezza9 Km
  • Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    La Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè è una delle vie attrezzate più famose e severe delle Dolomiti. Deve la sua fama al contesto magnifico del Gruppo del Sella e a un primo tratto di difficoltà estrema, su roccia levigata e priva di appoggi; superato il ponte sospeso il livello cala, ma la stanchezza accumulata impone concentrazione fino in vetta. Da affrontare solo se ben allenati e abituati alle ferrate impegnative.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Pordoi (2239 m), che collega Canazei (Trento) e Arabba (Belluno), parcheggiando in uno degli spiazzi del passo (punto di partenza su Google Maps). Si percorre la stretta strada asfaltata tra i prati fino all’Ossario del Pordoi (2229 m, 20′ dal passo), tenendosi sul versante est del Gruppo Sella; da qui un sentiero via via più ripido risale un canalone ghiaioso fino a innestarsi sul CAI 626, che corre a mezzacosta sotto le pareti del Sella. Seguendo il 626 verso destra si raggiunge la targa metallica dell’attacco, sotto una liscia parete giallastra (2630 m, 1h 15′ dal Passo Pordoi).

    ▲Il percorso

    L’avvio e i primi 30 metri — una placca e un traverso — sono di estrema difficoltà, tra i tratti più duri del panorama ferratistico italiano per roccia levigata, assenza di appoggi e intensità: meritano la qualifica di Estremamente Difficile, mentre il resto della via si attesta su Molto Difficile. Saliti 8-10 metri verticali, il cavo piega a sinistra in un traverso aereo e severo (può servire un rinvio o una fettuccia per sostare); oltre un terrazzino una breve cengia consente di riprendere fiato, con la Marmolada e il suo ghiacciaio di fronte. Si supera un salto verticale aiutati da due singolari staffe metalliche, poi la salita resta difficile su roccia liscia e spesso unta, costringendo a usare molto il cavo. Dopo una cengia a destra si risale una fessura verticale attrezzata con due cavi (uno per lato) e qualche chiodo, una scaletta metallica e una parete liscia, fino a un traverso a sinistra; si aggira uno spigolo e si sale a un’ampia cengia sabbiosa, ideale per una sosta panoramica. Segue il passaggio in un camino stretto entro una fessura: con zaini voluminosi conviene assicurare lo zaino all’imbrago e tenerlo sotto i piedi. Risalita la fessura e aggirata una spalla rocciosa si arriva al ponte sospeso (40′ dall’attacco, circa 2h totali). Oltre il ponte le difficoltà scendono al livello difficile: roccette più appigliate, una cengia a sinistra, un ultimo traverso impegnativo a sinistra e una cengia a destra che aggira una parete; poi balzi rocciosi e tratti che alternano arrampicata libera (max I grado) e attrezzature, fino al termine del cavo (1h 30′ dall’attacco) presso una caratteristica «porta naturale» di massi incastrati. Si sale infine il ghiaione dell’altopiano, si incontra il CAI 638 che sale da Corvara e con facili balzi si raggiunge il Rifugio Capanna Fassa, sopra il quale è la vetta del Piz Boè (3152 m, 45′ dal termine delle attrezzature, 2h 15′ dall’attacco, 3h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnica e atletica, con un avvio estremo e un seguito comunque sostenuto: 190 m di dislivello attrezzato in un contesto d’alta quota tra i più scenografici delle Dolomiti. Difficoltà complessiva Molto Difficile (primo tratto Estremamente Difficile).

    ⚠ I primi 30 metri selezionano subito: roccia levigata e unta, niente appoggi, forza di braccia indispensabile. La fessura/camino è ostica con zaini ingombranti — assicurarlo all’imbrago. Quota elevata (3152 m): attenzione a meteo e temperatura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di alta montagna (massimo 3152 m): stagione estiva, con roccia asciutta. La roccia spesso unta dal passaggio rende il primo tratto ancora più insidioso con umidità. Dislivello complessivo 910 m, sviluppo 8,6 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul sentiero CAI 638 verso la Forcella Pordoi; i primi metri sotto il Piz Boè sono ripidi e attrezzati nei punti più impegnativi. Dalla Forcella Pordoi si rientra al Passo Pordoi a piedi lungo il sentiero, oppure utilizzando la funivia del Sass Pordoi.

    ▲Da abbinare

    Restando nel Gruppo del Sella si possono combinare le altre vie del massiccio: la Ferrata Tridentina al Pisciadù, la Ferrata del Vallon e la Ferrata Gran Cir.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario910 m
    • Quota max3152 m
    • Lunghezza8,6 Km
  • Ferrata Cassiopea al Torrione Comici

    Ferrata Cassiopea al Torrione Comici

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Cassiopea al Torrione Comici

    La Ferrata Cassiopea sale e poi ridiscende il Torrione Comici, uno sperone roccioso isolato nel cuore delle Dolomiti Friulane, sopra Forni di Sopra. È un itinerario lungo e severo: avvicinamento di 3 ore e mezza, un tratto attrezzato verticale, tecnico e fortemente esposto, e — particolare da non sottovalutare — una discesa che avviene anch’essa in ferrata, in parte su attrezzature diverse da quelle di salita. Una giornata impegnativa da affrontare solo con buon allenamento ed esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Forni di Sopra (Udine): a fianco del Municipio si imbocca la strada a senso unico verso sud, la si percorre interamente e si attraversa il ponte sul Tagliamento, dove si trova un ampio parcheggio a quota 880 m (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si seguono i segnavia nel bosco fino a una forestale chiusa al traffico: è il segnavia 362, che risale la Val di Suola senza pendenze eccessive fino al Rifugio Flaiban Pacherini (1587 m, 1h 45′ dal parcheggio). Lasciato il rifugio si passa sul versante opposto del vallone; si ignora il bivio a destra per la Forcella Fantulina e si tiene la sinistra in salita decisa verso il Passo del Mus. Poco oltre, a un bivio segnalato, si lascia a sinistra il sentiero 263 per il Passo di Suola e si tiene la destra sul segnavia 262 per il Passo del Mus (2063 m), che separa la Val di Suola dalla Val di Guerra. Dal passo, indicazioni e bolli rossi un po’ sbiaditi conducono su traccia all’attacco della ferrata (1h 30′ dal rifugio, 3h 30′ dal parcheggio). Attenzione al fondo poco stabile e alla possibile presenza di un nevaio.

    ▲Il percorso

    La via attacca con un traverso orizzontale verso destra che porta sotto un tetto roccioso, percorso poi verso sinistra; ci si porta sotto uno spigolo che si risale in crescente esposizione fino a un bivio: a destra si stacca la fune di discesa, a sinistra prosegue la salita. Tenendo la sinistra inizia la sezione più dura: un traverso diagonale verso sinistra, un tratto verticale su roccia povera di appigli e un nuovo traverso conducono a una parete verticale molto aerea, dove alcuni pioli metallici aiutano una progressione comunque impegnativa. Si piega ancora a sinistra con un traverso aereo verso uno spigolo esposto che si aggira, salendo qualche metro fino a un pulpito dove riprendere fiato. La via continua verso destra alternando brevi traversi e pareti verticali fino a reincrociare il percorso di discesa; da qui si sale ancora in verticale lungo un canalino tagliato a zigzag dal cavo, tratto meno duro dei precedenti, che porta in vetta al Torrione Comici (2260 m, 45′ dall’attacco, 4h 15′ dal parcheggio). Dalla cima il panorama spazia sulla Val di Suola e su tutte le Dolomiti Friulane. Si è però solo a metà del tratto attrezzato: inizia la discesa in ferrata. Si percorre verso est un tratto di cresta attrezzata fino al versante orientale del torrione, poi una stretta cengia in discesa riporta all’ultimo bivio incontrato in salita; qui si ignora il cavo verticale e si scende verso destra (massima attenzione a non smuovere sassi su chi sta salendo). Seguendo i bolli rossi si raggiunge il versante occidentale e un tratto verticale con pochi appigli artificiali, da studiare passaggio per passaggio; si scende con cautela fino a un pulpito, poi ancora esposti e verticali fino alla scritta «Uscita» che annuncia l’innesto sulle attrezzature di salita. Si scendono lo spigolo appigliato e la cengia iniziale fino all’attacco (30′ dalla vetta; il solo anello attrezzato salita+discesa richiede circa 1h 15′; 4h 45′ totali dall’auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tratto attrezzato breve come sviluppo (200 m di dislivello) ma di livello elevato: verticale, tecnico e molto esposto, con punti privi di appoggi naturali. Difficoltà complessiva: Molto Difficile. L’impegno reale della gita sta nella somma di avvicinamento lungo, salita tecnica e discesa attrezzata altrettanto delicata.

    ⚠ La discesa del torrione è una vera ferrata, in parte verticale e con appigli artificiali scarsi: va affrontata con lucidità a fine giornata. Sarebbe pericolosissimo essere colti da un temporale in cima, con l’obbligo di scendere il tratto attrezzato: valutare con cura il meteo prima di partire. Possibili nevai e fondo instabile lungo l’avvicinamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota (massimo 2260 m) in ambiente isolato: stagione tipicamente estiva, a nevai sciolti. Giornata lunga e committente (circa 11 ore per l’anello completo, 1460 m di dislivello, 20 km): partenza presto, scorta d’acqua adeguata e attenzione costante all’evoluzione del tempo.

    ▲Discesa

    Tornati all’attacco si chiude l’anello: si rientra al Passo del Mus e si imbocca il segnavia 369 in direzione della Forcella dell’Inferno e della Forcella Fantulina Alta (2108 m); da qui si ridiscende verso il Rifugio Flaiban Pacherini e si torna al parcheggio lungo la forestale 362 della Val di Suola.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Dolomiti Friulane e Carniche, la Cassiopea si combina bene con la Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei e con la Ferrata del Chiadenis, entrambe in zona Carnia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoDolomiti Friulane
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1460 m
    • Quota max2260 m
    • Lunghezza20 Km
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