Regione: Friuli-Venezia Giulia

  • Ferrata Senza Confini (Cellon)

    Ferrata Senza Confini (Cellon)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Senza Confini (Cellon)

    La Ferrata Senza Confini sale al Cellon (Creta di Collinetta), al Passo di Monte Croce Carnico, sul confine tra Italia e Austria. È una via molto impegnativa, verticale, esposta e fisica, da evitare se non ben allenati e abituati all'esposizione, ma di forte interesse storico: l'itinerario consente di percorrere anche una lunga galleria bellica della Prima Guerra Mondiale. La vetta della Creta di Collinetta tocca i 2241 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Monte Croce Carnico (1360 m), raggiungibile in circa 40' da Tolmezzo (Udine) per la SS 52b. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. L'itinerario inizia in territorio austriaco e rientra da quello italiano. Oltrepassata la dogana si imbocca, sul versante occidentale del passo, il sentiero CAI verso la Creta di Collinetta; si ignora un primo segno per la Senza Confini a sinistra proseguendo dritti verso la Galleria e il Canalone Steinbergerweg. Dopo circa 15' a un bivio si tiene la sinistra in ripida salita verso la Galleria Schulter; un primo tratto ripido attrezzato con fune porta agli insediamenti bellici e all'ingresso della Galleria del Cellon (1541 m, circa 30'). La galleria sale circa 110 m di dislivello su quasi 200 m di sviluppo: interno ripido, roccia umida e scivolosa, attrezzata con fune per tutta la lunghezza e con alcune staffe nei tratti più ripidi. Si esce in poco meno di 30' da una stretta fenditura, si percorre un tratto attrezzato e si raggiunge un contrafforte di guerra (1h dal parcheggio). Tenendo la destra verso la cima e, a un secondo bivio segnato su roccia, ancora la sinistra (a destra va alla Steinbergerweg), si prosegue tra erba, mughi e pietraia fino a un evidente diedro/fenditura diagonale dove inizia la ferrata, senza targhette (1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è a circa 4 metri da terra e va raggiunto arrampicando in libera su passaggi appoggiati con buoni appigli. Presi il cavo, si salgono roccette appoggiate con qualche balzo facile, poi si piega a destra in un canalino al cui termine il cavo vira bruscamente in verticale alla base di un lungo, impegnativo e aereo diedro: la placca è povera di appigli naturali e attrezzata con staffe distanti tra loro, che obbligano a una certa trazione sul cavo; l'esposizione cresce rapidamente. Usciti dal diedro e spostatisi a sinistra su un passaggio impegnativo, si arriva sul filo di cresta, aereo, con vista sul passo. Seguono passaggi più facili che presto tornano su livelli medio-difficili: placche inclinate prima a sinistra poi a destra della cresta, uno spigolo esposto e alcune placche diagonali da affrontare in aderenza e con buona forza di braccia. Presso un masso incastrato c'è un primo passaggio strapiombante attrezzato solo con corda, che richiede agilità e forza; più avanti un secondo strapiombo, inizialmente con gradini metallici, poi un diedro e un camino ben gradonato, entrambi risaliti sul lato sinistro. Un tratto di cresta appoggiata con mughi invita a riposare; si riprende fedelmente il filo di cresta, aereo, fino al libro delle firme e a un ultimo diedro, oltre il quale terminano le attrezzature. Un sentiero di cresta conduce ad alcuni baraccamenti della Grande Guerra e a un crocevia (2103 m, 1h 30' dall'attacco); di qui si sale a vista alla vetta della Creta di Collinetta (2241 m, 20' dal termine della ferrata, circa 3h totali), con croce metallica e targa commemorativa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via atletica e difficile che mette alla prova: poco arrampicabile per lunghi tratti, con singoli passaggi di livello elevato che inducono a una decisa trazione sul cavo. Corre in parte parallela a una storica via d'arrampicata friulana (Mazzilis e De Infanti).

    ⚠ Adatta solo a escursionisti allenati, con forza di braccia e che non soffrano di vertigini: un paio di passaggi sono molto esposti. Per la galleria del Cellon è indispensabile una pila frontale, perché la prima sezione è completamente buia; la roccia interna è umida e scivolosa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Alpi Carniche Centrali. Le diciture «Creta di Collinetta» e «Cellon» sono usate indistintamente.

    ▲Discesa

    Si rientra al crocevia raggiunto al termine della ferrata e si scende a destra sul sentiero 147, versante italiano, tagliando in orizzontale; poi lungo la mulattiera ci si ricongiunge al sentiero dell'avvicinamento e si torna al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    L'itinerario condivide avvicinamento e rientro con la vicina Ferrata Steinbergerweg, valutabile come opzione in discesa per escursionisti esperti. In Carnia, più a sud del passo, il Sentiero Attrezzato Cuestalta e, raggiungibile via Rifugio Romanin, la Ferrata del Coglians; più a sud, in provincia di Udine, la Cassiopea al Torrione Comici, la 50° del Clap e la Ferrata al Clap Varmost.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata408 m
    • Dislivello itinerario868 m
    • Quota max2228 m
    • Lunghezza6,8 Km
  • Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Sartor al Monte Peralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sartor sale il versante sud del Monte Peralba (2694 m), la cima più alta della zona di Sappada. È una via di media difficoltà e piuttosto breve, inserita in una bella escursione; merita attenzione il rientro, che avviene per l'impegnativa via normale sul versante nord.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Calvi, tra il Chiadenis e il Peralba. Si parte lungo la SP 22 che collega Cima Sappada con le Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada una strada a sinistra (indicazioni Sorgenti del Piave) sale per 8 km; poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave si lascia l'auto in un ampio parcheggio a bordo strada (circa 1800 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale verso il Rifugio Calvi (2167 m) per la sterrata o per il «Sentiero delle Marmotte» (entrambi ~45'); dal rifugio si va verso il Peralba e il Passo Sesis e dopo ~15', a un bivio (2272 m), si tiene la sinistra verso la bastionata, fino alla targa e all'inizio delle attrezzature (2360 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    A destra della targa in marmo bianco sale una lunga serie di cambre su placca liscia: si guadagna rapidamente quota ed esposizione superando un paio di punti leggermente strapiombanti. Dopo uno stretto balconcino la placca diventa più appoggiata, con cambre orizzontali, pioli e maniglie, su buona roccia dove alcune scanalature aiutano la progressione; il tracciato è quasi rettilineo. Dopo una settantina di metri il cavo piega a sinistra: una decina di metri su stretta cengia portano sotto un colatoio da risalire (attenzione alla possibile caduta di sassi), poi il cavo sale in diagonale a destra su parete ben appigliata fino al termine delle attrezzature (40' dall'attacco). Per la vetta si segue una modesta traccia con sbiaditi segni rossi fino al crinale: a destra si sale in cima, a sinistra scende la via Ovest (alternativa di discesa più lunga). Si raggiunge la vetta del Peralba (2694 m), con croce, campana e madonnina e vista magnifica (1h 15' dall'attacco / 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve, priva di difficoltà tecniche di rilievo: prima sezione verticale ma molto staffata, seconda più appoggiata e arrampicabile, ultimo tratto su sentiero in quota. Escursione molto bella dal punto di vista paesaggistico.

    ⚠ Il rientro per la via normale nord è il tratto più impegnativo: ripido, esposto e con un canalino attrezzato su fondo friabile e roccia spesso umida, da affrontare con imbrago. Essendo esposto a nord può essere innevato anche a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2694 m): piena estate, a roccia asciutta e senza nevai sul versante nord.

    ▲Discesa

    Si scende per il ripido sentiero del versante nord: già dai primi metri forte esposizione, fino a una forcella con due targhe metalliche (visita del papa e caduti della Grande Guerra). A un bivio (resti di guerra) si tiene la destra seguendo un bollo rosso e si scende il ripido canalino attrezzato su fondo friabile; per sentiero e tracce labili si segue la linea di discesa logica, si supera un canalone e si scende al margine di un ghiaione. A una palina si tiene la destra e si sale al Passo Sesis, da cui si scende al Rifugio Calvi (1h 15' dalla vetta) e infine al parcheggio per il sentiero dell'andata (30' dal rifugio / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sesis si raggiunge l'attacco (30') della Ferrata del Chiadenis, ottima per abbinare due itinerari in giornata. Verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata Roghel e la Ferrata alla Croda Rossa di Sesto; verso il Friuli la Ferrata del Coglians e la Ferrata dei Cinquanta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata334 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2694 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Itinerario impegnativo e alpinistico nelle Alpi Giulie: la Ferrata Grasselli sale il Picco di Carnizza, poi una lunga cresta collega al Monte Canin (2587 m) e la discesa avviene dalla Ferrata Julia fino al Ghiacciaio del Canin. Via molto varia, con tratti esposti sia in cresta sia in discesa, da affrontare solo con esperienza e tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea sale al Rifugio Gilberti-Soravito. Da Chiusaforte (20' dall'uscita Carnia-Tolmezzo sull'A23) si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per circa 20 km fino agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio (1850 m) si prende a destra il sentiero 632 verso la Sella Bila Pec (ruderi di una caserma), poi a mezzacosta verso la Sella Grubia e il Bivacco Marussich, risalendo ghiaioni verso ovest con il Montasio alle spalle, fino al Bivacco Marussich (2040 m, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si sale su traccia per prati e rocce verso l'evidente spigolo dove la targa segna l'inizio della Ferrata Grasselli (20' dal bivacco). Spostandosi un paio di metri a destra della targa e seguendo i triangoli rossi, si risale una prima parete verticale ben appigliata ma impegnativa (qualche piolo aiuta); si guadagna quota ed esposizione fino a una parete con fessura, che si supera restando a destra su staffe metalliche. Un breve tratto di collegamento e una traccia esposta a sinistra portano su un tratto di cresta attrezzata: roccette esposte ma senza difficoltà sostanziali e alcuni canalini concludono il primo tratto ferrato. Per sentiero ripido tra sfasciumi si raggiunge l'ampia cresta che porta al Picco di Carnizza (2441 m, 1h dall'attacco / circa 3h totali). Inizia la seconda parte verso il Canin: si perde quota e si percorre una cresta che alterna sentiero e placche inclinate (attenzione col bagnato), con notevole precipizio a nord verso il Ghiacciaio del Canin. Seguendo i bolli rossi (triangoli dell'Alta Via Resiniana) si aggira una cengia erbosa, si risalgono balzi attrezzati lungo un canalino e si raggiunge lo spigolo ovest del Canin; alternando tratti su sentiero, placche e roccette si sale fino ai resti della croce del Monte Canin (2587 m, 2h 30' dall'attacco / circa 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario bello e appagante ma impegnativo, esposto e in più tratti difficile: sia la Grasselli sia la Julia in discesa richiedono buona esperienza, discreta tecnica e nessun problema con l'esposizione. Installata nel 1995 dal CAI di Tricesimo, è intitolata a Rosalba Grasselli.

    ⚠ Da evitare con tempo instabile: tra il Picco di Carnizza, il Canin e la discesa dalla Julia non ci sono vie di fuga. Attenzione all'innevamento a inizio stagione sul versante nord del Picco di Carnizza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2587 m): piena estate con condizioni stabili. Per la discesa sul ghiacciaio sono consigliati i ramponi.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Canin si scende per la via normale (versante est) e in 10-15' si raggiunge il bivio a sinistra per la Ferrata Julia (media difficoltà, in discesa richiede attenzione; roccia ben appigliata salvo l'ultima placchetta, più faticosa per le braccia ma di pochi metri). La ferrata termina sul Ghiacciaio del Canin (1h 30' dalla vetta / 6h totali). La discesa del ghiacciaio richiede molta attenzione e i ramponi sono decisamente consigliati (di norma senza grossi crepacci); individuata la traccia si prosegue verso sud, alla Sella Bila Pec e alla stazione a monte della funivia (1h 15' dal termine della Julia / circa 7h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: sul Jof Montasio la Via Amalia; verso la Val Dogna la lunga Ferrata Norina al Monte Cavallo; sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan; verso il Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata547 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Ponza Grande

    Ferrata Ponza Grande

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Ponza Grande

    La Ferrata Ponza Grande sale alla cima omonima (2274 m) nelle Alpi Giulie, partendo dai Laghi di Fusine. È un itinerario di media difficoltà tecnica che diventa esposto nel tratto di cresta e nella discesa lungo il canalone; il panorama sui monti delle Giulie, sia sul versante italiano che su quello sloveno, è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine): da Tarvisio (uscita A23) si raggiunge Fusine Valromana e si segue la deviazione per i laghi. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si segue il sentiero 512 verso il Rifugio Zacchi: ampio all'inizio lungo uno stradello, piega poi a destra nel bosco e con circa 400 m di dislivello raggiunge il rifugio (1380 m, 1h 15' dal parcheggio). Dal rifugio, crocevia di sentieri, si seguono verso est le indicazioni per la Ponza Grande (ferrata già segnalata) e per la Forca Rossa e la falesia. Usciti dal bosco si sale su pietraie tra i mughi incontrando una prima serie di tratti attrezzati non difficili; il sentiero diventa poi ripido, esposto e non protetto (serve piede fermo). A un grosso bollo rosso sulla parete si tiene la sinistra (a destra le indicazioni per la Ponza di Mezzo); si attraversa un colatoio franoso e un altro tratto attrezzato mentre il sentiero si stringe, con un ultimo passo disturbato da una frana, fino all'attacco segnato da un bollo rosso ben visibile (1h 30' dal rifugio, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia su una placchetta verticale con cui si aggira uno sperone roccioso; la roccia è ottima e, salvo un paio di punti, regala una bella arrampicata. Si alternano balzi rocciosi e traversi fino a una vecchia ma solida scaletta metallica; voltandosi si scorge il Mangart nell'intaglio della Forcella Planiza, dove inizierà poi il rientro. Si percorre una cengia che aggira uno spigolo e si entra in un canalone detritico, da risalire senza attrezzature fino a sbucare sul crinale e raggiungere la vetta della Ponza Grande (2274 m, 1h 15' dall'inizio della ferrata, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le Alpi Giulie offrono un ambiente austero ed emozionante: la difficoltà tecnica è media, ma cresta e discesa richiedono piede fermo e assenza di vertigini.

    ⚠ Il crinale che dalla Ponza Grande porta verso il Mangart è molto bello ma esposto e con attrezzature talvolta precarie: sconsigliato a chi non sia esperto. Attenzione nell'avvicinamento ai colatoi, che a inizio stagione possono essere innevati e instabili.
    ▲Storia

    Come la vicina Ferrata della Vita, fu realizzata dai reparti degli Alpini negli anni ’20 per monitorare il confine con l'ex Jugoslavia: costituiva uno degli accessi alla «Strada degli Alpini», percorso attrezzato di cresta che dalla Ponza Grande giungeva alla Forcella Sagherza.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono i segni bianco-rossi sul versante sloveno, alcuni metri sotto il filo di cresta, in un tratto esposto e solo in parte attrezzato; si perde leggermente quota e si torna sul filo — stretto e adrenalinico — prima di scendere a una forcella, da cui un sentiero a destra riporta in territorio italiano e più in basso al rifugio (discesa ripida con qualche traverso esposto). Si ritrova il bivio dell'andata e a ritroso si rientra al Rifugio Zacchi e quindi al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali). In alternativa, dal 2022 la storica Ferrata Kugy allo Strugova è stata ristrutturata e offre un rientro diverso: si percorre la cresta che collega le Ponze allo Strugova (tutt'altro che banale, con vecchie attrezzature in cattivo stato che non offrono vera assicurazione), si scende la ferrata dello Strugova e dal ghiaione alla base si torna al Rifugio Zacchi — opzione riservata agli esperti.

    ▲Da abbinare

    Dai Laghi di Fusine partono altre due belle ferrate sul crinale italo-sloveno, la Ferrata della Vita e la Ferrata al Mangart; a valle, sull'A23, la breve e atletica Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano. Sul versante di Sella Nevea, in ordine di difficoltà, il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia e la Ferrata Anita Goitan.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario1337 m
    • Quota max2274 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    La Ferrata sulla parete nord del Coglians (in tedesco Hohe Warte), recentemente ristrutturata, è difficile e si svolge in un bellissimo e severo ambiente di alta montagna al confine tra Italia e Austria. Itinerario lungo, con oltre 2 ore di avvicinamento e rientro per sentiero attrezzato: ideale da dividere in due giornate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Tolazzi (1350 m), a Collina di Forni Avoltri (Udine), vicinissimo al confine austriaco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale per il Sentiero dei Cramars (segnavia 144) verso il Rifugio Lambertenghi Romanin (1955 m): forestale poi sentiero, ignorando la deviazione a destra per il Sentiero Spinotti (145), usata al rientro (1h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si sale al Passo Volaia (1974 m), confine di stato affacciato sul Lago Volaia; si scende leggermente e, tenendo la traccia a destra del lago, ci si immette sul sentiero 403 in salita verso est. Su pietraia si punta alla forcella del Valentintörl seguendo i segnavia austriaci «Weg der 26er» (427): attenzione al bivio poco segnalato, dove si taglia a destra verso una sella (2147 m) lasciando la forcella sulla sinistra. Si piega a sud (427-1, radi bolli blu) fino a una parete di una cinquantina di metri — non la ferrata vera e propria, ma il preludio — che si sale e si scende sul versante opposto, sul ghiaione (eventualmente innevato) sotto la parete nord. A un bivio segnalato si ignora la traccia a sinistra (nuova ferrata 427-2) e si raggiunge l'attacco, indicato da una freccia blu e una targhetta (2276 m, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è particolarmente impegnativa nei primi 150 metri: verticale, varia e atletica, con infissi presenti ma non eccessivi. L'attacco su alta parete con canalini dà subito il tono; si guadagnano i primi metri verticali piegando a sinistra in un canalino (utile un primo piolo in un passaggio strapiombante), poi si aggira a sinistra un primo tetto con traverso diagonale impegnativo fino a un terrazzino. La parete prosegue verticale fino a un secondo tetto, aggirato con un traverso orizzontale su pioli, molto aereo. Si entra in un canalino e si arriva al passaggio probabilmente più impegnativo: un terzo tetto aggirato con un lungo traverso a sinistra su placca levigata e spesso umida, in aderenza, con un paio di trazioni per uscirne. Si sale ancora verticali fino a un terrazzino, poi passaggi di media difficoltà e un ulteriore traverso simile ai precedenti, fino al termine momentaneo delle attrezzature e della prima difficile sezione. Su ghiaia si raggiunge la seconda parte attrezzata: roccette verticali ma gradonate e passaggi appoggiati arrampicabili (roccia meno levigata, più appigli, ma ghiaino da non smuovere), fino a un ultimo canalino esposto che porta alla cresta spartiacque e confine di stato (circa 2700 m, 2h dall'attacco). Si percorre la cresta, prima larga poi sul filo, con passaggi esposti ma non difficili, e una sezione finale gradonata e arrampicabile fino alla vetta del Coglians (2780 m, 3h dall'attacco, 5h 30' totali), con croce e campana.

    ▲Carattere e difficoltà

    Storica ferrata costruita nel 2000 dal 26° battaglione austriaco di Spittal (da cui «Weg der 26er»). Ambiente severo, prima sezione molto esposta. Fondamentale dosare le energie per arrivare lucidi ai passaggi chiave, che richiedono forte trazione sul cavo.

    ⚠ La prima sezione è difficile e almeno un paio di passaggi sono da considerarsi «Molto Difficili», soprattutto con roccia bagnata (frequente). Facile imbattersi in nevai nel canalone del Valentintörl e nel ghiaione sotto l'attacco. Oltre il confine si seguono i cartelli austriaci: ricordare i nomi locali (Weg der 26er, Hohe Warte).
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate con meteo stabile. Alta montagna di confine: valutare neve nei canaloni e condizioni della roccia. Consigliato spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Discesa

    Dalla campana di vetta si scende per la via normale (segnavia 143), su roccette ben segnate poi ghiaione, fino a un bivio (2330 m, circa 45' dalla vetta) dove si tiene la destra verso il Sentiero Attrezzato Spinotti (145). Lo Spinotti ha tratti attrezzati: un curioso tratto su placca con gradini di legno, una cengia e un camino che si scende su scala metallica e poi su fune lungo l'esposta parete esterna, fino a rientrare al Rifugio Lambertenghi Romanin (2h 30' dalla vetta). Si riprende il sentiero dell'avvicinamento fino al Rifugio Tolazzi (3h 30' dalla vetta, 9h totali).

    ▲Da abbinare

    Sulle Alpi Carniche: a est la Ferrata Chiadenis; più a sud la Ferrata 50 del Clap, la Ferrata Cassiopea e, verso Tolmezzo, la Ferrata Farina del Diavolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata530 m
    • Dislivello itinerario1430 m
    • Quota max2780 m
    • Lunghezza10,3 Km
  • Ferrata Norina al Monte Cimone

    Ferrata Norina al Monte Cimone

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Norina al Monte Cimone
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Norina sale al Monte Cimone dalla Val Dogna, nelle Alpi Giulie: un lungo itinerario che include un guado del torrente, un avvicinamento dapprima nel bosco e poi su tratti ripidi ed esposti, una ferrata di media difficoltà e la salita finale alla vetta passando dal Bivacco Del Torso. Escursione isolata, per esperti, lontana dalle folle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte in Val Dogna, raggiungibile dall'omonimo comune (Udine): attraversato il ponte a Dogna si prosegue circa 4 km fino a uno stretto spiazzo presso un tornante con palina CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si scende con il CAI 640 nel bosco (circa 100 m di dislivello) fino al letto del fiume: il vecchio ponte metallico è stato distrutto da una piena e oggi è necessario guadare il torrente (d'estate l'acqua arriva alle ginocchia). Sul versante opposto, sempre sul 640, si sale ripido nel bosco ignorando il bivio del 651 fino al Bivacco Cividale (1414 m, 2h 30' dall'auto). Si prosegue in falso piano (sentiero a tratti invaso dalla vegetazione), si ignora il bivio 655 e si segue una scritta su roccia verso la ferrata; attenzione a un paio di canaloni spesso innevati anche a stagione inoltrata. Su rocce e tratti esposti, alcuni attrezzati, si raggiunge l'attacco della Norina (1807 m, 4h 45' dal parcheggio, 2h 30' dal Bivacco Cividale).

    ▲Il percorso

    I primi tratti risalgono uno stretto canalino, seguiti da sentiero esposto e una stretta cengia attrezzata. Inizia poi la ferrata vera e propria, su balze rocciose molto arrampicabili che alternano passaggi di II grado a qualche singolo passaggio più impegnativo; il fondo è detritico, quindi serve attenzione. Si sale tra rocce rotte e colatoi attrezzati, in ambiente sempre più bello e austero, aggirando un esposto spigolo e alternando tratti facili a collegamenti, fino a un camino poco marcato con alcune staffe. Si raggiunge il passaggio più iconico: un cupo canalino chiuso da un masso, in cui ci si addentra per uscirne con un bel passaggio in spaccata, da cui lo sguardo si apre sul Monte Cimone e sul Bivacco Del Torso (2110 m, 1h 30' dall'attacco, circa 6h totali), raggiunto in pochi minuti in discesa. Da qui si può chiudere l'escursione oppure proseguire verso la vetta del Monte Cimone, al lato della cresta, in circa 45' dal bivacco (circa 7h totali), con un paio di passaggi su roccette (max I grado).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà ma inserita in un itinerario lungo e impegnativo. Storica: realizzata all'inizio degli anni '80 dal gruppo Rocciatori del CAI Cividale per collegare la Val Dogna alla Val Raccolana; è dedicata a Norina, madre di Ivano Baracchini, ideatore e capocantiere. Panorama splendido dal Cimone su Jof di Montasio e Canin.

    ⚠ Si percorre la via attrezzata e il guado anche in discesa: vista lunghezza e dislivello (oltre 1700 m, fino a 13h) si consiglia di spezzare in due giorni (Bivacco Cividale o Del Torso). A inizio stagione meglio ramponi e piccozza per canaloni innevati. Tratti di sentiero su fondo sdrucciolevole ed esposto: passo fermo ed esperienza necessari.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, quando il guado è agevole e i canaloni sono liberi dalla neve. Itinerario isolato: non raro incontrare animali allo stato brado.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Cimone si percorre a ritroso l'intero itinerario dell'andata, guado compreso (circa 6h dal Cimone, 13h totali). Spezzare in due giorni rende il rientro più sicuro.

    ▲Da abbinare

    In questo angolo di Alpi Giulie: la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart, l'impegnativa Ferrata Amalia al Jof di Montasio e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento4:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata310 m
    • Dislivello itinerario1739 m
    • Quota max2379 m
    • Lunghezza15,2 Km
  • Ferrata del Monte Amariana

    Ferrata del Monte Amariana

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Monte Amariana

    Il Monte Amariana (in friulano «La Mariane»), nelle Prealpi Carniche, sorge alla confluenza tra Fella e Tagliamento e regala dalla vetta (1905 m) un panorama a 360 gradi, ben più alta di tutte le cime vicine. La ferrata sul versante sud è un itinerario facile e di media lunghezza (circa 7 km tra salita e discesa) che risale un canalone fino alla selletta sotto la cima.

    ▲Avvicinamento

    Usciti dal casello autostradale di Amaro si svolta a destra verso il paese; presso l'abitato si gira a sinistra e lo si attraversa verso le pendici del monte. Alle ultime case si prosegue lungo la strada militare fino alla Forca del Cristo (980 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla Forca del Cristo si imbocca il segnavia CAI 414, si passa per il cuel dai noglars e, usciti dal bosco, ci si apre la visuale sul Monte San Simeone e la vallata. Dopo circa 2,6 km si raggiunge l'attacco, a circa 1700 m; il sentiero è ben tracciato e privo di incroci (tranne uno a fine ferrata), quindi è praticamente impossibile sbagliare strada.

    ▲Il percorso

    Dall'attacco, segnalato dalla cartella rossa del CAI (posta dopo il risanamento della struttura nel 2016), si prosegue per circa 500 m con pratici cavi innestati nel canalone d'ascesa fino alla selletta sotto la cima. La ferrata è di livello facile; il canalone ha fondo piuttosto instabile, quindi il casco è indispensabile e va prestata attenzione a non smuovere detriti, che scivolerebbero verso chi segue. Terminato il canalone, i tratti attrezzati continuano su facili rampe oblique fino al loro termine; si raggiunge poi la vetta (1905 m) in breve, su sentiero (2h 30' dall'inizio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, di fatto un sentiero attrezzato: l'ascesa si potrebbe compiere anche senza i cavi, ma resta consigliata almeno per chi ha un minimo di esperienza.

    ⚠ Caschetto comunque fortemente consigliato: nel canalone non sono infrequenti le cadute di sassi mossi dalle intemperie o da altri escursionisti. Per la bassa quota e l'esposizione, affrontarla in primavera o autunno: d'estate le temperature sono molto elevate.
    ▲Periodo e sicurezza

    Primavera e autunno sono i periodi migliori. Caschetto sempre indossato per il rischio di scariche nel canalone.

    ▲Discesa

    L'opzione più rapida è il rientro per la via di salita, di nuovo alla Forca del Cristo (giro complessivo 4h 45'). In alternativa, disponendo di due auto, si può scendere sul versante nord con l'altra ferrata fino alla sella Pradut, con eventuale sosta al recentemente ristrutturato Bivacco Cimenti-Floreanini (1067 m), proseguendo fino a Illeggio (607 m); oppure scendere la cresta est passando per il ricovero Pian d'Aiars (1475 m) e il ric. M. Forcella (1098 m) fino al «Ponte della Carnia» sul Fella.

    ▲Da abbinare

    In Carnia: la recente Ferrata Farina del Diavolo a Villa Santina, la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici e la Ferrata Cinquanta del Clap.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max1905 m
  • Ferrata Kugy allo Strugova

    Ferrata Kugy allo Strugova

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Kugy allo Strugova
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Kugy è un bellissimo itinerario nel cuore delle Alpi Giulie, sul crinale che divide il Friuli dalla Slovenia. Installata in origine per scopi militari e ristrutturata nel 2022, conduce alla vetta dello Strugova. È un itinerario lungo e faticoso, soprattutto nell'avvicinamento; il rientro, se non si torna a ritroso, diventa di tipo alpinistico nel tratto di cresta.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine), presso Fusine Valromana, vicino a Tarvisio (uscita A23 Tarvisio, poi deviazione a destra per i laghi) (punto di partenza su Google Maps). Dal Lago Superiore si prende il sentiero 512 che in circa un'ora nei boschi porta al Rifugio Zacchi; da qui si segue verso sud il sentiero 513, in direzione della Ferrata della Vita e del Mangart, dapprima su sterrata poi su sentiero, fino a un cartello per il sentiero 513c, a sinistra, che indica la "Via Attrezzata Kugy allo Strugova". Usciti dal bosco, di fronte alle imponenti pareti calcaree, si risale a fatica un lungo e ripido ghiaione tenendo il lato destro e cercando i radi bolli rossi e la labile traccia; in cima al ghiaione si aggira sulla sinistra il resto di un ghiacciaio e si scende qualche decina di metri fino alle attrezzature metalliche dell'attacco.

    ▲Il percorso

    I primi metri sono i più impegnativi della parte attrezzata: un risalto roccioso leggermente strapiombante richiede una certa decisione, seppur breve. Superato il passaggio, il resto della salita resta tra il facile e il moderatamente difficile, alternando facili traversi, balzi, cenge e rampe diagonali; il cavo è molto utile come appoggio, ma la roccia, generalmente buona, si lascia arrampicare con bella progressione mai difficile. Dopo circa 45 minuti si raggiunge una cengia mediana, dove si resta sulla destra di un canalone detritico, e si prosegue senza particolari difficoltà su altri tratti attrezzati fino in prossimità della cresta sommitale. Raggiunta la cresta — a sinistra prosegue verso la Ponza — si tiene la destra continuando su tratti attrezzati fino alla vetta dello Strugova (2242 m, 1h 30' dall'attacco). Maestosa la vista sui giganti delle Giulie, sia verso la Slovenia sia sul versante friulano.

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è in ottime condizioni dopo il ripristino e regala un ambiente d'alta montagna superbo.

    ⚠ Il ghiacciaio incontrato nell'avvicinamento è ormai ridotto, ma a inizio stagione può presentarsi come nevaio di maggiori dimensioni: valutare i ramponi. I rientri di cresta (verso la Veunza o verso le Ponze) sono esposti, con attrezzature spesso vetuste e poco affidabili: servono esperienza e piede fermo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta dello Strugova ci sono tre opzioni, tutte impegnative. La più semplice è ripercorrere a ritroso la via di salita — tratto terminale, via attrezzata, ghiaione e sentiero di avvicinamento — ed è quella su cui si basano distanze e tempi della relazione. La seconda segue la cresta a sud verso la Veunza e ridiscende l'impegnativa Ferrata della Vita; la terza segue la cresta a nord verso le Ponze e ridiscende la Ferrata della Ponza Grande. Entrambe aggiungono difficoltà a un itinerario già molto impegnativo.

    ▲Storia

    La via ripercorre un itinerario alpinistico salito da Julius Kugy nel 1898; come altre della zona, fu attrezzata tra le due guerre per scopi militari e di pattugliamento del confine lungo la cresta delle Ponze, poi dimenticata e resa insicura dagli anni Novanta. Nel 2022 la Brigata Alpina Julia ne ha curato il rinnovo e l'inaugurazione.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si raggiungono le pendici del Mangart con la Ferrata della Vita e la Ferrata della Ponza Grande. Spostandosi a ovest, al Jof Fuart e al Jof di Montasio, attendono la Ferrata Amalia e la Ferrata Anita Goitan; a sud, nel gruppo del Canin, la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1.314 m
    • Quota max2242
    • Lunghezza12,5 Km
  • Ferrata Julia al Monte Canin

    Ferrata Julia al Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Julia al Monte Canin
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Julia sale al Monte Canin, sul confine italo-sloveno, partendo dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea raggiunge il Rifugio Gilberti. È un itinerario lungo, con un avvicinamento che risale il ghiacciaio del Canin, e offre la possibilità di un ampio anello passando in territorio sloveno. L'ambiente d'alta montagna è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Sella Nevea (Udine) sale al Rifugio Gilberti Soravito. Sella Nevea si raggiunge da Chiusaforte (a 20 minuti dall'uscita Carnia-Tolmezzo dell'A23) seguendo le indicazioni verso est per circa 20 km; poche decine di metri oltre il cartello di benvenuto, sulla destra, una via porta agli impianti (punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Gilberti (1850 m), raggiunto in funivia o da Sella Nevea col segnavia 635 (2h, 750 m di dislivello), si prende il sentiero 632 a destra del rifugio; superato il bivio con il 636 (a sinistra), si tiene la destra in salita verso la Sella Bila Pec, con il rudere di una vecchia caserma. A un nuovo bivio (45' dalla stazione a monte), dove dritto il 632 prosegue per Sella Grubia e il Bivacco Marussich, si tiene la sinistra seguendo i bolli rossi verso il Ghiacciaio del Canin. Il sentiero a mezzacosta porta al ghiacciaio, risalito un dosso morenico con alcuni buchi a cui prestare attenzione; lo stato del ghiacciaio cambia molto di anno in anno e la pendenza cresce avvicinandosi all'attacco. Senza buona segnaletica nei pressi del ghiacciaio, ci si orienta salendo centralmente il canale innevato verso la forcella alta da cui, seguendo la linea logica, si raggiungono le funi: in alto, dove a sinistra i bolli rossi portano alla via attrezzata delle Cenge, si tiene la destra individuando l'attacco della Ferrata Julia (2350 m, 1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Raggiunto l'attacco — che, a seconda dello stato del ghiacciaio, a volte impone di passare sopra un crepaccio vicino alla parete — si sale in diagonale su una parete levigata dall'azione del ghiaccio. Dopo i primi metri su catena ci si sposta a destra; questo primo tratto, su roccia levigata, è poco arrampicabile e richiede una certa forza di braccia, sfruttando alcuni pioli infissi. Si prosegue verticali con esposizione crescente, ma su roccia ora più appigliata; questa prima parte non era presente nel percorso originario, che con il ghiacciaio intatto attaccava 30 metri più in alto. Un tratto di collegamento a destra, su terreno più facile, porta alla targhetta della Via Julia; si sale su roccette e, spostandosi a sinistra, in un canalino piacevole da arrampicare in spaccata, poi su roccette e facili balzi fino a una parete verticale con ampie staffe metalliche. Oltre la parete, un nuovo canalino si risale senza problemi, prestando attenzione al fondo detritico che, se smosso, cadrebbe su chi sta sotto. La via prosegue con facili tratti verticali, balzi e un paio di traversi, fino a un ultimo canalino che porta al crinale, dove termina la parte attrezzata, con il ghiacciaio circa 200 metri più in basso (2530 m, 45' dall'attacco). Sul crinale corre il confine italo-sloveno e a sinistra sale la via normale; tenendo la destra e seguendo i bolli rossi, con un sentiero di media difficoltà a tratti esposto si raggiunge la croce di legno (attualmente spezzata) della vetta del Canin (2587 m, 15' dal termine della ferrata, 1h dall'attacco, 2h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'escursione è molto appagante, tra paesaggi dolomitici del lato sloveno, ghiacciaio e depressioni moreniche; la ferrata, a parte la prima sezione levigata, è ben arrampicabile e priva di difficoltà tecniche di rilievo.

    ⚠ L'avvicinamento risale il ghiacciaio del Canin: lo stato cambia di anno in anno ed è vivamente consigliato avere con sé i ramponi. L'attacco può richiedere di superare un crepaccio vicino alla parete. Il rientro per il Sentiero delle Cenge richiede passo fermo e capacità di disarrampicare passaggi di I e II grado in esposizione; meno difficile, ma più lungo, il rientro dal versante sloveno.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna fino al bivio con l'arrivo della ferrata, dove si hanno tre opzioni. La più impegnativa è il Sentiero delle Cenge: dal bivio si segue il crinale fino a un cartello da cui una traccia scende a sinistra, su strette ed esposte cenge che riportano al ghiacciaio, con un passaggio chiave in spaccata su un breve canalino esposto e tratti di disarrampicata tra le cenge (la segnatura non è perfetta in discesa); rientrati al ghiacciaio (1h 45' dalla vetta), si torna alla funivia per il sentiero di avvicinamento (circa 6h totali). La più lunga ma meno impegnativa segue il crinale verso Sella Prevala, poco sotto la cresta in territorio sloveno: ignorati i bivi che scendono in Slovenia, si raggiunge il Monte Forato (con la sua "finestra" sul lato italiano), si passa accanto alla stazione a monte della funivia slovena e si arriva a Sella Prevala (2067 m, 2h 30' dalla vetta); a sinistra, col segnavia 636, si scende il vallone glaciale fino alla stazione a valle (1h 15' da Sella Prevala, circa 6h 30' totali). La terza opzione è il rientro a ritroso per la Ferrata Julia e il sentiero di avvicinamento.

    ▲Storia

    La Ferrata Julia fu costruita nel 1962-63 dagli alpini della Brigata Julia, che di recente ne hanno curato il completo ripristino.

    ▲Da abbinare

    La Julia è abbinabile alla salita al Canin dalla Ferrata Grasselli, sul versante ovest (preferibile scendere dalla Julia). Da Sella Nevea, sul versante opposto, si salgono il Jof Montasio e il Jof Fuart con la Ferrata Amalia, la Ferrata Anita Goitan e i sentieri attrezzati Leva e Ceria Merlone; verso il confine nord, al Mangart, attendono la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata185 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza10,2 Km
  • Ferrata Uiberlacher – Creta di Aip

    Ferrata Uiberlacher - Creta di Aip

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Uiberlacher – Creta di Aip
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Uiberlacher (Uiberlachersteig) sale alla Creta di Aip dal versante austriaco. È un itinerario di media difficoltà con un lungo avvicinamento: per larghi tratti è più assimilabile a un sentiero attrezzato, con solo un paio di passaggi verticali e impegnativi, in un ambiente di grande respiro.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Paularo o da Pontebba a distanza simile (strada migliore da Pontebba: uscita A23 Pontebba, indicazioni Studena Bassa, circa 13 km fino al passo, con ampio parcheggio e possibilità di vitto e alloggio) (punto di partenza su Google Maps). Obiettivo è la sella erbosa a est della Creta di Aip (Trogkofel), cima delle Alpi Carniche sul confine italo-austriaco. Dal passo si sale la forestale dietro la grande casera; il segnavia 439 si stacca a destra presso un tornante e porta alla Casera di Val Dolce (circa 30'), con la Creta di Aip davanti. Rientrati nella forestale fino a un bivio segnalato (1750 m, circa 1h), si sale deciso verso le pareti est e sud della Creta di Aip, con lo Zermula visibile sul versante opposto; alla base delle alte pareti, a un bivio dove a sinistra sale la Ferrata Crete Rosse, si tiene la salita fino alla sella a destra della cima (2017 m), già in territorio austriaco. Si segue il sentiero verso nord fino a un bivio dove il sentiero 413 si stacca a sinistra con chiare indicazioni; si sale ripidi a mezzacosta tagliando la parete est e, seguendo i segni rosso-blu, si raggiunge l'attacco presso una scaletta e una targa in marmo (2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si salgono un paio di gradoni fino alla scaletta metallica che apre la ferrata; oltre la scala, un tratto esposto di sentiero attrezzato percorre una cengia verso sinistra. Si affrontano alcuni gradoni rocciosi piegando a sinistra verso un vallone, si salgono roccette e si risale la base di un canalone sul lato sinistro, protetti dal cavo, fino a una freccia rossa su un grosso sasso che indica di passare sul versante opposto. Saliti alcuni roccette appoggiate, le attrezzature terminano momentaneamente (alle spalle si vede l'arrivo della funivia austriaca); si segue la traccia tra la roccia e si risalgono facili roccette non protette verso un diedro. Il cavo sale a destra del diedro, appoggiato, mentre una scaletta metallica sale sul lato sinistro: risalita la scala, una serie di maniglie metalliche porta alla parte alta del diedro; il cavo piega a destra in un canalino dove sale una nuova scala metallica, che si risale uscendo sul lato destro. Si salgono roccette attrezzate e, seguendo i segni rosso-blu o bianco-rosso-gialli, altre roccette non attrezzate ma facili; un tratto attrezzato in un facile camino, che si risale sul lato destro, precede gli ultimi metri di cavo su roccette. Terminate le attrezzature, un tratto di sentiero in quota tra sassi e tratti erbosi conduce, seguendo l'evidente traccia, alla grande croce metallica della Creta di Aip (2280 m, 1h dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà, spesso più vicina a un sentiero attrezzato, con un paio di passaggi verticali più impegnativi e un avvicinamento lungo ma in bell'ambiente.

    ⚠ Il tratto a cui prestare maggiore attenzione è la discesa dall'altopiano della Creta di Aip, delicata in caso di terreno scivoloso e con possibili difficoltà di orientamento in caso di nebbia.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono le indicazioni per il Rattendorfer Alm (segnavia 416) verso sud-ovest; sull'altopiano, circa 200 metri sotto la cima, una serie di ripidi passaggi conduce in un canalone da scendere con un tratto attrezzato piuttosto verticale, oltre il quale ci si innesta sul sentiero 403 (45' dalla vetta). Da qui, anziché rientrare a ritroso per il 439, si segue il 403 verso ovest, con un tratto panoramico, fino alla Sella di Val Dolce (1781 m, 45' dal bivio); a sinistra il sentiero 458 scende alla Casera del Cason di Lanza (1522 m, 45' dalla sella, 2h 15' dalla Creta di Aip, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La stessa cima si raggiunge dal versante italiano con la Ferrata Crete Rosse, più impegnativa, abbinabile alla Uiberlacher. Dal Passo del Cason di Lanza si può salire allo Zermula con la Ferrata degli Amici della Montagna oppure allo Zuc della Guardia con la Ferrata degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata304 m
    • Dislivello itinerario727 m
    • Quota max2279 m
    • Lunghezza16 Km
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