Regione: Friuli-Venezia Giulia

  • Ferrata la Farina del Diavolo

    Ferrata la Farina del Diavolo

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata la Farina del Diavolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata «La Farina del Diavolo» è una via recente (inaugurata nel 2019) che risale una parete verticale e levigata accanto alla cascata della Radime, una delle più alte d'Europa ma generalmente in secca. La roccia è povera di appigli naturali e costringe a salire quasi sempre con l'ausilio del cavo, con esposizione presente lungo quasi tutto il percorso; tecnicamente non è difficile ed è ideale per una mezza giornata o come allenamento per vie più impegnative in quota.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è dietro il cimitero di Villa Santina (363 m), in provincia di Udine, situato prima dell'abitato sulla destra per chi proviene da Tolmezzo; si parcheggia nei pressi del camposanto (punto di partenza su Google Maps). Dall'uscita autostradale di Amaro (A23) si seguono le indicazioni per la SS 52 Carnica verso Tolmezzo e poi Villa Santina (circa 15 km, 20' d'auto). L'avvicinamento parte dietro al cimitero (segnalato): dopo circa 10' di cammino in un boschetto si raggiunge il cartello che indica l'attacco della ferrata.

    ▲Il percorso

    La via inizia con una piccola scaletta (la «scala del benvenuto») su tratto verticale, piegando leggermente a destra e poi a sinistra su una cengia erbosa, da cui parte un lungo traverso diagonale verso sinistra, ben attrezzato con numerose cambre e diversi appigli naturali che facilitano la progressione. Si prosegue su un tratto più verticale, ma mai difficile grazie alle cambre ravvicinate, fino al termine della rampa, dove uno spuntone di roccia verticale molto suggestivo introduce al ponte tibetano (che in realtà porta a sinistra a un belvedere, facoltativo rispetto al proseguimento della ferrata). Si continua verso un gruppo di alberi e si raggiunge un traverso molto aereo e panoramico, forse il tratto più gratificante della via; un nuovo tratto verticale con cambre ravvicinate conduce a una cengia artificiale con passerella di legno. Si affrontano quindi un tratto verticale e un passaggio orizzontale in un anfratto stretto tra due rocce, seguiti da un ultimo tratto verticale, sempre ottimamente attrezzato, che porta al libro di vetta; un ultimo sperone segna la fine della ferrata (1h 35' dall'attacco, 1h 50' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un percorso interessante e ben attrezzato, talvolta perfino troppo, adatto a una mezza giornata e come preparazione a vie attrezzate più severe.

    ⚠ Pur non essendo tecnicamente difficile, presenta esposizione lungo quasi tutto il tracciato e va affrontata con la dovuta attenzione. Esposta a sud e a bassa quota, è sconsigliata nel periodo estivo per il caldo.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per l'esposizione a sud e la bassa quota è preferibile nelle mezze stagioni; da evitare nelle giornate estive più calde.

    ▲Discesa

    Subito dopo la fine della ferrata si trovano le indicazioni per il ritorno diretto a Villa Santina. In alternativa si può proseguire fino al grazioso abitato di Lauco e poi rientrare per sentiero seguendo le indicazioni per il cimitero (30' di rientro, 2h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    La via si trova all'ingresso della Carnia. Risalendo la valle si raggiungono altre belle ferrate, tra cui la Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost, la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici e la Ferrata Cinquanta del Clap e Simone al Creton di Culzei; verso il confine sloveno, a Pontebba, sale invece la difficile Ferrata Tenente Ruffano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata347 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max710 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata della Vita al Mangart

    Ferrata della Vita al Mangart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata della Vita al Mangart

    La Ferrata della Vita è il cuore tecnico di una grande traversata d’alta quota al Mangart, nelle Alpi Giulie. Si parte dai Laghi di Fusine (UD), si guadagna Forcella Segherza con la ferrata e si prosegue lungo la lunga cresta est fino in vetta, rientrando ad anello dal Bivacco Nogara. È un itinerario lungo, faticoso e molto esposto, con panorami unici lungo il confine italo-sloveno.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l’auto al parcheggio dei Laghi di Fusine (937 m), raggiungibile da Fusine Valromana presso Tarvisio (uscita A23 di Tarvisio) (punto di partenza su Google Maps). Oltre la sbarra si segue la sterrata indicata per il Rifugio Zacchi: a un primo bivio si ignora il sentiero CAI 512 (a sinistra, per il rifugio) restando sulla forestale che segue il CAI 513 per l’Alpe Vecchia. Dopo circa 30 minuti, a un secondo bivio (1030 m), si trascura a destra il CAI 517A (per il Bivacco Nogara, da cui si rientrerà) e si tira dritto. La stradina si fa sentiero e sale ripida nel bosco fino all’Alpe Vecchia (circa 1300 m, 1h 15′), dove si lasciano a destra il CAI 517 e a sinistra il CAI 513 (per il Rifugio Zacchi) e si prosegue diritti su sbiaditi bolli rossi e ometti in una pietraia. Si entra in un circo di pareti verticali; a un bivio non segnalato (20′ dall’Alpe Vecchia) si ignora la traccia che scende a sinistra verso il CAI 513 e si continua diritti sul ghiaione. Individuata a sinistra la traccia verso il colatoio che scende da Forcella Segherza, si sale ripidi fino al nevaio perenne (ormai ridotto), che si taglia da destra verso sinistra; una stretta cengia con un paio di passaggi in disarrampicata e alcune roccette porta all’attacco, in un camino stretto (circa 1750 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito impegnativo: alla base di un camino tetro il cavo sale a destra e nei primi metri, dove la fessura è troppo ampia per la spaccata, serve trazione sul cavo per superare la strozzatura; più in alto la roccia offre maggiori appigli. Una cengia esposta e attrezzata verso sinistra porta a un secondo camino, più facile; si prosegue su una cengia che taglia la montagna verso sinistra (in basso compaiono il Rifugio Zacchi e i Laghi di Fusine). Alcune roccette depositano su una seconda cengia, parallela ma verso destra, di nuovo in direzione del colatoio di Forcella Segherza, dove il cavo serve più da autoassicurazione che da appoggio. Si arriva al passaggio più iconico: la cengia si interrompe su uno spallone roccioso che si sale per un diedro, poi si traversa a destra aggirando lo spallone con vecchi infissi metallici per i piedi. Si sale quindi verticali, in forte esposizione, superando un tetto roccioso con alcune staffe e un diedro attrezzato con cavo, una grossa catena e staffe (prima a sinistra, poi a destra); spostandosi a destra si supera un ultimo tratto verticale con staffe. Una stretta cengia a destra, molto esposta sopra il nevaio dell’avvicinamento, porta a un breve salto verticale con staffe e quindi a una cengia verso sinistra; il cavo riparte verticale aggirando a sinistra un tetto, si sale una scaletta metallica per superare uno spanciamento e si percorre un esposto traverso a sinistra in leggera salita. Dopo un ultimo tratto verticale le attrezzature terminano momentaneamente: attenzione, perché qui il percorso non è protetto, è esposto e la traccia non è segnata (a destra il Piccolo Mangart di Coritenza, in lontananza il Bivacco Tarvisio). Seguendo la traccia si raggiunge Forcella Segherza e, tenendo la destra, il Bivacco Tarvisio (2160 m, 1h 45′ dall’attacco, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Molto Difficile non per passaggi atletici continui, ma per l’esposizione costante, l’ambiente severo e la lunghezza complessiva dell’itinerario (difficoltà ambientali 4/5, esposizione e impegno fisico 5/5). La ferrata è solo una parte di un’escursione molto più ampia e articolata.

    ⚠ La via, scavata in parte su colatoi, è soggetta a frequenti scariche di sassi e necessita di manutenzione: casco obbligatorio e massima attenzione. La traversata di cresta al Mangart va affrontata solo con tempo stabile, buon allenamento e passo fermo, perché diversi tratti non sono protetti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2677 m). Punti d’appoggio lungo l’anello: il Bivacco Tarvisio, il rifugio sloveno Koča na Mangartskem sotto il Mangart e il Bivacco Nogara; valutabile il pernottamento per spezzare le circa 10 ore complessive in due giorni. Cartografia consigliata: carta delle Giulie Occidentali. Cenni storici: la via fu attrezzata negli anni Venti dagli alpini di confine ed era nota come ‘via della Morte’, anche per i profughi periti nel dopoguerra nel tentativo di varcare il confine; ristrutturata negli anni ’40 e nei primi anni ’80, fu allora ribattezzata ‘Via della Vita’.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Tarvisio si hanno tre possibilità, tutte impegnative. (1) Tornare a ritroso per la Ferrata della Vita e il sentiero di salita: è l’opzione più breve ma meno appagante. (2) Seguire la cresta verso nord-nordest fino alla Ponza Grande: richiede esperienza, perché si procede su cresta con molti passaggi esposti e non protetti, attrezzature in cattivo stato dove presenti, e la salita/discesa alla Veunza chiede passo fermo e assenza di vertigini (utile la conserva); dalla Ponza Grande si scende con la Ferrata della Ponza Grande al Rifugio Zacchi (circa 7h dal bivacco). A metà di questa cresta si innesta la Ferrata Kugy allo Strugova (ristrutturata nel 2022), valida via di rientro che evita il tratto più esposto. (3) Opzione qui consigliata, lunga ma meno impegnativa della cresta alle Ponze: dal bivacco verso sudovest in vetta al Piccolo Mangart di Coritenza (2333 m) con passaggi attrezzati in buono stato (Mala Forca), poi lungo la cresta di confine italo-sloveno (in vista Javolec e Triglav) fino a un bivio (2485 m, 2h 45′ dal termine della ferrata): a sinistra si sale in vetta al Mangart, a destra si scende più rapidi aggirando la parete nord per la via normale (brevi tratti attrezzati). Si raggiunge Forcella Mangart (2166 m) e, sul versante italiano, il Bivacco Nogara (1850 m, 1h 30′ dal bivio); da qui il segnavia 517A riporta alla sterrata e al parcheggio (1h 15′ dal Nogara, circa 10h totali). Conservare l’imbrago fino in fondo perché in cresta restano passaggi verticali attrezzati, e in discesa non lasciarsi sviare dai segnavia sloveni che fanno perdere quota.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si possono salire la Ferrata Italiana e la Ferrata Slovena al Mangart; più a ovest, sul Jof Fuart e Jof di Montasio, la Ferrata Anita Goitan, la Ferrata Amalia, il Sentiero Ceria Merlone e il Sentiero Re di Sassonia; più a sud, nel Canin, la Ferrata Grasselli e la Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario1540 m
    • Quota max2677 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia

    Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia è una breve via attrezzata delle Alpi Carniche, non particolarmente difficile e ideale da abbinare ad altri itinerari della zona, a partire dal Passo del Cason di Lanza.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Pontebba (uscita A23) per Studena Bassa, circa 13 km lungo la valle (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si attraversa la strada verso sud e si segue la sterrata verso una caserma abbandonata bianca con infissi verdi, ignorando la deviazione a destra per il Monte Zermula; poco oltre si segue l’indicazione per la Forca di Lanza sul sentiero 442a. Si sale costanti, con lo Zuc della Guardia in vista, fino a un primo bivio (circa 1700 m, 30′ dal parcheggio) dove a destra sale la via normale (via di rientro); si prosegue sul 442a fino a un secondo bivio (1815 m), dove si tiene la sinistra raggiungendo la sella tra lo Zuc della Guardia e il Monte Pizzul, e in breve l’attacco, presso una galleria di guerra e un’evidente scala metallica (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Indossato l’imbrago presso la targhetta commemorativa, si sale la scala metallica, dapprima leggermente strapiombante poi più appoggiata, e si prosegue su roccette appoggiate verso sinistra. Si risale poi un colatoio, a tratti in spaccata tenendo il lato destro, in buona esposizione, fino a una cengia con il libro firme in una cassetta rossa. Una rampa gradonata verso sinistra porta a piacevoli roccette da arrampicare (ben visibili gli infissi della ferrata originaria) e a un tratto più verticale con ottimi appoggi naturali; il cavo conduce a una forcellina, si scende un paio di metri sul lato opposto e, a destra, si raggiunge un canalino attrezzato con un paio di balzi più pronunciati e una paretina. Un tratto di sentiero attrezzato senza difficoltà chiude la via pochi metri sotto la cresta, dove una semplice croce in legno segna la cima dello Zuc della Guardia (1911 m, 40′ dall’attacco, circa 1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà (Moderatamente Difficile), decisamente arrampicabile e piacevole.

    ⚠ Attenzione al tratto di discesa lungo la via normale: pur di difficoltà media, ha un fondo infido, da affrontare con cautela soprattutto se umido o con ghiaia.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo di media quota; cartografia consigliata: carta delle Alpi Carniche Orientali.

    ▲Discesa

    Dalla cima si scende lungo la via normale seguendo la traccia verso nord: più appoggiata della salita, è comunque assistita da alcuni cavi nei tratti esposti (attenzione alla ghiaia). Terminate le attrezzature, seguendo i bolli gialli si raggiunge il bivio ignorato all’andata e, a ritroso, il passo e il parcheggio (1h dalla vetta, 2h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso si abbina alla vicina Ferrata Amici della Montagna allo Zermula; in zona anche la Ferrata delle Crete Rosse alla Creta di Aip (visibile dalla vetta) e, verso il Passo Pramollo, la Ferrata Contin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario359 m
    • Quota max1911 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata delle Crete Rosse – Creta di Aip

    Ferrata delle Crete Rosse - Creta di Aip

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata delle Crete Rosse – Creta di Aip
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Crete Rosse è una breve via attrezzata che sale dal versante italiano alla Creta di Aip (Trogkofel), nelle Alpi Carniche al confine con l’Austria. La salita, sempre arrampicabile su buona roccia dalle tonalità rossastre, si combina con la discesa lungo un secondo itinerario attrezzato sul versante austriaco: ne risulta un anello lungo ma appagante e mai realmente difficile.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Pontebba (uscita A23) seguendo per Studena Bassa e risalendo la valle per circa 13 km (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale la forestale dietro la grande casera; a un tornante si stacca a destra il segnavia 439, che porta alla Casera di Val Dolce (circa 30′). Rientrati brevemente sulla forestale, la si lascia a un bivio segnalato (1750 m, circa 1h dal parcheggio) per salire decisi verso le pareti orientali della Creta di Aip. Si prosegue verso est sul sentiero 403, ai piedi delle pareti, fino a un bivio dove, tenendo la sinistra in salita, si raggiunge l’attacco, individuato da una targhetta metallica posta alcuni metri sopra l’inizio dei cavi (1961 m, 2h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si afferra la fune e si salgono alcuni metri verticali ricchi di appigli naturali, poi facili roccette fino a un terrazzino misto sassi ed erba. Si entra in un canalino con il cavo sulla destra e ottimi appigli; la fessura si restringe e, tenendo la destra, si esce nella parte alta del camino, molto arrampicabile, dove la roccia assume il colore rossastro che dà il nome alla via. Usciti dal camino si sale una parete verticale e si raggiunge un secondo camino, inizialmente stretto, con buoni appigli a sinistra e cavo a destra; se ne esce con il cavo che piega a sinistra, verso alcune roccette. Una parete verticale con staffe e una breve rampa inclinata portano a un balconcino con il libro firme; si riparte verticali, in buona esposizione, lungo un canalino che deposita al termine delle attrezzature (2095 m, 30′ dall’attacco). Si segue poi la traccia sull’altopiano sommitale, tra sassi e prati, oltrepassando il confine di Stato fino al bivio dove a destra scende la Ferrata Uiberlacher (via di rientro); proseguendo verso la croce si raggiunge la vetta della Creta di Aip (2279 m) con il libro di vetta (1h dall’attacco, 3h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile), piacevole e molto arrampicabile, che sfrutta le naturali debolezze della montagna (camini, canalini, roccette) con difficoltà sempre contenute. L’impegno maggiore deriva dalla lunghezza complessiva dell’anello.

    ⚠ Itinerario lungo (circa 6h totali) e di alta quota: partire presto, valutare il meteo e tenere conto che la discesa avviene su un secondo sentiero attrezzato (Uiberlacher) in territorio austriaco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione tipica da tarda primavera a inizio autunno, con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta delle Alpi Carniche Orientali. La via è stata costruita dal CAI Pontebba e inaugurata nel 1980, poi ristrutturata nel 2001 con la sostituzione delle catene con cavi metallici.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna al bivio con i cartelli austriaci per la Ferrata Uiberlacher (5′); si tiene la sinistra e si scende dapprima su sentiero, poi su roccette, fino alle prime attrezzature. Si affrontano un facile camino in discesa, una cengia, alcune roccette e una serie di scalette, quindi un canalone e l’ultima breve scaletta che chiude la parte attrezzata (45′ dalla vetta). Si prosegue a mezzacosta, un poco esposti, fino a un bivio dove si tiene la destra, si oltrepassa il confine e ci si innesta sul sentiero 403; tenendolo a destra si torna al bivio dell’andata e, a ritroso per l’avvicinamento, al parcheggio (circa 3h dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo del Cason di Lanza si raggiungono la Ferrata al Monte Zermula e la Ferrata allo Zuc della Guardia; poco distanti, presso il Passo di Pramollo, la Ferrata Contin e la Ferrata Torre Clampil.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario715 m
    • Quota max2267 m
    • Lunghezza14,4 Km
  • Ferrata Contin al Monte Cavallo

    Ferrata Contin al Monte Cavallo

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Contin al Monte Cavallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Contin sale il Monte Cavallo, sul confine italo-austriaco presso il Passo di Pramollo, nelle Alpi Carniche. È una via attrezzata di difficoltà modeste in un ambiente molto bello e poco frequentato, che si presta a essere chiusa ad anello scegliendo tra due rientri: la via normale austriaca o la panoramica cresta dell’Alta Via CAI Pontebbana.

    ▲Avvicinamento

    Si parte poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, che separa la provincia di Udine dall’Austria: il parcheggio è a fianco di una caserma bianca dismessa, presso il penultimo tornante prima del passo. Dal versante italiano si esce dall’A23 a Pontebba e si sale tra i tornanti per circa 12 km (20 minuti) fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1568 m) si segue il segnavia 433, una sterrata che attraversa il bosco tra sali e scendi per circa un chilometro fino alla colorata Baita Winkel (1470 m), oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433 ignorando a sinistra il bivio per l’Alta Via CAI Pontebbana verso la Sella della Pridola (una delle opzioni di rientro) e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle, superando anche il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi. Si prosegue dritti fino a un secondo importante bivio, segnalato su un sasso e con cartello CAI: a destra si va all’attacco della Ferrata alla Torre Clampil, a sinistra alla Ferrata Contin. Si tiene la sinistra, con la mole del Monte Cavallo ben visibile, si sale sulle ghiaie sotto la Torre Winkel e si raggiunge l’attacco (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia risalendo un ripido ma non difficile canalone, tenendosi sul versante sinistro: dapprima gradonato e poco pendente, piega poi più deciso a sinistra e sale tra roccette e brevi balzi più marcati, comunque mai difficili, fino a una forcella erbosa dove le attrezzature si interrompono momentaneamente. Da qui è possibile deviare a destra per raggiungere la vetta della Torre di Winkel (tre passaggi attrezzati impegnativi), ma la via prosegue verso il Cavallo: si segue la traccia e i segnavia fino a ritrovare le attrezzature, alternando tratti di sentiero a brevi sezioni attrezzate dove la via è più esposta o ripida. Con impegno modesto si raggiungono i prati sommitali e, seguendo i bolli rossi sulle rocce, la vetta del Monte Cavallo, segnata da un cippo e da una campana (2240 m, 1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di livello medio-facile (Moderatamente Difficile), senza tratti tecnicamente impegnativi, su roccia generalmente buona e arrampicabile. 123 m di dislivello attrezzato in un ambiente carnico selvaggio e panoramico.

    ⚠ I tratti misti roccia ed erba sono potenzialmente scivolosi: serve un minimo di attenzione. Il rientro lungo l’Alta Via CAI Pontebbana richiede passo fermo e un minimo di dimestichezza con l’arrampicata (passaggi fino al II grado, anche in disarrampicata).
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota di confine (massimo 2240 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata di circa 5 ore complessive per 694 m di dislivello e 7,4 km. Cartografia consigliata: Alpi Carniche Orientali.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si può scegliere tra due rientri ad anello. Il primo, consigliato a chi ha dimestichezza con i sentieri di cresta poco battuti, segue verso sud-est l’Alta Via CAI Pontebbana (segni arancio-azzurri sbiaditi): tratti di cresta con brevi arrampicate (max II grado), passaggi esposti a mezzacosta e un paio di ripide discese in canaloni con disarrampicata, fino alla Sella della Pridola (1644 m, circa 1h 30′); superato un ultimo canalino si scende a sinistra alla Baita Winkel (15′) e a ritroso al parcheggio (2h 15′ dalla vetta, circa 5h totali). In alternativa si scende per la via normale austriaca, raggiungendo il lago, il Passo di Madrizze e poi la Baita Winkel (2h dalla vetta), quindi a ritroso al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Dallo stesso avvicinamento parte la ben più difficile Ferrata Amicizia alla Torre Clampil: la Contin si presta bene a essere percorsa in discesa come chiusura dell’anello dopo aver salito la Clampil.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata123 m
    • Dislivello itinerario694 m
    • Quota max2240 m
    • Lunghezza7,4 Km
  • Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    La Ferrata Cinquanta del Clap risale il Creton di Culzei, nelle Alpi Carniche sopra Pesariis. È un itinerario molto appagante e vario, con un lungo tratto attrezzato che alterna passaggi tecnici a estese sezioni di cresta, in un ambiente di grande respiro. Sia l’avvicinamento sia il rientro sono lunghi e impegnativi: una giornata da affrontare con allenamento ed esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il centro di sci di fondo Pian di Casa, nel comune di Pesariis (Udine), lungo la SS465 della Forcella Lavardet (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1236 m) si sale sul sentiero 201, ben segnato, verso il Rifugio de Gasperi, ignorando in successione i bivi per i sentieri 202, 203 e 315 e tenendo sempre la destra sul 201; dopo una grotta e un paio di punti esposti e franosi (attrezzati) si raggiunge il Rifugio de Gasperi della sezione CAI di Tolmezzo (1767 m, 1h 30′ dal parcheggio). Dal rifugio, ben visibile la cresta del Creton, si percorre verso est il Sentiero Attrezzato Corbellini (segnavia 316), che corre parallelo alla ferrata ma più a valle: un susseguirsi di cenge esposte, tratti su prato e passaggi che aggirano spigoli e colatoi del versante sud, con un paio di tratti verticali attrezzati (staffe, cambre, scalette) e alcune passerelle di legno. Dopo circa 45′ dal rifugio e superati due colatoi, al terzo si lascia il sentiero che prosegue dritto sui prati e si segue a sinistra l’evidente traccia segnalata da una targa metallica, fino alle prime attrezzature (2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto sale un balzo roccioso appoggiato sotto una sporgenza, con il cavo in diagonale da destra a sinistra e un paio di staffe; si entra poi in un canalone roccioso che sale ripido seguendo i bolli rossi, alternando passaggi su sassi e roccette, facili tratti di arrampicata e sezioni attrezzate nei punti più esposti. Si risale una parete appoggiata col cavo a zigzag aiutati da staffe, si scende nella parte bassa del canalone e ci si sposta a sinistra su roccette; una forcellina attrezzata da attraversare introduce a un traverso a destra e a una salita verticale di crescente esposizione proprio sotto la bastionata sud del Creton. Da un terrazzino erboso, attraverso tratti di sentiero e cenge esposte attrezzate, si aggira il canalone e si raggiunge una forcella dove inizia il sentiero attrezzato di cresta (2h dall’attacco): qui è possibile interrompere l’escursione scendendo a nord verso il Sentiero Corbellini presso Casara Siera. La cresta attrezzata porta a un paretone che si sale con le staffe, prima verticale poi verso destra, in forte esposizione; si risale un torrione esposto con un passaggio a sinistra, si aggira un tetto roccioso spostandosi a destra e si torna in cresta, fra passaggi impegnativi ed esposti. Si scende qualche metro, si prosegue su passaggi gradonati a sinistra e terminano le attrezzature su un’ampia cresta diretta verso il pulpito del Creton; si scende in un canalino e si risale il versante opposto su parete verticale attrezzata, poi una serie di balzi e una nuova parete appigliata. Dopo una placca appoggiata in cresta, i segni rossi guidano su un sentiero in quota fino a un camino impegnativo (lato destro, poi sinistro); alternando tratti attrezzati in salita e discesa e brevi canaloni si raggiunge infine la croce di vetta (2458 m, 4h dall’attacco, circa 6h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via lunga e completa (658 m di dislivello attrezzato) che alterna passaggi tecnici verticali a una lunga cresta aerea, con impegno omogeneamente alto su tutti i fronti. Difficoltà complessiva Molto Difficile.

    ⚠ Sia l’avvicinamento (con tratti franosi e il Sentiero Corbellini soggetto a smottamenti) sia il rientro sono lunghi e impegnativi: la giornata supera le 9 ore complessive. Esiste una via d’uscita intermedia alla forcella, prima della cresta attrezzata. Indispensabile partire presto e con meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente carnico d’alta quota (massimo 2458 m): stagione estiva, a versanti puliti. Itinerario lungo, 12 km e 1658 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 9h 30′.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso ovest lungo la traccia che cala su sentiero ripido, rientrando verso il Rifugio de Gasperi e quindi al Pian di Casa lungo il sentiero 201 percorso all’andata.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Alpi Carniche e nelle vicine Dolomiti Friulane, si combina con la Ferrata del Chiadenis e con la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata658 m
    • Dislivello itinerario1658 m
    • Quota max2458 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Chiadenis (di Guerra e CAI Portogruaro)

    La Ferrata del Chiadenis è in realtà l’abbinamento di due vie attrezzate sul Monte Chiadenis, nelle Alpi Carniche sopra Sappada: la Ferrata di Guerra (o delle Trincee), di origine militare, sul versante nord-est, e la Ferrata del CAI Portogruaro sul versante sud-ovest. Un anello bello e di forte interesse storico, con alcuni passaggi tecnici impegnativi su camini e canalini.

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la SP22 che da Cima Sappada porta alle Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada si imbocca a sinistra la strada indicata per le Sorgenti del Piave e si sale per circa 8 km fino a un ampio parcheggio poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave, a quota circa 1800 m (punto di partenza su Google Maps). La via si può percorrere in entrambi i sensi: percorrendola da nord-est verso sud-ovest si affrontano i tratti più tecnici in salita. La relazione segue questo senso, salendo dalla Ferrata di Guerra e scendendo dalla CAI Portogruaro, con un anello che al rientro tocca il Rifugio Calvi. Dal parcheggio si scende un centinaio di metri sull’asfalto fino al cartello del CAI 173, che si stacca verso est; il sentiero taglia i prati del versante sud del Chiadenis, poi piega a nord verso un vallone roccioso e sale deciso a sinistra fino al Passo dei Cacciatori (2213 m, 1h 30′ dal parcheggio), dove si notano diverse postazioni militari. Si segue il CAI 173 a sinistra in falsopiano fino a un bivio, dove si tiene la sinistra in salita lasciando il 173 che prosegue dritto, raggiungendo l’attacco (2290 m, 1h 45′ dal parcheggio). In alternativa si può salire al Rifugio Calvi e a Passo Sesis, raggiungendo il bivio dell’attacco in 1h 30′.

    ▲Il percorso

    L’attacco è una rampa diagonale ben appigliata che aggira uno spallone roccioso; si piega a sinistra superando un caratteristico sasso incastrato e si percorre un breve traverso in discesa, esposto ma facile, fino alla base della linea di salita. Questa è formata da una successione di camini e canalini: il primo è ben appigliato, poi si stringe e la roccia si fa levigata, costringendo a cercare i pochi appigli e ad aiutarsi col cavo in qualche passaggio; si esce su un tratto gradonato (attenzione agli zaini ingombranti nel camino) e poi su un tratto a fondo ghiaioso dove è facile smuovere sassi. Si piega a sinistra superando sassi incastrati e brevi balzi levigati fino a un bel camino da risalire in spaccata, con la fune a destra e gli appigli migliori sul lato opposto; un terrazzino e alcuni balzi a sinistra immettono in un terzo camino, dotato di staffe utili per mani e piedi. Proseguendo lungo la successione di camini e balzi attrezzati si guadagna la cresta sommitale del Chiadenis (quota massima 2490 m). Lungo l’intera salita è fondamentale non smuovere pietre, perché la linea verticale dei canalini è esposta alla caduta di sassi su chi sta salendo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di livello Difficile, con i passaggi più tecnici concentrati nei camini della salita (roccia levigata, pochi appigli, alcuni tratti da arrampicare in spaccata). 200 m di dislivello attrezzato, ma giornata complessivamente impegnativa con 690 m di dislivello e 8 km.

    ⚠ La linea di salita corre dentro camini e canalini: massima attenzione a non far cadere sassi su chi sale dietro. Gli zaini voluminosi creano difficoltà nei tratti più stretti. Itinerario d’alta quota e di ambiente, da affrontare con meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente carnico d’alta quota (massimo 2490 m): stagione estiva, a versanti puliti. Trattandosi di un anello con salita e discesa entrambe attrezzate, va messa in conto una giornata di circa 6 ore.

    ▲Discesa

    Dalla cima si scende lungo la Ferrata del CAI Portogruaro, sul versante sud-ovest, che riporta verso il Rifugio Calvi; da qui si rientra per sentiero al parcheggio, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Alpi Carniche, il Chiadenis si combina con la Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei e con la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici, nelle vicine Dolomiti Friulane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario690 m
    • Quota max2490 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Cassiopea al Torrione Comici

    Ferrata Cassiopea al Torrione Comici

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Cassiopea al Torrione Comici

    La Ferrata Cassiopea sale e poi ridiscende il Torrione Comici, uno sperone roccioso isolato nel cuore delle Dolomiti Friulane, sopra Forni di Sopra. È un itinerario lungo e severo: avvicinamento di 3 ore e mezza, un tratto attrezzato verticale, tecnico e fortemente esposto, e — particolare da non sottovalutare — una discesa che avviene anch’essa in ferrata, in parte su attrezzature diverse da quelle di salita. Una giornata impegnativa da affrontare solo con buon allenamento ed esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Forni di Sopra (Udine): a fianco del Municipio si imbocca la strada a senso unico verso sud, la si percorre interamente e si attraversa il ponte sul Tagliamento, dove si trova un ampio parcheggio a quota 880 m (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si seguono i segnavia nel bosco fino a una forestale chiusa al traffico: è il segnavia 362, che risale la Val di Suola senza pendenze eccessive fino al Rifugio Flaiban Pacherini (1587 m, 1h 45′ dal parcheggio). Lasciato il rifugio si passa sul versante opposto del vallone; si ignora il bivio a destra per la Forcella Fantulina e si tiene la sinistra in salita decisa verso il Passo del Mus. Poco oltre, a un bivio segnalato, si lascia a sinistra il sentiero 263 per il Passo di Suola e si tiene la destra sul segnavia 262 per il Passo del Mus (2063 m), che separa la Val di Suola dalla Val di Guerra. Dal passo, indicazioni e bolli rossi un po’ sbiaditi conducono su traccia all’attacco della ferrata (1h 30′ dal rifugio, 3h 30′ dal parcheggio). Attenzione al fondo poco stabile e alla possibile presenza di un nevaio.

    ▲Il percorso

    La via attacca con un traverso orizzontale verso destra che porta sotto un tetto roccioso, percorso poi verso sinistra; ci si porta sotto uno spigolo che si risale in crescente esposizione fino a un bivio: a destra si stacca la fune di discesa, a sinistra prosegue la salita. Tenendo la sinistra inizia la sezione più dura: un traverso diagonale verso sinistra, un tratto verticale su roccia povera di appigli e un nuovo traverso conducono a una parete verticale molto aerea, dove alcuni pioli metallici aiutano una progressione comunque impegnativa. Si piega ancora a sinistra con un traverso aereo verso uno spigolo esposto che si aggira, salendo qualche metro fino a un pulpito dove riprendere fiato. La via continua verso destra alternando brevi traversi e pareti verticali fino a reincrociare il percorso di discesa; da qui si sale ancora in verticale lungo un canalino tagliato a zigzag dal cavo, tratto meno duro dei precedenti, che porta in vetta al Torrione Comici (2260 m, 45′ dall’attacco, 4h 15′ dal parcheggio). Dalla cima il panorama spazia sulla Val di Suola e su tutte le Dolomiti Friulane. Si è però solo a metà del tratto attrezzato: inizia la discesa in ferrata. Si percorre verso est un tratto di cresta attrezzata fino al versante orientale del torrione, poi una stretta cengia in discesa riporta all’ultimo bivio incontrato in salita; qui si ignora il cavo verticale e si scende verso destra (massima attenzione a non smuovere sassi su chi sta salendo). Seguendo i bolli rossi si raggiunge il versante occidentale e un tratto verticale con pochi appigli artificiali, da studiare passaggio per passaggio; si scende con cautela fino a un pulpito, poi ancora esposti e verticali fino alla scritta «Uscita» che annuncia l’innesto sulle attrezzature di salita. Si scendono lo spigolo appigliato e la cengia iniziale fino all’attacco (30′ dalla vetta; il solo anello attrezzato salita+discesa richiede circa 1h 15′; 4h 45′ totali dall’auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tratto attrezzato breve come sviluppo (200 m di dislivello) ma di livello elevato: verticale, tecnico e molto esposto, con punti privi di appoggi naturali. Difficoltà complessiva: Molto Difficile. L’impegno reale della gita sta nella somma di avvicinamento lungo, salita tecnica e discesa attrezzata altrettanto delicata.

    ⚠ La discesa del torrione è una vera ferrata, in parte verticale e con appigli artificiali scarsi: va affrontata con lucidità a fine giornata. Sarebbe pericolosissimo essere colti da un temporale in cima, con l’obbligo di scendere il tratto attrezzato: valutare con cura il meteo prima di partire. Possibili nevai e fondo instabile lungo l’avvicinamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota (massimo 2260 m) in ambiente isolato: stagione tipicamente estiva, a nevai sciolti. Giornata lunga e committente (circa 11 ore per l’anello completo, 1460 m di dislivello, 20 km): partenza presto, scorta d’acqua adeguata e attenzione costante all’evoluzione del tempo.

    ▲Discesa

    Tornati all’attacco si chiude l’anello: si rientra al Passo del Mus e si imbocca il segnavia 369 in direzione della Forcella dell’Inferno e della Forcella Fantulina Alta (2108 m); da qui si ridiscende verso il Rifugio Flaiban Pacherini e si torna al parcheggio lungo la forestale 362 della Val di Suola.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Dolomiti Friulane e Carniche, la Cassiopea si combina bene con la Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei e con la Ferrata del Chiadenis, entrambe in zona Carnia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoDolomiti Friulane
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1460 m
    • Quota max2260 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata Biondi

    Ferrata Biondi

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Trieste
    Ferrata Biondi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Biondi si svolge nella zona delle Rose d’Inverno, sulle colline dietro Trieste, nel comune di San Dorligo della Valle. È un itinerario d’allenamento a bassa quota ma sorprendentemente vario e completo: traversi, cenge, roccette, placche, scale, diedri e brevi passaggi atletici si susseguono, rendendola un’ottima palestra per chi punta a vie più impegnative in ambiente montano.

    ▲Avvicinamento

    Da fuori Trieste si raggiunge Basovizza e si seguono le indicazioni per San Lorenzo. Superata la frazione (circa 2 km da Basovizza), su stretta strada asfaltata si arriva nei pressi di un tornante: alla sua destra uno spiazzo con divieto di transito offre posto a una, al massimo due auto (punto di partenza su Google Maps). Se occupato si può parcheggiare più a monte verso San Lorenzo, allungando l’avvicinamento. Sul versante opposto della strada parte un sentiero CAI con segni bianco-rossi che in breve porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    All’attacco, segnalato dal classico cartello rosso CAI e da una targhetta commemorativa, si sale una paretina verticale di pochi metri fino a un albero; il cavo prosegue a destra su passaggi facili in diagonale, poi a sinistra e di nuovo a destra in traverso. Si superano alcuni balzi rocciosi verso sinistra e un traverso in leggera discesa che aggira una spalla; si sale quindi su linea più verticale, con un paio di balzi sostenuti su roccia ottima e solida (spesso arrampicabile). Segue un esposto traverso orizzontale verso sinistra: in questa sezione la via procede a lungo per traversi, alternando salita e discesa, con un passaggio in discesa su roccia levigata che richiede attenzione. Raggiunta una curiosa panchina in legno, si sale un tratto verticale e si percorre una stretta cengia a sinistra; si taglia trasversalmente la parete fino a un canalino da risalire. Il cavo piega a destra e affronta una serie di passaggi verticali impegnativi, poi una nuova cengia a sinistra e una discesa su paretina e placche in aderenza che sollecita le braccia. Gli ultimi passaggi terminano in una zona prativa e panoramica dove sostare (1h 30′ dall’attacco, circa 2h dal parcheggio).

    Spostandosi a destra, un sentiero lungo un costone porta alla seconda parte, più impegnativa: si sale una lunga scala metallica priva di fune (assicurarsi ai pioli), dapprima verticale poi più appoggiata. All’uscita, una cengia sotto una bella paretina verticale che si attacca a sinistra sfruttando appoggi per i piedi; si arriva alla base di un diedro con cavo sul lato destro. Risalito il diedro e spostandosi a destra si affronta il passaggio più impegnativo della via: un tetto roccioso stretto e leggermente strapiombante in partenza (attenzione alla testa), da cui si esce sulla sinistra. Seguono passaggi verso sinistra che alternano roccette e sentiero fino a una cengia e a un canalino roccioso, oltre il quale termina la via (2h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Considerata una ferrata didattica non tanto per il livello, moderato, quanto per la varietà di passaggi che permette di allenarsi su tipologie di terreno molto diverse. Attrezzatura nuova e di ottima fattura, roccia solida. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ La lunga scala metallica della seconda parte è priva di fune: assicurarsi ai pioli. Il tetto strapiombante è il passaggio più impegnativo; attenzione anche ai traversi in discesa su roccia levigata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (max 386 m): praticabile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Nella zona si trovano anche grotte e falesie; in direzione di Basovizza merita una visita il monumento ai caduti della foiba.

    ▲Discesa

    Dal termine della via si prosegue a destra intercettando il sentiero 49A che, in discesa, riporta sulla strada tra San Lorenzo e il parcheggio del tornante (15′ dal termine, circa 3h 15′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Biondi è isolata rispetto agli altri itinerari attrezzati; gli appassionati triestini puntano verso le Alpi Giulie. Nel Canin: la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia. Nel Montasio: la Via Amalia, il Sentiero Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan e il Sentiero Re di Sassonia; sul Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoCarso Triestino
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max386 m
    • Lunghezza3 Km
  • Alta Via dei Rondoi

    Alta Via dei Rondoi

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Pordenone
    Alta Via dei Rondoi

    L’Alta Via dei Rondoi e’ un bell’anello sul massiccio del Monte Cavallo, nelle Prealpi Friulane, in provincia di Pordenone: un itinerario di crinale che nella versione completa tocca cinque cime (Monte Tremol, Monte Colombera, Cimon della Palantina, Cimon del Cavallo e Cimon dei Furlani), alternando tratti attrezzati, roccette e passaggi di I grado in libera. Tecnicamente e’ Moderatamente Difficile: la parte propriamente attrezzata e’ breve, ma l’ambiente di crinale e i passaggi esposti richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte del primo troncone della funivia che sale da Piancavallo (Pordenone): si raggiunge Tremol, a 1 km da Piancavallo con abbondante segnaletica, e si parcheggia dopo il Palasport (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione, presso la Baita Arneri, ci si porta dietro la funivia ignorando i segni del Sentiero Gerometta e di Casera Palatina e si seguono i chiari cartelli del CAI 918 per l’Alta Via dei Rondoi. Si sale passando sotto il secondo troncone della funivia, restando sempre sul 918 e ignorando i sentieri laterali; dopo un primo facile tratto attrezzato si arriva a un ripetitore e, lungo il crinale, al Monte Tremol (2007 m, 1h15′ dall’arrivo della funivia).

    ▲Il percorso

    Dal Monte Tremol si scende alla Forcella del Tremol (1974 m), ben visibile sul crinale, e si risale verso il Monte Colombera; in salita una traccia a destra permette di bypassare sia la vetta sia la parte attrezzata della discesa successiva, ma qui si prosegue fino al Monte Colombera (2066 m, 40′ dal Monte Tremol), da cui inizia il tratto attrezzato. Si scende verso la Forcella Colombera lungo un affilato crinale a tratti attrezzato: su tracce d’erba e calcare si incontrano un paio di salti pronunciati di una quindicina di metri da disarrampicare aiutati dal cavo, intervallati da traversi attrezzati; seguendo i bolli rossi si raggiunge la Forcella Colombera (1974 m, circa 30′ dal Monte Colombera, circa 2h30′ totali), dove da destra rientra il sentiero che bypassava la ferrata. Si prosegue verso il Cimon della Palantina su crinale non difficile fino a un bivio, dove si ignora il sentiero che scende ripido a sinistra verso Casera Palantina: da qui si puo’ salire alla vetta del Cimon della Palantina (2190 m, andata e ritorno circa 30′) oppure proseguire direttamente. Tenendo la destra lungo l’Alta Via 7 si raggiunge in una decina di minuti la Forcella Palantina, da cui si sale al Cimon del Cavallo lungo un crinale a tratti attrezzato con passaggi di I grado sprotetti, che richiedono attenzione ma non sono difficili: in circa 30 minuti si tocca la cima piu’ alta dell’escursione, il Cimon del Cavallo (2251 m, circa 4h totali). Si scende a ritroso pochi minuti fino a una traccia che, a sinistra, scende in un canalone attrezzato tra sassi ed erba fino a una cengia in parte attrezzata, circa 100 metri sotto la vetta, che aggira il Cimon del Cavallo e porta alla Forcella dei Furlani (2135 m); l’ultima cima si raggiunge su sentiero senza problemi, il Cimon dei Furlani (2183 m, 5h totali), dove termina la parte in salita.

    ▲Carattere e difficolta’

    E’ un itinerario logico e panoramico, che con un solo anello collega cinque cime in una zona molto bella delle Prealpi Friulane. La parte attrezzata e’ breve e di difficolta’ contenuta; gli aspetti a cui prestare attenzione sono il fondo, in buona parte erboso, che se umido diventa insidioso, e alcuni passaggi esposti sul versante nord. La segnaletica e’ buona lungo tutto il percorso in quota.

    ⚠ Con fondo umido l’erba puo’ rendere scivolosi crinali e traversi: meglio percorrerlo con tempo asciutto. Alcuni passaggi esposti a nord possono presentare nevai a inizio stagione. Se si intende usare la seggiovia, verificare gli orari di apertura, soprattutto in bassa stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dalla tarda primavera all’autunno, evitando i periodi con neve residua sui passaggi a nord. Set da ferrata (imbracatura, kit, casco) per i tratti attrezzati, calzature con buona aderenza per i tratti erbosi, acqua e cibo per una giornata di circa 6h30′. Verificare meteo e orari degli impianti prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Cimon dei Furlani si scende sull’ampio crinale fino a una forcella, si risale un tratto un po’ piu’ esposto e si prosegue in costante discesa fino a un importante crocevia di sentieri (1h dal Cimon dei Furlani). Qui si tiene la sinistra per scendere verso Piancavallo, ignorando i segnavia che riportano all’arrivo della funivia (chi preferisce scendere con la funivia prosegue invece dritto). Si entra quindi nel bosco e si scende fino alla base degli impianti di risalita (2h dal Cimon dei Furlani, 6h30′ totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Pordenone l’altra via attrezzata della zona e’ la Ferrata Tramuntin, che sale al Monte Rest sopra Tramonti di Sopra. Nel vicino bellunese, in Alpago, si trova la lunga escursione che comprende la Ferrata Costacurta; nei pressi di Soverzene ci sono la Ferrata Parete dei Falchi, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale6:30 h
    • Dislivello ferrata88 m
    • Dislivello itinerario953 m
    • Altitudine massima2251 m
    • Lunghezza10 Km
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