Regione: Friuli-Venezia Giulia

  • Sentiero Attrezzato Simone – Creton dell’Arco, Alpi Carniche

    Sentiero Attrezzato Simone – Creton dell'Arco, Alpi Carniche

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › UD
    Sentiero Attrezzato Simone – Creton dell'Arco, Alpi Carniche
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Itinerario di media difficoltà che porta al Creton dell'Arco (2357 m) nelle Alpi Carniche nei pressi di Sappada. Il camino finale è il passaggio più tecnico della via. Facilmente abbinabile alla più impegnativa Ferrata dei Cinquanta del Clap per una giornata lunga e varia.

    ▲Avvicinamento

    Da Sappada (UD) si parcheggia nell'ampio spiazzo a sud del Piave, vicino alla zona sosta camper. Si segue il sentiero 317 sulla destra orografica del Rio Storto, ignorando la traccia a destra per il Bivacco Damiana (sentiero 322, che sarà opzione di rientro). Si sale nel bosco con tornanti fino al Passo dell'Arco (1907 m, 1h30'), riconoscibile per l'omonimo arco di roccia. Già in prossimità del passo, sulla destra si individua una traccia ben segnata che conduce all'attacco (1h45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato risale un canalino detritico con fondo erboso instabile. Si raggiunge una cengia che conduce alle pareti rocciose e poi all'inizio della gola, che si risale con l'aiuto di alcune staffe metalliche alternando tratti attrezzati a sentiero con difficoltà contenute. L'ultimo tratto è il più tecnico: un traverso a destra su ottimi appigli e poi un camino ben appigliato ma più impegnativo della media. Superato il camino si guadagna il pendio finale e su evidente traccia con segni biancorossi si arriva al Creton dell'Arco (2357 m, 1h15' dall'inizio attrezzature, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Moderatamente Difficile. Il camino finale richiede buona tecnica e sicurezza sui passaggi verticali.

    ⚠ Il fondo erboso instabile del primo canalino può essere insidioso. Roccia bagnata rende il camino finale significativamente più difficile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Estate (luglio-settembre). Evitare con roccia bagnata. La gola resta ombreggiata fino a metà mattina.

    ▲Discesa

    Si ridiscende per lo stesso percorso di salita (2h dalla vetta, 5h totali). Alternativa impegnativa: dalla vetta si può raggiungere un punto intermedio della Ferrata dei Cinquanta del Clap, ma questa opzione è tecnicamente molto più difficile e non raccomandata in discesa.

    ▲Da abbinare

    La Ferrata dei Cinquanta del Clap al Creton de Culzei è il naturale abbinamento per chi cerca una giornata più impegnativa nelle Alpi Carniche di Sappada.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche / Sappada
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1177 m
    • Quota max2357 m
    • Lunghezza15 Km
  • Sentiero Attrezzato Re di Sassonia – La Torre, Alpi Giulie

    Sentiero Attrezzato Re di Sassonia – La Torre, Alpi Giulie

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › UD
    Sentiero Attrezzato Re di Sassonia – La Torre, Alpi Giulie

    Sentiero attrezzato che percorre le cenge del gruppo del Jof Fuart nelle Alpi Giulie, sviluppandosi sul versante sud de La Torre. Facile dal punto di vista tecnico, con un balzo verticale di 7-8 m punteggiato di cambre metalliche come passaggio chiave; il fondo scivoloso e le cenge esposte richiedono comunque attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Da Chiusaforte (A23, uscita Carnia-Tolmezzo) si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est per 20 km. Giunti in paese si prosegue sulla SP76 verso il confine sloveno per altri 6,3 km fino a due strette curve: il parcheggio (997 m) è subito prima della prima curva. Si sale con il CAI 625 costeggiando il Rio Bianco nel bosco fino alla Capanna Re di Sassonia (1432 m, Rifugio Brunner, non gestito, 1h30'). Si ignorano le indicazioni per le Cave del Predil (CAI 656) e si prende il sentiero 629 a sinistra.

    ▲Il percorso

    Dal sentiero 629 si sale in diagonale sotto il bosco avvicinandosi alle pareti sud de La Torre. Usciti dal bosco si incontra una bella cascata sul versante sud-est. Si perde leggermente quota avvicinandosi alle rocce dove inizia il primo tratto attrezzato: una cengia esposta su fondo ghiaioso verso sinistra. Aggirando lo spigolo in leggera discesa si trova un secondo tratto esposto, poi si risale sul lato opposto attraverso una stretta cengia. Il passaggio più impegnativo è un balzo verticale di 7-8 m con cambre e infissi metallici che porta alla cengia superiore. Da qui si percorre un traverso orizzontale sotto un tetto roccioso — cambre per i piedi rendono agevole il passaggio esposto — poi si scende di 3 m e si riprende una cengia a sinistra. Si attraversa un colatoio e si prosegue verso un bastione roccioso con passaggi analoghi fino al termine del percorso attrezzato.

    ▲Carattere e difficoltà

    Facile. Il balzo verticale e i traversi esposti sono ben attrezzati. Attenzione al fondo scivoloso sui tratti non protetti.

    ⚠ Cenge e tratti non protetti con fondo scivoloso: il cavo non è sempre presente. Scarponi adeguati e set da ferrata raccomandati.

    ▲Periodo e sicurezza

    Estate-autunno. Il percorso è percorribile in entrambe le direzioni. Evitare con pioggia o neve.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero attrezzato si ridiscende verso il parcheggio di partenza.

    ▲Da abbinare

    Nelle vicine Alpi Giulie si trovano la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoJof Fuart / Alpi Giulie
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario449 m
    • Quota max1446 m
    • Lunghezza8,3 Km
  • Sentiero Attrezzato Olivato – Monte Miaron

    Sentiero Attrezzato Olivato – Monte Miaron

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › UD
    Sentiero Attrezzato Olivato – Monte Miaron
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L’itinerario al Monte Miaron parte dal Passo Mauria e risale il versante nord-ovest del monte lungo cenge e canaloni, con brevi tratti attrezzati, fino al Bivacco Vaccari a 2050 m. Un angolo delle Prealpi Carniche poco frequentato, con ambienti selvatici e un tratto chiave su ghiaione privo di protezioni che è il vero passaggio discriminante dell’escursione.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo Mauria (1298 m, indicazioni Maps) si imbocca la carrareccia del sentiero 325, vietata alle auto. Si raggiunge il Ricovero Militare Miaron in circa 45 minuti. Alla biforcazione si abbandona il sentiero 327 (via normale) e si prende il 325 a destra, che porta su una cengia a mezzacosta tra mughi sul versante NW. Un’indicazione rossa segnala la deviazione verso il canalone detritico di risalita.

    ▲Il percorso

    Si affronta una prima paretina verticale attrezzata a lato di un canalino di frana, poi un tratto a mezzacosta su spigolo roccioso. Seguono cenge e canaloni sul versante ovest del Miaron, dove il caschetto è obbligatorio per il rischio caduta massi. Si giunge a un pilone-forcella, quindi a una seconda cengia simile. Il passaggio chiave è un ghiaione non protetto verso quota 1900 m: il passo deve essere calibrato con cura poiché il terreno non offre sicurezze di corda. Superato questo tratto, una cengia stabile porta a una terza insenatura con cengia stretta attrezzata, poi al Bivacco Vaccari (2050 m, 3h45′ dal Passo Mauria).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile. La difficoltà principale non risiede nei tratti attrezzati ma nel ghiaione non protetto, che richiede piede sicuro e prudenza assoluta. Ambiente solitario e selvaggio.

    ⚠ Il caschetto è obbligatorio. Evitare di percorrere il versante ovest in presenza di altri escursionisti sulla parete soprastante per il rischio caduta massi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da giugno a settembre. Il ghiaione non protetto è particolarmente insidioso in condizioni di bagnato.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Vaccari si scende per il sentiero 340 est verso la Forca del Cridola (2176 m), poi per il sentiero 348 fino alla Forcella Fossiana (1967 m), scendendo per la Val del Cadorini al Passo Mauria (6h30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Il Passo Mauria è punto di riferimento per numerosi itinerari nelle Prealpi Carniche al confine tra Friuli e Veneto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario878 m
    • Quota max2176 m
    • Lunghezza9 Km
  • Sentiero Attrezzato Leva – Cima di Terrarossa, Montasio

    Sentiero Attrezzato Leva – Cima di Terrarossa, Montasio

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Leva – Cima di Terrarossa, Montasio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Leva percorre la scenografica cengia tra la Cima di Terrarossa e la Forca dei Disteis alle pendici del Jof di Montasio. Itinerario di media difficoltà con tratti esposti e non protetti che richiedono passo sicuro: ideale da inserire in un giro di più giorni sull'Altopiano del Montasio.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Chiusaforte sull'A23 (uscita Carnia Tolmezzo) e si prosegue verso est per 20 Km fino a Sella Nevea. Da un tornante si segue il cartello marrone per Altopiano del Montasio fino al termine della strada, dove si trova un ampio parcheggio (indicazioni Maps). Il percorso proposto passa per il Rifugio Brazza e la Cima di Terrarossa; non include la salita al Jof di Montasio (quella è la Ferrata Amalia).

    ▲Il percorso

    Si percorre il sentiero da Cima Terrarossa verso ovest in direzione Forca dei Disteis. Dalla cima si scende verso la Forca del Pallone (2242 m) affrontando una caratteristica scala metallica appoggiata alla roccia — richiede attenzione. Si imbocca poi la cengia attrezzata che aggira la parete ovest della Cima Terrarossa: il tratto è esposto per lunghi tratti e non sempre protetto da cavi. Superata la Forca del Pallone, la via riprende sul versante opposto della gola risalendo gli infissi verso la Forca dei Disteis. I tratti più verticali si trovano nei pressi della Forca, dove si effettua la salita più impegnativa dell'intero percorso.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile. I tratti attrezzati sono contenuti ma i passaggi non protetti su cengia esposta rappresentano la vera sfida: richiedono concentrazione e stabilità anche con zaino pesante. Complessità: tecnica 2/5, fisica 3/5, esposizione 3/5, ambiente 3/5.

    ⚠ L'Altopiano del Montasio può conservare neve fino a giugno inoltrato. Verificare le condizioni con il Rifugio Brazza prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da luglio a settembre. Alta montagna con meteo instabile: partire presto. L'itinerario è percorribile in entrambi i sensi ma nel verso descritto (est→ovest) si percorre in salita il tratto più verticale.

    ▲Discesa

    Dalla Forca dei Disteis si scende al Rifugio Brazza e poi al parcheggio di partenza lungo i sentieri dell'Altopiano del Montasio.

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: la Ferrata Goitan al Jof Fuart e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata178 m
    • Dislivello itinerario918 m
    • Quota max2420 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Il Sentiero Attrezzato al Cuestalta sale all’omonimo monte (Hoher Trieb in tedesco), posto sul confine tra Italia e Austria. È un itinerario lungo ma mai eccessivamente impegnativo, con un tratto in cresta attrezzato nei punti più esposti e verticali, in un ambiente carnico ricchissimo di storia della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Pramosio, nel comune di Paluzza (UD), raggiungibile su una sterrata in buone condizioni dal paese di Claulis, lungo la statale che da Tolmezzo sale al Passo di Monte Croce Carnico; all’ingresso del paese un chiaro cartello indica la Foresta di Pramosio, e si segue la strada fino al termine presso la malga, che offre anche possibilità di pernottamento (apri su Google Maps). Dalla Casera di Pramosio (1521 m) si segue il sentiero 407 verso est; si ignora subito il bivio del 404 e si oltrepassano la Sella di Cercevesa e i ruderi dell’omonima casera. A un nuovo bivio (1h15 dal parcheggio) si lascia il 407 che scende a destra e si resta sul sentiero 448, indicato come esposto, che taglia a mezzacosta la cresta del Cuestalta (attenzione al fondo in caso di abbondanti piogge). A un bivio successivo, dove a sinistra il 448 sale alla via normale italiana, si prosegue a mezzacosta sul 448a verso il Rifugio Fabiani; il sentiero piega verso la Creta Rossa, raggiunta dopo un tratto di cresta un po’ esposto ma non difficile (1770 m, 1h dal bivio del 407, 2h15 totali), e da qui si scende ripidamente al Rifugio Fabiani (1539 m, 2h40 totali). Dal rifugio il sentiero 454 sale al Passo Pecol di Chiaula (1797 m, 3h totali), confine di Stato tra Italia e Austria, con numerose testimonianze della Grande Guerra: gallerie, trincee e baraccamenti. Si scende ora in territorio austriaco verso un rifugio con cappella; dopo alcuni minuti, ignorate le tracce a sinistra, conviene scendere fino a un bivio segnalato e seguire a sinistra il cartello per il Kleiner Trieb (sentiero 421) salendo verso Cima Medatte; ripidi, si raggiunge la croce di Punta Medatte (2095 m, 1h dal Passo Pecol di Chiaula, 4h totali).

    ▲Il percorso

    Inizia qui il tratto di cresta con i passaggi attrezzati. Punta Medatte (Kleiner Trieb) è separata dalla vicina Cuestalta (Hoher Trieb) da una sella: si scende lungo il crinale, attrezzato con cavo corrimano nei punti esposti. Dalla sella (10′ da Punta Medatte) parte la breve ferrata che sale al Cuestalta: si superano alcune roccette non protette fino a incontrare il cavo, che guida prima su roccette e poi, da sinistra verso destra, su una paretina. La ferrata, di livello facile, sale su una cresta molto ben appigliata, piacevole da arrampicare; essendo un percorso di cresta è esposta, ma mai eccessivamente. La salita, molto logica, deposita poco sotto la cima del Cuestalta, segnalata da una croce metallica che si raggiunge per sentiero (2199 m, 20′ dalla sella, 30′ da Punta Medatte, 4h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un bell’itinerario che taglia un pezzo del crinale di confine italo-austriaco, lungo ma non eccessivamente impegnativo: la parte attrezzata serve soltanto a salire la cresta nei tratti più verticali ed esposti. Il contesto storico, con le testimonianze della Grande Guerra, è uno dei suoi punti di forza.

    ⚠ Itinerario lungo (13 km, 6h15) in ambiente di montagna di confine: attenzione al fondo dei tratti a mezzacosta in caso di abbondanti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quota massima 2199 m. Pur senza difficoltà rilevanti, lo sviluppo lungo richiede buona gestione dei tempi e attenzione al meteo, dato l’ambiente di alta montagna.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Cuestalta si scende affiancando, lungo i tratti ripidi, alcuni ruderi di trincee, fino al bivio tra il sentiero 448 (via normale italiana) e quello che prosegue in cresta verso il Passo Pramosio. Si resta su quest’ultimo, di cresta solo a tratti esposta e privo di arrampicata, passando vicino al Monte Scarniz (salibile con una breve deviazione), fino al Passo Pramosio (1785 m, 1h15 dal Cuestalta, 5h30 complessive). Dal passo, visibile alcune centinaia di metri più a valle, si raggiunge la Malga Pramosio con un tratto di sentiero e poi di strada sterrata (6h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Lungo questo tratto di confine si trovano altri itinerari attrezzati, in genere più difficili e atletici: in ordine crescente di impegno, relativamente vicine, la Ferrata Steinbergerweg al Cellon, la Ferrata al Coglians e la Ferrata Senza Confini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario678 m
    • Quota max2199 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone è un lungo e panoramico itinerario delle Alpi Giulie, con partenza dall’Altopiano del Montasio. Dopo un lungo avvicinamento fino alla Forcella Lavinal dell’Orso, segue un magnifico percorso di cresta che chiude un grande anello in discesa al Rifugio Brazzà. Numerosi tratti non sono protetti, e in alcuni casi richiedono brevi passaggi di disarrampicata: un percorso superbo ma da affrontare con esperienza. La via è dedicata agli alpinisti triestini Celestino Ceria e Ruggero Merlone, ed è stata inaugurata nel 1971 dal Battaglione Alpini Cividale, a memoria della linea tenuta dagli Alpini su questa cresta durante la Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un ampio parcheggio lungo la strada che collega Malga Montasio con Sella Nevea, sull’Altopiano del Montasio (UD). Per arrivare a Sella Nevea si raggiunge Chiusaforte, a 20 minuti dall’uscita Carnia-Tolmezzo della A23; da lì si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per 20 km fino al paese, dove a un tornante un cartello marrone indica l’Altopiano del Montasio, da seguire fino al termine della strada (apri su Google Maps). L’itinerario è qui proposto da est (Forcella Lavinal dell’Orso) a ovest (Cima Terrarossa), verso in cui molti tratti attrezzati si percorrono in salita. Dal parcheggio (circa 1500 m) si sale su sterrata verso il Rifugio Brazzà; dopo pochi minuti si incrocia una sterrata con segnavia 624 che taglia a destra in falsopiano. Perdendo un poco di quota si oltrepassano le Casere Parte di Mezzo e poi le Casere Larice (1479 m, 30′ dal parcheggio); ignorata una traccia a destra che scende a Sella Nevea, si raggiunge il Rifugio Casere Cregnedul di sopra (1515 m, 1h dal parcheggio). Ci si innesta sul sentiero 625 che sale da Sella Nevea, si tiene la sinistra in salita, prima nel bosco e poi puntando deciso a nord; usciti dal bosco si taglia a mezzacosta la parete sud del Cregnedul fino al Passo degli Scalini (2022 m, 1h dal Rifugio Casere Cregnedul, 2h totali). Oltrepassato il passo si apre un vallone: a sinistra in alto si notano la Forcella Lavinal dell’Orso e la cresta della Ferrata Goitan. Si taglia il vallone seguendo la traccia e, sul versante opposto, i segni bianco-rossi, salendo con un certo affanno verso la forcella; poco prima si segue una scritta su roccia e una traccia che si stacca a sinistra: comincia qui il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone (30′ dal Passo degli Scalini, circa 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo obiettivo è la Forcella Cregnedul, raggiunta guadagnando circa 200 metri attorno alle imponenti pareti di Punta Plagnis. Si sale su fondo ghiaioso fino a un primo tratto attrezzato che supera alcune roccette, una parete verticale e una placchetta inclinata; lasciata alle spalle la Forcella Lavinal dell’Orso, si prosegue in diagonale fino a un camino attrezzato e a una scaletta metallica a pioli appoggiata alla roccia, e in un alternarsi di passaggi a destra e a sinistra si chiude il primo tratto faticoso alla Forcella Cregnedul (2340 m, 1h15 dall’attacco). Si segue ora la traccia su un’ampia cengia non protetta che aggira le pareti sud di Punta Plagnis, passando dal versante est a quello ovest: i passaggi sono esposti ma generalmente ampi, salvo un paio di forcelle e roccette sul versante ovest dove il sentiero si stringe; i tratti più esposti hanno un cordino corrimano. Con un tratto attrezzato in discesa si scende di alcuni metri, poi si cammina su cenge ampie e comode fino alla Forca de la Val (2352 m, 1h15 da Forcella Cregnedul), che separa il Modeon del Buinz dalla Cima de la Puartate. Si salgono canalini attrezzati intervallati da ghiaione detritico, tenendosi a sud per evitare a nord la ripida parete, in un tratto ricco di esposte cenge protette; si raggiunge una forcellina incastonata e si comincia ad aggirare la parete meridionale del Modeon del Buinz verso la Sella di Buinz, con davanti il Foronon del Buinz e il suo bivacco poco sotto la vetta. Si aggira un’esposta cengia attrezzata, si sale un breve tratto sprotetto su fondo instabile, si percorre una cengia e ci si porta sulla parete ovest del Modeon; lungo un ampio crinale sul lato sud, in leggera salita, si superano tratti attrezzati di roccette e facili balzi rocciosi fino al nuovo e funzionale Bivacco Vuerich (2531 m, 1h15 da Forca de la Val, 3h45 dall’attacco). Dalla cima del Foronon del Buinz si segue l’ampio crinale, si percorre una passerella e si comincia a perdere quota con facili passaggi di disarrampicata, attrezzati nei casi più impegnativi; tenendosi sul lato sud si percorrono esposte cenge in genere non protette e si raggiunge un nuovo tratto verticale, con un canalino attrezzato ripido ma ben appigliato, seguito da alcune roccette, fino alla Forca de Lis Siens (2274 m, 1h dal Bivacco Vuerich). Dall’ampia sella il sentiero corre in falsopiano tra modesti saliscendi sul lato sud fino al bivio segnalato con scritta su sasso (2285 m, 15′ da Forca de Lis Siens, 5h dall’attacco) tra la salita a Cima Terrarossa e il Sentiero Ceria Merlone, dove la via attrezzata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta particolari difficoltà tecniche, né nei tratti attrezzati né in quelli non protetti; merita però grande attenzione per i numerosi passaggi esposti lungo cenge e canalini. Si sviluppa interamente in quota, con il Bivacco Vuerich a metà percorso in ottime condizioni, ma con solo due vie di fuga, entrambe non segnate.

    ⚠ Itinerario molto lungo (9h, 16 km) in ambiente d’alta montagna, con molti tratti esposti e non protetti e brevi passaggi di disarrampicata. Le sole due vie di fuga — a Forca de la Val verso la Conca di Casera Cregnedul e a Punta Plagnis per la Plagnota — sono ripide e non segnate, da usare solo in emergenza. Partire presto, con meteo stabile e buona autonomia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Alpi Giulie (quota massima 2531 m). Le attrezzature e la segnaletica sono in buone condizioni, ma lo sviluppo, l’esposizione e la scarsità di vie di fuga richiedono esperienza, allenamento e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal bivio finale (2285 m) la discesa più rapida è a sinistra, in direzione dell’Altopiano del Montasio; volendo si può salire alla vicina Cima Terrarossa (2420 m, 45′ andata e ritorno). Tenendo la destra e scendendo verso l’altopiano si raggiunge il Rifugio Brazzà (1660 m, 1h15 dal termine della ferrata) e quindi il parcheggio (circa 1h30 dal termine, 9h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’ambiente si presta a itinerari di più giorni: si può salire al Jof di Montasio per la Ferrata Amalia e usare il Ceria Merlone per rientrare sul versante nord, oppure abbinarlo al Sentiero Attrezzato Leva pernottando in rifugio o bivacco. Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si può intraprendere la Ferrata Goitan verso il Jof Fuart. Restando nelle Alpi Giulie segnaliamo anche la Ferrata Julia al Canin e la Ferrata della Vita al Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata257 m
    • Dislivello itinerario1031 m
    • Quota max2531 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata di Valmeduna

    Ferrata di Valmeduna

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Pordenone
    Ferrata di Valmeduna

    La Ferrata di Valmeduna è una via recente in provincia di Pordenone, presso l'abitato di Redona. Di stile moderno, propone difficoltà piuttosto costanti in un ambiente da «palestra di roccia»: non raggiunge una vetta, ma è un eccellente allenamento per itinerari in quota. È ottimamente attrezzata e non priva di passaggi atletici.

    ▲Avvicinamento

    Si percorre la strada regionale che collega Meduno a Tramonti di Sopra: arrivando da sud, il parcheggio è sul lato destro prima del cartello «Tramonti di Sopra» e prima dell'invaso artificiale. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si segue brevemente il marciapiede fino a un sentierino che sale sulla destra; seguendo i cartelli e i bolli rossi verso est-sudest si arriva a un tornante, poi a un bivio dove si scende leggermente a sinistra fino alla nuova palestra di roccia su bel calcare, dove si trovano un bivacco, tavoli e panchine, vie d'arrampicata e la ferrata. Nei pressi del bivacco un sentiero scende a sinistra all'attacco, sul lato sinistro della parete, presso il cartello rosso CAI e una rete paramassi (circa 10').

    ▲Il percorso

    Lo sviluppo è prevalentemente su traversi e brevi tratti verticali. Si attacca risalendo una paretina appoggiata sotto la rete paramassi, arrampicando su roccia molto frastagliata; salite alcune roccette si procede verso destra incontrando i primi traversi e un passaggio in aderenza. Si raggiunge e si doppia uno spigolo, con vista sotto di sé sull'area dell'avvicinamento. La parte centrale è la più impegnativa: una lunga serie di traversi orizzontali e diagonali da sinistra a destra, alcuni su cambre per i piedi, altri in aderenza, con tratti in lieve strapiombo che richiedono decisione e rapidità nei cambi di moschettone; senza diventare estrema, la via chiede un certo impegno fisico e buona abitudine all'esposizione. Si raggiunge una nicchia con la cassetta del libro firme; da qui un breve traverso oltrepassa uno spigolo e il cavo prosegue verticale per alcuni metri privi di cambre, dove conviene arrampicare. Dopo alcuni metri più facili termina la sezione centrale. La parte finale, su roccette e brevi balzi, è di difficoltà inferiore: seguendo il cavo in salita, dopo una decina di minuti si raggiunge il termine della via (circa 45' dall'attacco, 1h dall'auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnica e atletica, con esposizione costante nella sezione centrale e roccia calcarea molto bella. Attrezzatura recente e abbondante. La difficoltà resta concentrata nella parte centrale dei traversi strapiombanti.

    ⚠ I traversi in lieve strapiombo richiedono braccia allenate e rapidità nei cambi di moschettone: non è una via per chi è alle prime esperienze. Pur essendo di bassa quota, casco e set da ferrata sono indispensabili.

    ▲Periodo e sicurezza

    Inaugurata il 26 novembre 2022 (50° anniversario della sezione CAI di Spilimbergo, con il gruppo Alpini della 3° Artiglieria da Montagna). Data la bassa quota si presta a tutto l'anno, comprese le belle giornate invernali.

    ▲Discesa

    Conviene non togliere subito l'imbrago: pochi minuti dopo il termine si incontra un canalino terroso attrezzato. Seguendo le indicazioni si scende verso la località Barbeadis, piccolo borgo raggiungibile solo a piedi, rientrando ad anello lungo una mulattiera nel bosco con scorci panoramici sulla valle (circa 1h 15' complessive).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Pordenone si trovano anche la Ferrata del Tramuntin e l'Alta Via dei Rondoi. Salendo verso Forni di Sopra ci sono la Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost e la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • ProvinciaPordenone
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento10 min
    • Ferrata45 min
    • Itinerario completo (a/r)1h 20'
    • Dislivello ferrataca 125 m
    • Dislivello itinerarioca 220 m
    • Quota massimaca 550 m
    • Lunghezzaca 4 km
    • Anno2022
  • Ferrata Tramuntin al Monte Rest

    Ferrata Tramuntin al Monte Rest

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Pordenone
    Ferrata Tramuntin al Monte Rest
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Tramuntin sale il Monte Rest nelle Prealpi Carniche, sul versante pordenonese. È una via molto arrampicabile e logica, con un solo passaggio davvero impegnativo e molti tratti piacevoli da salire senza trazionare sul cavo, in un ambiente isolato e poco frequentato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la strada che collega Tramonti di Sopra (Pordenone) ad Ampezzo (Udine): presso un tornante accentuato verso sinistra (venendo da sud) un cartello su fondo scuro indica la Palestra di Roccia e la Ferrata del Tramuntin. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la traccia nel bosco che, con un semicerchio in senso antiorario, porta in circa 30' all'attacco, poco oltre una via alpinistica su canalone e numerosi tiri di una vicina falesia (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale una parete selvaggia cercando le debolezze della roccia: sviluppo breve (circa 100 m) ma impegnativo. L'inizio è appoggiato e ricco di appigli; dopo pochi minuti si incontra una prima serie di passaggi più impegnativi e si traversa a sinistra con un singolo passaggio più difficile. Nel complesso resta molto arrampicabile, con roccia talora instabile ma ricca di appoggi. Si risale l'ampio colatoio fino al termine delle attrezzature (circa 40' dall'attacco, 1h 15' dall'auto). Da qui inizia il tratto più impegnativo dell'escursione: il sentiero che collega il termine della via a Casera Monte Rest è molto ripido, su roccette ed erba potenzialmente scivolose, a tratti attrezzato; seguendo i bolli rossi si esce dalla faggeta e si raggiunge la casera, da cui si sale in vetta al Monte Rest (1780 m, circa 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario piacevole e isolato, nonostante la bassa quota. Dislivello in ferrata 120 m, complessivo 870 m, quota massima 1780 m, sviluppo 8 km.

    ⚠ La via non è ufficialmente aperta (a causa di una controversia tra il CAI territoriale e quello che la installò) e non compare sulle cartine escursionistiche. Il secondo tratto della salita, solo parzialmente attrezzato, ha passaggi in libera non banali ed esposti, e il sentiero verso Casera Rest può essere in cattive condizioni: sconsigliata con tempo incerto, fondo bagnato o a persone inesperte. Consigliabile avere con sé corda e freno per assicurarsi nei tratti dove le vecchie attrezzature sono ammalorate.
    ▲Discesa

    Dal Monte Rest si torna a ritroso fino a Casera Rest, poi si prosegue verso nord-nord-ovest perdendo quota fino alla strada asfaltata; alternando bordo strada e tratti di sentiero che tagliano la montagna si rientra al parcheggio (2h dal Monte Rest, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    L'altro itinerario attrezzato del Pordenonese è l'Alta Via dei Rondoi sul Monte Cavallo. Verso Forni di Sopra, due vie molto diverse: l'atletica e moderna Adventure Climb al Clap Varmost e l'impegnativa Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max1780 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    La Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano è stata realizzata dagli Alpini vicino a Pontebba, in provincia di Udine. È una via verticale, impegnativa e atletica in molti passaggi, ideale come allenamento nei mesi in cui le quote alte non sono praticabili: non raggiunge alcuna vetta e si sviluppa a bassa quota a fianco di numerosi tiri di arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Dal casello autostradale di Pontebba si tiene la sinistra verso il centro; superato un ponte, sotto il viadotto dell'autostrada si svolta a destra su una stradina asfaltata che prosegue sotto l'autostrada verso la valle, diventa sterrata in buone condizioni e termina a uno spiazzo. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prosegue verso la Falesia Rio degli Uccelli seguendo un cartello che indica l'attacco della ferrata (5' dall'auto), sul versante orografico destro del torrente, raggiunto con alcune corde fisse poco sopra il greto.

    ▲Il percorso

    Accanto alla targa commemorativa il cavo parte verticale e l'impostazione atletica è subito chiara. I primi metri salgono su roccia levigata e traversano a destra fino a un terrazzino con breve cengia; segue un impegnativo traverso orizzontale di 6-8 metri, dove la scarsità di appoggi per i piedi è la difficoltà principale: si scende un paio di metri e poi il cavo riparte verticale, agevolato da alcune cambre. Con l'aiuto di staffe si raggiunge un breve tratto di collegamento appoggiato (attenzione a non smuovere sassi su chi segue). Dopo una cengia a sinistra ci si porta verso un evidente diedro: lo si sale prima a destra, poi attraversandolo a sinistra senza difficoltà sostanziali grazie a numerose cambre, fino a un passo strapiombante da affrontare con decisione e rapidità (qui avviene il cambio di moschettone in pieno strapiombo). Si esce su una parete verticale molto esposta ma ricca di cambre, dove è possibile riposare; ci si sposta a sinistra su buona roccia e si sale una paretina e un bel diedro, quindi facili gradoni appoggiati. La via riparte verticale e impegnativa fino a un tratto di sentiero attrezzato tra i pini, da cui una deviazione raggiunge un pulpito. Riprende con un traverso a sinistra in leggera discesa (occhio ai sassi mobili) e uno in salita in lieve strapiombo, fino a uno spigolo da cui inizia un lungo tratto di discesa attrezzata su placca, non difficile ma che richiede attenzione nella ricerca degli appoggi. Si raggiunge così il termine della via (circa 1h 30' dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di bassa quota, allenante e verticale, fisica nei punti più difficili e con infissi nuovi in ottimo stato. Da non sottovalutare anche per il lungo tratto in discesa attrezzata. Dislivello in ferrata 130 m, complessivo 160 m, sviluppo 4 km.

    ⚠ Lungo i tratti verticali e strapiombanti vale la pena pianificare le soste; nel tratto di collegamento e nei traversi si smuovono facilmente sassi: massima prudenza per chi sta sotto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di una via a bassa quota è percorribile in gran parte dell'anno, condizioni della roccia permettendo. Sono disponibili le tracce GPX e KMZ.

    ▲Discesa

    Dal termine della via si segue la traccia di sentiero usata per le vie di arrampicata vicine (circa 30', 2h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max726 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Steinbergerweg

    Ferrata Steinbergerweg

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Steinbergerweg
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Steinbergerweg ripercorre la storica via di salita sulla parete nord-orientale della Creta di Collinetta (Cellon), aperta durante la Grande Guerra da una spedizione militare austriaca guidata dal maggiore Steinberger. Sale senza eccessive difficoltà lungo gole e colatoi, ed è di grande interesse storico per le numerose testimonianze dei combattimenti. Difficoltà medio-bassa nei tratti attrezzati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Monte Croce Carnico (1360 m), sul confine Italia-Austria, raggiungibile in circa 40' da Tolmezzo (Udine) per la SS 52b. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si può salire dal versante austriaco (con l'opzione di percorrere la galleria bellica del Cellon, descritta nella scheda della Ferrata Senza Confini) o da quello italiano, qui descritto: più lungo ma meno impegnativo. Dal parcheggio si seguono i segnavia 146 su comoda mulattiera sul versante meridionale del crinale, fino a incrociare il sentiero 147 per il Cellon (proveniente dal Rifugio Marinelli); preso il 147 a destra si sale più decisi lungo una mulattiera di guerra con cenge esposte e brevi gallerie fino al Contrafforte di Schulter (1736 m). Si prosegue su rocce e mughi, prestando attenzione a non perdere la traccia, fino a un bivio segnato su roccia (a sinistra la Senza Confini, a destra la Steinbergerweg): tenendo la destra, su ghiaione e poi tagliando in quota la parete nord-orientale, si raggiunge l'attacco, con una targa di marmo in tedesco (1870 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via ricalca il percorso seguito dai soldati austriaci. Si sale un colatoio e gradualmente si traversa a sinistra su roccette ed erba in discreta esposizione (attenzione al fondo e alle rocce instabili; il cavo è invece stato rinnovato di recente). Ci si sposta poi in una gola rocciosa dove si affrontano molti tratti gradonati attrezzati, con qualche passaggio di arrampicata libera (massimo I+) e sassi instabili. Si ritrova il cavo sul lato sinistro salendo ripidi passaggi verso una breve cresta, quindi si risale un ultimo colatoio con l'ausilio della fune fino a una sella erbosa dove terminano i cavi e si uniscono i sentieri dalla Senza Confini e dal versante italiano (2103 m, 1h dall'attacco, 2h 30' totali). Su evidente traccia si sale all'anticima est e, fra numerosi resti della Grande Guerra, alla vetta della Creta di Collinetta (2241 m, 20' dal termine della ferrata, circa 3h totali), con croce metallica e targa commemorativa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata piacevole, di medio-bassa difficoltà e molto arrampicabile: a parte l'esposto traverso iniziale e un paio di passaggi più verticali, è priva di difficoltà oggettive.

    ⚠ Attenzione ai pochi passaggi non protetti dove si arrampica e ai sassi instabili lungo gole e colatoi. Le diciture «Creta di Collinetta» e «Cellon» sono usate indistintamente.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Alpi Carniche Centrali.

    ▲Discesa

    Si rientra al crocevia raggiunto al termine della ferrata e si scende a destra sul sentiero 147, versante italiano, tagliando in orizzontale; lungo la mulattiera ci si ricongiunge al sentiero dell'avvicinamento fino al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Condivide gran parte di avvicinamento e rientro con la più impegnativa Ferrata Senza Confini. Dal vicino Rifugio Marinelli si raggiunge l'attacco della difficile Ferrata alla parete nord del Coglians; a valle del passo il Sentiero Attrezzato Cuestalta. Più a sud, nelle Prealpi Carniche, la Cassiopea, la Ferrata al Clap Varmost e la dei 50 del Clap.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata358 m
    • Dislivello itinerario868 m
    • Quota max2228 m
    • Lunghezza8,2 Km
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