Regione: Lombardia

  • Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Passo della Porta è una stupenda escursione attrezzata sul versante nord ed est della Presolana, fino alla vetta del Monte Visolo. Le difficoltà tecniche sono moderate, ma è una via vecchio stile, alpina, con grande varietà di passaggi in un ambiente impegnativo: paesaggisticamente una delle più belle delle Orobie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Colere (Bergamo), raggiungibile dalla Val Seriana o, da Brescia, via Lago d'Iseo e Darfo. Punto di partenza su Google Maps. Tre opzioni: con il CAI 403 (più breve, passa dal Rifugio Albani) si parcheggia in Via Carbonera e si sale fino al Rifugio Albani (1939 m, 2h 15'); con la funivia Colere Ski si raggiunge Cima Bianca, il Rifugio Albani (30') e la selletta; con il CAI 402 (senza rifugio) si parte da Via Ole e si sale verso la bastionata nord. In tutti i casi si arriva alla selletta presso il Rifugio Albani e si prosegue verso est sul CAI 326/401 (Sentiero delle Orobie Orientali) fino alle roccette del Colle della Guaita, dove inizia la ferrata (segnavia CAI 401; circa 2h 30' totali con il 403, o 2h con il 402).

    ▲Il percorso

    Si parte con due scalette metalliche e un facile traverso a sinistra fino a un'altra scaletta; si risale poi un canale roccioso (catena) tenendone prima il lato destro e poi, attraversatolo (attenzione a eventuale neve), il sinistro per una ventina di metri. Dopo un facile traverso diagonale a sinistra si sale una scaletta verticale poi appoggiata e una breve cengia terrosa; un balzo con due staffe e una rampa portano a un'altra scaletta, oltre la quale, su catena, si supera una breve parete verticale (roccia un po' friabile). Per rampa obliqua si giunge al Passo della Porta, con vista sulla Valle di Scalve. Si prosegue a destra su una breve cengia fino a una lunga ed esposta scala; un traverso esposto ma ben appigliato a sinistra immette su sentiero attrezzato e brevi balzi (a tratti non attrezzati) fino a una scala più corta. Seguono balzi rocciosi attrezzati da arrampicare sui bolli rossi, una cengia che aggira un masso e passaggi facili ma esposti, poi un canalino con catena, una comoda cengia e un sentiero di cresta. Sopra una bella conca glaciale si scende con la catena una cinquantina di metri su roccia levigata (attenzione), si prosegue senza funi fino a un traverso a destra che aggira uno spigolo e si attraversa la conca, spesso innevata ma a pendenza moderata. Si risale a mezzacosta verso l'estremità opposta, si aggira con un traverso orizzontale esposto e, ignorata la deviazione per la Presolana Orientale, si sale l'ultima parete verticale (appigli e catena) fino alla vetta del Monte Visolo (2h 45' dall'attacco; 4h 45' con il CAI 402 o 3h 45' dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo e vario, parte del Sentiero delle Orobie, percorribile in entrambe le direzioni. Tecnicamente moderato, ma alpino e in ambiente serio: la Presolana è nota per i cambi di tempo repentini.

    ⚠ Escursione lunga e senza vie di fuga lungo la ferrata: pianificala sul meteo. Alcuni tratti esposti a nord conservano neve anche a inizio stagione, in particolare nel canale e nella conca glaciale. Per il rientro a Colere dal Passo della Presolana serve l'autobus di linea (verificare orari).
    ▲Storia

    La Ferrata al Passo della Porta è stata inaugurata nel 1970 ed è dedicata alla memoria di Corrado Franceschi, morto durante un'escursione sulla Presolana nel 1967.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Visolo si scende verso sud sul Sentiero delle Orobie Orientali (ignorando il sentiero a destra per il Bivacco Città di Clusone) fino al Rifugio Baita Cassinelli, tra prati e mughi (1h 45' dalla vetta, 6h 30' totali). Dal rifugio si scende sul 315/316 e poi a destra sul 32 fino al Passo della Presolana (45', 7h 15' totali); in alternativa, prima del rifugio, il sentiero 33 a destra accorcia il rientro.

    ▲Da abbinare

    L'escursione è lunga, ma restando nelle Orobie non mancano alternative: la difficile Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato, la Ferrata del Pizzo del Becco e, sul versante bresciano, la Ferrata del Pizzo Badile Camuno o la più dura Arosio al Corno del Grevo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPresolana
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario430 m
    • Quota max2369 m
    • Lunghezza10,7 Km
  • Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    La Ferrata del Nido dei Santa Croce è una via recente in Val Brembana (Bergamo) che sale la Corna Maria, presso San Pellegrino Terme. Nel complesso è facile — con la sola eccezione di una paretina «moderatamente difficile» — e regala passaggi interessanti e un bel ponte sospeso; è percorribile tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Santa Croce (San Pellegrino Terme). Si risale la Val Brembana fino a San Pellegrino; da sud si supera il paese e si esce a destra dove indicato «Dossena / San Pellegrino Terme», poi si segue per Antea e quindi a destra per Santa Croce, parcheggiando ad esempio nell'ampio spazio vicino alla chiesa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal paese sono ben visibili le due mete: a sinistra la Corna Maria, a destra la Corna Pedezzina. Si segue il sentiero CAI 561 verso la Corna Maria; al punto di congiunzione dell'anello si prosegue dritti verso il Monte Rabbioso, incontrando un paio di segnavia per la ferrata, fino a una sella con un capanno di caccia verde dove si svolta a sinistra; sulla destra il cartello d'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono sentiero attrezzato con un breve balzo roccioso e un tratto di collegamento. Si sale poi una bella parete verticale di calcare, ben frastagliata e dotata di cambre e maniglie: è il tratto «moderatamente difficile». Si prosegue in salita per una trentina di metri piegando a destra fino a un terrazzino terroso panoramico sulla Val Brembana; ci si sposta a sinistra e si sale uno spigolo ben gradonato, poi un facile traverso orizzontale a destra conduce a una scaletta metallica da percorrere in discesa. Sotto si vede il ponte sospeso, raggiunto dopo una quindicina di metri di disarrampicata facilitata dalle cambre (attenzione a un paio di passaggi in cui per individuare gli appoggi serve sporgersi). Si traversa a sinistra e si raggiunge il ponte sospeso (17 m), con assi di legno. Oltre il ponte si sale verso destra su passaggi di modesta difficoltà fino a un terrazzino, poi su risalti rocciosi arrampicabili fino al termine dei tratti verticali (le attrezzature fungono solo da corrimano). Si segue infine la traccia fino alla cima della Corna Maria (1057 m, circa 40' dall'attacco, circa 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato, adatta a principianti con un minimo di esperienza (in particolare per un paio di passaggi nella prima parte e per il tratto in discesa prima del ponte). Aperta al pubblico da inizio 2022; fa parte di un progetto più ampio che include la vicina Corna Pedezzina (completata nel 2023).

    ⚠ Essendo una via di costruzione recente, prestare attenzione al terreno e a eventuali detriti lungo il percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile quasi tutto l'anno, eventualmente evitando i mesi più caldi.

    ▲Discesa

    Dalla Corna Maria si segue il cavo che, verso est, scende e aggira la cima in direzione del Pizzo Rabbioso; si prosegue in cresta per circa 70 m fino a deviare a destra in discesa, raggiungendo il sentiero CAI 561. Si tiene la destra per tornare a Santa Croce (circa 2h totali); a sinistra si completa invece il giro ad anello. Lungo la discesa è possibile abbinare, seguendo la segnaletica, la vicina Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Da abbinare

    In zona: la Ferrata alla Corna Pedezzina, la difficile Ferrata del Monte Ocone in Valle Imagna, la Ferrata Maurizio all'Alben e, nelle Orobie, la Ferrata del Pizzo del Becco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Quota max1057 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Nasego (Corna di Savallo)

    Ferrata Nasego (Corna di Savallo)

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Nasego (Corna di Savallo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Nasego si sviluppa su 5 sezioni ben distinte e di difficoltà media, con alcuni tratti più impegnativi. Mediamente esposta, alterna pareti, traversi, cenge e tratti di cresta; pur abbastanza lunga, offre molti punti dove rifiatare. La bassa quota la rende percorribile gran parte dell'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso l'abitato di Comero, vicino a Lodrino (Brescia). Superato Casto, sulla provinciale si nota a destra una strada che risale in senso inverso, con le indicazioni per il Rifugio Nasego e le Corna di Savallo già visibili sopra. La si risale fino a un bivio dove, seguendo il rifugio, si va a destra, si aggira una chiesa e si sale per una strada che si restringe e diventa sterrata in discrete condizioni, fino a uno spiazzo con tettoia dove parcheggiare. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono le indicazioni per la ferrata verso destra (est) in lieve salita; usciti dal bosco si costeggia la base della Corna di Savallo fino all'inizio delle attrezzature a sinistra (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in 5 tronconi. La prima sezione inizia su un tratto inclinato (cavo di equilibrio), poi una paretina coricata dove il cavo zigzaga e va scavalcato un paio di volte, quindi una parete più verticale su spigolo non marcato; si guadagna quota ed esposizione alternando destra e sinistra fino a una cengia e a un breve sentiero attrezzato, dove le attrezzature terminano. Per sentiero erboso si scende al secondo troncone: presso un canale roccioso si risale una parete verticale di 8-10 m con pioli, un breve strapiombo e una pianta sul lato opposto da scavalcare (passaggio non agevole per chi è basso di statura); sopra, il cavo prosegue verticale ed esposto, poi più appigliato, fino a roccette facili. La terza sezione attacca con un traverso diagonale a destra e poi in direzione opposta su pioli, un tratto di sentiero attrezzato, un traverso sotto un tetto poco marcato e facili balzi arrampicabili (attenzione alla roccia friabile). Il quarto troncone sale facili balzi, poi un traverso in leggero strapiombo che sollecita le braccia (meglio non temporeggiare), una breve fessura verticale e balzi gradonati più fisici ed esposti, fino a una forcella tra due torrioni: si rimonta quello di sinistra e si passa sul lato opposto, una stretta cengia terrosa aggira un canalino e una rampa inclinata richiede uno strappo fisico di un paio di metri in contropendenza, poi un facile traverso chiude la sezione. La quinta sezione percorre una cengia sotto un tetto: attenzione all'inizio, con un paio di pareti verticali a pochi appigli; si risalgono balzi e una cengia diagonale attrezzata e un ultimo tratto verticale fino alla croce di vetta della Corna di Savallo (1446 m, 3h dall'attacco, 3h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media; i passaggi più duri sono la parete con la pianta e il traverso strapiombante. Molti i punti dove riposare grazie alla suddivisione in tronconi.

    ⚠ La roccia è spesso friabile: in alcuni tratti è sconsigliato affidarsi alla sola roccia. I sentieri di collegamento possono essere scivolosi dopo le piogge. Nell'ultimo tratto, se si prosegue sulla cengia senza notare le attrezzature verticali, si arriva a una sella da cui un sentiero attrezzato di cresta porta comunque alla croce, ma saltando l'ultimo troncone di ferrata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno data la quota contenuta; evitare le giornate umide per i collegamenti scivolosi.

    ▲Discesa

    Dalla croce si prosegue dritti verso ovest seguendo la traccia, che scende con pendenza moderata fino a incrociare la via di fuga e, più in basso, il Rifugio Nasego (gestito da volontari). Dal rifugio si scende al parcheggio per uno dei percorsi possibili: a sinistra il più diretto e ripido, a destra il più dolce (45' dalla vetta, 4h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto, si concatena con le Ferrate di Casto, sul versante opposto della valle. Verso il Lago d'Idro: Ferrata Fregio, Ferrata delle Ginestre e Ferrata Crench.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max1436 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata del Monte Sarrandone

    Ferrata del Monte Sarrandone

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Monte Sarrandone

    La Ferrata del Monte Sarrandone è breve e priva di difficoltà significative, poco sopra Castione della Presolana: un itinerario ideale come primo approccio alle ferrate, percorribile gran parte dell'anno. È probabilmente, insieme alla Madonnina del Coren, la ferrata più facile della provincia di Bergamo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Bratto-Dorga (Castione della Presolana). Venendo dalla valle si supera Bratto verso il Passo della Presolana; dopo un tornante, in salita sulla sinistra, un cartello segnala il termine della frazione e, pochi metri dopo, un viottolo asfaltato chiuso da una sbarra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si parcheggia poco prima del viottolo (un'auto) o circa 100 m oltre (3 auto). Si sale a piedi il viottolo, si ignora una prima traccia a sinistra e si prosegue fino a intercettare il sentiero CAI 28, che si prende a sinistra: in breve si raggiunge la placca calcarea dove inizia la ferrata, non segnalata (1260 m, circa 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La roccia è in buona parte calcarea e, verso la fine, dolomitica. La via si divide in due tronconi. Il primo sale su roccia a pendenza moderata, in appoggio, percorribile sia arrampicando sia tenendo il cavo; nonostante la vegetazione (erba, cespugli) non mancano appigli per mani e piedi, con qualche tratto più ripido ma semplice. Segue un tratto di collegamento in salita nel bosco fino alla seconda placca. Il secondo è prevalentemente su placche calcaree in appoggio, poi più divertente con l'aumento di pendenza, fino a un bel passaggio verso destra e a un tratto verticale con appigli da risalire in piacevole arrampicata. Dopo una ventina di metri si raggiunge la cima, con panorama sulla valle (1460 m, circa 40' dall'attacco, circa 1h totale).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzata interamente con cavo d'acciaio zincato teso, fissato con fittoni a L. Semplice e piacevole, è usata da guide alpine come percorso preparatorio e dalle scuole CAI per l'alpinismo giovanile.

    ⚠ Anche su una via facile, casco e set da ferrata restano d'obbligo. L'attacco non è segnalato: seguire il CAI 28 fino alla placca.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno data la quota contenuta. Verificare l'assenza di neve/ghiaccio sulle placche.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso. Alternativa interessante: una calata in corda doppia dalla vetta (circa 30 m) fino a un piccolo anfiteatro naturale, poi nel bosco a riprendere la ferrata per la discesa (tempo complessivo circa 1h 45').

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Orobie
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max1446 m
  • Ferrata del Monte Ocone

    Ferrata del Monte Ocone

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Monte Ocone

    La Ferrata del Monte Ocone è verticale, esposta e a tratti atletica, ma generosa di pause: è infatti il concatenamento di 11 torrioni collegati da brevi tratti di sentiero. Presenta inoltre alcune varianti più difficili (la variante del Monarca al settimo torrione e la variante estremamente difficile all'undicesimo).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega Costa Valle Imagna a Valsecca (provincia di Bergamo, al confine con Lecco). Giungendo da Costa Valle Imagna, dopo poco più di 3 km e prima di un tornante a sinistra, si nota una bacheca con le informazioni sul percorso; si parcheggia su uno spiazzo a destra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla bacheca si segue il ripido sentierino nel bosco; superata una piccola costruzione si raggiunge un primo tratto attrezzato (la Rampa Adelaide) e, dopo pochi minuti, una sella dove si nota l'attrezzatura del primo degli undici torrioni (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via sale concatenando 11 torrioni di difficoltà variabile, ciascuno spesso aggirabile da un sentierino sulla destra. Il primo torrione attacca subito impegnativo, con i primi 3 metri strapiombanti (utili le due staffe a sinistra e un buon appiglio per il piede a destra), poi piega a destra su uno spigolo esposto. Il secondo sale molto verticale su parete levigata con staffe, poi uno spigolo più appigliato e un traverso che aggira uno sperone. Il terzo alterna verticali, una cengia di collegamento e una lunga placca affrontata in diagonale (il tratto più difficile finora, roccia povera di appigli), chiudendo con un diedro e una breve parete. Il quarto entra in un diedro (prima in spaccata, poi su staffe) e aggira un esposto spigolo verso sinistra, breve ma adrenalinico. Il quinto inizia dopo una forcella erbosa; qui si sceglie se proseguire sulla variante del Monarca (sinistra) o sulla via normale, che affronta un gendarme con uscita esposta su spigolo. Il sesto è un bel diedro appigliato; segue una crestina in saliscendi fino al settimo torrione «Dolci», da cui un sentiero permette di salire in vetta evitando gli ultimi torrioni: è verticale e nella parte alta strapiombante e atletico, con abbondante uso della catena (che, se trazionata, sbandiera a sinistra: meglio procedere in spaccata). L'ottavo «Busti» risale uno spigolo e aggira a sinistra un tetto roccioso in forte esposizione (parallela, sulla destra, la dura variante «GAMO», fra i tratti più impegnativi). Il nono ha un attacco insidioso e fisico ma breve. Il decimo «Corti» offre una placca appigliata e una bella arrampicata su un gendarme ricco di maniglie naturali. L'undicesimo «Torre Orobie» propone due opzioni che si ricongiungono pochi metri sopra: a destra estremamente difficile (parte con strapiombo evidente), a sinistra difficile (parete liscia). Si conclude presso il libro di vetta e, in pochi metri di sentiero, si raggiunge la vetta del Monte Ocone (1351 m, 3h dall'attacco, 3h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata difficile, atletica e abbastanza lunga. Un sentiero parallelo (CAI 571) corre a mezza costa e funge da via di fuga e da rientro fino al settimo torrione; nei torrioni successivi si incontrano altre due vie di fuga. Tutte le varianti sono più difficili del livello medio (da molto difficile a estremamente difficile): chi non cerca gli appigli naturali la troverà, nel complesso, molto faticosa.

    ⚠ La catena ha diametro piuttosto largo e in alcuni punti tende a impedire lo scorrimento dei moschettoni: tenerlo presente nella progressione. Roccia spesso compatta ma liscia: molto utili le staffe. Inaugurata nel giugno 2017.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento consigliato per l'impegno fisico complessivo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta, tre opzioni in ordine decrescente di difficoltà: (1) verso sinistra (lato bergamasco), scendendo l'esposta crestina con tratti attrezzati fino al CAI 571 e poi al sentiero parallelo alla ferrata, in discesa all'auto (1h, 4h 30' totali); (2) verso destra, per la più semplice via normale fino al CAI 571 al Passo Pertus, poi a sinistra a nord e giù dal sentiero parallelo ai torrioni (1h, 4h 30'); (3) come la 2 ma tenendo la destra sul CAI 571 verso sud fino al Convento Pertus, poi CAI 574 e CAI in discesa fino alla strada e all'auto (1h 15', 4h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:30
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max1355 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Maurizio all’Alben

    Ferrata Maurizio all'Alben

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Maurizio all'Alben

    La Ferrata Maurizio sale il versante nord del Monte Croce, presso il Monte Alben (Bergamo). Si divide in due grandi sezioni: un lungo e faticoso sentiero attrezzato di avvicinamento e una parte prettamente verticale e atletica. Non presenta punti particolarmente difficili, ma è esposta e richiede buon allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio degli impianti della Conca dell'Alben, comune di Oltre il Colle (Bergamo), raggiungibile da Bergamo per la Val Seriana o la Val Brembana. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio, presso una bacheca informativa, si risale a sinistra dello skilift fino a un terrapieno e a uno spiazzo con il cartello che invita a vestirsi; poco sopra inizia il percorso attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione ha le caratteristiche di un sentiero attrezzato su fondo instabile: si sale un canalone su forte pendenza (il cavo aiuta stabilità e progressione) e una cengia ghiaiosa esposta che porta alla base della parete verticale. La seconda sezione inizia con una rampa diagonale a sinistra su fondo ghiaioso, poi alterna sentiero e roccette fino alla prima parete: un traverso orizzontale con pioli sotto un tetto roccioso, un diedro di una decina di metri ben attrezzato con pioli e una lunga parete verticale con abbondanti pioli fino a un terrazzino sormontato da un camino.

    Segue un sentiero attrezzato di trasferimento, in parte in discesa, fino alla seconda serie di pareti: un nuovo diedro che tende a far «sbandierare» verso destra (utile procedere a gambe divaricate sfruttando il lato sinistro), poi pareti coricate dove è piacevole arrampicare senza tirare sul cavo. In alto, tratti di sentiero attrezzato su terreno erboso, un intaglio nella roccia e la cresta sommitale, a tratti attrezzata, con qualche sali-scendi su roccette, fino all'intaglio dove le attrezzature terminano e ci si innesta sulla via normale (2h dall'attacco, circa 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, ben attrezzata con cavo teso e attrezzature nel numero giusto. Decisamente verticale ed esposta nella seconda parte, ma mai su difficoltà elevate; conviene arrampicare la prima parete (ben ammanigliata) per conservare energie per l'ultima. Una longe può essere utile per simulare una sosta.

    ⚠ A inizio stagione e fino ai primi di giugno, nel primo tratto attrezzato si attraversa un canalino privo di attrezzature spesso coperto di neve: possono servire ramponi e uno spezzone di corda. Il rientro è lungo, a tratti faticoso e scivoloso (utili i bastoncini).
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di montagna fino a circa 1900 m, con neve possibile a inizio stagione nel canalino d'attacco. Per la cartografia si consiglia la carta delle Orobie occidentali / Val Brembana.

    ▲Discesa

    Dall'innesto con la via normale ci sono più opzioni: salire in pochi minuti al Monte Croce e proseguire verso la vetta del Monte Alben (2019 m); oppure il rientro diretto, scendendo a sinistra verso la Forca e poi il CAI 501, fino a un sentiero orizzontale (targa in legno) che riporta alla Conca dell'Alben (1h 20' dal termine, 3h 45' totali). Per il giro completo via Passo Forca e Monte Alben si calcolano fino a 5h totali.

    ▲Da abbinare

    Se intrapresa presto, si può concatenare con la Ferrata alla Madonnina del Coren (difficoltà un po' inferiori, a circa 1h d'auto); nel bergamasco, in itinerari più lunghi, la Ferrata Guerino Rossi e, in Val Brembana, la Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Alben
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1900 m
    • Lunghezza3,8 Km
  • Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Mario Minonzio è una bella via di cresta che conduce allo Zuccone Campelli, sopra i Piani di Bobbio. Non ha tratti estremamente difficili ma una grande varietà di passaggi, mai banali, con esposizione elevata. L'ambiente è austero e, nonostante la quota relativamente bassa, si tratta di alta montagna.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia dei Piani di Bobbio: da Lecco si prosegue verso la Valsassina oltre Ballabio fino a Barzio, dove si seguono le indicazioni per il centro e poi per la funivia, salendo al parcheggio degli impianti. Punto di partenza su Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge sopra le piste il Rifugio Lecco e si sale la Valle dei Camosci sulla sinistra orografica; a un bivio si lascia a sinistra la via normale per lo Zucco di Barbisino e si prosegue dritti (segni gialli) verso il Sentiero Attrezzato Minonzio. Si raggiungono le prime catene (conviene indossare l'imbraco) e, dopo una cengia e alcuni tratti attrezzati in diagonale, l'attacco vero e proprio, segnato da una freccia rossa.

    ▲Il percorso

    Si attacca subito verticale: i primi metri sono arrampicabili, poi un sasso ostruisce il passaggio richiedendo attenzione; dopo una decina di metri si traversa a sinistra aggirando uno spigolo non marcato e si riparte in verticale. Un sentierino di cresta sprotetto porta al segno giallo successivo e a nuove attrezzature, con roccette via via meno facili. Si torna in cresta, in vista dello Zuccone Campelli, e si affronta una serie di sali e scendi attrezzati, talvolta su fondo friabile, da prendere con cautela soprattutto in discesa.

    Si giunge al passaggio chiave: un lungo canale da percorrere in discesa, adrenalinico ma ricco di appigli naturali, fra intagli e guglie, fino a passare sul versante opposto e riprendere a salire. Si alternano tratti verticali, cenge e brevi traversi fino a una scala metallica; seguono roccette, una cengia e un ultimo tratto più impegnativo su fessura (catena a sinistra, appigli a destra). Oltre un intaglio si raggiunge il cartello giallo di fine ferrata e, per sentierino, il punto più elevato dello Zuccone Campelli (2173 m, 1h 45' dall'attacco, 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di cresta attrezzata con moderazione, in ambiente sorprendente: si alternano tratti facili, adrenalinici e tecnici (come il canale in discesa). La difficoltà non è mai eccessiva ma sempre presente, con esposizione abbondante.

    ⚠ Da sconsigliare con tempo instabile. Attenzione al canale di avvicinamento che, anche a inizio stagione, presenta spesso neve; bastoncini telescopici utili nel Canalone dei Camosci in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Pur a quota contenuta è ambiente d'alta montagna, austero e con fondo a tratti friabile. Per la cartografia si consiglia la carta di Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Dal termine, guardando la croce, si va a destra alla selletta e si prosegue in cresta verso la cima con il ripetitore; poco oltre, a un bivio, si può scendere a destra il ripido e instabile Canalone dei Camosci fino al Vallone dei Camosci e al Rifugio Lecco (1h 45' dal termine, 4h 45' totali), oppure tenere il versante sinistro più dolce verso il Rifugio Cazzaniga e, per il Sentiero 101 o il Sentiero degli Stradini, rientrare al Rifugio Lecco (circa 5h 45'-6h totali).

    ▲Da abbinare

    Si può concatenare con il Sentiero Attrezzato degli Stradini o, per i più esperti, con la Ferrata allo Zucco Pesciola in salita e la Minonzio in discesa; con avvicinamento corto, in zona Lecco, la Ferrata della Galleria di Morcate o la più difficile Ferrata al Corno del Medale.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoCampelli
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario534 m
    • Quota max2173 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Madonnina del Coren

    Ferrata Madonnina del Coren

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Madonnina del Coren
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Madonnina del Coren risale la Corna Camoscera in un itinerario di media difficoltà e senza particolare esposizione. Un paio di passaggi più tecnici — un camino e una grotta — la rendono piacevole anche per i ferratisti più esperti. Da evitare dopo abbondanti piogge, quando la roccia umida ne aumenta sensibilmente la difficoltà.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Cavaglia (comune di Brembilla, Bergamo): da Brembilla si sale a destra lungo una tortuosa strada di montagna che termina a Cavaglia, dove si parcheggia a bordo strada. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal paese si risale una rampa verso il centro fino a un sentiero segnato; nel bosco si segue il CAI 596 fino a un bivio dove, ignorando a destra la direzione del Rifugio dei Lupi di Brembilla, si tiene la sinistra. Si sale ripidi verso la falesia fino a un secondo bivio: a destra la via normale, a sinistra la via attrezzata. Si prosegue a sinistra per gli ultimi 10' di sentiero ripido fino all'attacco (40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte con gradoni rocciosi verso destra e un breve sentiero attrezzato che entra in un canale; un passaggio in spaccata, una breve parete verticale con staffe e una rampa scivolosa portano a un secondo canalino, da superare sul lato sinistro e poi in spaccata. Si rimonta una paretina e si sale una lunga rampa gradonata senza difficoltà, poi una costola rocciosa di circa 20 m in piacevole arrampicata; si scende dal lato opposto e si rimonta un tratto verticale ben appigliato. Fra roccette e sentiero attrezzato si arriva all'imbocco di una grotta.

    Nella grotta la catena sale lungo la parete destra verso un masso incastrato; due staffe aiutano i primi movimenti (può convenire salire con il volto rivolto all'ingresso, sfruttando un appiglio naturale a sinistra). Si procede in diagonale verso il sasso, lo si scavalca e, oltre un secondo masso incastrato, si esce. All'uscita c'è il passaggio chiave: un canalino con grossi massi, largo in basso e via via più angusto in alto (la parte bassa è più agevole per chi è alto). Risalito il canalino — con un ultimo passaggio aggirabile tramite via di fuga — si sale una paretina verticale di 10-12 m, ben appigliata, fino in vista della croce di vetta (1h dall'attacco, 1h 40' dal parcheggio), con bella vista su Grigne e Resegone.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate; il camino del passaggio chiave è il punto più tecnico (richiede agilità e apertura d'anca più che forza), mentre la grotta è il tratto più emozionante.

    ⚠ Da evitare con meteo instabile o dopo piogge abbondanti: il fondo e la roccia bagnata aumentano molto le difficoltà. Per la grotta può essere utile una torcia frontale. Attenzione a un primo moschettonaggio dove la catena è un po' lasca.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota modesta (1343 m) ma roccia che teme l'umidità: scegliere giornate asciutte. Non togliere l'imbraco in vetta: la discesa presenta alcuni tratti attrezzati.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende in senso inverso rispetto alla salita: alcuni piccoli balzi, poi nel bosco un tratto in disarrampicata su rocce spesso umide e due scale metalliche. Si prosegue a tornanti accanto a vie di arrampicata fino al bivio dell'avvicinamento, da cui si torna all'auto (1h dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si combina bene con la Ferrata Maurizio ad Alben (percorrendo prima la Maurizio, più lunga); in Val Brembana segnaliamo anche la Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata238 m
    • Dislivello itinerario506 m
    • Quota max1343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Gamma 2

    Ferrata Gamma 2

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Gamma 2

    La Gamma 2, che sale al Dente del Resegone, è una delle vie attrezzate più tecniche e impegnative del panorama italiano. La prima metà è nettamente più facile della seconda: conviene dosare con cura le energie, prediligendo l'arrampicata all'abuso della catena, perché i passaggi più duri sono concentrati nella parte alta. Non è un itinerario per neofiti o per chi è in cattiva forma. La ristrutturazione del 2020 ha aggiunto cavo d'acciaio e infissi che ne hanno ridotto le difficoltà, facendola passare da "Estremamente Difficile" a "Molto Difficile" (relazione e foto sono però anteriori a quei lavori).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco, raggiungibile dalla superstrada Lecco–Ballabio seguendo le indicazioni per "Piani d'Erna" e salendo tra i tornanti (punto di partenza su Google Maps). Come per molte vie sui versanti sud ed est del Resegone, conviene salire in funivia ai Piani d'Erna risparmiando circa 1h 30' di sentiero. Da qui si segue il sentiero 5 verso il Rifugio Azzoni fino al bivio con il sentiero 1: si imbocca il sentiero 1 in salita verso sinistra fino a una palina, poi facili roccette portano all'attacco della Gamma 2 (40' dalla funivia). A piedi si sale invece dal lato destro del parcheggio per il sentiero 1, oltre il Rifugio Stoppani, ignorando il bivio con il sentiero 5 e proseguendo come sopra. La variante più dura è salire prima la Gamma 1 e poi raggiungere l'attacco della Gamma 2 in circa 4h 15' dal parcheggio: in tal caso va calcolato bene lo sforzo, perché la seconda ferrata è assai più impegnativa.

    ▲Il percorso

    La via attacca una prima parete verticale con ottime maniglie naturali e buoni appoggi, da iniziare arrampicando; un sentierino porta a una seconda paretina analoga e quindi a un primo camino da salire in spaccata sfruttando alcune staffe. Dopo un breve sentiero e un paio di risalti si arriva sotto un secondo camino, più impegnativo: la catena corre sul lato destro e due staffe (una per lato) aiutano l'avvio in spaccata; stabilizzati i piedi conviene tenere il lato destro, attenti alla solidità della roccia, risalendo lo spigolo che delimita il camino e uscendone in alto. Già qui si intuisce il livello tecnico della via. Si superano poi alcune pareti ben appigliate, con la catena spesso davanti che consente di arrampicare, fino a un sentiero con catena corrimano verso destra che chiude il primo tratto. La seconda sezione apre con due metri verticali e un diedro: la catena scorre a sinistra ma anche a destra si trovano appigli, seppur stretti; si risale il diedro, non senza affanno, fino a uno stretto terrazzino, poi altri cinque metri ne completano la prima parte. La seconda parte del diedro ha roccia molto levigata nei primi metri, che costringe a tirare sulla catena prima di trovare un paio di staffe e qualche appiglio naturale. Un breve tratto attrezzato porta a una parete verticale esposta che, salendo, diventa un diedro con fessura pronunciata (catena a destra, buoni appigli a sinistra); usciti dal diedro si piega a sinistra su una parete esposta di una decina di metri con rocce sporgenti come appoggio. Una cengia conduce a destra al primo passaggio chiave: un esposto traverso diagonale verso sinistra su roccia molto levigata che obbliga di fatto all'uso della catena, fino a uno spigolo esposto da risalire sui pochi appigli presenti — serve forza di braccia, assenza di vertigini e pazienza. Risalito il pilone si percorre una cresta attrezzata e un sentierino fino all'ultima parte. Questa apre con elevata difficoltà: una parete verticale dapprima quasi priva di appigli, poi alcune staffe metalliche e, in alto, una spaccata sfruttando un masso a destra. Si aggira poi un canalone, si percorre una cengia e si arrampicano alcuni balzi, fino al secondo passaggio chiave. È un lungo camino di circa 30 metri, di assoluta difficoltà, che richiede un buon mix di tecnica, forza e agilità: prima di affrontarlo conviene recuperare tutte le energie, perché un'eventuale ritirata sarebbe estremamente difficile e pericolosa. Si attacca sul lato sinistro con un paio di maniglie metalliche, poi torna comodo il lato destro per la spaccata; la catena attraversa il camino e si risale a destra una parete verticale esposta fino a una provvidenziale maniglia, poi la catena rientra nel camino sul lato sinistro (attenzione a non incastrarsi). Dopo un punto tecnico in spaccata si guadagna un tratto più largo dove appoggiare entrambi i piedi e, con un ultimo tratto verticale liscio attrezzato con staffe, si esce su un terrazzino panoramico. Gli ultimi dieci metri portano fuori dal camino e, risalito l'ultimo pendio, al termine della salita (2h 30' dall'attacco, 3h 15' dalla stazione a monte della funivia), con la croce del Resegone e Lecco sulla destra.

    ▲Carattere e difficoltà

    A differenza di altre vie estreme, la Gamma 2 è modesta nella primissima parte e cresce regolarmente fino all'apice nell'esposto traverso diagonale e nel lungo camino finale da risalire in spaccata, dove saper arrampicare aiuta moltissimo.

    ⚠ In molti punti la catena è posizionata per trattenere la caduta, non per favorire la progressione: tirarla in eccesso stanca rapidamente le braccia. In alcuni tratti (ad esempio al termine del diedro) i fittoni sono molto distanziati, con il rischio di voli lunghi e conseguenze serie in caso di caduta. Può essere utile portare rinvii o fettucce per creare soste mobili nei passaggi più duri.

    ▲Discesa

    La via di rientro più comoda passa dal Rifugio Azzoni: dal termine si prosegue verso destra (ovest-nord-ovest) tra alcuni saliscendi fino al rifugio (15'), poi si scende per il sentiero 1 fino al bivio con il sentiero 5. Qui si sceglie se raggiungere la funivia (sentiero 5 a destra fino ai Piani d'Erna, 1h 45' dal termine, circa 5h totali) oppure scendere a piedi ignorando il bivio fino al Rifugio Stoppani e quindi al parcheggio (2h 15' dal termine, circa 5h 30' totali). In alternativa, dal termine ci si può dirigere a nord (sinistra) fino al canale Bobbio e scendere il Sentiero Attrezzato Carlo Villa.

    ▲Da abbinare

    Per chi ha ancora energie, la discesa può avvenire lungo il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio o, dal lungo rientro per il sentiero 1, lungo il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta. In salita verso il Resegone si possono scegliere le meno difficili Ferrata del Centenario e Ferrata Silvano de Franco, oppure la più abbordabile Ferrata Gamma 1.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata424 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota max1875 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata Gamma 1

    Ferrata Gamma 1

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Gamma 1

    Tracciata sulla grande bastionata rocciosa del Pizzo d'Erna, sopra Lecco, la Gamma 1 è una delle ferrate più battute delle Prealpi lombarde. La sua firma sono le numerose scale metalliche che risalgono buona parte della prima e dell'ultima sezione: le difficoltà tecniche restano contenute — con un paio di passaggi appena più impegnativi ma brevi — mentre l'esposizione è spesso notevole. A metà tracciato una via di fuga consente di rientrare senza completare l'itinerario.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco. Arrivando dalla superstrada che collega Lecco a Ballabio e alla Valtellina, all'uscita di una galleria si seguono le chiare indicazioni per "Piani d'Erna" e si sale tra i tornanti fino al piazzale (punto di partenza su Google Maps). Dal lato destro del parcheggio rispetto agli impianti parte in discesa il sentiero 1, diretto al Rifugio Stoppani: lo si segue in saliscendi per una ventina di minuti fino a un bivio con cartello, dove si abbandona la traccia principale per un ripido sentiero che sale a sinistra e in una decina di minuti porta all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri di catena aiutano a superare un breve camino molto appigliato; si piega a destra per un paio di metri e si sale una paretina con buoni appigli e qualche staffa metallica, prestando attenzione alla roccia a tratti sporca. Ancora a destra si guadagna quota rapidamente fino a una placchetta, dove un traverso diagonale verso sinistra su roccia levigata sfrutta vecchie staffe come appoggio per i piedi, e si raggiunge la prima lunga scala. Sopra di essa si traversa a destra su buoni appoggi e si segue una cengia attrezzata fino a una parete esposta che, con l'aiuto di alcune staffe, risale una fessura sboccando su un pulpito da cui parte un'altra scala. Da qui la via è un susseguirsi di scale che fanno salire in fretta, intervallate da facili paretine e da un diedro con fessura arrampicabile su appigli naturali e artificiali. Usciti dal diedro, alcuni balzi verso sinistra portano a una nuova lunga scala che si termina in forte esposizione; si supera una placca attrezzata con staffe e, piegando a destra, si raggiunge un'ulteriore lunga scala con un breve tratto di collegamento. Segue un esposto traverso a sinistra protetto da due catene, poi un'altra serie di scale, sempre molto esposte, chiude la prima sezione. A questo punto si può imboccare la via di fuga verso il Rifugio Stoppani oppure tenere la sinistra lungo un sentiero di collegamento che porta alla seconda sezione. Si risale qualche roccetta, prima a destra poi a sinistra, fino al passaggio chiave: una parete più povera di appigli con un leggero strapiombo, breve ma più impegnativo della media. Superato il pulpito roccioso aggirandolo da destra, si arriva al primo ponte delle scimmie (due funi, circa 8 metri, evitabile con una comoda traccia); due scalette e alcune roccette piacevoli conducono in cresta al secondo ponte, una solida passerella metallica. Si prosegue in cresta alternando tratti attrezzati, brevi scalette e sentiero fino all'ultimo torrione, che si risale con una serie di scale ravvicinate sboccando sulla crestina sommitale presso la grande croce del Pizzo d'Erna (1375 m — 3h dall'attacco, circa 3h 30' dal parcheggio). Il panorama spazia su Lecco, sul Lago di Como e sulla pianura; con cielo terso si scorge perfino il lontano Cervino.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima parte combina forte esposizione e moltissime scale con difficoltà tecniche modeste; lo sviluppo in altezza è però notevole e può risultare faticoso per chi è poco allenato. La seconda parte ha un unico punto tecnicamente più difficile, comunque non ostico, e un ponte sospeso breve e non troppo esposto.

    ⚠ Attenzione ad alcuni tratti in cui i fittoni che reggono la pesante catena sono piuttosto distanziati: in caso di caduta il fattore di caduta può farsi elevato. A metà percorso un tratto di sentiero permette la via di fuga verso il Rifugio Stoppani.

    ▲Discesa

    Dalla croce si scende in breve alle costruzioni dei Piani d'Erna, dove sorge un rifugio. Da qui due opzioni: la funivia, che in pochi minuti riporta al parcheggio, oppure il sentiero che dai Piani d'Erna scende sul versante nord verso il Rifugio Stoppani e prosegue fino al parcheggio (1h 30' dai Piani d'Erna, circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    I Piani d'Erna sono un crocevia di itinerari attrezzati sui versanti sud e sud-est del Resegone. In ordine crescente di difficoltà si possono concatenare il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta, il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio, la Ferrata del Centenario, la Ferrata Silvano de Franco e infine la ben più dura Ferrata Gamma 2, che portano in vetta al Resegone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max1375 m
    • Lunghezza6,5 Km
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