Regione: Piemonte

  • Ferrata Detomasi a Cimalegna

    Ferrata Detomasi a Cimalegna

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata Detomasi a Cimalegna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Detomasi sale a Cimalegna sopra Alagna Valsesia, nel gruppo del Monte Rosa. È una via a tratti impegnativa, con un avvio atletico e strapiombante e passaggi aerei in cresta, in un ambiente d’alta quota di fronte ai 4000 del Rosa. Il rientro è piuttosto lungo e non ottimamente segnalato.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza teorico è la stazione a monte della seggiovia che collegava Pianalonga alla Bocchetta delle Pisse (2450 m); si raggiunge Pianalonga con la cabinovia da Alagna Valsesia, in alta Valsesia sopra Varallo (VC) (punto di partenza su Google Maps). La seggiovia per la Bocchetta delle Pisse è però dismessa, perciò gli ultimi 45 minuti circa vanno fatti a piedi risalendo da Pianalonga alla Bocchetta delle Pisse; dalla stazione dismessa si aggirano le strutture verso sinistra e si segue il sentiero fino all’attacco, presso una bacheca (circa 1h dalla cabinovia).

    ▲Il percorso

    Il tratto iniziale (segnato in rosso) attacca subito impegnativo: circa 4 metri in strapiombo su un tetto roccioso, dove il primo passaggio di moschettone richiede forza e agilità; si supera la prima parete verticale fino a una placca più coricata con buoni appigli naturali. Si scende un paio di metri a un ponte sospeso di una ventina di metri, particolarmente ballerino (i cavi di tensione si intralciano con quello dei piedi, da scavalcare). Dal ponte si prosegue con un traverso a sinistra e alcuni tratti verticali fino a una parete che si affronta prima in diagonale a destra poi in verticale con un tratto in strapiombo (passaggio chiave); si esce su un pianoro per riprendere fiato e si chiude il tratto su cenge e brevi verticali. Il tratto successivo (segnato in blu) si svolge in cresta: passaggi aerei, fatti di saliscendi ma non difficili, con una scala metallica orizzontale che funge da ponte sospeso (più stabile del precedente) e bellissimo panorama sui 4000 vicini. Si arriva a un ultimo tratto verticale di circa 50 metri, al termine del quale finisce la ferrata (2h dall’attacco, 3h dalla stazione a monte della cabinovia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, segnata soprattutto dal primo tratto atletico e strapiombante e dal primo ponte sospeso, poco stabile; la parte di cresta è aerea ma non difficile.

    ⚠ La seggiovia per la Bocchetta delle Pisse è dismessa: mettere in conto l’avvicinamento a piedi. I rifugi Città di Vigevano e Guglielmina, un tempo punti d’appoggio dell’itinerario, sono al momento chiusi. Il rientro è lungo e non ben segnalato: evitare il sentiero di servizio 205G (uso riservato alle Guide e al Soccorso).

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima circa 2780-2800 m). Cartografia: carta del Monte Rosa (4Land).

    ▲Discesa

    Dalla cima (2800 m) si percorre l’altopiano di Cimalegna sul sentiero 205E, intersecando a sinistra il 205G (da ignorare). Al Passo di Cimalegna tre opzioni: consigliata, scendere a sinistra verso il dismesso Rifugio Città di Vigevano (2871 m) sul 205E e poi sul 205 fino a Pianalonga, oppure restare in cresta fino al Passo dei Salati per rientrare con la funivia; sconsigliata invece l’opzione a destra per il Passo del Diavolo (sentiero 210B, impegnativo) che riporta all’attacco alla Bocchetta delle Pisse. Calcolare almeno 1h 30′ dal termine della ferrata.

    ▲Da abbinare

    In zona molte attrezzate di vario livello: la vicina Ferrata Nito Staich, la Ferrata della Balma, la recente Ferrata al Pizzo Montevecchio e, più a nord, la Ferrata delle Guide di Macugnaga.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoMonte Rosa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario330 m
    • Quota max2780 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Rocca dei Corvi

    Ferrata Rocca dei Corvi

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata Rocca dei Corvi

    La Ferrata Rocca dei Corvi è una via aerea e impegnativa che sale la Rocca dei Corvi sopra il torrente Mongia, nelle Alpi Liguri cuneesi. Appagante, faticosa e mai banale nonostante l’abbondanza di staffe, alterna traversi orizzontali e diagonali, tratti in disarrampicata e ponti tibetani: poco conosciuta ma molto coinvolgente.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la Cappella di Santa Caterina presso Viola (Cuneo): da Ceva (uscita A6) si risale la SS 28 della Valle del Mongia per Mombasiglio e Viola; superato il paese verso Saint Grée si segue un cartello giallo a sinistra per la Ferrata Rocca dei Corvi e, su stradina asfaltata, si raggiunge la cappella (parcheggio), o si prosegue ancora un chilometro su sterrata fino a un parcheggio dopo un rio (punto di partenza su Google Maps). Si prosegue sulla sterrata e, alle indicazioni con freccia gialla, si scende a sinistra fino a uno spiazzo roccioso con un bivio: a sinistra “risalita del torrente Mongia” (via completa), a destra “dal ponte tibetano” (che taglia la prima parte). Seguendo a sinistra si scende circa 10′ fino all’attacco sul lato sinistro del Mongia, oltre una passerella di legno instabile poco sopra il torrente (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una breve parete scivolosa presso una cascata (in primavera insidiosa per la portata del torrente), poi un tratto di collegamento con un’altra passerella e un tratto verticale a fianco dell’acqua, aiutati da staffe. Ignorata una passerella sul fiume, si sale una scala di legno su una parete di circa 5 metri in leggero strapiombo accanto a un’altra cascata; con un traverso a destra si aggira uno spigolo sopra il torrente (staffe per mani e piedi) e si risale il risalto, sotto il ponte sospeso che si percorrerà al ritorno. Si prosegue su una crestina, si scavalca un albero, si aggira un grosso sasso e, dopo un breve tratto verticale, si affronta un traverso obliquo con pioli a sinistra, poi una parete verticale e un altro traverso che porta a un terrazzino panoramico per la sosta (40′ dall’attacco). Si sale una parete appoggiata in diagonale, una parete verticale in un camino con leggero strapiombo e una paretina con catena; una cengia a destra e un ultimo salto più impegnativo portano alla crestina finale e alla vetta della Rocca dei Corvi con la madonnina (1h 15′ dall’attacco, circa 1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via faticosa (Difficile) con diversi tratti strapiombanti: pur ben staffata, può affaticare molto le braccia, e un rinvio torna utile in un paio di traversi. Gli escursionisti meno allenati possono attraversare subito il ponte tibetano e salire/scendere solo per la parte facile.

    ⚠ In seguito agli eventi atmosferici dell’inverno 2020-2021 la passerella e i primi cavi del tratto iniziale sono stati danneggiati: per percorrere la prima parte serve prestare molta attenzione ai primi metri. La variante dal ponte tibetano evita il tratto danneggiato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di media quota, da evitare nei periodi di forte portata del torrente (primavera) per via dei passaggi vicino alle cascate. Attrezzatura ottima e abbondante.

    ▲Discesa

    Si rientra seguendo il percorso più facile: si scende lo sperone e la cresta est fino a un pulpito, quindi si aggira in discesa uno spigolo con staffe in forte esposizione (passaggio aereo e non banale); si prosegue su tratti più appoggiati fino a un bivio dove si tiene la sinistra lungo un canalino con fune, fino al ponte tibetano (lungo ma abbastanza stabile). Superato il ponte e un breve traverso si chiude l’anello attrezzato e si risale all’auto (circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nel Cuneese la Ferrata degli Alpini all’Oronaye, la Ferrata di Chiaronto e la Ferrata del Bec Valletta; verso Savona la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Liguri – Valle Mongia
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max900 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata degli Alpini all’Oronaye

    Ferrata degli Alpini all'Oronaye

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata degli Alpini all'Oronaye

    La Ferrata degli Alpini all’Oronaye si sviluppa su una via aperta dagli alpini a scopo militare al confine con la Francia, nell’alta Valle Maira (Cuneo). È un itinerario lungo, d’alta montagna e con pochi punti d’appoggio, da percorrere con meteo stabile e buon allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la frazione di Viviere, in alta Valle Maira: superata Viviere si prosegue brevemente sull’asfaltata, che diventa sterrata, fino al cartello che indica l’inizio dell’itinerario (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero S9 nel vallone di Enchiausa, verso l’evidente cima dell’Oronaye in fondo alla valle; a un tratto pianeggiante si prende a sinistra il sentiero S30 e si risale il vallone detritico, superando il Bivacco Valmaggia del CAI Dronero (recente) e raggiungendo il Bivacco Enrico Mario (2650 m), presso il quale un cartello descrive la via. Indossato l’imbrago, si sale verso un primo salto roccioso non protetto ma non difficile e si costeggia la montagna a destra su ghiaioni poco stabili fino all’attacco, seguendo le frecce gialle (3h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata supera un dislivello di 350 m. La prima sezione parte con roccette attrezzate, cenge, canalini, brevi pareti e salti di modesta difficoltà che in circa 30′ portano al primo bivacco d’emergenza (Nido d’Aquila); qui il cavo si interrompe per un tratto e, per gli escursionisti meno esperti, può servire uno spezzone di corda per procedere in conserva sui fittoni presenti. La seconda sezione aumenta verticalità ed esposizione: non segue la linea diretta ma, con un percorso orizzontale e poi diagonale, raggiunge sfruttando le debolezze della roccia il secondo bivacco d’emergenza, ricavato nella roccia presso la Forcella Dronero (3000 m). Accanto al bivacco parte una scala di circa 150 pioli che, dopo un breve tratto attrezzato, porta al termine della ferrata risalendo gli ultimi 50 metri; si giunge così in cima al Dronero (1h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali), con vista sulle Alpi Marittime su entrambi i lati del crinale e sulla vicina croce dell’Oronaye.

    ▲Carattere e difficoltà

    Salita d’alta montagna di difficoltà media (Difficile) ma lunga e impegnativa per l’ambiente. Lungo il percorso sono visibili le vecchie attrezzature degli anni Trenta; quella attuale è in buono stato, rinnovata di recente (in più punti convivono cavo originale e cavo nuovo).

    ⚠ Attenzione alla scala finale: i pioli sono piuttosto vicini alla roccia e in discesa è facile perdere l’appoggio per i piedi. Diversi tratti hanno fondo instabile: non smuovere detriti su chi sta sotto. Dove il cavo manca ci si può assicurare agli spit in loco, utili soprattutto con roccia bagnata (necessari corda e materiale per le manovre).

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di piena estate, lungo e d’alta quota: indispensabili meteo stabile e buon allenamento. Il Bivacco Enrico Mario è attualmente in condizioni non ottimali per umidità e se ne sconsiglia l’uso; nelle vicinanze il più recente Bivacco Valmaggia. Cartografia consigliata: carta della Val Maira.

    ▲Discesa

    La discesa avviene per lo stesso itinerario di salita: si riscende prima la scala, poi i due tratti di ferrata fino al Bivacco Enrico Mario (1h 30′ dal termine della ferrata, 5h totali) e quindi al parcheggio (2h 15′ dal bivacco, 7h 15′ totali senza soste eccessive). Pur non difficile tecnicamente, va affrontata tenendo conto della stanchezza accumulata e dei possibili cambi di meteo in alta montagna.

    ▲Da abbinare

    Vista la lunghezza, difficile concatenarla in giornata; nei giorni adiacenti la Ferrata di Camoglieres o la Ferrata di Chiaronto; tra le altre vie del Cuneese, la Ferrata Rocca dei Corvi e la Ferrata del Bec Valletta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val Maira
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)7:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario1235 m
    • Quota max3050 m
    • Lunghezza12,6 Km
  • Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ciao Miki, sulle Alpi Biellesi sopra il Santuario di Oropa, è breve e intensa: quattro torri con pareti verticali, tratti orizzontali e qualche passaggio leggermente strapiombante. Il tratto attrezzato non è tecnicamente difficile, ma è molto vario e aereo; soprattutto va considerato il lungo e impegnativo sentiero di cresta che dalla fine della ferrata porta alla vetta del Monte Mars, da non affrontare con la pioggia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della funivia Oropa–Lago Mucrone: da Biella si raggiunge Oropa e si parcheggia nell’ampio piazzale di partenza della funivia (punto di partenza su Google Maps). Usciti dalla stazione a monte si segue verso sinistra il sentiero D23, oltrepassando il rifugio Savoia e dirigendosi verso il Lago Mucrone; poco prima si svolta restando sul D23, che sale ripido fino a scollinare presso il Colle Rosso e il Laghetto Rosso, proseguendo poi verso il Colle Chardon (2221 m). Nei pressi del colle, a un bivio, il D23 continua mentre noi teniamo la sinistra verso l’attacco, segnalato da un cartello bianco (1h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La via attacca con una parete verticale, sul lato sinistro di uno spigolo, risalita con abbondante attrezzatura; segue una serie di gradoni in misto roccia-terra in diagonale a sinistra, iniziando a seguire la cresta verso il Monte Mars. Si sale una parete di una quindicina di metri, all’inizio leggermente strapiombante, se ne aggira la cima e si scende un poco, poi si affronta un’altra parete verticale con staffe abbondanti. Un breve traverso a sinistra porta a un balzo su roccia solida e ben appigliata; si sale in diagonale aggirando uno spigolo, si affronta un breve tratto di discesa esposto sul lato sinistro della cresta e si aggira uno spigolo in discesa in forte esposizione (passaggio delicato). Dopo un traverso si raggiunge una nuova parete verticale con buoni appigli naturali e artificiali, con un tratto leggermente strapiombante dovuto a una pancia della roccia; superatolo si prosegue verticali e molto esposti sulle staffe fino a un intaglio nella roccia. Si risale ancora tra gradoni e piccoli balzi fino a un cartello bianco che annuncia la fine imminente; dopo alcuni passi delicati in discesa, il cavo si interrompe e inizia una corda, che segna il termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ dalla stazione a monte). Da qui parte il sentiero di cresta verso il Monte Mars, in alcuni punti stretto ed esposto: si aggira una lama tenendo il pendio a destra, si percorrono tratti aerei alternati a sezioni più larghe, qualche passaggio su roccette di I grado e un ultimo tratto attrezzato con corda su rocce lisce (scivolose se umide); tra sali e scendi e un pulpito panoramico si raggiunge infine la croce di vetta del Monte Mars (2600 m, 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente, esposta ma non tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile), con 379 m di dislivello attrezzato. Il vero impegno della giornata è il sentiero di cresta successivo, che pur non essendo alpinistico ne conserva i caratteri.

    ⚠ Il sentiero di cresta dalla fine della ferrata al Monte Mars è esposto, stretto e privo di vie di fuga: richiede piede fermo ed esperienza, ed è da evitare assolutamente con tempo instabile o roccia bagnata. Le rocce della cresta diventano scivolose con l’umidità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2600 m): stagione estiva, con tempo stabile. Giornata lunga, circa 6h 45′ complessive per 787 m di dislivello e 11 km, agevolata in partenza dalla funivia di Oropa.

    ▲Discesa

    Dal Monte Mars si scende seguendo per intero il sentiero D23, che dalla cima riporta al Colle Chardon e quindi alla stazione a monte della funivia (1h 30′ dalla vetta, 6h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Spostandosi verso la Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate panoramiche, come la Ferrata Bethaz-Bovard e la Ferrata di Covarey.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi – Monte Mars
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata379 m
    • Dislivello itinerario787 m
    • Quota max2600 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata di Chiaronto

    Ferrata di Chiaronto

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Chiaronto

    La Ferrata di Chiaronto, sopra Frassino in Val Varaita, è un itinerario particolare, più vicino a un percorso avventura che a una ferrata classica: non raggiunge una vetta e si gioca tutto su quattro ponti sospesi (il più lungo di 70 metri) e su una parete strapiombante che è il vero passaggio chiave, breve ma molto fisica. Non ci sono tratti tecnici, ma serve buona forza di braccia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Borgata di Chiaronto, sopra Frassino (Cuneo): da Frassino, superato il bar La Spada Reale, si svolta a destra e subito a sinistra seguendo il cartello per Borgata Chiaronto, che si raggiunge in 3 km di asfalto; si parcheggia nei pressi della chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal centro del paese si intravedono i risalti rocciosi della via; seguendo i segni bianco-rossi e i cartelli «Percorso Avventura di Chiaronto», ben segnato, si raggiunge il primo tratto in 15′.

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto verticale con abbondanti staffe fino a un terrazzino da cui parte il primo ponte, singolare perché contornato da una rete metallica: di fatto non si cammina su corde ma su un intreccio di cavi. Segue un tratto di sentiero e una breve discesa attrezzata con staffe, poi una rete di cavi intrecciati che questa volta va arrampicata al suo interno; se ne esce con l’aiuto di alcune staffe e si completa la parete. Si affronta quindi il secondo ponte, a tre corde e piuttosto ballerino, dopodiché si attacca il passaggio chiave: una parete strapiombante di una ventina di metri, impegnativa dal punto di vista fisico, con un paio di tratti che spanciano nettamente e richiedono di spingere bene con le gambe per non ritrovarsi a penzolare nel vuoto, nonostante le staffe. Superate le due pance la difficoltà cala e la parete termina; una lunga serie di staffe aiuta a salire un tratto verticale. Si arriva al terzo ponte, diverso dagli altri: ha pioli per i piedi, è più stabile ma più esposto e lungo (circa 60 metri). Si risale una rampa inclinata e si raggiunge il quarto ponte, simile al primo, con rete metallica, oltre il quale un terrazzino segna la fine di questa particolare via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario adrenalinico più che tecnico: 240 m di dislivello attrezzato, quattro ponti sospesi e una parete strapiombante che ne determina il grado. Difficoltà complessiva Difficile, ma il solo passaggio chiave, affrontato senza moschettone per riposare, sale al livello Estremamente Difficile.

    ⚠ La parete strapiombante è molto provante per le braccia: conviene avere con sé un rinvio corto per potersi riposare. Pur senza tratti tecnici, è una via che richiede buona forma fisica.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1277 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 4 km e 458 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 2h 30′. Cartografia consigliata: carta della Val Varaita.

    ▲Discesa

    Al termine della via si segue il sentiero di ritorno, ben segnato: inizialmente molto ripido e scosceso, diventa via via più facile e riporta al parcheggio nella borgata (30′ dal termine della ferrata, 2h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Se ben allenati, si può combinare con la vicina e altrettanto atletica Ferrata di Camoglieres in Val Maira (circa 1h di auto). Tra le altre vie del Cuneese: la Ferrata del Bec Valletta a Limone Piemonte e, più a sud, la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Varaita
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario458 m
    • Quota max1277 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dello Chaberton (Batteria Bassa, Alta e Petit Vallon)

    La salita al Monte Chaberton (3131 m), sul confine italo-francese sopra Claviere, mette in fila tre vie attrezzate: la Ferrata della Batteria Bassa, quella della Batteria Alta e la Ferrata Perona di cresta. Un itinerario lunghissimo e molto fisico, con sviluppo attrezzato di circa 6 ore, forte dislivello e lunghi tratti in alta quota: una vera traversata storica, tra batterie e forte militare, da affrontare con allenamento e occhio costante al meteo per via del lungo rientro.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla biglietteria del ponte tibetano di Claviere, alta Val di Susa (Torino): è un casotto in legno ben segnalato, con ampio parcheggio arrivando da Cesana Torinese (punto di partenza su Google Maps). Dalla Cappella di San Gervasio si scende verso il torrente Piccola Dora seguendo le indicazioni per la Ferrata della Batteria Bassa; si ignora il ponte che porterebbe sulla destra orografica (dove sale la Ferrata di Rocca Clarì) e si resta sulla sinistra orografica fino all’attacco (circa 30′ dal parcheggio). È possibile saltare il primo tratto: incamminandosi per circa 200 m lungo la nuova statale verso la galleria, al bivio si tiene a destra la vecchia statale e, presso una curva a sinistra, si imbocca una galleria sul lato sinistro (circa 30 m, con indicazioni; 15′ dal parcheggio, 1690 m), oltre la quale un traverso a destra immette sulla via completa.

    ▲Il percorso

    Prima sezione — Batteria Bassa. La via risale un canalone che passa sotto il viadotto della dismessa statale del Monginevro: salita molto bella e arrampicabile, dove conviene sfruttare le abbondanti prese naturali per risparmiare energie. Dopo l’innesto della scorciatoia si guadagna rapidamente quota alternando traversi, cenge, balzi e pareti attrezzate, con un caminetto da arrampicare in spaccata e una fessura; un tratto di sentiero porta agli edifici militari della Batteria Bassa (1910 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali). Come a ogni sezione, al termine c’è una via di fuga (qui a destra, fino alla vecchia statale). Seconda sezione — Batteria Alta. Si prosegue sul segnavia 604 fino all’attacco, segnalato da un cartello sulla sinistra; la via è formata da due tronconi intervallati da un tratto di sentiero (anch’esso via di fuga) e porta, su difficoltà simili alla precedente, agli edifici della Batteria Alta (2208 m, 1h dal termine della Bassa, circa 3h totali). Collegamento — Petit Vallon. Dalla Batteria Alta si va a destra risalendo un lungo vallone detritico con traccia evidente e tornanti faticosi, circa 400 m di dislivello, fino alla Spalla della Cresta Sud-Est (2670 m, 1h dalla Batteria Alta, 4h totali); chi volesse interrompere trova qui a sinistra un sentiero per Claviere in circa un’ora. Terza sezione — Ferrata Perona di cresta. Ricalca una via alpinistica di cresta tra sali e scendi: le attrezzature risalgono lo spigolo e in una decina di minuti si raggiunge il filo di cresta, che si segue con passaggi emozionanti fino al forte e alla vetta del Monte Chaberton (3131 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà tecnica contenuta (Difficile), ma impegno fisico elevatissimo: tre vie in sequenza, 800 m di dislivello attrezzato, circa 6 ore di sviluppo sui cavi e una cresta finale lunga e aerea. Conta soprattutto la resistenza e la capacità di gestire una giornata d’alta quota.

    ⚠ Itinerario lunghissimo in quota, con rientro impegnativo: valutare con grande attenzione il meteo, perché un temporale lungo la cresta finale sarebbe molto pericoloso. Lungo l’avvicinamento è utile avere con sé le torce per la galleria. Prima del Petit Vallon valutare onestamente le forze residue: dopo la Batteria Alta restano quasi 1000 m di dislivello fino alla vetta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota di confine (massimo 3131 m): stagione estiva, a versanti sgombri da neve. Dislivello complessivo 1500 m, sviluppo 9 km, tempo d’itinerario intorno alle 9 ore: partenza all’alba e ritmo regolare.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Chaberton e dal forte si rientra verso Claviere lungo i sentieri militari del versante: il rientro è lungo e va messo in conto nei tempi complessivi della giornata.

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto del torrente, raggiungibile dallo stesso parcheggio, sale la Ferrata di Rocca Clarì; in zona, sul Monginevro, anche la Ferrata della Batteria Bassa come itinerario a sé stante.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoMonte Chaberton – Alpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata6:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata800 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Quota max3131 m
    • Lunghezza9 Km
  • Ferrata delle Cascate di Novalesa

    Ferrata delle Cascate di Novalesa

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata delle Cascate di Novalesa
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Cascate di Novalesa, in Val Cenischia (valle laterale della Val di Susa), risale i risalti rocciosi a fianco delle suggestive cascate dei rii Claretto e Merdarello. È ricca di staffe e, pur senza difficoltà tecniche eccessive, l’esposizione e lo sviluppo richiedono un minimo di esperienza. Inaugurata nel 2024.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza presso il ponte sul Rio Merdarello vicino a Novalesa (raggiungibile da Susa): seguendo a destra le indicazioni per le cascate si arriva a uno spiazzo dove parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). L’avvicinamento è immediato: dal parcheggio, presso le bacheche informative, si segue la sterrata verso la cascata del Merdarello fino alla base della Cascata del Claretto, dove è evidente l’attacco (10-15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in sezioni con nome, segnalate da cartelli. Pilastro di Claretto: si sale sulla sinistra orografica della cascata del Claretto, tra rampe, balzi e pareti verticali con leggeri strapiombi, abbondantemente staffate ma a tratti esposte (esposizione accentuata dalla cascata adiacente), fino a rimontare lo slanciato Pilastro di Claretto. Il Bosco (collegamento): cenge e sentieri attrezzati, alcuni in discesa, con tratti di disarrampicata e fondo terroso scivoloso che richiedono attenzione; si attraversa sulla destra orografica del Rio Merdarello. Rampa di Merdarello: una prima parte verticale e impegnativa che risale un pilastro, poi un traverso ascendente e un bel diedro giallastro che porta a un’ampia cengia panoramica a sinistra. Gola di Claretto: l’ultima sezione si addentra nella forra del Rio Merdarello, molto suggestiva e meno esposta delle precedenti; si risale a bordo della cascata raggiungendo il “Ponte Basso” e poi il “Ponte Alto”, con cui si attraversa il rio e se ne risalgono le sponde, fino al termine presso un ponte di legno (circa 1h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Indicata come Moderatamente Difficile; le numerose staffe e cambre riducono molto la difficoltà, ma l’esposizione lungo diverse sezioni la rende poco adatta come prima esperienza. Attrezzatura abbondante e in ottimo stato. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ È fatto esplicito divieto di percorrere l’itinerario in discesa. Attenersi al percorso segnalato senza uscirne: in alcune parti attraversa proprietà private. Attenzione ai tratti di disarrampicata e al fondo scivoloso nel tratto “Il Bosco”.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa, ambiente di forra: percorribile gran parte della stagione; valutare la portata dei torrenti dopo forti piogge. Cartografia consigliata: carta della Val di Susa.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue l’evidente sentiero lungo il torrente fino alla sterrata; a sinistra si stacca una mulattiera segnalata per Novalesa che porta al centro del paese (circa 40′). Si prosegue verso la chiesa e in salita fino al parcheggio (circa 1h dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    In Val di Susa: la Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele, le ferrate degli orridi di Foresto e Chianocco, la Ferrata allo Chaberton e la Ferrata del Rouas. In altre valli torinesi la Ferrata Ciardelli, la Ferrata di Rocca Candelera e la Ferrata di Pra Catinat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val Cenischia
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele

    Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Carlo Giorda risale il versante nord del Monte Pirchiriano fino ai piedi dell’Abbazia della Sacra di San Michele, in Val di Susa. È una via lunga ma mai difficile, varia e piacevole, in gran parte arrampicabile, impreziosita da due ponti sospesi — il primo lungo e adrenalinico.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Chiusa San Michele (Torino): lungo la SS25 del Moncenisio, tra Sant’Ambrogio di Torino e Ponterosso, prima di un laghetto da pesca si nota uno spiazzo con una bacheca di legno e, dietro, il monte con in cima la Sacra (punto di partenza su Google Maps). Attacco e sviluppo della via, oltre al lungo ponte, sono già visibili dal parcheggio. Ci si incammina sull’ampio sentiero, si attraversa un ponticello e si raggiunge l’attacco, segnalato da un cartello bianco con le indicazioni di sicurezza; poche facili roccette portano al cavo (5′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione risale in diagonale una rampa e facili roccette arrampicabili, con appigli abbondanti ma una fastidiosa patina scivolosa che accompagna tutta la salita. Dopo un tratto di collegamento si riprende su facili traversi e passaggi arrampicabili, uno spigolo, un camino attrezzato e un traverso a destra panoramico sulla Val di Susa; segue l’unica placca verticale della via, adrenalinica ma non difficile, e una serie di placchette e balzi su roccia più liscia che richiede concentrazione. Alla fine del primo tratto c’è una via di fuga a sinistra; proseguendo a destra, un sentiero attrezzato con saliscendi a tratti esposto conduce al lungo ponte sospeso (circa 80 metri, con ampi pioli, più ballerino nella prima metà; aggirabile con un cavo a guaina gialla). Oltre il ponte si risale una parete verticale con staffe, si aggira uno spigolo e, per una breve cengia e un tratto di collegamento, si attacca la parete nord-ovest del Pirchiriano: un susseguirsi di rampe, paretine, facili diedri, camini e canalini quasi sempre arrampicabili, il tratto più vario e appagante (circa 1h). Si incontra una seconda via di fuga (in pessimo stato), poi una nuova serie di passaggi di media difficoltà e un secondo ponte sospeso (su quattro corde, circa 15 metri) seguito da un traverso obliquo; gli ultimi balzi portano ai piedi delle mura della Sacra di San Michele (circa 3h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via lunga, varia e nella quasi totalità arrampicabile; i due ponti sospesi (aggiunti nel 2016 il primo) aggiungono esposizione e adrenalina. Dedicata a Carlo Giorda, alpinista e istruttore CAI piemontese. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ È vietato percorrere la via in discesa. La roccia è in più punti lisciata dai passaggi e con patina scivolosa: serve un minimo di tecnica. Attenzione al caldo estivo (bassa quota); lungo il rientro sono presenti due fontane.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (max 962 m): percorribile gran parte dell’anno, da evitare nelle ore più calde d’estate. Cartografia consigliata: carta della Val di Susa.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia a destra che aggira la parete ovest della Sacra (tratti attrezzati con tubolari verdi); dopo circa 5′ si segue il cartello “uscita della ferrata” e in 10′ si esce sulla strada asfaltata per la Sacra. Dritto davanti scende una mulattiera nel bosco fino alla borgata di San Pietro; tenendo la sinistra si esce dalla borgata e si riprende la mulattiera che a tornanti scende a Sant’Ambrogio. Lungo la via principale si tiene la sinistra costeggiando le pareti del Pirchiriano fino a ritrovare, dopo un canale, la parete d’attacco e il parcheggio (circa 1h 20′ dal termine, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Vicine la Ferrata della Ruceia e la Ferrata di Caprie. Risalendo la Val di Susa, le ferrate negli orridi: Orrido di Foresto e Orrido di Chianocco; più lontane la Ferrata di Rocca Clarì, la Ferrata della Batteria Bassa e la lunga Ferrata allo Chaberton verso Claviere; a Bardonecchia la Ferrata del Rouas. Nel 2024 ha aperto la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val di Susa
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata574 m
    • Dislivello itinerario606 m
    • Quota max962 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata di Camoglieres

    Ferrata di Camoglieres

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Camoglieres

    La Ferrata di Camoglieres è una via “alla francese” che risale la bastionata sopra l’omonima frazione in Val Maira: atletica e impegnativa, con tratti strapiombanti, forte esposizione e molte staffe metalliche. È consigliata a chi cerca una prova fisica più che arrampicata pura, e include un lungo ponte tibetano sospeso.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Camoglieres, comune di Macra (Cuneo): si percorre la SP422 da Cuneo verso Caraglio e Dronero e, poco dopo Lottullo, a un incrocio si va a destra seguendo le indicazioni “Camoglieres – Via Ferrata” (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si vede a destra la bastionata della ferrata; si prosegue sulla stradina asfaltata verso la fine dell’abitato dove, sulla destra, parte un sentiero ben segnato con cartelli e segni gialli che porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via fa ampio uso di staffe e cambre metalliche. Si attacca una parete che nei primi metri ricorda un breve diedro, con appigli sul lato destro; segue un traverso a sinistra e la salita verticale con alcuni tratti strapiombanti e faticosi per le braccia, intervallata da un traverso diagonale con cambre per i piedi. In cima a questa lunga parete si incontra la prima via di fuga a sinistra. Un breve sentiero porta al secondo tratto: parete con sezioni strapiombanti in leggera diagonale, aggiramento di un esposto spigolo, un gendarme roccioso da aggirare e risalire con un breve passaggio spanciante, infine una parete verticale più appoggiata. Dopo un tratto di sentiero nel bosco si raggiunge il terzo tratto: parete verticale con sezioni strapiombanti (una ventina di metri), un faticoso traverso diagonale in salita e una risalita verticale molto esposta fino a un tetto roccioso aggirato su un emozionante spigolo. Si arriva quindi al lungo e oscillante ponte tibetano; oltre il ponte, un sentiero porta alla quarta sezione, la meno impegnativa, e poi all’ultimo tratto, difficile e fisico: una cengia, uno spigolo verticale, un impegnativo traverso a destra e una verticale molto esposta in prossimità della fine. Gli ultimi metri attrezzati e un sentiero portano alla croce di vetta (2h 15′ dall’attacco, 2h 30′ dal parcheggio). Tra ponte e ultima parete due vie di fuga consentono di rientrare o di raggiungere la cima saltando l’ultimo tratto.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica, impegnativa e stancante; le difficoltà di arrampicata pura sono ridotte grazie all’abbondante attrezzatura, ma l’impegno fisico e l’esposizione sono elevati. Difficoltà complessiva: Difficile. Diverse vie di fuga aiutano chi non se la sentisse di completare.

    ⚠ È esplicitamente vietato percorrere la via ferrata in discesa. Non sottovalutare l’impegno fisico e l’esposizione; valutare le vie di fuga prima di impegnarsi nei tratti strapiombanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota modesta (max 1.320 m): percorribile gran parte della stagione con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta della Val Maira.

    ▲Discesa

    Non togliere l’imbrago al termine della ferrata: in discesa ci sono ancora alcuni tratti attrezzati. Dalla croce un sentiero ben segnato con bolli gialli riporta all’auto in circa 40′ (3h 15′ totali).

    ▲Da abbinare

    Vicine la Ferrata degli Alpini all’Oronaye e la Ferrata di Chiaronto (meglio in giorni diversi). In provincia di Cuneo anche la Ferrata della Rocca dei Corvi, la Ferrata a Rocca Senghi e la Ferrata del Bec Valletta a Limone; più a sud la Ferrata degli Artisti in provincia di Savona.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val Maira
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata270 m
    • Dislivello itinerario410 m
    • Quota max1320 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata del BEC Valletta

    Ferrata del BEC Valletta

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata del BEC Valletta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La nuova Ferrata del BEC Valletta sale nel Vallone di San Giovanni, sopra Limone Piemonte. Grazie alle abbondanti staffe non e particolarmente difficile sul piano tecnico: le maggiori insidie sono il tratto in disarrampicata al termine della via e lo spigolo molto esposto prima della cima. Completano l’itinerario due zip line.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Vallone di San Giovanni, vicino a Limone. In auto: alla rotonda di Piazza Risorgimento si prende la seconda uscita per via Valleggia, la si percorre tutta e si prosegue a sinistra per via Almellina fino agli impianti di risalita; quindi via San Giovanni fino al termine della salita e, prima che la strada scenda, a destra e poco dopo a sinistra su una strada che, superata la Chiesa di San Giovanni, diventa sterrata. Si prosegue fin dove e consentito il traffico e si parcheggia. A piedi si segue la sterrata fino a un pascolo, lo si attraversa tenendo la sinistra verso il vallone e in breve si raggiunge l’attacco (15 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si attaccano alcune pareti verticali e balzi rocciosi, con appigli per i piedi e staffe dove mancano; si svolta a sinistra e poco dopo il cavo si interrompe. Dopo un tratto di raccordo si arriva a un tratto caratteristico: una bella placca inclinata di calcare eroso dall’acqua, da risalire in aderenza. Seguono risalti rocciosi attrezzati con staffe e cambre; ci si stacca dal cavo per un breve tratto di sentiero e si riattacca poco dopo, prima in orizzontale e poi arrampicando, fino alla cresta. Si segue il sentiero di cresta che scende alcuni tornanti aggirando un torrione: qui si trovano le due zip line (facoltative), che raggiungono un gendarme e permettono il rientro, oltre a una via di fuga verso valle; finisce cosi il primo tratto. La seconda sezione inizia con una salita sprotetta che richiede alcuni passi di arrampicata, poi un diedro su uno spigolo molto esposto, risalito grazie a una lunga serie di staffe metalliche in decisa esposizione, fino alla cima del BEC Valletta. Da qui si disarrampica fino a una cengia dove la via termina (2 ore e 45 dall’attacco, circa 3 ore in totale).

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente abbordabile grazie alle staffe, ma con punti che richiedono attenzione: lo spigolo esposto, i tratti sprotetti di collegamento e soprattutto la disarrampicata finale su roccia friabile.

    ⚠ Una targa all’attacco chiede di portare uno spezzone di corda per assicurarsi nei tratti senza attrezzatura: sono presenti ancoraggi Raumer che consentono di procedere in conserva a coppie (distanza consigliata 10 metri). Per la disarrampicata finale, attenzione alla roccia friabile e utile uno spezzone per assicurare il compagno. Per le zip line serve una carrucola specifica (CAMP Flyte, CT Duetto o Petzl Tandem), noleggiabile a Limone.
    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si scende nel Vallone di San Giovanni sul lato sinistro, oppure lungo le piste dell’Alpetta sul lato destro. Dal vallone il sentiero non e ben segnalato: si scende verso sinistra e, prima del torrente, si vira a sinistra fino all’attacco della ferrata e quindi a ritroso fino all’auto (45 minuti dal termine).

    ▲Da abbinare

    A circa un’ora d’auto si trova la Ferrata dei Funs. Nel Cuneese segnaliamo anche la Ferrata di Rocca Senghi, la Ferrata alla Rocca dei Corvi, la Ferrata di Chiaronto e Camoglieres e la piu lunga e impegnativa Ferrata degli Alpini al Dronero. Spostandosi verso sud, in provincia di Savona, c’e la bella Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Liguri
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata332 m
    • Dislivello itinerario442 m
    • Quota max1902 m
    • Lunghezza4 Km
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