Regione: Piemonte

  • Ferrata di Pont Canavese

    Ferrata di Pont Canavese

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata di Pont Canavese

    La Ferrata di Pont Canavese è un itinerario molto appagante e completo, ricco di passaggi diversi — placche, diedri, traversi, pareti strapiombanti, ponti sospesi. L'attrezzatura è abbondante e rende percorribile una linea che altrimenti richiederebbe ottime doti di arrampicata; la variante atletica è invece estremamente difficile e fisicamente intensa, tra le più dure d'Italia.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Pont Canavese (Torino) e lo si supera lungo la circonvallazione SP460; in località Sarrò, sulla destra, un ampio spiazzo con un cancello verde fa da parcheggio. Punto di partenza su Google Maps. Accanto a una bacheca informativa si passa il cancello (non chiuso) e si seguono le indicazioni per la ferrata: una stradina sterrata in salita si restringe presto a sentiero, che sale ripido fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima e l'ultima sezione sono facili e appoggiate. La ferrata inizia con una rampa gradinata nel bosco, poi una placca ricca di staffe e maniglie porta a un bivio: a destra la variante Estremamente Difficile, atletica e strapiombante; a sinistra la variante Moderatamente Difficile, con un paio di passaggi esposti ma non atletici. Entrambe hanno un ponte sospeso (stabile ed evitabile) e si riuniscono circa a metà itinerario, dove sulla destra si trova una via di fuga.

    Variante Estremamente Difficile: l'abbondanza di staffe inganna, perché la forza richiesta è notevole. Dopo i primi metri appoggiati si arriva sotto un primo imponente strapiombo, che si supera spostandosi a sinistra (probabile passaggio chiave); aggirato lo spigolo si sale una placconata verticale ben fornita di cambre, non difficile, dove si rifiata. Un breve sentiero attrezzato porta a una seconda parete strapiombante, ben più facile; la si risale e ci si sposta a destra verso il ponte sospeso. Oltre il ponte si supera un breve strapiombo con staffe, poi un traverso in diagonale a sinistra fino a una paretina di 4 metri strapiombante ma ben attrezzata; si arriva sotto un tetto roccioso, aggirato a sinistra con un passaggio delicato, e dopo alcuni passi si affronta un'ultima parete prima verticale e poi strapiombante, che chiude la variante entrando nel bosco.

    Variante Moderatamente Difficile: dal bivio ci si sposta in diagonale a sinistra su facili passaggi attrezzati fino al ponte sospeso (anch'esso evitabile con un tratto attrezzato sotto). Oltre il ponte si prosegue in diagonale fino a svoltare uno spigolo e affrontare un balzo più impegnativo; si sale poi più verticali fino a una lunga parete con il passaggio più esposto e adrenalinico della variante, dove si aggira in piena esposizione uno spigolo sotto un tetto roccioso (più facile di quanto sembri da terra) usando le staffe, fino a rientrare nel bosco e ricongiungersi alla variante difficile.

    Riunite le linee, si sale una bella parete verticale con staffe che ne riducono le difficoltà, poi passi a tratti in leggero strapiombo ma mai duri; dopo un traverso a destra si risale una parete verticale e ci si sposta a sinistra su staffe per aggirare un tetto (il passaggio più impegnativo dopo la riunione), fino a un diedro oltre il quale inizia l'ultima, facile sezione: placche di granito appoggiate con staffe e maniglie dove serve, fino all'ultima parete presso il libro di vetta che chiude la via (2h 30' dall'inizio, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via normale è di livello difficile, varia ed esposta; la variante atletica è estremamente difficile e fisicamente molto intensa.

    ⚠ Da affrontare in buono stato di allenamento e senza problemi di vertigini. Per la variante atletica è vivamente consigliato portare una longe per poter sostare e riposare le braccia lungo i tratti strapiombanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa: praticabile gran parte dell'anno con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Dal termine si raggiunge un bivio segnalato; entrambe le opzioni riportano al parcheggio in 30-40'. A destra si scende per traccia nel bosco, prima ripida poi più dolce, fino a Pont Canavese, dove si tiene la destra lungo la statale fino all'auto. A sinistra si scende verso la borgata di Piancerese e, seguendo un cartello nel paese, si rientra a valle presso il parcheggio (circa 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    A circa un'ora d'auto: la Ferrata di Covarey, il Sentiero Attrezzato dell'Infernone, la Ferrata Nito Staich e, nella bassa Val di Susa, la Ferrata Rocca Bianca e la Ferrata Carlo Giorda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoCanavese
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario483 m
    • Quota max1004 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Montevecchio

    Ferrata Montevecchio

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata Montevecchio

    Inaugurata nel 2016, la Ferrata Montevecchio risale un'ardita cresta nell'alta Valsesia. Non presenta mai tratti troppo difficili, ma è molto varia ed esposta e va percorsa anche al rientro, affrontando numerosi passaggi in disarrampicata non scontati: richiede buona esperienza e allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Carcoforo, in alta Valsesia (Vercelli), raggiungibile da Varallo risalendo le valli; si parcheggia nell'ampio spiazzo al centro del paese. Punto di partenza su Google Maps. Si segue il sentiero 113, prima in falsopiano poi più ripido ma sempre ben segnalato, fino al Rifugio Massero (2082 m). Oltre il rifugio si sale a un bivio dove si tiene la sinistra verso il Colle della Bottiggia, ignorando la traccia di destra; la traccia si riduce ma ometti e segni guidano nella progressione. Si risale un vallone pietroso tra i sassi fino all'intaglio roccioso del Colle della Bottiggia (2607 m), dove inizia la ferrata (2h 45' dal parcheggio); a inizio stagione l'ultimo tratto può presentare nevai. In alternativa si può salire dal Colle Vallè, sulla cresta nord-est, che porta all'anticima per una linea più facile; la relazione considera però la salita dal Colle della Bottiggia, più impegnativa, e il rientro ad anello dal Colle Vallè.

    ▲Il percorso

    Dal colle il cavo parte su una parete verticale dove conviene cercare con calma gli appigli, non subito evidenti: i primi metri sono verticali e l'esposizione cresce rapidamente. Risalita la placca si percorre la cresta con brevi tratti verticali, traversi e cenge su entrambi i versanti; i passi verticali sono sempre assistiti da cambre abbondanti, quindi poco faticosi e tecnici, ma man mano l'esposizione aumenta e i passaggi si fanno più vari, con salite e brevi discese, fino all'anticima (2777 m). Qui si nota il cavo che arriva dalla cresta ovest, in salita dal Colle Vallè (opzione di rientro). Dall'anticima si prosegue su gradoni coricati, poi un breve tratto in discesa non banale porta verso la cima: si affronta una parete verticale, una spaccatura nella roccia e un esposto camino (il passaggio chiave), seguito da un breve verticale; un tratto orizzontale, una discesa e gli ultimi metri di cresta in salita conducono alla croce metallica del Pizzo Montevecchio (2789 m, 2h dall'attacco, 4h 45' totali).

    ▲Rientro dalla ferrata

    La via non finisce in vetta: si torna prima all'anticima ripercorrendo a ritroso l'ultimo tratto, poi si sceglie tra due opzioni. La prima è ripercorrere interamente a ritroso la ferrata dell'andata (1h 30' dal termine, 6h 15' totali). La seconda — consigliata per chiudere in parte un anello — è la deviazione che dall'anticima, dove sulla sinistra si nota un cavo metallico, scende lungo la cresta ovest al Colle Vallè: linea più semplice perché meno verticale ed esposta, ma comunque non banale, con alcuni punti verticali ben attrezzati. Dal Colle Vallè un sentiero sul versante della Val Quarazza, marcato con segni verdi, riporta al Colle della Bottiggia attraversando alcune frane (1h 30' dal termine della ferrata, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata recente che alterna abbondanti attrezzature nei tratti verticali a passaggi più esposti e variegati lasciati all'autonomia dell'escursionista, tra salti, traversi, camini e fenditure. Ambiente molto bello e selvaggio.

    ⚠ Gli ampi tratti di disarrampicata, specie al rientro, non sono banali. Per quota ed esposizione non è raro trovare verglas o tratti ghiacciati sul versante nord della cresta: necessari esperienza, allenamento e meteo affidabile.
    ▲Discesa

    Dal Colle della Bottiggia si rientra per lo stesso sentiero dell'andata (2h dal colle, 8h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle valli vicine si possono affrontare nei giorni adiacenti la Ferrata Detomasi ad Alagna Valsesia e, più a valle, la Ferrata Falconera, la Ferrata Partusac e la Ferrata dei Picasass.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Pennine – Valsesia
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario1485 m
    • Quota max2789 m
    • Lunghezza12,6 Km
  • Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    La Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì, in alta Val di Susa, è tra le più impegnative e belle del Piemonte. Atletica ma anche molto varia, alterna pareti verticali (attrezzate e non), tratti arrampicabili, passaggi aerei, traversi e brevi disarrampicate lungo il filo di uno spigolo in salita. Non è adatta ai neofiti e richiede buon allenamento e assenza di vertigini.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Claviere (Torino). Due opzioni: parcheggiare lungo il rettilineo tra Claviere e Cesana Torinese, in un piazzale sterrato prima della galleria, oppure presso il campeggio di Claviere, dove inizia il sentiero per il ponte tibetano «Sergio Bompard». Punto di partenza su Google Maps. Dalla prima si scende un sentiero verso la Gorge di San Gervasio, si risale il fiume e, attraversatolo su un ponte, si sale sulla destra orografica fino all'attacco (15'); dalla seconda si scende ripidi al torrente, lo si attraversa e si sale a destra fino al cartello della ferrata, che attacca pochi metri sopra il sentiero (15').

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in 15 settori, ciascuno con il proprio nome. Si attacca in parete verticale («La Lama»), con staffe e passaggi arrampicabili, guadagnando subito quota sul torrente; dentro un canalone e dopo un traverso a destra si risale una lama verticale sulle staffe, poi una crestina rocciosa con appigli naturali. Si aggira uno spuntone su stretta cengia («Far West Crossing»), si attraversa il «Canale della Bomba» e si raggiunge il gendarme del «Fungo Magico», risalito sulle staffe, aggirato e attraversato lungo una stretta ed esposta lama. Dopo la sosta del «Pian della Birra» si supera la gola franosa della «Via dei Camosci» e si arriva al tratto più arrampicabile, «Le Taniche», su bei passaggi gradonati. Seguono la «Cengia Super Calcaire» e il «Costone della Pineta», poi «El Paso Doble», un traverso a sinistra in leggero strapiombo, breve ma molto esposto. Dopo il «Terrazzo del Generatore» restano tre belle sezioni: il «Gran Pilastro», con il cavo sullo spigolo e un'uscita al centro della parete in forte esposizione; «La Crepa», parete verticale e liscia resa accessibile da abbondanti staffe; e infine la «Scala Bionica», una ripida parete verticale su staffe, aerea ed esposta, con uscita atletica leggermente strapiombante a sinistra. Si esce in cima alla Rocca di Clarì (2045 m), presso la «Terrazza del Cippo» con la bandiera italiana (3h dall'attacco, 3h 15' totali), con vista su Chaberton, Claviere e Cesana.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ottimamente attrezzata, con staffe posizionate in modo intelligente e non invasivo. Il cavo nero inguainato forma un anello presso i fittoni: ottimo in caso di caduta (evita lo scontro moschettone-fittone), ma poco teso, quindi conviene arrampicare sfruttando appigli e appoggi naturali e artificiali. Richiede buona forma ed esperienza.

    ⚠ Itinerario lungo, atletico e molto esposto, non adatto ai principianti: serve allenamento specifico e assenza di vertigini. È possibile noleggiare l'attrezzatura alla biglietteria del ponte tibetano.
    ▲Storia

    La via è dedicata a Mario Perona, Guida Alpina, e ad Aldo Saglia, pilota di elicottero, molto apprezzati in Val di Susa, morti nella Pasqua 2003 in un tragico incidente d'elicottero. L'idea della ferrata fu proprio di Perona; la costruzione risale al 2010.

    ▲Discesa

    Si scende a ovest su traccia evidente sopra la sommità fino ad alcune postazioni militari dismesse, poi su sterrata verso La Coche (impianti da sci) e ancora in discesa verso Claviere. Poco prima del paese si gira a destra, si attraversa uno skilift e si imbocca il sentiero verso le Gorge di San Gervasio fino sotto il ponte tibetano; da l', a seconda del parcheggio, si torna all'auto a ritroso (1h 30' dall'attacco in discesa, 4h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si combina con la Ferrata del Bunker (dei Militari) sul versante opposto del ponte tibetano; sempre da Claviere la Ferrata della Batteria Bassa e la Ferrata dello Chaberton. Più in basso la valle offre la Ferrata dell'Orrido di Foresto e la Ferrata dell'Orrido di Chianocco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max2045 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio

    Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Picasass è una via recente e ben attrezzata sull'ottimo granito di Baveno, sopra il Lago Maggiore. È esposta in salita, con un passaggio chiave impegnativo — un traverso orizzontale strapiombante che aggira un aereo spigolo — e nel finale offre un lungo ed emozionante ponte delle scimmie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Baveno (Verbano-Cusio-Ossola): si segue per il Campeggio La Tranquilla, dietro il quale si trova via alle Cave, dove cercare parcheggio (anche in via Sesena). Punto di partenza su Google Maps. Da via alle Cave si imbocca una stradina in salita (segni bianco-rossi e cartello per la ferrata), prima asfaltata poi sterrata; si attraversa l'autostrada e, a un bivio, si tiene la destra seguendo il cartello per i Picasass fino all'attacco (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una bella parete verticale, dove staffe e ottima roccia consentono di procedere anche in aderenza; si piega a sinistra in un facile traverso e si risale una parete ricca di appigli, poi un altro traverso a sinistra e una nuova parete verticale con abbondanti staffe. Dopo una cengia a destra e un'altra paretina si arriva al passaggio chiave: un esposto traverso strapiombante che aggira uno spigolo — non difficilissimo ma con buona richiesta di braccia e netta esposizione, breve (tre moschettonate) e adrenalinico; un appoggio basso aiuta a non tirare troppo sul cavo. Si risale un masso e una parete verticale con un breve strapiombo, poi una lunga parete aerea ma non difficile su staffe; un traverso a destra porta a un'altra parete e quindi a roccia più appoggiata, salita in aderenza fino al ponte sospeso. Il lungo ponte delle scimmie a tre corde è molto emozionante (aggirabile su sentiero per chi preferisce); oltre il ponte una parete coricata facile conduce alla croce sommitale, dove la ferrata termina con bel panorama sul Lago Maggiore (1h 30' dall'attacco, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, verticale ed esposta ma mai troppo difficile, su roccia eccellente. Il traverso strapiombante è il momento clou; il ponte, lungo e adrenalinico, è nel complesso stabile.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue il sentiero ben segnato M3 fino al bivio dell'avvicinamento e, a ritroso, all'auto (45' dal termine, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Per chi cerca difficoltà estreme, la Ferrata Miccia parte pochi metri oltre i Picasass, sulla stessa parete ma molto più dura. In giornata si possono raggiungere le ferrate di Varallo, la Falconera e il Partusac; nell'alto Piemonte la Ferrata delle Guide di Macugnaga.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoLago Maggiore
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata320 m
    • Dislivello itinerario530 m
    • Quota max890 m
    • Lunghezza5,1 Km
  • Ferrata del Partusac

    Ferrata del Partusac

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata del Partusac

    La Ferrata del Partusac è una facile via presso Civiasco, in Valsesia (Vercelli). Si svolge soprattutto in sali-scendi, con un traverso e una parete verticale ben attrezzati nel finale, un po' esposti ma non difficili; interessante dal punto di vista paesaggistico, viene spesso percorsa in successione alla vicina Ferrata Falconera.

    ▲Avvicinamento

    Per la sola Partusac conviene partire da Civiasco: all'ingresso del paese si imbocca a sinistra la strada Piandellavalle e si parcheggia nel piazzale sulla destra. Punto di partenza su Google Maps. Dalla cappella di Pian della Valle si prende il sentiero 636B nel bosco, si ignorano i primi due bivi e al terzo si va a sinistra sul 636C fino all'attacco (20' dal parcheggio). Partendo da Varallo si sale sul 636A fino al bivio col 636B presso un laghetto artificiale, poi 636B e 636C fino all'attacco (40'); chi arriva dal termine della Ferrata Falconera raggiunge l'attacco in 5'.

    ▲Il percorso

    La via inizia con un tratto in discesa su ripido sentiero di misto terra-roccia; al termine si prosegue a sinistra in obliquo fino a una prima piccola grotta, si scende ancora e su una facile cengia si raggiunge una seconda grotta. Segue un esposto traverso obliquo verso destra fino a una parete verticale attrezzata che sale ripida, facendo guadagnare quota ed esposizione; si arriva a un terrazzino erboso e a una nuova parete verticale attrezzata, quindi un ultimo tratto piano conduce al termine della via (30' dall'attacco, circa 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile, dal dislivello modesto, percorribile in entrambi i sensi: ottima come prima esperienza per il neofita o come proseguo della Falconera per l'escursionista esperto.

    ▲Discesa

    Si può ripercorrere a ritroso la via oppure seguire il sentiero fino ai bivi: parcheggiando a Piandellavalle si scende per il 636B fino al laghetto e poi col 636; per Varallo si segue il 636B fino al bivio col 636A in discesa.

    ▲Da abbinare

    Quasi d'obbligo l'abbinamento con la vicina Ferrata Falconera. In alternativa la Ferrata dei Picasass sul Lago Maggiore o il Sentiero Attrezzato dell'Infernone nel Biellese.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValsesia
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario130 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza1,6 Km
  • Ferrata dell’Orrido di Foresto

    Ferrata dell'Orrido di Foresto

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dell'Orrido di Foresto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell'Orrido di Foresto si snoda in una gola naturale magnifica ed è tra le più spettacolari della Val di Susa: impegnativa al punto giusto su due pareti verticali con tratti strapiombanti e molto adrenalinica per i tre ponti sospesi, di cui due lunghi e oscillanti. La portata del torrente incide parecchio, sia nei guadi sia sulle pareti vicine alla seconda e alla terza cascata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Foresto, in Val di Susa (Torino), parcheggiando nei pressi della chiesa. Punto di partenza su Google Maps. Si segue la strada che sale verso destra (indicazioni anche per la storica palestra di roccia), prima asfaltata poi sterrata, fin dentro l'orrido; si attraversa una prima volta il torrente, si risale il fondo della gola e si guada nuovamente fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una corta placchetta in diagonale, seguita da un facile traverso; dopo un breve tratto di collegamento si sale una parete dapprima verticale poi verso destra, guadagnando esposizione sul torrente. In diagonale si raggiunge il primo ponte sospeso, il più lungo e il più dondolante: la corda di destra, piuttosto bassa, tende a sbilanciare nella parte centrale, ma con calma si passa. Oltre il ponte, un facile traverso orizzontale con staffe conduce al secondo ponte, più corto e stabile, che riporta sulla destra orografica. Segue un traverso prima orizzontale poi in lieve discesa fino al passaggio più bello e impegnativo: una parete di una trentina di metri a fianco di una cascata, con alcuni metri strapiombanti e, in alto, doppia fila di staffe a sostegno; in base alla portata ci si bagna. Dopo un guado (con piena, soprattutto in primavera, ci si bagna ancora) si sale con un traverso verso sinistra al terzo e ultimo ponte, preceduto da un tratto verticale e leggermente strapiombante. Attraversato il ponte, un traverso verso destra costeggia una nuova cascata; la via si chiude con una lunga parete verticale ben assistita da staffe e con alcuni bei passaggi arrampicabili su roccia, fino al termine delle difficoltà e ad alcuni minuti di tratti attrezzati conclusivi (2h dall'attacco, 2h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto ben attrezzata e arrampicabile, dove l'ambiente di forra e i ponti fanno la differenza; le pareti strapiombanti vicine alle cascate sono il tratto più faticoso e suggestivo.

    ⚠ La ferrata fu chiusa nel 2016 per una frana presso il primo ponte e ripristinata nell'ottobre 2017: la roccia può essere instabile, quindi massima attenzione e casco indispensabile. Da evitare con portata del torrente elevata (almeno tre guadi): utile portare un paio di ciabatte per i guadi e un kway per i tratti vicini alle cascate.
    ▲Storia

    L'Orrido di Foresto è un pezzo di storia dell'arrampicata in Val di Susa. Un primo sentiero attrezzato fu tracciato da soci del CAI negli anni Sessanta e restò in funzione una ventina d'anni, fino alla chiusura e al parziale smantellamento per ragioni di sicurezza, mentre la falesia all'ingresso dell'orrido attirava forti arrampicatori sui suoi strapiombi. La via ferrata fu ricostruita nel 2003 e nel 2010 furono aggiunti i tre ponti sospesi che oggi la caratterizzano: rispetto all'originale è molto più attrezzata e accessibile.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si rientra seguendo il sentiero ben indicato verso sinistra che, senza difficoltà, riporta in discesa al paese (30' dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si concatena facilmente con le altre ferrate della Val di Susa: la vicina Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata Carlo Giorda, le ferrate di Claviere come la Ferrata Rocca Clarì e la Ferrata delle Cascate di Novalesa, oltre alla Ferrata Gorge della Dora.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata230 m
    • Dislivello itinerario240 m
    • Quota max740 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata dell’Orrido di Chianocco

    Ferrata dell'Orrido di Chianocco

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dell'Orrido di Chianocco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell'Orrido di Chianocco risale la gola scavata dal torrente Prebec, presso Chianocco in Val di Susa. Non è tecnicamente impegnativa, salvo un paio di pareti esposte e leggermente strapiombanti, ed è soprattutto un itinerario di grande valore paesaggistico dentro una caratteristica forra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla borgata di Chianocco, comune di Bussoleno (Torino), cercando parcheggio vicino alla chiesa. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si risale verso destra il sentiero a segni bianco-rossi, oltre una bacheca, in direzione della gola del Prebec: si attraversa un fitto bosco, si passa in una galleria naturale e si superano un paio di guadi non difficili fino ai primi tratti attrezzati, dove ha inizio la ferrata (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono propedeutici: un breve balzo roccioso con fune e scalini porta al vero attacco. Si comincia con un traverso orizzontale, comodo per i piedi, a pochi metri dal letto del torrente, poi un traverso diagonale più impegnativo; si supera un anfratto, si risale uno spigolo e un ulteriore traverso conduce al ponte sospeso. Il ponte non è lungo e ha doppia corda per i piedi, quindi risulta abbastanza stabile. Dal lato opposto si affronta un traverso con alcune staffe, poi una parete verticale leggermente strapiombante presso una frattura, fittamente attrezzata di staffe, che fa guadagnare in fretta quota ed esposizione. Segue il passaggio chiave: un lungo traverso esposto e leggermente strapiombante di una ventina di metri, dopo il quale si scende, ora più facilmente, oltre uno sbarramento sul torrente. Aggirato un piccolo bosco, presso il caratteristico foro della diga, la via termina con una decina di minuti di roccette e un sentiero attrezzato (45' dall'attacco, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata non è difficile, ma le pareti leggermente strapiombanti impegnano le braccia: l'esposizione è il dato più rilevante. Itinerario breve, ideale anche come uscita di mezza giornata.

    ⚠ Attenzione alla portata del torrente: pur restando quasi sempre staccati dall'acqua (tranne il tratto iniziale e i guadi), con piena elevata l'ambiente diventa più insidioso. Casco sempre obbligatorio.
    ▲Discesa

    Si seguono i sentieri ben segnalati (segni bianco-rossi) che in circa 20' riportano al paese e quindi al parcheggio (circa 2h totali comprese le soste).

    ▲Da abbinare

    La ferrata si concatena facilmente con le altre vie attrezzate della Val di Susa. Tra le più vicine: la Ferrata dell'Orrido di Foresto, la Ferrata Carlo Giorda e, risalendo la valle, le ferrate di Claviere come la Ferrata Rocca Clarì, oltre alla Ferrata Gorge della Dora e alla Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max614 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)

    Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Nito Staich risale le pareti del Monte Tovo, sopra Oropa (Biella): aerea e impegnativa fisicamente, percorre molti tratti verticali aggirando spigoli esposti e pareti con leggeri strapiombi, senza però risultare mai eccessivamente difficile. Itinerario corto, ideale in mezza giornata, da concatenare con un'altra ferrata del biellese.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Oropa (Biella). Dal centro si prosegue verso Rosazza fino a un evidente tornante a fianco del quale sorge una costruzione religiosa diroccata; lì sale una sterrata e nei pressi del tornante si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si imbocca la sterrata poco dopo il tornante in direzione del Rifugio Rosazza; sull'ampio sentiero si giunge a una pietraia con i primi cartelli della ferrata, che si risale verso destra verso lo sperone roccioso seguendo segni rossi e cartelli fino all'attacco (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete che fa guadagnare subito quota lungo uno spigolo (tenendosi a sinistra); dopo un breve collegamento e un facile traverso si sale una seconda parete verticale più lunga, intravedendo sopra il pilastro della vecchia funivia. Per sentiero erboso e un paio di paretine appoggiate con staffe si raggiunge il primo pilone in cemento della vecchia funivia, che si risale in verticale con le staffe fino a un breve ponte delle scimmie (3 corde) che collega il pilone alla parete. Oltre il ponte si traversa a destra aggirando uno spigolo poco marcato fino a un pianoro erboso, quindi a un'imponente parete verticale: si attacca un diedro, se ne esce a destra superando un piccolo tetto strapiombante con infissi metallici, e si sale in verticale con esposizione crescente fino ad attraversare il diedro sul suo lato sinistro. Si raggiunge un terrazzo erboso (dove si stacca e riattacca poco sopra il moschettone), con vista sulla cupola del Santuario di Oropa; si attacca uno spigolo con leggero strapiombo verso sinistra, molto esposto, fino a un secondo breve ponte sospeso (3 corde). Si sale su cambre, poi un traverso a sinistra aggira in forte esposizione un tetto roccioso, ci si sposta a fianco della nuova funivia e si sale in verticale su ottime staffe fino al termine delle attrezzature (1h 20' dall'attacco, 1h 40' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spigolo roccioso aereo e vario; i molti infissi la rendono mediamente difficile (sarebbe ben più impegnativa senza). L'esposizione la fa da padrona su ampi tratti; attrezzatura ottima.

    ⚠ È esplicitamente vietato scendere la via ferrata. A circa 2/3 della salita è presente una via di fuga a sinistra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Progressione fisica: dosare le energie. La Provincia di Biella mette a disposizione mappe e tracce dei sentieri.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si imbocca il sentiero D32 (segni bianco-rossi) sul versante opposto; a un bivio si tiene la sinistra su un'ampia mulattiera fino alla pietraia dell'avvicinamento e, a ritroso, all'auto (30' dal termine, 2h 10' totali). In alternativa si può risalire alla stazione a monte della funivia (Rifugio Rosazza) e scendere con la funivia a Oropa, oppure salire per il sentiero 14 alla vetta del Monte Tovo (2230 m).

    ▲Da abbinare

    Altre ferrate del biellese: il Sentiero Attrezzato dell'Infernone, la Ferrata del Limbo e la Ferrata Ciao Miki.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:20 h
    • Itinerario (a/r)2:10 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max1600 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    La Ferrata Ciardelli sul Bourcet è molto atletica e fortemente esposta: tratti verticali, un ponte sospeso, traversi e infine un'imponente bastionata impegnativa ed emozionante. Si raccomanda un buon allenamento prima di percorrerla.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Roreto, comune di Roure (Val Chisone, Torino), parcheggiando nella piazza del paese. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla piazza si segue la provinciale verso nord-est per circa 250 m, poi a sinistra un vicolo che conduce verso Bourcet; superato il ponte si arriva a una fontana in legno e si segue il sentiero di avvicinamento, ottimamente segnalato, che passa vicino alle falesie della zona e in breve porta all'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete verticale, con attrezzature dove necessario e comunque ben distanziate, che dà subito il tono atletico della via. In cima a questo tratto un traverso orizzontale verso destra porta al ponte tibetano (25 m) su tre corde, molto esposto e piuttosto ballerino. Oltre il ponte si risale una corta parete verticale senza staffe che immette in un singolare anfratto roccioso: qui termina la prima sezione, dopo una serie di passaggi belli e impegnativi, a tratti in strapiombo, con esposizione crescente. Si attraversa un boschetto e si raggiunge una cengia, di fronte all'ultima imponente parete: una placca verticale di circa 150 metri, la parte più difficile e impegnativa. Si sale sfruttando le staffe in un crescendo di sollecitazioni per braccia e schiena; le difficoltà tecniche non sono elevate, ma servono forza di braccia e assoluta assenza di vertigini per l'esposizione sempre maggiore. Terminata la bastionata, un breve collegamento porta in cima e conclude la ferrata (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica da non sottovalutare. L'attrezzatura di sostegno non è abbondante e abbastanza distanziata, cosa che può mettere in difficoltà chi è di bassa statura. È dedicata al capitano Nicola Ciardelli, morto nell'attentato di Nassiriya (2006); la via è stata inaugurata nel 2009.

    ⚠ Nel traverso e nell'ultima bastionata attenzione alla caduta di detriti dall'alto (alcune staffe risultano piegate). Il ponte è strutturato in modo non ottimale, con il cavo della longe esterno: in caso di caduta sarebbe difficile risalire sul ponte.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento richiesto per l'impegno fisico continuo.

    ▲Discesa

    Due opzioni: i bollini blu o quelli rossi (verso sinistra). Il sentiero blu è molto scivoloso e in alcuni tratti franoso, quindi massima attenzione; il sentiero rosso è una carrareccia che riporta al fondovalle (45' dal termine della ferrata, circa 3h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze la recente Ferrata Pra Catinat (circa 20' d'auto). Risalendo la valle, le ferrate di Claviere: la Ferrata del Bunker e la Ferrata della Batteria Bassa-Alta e Chaberton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario470 m
    • Quota max1278 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata di Montorfano

    Ferrata di Montorfano

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata di Montorfano
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Moderna e attrezzata in modo impeccabile, la Ferrata di Montorfano risale bastionate di gneiss verticale e poco arrampicabile, dunque ricche di infissi artificiali. È aerea ed esposta, con due ponti sospesi, ma i passaggi difficili sono limitati: nel complesso è breve e di impegno medio, percorribile gran parte dell'anno vista la modesta quota.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal comune di Mergozzo (Verbano-Cusio-Ossola), versante piemontese del Lago Maggiore. Da sud si percorre l'A26 fino a Gravellona Toce, uscita Verbania, poi a sinistra per Mergozzo; dopo un minuto d'auto, sulla sinistra, uno spiazzo con posto per 4-5 auto. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si prosegue circa 150 m verso Mergozzo fino a una stradina asfaltata che sale sul lato opposto: è la strada militare del Montorfano, che a tornanti nel bosco sale per circa 3 km passando accanto a una vecchia caserma abbandonata; le indicazioni in loco portano in breve all'attacco (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia nel bosco, accanto a una panchina dove indossare l'imbraco. Si attacca con un paio di gradoni e una paretina verticale molto staffata fino a un terrazzino panoramico sulla valle del Toce e sul Lago Maggiore. Si segue il filo dello spigolo risalendo un balzo leggermente strapiombante con ottime cambre, poi un tratto orizzontale di collegamento e un tratto non attrezzato. La via riparte verticale su una bella paretina, seguita da un facile traverso a sinistra; dopo un pulpito panoramico si attraversa un primo ponte sospeso molto stabile. Si esce verso destra su cambre per un facile ma esposto traverso che inizia a scendere, sempre esposto ma non difficile, fino al secondo e più lungo ponte sospeso, oltre il quale la ferrata termina (45' dall'attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via aerea con esposizione marcata ma difficoltà tecniche contenute. Attrezzatura impeccabile.

    ⚠ Su entrambi i ponti la corda superiore a cui collegare il set da ferrata è piuttosto alta: tenerlo presente se non si è di statura elevata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno, inverno compreso, data la bassa quota.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si prosegue su mulattiera militare fino a un incrocio segnalato (15'). Due opzioni: salire alla vetta del Montorfano (1h dal termine, circa 4h 30' totali) oppure scendere verso il parcheggio ripercorrendo a ritroso il sentiero di avvicinamento (1h 15' dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Sulla sponda piemontese del Lago Maggiore: la facile Ferrata Picasass e l'impegnativa Ferrata La Miccia; a nord la recente Ferrata Walserfall; a ovest la Ferrata della Falconera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrataca 250 m
    • Dislivello itinerarioca 550 m
    • Quota max794 m
    • Lunghezzaca 10 Km
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