Regione: Veneto

  • Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    La Ferrata Rino Costacurta sale il Monte Teverone, nell’Alpago. Il tratto attrezzato in sรฉ รจ di livello medio-facile, ma รจ inserito in un itinerario lungo e impegnativo che si svolge in un ambiente isolato e selvaggio, con un rientro ad anello molto esteso. Il valore della via sta nell’avventura e nei panorami della parete nord del Teverone, piรน che nelle difficoltร  tecniche.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza nei pressi di Casera Stabali, a nord della frazione di Plois (Belluno): raggiunta Pieve d’Alpago si prosegue verso ovest sulla provinciale fino al bivio, presso il municipio, per via Marconi verso nord, che con alcuni tornanti porta a Plois; all’ingresso del paese, presso una piccola costruzione religiosa, si tiene la sinistra in salita, poi la destra alle biforcazioni successive, fino a una tettoia con tavolo e panche dove si parcheggia (1050 m) (punto di partenza su Google Maps). Dalla tettoia si segue la mulattiera CAI 965 (indicazioni Ferrata Costacurta) fino a Casera Stabali (1070 m), poi in salita sul 965/AV6 verso il Passo di Valbona, oltre la Casera Scalet Bassa (1170 m) e uno spiazzo con croce e bandiera, fino a Scalet Alta (1590 m, 1h 15′). Si ignora il CAI 930 a sinistra e poco oltre si tiene la destra sul 930 verso la Forcella Bassa e la ferrata; il sentiero procede verso sud alternando salite e discese, aggira una parete e risale un canalone fino alla Forcella Bassa (1930 m, 2h 15′), ampia sella erbosa e crocevia. Si tiene la destra verso l’attacco (segnavia AV7): una traccia tra l’erba porta ad aggirare a destra un risalto roccioso (triangolo azzurro) e poi a sinistra verso il filo di cresta, dove una targhetta segna l’inizio della ferrata (2065 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco si risale un canalino dal fondo instabile ma non difficile, si aggira uno spigolo e si sale ripidi su un tratto gradonato. I primi metri corrono sul versante nord della cresta, verso la valle di Landres Negres (lato friulano dell’Alpago); dopo un tratto esposto ma piano, alcuni tornanti attrezzati portano sul versante veneto. La ferrata si sviluppa ora prevalentemente su strette cenge erbose, alternando brevi salite e discese in ambiente molto esposto e panoramico, fino a un primo tratto verticale; si scende lungo una rampa terrosa inclinata, si aggira uno spigolo e si raggiunge un ampio spiazzo erboso per una pausa. Si prosegue su una cengia inclinata sotto un tetto roccioso, che fa perdere quota e sollecita le braccia obbligando a spingersi in fuori; la vista sulla parete nord del Teverone รจ magnifica. Dopo un tratto di cengia erbosa che diventa sentiero, la ferrata riprende con le stesse caratteristiche โ€” cenge e brevi traversi esposti, canalini attrezzati, balzi rocciosi โ€” fino a un balzo verticale non difficile e ricco di appigli; un’ultima cengia e un canalino franoso conducono alla sella erbosa del Monte Fagoreit (2094 m, 2h 15′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Il tratto attrezzato รจ medio-facile, sviluppato soprattutto su cenge erbose esposte con qualche canalino e balzo; ciรฒ che rende la via di grande impegno รจ il contesto, con 19 km, 1044 m di dislivello e 8 ore complessive in ambiente isolato. Difficoltร  complessiva Molto Difficile, intesa come impegno globale dell’itinerario.

    ⚠ L’impegno รจ nell’itinerario, non nella tecnica: ambiente selvaggio, lungo e senza vie di fuga rapide, con un rientro su sentieri poco segnati e a tratti instabili. Da affrontare con autonomia, buon allenamento e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente isolato d’alta quota (massimo 2094 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata molto lunga, circa 8 ore per 19 km: partenza presto e passo regolare.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si puรฒ salire al Monte Fagorat per il sentiero di cresta 936; il rientro vero e proprio segue verso sud il sentiero 932, che scende in una conca erbosa e pietrosa non sempre ben segnata e a tratti instabile, aggira il Col Fontana e passa a fianco di Casera Venal (1260 m), proseguendo poi lungo la vallata fino a ricongiungersi con l’avvicinamento e tornare a Plois.

    ▲Da abbinare

    Spostandosi nelle vicine Dolomiti Bellunesi si trova un itinerario di tutt’altro carattere, la Ferrata Berti alla Schiara.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoAlpago – Monte Teverone
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario1044 m
    • Quota max2094 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata Gianni Biasin al Passo Pertica

    La Ferrata Biasin al Passo Pertica, nelle Piccole Dolomiti, รจ breve ma intensa e atletica: si svolge in gran parte all’interno di una fessura-camino, fittamente attrezzata con cambre e staffe. Le difficoltร  tecniche sono contenute dall’abbondanza di infissi metallici, ma la loro disposizione richiede di sfruttare anche gli appigli naturali. Si abbina con facilitร  alle altre vie attrezzate del gruppo del Carega.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Revolto (1355 m), in alta Val d’Illasi: da sud si esce dall’A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno, la si oltrepassa tenendo la destra a un bivio e si sale a Giazza; di qui si prosegue sulla strada principale, superando un ampio tornante a sinistra, per circa 7 km fino al Rifugio Revolto (punto di partenza su Google Maps). Dal Revolto si sale al Rifugio Passo Pertica (1530 m) per la forestale che parte dalla sbarra (30′) o per il sentiero che taglia nel bosco (20′). A destra del rifugio si vede l’intera via, che corre lungo una fessura nella roccia; un sentierino conduce all’attacco (10′ dal rifugio, 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La fune parte a 3 metri da terra, a sinistra della targhetta commemorativa: i primi metri si arrampicano in libera (II grado) fino a raggiungere il cavo, che sale subito verticale dentro un lungo camino. I primi metri sono gradonati e spostano dal lato sinistro a quello destro del camino, dove inizia una lunga serie di cambre verticali; la parte iniziale รจ strapiombante e va salita senza indugiare per non affaticare le braccia. Usando due chiodi come appigli ci si sposta nuovamente a destra con una spaccata, superando un breve balzo verticale molto esposto con tre staffe, fino a uno stretto terrazzino. Si riprende a salire in verticale su ampie cambre, a destra di un sasso sporgente, poi sul lato sinistro della fessura in accentuata esposizione; un pinnacolo offre appoggio ai piedi e un chiodo interno un buon sostegno. La parte alta del camino spancia leggermente: conviene cercare appigli all’interno della fessura per non spingere troppo sul cavo. Si supera un tratto con due sassi incastrati che offrono appoggio, poi la fessura si stringe (attenzione agli zaini ingombranti) e piega gradualmente a destra; un secondo sasso incastrato richiede un po’ di agilitร . Con gli ultimi infissi si esce dalla gola in un passaggio aereo di pochi metri; si piega a destra fino al libro delle firme e, salendo un balzo a sinistra su roccette e balzi appoggiati, si raggiunge il termine delle attrezzature (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via breve (150 m di dislivello attrezzato) ma atletica, intensa e aerea, quasi interamente entro la fessura-camino. Difficoltร  complessiva Difficile. รˆ stata ammodernata con l’aggiunta di molte cambre, che hanno ridotto le difficoltร  rispetto al passato pur lasciandone intatto il carattere fisico.

    ⚠ Diversi tratti sono strapiombanti e sollecitano molto le braccia: salire con continuitร , senza fermarsi appesi al cavo. La fessura si restringe in piรน punti, ostica con zaini voluminosi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Media quota (massimo 1740 m) nelle Piccole Dolomiti: percorribile nella bella stagione, con roccia asciutta. Sviluppo breve, 1,5 km e 380 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 1h 30′.

    ▲Discesa

    Si seguono i segni rossi fino a un bivio: a sinistra il sentiero 108 porta verso il Rifugio Fraccaroli e l’eventuale salita al Carega; a destra si scende verso il Rifugio Pertica, direzione consigliata anche per chi voglia poi percorrere il Sentiero Attrezzato Pojesi o la Ferrata Campalani. Scendendo a destra si affrontano alcuni tratti attrezzati nella ripida discesa fino alla sterrata che unisce il Rifugio Pertica al Rifugio Scalorbi; si raggiunge il Rifugio Pertica (15′ dal termine della ferrata) e infine il Rifugio Revolto (30′ dal termine, 1h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona del Carega si combina bene con la Ferrata Campalani e con il Sentiero Attrezzato Pojesi, entrambi raggiungibili dal Rifugio Pertica.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti – Carega
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1740 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Cengia Gabriella aggira la parete sud del Monte Giralba, collegando il Bivacco Battaglione Cadore (a est) con il Rifugio Carducci (a ovest) nelle Dolomiti di Sesto. Tecnicamente รจ di media difficoltร , ma la lunghezza, il forte dislivello e la difficoltร  di un rientro rapido la rendono un itinerario impegnativo e molto fisico, da inserire in giri di piรน giorni e da abbinare ad altre ferrate.

    ▲Avvicinamento

    L’itinerario puรฒ essere percorso in entrambe le direzioni e il punto di partenza cambia di conseguenza. La relazione descrive il senso est→ovest. Partendo dal Rifugio Lunelli (raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, lungo Via Valgrande fino al suo termine โ€” punto di partenza su Google Maps) si percorre per intero la Ferrata Roghel, con salita al Rifugio Berti, raggiungimento della Forcella delle Guglie e discesa fino al bivio tra i sentieri 109 e 110 (3h 45′ dal parcheggio). In alternativa, per il senso ovest→est si raggiunge il Rifugio Carducci dall’albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina, salendo al Rifugio Comici, alla Forcella Giralba e scendendo al Carducci (3h 30′), lo stesso avvicinamento della Ferrata Severino Casara. Da segnalare che il sentiero che sale da Giralba รจ stato a lungo interdetto per frana.

    ▲Il percorso

    Dal ghiaione (dove a sinistra si scende al Bivacco Battaglione Cadore) si procede a mezzacosta in salita verso la parete nord-est del Monte Giralba. Le prime funi risalgono un tratto verticale ma ben gradonato โ€” l’unico salto verticale della prima parte; segue una sequenza di sali e scendi che porta a fianco di una cengia molto esposta, comunque larga a sufficienza. Si percorre la lunga cengia verso sud-sud-ovest alternando tratti attrezzati e tratti di sentiero non protetti ma comodi; dopo una rampa discendente attrezzata si comincia ad aggirare la parete sud per portarsi verso est. Si passa sotto un tetto roccioso esposto ma protetto e si sale piรน decisi verso un torrione, percorrendo un tratto di cengia aerea e adrenalinica, ottimamente attrezzata. Dove la cengia si interrompe, la fune sale in verticale verso destra su roccette e una rampa; con un traverso a sinistra e una diagonale si raggiunge una stretta cengia che aggira lo spigolo sud del Giralba presso una sella (2h dall’attacco, circa 6h dal parcheggio), affacciata sulla Val Giralba Alta, la Croda dei Toni e, in basso, il Rifugio Carducci. Dalla sella una cengia discendente in falsopiano porta a un tratto verticale protetto: si scendono balzi rocciosi alternati a brevi tratti orizzontali, ben gradonati, seguendo segni rossi e funi. Si raggiunge un intaglio nella roccia che immette in un ripido canalino, il punto piรน impegnativo dell’intera via: i primi metri sono ripidi e non protetti, mentre piรน in basso alcune corde alpinistiche sul versante sinistro aiutano a scendere in sicurezza (45′ dalla sella, 2h 45′ dall’attacco). Il sentiero scende poi su ghiaioni fino a incrociare il sentiero 103 che sale dalla Val Giralba; a destra in salita si raggiunge il Rifugio Carducci (45′ dal termine della ferrata, 3h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Difficoltร  tecnica media (Moderatamente Difficile), ma impegno fisico massimo: 200 m di dislivello di sola ferrata inseriti in una giornata da circa 1650 m di dislivello complessivo e 20 km. L’esposizione รจ quasi sempre ben protetta, salvo il canalino di discesa.

    ⚠ Il vero nodo della Cengia Gabriella รจ la logistica: difficilmente consente un rientro rapido all’auto. Va pianificata su due o piรน giorni, appoggiandosi ai rifugi e ai bivacchi della zona. Il canalino di discesa, ripido e in parte non protetto nei primi metri, richiede attenzione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2418 m) nelle Dolomiti di Sesto: stagione estiva, a innevamento esaurito. Indispensabili buon allenamento, autonomia e una pianificazione attenta dei rifugi d’appoggio.

    ▲Discesa

    Una volta al Rifugio Carducci il rientro va organizzato in base al punto di partenza. Un’opzione classica per tornare verso il Rifugio Lunelli รจ percorrere la Ferrata Strada degli Alpini con discesa al Passo della Sentinella e poi in Val Popera; sono possibili anche rientri diretti ai fondovalle (Val Fiscalina/Moso o Giralba), comunque lunghi.

    ▲Da abbinare

    Naturale l’abbinamento con la Ferrata Roghel (avvicinamento del senso est→ovest) e con la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni, oltre alla Ferrata Strada degli Alpini per chiudere giri di piรน giorni nelle Dolomiti di Sesto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1650 m
    • Quota max2418 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata Carlo Guzzella al Grappa

    Ferrata Carlo Guzzella al Grappa

    Vie Ferrate › Veneto › Treviso
    Ferrata Carlo Guzzella al Grappa
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Carlo Guzzella parte dalla Val San Liberale e risale i costoni delle pendici sud del Monte Grappa. È una via dalle due anime: facile e arrampicabile nella prima sezione, decisamente più impegnativa nella seconda, con un paio di passaggi atletici. L’avvicinamento è ripido e la bassa quota la rende estenuante d’estate.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val San Liberale, presso l’omonimo ristorante, raggiungibile da Crespano del Grappa (Treviso): lungo la SP26 da Romano d’Ezzelino, a Crespano si seguono le indicazioni a nord per la Val San Liberale fino all’ampio parcheggio del ristorante (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (600 m) si sale una stradina asfaltata fino a un bivio dove si tiene la sinistra per la Guzzella (a destra si va alla Ferrata Sass Brusai); si segue la forestale fino a un secondo bivio (680 m, 15′) dove si prende a destra il sentiero, ripido e faticoso, fino a incrociare il CAI 102 (1.000 m, 1h dal parcheggio). Seguendo verso nord le chiare indicazioni si sale ancora fino all’attacco (1.170 m, 1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Prima sezione (facile): si sale una parete appoggiata e molto appigliata, dove il cavo serve solo da autoassicurazione, fino a un tratto pianeggiante; una breve cengia e alcuni balzi chiudono la sezione. Seguono tratti di sentiero erboso alternati a balzi e roccette senza difficoltà particolari, due facili traversi diagonali a sinistra, un canalino gradonato e una bella parete verticale arrampicabile con appigli e staffe. Si esce in cresta e si raggiunge un balcone panoramico con una via di fuga a destra (verso la strada provinciale), che consente di scendere o di salire al Grappa evitando la seconda sezione. Seconda sezione (difficile): subito un impegnativo traverso su placca levigata verso sinistra che aggira uno spigolo strapiombante, atletico, da superare senza indugiare per non affaticare le braccia. Dopo un tratto di sentiero attrezzato si arriva al secondo passaggio duro: una parete di una ventina di metri con traverso diagonale a sinistra fino a una staffa, salita verticale e nuove staffe, poi parte superiore più arrampicabile. Si prosegue su tratti attrezzati verticali e una placca con buoni appigli; alcuni balzi e tratti attrezzati su fondo insidioso portano alla cima del Napon, dove terminano le attrezzature (1.550 m, 1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via nettamente divisa: prima parte molto arrampicabile e senza difficoltà tecniche, seconda parte con due passaggi impegnativi, di cui il primo traverso difficile anche fisicamente. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile (la seconda sezione, da sola, è da considerarsi difficile).

    ⚠ L’avvicinamento è ripido e faticoso e la bassa quota sconsiglia l’itinerario nei mesi più caldi. Una via di fuga al balcone panoramico permette di evitare la seconda sezione più impegnativa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (max 1.775 m, dislivello dell’itinerario circa 1.175 m): da preferire nelle mezze stagioni, evitando le giornate calde. Si raccomanda la visita al Sacrario del Monte Grappa lungo il giro.

    ▲Discesa

    La discesa più rapida intercetta, poco dopo le attrezzature, il sentiero che a destra riporta a San Liberale. Proseguendo invece verso la cima del Grappa si raggiunge la zona sacra con il grande Sacrario (30′ dal termine); il rientro avviene poi dal Rifugio Bassano sui segnavia 151 verso San Liberale, passando per Pian di Bala, fino al bivio dell’andata presso il parcheggio (circa 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Condivide la partenza con la Ferrata Sass Brusai (abbinabili percorrendone una in discesa). Vicine la breve Ferrata Santa Felicita e il lungo Sentiero degli Eroi. Nelle Piccole Dolomiti la Ferrata del Vajo Scuro, il Sentiero Pojesi, le Ferrate Viali ed Ezio Ferrari; in Val d’Astico la Ferrata delle Anguane e, verso le Dolomiti Feltrine, la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario1175 m
    • Quota max1775 m
    • Lunghezza12,5 Km
  • Ferrata Carlo Campalani al Carega

    Ferrata Carlo Campalani al Carega

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata Carlo Campalani al Carega
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Carlo Campalani risale il versante est del Carega, nelle Piccole Dolomiti. Pur breve, presenta singoli passaggi difficili ed è generalmente esposta, con una bella varietà di terreni: diedri, traversi e un caratteristico camino. È la più antica ferrata delle Piccole Dolomiti, inaugurata nel 1958.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Revolto (1.355 m), in fondo alla Val d’Illasi: da sud si esce dall’A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno e si prosegue verso Giazza, poi per circa 7 km lungo la strada fino al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal Revolto si raggiunge il Rifugio al Passo Pertica (1.530 m), per forestale o per sentiero nel bosco (20-30′). Dal passo si segue l’ampia forestale (sentiero 109) verso il Rifugio Scalorbi; a un bivio segnalato, prima dello Scalorbi, si tiene la sinistra sul sentiero 19, che sale a pendenza costante verso il Carega. A un nuovo bivio segnalato si tiene ancora la sinistra (indicazioni per la Ferrata Campalani) e, in salita più marcata tra i mughi, si raggiunge l’attacco sotto una parete giallastra (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’inizio è la sezione più impegnativa. Il passaggio chiave dei primi metri è stato facilitato nel 2019 con alcune cambre: ora si vincono i primi 5-6 metri con il cavo a sinistra di un diedro, che si risale fino a un terrazzino. Si aggira un esposto spigolo a destra cercando piccoli appigli per i piedi e si risale una fessura (dove la fune ha sostituito la vecchia catena), uscendo a sinistra attorno a una costola rocciosa; un tratto esposto e povero di appigli porta a un terrazzino per riprendere fiato. Si prosegue con un traverso orizzontale a destra che aggira uno spigolo e immette su una stretta cengia esposta; il cavo sale in diagonale (attenzione al fondo friabile). Dopo un breve traverso a destra, presso uno spigolo, la catena conduce a un esposto traverso diagonale che porta in un grande e ombroso camino: la catena sale verticale e poi si addentra nel camino, dove conviene cercare appigli su entrambi i lati tenendo via via il lato sinistro per evitare una sporgenza e uscire da un passaggio angusto. Seguono roccette in diagonale a destra, una breve fessura tra parete e sperone, e una nuova fessura impegnativa ed esposta che immette su un traverso orizzontale dove è posto il libro di vetta. Si risalgono altri balzi su roccia frastagliata (non sempre solida) e, dopo un breve passaggio aereo in discesa, si arriva sotto l’ultima parete a diedro: meno dura della prima sezione ma impegnativa nei primi metri, poi più appoggiata e appigliata. La catena piega a destra tra i mughi: si salgono gli ultimi balzi a sinistra e, dopo un breve traverso, si esce sull’ampio crinale (45′ dall’attacco, 2h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via che alterna tratti di media difficoltà ad almeno due passaggi più impegnativi (il traverso e il camino), mai però proibitivi. Roccia spesso ricca di appigli ma a tratti friabile; in larghi tratti attrezzata con catena. Ristrutturata nel 2018 e con attacco facilitato nel 2019. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Attenzione alla tipica nebbia che avvolge le Piccole Dolomiti nelle ore pomeridiane, soprattutto d’estate: può creare problemi sull’aerea cresta finale verso il Fraccaroli. Roccia friabile in alcuni punti: cautela negli appoggi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta montagna (quota max 2.259 m): stagione estiva con tempo stabile, possibilmente al mattino per evitare la nebbia pomeridiana. Cartografia consigliata: carta del Pasubio e Vallagarina oppure dei Monti Lessini di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si percorre la cresta aerea (non difficile) che in circa 20′ porta al Rifugio Fraccaroli (2.230 m) e in breve alla cima del Carega (2.259 m, 30′ dal termine della ferrata). Per il rientro tre opzioni: scendere al Rifugio Scalorbi (sentieri 157 e 192) e a ritroso all’auto (circa 5h 15′ totali); scendere direttamente sul sentiero 108 al Passo Pertica e all’auto (circa 4h 45′ totali); oppure dal 108 imboccare il Sentiero Attrezzato Pojesi fino al Passo Pertica (6h 45′ totali), prestando molta attenzione a non smuovere sassi sugli escursionisti sottostanti.

    ▲Da abbinare

    Nelle Piccole Dolomiti si abbinano più itinerari: in discesa il Sentiero Attrezzato Pojesi; dal Passo Pertica la breve e atletica Ferrata Biasin; verso il Monte Obante la Ferrata del Vajo Scuro; verso il Gramolon la Ferrata Viali. Verso il Pasubio la Ferrata del Vajo Stretto, il Sentiero Falcipieri e il Sentiero Baglioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata309 m
    • Dislivello itinerario937 m
    • Quota max2259 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin

    Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Cappellano Hosp risale la parete nord-est della Torre di Toblin, nel cuore delle Dolomiti di Sesto sopra il Rifugio Locatelli. È una via di moderata difficoltà, ben arrampicabile e mai eccessivamente esposta, spesso utilizzata come comoda discesa per chi sale la più impegnativa Ferrata delle Scalette.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Auronzo (2.320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue verso il Rifugio Lavaredo e la Forcella Lavaredo; si scende dalla forcella e si risale al Rifugio Locatelli (2.450 m, 1h 15′), quindi, seguendo verso nord i triangoli rossi, si raggiunge la base della Torre di Toblin. Qui due opzioni: salire per la Ferrata delle Scalette e scendere per la Hosp (consigliato) dirigendosi a nord-ovest, oppure salire e ridiscendere per la sola Hosp dirigendosi a nord-est all’attacco (1h 30′ complessiva dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’attacco è presso una postazione di guerra con feritoia. Si parte con un facile traverso a destra, poi un primo salto verticale di circa 6 metri; si piega a destra salendo prima su sentiero senza funi e poi su bei balzi rocciosi verticali ma ottimamente appigliati. Un breve tratto di sentiero, con una curva a sinistra, porta sotto il passaggio più fisico: uno spigolo esposto con buoni appigli, oltre il quale si risale una lunga serie di roccette su fondo detritico poco stabile. Si supera un salto più pronunciato e una cengia diagonale a destra, quindi una serie di balzi arrampicabili che spostano prima a sinistra poi a destra. Un lungo tratto ascendente verso sinistra porta alla cresta sommitale, anch’essa attrezzata, che si percorre verso destra fino alla croce di vetta della Torre di Toblin (2.617 m, 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via caratterizzata da facili balzi verticali e roccette, in molti tratti arrampicabile senza particolari difficoltà tecniche; adatta anche a chi ha relativamente poca esperienza. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Se usata come discesa (l’uso più comune, in combinata con la Ferrata delle Scalette), il senso di percorrenza in discesa risulta più impegnativo: procedere con attenzione. Attenzione al fondo detritico poco stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (max 2.617 m): stagione estiva con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa consigliata è a ritroso per la stessa Ferrata Hosp; scesi alla base si rientra a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Auronzo (4h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata delle Scalette, in anello con salita alla Torre di Toblin. Dal Rifugio Locatelli si può proseguire verso il Monte Paterno con la Ferrata Innerkofler-De Luca. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa e la Ferrata Merlone; verso Sesto la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa e la Ferrata Strada degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata115 m
    • Dislivello itinerario317 m
    • Quota max2617 m
    • Lunghezza10,9 Km
  • Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano

    Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano

    La Ferrata Capitano Bilgeri sale al Monte Piano, nelle Dolomiti di Sesto, in un ambiente carico di storia della Grande Guerra. È una via di difficoltà contenuta, mai atletica, inserita in un itinerario piuttosto lungo il cui avvicinamento colma un buon dislivello in poco tempo.

    ▲Avvicinamento

    Ci si porta sulla strada che collega Misurina con Dobbiaco. Salendo da Misurina si procede per circa 4 km e, dopo un marcato tornante a destra, si individua una traccia che sale nel bosco, parcheggiando in uno degli slarghi (circa 1.600 m; punto di partenza su Google Maps). Si segue la traccia ripida nel bosco tenendo sempre la sinistra verso il Rifugio Bosi al Monte Piana (2.205 m); dal rifugio la pendenza cala. Si evita il sentiero attrezzato che sale al Monte Piana (a sinistra) restando in falso piano verso il Museo all’Aperto della Grande Guerra; a un crocevia si prosegue dritti in direzione della ferrata (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal cartello giallo dell’attacco si sale in diagonale fino a un diedro dove alcuni pioli aiutano la progressione; si prosegue in leggera salita aggirando uno spigolo che porta su una comoda cengia. Dopo alcuni facili balzi rocciosi si raggiunge una panchina di legno per una sosta panoramica. Si riprende su una cengia a sinistra fino a un bel caminetto da risalire in spaccata — il passaggio più bello e impegnativo della via. Si sale un canalino e poi un secondo canalino stretto in spaccata, quindi un colatoio tenendo il lato destro fino a una forcellina; alcuni balzi rocciosi senza difficoltà portano sulla crestina e quindi al pianoro sommitale del Monte Piano (2.305 m, 1h dall’attacco, 3h totali), con magnifica vista sulle Tre Cime di Lavaredo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via semplice e mai atletica, su roccia ben arrampicabile e con molti infissi che aiutano anche in assenza di capacità tecniche; notevole l’interesse storico. Difficoltà complessiva: Facile.

    ⚠ Dopo la tempesta Vaja (2018) l’itinerario classico è diventato difficile da seguire prima e dopo il Rifugio Bosi: dal 2020 si consiglia la variante dal Lago di Landro (versante altoatesino), salendo dal versante nord del lago sui sentieri 6/102 e seguendo le indicazioni per il Monte Piano. In questo terreno, ricco di trincee e gallerie, i percorsi non sono sempre obbligati: muoversi con attenzione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (max 2.305 m): stagione estiva con terreno asciutto. Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal Monte Piano si segue verso sud il sentiero 6 (Alta Via 3) che, tra tratti attrezzati e trincee di guerra, scende a una forcella; si risale verso la vetta del Monte Piana (2.324 m) e si scende al Rifugio Bosi toccato all’andata, quindi a ritroso per la via di avvicinamento fino al parcheggio. In alternativa, sull’itinerario dal Lago di Landro, si scende seguendo i segnavia 6A tra gallerie e trincee verso ovest, con due opzioni di rientro al lago.

    ▲Da abbinare

    Nelle Dolomiti di Sesto: la Ferrata Innerkofler-De Luca al Monte Paterno, la Ferrata alla Torre Toblin e la Ferrata ai Costoni di Croda Rossa. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa e la Ferrata Merlone ai Cadini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Facile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario895 m
    • Quota max2305 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata del Camoscio al Palombino

    Ferrata del Camoscio al Palombino

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Camoscio al Palombino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Camoscio sale al Monte Palombino (2.589 m), bella vetta di confine tra Italia e Austria nelle Alpi Carniche. È un itinerario di media difficoltà, molto panoramico, con una ferrata su roccia ottimamente arrampicabile inserita in un lungo giro che copre un buon dislivello.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val Visdende (Belluno), presso il confine italo-austriaco. Da sud si risale il Cadore: a Santo Stefano di Cadore si seguono le indicazioni per Sappada e, dopo circa 7 km lungo il Piave, prima di una galleria, si svolta a sinistra su un ponte con indicazioni per la Val Visdende; al primo bivio si tiene la sinistra fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire in auto fino al secondo parcheggio al Bivio Ciadon, in Val di Londo. Dal parcheggio (circa 1.300 m) si segue la forestale 167 fino al Bivio Ciadon, poi a destra in salita sul CAI 170 (Strada delle Malghe); si raggiunge Malga Dignas (1.676 m), la si oltrepassa e a un bivio si lascia il 170 tenendo la sinistra verso la Forcella Dignas. Poco prima della forcella si svolta a sinistra sul CAI 172, che su prati e poi ghiaione porta all’attacco (2h 30′ dal parcheggio).

    Nota parcheggio: in Val Visdende le casse automatiche per il pagamento della sosta sono state installate di recente (nel 2024 circa 8 euro per l’intera giornata); quella del parcheggio di partenza non accetta pagamenti elettronici, quindi è necessario avere monete.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con una rampa diagonale attrezzata che porta dentro un canalino verso sinistra; risalito il canalino ci si sposta ancora a sinistra superando facili gradoni rocciosi arrampicabili e una scaletta in legno. La linea è logica e segue le debolezze della roccia: si aggira uno spigolo e, seguendo i numerosi segni bianco-rossi, si risalgono facili balzi su roccia molto appigliata, con continui spostamenti a destra e sinistra senza eccessive difficoltà. Dopo circa mezz’ora le attrezzature terminano; per la vetta si risale un tratto di sentiero con alcune facili roccette tra prati e sassaie fino alla cresta, dove corre il confine di Stato. Su entrambi i versanti c’è una croce di vetta — quella austriaca più grande e solida (1h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata molto arrampicabile, mai difficile, a tratti esposta. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ I tratti in cresta, sia in salita dopo la ferrata sia in discesa, sono privi di protezioni e richiedono attenzione e piede fermo. Da evitare con terreno bagnato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (vetta a 2.589 m, dislivello ferrata circa 400 m): stagione estiva con terreno asciutto. Cartografia consigliata: carta di Sappada.

    ▲Discesa

    Dalla croce del Palombino si scende a ritroso sul versante italiano per alcune decine di metri fino al sentiero CAI 142; si scende lungo i “Muri del Palombino” verso una forcella con palina segnavia (ancora visibili abbondanti trincee della Grande Guerra). Si segue verso sud la cresta fino a una biforcazione dove, a destra, il sentiero scende nella Valle del Palombino lungo la “Traversata Carnica” e riconduce a Malga Dignas; di lì a ritroso fino al parcheggio (6h totali).

    ▲Da abbinare

    L’itinerario più vicino e facilmente abbinabile è il Sentiero Attrezzato d’Ambros alla Cresta di Pitturina. La zona è ricca di vie attrezzate: la Ferrata al Chiadenis, la Ferrata Sartor al Peralba, l’impegnativa Ferrata al Coglians; per itinerari più facili il Sentiero Cuestalta e il Sentiero Olivato.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Quota max2589 m
  • Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos

    Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos è una via recente e ottimamente attrezzata, di media difficoltà, che risale la parete occidentale della piramide del Col dei Bos (2.559 m), incastonato tra Tofane e Lagazuoi. La linea è logica ed elegante, in gran parte verticale ed esposta ma quasi sempre arrampicabile, su un monte ricco di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Ristorante Strobel sul versante veneto del Passo Falzarego, raggiungibile da San Cassiano o da Cortina d’Ampezzo; dal passo si scende verso Cortina per circa un chilometro fino al ristorante, con ampio parcheggio sotto il Col dei Bos (punto di partenza su Google Maps). Dal ristorante (2.060 m) si sale su sentiero CAI non numerato con indicazioni per la ferrata; superato un ponticello di legno sul Rio Lagazuoi si sale deciso fino a un’ampia mulattiera (2.170 m, 20′), dove si tiene la destra passando accanto a edifici diroccati della Grande Guerra. A un bivio segnato si lascia la mulattiera puntando a nord-est su esile traccia verso il Col dei Bos — attenzione a non imboccare il sentiero a zigzag verso nord, che è il rientro — fino all’attacco (2.200 m, 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è caratterizzata da due fessure verticali, i passaggi più impegnativi della via. Si sale la prima fessura per circa 6 metri su buoni appigli naturali, poi un breve traverso a destra (facile spaccata) porta sotto la seconda fessura, che assume forma di diedro: questo passaggio di 10-12 metri è il più duro, con i primi 3 metri lisci e poveri di appigli che richiedono trazione fino a una staffa. Si prosegue su roccette e una cengia a sinistra fino a un esposto spigolo, da affrontare in spaccata e in diagonale per aggirare un tetto, con una staffa un po’ distante dal cavo (attenzione alla lunghezza della longe) e una seconda staffa più comoda. La via cambia poi inclinazione: roccette, un aereo traverso orizzontale ben appigliato, spigoli da salire e scendere, brevi tratti di sentiero attrezzato che collegano le pareti. Si superano altri balzi verticali ben appigliati, traversi diagonali e cenge di trasferimento fino a una sella detritica, dove si staccano due vie di fuga (in discesa e a mezzacosta verso il sentiero di rientro). Proseguendo in salita sugli ometti si affronta l’ultima parete, ricca di passaggi: traversi diagonali, un tratto verticale esposto e una fessura finale molto arrampicabile e ben appigliata che porta al piano sommitale del Col dei Bos, con la spartana croce di legno (2.559 m, 2h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via verticale e impegnativa ma mai eccessivamente difficile, esposta per gran parte dello sviluppo e arrampicabile nella maggioranza dei passaggi. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Il diedro liscio della prima sezione richiede trazione: studiarlo prima di affrontarlo. Sullo spigolo iniziale una staffa è distante dal cavo e può non essere raggiungibile con una longe corta. Diverse vie di fuga consentono di interrompere la salita dalla sella detritica.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente dolomitico d’alta quota: stagione estiva con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla cima si segue l’evidente traccia verso nord-ovest, scendendo un canalone dal fondo a tratti scivoloso fino a tornare al bivio presso l’attacco (45′ dal termine); di lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino al parcheggio (20′, circa 3h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Il Passo Falzarego è un paradiso di vie ferrate: nei pressi il Sentiero dei Kaiserjäger al Piccolo Lagazuoi, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata Averau e la Ra Gusela. Scendendo verso Cortina, le ferrate alle Tofane: la Aglio, la Ra Bujela e la Ra Pegna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti d'Ampezzo – Lagazuoi
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata323 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max2559 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Costantini alla Moiazza

    Ferrata Costantini alla Moiazza

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Costantini alla Moiazza

    La Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza Sud e’ una delle vie attrezzate piu’ lunghe e impegnative d’Italia, tanto da essere soprannominata la “Super-Ferrata”: oltre 1000 metri di sviluppo attrezzato e quasi 1300 di dislivello complessivo, fino ai 2878 m della Moiazza Sud. I passaggi tecnici, pur presenti, non sono i piu’ estremi del panorama dolomitico, ma la fatica, la lunghezza e l’ambiente isolato la riservano a escursionisti esperti e molto allenati. La classifichiamo Molto Difficile: tecnica da “difficile”, impegno fisico da “estremamente difficile”.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Duran (1605 m), in provincia di Belluno, che collega Dont in Val Zoldana con Agordo in Val Cordevole; si parcheggia nel piazzale antistante il Rifugio Tome’ al Passo Duran (punto di partenza su Google Maps). Dal passo si segue il sentiero 549 verso il Rifugio Bruto Carestiato (1834 m), lungo la maestosa parete del Sass de Duram, propaggine meridionale del gruppo della Moiazza: la salita e’ costante e mai eccessiva. Si ignora la deviazione (bollo rosso) che si stacca a destra per il percorso alpinistico della Cengia Letizia e si prosegue tra pini e mughi fino al rifugio (45′ dal passo). Dal Carestiato si individua a vista il vicino attacco, segnalato da un grosso quadrato rosso dipinto sulla parete: un breve sentiero di collegamento porta sotto la parete, accanto alla targhetta metallica dove inizia la ferrata (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione e’ una lunga traversata diagonale: nei primi 50 metri si percorre soprattutto un traverso verso sinistra con pochi e piccoli appigli, salendo in diagonale verso un diedro a 90 gradi da cui si esce in forte esposizione, per poi proseguire il traverso. Qui e’ fondamentale dosare le forze cercando ovunque possibile gli appoggi per i piedi, per non sovraccaricare le braccia in vista della lunga salita. Si raggiunge una strettissima cengia molto esposta che porta ancora a sinistra, poi si alternano brevi placche appoggiate, facili balzi verticali e cenge fino a un tratto di roccette senza difficolta’. Sempre verso sinistra, segnalato da una parete giallastra e da un bollo rosso, si arriva al traverso considerato il passaggio chiave: sale in diagonale a sinistra su una placca unta, ma con appigli per i piedi che ne riducono molto la difficolta’; lo si completa in breve e si trovano due pioli per una sosta (1h15′ dall’attacco). La via cambia carattere e si fa decisamente verticale, con staffe e pioli lungo una parete liscia per circa 60 metri: molto esposti i primi 20, poi si piega a destra su roccia piu’ gradonata; ancora verticale, un breve salto per attraversare una stretta gola e alcune roccette portano a un tratto di sentiero fino alla Pala del Belia (2295 m, 1h45′ dall’attacco, targhetta metallica). Si attacca poi un traverso a sinistra e una paretina esposta con discreti appigli, quindi ci si porta in un canalone chiuso tra pareti verticali, dove si sale una lunga serie di roccette appoggiate con la fune sul lato debole; un passaggio verticale piu’ impegnativo di 6-8 metri e’ facilitato da un paio di pioli. Si percorre poi una cengia non protetta verso destra, una paretina verticale ben appigliata e una placca, una prima cengia e alcuni balzi, una seconda cengia esposta e infine un camino non particolarmente difficile che porta a Cima Cattedrale (2557 m, 2h30′ dall’attacco). Seguendo la freccia rossa a sinistra si sale un balzo e, su sentiero, si imbocca il proseguimento verso la cresta: una serie di cenge inclinate e brevi balzi, con un salto di 6 metri su roccia levigata, e una paretina di 15 metri portano sulla Cresta delle Masenade, con la vetta della Moiazza Sud davanti (3h dall’attacco). Lungo la cresta si alternano tratti facili e impegnativi, tra cui un passaggio in discesa attrezzata che conduce alla Forcella delle Masenade (2650 m): qui serve massima attenzione, anche a un paio di passaggi non protetti poco sotto il filo. Alla forcella (targhetta metallica) una deviazione a destra porta al Bivacco Grisetti e, in ripida discesa, al paese di Chiesa. Dopo la forcella la via diventa meno esposta: si lascia il filo di cresta e si tagliano a mezzacosta lunghe placche inclinate verso le pendici della Moiazza Sud, fino a una cengia in leggera discesa che introduce l’ultima sezione verticale (4h dall’attacco). Il cavo vira bruscamente in verticale lungo pareti nero-giallastre: un balzo verticale, alcuni gradoni in diagonale a destra e un canalino gradonato portano, dopo passaggi non difficili, al termine delle attrezzature. Si seguono i bolli rossi su un piano inclinato verso sinistra fino a un nuovo filo di cresta; al termine del ghiaione un bivio offre la scelta tra salire in vetta (a destra) o aggirarla lungo la Cengia Angelini (a sinistra). Salendo in vetta si affronta il tratto piu’ impegnativo, da valutare con lucidita’ vista la stanchezza accumulata: un traverso diagonale a destra su roccia povera di appigli porta sull’esposta cresta, poi sul versante sinistro si superano due passaggi aerei su pareti lisce; finite momentaneamente le attrezzature si percorre una cengia molto esposta con precipizio a sinistra, fino a ritrovare il cavo su placca. Terminata la placca, un sentiero a bolli rossi conduce all’anticima; gli ultimi metri verso la cima non sono banali: si scende qualche metro lungo la cresta che collega anticima e cima e si risale fino alla Cima Moiazza Sud (2878 m, 6h dall’attacco, 7h totali), segnalata da ometti, con panorama a 360 gradi su Pale di San Martino, Civetta e Dolomiti Bellunesi. Sotto si scorge gia’ il Bivacco Ghedini, prossima meta della discesa.

    ▲Carattere e difficolta’

    Aperta nel 1974, due anni dopo la morte di Gianni Costantini, membro del CAI Agordino, la Costantini segue una logica quasi perfetta e regala enorme soddisfazione. Non lascia tregua: e’ lunghissima, fisicamente e psicologicamente esigente, e va affrontata solo da chi ha gia’ molta esperienza di ferrate e di alta montagna. Esistono due vie di fuga (verso il Bivacco Grisetti dalla Forcella delle Masenade), ma l’ambiente e’ austero e isolato e le conseguenze di un temporale lungo la via possono essere gravi.

    ⚠ Partire presto e percorrerla solo con tempo stabile: con questa lunghezza non bisogna temporeggiare e occorre rientrare con la luce. In un paio di punti, su tratti non protetti, si possono trovare nevai anche in stagione inoltrata, che obbligano a deviazioni non semplici o all’uso di ramponi e piccozza. Massima attenzione ai tratti di cresta e di cengia non protetti, alle placchette in cresta e al traverso diagonale poco sotto la vetta, da ripercorrere anche in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuali ramponi e piccozza, abbigliamento da alta montagna e abbondante scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 11 ore. Indispensabili buon allenamento, partenza all’alba e meteo stabile; verificare le condizioni dei nevai presso i rifugi.

    ▲Discesa

    La discesa e’ lunga e in larga parte attrezzata. Dalla vetta si ripercorre a ritroso l’ultimo tratto di ferrata fino al bivio tra la via di salita e la Cengia Angelini, prestando attenzione ai punti gia’ segnalati (tratti in cresta e cengia non protetti, le placchette e il traverso diagonale). Dal bivio si seguono i bolli rossi a sinistra verso la Cengia Angelini (2784 m, 30′ dalla vetta): oltre un cartello la fune riprende per pochi metri, poi inizia un’ampia cengia, in genere non protetta, che aggira il versante ovest della Moiazza Sud (attenzione a eventuali residui di neve). La cengia si restringe ma torna attrezzata, aggira alcuni spigoli e perde quota senza difficolta’ in direzione del Bivacco Ghedini (2600 m), sotto la Forcella delle Nevere, raggiunto scendendo le ultime decine di metri su ghiaione instabile (1h dal bivio, 1h30′ dalla vetta). Dal bivacco si scende qualche metro con la fune, si risale a destra e poi si imbocca la discesa definitiva a valle, con passaggi impegnativi alternati a tratti di sentiero e brevi balzi, un paio di passaggi attrezzati non banali e alcune placche lisce, fino a incrociare il sentiero CAI 554 tra alberi e mughi, dove terminano difficolta’ e attrezzature (1h30′ dal bivacco, 3h dalla vetta, 9h dall’attacco, 10h totali). Al bivio si tiene la sinistra sul comodo 554, che costeggia la base delle pareti appena salite e porta senza difficolta’ al Rifugio Bruto Carestiato (30′ dal bivio col 554), per poi tornare a ritroso al Passo Duran (30′ dal rifugio, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    La Costantini si sviluppa nel gruppo della Moiazza, a sud del Civetta, ben visibile dalla vetta. Nei dintorni ci sono altri itinerari impegnativi: le ferrate Tissi e Alleghesi al Civetta e la Fiamme Gialle alla Palazza Alta. Verso le Pale di San Martino si trovano la Ferrata dell’Orsa e la Ferrata Stella Alpina, mentre scendendo a sud verso la Schiara ci sono le ferrate Sperti, Zacchi, Piero Rossi e il Sentiero Attrezzato Marino Guardiano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:00 h
    • Durata ferrata9:00 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata1028 m
    • Dislivello itinerario1278 m
    • Altitudine massima2878 m
    • Lunghezza11 Km
    • Anno apertura1974
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