Regione: Veneto

  • Ferrata Ferrari al Gramolon

    Ferrata Ferrari al Gramolon

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Ferrari al Gramolon

    La Ferrata Ezio Ferrari al Gramolon è breve, atletica e impegnativa: si sviluppa quasi per intero su traversi diagonali in forte esposizione, lungo una placca levigata delle Piccole Dolomiti vicentine. È il naturale completamento di un'escursione che comprende prima la vicina Ferrata Viali e poi la salita alla vetta del Gramolon.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Bepi Bertagnoli (1225 m), dove termina la strada che risale la Val di Campodalbero, in provincia di Vicenza. Da sud si segue per Arzignano e poi in direzione Chiampo; risalendo la valle, dopo la località Valletta si presta attenzione alla svolta a destra per Campodalbero (prima indicazione per il rifugio) e si prosegue su strada via via più stretta, oltre Campodalbero, fino al parcheggio del rifugio (punto di partenza su Google Maps). La soluzione consigliata è percorrere prima la Ferrata Viali e poi, con un breve tratto di collegamento (10'), la Ferrari: in questo caso si calcolano circa 2h 30' dal parcheggio. Volendo invece raggiungere direttamente la Ferrari, dal rifugio si seguono i segnavia 211 verso est; si sale e poi si scende fino all'attacco della Ferrata Viali, che si ignora, proseguendo in salita costante. Si incontra una deviazione a destra (scorciatoia più ripida ma consigliata, che fa risparmiare circa 15') e si raggiunge il sentiero 202, che taglia a mezzacosta il Monte Gramolon. Si tiene la destra e si attraversa una galleria militare (non serve la torcia); usciti, in breve si arriva a un tornante con una panchina e le indicazioni del sentiero 211 per il Gramolon. Si sale ripidi tra rocce e mughi, su un percorso attrezzato in alcuni brevi tratti esposti, fino a una forcellina da cui si vede la parete della Ferrari; a un bivio segnalato si tiene la sinistra e, attenzione, si supera un singolo passaggio esposto aggirando un masso, raggiungendo infine l'attacco (1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata risale una placca levigata dotata di pochi appigli artificiali e di piccole rugosità naturali: è una salita atletica, con molti passaggi d'aderenza, e può essere utile percorrerla con scarpette d'arrampicata per migliorare il grip. Il primo passaggio sono una decina di metri verticali su roccia levigata, con alcune maniglie d'aiuto; il cavo inizia poi a piegare a destra a circa 45 gradi in un lungo traverso che aumenta gradualmente la pendenza, sempre con qualche maniglia, fino a uno spigolo. Aggirato lo spigolo si entra in un diedro che si percorre spostandosi con un traverso orizzontale dal suo lato sinistro a quello destro; sul lato destro si prosegue con elevata esposizione lungo un traverso diagonale levigato di una trentina di metri, fino a una brusca deviazione della fune verso sinistra. Si sale il balzo e si prosegue a sinistra in un nuovo traverso; al suo termine il cavo riprende in verticale con un singolo passaggio strapiombante, dove con un po' di forza e agilità si supera uno spanciamento della roccia. Si risale poi una placca verticale priva di appigli e si esce dalla parete su un ripido sentiero attrezzato a fondo terroso: pochi metri ancora e terminano le attrezzature (20' dall'attacco, circa 1h 40' dal parcheggio, circa 3h se si è percorsa anche la Viali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Ferrari è diversa dalle altre vie delle Piccole Dolomiti: corta, quasi interamente su traverso impegnativo e poco arrampicabile, tanto che sarà frequente l'uso estensivo della fune metallica per progredire.

    ⚠ Via breve ma fisicamente esigente, con traversi esposti su roccia levigata: se mantenesse questo impegno su sviluppo maggiore sarebbe da classificare «Molto Difficile». Da affrontare ben allenati. I sentieri della zona sono ben segnati, un aiuto in caso di nebbia, frequente nel pomeriggio sulle Piccole Dolomiti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Pasubio e Vallagarina di 4Land.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue sulla traccia che si innesta sul sentiero abbandonato in precedenza e si sale alla croce di vetta del Gramolon (1814 m, 20' dal termine della ferrata, circa 2h dal parcheggio). Per chiudere l'anello si rientra a ritroso fino all'innesto sul sentiero 202 (20'), poi si tiene la sinistra percorrendo a mezzacosta l'ampio sentiero di origine militare fino all'innesto del 207, che a destra scende al Rifugio Bertagnoli e quindi al parcheggio (1h dalla vetta, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata Viali, da percorrere prima. Restando nelle Piccole Dolomiti, in direzione del Carega si raggiungono la Ferrata del Vajo Scuro, la Ferrata Campalani al Carega e l'esposta Ferrata Biasin; in Val d'Astico si trovano invece gli Anelli delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario589 m
    • Quota max1814 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Bovero al Col Rosà

    Ferrata Bovero al Col Rosà

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Bovero al Col Rosà

    La Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà è breve ma tutt'altro che banale: una salita quasi sempre verticale e aerea, ricca di diedri, camini e traversi, che porta in poco più di un'ora sul panoramico pianoro sommitale del Col Rosà, sopra Cortina d'Ampezzo. Richiede buona preparazione fisica e assenza di vertigini; sono presenti anche brevi tratti di I grado non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso l'ingresso del Campeggio Olympia, a Fiames, a nord di Cortina d'Ampezzo: raggiunta Fiames si attraversa il ponte sul Torrente Boite, lo si oltrepassa, si svolta a destra e in breve si arriva al campeggio, dove si parcheggia all'esterno (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca l'ampia forestale con segnavia 417 che sale verso nord; raggiunto Pian de Ra Spines (1301 m, 25' dal parcheggio) si prende a sinistra il sentiero 408, che sale ripido e costante nel bosco fino al Passo Posporcora (1711 m, 1h 15' dal parcheggio). Si ignora il bivio a sinistra per il 409 e si prosegue sul 408 fino alla deviazione segnalata a destra per il 447, che con indicazioni per il Col Rosà e la Ferrata Bovero porta, dopo una salita ripida su gradoni, cenge e roccette, all'attacco a quota 1950 m (1h 45' totali). Conviene indossare l'imbrago su un terrazzino prima degli ultimi risalti; le attrezzature iniziano pochi minuti dopo la targa metallica.

    ▲Il percorso

    La prima sezione è quella vera e propria attrezzata, subito verticale ed esposta. Si attacca un diedro dagli appigli scarsi e, in alto, ci si incunea in uno stretto canalino che si supera tenendosi sul lato destro, fino a un terrazzino. Dopo un breve tratto di sentiero senza fune si risale agevolmente una placca inclinata e gradinata; da un nuovo terrazzino parte una parete verticale in corrispondenza di un diedro liscio, con qualche appoggio in più sul lato sinistro presso una fessura. Si prosegue in forte esposizione dove il cavo corre dentro una fessura angusta: si sosta su un terrazzino a destra e bisogna cercare gli appigli per alzarsi di un paio di metri, con il cavo sul lato destro del camino. Superato questo punto si sale in verticale su roccia ben gradinata fino a un altro diedro, con fune sul lato destro e buoni appigli a sinistra: con un paio di passaggi atletici in spaccata si supera quello che è probabilmente il tratto più impegnativo della via. Raggiunto un pulpito panoramico ci si sposta a destra su uno spigolo esposto, salendone una decina di metri in diagonale e poi dritti; il cavo piega quindi a destra dello spigolo in una fessura diagonale, da risalire con un passaggio tecnico e aereo cercando appigli su entrambi i lati. Seguono una parete frastagliata ma verticale presso una fessura, l'aggiramento a sinistra di uno spanciamento, un traverso esposto a sinistra attorno a uno spigolo e una nuova salita verticale, prima a sinistra fino a un balconcino e poi a destra su parete più appigliata. Sotto un tetto si affronta un passaggio impegnativo cercando appigli nell'ennesima fessura, quindi un'uscita in diagonale a sinistra, più facile, chiude la prima sezione e le attrezzature. Si percorre poi un tratto di collegamento tra mughi e roccette (I grado); sotto un tetto roccioso il cavo riprende per un balzo più marcato, poi si seguono il sentiero verso la croce di vetta e una serie di ampie staffe metalliche (prima a sinistra di un oscuro camino, poi a sinistra di un diedro). Un ultimo tratto senza protezioni su balzi gradinati entra in un canalino, dove altre staffe sul lato sinistro e alcune roccette di I grado conducono al pianoro sommitale del Col Rosà (2166 m, 1h dall'attacco, 2h 45' totali), con vista a 360 gradi sui gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Carattere e difficoltà

    La breve durata della parte attrezzata (circa 1h) non deve trarre in inganno: la salita è pressoché verticale e l'esposizione cresce in fretta. La roccia alterna tratti molto arrampicabili a punti levigati con pochi appigli stabili.

    ⚠ L'attrezzatura non è in ottimo stato: la chiodatura è rada, con distanze a volte eccessive tra i fittoni e quindi un possibile fattore di caduta elevato, e in un paio di punti la fune è lasca, cosa che su una via così verticale crea qualche difficoltà in più. Attenzione ai tratti di I grado non protetti e ad alcuni punti esposti anche al rientro. Itinerario privo di punti d'appoggio intermedi e di fonti d'acqua.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la stagione estiva, da affrontare con autonomia idrica (nessuna fonte lungo l'itinerario). Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Col Rosà si scende verso nord seguendo i segni CAI 447: si percorre l'evidente sentiero fino a un canalone detritico, lo si scende in parte e poi si taglia a mezzacosta in direzione di una caratteristica torre rocciosa, raggiunta la quale si scende ripidamente nel bosco fino a innestarsi sull'ampia forestale CAI 417 (1300 m, 1h 30' dalla vetta). Si tiene la destra e si rientra al parcheggio (30' dall'innesto, 2h dalla vetta, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    La Bovero sale sul versante occidentale della Valle del Boite; sul versante opposto, all'altezza di Fiames, sale la Ferrata Strobel a Punta Fiames. Sullo stesso Pomagagnon corre la Ferrata della Terza Cengia, mentre proseguendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata Dalaiti alle Cascate di Fanes e, sopra Cortina, l'impegnativa Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPomagagnon – Dolomiti d'Ampezzo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata216 m
    • Dislivello itinerario878 m
    • Quota max2166 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Eterna alla Marmolada

    Ferrata Eterna alla Marmolada

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Eterna alla Marmolada

    La Ferrata Eterna è dedicata alla Brigata Cadore e sale dal Passo Fedaia fino a Punta Serauta, sul versante orientale della Marmolada, con una progressione lunga e mai monotona che concatena tre sezioni dal carattere molto diverso. Si svolge in pieno ambiente di alta montagna e termina nella Zona Sacra del Serauta, presidio italiano della Prima Guerra Mondiale: è un itinerario riservato a chi ha gambe allenate e una solida esperienza di vie ferrate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) oppure da Malga Ciapela (Belluno); si lascia l'auto nei pressi del Rifugio Fedaia, sul lato veneto del Lago Fedaia (punto di partenza su Google Maps). Dal rifugio si seguono le indicazioni verso la pista da sci in direzione della Marmolada; poco dopo un cartello e un segno dipinto su un masso invitano ad abbandonare l'ampio sentiero per portarsi verso la cresta rocciosa su cui corre la prima parte della via. Si rimonta il ghiaione seguendo i bolli rossi e i segnavia bianco-rossi del CAI con pendenza costante fino all'attacco, a quota 2460 m (1h dal Passo Fedaia).

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre sezioni. Prima sezione: si attacca una parete affrontata in diagonale sfruttando buoni appoggi per gli scarponi, poi un traverso esposto verso sinistra aggira uno spigolo; di qui il cavo piega in diagonale a sinistra nel tratto più impegnativo, reso insidioso dalla roccia a tratti umida, alternando brevi salti verticali a traversi orizzontali e diagonali che caricano le braccia. Un terrazzino consente di rifiatare prima di una risalita verticale a zig-zag su roccia più appigliata, che chiude la sezione (30' dall'attacco, circa 1h 30' totali). Seconda sezione, la più faticosa: si rimonta il grande lastrone monolitico di Punta Serauta, dapprima su fondo ghiaioso e moderata pendenza, poi, superato un salto, su un'ampia placconata priva di difficoltà tecniche ma di dislivello crescente, fino a un balzo più marcato. Terza sezione, la più aerea: una breve cengia in leggera discesa verso destra porta a una forcella da cui si risale il versante opposto con un passaggio adrenalinico; seguono un traverso molto esposto e uno spigolo verticale che immettono in cresta. Si percorre quindi una lunga cresta aerea, con precipizi su entrambi i lati, che si allarga a tratti in comode cenge; una serie di sali-scendi tra brevi salti e traversi conduce in vista della stazione a monte degli impianti che salgono da Malga Ciapela. Prima di raggiungere il Rifugio Serauta si affrontano alcuni tratti in discesa impegnativi (camini, traversi, una ripida placca da scendere d'aderenza con l'aiuto dei fittoni, infine un camino attrezzato con staffe), poi una cengia conduce alla Zona Sacra del Serauta, dove si possono visitare vedette, gallerie, trincee e i resti dell'avamposto italiano, oltre al museo presso il rifugio. Qui termina la ferrata (3h 15' dall'attacco, circa 4h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'Eterna non presenta passaggi tecnici di livello estremo, ma la somma delle tre sezioni la rende molto esigente sul piano fisico e mentale: il primo tratto è il più tecnico, il secondo il più stancante per il dislivello sulla placca, il terzo il più esposto lungo la cresta. La stanchezza accumulata è il vero fattore critico.

    ⚠ Itinerario lungo e d'alta quota, privo di vie di fuga: percorrerlo solo in ottime condizioni fisiche e con meteo stabile. Anche il tratto di discesa interno alla via è sostenuto ed esposto e va affrontato con piede fermo.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la piena stagione estiva, in ambiente severo (quota massima 2951 m al Rifugio Serauta). Dal rifugio si può eventualmente salire al Monte Serauta (3069 m) per sentiero esposto e in parte attrezzato. Cartografia consigliata: carta della Val di Fassa di 4Land. Da evitare assolutamente in caso di meteo incerto, anche per la proverbiale nebbia della Marmolada.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Serauta verso il Passo Fedaia ci sono due opzioni. La più semplice: scendere a Malga Ciapela con gli impianti di risalita e da lì risalire al Passo Fedaia in autostop o con l'autobus (partenza di fronte alla stazione a valle). L'alternativa è la discesa sul Ghiacciaio della Marmolada, tenendosi sul versante sud-est verso le piste degli skilift: richiede ramponi e piccozza, attenzione ai crepacci (variabili di anno in anno) e alla nebbia, e comporta circa 1h 30' dal termine della ferrata (circa 6h totali).

    ⚠ Dal 2023 la discesa sul ghiacciaio risulta vietata per le condizioni del ghiacciaio stesso. Anche la vecchia Ferrata Pontura, che dal Rifugio Serauta scende a Malga Ciapela, è sconsigliata per lo stato fatiscente delle attrezzature.

    ▲Da abbinare

    Dallo stesso Passo Fedaia si può salire a Porta Vescovo per la Ferrata delle Trincee; scendendo verso Canazei si raggiunge il Colac per la Ferrata dei Finanzieri, mentre sul Gruppo Sella spicca la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul versante occidentale della Marmolada sale invece la Ferrata Ovest a Punta Penia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata462 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2951 m
    • Lunghezza7,6 Km
  • Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    La Ferrata del Vajo Scuro, con la nuova variante Lontelovare, è un lungo e vario itinerario nelle Piccole Dolomiti sopra Recoaro Terme. Mette insieme molti tratti attrezzati, alcuni impegnativi e strapiombanti, un avvicinamento ripido e un lungo saliscendi di cresta. Pur a quota contenuta offre passaggi notevoli e panorami magnifici, ma richiede buona forza, allenamento e attenzione all’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso il Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (1275 m), sopra Recoaro Terme: dal centro si seguono i cartelli marroni verso est, tenendo la sinistra in paese e risalendo fino alla località Parlati, poi la stretta strada a tornanti (7 km); ci si ferma circa 200 m prima del rifugio, all’ultimo tornante, dove a destra c’è un parcheggio con bacheca e palina CAI (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1250 m) si segue verso nord il sentiero 105 in falsopiano, si supera a sinistra il sentiero 113 (rientro) e si sale fino a un bivio (20′): si lascia a sinistra il Vajo di Pelagatta e si tiene a destra il 105, che rientra nel bosco. A un bivio segnalato si tiene la sinistra (105, indicazioni Vajo Scuro) e si sale deciso, con brevi tratti attrezzati, alla Selletta Poe (1515 m, 1h dal parcheggio), riconoscibile dai due pinnacoli a sinistra. Si prosegue verso nord sotto le pareti fino alla prima fune metallica presso il Vajo di Lovaraste (1550 m, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è in discesa, fino alla base del Vajo di Lovaraste: si scende in diagonale, poi un tratto verticale con staffe e pioli, una cengia a sinistra che si restringe e un salto verticale di 8-10 metri (staffe e maniglie nella parte bassa); si scende quindi lungo il vajo, sul lato destro dove ci sono infissi, fino a esaurire le attrezzature. Usciti sul versante opposto, a un bivio (15′ dall’attacco) si presenta la scelta: salire la variante difficile ‘Lontelovare’ oppure proseguire sul sentiero verso il Vajo di Lazocli e l’attacco originale della Ferrata del Vajo Scuro. A causa di una frana questo secondo percorso non è al momento praticabile, per cui è necessario salire la variante Lontelovare. La variante attacca in diagonale su balzi misto roccia e terra, taglia la parete su facili roccette e raggiunge una bella parete verticale: la parte iniziale è attrezzata con maniglie, la parte alta offre più appigli naturali; segue un traverso a destra con appigli via via minori, poi il cavo riparte verticale su una parete impegnativa con passaggi leggermente strapiombanti (le maggiori difficoltà fin qui). Una stretta cengia a destra, alcuni balzi esposti su terra e un diedro di circa 6 metri con infissi portano a una nuova cengia a destra e a una parete gradonata (fondo terroso scivoloso). Si risale poi una parete verticale di 35-40 metri, simile alla precedente ma più impegnativa e con più passaggi in leggero strapiombo, sempre con abbondanti maniglie, fino a uno stretto balconcino; si continua su roccia più gradonata ma esposta e si esce su un tratto di sentiero tra i mughi. Una cengia a destra porta presso il Torrione Recoaro dove, tenendo la destra, si entra nel Vajo Scuro e inizia la ferrata originale (1645 m, 1h dall’attacco del Vajo di Lovaraste). Questa si sviluppa dentro una stretta gola: si risale il fondo con la fune fino ai primi infissi, poi il cavo sale verticale con un passaggio in leggero strapiombo verso una strettoia; addentrandosi nel budello verso sinistra si raggiunge il passaggio più iconico, dove si sale stretti tra le pareti fino a un buco da superare con un misto di agilità e forza (vietati zaini ingombranti). Si prosegue lungo la fessura tra massi incastrati, si esce su un balconcino e si risale una bella parete verticale per scavalcare un masso che ostruisce la via; poi la salita si fa più appoggiata e si esce dal Vajo Scuro su una forcella (1812 m, 40′ dall’attacco del Vajo Scuro). A sinistra una traccia taglia a mezzacosta il vallone detritico: si ignora un primo canalino e si sale il secondo verso un evidente masso incastrato, si rimonta un balzo di circa 4 metri con la fune, si passa sotto il masso e, sul versante opposto, si scende in diagonale aiutandosi con grossi massi incastrati fino a esaurire le difficoltà attrezzate (1h dall’attacco del Vajo Scuro). Si prosegue su sentiero verso la Forcella della Scala (1850 m), oltre l’intaglio dell’Orecchia del Diavolo e il masso della Porta dell’Inferno; a un bivio non segnalato ci si innesta sul sentiero 195 (a destra scende a Campogrosso) tenendo la sinistra in salita fino alla Forcella del Lovaraste (1919 m, da cui è facoltativa Punta Lovaraste). Si risale alla Cima Centrale del Fumante con tratti attrezzati esposti e si scende alla Forcella del Fumante (1905 m); si scende quindi verso il Rifugio Scalorbi innestandosi sul sentiero 109 fino al Passo di Pelegatta (1776 m, 3h 45′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario Molto Difficile per la somma dei passaggi (alcuni strapiombanti) e la lunghezza complessiva: non ci sono tratti tecnicamente proibitivi, ma i due passaggi verticali della variante Lontelovare sono molto atletici e richiedono forza e allenamento. Nel complesso è un’escursione molto appagante e panoramica.

    ⚠ Il giro classico al Vajo Scuro per il Vajo di Lazocli è interrotto da una frana: salire la variante Lontelovare (Molto Difficile). Attenzione anche alla frana al termine della via ferrata, da risalire con prudenza. La nebbia pomeridiana è frequente e la segnaletica del sentiero è datata e non ottimale, specie dopo il Vajo Scuro e nel rientro: partire la mattina presto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di mezza montagna per la stagione estiva (quota massima 2035 m), con punto d’appoggio al Rifugio Scalorbi. Cartografia: carta del Pasubio e Vallagarina (4Land).

    ▲Discesa

    Per il rientro due opzioni: scendere l’angusto Vajo Pelegatta (sconsigliato) oppure, consigliato, seguire l’ampio sentiero 182 verso sud fino al bivio dove si tiene la sinistra sul CAI 113 (‘Omo e Dona’), in discesa poi in risalita e infine in ripida discesa a tornanti tra i mughi, fino a reimmettersi sul sentiero dell’andata e tornare a destra al parcheggio (2h dal Rifugio Scalorbi, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    In zona, soprattutto verso il Carega: la Ferrata Campalani (verso il Rifugio Fraccaroli), la Ferrata Biasin e il Sentiero Pojesi (dal Rifugio Passo Pertica); verso il Gramolon, dal Rifugio Bertagnoli, la Ferrata Viali e la Ferrata Ferrari; da Pian delle Fugazze il Sentiero Baglioni; in Val d’Astico la recente Ferrata delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti (Carega)
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata3:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata264 m
    • Dislivello itinerario786 m
    • Quota max2035 m
    • Lunghezza9,5 Km
  • Ferrata dell’Orsa (Sentiero del Dottor)

    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell’Orsa, o Sentiero del Dottor, sale a Forcella dell’Orsa lungo la solitaria Val Angheraz, in un angolo poco battuto ma stupendo delle Pale di San Martino. Tecnicamente di media difficoltà ed esposta nella prima parte, è preceduta da un lungo avvicinamento e seguita da un rientro altrettanto lungo, con ulteriore dislivello in salita: serve allenamento e buon senso dell’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Col di Prà, frazione di Taibon Agordino (BL): dalla regionale Belluno–Cencenighe si entra a Taibon e si segue via Aldo Moro verso la Val San Lucano, risalendo la strada asfaltata fino alla Locanda Col dei Prà, dove si parcheggia (858 m) (punto di partenza su Google Maps). Alla biforcazione si tiene la sinistra e, prima su asfalto poi su sterrata (segnavia 767), ci si addentra nella Val Angheraz in salita moderata ma costante. Quando i segnavia escono dalla forestale a destra (1270 m, 1h 30′ dal parcheggio) inizia la parte più impegnativa: ci si addentra tra le pareti dell’Agner (a sinistra) e del Coston del Miel (a destra), si raggiunge il greto secco di un torrente e lo si risale verso la Croda Grande; in alto, attenzione a prendere a destra la traccia che porta sotto la parete della ferrata, con la Forcella dell’Orsa ben visibile al centro e una grande fenditura diagonale che taglia la parete verso destra. Si raggiunge l’attacco (1560 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata sale subito verticale seguendo la fessura verso destra, su roccia via via esposta ma non difficile, fino a una prima scaletta metallica; segue una parete più impegnativa con buona roccia, poi il cavo piega a sinistra lungo alcune fessure. Si raggiunge un trittico di scalette metalliche piuttosto datate che salgono sotto un tetto roccioso; si risale una nuova parete verticale e si percorre una cengia a destra, uscendo dall’ambiente ombroso su facili balzi tra mughi e prati che chiudono la prima sezione (30′ dall’attacco). Si risale poi un canalone in parte erboso in parte detritico verso destra fino a una cengia a sinistra, dove il cavo aiuta su alcuni balzi di modesta difficoltà fino a un canalone ghiaioso. Tenendo la destra si sale a un bivio mal segnalato: a sinistra, con chiari segni biancorossi, si prosegue per Forcella dell’Orsa (con un ultimo tratto di ferrata); a destra, con sbiaditi segni gialloverdi lungo un canalone erboso (tenersi al centro), si sale verso Forcella di Miel accorciando l’escursione di almeno un’ora. Seguendo l’opzione principale, a sinistra si imbocca un sentiero in parte esposto verso la forcella, si attraversa un ghiaione (a inizio stagione spesso innevato) e, spostandosi a sinistra del vallone, si raggiunge l’ultimo breve tratto attrezzato in un canalino detritico che porta alla Forcella dell’Orsa (2330 m, 2h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà, con qualche passaggio più sostenuto ed esposto nella prima sezione, inserita in un itinerario complessivamente lungo e remoto.

    ⚠ Dopo la prima parte di ferrata la segnaletica è scarsa: serve attenzione per individuare i segnavia, sia salendo a Forcella dell’Orsa sia imboccando il Sentiero Furlan verso Forcella di Miel. Il lungo rientro impone tempo stabile: in particolare la nebbia tra Passo Canali e Forcella di Miel può creare seri problemi di orientamento. Attenzione alla neve residua nei ghiaioni a inizio stagione.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2520 m), in zona poco frequentata dove è facile incontrare caprioli e fauna selvatica. Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Il nome ‘Sentiero del Dottor’ ricorda Giulio Vianello, presidente del CAI di Treviso (detto ‘il Dottor’), che nel 1925 individuò e attrezzò il collegamento tra la Val Canali e la Val di San Lucano attraverso la Forcella dell’Orsa e la Val Angheraz.

    ▲Discesa

    Da Forcella dell’Orsa si ignora a sinistra il sentiero 707 per il Rifugio Treviso e si tiene la destra, passando sotto il Colle Canali fino al Passo Canali (2460 m, 30′); si scende verso nord sul 707 in una conca e la si risale sul versante opposto seguendo il 705 fino alla Forcella di Miel (2520 m, 45′ dal Passo Canali, 1h 15′ dal termine della ferrata). Dalla forcella il 705 inizia la lunga discesa lungo il Vallone del Miel, ripida e a tornanti, fino a un bivio dove si tiene la destra (705) proseguendo fino a una forestale; tenendo la destra si raggiunge Col di Prà e il parcheggio (2h 30′ da Forcella di Miel, circa 4h dal termine della ferrata, circa 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Dalla zona si raggiungono la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali (Vallone del Coro) e, dal Rifugio Pradidali, la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e il Sentiero Gusella; in Val Canali il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Verso il Civetta la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata780 m
    • Dislivello itinerario1672 m
    • Quota max2520 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    La Ferrata delle Taccole è una via difficile e atletica del Monte Baldo che porta alla Vetta delle Buse. Breve e con dislivello contenuto, ma esigente: roccia molto solida ma liscia, pochi appigli naturali e molte staffe, talvolta distanti, che spesso obbligano a tirare il cavo. Richiede buone doti di arrampicata e tenuta fisica.

    ▲Avvicinamento

    L’attacco è raggiungibile per più itinerari, con o senza la funivia Prada–Costabella. Senza impianti si punta al Rifugio Telegrafo (2200 m): il CAI 657 (2h 30′), facile e senza tratti esposti, parte da uno spiazzo presso un tornante della provinciale tra Ferrara di Monte Baldo e San Valentino; il CAI 652 – Sentiero Bovi (1h 45′), più rapido ma con tratti ripidi ed esposti, parte da uno spiazzo a bordo strada (max 8 auto; strada chiusa d’inverno) (punto di partenza su Google Maps). Con la funivia a Costabella si segue il CAI 658 verso nord oltre il Rifugio Chierego fino alla Vetta delle Buse (2152 m) e si scende verso il Rifugio Telegrafino fino a una sella con la targa metallica (45′ dalla stazione a monte). Per il CAI 657 si sale a Punta Sascaga e si tiene a sinistra il 658 verso la Vetta delle Buse, arrivando alla sella prima della cima (3h dal parcheggio); per il 652 si raggiunge Punta Telegrafo, si scende al rifugio e si prosegue verso sud fino alla stessa sella (2h dal parcheggio). Dalla sella si scende verso ovest per un ripido e franoso canalino fino all’attacco (10′ dalla sella).

    ▲Il percorso

    Si parte dall’interno di un camino: i primi metri offrono buoni appigli, poi bisogna cercare con cura appoggi naturali oltre a maniglie e staffe. Il cavo corre sul lato sinistro, ma alcuni appoggi sono sul destro: conviene studiare bene la progressione. Salendo la fessura si stringe e l’esposizione cresce, fino a un terrazzino nella parte alta del camino; rimontati gli ultimi metri si esce su massi rocciosi (uno sporgente) e, per una cengia a destra, si arriva alla base di una lunga placca ripida. Qui il cavo segue una fessura che offre gli unici appigli naturali, mentre la placca compatta è liscia: si sale in forte esposizione aiutati da staffe e maniglie poste alternativamente a destra e a sinistra del cavo (tratto più duro per chi è di bassa statura per via della distanza tra le staffe). La parte alta della placca presenta il passaggio più complesso: la fessura si allarga, il cavo scorre a destra e si esce con un movimento atletico, sfruttando una staffa verticale posta sopra la testa. Pochi metri sopra il cavo vira a sinistra per un breve traverso e attacca un diedro con staffe su entrambi i lati, atletico ma protetto, con un breve tratto strapiombante, oltre il quale si piega a destra su un terrazzino dove conviene riposare. L’ultimo tratto inizia con una parete simile alle precedenti, con pochi appigli ma staffe; gradualmente ci si sposta dentro una fessura, talvolta umida, con un paio di punti spancianti dove serve far forza sul cavo. La fessura si stringe fino a spingere fuori (utile un passo in lolotte sfruttando una staffa a sinistra), poi restano gli ultimi metri di placca. Si esce su un sentiero terroso e, dopo alcuni balzi rocciosi, si raggiunge il libro di vetta dove termina la ferrata (45′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Molto Difficile, atletica e poco arrampicabile: la roccia è solidissima ma liscia, con appigli naturali quasi solo in spigoli e fessure. Le numerose staffe agevolano i tratti duri, ma alcune distanze obbligano a tirare il cavo. È una via che mette alla prova ed esposta, capace di appagare anche il ferratista esperto.

    ⚠ Attenzione al canalino di accesso, ripido e franoso, che spesso resta innevato anche a inizio stagione. Date la roccia liscia e l’impegno fisico, valutare bene le proprie capacità di arrampicata prima di partire.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2152 m); panorama notevole dalla cima, con il Lago di Garda in basso e le Prealpi bresciane e le Dolomiti all’orizzonte. Usando la funivia in salita l’itinerario e il dislivello si riducono molto, lasciando energie per un secondo attrezzato. Cartografia: carta del Monte Baldo (4Land).

    ▲Discesa

    Dal termine si scende per sentiero fino al CAI 658; a seconda dell’avvicinamento si va a sinistra verso il Rifugio Telegrafo o a destra verso la stazione a monte della funivia, ripercorrendo poi a ritroso l’itinerario di salita.

    ▲Da abbinare

    Se si è usata la funivia restano energie per il vicino Sentiero Attrezzato della Val Sorda, oppure per le ferrate del Garda: la facile Ferrata Rio Sallagoni, le panoramiche Ferrata a Cima Capi e Ferrata dell'Amicizia, o la più difficile Ferrata Mori. Per itinerari facili, i sentieri attrezzati Colodri e delle Cavre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMonte Baldo
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata164 m
    • Dislivello itinerario1030 m
    • Quota max2152 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    La Ferrata delle Scalette risale la parete nord-ovest della Torre di Toblin, nelle Dolomiti di Sesto, in uno degli scenari più celebri delle Dolomiti (Tre Cime, Croda dei Toni, Monte Paterno). È breve ed esposta, fatta in gran parte di scalette metalliche ma con tre passaggi che ne alzano sensibilmente il grado; si sale dalle Scalette e si scende dalla vicina Ferrata Cappellano Hosp, in un anello logico molto frequentato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio (7 km); Misurina è accessibile da Cortina/Auronzo (SR48, SP49) o da Dobbiaco (SS51, SP49) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue il sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30′) e quindi a Forcella Lavaredo (2454 m, 45′), dove si apre il panorama su Croda di Passaporto, Monte Paterno, Sasso di Sesto e Torre di Toblin. Si continua in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15′ dal parcheggio). Da qui si seguono i triangoli rossi verso nord, aggirando il Sasso di Sesto e restando sul lato sinistro della Torre di Toblin, oltre un vecchio rifugio della Grande Guerra, fino a una caratteristica croce metallica; le indicazioni rosse sulla roccia portano all’attacco (20′ dal Locatelli, circa 1h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    Alcune frecce rosse conducono su facili roccette, prima a sinistra poi a destra, fino a una targa in marmo che ricorda l’origine bellica della via. La ferrata parte verticale in un diedro ben appigliato, con il cavo a sinistra: passaggio impegnativo ma con buoni appoggi per i piedi. Si piega a destra entrando in una fessura ben gradinata, poi a sinistra in diagonale fino alla prima scaletta; seguono facili balzi e il primo tratto decisamente esposto, dove si sale uno spigolo presso una vecchia asse di legno e due scalette in piena esposizione. Una cengia verso destra sotto un tetto introduce al tratto centrale, il più caratteristico: si risale un lungo camino con varie scale (le prime due verticali, la terza obliqua che taglia il camino sul versante opposto). Si arriva al passaggio più impegnativo: per raggiungere la scala e il cavo sul lato sinistro del camino occorre procedere in spaccata, perché la parete sinistra, spesso umida, è priva di appoggi; lo sforzo è nei primi due passi, poi cercando con cura gli appoggi si guadagna la scaletta. Usciti dal camino, dopo alcune roccette a sinistra si percorre un esposto traverso con staffe per i piedi e si arriva all’ultimo camino, di nuovo ricco di scalette: due nella fessura, poi a sinistra in completa esposizione un’altra scala. Si sale infine l’esposto spigolo ben appigliato e, piegando a destra, un’ultima scaletta accanto a resti della Grande Guerra porta al piano sommitale con la Croce di Vetta della Torre di Toblin (2617 m, 45′ dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spesso considerata facile per via della brevità, in realtà merita il grado Difficile: pur essendo in larga parte costituita da scalette, presenta tre passaggi più severi (il diedro iniziale, il passaggio in spaccata nel camino, lo spigolo finale) e un’esposizione costante. Per il ferratista allenato i singoli tratti sono moderatamente difficili, ma nel complesso la via va affrontata con rispetto.

    ⚠ Itinerario molto frequentato in estate: per evitare ingorghi (e gli incroci pericolosi sulle scalette) conviene percorrerlo a inizio mattinata o nella seconda metà del pomeriggio. Si sale dalle Scalette e si scende dalla Hosp: non invertire il senso.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (vetta 2617 m). Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto (4Land). Cenni storici: durante la Prima Guerra Mondiale la Torre di Toblin era al confine tra Italia e Impero austro-ungarico; le truppe austriache vi piazzarono un mortaio per controllare il Sasso di Sesto e le linee italiane.

    ▲Discesa

    Dalla vetta entrambe le opzioni di discesa sono attrezzate, ma quella consigliata è scendere per la Ferrata Cappellano Hosp (30′ dalla vetta, 2h 45′ totali), tecnicamente più facile delle Scalette. Scesi a valle si riprende a ritroso il sentiero dell’avvicinamento fino al Rifugio Locatelli, a Forcella Lavaredo e quindi al Rifugio Auronzo (1h 45′ dalla vetta, 4h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è la Ferrata Cappellano Hosp in discesa; nelle vicinanze la Ferrata Innerkofler al Monte Paterno (anello dal Locatelli), la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni e, alla Croda Rossa di Sesto, la Ferrata dei Costoni e la Ferrata Zandonella. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa, la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano e la Ferrata Merlone ai Cadini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata115 m
    • Dislivello itinerario317 m
    • Quota max2617 m
    • Lunghezza10,9 Km
  • Ferrata della Memoria al Vajont

    Ferrata della Memoria al Vajont

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata della Memoria al Vajont

    La Ferrata della Memoria al Vajont è una via recente, ottimamente attrezzata e impegnativa, che sale verticale sulla gola del Vajont, teatro della tragedia del 1963. Molto aerea e atletica, richiede buon allenamento per l’elevato numero di passaggi verticali.

    ⚠ La via inizia attraversando due gallerie: sono obbligatori casco, kit da ferrata e una TORCIA. Itinerario molto esposto e fisico, da percorrere solo in buona forma e senza problemi con il vuoto.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è lungo la strada che collega Longarone (Belluno) con Erto (Pordenone): da Longarone, sulla SS 51, si seguono le indicazioni per Erto, si attraversa il Piave e si sale per tornanti; al sesto tornante una stradina scende a destra fino a un ampio spiazzo dove si parcheggia (punto di partenza su Google Maps). Dalla bacheca si segue il cartello a destra nel bosco fino a una prima galleria (circa 100 m): qui conviene indossare casco e kit e tenere pronta la torcia. Si percorre la galleria, si esce su una cengia a sinistra e si raggiunge una seconda, più breve galleria (circa 40 m), al termine della quale inizia ufficialmente la ferrata (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte con una cengia a sinistra (cavo come corrimano), inizialmente larga, che si assottiglia aggirando uno spigolo; superato un aereo traverso su solide cambre e un’altra cengia, si raggiunge una robusta scala metallica di una decina di metri dove inizia la ferrata vera e propria. Si piega a destra in forte esposizione e si sale una parete levigata e atletica, poco arrampicabile, dove cambre, staffe e maniglie aiutano molto; alcuni strappi verticali e stretti terrazzini portano a un terrazzino più ampio. Dopo roccette e tratti di collegamento si raggiunge un diedro: il cavo sale a sinistra su una parete liscia priva di appoggi salvo una staffa artificiale, il passaggio più impegnativo della via (breve, circa 4 metri, ma molto fisico). Si prosegue su cenge, placche levigate attrezzate con lunghe serie di cambre, traversi esposti e pareti verticali con abbondanti maniglie (attenzione al fondo a tratti instabile e sporco). L’ultima sezione, più appoggiata, è in larga parte arrampicabile; una lunga cengia a destra porta a una seconda scala che supera un tetto roccioso, oltre la quale gli ultimi metri chiudono la via (2h dall’attacco, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto verticale ed esposta (Molto Difficile): le opinioni si dividono tra chi la trova eccessivamente fisica (molti passaggi dove si traziona sul cavo o si progredisce su cambre senza toccare roccia) e chi la giudica adrenalinica e atletica. In entrambi i casi è un itinerario intenso, paragonabile per verticalità ad alcune ferrate recenti; le difficoltà calano nettamente nella seconda metà.

    ⚠ Le cenge corrono spesso parallele sopra tratti già percorsi: non smuovere sassi e detriti per chi segue. Lungo la via alcune targhe riportano altitudine e coordinate GPS in caso di chiamata ai soccorsi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario recente con attrezzatura in ottimo stato, dedicato alla tragedia del Vajont del 1963; da percorrere in buona forma fisica e con caschetto e torcia per le gallerie iniziali.

    ▲Discesa

    Si segue la traccia con segnavia 380 fino a un bivio: a sinistra per Casso, da cui si rientra al parcheggio (1h dal termine, 3h 15′ totali), oppure a destra verso la diga del Vajont, scendendo poi lungo la strada asfaltata e, al termine della seconda galleria, prendendo a sinistra il sentiero nel bosco fino all’auto (1h 15′ dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Verso il Civetta, in ordine di difficoltà, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza; vicino a Longarone le brevi Ferrata alla Parete dei Falchi e Ferrata della Val Gallina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoGola del Vajont
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata220 m
    • Dislivello itinerario220 m
    • Quota max800 m
    • Lunghezza4,7 Km
  • Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao

    Ferrata del Ghiacciaio dell'Antelao

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Ghiacciaio dell'Antelao

    La Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao sale alla Forcella del Ghiacciaio, che separa il Ghiacciaio Inferiore da quello Superiore dell’Antelao, il “Re delle Dolomiti”. Tecnicamente è di media difficoltà, ma si svolge in un ambiente d’alta montagna severo e in un itinerario molto lungo.

    ▲Avvicinamento

    Itinerario lungo da qualsiasi versante; la relazione parte dalla Capanna degli Alpini in Val d’Oten (1395 m), raggiungibile da Calalzo di Cadore seguendo le indicazioni per la Val d’Oten lungo una strada dissestata (consigliata jeep, oppure navetta da Praciadelan) (punto di partenza su Google Maps). Dalla Capanna degli Alpini si segue il comodo sentiero 255 verso il Rifugio Galassi, lungo la Val d’Oten, con un ultimo strappo ripido (1h 45′). Dal rifugio, dove si aprono la cima dell’Antelao e i due ghiacciai, si prende il sentiero 250 verso il Ghiacciaio Superiore, che resta a sinistra di pareti sempre più maestose su misto prati, pietraie e roccia levigata dai ghiacci; prima di raggiungere il Ghiacciaio Inferiore si taglia trasversalmente il vallone, portandosi sul versante opposto in direzione di una lunga placca inclinata dove sale la ferrata (1h 30′ dal Rifugio Galassi, 3h 15′ dalla Capanna degli Alpini).

    ▲Il percorso

    La via è semplice e logica: risale una placca diagonale di circa 200 metri con pendenza intorno ai 45 gradi fino alla forcella soprastante. Si parte con un tratto diagonale appoggiato seguito da un tratto orizzontale verso le propaggini sud-occidentali di Cima Cadin; la ferrata piega poi a destra e sale la placca alternando tratti lisci, roccette e canalini (uno più marcato, da affrontare in spaccata ma di difficoltà modeste grazie ad appigli e pioli metallici). La parte superiore, più verticale ma non difficile e comunque arrampicabile, porta alla Forcella del Ghiacciaio (2584 m, 45′ dall’attacco, 3h 45′ dalla Capanna degli Alpini), con magnifica vista sul Ghiacciaio Superiore e i laghetti di fusione.

    ▲Carattere e difficoltà

    In ferrata le difficoltà tecniche sono moderate, ma l’itinerario è classificato Molto Difficile per l’ambiente severo, la lunghezza e l’impegno fisico complessivo (difficoltà ambientali e impegno fisico 5/5).

    ⚠ Non farsi ingannare dalle modeste difficoltà della parte attrezzata: l’Antelao è una montagna severa che richiede buona esperienza. La discesa sul versante opposto presenta due passaggi impegnativi e difficili su roccia levigata, con tratti non protetti: indispensabile piede fermo. Ambiente glaciale con crepacci ben visibili.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di piena estate, da affrontare con meteo stabile, buona esperienza alpina e attrezzatura da ferrata. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla forcella si percorre un breve tratto di cresta esposta, poi si scende nel vallone opposto tenendo il ghiacciaio (con i suoi crepacci) sulla destra, lungo ghiaioni verso la Val Antelao, sotto la cresta che porta a Cima Cadin. Dopo i primi metri non protetti e un breve tratto attrezzato a corrimano, le difficoltà tecniche si esauriscono (dal 2021 la discesa è stata maggiormente attrezzata). Si prosegue lungo il ghiaione fino ai pascoli dell’Antelao e, restando sul 250, si prende il bivio per il Cason Antelao e Praciadelan lungo il CAI 258, tornando in valle (circa 3h dalla forcella, circa 7h totali dalla Capanna degli Alpini).

    ▲Da abbinare

    Unica via che sale l’Antelao; verso Cortina la Ferrata Vandelli al Sorapiss, a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore, scendendo la valle la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti – Antelao
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1538 m
    • Quota max2584 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata dei Caprioli – San Vito di Cadore

    Ferrata dei Caprioli - San Vito di Cadore

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dei Caprioli – San Vito di Cadore
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Caprioli sale le propaggini sud-occidentali del Gruppo dell’Antelao, sopra San Vito di Cadore (Belluno). È piuttosto breve (circa 1h 15′ di parte attrezzata) e si presta a una mezza giornata senza grandi pretese: salita piacevole, mai troppo esposta e senza tratti realmente difficili.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il parcheggio di fronte alla Baita Sun Bar, sopra San Vito di Cadore: presso la chiesa, sulla statale, si imbocca verso est la strada in salita (indicazioni per Baita Sun Bar) e si prosegue circa 1 km fino all’ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Si sale seguendo le indicazioni per il Rifugio Scotter e San Marco, con il segnavia specifico della Ferrata dei Caprioli oltre ai segni CAI; si segue la sterrata (segnavia 228), si attraversa un torrente e dopo circa 20′ si tiene la sinistra a un bivio, salendo ripidi nel bosco. Seguendo i cartelli si raggiunge uno spiazzo erboso e poi la parete rocciosa; spostandosi a sinistra si arriva all’attacco (circa 1h).

    ▲Il percorso

    Si sale una rampa e si piega a sinistra con un traverso, poi una zona facile dove fare attenzione al terreno fangoso e scivoloso; si prosegue su una serie di paretine alternando tratti verticali e traversi mai difficili. Un tratto più impegnativo con traverso a destra porta a doppiare uno spigolo, oltre il quale la via si fa più verticale su roccia compatta; gli ultimi metri di sentiero attrezzato chiudono la prima parte su un pulpito panoramico. La seconda parte riparte salendo un muretto di calcare grigio; con un traverso a sinistra ci si porta sotto una placca levigata attrezzata con cambre, poi una serie di balzi (attenzione al fondo sabbioso) e un tratto esposto con traverso orizzontale a destra. Si risale infine un bel diedro di roccia giallastra che in alto diventa canale e, dopo pochi facili metri, la via termina (circa 1h 15′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tipica ferrata di valle (Moderatamente Difficile): avvicinamento e rientro non lunghi, percorso breve e mai troppo esposto, con attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Essendo un tracciato recente, il fondo è ancora sporco di detriti e terriccio: attenzione ai passaggi fangosi e al fondo sabbioso sui balzi della seconda parte.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva di media quota; inaugurata nel giugno 2024 e dedicata all’associazione Caprioli di San Vito di Cadore. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine, con bella vista su San Vito e sulle pareti dell’Antelao, si segue il sentiero 225 fino al Rifugio San Marco; da qui il segnavia 228 porta al Rifugio Scotter e poi in discesa alla Baita Sun Bar, passando dal bivio dell’andata (circa 1h 30′ dal termine, circa 3h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, ma su itinerari più lunghi e impegnativi, la Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao e la Ferrata Vandelli al Sorapiss; verso Cortina la facile Ferrata dell’Averau e la Ferrata Strobel a Punta Fiames.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti – Gruppo dell'Antelao
    • Avvicinamento0:50 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario730 m
    • Quota max1.830 m
    • Lunghezza7,3 Km
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