Stato: Aperta

  • Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    La Ferrata Olivieri sale a Punta Anna nelle Tofane, sopra Cortina d'Ampezzo: bella e impegnativa, si svolge su ottima roccia con passaggi esposti molto arrampicabili e appaganti. Si parte dal Rifugio Pomedes lungo lo spigolo-cresta fino al Dos de Tofana.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Baita Pie Tofana (1675 m) sopra Cortina, da cui salire al Rifugio Pomedes (2303 m): comodo in seggiovia (via Rifugio Duca d'Aosta), oppure a piedi col sentiero 405 al Duca d'Aosta (2098 m) e poi per carrareccia al Pomedes (2h). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In alternativa, partendo dal Rifugio Dibona si raggiunge il Pomedes col sentiero 421 (45'). Dal Rifugio Pomedes, dietro la stazione di arrivo della seggiovia, le indicazioni portano su un ripido sentierino (prati poi ghiaione) verso una forcella dove si trova la targa d'attacco (2440 m, 30' dal Pomedes).

    ▲Il percorso

    Fin dall'attacco la via mostra il suo carattere: roccia verticale, poche staffe e attrezzature di sostegno ma ottima roccia. Si sale una prima parete di una ventina di metri, ben appigliata, che piega a destra in alto; segue un tratto in leggera discesa, un traverso con buoni appoggi per i piedi e roccette verso destra, poi una comoda cengia a sinistra. Si aggira uno spigolo e si sale un balzo verticale fino a un terrazzino con vista sulla Tofana di Rozes; su roccette facili si raggiunge una forcella dove le attrezzature si interrompono. Si attacca poi un esposto spigolo, arrampicabile e ben appigliato: nella prima parte si resta sul lato destro del filo guadagnando quota, con un paio di punti angusti dove sostare, fino a un balconcino panoramico su Averau e Nuvolau. Si sale una parete di 4 metri leggermente strapiombante con pochi appigli (necessario il cavo), quindi il tratto conclusivo dello spigolo, affilato e molto esposto, che piega a sinistra verso un evidente pulpito. Si traversa a sinistra (passaggio non banale) e si sale una parete dove la fune zigzaga, sempre molto esposti ma su roccia ben appigliata; un canalino con traverso a sinistra, roccette in diagonale e una parete verticale frastagliata portano oltre i 2700 m, dove il cavo termina su un punto panoramico affacciato su Cortina. Segue un tratto di sentiero in quota con alcuni passaggi attrezzati e un bivio da cui a sinistra si scende al Rifugio Giussani (opzione 3); tenendo la destra (segnavia rossi verso il Dos de Tofana) si supera una placca verticale levigata in aderenza e un breve diedro angusto, quindi una cengia che porta al Dos de Tofana (2850 m, 1h 30' dall'attacco, 2h dal Pomedes), dove la ferrata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata esposta e intensa, di media difficoltà; alcuni passaggi più impegnativi, sommati all'ambiente di alta montagna, la rendono difficile ma non proibitiva. Roccia molto buona, frastagliata e ben arrampicabile; cavo generalmente ben teso e d'aiuto. È intitolata a Giuseppe Olivieri, alpinista veneziano; costruita e inaugurata nel 1972 dalla guida alpina Luigi Ghedina.

    ⚠ Ambiente di alta montagna esposto: valutare meteo e condizioni. Diverse opzioni di rientro impongono di pianificare in anticipo dove lasciare l'auto (Baita Pie Tofana o Rifugio Dibona).
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, con roccia asciutta e meteo stabile. Quota fino a 2850 m.

    ▲Discesa

    Tre opzioni: (1) dal Dos de Tofana si scende verso il Rifugio Ra Vales fino a un bivio (2580 m), dove a destra si prende il Sentiero Attrezzato Olivieri che riporta al Rifugio Pomedes (2h 15' dal termine, 4h 30' dal Pomedes); (2) a sinistra del bivio, la Ferrata Aglio porta alla Tofana di Mezzo e alla stazione a monte della funivia, con cui scendere a Col Druscè e poi al parcheggio col sentiero 413 (3h dal termine, 5h 30' totali); (3) dal bivio per il Rifugio Giussani, prima dell'ultimo tratto, si scende per un sentiero a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile fino al Giussani e, col sentiero 403, al Rifugio Dibona (preferibile lasciare qui l'auto per questa opzione).

    ▲Da abbinare

    Spesso abbinata alla Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o al Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Pomedes si raggiungono anche le ferrate Ra Bujela e Ra Pegna. Verso il Passo Falzarego: Ferrata Tomaselli, Ferrata Fusetti al Sass de Stria e Ferrata al Col dei Bos; a sud la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata312 m
    • Dislivello itinerario514 m
    • Quota max2850 m
    • Lunghezza5,1 Km
  • Ferrata Olberg (Val di Vizze)

    Ferrata Olberg (Val di Vizze)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Olberg (Val di Vizze)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Olberg è la prima via ferrata della Val di Vizze, vicino a Vipiteno: un itinerario moderno di circa 2 ore che risale una bella parete di roccia nerastra incastonata nella verde valle. È di media difficoltà con alcuni punti più impegnativi e propone due varianti con tratti difficili (evitabili).

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la strada che collega Vipiteno a San Jacopo in Val di Vizze. Da Vipiteno si raggiunge Prati e si prosegue in valle per circa 5 minuti; si entra in una galleria e, uscendone, dopo circa 200 m a sinistra si scende su una sterrata fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si prosegue verso sud sulla vecchia strada fino a una rete paramassi, presso cui si trova l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'inizio è facile e appoggiato: una breve paretina, un tratto di sentiero e una seconda paretina conducono a una scaletta metallica; risalita, si prosegue (slegati) verso la parete dove inizia la ferrata vera e propria. Si salgono una serie di paretine cercando i punti più facili da arrampicare, intervallate da scalette, fino a un esposto traverso a destra, una paretina e una lunga scala. A circa metà via si incontra una via di fuga a sinistra (circa 40' dall'attacco). Nella seconda parte la difficoltà cresce, pur restando «moderatamente difficile» salvo le due varianti «difficili» (evitabili): a ciascun bivio si può scegliere l'opzione moderata (a sinistra o a destra a seconda del bivio) o la variante difficile, più atletica e con appoggi sfuggenti o leggeri strapiombi. Lungo il percorso un bivio porta al punto panoramico «Nicchia dei Camosci». Superata l'ultima lunga scala, il tracciato principale prosegue senza difficoltà sostanziali tra brevi salti e tratti orizzontali fino al termine della ferrata (circa 2h dall'attacco). Chi vuole percorrere il ponte sospeso (circa 20 m, stabile) non tolga l'imbraco: un bivio segnalato sul sentiero di discesa vi conduce (è comunque evitabile).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, attrezzature in ottimo stato e bei panorami sulla Val di Vizze. Le difficoltà maggiori sono concentrate nelle varianti, tutte aggirabili tramite il percorso principale.

    ⚠ Le varianti «difficili» sono più atletiche ed esposte: chi non se la sente le eviti scegliendo l'opzione moderata a ciascun bivio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Vista la quota e l'esposizione è generalmente percorribile anche nelle mezze stagioni.

    ▲Discesa

    Si segue il sentiero in discesa (eventualmente dopo il ponte sospeso) fino a riprendere il sentiero di avvicinamento, quindi a destra al parcheggio (2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze: la Ferrata delle Cascate di Stuller in Val Passiria; in Val Venosta la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, e la Ferrata Heini Holzer a Merano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi della Zillertal
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max1358 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    La Ferrata sulla parete nord del Coglians (in tedesco Hohe Warte), recentemente ristrutturata, è difficile e si svolge in un bellissimo e severo ambiente di alta montagna al confine tra Italia e Austria. Itinerario lungo, con oltre 2 ore di avvicinamento e rientro per sentiero attrezzato: ideale da dividere in due giornate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Tolazzi (1350 m), a Collina di Forni Avoltri (Udine), vicinissimo al confine austriaco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale per il Sentiero dei Cramars (segnavia 144) verso il Rifugio Lambertenghi Romanin (1955 m): forestale poi sentiero, ignorando la deviazione a destra per il Sentiero Spinotti (145), usata al rientro (1h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si sale al Passo Volaia (1974 m), confine di stato affacciato sul Lago Volaia; si scende leggermente e, tenendo la traccia a destra del lago, ci si immette sul sentiero 403 in salita verso est. Su pietraia si punta alla forcella del Valentintörl seguendo i segnavia austriaci «Weg der 26er» (427): attenzione al bivio poco segnalato, dove si taglia a destra verso una sella (2147 m) lasciando la forcella sulla sinistra. Si piega a sud (427-1, radi bolli blu) fino a una parete di una cinquantina di metri — non la ferrata vera e propria, ma il preludio — che si sale e si scende sul versante opposto, sul ghiaione (eventualmente innevato) sotto la parete nord. A un bivio segnalato si ignora la traccia a sinistra (nuova ferrata 427-2) e si raggiunge l'attacco, indicato da una freccia blu e una targhetta (2276 m, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è particolarmente impegnativa nei primi 150 metri: verticale, varia e atletica, con infissi presenti ma non eccessivi. L'attacco su alta parete con canalini dà subito il tono; si guadagnano i primi metri verticali piegando a sinistra in un canalino (utile un primo piolo in un passaggio strapiombante), poi si aggira a sinistra un primo tetto con traverso diagonale impegnativo fino a un terrazzino. La parete prosegue verticale fino a un secondo tetto, aggirato con un traverso orizzontale su pioli, molto aereo. Si entra in un canalino e si arriva al passaggio probabilmente più impegnativo: un terzo tetto aggirato con un lungo traverso a sinistra su placca levigata e spesso umida, in aderenza, con un paio di trazioni per uscirne. Si sale ancora verticali fino a un terrazzino, poi passaggi di media difficoltà e un ulteriore traverso simile ai precedenti, fino al termine momentaneo delle attrezzature e della prima difficile sezione. Su ghiaia si raggiunge la seconda parte attrezzata: roccette verticali ma gradonate e passaggi appoggiati arrampicabili (roccia meno levigata, più appigli, ma ghiaino da non smuovere), fino a un ultimo canalino esposto che porta alla cresta spartiacque e confine di stato (circa 2700 m, 2h dall'attacco). Si percorre la cresta, prima larga poi sul filo, con passaggi esposti ma non difficili, e una sezione finale gradonata e arrampicabile fino alla vetta del Coglians (2780 m, 3h dall'attacco, 5h 30' totali), con croce e campana.

    ▲Carattere e difficoltà

    Storica ferrata costruita nel 2000 dal 26° battaglione austriaco di Spittal (da cui «Weg der 26er»). Ambiente severo, prima sezione molto esposta. Fondamentale dosare le energie per arrivare lucidi ai passaggi chiave, che richiedono forte trazione sul cavo.

    ⚠ La prima sezione è difficile e almeno un paio di passaggi sono da considerarsi «Molto Difficili», soprattutto con roccia bagnata (frequente). Facile imbattersi in nevai nel canalone del Valentintörl e nel ghiaione sotto l'attacco. Oltre il confine si seguono i cartelli austriaci: ricordare i nomi locali (Weg der 26er, Hohe Warte).
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate con meteo stabile. Alta montagna di confine: valutare neve nei canaloni e condizioni della roccia. Consigliato spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Discesa

    Dalla campana di vetta si scende per la via normale (segnavia 143), su roccette ben segnate poi ghiaione, fino a un bivio (2330 m, circa 45' dalla vetta) dove si tiene la destra verso il Sentiero Attrezzato Spinotti (145). Lo Spinotti ha tratti attrezzati: un curioso tratto su placca con gradini di legno, una cengia e un camino che si scende su scala metallica e poi su fune lungo l'esposta parete esterna, fino a rientrare al Rifugio Lambertenghi Romanin (2h 30' dalla vetta). Si riprende il sentiero dell'avvicinamento fino al Rifugio Tolazzi (3h 30' dalla vetta, 9h totali).

    ▲Da abbinare

    Sulle Alpi Carniche: a est la Ferrata Chiadenis; più a sud la Ferrata 50 del Clap, la Ferrata Cassiopea e, verso Tolmezzo, la Ferrata Farina del Diavolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata530 m
    • Dislivello itinerario1430 m
    • Quota max2780 m
    • Lunghezza10,3 Km
  • Ferrata Norina al Monte Cimone

    Ferrata Norina al Monte Cimone

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Norina al Monte Cimone
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Norina sale al Monte Cimone dalla Val Dogna, nelle Alpi Giulie: un lungo itinerario che include un guado del torrente, un avvicinamento dapprima nel bosco e poi su tratti ripidi ed esposti, una ferrata di media difficoltà e la salita finale alla vetta passando dal Bivacco Del Torso. Escursione isolata, per esperti, lontana dalle folle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte in Val Dogna, raggiungibile dall'omonimo comune (Udine): attraversato il ponte a Dogna si prosegue circa 4 km fino a uno stretto spiazzo presso un tornante con palina CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si scende con il CAI 640 nel bosco (circa 100 m di dislivello) fino al letto del fiume: il vecchio ponte metallico è stato distrutto da una piena e oggi è necessario guadare il torrente (d'estate l'acqua arriva alle ginocchia). Sul versante opposto, sempre sul 640, si sale ripido nel bosco ignorando il bivio del 651 fino al Bivacco Cividale (1414 m, 2h 30' dall'auto). Si prosegue in falso piano (sentiero a tratti invaso dalla vegetazione), si ignora il bivio 655 e si segue una scritta su roccia verso la ferrata; attenzione a un paio di canaloni spesso innevati anche a stagione inoltrata. Su rocce e tratti esposti, alcuni attrezzati, si raggiunge l'attacco della Norina (1807 m, 4h 45' dal parcheggio, 2h 30' dal Bivacco Cividale).

    ▲Il percorso

    I primi tratti risalgono uno stretto canalino, seguiti da sentiero esposto e una stretta cengia attrezzata. Inizia poi la ferrata vera e propria, su balze rocciose molto arrampicabili che alternano passaggi di II grado a qualche singolo passaggio più impegnativo; il fondo è detritico, quindi serve attenzione. Si sale tra rocce rotte e colatoi attrezzati, in ambiente sempre più bello e austero, aggirando un esposto spigolo e alternando tratti facili a collegamenti, fino a un camino poco marcato con alcune staffe. Si raggiunge il passaggio più iconico: un cupo canalino chiuso da un masso, in cui ci si addentra per uscirne con un bel passaggio in spaccata, da cui lo sguardo si apre sul Monte Cimone e sul Bivacco Del Torso (2110 m, 1h 30' dall'attacco, circa 6h totali), raggiunto in pochi minuti in discesa. Da qui si può chiudere l'escursione oppure proseguire verso la vetta del Monte Cimone, al lato della cresta, in circa 45' dal bivacco (circa 7h totali), con un paio di passaggi su roccette (max I grado).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà ma inserita in un itinerario lungo e impegnativo. Storica: realizzata all'inizio degli anni '80 dal gruppo Rocciatori del CAI Cividale per collegare la Val Dogna alla Val Raccolana; è dedicata a Norina, madre di Ivano Baracchini, ideatore e capocantiere. Panorama splendido dal Cimone su Jof di Montasio e Canin.

    ⚠ Si percorre la via attrezzata e il guado anche in discesa: vista lunghezza e dislivello (oltre 1700 m, fino a 13h) si consiglia di spezzare in due giorni (Bivacco Cividale o Del Torso). A inizio stagione meglio ramponi e piccozza per canaloni innevati. Tratti di sentiero su fondo sdrucciolevole ed esposto: passo fermo ed esperienza necessari.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, quando il guado è agevole e i canaloni sono liberi dalla neve. Itinerario isolato: non raro incontrare animali allo stato brado.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Cimone si percorre a ritroso l'intero itinerario dell'andata, guado compreso (circa 6h dal Cimone, 13h totali). Spezzare in due giorni rende il rientro più sicuro.

    ▲Da abbinare

    In questo angolo di Alpi Giulie: la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart, l'impegnativa Ferrata Amalia al Jof di Montasio e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento4:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata310 m
    • Dislivello itinerario1739 m
    • Quota max2379 m
    • Lunghezza15,2 Km
  • Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)

    Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Nito Staich risale le pareti del Monte Tovo, sopra Oropa (Biella): aerea e impegnativa fisicamente, percorre molti tratti verticali aggirando spigoli esposti e pareti con leggeri strapiombi, senza però risultare mai eccessivamente difficile. Itinerario corto, ideale in mezza giornata, da concatenare con un'altra ferrata del biellese.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Oropa (Biella). Dal centro si prosegue verso Rosazza fino a un evidente tornante a fianco del quale sorge una costruzione religiosa diroccata; lì sale una sterrata e nei pressi del tornante si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si imbocca la sterrata poco dopo il tornante in direzione del Rifugio Rosazza; sull'ampio sentiero si giunge a una pietraia con i primi cartelli della ferrata, che si risale verso destra verso lo sperone roccioso seguendo segni rossi e cartelli fino all'attacco (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete che fa guadagnare subito quota lungo uno spigolo (tenendosi a sinistra); dopo un breve collegamento e un facile traverso si sale una seconda parete verticale più lunga, intravedendo sopra il pilastro della vecchia funivia. Per sentiero erboso e un paio di paretine appoggiate con staffe si raggiunge il primo pilone in cemento della vecchia funivia, che si risale in verticale con le staffe fino a un breve ponte delle scimmie (3 corde) che collega il pilone alla parete. Oltre il ponte si traversa a destra aggirando uno spigolo poco marcato fino a un pianoro erboso, quindi a un'imponente parete verticale: si attacca un diedro, se ne esce a destra superando un piccolo tetto strapiombante con infissi metallici, e si sale in verticale con esposizione crescente fino ad attraversare il diedro sul suo lato sinistro. Si raggiunge un terrazzo erboso (dove si stacca e riattacca poco sopra il moschettone), con vista sulla cupola del Santuario di Oropa; si attacca uno spigolo con leggero strapiombo verso sinistra, molto esposto, fino a un secondo breve ponte sospeso (3 corde). Si sale su cambre, poi un traverso a sinistra aggira in forte esposizione un tetto roccioso, ci si sposta a fianco della nuova funivia e si sale in verticale su ottime staffe fino al termine delle attrezzature (1h 20' dall'attacco, 1h 40' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spigolo roccioso aereo e vario; i molti infissi la rendono mediamente difficile (sarebbe ben più impegnativa senza). L'esposizione la fa da padrona su ampi tratti; attrezzatura ottima.

    ⚠ È esplicitamente vietato scendere la via ferrata. A circa 2/3 della salita è presente una via di fuga a sinistra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Progressione fisica: dosare le energie. La Provincia di Biella mette a disposizione mappe e tracce dei sentieri.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si imbocca il sentiero D32 (segni bianco-rossi) sul versante opposto; a un bivio si tiene la sinistra su un'ampia mulattiera fino alla pietraia dell'avvicinamento e, a ritroso, all'auto (30' dal termine, 2h 10' totali). In alternativa si può risalire alla stazione a monte della funivia (Rifugio Rosazza) e scendere con la funivia a Oropa, oppure salire per il sentiero 14 alla vetta del Monte Tovo (2230 m).

    ▲Da abbinare

    Altre ferrate del biellese: il Sentiero Attrezzato dell'Infernone, la Ferrata del Limbo e la Ferrata Ciao Miki.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:20 h
    • Itinerario (a/r)2:10 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max1600 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    La Ferrata del Nido dei Santa Croce è una via recente in Val Brembana (Bergamo) che sale la Corna Maria, presso San Pellegrino Terme. Nel complesso è facile — con la sola eccezione di una paretina «moderatamente difficile» — e regala passaggi interessanti e un bel ponte sospeso; è percorribile tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Santa Croce (San Pellegrino Terme). Si risale la Val Brembana fino a San Pellegrino; da sud si supera il paese e si esce a destra dove indicato «Dossena / San Pellegrino Terme», poi si segue per Antea e quindi a destra per Santa Croce, parcheggiando ad esempio nell'ampio spazio vicino alla chiesa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal paese sono ben visibili le due mete: a sinistra la Corna Maria, a destra la Corna Pedezzina. Si segue il sentiero CAI 561 verso la Corna Maria; al punto di congiunzione dell'anello si prosegue dritti verso il Monte Rabbioso, incontrando un paio di segnavia per la ferrata, fino a una sella con un capanno di caccia verde dove si svolta a sinistra; sulla destra il cartello d'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono sentiero attrezzato con un breve balzo roccioso e un tratto di collegamento. Si sale poi una bella parete verticale di calcare, ben frastagliata e dotata di cambre e maniglie: è il tratto «moderatamente difficile». Si prosegue in salita per una trentina di metri piegando a destra fino a un terrazzino terroso panoramico sulla Val Brembana; ci si sposta a sinistra e si sale uno spigolo ben gradonato, poi un facile traverso orizzontale a destra conduce a una scaletta metallica da percorrere in discesa. Sotto si vede il ponte sospeso, raggiunto dopo una quindicina di metri di disarrampicata facilitata dalle cambre (attenzione a un paio di passaggi in cui per individuare gli appoggi serve sporgersi). Si traversa a sinistra e si raggiunge il ponte sospeso (17 m), con assi di legno. Oltre il ponte si sale verso destra su passaggi di modesta difficoltà fino a un terrazzino, poi su risalti rocciosi arrampicabili fino al termine dei tratti verticali (le attrezzature fungono solo da corrimano). Si segue infine la traccia fino alla cima della Corna Maria (1057 m, circa 40' dall'attacco, circa 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato, adatta a principianti con un minimo di esperienza (in particolare per un paio di passaggi nella prima parte e per il tratto in discesa prima del ponte). Aperta al pubblico da inizio 2022; fa parte di un progetto più ampio che include la vicina Corna Pedezzina (completata nel 2023).

    ⚠ Essendo una via di costruzione recente, prestare attenzione al terreno e a eventuali detriti lungo il percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile quasi tutto l'anno, eventualmente evitando i mesi più caldi.

    ▲Discesa

    Dalla Corna Maria si segue il cavo che, verso est, scende e aggira la cima in direzione del Pizzo Rabbioso; si prosegue in cresta per circa 70 m fino a deviare a destra in discesa, raggiungendo il sentiero CAI 561. Si tiene la destra per tornare a Santa Croce (circa 2h totali); a sinistra si completa invece il giro ad anello. Lungo la discesa è possibile abbinare, seguendo la segnaletica, la vicina Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Da abbinare

    In zona: la Ferrata alla Corna Pedezzina, la difficile Ferrata del Monte Ocone in Valle Imagna, la Ferrata Maurizio all'Alben e, nelle Orobie, la Ferrata del Pizzo del Becco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Quota max1057 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    La Ferrata Ciardelli sul Bourcet è molto atletica e fortemente esposta: tratti verticali, un ponte sospeso, traversi e infine un'imponente bastionata impegnativa ed emozionante. Si raccomanda un buon allenamento prima di percorrerla.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Roreto, comune di Roure (Val Chisone, Torino), parcheggiando nella piazza del paese. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla piazza si segue la provinciale verso nord-est per circa 250 m, poi a sinistra un vicolo che conduce verso Bourcet; superato il ponte si arriva a una fontana in legno e si segue il sentiero di avvicinamento, ottimamente segnalato, che passa vicino alle falesie della zona e in breve porta all'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete verticale, con attrezzature dove necessario e comunque ben distanziate, che dà subito il tono atletico della via. In cima a questo tratto un traverso orizzontale verso destra porta al ponte tibetano (25 m) su tre corde, molto esposto e piuttosto ballerino. Oltre il ponte si risale una corta parete verticale senza staffe che immette in un singolare anfratto roccioso: qui termina la prima sezione, dopo una serie di passaggi belli e impegnativi, a tratti in strapiombo, con esposizione crescente. Si attraversa un boschetto e si raggiunge una cengia, di fronte all'ultima imponente parete: una placca verticale di circa 150 metri, la parte più difficile e impegnativa. Si sale sfruttando le staffe in un crescendo di sollecitazioni per braccia e schiena; le difficoltà tecniche non sono elevate, ma servono forza di braccia e assoluta assenza di vertigini per l'esposizione sempre maggiore. Terminata la bastionata, un breve collegamento porta in cima e conclude la ferrata (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica da non sottovalutare. L'attrezzatura di sostegno non è abbondante e abbastanza distanziata, cosa che può mettere in difficoltà chi è di bassa statura. È dedicata al capitano Nicola Ciardelli, morto nell'attentato di Nassiriya (2006); la via è stata inaugurata nel 2009.

    ⚠ Nel traverso e nell'ultima bastionata attenzione alla caduta di detriti dall'alto (alcune staffe risultano piegate). Il ponte è strutturato in modo non ottimale, con il cavo della longe esterno: in caso di caduta sarebbe difficile risalire sul ponte.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento richiesto per l'impegno fisico continuo.

    ▲Discesa

    Due opzioni: i bollini blu o quelli rossi (verso sinistra). Il sentiero blu è molto scivoloso e in alcuni tratti franoso, quindi massima attenzione; il sentiero rosso è una carrareccia che riporta al fondovalle (45' dal termine della ferrata, circa 3h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze la recente Ferrata Pra Catinat (circa 20' d'auto). Risalendo la valle, le ferrate di Claviere: la Ferrata del Bunker e la Ferrata della Batteria Bassa-Alta e Chaberton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario470 m
    • Quota max1278 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Nasego (Corna di Savallo)

    Ferrata Nasego (Corna di Savallo)

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Nasego (Corna di Savallo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Nasego si sviluppa su 5 sezioni ben distinte e di difficoltà media, con alcuni tratti più impegnativi. Mediamente esposta, alterna pareti, traversi, cenge e tratti di cresta; pur abbastanza lunga, offre molti punti dove rifiatare. La bassa quota la rende percorribile gran parte dell'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso l'abitato di Comero, vicino a Lodrino (Brescia). Superato Casto, sulla provinciale si nota a destra una strada che risale in senso inverso, con le indicazioni per il Rifugio Nasego e le Corna di Savallo già visibili sopra. La si risale fino a un bivio dove, seguendo il rifugio, si va a destra, si aggira una chiesa e si sale per una strada che si restringe e diventa sterrata in discrete condizioni, fino a uno spiazzo con tettoia dove parcheggiare. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono le indicazioni per la ferrata verso destra (est) in lieve salita; usciti dal bosco si costeggia la base della Corna di Savallo fino all'inizio delle attrezzature a sinistra (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in 5 tronconi. La prima sezione inizia su un tratto inclinato (cavo di equilibrio), poi una paretina coricata dove il cavo zigzaga e va scavalcato un paio di volte, quindi una parete più verticale su spigolo non marcato; si guadagna quota ed esposizione alternando destra e sinistra fino a una cengia e a un breve sentiero attrezzato, dove le attrezzature terminano. Per sentiero erboso si scende al secondo troncone: presso un canale roccioso si risale una parete verticale di 8-10 m con pioli, un breve strapiombo e una pianta sul lato opposto da scavalcare (passaggio non agevole per chi è basso di statura); sopra, il cavo prosegue verticale ed esposto, poi più appigliato, fino a roccette facili. La terza sezione attacca con un traverso diagonale a destra e poi in direzione opposta su pioli, un tratto di sentiero attrezzato, un traverso sotto un tetto poco marcato e facili balzi arrampicabili (attenzione alla roccia friabile). Il quarto troncone sale facili balzi, poi un traverso in leggero strapiombo che sollecita le braccia (meglio non temporeggiare), una breve fessura verticale e balzi gradonati più fisici ed esposti, fino a una forcella tra due torrioni: si rimonta quello di sinistra e si passa sul lato opposto, una stretta cengia terrosa aggira un canalino e una rampa inclinata richiede uno strappo fisico di un paio di metri in contropendenza, poi un facile traverso chiude la sezione. La quinta sezione percorre una cengia sotto un tetto: attenzione all'inizio, con un paio di pareti verticali a pochi appigli; si risalgono balzi e una cengia diagonale attrezzata e un ultimo tratto verticale fino alla croce di vetta della Corna di Savallo (1446 m, 3h dall'attacco, 3h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media; i passaggi più duri sono la parete con la pianta e il traverso strapiombante. Molti i punti dove riposare grazie alla suddivisione in tronconi.

    ⚠ La roccia è spesso friabile: in alcuni tratti è sconsigliato affidarsi alla sola roccia. I sentieri di collegamento possono essere scivolosi dopo le piogge. Nell'ultimo tratto, se si prosegue sulla cengia senza notare le attrezzature verticali, si arriva a una sella da cui un sentiero attrezzato di cresta porta comunque alla croce, ma saltando l'ultimo troncone di ferrata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno data la quota contenuta; evitare le giornate umide per i collegamenti scivolosi.

    ▲Discesa

    Dalla croce si prosegue dritti verso ovest seguendo la traccia, che scende con pendenza moderata fino a incrociare la via di fuga e, più in basso, il Rifugio Nasego (gestito da volontari). Dal rifugio si scende al parcheggio per uno dei percorsi possibili: a sinistra il più diretto e ripido, a destra il più dolce (45' dalla vetta, 4h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto, si concatena con le Ferrate di Casto, sul versante opposto della valle. Verso il Lago d'Idro: Ferrata Fregio, Ferrata delle Ginestre e Ferrata Crench.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max1436 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata di Montorfano

    Ferrata di Montorfano

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata di Montorfano
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Moderna e attrezzata in modo impeccabile, la Ferrata di Montorfano risale bastionate di gneiss verticale e poco arrampicabile, dunque ricche di infissi artificiali. È aerea ed esposta, con due ponti sospesi, ma i passaggi difficili sono limitati: nel complesso è breve e di impegno medio, percorribile gran parte dell'anno vista la modesta quota.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal comune di Mergozzo (Verbano-Cusio-Ossola), versante piemontese del Lago Maggiore. Da sud si percorre l'A26 fino a Gravellona Toce, uscita Verbania, poi a sinistra per Mergozzo; dopo un minuto d'auto, sulla sinistra, uno spiazzo con posto per 4-5 auto. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si prosegue circa 150 m verso Mergozzo fino a una stradina asfaltata che sale sul lato opposto: è la strada militare del Montorfano, che a tornanti nel bosco sale per circa 3 km passando accanto a una vecchia caserma abbandonata; le indicazioni in loco portano in breve all'attacco (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia nel bosco, accanto a una panchina dove indossare l'imbraco. Si attacca con un paio di gradoni e una paretina verticale molto staffata fino a un terrazzino panoramico sulla valle del Toce e sul Lago Maggiore. Si segue il filo dello spigolo risalendo un balzo leggermente strapiombante con ottime cambre, poi un tratto orizzontale di collegamento e un tratto non attrezzato. La via riparte verticale su una bella paretina, seguita da un facile traverso a sinistra; dopo un pulpito panoramico si attraversa un primo ponte sospeso molto stabile. Si esce verso destra su cambre per un facile ma esposto traverso che inizia a scendere, sempre esposto ma non difficile, fino al secondo e più lungo ponte sospeso, oltre il quale la ferrata termina (45' dall'attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via aerea con esposizione marcata ma difficoltà tecniche contenute. Attrezzatura impeccabile.

    ⚠ Su entrambi i ponti la corda superiore a cui collegare il set da ferrata è piuttosto alta: tenerlo presente se non si è di statura elevata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno, inverno compreso, data la bassa quota.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si prosegue su mulattiera militare fino a un incrocio segnalato (15'). Due opzioni: salire alla vetta del Montorfano (1h dal termine, circa 4h 30' totali) oppure scendere verso il parcheggio ripercorrendo a ritroso il sentiero di avvicinamento (1h 15' dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Sulla sponda piemontese del Lago Maggiore: la facile Ferrata Picasass e l'impegnativa Ferrata La Miccia; a nord la recente Ferrata Walserfall; a ovest la Ferrata della Falconera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrataca 250 m
    • Dislivello itinerarioca 550 m
    • Quota max794 m
    • Lunghezzaca 10 Km
  • Ferrata del Monte Sarrandone

    Ferrata del Monte Sarrandone

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Monte Sarrandone

    La Ferrata del Monte Sarrandone è breve e priva di difficoltà significative, poco sopra Castione della Presolana: un itinerario ideale come primo approccio alle ferrate, percorribile gran parte dell'anno. È probabilmente, insieme alla Madonnina del Coren, la ferrata più facile della provincia di Bergamo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Bratto-Dorga (Castione della Presolana). Venendo dalla valle si supera Bratto verso il Passo della Presolana; dopo un tornante, in salita sulla sinistra, un cartello segnala il termine della frazione e, pochi metri dopo, un viottolo asfaltato chiuso da una sbarra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si parcheggia poco prima del viottolo (un'auto) o circa 100 m oltre (3 auto). Si sale a piedi il viottolo, si ignora una prima traccia a sinistra e si prosegue fino a intercettare il sentiero CAI 28, che si prende a sinistra: in breve si raggiunge la placca calcarea dove inizia la ferrata, non segnalata (1260 m, circa 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La roccia è in buona parte calcarea e, verso la fine, dolomitica. La via si divide in due tronconi. Il primo sale su roccia a pendenza moderata, in appoggio, percorribile sia arrampicando sia tenendo il cavo; nonostante la vegetazione (erba, cespugli) non mancano appigli per mani e piedi, con qualche tratto più ripido ma semplice. Segue un tratto di collegamento in salita nel bosco fino alla seconda placca. Il secondo è prevalentemente su placche calcaree in appoggio, poi più divertente con l'aumento di pendenza, fino a un bel passaggio verso destra e a un tratto verticale con appigli da risalire in piacevole arrampicata. Dopo una ventina di metri si raggiunge la cima, con panorama sulla valle (1460 m, circa 40' dall'attacco, circa 1h totale).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzata interamente con cavo d'acciaio zincato teso, fissato con fittoni a L. Semplice e piacevole, è usata da guide alpine come percorso preparatorio e dalle scuole CAI per l'alpinismo giovanile.

    ⚠ Anche su una via facile, casco e set da ferrata restano d'obbligo. L'attacco non è segnalato: seguire il CAI 28 fino alla placca.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno data la quota contenuta. Verificare l'assenza di neve/ghiaccio sulle placche.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso. Alternativa interessante: una calata in corda doppia dalla vetta (circa 30 m) fino a un piccolo anfiteatro naturale, poi nel bosco a riprendere la ferrata per la discesa (tempo complessivo circa 1h 45').

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Orobie
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max1446 m
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