Stato: Aperta

  • Ferrata di Pietra Nera

    Ferrata di Pietra Nera

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Parma
    Ferrata di Pietra Nera

    La Ferrata di Pietra Nera risale una curiosa montagnetta di roccia ofiolitica scura tra le colline parmensi, a pochi chilometri da Salsomaggiore Terme. È un itinerario breve ma sorprendentemente vario, diviso in tre sezioni dal carattere completamente diverso; la quota modesta (vetta a 677 m) la rende percorribile praticamente tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Da Salsomaggiore Terme si imbocca la SP359 in direzione di Bardi e si svolta a destra al bivio per la borgata di Grotta (circa 40' dal casello A1 di Salsomaggiore-Fidenza). Attraversato il paese, poco prima della deviazione per Case di Pietra Nera, si lascia l'auto nelle piazzole lungo la strada; sul lato opposto, oltre una sbarra, parte un sentiero CAI non numerato segnato in bianco-rosso — non esiste alcun cartello per la ferrata. Punto di partenza su Google Maps. Si segue il sentiero nel bosco e, aggirati alcuni risalti rocciosi, in una decina di minuti si raggiunge l'attacco.

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre sezioni nette. La prima è ferrata vera e propria: si sale un diedro iniziale non banale, poi una placca più appoggiata; segue un liscio traverso orizzontale da percorrere in aderenza, si scavalca uno spigolo e si arriva al passaggio chiave, un traverso con la catena bassa, da affrontare con scioltezza e da chiudere rapidamente (15' dall'attacco, 25' dal parcheggio). La seconda sezione non è attrezzata: è un tratto da salire in arrampicata libera su balzi rocciosi di difficoltà crescente, protetti da spit — prima alcune roccette di I grado, poi uno sperone di II e infine un diedro di III (10', 35' dal parcheggio). La terza torna ferrata: si aggira uno spigolo, si sale una facile rampa diagonale e si arriva a una lama di roccia, dove si può scegliere — a sinistra la linea facile, con alcune staffe metalliche, che porta in vetta senza problemi; a destra la variante difficile, che affronta la lama senza appigli artificiali e richiede buona tecnica perché la catena tende a spingere in fuori. Le due linee si ricongiungono oltre uno spigolo e in pochi minuti si chiude la breve via (5', 40' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur corta e di quota bassa, non va presa sottogamba. Tre passaggi tecnici, se affrontati senza appoggiarsi alla catena, richiedono buona tecnica d'arrampicata, e la sezione centrale va salita in libera (I-III) su spit.

    ⚠ Itinerario tecnico nonostante la brevità: casco, set da ferrata e dimestichezza con la roccia sono indispensabili. Sconsigliata con roccia bagnata, che rende infidi i traversi in aderenza e la lama finale.
    ▲Periodo e sicurezza

    A 677 m di quota è praticabile quasi tutto l'anno, comprese le belle giornate invernali; da evitare dopo la pioggia.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Monte Pietra Nera (677 m) si scende in due modi: a destra lungo il crinaletto fino alla strada provinciale e di nuovo a destra giù all'auto (15', 1h dal parcheggio); oppure a sinistra per il sentiero CAI fino alla sella tra Pietra Nera e Monte Canate, poi a destra su una mulattiera fino alla macchina (15').

    ▲Da abbinare

    A soli 40' dall'uscita autostradale, è perfetta come tappa di passaggio. Nei dintorni dell'Appennino tra Emilia e Liguria: Ferrata Mazzocchi e Ferrata Adolfo Ferrari al confine tra Piacenza e Genova, la Ferrata Deanna Orlandini, la Ferrata del Barranco del Dolo, la Ferrata Monte Penna e le vie della Pietra di Bismantova.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoAppennino Parmense
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)1:00
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max677 m
    • Lunghezza1,7 Km
  • Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    La Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì, in alta Val di Susa, è tra le più impegnative e belle del Piemonte. Atletica ma anche molto varia, alterna pareti verticali (attrezzate e non), tratti arrampicabili, passaggi aerei, traversi e brevi disarrampicate lungo il filo di uno spigolo in salita. Non è adatta ai neofiti e richiede buon allenamento e assenza di vertigini.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Claviere (Torino). Due opzioni: parcheggiare lungo il rettilineo tra Claviere e Cesana Torinese, in un piazzale sterrato prima della galleria, oppure presso il campeggio di Claviere, dove inizia il sentiero per il ponte tibetano «Sergio Bompard». Punto di partenza su Google Maps. Dalla prima si scende un sentiero verso la Gorge di San Gervasio, si risale il fiume e, attraversatolo su un ponte, si sale sulla destra orografica fino all'attacco (15'); dalla seconda si scende ripidi al torrente, lo si attraversa e si sale a destra fino al cartello della ferrata, che attacca pochi metri sopra il sentiero (15').

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in 15 settori, ciascuno con il proprio nome. Si attacca in parete verticale («La Lama»), con staffe e passaggi arrampicabili, guadagnando subito quota sul torrente; dentro un canalone e dopo un traverso a destra si risale una lama verticale sulle staffe, poi una crestina rocciosa con appigli naturali. Si aggira uno spuntone su stretta cengia («Far West Crossing»), si attraversa il «Canale della Bomba» e si raggiunge il gendarme del «Fungo Magico», risalito sulle staffe, aggirato e attraversato lungo una stretta ed esposta lama. Dopo la sosta del «Pian della Birra» si supera la gola franosa della «Via dei Camosci» e si arriva al tratto più arrampicabile, «Le Taniche», su bei passaggi gradonati. Seguono la «Cengia Super Calcaire» e il «Costone della Pineta», poi «El Paso Doble», un traverso a sinistra in leggero strapiombo, breve ma molto esposto. Dopo il «Terrazzo del Generatore» restano tre belle sezioni: il «Gran Pilastro», con il cavo sullo spigolo e un'uscita al centro della parete in forte esposizione; «La Crepa», parete verticale e liscia resa accessibile da abbondanti staffe; e infine la «Scala Bionica», una ripida parete verticale su staffe, aerea ed esposta, con uscita atletica leggermente strapiombante a sinistra. Si esce in cima alla Rocca di Clarì (2045 m), presso la «Terrazza del Cippo» con la bandiera italiana (3h dall'attacco, 3h 15' totali), con vista su Chaberton, Claviere e Cesana.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ottimamente attrezzata, con staffe posizionate in modo intelligente e non invasivo. Il cavo nero inguainato forma un anello presso i fittoni: ottimo in caso di caduta (evita lo scontro moschettone-fittone), ma poco teso, quindi conviene arrampicare sfruttando appigli e appoggi naturali e artificiali. Richiede buona forma ed esperienza.

    ⚠ Itinerario lungo, atletico e molto esposto, non adatto ai principianti: serve allenamento specifico e assenza di vertigini. È possibile noleggiare l'attrezzatura alla biglietteria del ponte tibetano.
    ▲Storia

    La via è dedicata a Mario Perona, Guida Alpina, e ad Aldo Saglia, pilota di elicottero, molto apprezzati in Val di Susa, morti nella Pasqua 2003 in un tragico incidente d'elicottero. L'idea della ferrata fu proprio di Perona; la costruzione risale al 2010.

    ▲Discesa

    Si scende a ovest su traccia evidente sopra la sommità fino ad alcune postazioni militari dismesse, poi su sterrata verso La Coche (impianti da sci) e ancora in discesa verso Claviere. Poco prima del paese si gira a destra, si attraversa uno skilift e si imbocca il sentiero verso le Gorge di San Gervasio fino sotto il ponte tibetano; da l', a seconda del parcheggio, si torna all'auto a ritroso (1h 30' dall'attacco in discesa, 4h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si combina con la Ferrata del Bunker (dei Militari) sul versante opposto del ponte tibetano; sempre da Claviere la Ferrata della Batteria Bassa e la Ferrata dello Chaberton. Più in basso la valle offre la Ferrata dell'Orrido di Foresto e la Ferrata dell'Orrido di Chianocco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max2045 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio

    Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Picasass è una via recente e ben attrezzata sull'ottimo granito di Baveno, sopra il Lago Maggiore. È esposta in salita, con un passaggio chiave impegnativo — un traverso orizzontale strapiombante che aggira un aereo spigolo — e nel finale offre un lungo ed emozionante ponte delle scimmie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Baveno (Verbano-Cusio-Ossola): si segue per il Campeggio La Tranquilla, dietro il quale si trova via alle Cave, dove cercare parcheggio (anche in via Sesena). Punto di partenza su Google Maps. Da via alle Cave si imbocca una stradina in salita (segni bianco-rossi e cartello per la ferrata), prima asfaltata poi sterrata; si attraversa l'autostrada e, a un bivio, si tiene la destra seguendo il cartello per i Picasass fino all'attacco (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una bella parete verticale, dove staffe e ottima roccia consentono di procedere anche in aderenza; si piega a sinistra in un facile traverso e si risale una parete ricca di appigli, poi un altro traverso a sinistra e una nuova parete verticale con abbondanti staffe. Dopo una cengia a destra e un'altra paretina si arriva al passaggio chiave: un esposto traverso strapiombante che aggira uno spigolo — non difficilissimo ma con buona richiesta di braccia e netta esposizione, breve (tre moschettonate) e adrenalinico; un appoggio basso aiuta a non tirare troppo sul cavo. Si risale un masso e una parete verticale con un breve strapiombo, poi una lunga parete aerea ma non difficile su staffe; un traverso a destra porta a un'altra parete e quindi a roccia più appoggiata, salita in aderenza fino al ponte sospeso. Il lungo ponte delle scimmie a tre corde è molto emozionante (aggirabile su sentiero per chi preferisce); oltre il ponte una parete coricata facile conduce alla croce sommitale, dove la ferrata termina con bel panorama sul Lago Maggiore (1h 30' dall'attacco, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, verticale ed esposta ma mai troppo difficile, su roccia eccellente. Il traverso strapiombante è il momento clou; il ponte, lungo e adrenalinico, è nel complesso stabile.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue il sentiero ben segnato M3 fino al bivio dell'avvicinamento e, a ritroso, all'auto (45' dal termine, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Per chi cerca difficoltà estreme, la Ferrata Miccia parte pochi metri oltre i Picasass, sulla stessa parete ma molto più dura. In giornata si possono raggiungere le ferrate di Varallo, la Falconera e il Partusac; nell'alto Piemonte la Ferrata delle Guide di Macugnaga.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoLago Maggiore
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata320 m
    • Dislivello itinerario530 m
    • Quota max890 m
    • Lunghezza5,1 Km
  • Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol

    Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Piero Rossi (già Ferrata Marmol) sale alla Forcella Marmol nel gruppo dello Schiara. È di media difficoltà tecnica, ma si sviluppa in un ambiente severo e impegnativo, con un itinerario molto lungo; si presta a numerosi abbinamenti con le altre ferrate dello Schiara.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Case Bortot (Belluno): da Belluno si segue per Bolzano Bellunese e il Parco delle Dolomiti Bellunesi, oltre Gioz, fino a Case Bortot, dove la strada termina in uno spiazzo. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (695 m) si segue il CAI 501 verso il Rifugio VII Alpini: si scende al Ponte del Mariano (30'), si ignora il bivio col 507 e si sale deciso nel bosco lungo il torrente Ardo fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45'). Dietro il rifugio si seguono i segnavia CAI 503 verso l'attacco della Ferrata Zacchi, con cui la Piero Rossi condivide i primi cento metri; passando presso il caratteristico Porton si raggiunge l'attacco della Zacchi (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata Zacchi: attacco subito impegnativo (pochi metri verticali e un traverso a destra su roccia buona e gradonata), poi un tratto piano che entra in una gola con alcune scalette, una cengia a sinistra e un traverso orizzontale aereo sotto altre scalette esposte, infine un canalino con tratti arrampicabili e staffe. Cessate le attrezzature, un sentiero di collegamento porta al bivio tra Piero Rossi e Zacchi: si tiene la destra e inizia la vera Ferrata Piero Rossi verso la Forcella Marmol. Una cengia non protetta porta sul versante sudorientale dello Schiara dentro una prima gola; la cengia diventa attrezzata fino a una discesa di circa 8 metri, poi aggira una gola (spesso innevata a inizio stagione) e prosegue su balzi arrampicabili sotto le incombenti pareti dello Schiara, alternando cenge, roccette e sentiero. Aggirata un'altra insenatura, alcune scalette e un tratto verticale precedono una breve interruzione su sentiero, preludio alla sezione più verticale: placche e paretine con un camino dal cavo a zigzag, da salire in spaccata. Si prosegue a destra su tratti orizzontali e diagonali e un altro tratto verticale su buona roccia, fino al sentiero che porta al Bivacco Bocco Zago (2266 m, 2h 30' dall'attacco). Oltre il bivacco una parete verticale e un tratto a sinistra, poi un altro tratto attrezzato con vista sui gruppi del Cadore; superato il bivio per la cresta est dello Schiara si scende l'ultimo tratto attrezzato alla Forcella Marmol (2262 m, 3h dall'attacco), dove l'itinerario termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà tecnica in ambiente dolomitico severo e spettacolare. Spesso inserita nel classico anello dello Schiara (salita con Zacchi o Sperti, vetta con la Berti, rientro in discesa con la Piero Rossi, la più facile delle tre in discesa).

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 18 km e 1566 m di dislivello): vivamente consigliato spezzarlo in due o più giorni, pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota. Attenzione all'innevamento delle gole, che può complicare la via.
    ▲Storia

    La ferrata è dedicata all'alpinista e scrittore Piero Rossi (1930), grande conoscitore delle Dolomiti Bellunesi e fra i promotori del Parco Nazionale, autore del volume sullo Schiara della collana Guida dei Monti d'Italia. Fu inaugurata nel 1967, ridisegnando la discesa dalla Forcella Marmol ed evitando la vecchia via per la Gola del Canalone, soggetta a frequenti scariche di sassi.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Marmol più opzioni: salire al Pelf (1h 30') con l'esposto Sentiero Attrezzato Guardiano e scendere per la via normale a Case Bortot (11h 30' totali); oppure salire allo Schiara per la cresta est e scendere con la Ferrata Berti e poi la Ferrata Sperti al Rifugio VII Alpini (itinerario d'anello, 14h 30' totali). La via più rapida è il rientro a ritroso lungo l'andata (4h 30' dalla forcella, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Lo Schiara è ricchissimo di vie. Verso est la Ferrata Costacurta al Teverone; poco a nord tre ferrate con avvicinamento breve: la Ferrata della Memoria al Vajont, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Parete dei Falchi. Verso il Civetta la Tissi e gli Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata486 m
    • Dislivello itinerario1566 m
    • Quota max2280 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata dei Piceni a Pioraco

    Ferrata dei Piceni a Pioraco

    Vie Ferrate › Marche › Macerata
    Ferrata dei Piceni a Pioraco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Piceni è un percorso recente e l'unica via ferrata delle Marche, presso Pioraco (Macerata). È nel complesso facile, ma presenta un paio di tratti atletici che richiedono un minimo di allenamento; corta e a bassa quota, si può percorrere quasi tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si risale la SP 361 verso Pioraco; prima del paese, in corrispondenza del cartello «Cartiere di Fabriano», dopo circa 200 metri si imbocca a sinistra una strada asfaltata in salita fino a una chiesetta presso cui parcheggiare (si intravedono i segnali della ferrata). Punto di partenza su Google Maps. Si seguono i segnavia CAI nel bosco fino alla targa rossa che segna l'inizio della ferrata (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato è in discesa e funge da corrimano; si risalgono poi parti attrezzate nel bosco, di bassa difficoltà, su roccia a tratti muschiata (attenzione all'aderenza). Si raggiunge una parete con attacco leggermente strapiombante che si sale in verticale con diverse cambre; la via segue una linea piuttosto verticale, sfruttando abbondanti cambre su roccia levigata. Dopo un tratto orizzontale si arriva al passaggio chiave: una parete verticale con tetto strapiombante che richiede discreta forza di braccia nei primi due cambi di moschettone (le staffe artificiali aiutano, ma non va sottovalutato). Superata la parete, una corta scaletta e ancora cambre, spostandosi verso destra, conducono al termine della ferrata, dove si trova il libro delle firme (30', 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via interessante in un ambiente poco conosciuto: la roccia levigata e l'abbondanza di cambre segnano la progressione. Adatta ai neofiti, con un paio di passaggi più atletici che richiedono un minimo di allenamento.

    ▲Discesa

    Si risale il sentiero fino a un crocevia con le indicazioni per il rientro, che si svolge nel bosco (20' dal termine, 1h 20' totali).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni non vi sono altre vie attrezzate. Le più vicine sono sul Gran Sasso: la Ferrata Danesi, la Ferrata Ricci e, sul versante meridionale, la Ferrata al Bivacco Bafile e il lungo Sentiero del Centenario; in Umbria la Ferrata delle Gole del Serra.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneMarche
    • GruppoAppennino Umbro-Marchigiano
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:20 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario377
    • Quota max768 m
    • Lunghezza2,7 Km
  • Ferrata delle Peredrette a Donnas

    Ferrata delle Peredrette a Donnas

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata delle Peredrette a Donnas

    La Ferrata delle Peredrette è una via recente che risale una costa rocciosa presso Donnas, in bassa Valle d'Aosta. È facile e adatta ai principianti e, per quota ed esposizione, si presta bene alle mezze stagioni e alle belle giornate invernali.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Donnas; l'opzione più comoda è parcheggiare in una vecchia zona industriale lungo la Dora Baltea: poco dopo il paese, a una rotonda dove la statale prosegue dritta, si scende a sinistra fino a un ampio parcheggio. Punto di partenza su Google Maps. Si passa sotto la statale, si prosegue verso nord-est in una via del paese fino a un arco in pietra; lo si attraversa e si sale a sinistra per circa 300 metri. Oltre un primo ponticello (indicazioni per Pomeroud) si arriva a un secondo ponticello, dove si svolta a sinistra seguendo le indicazioni: ancora circa 300 metri, una svolta a sinistra e si raggiungono le prime attrezzature nel bosco (circa 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima parte è un sentiero attrezzato di bassa difficoltà che sale rampe e placche nel bosco, con belle viste sulla valle e sui vigneti; ha più le caratteristiche di un sentiero attrezzato che di una vera ferrata, mancando di verticalità. Dopo un breve tratto in discesa e altri facili passaggi termina la prima parte; segue un tratto di collegamento nel bosco (una decina di minuti, paline gialle) fino alla seconda parte, più verticale e divertente. Il cavo riprende su placche appoggiate fino a un primo risalto con abbondanti cambre; si esce a destra in vista della valle, si supera un altro breve tratto in discesa e si raggiunge il passaggio più caratteristico, sullo spigolo della parete a picco sulla valle (senza difficoltà, ma molto panoramico). A un bivio si può scegliere a destra la via facile o a sinistra una variante moderatamente difficile, che dopo un breve traverso sale una paretina leggermente aggettante di una decina di metri, ricca di cambre. Le due vie si riuniscono per i metri conclusivi: qualche passo orizzontale e un facile traverso diagonale fino al termine (circa 1h 15' dall'inizio delle attrezzature, circa 1h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario breve e facile, ideale per i neofiti e percorribile gran parte dell'anno; la variante di sinistra aggiunge un pizzico di impegno per chi vuole qualcosa di più verticale.

    ▲Storia

    La ferrata è stata inaugurata il 6 novembre 2021, all'interno di un progetto più ampio che comprende anche nuove falesie attrezzate (Piramide di Pomerou, Falesia delle Ciliegie, Masso Vigneti di Reisen).

    ▲Discesa

    Il sentiero di rientro è ben segnato e si sviluppa nel bosco, ricongiungendosi con la parte finale dell'avvicinamento; si torna all'auto a ritroso (circa 40' dal termine, circa 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Breve e facile, lascia tempo per una seconda via in giornata: la più difficile Ferrata del Gorbeillon verso Cervinia, la Ferrata Casimiro o la Ferrata José Angster; restando in bassa valle la Ferrata di Covarey.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoBassa Valle d'Aosta
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max639 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo

    Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La ferrata del Monte Coppolo, nelle Dolomiti Feltrine, è un itinerario storico ristrutturato ed esteso nel 2022. Sale al Passo dei 6, prosegue lungo la cresta e si chiude su un ultimo torrione: difficoltà moderate con un paio di passaggi più impegnativi e una discreta esposizione.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla località Le Ej (Belluno): da Lamon si sale per la stradina a sinistra del Comune, sotto il vecchio ospedale, con indicazioni Le Ej, per circa 9 km, parcheggiando presso l'albergo El Tajol o lo Chalet da Pina. Punto di partenza su Google Maps. Presso il parcheggio una bacheca illustra l'anello; si seguono le indicazioni di un cartello CAI in salita e, poco dopo, una traccia ben visibile a sinistra con ometti e segni fino a un importante bivio: a sinistra la via di rientro (normale al Monte Coppolo), a destra la ferrata. Si prosegue iniziando a intravedere il primo tratto attrezzato (1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto, presso il Passo dei 6, è il «Pilastro dei Sei»: dopo un traverso diagonale facile si sale verso destra una paretina verso un canalone, poi verticali con difficoltà moderate aiutati da cambre metalliche ed esposizione crescente; un ultimo traverso a destra chiude il tratto, con bel panorama sulle Dolomiti Feltrine. Finite le attrezzature, per sentiero si raggiunge la prima croce con il libro di vetta. Inizia poi il secondo tratto, un facile sentiero attrezzato in cresta, dapprima in discesa, fino a un bivio dove si tiene la sinistra verso il terzo tratto. L'ultimo tratto, il «Pilastro della Mezzaluna», è più impegnativo ed esposto: dopo un traverso facile a destra la via sale decisa in verticale con alcuni passaggi difficili; giunti in cresta si segue il filo verso l'evidente pilastro, ci si sposta sul lato nord e si sale verticali su una paretina impegnativa, poi un traverso a sinistra e ultimi passi gradonati portano alla seconda croce, la vetta ovest (circa 1h 30' dall'attacco, circa 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di moderata difficoltà con un paio di passaggi più verticali e impegnativi (i due pilastri) e discreta esposizione; nel complesso una bella escursione in una zona altrimenti povera di ferrate.

    ▲Storia

    La ferrata originale, inaugurata nel 1971, risaliva dal Passo dei 6; nel 2022 è stata completamente ristrutturata e riaperta, con due tratti aggiunti che ne hanno ampliato l'interesse. Relazione preparata col contributo di Marco Marni del Gruppo Ferrate e Cazzate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta ovest si individua una traccia poco marcata fino al bivio tra il secondo e il terzo tratto; da l' si scende e ci si reinnesta sul sentiero di avvicinamento, quindi a ritroso al parcheggio (circa 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Le Dolomiti Feltrine offrono poche ferrate: per altri itinerari ci si sposta verso le Dolomiti Bellunesi. A sud il Sentiero Attrezzato degli Eroi; salendo verso le Pale di San Martino la facile Ferrata della Val di Scala.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Quota max2069 m
  • Ferrata al Passo Santner

    Ferrata al Passo Santner

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Passo Santner
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Passo Santner risale la parete ovest del Catinaccio, dal Rifugio Fronza al Passo Santner, per poi scendere nella Valle del Vajolet. Itinerario di grande interesse paesaggistico, percorribile in entrambi i sensi; qui è proposto con partenza dalla funivia Re Laurino (Bolzano). Il punto chiave è un canalino in quota spesso innevato.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla stazione a monte della funivia Re Laurino, che parte dalla strada tra il Passo di Costalunga e il Passo Nigra (Bolzano), con ampio parcheggio agli impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il Rifugio Fronza, a un bivio si lascia il CAI 550 (a destra, per il Passo delle Coronelle) e si prende a sinistra il CAI 542 che, dopo qualche facile tratto attrezzato, prosegue a mezzacosta verso nord sotto le strapiombanti pareti del Catinaccio (segni rossi a forma di S). Si risale fino a roccette non protette su canalini e anfratti — non difficili ma con piede fermo — e quindi alle prime attrezzature, dove inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si risalgono facili balzi rocciosi, cenge e traversi, poi un paio di camini potenzialmente difficili ma facilitati da scalette e cambre. Si raggiunge una stretta forcella che taglia la parete presso l'imponente Ago di Schroffenengger e si passa sul versante opposto, scendendo a un canalino generalmente coperto di neve: è il passaggio chiave, con difficoltà proporzionali all'innevamento. Se innevato conviene attraversarlo subito e risalirlo sul lato sinistro con gli infissi artificiali; a neve sciolta lo si attraversa più comodamente in diagonale. Il canale non è proibitivo, ma un'eventuale caduta potrebbe essere fatale, perché poco più in basso si interrompe con un salto di alcune centinaia di metri; di recente è stato attrezzato meglio, riducendo i rischi. Risalito il canalino con una parete di media difficoltà si raggiunge un facile camino e una forcella; l'ultimo tratto, aereo ma non difficile, conduce al Passo Santner, riconoscibile dalla croce metallica tra il Catinaccio e la Croda di Re Laurino, con il piccolo Rifugio Santner (2734 m) poco oltre (1h 45' dall'attacco, 2h 15' dal Rifugio Fronza). Dal rifugio, vista sulle Torri del Vajolet e sulla conca del Gartl, si scende al Rifugio Alberto I (2621 m) e quindi lungo il vallone detritico fino ai Rifugi Vajolet e Preuss (2243 m, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate: alcuni passaggi iniziali sono sprotetti e si salgono in libera su facili roccette, dove conta soprattutto l'esposizione (peraltro modesta). Itinerario molto frequentato in entrambi i sensi: attenzione ai detriti smossi dagli altri escursionisti.

    ⚠ Il canalino innevato della parte alta è il vero punto critico: non difficile a secco, ma potenzialmente pericoloso con neve o ghiaccio. A inizio stagione può essere prudente avere i ramponi, nel caso le funi siano ostruite dalla neve.
    ▲Discesa

    Dal Rifugio Vajolet si resta sul lato destro della valle, poi a destra sul CAI 541 verso il Passo delle Coronelle, su pendii erbosi e detrito; a un bivio si lascia il 550 (a sinistra per il Rifugio Gardeccia) e il 541 (dritto) tenendo a sinistra il CAI 550, che sale ripido al Passo delle Coronelle, riconoscibile da una singolare panchina di legno (1h 30' dal Vajolet, 4h 45' totali). Dal passo si scende ripidi (ma non difficili) sul versante ovest, su canalino detritico attrezzato con gradoni in legno e infissi metallici, fino al Rifugio Fronza e alla funivia (1h dal passo, circa 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Il Catinaccio è ricco di vie attrezzate di difficoltà crescente. Dalla Valle del Vajolet si può salire la Ferrata del Catinaccio d'Antermoia (con il Sentiero delle Scalette per un anello) o, più difficili, la Maximilian e la Laurenzi; verso sud la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario404 m
    • Quota max2741 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Passo della Porta è una stupenda escursione attrezzata sul versante nord ed est della Presolana, fino alla vetta del Monte Visolo. Le difficoltà tecniche sono moderate, ma è una via vecchio stile, alpina, con grande varietà di passaggi in un ambiente impegnativo: paesaggisticamente una delle più belle delle Orobie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Colere (Bergamo), raggiungibile dalla Val Seriana o, da Brescia, via Lago d'Iseo e Darfo. Punto di partenza su Google Maps. Tre opzioni: con il CAI 403 (più breve, passa dal Rifugio Albani) si parcheggia in Via Carbonera e si sale fino al Rifugio Albani (1939 m, 2h 15'); con la funivia Colere Ski si raggiunge Cima Bianca, il Rifugio Albani (30') e la selletta; con il CAI 402 (senza rifugio) si parte da Via Ole e si sale verso la bastionata nord. In tutti i casi si arriva alla selletta presso il Rifugio Albani e si prosegue verso est sul CAI 326/401 (Sentiero delle Orobie Orientali) fino alle roccette del Colle della Guaita, dove inizia la ferrata (segnavia CAI 401; circa 2h 30' totali con il 403, o 2h con il 402).

    ▲Il percorso

    Si parte con due scalette metalliche e un facile traverso a sinistra fino a un'altra scaletta; si risale poi un canale roccioso (catena) tenendone prima il lato destro e poi, attraversatolo (attenzione a eventuale neve), il sinistro per una ventina di metri. Dopo un facile traverso diagonale a sinistra si sale una scaletta verticale poi appoggiata e una breve cengia terrosa; un balzo con due staffe e una rampa portano a un'altra scaletta, oltre la quale, su catena, si supera una breve parete verticale (roccia un po' friabile). Per rampa obliqua si giunge al Passo della Porta, con vista sulla Valle di Scalve. Si prosegue a destra su una breve cengia fino a una lunga ed esposta scala; un traverso esposto ma ben appigliato a sinistra immette su sentiero attrezzato e brevi balzi (a tratti non attrezzati) fino a una scala più corta. Seguono balzi rocciosi attrezzati da arrampicare sui bolli rossi, una cengia che aggira un masso e passaggi facili ma esposti, poi un canalino con catena, una comoda cengia e un sentiero di cresta. Sopra una bella conca glaciale si scende con la catena una cinquantina di metri su roccia levigata (attenzione), si prosegue senza funi fino a un traverso a destra che aggira uno spigolo e si attraversa la conca, spesso innevata ma a pendenza moderata. Si risale a mezzacosta verso l'estremità opposta, si aggira con un traverso orizzontale esposto e, ignorata la deviazione per la Presolana Orientale, si sale l'ultima parete verticale (appigli e catena) fino alla vetta del Monte Visolo (2h 45' dall'attacco; 4h 45' con il CAI 402 o 3h 45' dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo e vario, parte del Sentiero delle Orobie, percorribile in entrambe le direzioni. Tecnicamente moderato, ma alpino e in ambiente serio: la Presolana è nota per i cambi di tempo repentini.

    ⚠ Escursione lunga e senza vie di fuga lungo la ferrata: pianificala sul meteo. Alcuni tratti esposti a nord conservano neve anche a inizio stagione, in particolare nel canale e nella conca glaciale. Per il rientro a Colere dal Passo della Presolana serve l'autobus di linea (verificare orari).
    ▲Storia

    La Ferrata al Passo della Porta è stata inaugurata nel 1970 ed è dedicata alla memoria di Corrado Franceschi, morto durante un'escursione sulla Presolana nel 1967.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Visolo si scende verso sud sul Sentiero delle Orobie Orientali (ignorando il sentiero a destra per il Bivacco Città di Clusone) fino al Rifugio Baita Cassinelli, tra prati e mughi (1h 45' dalla vetta, 6h 30' totali). Dal rifugio si scende sul 315/316 e poi a destra sul 32 fino al Passo della Presolana (45', 7h 15' totali); in alternativa, prima del rifugio, il sentiero 33 a destra accorcia il rientro.

    ▲Da abbinare

    L'escursione è lunga, ma restando nelle Orobie non mancano alternative: la difficile Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato, la Ferrata del Pizzo del Becco e, sul versante bresciano, la Ferrata del Pizzo Badile Camuno o la più dura Arosio al Corno del Grevo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPresolana
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario430 m
    • Quota max2369 m
    • Lunghezza10,7 Km
  • Ferrata Paolin Piccolin a Cima d’Auta Orientale

    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Paolin Piccolin sale a Cima d'Auta Orientale, nel gruppo della Marmolada, ed è di media difficoltà. Fa parte di un itinerario che impegna l'intera giornata, con buon dislivello, avvicinamento e rientro attrezzati; l'ambiente è solitario, poco battuto e con frequenti incontri con gli stambecchi, e dalla cima il panorama è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla frazione di Colmean, presso Caviola (Belluno), raggiungibile dal Passo San Pellegrino, dal Passo Rolle via Falcade o da Cencenighe Agordino; in centro a Caviola, lungo via Patrioti, si seguono le indicazioni per Colmean. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (1274 m) si risale a nord nel bosco lungo la carrareccia CAI 689 fino alla Baita dei Cacciatori (1751 m) e, proseguendo, alla Baita Giovanni Paolo I (1865 m, 1h 15'). Presso la baita si prende a destra una traccia in salita (gradoni in legno) che esce dal bosco sotto la parete sud di Cima d'Auta Orientale e sale ripida verso la Forcella di Medil; a un bivio, dove a destra il CAI 696 è la via normale (usata per il ritorno), si tiene la sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata, su traccia labile, fino all'attacco (2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su roccette e un balzo verticale (una staffa) fino alla prima scaletta; si completa la parete con altre due staffe e si piega a sinistra in un traverso orizzontale dentro un canalino, risalito con tre staffe e poi altre tre verso destra. Dopo un tratto diagonale attrezzato si sale una seconda scaletta di 6-8 metri, quindi roccette appoggiate e un canalino detritico verso l'evidente forcella. Dopo facili passi di sentiero, un'altra scaletta e roccette si arriva al passaggio chiave: un angusto camino, da affrontare sul lato destro con l'aiuto di staffe e, in uscita, di alcuni pioli su roccia poco appigliata. Si percorre una rampa a destra e si aggira uno spigolo con un traverso, poi un balzo verticale ben appigliato fino in vista della Forcella di Medil, dove la fune accompagna facili roccette fino al pianoro della forcella (a sinistra Cima d'Auta Occidentale, a destra l'Orientale, con la parete sud della Marmolada). Verso destra si seguono roccette e sentiero attrezzati (cavo come corrimano), si sale una placca con una scaletta e poi in aderenza, si percorrono una cengia e una nuova parete verticale a tratti appigliata, fino a un bivio: a sinistra inizia la discesa attrezzata, a destra in pochi minuti la croce di vetta di Cima d'Auta Orientale (2624 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, con salita per lo più priva di difficoltà sostanziali ed esposizione non eccessiva; solo alcuni passaggi (camino, traverso, placca in discesa) richiedono più attenzione. Da non sottovalutare però l'avvicinamento faticoso e il rientro anch'esso attrezzato.

    ⚠ Itinerario lungo in ambiente di alta montagna poco frequentato: buona preparazione e meteo stabile. La discesa parte attrezzata con un paio di passaggi non banali (placca e tratto verticale con scaletta).
    ▲Storia

    La Ferrata Paolin Piccolin è stata costruita nel 1969.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna al bivio dove inizia la discesa attrezzata: un tratto impegnativo su placca e un tratto verticale con scaletta, dopo i quali (circa 10') le difficoltà calano e si scende su sentiero lungo la via normale. A un bivio si tiene la destra (CAI 696) per il ripido Sentiero Attrezzato Bortoli, che con cenge e brevi balzi attrezzati sotto la parete sud riconduce al bivio dell'avvicinamento; da l' a ritroso fino alle baite e al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il lungo itinerario lascia poche energie per altro in giornata, ma la zona è ricchissima di vie. Verso il Passo San Pellegrino: l'Alta Via Bepi Zac e la Bruno Federspiel. Verso il Civetta: la Tissi, gli Alleghesi e la Fiamme Gialle. Verso le Pale di San Martino: la Bolver-Lugli e la Gabitta d'Ignoti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata344 m
    • Dislivello itinerario1354 m
    • Quota max2624 m
    • Lunghezza9,2 Km
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