Stato: Aperta

  • Ferrata Marangoni a Mori

    Ferrata Marangoni a Mori

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Marangoni a Mori
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Marangoni sale la bastionata che sovrasta Mori (Trento). Dopo il recente rifacimento le attrezzature sono molto migliorate e le difficoltà tecniche, un tempo elevate per via della roccia levigata e unta, sono in gran parte ridotte: oggi è di difficoltà media. Resta però caratterizzata da un'esposizione elevata lungo larghi tratti e da alcuni passaggi atletici e strapiombanti. Ideale nelle mezze stagioni e negli inverni miti senza neve.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Mori (Trento): la parete sovrasta l'abitato ed è già visibile dall'autostrada. C'è un ampio parcheggio presso l'incrocio fra via Marconi e via della Terra Nera. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio ci si dirige verso il centro, poi a destra verso la bastionata e il Santuario; un sentiero lastricato sale ripido fino al Santuario, da cui si seguono le indicazioni per la via ferrata (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è anomalo: a destra della targa un tratto di tre metri in libera, reso possibile da una provvidenziale staffa in alto. La roccia, compatta ma estremamente liscia e unta, rende difficile la presa: per questo, dopo i primi metri, la via è quasi ovunque servita da larghe cambre. Si sale un diedro leggermente strapiombante, un camino attrezzato, una rampa con roccette fino a un ampio piano dove si staccano i moschettoni; a sinistra una parete di 8-10 m molto attrezzata porta al primo tratto esposto: un traverso orizzontale dove valutare con cura gli appoggi.

    Seguono diedri attrezzati in successione, abbastanza atletici e senza pause, fino al passaggio più iconico: un esposto traverso che aggira un aereo spigolo verticale proprio sopra il punto di partenza, non difficile grazie a buone staffe. Dopo un sentiero di collegamento a tratti attrezzato si affronta la seconda metà: un lungo camino reso agevole dalle cambre, un panoramico tetto, cenge e spigoli, e infine una lunga parete verticale esposta presso il libro delle firme, con un tratto strapiombante da percorrere rapidamente. Un'ultima parete leggermente strapiombante e gradoni di legno chiudono le attrezzature.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente di difficoltà media (le cambre annullano gran parte dei passaggi un tempo durissimi), ma da non sottovalutare: l'esposizione è costante e alcuni tratti atletici e senza riposo mettono alla prova le braccia.

    ⚠ Consigliato indossare casco e imbraco già al Santuario, evitando di sostare all'attacco: il tratto più esposto passa sopra le teste e un'eventuale caduta di materiale potrebbe avere conseguenze serie. In estate la parete, esposta a est, è tutta al sole nelle ore mattutine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (615 m) ma esposizione marcata: meglio le mezze stagioni o gli inverni miti senza neve. Per la cartografia si consigliano le carte dell'Alto Garda-Valle di Ledro, della Valle dei Laghi-Alto Sarca o del Monte Baldo.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si risale il sentierino (una panchina invita alla pausa) fino a un bivio: si tiene la destra in salita, poi la sinistra ignorando a destra Nomesino e scendendo verso Mori. Il sentiero, ripido ma senza difficoltà, riporta al bivio presso il Santuario e, a ritroso, al parcheggio (40' dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    La zona dell'alto Garda è ricca di ferrate: in ordine crescente di difficoltà la Ferrata Colodri, la Ferrata Sallagoni e la Ferrata Gerardo Sega; verso nord la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Albano
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata202 m
    • Dislivello itinerario411 m
    • Quota max615 m
    • Lunghezza4,6 Km
  • Ferrata Zacchi allo Schiara

    Ferrata Zacchi allo Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Zacchi allo Schiara

    La Ferrata Zacchi sale la parete sud-occidentale dello Schiara, sopra il Rifugio VII Alpini, in un susseguirsi di camini, traversi e pareti molto vari e a tratti impegnativi, immersi in un ambiente fortemente dolomitico. È un'escursione lunga, da affrontare solo se ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno: da Belluno si seguono le indicazioni per il Parco delle Dolomiti Bellunesi, si superano Bolzano Bellunese e Gioz e si prosegue fino a Case Bortot, dove la strada termina in uno spiazzo oltre il rifugio. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si segue il sentiero CAI 501 nel bosco, in discesa fino al Ponte del Mariano (30'); al bivio successivo si ignora il CAI 507 a destra (verso il Pelf) e si resta sul 501 a sinistra, salendo deciso lungo il torrente Ardo fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dietro il rifugio si imbocca il CAI 503, ripido verso le pareti sud; passato il caratteristico Porton si è all'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata Piero Rossi. L'attacco è subito impegnativo: si sale in diagonale, poi un primo camino verticale e un traverso a destra su roccia buona e gradonata; il cavo aggira un tratto piano ed entra in una gola con alcune scalette, da cui si esce su una cengia a sinistra e un traverso orizzontale molto aereo che porta sotto altre scalette. Si risale un canalino alternando arrampicata e staffe; cessano le attrezzature e un sentiero di collegamento conduce al bivio fra la Piero Rossi e la Zacchi.

    Si tiene la sinistra e, fra mughi e facili gradoni, riprendono le attrezzature: un traverso, poi cavo verticale, roccette e un nuovo camino piuttosto impegnativo. Si alternano belle cenge a tratti di roccette, scale e balzi verticali fino a un tratto esposto di sentiero non attrezzato; segue una salita in diagonale a sinistra e, dopo un altro tratto non protetto, una scaletta. Una cengia attrezzata verso sinistra raggiunge uno spigolo che si aggira in vista della Gusela del Vescovà.

    Si percorre infine la singolare Cengia Zacchi e si esce presso il Bivacco Ugo dalla Bernardina (2320 m, 2h dall'attacco, 5h 30' totali), di fronte alla Gusela del Vescovà.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata impegnativa ma mai difficile, molto varia: traversi, camini, cenge, pareti e placche, con tratti molto attrezzati alternati ad altri dove servono gli appigli naturali. Il vero fattore è la lunghezza e il dislivello complessivi.

    ⚠ Attenzione ai tratti non protetti (uno in particolare) e alla nebbia con nuvole basse, frequenti in questa zona. Il rientro richiede di percorrere una o due ulteriori ferrate: è decisamente consigliato spezzare l'escursione in almeno due giorni, pernottando in rifugio o in uno dei bivacchi in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta montagna fino a 2565 m, ambiente severo e isolato. Per la cartografia si consiglia la carta delle Prealpi e Dolomiti Bellunesi.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco della Bernardina si rientra per due possibili itinerari: la Ferrata Sperti (cresta e poi rientro al Rifugio VII Alpini) oppure, come qui descritto, la Ferrata Berti in salita fino alla vetta dello Schiara (2565 m, 1h dal bivacco, 6h 30' totali). Dalla vetta si scende verso est lungo la cresta esposta (protetta solo a tratti) fino al Bivacco Bocco Zago, quindi si percorre in discesa la Ferrata Piero Rossi fino al bivio con la Zacchi e, per il sentiero, al Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 10h totali). Il rientro a Case Bortot avviene per l'avvicinamento a ritroso (2h, 12h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona dello Schiara è ideale per concatenare itinerari attrezzati, tutti di livello medio-difficile e impegnativi: la Ferrata Berti e la Ferrata Sperti compongono l'anello dello Schiara. Nel Bellunese segnaliamo anche la Ferrata Costacurta al Teverone e la Ferrata del Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)12:00 h
    • Dislivello ferrata540 m
    • Dislivello itinerario1865 m
    • Quota max2565 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata i Magnifici 4

    Ferrata i Magnifici 4

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata i Magnifici 4

    La Ferrata Magnifici 4 è una delle vie più difficili delle Dolomiti: recente, atletica ed esposta, richiede preparazione fisica ed esperienza. Si sviluppa in gran parte dentro una gola, dove le difficoltà ambientali si sommano a quelle tecniche, in Val San Nicolò (Trento).

    ▲Avvicinamento

    In Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa presso Pozza di Fassa: si ignora il bivio per la Val Monzoni e si sale fino a Malga Crocefisso, proseguendo fino a uno spiazzo a sinistra presso un ponticello in legno con l'indicazione della ferrata. Punto di partenza su Google Maps.

    Oltre il ponticello sul Rio San Nicolò (1600 m) si tiene la destra su una forestale lungo il torrente fino a un cartello che indica di salire a sinistra nel bosco; per ripidi tornanti non segnati si entra in un grande anfratto roccioso con la targa commemorativa alle quattro guide alpine (1810 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Risalita la cavità su fondo sabbioso e scivoloso, si attacca un impegnativo camino: dopo i primi metri verticali si piega a destra su un tratto più inclinato, dove i primi appoggi sono spezzoni di corda instabili. Si esce dal camino con sforzo crescente per mancanza di appigli, si traversa a sinistra, si aggira uno spigolo e si rientra in verticale in un nuovo camino da percorrere in spaccata, che tende a sbilanciare verso l'interno. Una rampa diagonale e una stretta fessura portano a balzi e traversi insidiosi fino a un terrazzino dove conviene riprendere fiato (45' dall'attacco).

    Seguono uno dei passaggi più ostici — un masso con staffe artificiali e un difficile camino di una decina di metri, con staffe sul lato destro che fanno «sbandierare» verso l'esterno — e poi un difficile traverso su doppio ponte: i piedi poggiano su una fune metallica lasca e la parete strapiomba, rendendo il passaggio molto atletico (utile una fettuccia o un rinvio per sostare). Dopo un breve tratto orizzontale e una salita esposta e strapiombante si chiude la prima parte (1h dall'attacco, 1h 30' totali). Una cengia prativa, dove c'è anche una via di fuga, collega al secondo tratto.

    La seconda parte sale un grosso camino: roccia più frastagliata e qualche piolo offrono appigli, e si può spesso usare il cavo per equilibrio senza trazionare troppo. Si risale una fessura, poi una placca che esce dalla gola su un ampio terrazzo; un ultimo tratto luminoso su placche con ampie staffe, un traverso ascendente a sinistra e alcune roccette portano all'arco che conclude la via presso la Baita Cuz (2h dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata moderna, atletica e con modeste possibilità di arrampicare, senza una vetta da raggiungere: nella prima parte il fondo sabbioso e umido riduce molto l'aderenza, obbligando a dosare le energie e cercare con cura ogni appiglio. Va percorsa in buono stato di forma e con braccia allenate; assolutamente sconsigliata a neofiti e principianti. La via è in ottimo stato di manutenzione e molti fittoni permettono di sostare con fettuccia o rinvio.

    ⚠ Dopo la tempesta Vaia il sentiero d'avvicinamento indicato è ostruito da alberi abbattuti e rischioso. Avvicinamento consigliato: a Malga Crocefisso tenere la sinistra sull'asfalto per circa 800 m fino a una sterrata a sinistra che attraversa il torrente (cartello «ferrata»); proseguire circa 200 m fino a un sentiero che si stacca a sinistra prima degli alberi caduti e seguire i bolli rossi fino all'attacco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di alta difficoltà in ambiente di gola: scegliere roccia asciutta e condizioni stabili. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa.

    ▲Discesa

    Dalla Baita Cuz si rientra verso sud-sud-est seguendo il sentiero ben indicato per la Val San Nicolò: si ignora il 613 a sinistra (Rifugio El Zedron) e si scende con pendenza moderata fino all'asfalto della valle, più a monte del parcheggio; si tiene la destra e si scende a valle (1h dal termine della ferrata, 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    In Val San Nicolò e dintorni: a monte la Ferrata Kajserjager al Col Ombert; in Val Monzoni la Ferrata Gadotti e l'Alta Via Bruno Federspiel; per difficoltà analoga la Ferrata Piazzetta al Piz Boè; verso il Catinaccio la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonzoni
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata365 m
    • Dislivello itinerario586 m
    • Quota max2647 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Madonnina del Coren

    Ferrata Madonnina del Coren

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Madonnina del Coren
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Madonnina del Coren risale la Corna Camoscera in un itinerario di media difficoltà e senza particolare esposizione. Un paio di passaggi più tecnici — un camino e una grotta — la rendono piacevole anche per i ferratisti più esperti. Da evitare dopo abbondanti piogge, quando la roccia umida ne aumenta sensibilmente la difficoltà.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Cavaglia (comune di Brembilla, Bergamo): da Brembilla si sale a destra lungo una tortuosa strada di montagna che termina a Cavaglia, dove si parcheggia a bordo strada. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal paese si risale una rampa verso il centro fino a un sentiero segnato; nel bosco si segue il CAI 596 fino a un bivio dove, ignorando a destra la direzione del Rifugio dei Lupi di Brembilla, si tiene la sinistra. Si sale ripidi verso la falesia fino a un secondo bivio: a destra la via normale, a sinistra la via attrezzata. Si prosegue a sinistra per gli ultimi 10' di sentiero ripido fino all'attacco (40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte con gradoni rocciosi verso destra e un breve sentiero attrezzato che entra in un canale; un passaggio in spaccata, una breve parete verticale con staffe e una rampa scivolosa portano a un secondo canalino, da superare sul lato sinistro e poi in spaccata. Si rimonta una paretina e si sale una lunga rampa gradonata senza difficoltà, poi una costola rocciosa di circa 20 m in piacevole arrampicata; si scende dal lato opposto e si rimonta un tratto verticale ben appigliato. Fra roccette e sentiero attrezzato si arriva all'imbocco di una grotta.

    Nella grotta la catena sale lungo la parete destra verso un masso incastrato; due staffe aiutano i primi movimenti (può convenire salire con il volto rivolto all'ingresso, sfruttando un appiglio naturale a sinistra). Si procede in diagonale verso il sasso, lo si scavalca e, oltre un secondo masso incastrato, si esce. All'uscita c'è il passaggio chiave: un canalino con grossi massi, largo in basso e via via più angusto in alto (la parte bassa è più agevole per chi è alto). Risalito il canalino — con un ultimo passaggio aggirabile tramite via di fuga — si sale una paretina verticale di 10-12 m, ben appigliata, fino in vista della croce di vetta (1h dall'attacco, 1h 40' dal parcheggio), con bella vista su Grigne e Resegone.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate; il camino del passaggio chiave è il punto più tecnico (richiede agilità e apertura d'anca più che forza), mentre la grotta è il tratto più emozionante.

    ⚠ Da evitare con meteo instabile o dopo piogge abbondanti: il fondo e la roccia bagnata aumentano molto le difficoltà. Per la grotta può essere utile una torcia frontale. Attenzione a un primo moschettonaggio dove la catena è un po' lasca.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota modesta (1343 m) ma roccia che teme l'umidità: scegliere giornate asciutte. Non togliere l'imbraco in vetta: la discesa presenta alcuni tratti attrezzati.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende in senso inverso rispetto alla salita: alcuni piccoli balzi, poi nel bosco un tratto in disarrampicata su rocce spesso umide e due scale metalliche. Si prosegue a tornanti accanto a vie di arrampicata fino al bivio dell'avvicinamento, da cui si torna all'auto (1h dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si combina bene con la Ferrata Maurizio ad Alben (percorrendo prima la Maurizio, più lunga); in Val Brembana segnaliamo anche la Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata238 m
    • Dislivello itinerario506 m
    • Quota max1343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Mahr

    Ferrata Mahr

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Mahr

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Mahr è una breve via di falesia a sud di Bressanone che offre due percorsi — uno difficile e uno moderatamente difficile — sulle pareti della falesia di Mahr. È ideale come allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un parcheggio in località Mahr (la Marra), a sud di Bressanone, lungo la strada parallela all'A22 del Brennero. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si cammina 5' verso sud: sulla destra appare la parete della falesia; superata una via a destra, una palina con segni bianco-rossi del CAI conduce in breve ai piedi della parete.

    ▲Il percorso

    La via ha uno sviluppo ad 8. La parte bassa a sinistra è la più impegnativa, specie il traverso iniziale, che corre verso destra con un paio di passaggi atletici; la parte bassa a destra è più facile, con qualche passaggio moderatamente difficile. Le due sezioni basse si uniscono a metà itinerario sotto un diedro verticale. In alto, il lato destro è più impegnativo, con tratti verticali e un breve passaggio strapiombante, mentre il lato sinistro resta di livello moderatamente difficile.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata corta ma con passaggi tecnici, adatta ad allenarsi su roccia con difficoltà graduabili scegliendo il lato più o meno duro.

    ⚠ La discesa avviene lungo una delle due vie: se si ha forza per le varianti difficili in salita, conviene scendere lungo gli itinerari moderatamente difficili.
    ▲Periodo e sicurezza

    Falesia di bassa quota (circa 635 m), percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discesa

    Si scende lungo una delle due ferrate, preferendo le varianti moderatamente difficili.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile / Mod. Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoBressanone
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Quota max635 m
    • Lunghezza1 Km
    • Anno2022
  • Ferrata del Limbo

    Ferrata del Limbo

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata del Limbo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Limbo sale le pareti est del Monte Mucrone, sopra Oropa (Biella). È abbastanza impegnativa e si svolge in ambiente isolato, con avvicinamento e rientro lunghi e non sempre ben segnalati. Tecnicamente non è durissima grazie all'abbondanza di staffe, ma è esposta e risale diedri, camini e traversi, con anche un ponte sospeso; in giornata limpida la vista su Monte Rosa e Cervino ripaga la fatica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che collega Oropa al Lago del Mucrone; a Oropa si parcheggia nell'ampio piazzale di partenza della funivia. Punto di partenza su Google Maps.

    Dalla stazione a monte si seguono i cartelli per «Ferrata del Limbo (sentiero alto)» fino al Lago del Mucrone; lo si aggira a sinistra seguendo l'indicazione «Colle del Limbo, Mucrone Parete E» e si procede a mezzacosta (d'estate sono presenti corde) fino a un canalone, aiutati da qualche ometto. Si risale il canalone individuando sulla parete a destra i gradini metallici dell'attacco (1h 15' dalla stazione a monte, 45' dal lago).

    ▲Il percorso

    Si attacca una serie di gradini metallici lungo un diedro, tenendone il lato destro, con alcuni tratti lievemente strapiombanti; al termine si svolta a sinistra, si sale in diagonale su cengia, si traversa a sinistra e si risale in verticale fino a uno spigolo che sbuca sul terrazzino panoramico del Colle del Limbo. Questo primo tratto (circa 120 m) è fisico ed esposto ma ottimamente attrezzato.

    Segue un alto camino dove le staffe suggeriscono di fatto i passi; usciti in cima si superano alcune rocce in arrampicata. Un breve sentiero porta alla terza sezione (cartello bianco): si sale una bella placca verticale, leggermente strapiombante e molto staffata, in cima alla quale si attraversa un breve ponte delle scimmie a tre corde. Si risale l'ultima parete, si traversa a sinistra e si esce al termine della ferrata (2h dall'attacco, 3h 15' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via continua ed esposta, ma resa accessibile dalle numerose staffe; l'impegno maggiore è nel primo tratto fisico e nei camini.

    ⚠ La zona resta spesso coperta di neve fino a fine maggio: a inizio stagione vanno prese le dovute precauzioni. La segnaletica dell'avvicinamento e del rientro è rada, talora obsoleta o divelta: utile scaricare in anticipo le tracce dei sentieri messe a disposizione dalla Provincia di Biella.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente isolato e meteo mutevole (zona spesso coperta da nuvole). Per la cartografia si consiglia la carta delle Valli del Monte Rosa.

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue fino a un grosso ometto (anticima) e in un quarto d'ora, fra roccette ed esile traccia, si raggiunge la cima del Monte Mucrone (2335 m). Si scende lungo il sentiero 24, prima alla bocchetta del lago e poi a destra verso il Lago del Mucrone e la funivia (1h 30' dal termine, 3h 45' totali), facendo attenzione ai segni radi o inesistenti.

    ▲Da abbinare

    Con la stessa funivia di Oropa si può percorrere la Ferrata Ciao Miki; scendendo a valle si trovano la più facile Ferrata della Balma e il Sentiero Attrezzato dell'Infernone a circa mezz'ora d'auto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario265 m
    • Quota max2335 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Laurenzi al Molignon

    Ferrata Laurenzi al Molignon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Laurenzi al Molignon

    La Ferrata Laurenzi è un magnifico itinerario di cresta che si snoda in un angolo selvaggio del gruppo del Catinaccio, fra il Molignon di Dentro e il Molignon di Fuori. Richiede un lungo avvicinamento e un altrettanto lungo rientro, ed è percorribile in entrambi i sensi: qui la descriviamo nel verso Rifugio Antermoia → Rifugio Tires, con partenza da Mazzin in Val di Fassa (Trento).

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mazzin in Val di Fassa: dalla statale si svolta nella Strada de Chiavacia fino a un restringimento con divieto di transito, dove si trovano pochi posti auto a bordo strada (altrimenti si parcheggia in paese). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia che coincide con il sentiero CAI 580: si ignora il bivio a sinistra per il più impegnativo Sentiero Paola e si prosegue in salita lungo la Val de Udai. All'incrocio fra il 580 e il CAI 577 si tiene la sinistra rimanendo sul 580, che poco dopo incrocia il CAI 578; di nuovo a sinistra sul 578, che sale ripido a tornanti fra il Sas de Dona (a destra) e il Mantel (a sinistra) fino al Pass de Dona (2516 m). Da qui, in leggera discesa, si raggiunge il Rifugio d'Antermoia (2496 m, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si prosegue verso ovest sul sentiero 584, che costeggia il Lago d'Antermoia tenendolo alla propria destra. Superato il lago si avanza in falsopiano e, circa 5' oltre il termine dello specchio d'acqua, si individua una traccia non segnalata che si stacca a destra verso un canalone ghiaioso in direzione nord. Lo si risale interamente tenendo il ramo di sinistra fino a incontrare, sulla destra, il caratteristico cartello rosso che segna l'attacco (30' dal Rifugio Antermoia, 4h totali).

    Si sale subito una parete verticale e povera di appigli, dove la roccia aiuta poco: prima alcuni zigzag, poi un tratto più appoggiato e infine roccette esposte ma non difficili che immettono su un sentiero a mezzacosta (volgendosi si vedono il rifugio e il lago). Si superano alcuni balzi rocciosi, oggi attrezzati e meno insidiosi rispetto al passato, fino all'ometto di vetta del Molignon di Dentro (2852 m, 45' dall'attacco), con ampia vista sul Sassopiatto. Inizia ora il tratto più aereo: si percorre la cresta su fondo sdrucciolevole prestando massima attenzione, si scende un breve tratto, si rimonta un salto e si cala in un canalino franoso fino al libro delle firme. Si risale verso una forcella (2730 m), oltre la quale un tratto verticale molto esposto, con discreti appigli, conduce nuovamente in cresta; si procede in forte esposizione un paio di metri a fianco del filo fino a uno spigolo e a un'ulteriore parete verticale. Seguono traversi e gradoni di media difficoltà e infine una ripida salita al Molignon di Fuori (2779 m, 1h 30' dal Molignon di Dentro), affacciato sul Catinaccio d'Antermoia, sul Sassopiatto e sulla cresta dei Denti di Terrarossa.

    Si scende verso nord-ovest seguendo traccia e ometti fino a ritrovare le attrezzature, che senza particolari difficoltà portano alle ultime roccette e al termine della ferrata, segnalato da un cartello rosso presso il Passo di Molignon (in tutto circa 3h di ferrata dal Rifugio Antermoia, 7h 30' complessive). Poco oltre, una palina indica a destra il Rifugio Alpe di Tires e a sinistra il Rifugio Passo Principe.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur classificata come ferrata a tutti gli effetti dopo la ristrutturazione, la Laurenzi è impegnativa per esposizione e continuità: lo sviluppo è quasi sempre in cresta, con la roccia che nel primo tratto offre pochi appigli.

    ⚠ Non esistono vie di fuga e l'ambiente è selvaggio e isolato: l'itinerario richiede buona preparazione fisica e un'attenta programmazione, vista la lunghezza complessiva (fino a 14h con il rientro per l'avvicinamento).
    ▲Periodo e sicurezza

    La via si sviluppa oltre i 2800 m in alta montagna; valutare con cura meteo, condizioni della cresta e residui di neve a inizio stagione. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o quella di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Data la lunghezza conviene spezzare il tour pernottando in uno dei rifugi vicini (Alpe di Tires, Bergamo o Passo Principe). Dal Rifugio Passo Principe (1h dal termine), per i sentieri 3A e poi 11, si può salire la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, scendere sul versante opposto fino al Lago e al Rifugio d'Antermoia (2h 30' dal Passo Principe, 11h totali) e infine rientrare per l'avvicinamento (14h totali), con un itinerario di due giorni.

    ▲Da abbinare

    Partendo da Mazzin, la Laurenzi si combina bene con la Ferrata Maximilian sopra il Rifugio Tires; per un anello più lungo si può scendere la Valle del Vajolet e percorrere la ferrata al Passo Santner o la Ferrata Bepo de Medil, eventualmente con il Sentiero delle Scalette in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)14:00 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1452 m
    • Quota max2852 m
    • Lunghezza25 Km
  • Ferrata Les Cordes

    Ferrata Les Cordes

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Les Cordes
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Les Cordes è una via di placca senza eccessive difficoltà tecniche, a quota modesta per gli standard della Val Badia. Sotto molti aspetti è ideale per avvicinarsi alle ferrate in ambiente, pur presentando una discreta esposizione lungo tutto il percorso e un paio di passaggi moderatamente difficili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da La Villa (Stern) in Val Badia: dalla rotonda sulla statale si imbocca verso nord la prima laterale a sinistra in direzione degli impianti della Gardenacia, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps.

    La salita più breve sfrutta la funivia. A piedi, dal parcheggio si segue il sentiero 5A fino all'Utia Sponata (1703 m), accanto alla stazione a monte; da qui il sentiero 11B taglia a mezzacosta verso sud fino all'attacco (15' dalla funivia, circa 1h 15' salendo a piedi).

    ▲Il percorso

    Si sale in diagonale verso sinistra senza difficoltà e poi in verticale su facili balzi. Il tratto più impegnativo arriva quasi subito: un paio di placchette poco appigliate e un canalino dove chi non è abituato ad arrampicare progredisce sulla fune (passaggi moderatamente difficili). Si prosegue su facili roccette spostandosi gradualmente a sinistra fino a un sentiero attrezzato di collegamento; la via continua con roccette, tratti di sentiero e balzi attrezzati verso destra per una ventina di minuti. Dopo un tratto senza cavo e un sentiero attrezzato in orizzontale si affronta l'ultima parete: una rampa a sinistra, alcuni balzi attrezzati e, con maggiore esposizione, un facile pilastrino chiudono le attrezzature. Una traccia conduce al vicino Rifugio Gardenacia (2050 m, 1h dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non sale a una vetta dolomitica ma raggiunge un rifugio. Nel complesso è facile, con tre punti più impegnativi dove chi sa arrampicare sfrutta gli appigli in aderenza, altrimenti ci si aiuta con la fune.

    ⚠ L'esposizione è presente lungo tutto il percorso: per chi è alle prime armi è bene non sottovalutarla.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta e ambiente non severo; per la cartografia si consiglia la carta della Val Badia o quella di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Gardenacia si rientra verso nord con il comodo sentiero 5, che in circa 40' porta alla funivia; da qui si scende in paese con il sentiero 5A (circa 2h 30' totali utilizzando la funivia all'andata, 3h 30' salendo a piedi) o con gli impianti. Volendo allungare, dal rifugio il sentiero 11 sale al Rifugio Puez (2475 m), oppure il sentiero 5 raggiunge la Forcella e la vetta del Sassongher (2665 m).

    ▲Da abbinare

    Da La Villa si è in zona strategica: a nord la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz da Lech; nel vicino Gruppo Sella la Ferrata Tridentina, la Ferrata Cesare Piazzetta e la Ferrata Mesules.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPuez-Odle
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2050 m
    • Lunghezza2,3 Km
  • Ferrata La Voie du Paradis

    Ferrata La Voie du Paradis

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata La Voie du Paradis

    La Ferrata La Voie du Paradis è una via recente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, presso il torrente Savara in Valsavarenche. È di livello facile, con avvicinamento brevissimo e rientro agevole; le attrezzature sono abbondanti e in stile francese (cavo lasco e numerose cambre).

    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio (5-6 posti) si trova lungo la SR23 della Valsavarenche (Aosta), dopo l'abitato di Bien. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal cartello che descrive la ferrata si segue il sentiero sulla destra e in meno di un minuto si è all'attacco.

    ▲Il percorso

    La via è divisa in 9 sezioni intervallate da brevi sentieri ben segnalati con frecce gialle. In ciascuna sezione si salgono pareti verticali fra loro simili, non particolarmente esposte e generosamente staffate, con qualche breve traverso di collegamento. Nell'8° settore si incontra il primo ponte tibetano (circa 15 m); subito dopo la 9° sezione attacca con una parete verticale e porta al secondo ponte tibetano (circa 10 m). Entrambi i ponti sono molto stabili ma non aggirabili. La parte attrezzata si percorre in circa 1h 15'.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le abbondanti staffe rendono la progressione semplice e costante, tanto da fare di questa via un'ottima prima esperienza su ferrata.

    ⚠ Attenzione: i due ponti sospesi non sono aggirabili, quindi va valutato in anticipo se chi sale se la sente di attraversarli. La via è al sole nelle ore mattutine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ferrata di bassa quota (attorno ai 2000 m), percorribile per gran parte della stagione escursionistica con le normali cautele. Per la cartografia si consiglia la carta del Gran Paradiso.

    ▲Discesa

    Superato il secondo ponte si segue il sentiero che chiude la ferrata; all'indicazione di discesa si prosegue sulla destra e, in circa 30', si rientra al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Poco distante si trova la Ferrata Casimiro; nella Valle d'Aosta occidentale segnaliamo anche la Ferrata Marguerettaz, la Ferrata Bethaz Bovard e la Ferrata al Bivacco Borelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoGran Paradiso
    • Avvicinamento0:02 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2.000 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata di Locana

    Ferrata di Locana

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata di Locana

    La Ferrata di Locana, detta anche di San Lorenzo Piantonetto, risale una placconata granitica nella Valle di Piantonetto (Torino). È moderna e attrezzata in modo impeccabile: gli esperti la troveranno forse troppo staffata, ma proprio per questo è perfetta per prendere dimestichezza con le ferrate. Nel complesso è facile.

    ▲Avvicinamento

    Da Rosone, lungo la strada che dalla Valle dell'Orco sale verso il Lago di Teleccio nel Parco del Gran Paradiso, all'uscita della frazione si svolta a destra prendendo la seconda laterale (indicazioni per Piantonetto). La strada sale a tornanti, si restringe e corre lungo il torrente; poco prima di attraversarlo si parcheggia in uno spiazzo. Punto di partenza su Google Maps.

    In circa 20': si attraversa la strada verso la valle e, sul versante opposto al torrente, si segue il sentiero che sale nel bosco verso sud fino all'attacco (una bacheca informativa è presente al parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia presso un traliccio elettrico. Dopo i primi metri si scende un facile traverso attrezzato fino a un ponte sospeso di circa 30 m (aggirabile a destra con sentiero attrezzato); oltre il ponte si prosegue a sinistra con un facile traverso e una parete attrezzata di circa 15 m, resa agevole dalle molte cambre. Si incontra quindi il sentiero attrezzato che farà da discesa: ignorate le deviazioni a destra e sinistra, si sale in verticale su una nuova parete ricca di staffe, un tratto di collegamento e l'ultima paretina verticale che chiude la salita. Si segue allora il cavo a destra in discesa lungo una placconata, si raggiunge il bivio già incrociato in salita e si prosegue in discesa fino a una balma; la si attraversa e, alternando tratti attrezzati e sentiero, si torna al ponte e al punto di partenza presso il traliccio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario moderno, ben attrezzato e generalmente facile, ideale per avvicinarsi a vie più impegnative.

    ⚠ La via disegna un 8: l'incrocio fra salita e discesa funge anche da via di fuga per chi volesse interrompere il percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (circa 1170 m) e avvicinamento breve la rendono fattibile per gran parte della stagione, con le normali cautele su roccia umida.

    ▲Discesa

    Completata la fase di discesa della ferrata e tornati al traliccio, si rientra all'auto percorrendo a ritroso il sentiero dell'avvicinamento.

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso Pont Canavese si incontra la Ferrata di Pont Canavese (variante normale difficile e variante estrema da non sottovalutare); fra le altre ferrate del Torinese segnaliamo quelle della Val di Susa, come la Ferrata Carlo Giorda alla Sacra di San Michele e la Ferrata allo Chaberton, e la recente Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValle dell'Orco
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario230 m
    • Quota max1170 m
    • Lunghezza3,5 Km
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