Stato: Aperta

  • Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno

    Ferrata Innerkofler - De Luca al Monte Paterno

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Innerkofler – De Luca sale al Monte Paterno, nelle Dolomiti di Sesto, con un tracciato di salita relativamente breve e senza difficoltà tecniche di rilievo. È un itinerario dai paesaggi stupendi, ricco di gallerie e resti della Prima Guerra Mondiale; il rientro, soprattutto per Forcella Passaporto, richiede maggiore attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), sul versante veneto delle Dolomiti di Sesto, raggiungibile in auto da Misurina (1750 m) lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km; Misurina è raggiungibile da Cortina o Auronzo (SR48 e SP49) oppure da Dobbiaco (SS51 e SP49) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue l'ampio sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30') e a Forcella Lavaredo (2454 m, 45'), da cui si aprono la Croda di Passaporto, il Monte Paterno, il Sasso di Sesto, la Torre di Toblin e, a sinistra, le Tre Cime di Lavaredo. Si prosegue in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15' dal parcheggio). Da qui si va verso sud-est, a destra, in direzione dell'evidente parete nord del Paterno, oltre il pinnacolo Frankfurter Wurstl, fino alla prima galleria di guerra, bassa ma illuminata da fori nella roccia; saliti alcuni gradini si esce su un ballatoio artificiale e si passa sul versante opposto, entrando in una seconda galleria lunga oltre 300 metri, con scalinate interne, da percorrere con una torcia. All'uscita, una targa metallica segnala l'inizio della ferrata alla Forcella del Camoscio (2650 m, 30' dal Locatelli, 1h 45' totali).

    ▲Il percorso

    L'attacco è presso un esposto spigolo: dopo un breve tratto orizzontale il cavo sale verticale su una paretina con buoni appigli, seguita da roccette non attrezzate verso destra. Si piega a sinistra in salita entrando in una trincea, che diventa una rampa con cui si guadagna quota in fretta, fino a un balzo roccioso di una decina di metri ben gradonato: lo si risale spostandosi gradualmente verso l'esterno e rimontando lo spigolo in forte esposizione, con il cavo che corre tra un canalino interno alla montagna e la parete esterna. Si piega a destra risalendo un canalino detritico sul lato destro fino alla Forcella dei Camosci, crocevia di sentieri (30' dall'attacco, 2h 45' totali). Per la vetta si perde qualche metro fino a un bivio con due percorsi attrezzati: per evitare affollamenti si sale di norma quello di destra, che con il cavo sale in diagonale a sinistra su fondo gradonato e poi verticale su roccia ben appigliata, fino a una cengia non attrezzata da percorrere verso sinistra; pochi minuti di salita portano alla croce del Monte Paterno (2744 m, 20' dal bivio, circa 3h totali). Si scende quindi a sinistra fino al bivio, si ripercorre il piano sommitale fino al cavo che scende sul versante orientale — due tratti verticali gradonati separati da un'esposta cengia panoramica — e si torna al bivio e alla Forcella dei Camosci, dove si sceglie il rientro (3h 30' circa totali al ritorno alla forcella).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata piacevole di media difficoltà, ben arrampicabile e mai esageratamente impegnativa, che abbina paesaggi mozzafiato e memoria della Grande Guerra.

    ⚠ È necessaria la torcia per la Galleria Paterno (oltre 300 m) ed eventualmente per una galleria nel rientro da Forcella Passaporto. Attenzione al canalino prima della Forcella dei Camosci, che può presentare neve e ghiaccio anche in stagione inoltrata; il rientro per Forcella Passaporto richiede piede fermo.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella dei Camosci ci sono due opzioni. La più breve è il Sentiero Attrezzato di Forcella Passaporto (2379 m) verso Forcella Lavaredo: presenta alcuni punti esposti — dopo una cengia attrezzata si scende e si attraversa un canalino franoso non attrezzato risalendolo sul versante opposto prima di una galleria, e più avanti una cengia non attrezzata particolarmente stretta — ma per il resto è attrezzato e non difficile, con le Tre Cime davanti per tutto il percorso fino a Forcella Lavaredo (1h dalla Forcella dei Camosci, 4h 30' totali); poi a ritroso sul 101 al parcheggio (5h totali). La seconda opzione è il Sentiero Attrezzato delle Forcelle, che corre sotto la cresta verso la Forcella Pian di Cengia (2522 m, 2h dalla Forcella dei Camosci) tra cenge, ponti e resti bellici; da Forcella Pian de Cengia, con breve deviazione a nord si raggiunge il Rifugio Pian de Cengia (2528 m), poi si rientra per i sentieri 107 e 104 a Forcella Lavaredo (1h dal rifugio) e quindi al parcheggio (7h totali).

    ▲Storia

    Le Dolomiti di Sesto furono teatro di durissimi combattimenti nella Grande Guerra: la guida alpina Sepp Innerkofler morì nel 1915 proprio durante un attacco al Monte Paterno, divenendo una figura mitica in Austria e Tirolo. La via è dedicata anche alla memoria dell'alpino Pietro De Luca, distintosi nella difesa della postazione sul Paterno in quello stesso attacco.

    ▲Da abbinare

    Già il rientro percorre il Sentiero Attrezzato del Passaporto o quello delle Forcelle. Dal Rifugio Locatelli si può salire alla Torre di Toblin con la Ferrata delle Scalette o la Ferrata Cappellano Hosp; verso Misurina si trovano la Ferrata Merlone, la Ferrata Capitano Bilgeri e il Sentiero Attrezzato Bonacossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario419 m
    • Quota max2745 m
    • Lunghezza9,7 Km
  • Sentiero Attrezzato dell’Infernone

    Sentiero Attrezzato dell'Infernone

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Sentiero Attrezzato dell'Infernone
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato dell'Infernone si sviluppa lungo la gola del torrente Elvo, presso Sordevolo, in un ambiente di grande pregio paesaggistico. Non presenta particolari difficoltà tecniche e si snoda quasi tutto poco sopra l'acqua; tre ponti sospesi aggiungono un po' di esposizione a un percorso altrimenti privo di tratti aerei.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Sordevolo, in provincia di Biella, parcheggiando nel parcheggio pubblico lungo via Bagneri (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si scende lungo la via con un primo tornante a sinistra, seguendo gli abbondanti cartelli, i segni e una bacheca; a un bivio si tiene la sinistra (cartello CAI per la Ferrata dell'Infernone) fino al termine dell'asfalto, dove si imbocca la sterrata in discesa. Ignorato un bivio verso una cascina, si continua a scendere fino all'attacco del sentiero attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'ultimo tratto di discesa, scivoloso per l'umidità, è assicurato da una corda. Si gira a destra iniziando il vero sentiero attrezzato: una rampa diagonale, poi una cengia, fino a passare sotto il ponte in pietra per Bagneri. Attraversato il ponte, un comodo sentiero costeggia il torrente tra scorci bellissimi, alternando tratti attrezzati — talvolta in fune metallica, altre in corda, leggermente più esposti, con appigli artificiali per i piedi — e tratti liberi. Si procede tra saliscendi attrezzati fino a un tratto di discesa su corda verso il torrente; più in basso si cammina su comode rocce, traversando verso sinistra fino a una breve parete verticale con staffe metalliche. Un tratto di sentiero attrezzato porta al primo ponte delle scimmie a tre corde, che conduce sulla destra orografica; segue un tratto in discesa fino a un ponte di pietra che riporta sulla sinistra orografica. Si prosegue a bordo torrente sulle rocce, ignorando una deviazione con segni gialli verso una cascata, fino a un traverso orizzontale poco sospeso sul fiume, presso una cascata, e quindi al secondo ponte sospeso, di nuovo sulla destra orografica. Si riprende a destra su un traverso con staffe proprio sopra il torrente, dove questo si stringe, fino a una cengia spesso umida con comodi saliscendi; un tratto di discesa verticale verso il greto e una rampa diagonale portano a un piccolo canyon naturale, dove si procede orizzontali con i piedi sulle staffe a picco sull'acqua. Aggirato uno spigolo non marcato, il lungo traverso attraversa un ambiente sempre più meraviglioso, con il torrente che si insinua nel canyon dopo una cascata; un tetto roccioso obbliga a scendere leggermente e, dopo un tratto con i piedi su una corda, si raggiunge il terzo e ultimo ponte sospeso, il meno corto dei tre. Si torna sulla sinistra orografica e, dopo gli ultimi metri di fune, termina il sentiero attrezzato (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario è tecnicamente contenuto e regala un ambiente di forra di rara bellezza, con attrezzature discontinue tra fune metallica e corda.

    ⚠ Trovandosi lungo un torrente e, nell'ultimo tratto, dentro una forra, va evitato nei periodi successivi ad abbondanti piogge, quando il tracciato risulterebbe molto umido e scivoloso. La provincia di Biella mette a disposizione mappe e tracce dei propri sentieri.

    ▲Discesa

    Dal termine si risale il pendio verso la costa che sovrasta la forra fino a una mulattiera che, in discesa, riporta a Sordevolo, a via Bagneri e quindi al parcheggio (40' dalla fine, 3h totali). Volendo, gli appassionati possono percorrere l'itinerario in senso opposto e rientrare lungo lo stesso sentiero attrezzato, con difficoltà leggermente maggiori nei pochi tratti verticali.

    ▲Da abbinare

    Non lontano si sviluppano altre vie ferrate moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata di Rosazza e la Ferrata Ciao Miki nei pressi di Oropa (circa 30 minuti d'auto), la Ferrata del Limbo sempre a Oropa e la Ferrata della Balma presso San Paolo Cervo (circa 40 minuti).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoPrealpi Biellesi
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max800 m
    • Lunghezza7,8 Km
  • Ferrata Ibex

    Ferrata Ibex

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Ibex

    Installata a Racines, non lontano da Vipiteno, la Ferrata Ibex riunisce quattro percorsi dalle caratteristiche simili ma a difficoltà crescente: il tratto iniziale è facile, il percorso principale obbliga almeno al Moderatamente Difficile e due varianti arrivano all'Estremamente Difficile. Non porta a una cima né a un rifugio: è un itinerario atletico di media quota, ideale per le mezze stagioni, su una roccia stratificata e ruvida dal grip elevatissimo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a Racines di Dentro, con parcheggio presso il Maso Pulvererhof, gli ultimi 100 metri su strada sterrata transitabile (1380 m, punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue oltre la baita in legno verso l'evidente parete rocciosa: un sentiero conduce in pochi passi all'attacco, già visibile per la grande insegna in ferro (1390 m, 1' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si compone di quattro itinerari. Il Percorso 1 (principianti) attacca subito dall'avvicinamento con difficoltà tra il facile e il moderatamente difficile, mai troppo esposto, su facili roccette, piccoli balzi e tracce di sentiero, con qualche infisso e cambra dove serve; prosegue poi pianeggiante e in leggera discesa, concludendosi senza bisogno di rientro in 10-15 minuti, adatto anche a bambini. Il Percorso 2 (principale) si imbocca al termine del primo o direttamente alla base del bosco, spostandosi a sinistra dell'accesso (cartello IBEX e panchina): è una ferrata articolata, dal Moderatamente Difficile in crescente esposizione fino al Difficile, lunga oltre 300 m, che alterna placche, diedri, traversi e piccoli strapiombi ben ammanigliati su roccia dall'ottimo grip. Si parte con il cordino che zigzaga tra roccette, piccoli diedri e balzi; dopo una decina di minuti un cartello rosso indica a sinistra una via d'uscita per chi non se la sentisse. Si prosegue su roccette e rampe, uno spigolo, balzi e gradoni senza esposizione significativa, fino a un lungo tratto che fa guadagnare quota più in fretta: prima agile su roccia e qualche staffa, poi su paretine e brevi placche più verticali dove per le mani occorre affidarsi al cordino — è il tratto più impegnativo del percorso principale, da considerarsi "difficile". Dopo un respiro tra gli alberi si affronta un lungo traverso orizzontale esposto ("Difficile"), con ottimi appoggi in aderenza ma senza una vera cengia, fino a una panchina panoramica a circa metà via (1h dall'attacco). Si riprende in traverso a destra, con un punto curioso in cui il cordino passa sotto il terreno e una grossa radice, poi su sentiero attrezzato erboso fino a un secondo lungo traverso sotto la roccia, leggermente discendente e più facile, da percorrere chinando la testa. Si perde quota e si aggira uno spigolo impegnativo che apre l'ambiente verso un enorme diedro, dove una parete nerastra e una bianca si incontrano sotto l'insegna in ferro "RACINES" e il cartello della prima variante; oltrepassato il diedro con buona esposizione verticale, si prosegue sul percorso principale fino alla panchina con il libro firme (1620 m). Conviene non togliere l'imbrago, perché il rientro sarà per metà una ferrata in discesa (circa 1h 40' dall'attacco del Percorso 1). Il Percorso 3 (variante "Molto Difficile") si stacca lungo la ferrata di rientro, a un bivio con cartello "Variante E": una grande placca quasi verticale e apparentemente liscia, ma dalla roccia ruvida con ottimo grip, si supera con buona dose di forza nelle braccia trazionando il cordino; il passaggio chiave è lo scavalcamento di uno spigolo ascendente, forse "Estremamente difficile", oltre il quale gli ultimi metri tornano facili (circa 30' dall'inizio della variante). Il Percorso 4 (variante "Estremamente Difficile"), nella parte alta della via principale, è fisico e atletico ma molto breve: un grande diedro a parete verticale liscia, poi il passaggio chiave su una paretina con breve strapiombo, una serie di diedri e un traverso ascendente, fino a reimmettersi nel percorso finale (circa 15' dall'inizio della variante).

    ▲Carattere e difficoltà

    Di recente costruzione, ha attrezzatura ottima e cordino ben tensionato, con uso limitato di cambre e staffe; la particolarità è la roccia stratificata e ruvida, simile al granito, dal grip elevatissimo.

    ⚠ Esposta a est/sud-est, è sconsigliata nelle mattine calde d'estate e da valutare d'inverno se coperta da neve o ghiaccio, essendo tecnica e a tratti esposta anche nella versione normale. Per le due varianti estreme si consigliano scarpe da trekking/avvicinamento o da ferrata, non scarponi rigidi: le varianti sono leggermente meno dure del passaggio "Gelen Knott" della Tabaretta e simili alla prima variante della Stuller.

    ▲Discesa

    Dalla panchina con il libro firme si prosegue con le attrezzature in un tratto tutto in discesa, anche con staffe metalliche, senza particolari difficoltà, fino a un sentiero: dritti si continua il rientro, a destra si riprende la "Variante E" (Percorso 3). Il sentiero nel bosco riporta al parcheggio (circa 30' dal libro firme; circa 2h 40' per il solo percorso principale, circa 3h 30' percorrendo anche le due varianti).

    ▲Storia

    La Ferrata Ibex è stata inaugurata nell'agosto 2024 a cura dell'Ufficio Turismo del comprensorio di Racines, con il co-finanziamento di fondi europei.

    ▲Da abbinare

    Nella parte settentrionale dell'Alto Adige si segnalano la Ferrata delle Cascate di Stuller (simile per caratteristiche), la Ferrata Lampskopf, la Ferrata Bergkristall e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud si percorrono le varie vie della Val Venosta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Racines
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata375 m
    • Quota max1.525 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Hoachwool

    Ferrata Hoachwool

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hoachwool

    L'impegnativa Ferrata Hoachwool risale una ripida parete sopra Naturno. È una via molto atletica e varia, che alterna placche, traversi, diedri e balzi per dare ritmo a una salita intensa; la roccia, compatta e levigata, rende lo sforzo elevato. La bassa quota e l'esposizione a ovest la rendono molto calda nelle ore centrali d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia Unterstell a Naturno (Bolzano). Da Bolzano si prende la superstrada per Merano, poi la statale dello Stelvio uscendo a Naturno e seguendo le indicazioni per il parcheggio della funivia (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio i cartelli verso ovest conducono in 20 minuti al Mercato Contadino e quindi all'attacco della ferrata (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un breve traverso su un tronco e poi su roccia, lungo una cengia a bordo del torrente Senales fino a una palestra di roccia; si prosegue su sentiero nel bosco, privo di attrezzatura, fino a due ampi gradini metallici sotto una placca levigata da risalire senza poter arrampicare, dove una staffa metallica permette di uscire dal primo tratto impegnativo. Seguono un comodo sentiero attrezzato e alcuni facili traversi e brevi placche accanto al torrente, che fanno capire quanto la roccia sia liscia, fino a un lungo ponte tibetano a tre corde, piuttosto dondolante, che richiede piede sicuro e calma (30' dall'attacco). Aggiornamento 2021: a causa di una frana nel tratto precedente il lungo ponte, la via segue una deviazione — una catena vieta il passaggio e indica di scendere verso il torrente, attraversarlo su un nuovo ponte sospeso breve e stabile e risalire il versante opposto ricollegandosi al tracciato originario, con la frana ben visibile. Si percorre poi una breve cengia a destra fino a un balcone panoramico, quindi una parete verticale e liscia con pochi appigli che dopo i primi metri piega a sinistra; un terrazzino e una seconda parete più appoggiata portano a un tratto di sentiero nel bosco e su roccia in falsopiano con assicurazione a sinistra. Si supera un salto in leggero strapiombo che richiede agilità e forza, poi una placca inclinata da salire in aderenza con esposizione crescente — sulla destra un cartello chiede ironicamente lo stato di forma, pur in assenza di via di fuga. Dopo un breve diedro si affronta una scaletta di funi e traversine, poi una placca particolarmente levigata in diagonale dove una maniglia torna utile, fino a un traverso caratteristico in cui lunghi spuntoni metallici si alternano alle staffe per aggirare la parete esposta; il traverso prosegue su pensiline di legno del vecchio sistema d'irrigazione, che riducono nettamente la difficoltà di un tratto altrimenti strapiombante. Aggirato un albero, un breve traverso diventa una rampa inclinata panoramica (1h 30' dall'attacco). Si risale un difficile passaggio verticale e una serie di salti impegnativi con qualche buon appiglio, una breve cengia e poi un tratto molto impegnativo: una placca verticale e liscia, un esposto traverso a sinistra e una parete impegnativa, prima in diagonale poi verticale, con alcune buone staffe, fino a un balcone con panchina. Dopo un tratto di sentiero si affrontano salti verticali, traversi e roccette poco appigliate, talvolta con staffe, fino al libro firme — attenzione, manca ancora molto al termine. Una serie di placche con fessure richiede forza nelle braccia, poi un paio di balzi verticali portano a un terrazzo erboso; un tratto diagonale impegnativo e un ultimo tratto verticale attrezzato con staffe sboccano su facili roccette e un sentiero sommitale che chiude la via (3h 30' dall'attacco, circa 4h totali). Sono presenti due varianti: una "Estremamente Difficile" su placche e diedri lisci da affrontare in trazione sul cavo, e una lunga scala a pioli, tecnicamente facile ma esposta e verticale.

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata impegnativa e fisica, che richiede impegno e concentrazione per tre intense ore, varia ma con molti punti non arrampicabili per il tipo di roccia. Il ponte tibetano è tra i più lunghi a tre corde in Italia e tra i più dondolanti, specie con vento.

    ⚠ Il ponte si può evitare, ma il tratto della via in quel punto è soggetto a scariche, quindi da evitare se possibile. L'esposizione a ovest e la bassa quota rendono la parete molto calda nelle ore centrali delle giornate estive: sconsigliata in quei momenti.

    ▲Discesa

    Dal termine si può scendere a valle lungo il comodo sentiero 10 (50' dal termine, 4h 45' totali) oppure salire verso la stazione a monte della funivia Unterstell (15' dal termine, 4h 15' totali) ed eventualmente, energie permettendo, percorrere la facile Ferrata Knott, che si sviluppa sotto la piattaforma panoramica a circa 20 minuti di salita.

    ▲Da abbinare

    Prima di rientrare si può percorrere la facile Ferrata Knott. In direzione di Merano c'è la Ferrata Heini Holzer; risalendo verso lo Stelvio, a Solda, attendono le difficili Tabaretta e Croda di Cengles, mentre verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata520 m
    • Dislivello itinerario620 m
    • Quota max1120 m
    • Lunghezza3,3 Km
  • Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Dedicata al celebre alpinista di Scena, la Ferrata Heini Holzer sale al Picco Ivigna sopra Merano. È un itinerario di media difficoltà, senza tratti tecnicamente duri, che richiede però una discreta preparazione: la roccia, solida e spesso levigata, costringe in più punti a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. L'escursione si completa salendo al Piccolo e al Grande Picco Ivigna, pochi minuti oltre il termine della via.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Merano 2000, raggiungibile dall'uscita Merano Sud della superstrada Bolzano–Merano (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte (1900 m) si seguono i segnavia 18, che indicano anche il Rifugio Ivigna; il sentiero 18 è a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile (imbrago consigliato, non indispensabile). Ignorati i bivi per i sentieri 3 e 41, dopo circa mezz'ora chiare indicazioni mostrano a destra la piazzola da cui inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal terrazzino in legno si sale una parete con alcuni balzi di modesta difficoltà, si aggira uno spigolo e, dopo una breve placca diagonale liscia che richiede il cavo, si chiude la prima parte con un tratto di sentiero attrezzato. Tratti di sentiero collegano del resto le varie sezioni lungo tutto l'itinerario, suddiviso in sedici settori ciascuno con la propria targa. Si entra nella sezione "Erta", particolarmente verticale: il primo passaggio risale una parete liscia con l'aiuto di alcune staffe, si piega a sinistra e si riparte verticali fino al termine del settore, difficile da arrampicare senza usare il cavo. Un sentiero di collegamento porta alla "Via delle Guide", dapprima appoggiata e di media difficoltà, poi con un traverso a sinistra sotto un passaggio verticale privo di appigli all'avvio. Dopo un trasferimento si risale una placca inclinata in aderenza con gli scarponi e, dopo un altro tratto più gradonato, si raggiunge uno dei passaggi più belli: la Cresta degli Spiriti, che si percorre sul filo con passaggi emozionanti e paesaggisticamente molto appaganti. Segue il sentiero di collegamento accanto a una panchina ("Pascolo delle Capre"), poi un traverso ascendente a sinistra e alcuni balzi verticali fino al libro firme. Si risalgono balzi rocciosi a tratti attrezzati e si affronta il settore "Volo dell'Angelo", con roccette e uno spigolo che sboccano su una cengia erbosa verso destra. Nel tratto finale due placche levigate e verticali, abbondantemente attrezzate con staffe, portano al cartello "uscita", oltre il quale un sentiero appoggiato con qualche balzo conduce alla targa di fine via (2480 m, 2h dall'attacco, 2h 30' totali), con i due Picchi Ivigna di fronte. Proseguendo verso le cime si raggiunge un bivio: a sinistra, in 5 minuti, la croce del Piccolo Picco Ivigna (10' dal termine); a destra, un sentiero attrezzato su una lunga cengia ghiaiosa risale dalla forcella tra i due picchi e, con alcuni balzi e una placca inclinata attrezzata, porta alla croce del Grande Picco Ivigna (20' dal termine).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è suddivisa in sedici settori, ciascuno presentato da una targa. L'attrezzatura è in ottimo stato e il cavo ha un diametro maggiore della media, utile dove si deve fare trazione.

    ⚠ La roccia è molto solida e a tratti levigata: in diversi passaggi, altrimenti di grado elevato, ci si troverà a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. La salita ai due picchi aggiunge circa 1h al percorso ma merita decisamente.

    ▲Discesa

    Dal Grande Picco si scende a ritroso fino al bivio tra i due picchi, poi lungo il ripido e franoso sentiero 19 fino al Kulheiten (2362 m). Da qui due opzioni per tornare a Merano 2000: la carrareccia 19A, che con dolce pendenza e un ampio giro porta alla baita Waidmannalm (1998 m), oppure la traccia diretta sui prati, che fa risparmiare circa 15 minuti fino alla stessa baita; si segue infine l'ampio sentiero 3 (1h 15' dal termine della ferrata, 5h 30' totali).

    ▲Storia

    Inaugurata a Merano nel 2016, la via è dedicata al grande alpinista e scialpinista atesino Heini Holzer, protagonista dell'alpinismo negli anni Sessanta e pioniere dello sci estremo negli anni Settanta, scomparso in una discesa con gli sci nel 1977 nel gruppo del Bernina; alla sua vita è dedicato il libro "La mia traccia, la mia vita".

    ▲Da abbinare

    In Val Senales, in ordine di difficoltà crescente, la facile Ferrata Knott a Naturno, accanto alla più difficile Ferrata Hoachwool, e la recente Ferrata Larix. Verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller, mentre a Solda attendono le difficili Croda di Cengles e Tabaretta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonti Sarentini
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata550 m
    • Dislivello itinerario670 m
    • Quota max2581 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Hans Kammerlander

    Ferrata Hans Kammerlander

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hans Kammerlander

    Tracciata sopra Acereto, in Valle Aurina, la recente Ferrata Hans Kammerlander è un itinerario moderno e impegnativo: non raggiunge una cima, ma cerca le difficoltà della parete con notevole esposizione e una grande varietà di passaggi. Avvicinamento e rientro brevi ne fanno un'ottima meta per una mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Acereto, tra Campo Tures e Riva di Tures, in provincia di Bolzano. Giunti a Campo Tures si seguono le indicazioni per la SP48 verso Riva di Tures; dopo qualche minuto, sulla sinistra, le indicazioni per Acereto portano a un ampio spiazzo ghiaioso sulla destra, presso una fermata dell'autobus, dove conviene parcheggiare perché l'itinerario è ad anello (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale sul bordo destro della strada e si imbocca la Hintergasse in leggera discesa, seguendola per circa 1 km fino a un tornante più marcato; pochi metri oltre, una traccia a sinistra scende nel bosco e, seguendo i cartelli, in pochi minuti porta all'attacco (circa 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla nicchia di partenza si sale una breve scala metallica e si affronta una prima serie di traversi verso destra, già impegnativi per la scarsità di appoggi e per la roccia scivolosa e coperta di muschio; conducono al primo ponte sospeso, reso un po' ballerino dal fatto che gli appoggi per i piedi sono separati dalla struttura. Oltre il ponte, alcuni passaggi più semplici con comode staffe portano a una cengia erbosa dove conviene studiare il seguito, perché la difficoltà aumenta nettamente e si mantiene alta quasi fino alla fine. Si attacca un impegnativo traverso a destra su roccia via via strapiombante, con appoggi sfuggenti e umidi che riducono le possibilità di arrampicare e impongono l'uso del cavo; si sale poi un bel diedro a roccia levigata fino a un punto di riposo, con una panchina in legno a sinistra, sotto una lunga scala "marinara" meno stabile, da salire con equilibrio e decisione. Segue il passo chiave, breve ma intenso: un traverso a sinistra in forte esposizione per aggirare uno spigolo e salire una breve paretina levigata, con possibilità di arrampicare ridotte. Usciti dal passaggio si riposa su un tratto orizzontale e si riprende su una paretina verticale ricca di cambre metalliche per i piedi, poi un paio di paretine intervallate da facili traversi fino a due panchine in legno con il libro firme, a circa metà via, con vista su Campo Tures. La seconda parte attacca una paretina con staffe e un traverso orizzontale che supera un breve strapiombo; si prosegue a destra tra balzi e traversi fino a un passaggio difficile, sotto un pronunciato tetto da aggirare a sinistra usando un tronco d'albero sospeso come appoggio per i piedi attorno a uno spigolo marcato, con un traverso esposto e atletico ma breve. Raggiunto e superato il secondo ponte sospeso, si traversa a sinistra in grande esposizione, con buoni appoggi, fino a un diedro appoggiato dove le difficoltà calano. Nel tratto finale si sale verso sinistra al terzo e ultimo ponte, dagli ampi appoggi per i piedi ma con una sola fune come corrimano; oltre il ponte, gli ultimi dieci metri verso destra chiudono la via (circa 3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata di stile moderno, con modeste possibilità di arrampicare sulla roccia, che concentra strapiombi, traversi, passaggi espostissimi, scale e ponti in un itinerario bello e vario.

    ⚠ Un paio di passaggi, brevi, sono estremi pur senza essere mai continui: è importante affrontare la via in buono stato di forma. Si consiglia di portare una longe per potersi fermare e riposare nei tratti più impegnativi.

    ▲Discesa

    Pochi metri oltre il termine si raggiunge una strada che si segue verso sinistra, in salita, per qualche minuto; il rientro si può abbreviare imboccando a sinistra alcune tracce che tagliano nel bosco verso il paese. In circa 30 minuti si è di nuovo in paese e quindi al parcheggio (circa 4h totali).

    ▲Storia

    La via è dedicata al fortissimo alpinista Hans Kammerlander, nato proprio ad Acereto: ha salito dodici dei quattordici Ottomila, sette dei quali con Reinhold Messner. La ferrata è stata inaugurata nel 2022.

    ▲Da abbinare

    A Campo Tures si trova la più breve ma altrettanto impegnativa Ferrata Pursteinwand. Salendo verso nord lungo la Valle Aurina si raggiunge il lungo itinerario che include la Ferrata al Sasso Nero e la più facile Ferrata di Speikboden; scendendo verso sud si arriva alle ferrate della Val Pusteria, tra cui la recente Ferrata del Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario340 m
    • Quota max1566 m
    • Lunghezza5,8 Km
  • Ferrata alle Cascate di Fanes

    Ferrata alle Cascate di Fanes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata alle Cascate di Fanes

    La Ferrata alle Cascate di Fanes è una piacevole escursione attrezzata in un ambiente di grande bellezza, adatta anche ai principianti. In realtà riunisce tre itinerari percorribili anche singolarmente — la Ferrata Giovanni Barbara, la Ferrata Lucio Delaiti e la Ferrata alla Cengia di Mattia — che si sviluppano soprattutto su cenge e tratti verticali privi di difficoltà, con l'eccezione di una paretina verticale di 4 metri sulla Delaiti, appena più impegnativa.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Parco Naturale Dolomiti d'Ampezzo, a circa 6 km da Cortina d'Ampezzo (Belluno) lungo la statale 51 verso Dobbiaco. Da Cortina, dopo circa 5 km, un cartello marrone indica "Val di Fanes": si scende a sinistra su una stretta strada asfaltata e la si percorre per circa un chilometro fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (circa 1300 m) si costeggia il lato destro del torrente in leggera salita fino a una deviazione a sinistra, dove si tiene il segnavia 10 verso ovest; si attraversa il ponte sul Rio Fanes evitando il sentiero che prosegue sulla sinistra orografica e si sale fino al Ponte Alto (1470 m, 45' dal parcheggio), da cui si vedono in alto la Ferrata Giovanni Barbara e, sul versante opposto, i primi metri della Lucio Delaiti. Oltrepassato il ponte, un sentiero a destra scende all'attacco della Ferrata Giovanni Barbara (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La Ferrata Giovanni Barbara inizia con un'esposta ma ampia cengia che sale a sinistra fino a un punto da cui si scende verso la prima cascata, passando sotto un tetto roccioso con il salto d'acqua sulla destra. Si risale un breve canalino sabbioso aiutati dalla fune, si attraversa una stretta forcella e si scende sul versante opposto, dove alcune traversine riducono le difficoltà. Si prosegue senza problemi fino al passaggio chiave — comunque modesto —: si scende una paretina appoggiata con l'aiuto di staffe, un traverso verso destra e un tratto più ripido, poi alcuni grossi massi verso il torrente fino al cartello che chiude la Giovanni Barbara (20' dall'attacco). Attraversato il ponte sul Rio Fanes, alcuni facili balzi attrezzati portano alla targa d'inizio della Ferrata Lucio Delaiti: una cengia ascendente verso sinistra, a destra del torrente, conduce dopo un breve traverso un poco esposto sotto il passaggio chiave, probabilmente il più impegnativo dell'intero giro — una parete verticale di 4 metri piuttosto liscia sul lato destro della corda, con appigli migliori a sinistra. Superata, una lunga cengia ascendente, dapprima sabbiosa poi più stabile, riporta al sentiero 10 poco prima dell'attacco della Giovanni Barbara (20' dal termine della Giovanni Barbara, 1h 40' totali). Si prosegue verso la Ferrata alla Cengia di Mattia: lungo il sentiero 10 si tiene la destra seguendo il cartello "Scorciatoia" fino alla località "Bus de l'Orso" (1507 m, 10'), dove si raggiunge la targa d'inizio. Brevi passaggi attrezzati portano al tratto caratteristico, una cengia che passa sotto una cascata; qui il passaggio chiave è l'uscita: un traverso ascendente verso destra con staffe, su roccia bagnata che può rendere instabili. La cengia prosegue sotto la cascata, si salgono alcune roccette con staffe nei punti più umidi e, aggirato uno spigolo, un ultimo balzo chiude la Cengia di Mattia (20' dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le tre vie sono da considerarsi facili e adatte ai neofiti. Nell'itinerario proposto la Giovanni Barbara si percorre in discesa, il che aumenta leggermente le difficoltà soprattutto nel tratto verticale con le staffe.

    ⚠ È possibile percorrere la Giovanni Barbara anche in salita utilizzando, durante l'avvicinamento, il sentiero che tiene la sinistra orografica del Rio Fanes. Attenzione ai tratti bagnati sotto le cascate, dove la roccia può risultare scivolosa.

    ▲Discesa

    Dal termine della Cengia di Mattia il sentiero attraversa il Rio Fanes su un ponticello di legno e si ricongiunge al sentiero 10: lo si prende a sinistra e si ripercorre a ritroso il tracciato dell'andata fino al parcheggio (1h dal termine, 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    L'itinerario è breve e si presta a essere abbinato a vie più impegnative della zona di Cortina: la difficile Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà, la Ferrata Strobel a Punta Fiames o la Terza Cengia del Pomagagnon; salendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata René de Pol, mentre scendendo verso Cortina si trova la molto difficile Ferrata Sci Club 18 al Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti d'Ampezzo
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario210 m
    • Quota max1510 m
    • Lunghezza10,2 Km
  • Ferrata Gamma 2

    Ferrata Gamma 2

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Gamma 2

    La Gamma 2, che sale al Dente del Resegone, è una delle vie attrezzate più tecniche e impegnative del panorama italiano. La prima metà è nettamente più facile della seconda: conviene dosare con cura le energie, prediligendo l'arrampicata all'abuso della catena, perché i passaggi più duri sono concentrati nella parte alta. Non è un itinerario per neofiti o per chi è in cattiva forma. La ristrutturazione del 2020 ha aggiunto cavo d'acciaio e infissi che ne hanno ridotto le difficoltà, facendola passare da "Estremamente Difficile" a "Molto Difficile" (relazione e foto sono però anteriori a quei lavori).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco, raggiungibile dalla superstrada Lecco–Ballabio seguendo le indicazioni per "Piani d'Erna" e salendo tra i tornanti (punto di partenza su Google Maps). Come per molte vie sui versanti sud ed est del Resegone, conviene salire in funivia ai Piani d'Erna risparmiando circa 1h 30' di sentiero. Da qui si segue il sentiero 5 verso il Rifugio Azzoni fino al bivio con il sentiero 1: si imbocca il sentiero 1 in salita verso sinistra fino a una palina, poi facili roccette portano all'attacco della Gamma 2 (40' dalla funivia). A piedi si sale invece dal lato destro del parcheggio per il sentiero 1, oltre il Rifugio Stoppani, ignorando il bivio con il sentiero 5 e proseguendo come sopra. La variante più dura è salire prima la Gamma 1 e poi raggiungere l'attacco della Gamma 2 in circa 4h 15' dal parcheggio: in tal caso va calcolato bene lo sforzo, perché la seconda ferrata è assai più impegnativa.

    ▲Il percorso

    La via attacca una prima parete verticale con ottime maniglie naturali e buoni appoggi, da iniziare arrampicando; un sentierino porta a una seconda paretina analoga e quindi a un primo camino da salire in spaccata sfruttando alcune staffe. Dopo un breve sentiero e un paio di risalti si arriva sotto un secondo camino, più impegnativo: la catena corre sul lato destro e due staffe (una per lato) aiutano l'avvio in spaccata; stabilizzati i piedi conviene tenere il lato destro, attenti alla solidità della roccia, risalendo lo spigolo che delimita il camino e uscendone in alto. Già qui si intuisce il livello tecnico della via. Si superano poi alcune pareti ben appigliate, con la catena spesso davanti che consente di arrampicare, fino a un sentiero con catena corrimano verso destra che chiude il primo tratto. La seconda sezione apre con due metri verticali e un diedro: la catena scorre a sinistra ma anche a destra si trovano appigli, seppur stretti; si risale il diedro, non senza affanno, fino a uno stretto terrazzino, poi altri cinque metri ne completano la prima parte. La seconda parte del diedro ha roccia molto levigata nei primi metri, che costringe a tirare sulla catena prima di trovare un paio di staffe e qualche appiglio naturale. Un breve tratto attrezzato porta a una parete verticale esposta che, salendo, diventa un diedro con fessura pronunciata (catena a destra, buoni appigli a sinistra); usciti dal diedro si piega a sinistra su una parete esposta di una decina di metri con rocce sporgenti come appoggio. Una cengia conduce a destra al primo passaggio chiave: un esposto traverso diagonale verso sinistra su roccia molto levigata che obbliga di fatto all'uso della catena, fino a uno spigolo esposto da risalire sui pochi appigli presenti — serve forza di braccia, assenza di vertigini e pazienza. Risalito il pilone si percorre una cresta attrezzata e un sentierino fino all'ultima parte. Questa apre con elevata difficoltà: una parete verticale dapprima quasi priva di appigli, poi alcune staffe metalliche e, in alto, una spaccata sfruttando un masso a destra. Si aggira poi un canalone, si percorre una cengia e si arrampicano alcuni balzi, fino al secondo passaggio chiave. È un lungo camino di circa 30 metri, di assoluta difficoltà, che richiede un buon mix di tecnica, forza e agilità: prima di affrontarlo conviene recuperare tutte le energie, perché un'eventuale ritirata sarebbe estremamente difficile e pericolosa. Si attacca sul lato sinistro con un paio di maniglie metalliche, poi torna comodo il lato destro per la spaccata; la catena attraversa il camino e si risale a destra una parete verticale esposta fino a una provvidenziale maniglia, poi la catena rientra nel camino sul lato sinistro (attenzione a non incastrarsi). Dopo un punto tecnico in spaccata si guadagna un tratto più largo dove appoggiare entrambi i piedi e, con un ultimo tratto verticale liscio attrezzato con staffe, si esce su un terrazzino panoramico. Gli ultimi dieci metri portano fuori dal camino e, risalito l'ultimo pendio, al termine della salita (2h 30' dall'attacco, 3h 15' dalla stazione a monte della funivia), con la croce del Resegone e Lecco sulla destra.

    ▲Carattere e difficoltà

    A differenza di altre vie estreme, la Gamma 2 è modesta nella primissima parte e cresce regolarmente fino all'apice nell'esposto traverso diagonale e nel lungo camino finale da risalire in spaccata, dove saper arrampicare aiuta moltissimo.

    ⚠ In molti punti la catena è posizionata per trattenere la caduta, non per favorire la progressione: tirarla in eccesso stanca rapidamente le braccia. In alcuni tratti (ad esempio al termine del diedro) i fittoni sono molto distanziati, con il rischio di voli lunghi e conseguenze serie in caso di caduta. Può essere utile portare rinvii o fettucce per creare soste mobili nei passaggi più duri.

    ▲Discesa

    La via di rientro più comoda passa dal Rifugio Azzoni: dal termine si prosegue verso destra (ovest-nord-ovest) tra alcuni saliscendi fino al rifugio (15'), poi si scende per il sentiero 1 fino al bivio con il sentiero 5. Qui si sceglie se raggiungere la funivia (sentiero 5 a destra fino ai Piani d'Erna, 1h 45' dal termine, circa 5h totali) oppure scendere a piedi ignorando il bivio fino al Rifugio Stoppani e quindi al parcheggio (2h 15' dal termine, circa 5h 30' totali). In alternativa, dal termine ci si può dirigere a nord (sinistra) fino al canale Bobbio e scendere il Sentiero Attrezzato Carlo Villa.

    ▲Da abbinare

    Per chi ha ancora energie, la discesa può avvenire lungo il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio o, dal lungo rientro per il sentiero 1, lungo il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta. In salita verso il Resegone si possono scegliere le meno difficili Ferrata del Centenario e Ferrata Silvano de Franco, oppure la più abbordabile Ferrata Gamma 1.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata424 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota max1875 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata Gamma 1

    Ferrata Gamma 1

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Gamma 1

    Tracciata sulla grande bastionata rocciosa del Pizzo d'Erna, sopra Lecco, la Gamma 1 è una delle ferrate più battute delle Prealpi lombarde. La sua firma sono le numerose scale metalliche che risalgono buona parte della prima e dell'ultima sezione: le difficoltà tecniche restano contenute — con un paio di passaggi appena più impegnativi ma brevi — mentre l'esposizione è spesso notevole. A metà tracciato una via di fuga consente di rientrare senza completare l'itinerario.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco. Arrivando dalla superstrada che collega Lecco a Ballabio e alla Valtellina, all'uscita di una galleria si seguono le chiare indicazioni per "Piani d'Erna" e si sale tra i tornanti fino al piazzale (punto di partenza su Google Maps). Dal lato destro del parcheggio rispetto agli impianti parte in discesa il sentiero 1, diretto al Rifugio Stoppani: lo si segue in saliscendi per una ventina di minuti fino a un bivio con cartello, dove si abbandona la traccia principale per un ripido sentiero che sale a sinistra e in una decina di minuti porta all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri di catena aiutano a superare un breve camino molto appigliato; si piega a destra per un paio di metri e si sale una paretina con buoni appigli e qualche staffa metallica, prestando attenzione alla roccia a tratti sporca. Ancora a destra si guadagna quota rapidamente fino a una placchetta, dove un traverso diagonale verso sinistra su roccia levigata sfrutta vecchie staffe come appoggio per i piedi, e si raggiunge la prima lunga scala. Sopra di essa si traversa a destra su buoni appoggi e si segue una cengia attrezzata fino a una parete esposta che, con l'aiuto di alcune staffe, risale una fessura sboccando su un pulpito da cui parte un'altra scala. Da qui la via è un susseguirsi di scale che fanno salire in fretta, intervallate da facili paretine e da un diedro con fessura arrampicabile su appigli naturali e artificiali. Usciti dal diedro, alcuni balzi verso sinistra portano a una nuova lunga scala che si termina in forte esposizione; si supera una placca attrezzata con staffe e, piegando a destra, si raggiunge un'ulteriore lunga scala con un breve tratto di collegamento. Segue un esposto traverso a sinistra protetto da due catene, poi un'altra serie di scale, sempre molto esposte, chiude la prima sezione. A questo punto si può imboccare la via di fuga verso il Rifugio Stoppani oppure tenere la sinistra lungo un sentiero di collegamento che porta alla seconda sezione. Si risale qualche roccetta, prima a destra poi a sinistra, fino al passaggio chiave: una parete più povera di appigli con un leggero strapiombo, breve ma più impegnativo della media. Superato il pulpito roccioso aggirandolo da destra, si arriva al primo ponte delle scimmie (due funi, circa 8 metri, evitabile con una comoda traccia); due scalette e alcune roccette piacevoli conducono in cresta al secondo ponte, una solida passerella metallica. Si prosegue in cresta alternando tratti attrezzati, brevi scalette e sentiero fino all'ultimo torrione, che si risale con una serie di scale ravvicinate sboccando sulla crestina sommitale presso la grande croce del Pizzo d'Erna (1375 m — 3h dall'attacco, circa 3h 30' dal parcheggio). Il panorama spazia su Lecco, sul Lago di Como e sulla pianura; con cielo terso si scorge perfino il lontano Cervino.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima parte combina forte esposizione e moltissime scale con difficoltà tecniche modeste; lo sviluppo in altezza è però notevole e può risultare faticoso per chi è poco allenato. La seconda parte ha un unico punto tecnicamente più difficile, comunque non ostico, e un ponte sospeso breve e non troppo esposto.

    ⚠ Attenzione ad alcuni tratti in cui i fittoni che reggono la pesante catena sono piuttosto distanziati: in caso di caduta il fattore di caduta può farsi elevato. A metà percorso un tratto di sentiero permette la via di fuga verso il Rifugio Stoppani.

    ▲Discesa

    Dalla croce si scende in breve alle costruzioni dei Piani d'Erna, dove sorge un rifugio. Da qui due opzioni: la funivia, che in pochi minuti riporta al parcheggio, oppure il sentiero che dai Piani d'Erna scende sul versante nord verso il Rifugio Stoppani e prosegue fino al parcheggio (1h 30' dai Piani d'Erna, circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    I Piani d'Erna sono un crocevia di itinerari attrezzati sui versanti sud e sud-est del Resegone. In ordine crescente di difficoltà si possono concatenare il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta, il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio, la Ferrata del Centenario, la Ferrata Silvano de Franco e infine la ben più dura Ferrata Gamma 2, che portano in vetta al Resegone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max1375 m
    • Lunghezza6,5 Km
  • Ferrata delle Guide di Gressoney

    Ferrata delle Guide di Gressoney

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata delle Guide di Gressoney

    Sotto l'aspetto puramente atletico, la Ferrata delle Guide di Gressoney è probabilmente la più impegnativa d'Italia: una via ricca di pareti strapiombanti che mettono a dura prova la forza fisica. Le difficoltà tecniche non sono elevatissime, vista l'abbondante attrezzatura, ma molti passaggi restano ostici; le varianti gialla e nera, al termine dell'itinerario, concentrano le difficoltà maggiori.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Tache, nel comune di Gressoney-La-Trinité (provincia di Aosta). Risalendo la strada che costeggia il torrente Lys, in prossimità di La Trinité la principale prosegue a destra oltrepassando il torrente; seguendo invece le indicazioni per "Loc Tache" si prosegue dritti per poco più di 200 metri, aggirando l'evidente chiesa, fino a uno spiazzo dove parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca verso sinistra il sentiero, passando accanto ai bagni pubblici, con la parete della via dritta davanti; superata una cava dismessa si intravedono già le attrezzature e si raggiunge l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'itinerario è diviso in tre sezioni: il Percorso Rosso da Gressoney-La-Trinité ai ripetitori (Difficile); il Percorso Giallo, dopo il ponte tibetano a destra fino alle baite Bodma (Molto Difficile); il Percorso Nero, dopo il ponte tibetano a sinistra fino alle baite Bodma (Estremamente Difficile). Il Percorso Rosso mostra subito le sue caratteristiche, costante verticalità e uso abbondante di staffe: dalla parete iniziale verticale a un traverso a destra che aggira un tetto, poi un diedro verticale, un nuovo traverso a destra, una rampa appoggiata e un diedro non difficile; si supera un primo passaggio strapiombante (cercando appoggi per i piedi a sinistra si fa meno fatica), si aggira da destra un altro tetto e, risalito un diedro, si raggiunge un terrazzino panoramico sulla valle e sul vicino Monte Rosa. Si prosegue a sinistra su parete gradonata che diventa traverso fino a un bel camino verticale, da arrampicare cercando gli appoggi sui lati opposti; si aggira da sinistra un imponente tetto, si sale un balzo e un diedro appoggiato fino a una scala metallica di 7-8 metri molto stabile, oltre la quale ci si sposta a sinistra sul bordo di uno spigolo. Una serie di pareti verticali piuttosto facili, dove serve un po' di agilità per raggiungere le prime staffe, porta — con un piccolo strapiombo in alto — al terrazzino panoramico dove termina il Percorso Rosso (a destra parte il rientro). Davanti sono visibili le pareti delle due varianti: si scende e si attraversa un lungo ponte sospeso (circa 40 metri, stabile, con ampie barre per i piedi), al termine del quale si sceglie se salire verticali sul Percorso Giallo o spostarsi in discesa a sinistra sul Percorso Nero. Il Percorso Giallo attacca subito una parete lunga, verticale e strapiombante, molto impegnativa fisicamente, dove conviene non temporeggiare; oltre lo strapiombo la parete diventa verticale fino a un terrazzino di riposo, poi due ulteriori strapiombi faticosi chiudono la via a 2100 m, presso le baite Bodma. Il Percorso Nero, invece di attaccare la parete del giallo, scende leggermente a sinistra in un tratto aereo che aggira uno spigolo fino a un secondo ponte sospeso a 3 corde, più corto ma assai più dondolante; dopo un terrazzo di sosta si affronta un'impressionante parete strapiombante, immediatamente selettiva, in diagonale verso destra con cambi di moschettone faticosi, un traverso orizzontale che aggira uno spigolo, nuovi tratti in strapiombo e, dopo un punto di pausa, un boulder finale di 4-6 metri in netto strapiombo con un paio di cambi di moschettone delicati, fino ai prati sommitali e alle baite Bodma.

    ▲Carattere e difficoltà

    La variante nera è considerata da molti il tratto atleticamente più impegnativo in Italia, e la gialla non è da meno; il Percorso Rosso, già Difficile, è un lungo susseguirsi di pareti verticali.

    ⚠ Conviene portare un paio di rinvii o fettucce con moschettone per creare soste mobili nei tratti strapiombanti ed evitare di bruciarsi le braccia prima della fine. La via è ottimamente attrezzata ed è percorribile solo da inizio giugno a fine ottobre.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione consigliata da inizio giugno a fine ottobre. Volendo, si possono percorrere tutte le varianti: raggiunte le baite Bodma si scende il sentiero 11 fino all'innesto di un sentiero che riporta al termine del Percorso Rosso, si ripercorre il primo ponte sospeso e si affronta l'altra variante (circa 1h in più, per un totale molto impegnativo di circa 4h 30').

    ▲Discesa

    Terminato il solo Percorso Rosso, si segue la traccia inizialmente in leggera salita fino a innestarsi in un sentiero che scende verso valle a Gressoney-La-Trinité (30' dal termine, 2h 45' complessive). Proseguendo invece sul Giallo o sul Nero, dalle baite Bodma si segue il sentiero 11, che riceve poi l'innesto del sentiero di discesa del Percorso Rosso, fino a valle (40' dal termine, 3h 30' complessive facendo una delle due varianti).

    ▲Da abbinare

    Essendo una via fisicamente estrema, è difficile mettersi alla prova con un'altra ferrata subito dopo; volendo, in zona ci sono la vicina Ferrata José Angster, la Ferrata di Covarey oppure la Ferrata Nito Staich.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValli del Monte Rosa
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata290 m
    • Dislivello itinerario310 m
    • Quota max2030 m
    • Lunghezza2,5 Km
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