Regione: Veneto

  • Ferrata Tissi al Civetta

    Ferrata Tissi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Tissi al Civetta

    La Ferrata Tissi sale il versante sud-est del Monte Civetta, nelle Dolomiti di Zoldo, ed e’ un itinerario impegnativo (Difficile): non tanto per i passaggi attrezzati, quanto per la lunghezza, il dislivello e soprattutto i nevai spesso perenni che ne attraversano il percorso e richiedono vera esperienza di montagna. La via porta al Rifugio Torrani (2984 m), da dove si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) e rientrare lungo la via normale. E’ la salita classicamente abbinata alla Ferrata degli Alleghesi, che si sviluppa sul versante opposto.

    ▲Approach

    Il punto di partenza e’ Malga Grava: risalendo la Val Agordina, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da ampi prati (starting point on Google Maps). Dalla Casera di Grava (1627 m) si segue verso nord-ovest l’ampio sentiero 557 in dolce salita fino alla Forcella del Pecol/Grava (1784 m). Si prosegue sullo stesso 557, il cosiddetto Sentiero Tivan che si percorrera’ soprattutto al ritorno, fino a un bivio in corrispondenza della Forcella della Grava. Qui si tiene la sinistra sul sentiero 558 in direzione del Rifugio Vazzoler, ignorando a destra le indicazioni per la Ferrata degli Alleghesi. Il sentiero piega dapprima verso sud, poi torna a destra verso ovest mostrando il primo obiettivo proprio davanti: la Forcella delle Sasse (2475 m). La salita alla forcella e’ faticosa, con circa 600 m di dislivello su fondo ghiaioso a pendenza decisa; in circa 2 ore dalla partenza si raggiunge la Forcella delle Sasse. Si prosegue ignorando la traccia che si stacca a sinistra e si aggirano le alte pareti est del Civetta: la traccia perde quota e poi risale lungo un canalone ghiaioso poco stabile fino all’attacco della Ferrata Tissi, segnalato da una scritta ormai sbiadita su un masso, sotto le imponenti bastionate sud-est del Civetta (45′ dalla Forcella delle Sasse, 2h45′ totali).

    ▲The path

    La ferrata inizia con un tratto diagonale verso sinistra senza particolari difficolta’, seguito da una parete verticale ma appoggiata con buoni appigli. Si percorre poi una stretta cengia non protetta verso sinistra, dove alcuni bolli rossi indicano la direzione: in questo punto puo’ esserci neve anche in alta stagione, quindi serve attenzione. Dopo la cengia si risale una parete inclinata, non troppo difficile, con il cavo sulla destra e roccia frastagliata ricca di appigli; in una ventina di metri si raggiunge una rampa inclinata che sale a sinistra, forse il passaggio piu’ caratteristico della via: pur restando abbastanza larga e dotata di pioli d’appoggio per i piedi, sulla sinistra si accumula una notevole esposizione. Superati gli ultimi metri piu’ stretti della rampa, la via aggira un piccolo tetto roccioso. Si sale quindi un tratto verticale esposto ma non eccessivamente difficile sfruttando i buoni appoggi per i piedi, poi si piega a destra aggirando un piccolo sperone e si affronta un camino, restando sul lato sinistro dove alcuni pioli aiutano la progressione. Seguono roccette appoggiate che attenuano l’esposizione fino a un breve balzo verticale di circa 4 metri, vinto grazie ad alcuni infissi metallici. Si entra ora nel tratto che spesso risulta umido per l’acqua che scende dai nevai sovrastanti: prima una placca inclinata da superare in aderenza, poi una cengia attrezzata verso sinistra, un breve tratto verticale e un traverso a sinistra corto ma reso insidioso dalla parete scivolosa. Si susseguono brevi tratti di cengia alternati a balzi verticali, fino a un’ultima lunga e ampia cengia verso sinistra; un ultimo balzo verticale chiude la ferrata nel cosiddetto Pian della Tenda (1h15′ dall’attacco, 4h totali). Per completare l’itinerario si sale al Rifugio Torrani, posto a monte del Pian della Tenda: spesso e’ presente un nevaio da risalire, piu’ ostico in caso di nebbia, da affrontare lungo la linea di massima pendenza restando al centro. Poco dopo si incontra il bivio di discesa della via normale; proseguendo ancora pochi minuti in salita si raggiunge il Rifugio Torrani (2984 m, 1h30′ dall’attacco, circa 4h15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La Tissi e’ valutata Difficile soprattutto per le difficolta’ ambientali: il versante sud-est resta in larghi tratti all’ombra e tre punti della salita risultano spesso innevati anche in stagione inoltrata, ovvero prima dell’attacco, poco dopo l’attacco e al termine della via, nei pressi del Rifugio Torrani. Tecnicamente i passaggi sono sostenuti ma ben appigliati; e’ la combinazione di esposizione, roccia a tratti scivolosa e neve residua a richiedere esperienza. La via e’ una delle ferrate storiche delle Dolomiti orientali, realizzata nel 1938 e dedicata ad Attilio Tissi, alpinista, politico e partigiano agordino, forte arrampicatore del suo tempo, scomparso a 59 anni durante una discesa in montagna.

    ⚠ Nevai spesso perenni in tre punti del percorso: valutare di portare i ramponi, in particolare per il passo subito dopo l’attacco, dove la neve ghiacciata puo’ rendere pericoloso il traverso. Attenzione alla cengia non protetta prima della parete inclinata, alle placche umide e scivolose nella parte alta e all’instabilita’ del canalone ghiaioso in avvicinamento. La discesa per la via normale e’ impegnativa e va affrontata con piede fermo.
    ▲Period and safety

    Essendo un itinerario d’alta quota che culmina oltre i 2900 m, e con neve che persiste a lungo, la stagione ideale e’ la piena estate e l’inizio autunno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta d’acqua e cibo adeguata a una giornata lunga; consigliati i ramponi nei periodi con maggiore innevamento. Partire presto, verificare il bollettino meteo e rinunciare in caso di maltempo o nevai ghiacciati.

    ▲Discipline

    L’itinerario attrezzato termina al Rifugio Torrani; da qui, volendo, si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) per sentiero sul pendio est, senza particolari difficolta’ (circa 45′ dal rifugio). La discesa avviene comunque per la via normale al Civetta: dal rifugio si torna al bivio segnalato incontrato in salita. La via normale e’ un rapido susseguirsi di tratti esposti non protetti e di tratti attrezzati tutt’altro che banali, da percorrere in disarrampicata con la massima attenzione (per il dettaglio di questa discesa rimandiamo alla relazione della Ferrata degli Alleghesi). Terminate le attrezzature ci si trova davanti a un ghiaione e a un bivio sul sentiero 557: a sinistra si andrebbe verso il Rifugio Coldai e l’attacco della Ferrata degli Alleghesi, mentre noi proseguiamo dritti in discesa sul ghiaione seguendo per il Pecol/Grava, da cui si scende a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino alla Casera di Grava (2h30′ dal Rifugio Torrani; circa 6h45′ totali senza la salita al Civetta, circa 8h con la salita in vetta).

    ▲To match

    La Tissi e’ l’abbinamento naturale della Ferrata degli Alleghesi, percorsa di solito in discesa perche’ piu’ breve pur essendo tecnicamente piu’ impegnativa. Nella zona meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta, che ha nel Rifugio Vazzoler il suo punto d’arrivo. Per itinerari piu’ semplici ci sono la Ferrata Sora El Sass a Forni di Zoldo e, verso le Cinque Torri, le ferrate dell’Averau e Ra Gusela; spostandosi verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:45 h
    • Duration1:30 h
    • Total itinerary6:45 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference1436 m
    • Maximum altitude3220 m
    • Length11 Km
    • Year opening1938
  • Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    La Ferrata degli Alleghesi e’ uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e’ valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo’ spezzare l’itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.

    ▲Approach

    Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l’auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c’e’ un ampio piazzale da cui parte l’escursione (starting point on Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30′ dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l’attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia’ attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu’ esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all’attacco vero e proprio (1h30′ dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).

    ▲The path

    Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch’esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi’ la prima lunga sezione e l’ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall’imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu’ in basso. Questo settore e’ relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L’ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu’ per la stanchezza accumulata che per la difficolta’: da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo’ richiedere un po’ di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu’ in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30′ dall’attacco, circa 6h30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La difficolta’ tecnica e’ moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu’ frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e’ pero’ la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche’ la parte piu’ delicata – la discesa – arriva quando si e’ gia’ stanchi. L’itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l’alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.

    ⚠ Itinerario molto lungo e d’alta quota: partire presto, valutare la seggiovia per risparmiare dislivello e considerare di spezzarlo in due giorni. Attenzione alle placche levigate e ai tratti che restano umidi sotto il nevaio, alla caduta sassi sull’ampio crinale e a eventuali residui di neve. Il rientro per la via normale e’ impegnativo e richiede massima concentrazione fino alla fine.
    ▲Period and safety

    Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e’ quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e’ generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.

    ▲Discipline

    Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta’ (circa 20′ dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l’impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch’essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e’ tutt’altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta’ principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu’ impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l’acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta’ e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30′ totali senza considerare le pause).

    ▲To match

    L’abbinamento classico e’ con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche’ piu’ breve pur essendo piu’ difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach3:00 h
    • Duration3:30 h
    • Total itinerary10:30 h
    • Hardware level difference870 m
    • Route difference1790 m
    • Maximum altitude3220 m
    • Length18,5 Km
    • Year opening1966
  • Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Martini al Campanile di Colesei

    La recente Ferrata Bepi Martini (Martini Barzolai) sale al Colle di Colesei, sul versante Comelico delle Dolomiti di Sesto. Non e lunga ma molto bella, con sviluppo prevalentemente verticale e una grande esposizione; nella parte alta offre due varianti, una delle quali di livello difficile.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Lunelli (1568 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico (che separa Sesto, in provincia di Bolzano, da Comelico Superiore in Cadore): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande fino al suo termine, presso il rifugio. (In alternativa si lascia l’auto al passo, con avvicinamento piu lungo sul Sentiero 124 verso il Colle di Colesei.) Dal Lunelli si segue il sentiero 171, o la piu lunga strada militare, verso la Forcella Pian della Biscia; dalla forcella si sale verso nord tenendo la destra, fuori dal bosco, per strada militare verso il fortino (opera 10) del Vallo Alpino del Littorio per circa 15 minuti. Si incrocia da sinistra il sentiero 124 dal Rifugio Berti (usato per il rientro), lo si ignora e si prosegue verso nord-ovest fino a una traccia con bolli rossi che da sinistra sale tra i pini mughi verso le pareti sud ed est del Colle; pochi ripidi tornanti portano all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲The path

    E una classica dolomitica: la prima parte e molto arrampicabile su buona roccia, con esposizione crescente, alternando placche, diedri e tratti piu appoggiati e un paio di traversi di media difficolta. Nella parte superiore si raggiunge una biforcazione: a destra una via piu impegnativa ed esposta corre lungo un’aerea cresta da cui si scende poi con discreto impegno verso una forcella; a sinistra una variante piu facile raggiunge la forcella senza particolari difficolta tecniche. Dalla forcella, ultimi metri e fine delle attrezzature; salendo a destra si raggiunge la Croda Sora di Colesei (2291 m), con magnifico panorama sulle cime vicine (1 ora dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta

    Via inaugurata nel 2020, verticale e impegnativa nella seconda sezione ma molto piacevole e arrampicabile, con attrezzatura nuova e un misto equilibrato di passaggi su roccia e su metallo solo dove necessario. La prima parte e di difficolta moderata.

    ⚠ L’esposizione e elevata: la parte alta, la variante di destra e il tratto in discesa verso la forcella richiedono maggiore attenzione e passo sicuro.
    ▲Discipline

    Il rientro piu breve e verso il Rifugio Lunelli: dalla fine delle attrezzature si segue la traccia fino al sentiero 122 (che collega il Rifugio Berti alla Forcella del Popera), si tiene la sinistra in discesa fino ai ruderi del Rifugio Olivo Sala e poi, ripidi, fino all’incrocio dell’avvicinamento e al Lunelli (circa 1 ora e 30 dal termine). In alternativa si raggiunge il Rifugio Berti e si scende per il piu comodo sentiero 101.

    ▲To match

    Si presta a itinerari di piu giorni nelle Dolomiti di Sesto orientali: dal Rifugio Berti la Ferrata Zandonella o la Ferrata della Croda Rossa di Sesto, con rientro ad anello al Lunelli, oppure il giro piu lungo con Roghel, Cengia Gabriella e Strada degli Alpini. In Comelico, verso il confine austriaco, ci sono il Sentiero Attrezzato d’Ambros, la ferrata del Camoscio al Palombino e le ferrate del Chiadenis e Sartor al Peralba; verso le Marmarole la Ferrata degli Alpini Jau Tana e il Sentiero Attrezzato Amalio Da Pra.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficoltaHard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:30h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Route difference723 m
    • Max2291 m
  • Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Alfonso Vandelli è una via piacevole e di media difficoltà che taglia in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, sul versante orientale del Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane, provincia di Belluno). Non raggiunge una vetta: collega il Rifugio Vandelli al Bivacco Comici. Spesso viene inserita nell’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti; questa relazione descrive la sola Vandelli con partenza e rientro a Federavecchia, senza bisogno di una seconda auto.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Dal 2019 il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (qui usato per il rientro) è interessato in alcuni punti da una frana ed è fortemente sconsigliato a chi non è esperto nel muoversi su terreno instabile. In alternativa si rientra a ritroso per l’itinerario d’andata oppure si percorre la Vandelli nel più lungo anello del Sorapiss che include la Ferrata Berti. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Approach

    Si parte da Federavecchia (1368 m), lungo la strada che collega Misurina con Auronzo di Cadore sul versante nord del Sorapiss: si lascia l’auto nell’ampio spiazzo presso l’Hotel Cristallo (open the starting point on Google Maps – 46.546699, 12.248738). Si segue il sentiero CAI 217 / AV4, prima verso ovest poi verso sud-ovest: nel bosco la pendenza è modesta, poi la traccia si inerpica tra tornanti e strappi più marcati e, dopo quasi 600 m di dislivello, raggiunge il Rifugio Vandelli (1928 m) (1h 45′ dal parcheggio); vale la pena una deviazione al vicino Lago del Sorapiss, dalle caratteristiche acque turchesi. Dal rifugio si segue il segnavia 243, lasciando a destra l’aguzza sagoma del Dito di Dio e salendo deciso verso sud fino alla parete della ferrata, indicata da una targhetta metallica (45′ dal rifugio, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via risale in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, tracciata molto bene per evitare i passaggi difficili. Si attacca con una breve scaletta, seguita da una rampa diagonale verso sinistra con facili balzi rocciosi, fino a un camino che si risale sul versante sinistro grazie a una serie di scalette. Usciti dal camino, sempre verso sinistra, si seguono alcune roccette e poi una cengia; questa termina presto e si sale una fessura appoggiata, da affrontare in spaccata sugli abbondanti appoggi. Termina così la prima sezione.

    La parte centrale è un susseguirsi di strette ed esposte cenge protette da fune metallica. Si prosegue verso sinistra fino a un breve diedro molto appigliato dove si scende di circa 4 metri, poi si continua su una cengia e quindi su un traverso orizzontale: il vuoto alle spalle è notevole – sotto si vedono il Rifugio Vandelli, il Lago del Sorapiss e, in lontananza, il parcheggio di Federavecchia. I traversi mantengono difficoltà moderata con ottimi appoggi per i piedi, ma conviene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Tagliando trasversalmente la parete tra strette cenge e brevi traversi sempre esposti, ma privi di difficoltà tecniche sostanziali, si raggiunge l’ingresso di un canalone: ci si addentra prestando attenzione a eventuali residui di neve e sassi smossi, ci si sposta sul lato sinistro e si risalgono alcuni balzi verticali non difficili fino al punto più alto dell’escursione (2370 m). In breve si passa sul versante opposto, dove compaiono alcune indicazioni per chi percorre la via in discesa.

    Da qui l’obiettivo è scendere al Bivacco Comici: la discesa avviene per tratti di sentiero, cenge e alcune roccette attrezzate da percorrere in discesa, senza difficoltà significative ma con attenzione alla roccia non sempre stabile e alla fune metallica, non tesa e quindi di scarso aiuto. Si scende fino al Bivacco Comici (2000 m), dove la ferrata ha termine (2h dall’attacco, circa 4h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5 (per la lunghezza notevole dell’itinerario, oltre 15 km e quasi 1200 m di dislivello). È una via molto ben tracciata che sfrutta le naturali debolezze della parete: non richiede di trazionare sul cavo e nei tratti verticali si può quasi sempre arrampicare. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Tratto centrale molto esposto sulle cenge; nel canalone attenzione a neve residua e sassi smossi; in più punti le scalette e il cavo non sono in condizioni ottimali e la fune spesso non è tesa. Ricorda l’avviso sul Sentiero Brovedani in discesa.
    ▲Period and safety

    Via d’alta montagna (fino a 2370 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta; il canalone può conservare neve a inizio stagione. L’itinerario è lungo: parti presto e valuta le energie, anche in vista del rientro.

    ▲Discipline

    Il rientro al parcheggio descritto avviene lungo il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (vedi l’avviso frana 2019: non togliere l’imbraco, vista la presenza di tratti attrezzati anche verticali). Dal Bivacco Comici si scende verso il vallone detritico Busa del Banco, seguendo la traccia verso nord-est e ignorando il sentiero che si stacca verso sud (Sentiero Attrezzato Minazio). Dopo circa 15′ si incontra un primo tratto attrezzato in discesa; seguono altri tratti attrezzati che aiutano nei passaggi ripidi e in un paio di salti verticali più da ferrata che da sentiero. Si scende ripidi tra i mughi, con nuovi salti, un traverso e tratti dal fondo instabile dove l’attrezzatura funge da corrimano; poi, su terreno non più attrezzato, si scende l’ultimo canalone facendo attenzione al fondo erboso scivoloso. Una bacheca segna la fine del Brovedani: ci si innesta sul 226, in falso piano verso est; per tornare all’auto si tiene la sinistra risalendo circa 200 m lungo il sentiero che costeggia il Fiume Ansiei, fino al parcheggio (2h 30′ dal Bivacco Comici, circa 6h 45′ totali).

    ▲Carattere storico

    La ferrata – come l’omonimo rifugio – è intitolata ad Alfonso Vandelli, presidente del CAI di Venezia e celebre alpinista dell’epoca, che si adoperò attivamente e finanziariamente alla costruzione del rifugio e della via. La Vandelli completava l’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti e al Sentiero Attrezzato Minazio.

    ▲To match

    L’abbinamento classico è l’anello del Sorapiss con la Ferrata Berti sul versante orientale. In zona Cadore spicca la vicina Ferrata al Ghiacciaio dell’Antelao; a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore. Verso le Dolomiti di Sesto, la Cengia Gabriella, la Zandonella e la Strada degli Alpini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:15 h
    • Duration2:00 h
    • Total itinerary6:45 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference1195 m
    • Maximum altitude2370 m
    • Length15,6 Km
  • Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    La Ferrata Aldo Roghel sale alla Forcella delle Guglie (2565 m) sul versante occidentale del Vallon de Popera, fra i Campanili di Popera e Stallata, nelle Dolomiti di Sesto (versante veneto, provincia di Belluno). Itinerario di buon dislivello e difficoltà tecniche medie, con un tratto intermedio difficile e atletico: è l’ingresso a un giro d’alta montagna lungo e impegnativo, da affrontare con esperienza e con tempo stabile.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è il Rifugio Lunelli (1950 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, che separa Sesto (Bolzano) da Comelico Superiore in Cadore (Belluno): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande, seguendola fino al termine, presso il rifugio (open the starting point on Google Maps – 46.63348, 12.41906). Lasciata l’auto al Lunelli si prende il sentiero 101, che dapprima verso ovest e poi sempre più verso sud sale ripido in direzione del Rifugio Berti (1h dal parcheggio). Dopo una lunga serie di tornanti si raggiunge un torrente, dove si tiene la sinistra seguendo il cartello per i sentieri 109 e 110 e lasciando la traccia per il Rifugio Berti. Si prosegue verso ovest e a un bivio si tiene ancora la sinistra (cartelli), salendo i ripidi pendii a tratti franosi del Canalone dei Fulmini fino all’attacco della ferrata (2350 m, 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    La via attacca con un traverso ascendente verso destra, segnalato da frecce rosse sulla roccia, che conduce a un intaglio. Si raggiunge uno spigolo e, aggiratolo, si sale una parete verticale ben appigliata; si superano un paio di balzi rocciosi e si procede senza particolari difficoltà, grazie ai buoni appigli, verso il canalone alla destra. Si percorre una cengia verso destra fino a un caminetto, da risalire sfruttando bene gli appigli per mani e piedi; un’altra cengia verso destra porta alla parte più impegnativa della via, dove le pareti si restringono e la verticalità aumenta nettamente.

    Si risale ora un canalone verticale tenendo il lato destro: prima alcuni metri di parete verticale, poi una rampa verso destra e alcune roccette, prima di scendere leggermente verso la base del canalone (spesso innevato anche a stagione inoltrata). Qui è il passaggio chiave: una parete di una ventina di metri, generalmente umida e in un tratto strapiombante, dove alcune staffe aiutano una progressione che resta comunque impegnativa. Superato il tratto, dopo una breve cengia si sale verso destra su un passaggio non difficile ma con scarse possibilità di arrampicare, che tende ad affaticare le braccia. Si raggiunge un terrazzino sopra un grosso masso e si affronta l’ultima salita: si sale dritti per pochi metri, poi in diagonale fino all’intaglio della Forcella delle Guglie (2565 m), dove terminano le attrezzature (1h dall’attacco, circa 3 ore dalla partenza).

    Dalla forcella inizia un tratto di discesa attrezzato su un ripido canale: non ci sono singoli passaggi estremi, ma non va sottovalutato. Si piega a destra verso il vallone detritico sottostante, perdendo rapidamente quota lungo la ripida parete; percorsi gli ultimi tratti attrezzati si traversa a mezzacosta nel vallone fino a un bivio, dove l’itinerario ferrato vero e proprio si conclude (45′ dalla Forcella delle Guglie, circa 3h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Difficile, con difficoltà tecniche 3/5, ambientali 4/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 3/5. La via in sé ha difficoltà medie, ma il canalone intermedio – verticale, spesso umido e con un tratto strapiombante – la rende localmente atletica; l’ambiente d’alta montagna e la lunghezza complessiva del giro alzano l’impegno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Raggiunta la Forcella delle Guglie valuta con onestà le energie residue: la discesa verso il Rifugio Carducci o verso Giralba rende l’escursione lunga e con elevato dislivello. In mancanza di forze conviene tornare a ritroso lungo la Ferrata Roghel. Il passaggio chiave è spesso umido e la base del canalone può essere innevata anche d’estate. Itinerario da percorrere solo con tempo stabile.
    ▲Period and safety

    Via d’alta montagna (fino a 2565 m) da percorrere in piena stagione estiva, con meteo stabile e roccia asciutta. La base del canalone-chiave può conservare neve fino a tarda estate: in tal caso servono prudenza ed eventualmente attrezzatura adeguata. Lunghezza e dislivello del giro completo richiedono partenza mattutina e buona autonomia.

    ▲Discipline

    Al bivio finale si incrociano il sentiero 109 (che scende verso Giralba) e il sentiero 110 (che arriva dal Rifugio Carducci lungo la Cengia Gabriella). Le opzioni principali sono due. 1) Scendere lungo il ghiaione verso il Bivacco Battaglione Cadore (2250 m) e, da qui, lungo il sentiero 109 (inizialmente un canalino esposto non banale) verso Giralba, in cresta sopra la Val Stralata, poi a Pian de le Selere e quindi a Giralba (3h dal termine della ferrata, circa 6h 45′ totali); per rientrare al rifugio occorre poi raggiungere Auronzo di Cadore in corriera e risalire al passo – se si sceglie questa via conviene lasciare l’auto direttamente al passo e avvicinarsi dal Rifugio Berti (sentieri 15, 124, 122). 2) In un itinerario di più giorni, proseguire a mezzacosta verso l’attacco della Ferrata Cengia Gabriella, che porta al Rifugio Carducci (2297 m) in circa 4h 30′ dall’attacco. Esiste infine la terza opzione di rientrare a ritroso percorrendo la Ferrata Roghel in senso inverso.

    ▲To match

    Le Dolomiti di Sesto sono un reticolo di sentieri e ferrate. L’opzione lunga concatena la Ferrata Cengia Gabriella e, dal Rifugio Carducci, la Ferrata Strada degli Alpini. Su più giorni si possono aggiungere la Ferrata Severino Casara alla Forcella dei Toni e la salita alla Croda Rossa di Sesto dalla Ferrata Zandonella o dalla Ferrata dei Costoni. Dal Rifugio Lunelli, sul versante del Comelico, anche la recente Ferrata Bepi Martini al Colle di Colesei.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:00 h
    • Duration1:45 h
    • Total itinerary7:00 h
    • Hardware level difference240 m
    • Route difference997 m
    • Maximum altitude2565 m
    • Length3,9 Km
  • Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    La Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo percorre il crinale che collega il Dos de Tofana alla vetta della Tofana di Mezzo (3244 m), nel cuore delle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È una via difficile e molto lunga, in ambiente d’alta montagna, con passaggi tecnicamente di media difficoltà ma esposizione costante e panorami tra i più spettacolari delle Dolomiti. Itinerario impegnativo per dislivello e durata: da affrontare solo con tempo stabile e buona preparazione.

    ▲Approach

    Il punto di partenza di riferimento è il Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla via Cortina–Passo Falzarego (evitare il bivio per il Rifugio Duca d’Aosta; open the starting point on Google Maps). La ferrata vera e propria parte dal Dos de Tofana (2850 m), che dal Dibona si raggiunge con tre opzioni: 1) al Rifugio Pomedes (2303 m, 45′) per il sentiero 421, poi la Ferrata Olivieri a Punta Anna fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona); 2) al Pomedes (421), poi il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Ra Vales e su per il vallone detritico che scende dal Dos de Tofana (circa 3h 30′ dal Dibona); 3) dal Dibona verso ovest sul sentiero 403 nel vallone tra Tofana di Mezzo e Tofana di Rozes, in direzione del Rifugio Giussani; poco prima del rifugio una traccia a destra sale ripida ed esposta, in parte attrezzata, verso Punta Anna, dove si segue l’ultimo tratto della Ferrata Olivieri fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona). In alternativa si può accorciare salendo in funivia da Cortina verso Ra Vales.

    ▲The path

    Dal Dos de Tofana l’itinerario inizia senza targa né attrezzature: si sale verso destra una serie di tornanti fino al filo di cresta, con di fronte l’imponente parete sud della Tofana di Rozes. Sulla cresta i primi passaggi sono semplici, su rampa ben gradonata a zigzag, fino a un’ampia e panoramica cengia con precipizi su entrambi i lati. Si prosegue sul crinale, a tratti attrezzato ma facile, fino a un improvviso balzo dove la prima scala metallica aiuta a rimontarlo. Si percorre un secondo tratto di crinale detritico fino a un altro balzo roccioso, che si sale sul lato sinistro con passaggi verticali; alcune staffe agevolano il singolo passaggio più difficile (leggermente strapiombante). Attraverso un intaglio si torna su un tratto pianeggiante di cresta che si sposta sul versante occidentale; una cengia conduce verso un’evidente forcella, con di fronte la sagoma della Torre Aglio. La forcella (2920 m, 30′ dal Dos de Tofana) è attrezzata con uno spezzone di corda per l’attraversamento.

    Segue una sezione verticale: un diedro di quasi dieci metri (cavo a sinistra, alcune staffe), poi una piccola sella e una parete di una quindicina di metri dove il cavo sale in diagonale a destra, alternando buoni appoggi a singoli passaggi in cui occorre trazionare sul cavo. Una breve cengia e un facile traverso a destra portano a uno spigolo, che si aggira scendendo leggermente sotto la Torre Aglio. Da qui parte la salita alla Torre Aglio, probabilmente il passaggio più impegnativo dell’intera via: circa 30 metri su roccia povera di appigli, aerea, con passaggi difficili sia in salita sia in discesa (20′ andata e ritorno); l’itinerario principale prosegue invece dal bivio. Seguendo la scritta “Tofana” sulla roccia si scende un paio di metri aggirando lo spigolo con l’aiuto di alcuni pioli, e ci si trova davanti a un traverso orizzontale estremamente esposto e leggermente strapiombante: prosegue alcuni metri a destra sfruttando una rientranza per i piedi ed è bene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Si esce su una cengia e si prosegue verso un intaglio tra la parete e un torrione.

    Un nuovo tratto di cresta, con un tratto in discesa di sentiero e roccette, porta a un’insellatura sopra il Bus de Tofana (2900 m, 1h 45′ dal Dos de Tofana), dove sulla sella una via di fuga a destra consente (dopo un tratto attrezzato) il rientro per il ghiaione fino al Rifugio Ra Vales. Seguendo la scritta “Cima” si perde un po’ di quota su un lungo tratto quasi orizzontale di cenge e brevi salti; si aggira uno spigolo (freccia) salendo una placca attrezzata con staffe, poi una lunga placca inclinata fino a un camino molto impegnativo, reso più abbordabile da numerose staffe: si sale sul lato sinistro e si esce a destra su un esposto traverso orizzontale con staffe; il cavo riprende poi bruscamente in verticale, aereo ed esposto ma non difficile, grazie a molte staffe. Una cengia a destra porta verso il più piccolo Bus de Tofana; sul versante orientale due scale e un tratto verticale molto esposto, con parete levigata e staffe, conducono alla cresta soprastante. Si percorre l’ampio crinale, una cengia e, oltre alcune reti paravalanghe, una placca appoggiata seguendo le funi verso destra; due scalette metalliche fanno guadagnare ancora quota fino al crinale finale. Tenendo il versante destro si risalgono un paio di balzi e l’ultima scaletta; gli ultimi metri, privi di attrezzature, portano alla croce di vetta della Tofana di Mezzo (3244 m, 3 ore dal Dos de Tofana).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Difficile (D): tecnicamente è piuttosto “assistita” (molte scale e staffe), tanto che la vicina Ferrata Olivieri risulta più impegnativa sul piano tecnico (difficoltà tecniche 2/5). La Aglio mantiene però un grado elevato per l’ambiente d’alta montagna, il dislivello, la lunghezza e l’esposizione costante: complessità ambientale, esposizione e impegno fisico sono tutti 4/5. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo e d’alta quota (vetta a 3244 m): da percorrere solo con meteo stabile, partendo molto presto. L’esposizione è continua e il traverso strapiombante prima del Bus de Tofana è intenso: gestire le energie e non sostare inutilmente sui passaggi aerei. La via è molto frequentata in alta stagione, con rischio di code nelle tarde ore della mattina. Verificare sempre l’apertura degli impianti di risalita usati per avvicinamento e rientro: se la funivia dalla vetta non è in servizio, occorre programmare il rientro dal Bus de Tofana o verso la Tofana di Dentro, allungando notevolmente l’itinerario.
    ▲Period and safety

    Via estiva d’alta montagna, da affrontare in piena stagione con tempo stabile e assenza di neve sui passaggi. Data la lunghezza (8h 30′ o più complessivi) è indispensabile una buona preparazione fisica, scorta d’acqua e abbigliamento adeguato alle rapide variazioni meteo in quota. Pianificare con attenzione gli orari degli impianti per non restare bloccati a fine giornata.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende in direzione nord verso la stazione a monte della funivia, fino a un bivio. 1) Tenendo la destra si raggiunge il Rifugio Cima Tofana (3190 m, 10′ dalla vetta) e si prende la funivia in discesa: lasciata l’auto al Dibona, si scende alla stazione intermedia di Ra Vales (2470 m), si risale brevemente il pendio detritico fino a un bivio e, a sinistra, si percorre in discesa il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Pomedes e quindi il Dibona (circa 8h 45’–9h 30′ complessivi a seconda dell’avvicinamento). 2) Dal bivio si scende invece verso la Tofana di Dentro lungo il crinale che porta alla Forcella di Tofana (3085 m, 40′ dalla vetta) — primo tratto, attrezzato, della Ferrata del Formenton; quindi a sinistra su un sentiero esposto a mezzacosta sulla parete occidentale fino alla Forcella del Vallon, da cui si scende per ripido ghiaione al Rifugio Giussani (1h 30′ dalla vetta) e infine, sull’ampio sentiero, al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h 30′ dalla vetta).

    ▲To match

    La Tofana di Mezzo permette molti concatenamenti. L’itinerario classico unisce la Ferrata Olivieri, la Ferrata Aglio e il Sentiero Attrezzato Olivieri; salendo direttamente la Aglio si può abbinare la Ferrata del Formenton alla Tofana di Dentro. In più giorni: le ferrate alla Tofana di Rozes (Lipella e Scala del Menighel) e il facile Sentiero Astaldi tra Pomedes e Dibona. Verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata Averau.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:45 h
    • Duration3:00 h
    • Total itinerary8:30 h
    • Hardware level difference594 m
    • Route difference944 m
    • Maximum altitude3244 m
    • Length3,2 Km
  • Ferrata Averau

    Ferrata Averau

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Averau

    La Ferrata Averau sale la cima più alta del Gruppo del Nuvolau, nelle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È un percorso attrezzato molto breve, di grado moderatamente difficile, con passaggi nel complesso facili a eccezione di un punto chiave dove la roccia è levigata e priva di appigli. Si raggiunge in pochi minuti dal Rifugio Averau e si abbina con naturalezza alla vicina Ferrata Ra Gusela, regalando dalla vetta un panorama eccezionale su Tofane e Cinque Torri.

    ▲Approach

    La via si può affrontare dal versante sud (Passo Giau) o nord (Passo Falzarego); in entrambi i casi si deve raggiungere il Rifugio Averau (2413 m). L’opzione più rapida parte dal Passo Giau: scendendo verso Selva di Cadore per circa 3 km (5 minuti d’auto), presso un tornante, si trovano il parcheggio del Rifugio Fedare e gli impianti di risalita che portano direttamente al Rifugio Averau (open the starting point on Google Maps). Dal Passo Falzarego, invece, si parcheggia al passo (2105 m) e si seguono i sentieri 441 and then 419 fino alla Forcella Averau (2435 m, 1h 30′); aggirando il monte si raggiunge comodamente il rifugio (15′ dalla forcella, 1h 45′ dal Falzarego). Dal Rifugio Averau un comodo sentiero verso nord-nordest porta all’attacco della ferrata in circa 15 minuti.

    ▲The path

    Dall’attacco si vede l’intera prima sezione. Si inizia con un traverso di una decina di metri in diagonale verso sinistra, reso facile dai buoni appigli; seguono alcuni metri verticali su una parete levigata e povera di appigli, che costituiscono il passaggio chiave della via. Si raggiunge un bivio: a sinistra si entra in uno stretto camino dove alcune staffe agevolano la salita, a destra si supera un passaggio di circa 6 metri su placca verticale ma non difficile. Si prosegue su una cengia fino al secondo tratto verticale, un canalino attrezzato: dopo un primo balzo le difficoltà restano modeste, cercando gli abbondanti appoggi per i piedi. Uscendo dal canalino terminano le attrezzature (15′ dall’attacco). Restano da aggirare le pareti sommitali per la croce di vetta: si sale seguendo alcuni ometti, tenendo il versante destro per evitare alcune roccette, fino alla cima dell’Averau (2649 m, 15′ dal termine delle attrezzature, 45′ dal rifugio), con vista magnifica sulle Tofane e sulle Cinque Torri.

    ▲Character and difficulty

    Classificata Moderatamente Difficile (MD) soprattutto per via della brevità, ha tutti i parametri di complessità attorno al 2/5. È spesso ritenuta facile, ma il punto chiave senza appigli richiede una certa trazione e l’intera via va percorsa anche in discesa. La roccia, molto frequentata, è in alcuni tratti liscia e unta. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Aggiornamento importante: la ferrata è stata sdoppiata e segnalata con frecce rosse — un percorso per la salita (a sinistra guardando la parete) e uno parallelo, a pochi metri, per la discesa (a destra). Questo riduce gli ingorghi, ormai molto frequenti vista la brevità dell’avvicinamento, ma la discesa resta più impegnativa della salita, con un paio di punti in cui gli appoggi per i piedi sono scarsi e poco visibili. Attenzione alle scariche di sassi e a non smuovere pietre su chi sta sotto. Non adatta a principianti del tutto inesperti se non accompagnati.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota, da percorrere in estate e inizio autunno con meteo stabile. Per evitare il forte affollamento conviene partire nelle ore meno frequentate o nei periodi di bassa stagione. Verificare l’apertura degli impianti se si sale dal Passo Giau e il bollettino meteo prima della partenza.

    ▲Discipline

    Dalla croce di vetta si scende a ritroso lungo l’itinerario di salita (ora sulla corsia dedicata alla discesa). Tornati all’attacco, a seconda del punto di partenza si valuta se rientrare al Rifugio Averau per prendere la seggiovia verso il Passo Giau, oppure proseguire verso il Rifugio Scoiattoli e quindi il sentiero 440 in direzione del Passo Falzarego.

    ▲To match

    Classical matching is with Ferrata Ra Gusela al Nuvolau, in un bell’anello attorno alle Cinque Torri. La zona del Passo Falzarego è ricchissima: il Sentiero Kaiserjager al Lagazuoi, la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos e le ferrate delle Tofane (Aglio, Olivieri, Lipella, Astaldi). Verso sud, al Civetta, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach0:15 h
    • Duration0:15 h
    • Total itinerary2:30 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference234 m
    • Maximum altitude2647 m
    • Length3,8 Km
  • Ferrata Antonio Berti allo Schiara

    Ferrata Antonio Berti allo Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Antonio Berti allo Schiara

    La Ferrata Antonio Berti allo Schiara è una via attrezzata d’alta quota che, in prosecuzione della Ferrata Zacchi (o Sperti), porta in vetta al Monte Schiara (2565 m) dal versante occidentale, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi (provincia di Belluno). La ferrata in sé è breve, ma si inserisce in un lungo e impegnativo itinerario ad anello che comprende almeno un’altra ferrata in salita e la Ferrata Piero Rossi in discesa: un percorso da affrontare solo se ben allenati, con buona esperienza e, idealmente, spezzandolo in due giorni.

    ⚠ Itinerario lungo, alpinistico e impegnativo. Lo sviluppo complessivo è di circa 20 km e 1865 m di dislivello, con un impegno fisico massimo (5/5) ed esposizione molto elevata (4/5). La Berti vera e propria dura circa un’ora, ma vi si arriva già con molto dislivello sulle gambe. Numerosi tratti non protetti ed esposti si trovano sia oltre la fine della Zacchi sia lungo tutta la cresta est in discesa. La nebbia è frequente e rende difficile individuare la traccia verso Forcella Marmol. Sono state segnalate alcune attrezzature un po’ usurate (qualche chiodo saltato, corde lente), non pericolose ma da tenere presente. Affrontare solo con tempo stabile, buona programmazione e adeguata esperienza alpinistica.
    ▲Approach

    Il punto di partenza è Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno: da Belluno si segue la regionale del Col di Lana, a una rotonda si tiene la destra per Bolzano Bellunese e il Parco delle Dolomiti Bellunesi; oltrepassati Bolzano Bellunese e Gioz si seguono le indicazioni per il Rifugio Case Bortot, fino al parcheggio dove la strada termina (open the starting point on Google Maps). Dal parcheggio si segue il sentiero CAI 501 verso il Rifugio VII Alpini: dopo un tratto piacevole nel bosco si scende al Ponte del Mariano (30′), si ignora a destra il CAI 507 e si sale decisi lungo il torrente Ardo, spesso al sole e faticosamente, fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45′ dal parcheggio). Dal rifugio l’attacco della Berti si raggiunge salendo la Ferrata Zacchi (2h 45′, più diretta ed esposta) o la Ferrata Sperti (3h 45′). Seguendo la Zacchi, al bivio con la Piero Rossi si tiene la sinistra e si conclude la salita al Bivacco Ugo Dalla Bernardina (2320 m, 2h dall’attacco, 5h 30′ complessive).

    ▲The path

    Poco prima del Bivacco Dalla Bernardina si segue una traccia verso destra, su sassi, fino all’attacco della Ferrata Berti. Si sale subito una prima scaletta metallica seguita da una cengia che porta a un canalino gradonato, da risalire prima sul lato destro poi spostandosi a sinistra; una scaletta in leggero strapiombo costituisce il passo chiave (il cambio dei moschettoni va fatto in posizione scomoda). Rimontato il canalino si entra in un camino stretto verso sinistra, molto bello e arrampicabile; usciti, un breve sentiero di collegamento tra guglie rocciose porta, verso sinistra, sotto una parete appoggiata di una ventina di metri con buoni appigli. Si raggiunge quindi un tratto aereo di cresta con alcuni passaggi emozionanti e impegnativi: si sale una scaletta, poi una serie di staffe e si aggira uno spigolo in forte esposizione. Seguendo la cresta attrezzata e poi gli ometti, oltre il termine delle attrezzature, si arriva in vetta allo Schiara (2565 m, 1 ora dall’attacco, 6h 30′ complessive). La croce di vetta, segata da vandali alcuni anni fa, è stata sostituita da un cartello con il libro delle firme, unico per tutte le ferrate dello Schiara.

    ▲Character and difficulty

    Classificata Difficile (D): la ferrata presenta due o tre passaggi impegnativi (la scaletta strapiombante e lo spigolo esposto) intervallati da tratti più facili, con difficoltà tecniche e ambientali sul 3/5. La classificazione difficile deriva soprattutto dall’inserimento in un itinerario molto lungo e faticoso, con esposizione elevata e ambiente isolato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco; consigliata esperienza alpinistica.

    ▲Period and safety

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e buona visibilità. Vista la lunghezza (fino a 12 ore complessive) conviene spezzare l’itinerario dormendo al Rifugio VII Alpini o in uno dei bivacchi sempre aperti in quota (Dalla Bernardina, Bocco Zago). Un cenno di storia: la ferrata fu inaugurata nel 1959 come prosecuzione della Zacchi ed è dedicata ad Antonio Berti, accademico del CAI, alpino nella Grande Guerra e autore della classica guida “Dolomiti Orientali”.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende lungo la cresta verso le anticime est: prima sezione esposta, emozionante e solo in parte attrezzata, dove serve molta attenzione — soprattutto con la nebbia — per individuare la traccia verso la Forcella Marmol. Scendendo si nota il Bivacco Bocco Zago presso la forcella; a un bivio con palina si tiene la destra verso sud fino al bivacco e da qui si scende al Rifugio VII Alpini percorrendo la Ferrata Piero Rossi (che condivide un primo tratto con la Zacchi fino a un bivio). Dal Rifugio VII Alpini (3h 30′ dalla vetta) si rientra a Case Bortot per il sentiero dell’andata (2h dal rifugio, 12 ore complessive). In alternativa, dalla Forcella Marmol si può salire al Pelf con il Sentiero Attrezzato Guardiano per un lungo anello.

    ▲To match

    La Berti è parte del classico anello dello Schiara con una ferrata in salita (Ferrata Zacchi o Ferrata Sperti) e la Ferrata Piero Rossi in discesa; un’alternativa è il Sentiero Attrezzato Guardiano al Pelf. Nella zona di Belluno, con avvicinamenti più brevi: la Ferrata Parete dei Falchi, la Ferrata della Val Gallina e l’esposta Ferrata del Vajont.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach5:30 h
    • Duration1:00 h
    • Total itinerary12:00 h
    • Hardware level difference245 m
    • Route difference1865 m
    • Maximum altitude2565 m
    • Length20 Km
    • Year opening1959
  • Ferrata Albino Michielli Strobel a Punta Fiames

    Ferrata Albino Michielli Strobel a Punta Fiames

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Albino Michielli Strobel a Punta Fiames

    La Ferrata Albino Michielli «Strobel» sale alla Punta Fiames, nel Gruppo del Pomagagnon che domina Cortina d’Ampezzo (provincia di Belluno). È una via di media difficoltà, molto arrampicabile e divertente, con alcuni tratti più impegnativi (i camini) ed esposti (il passaggio dopo la scala), alternati a tratti di cengia e collegamento. Dalla cima il panorama spazia sul Cristallo e sulle Tofane; il rientro, lungo il canalone detritico del Pomagagnon, è la parte più delicata dell’itinerario.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è l’albergo Fiames, a nord di Cortina d’Ampezzo lungo la SS 51 per Dobbiaco, con ampio parcheggio a fianco dell’hotel (open the starting point on Google Maps). Si attraversa la strada verso nord, in direzione del Pomagagnon e di Punta Fiames, seguendo i cartelli con segni biancorossi che entrano nel bosco di conifere. Il sentiero sale deciso e, dopo alcuni tratti su forestali e ciclabili, prosegue nel bosco in moderata pendenza; dopo una ventina di minuti si esce dal bosco e si affronta una faticosa salita su un ripido pendio detritico fino sotto la parete. Superate alcune facili roccette si raggiunge la targa d’inizio (1650 m, 1 ora dal parcheggio), dove conviene indossare imbracatura e casco anche se la ferrata vera e propria inizia poco oltre. Si percorre una cengia per circa 15 minuti verso sud, seguendo i segni rossi, fino all’attacco delle attrezzature dopo una decina di metri di roccette verso sinistra (1740 m, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Il primo tratto è una bella parete verticale ben appigliata: dopo i primi metri il cavo piega a sinistra e fa guadagnare rapidamente quota, poi un facile traverso di 3-4 metri a sinistra precede un tratto diagonale che porta in un primo camino, una fessura che si allarga e che si risale sul lato sinistro, ben appigliato, con l’aiuto di alcuni pioli. Usciti dal camino, alcune roccette conducono a un secondo camino, più verticale ed esposto: si parte all’interno per poi uscirne sullo spigolo con un movimento un po’ atletico, scavalcando la fune. Seguono roccette esposte, alcuni balzi e un terrazzino panoramico dove riprendere fiato. Dopo un tratto di collegamento tra rocce e mughi (1960 m, 1 ora dall’attacco) il cavo risale molto verticale su roccia levigata, con alcune staffe d’aiuto; un traverso esposto a sinistra porta a una cengia e a un nuovo balzo, seguiti da un tratto di collegamento più lungo che, tra gli ometti, conduce al versante sud. Si supera un salto attrezzato e, dopo una cengia a destra, una lunga scala metallica (2000 m) da cui si esce a sinistra in forte esposizione, su una parete con staffe e pioli: un passaggio aereo e impegnativo. Si sale a un balconcino panoramico e si affronta l’ultima sezione: un traverso a sinistra con buoni appoggi fino a un tetto roccioso, oltre il quale il cavo sale verticale (un piolo aiuta presso una sporgenza); seguono roccette, un balcone e un tratto diagonale a sinistra ben appigliato. Gli ultimi passaggi, su roccette, balzi e brevi traversi non difficili, portano oltre uno spigolo al pianoro sommitale, dove terminano le attrezzature. Un sentiero verso destra, fra gli ometti, conduce alla vetta di Punta Fiames (2240 m, 1h 45′ dall’attacco, 3 ore complessive), con magnifico panorama sul Cristallo e sulle Tofane.

    ▲Character and difficulty

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: piacevole e ben arrampicabile, con appigli abbondanti, ma con un paio di passaggi più tecnici (i camini) ed esposti (dopo la scala). Le attrezzature sono in buono stato, con fune rinnovata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La lunga scala metallica non è protetta da fune ai lati: occorre assicurarsi direttamente alla scala. La via presenta varie interruzioni e non è sempre immediato individuare il percorso, soprattutto nella parte alta dove l’ambiente si fa più severo: seguire con attenzione gli ometti di pietra senza insistere su tracce poco convincenti. Il rientro nel canalone detritico è ripido e impegnativo e in alcuni tratti la traccia è poco evidente: richiede concentrazione e piede fermo, e i bastoncini telescopici sono d’aiuto.
    ▲Period and safety

    Via estiva, da percorrere con meteo stabile: dopo i temporali il canalone di discesa può risultare sfasciato e ancora più insidioso. L’avvicinamento sale rapidamente di quota ed è faticoso con il caldo: servono gambe allenate o molta calma. Portare acqua a sufficienza e verificare il bollettino prima della partenza.

    ▲Discipline

    Si torna a ritroso per gli ultimi metri di sentiero fino a una traccia, sulla destra, che scende sul versante nord verso la Forcella del Pomagagnon (2178 m, 20′ dalla vetta). Si scende quindi a destra nel lungo canalone detritico seguendo il segnavia 202, molto ripido, mantenendo per quanto possibile il lato destro. Raggiunto il Gravon del Pomagagnon — dove a destra si possono seguire le tracce per la Ferrata alla Terza Cengia del Pomagagnon verso Punta Erbing — si tiene la sinistra per tracce fino a intercettare il Sentiero 218, che a destra scende verso Fiames; dalla comoda ciclabile si raggiunge il parcheggio (2h 15′ dalla vetta, 5h 15′ complessive).

    ▲To match

    Nel rientro si incrocia l’avvicinamento per la Ferrata alla Terza Cengia del Pomagagnon, naturale prosecuzione dell’itinerario verso Punta Erbing. Nelle vicinanze di Fiames parte l’impegnativa Ferrata Bovero al Col Rosa; verso Dobbiaco il Path to the Fanes Falls e la Ferrata René de Pol. Verso il Passo Tre Croci, al Cristallo, la Ferrata Bianchi e il Sentiero Dibona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach1:15 h
    • Duration1:30 h
    • Total itinerary5:15 h
    • Hardware level difference495 m
    • Route difference1145 m
    • Maximum altitude2240 m
    • Length7,2 Km
  • Ferrata Anelli delle Anguane

    Ferrata Anelli delle Anguane

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Anelli delle Anguane
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Gli Anelli delle Anguane sono un vero parco di vie ferrate sopra San Pietro Valdastico, sulle bastionate del Sojo di Mezzogiorno: un intreccio di anelli, ponti sospesi, scale metalliche e varianti che si possono combinare in itinerari di difficoltà molto diversa, dalla media fino a sezioni estreme. La quota bassa li rende percorribili gran parte dell’anno, anche d’inverno.

    ▲Approach

    Dal parcheggio di San Pietro Valdastico un sentiero sale verso le bastionate fino a una bacheca con la mappa dei percorsi; si seguono i sentieri S1 e poi S2 fino all’attacco, raggiunto in 20-25 minuti. Road signs →

    ▲The path

    L’itinerario base alterna paretine verticali ricche di cambre, traversi su roccia compatta, tratti di sentiero attrezzato nel bosco e canalini. Il pezzo forte è il ponte sospeso a quattro corde (circa 25 m), seguito da salite diagonali e brevi strapiombi attrezzati; lunghe cenge esposte collegano i vari anelli. Chi cerca difficoltà maggiori può inserire le varianti estreme: il “Salto delle Anguane” con scale metalliche mobili e tratti strapiombanti, le lunghe scale sospese “Scala Bruna” (40 m) e “Scala Grazia” (70 m), e il “Tetto dei Salbanei”, un tetto roccioso da superare in piena esposizione.

    ⚠ Caschetto obbligatorio: i percorsi si intrecciano e ci possono essere escursionisti sopra, con possibili scariche di sassi segnalate da cartelli. Le varianti estreme (Salto delle Anguane, Tetto dei Salbanei) alzano nettamente difficoltà ed esposizione: affrontale solo se esperti, valutando una longe per le soste. I tempi sono indicativi e dipendono dalla combinazione di anelli scelta.
    ▲Discipline

    Il rientro avviene a ritroso lungo i sentieri di avvicinamento, a seconda degli anelli percorsi.

    ▲To match

    Nelle vicinanze, tra Grappa e Pasubio, si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata di Santa Felicita e la Ferrata Carlo Campalani al Carega.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • ProvinceVicenza
    • ZonaVal d'Astico
    • Approach0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Total itinerary4:30 h
    • Hardware level difference300 m
    • Max Altitude750 m
    • Length5,5 km
    • Opening2018
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