Stato: Aperta

  • Ferrata della Memoria al Vajont

    Ferrata della Memoria al Vajont

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata della Memoria al Vajont
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Memoria al Vajont è una via recente, ottimamente attrezzata e impegnativa, che sale verticale sulla gola del Vajont, teatro della tragedia del 1963. Molto aerea e atletica, richiede buon allenamento per l’elevato numero di passaggi verticali.

    ⚠ La via inizia attraversando due gallerie: sono obbligatori casco, kit da ferrata e una TORCIA. Itinerario molto esposto e fisico, da percorrere solo in buona forma e senza problemi con il vuoto.
    ▲Approach

    Punto di partenza è lungo la strada che collega Longarone (Belluno) con Erto (Pordenone): da Longarone, sulla SS 51, si seguono le indicazioni per Erto, si attraversa il Piave e si sale per tornanti; al sesto tornante una stradina scende a destra fino a un ampio spiazzo dove si parcheggia (starting point on Google Maps). Dalla bacheca si segue il cartello a destra nel bosco fino a una prima galleria (circa 100 m): qui conviene indossare casco e kit e tenere pronta la torcia. Si percorre la galleria, si esce su una cengia a sinistra e si raggiunge una seconda, più breve galleria (circa 40 m), al termine della quale inizia ufficialmente la ferrata (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Si parte con una cengia a sinistra (cavo come corrimano), inizialmente larga, che si assottiglia aggirando uno spigolo; superato un aereo traverso su solide cambre e un’altra cengia, si raggiunge una robusta scala metallica di una decina di metri dove inizia la ferrata vera e propria. Si piega a destra in forte esposizione e si sale una parete levigata e atletica, poco arrampicabile, dove cambre, staffe e maniglie aiutano molto; alcuni strappi verticali e stretti terrazzini portano a un terrazzino più ampio. Dopo roccette e tratti di collegamento si raggiunge un diedro: il cavo sale a sinistra su una parete liscia priva di appoggi salvo una staffa artificiale, il passaggio più impegnativo della via (breve, circa 4 metri, ma molto fisico). Si prosegue su cenge, placche levigate attrezzate con lunghe serie di cambre, traversi esposti e pareti verticali con abbondanti maniglie (attenzione al fondo a tratti instabile e sporco). L’ultima sezione, più appoggiata, è in larga parte arrampicabile; una lunga cengia a destra porta a una seconda scala che supera un tetto roccioso, oltre la quale gli ultimi metri chiudono la via (2h dall’attacco, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via molto verticale ed esposta (Molto Difficile): le opinioni si dividono tra chi la trova eccessivamente fisica (molti passaggi dove si traziona sul cavo o si progredisce su cambre senza toccare roccia) e chi la giudica adrenalinica e atletica. In entrambi i casi è un itinerario intenso, paragonabile per verticalità ad alcune ferrate recenti; le difficoltà calano nettamente nella seconda metà.

    ⚠ Le cenge corrono spesso parallele sopra tratti già percorsi: non smuovere sassi e detriti per chi segue. Lungo la via alcune targhe riportano altitudine e coordinate GPS in caso di chiamata ai soccorsi.

    ▲Period and safety

    Itinerario recente con attrezzatura in ottimo stato, dedicato alla tragedia del Vajont del 1963; da percorrere in buona forma fisica e con caschetto e torcia per le gallerie iniziali.

    ▲Discipline

    Si segue la traccia con segnavia 380 fino a un bivio: a sinistra per Casso, da cui si rientra al parcheggio (1h dal termine, 3h 15′ totali), oppure a destra verso la diga del Vajont, scendendo poi lungo la strada asfaltata e, al termine della seconda galleria, prendendo a sinistra il sentiero nel bosco fino all’auto (1h 15′ dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲To match

    Verso il Civetta, in ordine di difficoltà, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini at Moiazza; vicino a Longarone le brevi Ferrata alla Parete dei Falchi e Ferrata della Val Gallina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupGola del Vajont
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference220 m
    • Route difference220 m
    • Max800 m
    • Length4,7 Km
  • Ferrata della Vecia

    Ferrata della Vecia

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Vecia

    La Ferrata della Vecia è una breve via delle Pale di San Martino, di solito percorsa all’interno di itinerari più ampi attorno alla Forcella del Porton. È breve e verticale ma senza difficoltà tecniche sostanziali, essendo abbondantemente staffata; l’itinerario qui descritto la inserisce in un lungo anello con il Sentiero Attrezzato Gusella e il rientro dal Passo di Ball.

    ▲Approach

    Si parte a San Martino di Castrozza (Trento), lungo la stradina che porta all’Hotel Maso Col: presso una piccola costruzione in legno sulla destra parte il sentiero 721 (parcheggio nelle vicinanze o all’hotel) (starting point on Google Maps). Si sale tutto il sentiero 721 (verso il Rifugio del Velo), prima sui prati poi nel bosco, evitando la deviazione per Malga Civerteghe; dopo aver attraversato il greto di un torrente la salita si fa più ripida e taglia a mezzacosta sotto imponenti pareti. Usciti dal bosco dopo circa 2 ore, su fondo franoso si raggiunge la deviazione a sinistra per la Ferrata della Vecia (circa 2h dalla strada asfaltata).

    ▲The path

    La ferrata inizia con pareti verticali abbondantemente staffate con ampie cambre: i primi metri guadagnano rapidamente esposizione ma senza difficoltà, grazie agli infissi. Un facile traverso a destra, alcuni metri di salita e una piega a sinistra su una rampa rocciosa portano a un’altra parete analoga; un traverso orizzontale su buoni appoggi conduce sotto le ultime due pareti, che si risalgono senza difficoltà particolari, fino a chiudere la via su facili roccette (20′ dall’inizio della ferrata, circa 2h 30′ dalla partenza). Si prosegue sul sentiero 739B, ripido verso la Forcella del Porton; poco prima, a un bivio non segnalato, a destra si potrebbe raggiungere la Ferrata del Velo (rientro più rapido), mentre si tiene la sinistra fino a un bivio sotto la Forcella del Porton (30′ dal termine della ferrata, circa 3h totali), dove a sinistra parte il collegamento per il Sentiero Attrezzato Gusella che, sotto Cima Ball, porta a Forcella Stephen (1h 30′ dalla Forcella del Porton, 4h 30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La Vecia, presa singolarmente, è una ferrata di collegamento (Difficile nel contesto dell’anello complessivo) senza interesse particolare, ma molto comoda in salita e in discesa se abbinata agli altri itinerari attrezzati della zona, in un giro logico e ad anello.

    ⚠ Via verticale dove è facile smuovere sassi su chi sta sotto: massima prudenza, anche perché è comune incrociare chi la percorre in discesa. L’anello completo è lungo (circa 7h 30′).

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota (Forcella Stephen 2705 m) per la piena stagione estiva; cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discipline

    Da Forcella Stephen (punto più alto) inizia la lunga discesa verso San Martino: prima al Passo di Ball (2443 m) per ripidi tratti attrezzati (45′ da Forcella Stephen), poi, tenendo la sinistra, nel lungo vallone tra la Pala di San Martino e la Cima Val di Roda, con alcune cenge esposte protette da cavetti. A un bivio si tiene la sinistra (segnavia 702) scendendo ripidi fino alla stradina di partenza (circa 7h 30′ totali).

    ▲To match

    Si percorre spesso con la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo o il Sentiero Attrezzato Gusella; nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli e la Ferrata del Canalone.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerary (a/r)7:30 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference1277 m
    • Max2705 m
    • Length20 Km
  • Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao

    Ferrata del Ghiacciaio dell'Antelao

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Ghiacciaio dell'Antelao
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao sale alla Forcella del Ghiacciaio, che separa il Ghiacciaio Inferiore da quello Superiore dell’Antelao, il “Re delle Dolomiti”. Tecnicamente è di media difficoltà, ma si svolge in un ambiente d’alta montagna severo e in un itinerario molto lungo.

    ▲Approach

    Itinerario lungo da qualsiasi versante; la relazione parte dalla Capanna degli Alpini in Val d’Oten (1395 m), raggiungibile da Calalzo di Cadore seguendo le indicazioni per la Val d’Oten lungo una strada dissestata (consigliata jeep, oppure navetta da Praciadelan) (starting point on Google Maps). Dalla Capanna degli Alpini si segue il comodo sentiero 255 verso il Rifugio Galassi, lungo la Val d’Oten, con un ultimo strappo ripido (1h 45′). Dal rifugio, dove si aprono la cima dell’Antelao e i due ghiacciai, si prende il sentiero 250 verso il Ghiacciaio Superiore, che resta a sinistra di pareti sempre più maestose su misto prati, pietraie e roccia levigata dai ghiacci; prima di raggiungere il Ghiacciaio Inferiore si taglia trasversalmente il vallone, portandosi sul versante opposto in direzione di una lunga placca inclinata dove sale la ferrata (1h 30′ dal Rifugio Galassi, 3h 15′ dalla Capanna degli Alpini).

    ▲The path

    La via è semplice e logica: risale una placca diagonale di circa 200 metri con pendenza intorno ai 45 gradi fino alla forcella soprastante. Si parte con un tratto diagonale appoggiato seguito da un tratto orizzontale verso le propaggini sud-occidentali di Cima Cadin; la ferrata piega poi a destra e sale la placca alternando tratti lisci, roccette e canalini (uno più marcato, da affrontare in spaccata ma di difficoltà modeste grazie ad appigli e pioli metallici). La parte superiore, più verticale ma non difficile e comunque arrampicabile, porta alla Forcella del Ghiacciaio (2584 m, 45′ dall’attacco, 3h 45′ dalla Capanna degli Alpini), con magnifica vista sul Ghiacciaio Superiore e i laghetti di fusione.

    ▲Character and difficulty

    In ferrata le difficoltà tecniche sono moderate, ma l’itinerario è classificato Molto Difficile per l’ambiente severo, la lunghezza e l’impegno fisico complessivo (difficoltà ambientali e impegno fisico 5/5).

    ⚠ Non farsi ingannare dalle modeste difficoltà della parte attrezzata: l’Antelao è una montagna severa che richiede buona esperienza. La discesa sul versante opposto presenta due passaggi impegnativi e difficili su roccia levigata, con tratti non protetti: indispensabile piede fermo. Ambiente glaciale con crepacci ben visibili.

    ▲Period and safety

    Via di piena estate, da affrontare con meteo stabile, buona esperienza alpina e attrezzatura da ferrata. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla forcella si percorre un breve tratto di cresta esposta, poi si scende nel vallone opposto tenendo il ghiacciaio (con i suoi crepacci) sulla destra, lungo ghiaioni verso la Val Antelao, sotto la cresta che porta a Cima Cadin. Dopo i primi metri non protetti e un breve tratto attrezzato a corrimano, le difficoltà tecniche si esauriscono (dal 2021 la discesa è stata maggiormente attrezzata). Si prosegue lungo il ghiaione fino ai pascoli dell’Antelao e, restando sul 250, si prende il bivio per il Cason Antelao e Praciadelan lungo il CAI 258, tornando in valle (circa 3h dalla forcella, circa 7h totali dalla Capanna degli Alpini).

    ▲To match

    Unica via che sale l’Antelao; verso Cortina la Ferrata Vandelli al Sorapiss, a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore, scendendo la valle la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti – Antelao
    • Approach4:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference1538 m
    • Max2584 m
    • Length18 Km
  • Ferrata del Centenario al Resegone

    Ferrata del Centenario al Resegone

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del Centenario al Resegone
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Centenario al Resegone risale un’imponente bastionata addentrandosi in un lungo canalone presso il Passo Fò, sotto il Resegone. È di difficoltà moderata e, cosa inusuale per il lecchese, abbondantemente attrezzata, oltre a essere facilmente concatenabile con altri itinerari della zona.

    ▲Approach

    Punto di partenza è l’ampio piazzale della funivia per i Piani d’Erna, a Lecco: dalla superstrada Lecco-Ballabio, all’uscita di una galleria si seguono le indicazioni per i Piani d’Erna e si sale tra tornanti fino al piazzale (starting point on Google Maps). Due alternative: salire con la funivia ai Piani d’Erna e seguire il Sentiero 5 lungo la base del Resegone, ignorando il bivio con il Sentiero 1 e proseguendo verso il Rifugio Ghislandi e il Passo Fò, dove cartelli indicano l’attacco (50′ dalla funivia); oppure, a piedi, prendere il Sentiero 1 in salita dal lato destro del parcheggio, ignorare il bivio per la Ferrata Gamma 1, salire fino al Sentiero 6 e seguirlo verso il Passo Fò e il Rifugio Ghislandi, da cui in breve si raggiunge l’attacco (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata attacca all’imbocco di un angusto canalino: si sale una parete verticale con alcune staffe e due strappi verticali per una decina-quindicina di metri, poi un traverso a destra su staffe e di nuovo verticali, addentrandosi nel canalino chiuso tra alte pareti di bella roccia calcarea (il tratto più esposto). Una cengia a destra e un nuovo tratto verticale, non difficile ma esposto, portano a un sentiero attrezzato e quindi alla seconda parte, dentro un altro canalino. Questa prosegue abbastanza verticale ma su roccia più coricata, salendo il canale prima sulla destra poi sulla sinistra con singolari barre metalliche per i piedi, alternando pareti appoggiate e roccette sempre ben attrezzate, fino a uscire dalla parte più stretta su un sentiero attrezzato. Una breve serie di roccette e una breve parete portano sul Pian Serrada; un tratto di sentiero e le ultime roccette chiudono la via (45′ dall’attacco, 1h 30′ dalla stazione a monte della funivia).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di difficoltà moderata (Moderatamente Difficile), con presenza di staffe nettamente superiore alla media delle vie del Resegone; senza difficoltà tecniche di rilievo, ha la sua nota d’esposizione nella parte iniziale, prima di addentrarsi nel canalone.

    ⚠ La via si sviluppa in canaloni dove è facile smuovere sassi: prestare la massima attenzione a non far cadere pietre sugli escursionisti sottostanti.

    ▲Period and safety

    Itinerario di media quota, percorribile nella bella stagione. Cartografia consigliata: carta delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discipline

    Al termine, a destra, parte il cartello per la vicina Ferrata del Caminetto (Buco della Carlotta). Per chiudere l’escursione attrezzata si sale sui prati fino al Sentiero 1, lo si segue a sinistra verso i Piani d’Erna e, al bivio con il Sentiero 5, si rientra alla funivia (1h dal termine, 2h 45′ totali); in alternativa, restando sul Sentiero 1, si scende al Rifugio Stoppani e al parcheggio (1h 45′ dal termine, 3h 45′ totali).

    ▲To match

    Si concatena bene con la più impegnativa Ferrata Silvano de Franco o con la discesa dal Sentiero Attrezzato del Caminetto; in alternativa si può salire ai Piani d’Erna con la Ferrata Gamma 1 invece che in funivia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupPrealpi Lombarde – Resegone
    • Approach0:50 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)2:45 h
    • Hardware level difference165 m
    • Route difference200 m
    • Max1450 m
    • Length8 Km
  • Ferrata del Centenario CAO Como – Monte Grona

    Ferrata del Centenario CAO Como - Monte Grona

    Vie Ferrate › Lombardy › Como
    Ferrata del Centenario CAO Como – Monte Grona
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Centenario CAO Como al Monte Grona è una via difficile ed esposta sopra il Lago di Como, da affrontare in buona forma e con esperienza. Offre ottima roccia con molti intagli e prese che la rendono in larga parte arrampicabile, ma con forte esposizione lungo quasi tutto lo sviluppo.

    ▲Approach

    Punto di partenza è Monti di Breglia (Como): si raggiunge Breglia e, poco prima del paese, si svolta a sinistra in salita (cartello marrone); lungo la stretta strada (a tratti sterrata) si arriva a un tornante a destra dove una P indica l’ampio spiazzo di parcheggio a sinistra (starting point on Google Maps). Per accedere a questa strada si paga un ticket in loco di 3 euro a una macchinetta. Dal tornante parte la sterrata con indicazioni per il Monte Grona e il Rifugio Menaggio; si segue il sentiero verso il rifugio scegliendo, come consigliato, il sentiero alto a destra (più panoramico, 45′ al rifugio). Dal Rifugio Menaggio si prosegue verso sud-ovest seguendo i cartelli fino al cartello bianco d’attacco della ferrata (circa 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via risale una cresta rocciosa articolata in quattro torrioni. Il primo sale subito ripido in diagonale a sinistra su roccia ricca di fratture e appigli (attenzione a un singolo passaggio in traverso molto levigato, dove serve la catena); guadagnando subito molta esposizione si superano impegnativi balzi, un traverso orizzontale a sinistra, una difficile parete verticale e un camino dove cavo e catena seguono direttrici diverse (cavo a destra, catena e staffe utili a sinistra). Riuniti cavo e catena, si superano una breve parete, un aereo traverso di cresta e altre placche verticali, fino a una prima via di uscita presso il secondo torrione. La seconda torre, meno lunga, esordisce con un passaggio strapiombante in un intaglio (utile la staffa a sinistra), poi un lungo pilastro arrampicabile fino alla terza torre. La terza, più levigata e fisica nei primi metri (qui serve maggiormente la catena), porta a un esposto passaggio in spaccata in una fenditura, poi a uno spigolo da risalire in forte esposizione e a un’ultima via di fuga. Il quarto torrione, il più impegnativo, parte con una placca liscia e povera di appigli, con pochi terrazzini per riprendere fiato; si traversa a destra, si risalgono uno spigolo e una spaccatura, e con un ultimo tratto su placca e un traverso leggermente strapiombante si raggiunge la croce di vetta del Monte Grona (2h 45′ dall’attacco, 4h totali), con vista sul Lago di Como.

    ▲Character and difficulty

    Via lunga, esposta e nel complesso stancante (Molto Difficile): la roccia è molto arrampicabile, ma il terzo e il quarto torrione richiedono di arrivare ancora in forze, facendo buon uso delle braccia.

    ⚠ Esposizione fortissima lungo quasi tutta la via; in più punti cavo e catena si incrociano o si allontanano, richiedendo cambi di moschettone anche senza fittoni. Le vie di fuga dopo il primo, secondo e terzo torrione sono importanti se si dubita di poter completare l’itinerario.

    ▲Period and safety

    Via da percorrere con buona forma fisica ed esperienza di ferrate impegnative; per accedere alla strada da Breglia è richiesto il ticket di 3 euro. Quota massima 1736 m.

    ▲Discipline

    Dalla vetta due possibilità: la Via Normale, che dopo un breve tratto attrezzato risale verso l’anticima nord e scende tra roccette fino alla Sella della Forcoletta e al rifugio (1h 45′ dalla cima, 5h 45′ totali); oppure la Direttissima, più ripida e aerea, con alcuni passaggi attrezzati non difficili, che riporta al rifugio (1h 30′ dalla cima, 5h 30′ totali). Dal rifugio si rientra a ritroso per il sentiero di avvicinamento.

    ▲To match

    Verso Varese la Ferrata Bellotti presso Mesenzana; nel triangolo lariano le impegnative ferrate del Sass Tavaracc e del Corno Rat; nei dintorni anche la Ferrata dei Picasass e la Ferrata Biasini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupAlpi Lepontine – Monte Grona
    • Approach1:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerary (a/r)5:45 h
    • Hardware level difference385 m
    • Route difference636 m
    • Max1736 m
    • Length8,1 Km
  • Ferrata del Canalone – Punta della Disperazione

    Ferrata del Canalone - Punta della Disperazione

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Canalone – Punta della Disperazione
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Canalone sale alla Punta della Disperazione nella Val Canali, nelle Pale di San Martino. È una via breve, verticale e molto arrampicabile, senza raggiungere una vera cima: un itinerario “anomalo” per le Pale, dove i percorsi sono di solito lunghi, con rientro in parte attrezzato ed esposto.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la Val Canali, all’interno del gruppo delle Pale di San Martino: dalla SS 347 del Passo Cereda, giungendo da Fiera di Primiero, dopo circa 5 km verso Agordo si seguono le indicazioni per la Val Canali; risalita la valle, tenendo la destra a un bivio presso una chiesetta, si raggiunge Malga Canali con il parcheggio (starting point on Google Maps). Lasciata l’auto presso Malga Canali (1302 m) si segue l’ampia sterrata nel bosco, ignorando i bivi per il Troi del Todesch e per il Bivacco Minazio; sul sentiero 707 si oltrepassa il torrente Canali e si sale ripidi con molti tornanti fino al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si sale verso destra; dal sentiero 718 si stacca a destra la traccia per la ferrata (a sinistra una via di rientro) che, su breve salita ripida, porta all’attacco con il caratteristico cartello (15′ dal rifugio, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Chi ha tracciato la via invita ad arrampicare più che a tirare il cavo: per raggiungere la prima fune si sale a 4 metri da terra su roccia ottimamente appigliata ma priva di protezioni. Si sale sul lato destro dello spigolo in verticale, spostandosi gradualmente verso il filo; dopo i primi metri si supera un breve balzo strapiombante con alcune cambre, poi, in forte esposizione, si guadagna il filo dello spigolo su roccia molto appigliata, con il Rifugio Treviso ben visibile in basso. Ci si sposta poi a sinistra verso il lato rivolto al Canalone con un traverso orizzontale assistito da staffe e cambre; il cavo riparte verticale nell’ultima sezione impegnativa, fino a un tratto in strapiombo (oggi attrezzato con cambre più ampie e quindi meno duro). Superato questo passaggio esposto si piega a sinistra e poi a destra, in un’ultima serie di passaggi, fino al termine della ferrata presso la Punta della Disperazione (1h dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via breve ma tecnica (Molto Difficile), in larga parte arrampicabile nonostante la forte esposizione che accompagna quasi tutta la salita e parte della discesa; attrezzature ammodernate di recente e in ottimo stato.

    ⚠ Esposizione costante (esposizione 5/5) e un primo tratto non protetto fino alla prima fune: la via è tecnica e richiede dimestichezza con l’arrampicata. Il rientro percorre una passerella di legno e una cengia esposte, poi un canalone con fondo non sempre stabile.

    ▲Period and safety

    Avvicinamento e rientro brevi rendono la via ideale per giornate dal meteo non perfettamente stabile, quando gli altri itinerari delle Pale (lunghi) non sarebbero percorribili. Cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discipline

    Per breve traccia attrezzata si raggiunge la Punta della Disperazione, poi si seguono i cavi verso sinistra che scendono leggermente e traversano in orizzontale la parete su una passerella di legno esposta e una cengia; si scende quindi un canalone con roccette, attenti al fondo instabile, tornando all’attacco e al Rifugio Treviso, e a ritroso al parcheggio (1h 30′ dal termine della ferrata, 3h 45′ totali).

    ▲To match

    Dal Rifugio Treviso si possono intraprendere la lunga Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali o la Ferrata dell’Orsa; sul versante trentino delle Pale, la Ferrata del Velo, la Ferrata del Porton e la Ferrata Bolver Lugli.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino – Val Canali
    • Approach1:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)3:45 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference781 m
    • Max2083 m
    • Length7,1 Km
  • Ferrata dei Laghi – Bombasel (Cermis)

    Ferrata dei Laghi - Bombasel (Cermis)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dei Laghi – Bombasel (Cermis)
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Laghi sale al Bombasel, presso l’Alpe Cermis in Val di Fiemme. È composta da due itinerari che salgono dai due versanti del rilievo: Vertigo, di media difficoltà, e Highway, adatta a neofiti e prime esperienze. Vie molto attrezzate, moderne e relativamente poco arrampicabili, affacciate sui Laghi del Bombasel.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la funivia del Cermis, che collega Cavalese con l’Alpe Cermis: si parcheggia nello spiazzo a bordo statale (segnalato), da cui si raggiunge la stazione intermedia (starting point on Google Maps). Saliti i due tronconi della funivia fino al Cermis, si raggiunge la Forcella di Bombasel; l’opzione più semplice è il sentiero L03-353 che, verso sud-ovest, porta alla Forcella del Macaco e poi alla Forcella del Bombasel senza eccessivo dislivello (40′ dalla stazione a monte). Dalla forcella si vedono i Laghi del Bombasel: a sinistra sale la Vertigo, a destra la Highway. Per escursionisti mediamente preparati conviene salire la Vertigo e scendere dalla Highway.

    ▲The path

    La Vertigo inizia con una rampa inclinata a destra seguita da un tratto verticale con infissi metallici, arrampicabile pur su fondo sabbioso, con bel panorama alle spalle sui laghi. Dopo un breve sentiero attrezzato di collegamento si superano alcuni balzi verticali, mai eccessivamente difficili, e un traverso a destra; alcuni metri verticali e uno spostamento su falso piano a destra chiudono la parte attrezzata, ormai in vista della croce di vetta (2535 m). La discesa attrezzata avviene sul versante opposto con il tratto Highway, una cresta abbondantemente attrezzata che si mantiene poco sotto il filo, con passaggi facili e solo un paio di risalti verticali muniti di ampie cambre: è il tratto ideale da percorrere in salita per i neofiti. L’anello attorno ai laghi si chiude in circa 1h 30′ dall’inizio della parte attrezzata (3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario di media difficoltà (Moderatamente Difficile) in un bel contesto, con la catena del Lagorai di fronte; la Highway si presta bene anche alle famiglie.

    ⚠ Vie moderne, molto attrezzate e poco arrampicabili, in stile diverso da quello dolomitico: il fondo è in parte sabbioso. Adatte a chi cerca un itinerario facile e divertente più che alpinistico.

    ▲Period and safety

    Via estiva d’alta quota servita da funivia; cartografia consigliata: carta della Val di Fiemme oppure carta del Lagorai e Cima d’Asta di 4Land.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene tornando alla Forcella del Macaco e seguendo le indicazioni per l’Eurotel 2000 lungo il comodo sentiero, quindi in funivia fino al parcheggio.

    ▲To match

    Dalla Val di Fiemme si raggiunge comodamente la breve Ferrata Attilio Sieff; dal Passo di San Pellegrino il Sentiero Attrezzato del Gronton e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupLagorai – Alpe Cermis
    • Approach1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference257 m
    • Route difference535 m
    • Max2535 m
    • Length7 Km
  • Ferrata dei Caprioli – San Vito di Cadore

    Ferrata dei Caprioli - San Vito di Cadore

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dei Caprioli – San Vito di Cadore
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Caprioli sale le propaggini sud-occidentali del Gruppo dell’Antelao, sopra San Vito di Cadore (Belluno). È piuttosto breve (circa 1h 15′ di parte attrezzata) e si presta a una mezza giornata senza grandi pretese: salita piacevole, mai troppo esposta e senza tratti realmente difficili.

    ▲Approach

    Punto di partenza è il parcheggio di fronte alla Baita Sun Bar, sopra San Vito di Cadore: presso la chiesa, sulla statale, si imbocca verso est la strada in salita (indicazioni per Baita Sun Bar) e si prosegue circa 1 km fino all’ampio parcheggio (starting point on Google Maps). Si sale seguendo le indicazioni per il Rifugio Scotter e San Marco, con il segnavia specifico della Ferrata dei Caprioli oltre ai segni CAI; si segue la sterrata (segnavia 228), si attraversa un torrente e dopo circa 20′ si tiene la sinistra a un bivio, salendo ripidi nel bosco. Seguendo i cartelli si raggiunge uno spiazzo erboso e poi la parete rocciosa; spostandosi a sinistra si arriva all’attacco (circa 1h).

    ▲The path

    Si sale una rampa e si piega a sinistra con un traverso, poi una zona facile dove fare attenzione al terreno fangoso e scivoloso; si prosegue su una serie di paretine alternando tratti verticali e traversi mai difficili. Un tratto più impegnativo con traverso a destra porta a doppiare uno spigolo, oltre il quale la via si fa più verticale su roccia compatta; gli ultimi metri di sentiero attrezzato chiudono la prima parte su un pulpito panoramico. La seconda parte riparte salendo un muretto di calcare grigio; con un traverso a sinistra ci si porta sotto una placca levigata attrezzata con cambre, poi una serie di balzi (attenzione al fondo sabbioso) e un tratto esposto con traverso orizzontale a destra. Si risale infine un bel diedro di roccia giallastra che in alto diventa canale e, dopo pochi facili metri, la via termina (circa 1h 15′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Tipica ferrata di valle (Moderatamente Difficile): avvicinamento e rientro non lunghi, percorso breve e mai troppo esposto, con attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Essendo un tracciato recente, il fondo è ancora sporco di detriti e terriccio: attenzione ai passaggi fangosi e al fondo sabbioso sui balzi della seconda parte.

    ▲Period and safety

    Via estiva di media quota; inaugurata nel giugno 2024 e dedicata all’associazione Caprioli di San Vito di Cadore. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dal termine, con bella vista su San Vito e sulle pareti dell’Antelao, si segue il sentiero 225 fino al Rifugio San Marco; da qui il segnavia 228 porta al Rifugio Scotter e poi in discesa alla Baita Sun Bar, passando dal bivio dell’andata (circa 1h 30′ dal termine, circa 3h 30′ totali).

    ▲To match

    Nelle vicinanze, ma su itinerari più lunghi e impegnativi, la Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao e la Ferrata Vandelli al Sorapiss; verso Cortina la facile Ferrata dell’Averau e la Ferrata Strobel a Punta Fiames.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti – Gruppo dell'Antelao
    • Approach0:50 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference260 m
    • Route difference730 m
    • Max1.830 m
    • Length7,3 Km
  • Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia

    Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia è una breve via attrezzata delle Alpi Carniche, non particolarmente difficile e ideale da abbinare ad altri itinerari della zona, a partire dal Passo del Cason di Lanza.

    ▲Approach

    Punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Pontebba (uscita A23) per Studena Bassa, circa 13 km lungo la valle (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si attraversa la strada verso sud e si segue la sterrata verso una caserma abbandonata bianca con infissi verdi, ignorando la deviazione a destra per il Monte Zermula; poco oltre si segue l’indicazione per la Forca di Lanza sul sentiero 442a. Si sale costanti, con lo Zuc della Guardia in vista, fino a un primo bivio (circa 1700 m, 30′ dal parcheggio) dove a destra sale la via normale (via di rientro); si prosegue sul 442a fino a un secondo bivio (1815 m), dove si tiene la sinistra raggiungendo la sella tra lo Zuc della Guardia e il Monte Pizzul, e in breve l’attacco, presso una galleria di guerra e un’evidente scala metallica (circa 1h dal parcheggio).

    ▲The path

    Indossato l’imbrago presso la targhetta commemorativa, si sale la scala metallica, dapprima leggermente strapiombante poi più appoggiata, e si prosegue su roccette appoggiate verso sinistra. Si risale poi un colatoio, a tratti in spaccata tenendo il lato destro, in buona esposizione, fino a una cengia con il libro firme in una cassetta rossa. Una rampa gradonata verso sinistra porta a piacevoli roccette da arrampicare (ben visibili gli infissi della ferrata originaria) e a un tratto più verticale con ottimi appoggi naturali; il cavo conduce a una forcellina, si scende un paio di metri sul lato opposto e, a destra, si raggiunge un canalino attrezzato con un paio di balzi più pronunciati e una paretina. Un tratto di sentiero attrezzato senza difficoltà chiude la via pochi metri sotto la cresta, dove una semplice croce in legno segna la cima dello Zuc della Guardia (1911 m, 40′ dall’attacco, circa 1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di media difficoltà (Moderatamente Difficile), decisamente arrampicabile e piacevole.

    ⚠ Attenzione al tratto di discesa lungo la via normale: pur di difficoltà media, ha un fondo infido, da affrontare con cautela soprattutto se umido o con ghiaia.

    ▲Period and safety

    Itinerario estivo di media quota; cartografia consigliata: carta delle Alpi Carniche Orientali.

    ▲Discipline

    Dalla cima si scende lungo la via normale seguendo la traccia verso nord: più appoggiata della salita, è comunque assistita da alcuni cavi nei tratti esposti (attenzione alla ghiaia). Terminate le attrezzature, seguendo i bolli gialli si raggiunge il bivio ignorato all’andata e, a ritroso, il passo e il parcheggio (1h dalla vetta, 2h 45′ totali).

    ▲To match

    Spesso si abbina alla vicina Ferrata Amici della Montagna allo Zermula; in zona anche la Ferrata delle Crete Rosse alla Creta di Aip (visibile dalla vetta) e, verso il Passo Pramollo, la Ferrata Contin.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupAlps Carnia
    • Approach1:00 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerary (a/r)2:45 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference359 m
    • Max1911 m
    • Length4 Km
  • Ferrata degli Alpini all’Oronaye

    Ferrata degli Alpini all'Oronaye

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata degli Alpini all'Oronaye

    La Ferrata degli Alpini all’Oronaye si sviluppa su una via aperta dagli alpini a scopo militare al confine con la Francia, nell’alta Valle Maira (Cuneo). È un itinerario lungo, d’alta montagna e con pochi punti d’appoggio, da percorrere con meteo stabile e buon allenamento.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la frazione di Viviere, in alta Valle Maira: superata Viviere si prosegue brevemente sull’asfaltata, che diventa sterrata, fino al cartello che indica l’inizio dell’itinerario (starting point on Google Maps). Si segue il sentiero S9 nel vallone di Enchiausa, verso l’evidente cima dell’Oronaye in fondo alla valle; a un tratto pianeggiante si prende a sinistra il sentiero S30 e si risale il vallone detritico, superando il Bivacco Valmaggia del CAI Dronero (recente) e raggiungendo il Bivacco Enrico Mario (2650 m), presso il quale un cartello descrive la via. Indossato l’imbrago, si sale verso un primo salto roccioso non protetto ma non difficile e si costeggia la montagna a destra su ghiaioni poco stabili fino all’attacco, seguendo le frecce gialle (3h dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata supera un dislivello di 350 m. La prima sezione parte con roccette attrezzate, cenge, canalini, brevi pareti e salti di modesta difficoltà che in circa 30′ portano al primo bivacco d’emergenza (Nido d’Aquila); qui il cavo si interrompe per un tratto e, per gli escursionisti meno esperti, può servire uno spezzone di corda per procedere in conserva sui fittoni presenti. La seconda sezione aumenta verticalità ed esposizione: non segue la linea diretta ma, con un percorso orizzontale e poi diagonale, raggiunge sfruttando le debolezze della roccia il secondo bivacco d’emergenza, ricavato nella roccia presso la Forcella Dronero (3000 m). Accanto al bivacco parte una scala di circa 150 pioli che, dopo un breve tratto attrezzato, porta al termine della ferrata risalendo gli ultimi 50 metri; si giunge così in cima al Dronero (1h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali), con vista sulle Alpi Marittime su entrambi i lati del crinale e sulla vicina croce dell’Oronaye.

    ▲Character and difficulty

    Salita d’alta montagna di difficoltà media (Difficile) ma lunga e impegnativa per l’ambiente. Lungo il percorso sono visibili le vecchie attrezzature degli anni Trenta; quella attuale è in buono stato, rinnovata di recente (in più punti convivono cavo originale e cavo nuovo).

    ⚠ Attenzione alla scala finale: i pioli sono piuttosto vicini alla roccia e in discesa è facile perdere l’appoggio per i piedi. Diversi tratti hanno fondo instabile: non smuovere detriti su chi sta sotto. Dove il cavo manca ci si può assicurare agli spit in loco, utili soprattutto con roccia bagnata (necessari corda e materiale per le manovre).

    ▲Period and safety

    Itinerario di piena estate, lungo e d’alta quota: indispensabili meteo stabile e buon allenamento. Il Bivacco Enrico Mario è attualmente in condizioni non ottimali per umidità e se ne sconsiglia l’uso; nelle vicinanze il più recente Bivacco Valmaggia. Cartografia consigliata: carta della Val Maira.

    ▲Discipline

    La discesa avviene per lo stesso itinerario di salita: si riscende prima la scala, poi i due tratti di ferrata fino al Bivacco Enrico Mario (1h 30′ dal termine della ferrata, 5h totali) e quindi al parcheggio (2h 15′ dal bivacco, 7h 15′ totali senza soste eccessive). Pur non difficile tecnicamente, va affrontata tenendo conto della stanchezza accumulata e dei possibili cambi di meteo in alta montagna.

    ▲To match

    Vista la lunghezza, difficile concatenarla in giornata; nei giorni adiacenti la Ferrata di Camoglieres o la Ferrata di Chiaronto; tra le altre vie del Cuneese, la Ferrata Rocca dei Corvi e la Ferrata del Bec Valletta.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie – Val Maira
    • Approach3:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)7:15 h
    • Hardware level difference350 m
    • Route difference1235 m
    • Max3050 m
    • Length12,6 Km
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