Difficoltà: Difficile

  • Ferrata del Lago al Pizzo d’Andolla

    Ferrata del Lago al Pizzo d'Andolla

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata del Lago al Pizzo d'Andolla

    La Ferrata del Lago è una via d'alta montagna costruita presso il Pizzo d'Andolla, che risale il Sonningpass, sul confine tra versante italiano e svizzero. L'itinerario è lungo e severo: la ferrata vera e propria è di media difficoltà, ma l'avvicinamento e l'ambiente d'alta montagna lo riservano a escursionisti esperti. Si può valutare di spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Andolla o al Bivacco Varese.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Alpe Cheggio, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola: dalla statale del Sempione si svolta a Valdossola percorrendo tutta la Valle Antrona fino ad Alpe Cheggio, dove si parcheggia presso la diga dei Cavalli, in un ampio spiazzo a bordo diga (punto di partenza su Google Maps). Dalla diga si risale il sentiero sulla sinistra orografica del lago verso il Rifugio Andolla, tra saliscendi, fino a un ponticello; si prosegue fino all'Alpeggio Scanach (ignorando il sentiero che prosegue a destra) e, tra gli alpeggi, a un bivio dove si tiene la destra con cartello per il rifugio, raggiunto in 2h dal parcheggio. Dietro il rifugio un sentiero sale ripido sui prati verso il Bivacco Varese: ignorata la prima deviazione a destra per il Pizzo Andolla, si prosegue a mezzacosta verso sinistra e poi a destra (indicazioni su un masso) fino al bivacco (2h dal rifugio, 4h totali). Dal bivacco un sentiero attrezzato scende a un bivio, da cui si sale seguendo i segni bianco-rossi lungo una pietraia fino a un nevaio, di solito presente anche in stagione inoltrata, che si aggira a sinistra fino alla parete d'attacco (30' dal bivacco, 4h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca in una zona che può restare innevata fino a tarda stagione, dove si nota una targa bianca con scritta rossa e blu. Risale prevalentemente in diagonale rocce coricate, con infissi in diversi punti; la roccia è buona e offre una buona quantità di appigli naturali. Dopo una ventina di minuti su rocce inclinate, placchette, canalini e un paio di pareti verticali, si raggiungono due lunghe scale, la prima più appoggiata, la seconda più verticale; si prosegue su alcune pareti mai troppo impegnative fino al termine della via, con libro firme e targhetta (1h dall'attacco, 5h 30' totali). La vista dal Sonningpass è eccezionale: dal Monte Rosa al Cervino fino ai Quattromila del versante elvetico, con il bivacco lasciato un paio d'ore prima visibile in lontananza. Da qui si potrebbe proseguire su itinerari alpinistici verso il Mittelruck (I e II grado, sul lato destro tenendosi sul versante svizzero) o il Pizzo di Bottarello (III grado, sul lato sinistro).

    ▲Carattere e difficoltà

    Va considerato come una lunga escursione il cui ultimo tratto è una ferrata di difficoltà media, in un ambiente d'alta montagna severo e poco battuto.

    ⚠ La situazione della neve varia da stagione a stagione: possono essere consigliati i ramponi. Trattandosi di alta montagna, la zona è soggetta a cambiamenti repentini del meteo, a cui prestare particolare attenzione. Itinerario da riservare a escursionisti esperti.

    ▲Discesa

    Si percorre a ritroso l'itinerario dell'andata, ferrata compresa (4h 30' dal termine della ferrata al parcheggio, 10h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nel 2022 è stato inaugurato nel Parco della Val Grande un lungo e impegnativo itinerario con tratti attrezzati, la Ferrata Selvaggio Verde. Scendendo verso sud, sono molte le vie ferrate vicino al Lago Maggiore e nel Verbano: tra queste la difficile Ferrata La Miccia a Baveno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)10:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1650 m
    • Quota max3151 m
    • Lunghezza19,8 Km
  • Ferrata Hoachwool

    Ferrata Hoachwool

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hoachwool

    L'impegnativa Ferrata Hoachwool risale una ripida parete sopra Naturno. È una via molto atletica e varia, che alterna placche, traversi, diedri e balzi per dare ritmo a una salita intensa; la roccia, compatta e levigata, rende lo sforzo elevato. La bassa quota e l'esposizione a ovest la rendono molto calda nelle ore centrali d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia Unterstell a Naturno (Bolzano). Da Bolzano si prende la superstrada per Merano, poi la statale dello Stelvio uscendo a Naturno e seguendo le indicazioni per il parcheggio della funivia (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio i cartelli verso ovest conducono in 20 minuti al Mercato Contadino e quindi all'attacco della ferrata (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un breve traverso su un tronco e poi su roccia, lungo una cengia a bordo del torrente Senales fino a una palestra di roccia; si prosegue su sentiero nel bosco, privo di attrezzatura, fino a due ampi gradini metallici sotto una placca levigata da risalire senza poter arrampicare, dove una staffa metallica permette di uscire dal primo tratto impegnativo. Seguono un comodo sentiero attrezzato e alcuni facili traversi e brevi placche accanto al torrente, che fanno capire quanto la roccia sia liscia, fino a un lungo ponte tibetano a tre corde, piuttosto dondolante, che richiede piede sicuro e calma (30' dall'attacco). Aggiornamento 2021: a causa di una frana nel tratto precedente il lungo ponte, la via segue una deviazione — una catena vieta il passaggio e indica di scendere verso il torrente, attraversarlo su un nuovo ponte sospeso breve e stabile e risalire il versante opposto ricollegandosi al tracciato originario, con la frana ben visibile. Si percorre poi una breve cengia a destra fino a un balcone panoramico, quindi una parete verticale e liscia con pochi appigli che dopo i primi metri piega a sinistra; un terrazzino e una seconda parete più appoggiata portano a un tratto di sentiero nel bosco e su roccia in falsopiano con assicurazione a sinistra. Si supera un salto in leggero strapiombo che richiede agilità e forza, poi una placca inclinata da salire in aderenza con esposizione crescente — sulla destra un cartello chiede ironicamente lo stato di forma, pur in assenza di via di fuga. Dopo un breve diedro si affronta una scaletta di funi e traversine, poi una placca particolarmente levigata in diagonale dove una maniglia torna utile, fino a un traverso caratteristico in cui lunghi spuntoni metallici si alternano alle staffe per aggirare la parete esposta; il traverso prosegue su pensiline di legno del vecchio sistema d'irrigazione, che riducono nettamente la difficoltà di un tratto altrimenti strapiombante. Aggirato un albero, un breve traverso diventa una rampa inclinata panoramica (1h 30' dall'attacco). Si risale un difficile passaggio verticale e una serie di salti impegnativi con qualche buon appiglio, una breve cengia e poi un tratto molto impegnativo: una placca verticale e liscia, un esposto traverso a sinistra e una parete impegnativa, prima in diagonale poi verticale, con alcune buone staffe, fino a un balcone con panchina. Dopo un tratto di sentiero si affrontano salti verticali, traversi e roccette poco appigliate, talvolta con staffe, fino al libro firme — attenzione, manca ancora molto al termine. Una serie di placche con fessure richiede forza nelle braccia, poi un paio di balzi verticali portano a un terrazzo erboso; un tratto diagonale impegnativo e un ultimo tratto verticale attrezzato con staffe sboccano su facili roccette e un sentiero sommitale che chiude la via (3h 30' dall'attacco, circa 4h totali). Sono presenti due varianti: una "Estremamente Difficile" su placche e diedri lisci da affrontare in trazione sul cavo, e una lunga scala a pioli, tecnicamente facile ma esposta e verticale.

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata impegnativa e fisica, che richiede impegno e concentrazione per tre intense ore, varia ma con molti punti non arrampicabili per il tipo di roccia. Il ponte tibetano è tra i più lunghi a tre corde in Italia e tra i più dondolanti, specie con vento.

    ⚠ Il ponte si può evitare, ma il tratto della via in quel punto è soggetto a scariche, quindi da evitare se possibile. L'esposizione a ovest e la bassa quota rendono la parete molto calda nelle ore centrali delle giornate estive: sconsigliata in quei momenti.

    ▲Discesa

    Dal termine si può scendere a valle lungo il comodo sentiero 10 (50' dal termine, 4h 45' totali) oppure salire verso la stazione a monte della funivia Unterstell (15' dal termine, 4h 15' totali) ed eventualmente, energie permettendo, percorrere la facile Ferrata Knott, che si sviluppa sotto la piattaforma panoramica a circa 20 minuti di salita.

    ▲Da abbinare

    Prima di rientrare si può percorrere la facile Ferrata Knott. In direzione di Merano c'è la Ferrata Heini Holzer; risalendo verso lo Stelvio, a Solda, attendono le difficili Tabaretta e Croda di Cengles, mentre verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata520 m
    • Dislivello itinerario620 m
    • Quota max1120 m
    • Lunghezza3,3 Km
  • Ferrata Sperti – Schiara

    Ferrata Sperti - Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sperti – Schiara

    ⚠ Stato da verificare. Nell'estate 2019 la Ferrata e il Bivacco Sperti risultavano chiusi, con cartello presente a Case Bortot. Prima di percorrere l'itinerario contattate il Rifugio VII Alpini per conoscere lo stato attuale delle attrezzature.

    La Ferrata Sperti risale il versante ovest dello Schiara fino a Forcella Sperti, per poi collegarsi alla Gusela del Vescovà, dove termina la Ferrata Zacchi. È un itinerario impegnativo, lungo e molto articolato, con una grande varietà di passaggi e panorami stupendi sullo Schiara e sui principali gruppi dolomitici del bellunese.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno. Da Belluno si segue la strada regionale del Col di Lana e, a una rotonda, si tiene la destra per Bolzano Bellunese e per il Parco delle Dolomiti Bellunesi; oltrepassati Bolzano Bellunese e Gioz, si seguono i cartelli per il Rifugio Case Bortot fino all'omonima località, dove la strada termina in uno spiazzo per il parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Primo obiettivo è il Rifugio VII Alpini, ai piedi dello Schiara: si imbocca il sentiero CAI 501, dapprima piacevole nel bosco con lo Schiara a destra e la Gusela del Vescovà a sinistra, e si scende al Ponte del Mariano (30' dal parcheggio). Al bivio successivo, dove a destra sale il CAI 507 verso il Pelf, si resta sul CAI 501 e si sale decisi nel bosco lungo il torrente Ardo, in un tratto soleggiato e faticoso. Superati alcuni tornanti, la valle si apre nella radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dal rifugio si seguono le indicazioni per la Ferrata e il Bivacco Sperti lungo il segnavia 504, che sale in diagonale verso nord-ovest su prati e mughi fino alle pareti rocciose dell'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un breve balzo roccioso e prosegue a sinistra in un canalino franoso non troppo difficile, dove si nota la targhetta d'inizio. Si raggiunge una parete verticale che si attacca da destra con un traverso seguito da un camino poco accentuato; poi senza attrezzature su sentiero e su cengia, che diventa attrezzata quando si restringe. Una bella parete si sale da sinistra, dapprima su buona roccia appigliata e quindi con un paio di passaggi più impegnativi a appigli ridotti; un canalino franoso attrezzato porta al Bivacco Sperti (2000 m), in un ambiente stupendo dominato da pareti imponenti verso lo Schiara e la Pala del Balcon. Si riprende seguendo i bolli rossi verso Forcella Sperti: un tratto di sentiero misto a facili attrezzature conduce a un'esposta cengia attrezzata che, verso destra, aggira uno spigolo e porta sotto il canalone che sale alla forcella. Il canalone, ripido e incastonato tra le pareti, si risale sul versante destro con la fune lungo la spalla destra; un paio di scalette permettono di passare sul lato sinistro della gola, dove conviene non smuovere sassi, e gli ultimi metri portano a Forcella Sperti (2250 m). Dalla forcella si seguono i segni rossi verso destra lungo il tratto di collegamento tra la Gusela del Vescovà e la Pala del Balcon, in un saliscendi tra panorami entusiasmanti: si sale un canalino attrezzato, si procede su sentiero mai troppo esposto, si risale un canalino verticale con la fune sul lato destro e, lungo il crinale, si aggira uno sperone su una cengia esposta fino al Nasòn. Un ultimo tratto verso est, con sezioni attrezzate e un canalino non attrezzato, conduce alla Gusela del Vescovà, presso il Bivacco Dalla Bernardina (2320 m, 3h dall'attacco, 6h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via alterna una prima sezione verticale — con la parte più impegnativa sotto Forcella Sperti — a una seconda sezione di crinale, sul versante ovest dello Schiara. Pur considerata tecnicamente meno dura della Ferrata Zacchi, non va sottovalutata per i molti passaggi aerei; nella parte bassa la roccia è buona e offre appigli dove mancano le attrezzature.

    ⚠ La parte alta, tra Forcella Sperti e il Bivacco della Bernardina, si svolge tra canalini, cenge e tratti di sentiero esposti che possono creare problemi di orientamento in caso di nebbia. Vista la lunghezza dell'itinerario, specie includendo la salita allo Schiara, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco della Bernardina il rientro può seguire due itinerari. Si può salire allo Schiara (1h) con la Ferrata Berti, scendere poi lungo la cresta est per affrontare in discesa la Ferrata Piero Rossi e raggiungere il Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 4h 30' dal termine della Sperti). In alternativa si torna a ritroso per la Ferrata Sperti (3h dal bivacco al rifugio); è invece sconsigliato il rientro per l'impegnativa Ferrata Zacchi. Dal Rifugio VII Alpini si rientra a Case Bortot lungo il sentiero di avvicinamento (2h — circa 13h totali includendo la salita allo Schiara, 11h 30' rientrando a ritroso per la Sperti).

    ▲Storia

    La Ferrata Sperti fu inaugurata nel 1963 per volontà della vedova dell'alpinista bellunese Giangelo Sperti e venne costruita dal CAI di Belluno per facilitare l'accesso alle numerose vie di roccia della zona; lungo il percorso sorge il bivacco che ne porta il nome.

    ▲Da abbinare

    La Sperti si presta a un giro di più giorni che includa le altre vie dello Schiara: la Ferrata Berti, la Zacchi, la Piero Rossi ed eventualmente il Sentiero Attrezzato Guardiano verso il Pelf. Sul versante opposto si raggiunge il Civetta con le ferrate Tissi e Alleghesi, oppure le Pale di San Martino con la Ferrata dell'Orsa e la Bolver Lugli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario1865 m
    • Quota max2565 m
    • Lunghezza17 Km
  • Ferrata del Gorbeillon

    Ferrata del Gorbeillon

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Gorbeillon

    La Ferrata del Gorbeillon, in Valtournenche, è impegnativa e fisica ma non lunga: con avvicinamento e rientro corti si presta bene a mezza giornata. Non va però sottovalutata, per un paio di passaggi atletici e per l'esposizione costante, in un ambiente che guarda fino al Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Crepin, nel comune di Paquier, lungo la strada che collega Chatillon a Cervinia (provincia di Aosta). Lungo la regionale si raggiunge Paquier, si superano i tornanti del paese fino a notare sulla sinistra una strada in discesa con indicazioni per Crepin; si attraversa il torrente Marmore e, subito dopo il ponte, un cartello marrone indica Cignana, accanto a un largo spiazzo per parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero 6 verso sinistra, in direzione del lago artificiale di Cignana, risalendo ripidi tornanti nel bosco, poi a mezzacosta e in un tratto in discesa fino a un ponticello di legno sul torrente; si passa accanto alla zona di arrampicata sportiva e, poco prima delle falesie, un masso con i segni 14 e 15 e un cartello indicano la ferrata. Si risale la pietraia e il sentiero ripido fino all'attacco, poco prima del bosco, presso una curva verso destra dove scende il sentiero usato per il rientro (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è propedeutico e fa capire il livello della via: tra i larici un facile traverso a sinistra, gradonato e senza difficoltà, poi salita nel bosco e una breve discesa fino a un bivio (a sinistra si terminerebbe la ferrata, a destra si prosegue verso un delicato passaggio strapiombante); seguendo il cavo si arriva a un altro bivio dove si tiene la sinistra in leggera discesa, ignorando il cavo che sale (rientro). La parte iniziale vera e propria attacca su una cengia orizzontale gradonata a sinistra, prima in salita poi in discesa, con alcune staffe e una singolare maniglia rossa, fino a un primo passaggio strapiombante in diagonale verso un piccolo tetto, che si aggira con staffe e maniglia rossa per poi proseguire su un esposto traverso diagonale verso destra con staffe per i piedi; la roccia, molto frastagliata, offre buoni appigli a chi li cerca. La via diventa verticale per alcuni metri molto belli e arrampicabili fino a un terrazzino a destra, sotto un grosso tetto, dove ci si può voltare sul panorama verso il Cervino. Ci si sposta a sinistra in leggera discesa aggirando una sporgenza, con un traverso su pedivelle metalliche in decisa esposizione, poi su una lunga placconata verticale che gradualmente porta a sinistra; la pendenza cala diventando più gradonata fino a un terrazzino vicino a due alberi. Una seconda placca analoga conduce a un traverso esposto ma non difficile verso sinistra, inizialmente stretto e poi più ampio fino a uno spiazzo, accanto al quale c'è un passaggio atleticamente impegnativo: alcuni metri di strapiombo marcato, dove i primi 3-4 metri sono i più duri prima che la parete diventi verticale e arrampicabile. Più in alto la pendenza si appoggia e, con alcuni collegamenti verso destra, si raggiunge un altro grosso tetto, "L'Antro della Fata", superato con un traverso impegnativo in diagonale a sinistra; si sale poi in verticale e, con facili passaggi, ci si sposta verso un boschetto e quindi sul lato opposto della montagna. Si scende per una cengia in vista del ponte tibetano fino a una parete strapiombante da risalire prima in verticale poi in diagonale, dove conviene tenersi su a braccia per passare rapidamente il moschettone senza affaticarsi; aggirato uno spigolo si raggiunge il ponte sospeso su 4 corde (15 metri, abbastanza dondolante). Attraversato il ponte si risale una parete verticale, attrezzata all'inizio e poi arrampicabile, fino agli ultimi passi che chiudono la ferrata (1h 30' dall'attacco, circa 2h complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Caratteristiche e curiose sono alcune maniglie pensate per le mani, anelli di fune metallica rivestiti di guaina rossa, che in vari punti sostituiscono le solite staffe. È una via atletica ed esposta, in cui i tratti strapiombanti alzano il livello tecnico e fisico.

    ⚠ Il ponte sospeso, lungo quasi 30 metri, è adrenalinico e abbastanza dondolante. Vista l'esposizione costante e i passaggi strapiombanti, affrontarla con buona preparazione fisica.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la bella stagione; l'altitudine moderata la rende esposta ma percorribile in un'ampia finestra estiva, evitando le ore più calde sui tratti atletici.

    ▲Discesa

    Dal termine si sale qualche metro e poi ci sono due opzioni. La prima prosegue in salita per una trentina di metri verso la strada che collega Crepin a Liortiere, da scendere a valle sull'asfaltata (1h dal termine, 3h complessive): più lunga e meno interessante, ma facile. La seconda, tenendo l'imbrago, segue la traccia verso nord ignorando quella che sale; si incontra un primo cavo in discesa tra tratti rocciosi ed erbosi, poi un sentiero e un traverso orizzontale fino a un bivio, dove si tiene la destra verso sud ignorando il ripido tracciato che scende (la ferrata di prova); un breve tratto di ferrata in discesa di un paio di metri riporta sul sentiero di avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino all'auto (45' dal termine, 2h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Trattandosi di una via atletica ma corta, si abbina bene a un altro itinerario breve e senza lunghi avvicinamenti: un ottimo candidato è la Ferrata di Covarey (circa 1h d'auto verso sud), oppure la Ferrata di Casimir (circa 1h 30' risalendo oltre Aosta) o la Ferrata José Angster (circa 1h 30' in direzione Gressoney).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValtournenche
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:45
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max1800 m
    • Lunghezza2,9 Km
  • Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    La Ferrata Giovanni Lipella è un lungo itinerario attrezzato che sale alla Tofana di Rozes, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente alterna passaggi di media difficoltà a un paio di tratti più impegnativi, ma sono la lunghezza, il dislivello e l'ambiente d'alta montagna ad alzarne il grado complessivo. La via si sviluppa sulla parete ovest della Tofana di Rozes, con un panorama stupendo sul Lagazuoi e sul Gruppo di Fanes.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina d'Ampezzo–Passo Falzarego; salendo da Cortina si segue a destra l'indicazione per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta (punto di partenza su Google Maps). È possibile partire anche dal Passo Falzarego, con avvicinamento però più lungo e con maggiore dislivello. Dal Rifugio Dibona si procede verso ovest (a sinistra rispetto al rifugio) sul sentiero 403 fino a un bivio dove il 403 devia a destra verso il Rifugio Giussani (via di rientro); si prosegue dritti verso l'imponente parete sud della Tofana di Rozes innestandosi sull'ampio sentiero 404, che costeggia la parete tra radi mughi. Si ignora un primo bivio per la Ferrata alla Grotta di Tofana e si resta sul 404 verso est, seguendo le indicazioni per la Ferrata delle Gallerie del Castelletto e la Ferrata Lipella; il sentiero piega a destra fino all'attacco della Ferrata alla Galleria del Castelletto, preceduto da uno spiazzo dove indossare l'imbrago (2475 m, 1h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲Il percorso

    La Galleria del Castelletto è il preludio alla vera e propria Ferrata Lipella: tratto facoltativo ma molto consigliato (chi volesse evitarlo segue la traccia che sale a destra dalla Forcella Col dei Bos verso il Castelletto). Si salgono roccette appoggiate e attrezzate fino a una targhetta, poi staffe e una scaletta metallica depositano su un terrazzino da cui si entra nella galleria scavata durante la Grande Guerra, con segni ancora evidenti. Si va a sinistra salendo una scalinata, si ignora la deviazione attrezzata che scende a sinistra e si prosegue in salita incontrando un ampio buco-vedetta sul lato sinistro; la galleria continua su fondo a tratti scivoloso, alternando tratti orizzontali a salite attrezzate, e il lungo tratto buio termina presso un tornante dove si apre una feritoia sulla sinistra. All'uscita si può terminare il percorso in galleria (a sinistra) oppure proseguire ancora un paio di minuti, uscendo su una cengia seguita da un tratto attrezzato in discesa (variante facoltativa). Usciti dalla galleria (20' dall'attacco) si è presso la Forcella di Rozes; un sentiero a mezzacosta taglia la parete ovest della Tofana di Rozes (2630 m) e, in discesa, porta all'attacco della Ferrata Lipella (2520 m, 20' dal termine della galleria, circa 2h dal Rifugio Dibona). La Lipella inizia con roccette appoggiate verso sinistra fino a un terrazzino, poi un balzo verticale ben gradinato e un diedro con ottimi appigli a sinistra; interrotte le attrezzature sotto una parete giallo-nerastra, si percorre un facile traverso a sinistra, dapprima orizzontale e poi in diagonale, su difficoltà contenute (attenzione alle rocce sporgenti, casco indispensabile). Segue un traverso più impegnativo che inizia con un salto deciso e sale in diagonale a sinistra con molti appoggi per i piedi; dopo i primi metri diventa più piacevole, aumentando verticalità ed esposizione ma riducendo le difficoltà tecniche, fino a una lunga cengia verso sinistra, non protetta nei tratti facili ma attrezzata negli attraversamenti di alcuni esposti canalini. Si sale poi una bella parete frastagliata in diagonale verso destra, molto appigliata, un breve traverso a destra entra in un camino con fessura (ci si tiene sul lato sinistro seguendo il cavo, con i piedi a destra in spaccata, passaggio esposto ma piacevole), quindi nuovi brevi traversi conducono a una seconda cengia, più esile ed esposta, che alterna tratti attrezzati e non protetti. La cengia termina dove il cavo piega bruscamente in verticale su parete gradinata con infissi, e alternando brevi collegamenti a tratti di parete esposta si guadagna quota fino a un bivio segnalato presso le Tre Dita (2700 m, 1h 30' dall'attacco della Lipella, 3h 30' dal Rifugio Dibona). Qui le indicazioni per Giussani e Cantore portano al rifugio in 30' (utile anche come via di fuga); tenendo invece la destra verso “Cima” si percorre una nuova lunga cengia a tratti attrezzata fino alla seconda sezione. Si riparte in verticale su balzi modesti, un traverso orizzontale a destra e passaggi verticali ma arrampicabili; dopo un punto di riposo panoramico si supera uno dei passaggi più impegnativi della via, un breve balzo verticale con pochi appigli che obbliga a trazionare sul cavo. Una cengia stretta ed esposta porta all'ultima sezione, dove un paio di passaggi risultano difficili per la roccia levigata e la scarsità di appigli; rimontati questi balzi, un'ultima cengia a destra unisce alla via normale (3030 m, 1h 15' dal bivio delle Tre Dita, 2h 45' dall'attacco della Lipella). La via normale, lungo la cresta e faticosa, conduce alla croce di vetta della Tofana di Rozes (3225 m, 30' dal termine della ferrata, 4h dall'attacco della Galleria del Castelletto, 5h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo e di alta montagna, tecnicamente di media difficoltà ma molto impegnativo per sviluppo e dislivello. La Galleria del Castelletto inizia a 2480 m e termina a 2612 m dopo circa 500 m di sviluppo elicoidale, completamente buia in ampi tratti.

    ⚠ In galleria la torcia, preferibilmente frontale, è d'obbligo: il cavo funge da corrimano su un fondo a tratti umido e scivoloso. Attenzione a non smuovere detriti lungo le cenge, perché in più punti corrono parallele una sotto l'altra con alcune centinaia di metri di dislivello. Possibili residui di neve sulla parete ovest anche in stagione inoltrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la stagione estiva, in ambiente d'alta quota. È intitolata alla Medaglia d'Oro al Valor Militare Giovanni Lipella, nato a Riva del Garda (allora in territorio austriaco), patriota arruolatosi giovanissimo nell'esercito italiano e caduto in combattimento nel giugno 1918 presso il Monte Grappa; la medaglia d'oro alla memoria gli fu conferita nel marzo 1919. La ferrata fu costruita nel 1967 dalle Guide di Cortina e dalla locale sezione del CAI.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende l'ultimo tratto della via normale appena percorsa e, dal bivio con la ferrata, si tiene la destra seguendo i bolli blu fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h 15' dalla vetta, 6h 30' complessive). Dal Giussani si segue il sentiero 403, dapprima ripido e poi piacevole e turistico, incastonato tra la Tofana di Mezzo e la Tofana di Rozes, in discesa fino al bivio dell'andata dove, tenendo la destra, si raggiunge il Rifugio Dibona (1h dal Rifugio Giussani, 8h complessive).

    ▲Da abbinare

    L'itinerario è molto lungo e difficilmente abbinabile in giornata, salvo la stessa Ferrata alla Galleria del Castelletto e la Ferrata alla Grotta della Tofana. Per escursionisti molto allenati il rientro è possibile dalla Val di Travenanzes con la Ferrata alla Scala del Menighel. Restando in zona Passo Falzarego si possono percorrere la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos, la Ferrata Tomaselli o il Sentiero dei Kaiserjager al Lagazuoi; dal Rifugio Dibona la Ferrata Olivieri a Punta Anna, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o il più facile Sentiero Astaldi; sul versante opposto del Passo Falzarego la Ferrata Averau o la Ferrata al Ra Gusela.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata550 m
    • Dislivello itinerario1142 m
    • Quota max3225 m
    • Lunghezza10,2 Km
  • Ferrata Berti al Sorapiss

    Ferrata Berti al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Berti al Sorapiss

    La Ferrata Berti corre sulle pareti occidentali del Sorapiss e, di fatto, ne aggira l'intero massiccio: per questo va inserita in un lungo itinerario ad anello, generalmente abbinato alla Ferrata Vandelli e al Sentiero Attrezzato Minazio. È un giro lungo e impegnativo ma privo di passaggi estremamente tecnici, da spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio. Qui è descritto in senso orario, con la Berti percorsa in discesa, partendo da San Vito di Cadore.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Scotter, a nord di San Vito di Cadore; gli impianti che collegano il paese al rifugio sono attualmente chiusi ed è attivo un servizio navetta dalla Baita Sun Bar (punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Scotter (1580 m) si sale al Rifugio San Marco (1823 m) per l'ampio sentiero 228 in circa 30' di salita ripida (in alternativa, da Chiapuzza, 800 m di dislivello col CAI 225 in 2h). Dal Rifugio San Marco, crocevia degli itinerari sul Sorapiss, si segue il sentiero 226 verso nord, tra pascoli e mughi e poi su roccia, in direzione di Forcella Grande; poco prima della forcella, sulla sinistra, un bivio col segnavia 246 sale al Bivacco Slataper: è il punto in cui si sceglie il senso del giro (orario, con la Berti in discesa, oppure antiorario). Proseguendo a mezzacosta verso est lungo un vallone e superato un ultimo strappo si raggiunge il Bivacco Slataper (2600 m, 1h 30' dal bivio, 3h 30' dal Rifugio Scotter); da qui si sale alla Forcella del Bivacco (2670 m, circa 4h dal Rifugio Scotter), punto più alto dell'itinerario e inizio della Ferrata Berti.

    ▲Il percorso

    Percorsa in questo senso, la Berti inizia alla Forcella del Bivacco (2670 m) e termina alla Forcella Sora la Cengia del Banco (2416 m), in discesa: la prima parte è la più impegnativa, esposta e varia. Ignorato il bivio che col sentiero 241 scende a sinistra alla Dogana Vecchia, si attacca la via attrezzata: aggirato uno spigolo, una cengia attrezzata in discesa corre sotto le imponenti pareti sud della Croda di Marcora, con fondo di pietrisco ma non troppo stretta e il cavo a fare da corrimano sulla destra. Aggirata una rientranza e superato uno spigolo inizia il tratto più impegnativo: una discesa attrezzata di circa 150 metri di dislivello, con una parete dotata di staffe metalliche, alcuni balzi verticali e una serie di esposte scalette metalliche (alcune appoggiate, altre decisamente verticali), con passaggi di collegamento tra le scale piuttosto emozionanti; un paio di punti più verticali sono compensati dalla roccia ben appigliata. Raggiunta la cengia intravista 150 metri più in alto, l'impegno cala: si prosegue per lunghi tratti su esposte cenge che, senza guadagnare né perdere quota in modo significativo, aggirano le pareti ovest del Sorapiss, restringendosi a tratti in traversi mai eccessivamente difficili. Le attrezzature terminano presso la cosiddetta Cengia del Banco; questa lunga cengia, a differenza delle precedenti, non è protetta e, pur mai difficile, è decisamente esposta e richiede passo fermo. Staccandosi dalle pareti si sale infine alla Forcella Sora la Cengia del Banco (2416 m, 2h dalla Forcella del Bivacco, 6h dal Rifugio Scotter), dove finisce la Berti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Percorsa in discesa la via accentua la sensazione di forte esposizione, ed è soprattutto per questo che la difficoltà complessiva sale da «Moderatamente Difficile» a «Difficile».

    ⚠ Poco dopo la Forcella Sora la Cengia del Banco si incontra un tratto di disarrampicata non protetta di I+/II grado: pur non particolarmente esposto, richiede buon piede. La lunga Cengia del Banco non è assicurata ed è molto esposta. Itinerario molto lungo, da pianificare su due giorni.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la piena stagione estiva, da affrontare con la possibilità di pernottare in quota. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Sora la Cengia del Banco la meta della prima giornata è il Rifugio Vandelli (1928 m): la discesa inizia ripida, con un passaggio di disarrampicata (I+/II grado) che richiede attenzione, poi prosegue verso il grande vallone detritico e, seguendo il sentiero 215, tocca il magnifico Lago del Sorapiss prima di salire al Rifugio Vandelli (1h 30' dalla forcella, 7h 30' dal Rifugio Scotter). Il giorno seguente si sale all'attacco della Ferrata Vandelli (45' dal rifugio) e con la via si raggiunge il Bivacco Comici (2000 m, 2h dall'attacco, 10h 15' totali); da qui si rientra a Forcella Grande per il Sentiero Attrezzato Minazio, che dalla Busa del Banco sale alla Forcella Bassa del Banco (sentiero 243) e prosegue su una lunga serie di esposte cenge sotto le pareti orientali del Sorapiss, attrezzate con corrimano nei tratti più stretti, con vista sull'Antelao. Si scende fino a un bivio dove si prende il 226 verso Forcella Grande, si passa a destra della Torre dei Sabbioni e, con un ultimo tratto in salita, si raggiunge Forcella Grande; di qui si rientra al Rifugio San Marco e quindi allo Scotter, a ritroso per il sentiero dell'avvicinamento.

    ▲Da abbinare

    L'anello unisce tre itinerari attrezzati attorno al Sorapiss: la Berti, la Ferrata Vandelli e il Sentiero Attrezzato Minazio. Nei dintorni si trovano l'impegnativa Ferrata del Ghiacciaio all'Antelao, la verticale Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria, la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore e, verso valle, la Ferrata della Memoria alla Diga del Vajont; verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata all'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSorapiss
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata254 m
    • Dislivello itinerario1090 m
    • Quota max2670 m
    • Lunghezza30 Km
  • Ferrata dei Finanzieri al Colac

    Ferrata dei Finanzieri al Colac

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dei Finanzieri al Colac

    La Ferrata dei Finanzieri risale l'imponente massiccio del Colac, sopra Alba di Canazei in Val di Fassa. È una via difficile per la presenza di alcuni passaggi impegnativi, ma su roccia ben arrampicabile e piacevole; l'itinerario, di media lunghezza, è agevolato dalla funivia del Ciampac e si può abbinare in giornata al Sentiero Attrezzato Lino Pederiva.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Ciampac, che parte da Alba di Canazei (Trento): raggiunta Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia nell'ampio piazzale presso gli impianti (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac a piedi da Alba di Canazei lungo il CAI 644, circa 600 m di dislivello in un'ora e mezza. Dalla stazione a monte si vede chiaramente la meta, la vetta del Colac; si seguono i cartelli che, facendo dapprima perdere quota verso sud in direzione di un lago artificiale, portano sotto il massiccio. Si risale un irto sentiero su fondo ghiaioso fino alla targa commemorativa e alle prime funi metalliche (2190 m, 20' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con una serie di roccette senza difficoltà, dove il cavo può servire anche solo per l'autoassicurazione; terminate le prime attrezzature si prosegue su un sentiero ghiaioso che con alcuni tornanti faticosi porta sotto la parete principale. Si risale un breve balzo, si percorre un traverso esposto ma facile verso sinistra, si scende verso un canalino detritico (caratteristica ricorrente della via) e si risale il versante opposto con alcune roccette; una rampa inclinata conduce a una fessura rocciosa che richiede più impegno, poi una stretta cengia verso sinistra porta a una serie di staffe metalliche su una placca appoggiata, spesso umida e ghiaiosa. Si entra quindi nella parte centrale, la più impegnativa (di livello medio): alcune esposte balze rocciose, agilmente arrampicabili, introducono al passaggio chiave, una sequenza di tre diedri verticali ed esposti, attrezzati con staffe e con qualche tratto strapiombante e atletico, da salire alternando le staffe a destra, poi al centro a sinistra e di nuovo a destra. Si esce su una rampa inclinata (attenzione a non smuovere sassi sui diedri sottostanti) che, con l'aiuto del cavo per l'aderenza, porta a un terrazzo panoramico verso il Gruppo Sella e il Sassolungo. Superato il tratto più ostico si prosegue su un lungo sentiero attrezzato in quota, tra brevi balzi e roccette, dentro un canalino e fuori su altre roccette; si risale un balzo più evidente ma arrampicabile fino a un breve camino da superare in spaccata, poi una serie di canalini e piccole pareti ben appigliate rende la salita piacevole. Si raggiunge una cengia e un tratto verticale che sale in diagonale a sinistra dentro un canalone: qui, nel finale modificato nel 2019, ci si sposta a sinistra su una placca verticale e quasi priva di appigli, che richiede forza nelle braccia e progressione in aderenza; dopo i primi metri ci si sposta a sinistra in buona esposizione e si riparte in verticale per vincere un leggero strapiombo, il passaggio più impegnativo della via, dove alcune staffe vengono in aiuto. Le difficoltà calano gradualmente e si raggiunge la cresta finale, percorsa fino alla croce di vetta con vista a 360 gradi sui gruppi della Val di Fassa e sulla Marmolada (2715 m, 2h dall'attacco, 2h 20' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Una via varia e gratificante: i tratti più ostici (i tre diedri e la placca finale) sono compensati da lunghi tratti su roccia ottima e ben appigliata, che la rendono piacevole da arrampicare.

    ⚠ Nei diedri e nei canalini detritici prestare attenzione a non smuovere sassi su chi sale più in basso. Il finale rimaneggiato nel 2019 è più impegnativo della vecchia uscita, con una placca verticale a scarsi appigli.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via d'alta quota per la stagione estiva; conviene verificare gli orari di apertura della funivia Ciampac per organizzare salita e rientro.

    ▲Discesa

    Si torna brevemente a ritroso sugli ultimi metri prima della vetta e si scende per il ripido canale attrezzato segnalato da una scritta su roccia: un primo tratto attrezzato porta a una forcella, oltre la quale un secondo ripido canalone e una parete attrezzata con staffe fanno perdere quota fino a una cengia sotto la parete est del Colac. Seguendo il sentiero a mezzacosta si raggiunge Forcia Negra (2509 m, 1h dal termine della ferrata). Da qui due opzioni: la più rapida resta sul sentiero 613, che senza difficoltà aggira il Colac e riporta al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' da Forcia Negra, circa 4h totali); in alternativa si percorre il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, prendendo il CAI 613 verso il Passo San Nicolò e poi, a un bivio, il CAI 613B che a mezzacosta sotto il Sas de Roces porta alla Sella de Brunec (2428 m, 1h 45' da Forcia Negra), da cui col CAI 644 si rientra al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' dalla Sella, 5h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In giornata si può concatenare il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, lungo il rientro. Dal vicino Passo Fedaia partono inoltre la Ferrata Eterna alla Marmolada e la Ferrata delle Trincee.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoColac – Val di Fassa
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:15 h
    • Dislivello ferrata565 m
    • Dislivello itinerario655 m
    • Quota max2715 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata della Falconera

    Ferrata della Falconera

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata della Falconera

    La Ferrata della Falconera sale una parete verticale sopra Varallo, in provincia di Vercelli. È una via atletica e molto esposta, con alcuni tratti strapiombanti e un ponte sospeso: più faticosa che tecnicamente difficile, ma da non sottovalutare. Adatta a escursionisti esperti e ben allenati; per i passaggi strapiombanti è consigliato l'uso di un rinvio o di una longe.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Varallo (Vercelli), parcheggiando nell'ampio piazzale presso la casa di riposo «Casa Serena» (punto di partenza su Google Maps). Si attraversa la strada in direzione di una mulattiera e di una bacheca informativa, si risale una decina di minuti fino a un bivio dove un sentiero a mezzacosta nel bosco conduce a un facile tratto attrezzato e quindi al cartello d'inizio della ferrata (20' dal parcheggio). All'attacco una panchina permette di vestire imbrago e attrezzatura, ma è bene mettere il casco già dal parcheggio: non di rado cadono pietre dall'alto.

    ▲Il percorso

    Dall'attacco si percorrono un paio di metri in orizzontale a destra e si risale una prima parete di roccette appoggiate piegando verso destra. Iniziano presto le abbondanti staffe che fanno guadagnare quota ed esposizione, con un primo assaggio di parete leggermente strapiombante, fino al traverso verso destra detto «Traverso della chiappa tremante», prima orizzontale poi più diagonale. Si raggiunge una cengia che passa accanto alla «Grotta del Fico» e conduce sotto una prima parete verticale più impegnativa: la si risale verso un tetto roccioso, con funi su entrambi i lati, aggirandolo dal lato sinistro lungo un tratto che ricorda un breve diedro. Si percorre quindi la panoramica «Cengia dei 4000» e, in forte esposizione, si arriva alla «Cengia della Campana», con la sua campanella metallica, che porta verso destra sotto la parete verticale dei due passaggi più impegnativi della via. Il primo è un tetto roccioso molto spanciante, breve (un paio di metri) ma esposto, da superare con agilità senza indugiare nel cambio del moschettone per non affaticare le braccia; si prosegue in verticale sui pioli fino a un secondo tetto, simile ma con un effetto di sbandieramento verso l'esterno, che richiede forte esposizione e impegno fisico. Si raggiunge così un terrazzino panoramico dove riprendere fiato. Dopo un paio di pareti più semplici e un tratto gradonato di cresta, in parte rocciosa in parte erbosa, si arriva al ponte sospeso «Ponte Via col Vento»: a quattro corde e abbastanza stabile, ma con le funi intrecciate da scavalcare in alcuni punti (lo si può percorrere anche su due funi, come un ponte delle scimmie). Dal termine del ponte un facile ma esposto traverso orizzontale verso destra introduce agli ultimi passaggi: una parete verticale, alcune roccette e un paio di balzi rocciosi portano alla «Cresta del Traguardo» e, dopo alcuni passaggi ben assistiti, al libro delle firme che segna la fine della via (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Falconera è ottimamente attrezzata e tecnicamente non difficile, poiché le attrezzature guidano per tutta la salita riducendo l'arrampicabilità; è però molto atletica, con un dislivello elevato e due passaggi chiave davvero impegnativi sul piano fisico. I fittoni sono numerati, cosa utile per la localizzazione in caso di incidente.

    ⚠ L'esposizione è elevata lungo tutto il percorso e i due tetti strapiombanti tendono a buttare in fuori: in questi punti un rinvio o una longe sono molto utili. Attenzione alla caduta di pietre: casco fin dal parcheggio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Da inizio 2020 la via è dotata di illuminazione notturna, caratteristica che la rende unica in Italia: l'accensione avviene di norma il sabato negli orari indicati dai gestori e in prossimità di alcune festività (conviene verificare giornate e orari ufficiali prima di andare). A prescindere dall'illuminazione, la torcia frontale è comunque necessaria per il ripido rientro. Cartografia consigliata: carta della Valsesia.

    ▲Discesa

    La via di rientro più diretta verso Varallo segue il sentiero 636C in direzione nord-est, poi il 636B verso il laghetto di Scarpia; giunti al lago si imbocca il 636 in discesa verso Varallo (circa 40' di discesa, 3h totali). Lungo il percorso, a meno di 10 minuti dal termine della ferrata, si trovano alcuni tavoli in pietra per una sosta.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale è la Ferrata del Partusac, il cui attacco è vicino al termine della Falconera lungo il sentiero di rientro. In zona si possono percorrere la Ferrata dei Picasass (circa 1h d'auto verso il Lago Maggiore) e, nel biellese, la Ferrata della Balma, la Ferrata Nito Staich o il Sentiero Attrezzato dell'Infernone; il ponte sospeso ricorda quello della Ferrata Detomasi a Cimalegna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValsesia – Monte Tovo
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza4,8 Km
  • Ferrata Ferrari al Gramolon

    Ferrata Ferrari al Gramolon

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Ferrari al Gramolon

    La Ferrata Ezio Ferrari al Gramolon è breve, atletica e impegnativa: si sviluppa quasi per intero su traversi diagonali in forte esposizione, lungo una placca levigata delle Piccole Dolomiti vicentine. È il naturale completamento di un'escursione che comprende prima la vicina Ferrata Viali e poi la salita alla vetta del Gramolon.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Bepi Bertagnoli (1225 m), dove termina la strada che risale la Val di Campodalbero, in provincia di Vicenza. Da sud si segue per Arzignano e poi in direzione Chiampo; risalendo la valle, dopo la località Valletta si presta attenzione alla svolta a destra per Campodalbero (prima indicazione per il rifugio) e si prosegue su strada via via più stretta, oltre Campodalbero, fino al parcheggio del rifugio (punto di partenza su Google Maps). La soluzione consigliata è percorrere prima la Ferrata Viali e poi, con un breve tratto di collegamento (10'), la Ferrari: in questo caso si calcolano circa 2h 30' dal parcheggio. Volendo invece raggiungere direttamente la Ferrari, dal rifugio si seguono i segnavia 211 verso est; si sale e poi si scende fino all'attacco della Ferrata Viali, che si ignora, proseguendo in salita costante. Si incontra una deviazione a destra (scorciatoia più ripida ma consigliata, che fa risparmiare circa 15') e si raggiunge il sentiero 202, che taglia a mezzacosta il Monte Gramolon. Si tiene la destra e si attraversa una galleria militare (non serve la torcia); usciti, in breve si arriva a un tornante con una panchina e le indicazioni del sentiero 211 per il Gramolon. Si sale ripidi tra rocce e mughi, su un percorso attrezzato in alcuni brevi tratti esposti, fino a una forcellina da cui si vede la parete della Ferrari; a un bivio segnalato si tiene la sinistra e, attenzione, si supera un singolo passaggio esposto aggirando un masso, raggiungendo infine l'attacco (1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata risale una placca levigata dotata di pochi appigli artificiali e di piccole rugosità naturali: è una salita atletica, con molti passaggi d'aderenza, e può essere utile percorrerla con scarpette d'arrampicata per migliorare il grip. Il primo passaggio sono una decina di metri verticali su roccia levigata, con alcune maniglie d'aiuto; il cavo inizia poi a piegare a destra a circa 45 gradi in un lungo traverso che aumenta gradualmente la pendenza, sempre con qualche maniglia, fino a uno spigolo. Aggirato lo spigolo si entra in un diedro che si percorre spostandosi con un traverso orizzontale dal suo lato sinistro a quello destro; sul lato destro si prosegue con elevata esposizione lungo un traverso diagonale levigato di una trentina di metri, fino a una brusca deviazione della fune verso sinistra. Si sale il balzo e si prosegue a sinistra in un nuovo traverso; al suo termine il cavo riprende in verticale con un singolo passaggio strapiombante, dove con un po' di forza e agilità si supera uno spanciamento della roccia. Si risale poi una placca verticale priva di appigli e si esce dalla parete su un ripido sentiero attrezzato a fondo terroso: pochi metri ancora e terminano le attrezzature (20' dall'attacco, circa 1h 40' dal parcheggio, circa 3h se si è percorsa anche la Viali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Ferrari è diversa dalle altre vie delle Piccole Dolomiti: corta, quasi interamente su traverso impegnativo e poco arrampicabile, tanto che sarà frequente l'uso estensivo della fune metallica per progredire.

    ⚠ Via breve ma fisicamente esigente, con traversi esposti su roccia levigata: se mantenesse questo impegno su sviluppo maggiore sarebbe da classificare «Molto Difficile». Da affrontare ben allenati. I sentieri della zona sono ben segnati, un aiuto in caso di nebbia, frequente nel pomeriggio sulle Piccole Dolomiti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Pasubio e Vallagarina di 4Land.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue sulla traccia che si innesta sul sentiero abbandonato in precedenza e si sale alla croce di vetta del Gramolon (1814 m, 20' dal termine della ferrata, circa 2h dal parcheggio). Per chiudere l'anello si rientra a ritroso fino all'innesto sul sentiero 202 (20'), poi si tiene la sinistra percorrendo a mezzacosta l'ampio sentiero di origine militare fino all'innesto del 207, che a destra scende al Rifugio Bertagnoli e quindi al parcheggio (1h dalla vetta, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata Viali, da percorrere prima. Restando nelle Piccole Dolomiti, in direzione del Carega si raggiungono la Ferrata del Vajo Scuro, la Ferrata Campalani al Carega e l'esposta Ferrata Biasin; in Val d'Astico si trovano invece gli Anelli delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario589 m
    • Quota max1814 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Bovero al Col Rosà

    Ferrata Bovero al Col Rosà

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Bovero al Col Rosà

    La Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà è breve ma tutt'altro che banale: una salita quasi sempre verticale e aerea, ricca di diedri, camini e traversi, che porta in poco più di un'ora sul panoramico pianoro sommitale del Col Rosà, sopra Cortina d'Ampezzo. Richiede buona preparazione fisica e assenza di vertigini; sono presenti anche brevi tratti di I grado non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso l'ingresso del Campeggio Olympia, a Fiames, a nord di Cortina d'Ampezzo: raggiunta Fiames si attraversa il ponte sul Torrente Boite, lo si oltrepassa, si svolta a destra e in breve si arriva al campeggio, dove si parcheggia all'esterno (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca l'ampia forestale con segnavia 417 che sale verso nord; raggiunto Pian de Ra Spines (1301 m, 25' dal parcheggio) si prende a sinistra il sentiero 408, che sale ripido e costante nel bosco fino al Passo Posporcora (1711 m, 1h 15' dal parcheggio). Si ignora il bivio a sinistra per il 409 e si prosegue sul 408 fino alla deviazione segnalata a destra per il 447, che con indicazioni per il Col Rosà e la Ferrata Bovero porta, dopo una salita ripida su gradoni, cenge e roccette, all'attacco a quota 1950 m (1h 45' totali). Conviene indossare l'imbrago su un terrazzino prima degli ultimi risalti; le attrezzature iniziano pochi minuti dopo la targa metallica.

    ▲Il percorso

    La prima sezione è quella vera e propria attrezzata, subito verticale ed esposta. Si attacca un diedro dagli appigli scarsi e, in alto, ci si incunea in uno stretto canalino che si supera tenendosi sul lato destro, fino a un terrazzino. Dopo un breve tratto di sentiero senza fune si risale agevolmente una placca inclinata e gradinata; da un nuovo terrazzino parte una parete verticale in corrispondenza di un diedro liscio, con qualche appoggio in più sul lato sinistro presso una fessura. Si prosegue in forte esposizione dove il cavo corre dentro una fessura angusta: si sosta su un terrazzino a destra e bisogna cercare gli appigli per alzarsi di un paio di metri, con il cavo sul lato destro del camino. Superato questo punto si sale in verticale su roccia ben gradinata fino a un altro diedro, con fune sul lato destro e buoni appigli a sinistra: con un paio di passaggi atletici in spaccata si supera quello che è probabilmente il tratto più impegnativo della via. Raggiunto un pulpito panoramico ci si sposta a destra su uno spigolo esposto, salendone una decina di metri in diagonale e poi dritti; il cavo piega quindi a destra dello spigolo in una fessura diagonale, da risalire con un passaggio tecnico e aereo cercando appigli su entrambi i lati. Seguono una parete frastagliata ma verticale presso una fessura, l'aggiramento a sinistra di uno spanciamento, un traverso esposto a sinistra attorno a uno spigolo e una nuova salita verticale, prima a sinistra fino a un balconcino e poi a destra su parete più appigliata. Sotto un tetto si affronta un passaggio impegnativo cercando appigli nell'ennesima fessura, quindi un'uscita in diagonale a sinistra, più facile, chiude la prima sezione e le attrezzature. Si percorre poi un tratto di collegamento tra mughi e roccette (I grado); sotto un tetto roccioso il cavo riprende per un balzo più marcato, poi si seguono il sentiero verso la croce di vetta e una serie di ampie staffe metalliche (prima a sinistra di un oscuro camino, poi a sinistra di un diedro). Un ultimo tratto senza protezioni su balzi gradinati entra in un canalino, dove altre staffe sul lato sinistro e alcune roccette di I grado conducono al pianoro sommitale del Col Rosà (2166 m, 1h dall'attacco, 2h 45' totali), con vista a 360 gradi sui gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Carattere e difficoltà

    La breve durata della parte attrezzata (circa 1h) non deve trarre in inganno: la salita è pressoché verticale e l'esposizione cresce in fretta. La roccia alterna tratti molto arrampicabili a punti levigati con pochi appigli stabili.

    ⚠ L'attrezzatura non è in ottimo stato: la chiodatura è rada, con distanze a volte eccessive tra i fittoni e quindi un possibile fattore di caduta elevato, e in un paio di punti la fune è lasca, cosa che su una via così verticale crea qualche difficoltà in più. Attenzione ai tratti di I grado non protetti e ad alcuni punti esposti anche al rientro. Itinerario privo di punti d'appoggio intermedi e di fonti d'acqua.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la stagione estiva, da affrontare con autonomia idrica (nessuna fonte lungo l'itinerario). Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Col Rosà si scende verso nord seguendo i segni CAI 447: si percorre l'evidente sentiero fino a un canalone detritico, lo si scende in parte e poi si taglia a mezzacosta in direzione di una caratteristica torre rocciosa, raggiunta la quale si scende ripidamente nel bosco fino a innestarsi sull'ampia forestale CAI 417 (1300 m, 1h 30' dalla vetta). Si tiene la destra e si rientra al parcheggio (30' dall'innesto, 2h dalla vetta, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    La Bovero sale sul versante occidentale della Valle del Boite; sul versante opposto, all'altezza di Fiames, sale la Ferrata Strobel a Punta Fiames. Sullo stesso Pomagagnon corre la Ferrata della Terza Cengia, mentre proseguendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata Dalaiti alle Cascate di Fanes e, sopra Cortina, l'impegnativa Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPomagagnon – Dolomiti d'Ampezzo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata216 m
    • Dislivello itinerario878 m
    • Quota max2166 m
    • Lunghezza11 Km
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