Difficoltà: Facile

  • Sentiero Attrezzato Monte Gendarme – Passo del Cerreto

    Sentiero Attrezzato Monte Gendarme – Passo del Cerreto

    Vie Ferrate › Toscana › Massa-Carrara
    Sentiero Attrezzato Monte Gendarme – Passo del Cerreto

    ⚠ ATTENZIONE — Via SMANTELLATA: I tratti attrezzati del Sentiero Attrezzato Monte Gendarme sono stati smantellati. La salita richiede ora passaggi di arrampicata di II grado non protetti o da proteggere con materiale individuale. Non percorrere come sentiero attrezzato.

    Il Sentiero Attrezzato del Monte Gendarme risale il Vallone dell'Inferno sull'Appennino Tosco-Emiliano, partendo dal Passo del Cerreto verso i 1895 m del Monte La Nuda e del Monte Gendarme (1872 m). La via originale presentava un breve tratto attrezzato nel tratto sommitale, ora rimosso. La salita escursionistica rimane percorribile ma richiede esperienza alpinistica di base.

    ▲Avvicinamento

    Il Passo del Cerreto (1261 m) si raggiunge da Reggio Emilia oppure da Aulla (A15) lungo la SS 63 (indicazioni Maps). Ampio parcheggio e possibilità di ristoro al passo. Si segue la traccia del sentiero 00 verso il Vallone dell'Inferno.

    ▲Il percorso

    Dal Passo del Cerreto si risale il Vallone dell'Inferno lungo il sentiero 00 fino al Bivacco Rosario (1h 30'). Raggiunto il crinale si può salire a sinistra verso il Monte La Nuda (15') oppure verso destra seguire il CAI 94 che costeggia il vallone fino alla base della parete rocciosa del Monte Gendarme (1h 45' totali). Il tratto sommitale dove era collocata l'attrezzatura ora richiede passaggi liberi di II grado. La vetta (2h circa) offre vista sulle Apuane a ovest e sul Golfo della Spezia a nord-ovest.

    ▲Carattere e difficoltà

    Originariamente classificato Facile per la presenza delle attrezzature. Dopo lo smantellamento i passaggi sommitali richiedono esperienza alpinistica (II grado). Complessità escursionistica: tecnica 1/5, fisica 2/5, esposizione 2/5, ambiente 3/5.

    ⚠ La via è ufficialmente smantellata. Non avvicinarsi al tratto sommitale senza conoscenze di arrampicata o senza protezioni individuali adeguate.
    ▲Periodo e sicurezza

    Il Vallone dell'Inferno è percorribile da maggio a ottobre come escursione. La salita alla vetta del Gendarme è sconsigliata senza adeguata attrezzatura alpinistica.

    ▲Discesa

    Si scende per la via di salita fino al Passo del Cerreto.

    ▲Da abbinare

    Sull'Appennino Emiliano: la Ferrata degli Alpini alla Pietra di Bismantova e la Ferrata dell'Ultimo Sole.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneToscana
    • GruppoAppennino Tosco-Emiliano
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata0:15 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata47 m
    • Dislivello itinerario630 m
    • Quota max1895 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato al Monte Cornetto – Passo Campogrosso

    Sentiero Attrezzato al Monte Cornetto – Passo Campogrosso

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Sentiero Attrezzato al Monte Cornetto – Passo Campogrosso

    Il Sentiero Attrezzato al Monte Cornetto percorre un itinerario ad anello da Passo Campogrosso attraverso le gallerie e le trincee della Grande Guerra, salendo al Passo degli Onari e alla cima del Cornetto. Un percorso storico e panoramico, nel complesso facile ma con un tratto attrezzato di media difficoltà da percorrere con attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Il Passo di Campogrosso (Vicenza) si raggiunge da Recoaro Terme via Merendaore oppure da Rovereto passando per Pian delle Fugazze (indicazioni Maps). Si parcheggia al passo e si segue il sentiero 170 verso nord in direzione Malga Boffetal.

    ▲Il percorso

    Dal Passo Campogrosso si imbocca il sentiero 170, ampio e ben segnato, in direzione ovest delle pendici del Monte Cornetto fino al bivio col sentiero 176 che piega a destra in salita. Si attraversa la prima galleria militare — utile ma non indispensabile una torcia — e si prosegue su sentiero non difficile attraverso ulteriori gallerie di origine bellica. Il percorso taglia diagonalmente la parete meridionale del Cornetto su cenge panoramiche abbastanza larghe, poi entra in una gola dove il cavo metallico assiste nel passaggio più stretto. Si esce dalla gola e si sale deciso verso il Passo degli Onari, incontrando nuove gallerie, fino alla cima del Monte Cornetto. Il ritorno avviene per il sentiero 149 a mezzacosta fino al Passo del Baffelan e di nuovo al Passo Campogrosso.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Facile con un tratto attrezzato di media difficoltà nella gola. Complessità: tecnica 1/5, fisica 2/5, esposizione 2/5, ambiente 2/5. Le gallerie aggiungono interesse storico senza aumentare il rischio.

    ⚠ Portare una torcia per le gallerie. Il fondo può essere bagnato all'interno; attenzione al terreno scivoloso all'uscita.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile da aprile a novembre grazie alla quota relativamente bassa. Evitare in caso di neve o ghiaccio sui tratti esposti.

    ▲Discesa

    Anello completo: Passo degli Onari → sentiero 149 → Passo del Baffelan → Passo Campogrosso.

    ▲Da abbinare

    Nelle Piccole Dolomiti Vicentine: la Ferrata del Vajo Stretto e il Sentiero Attrezzato Pojesi al Carega.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti – Monti Lessini
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario450 m
    • Quota max1899 m
    • Lunghezza11 Km
  • Sentiero Attrezzato del Monte Cernera

    Sentiero Attrezzato del Monte Cernera

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato del Monte Cernera

    Il Sentiero Attrezzato del Monte Cernera sale dal Passo Giau alla panoramica cima (2664 m) nel gruppo della Croda da Lago. Percorso breve e solo parzialmente attrezzato, con un canalino terminale che richiede attenzione particolare quando bagnato.

    ▲Avvicinamento

    Il Passo Giau (2233 m) si raggiunge sulla strada tra Alleghe e Cortina d'Ampezzo (indicazioni Maps). Ampio parcheggio al passo. Si segue in direzione sud il sentiero CAI 436 verso Forcella Col Piombin. Raggiunta la forcella si devia a destra lungo i prati seguendo la traccia fino al primo tratto attrezzato (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato risale una placca rocciosa di pochi metri. Superato il risalto si raggiunge un intaglio e poco più in alto si affronta il secondo tratto, leggermente più verticale del primo. Si prosegue su traccia sempre più ripida fino alla base di un canalino roccioso spesso bagnato per il drenaggio: è il passaggio chiave, da percorrere con cura. Terminato il canalino, pochissimi metri di facile arrampicata su roccette portano alla croce di vetta (1h 30' circa dal parcheggio), con vista a 360° sul Passo Giau e sulle Dolomiti circostanti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Facile. I tratti attrezzati sono brevi e ben appigliati. Complessità: tecnica 1/5, fisica 2/5, esposizione 2/5, ambiente 2/5.

    ⚠ Il canalino finale drena l'acqua della parete e risulta spesso bagnato anche nelle giornate serene: prestare attenzione al fondo scivoloso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da giugno a ottobre. Evitare in caso di temporale: la cima è esposta. Il passo può essere innevato a inizio stagione.

    ▲Discesa

    A ritroso per il sentiero di salita fino al Passo Giau (3h circa totali andata e ritorno).

    ▲Da abbinare

    Spostandosi a nord si raggiungono le ferrate di Cortina: la Ferrata Sci Club 18, la Ferrata Strobel e la Ferrata dell'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Ampezzane – Croda da Lago
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario431 m
    • Quota max2.664 m
    • Lunghezza6 Km
  • Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Il Sentiero Attrezzato del Vofrede — chiamato da alcuni Ferrata dello Sperone — è un itinerario non difficile ma dai panorami mozzafiato, che risale il vallone della Cignana contornato da stupendi laghi alpini. Si arriva ai pressi del Colle di Vofrede con un rientro ad anello in un giro molto appagante, sotto lo sguardo del Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la strada che da Châtillon risale verso Breuil-Cervinia (AO). Si oltrepassa Valtournenche e si prosegue oltre la centrale idroelettrica di Perrères fino a vedere sulla sinistra un’area in cui si lavora la sabbia; lungo un rettilineo si nota una strada sterrata che scende in quella direzione e, prima di oltrepassare il ponte, si parcheggia a bordo strada. Se l’ingresso nella sterrata non fosse possibile per lavori, si prosegue per qualche metro sulla strada principale e si parcheggia a destra in uno spiazzo, allungando di poco l’escursione (apri su Google Maps). Dal parcheggio si supera il ponte sul torrente Marmore svoltando a destra in direzione del laghetto per la pesca sportiva; nei pressi del cartello di divieto di accesso si imbocca il largo sentiero che risale il vallone del torrente Creton, fino a una palina con i vari segnavia, dove si tiene il segnavia 9 (segni gialli). Dove il sentiero piega a sinistra si attraversa un torrente e si risale un tratto gradonato su roccia viva; su comodo sentiero si giunge a un bivio dove, mentre a sinistra si va verso il ghiacciaio di Vofrede, si tiene la destra proseguendo dritti lungo la morena e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge l’attacco del Sentiero Attrezzato del Vofrede (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto si svolge su alcune brevi pareti, seguite da un traverso orizzontale esposto ma con abbondante posto per i piedi; si aggira uno spigolo poco marcato e si risalgono facili roccette. Le attrezzature terminano momentaneamente e si segue la traccia fino a una parete verticale, arrampicabile agevolmente assicurati dal cavo; si superano alcuni balzi di roccia non ripidi fino a un balcone affacciato sul ghiacciaio del Vofrede. Dal terrazzino si affronta una parete verticale di alcuni metri, non difficile, che porta a un secondo balcone panoramico, oltre il quale prosegue il tratto verticale; il sentiero attrezzato continua senza difficoltà fino ad attraversare una spaccatura nella roccia, ormai in prossimità del termine. Si percorrono le ultime decine di metri e, nel pianoro sotto il Castelletto Whymper, il sentiero attrezzato si conclude con una magnifica vista sul vicino Cervino (1h30 dall’attacco, 3h30 totali). Dal termine si prosegue verso ovest (sinistra) lungo la pietraia in direzione del Colle di Vofrede (3130 m, punto più alto dell’escursione, 4h totali), seguendo i segni gialli e gli ometti.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile tecnicamente, ma è lungo: giunti al Colle di Vofrede si è a meno di metà escursione, quindi va valutata bene la lunghezza complessiva, soprattutto per il rientro.

    ⚠ Il rientro, pur non difficile, si svolge in una zona remota con sentiero non sempre ben segnato: può avere senso portare una traccia GPS, in particolare in caso di annuvolamenti o nebbia con difficoltà di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3130 m), in ambiente selvaggio e di grande bellezza. Lo sviluppo lungo e la lontananza da punti d’appoggio richiedono buona autonomia e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Vofrede si scende verso ovest in direzione del Gran Lago, seguendo la traccia labile del sentiero e poi gli sfasciumi fino al lato orientale del bacino; si percorre il muro di contenimento verso valle fino a un piccolo rudere dal tetto sfondato, da cui un sentiero si connette poco dopo a uno più ampio che risale alla parete dove sorge il Rifugio Perucca Vuillermoz. Dal rifugio si segue il sentiero 6 – Alta Via 3 verso il bivacco Manenti, a tornanti, fino al bordo del lago di Balanselmo; si prosegue con un lungo tratto a mezzacosta all’Alpe di Chevalley, poi su una sterrata fino a una selletta da cui si prende il sentiero 107, tenendo la sinistra verso il rifugio La Riondè e proseguendo verso l’ormai visibile cava di sabbia e quindi al parcheggio (3h30 dal termine del sentiero attrezzato, 7h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoCervino – Valtournenche
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max3130 m
    • Lunghezza14,9 Km
  • Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Il Sentiero Attrezzato della Vergella è una variante di salita rispetto al più battuto sentiero che da Lecco porta alla Cappella della Madonna del Carmine, sotto il Monte San Martino. Non presenta difficoltà sostenute e permette di risalire un paio di risalti rocciosi più impegnativi con l’aiuto di alcune catene. È generalmente percorribile tutto l’anno, prestando attenzione ai mesi più caldi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Rancio Alto, sopra Lecco. Da Lecco si prende la strada verso Ballabio fino a un evidente doppio tornante in mezzo alle case: in prossimità del secondo tornante, dove a sinistra una strada prosegue dritta, si imbocca via Quarto e si percorrono circa 200 metri fino a notare, nei pressi di uno spiazzo, una stradina asfaltata sulla destra che risale ripida con una sbarra bianca arrugginita aperta. Si sale questa ripida via, si compie un primo tornante a sinistra e, a un bivio, si prosegue a destra in salita per un paio di minuti fino a una sbarra dove si parcheggia (apri su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue sulla strada cementata fino a un tornante, dove si continua dritti su una mulattiera (CAI 52); si ignorano alcuni bivi che si staccano a destra (tra cui il CAI 58 per la Ferrata del Medale) e, sotto le pareti del Monte San Martino, si risalgono alcuni tornanti fino a un bivio dove un cartello bianco indica a sinistra il Sentiero Attrezzato della Vergella (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla deviazione si seguono i segni gialli del percorso; in prossimità della falesia delle Placchette di San Martino si prosegue dritti fino all’attacco. Il sentiero attrezzato risale un canale roccioso in cui la catena si sviluppa subito in verticale su una parete dapprima levigata, poi più appigliata, risalita abbastanza agevolmente; nella parte alta si traversa verso sinistra uscendo su un bel terrazzo panoramico. Si prosegue fino a una seconda parete verticale, dalle sembianze di un diedro non pronunciato, che si attacca seguendo la catena sul lato sinistro; risalita la parete e affrontato un traverso a sinistra, si esce e si risalgono alcuni gradoni rocciosi fino al termine delle attrezzature. Tra balzi rocciosi e roccette non impegnative, e un ultimo ripido tratto di sentiero, si conclude il Sentiero della Vergella (1h dall’attacco, circa 1h30 dal parcheggio), con la Cappella della Madonna del Carmine ormai in vista.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non presenta difficoltà di rilievo. I due tratti più verticali sono opportunamente attrezzati e danno la sicurezza necessaria agli escursionisti meno esperti, mentre chi è più allenato può provare a risalirli senza utilizzare la catena.

    ⚠ Dopo abbondanti piogge o nei mesi autunnali il fogliame rende scivolosi alcuni tratti, soprattutto se la via viene percorsa in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 742 m): è un itinerario percorribile quasi tutto l’anno, con attenzione al caldo nei mesi estivi e alla scivolosità del fondo nelle stagioni umide.

    ▲Discesa

    Se l’itinerario si conclude alla cappella, si prende il sentiero alla sua destra, che scende prima nel bosco, poi tra gradoni rocciosi e infine sotto le pareti del Monte San Martino, fino a ricongiungersi con il sentiero dell’andata e quindi al parcheggio (45′ dalla cappella, 2h15 totali). In alternativa si può proseguire lungo altri itinerari: a destra della cappella si imbocca il Sentiero Attrezzato Silvia per la vetta del Monte San Martino (45′), valutando poi se proseguire verso il Corno del Medale e scendere lungo il Sentiero del Medale, oppure verso il Coltiglione lungo il Sentiero del GER; un’altra possibilità è salire in vetta per la via normale e, verso il Rifugio Piazza, scendere lungo il più difficile Sentiero dei Pizzetti.

    ▲Da abbinare

    Per gli escursionisti esperti un’alternativa interessante è salire l’impegnativa Ferrata del Medale e scendere lungo il Sentiero Attrezzato Silvia e poi questo della Vergella. Nei dintorni si trovano anche il Sentiero Attrezzato del GER al Coltiglione e il più difficile Sentiero Attrezzato dei Pizzetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lecchesi – Monte San Martino
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario372 m
    • Quota max742 m
    • Lunghezza7 Km
  • Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Il Sentiero Attrezzato del Gronton è un percorso attrezzato in quota che non presenta particolari difficoltà tecniche, ma la cui esposizione, costante lungo tutto l’itinerario, richiede una certa esperienza di montagna. Parte dal Passo Lusia, sale verso Cima Bocche e scende ai Laghi di Lusia, snodandosi su una linea di difesa austriaca della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Lusia, raggiungibile tramite una strada sterrata che si stacca dalla statale del Passo San Pellegrino vicino a Moena (TN). Da Moena si procede verso il Passo San Pellegrino per pochi chilometri fino agli impianti di risalita Lusia, utilizzabili per raggiungere il rifugio; chi sale in auto imbocca la sterrata che risale subito dopo il passaggio sotto le piste e la percorre per alcuni chilometri fino al rifugio (apri su Google Maps). Dal Rifugio al Passo Lusia (2055 m) si procede verso sud sul CAI 633 in direzione di Cima Bocche, risalendo i prati a modesta pendenza fino alla Sella Lusia (2360 m), da cui si ha una vista ideale sull’intero giro: a sinistra la cresta del Gronton, dritto davanti Cima Bocche e in basso i Laghi, lungo i quali corre il rientro. Dalla sella si scende a mezzacosta fino al Bivacco Redolf (2335 m), dove a un bivio si lascia il 633 (che sarà il sentiero di rientro) e si tiene a sinistra il CAI 634 per l’attrezzata del Gronton, che inizia a Forcella Cajerin (2365 m, 1h30 dal Rifugio Lusia).

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella Cajerin il sentiero attrezzato si sviluppa generalmente poco sotto il filo di cresta, tranne nel tratto conclusivo, ed è protetto nei punti più esposti. Poco dopo l’inizio si incontra una cengia esposta con la fune alla destra, oltre la quale si susseguono passaggi su grossi blocchi di roccia alternati a tratti gradonati, residui delle attività militari di un secolo fa. Si raggiunge una nuova cengia con un innocuo ponte sospeso a funi, che porta verso una forcella ben visibile; superata la forcella, si perde leggermente quota lungo una cengia esposta e attrezzata. La salita, non particolarmente ripida, conduce alla cresta, da cui si vedono il percorso appena fatto e i sottostanti Laghi di Lusia; si percorre quindi il tratto più scenografico, un’esposta cengia che aggira uno sperone roccioso, e un ultimo tratto di cresta fino a un bivio: a destra si scende verso la Forcella delle Bocche, a sinistra si sale a Cima Gronton (1h andata e ritorno, con altri resti bellici). L’escursione prosegue scendendo verso la Forcella delle Bocche (2543 m, 1h dall’attacco, 2h30 totali); poco prima, sulla sinistra, un bivio consente di salire a Cima Bocche (2745 m, 1h andata e ritorno, salita consigliata, 3h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta difficoltà tecniche né situazioni di arrampicata verticale; è un’escursione piacevole, interessante dal punto di vista storico e paesaggistico e meno battuta di tante altre delle valli vicine. L’unica vera nota di impegno è l’esposizione, presente lungo tutto il percorso e non indifferente.

    ⚠ L’esposizione accompagna l’intero itinerario, pur con protezioni nei tratti più critici: servono esperienza di montagna e passo fermo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2622 m). L’ambiente attorno ai Laghi di Lusia è molto caratteristico; più che la tecnica, è l’esposizione a richiedere attenzione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella delle Bocche si rientra lungo il sentiero 633, che scende nella vallata dei Laghi di Lusia — non è raro incontrare cavalli allo stato brado — fino alla Forcella Lusia e quindi al Rifugio al Passo Lusia (2h da Forcella Bocche; 4h30 totali senza la salita a Cima Bocche, 5h30 con la salita).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della valle che porta al Passo San Pellegrino si trovano due itinerari ben più impegnativi: l’Alta Via Bepi Zac e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Catena di Bocche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata256 m
    • Dislivello itinerario567 m
    • Quota max2622 m
    • Lunghezza13,4 Km
  • Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d’Adige

    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Il Sentiero Attrezzato de le Stel è un itinerario piuttosto facile della Val d’Adige, con alcuni passaggi attrezzati e un breve tratto arrampicabile. Sviluppandosi a bassa quota, è consigliato in inverno o a inizio stagione, quando le quote alte non sono ancora percorribili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Aldeno, in Val d’Adige a sud di Trento. Si raggiunge la località La Busa lungo Via al Bondone, dove uno stradello sale ripido verso ovest: si cerca parcheggio nelle vicinanze e si imbocca lo stradello cementato (apri su Google Maps). Si sale tra i vigneti seguendo il CAI 631 su carrareccia, ignorando alcune tracce che si staccano a destra e a sinistra, fino a un punto panoramico con panchine (40′ dal parcheggio). Si affrontano alcuni innocui tratti attrezzati, poi si lascia il 631 per il sentiero delle cascate, ci si reinnesta brevemente sul 631 e infine lo si abbandona per imboccare il sentiero F01, ovvero il Sentiero Attrezzato de le Stel, ben segnalato dai segni biancorossi del CAI (620 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il sentiero si snoda a mezzacosta su buona traccia, con alcuni facili balzi dotati di infissi metallici che ne agevolano il superamento; si alternano tratti di facile sentiero a brevi tratti attrezzati ripidi ma facili, fino a raggiungere la Madonna caratteristica del percorso, dove una panchina invita a sostare e ad ammirare la Val d’Adige con i suoi vigneti e frutteti. Ripreso il sentiero, ora più stretto, si arriva a una stretta cengia rocciosa piuttosto esposta ma opportunamente attrezzata; terminata la cengia, la pendenza aumenta su piccoli balzi e roccette attrezzate. È la parte più interessante: si possono arrampicare i facili passaggi, mai superiori al II grado, mantenendo l’attrezzatura come autoassicurazione. Si guadagna quindi quota ripidamente fino a una palina con cartello che segna il termine del Sentiero de le Stel (circa 1h30 dall’inizio della parte attrezzata, 2h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile, anche se una sezione sale verticale tra facili passaggi arrampicabili. La parte più impegnativa è probabilmente individuare la via nella prima metà: il tracciato non è segnato in modo impeccabile e a volte serve un po’ di fiuto per capirne il proseguimento nel bosco tra le sterpaglie.

    ⚠ Orientamento non banale nella prima metà, con segnaletica incompleta. Attenzione a un punto in cui il vecchio tracciato sale a sinistra, con un cordino in condizioni non ottime: vecchio e nuovo sentiero si riuniscono poco più avanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 808 m): è uno degli itinerari ideali per l’inverno o l’inizio della stagione. Le difficoltà tecniche sono contenute, ma conviene affrontarlo con roccia asciutta, dato qualche tratto esposto.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero si sale per un breve tratto nel bosco, poi si imbocca la discesa alternando tratti su forestale dentro e fuori dal bosco; si procede senza difficoltà in parallelo rispetto al Sentiero de le Stel fino a reinnestarsi sul 631 e proseguire la discesa (2h dal termine del sentiero attrezzato, 4h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    Da Aldeno si raggiunge rapidamente, lungo la Val d’Adige, il paese di Mori, dove sale l’esposta Ferrata Marangoni; poco lontano si trova la facile e panoramica Ferrata del Somator. In Val d’Adige si può percorrere anche la Ferrata Rio Secco vicino a Cadino, mentre salendo verso Trento si incontrano il Sentiero Attrezzato Bertotti e la difficile Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Bondone – Val d'Adige
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario583 m
    • Quota max808 m
    • Lunghezza8,8 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Il Sentiero Attrezzato degli Eroi sale al Monte Peurna, in Val Schievenin. È facile nei brevi tratti attrezzati, ma ostico nei lunghi tratti non protetti su fondo instabile; l’itinerario non è soggetto a manutenzione puntuale e a volte risulta difficile da individuare. Corre in una zona ricca di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la Valle di Schievenin, in provincia di Belluno: dalla valle del Piave, in prossimità di Quero, si procede verso est seguendo le indicazioni per Schievenin; arrivati in paese ci si addentra nella valle su strada stretta ma asfaltata fino a un parcheggio, oltre il quale c’è divieto di transito (attenzione ad alcuni colatoi e buche che possono danneggiare le auto basse) (apri su Google Maps). Dal parcheggio (515 m) si cammina lungo la strada interdetta al traffico verso nord, su sterrata con segnavia 848, seguendo per Forcella Bassa; in prossimità di una curva una traccia si stacca a sinistra nel bosco, senza palina e segnalata solo da un piccolo cartello (15′ dal parcheggio). Il sentiero 848 sale lungo la Valle dell’Inferno fino a Forcella Bassa: un tratto che al 2017 risultava piuttosto mal tenuto, con alberi divelti, traccia a volte difficile da individuare e passaggi a mezzacosta su fondo scivoloso ed esposto sul lato sinistro. Raggiunta Forcella Bassa (1044 m, 1h dal bivio), si tiene la sinistra innestandosi nel più lungo Sentiero degli Eroi (cartelli AV8), di cui si percorre solo un tratto; verso sud, sul versante orientale del Peurna, il sentiero presenta tratti su erba e terriccio insidiosi e non protetti. Aggirata la parete est, sul versante sud-orientale si raggiunge il primo tratto attrezzato (1h15 da Forcella Bassa, 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato si sviluppa in cresta, con il cavo alla destra: si scende lungo questo tratto fino a una facile e ampia cengia attrezzata. Si prosegue sul sentiero verso sud fino al secondo tratto attrezzato, dove si risale un passaggio molto ripido su fondo scivoloso, protetto per sicurezza. Oltre questo punto terminano le attrezzature e con esse la parte attrezzata del Sentiero degli Eroi (30′ dall’attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Dove protetto, l’itinerario non presenta difficoltà tecniche; le principali difficoltà sono dovute ai numerosi tratti di sentiero su fondo insidioso e non protetto. È inoltre facile perdere la traccia: sia in avvicinamento sia al rientro ci sono punti con alberi caduti e tratti invasi da ortiche ed erbe alte.

    ⚠ Itinerario poco mantenuto e a tratti difficile da individuare, con lunghi tratti non protetti su fondo instabile, scivoloso ed esposto. Sono consigliati pantaloni lunghi e bastoncini telescopici; valutare con cura meteo e capacità di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1207 m): l’itinerario è percorribile in buona parte della stagione escursionistica, ma le condizioni del fondo e la vegetazione possono renderlo faticoso. La cura nell’orientamento è il fattore di sicurezza principale.

    ▲Discesa

    Si prosegue in leggera discesa fino a intersecare il sentiero 843, si tiene la sinistra e poco dopo ancora la sinistra seguendo il segnavia 839 che riporta a Schievenin. Raggiunta l’asfaltata percorsa all’andata, ci si ritrova a valle rispetto al parcheggio, quindi si risale la strada fino al punto di partenza (2h dal termine delle attrezzature, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Verso sud, in direzione di Bassano del Grappa, si trovano due ferrate che salgono alla zona sacra del Grappa, la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella; per qualcosa di più impegnativo, seppur breve, la Ferrata Santa Felicità. Verso nord si raggiunge il Lagorai con la Ferrata Gabrielli a Cima d’Asta, mentre verso le Dolomiti Feltrine si trova la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine – Val Schievenin
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario785 m
    • Quota max1207 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Il Sentiero Attrezzato al Cuestalta sale all’omonimo monte (Hoher Trieb in tedesco), posto sul confine tra Italia e Austria. È un itinerario lungo ma mai eccessivamente impegnativo, con un tratto in cresta attrezzato nei punti più esposti e verticali, in un ambiente carnico ricchissimo di storia della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Pramosio, nel comune di Paluzza (UD), raggiungibile su una sterrata in buone condizioni dal paese di Claulis, lungo la statale che da Tolmezzo sale al Passo di Monte Croce Carnico; all’ingresso del paese un chiaro cartello indica la Foresta di Pramosio, e si segue la strada fino al termine presso la malga, che offre anche possibilità di pernottamento (apri su Google Maps). Dalla Casera di Pramosio (1521 m) si segue il sentiero 407 verso est; si ignora subito il bivio del 404 e si oltrepassano la Sella di Cercevesa e i ruderi dell’omonima casera. A un nuovo bivio (1h15 dal parcheggio) si lascia il 407 che scende a destra e si resta sul sentiero 448, indicato come esposto, che taglia a mezzacosta la cresta del Cuestalta (attenzione al fondo in caso di abbondanti piogge). A un bivio successivo, dove a sinistra il 448 sale alla via normale italiana, si prosegue a mezzacosta sul 448a verso il Rifugio Fabiani; il sentiero piega verso la Creta Rossa, raggiunta dopo un tratto di cresta un po’ esposto ma non difficile (1770 m, 1h dal bivio del 407, 2h15 totali), e da qui si scende ripidamente al Rifugio Fabiani (1539 m, 2h40 totali). Dal rifugio il sentiero 454 sale al Passo Pecol di Chiaula (1797 m, 3h totali), confine di Stato tra Italia e Austria, con numerose testimonianze della Grande Guerra: gallerie, trincee e baraccamenti. Si scende ora in territorio austriaco verso un rifugio con cappella; dopo alcuni minuti, ignorate le tracce a sinistra, conviene scendere fino a un bivio segnalato e seguire a sinistra il cartello per il Kleiner Trieb (sentiero 421) salendo verso Cima Medatte; ripidi, si raggiunge la croce di Punta Medatte (2095 m, 1h dal Passo Pecol di Chiaula, 4h totali).

    ▲Il percorso

    Inizia qui il tratto di cresta con i passaggi attrezzati. Punta Medatte (Kleiner Trieb) è separata dalla vicina Cuestalta (Hoher Trieb) da una sella: si scende lungo il crinale, attrezzato con cavo corrimano nei punti esposti. Dalla sella (10′ da Punta Medatte) parte la breve ferrata che sale al Cuestalta: si superano alcune roccette non protette fino a incontrare il cavo, che guida prima su roccette e poi, da sinistra verso destra, su una paretina. La ferrata, di livello facile, sale su una cresta molto ben appigliata, piacevole da arrampicare; essendo un percorso di cresta è esposta, ma mai eccessivamente. La salita, molto logica, deposita poco sotto la cima del Cuestalta, segnalata da una croce metallica che si raggiunge per sentiero (2199 m, 20′ dalla sella, 30′ da Punta Medatte, 4h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un bell’itinerario che taglia un pezzo del crinale di confine italo-austriaco, lungo ma non eccessivamente impegnativo: la parte attrezzata serve soltanto a salire la cresta nei tratti più verticali ed esposti. Il contesto storico, con le testimonianze della Grande Guerra, è uno dei suoi punti di forza.

    ⚠ Itinerario lungo (13 km, 6h15) in ambiente di montagna di confine: attenzione al fondo dei tratti a mezzacosta in caso di abbondanti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quota massima 2199 m. Pur senza difficoltà rilevanti, lo sviluppo lungo richiede buona gestione dei tempi e attenzione al meteo, dato l’ambiente di alta montagna.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Cuestalta si scende affiancando, lungo i tratti ripidi, alcuni ruderi di trincee, fino al bivio tra il sentiero 448 (via normale italiana) e quello che prosegue in cresta verso il Passo Pramosio. Si resta su quest’ultimo, di cresta solo a tratti esposta e privo di arrampicata, passando vicino al Monte Scarniz (salibile con una breve deviazione), fino al Passo Pramosio (1785 m, 1h15 dal Cuestalta, 5h30 complessive). Dal passo, visibile alcune centinaia di metri più a valle, si raggiunge la Malga Pramosio con un tratto di sentiero e poi di strada sterrata (6h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Lungo questo tratto di confine si trovano altri itinerari attrezzati, in genere più difficili e atletici: in ordine crescente di impegno, relativamente vicine, la Ferrata Steinbergerweg al Cellon, la Ferrata al Coglians e la Ferrata Senza Confini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario678 m
    • Quota max2199 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta al Monte Magnodeno

    Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta al Monte Magnodeno

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta al Monte Magnodeno

    Il Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta è un panoramico itinerario di cresta che si snoda tra il Monte Magnodeno e il Passo Fò, sotto il Resegone. È molto panoramico e in alcuni tratti esposto, ma protetto con catene per l’autoassicurazione. Si può percorrere in entrambi i sensi: nel verso Magnodeno – Passo Fò risulta più semplice, perché i tratti più impegnativi si affrontano in salita.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’ampio piazzale della funivia per i Piani d’Erna, a Lecco. Arrivati a Lecco dalla superstrada che collega la città con Ballabio e la Valtellina, all’uscita di una galleria si imbocca l’uscita con le chiare indicazioni per “Piani d’Erna” e si sale tra tornanti fino al piazzale (apri su Google Maps). Il sentiero collega il Passo Fò (bivacchi Alpinisti Monzesi/Ghislandi) al Monte Magnodeno (bivacco Magnodeno). Per partire dal Magnodeno, dal parcheggio si prende il sentiero 1 verso il Rifugio Stoppani: dopo circa 30 minuti, a un bivio dove a sinistra prosegue il sentiero 1 (Rifugio Stoppani), si tiene la destra verso il Rifugio Azzoni e Campo de Boi; più avanti, a un altro bivio dove a sinistra il sentiero 1 va a Erna e al Rifugio Azzoni, si prosegue dritto sul 25A per il Rifugio Magnodeno, si guada il Torrente Brione (c’è anche un ponticello in legno) e, ignorando i vari bivi, si sale al Rifugio Magnodeno (2h dal parcheggio), da cui parte il sentiero. In alternativa, per partire dal Passo Fò, lo si raggiunge dalla stazione a monte della funivia lungo il sentiero 5 (50′) oppure dal parcheggio seguendo il sentiero 1 fino al bivio con il 6 (1h30).

    ▲Il percorso

    Descriviamo il senso Monte Magnodeno – Passo Fò. Dalla vetta del Magnodeno si scende di pochi metri aiutandosi con alcune catene fino a un primo bivio per la Capanna Alpinisti Monzesi; si prosegue brevemente in quella direzione fino a una fontana con panchina, dove un bivio segnalato indica a sinistra la Cresta di Giumenta. Usciti dal bosco con un tratto a mezzacosta si raggiunge il cartello d’inizio della parte attrezzata. Si comincia con un tratto in discesa su rocce scivolose, poi un secondo tratto attrezzato in saliscendi; quindi un lungo tratto di cresta, non difficile ma esposto, con la catena presente quasi ovunque. Risalito un torrione, la cresta porta al tratto più impegnativo e appagante: una serie di torrioni che conducono alla Cima del Fò, in parte risaliti e in parte aggirati con l’aiuto della catena e, in alcuni casi, della fune con guaina; spiccano un paio di paretine, brevi ma più arrampicabili del resto. Al termine di un esposto torrione si torna in cresta fino a un primo canalino tecnicamente più difficile; un saliscendi tra torrioni e sellette impegna per 10-15 minuti fino alla Cima Fò con la sua croce (1348 m), da cui è ben visibile il Rifugio Azzoni in vetta al Resegone. Dalla cima si scende a una selletta dove, a destra, parte una via di fuga che evita gli ultimi tratti difficili, mentre a sinistra prosegue l’attrezzato; restando in cresta si arriva al passaggio chiave, un canalino che salendo prende le sembianze di un camino, da risalire per una decina di metri. Si superano infine alcuni brevi pilastrini rocciosi fino al monumento ai Caduti della Montagna e quindi al Passo Fò (1284 m, 1h30 dall’attacco, 3h30 complessive), sotto la bastionata su cui salgono la Ferrata del Centenario e il Sentiero Attrezzato del Caminetto, naturali prosecuzioni dell’itinerario.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur non essendo difficile, alcuni tratti sono esposti e, se percorsi in discesa, richiedono attenzione: per questo conviene il senso Magnodeno – Passo Fò, che affronta in salita i passaggi più impegnativi. La catena, presente lungo quasi tutto il percorso, consente una comoda autoassicurazione; i punti più tecnici sono un canalino e il camino del passaggio chiave.

    ⚠ Cresta panoramica ma esposta, con qualche tratto su roccia scivolosa: piede fermo e attenzione, soprattutto nei passaggi affrontati in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione escursionistica (quota massima 1348 m). Lo sviluppo è lungo e di cresta: serve buona gestione del passo nei tratti esposti e un minimo di abitudine alle escursioni attrezzate.

    ▲Discesa

    La discesa dipende dal verso scelto: si può usare l’altra delle due opzioni di avvicinamento come via di rientro al termine del sentiero, riducendo il tempo necessario di un 20% indicativo.

    ▲Da abbinare

    Al Passo Fò il sentiero si collega naturalmente alla bastionata del Resegone, dove salgono la Ferrata del Centenario e il Sentiero Attrezzato del Caminetto, sue ideali prosecuzioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max1348 m
    • Lunghezza9,8 Km
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