Difficoltà: Facile

  • Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Il Sentiero Attrezzato delle Cavre è un anello che cuce insieme due tratti attrezzati — il Sentiero degli Scaloni e il Sentiero dell’Anglone — collegati in alto da un tratto panoramico. Facile, esposto e molto ben attrezzato, è uno degli itinerari ideali per chi è alle prime esperienze. La bassa quota, vicino ad Arco, lo rende percorribile tutto l’anno, con l’unica accortezza di evitarlo nelle ore più calde.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Ceniga, vicino ad Arco (TN). Venendo da Arco si svolta a sinistra uscendo dalla statale verso il centro del paese; all’altezza di Via del Ponte, sulla destra, si trova un ampio parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio si risale Via del Ponte sul lato opposto della strada in direzione del Ponte Romano e, attraversandolo, si passa sulla sponda opposta del fiume Sarca. Si tiene la destra e si incontra presto una palina CAI con l’indicazione del Sentiero Attrezzato degli Scaloni; seguendo le paline si sale su fondo sassoso fino all’attacco del primo tratto (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il Sentiero degli Scaloni sale in diagonale su facili roccette e porta a una cengia terrosa che prosegue verso sinistra, attrezzata, con tratti esposti e più ripidi; si supera un breve ponticello su uno spacco e si arriva al tratto più caratteristico, da cui il percorso prende il nome. Sotto un’imponente parete una scala con base metallica e gradoni in legno sale in diagonale, prima verso destra e poi verso sinistra, facendo guadagnare quota ed esposizione senza alcuna difficoltà reale. In cima alla scala si affronta una placca inclinata con gradini artificiali ricavati nella roccia e fune alla sinistra; si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato fino a una rampa inclinata con gradini di pietra, esposta ma facile. Si esce risalendo verso sinistra alcune roccette e si termina lo Scaloni presso la cassetta di legno con il libro delle firme e il cartello rosso (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio). Da qui si va verso nord/nord-ovest fino al Dos Tondo, dove inizia il sentiero 428B; si ignora il bivio a sinistra per la chiesa di Sant’Antonio (CAI 408). Il 428B, vero e proprio sentiero delle Cavre, corre a mezzacosta verso il Bivacco Crozolam; dal bivacco si continua a nord ignorando la forestale e si segue per Dro fino a un bivio dove, mentre il CAI 425 prosegue a sinistra, si scende a destra per intercettare il Sentiero Attrezzato dell’Anglone (1h dal termine dello Scaloni, 2h complessive). L’Anglone presenta cenge esposte attrezzate e tratti messi in sicurezza soprattutto per il maltempo: la parte alta è decisamente facile, mentre la seconda è più ripida e include una placca inclinata da scendere con cautela usando le attrezzature per fare aderenza. Si arriva a un canalino con gradini in roccia e roccette attrezzate — il punto più esposto, che richiede però solo piede fermo — e infine a un’ultima cengia scavata nella roccia che cala ripida nei prati, fino alle case di Dro e a una stradina asfaltata (45′ dall’attacco dell’Anglone, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’anello è composto da due tratti attrezzati, uno percorso in salita e uno in discesa, ma nulla vieta di affrontarli in entrambe le direzioni. È adatto ai neofiti, senza particolari difficoltà tecniche, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato di manutenzione. Curiosità storica: il Sentiero degli Scaloni risale al 1909 come via militare dei soldati austriaci.

    ⚠ Bassa quota: nei mesi caldi va evitato nelle ore centrali della giornata. La placca inclinata in discesa sull’Anglone richiede attenzione, soprattutto se umida.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile tutto l’anno grazie alla quota contenuta (514 m). Pur senza difficoltà tecniche, alcuni tratti su cengia sono esposti: serve passo fermo e attenzione costante.

    ▲Discesa

    Dal termine dell’Anglone si segue verso sud il sentiero CAI 425, che corre su una strada asfaltata poco trafficata, fino al Ponte Romano e di lì a ritroso al parcheggio (30′ dal termine dell’Anglone, 3h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto al mattino restano tempo ed energie per concatenare un secondo itinerario della zona: la facile Ferrata Colodri ad Arco o la Ferrata di Rio Sallagoni a Castel Drena. Spostandosi verso Fiavè si trovano la Ferrata di Ballino alle cascate e, allungando un po’, la Ferrata di Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle del Sarca
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max514 m
    • Lunghezza6 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Nella gola scavata dal torrente Gaina, in provincia di Brescia, questo sentiero attrezzato regala un itinerario facile e suggestivo, senza difficoltà tecniche e con un paesaggio adatto anche a famiglie e bambini. È il tipo di percorso che si gioca tutto sull’ambiente: acqua, rocce stratificate e cascate, con le attrezzature usate solo per accompagnare la progressione lungo il torrente.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Gaina, frazione di Monticelli Brusati (BS). Superata la stazione degli autobus di Monticelli Brusati, dopo un paio di minuti si nota sulla sinistra un cartello bianco che indica Gaina: si imbocca la strada in salita, che presto si restringe, fino al paese, dove la carreggiata si biforca. Si tiene la destra e si trova subito il parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio, di fronte, un cartello marrone indica “Cascate”: si prosegue sulla strada, inizialmente asfaltata, fino a un bivio (10′ dal parcheggio) dove si sceglie fra il percorso facile e quello per esperti. La soluzione più bella è salire dal percorso per esperti e rientrare da quello facile.

    ▲Il percorso

    Si scende sul letto del torrente, procedendo ora sulla destra ora sulla sinistra orografica a seconda di dove il fondo è asciutto, aiutandosi con i grossi massi per attraversarlo. Si incontra un bivio che riporterebbe al sentiero facile: lo si ignora e si punta verso una cascata, dove inizia il tratto attrezzato. Si attacca risalendo una scala metallica di una decina di metri, poi si cammina a fianco del torrente fra rocce stratificate e bosco. Dopo una prima curva la gola si stringe e comincia finalmente la parte attrezzata: si parte sulla sinistra orografica con alcune catene su rocce inclinate, poi si passa sulla destra orografica con un breve traverso dotato di tre staffe per i piedi, che evita di entrare in acqua. Si prosegue in lieve diagonale e si riattraversa il torrente, quindi si risale una cengia rocciosa in diagonale a fianco dell’acqua (attenzione alla roccia umida). Un nuovo attraversamento bagna i piedi, salvo nei mesi estivi; sull’altra sponda si ritrova la catena presso una cascata, in corrispondenza dell’unico tratto verticale attrezzato, una paretina di 6-8 metri da superare anche con l’aiuto delle staffe. Si riattraversa il torrente e si entra nel tratto finale: in breve, su sentiero, si raggiunge l’ultima bellissima cascata, a fianco della quale una seconda scala chiude l’itinerario (1h15 dall’attacco, 1h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Anche nella variante per esperti il percorso non presenta difficoltà tecniche di rilievo: è adatto ai neofiti e mantiene ovunque un’esposizione contenuta. L’unica vera attenzione va all’umidità portata dal torrente, che può rendere più scivolosi alcuni passaggi.

    ⚠ La roccia presso il torrente è spesso umida: piede attento nei traversi e sulle cenge. Diversi attraversamenti bagnano i piedi, salvo in estate quando la portata è bassa o il letto è asciutto.
    ▲Periodo e sicurezza

    La quota è bassa (538 m), quindi l’itinerario è percorribile in gran parte dell’anno; nei mesi caldi il torrente può però presentarsi con poca acqua o asciutto, riducendo la spettacolarità delle cascate.

    ▲Discesa

    Dal termine della scala si risale la traccia fino a un bivio che indica il rientro facile o quello per esperti. Si può quindi tornare a ritroso lungo il sentiero attrezzato oppure, più rapidamente, prendere la variante facile che corre più in alto rispetto al torrente. In entrambi i casi si raggiunge il paese e quindi il parcheggio (30′ dal termine della via, 2h complessive).

    ▲Da abbinare

    Energie permettendo, è un itinerario che si presta a essere abbinato a una via più impegnativa della zona, come la Ferrata Corno del Bene o il Sentiero Attrezzato Trentapassi. Spostandosi in Val Trompia si raggiungono la Ferrata Caspai, la Ferrata Nasego e il Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max538 m
    • Lunghezza5 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cascate di Idro

    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Idro

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Idro

    Il Sentiero Attrezzato alle Cascate di Idro è un itinerario facile, attrezzato nella parte esposta dentro la forra del torrente Neco, sul Lago d’Idro. Molto bello dal punto di vista paesaggistico, mostra una suggestiva gola con avvicinamento corto, ideale per chi ha poca esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Crone, sulla riva orientale del Lago d’Idro: lungo la SP58 si nota a destra una stradina verso la Pizzeria Ristorante Bellavista, dove si parcheggia (Via Coste), prendendo poi a destra le indicazioni per il sentiero. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si seguono le indicazioni: dritti il sentiero normale, a destra il «Sentiero delle Cascate» (i due si ricongiungono più avanti). Si sale sulla carrareccia tra i prati, poi in discesa fino al letto del Neco e alla sua forra, presso un ponticello di legno e una prima cascata; si evita il ponticello e si sale sul lato sinistro della cascata, entrando nel sentiero attrezzato (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si incontrano due pareti rocciose inclinate attrezzate con due scale metalliche (la seconda più lunga della prima); in cima si prosegue a sinistra su una cengia erbosa attrezzata e, aggirato uno spigolo, termina la parte attrezzata (10′ dall’attacco, 25′ dal parcheggio). Si continua sul sentiero superando un ponticello presso un’altra bella cascata e poi nel bosco, fino a un incrocio con il sentiero normale lasciato all’inizio. Da qui si può chiudere la breve escursione girando a sinistra verso Crone (40′ complessivi) oppure tenere la destra verso la Croce di Perlè: con vista lago, poi nella valle Serè e in un fitto bosco, a un incrocio si gira a sinistra e si percorre un breve tratto di cresta con facili roccette fino alla croce di vetta (1h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario senza difficoltà tecniche di rilievo, consigliabile anche a chi ha poca o nessuna esperienza purché in forma e con piede fermo; attrezzatura in buono stato. Tracciato ex novo nel 1995-96 e ripristinato nel 2004.

    ⚠ Meglio percorrerlo nelle mezze stagioni, evitando il caldo estivo e l’inverno, quando le cascate possono ghiacciare. Casco raccomandato per le scale nella forra.

    ▲Discesa

    Si può tornare a ritroso, eventualmente ripercorrendo il sentiero attrezzato (circa 1h dalla vetta, 2h 30′ complessive). In alternativa, dall’ultimo incrocio si può chiudere un lungo anello per la Cocca di Idro, Cima Crench e Punta Pelada, rientrando a Crone (circa 4h 30′ complessive).

    ▲Da abbinare

    Si concatena bene con la Ferrata Crench (salendo a Cima Crench e alla Cocca d’Idro) e, sempre sul Lago d’Idro, con la facile Ferrata delle Ginestre e la Ferrata del Fregio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaBrescia
    • GruppoLago d’Idro
    • Avvicinamento15 min
    • Tratto attrezzato10 min
    • Itinerario completo2h 30′
    • Dislivello attrezzato200 m
    • Dislivello itinerario220 m
    • Quota massima620 m
    • Lunghezza3,5 km
  • Sentiero Attrezzato del Caminetto (Buco della Carlotta)

    Sentiero Attrezzato del Caminetto (Buco della Carlotta)

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato del Caminetto (Buco della Carlotta)

    Il Sentiero Attrezzato del Caminetto, noto anche come Buco della Carlotta, permette di raggiungere Pian Serrada dal Passo Fò, sotto il Resegone (Lecco). Si sviluppa lungo un canalone abbastanza ripido con alcuni tratti attrezzati a catene; viene spesso combinato con altri itinerari della zona.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna a Lecco (dalla superstrada Lecco–Ballabio, all'uscita di una galleria si seguono le indicazioni «Piani d'Erna» salendo tra tornanti fino al piazzale). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. L'avvicinamento al Passo Fò coincide con quello della Ferrata del Centenario: circa 1h salendo con la funivia, oppure circa 1h 30' a piedi dal parcheggio (Sentiero 1 e poi Sentiero 6). Al Passo Fò i cartelli separano la ferrata dal sentiero attrezzato.

    ▲Il percorso

    Dal Passo Fò si prende a destra (cartello) su sentiero ripido e a tratti sassoso fino all'attacco. Si inizia con la prima catena risalendo una placca, poi si gira a sinistra, si risalgono un paio di tratti e si fa un breve passaggio in discesa. Tra sfasciumi si raggiunge il passaggio caratteristico: sotto un grosso masso incastrato che si oltrepassa da destra risalendo il «Buco della Carlotta» fino a uscire su una cengia. Segue un secondo canalino con alcuni tratti un po' atletici (per arrampicare occorre cercare con pazienza appigli non subito evidenti); poi il sentiero diventa più facile e si esce dal caminetto. A sinistra un cartello indica la Ferrata del Centenario; il sentiero prosegue su prato e roccette nella Pian Serrada, dove termina (45' dall'attacco, 1h 45' dalla funivia, 2h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, con alcuni passaggi verticali ma non difficili ed esposizione contenuta, sviluppandosi dentro un canalone. Più sentiero attrezzato che ferrata vera e propria.

    ⚠ Attenzione a non smuovere sassi in salita: potrebbero colpire chi sta sotto (casco indispensabile). Un passaggio nel canale è stretto e può dare problemi con zaini ingombranti: utile un rinvio/fettuccia per appendere lo zaino all'imbrago.

    ▲Discesa

    Da Pian Serrada si risale al Sentiero 1 e lo si prende in discesa fino al bivio col Sentiero 5: a destra per la stazione della funivia dei Piani d'Erna (1h dal termine, 2h 45' complessive), oppure dritti verso il Rifugio Stoppani e il parcheggio (1h 45' dal termine, 3h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    È spesso usato come discesa/rientro al Passo Fò dopo la Ferrata del Centenario, o come rientro da escursioni al Resegone come la Ferrata Gamma 2 o la Ferrata Silvano de Franco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento1h
    • Tratto attrezzato45 min
    • Itinerario completo2h 45'
    • Dislivello attrezzato150 m
    • Dislivello itinerario180 m
    • Quota massima1475 m
    • Lunghezza6 km
  • Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Il Sentiero Attrezzato Bozzetti sale al Monte Zeledria sopra Madonna di Campiglio. È un facile itinerario attrezzato, adatto anche a principianti, in una zona di grande pregio paesaggistico: la vista sulle Dolomiti di Brenta e sui laghi sottostanti ripaga della salita. Si presta a un bell'anello tra i laghi della zona.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Cascina (Malga) Zeledria, nel comune di Madonna di Campiglio: in direzione Folgarida, all'altezza del Passo Campo Carlo Magno (1682 m), si imbocca a sinistra Via Zeledria salendo fino alla malga. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 265 verso il Rifugio Viviani al Lago di Pradalago (40'); restando sul 265 si scende leggermente verso il Lago delle Malghette e l'omonimo rifugio (1890 m, 1h 30'). Costeggiato il lago e aggiratolo da nord, si seguono il CAI 201 a sinistra e poi il CAI 267 verso i 3 Laghi: prima il Lago Alto, poi i 3 Laghi (2282 m) con il Lago Medio e il Lago Inferiore (1h dal Lago delle Malghette, 2h 30'). Su un tratto di cresta, ignorato il sentiero che scende verso il Lago Scuro, si raggiunge l'attacco, segnalato da una targa metallica (2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si prosegue verso sud fino ad alcuni sfasciumi a sinistra; a destra c'è il bivio per il CAI 226/B verso il Lago di Seredoli, ma si tiene la destra e si risale la cresta che collega il Monte Zeledria al Monte Nambino, guadagnando 150 metri di dislivello. Il tratto è un po' faticoso e in alcuni punti aiutato da cordini metallici e una scala, fino alla vetta (segnata da una bandiera italiana), con vista magnifica sul Brenta e sui laghi. Inizia poi la parte in discesa del Bozzetti, sul versante orientale: alcuni tratti attrezzati con scale e funi proteggono il ripido costone meridionale che scende verso il Lago di Nambino. Terminate le attrezzature (cartello rosso per chi sale in senso inverso), si scende a destra su facili roccette fino al Lago di Pradalago, dove il sentiero termina (1h 30' dalla targa, 4h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario senza particolari difficoltà: i pochi punti esposti sono ben protetti. Ottimo per avvicinare neofiti e chi ha poca esperienza, in un anello paesaggisticamente molto interessante.

    ⚠ Pur facile, è una via attrezzata d'alta montagna: casco e set da ferrata raccomandati. L'itinerario ad anello è lungo (circa 11 km): calcolare bene tempi e meteo.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero attrezzato si ripercorre il tratto dell'avvicinamento tra il Lago di Pradalago e Cascina Zeledria in discesa fino al parcheggio (30' dal termine, 4h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona dell'Adamello-Presanella e del Brenta si trovano numerosi itinerari attrezzati; spostandosi a sud, sopra Pinzolo e in Val Rendena, la via delle Bocchette e le classiche del Brenta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2h 45'
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario ad anello4h 45'
    • Dislivello attrezzato70 m
    • Dislivello itinerario646 m
    • Quota massima2426 m
    • Lunghezza11 km
  • Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Il Sentiero Attrezzato al Burrone Giovanelli si sviluppa nel suggestivo burrone di Mezzocorona, in provincia di Trento. Non presenta particolari difficoltà tecniche, è esposto solo in singoli passaggi e molto piacevole; pur essendo di bassa quota si può percorrere anche d'estate perché corre in gran parte dentro una forra fresca e caratteristica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mezzocorona: usciti al casello di San Michele all'Adige (A22) si raggiunge il centro, si prende a sinistra Via Cesare Battisti e, prima di arrivare a Mezzolombardo, si tiene sulla destra una strada stretta ma asfaltata tra i vigneti fino a un parcheggio con bacheca informativa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono i segni del CAI 505 nel bosco; a un primo bivio (5', palina CAI) si tiene la sinistra (CAI 505A), variante più completa, raggiungendo un ponticello sul torrente e salendo sulla destra orografica fino al cartello rosso e alla targa in marmo che segnano l'inizio del sentiero attrezzato (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall'inizio delle attrezzature una facile cengia orizzontale porta alla prima cascata, dove si attraversa il rio e ci si trova sotto una lunga scala metallica in due tronconi, verticale ed esposta ma senza difficoltà tecniche (attenzione alle suole bagnate dopo il guado); in cima, voltandosi, si gode la vista sulla Piana Rotaliana. Un facile tratto attrezzato con roccette e una seconda scaletta più corta conduce dentro il burrone; una cengia in lieve salita e uno stretto passaggio attrezzato portano all'ingresso vero e proprio della forra. Si scende una corta scaletta, si attraversa il rio e si risale il versante destro su ampie e solide cambre, piegando a destra; una breve scaletta e una cengia con passerella in legno portano presso una statua della Madonna. Si entra nel tratto più angusto del burrone, poco illuminato salvo nelle ore centrali, salendo a fianco del rio in ambiente molto suggestivo fino a uscirne; si prosegue fino a una cascata di circa 100 metri. Alternando tratti attrezzati e facili salite, superate alcune roccette umide e una scala lunga e appoggiata, si raggiunge l'ultima scala che chiude le attrezzature; in una decina di minuti il sentiero termina presso una strada forestale (765 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via attrezzata facile, superata grazie a numerose scale e cambre, con esposizione limitata a pochi passaggi; l'ambiente di forra è il vero punto di forza. Ottima anche per neofiti accompagnati.

    ⚠ Dopo il guado del rio le suole bagnate scivolano sulle scale: prudenza. Roccia spesso umida nel burrone; casco e set da ferrata indispensabili.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale, per il rientro ci sono più opzioni: tenendo la sinistra si scende nel bosco sul sentiero 504 fino all'auto in circa 45' (2h 30' complessive); tenendo la destra, in circa un'ora sul sentiero 505 (passando da Baita Manzi) si raggiunge la stazione a monte della funivia di Mezzocorona, da cui si scende a valle. Esiste anche una variante più lunga: conviene verificare la segnaletica in loco.

    ▲Da abbinare

    In zona, vicine, la Ferrata Rio Secco a Cadino di Faedo, la Ferrata di Favogna e la Ferrata Val del Rì a Mezzolombardo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoPaganella
    • Avvicinamento15 min
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario completo2h 30'
    • Dislivello attrezzato480 m
    • Dislivello itinerario670 m
    • Quota massima918 m
    • Lunghezza5 km
  • Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Il Sentiero Attrezzato Bertotti è un piacevole itinerario di bassa difficoltà che sale alla Croce del Chegul, sulle montagne a est di Trento. Non presenta difficoltà tecniche ed è adatto anche a neofiti o a chi ha poca esperienza di ferrate; dalla cima il panorama è a 360 gradi.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo del Cimirlo (733 m), raggiunto da Trento, si prende a destra la strada con indicazioni per Maranza; dopo circa 1,5 km, stretti ma asfaltati, si nota a sinistra il segnavia CAI 418 del Sentiero Attrezzato Bertotti. Si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal cartello (850 m) si sale ripidi nel bosco tra tornanti, gradoni rocciosi e massi sotto le pareti del Chegul, poi a destra su un pendio fino a una cengia sotto la cresta; con brevi tratti attrezzati si raggiunge il libro delle firme, dove una targa segna l'inizio del sentiero attrezzato (1115 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalone nel bosco fino al suo punto più alto, dove si passa tra due rocce; si affronta poi una parete verticale attrezzata con larghe cambre. Il sentiero prosegue facile e privo di attrezzature per alcuni minuti, fino ad alcune roccette e a una lunga scala metallica di 20 metri; superata la scala, una serie di gradoni attrezzati conduce senza problemi alla Croce del Chegul (1263 m), con ottima vista su Trento e sul Bondone (30' dal libro delle firme, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non difficile: i due tratti verticali sono facilitati da una scala e da una serie di staffe; il dislivello è superato con tratti attrezzati nei punti più esposti, ma la difficoltà resta modesta. Molto bello invece il panorama dalla cima.

    ⚠ Pur facile, resta una via attrezzata: casco e set da ferrata sono raccomandati, soprattutto per i neofiti che vi si avvicinano.

    ▲Discesa

    Si può scendere al parcheggio per lo stesso itinerario (45', 1h 45' complessive) oppure compiere un più lungo anello: oltrepassato un ponticello si sale allo Spiaz delle Patate (1310 m), poi verso sud sul CAI 411 verso il Monte La Marzola, superando vecchie postazioni di guerra; a un bivio (1541 m) si può salire a La Marzola (1738 m) col CAI 411A oppure proseguire sul CAI 411/412 fino al Bivacco Bailoni (1632 m). Dal bivacco, in ripida discesa col CAI 412 verso ovest, si raggiunge il Rifugio Maranza (1072 m) e infine, sui CAI 426 e 413, l'auto (circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Percorrendolo nella variante breve restano tempo ed energie per un'altra via: in Val d'Adige la Ferrata Rio Secco e la Ferrata di Favogna, o il Burrone Giovannelli; verso il Garda la Ferrata Che Guevara e la Sentiero de le Stel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoValsugana
    • Avvicinamento30 min
    • Tratto attrezzato30 min
    • Itinerario ad anello5h
    • Dislivello attrezzato150 m
    • Dislivello itinerario886 m
    • Quota massima1737 m
    • Lunghezza14,7 km
  • Sentiero Attrezzato Apolloni

    Sentiero Attrezzato Apolloni

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Apolloni

    Il Sentiero Attrezzato Apolloni è il più recente sentiero attrezzato delle Dolomiti di Brenta e collega il Rifugio Agostini al Rifugio Pedrotti passando per il Passo Forcoletta. Corre più in quota del parallelo Sentiero Palmieri ed è attrezzato nei punti più esposti, senza particolari difficoltà tecniche.

    ▲Avvicinamento

    La relazione parte dal Ristoro Dolomiti (768 m) sopra Dorsino: in centro paese una strada segnata col cartello marrone «Val d'Ambiez» sale stretta e asfaltata fino al ristorante, dove si parcheggia. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale sul CAI 325 (prima sterrata, poi sentiero) fino al Rifugio al Cacciatore (1820 m, 2h 15'), poi sul CAI 325 (Sentiero Dallago) fino al Rifugio Agostini (2410 m, 3h 30' dal parcheggio). L'avvicinamento è lungo e con forte dislivello (circa 1700 m). In alternativa, percorrendo l'itinerario al contrario, si può partire da Molveno con la funivia al Pradel.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Agostini si procede verso est, verso le pareti occidentali di Cima Ceda, seguendo il CAI 320 (Sentiero Palmieri); in leggera salita a mezzacosta si raggiunge il Passo di Forcolotta di Noghera (2423 m). Si prosegue su tratti più esposti verso est tenendo la sinistra (ignorando il bivio per il CAI 345 verso Passo Caplo), fino a passare nella valle della Pozza Tramontana, in un imponente anfiteatro tra Cima Ceda, Cima Brenta e Monte Daino. In discesa verso nord si raggiunge il bivio tra il Sentiero Palmieri (più basso) e il Sentiero Attrezzato Apolloni (CAI 320B), composto da due tratti attrezzati: il primo è una serie di cenge esposte con gradini metallici assicurati; il secondo, più vicino a Cima Brenta Bassa, è un intaglio nella roccia da risalire con alcune staffe. Nessuno dei due presenta difficoltà tecniche rilevanti. Completato il sentiero, presso Cima Brenta Bassa, in pochi minuti si scende al Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Rifugio Agostini, 6h complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I due tratti attrezzati sono facili e proteggono i punti più esposti; l'attrezzatura è nuova e in ottimo stato. La vera fatica sta nel lungo avvicinamento e nel forte dislivello complessivo.

    ⚠ L'avvicinamento fa salire circa 1700 m di dislivello: valuta di pernottare in rifugio per affrontare l'itinerario in quota da riposato. Giornata complessivamente lunga (fino a 9h 30' per il giro completo).

    ▲Discesa

    L'opzione più semplice è tornare a ritroso: dal Passo Forcoletta si scende al Rifugio al Cacciatore (2h 15' dal Rifugio Pedrotti) e da qui al Ristoro Dolomiti per il CAI 325 (9h 30' complessive). In alternativa, più impegnativo, si può rientrare per la Ferrata Brentari verso il Rifugio Agostini passando per la Vedretta d'Ambiez (consigliato il pernottamento in quota).

    ▲Da abbinare

    È un sentiero di collegamento tra due rifugi da cui partono numerose escursioni del Brenta: dal Rifugio Pedrotti si raggiungono gli itinerari delle Bocchette Alte e Centrali.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3h 30'
    • Tratti attrezzati2h 30'
    • Itinerario completo9h 30'
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario1623 m
    • Quota massima2491 m
    • Lunghezza3,2 km
  • Ferrata Val di Scala

    Ferrata Val di Scala

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Val di Scala

    La Ferrata Val di Scala (detta anche di Caoria o del Canal San Bovo) è un itinerario breve e ben attrezzato, ideale per avvicinarsi al mondo delle vie attrezzate: le difficoltà tecniche restano modeste pur in presenza di una buona esposizione. Il contesto, in provincia di Trento sul fianco della Catena del Lagorai, è molto bello e isolato, lontano dal turismo di massa.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada che collega Canal San Bovo e Caoria e che risale la Val di Scala: si parcheggia nei pressi di una curva pronunciata, con l'attacco posto a pochi metri dalla carreggiata. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio la via è già visibile: in pochi minuti, seguendo la traccia, si raggiunge l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono subito verticali su placca, con una rapida successione di cambre per una quindicina di metri, dopo i quali una breve cengia terrosa porta verso destra. Il cavo riparte in verticale, sempre su cambre metalliche, conducendo sotto un tetto roccioso che si supera con il cavo che per alcuni metri scorre su entrambi i lati. Si prosegue verticali sulla scala di cambre e poi in traverso verso sinistra in direzione del ponte sospeso, molto stabile e lungo una quindicina di metri; bella la cascata che scorre a destra del ponte e che, terminato l'attraversamento, si sfiora in salita. Dopo un breve tratto orizzontale al bordo del torrente, una serie di traversi privi di difficoltà ma molto panoramici accompagna i balzi del corso d'acqua. Le attrezzature si interrompono per un tratto di sentiero di collegamento, poi i cavi riprendono presso alcune roccette e fungono da corrimano dove il sentiero si stringe; si risale un sasso oltre il quale una passerella di legno attraversa il torrente. Oltre la passerella si procede su traccia, sulla sinistra orografica, fino a una parete verticale: si sale una lunga fila di cambre, intervallata da un breve tratto a sinistra, fino a un nuovo tetto roccioso che questa volta si aggira a sinistra con i piedi sulle cambre – il punto più esposto della via. Aggirato il tetto si riparte verticali per una ventina di metri fino a un breve tratto terroso; a fianco scende di nuovo la cascata. Si risalgono infine alcuni balzi rocciosi abbondantemente staffati, con brevi tratti di collegamento, e dopo le ultime roccette attrezzate la via termina (40' dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata recente e moderna nella concezione, con numerosi infissi metallici. Chi cerca una via «arrampicabile» ne resterà deluso; chi apprezza la verticalità troverà comunque soddisfazione, con difficoltà tecniche contenute. È perfetta per far prendere confidenza con le vie attrezzate a chi è già abituato a escursioni esposte; l'attrezzatura è in ottimo stato.

    ⚠ Pur tecnicamente facile, la via è ben esposta: non è adatta a chi soffre il vuoto. Casco e set da ferrata restano indispensabili. Per la cartografia è utile la carta del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino o quella del Lagorai – Cima d'Asta.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue la traccia ben visibile che riporta al parcheggio in circa 20 minuti (1h 15' complessive).

    ▲Da abbinare

    È probabilmente l'unico itinerario facile di questa zona del Trentino, ricca invece di vie lunghe e impegnative. Poco distante la Ferrata Gabrielli sale a Cima d'Asta; spostandosi nelle Pale di San Martino si trovano la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e la Ferrata Bolver-Lugli. Per chi è alle prime armi, in Val di Fiemme c'è la Ferrata del Bombasel al Cermis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoCatena del Lagorai
    • Avvicinamento10 min
    • Ferrata45 min
    • Itinerario completo (a/r)1h 15'
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario239 m
    • Quota massima1004 m
    • Lunghezza2,4 km
  • Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    La Ferrata di Valdaora (Olanger Klettersteig) alla Cima di Colli Alti è una facile via che offre un'alternativa alla via normale per salire questa panoramica cima sopra la Val di Braies. L'itinerario è lungo e con buon dislivello ma privo di difficoltà tecniche di rilievo, adatto a tutti gli escursionisti allenati.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio a nord del Lago di Braies, presso l'Hotel Lago di Braies (1490 m); tra Monguelfo e Villabassa si svolta a sud lungo la Valle di Braies. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. È un lungo anello: dal lago si sale sul versante orientale col sentiero 20 a pendenza costante; dopo circa un'ora, a un bivio, si tiene il 20 (indicazioni «Malghe Pra delle Vacche») mentre il sentiero 61 a sinistra è la via normale di rientro. Si prosegue più ripidi fino a una forcella panoramica sulla Val Pusteria (2140 m) con indicazioni per la ferrata; usciti dal bosco, dopo una salita un po' esposta su sentiero erboso poi roccioso, si raggiungono le prime funi (2h 30' dalla partenza).

    ▲Il percorso

    La ferrata è tecnicamente facile e si svolge su roccette, tratti di sentiero attrezzato e un paio di salti verticali seguiti da facili traversi. Sviluppandosi sul versante nord, il terreno può essere umido o innevato e le attrezzature aiutano nei tratti più esposti. Si sale tra sfasciumi ed erba, poi più ripidi su roccette verso la parete nord del Kaserkopf; un paio di tratti diagonali e un singolo tratto verticale ben appigliato precedono il passaggio chiave, un traverso a destra che aggira uno spigolo esposto, ben appigliato e breve. Le attrezzature finiscono poco prima della vetta del Kaserkopf (2414 m, 30' dall'attacco, 3h totali); per sentiero a mezzacosta sul versante sud si raggiunge poi la croce della Cima di Colli Alti (2542 m, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile, ideale per chi vuole un'alternativa più varia alla via normale; l'impegno sta soprattutto nella lunghezza e nel dislivello. Dislivello in ferrata 140 m, complessivo oltre 1000 m, quota massima 2542 m, sviluppo 9,1 km.

    ⚠ Sviluppandosi sul versante nord, all'inizio stagione il percorso può essere umido o innevato: utili attenzione e una valutazione delle condizioni.
    ▲Discesa

    Si scende per la via normale: dai prati meridionali della Cima di Colli Alti si seguono i segni rossi con le indicazioni del sentiero 61A e poi 61, fino al bivio dell'andata e quindi a ritroso al Lago di Braies (2h 30' dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    In zona Pusteria-Aurina: la Ferrata Piz de Peres e, sopra Campo Tures, la Ferrata Speikboden.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Braies
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata140 m
    • Dislivello itinerario1053 m
    • Quota max2542 m
    • Lunghezza9,1 Km
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