Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo

    Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La ferrata del Monte Coppolo, nelle Dolomiti Feltrine, è un itinerario storico ristrutturato ed esteso nel 2022. Sale al Passo dei 6, prosegue lungo la cresta e si chiude su un ultimo torrione: difficoltà moderate con un paio di passaggi più impegnativi e una discreta esposizione.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla località Le Ej (Belluno): da Lamon si sale per la stradina a sinistra del Comune, sotto il vecchio ospedale, con indicazioni Le Ej, per circa 9 km, parcheggiando presso l'albergo El Tajol o lo Chalet da Pina. Punto di partenza su Google Maps. Presso il parcheggio una bacheca illustra l'anello; si seguono le indicazioni di un cartello CAI in salita e, poco dopo, una traccia ben visibile a sinistra con ometti e segni fino a un importante bivio: a sinistra la via di rientro (normale al Monte Coppolo), a destra la ferrata. Si prosegue iniziando a intravedere il primo tratto attrezzato (1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto, presso il Passo dei 6, è il «Pilastro dei Sei»: dopo un traverso diagonale facile si sale verso destra una paretina verso un canalone, poi verticali con difficoltà moderate aiutati da cambre metalliche ed esposizione crescente; un ultimo traverso a destra chiude il tratto, con bel panorama sulle Dolomiti Feltrine. Finite le attrezzature, per sentiero si raggiunge la prima croce con il libro di vetta. Inizia poi il secondo tratto, un facile sentiero attrezzato in cresta, dapprima in discesa, fino a un bivio dove si tiene la sinistra verso il terzo tratto. L'ultimo tratto, il «Pilastro della Mezzaluna», è più impegnativo ed esposto: dopo un traverso facile a destra la via sale decisa in verticale con alcuni passaggi difficili; giunti in cresta si segue il filo verso l'evidente pilastro, ci si sposta sul lato nord e si sale verticali su una paretina impegnativa, poi un traverso a sinistra e ultimi passi gradonati portano alla seconda croce, la vetta ovest (circa 1h 30' dall'attacco, circa 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di moderata difficoltà con un paio di passaggi più verticali e impegnativi (i due pilastri) e discreta esposizione; nel complesso una bella escursione in una zona altrimenti povera di ferrate.

    ▲Storia

    La ferrata originale, inaugurata nel 1971, risaliva dal Passo dei 6; nel 2022 è stata completamente ristrutturata e riaperta, con due tratti aggiunti che ne hanno ampliato l'interesse. Relazione preparata col contributo di Marco Marni del Gruppo Ferrate e Cazzate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta ovest si individua una traccia poco marcata fino al bivio tra il secondo e il terzo tratto; da l' si scende e ci si reinnesta sul sentiero di avvicinamento, quindi a ritroso al parcheggio (circa 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Le Dolomiti Feltrine offrono poche ferrate: per altri itinerari ci si sposta verso le Dolomiti Bellunesi. A sud il Sentiero Attrezzato degli Eroi; salendo verso le Pale di San Martino la facile Ferrata della Val di Scala.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Quota max2069 m
  • Ferrata al Passo Santner

    Ferrata al Passo Santner

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Passo Santner
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Passo Santner risale la parete ovest del Catinaccio, dal Rifugio Fronza al Passo Santner, per poi scendere nella Valle del Vajolet. Itinerario di grande interesse paesaggistico, percorribile in entrambi i sensi; qui è proposto con partenza dalla funivia Re Laurino (Bolzano). Il punto chiave è un canalino in quota spesso innevato.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla stazione a monte della funivia Re Laurino, che parte dalla strada tra il Passo di Costalunga e il Passo Nigra (Bolzano), con ampio parcheggio agli impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il Rifugio Fronza, a un bivio si lascia il CAI 550 (a destra, per il Passo delle Coronelle) e si prende a sinistra il CAI 542 che, dopo qualche facile tratto attrezzato, prosegue a mezzacosta verso nord sotto le strapiombanti pareti del Catinaccio (segni rossi a forma di S). Si risale fino a roccette non protette su canalini e anfratti — non difficili ma con piede fermo — e quindi alle prime attrezzature, dove inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si risalgono facili balzi rocciosi, cenge e traversi, poi un paio di camini potenzialmente difficili ma facilitati da scalette e cambre. Si raggiunge una stretta forcella che taglia la parete presso l'imponente Ago di Schroffenengger e si passa sul versante opposto, scendendo a un canalino generalmente coperto di neve: è il passaggio chiave, con difficoltà proporzionali all'innevamento. Se innevato conviene attraversarlo subito e risalirlo sul lato sinistro con gli infissi artificiali; a neve sciolta lo si attraversa più comodamente in diagonale. Il canale non è proibitivo, ma un'eventuale caduta potrebbe essere fatale, perché poco più in basso si interrompe con un salto di alcune centinaia di metri; di recente è stato attrezzato meglio, riducendo i rischi. Risalito il canalino con una parete di media difficoltà si raggiunge un facile camino e una forcella; l'ultimo tratto, aereo ma non difficile, conduce al Passo Santner, riconoscibile dalla croce metallica tra il Catinaccio e la Croda di Re Laurino, con il piccolo Rifugio Santner (2734 m) poco oltre (1h 45' dall'attacco, 2h 15' dal Rifugio Fronza). Dal rifugio, vista sulle Torri del Vajolet e sulla conca del Gartl, si scende al Rifugio Alberto I (2621 m) e quindi lungo il vallone detritico fino ai Rifugi Vajolet e Preuss (2243 m, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate: alcuni passaggi iniziali sono sprotetti e si salgono in libera su facili roccette, dove conta soprattutto l'esposizione (peraltro modesta). Itinerario molto frequentato in entrambi i sensi: attenzione ai detriti smossi dagli altri escursionisti.

    ⚠ Il canalino innevato della parte alta è il vero punto critico: non difficile a secco, ma potenzialmente pericoloso con neve o ghiaccio. A inizio stagione può essere prudente avere i ramponi, nel caso le funi siano ostruite dalla neve.
    ▲Discesa

    Dal Rifugio Vajolet si resta sul lato destro della valle, poi a destra sul CAI 541 verso il Passo delle Coronelle, su pendii erbosi e detrito; a un bivio si lascia il 550 (a sinistra per il Rifugio Gardeccia) e il 541 (dritto) tenendo a sinistra il CAI 550, che sale ripido al Passo delle Coronelle, riconoscibile da una singolare panchina di legno (1h 30' dal Vajolet, 4h 45' totali). Dal passo si scende ripidi (ma non difficili) sul versante ovest, su canalino detritico attrezzato con gradoni in legno e infissi metallici, fino al Rifugio Fronza e alla funivia (1h dal passo, circa 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Il Catinaccio è ricco di vie attrezzate di difficoltà crescente. Dalla Valle del Vajolet si può salire la Ferrata del Catinaccio d'Antermoia (con il Sentiero delle Scalette per un anello) o, più difficili, la Maximilian e la Laurenzi; verso sud la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario404 m
    • Quota max2741 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Passo della Porta è una stupenda escursione attrezzata sul versante nord ed est della Presolana, fino alla vetta del Monte Visolo. Le difficoltà tecniche sono moderate, ma è una via vecchio stile, alpina, con grande varietà di passaggi in un ambiente impegnativo: paesaggisticamente una delle più belle delle Orobie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Colere (Bergamo), raggiungibile dalla Val Seriana o, da Brescia, via Lago d'Iseo e Darfo. Punto di partenza su Google Maps. Tre opzioni: con il CAI 403 (più breve, passa dal Rifugio Albani) si parcheggia in Via Carbonera e si sale fino al Rifugio Albani (1939 m, 2h 15'); con la funivia Colere Ski si raggiunge Cima Bianca, il Rifugio Albani (30') e la selletta; con il CAI 402 (senza rifugio) si parte da Via Ole e si sale verso la bastionata nord. In tutti i casi si arriva alla selletta presso il Rifugio Albani e si prosegue verso est sul CAI 326/401 (Sentiero delle Orobie Orientali) fino alle roccette del Colle della Guaita, dove inizia la ferrata (segnavia CAI 401; circa 2h 30' totali con il 403, o 2h con il 402).

    ▲Il percorso

    Si parte con due scalette metalliche e un facile traverso a sinistra fino a un'altra scaletta; si risale poi un canale roccioso (catena) tenendone prima il lato destro e poi, attraversatolo (attenzione a eventuale neve), il sinistro per una ventina di metri. Dopo un facile traverso diagonale a sinistra si sale una scaletta verticale poi appoggiata e una breve cengia terrosa; un balzo con due staffe e una rampa portano a un'altra scaletta, oltre la quale, su catena, si supera una breve parete verticale (roccia un po' friabile). Per rampa obliqua si giunge al Passo della Porta, con vista sulla Valle di Scalve. Si prosegue a destra su una breve cengia fino a una lunga ed esposta scala; un traverso esposto ma ben appigliato a sinistra immette su sentiero attrezzato e brevi balzi (a tratti non attrezzati) fino a una scala più corta. Seguono balzi rocciosi attrezzati da arrampicare sui bolli rossi, una cengia che aggira un masso e passaggi facili ma esposti, poi un canalino con catena, una comoda cengia e un sentiero di cresta. Sopra una bella conca glaciale si scende con la catena una cinquantina di metri su roccia levigata (attenzione), si prosegue senza funi fino a un traverso a destra che aggira uno spigolo e si attraversa la conca, spesso innevata ma a pendenza moderata. Si risale a mezzacosta verso l'estremità opposta, si aggira con un traverso orizzontale esposto e, ignorata la deviazione per la Presolana Orientale, si sale l'ultima parete verticale (appigli e catena) fino alla vetta del Monte Visolo (2h 45' dall'attacco; 4h 45' con il CAI 402 o 3h 45' dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo e vario, parte del Sentiero delle Orobie, percorribile in entrambe le direzioni. Tecnicamente moderato, ma alpino e in ambiente serio: la Presolana è nota per i cambi di tempo repentini.

    ⚠ Escursione lunga e senza vie di fuga lungo la ferrata: pianificala sul meteo. Alcuni tratti esposti a nord conservano neve anche a inizio stagione, in particolare nel canale e nella conca glaciale. Per il rientro a Colere dal Passo della Presolana serve l'autobus di linea (verificare orari).
    ▲Storia

    La Ferrata al Passo della Porta è stata inaugurata nel 1970 ed è dedicata alla memoria di Corrado Franceschi, morto durante un'escursione sulla Presolana nel 1967.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Visolo si scende verso sud sul Sentiero delle Orobie Orientali (ignorando il sentiero a destra per il Bivacco Città di Clusone) fino al Rifugio Baita Cassinelli, tra prati e mughi (1h 45' dalla vetta, 6h 30' totali). Dal rifugio si scende sul 315/316 e poi a destra sul 32 fino al Passo della Presolana (45', 7h 15' totali); in alternativa, prima del rifugio, il sentiero 33 a destra accorcia il rientro.

    ▲Da abbinare

    L'escursione è lunga, ma restando nelle Orobie non mancano alternative: la difficile Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato, la Ferrata del Pizzo del Becco e, sul versante bresciano, la Ferrata del Pizzo Badile Camuno o la più dura Arosio al Corno del Grevo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPresolana
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario430 m
    • Quota max2369 m
    • Lunghezza10,7 Km
  • Ferrata Paolin Piccolin a Cima d’Auta Orientale

    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Paolin Piccolin sale a Cima d'Auta Orientale, nel gruppo della Marmolada, ed è di media difficoltà. Fa parte di un itinerario che impegna l'intera giornata, con buon dislivello, avvicinamento e rientro attrezzati; l'ambiente è solitario, poco battuto e con frequenti incontri con gli stambecchi, e dalla cima il panorama è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla frazione di Colmean, presso Caviola (Belluno), raggiungibile dal Passo San Pellegrino, dal Passo Rolle via Falcade o da Cencenighe Agordino; in centro a Caviola, lungo via Patrioti, si seguono le indicazioni per Colmean. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (1274 m) si risale a nord nel bosco lungo la carrareccia CAI 689 fino alla Baita dei Cacciatori (1751 m) e, proseguendo, alla Baita Giovanni Paolo I (1865 m, 1h 15'). Presso la baita si prende a destra una traccia in salita (gradoni in legno) che esce dal bosco sotto la parete sud di Cima d'Auta Orientale e sale ripida verso la Forcella di Medil; a un bivio, dove a destra il CAI 696 è la via normale (usata per il ritorno), si tiene la sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata, su traccia labile, fino all'attacco (2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su roccette e un balzo verticale (una staffa) fino alla prima scaletta; si completa la parete con altre due staffe e si piega a sinistra in un traverso orizzontale dentro un canalino, risalito con tre staffe e poi altre tre verso destra. Dopo un tratto diagonale attrezzato si sale una seconda scaletta di 6-8 metri, quindi roccette appoggiate e un canalino detritico verso l'evidente forcella. Dopo facili passi di sentiero, un'altra scaletta e roccette si arriva al passaggio chiave: un angusto camino, da affrontare sul lato destro con l'aiuto di staffe e, in uscita, di alcuni pioli su roccia poco appigliata. Si percorre una rampa a destra e si aggira uno spigolo con un traverso, poi un balzo verticale ben appigliato fino in vista della Forcella di Medil, dove la fune accompagna facili roccette fino al pianoro della forcella (a sinistra Cima d'Auta Occidentale, a destra l'Orientale, con la parete sud della Marmolada). Verso destra si seguono roccette e sentiero attrezzati (cavo come corrimano), si sale una placca con una scaletta e poi in aderenza, si percorrono una cengia e una nuova parete verticale a tratti appigliata, fino a un bivio: a sinistra inizia la discesa attrezzata, a destra in pochi minuti la croce di vetta di Cima d'Auta Orientale (2624 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, con salita per lo più priva di difficoltà sostanziali ed esposizione non eccessiva; solo alcuni passaggi (camino, traverso, placca in discesa) richiedono più attenzione. Da non sottovalutare però l'avvicinamento faticoso e il rientro anch'esso attrezzato.

    ⚠ Itinerario lungo in ambiente di alta montagna poco frequentato: buona preparazione e meteo stabile. La discesa parte attrezzata con un paio di passaggi non banali (placca e tratto verticale con scaletta).
    ▲Storia

    La Ferrata Paolin Piccolin è stata costruita nel 1969.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna al bivio dove inizia la discesa attrezzata: un tratto impegnativo su placca e un tratto verticale con scaletta, dopo i quali (circa 10') le difficoltà calano e si scende su sentiero lungo la via normale. A un bivio si tiene la destra (CAI 696) per il ripido Sentiero Attrezzato Bortoli, che con cenge e brevi balzi attrezzati sotto la parete sud riconduce al bivio dell'avvicinamento; da l' a ritroso fino alle baite e al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il lungo itinerario lascia poche energie per altro in giornata, ma la zona è ricchissima di vie. Verso il Passo San Pellegrino: l'Alta Via Bepi Zac e la Bruno Federspiel. Verso il Civetta: la Tissi, gli Alleghesi e la Fiamme Gialle. Verso le Pale di San Martino: la Bolver-Lugli e la Gabitta d'Ignoti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata344 m
    • Dislivello itinerario1354 m
    • Quota max2624 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)

    Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Pace è una via di media difficoltà inserita in un lungo e impegnativo itinerario di grande valore storico e paesaggistico nel gruppo di Fanes. Combina la salita attrezzata alla Croda del Vallon Bianco e la Ferrata alla Furcia Rossa; con avvicinamento e rientro molto lunghi (circa 20 km), va pianificata con giudizio ed è riservata a escursionisti allenati ed esperti di alta montagna.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla Capanna Alpina (1725 m), raggiungibile dal Rifugio Stella Alpina presso il Passo di Valparola (Val Badia: da San Cassiano/Armentarola o dal Passo Falzarego). Punto di partenza su Google Maps. Si scende brevemente sul sentiero 11; al bivio col CAI 20 (a destra per il Rifugio Scotoni) si tiene la sinistra e si sale ripidi al Col de Locia (2070 m, 45'). Sul sentiero 11, in falso piano nell'ampia vallata e su alcuni ponti, si raggiunge la Forcella Ju d'Ega (2158 m, 1h 30'); si continua a scendere nella valle fino al bivio in vista di Malga Fanes Grande, dove si prende a destra il sentiero 17 (2107 m). Si sale verso il crinale tra la Croda del Vallon Bianco e la Furcia Rossa: ignorata una prima deviazione a destra (rientro), a un secondo bivio (2250 m) si prosegue dritto a mezzacosta sul sentiero VB fino a una targa a 2400 m (3h dal parcheggio), dove a destra inizia la Ferrata alla Furcia Rossa e a zigzag sale il sentiero al Vallon Bianco. Si percorrono entrambi gli itinerari attrezzati, noti insieme come Ferrata della Pace.

    ▲Il percorso

    Croda del Vallon Bianco. Si sale per l'itinerario attrezzato, molto esposto ma largo, su un ampio sentiero di origine militare a mezzacosta che alterna cenge a canalini; dopo circa 30' (esposti ma non difficili) si passa presso un muretto a secco da cui una traccia porta in 15-20' al Bivacco Baccon-Barborka (4 posti). Proseguendo si incontrano passerelle in legno, un solido ponte sospeso e altre passerelle; risaliti alcuni tornanti e ultime cenge si raggiungono il libro delle firme e la croce sull'ampio pianoro sommitale (2684 m, circa 4h totali). Per la Furcia Rossa si rientra al bivio a 2400 m (45' dalla vetta): qui conviene valutare energie e tempo per concludere l'intero giro (circa 10h).

    Furcia Rossa. Dal bivio si seguono a sinistra le indicazioni lungo una cengia detritica sotto le pareti nerastre, a tratti sotto un tetto roccioso; prima dell'attacco si scende un camino con una fune e cinque scalette (due verticali, due appoggiate, un'ultima verticale) fino a un terrazzino, da cui un ripido sentiero porta alla forcella tra Furcia Rossa II e III. Inizia il tratto in salita: roccette in diagonale a destra, un tratto di sentiero non protetto, ancora roccette, una cengia attrezzata e una serie di scalette metalliche intervallate da rampe. Si raggiunge il passaggio chiave: una parete verticale con staffe metalliche, non difficile tecnicamente ma molto esposta e faticosa nei primi metri leggermente strapiombanti. Usciti dalla parete si risale, sul lato destro, un camino che porta in cresta e alla scarna croce della Furcia Rossa III, accanto a una panchina ricavata dalle ruote di un cannone (2791 m, 1h dal bivio, 5h 45' totali). Si prosegue verso sud scendendo, sul versante ovest, due scale appoggiate, un tratto di sentiero e altre due scalette più verticali ed esposte; dopo una cengia e ulteriori scale si scende la costa della Furcia Rossa con un'ultima fune verticale. Persi circa 200 m, si risale a mezzacosta fino al Bivacco della Pace (2760 m), sotto il Monte Castello, dove la via termina (1h 15' dalla vetta della Furcia Rossa III, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente di media difficoltà, ma estremamente lungo e poco battuto, in ambiente stupendo con viste su Fanes, Tofane e Dolomiti di Badia. Da affrontare allenati e con margine di tempo.

    ⚠ Itinerario molto impegnativo per sviluppo e isolamento: indispensabile tempo stabile, perché i bivacchi sono distanti tra loro e il maltempo qui può creare seri problemi. Da valutare il pernottamento in bivacco o rifugio.
    ▲Storia

    La via attraversa quello che fu il fronte della Grande Guerra. Il bivacco lungo il percorso è dedicato al capitano Barborka, che guidava i Kaiserjäger austriaci in questa zona: dopo scontri cruenti, nel luglio 1916 le truppe italiane ebbero la meglio e vollero rendere omaggio al valoroso ufficiale nemico.

    ▲Discesa

    Dal Monte Castello si scende per la vallata del Vallon Bianco, versante ovest, sul sentiero 17 in costante discesa fino al bivio dell'andata e quindi a Malga Gran Fanes (2102 m, 1h 15' dal Monte Castello). Da qui si percorre a ritroso l'avvicinamento: Forcella Ju d'Ega, vallone del Gran Pian e Col de Locia, fino alla Capanna Alpina (10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario ideale da spezzare in due giorni con pernottamento in bivacco. Nel Parco di Fanes si abbina alle ferrate al Sasso delle Nove e al Sasso delle Dieci e al Sentiero Dolomieu; verso la Val Travenanzes alla Ferrata Lipella e alla Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoFanes
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Quota max2781 m
    • Lunghezza20,2 Km
  • Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La storica Ferrata Oskar Schuster è un itinerario parzialmente attrezzato che sale alla Cima di Mezzo del Sassopiatto, nel gruppo del Sassolungo. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma la via alterna passaggi su cavo a sezioni in libera (per lo più I grado, qualche II) all'inizio e alla fine: ambiente di alta montagna senza vie di fuga, da percorrere solo con tempo sicuro.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella sale al Rifugio Toni Demetz; il Passo Sella si raggiunge dalla Val di Fassa (Canazei) o dalla Val Gardena (Selva). Punto di partenza su Google Maps. Conviene salire il primo dislivello dal Passo Sella (2180 m) al Rifugio Toni Demetz (2685 m) con la cabinovia (in alternativa il sentiero CAI 525, circa 1h 30'). Dal Demetz si scende ripidi sul CAI 525 nel vallone fino al Rifugio Vicenza (2253 m, 45' dalla stazione a monte). Lasciato il rifugio si prosegue nella detritica conca del Sassopiatto verso il punto più alto del cono formato da un ripido canalone, dove si trova l'attacco (45' dal Vicenza, 1h 30' totali); prima della prima fune si risalgono alcune roccette seguendo i segni a vernice rossa.

    ▲Il percorso

    Le prime funi sono su una rampa inclinata che aggira uno spigolo (2550 m); poi le attrezzature si interrompono e si alternano tratti su cavo a passi in libera. Si superano roccette e un secondo spezzone aiuta a rimontare un balzo verticale; si entra in un canalino su gradoni naturali seguendo i bolli rossi fino a un nuovo salto, vinto con due staffe, seguito da un traverso esposto ma facile verso destra. Si continua su rampe e roccette non difficili e su un ampio vallone piacevole da arrampicare senza cavo, fino al punto più verticale dell'itinerario: una parete di una trentina di metri con ottimi appigli naturali e fune, che porta a un'ampia forcella di sosta. Oltre la forcella un nuovo tratto verticale, privo di appigli, si supera con solide staffe e una scaletta metallica; poco oltre si entra in un canalino e, aggirato uno spigolo, si raggiunge la suggestiva Forcella delle Torri (2730 m, 1h dall'attacco). Una comoda cengia in quota aggira la parete sud del Sassopiatto fino a un breve salto attrezzato; segue un lungo canalone senza attrezzature, con passi in libera non difficili ma da calcolare per il detrito. In alto il canalone si stringe in una fessura che immette nella cresta sommitale e quindi sulla Cima di Mezzo del Sassopiatto (2955 m, 2h dall'attacco, 3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata vecchio stile, senza difficoltà tecniche elevate, che porta a una vetta di rilievo per un versante più alpinistico rispetto alla via normale (estiva e molto frequentata). Piacevole e arrampicabile sia sul cavo sia in libera; i passi liberi su roccia asciutta restano tra il I e il II grado e l'esposizione è in genere contenuta.

    ⚠ Itinerario di alta montagna senza vie di fuga: indispensabile meteo stabile. Attenzione ai tratti innevati fino a stagione inoltrata, soprattutto nei canalini e nel canalone finale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con neve possibile a inizio e fine estate. Cartografia consigliata: carte 4Land della Val di Fassa oppure della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Storia

    La via è dedicata all'alpinista tedesco Oscar Schuster, medico ed esploratore tra fine Ottocento e inizio Novecento, morto in Russia durante la Grande Guerra. Ripercorre in larga parte la salita che Schuster compiè nel 1895 con l'austriaco Hans Lorenz sulla parete est del Sassopiatto; attrezzata poco dopo, divenne una delle prime ferrate delle Dolomiti, come riporta il rapporto del 1896 della Sezione Accademica di Vienna del Club Alpino Austriaco, che ne propose il nome di Oscar-Schuster-Weg.

    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto (ovest), dapprima su sentiero roccioso poi ampio e facile, fino al Rifugio Sassopiatto (2300 m, 1h dal termine). Si prosegue sul CAI 557 toccando il Rifugio Sandro Pertini (2316 m) e il Rifugio Federico Augusto (2298 m), fino ai pressi del Col Rodella, da cui si raggiunge il parcheggio (3h dal termine, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Sassopiatto non vi sono altre vie attrezzate, ma dal Passo Sella si possono salire la breve Ferrata al Col Rodella o l'impegnativa Ferrata delle Mesules. Scendendo in Val Gardena: la Ferrata Tridentina e le ferrate del Piz da Cir; verso il Passo Pordoi la molto difficile Ferrata Piazzetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata395 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2964 m
    • Lunghezza12,8 Km
  • Ferrata Ottone Brentari

    Ferrata Ottone Brentari

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Ottone Brentari
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ottone Brentari collega i Rifugi Agostini e Pedrotti sotto la Cima d'Ambiez, nelle Dolomiti di Brenta, senza difficoltà tecniche di rilievo ma con tratti esposti e l'attraversamento di vedrette. Qui è descritta in direzione Agostini-Pedrotti, che consente di percorrere la parte attrezzata in salita godendo dei panorami migliori.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dal Ristoro Dolomiti (768 m) sopra Dorsino: in paese una strada segnalata «Val d'Ambiez» sale stretta lungo la valle fino al ristorante, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 325 fino al Rifugio al Cacciatore (1820 m, 2h 15'), poi sempre sul 325 (Sentiero Dallago) al Rifugio Agostini (2410 m, 3h 30' totali). L'avvicinamento è lungo e supera circa 1700 m di dislivello: ha senso valutare un pernottamento in rifugio per affrontare riposati l'itinerario in quota.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Agostini si risale verso nord il vallone della Bocca d'Ambiez; si supera il bivio col CAI 321 (Ferrata Castiglioni) tenendo il lato sinistro e affrontando facili tratti attrezzati su roccette e cenge, fino alla Vedretta d'Ambiez (2800 m, 45' dal rifugio). Qui, dove il CAI 304 prosegue dritto verso la Bocca d'Ambiez, si tiene la destra attraversando la vedretta seguendo alcune bandierine rosse e prestando attenzione alla stabilità del ghiaccio presso il bordo. All'attacco (cartello rosso) si sale una parete appoggiata con ampie staffe, poi un traverso ascendente a sinistra e una serie di gradini metallici fino a un segnavia: a sinistra si va verso la Bocca d'Ambiez, a destra in salita prosegue la Brentari. Si guadagna quota con esposizione crescente ma su passaggi mai difficili: una scala metallica prima verticale poi appoggiata, facili balzi attrezzati, un'ampia cengia a destra e altre roccette. Si percorrono una seconda cengia, una serie di scale appoggiate e un tratto facile fino a un'altra scala; una lunga cengia conduce alla Bocca di Tosa (2845 m) e all'ultima scala, percorsa in discesa. Aggirato uno spigolo, dove un tempo c'era un ponte sospeso traballante si percorre una breve ed esposta cengia fino alla Sella di Tosa (2860 m, 45' dall'attacco, 1h 30' dal Rifugio Agostini), dove la ferrata termina.

    Da qui si scende verso il Rifugio Pedrotti su tracce, con splendida vista sulla parete sud di Cima Tosa, sul Campanil Basso e sugli Sfulmini: alcune roccette non attrezzate portano sul versante sinistro della Vedretta di Tosa, che si scende affrontando alcuni nevai. Risalito un breve tratto, si incontrano i bivi per il Sentiero Attrezzato Apolloni e per il Sentiero Palmieri; proseguendo sul CAI 304 si aggira Cima di Brenta Bassa e si arriva al Rifugio Pedrotti (2491 m, 1h dalla Sella di Tosa, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non difficile, ma abbastanza esposta nel tratto che sale dalla Vedretta d'Ambiez alla Sella di Tosa. Si presta benissimo a essere concatenata con gli altri itinerari attrezzati del Brenta.

    ⚠ Gli attraversamenti delle vedrette dipendono dall'innevamento e dalla sua stabilità, variabili di anno in anno: i ramponi sono un'opzione consigliabile anche in stagione avanzata. Indispensabile meteo stabile, vista la quota e l'ambiente.
    ▲Discesa

    La ferrata termina ben prima del Pedrotti. Per non raggiungere il rifugio si può imboccare il Sentiero Attrezzato Apolloni (CAI 320B), che si stacca a destra circa 20' prima del Pedrotti: esposto ma non difficile, resta in quota fino a Passo Forcoletta (2433 m) e scende al Rifugio al Cacciatore (2h 15' dal termine della ferrata, 8h 30' totali) e quindi al Ristoro Dolomiti (circa 10h). Volendo passare dal Pedrotti si percorre a ritroso il tratto fino all'Apolloni, aggiungendo circa un'ora (11h totali).

    ▲Da abbinare

    Per il lungo avvicinamento conviene unirla ad altri itinerari del Brenta: in più giorni con la Ferrata Castiglioni e il Sentiero dell'Ideale, oppure dal Pedrotti verso Bocca di Brenta con la Ferrata delle Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Più a nord, la Ferrata delle Bocchette Alte con il proseguo nella Benini e il Sentiero Sosat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario2100 m
    • Quota max2860 m
  • Ferrata Orto del Mandorlo (Pietra di Bismantova)

    Ferrata Orto del Mandorlo (Pietra di Bismantova)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Reggio Emilia
    Ferrata Orto del Mandorlo (Pietra di Bismantova)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Orto del Mandorlo è una via recente che sale l'arenaria della Pietra di Bismantova, sopra Castelnuovo ne' Monti (Reggio Emilia). Condivide il primo tratto con la storica Ferrata degli Alpini e prosegue poi su un settore noto per roccia non sempre di qualità: presenta passaggi facili con due tratti moderatamente difficili, il più bello sul pilastrino centrale.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Piazzale Dante, ai piedi della Pietra, raggiungibile da Castelnuovo ne' Monti (SS 63 del Passo del Cerreto) seguendo le abbondanti indicazioni per la Pietra di Bismantova. Punto di partenza su Google Maps. Dal piazzale si risale la scalinata verso il Rifugio della Pietra; dopo pochi metri un cartello CAI sulla destra indica la ferrata. Si costeggiano per circa 10' le imponenti pareti d'arrampicata, si entra in un anfratto roccioso e, lungo esposti terrazzini erbosi, si raggiunge il primo tratto attrezzato (15' dal parcheggio). Vista la poca comodità all'attacco, conviene indossare l'imbrago già al piazzale.

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata degli Alpini ed è fatta di sali-scendi con due passaggi impegnativi: una parete appoggiata gradevole in arrampicata sull'arenaria, poi, aggirato uno spigolo, un canale di discesa di una decina di metri (passaggio chiave, ben infisso, con un cono di gomma aggiunto nel 2019) che richiede piede fermo. Si raggiunge una grotta da affrontare in discesa, semplice se studiata, dopo la quale un sentiero a segni bianco-rossi costeggia un paio di frane fino all'inizio della seconda sezione degli Alpini. Qui, invece di salire verso gli Alpini, si segue a destra un cartello CAI «Sentiero» verso un'evidente pietraia; a mezzacosta, seguendo poi una traccia alla base della parete, si raggiunge il cartello azzurro che indica l'attacco dell'Orto del Mandorlo (circa 40' dal parcheggio).

    I primi 50 metri salgono lo zoccolo su misto di terra, erba e rocce instabili (massima attenzione a non scaricare sassi sul sentiero sottostante): si sale in diagonale a destra fino a una radice con un breve passo in strapiombo, poi su placca appoggiata con passi d'aderenza mai difficili, badando più a non scivolare che a cadere. Una paretina più verticale, ricca di appoggi ma priva di staffe, porta a un breve traverso a destra e a una placchetta che chiude lo zoccolo. Si segue una cengia terrosa in orizzontale verso sinistra, si doppia uno spigolo risalendo un canalino e si traversa ancora a sinistra in lieve discesa fino al pilastrino, il tratto più bello: ci si sposta a sinistra in esposizione, si afferra una comoda cambra metallica e si sale in leggero strapiombo su ottimi appigli e appoggi. Usciti a destra dal pilastro, scavalcata una radice, si raggiunge un terrazzino terroso; una placchetta diagonale, un tratto in lieve strapiombo e un traverso a sinistra conducono alla placca sommitale, appoggiata e di buona roccia, che si risale anche in aderenza fino al termine delle attrezzature sul pianoro (circa 1h dal parcheggio). Di fronte si vede la scala finale della Ferrata degli Alpini.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma non banale: i tratti in comune con gli Alpini (discesa presso lo Spigolo dei Nasi e nella Grotta del Sambuco) sono moderatamente difficili; l'Orto del Mandorlo è per lo più facile con due passi moderatamente difficili. Nel complesso la Ferrata degli Alpini resta leggermente più difficile ed esposta.

    ⚠ Roccia non sempre di qualità e fondo terroso: un eventuale distacco di sassi cadrebbe sul sentiero di avvicinamento o sui tratti iniziali. Casco assolutamente obbligatorio; sconsigliato percorrere la via in discesa (rischio di scaricare detriti su chi sale).
    ▲Storia

    La via è stata installata nell'autunno 2023 dalle Guide della Pietra e ripercorre in parte la «Via del Campo», ardita salita in solitaria di G. Colombani: per la roccia scadente dello zoccolo e le difficoltà sostenute (VI+) contava pochissime ripetizioni ed era da anni abbandonata (si notano ancora vecchi spit artigianali). La direttrice, nella seconda parte, segue logicamente la fessura del pilastro.

    ▲Discesa

    Tre opzioni. La più semplice: dal termine si segue a sinistra la traccia fino all'ampio sentiero che attraversa il pianoro e scende per la via principale a Piazzale Dante (30'). Una variante più impervia raggiunge la parete sud dove terminano diverse vie d'arrampicata, con un paio di passi su roccette, e da l' al piazzale. Per i ferratisti, infine, si può scendere lungo la facile Ferrata Ovest o dell'Ultimo Sole (inaugurata nel 2017), percorribile anche in discesa.

    ▲Da abbinare

    Le tre ferrate di Bismantova si concatenano in un bell'anello: oltre all'Orto del Mandorlo, la Ferrata Ovest o dell'Ultimo Sole e la Ferrata degli Alpini. Nei dintorni, in auto e in giornata: Ferrata Balze del Malpasso (~24 km), Ferrata Monte Penna (~42 km) e Ferrata Barranco del Dolo (~38 km).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoPietra di Bismantova
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max1046 m
    • Lunghezza4,00 Km
  • Ferrata dell’Orrido di Foresto

    Ferrata dell'Orrido di Foresto

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dell'Orrido di Foresto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell'Orrido di Foresto si snoda in una gola naturale magnifica ed è tra le più spettacolari della Val di Susa: impegnativa al punto giusto su due pareti verticali con tratti strapiombanti e molto adrenalinica per i tre ponti sospesi, di cui due lunghi e oscillanti. La portata del torrente incide parecchio, sia nei guadi sia sulle pareti vicine alla seconda e alla terza cascata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Foresto, in Val di Susa (Torino), parcheggiando nei pressi della chiesa. Punto di partenza su Google Maps. Si segue la strada che sale verso destra (indicazioni anche per la storica palestra di roccia), prima asfaltata poi sterrata, fin dentro l'orrido; si attraversa una prima volta il torrente, si risale il fondo della gola e si guada nuovamente fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una corta placchetta in diagonale, seguita da un facile traverso; dopo un breve tratto di collegamento si sale una parete dapprima verticale poi verso destra, guadagnando esposizione sul torrente. In diagonale si raggiunge il primo ponte sospeso, il più lungo e il più dondolante: la corda di destra, piuttosto bassa, tende a sbilanciare nella parte centrale, ma con calma si passa. Oltre il ponte, un facile traverso orizzontale con staffe conduce al secondo ponte, più corto e stabile, che riporta sulla destra orografica. Segue un traverso prima orizzontale poi in lieve discesa fino al passaggio più bello e impegnativo: una parete di una trentina di metri a fianco di una cascata, con alcuni metri strapiombanti e, in alto, doppia fila di staffe a sostegno; in base alla portata ci si bagna. Dopo un guado (con piena, soprattutto in primavera, ci si bagna ancora) si sale con un traverso verso sinistra al terzo e ultimo ponte, preceduto da un tratto verticale e leggermente strapiombante. Attraversato il ponte, un traverso verso destra costeggia una nuova cascata; la via si chiude con una lunga parete verticale ben assistita da staffe e con alcuni bei passaggi arrampicabili su roccia, fino al termine delle difficoltà e ad alcuni minuti di tratti attrezzati conclusivi (2h dall'attacco, 2h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto ben attrezzata e arrampicabile, dove l'ambiente di forra e i ponti fanno la differenza; le pareti strapiombanti vicine alle cascate sono il tratto più faticoso e suggestivo.

    ⚠ La ferrata fu chiusa nel 2016 per una frana presso il primo ponte e ripristinata nell'ottobre 2017: la roccia può essere instabile, quindi massima attenzione e casco indispensabile. Da evitare con portata del torrente elevata (almeno tre guadi): utile portare un paio di ciabatte per i guadi e un kway per i tratti vicini alle cascate.
    ▲Storia

    L'Orrido di Foresto è un pezzo di storia dell'arrampicata in Val di Susa. Un primo sentiero attrezzato fu tracciato da soci del CAI negli anni Sessanta e restò in funzione una ventina d'anni, fino alla chiusura e al parziale smantellamento per ragioni di sicurezza, mentre la falesia all'ingresso dell'orrido attirava forti arrampicatori sui suoi strapiombi. La via ferrata fu ricostruita nel 2003 e nel 2010 furono aggiunti i tre ponti sospesi che oggi la caratterizzano: rispetto all'originale è molto più attrezzata e accessibile.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si rientra seguendo il sentiero ben indicato verso sinistra che, senza difficoltà, riporta in discesa al paese (30' dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si concatena facilmente con le altre ferrate della Val di Susa: la vicina Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata Carlo Giorda, le ferrate di Claviere come la Ferrata Rocca Clarì e la Ferrata delle Cascate di Novalesa, oltre alla Ferrata Gorge della Dora.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata230 m
    • Dislivello itinerario240 m
    • Quota max740 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata dell’Orrido di Chianocco

    Ferrata dell'Orrido di Chianocco

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dell'Orrido di Chianocco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell'Orrido di Chianocco risale la gola scavata dal torrente Prebec, presso Chianocco in Val di Susa. Non è tecnicamente impegnativa, salvo un paio di pareti esposte e leggermente strapiombanti, ed è soprattutto un itinerario di grande valore paesaggistico dentro una caratteristica forra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla borgata di Chianocco, comune di Bussoleno (Torino), cercando parcheggio vicino alla chiesa. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si risale verso destra il sentiero a segni bianco-rossi, oltre una bacheca, in direzione della gola del Prebec: si attraversa un fitto bosco, si passa in una galleria naturale e si superano un paio di guadi non difficili fino ai primi tratti attrezzati, dove ha inizio la ferrata (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono propedeutici: un breve balzo roccioso con fune e scalini porta al vero attacco. Si comincia con un traverso orizzontale, comodo per i piedi, a pochi metri dal letto del torrente, poi un traverso diagonale più impegnativo; si supera un anfratto, si risale uno spigolo e un ulteriore traverso conduce al ponte sospeso. Il ponte non è lungo e ha doppia corda per i piedi, quindi risulta abbastanza stabile. Dal lato opposto si affronta un traverso con alcune staffe, poi una parete verticale leggermente strapiombante presso una frattura, fittamente attrezzata di staffe, che fa guadagnare in fretta quota ed esposizione. Segue il passaggio chiave: un lungo traverso esposto e leggermente strapiombante di una ventina di metri, dopo il quale si scende, ora più facilmente, oltre uno sbarramento sul torrente. Aggirato un piccolo bosco, presso il caratteristico foro della diga, la via termina con una decina di minuti di roccette e un sentiero attrezzato (45' dall'attacco, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata non è difficile, ma le pareti leggermente strapiombanti impegnano le braccia: l'esposizione è il dato più rilevante. Itinerario breve, ideale anche come uscita di mezza giornata.

    ⚠ Attenzione alla portata del torrente: pur restando quasi sempre staccati dall'acqua (tranne il tratto iniziale e i guadi), con piena elevata l'ambiente diventa più insidioso. Casco sempre obbligatorio.
    ▲Discesa

    Si seguono i sentieri ben segnalati (segni bianco-rossi) che in circa 20' riportano al paese e quindi al parcheggio (circa 2h totali comprese le soste).

    ▲Da abbinare

    La ferrata si concatena facilmente con le altre vie attrezzate della Val di Susa. Tra le più vicine: la Ferrata dell'Orrido di Foresto, la Ferrata Carlo Giorda e, risalendo la valle, le ferrate di Claviere come la Ferrata Rocca Clarì, oltre alla Ferrata Gorge della Dora e alla Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max614 m
    • Lunghezza4 Km
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