Paese: Italia

  • Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo

    Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo

    Vie Ferrate › Lombardia › Como
    Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo

    La Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo, nel comasco, è una via impegnativa con avvicinamento piuttosto lungo. Si sviluppa su una parete che fa scarso uso di staffe: per non sforzare inutilmente le braccia sulla catena conviene saper arrampicare, sfruttando gli ottimi appigli naturali.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalle Sorgenti di Gajum, a Canzo (Como), dove a fine di via Gajum c'è uno spiazzo per parcheggiare. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Da Gajum si raggiunge il Rifugio Terz'Alpe (sentiero lungo il torrente Ravella oppure per Prim'Alpe e Second'Alpe); dal rifugio si sale ripidi a nord verso la Colma di Pianezzo e, poco prima della croce, si segue a destra una traccia che per un ghiaione porta all'attacco (1h 45' da Gajum).

    ▲Il percorso

    Si attacca su una breve placca appoggiata a destra, poi a sinistra in diagonale su parete ben appigliata fino a una lunga placca liscia, in origine senza staffe e oggi con alcuni appigli artificiali: conviene arrampicare. Si vira a destra in un canalino angusto con due staffe, si aggira un albero e si affronta un lungo traverso a destra con buoni appoggi ma appigli non sempre facili (utile la catena per equilibrarsi, senza indugiare nei tratti in leggero strapiombo). Segue un diedro non banale, alcune roccette, una parete verticale di media difficoltà e una scala metallica di circa 20 metri; dopo una pancia e roccette con piccoli infissi si raggiunge un sentierino attrezzato e l'ultimo pilastro, che richiede buona tecnica su placchette lisce (alcune staffe presenti). Terminate le pareti, si seguono i bolli rossi a destra, si scende la sella e si risale alla vetta del Corno Occidentale (1h 30' dall'attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non lunga ma con numerosi passaggi tecnici, sconsigliata ai principianti. La corda è spesso affiancata o sostituita da una catena grossa che a volte impedisce al moschettone di scorrere. Dislivello in ferrata 250 m, complessivo 900 m, quota massima 1373 m, sviluppo 11 km.

    ⚠ Attenzione al Passo della Vacca, da affrontare almeno una volta a fine ferrata in direzione della vetta: passaggio non difficile ma esposto, da non sottovalutare proprio quando ci si rilassa dopo lo sforzo.
    ▲Discesa

    Due opzioni. Per un ripido canalino (passaggi di I grado, scivoloso se bagnato) si seguono i bolli rossi a nord fino alla forcella dei Due Corni, poi al Rifugio Pianezzo e a Gajum (1h 45' dal termine, 4h 45' totali). In alternativa si ripercorre a ritroso il sentiero dalla sella verso la cresta fino a un canalino meno ripido, scendendo presso la croce dell'avvicinamento e quindi al Rifugio Pianezzo e a Gajum (2h dal termine, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Gli escursionisti più allenati possono combinarla in un lungo anello con la Ferrata al Corno Rat, partendo da Valmadrera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoTriangolo Lariano
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max1373 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Ventricini al Corno Piccolo

    Ferrata Ventricini al Corno Piccolo

    Vie Ferrate › Abruzzo › Teramo
    Ferrata Ventricini al Corno Piccolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Ventricini, da poco riattrezzato con funi e scale nuove, aggira la parete ovest del Corno Piccolo nel Gran Sasso. È un itinerario interessante e mai difficile, in larga parte assimilabile a un sentiero attrezzato impegnativo: adatto anche a chi non ha ancora maturato esperienza su vie ferrate complesse.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Prati di Tivo (Teramo), alle pendici del Gran Sasso (uscita A24 S. Gabriele – Colledara, poi SS del Gran Sasso). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte dell'ovovia (località la Madonnina) si segue il sentiero 103 verso il Rifugio Franchetti; dopo circa 10' si tiene il bivio a destra e, a mezzacosta sul fianco nord del Corno Piccolo, si raggiunge la targa d'inizio della ferrata (45' dall'ovovia).

    ▲Il percorso

    La parte iniziale è in discesa per alcuni metri lungo i bolli bianco-rossi, fino a un tratto attrezzato che risale verticale con cavo e scale mai difficili. Si giunge alla parete ovest del Corno Piccolo e si prosegue tra saliscendi, cenge e facili passaggi talvolta non protetti, fino a un passaggio incastrato tra due massi dove, impossibile passare con lo zaino in spalla, conviene appenderlo all'imbrago con un rinvio o una fettuccia. Poco dopo la ferrata termina (1h 20' dall'attacco, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnicamente facile, ottima per prendere confidenza con l'ambiente del Gran Sasso e per costruire itinerari ad anello. Dislivello in ferrata 250 m, complessivo 550 m, quota massima 2575 m, sviluppo 7 km.

    ⚠ L'accesso dipende dall'apertura dell'ovovia di Prati di Tivo: verificare orari ed eventuali chiusure dell'impianto prima di partire, valutando in alternativa la salita a piedi dal rifugio Cima Alta.
    ▲Discesa

    Dal termine si può salire a sinistra la via normale al Corno Piccolo (passaggi di I grado, 1h) e poi rientrare a ritroso lungo il Ventricini fino all'ovovia (5h 30' totali); oppure proseguire fino alla Sella dei Due Corni e scendere al Rifugio Franchetti, da cui per la Ventricini si torna all'ovovia (1h 30' dal termine, 4h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoGran Sasso
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:20 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max2575 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata di Volturara Irpina (Maroia)

    Ferrata di Volturara Irpina (Maroia)

    Vie Ferrate › Campania › Avellino
    Ferrata di Volturara Irpina (Maroia)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Volturara Irpina (o Ferrata di Maroia) è la prima via ferrata certificata in Campania, installata nel 2019 sulla parete ovest del Monte Costa. Offre tre percorsi di difficoltà crescente – un tracciato base facile, una variante moderatamente difficile e una variante estremamente difficile con strapiombi – in un contesto bello e fuori dalle solite mete.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal centro di Volturara Irpina (Avellino), con la parete ben visibile a sud-est. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dall'incrocio tra Via Sibilla, Via Candragone e Via Pasquale de Feo una stradina punta alla parete: si seguono i cartelli, ignorando a sinistra le vie multipitch, e in pochi metri si raggiunge l'attacco della ferrata (10' dal centro).

    ▲Il percorso

    La via ha un primo tratto obbligato comune, poi si articola in tre tracciati con una via di fuga dopo il primo tratto. Il percorso azzurro (facile) sale una rampa a destra e uno spigolo frastagliato in arrampicata, poi scende un paio di metri a sinistra su un traverso esposto e panoramico; prosegue a sinistra su sentiero nel bosco (qui la via di fuga) e termina con cenge e facili balzi sulla crestina sommitale. Il percorso rosso (la Ferrata Maroia vera e propria, moderatamente difficile) tiene la destra su un'ampia cengia, supera un traverso diagonale impegnativo, uno strapiombo con passo atletico e bella esposizione, fino a ricongiungersi al percorso azzurro. Il percorso nero (Variante del Mulo, estremamente difficile) è breve ma molto atletico: dopo un avvio facile sale pareti impegnative fino a un netto strapiombo verticale privo di appigli, da superare rapidi, prima di ricongiungersi al percorso rosso.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente con attrezzatura in ottimo stato e la possibilità di scegliere il livello adatto alla propria preparazione. Dislivello in ferrata 150 m, complessivo 180 m, quota massima 800 m, sviluppo 4 km.

    ⚠ Le varianti rosso e soprattutto nero presentano strapiombi atletici: valutare onestamente le proprie condizioni prima di impegnarle e sfruttare la via di fuga dopo il primo tratto se necessario.
    ▲Discesa

    Dal termine si seguono i segni CAI 145 e 145a che in circa 20' riportano in centro al paese: a sinistra (nord) si scende nel bosco fino alla cengia dell'attacco, a destra (sud) si raggiungono i vicoli del paese (2h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneCampania
    • GruppoMonti Picentini
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario180 m
    • Quota max800 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Vigneron a Caspoggio

    Ferrata Vigneron a Caspoggio

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata Vigneron a Caspoggio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Vigneron a Caspoggio (Valmalenco, Sondrio) è una via «alla francese», atletica, verticale ed esposta ma senza particolari difficoltà tecniche: risale lunghe placche abbondantemente attrezzate con staffe e fune molto tesa, e regala un ponte tibetano e scorci spettacolari sulla valle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso la località «Castello» a Caspoggio (SO): si parcheggia vicino alla rotonda sulla provinciale della Valmalenco (o ai parcheggi del primo tornante per Caspoggio). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale la comunale per circa 150 m fino al tornante; oltre un grande masso un primo cartello indica il sentiero per la falesia «Il Castello» e un secondo l'attacco della ferrata, sul margine sud della falesia (circa 10' dall'auto).

    ▲Il percorso

    Si inizia con un muro a balzi quasi verticale che obliqua a sinistra, poi un murettino conduce alla grande cengia di fine prima sezione. Un facile traverso a nord porta alla seconda sezione, più lunga: balze verticali e appoggiate fino a una rampa quasi verticale, un breve traverso e un passaggio aereo tra spigolo e diedro con vista su Primolo. Dopo uno spigolo appoggiato si raggiunge il tratto più verticale, il muro della Vecchia Inghilterra, strapiombante per pochi metri all'inizio (passo atletico ed esposto) e poi verticale. La via obliqua a sinistra fino al ponte tibetano (circa 12 metri), che termina con un breve muro verticale molto aereo e uno spigolo panoramico su Chiesa Valmalenco; chi vuole evitare il ponte può aggirarlo a destra sulla cengia. Segue un altro lungo muro, in qualche punto verticale ed esposto, poi la ferrata si abbatte e per linea vita su sentiero attrezzato si arriva al termine (1h 45' dall'attacco, circa 2h totali), con vista sul Pizzo Scalino e su Caspoggio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via verticale ed esposta con difficoltà atletiche ma ben attrezzata; la bassa quota la rende percorribile quasi tutto l'anno tranne i mesi invernali più freddi. Dislivello in ferrata 210 m, complessivo 260 m, quota massima 1215 m, sviluppo 3 km.

    ⚠ La via resta in ombra la mattina e prende poco sole d'inverno: attenzione al possibile ghiaccio sul sentiero di rientro e prudenza nel bosco dopo le piogge.
    ▲Discesa

    Dal boschetto sommitale, a sinistra (nord) un comodo sentiero porta in 10' alla frazione di Santa Elisabetta; prima delle prime villette si vira a sinistra (ovest) nel bosco verso Caspoggio, si raggiunge il centro sportivo Zenith e, per via Vanoni e via Burri, si segue verso la frazione Albertazzi fino alla strada dei parcheggi (45' dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    In Valmalenco si può abbinare la Ferrata al Torrione Porro sopra Chiareggio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValmalenco
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata210 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Quota max1215 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    La Ferrata di Valdaora (Olanger Klettersteig) alla Cima di Colli Alti è una facile via che offre un'alternativa alla via normale per salire questa panoramica cima sopra la Val di Braies. L'itinerario è lungo e con buon dislivello ma privo di difficoltà tecniche di rilievo, adatto a tutti gli escursionisti allenati.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio a nord del Lago di Braies, presso l'Hotel Lago di Braies (1490 m); tra Monguelfo e Villabassa si svolta a sud lungo la Valle di Braies. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. È un lungo anello: dal lago si sale sul versante orientale col sentiero 20 a pendenza costante; dopo circa un'ora, a un bivio, si tiene il 20 (indicazioni «Malghe Pra delle Vacche») mentre il sentiero 61 a sinistra è la via normale di rientro. Si prosegue più ripidi fino a una forcella panoramica sulla Val Pusteria (2140 m) con indicazioni per la ferrata; usciti dal bosco, dopo una salita un po' esposta su sentiero erboso poi roccioso, si raggiungono le prime funi (2h 30' dalla partenza).

    ▲Il percorso

    La ferrata è tecnicamente facile e si svolge su roccette, tratti di sentiero attrezzato e un paio di salti verticali seguiti da facili traversi. Sviluppandosi sul versante nord, il terreno può essere umido o innevato e le attrezzature aiutano nei tratti più esposti. Si sale tra sfasciumi ed erba, poi più ripidi su roccette verso la parete nord del Kaserkopf; un paio di tratti diagonali e un singolo tratto verticale ben appigliato precedono il passaggio chiave, un traverso a destra che aggira uno spigolo esposto, ben appigliato e breve. Le attrezzature finiscono poco prima della vetta del Kaserkopf (2414 m, 30' dall'attacco, 3h totali); per sentiero a mezzacosta sul versante sud si raggiunge poi la croce della Cima di Colli Alti (2542 m, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile, ideale per chi vuole un'alternativa più varia alla via normale; l'impegno sta soprattutto nella lunghezza e nel dislivello. Dislivello in ferrata 140 m, complessivo oltre 1000 m, quota massima 2542 m, sviluppo 9,1 km.

    ⚠ Sviluppandosi sul versante nord, all'inizio stagione il percorso può essere umido o innevato: utili attenzione e una valutazione delle condizioni.
    ▲Discesa

    Si scende per la via normale: dai prati meridionali della Cima di Colli Alti si seguono i segni rossi con le indicazioni del sentiero 61A e poi 61, fino al bivio dell'andata e quindi a ritroso al Lago di Braies (2h 30' dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    In zona Pusteria-Aurina: la Ferrata Piz de Peres e, sopra Campo Tures, la Ferrata Speikboden.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Braies
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata140 m
    • Dislivello itinerario1053 m
    • Quota max2542 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Ferrata del Vajo Stretto

    Ferrata del Vajo Stretto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Vajo Stretto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Vajo Stretto sale la parete orientale del Monte Cornetto, nelle Piccole Dolomiti al confine tra Trento e Vicenza. Risale una stretta fenditura rocciosa con difficoltà mai significative, in un ambiente molto bello; abbinata alla vetta del Cornetto diventa un lungo e appagante anello.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Cornetto (1225 m), sulla strada che collega Pian delle Fugazze al Sacrario del Pasubio (ampio parcheggio a pagamento). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero 150 (ex 44) prima su prati poi nel bosco, con segni CAI e scritte sui sassi, fino all'attacco (circa 40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal cartello rosso si salgono facili roccette verso l'evidente canalone, alternando risalti e cenge erbose fino all'ingresso del vajo. Le attrezzature si interrompono e ci si sposta sul lato sinistro per risalire il canale su roccia appigliata e qualche cambra, verso un caratteristico tunnel naturale tra massi incastrati. Oltre il tunnel si prosegue nella fenditura tra incombenti pareti, alternando tratti di sentiero a tratti assicurati con passi di arrampicata mai difficili e diversi passaggi in camino tra rocce incastrate. Un passaggio più verticale (molte cambre) e un traverso esposto a sinistra, oltre un grande masso spesso umido, portano al libro firme; si sale infine la rampa sul lato destro e si esce dal Vajo Stretto, dove termina la ferrata (circa 1550 m, 1h dall'attacco, 1h 45' dal parcheggio). All'intersezione col Vajo Cassa da Morto si tiene la sinistra in salita fino a un ghiaione e alla Selletta dell'Emmele (1675 m, 20'); consigliato proseguire per la vecchia mulattiera militare alla Forcella del Cornetto (1825 m) e, per il sentiero attrezzato della via normale (esposto ma non difficile, tratti con catena), alla croce del Monte Cornetto (1899 m, circa 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà contenuta ma di grande atmosfera, tra camini e massi incastrati. Dislivello complessivo 600 m, quota massima 1899 m, sviluppo 8,6 km.

    ⚠ Casco assolutamente necessario per il pericolo di caduta sassi lungo il vajo. Attenzione al fondo sdrucciolevole di alcune sezioni; gli zaini ingombranti creano problemi nei punti più angusti, meglio uno zaino piccolo o collegarlo all'imbrago con una fettuccia.
    ▲Discesa

    Si scende a ritroso il sentiero attrezzato di vetta fino al sentiero 149; consigliato proseguire verso sud a mezzacosta verso il Baffelan e il Passo di Campogrosso, tra tratti attrezzati mai difficili e gallerie di guerra, fino al Passo degli Onari (1760 m) e al Passo del Baffelan. Da qui il sentiero 177 (Boale del Baffelan) scende un canalone (attenzione, con un salto verticale protetto da catena) fino alla Strada del Re (sentiero 175) che riporta a Malga Cornetto (3h dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona del Cornetto è ricca di itinerari attrezzati: verso il Carega la Ferrata del Vajo Scuro e la Ferrata Campalani al Carega.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1.899 m
    • Lunghezza8,6 Km
  • Ferrata Ulassai One

    Ferrata Ulassai One

    Vie Ferrate › Sardegna › Nuoro
    Ferrata Ulassai One
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ulassai One è una via recente, breve e divertente, sopra il paese di Ulassai in Ogliastra. Offre panorama costante sul paese e tratti esposti prevalentemente orizzontali, su traversi, oltre a un ponte tibetano; dalla sommità lo sguardo arriva fino al mare.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Ulassai, parcheggiando tra il parco giochi e il chiosco-bar. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prende la stradina dietro il chiosco e in un paio di minuti si entra in un boschetto, seguendo le frecce arancioni; si sale fino a un canale tra le pareti rocciose, si oltrepassa una piccola recinzione (apribile con le corde già presenti) e si raggiunge l'attacco, sulla sinistra (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si inizia con un traverso verso sinistra che esce dal canale, poi una scala staffata sale in verticale una decina di metri fino a una cengia da cui si apre il panorama su Ulassai. Si prosegue arrampicando facilmente su roccia ricca di appigli, un traverso diagonale porta a uno spigolo esposto, quindi un altro traverso e una parete in salita diagonale (con appoggi e cambre dove servono) conducono a una cengia. Una breve verticale staffata porta al ponte tibetano, lungo circa 10 metri e stabile; oltrepassatolo si sale ancora a destra su roccia ben appigliata e, con un'ultima scala staffata verticale, si raggiunge la sommità e la fine della ferrata, con vista fino al mare (1h dall'attacco, 1h 10' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non particolarmente difficile, con alcuni punti esposti e un ponte tibetano; avvicinamento breve e durata di circa un'ora. Inaugurata nel 2025, si sviluppa per lo più all'ombra e si presta quindi bene anche nelle giornate estive. Quota massima 830 m, sviluppo 1 km.

    ⚠ Nel canale dell'attacco e in discesa alcune corde di servizio sono usurate: prestare attenzione nell'appoggiarvisi.
    ▲Discesa

    Dal termine si tiene la destra seguendo gli ometti di pietra lungo un percorso che chiude l'anello: in breve si raggiunge il sentiero nel boschetto e l'apice del canale dell'attacco; si scende il canale aiutati da alcune corde, tra grandi rocce, gradoni e un suggestivo camino, fino all'attacco (20' dalla fine) e poi a ritroso al parcheggio (1h 40' totali).

    ▲Da abbinare

    Tra le ferrate sarde: la Ferrata Gutturu Xeu, la Ferrata di Giorrè, la Ferrata al Pan di Zucchero e la Ferrata di Badde Pentumas.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoOgliastra
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello itinerario120 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Tramuntin al Monte Rest

    Ferrata Tramuntin al Monte Rest

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Pordenone
    Ferrata Tramuntin al Monte Rest
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Tramuntin sale il Monte Rest nelle Prealpi Carniche, sul versante pordenonese. È una via molto arrampicabile e logica, con un solo passaggio davvero impegnativo e molti tratti piacevoli da salire senza trazionare sul cavo, in un ambiente isolato e poco frequentato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la strada che collega Tramonti di Sopra (Pordenone) ad Ampezzo (Udine): presso un tornante accentuato verso sinistra (venendo da sud) un cartello su fondo scuro indica la Palestra di Roccia e la Ferrata del Tramuntin. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la traccia nel bosco che, con un semicerchio in senso antiorario, porta in circa 30' all'attacco, poco oltre una via alpinistica su canalone e numerosi tiri di una vicina falesia (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale una parete selvaggia cercando le debolezze della roccia: sviluppo breve (circa 100 m) ma impegnativo. L'inizio è appoggiato e ricco di appigli; dopo pochi minuti si incontra una prima serie di passaggi più impegnativi e si traversa a sinistra con un singolo passaggio più difficile. Nel complesso resta molto arrampicabile, con roccia talora instabile ma ricca di appoggi. Si risale l'ampio colatoio fino al termine delle attrezzature (circa 40' dall'attacco, 1h 15' dall'auto). Da qui inizia il tratto più impegnativo dell'escursione: il sentiero che collega il termine della via a Casera Monte Rest è molto ripido, su roccette ed erba potenzialmente scivolose, a tratti attrezzato; seguendo i bolli rossi si esce dalla faggeta e si raggiunge la casera, da cui si sale in vetta al Monte Rest (1780 m, circa 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario piacevole e isolato, nonostante la bassa quota. Dislivello in ferrata 120 m, complessivo 870 m, quota massima 1780 m, sviluppo 8 km.

    ⚠ La via non è ufficialmente aperta (a causa di una controversia tra il CAI territoriale e quello che la installò) e non compare sulle cartine escursionistiche. Il secondo tratto della salita, solo parzialmente attrezzato, ha passaggi in libera non banali ed esposti, e il sentiero verso Casera Rest può essere in cattive condizioni: sconsigliata con tempo incerto, fondo bagnato o a persone inesperte. Consigliabile avere con sé corda e freno per assicurarsi nei tratti dove le vecchie attrezzature sono ammalorate.
    ▲Discesa

    Dal Monte Rest si torna a ritroso fino a Casera Rest, poi si prosegue verso nord-nord-ovest perdendo quota fino alla strada asfaltata; alternando bordo strada e tratti di sentiero che tagliano la montagna si rientra al parcheggio (2h dal Monte Rest, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    L'altro itinerario attrezzato del Pordenonese è l'Alta Via dei Rondoi sul Monte Cavallo. Verso Forni di Sopra, due vie molto diverse: l'atletica e moderna Adventure Climb al Clap Varmost e l'impegnativa Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max1780 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    La Ferrata Cesco Tomaselli sale la parete ovest della Punta di Fanes Sud: una via verticale, impegnativa, con passaggi esposti e tecnicamente difficili. È breve ma molto intensa, con una serie di passaggi atletici che richiedono esperienza e forza; dalla vetta il panorama spazia sulle Tofane e sulle Dolomiti di Badia.

    ▲Avvicinamento

    Il modo più rapido è salire al Passo Falzarego (2105 m) e prendere la funivia per il Rifugio Lagazuoi. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2752 m) si scende a nord col sentiero 401 verso la Forcella Lagazuoi (2573 m, 15'); si tiene la sinistra sul sentiero 20 in falsopiano, poi a destra il 20B a mezzacosta sulla parete ovest del Grande Lagazuoi fino al sito dell'ex Bivacco della Chiesa (2655 m, 1h dal rifugio), oggi smantellato. Da qui, già visibile l'attacco, una traccia verso nord conduce sotto la parete all'attacco (1h 15' totali).

    ▲Il percorso

    Il passaggio chiave è subito all'attacco: dopo i primi metri facili si affronta un traverso che sale diagonale su parete levigata, poi obbliga a scendere 2-3 metri molto esposti, un traverso orizzontale su roccia liscia e una risalita di 4-5 metri; tratti selettivi e poveri di appigli, da percorrere decisi per non affaticare le braccia. A un terrazzino si recupera fiato e si sale una parete verticale ed esposta di una ventina di metri, più appigliata in alto, fino a un terrazzo detritico. Un tratto di sentiero esposto e non protetto e una cengia con saliscendi portano all'inizio della seconda sezione attrezzata: cengia orizzontale, roccette gradonate, un'altra cengia esposta verso destra, si aggira uno spigolo e si raggiunge la terza sezione (attenzione a non seguire a sinistra la Ferrata alla Cengia Veronesi). Si sale una placca appigliata, poi passaggi verticali a volte assistiti da pioli, fino al caratteristico lungo diedro attrezzato lungo una profonda fessura: i primi metri verticali e poveri di appigli si superano trazionando sul cavo, poi la fune attraversa il diedro (utile una comoda staffa a destra) e prosegue aerea fino a un pulpito in forcella. Due placche molto esposte, prima verticali poi diagonali, e un breve crinale portano in vetta a Cima Fanes Sud (2960 m, 1h 45' dall'attacco, 3h dal Lagazuoi), con panorama a 360°.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via verticale ed esposta, atletica, con roccia spesso levigata: il traverso iniziale e il lungo diedro sono i tratti più selettivi. Dislivello in ferrata 326 m, quota massima 2980 m, sviluppo 7,5 km.

    ⚠ Anche la discesa è una ferrata impegnativa, con balzi verticali, un traverso lievemente strapiombante e la discesa di un camino: va affrontata con attenzione. Riservata a ferratisti esperti e allenati.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si prosegue a nord-est e si scende per una via ferrata di discesa impegnativa: balzi verticali da studiare, un traverso con breve passaggio strapiombante e la discesa di un camino (staffa provvidenziale a metà), poi una cengia e gli ultimi metri verticali fino al canalone che porta al Bivacco della Chiesa (45' dalla vetta, 3h 45' totali). Da qui, per la funivia, si torna a ritroso al Rifugio Lagazuoi (45', 4h 30' totali); in alternativa si tiene la sinistra del crinale verso la Forcella Travenanzes e si scende al Passo Falzarego tra i resti della Grande Guerra (1h 15' dal termine della discesa attrezzata, circa 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Falzarego e dal Lagazuoi: il Sentiero dei Kaiserjager, la Ferrata Fusetti al Sass de Stria, la Brigata Alpina al Col dei Bos; verso Cortina la Ferrata dell'Averau e sulla Tofana di Rozes la Ferrata Lipella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoFanes
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata326 m
    • Dislivello itinerario326 m
    • Quota max2980 m
    • Lunghezza7,5 Km
  • Ferrata Terzulli all’Adamello

    Ferrata Terzulli all'Adamello

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Terzulli all'Adamello

    La Ferrata Terzulli collega la Val Miller con il Passo dell'Adamello ed è di norma inserita nella salita all'Adamello. Le attrezzature in sé sono di difficoltà contenuta, ma l'itinerario si svolge in un ambiente d'alta montagna dal forte carattere alpinistico: è quindi riservata a chi ha esperienza di ferrate e di alta quota, con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dallo spiazzo presso il ponte sul torrente Remulo, lungo la strada per la Val Malga (1528 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Oltre il ponte si segue la sterrata fino a Malga Premassone, poi il sentiero 23 oltre Malga Frino (1698 m) e si risale la Val Miller superando le caratteristiche Scale Miller (gradini rocciosi con brevi tratti attrezzati, 2050 m). Si raggiunge il Rifugio Gnutti (2166 m, 1h 30' dal parcheggio); si prosegue sul 23 costeggiando il Lago Miller e attraversando il «Pantano Miller», su terreno sempre più roccioso e con possibili lingue di neve, fino all'attacco (2930 m, 2h dal Gnutti, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è attrezzata con catena a tratti. Si inizia su un breve spigolo; a un primo terrazzino si cambiano i moschettoni su una nuova catena e si sale verticali su roccia compatta ma levigata. Terminata la catena, un sentierino esposto e roccette portano a un tratto diagonale a sinistra e poi a una salita più ripida ma senza difficoltà tecniche. Dove le attrezzature finiscono si seguono segni bianco-rossi e ometti fino a una placca inclinata dove le catene riprendono: la si risale in linea retta e poi a destra, si percorre una cengia terrosa e un traverso esposto attrezzato, quindi una breve placca chiude le attrezzature poco sotto il Passo dell'Adamello (3240 m, 1h dall'attacco, 4h 30' totali). Da qui l'itinerario prosegue in ambiente glaciale: si scende sul bordo sinistro del Ghiacciaio dell'Adamello (Bivacco Ugolini e Cima del Laghetto a sinistra), poi si risalgono gli ultimi ~300 m su roccette di I grado fino alla cresta ovest e, per il filo con piccoli balzi esposti, alla croce di vetta dell'Adamello (3539 m, 1h 30' dal Passo, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la ferrata non è difficile per chi ha già buona esperienza; la roccia è buona ma non sempre ricca di appigli. Le vere difficoltà sono l'ambiente, la lunghezza, il dislivello (oltre 2000 m complessivi) e l'altitudine. Sviluppo 22 km, quota massima 3539 m.

    ⚠ Itinerario d'alta montagna: necessari ramponi e piccozza per il Pian di Neve, valutazione delle condizioni del ghiacciaio sul posto e meteo stabile. La discesa è lunga, estenuante e a tratti ripida ed esposta (in particolare la cresta dalla vetta al ghiacciaio). Consigliabile spezzare l'itinerario in due giorni pernottando al Rifugio Gnutti.
    ▲Discesa

    La discesa ripercorre l'intero itinerario di salita, disarrampicando anche la Ferrata Terzulli (la via normale è un itinerario diverso che richiederebbe un pernottamento). Si rientra al Rifugio Gnutti in circa 3h 30' dalla vetta, badando ai tratti ripidi ed esposti; dal rifugio restano le Scale Miller e gli ultimi chilometri fino all'auto (1h 30' dal rifugio, 5h dalla vetta, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Restando nell'alta Val Camonica si possono percorrere, più a sud, l'impegnativa Ferrata al Corno di Grevo e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno; verso il Passo del Tonale la Ferrata del Sentiero dei Fiori e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario2011 m
    • Quota max3539 m
    • Lunghezza22 Km
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