Paese: Italia

  • Ferrata Pursteinwand

    Ferrata Pursteinwand

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Pursteinwand

    La recente e atletica Ferrata Pursteinwand risale una ripida placconata sul versante orientale della Valle Aurina, sopra Campo Tures. È un itinerario breve ma da non sottovalutare, che richiede forza e tecnica e non porta a una vetta ma a un punto panoramico sulla valle. Per stile — roccia levigata e abbondanti attrezzature metalliche — ricorda più le ferrate francesi delle Alpi Occidentali che le classiche vie dolomitiche.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Campo Tures, in Valle Aurina, raggiungibile da Brunico; poco prima del paese, in una zona industriale, si parcheggia presso l'ultimo edificio. Punto di partenza su Google Maps. Si seguono i segni per la ferrata e la palestra di roccia verso la parete, ben visibile dal parcheggio; si passa sotto la parete in piano, poi a destra si prende la deviazione segnalata. A un cartello di caduta sassi si tiene la destra salendo un pendio sassoso fino al cartello d'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è sotto una lunga placconata nerastra inclinata. Si risalgono i primi metri, verticali e spesso umidi, con un paio di staffe, poi si piega a sinistra prima di un difficile traverso obliquo verso destra: subito si nota la cifra della via, una roccia compatta e levigata che, in mancanza di appigli naturali, obbliga a usare molto il cavo. Si sale verticali su strette staffe fino a un balzo impegnativo con una pancia strapiombante, da superare con buona forza di braccia; in diagonale a sinistra e poi su un esposto e difficile traverso a destra si guadagna un terrazzino panoramico sulla Valle Aurina. Un paio di strappi verticali e diagonali fanno guadagnare quota ed esposizione prima di un lungo traverso, meno impegnativo ma impegnativo per la distanza tra le staffe; si esce su uno spigolo esposto dove il cavo cambia direzione di 90° e sale a destra fino a uno dei punti più iconici della via, un tavolo con due panche ancorato alla roccia, con i piedi quasi nel vuoto. L'ultima parte è la più verticale: una parete levigata con molte staffe, un breve traverso obliquo a destra, un tratto strapiombante decisamente atletico presso uno spigolo, il passaggio sotto un tetto con una prima scala metallica da superare di slancio, poi il cavo piega a sinistra sotto un evidente tetto roccioso. In forte esposizione si risale un nuovo verticale e un traverso a destra (provvidenziali staffe quando le energie calano), quindi un balzo strapiombante con una seconda scala metallica nella parte bassa, la cui uscita resta molto impegnativa e richiede buona tecnica o trazione sul cavo; gli ultimi metri sono un traverso a destra privo di appigli e alcuni passaggi verticali che chiudono la via (1h 30' dall'attacco, 1h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica e anomala per il panorama altoatesino, che va volutamente a cercare difficoltà tecniche e passaggi strapiombanti su roccia levigata; varia, con molti traversi orizzontali e obliqui che mettono alla prova anche i ferratisti esperti. Attrezzatura recente e in ottimo stato.

    ⚠ Richiede forza, tecnica e assenza di vertigini. Utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare nei tratti più impegnativi. Itinerario breve, ideale nelle giornate di tempo incerto in cui una lunga escursione è sconsigliata.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia nel bosco che porta in breve a una stradina; si tiene la destra in discesa e, seguendo le indicazioni (cartello 27A), si scende a Campo Tures e su asfalto si torna verso sud al parcheggio (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario d'alta montagna della Ferrata del Ghiacciaio-Camino al Sasso Nero; vicino a Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e, verso le Alpi di Sesto, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1125 m
    • Lunghezza3,4 Km
  • Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Penia risale la cresta ovest della Marmolada fino al punto più alto del gruppo (3343 m). È una via storica che durante la salita non presenta particolari difficoltà tecniche, ma si sviluppa in un ambiente selvaggio di alta montagna; il rientro avviene per il ghiacciaio della Marmolada. Un itinerario da pianificare con cura per lunghezza, dislivello e condizioni glaciali.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) o da Malga Ciapela (Belluno); si parcheggia nel piazzale presso gli impianti per Pian dei Fiacconi. Punto di partenza su Google Maps. Dalla diga (2070 m) un tempo si saliva in cabinovia a Pian dei Fiacconi (2722 m); l'impianto è oggi chiuso, in seguito a una valanga che ha distrutto il rifugio, perciò si sale a piedi in circa 1h 30' per il sentiero CAI 606. Da Pian dei Fiacconi si prosegue verso ovest sul CAI 606, su un vallone glaciale, aggirando lo spallone settentrionale di Punta Penia; si perde quota fino a 2470 m e si risale poi ripidamente il vallone detritico verso Forcella Marmolada. Entrando sul ghiacciaio del Vernel conviene tenere la parte centrale (e non il versante sinistro); si raggiunge il bordo destro del ghiacciaio fino alle prime funi, presso un cartello rosso (1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Le prime funi portano, senza difficoltà (brevi placche inclinate e facili balzi), a Forcella Marmolada (2910 m, 2h totali), dove si incontra il sentiero dalla Val de Contrin e i resti di baracche di guerra scavate nella roccia. Si sale quindi una placca priva di appigli grazie a una serie di staffe, si prosegue su tracce fino a una rampa inclinata attrezzata e a un tratto più ripido con cambre; dopo un traverso con pioli e staffe si entra in un camino attrezzato con pioli, staffe e una scaletta. Usciti dal camino, roccette e una parete verticale conducono a una lunga rampa inclinata dove il cavo aiuta l'equilibrio; segue una placca con staffe, abbastanza appoggiata, e poi un tratto che pare ripetersi, alternando cambre e placche, fino a un terrazzino panoramico. L'ultima sezione corre in cresta sopra l'imponente bastionata della parete sud della Marmolada: tra modesti saliscendi e facili roccette le attrezzature terminano, e un ultimo tratto senza cavo porta alla Capanna di Punta Penia e quindi alla croce di vetta (3343 m, 2h 15' dall'attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via è modesta, ma l'ambiente è quello dell'alta montagna, con tutte le sue insidie. Risale a inizio Novecento (1903, allora nota come Hans-Seyffer-Weg) e segue logicamente le debolezze della parete.

    ⚠ Itinerario alpinistico serio. La cabinovia di Pian dei Fiacconi è chiusa: avvicinamento solo a piedi. Avvicinamento e rientro attraversano nevai e il ghiacciaio della Marmolada, oggi in forte ritiro e solcato da crepacci: servono esperienza, autoassicurazione, ramponi e meteo affidabile (le condizioni possono cambiare rapidamente). A inizio stagione la neve fresca facilita la salita; in stagione inoltrata si cammina su ghiaccio vivo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via di alta quota da affrontare in estate; la pianificazione deve tenere conto delle condizioni del ghiacciaio del Vernel in salita e del ghiacciaio della Marmolada in discesa, oltre che del meteo.

    ▲Discesa

    È possibile scendere a ritroso lungo la ferrata, ma la discesa più logica, ad anello, raggiunge il sottostante Ghiacciaio della Marmolada dopo alcuni tratti attrezzati in discesa; si segue poi l'evidente traccia sul ghiacciaio — con attenzione ai crepacci, soprattutto in caso di nebbia — fino al Rifugio Pian dei Fiacconi (2626 m) e al rientro a valle (1h 45' dalla vetta, 5h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della Marmolada corre l'altra storica via, la Ferrata Eterna al Piz Serauta, più lunga, esposta e difficile. Dal Passo Fedaia, verso Porta Vescovo, la bella Ferrata delle Trincee; in Val de Contrin la Ferrata dei Finanzieri al Colac, la Ferrata Ombretta e la Ferrata al Col Ombert.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata443 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata del Procinto (Aristide Bruni)

    Ferrata del Procinto (Aristide Bruni)

    Vie Ferrate › Toscana › Lucca
    Ferrata del Procinto (Aristide Bruni)

    Il Monte Procinto è una formazione davvero singolare: una torre squadrata di 150 m con pareti dritte e strapiombanti sui quattro lati. Da quasi un secolo una via attrezzata ne risale il fianco e porta al boschetto sommitale in circa 40 minuti. Tecnicamente non è difficile, ma è fortemente esposta e va affrontata sia in salita che in discesa.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Alto Matanna, raggiungibile per una stretta strada ripida ma in buone condizioni: da Lucca si entra in Garfagnana sulla SS12, poi verso Diecimo e Pescaglia; superato Pascoso, seguendo le indicazioni per «Rifugio Alto Matanna» si svolta a sinistra su una stradina asfaltata. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il rifugio parte il sentiero CAI 5, che si segue a destra in salita verso nord; si attraversa la conca del Callare di Matanna e si scende lungo la parete sud del Monte Nona, intravedendo il panettone del Procinto a sud-ovest. Nel bosco, a un bivio, si lascia il CAI 5 (che scende al Rifugio Forte dei Marmi) per un'esile traccia a destra indicata per il Monte Procinto; superato un ponticello di legno si percorre la stretta cengia alla base della torre, si tiene la sinistra e, con attenzione, si individua la deviazione a destra (senza segnali) che conduce alle lapidi e all'attacco della Ferrata Aristide Bruni (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale subito una scaletta attrezzata con cavo e catena, poi una parete dove sono intagliati artificialmente diversi gradini che salgono in spiccata esposizione, con attrezzature metalliche a sostegno della progressione. Raggiunto un comodo terrazzino si affronta un passaggio dove non è banale trovare appoggi per i piedi; si continua sfruttando anche alcuni gradini artificiali, si percorre una cengia diagonale e, con gli ultimi minuti nel bosco gradonato, si raggiunge la cima (40' dall'attacco, 1h 40' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma fortemente esposta: più che le difficoltà tecniche, è l'aria sotto i piedi a renderla impegnativa.

    ⚠ Va percorsa sia in salita che in discesa sullo stesso itinerario: massima attenzione agli escursionisti che procedono in senso opposto, sopra e sotto. La corda e la catena non sono perfettamente tese e possono sbilanciare; per la spiccata esposizione non è adatta ai neofiti.
    ▲Storia

    È la ferrata più antica d'Italia: risale al 1893, più volte ristrutturata (ultima revisione nel 2020). È intitolata ad Aristide Bruni, che nel 1879 salì per primo, con altri, questa singolare torre nella prima salita documentata; la via fu poi convertita in percorso attrezzato con il supporto del CAI di Firenze.

    ▲Discesa

    Si scende per lo stesso itinerario dell'andata, con cura verso chi sale. Tornati alla base del Procinto si rientra a ritroso fino al CAI 5 lasciato all'andata: lo si risale, si scavalca il Callare di Matanna e si scende all'auto (1h 20' dal termine della ferrata, 3h complessive).

    ▲Da abbinare

    Si combina spesso con la vicina Ferrata Salvatori al Monte Forato, allungando l'itinerario di almeno 3 ore: dall'innesto sul CAI 5 si tiene la destra, poi il CAI 121 e il CAI 109 fino alla Foce di Petrosciana, da cui si risale la cresta della Salvatori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max1172 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)

    Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Preore, nota anche come Giro Artpinistico delle Niere, è una piacevole via a bassa quota presso Preore, vicino a Tione di Trento. Alterna passaggi facili e moderatamente difficili e ha la singolare caratteristica di accompagnare molti tratti con opere d'arte in legno, da cui il nome «artpinistico».

    ▲Avvicinamento

    Arrivando da Trento o da Riva del Garda, poco prima di Tione una rotonda indica a destra la salita a Preore. Entrati in paese, sulla sinistra ci sono le indicazioni per Passo Daone e Larzana; dopo il primo tornante si parcheggia presso l'area pic-nic della palestra di roccia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si va verso la palestra, da cui partono due sentieri: si tiene la destra (quello di sinistra sarà il rientro) e, saliti alcuni faticosi gradoni di legno, si raggiunge l'attacco con la targa bianca (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un tratto diagonale verso sinistra che aggira un facile spigolo; si rimonta un gradonato fino al punto più impegnativo, una parete verticale a destra con buoni appigli naturali ma un po' distanti tra loro. Oltre un facile diedro segue una parete verticale con alcune staffe metalliche, poi una serie di roccette chiude la prima parte, la più verticale. Si prosegue su sentiero e cenge prive di difficoltà (dove esposte sono assicurate), nel tratto più ricco di opere d'arte; si sale nel bosco fino a una caratteristica scala tra due strette pareti rocciose e a un balcone panoramico, oltre il quale inizia la seconda parte attrezzata, con un lungo traverso orizzontale esposto ma ben gradinato. Aggirato uno spigolo, dopo un breve verticale e un tratto di bosco si arriva a una campana, dove un ponte sospeso facoltativo offre una variante che si riunisce poco dopo al percorso originale. Segue un traverso non difficile a destra (con il libro delle firme), una parete verticale ben attrezzata, un breve traverso a sinistra e un paio di facili discese; il sentiero scende poi nel bosco, sempre tra sculture di legno, dove le attrezzature terminano (circa 1h 30' di percorso attrezzato).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente che concentra le difficoltà tecniche nel primo tratto verticale; il resto è un susseguirsi di traversi e sentieri attrezzati a bassa quota.

    ⚠ Pur facile nel complesso, il primo tratto richiede dimestichezza con la verticale; ponte sospeso e traversi sono esposti. Casco e set da ferrata indispensabili.
    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa quota la rende percorribile praticamente tutto l'anno, con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende lungo il sentiero fino a tornare alla palestra di roccia e quindi al parcheggio (10' dal termine delle attrezzature, circa 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona, verso Trento, le due difficili Ferrata Pisetta e Ferrata Segata, riservate a esperti ben allenati; più facile ma molto lunga la Ferrata Che Guevara. Verso Riva del Garda la facile Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata Colodri.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGiudicarie
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario270 m
    • Quota max812 m
    • Lunghezza1,3 Km
  • Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)

    Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Marmotta è una via recente che risale uno sperone di granito sopra il Rifugio Nino Corsi, in Val Martello (Parco Nazionale dello Stelvio). È ottimamente protetta: facile nelle prime due sezioni e più impegnativa nella terza (evitabile), per un insieme moderatamente difficile. Attenzione all'esposizione a nord, che la tiene in ombra gran parte della giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal fondo della Val Martello (Martelltal), valle perpendicolare alla Val Venosta: da Goldrano si entra in valle e si prosegue verso sud per circa 30 km, oltre Ganda di Martello e il Lago Gioveretto, fino allo spiazzo di parcheggio. Punto di partenza su Google Maps. Il primo riferimento è il comodo Rifugio Genziana (2051 m), dove finisce la valle; da qui in circa 30' si sale al Rifugio Nino Corsi (2265 m) per uno dei sentieri 151, 36 o 37 (il 151 è il più diretto e permette di raggiungere la ferrata senza passare dal rifugio). Dal Nino Corsi, in direzione ovest, si vede Punta Murmele; seguendo il sentiero, a un primo bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e in breve si arriva all'attacco, in ombra (45' senza fretta dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si compone di tre sezioni separate da due vie di fuga verso sinistra, che riconducono al sentiero di rientro. La prima sale verso sinistra alternando brevi tratti verticali a tratti verso destra, con difficoltà contenute; dopo 30-40 metri si incontra la prima via di fuga. Seguono facili roccette e una cengia a destra, panoramica, poi alcuni balzi in diagonale con un paio di passaggi un po' più impegnativi fino alla seconda via di fuga: qui conviene valutare se proseguire, perché l'ultima sezione è più dura, con un passaggio considerabile difficile e un po' atletico. La terza sezione inizia facile e porta a una parete più impegnativa, con un traverso a destra dai buoni appoggi per i piedi ma poche prese per le mani; si arriva quindi al passaggio chiave, un tetto aggirato sulla destra che si risale con alcune staffe, in buona esposizione e con un certo spunto atletico ma non difficile; oltre, una paretina verticale e le ultime roccette chiudono la via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le vie di fuga e le difficoltà crescenti la rendono un'ottima ferrata di apprendimento; ambiente piacevole e ancora a quota relativamente bassa.

    ⚠ L'esposizione a nord la tiene in ombra e fresca per gran parte del giorno: tenerne conto per abbigliamento e per la presenza di umidità o residui di neve a inizio stagione.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia che riporta senza problemi al rifugio (15'), da cui si rientra al parcheggio per uno dei sentieri dell'avvicinamento (3h totali). Volendo allungare, dopo la ferrata ci si può innestare sul sentiero 103 e salire al Rifugio Martello (2600 m), con vista magnifica sui ghiacciai della Marmotta e del Cevedale.

    ▲Da abbinare

    Rientrando in Val Venosta, verso Merano: la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, e la Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna; risalendo verso Solda le vie d'alta quota Ferrata Tabaretta all'Ortles e la Ferrata alla Croda di Cengles, e la Ferrata di Trafoi lungo la statale dello Stelvio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles-Cevedale
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario290 m
    • Quota max2340 m
    • Lunghezza4,7 Km
  • Ferrata di Pra Catinat

    Ferrata di Pra Catinat

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata di Pra Catinat

    La Ferrata di Pra Catinat è stata pensata per chi non ha preparazione alpinistica ed è percorribile anche da utenti diversamente abili se accompagnati. Esposta in pieno versante sud-est, a circa 1600 m di quota di partenza, è praticabile durante tutto l'arco dell'anno; si sviluppa per tre quarti su traversi, con dislivello molto contenuto.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è l'albergo Pracatinat, sopra la frazione di Depot (Torino): giunti a Depot si svolta a destra in salita sulla provinciale 172 verso Agnelli, Pequerel e Puy. Punto di partenza su Google Maps. Dall'albergo si segue il sentiero che porta all'orrido, alla sinistra della struttura; in fondo, presso una bacheca, c'è l'inizio della ferrata (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca un breve balzo roccioso e si imbocca un lungo traverso verso destra su erba; si prosegue in saliscendi di bassa difficoltà fino a una parete dove il traverso si fa esposto, con maniglie per le mani e staffe per i piedi in alcuni tratti. Al termine del traverso si disarrampica per alcuni metri (un paio di staffe aiutano i piedi), si raggiunge un terrazzo roccioso e si percorre un secondo traverso orizzontale simile al primo; infine un tratto verticale, in piacevole arrampicata, porta sul pianoro sommitale dove la breve via si conclude (1h dall'attacco, 1h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata facile, ideale per chi vuole avvicinarsi a questo tipo di escursioni; lo sviluppo prevalentemente su traversi e il dislivello ridotto la rendono accessibile.

    ⚠ Pur facile, resta una via attrezzata: casco e set da ferrata sono comunque necessari, e i traversi esposti richiedono attenzione.
    ▲Periodo e sicurezza

    L'esposizione a sud-est la rende fruibile in ogni stagione, anche nelle belle giornate invernali; con neve o ghiaccio sui traversi conviene rimandare.

    ▲Discesa

    Si segue l'evidente sentiero che riporta all'albergo e quindi al parcheggio (20' dal termine della ferrata, 1h 40' totali).

    ▲Da abbinare

    Per alzare nettamente il grado: la Ferrata Ciardelli a 20' d'auto, oppure verso Claviere la Ferrata Rocca Clarì, la Ferrata dei Militari e la Ferrata della Batteria Bassa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val Chisone
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max2000 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Ponza Grande

    Ferrata Ponza Grande

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Ponza Grande

    La Ferrata Ponza Grande sale alla cima omonima (2274 m) nelle Alpi Giulie, partendo dai Laghi di Fusine. È un itinerario di media difficoltà tecnica che diventa esposto nel tratto di cresta e nella discesa lungo il canalone; il panorama sui monti delle Giulie, sia sul versante italiano che su quello sloveno, è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine): da Tarvisio (uscita A23) si raggiunge Fusine Valromana e si segue la deviazione per i laghi. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si segue il sentiero 512 verso il Rifugio Zacchi: ampio all'inizio lungo uno stradello, piega poi a destra nel bosco e con circa 400 m di dislivello raggiunge il rifugio (1380 m, 1h 15' dal parcheggio). Dal rifugio, crocevia di sentieri, si seguono verso est le indicazioni per la Ponza Grande (ferrata già segnalata) e per la Forca Rossa e la falesia. Usciti dal bosco si sale su pietraie tra i mughi incontrando una prima serie di tratti attrezzati non difficili; il sentiero diventa poi ripido, esposto e non protetto (serve piede fermo). A un grosso bollo rosso sulla parete si tiene la sinistra (a destra le indicazioni per la Ponza di Mezzo); si attraversa un colatoio franoso e un altro tratto attrezzato mentre il sentiero si stringe, con un ultimo passo disturbato da una frana, fino all'attacco segnato da un bollo rosso ben visibile (1h 30' dal rifugio, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia su una placchetta verticale con cui si aggira uno sperone roccioso; la roccia è ottima e, salvo un paio di punti, regala una bella arrampicata. Si alternano balzi rocciosi e traversi fino a una vecchia ma solida scaletta metallica; voltandosi si scorge il Mangart nell'intaglio della Forcella Planiza, dove inizierà poi il rientro. Si percorre una cengia che aggira uno spigolo e si entra in un canalone detritico, da risalire senza attrezzature fino a sbucare sul crinale e raggiungere la vetta della Ponza Grande (2274 m, 1h 15' dall'inizio della ferrata, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le Alpi Giulie offrono un ambiente austero ed emozionante: la difficoltà tecnica è media, ma cresta e discesa richiedono piede fermo e assenza di vertigini.

    ⚠ Il crinale che dalla Ponza Grande porta verso il Mangart è molto bello ma esposto e con attrezzature talvolta precarie: sconsigliato a chi non sia esperto. Attenzione nell'avvicinamento ai colatoi, che a inizio stagione possono essere innevati e instabili.
    ▲Storia

    Come la vicina Ferrata della Vita, fu realizzata dai reparti degli Alpini negli anni ’20 per monitorare il confine con l'ex Jugoslavia: costituiva uno degli accessi alla «Strada degli Alpini», percorso attrezzato di cresta che dalla Ponza Grande giungeva alla Forcella Sagherza.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono i segni bianco-rossi sul versante sloveno, alcuni metri sotto il filo di cresta, in un tratto esposto e solo in parte attrezzato; si perde leggermente quota e si torna sul filo — stretto e adrenalinico — prima di scendere a una forcella, da cui un sentiero a destra riporta in territorio italiano e più in basso al rifugio (discesa ripida con qualche traverso esposto). Si ritrova il bivio dell'andata e a ritroso si rientra al Rifugio Zacchi e quindi al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali). In alternativa, dal 2022 la storica Ferrata Kugy allo Strugova è stata ristrutturata e offre un rientro diverso: si percorre la cresta che collega le Ponze allo Strugova (tutt'altro che banale, con vecchie attrezzature in cattivo stato che non offrono vera assicurazione), si scende la ferrata dello Strugova e dal ghiaione alla base si torna al Rifugio Zacchi — opzione riservata agli esperti.

    ▲Da abbinare

    Dai Laghi di Fusine partono altre due belle ferrate sul crinale italo-sloveno, la Ferrata della Vita e la Ferrata al Mangart; a valle, sull'A23, la breve e atletica Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano. Sul versante di Sella Nevea, in ordine di difficoltà, il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia e la Ferrata Anita Goitan.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario1337 m
    • Quota max2274 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata di Pont Canavese

    Ferrata di Pont Canavese

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata di Pont Canavese

    La Ferrata di Pont Canavese è un itinerario molto appagante e completo, ricco di passaggi diversi — placche, diedri, traversi, pareti strapiombanti, ponti sospesi. L'attrezzatura è abbondante e rende percorribile una linea che altrimenti richiederebbe ottime doti di arrampicata; la variante atletica è invece estremamente difficile e fisicamente intensa, tra le più dure d'Italia.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Pont Canavese (Torino) e lo si supera lungo la circonvallazione SP460; in località Sarrò, sulla destra, un ampio spiazzo con un cancello verde fa da parcheggio. Punto di partenza su Google Maps. Accanto a una bacheca informativa si passa il cancello (non chiuso) e si seguono le indicazioni per la ferrata: una stradina sterrata in salita si restringe presto a sentiero, che sale ripido fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima e l'ultima sezione sono facili e appoggiate. La ferrata inizia con una rampa gradinata nel bosco, poi una placca ricca di staffe e maniglie porta a un bivio: a destra la variante Estremamente Difficile, atletica e strapiombante; a sinistra la variante Moderatamente Difficile, con un paio di passaggi esposti ma non atletici. Entrambe hanno un ponte sospeso (stabile ed evitabile) e si riuniscono circa a metà itinerario, dove sulla destra si trova una via di fuga.

    Variante Estremamente Difficile: l'abbondanza di staffe inganna, perché la forza richiesta è notevole. Dopo i primi metri appoggiati si arriva sotto un primo imponente strapiombo, che si supera spostandosi a sinistra (probabile passaggio chiave); aggirato lo spigolo si sale una placconata verticale ben fornita di cambre, non difficile, dove si rifiata. Un breve sentiero attrezzato porta a una seconda parete strapiombante, ben più facile; la si risale e ci si sposta a destra verso il ponte sospeso. Oltre il ponte si supera un breve strapiombo con staffe, poi un traverso in diagonale a sinistra fino a una paretina di 4 metri strapiombante ma ben attrezzata; si arriva sotto un tetto roccioso, aggirato a sinistra con un passaggio delicato, e dopo alcuni passi si affronta un'ultima parete prima verticale e poi strapiombante, che chiude la variante entrando nel bosco.

    Variante Moderatamente Difficile: dal bivio ci si sposta in diagonale a sinistra su facili passaggi attrezzati fino al ponte sospeso (anch'esso evitabile con un tratto attrezzato sotto). Oltre il ponte si prosegue in diagonale fino a svoltare uno spigolo e affrontare un balzo più impegnativo; si sale poi più verticali fino a una lunga parete con il passaggio più esposto e adrenalinico della variante, dove si aggira in piena esposizione uno spigolo sotto un tetto roccioso (più facile di quanto sembri da terra) usando le staffe, fino a rientrare nel bosco e ricongiungersi alla variante difficile.

    Riunite le linee, si sale una bella parete verticale con staffe che ne riducono le difficoltà, poi passi a tratti in leggero strapiombo ma mai duri; dopo un traverso a destra si risale una parete verticale e ci si sposta a sinistra su staffe per aggirare un tetto (il passaggio più impegnativo dopo la riunione), fino a un diedro oltre il quale inizia l'ultima, facile sezione: placche di granito appoggiate con staffe e maniglie dove serve, fino all'ultima parete presso il libro di vetta che chiude la via (2h 30' dall'inizio, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via normale è di livello difficile, varia ed esposta; la variante atletica è estremamente difficile e fisicamente molto intensa.

    ⚠ Da affrontare in buono stato di allenamento e senza problemi di vertigini. Per la variante atletica è vivamente consigliato portare una longe per poter sostare e riposare le braccia lungo i tratti strapiombanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa: praticabile gran parte dell'anno con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Dal termine si raggiunge un bivio segnalato; entrambe le opzioni riportano al parcheggio in 30-40'. A destra si scende per traccia nel bosco, prima ripida poi più dolce, fino a Pont Canavese, dove si tiene la destra lungo la statale fino all'auto. A sinistra si scende verso la borgata di Piancerese e, seguendo un cartello nel paese, si rientra a valle presso il parcheggio (circa 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    A circa un'ora d'auto: la Ferrata di Covarey, il Sentiero Attrezzato dell'Infernone, la Ferrata Nito Staich e, nella bassa Val di Susa, la Ferrata Rocca Bianca e la Ferrata Carlo Giorda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoCanavese
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario483 m
    • Quota max1004 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Pizzo Recastello

    Ferrata Pizzo Recastello

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Pizzo Recastello
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La salita al Pizzo Recastello è una delle classiche vie normali delle Orobie. Il tratto attrezzato è breve e risale un canalino detritico non difficile ma dal fondo instabile; l'itinerario nel complesso è però lungo, con quasi 2000 m di dislivello in un ambiente montano imponente.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Grumetti, nel comune di Valbondione, in alta Val Seriana (Bergamo): da Valbondione si prosegue dritti fino a Grumetti, parcheggiando nello spiazzo al termine della strada. Punto di partenza su Google Maps. Si risale il sentiero 332 verso il lago artificiale del Barbellino, raggiungendo sulla sua sponda l'Ostello Curò (circa 2h 15' dal parcheggio). Si tiene la destra costeggiando la riva sud del lago fino a un bivio evidente, dove si sale sul sentiero 321 nella Val Cerviera; si risale verso le pareti del Pizzo Recastello mantenendosi alla sinistra orografica del torrente (di fronte appare l'imponente Pizzo Coca). Dove la valle si stringe si attraversa il torrente e, seguendo le indicazioni, ci si dirige alla parete sud; con attenzione si segue una traccia con qualche bollo rosso su pietrisco e sfasciumi fino a individuare il canalino roccioso dove inizia la via attrezzata (3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalino roccioso molto arrampicabile, con la catena sulla destra: la salita è ripida ma ben appigliata e si procede arrampicando senza eccessive trazioni sul cavo (difficoltà mai oltre il II grado). Dopo un primo tratto ripido se ne incontra uno più appoggiato e quindi un terzo nuovamente ripido, con esposizione quasi assente; in circa 15' si esce dal canalino e finisce l'attrezzatura. Si segue allora una traccia che taglia in diagonale la parete e porta sulla cresta finale, in buona esposizione con il Lago del Barbellino mille metri più in basso; tra saliscendi e facili roccette (insidiose se umide) si raggiunge la croce di vetta del Pizzo Recastello (2886 m, circa 4h 30'-5h dal parcheggio), con vista su Orobie, Bernina e Adamello.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via attrezzata è contenuta (canalino di II grado), ma va inquadrata in una lunga salita di alta montagna; il fondo detritico del canalino richiede prudenza.

    ⚠ Il rischio oggettivo principale è la caduta di sassi, da chi precede o da chi scende a ritroso: indossare il casco appena iniziato il canalino.
    ▲Periodo e sicurezza

    Salita estiva di alta quota; la lunghezza e il dislivello impongono partenza all'alba e buona gestione delle energie.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso per il percorso dell'andata, via attrezzata compresa, fino al Rifugio Curò già visibile dalla vetta. Una variante consigliata: giunti al Lago Barbellino presso il Curò, si tiene la sinistra sul sentiero 304/306 per un rientro diverso dal primo tratto dell'andata; il 304 corre in falsopiano verso sud aggirando il Monte Verme e in circa 20' porta a un bivio dove si tiene la destra in discesa sul segnavia 305, che dopo un tratto ripido entra nel bosco e riporta al parcheggio di Grumetti (circa 9-10h totali).

    ▲Da abbinare

    Per chi resta in zona: dal Rifugio Barbellino si può affrontare il giorno seguente la Ferrata al Pizzo Strinato, dal carattere simile ma più lunga, oppure la vicina Ferrata al Pizzo del Becco. In zona Presolana la più facile Ferrata del Monte Sarrandone; scendendo verso la città la Ferrata Maurizio, la Ferrata alla Madonnina del Coren e, verso Lecco, la Ferrata al Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello itinerario1950 m
    • Quota max2886 m
  • Ferrata Montevecchio

    Ferrata Montevecchio

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata Montevecchio

    Inaugurata nel 2016, la Ferrata Montevecchio risale un'ardita cresta nell'alta Valsesia. Non presenta mai tratti troppo difficili, ma è molto varia ed esposta e va percorsa anche al rientro, affrontando numerosi passaggi in disarrampicata non scontati: richiede buona esperienza e allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Carcoforo, in alta Valsesia (Vercelli), raggiungibile da Varallo risalendo le valli; si parcheggia nell'ampio spiazzo al centro del paese. Punto di partenza su Google Maps. Si segue il sentiero 113, prima in falsopiano poi più ripido ma sempre ben segnalato, fino al Rifugio Massero (2082 m). Oltre il rifugio si sale a un bivio dove si tiene la sinistra verso il Colle della Bottiggia, ignorando la traccia di destra; la traccia si riduce ma ometti e segni guidano nella progressione. Si risale un vallone pietroso tra i sassi fino all'intaglio roccioso del Colle della Bottiggia (2607 m), dove inizia la ferrata (2h 45' dal parcheggio); a inizio stagione l'ultimo tratto può presentare nevai. In alternativa si può salire dal Colle Vallè, sulla cresta nord-est, che porta all'anticima per una linea più facile; la relazione considera però la salita dal Colle della Bottiggia, più impegnativa, e il rientro ad anello dal Colle Vallè.

    ▲Il percorso

    Dal colle il cavo parte su una parete verticale dove conviene cercare con calma gli appigli, non subito evidenti: i primi metri sono verticali e l'esposizione cresce rapidamente. Risalita la placca si percorre la cresta con brevi tratti verticali, traversi e cenge su entrambi i versanti; i passi verticali sono sempre assistiti da cambre abbondanti, quindi poco faticosi e tecnici, ma man mano l'esposizione aumenta e i passaggi si fanno più vari, con salite e brevi discese, fino all'anticima (2777 m). Qui si nota il cavo che arriva dalla cresta ovest, in salita dal Colle Vallè (opzione di rientro). Dall'anticima si prosegue su gradoni coricati, poi un breve tratto in discesa non banale porta verso la cima: si affronta una parete verticale, una spaccatura nella roccia e un esposto camino (il passaggio chiave), seguito da un breve verticale; un tratto orizzontale, una discesa e gli ultimi metri di cresta in salita conducono alla croce metallica del Pizzo Montevecchio (2789 m, 2h dall'attacco, 4h 45' totali).

    ▲Rientro dalla ferrata

    La via non finisce in vetta: si torna prima all'anticima ripercorrendo a ritroso l'ultimo tratto, poi si sceglie tra due opzioni. La prima è ripercorrere interamente a ritroso la ferrata dell'andata (1h 30' dal termine, 6h 15' totali). La seconda — consigliata per chiudere in parte un anello — è la deviazione che dall'anticima, dove sulla sinistra si nota un cavo metallico, scende lungo la cresta ovest al Colle Vallè: linea più semplice perché meno verticale ed esposta, ma comunque non banale, con alcuni punti verticali ben attrezzati. Dal Colle Vallè un sentiero sul versante della Val Quarazza, marcato con segni verdi, riporta al Colle della Bottiggia attraversando alcune frane (1h 30' dal termine della ferrata, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata recente che alterna abbondanti attrezzature nei tratti verticali a passaggi più esposti e variegati lasciati all'autonomia dell'escursionista, tra salti, traversi, camini e fenditure. Ambiente molto bello e selvaggio.

    ⚠ Gli ampi tratti di disarrampicata, specie al rientro, non sono banali. Per quota ed esposizione non è raro trovare verglas o tratti ghiacciati sul versante nord della cresta: necessari esperienza, allenamento e meteo affidabile.
    ▲Discesa

    Dal Colle della Bottiggia si rientra per lo stesso sentiero dell'andata (2h dal colle, 8h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle valli vicine si possono affrontare nei giorni adiacenti la Ferrata Detomasi ad Alagna Valsesia e, più a valle, la Ferrata Falconera, la Ferrata Partusac e la Ferrata dei Picasass.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Pennine – Valsesia
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario1485 m
    • Quota max2789 m
    • Lunghezza12,6 Km
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