Paese: Italia

  • Ferrata al Passo Santner

    Ferrata al Passo Santner

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Passo Santner
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Passo Santner risale la parete ovest del Catinaccio, dal Rifugio Fronza al Passo Santner, per poi scendere nella Valle del Vajolet. Itinerario di grande interesse paesaggistico, percorribile in entrambi i sensi; qui è proposto con partenza dalla funivia Re Laurino (Bolzano). Il punto chiave è un canalino in quota spesso innevato.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla stazione a monte della funivia Re Laurino, che parte dalla strada tra il Passo di Costalunga e il Passo Nigra (Bolzano), con ampio parcheggio agli impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il Rifugio Fronza, a un bivio si lascia il CAI 550 (a destra, per il Passo delle Coronelle) e si prende a sinistra il CAI 542 che, dopo qualche facile tratto attrezzato, prosegue a mezzacosta verso nord sotto le strapiombanti pareti del Catinaccio (segni rossi a forma di S). Si risale fino a roccette non protette su canalini e anfratti — non difficili ma con piede fermo — e quindi alle prime attrezzature, dove inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si risalgono facili balzi rocciosi, cenge e traversi, poi un paio di camini potenzialmente difficili ma facilitati da scalette e cambre. Si raggiunge una stretta forcella che taglia la parete presso l'imponente Ago di Schroffenengger e si passa sul versante opposto, scendendo a un canalino generalmente coperto di neve: è il passaggio chiave, con difficoltà proporzionali all'innevamento. Se innevato conviene attraversarlo subito e risalirlo sul lato sinistro con gli infissi artificiali; a neve sciolta lo si attraversa più comodamente in diagonale. Il canale non è proibitivo, ma un'eventuale caduta potrebbe essere fatale, perché poco più in basso si interrompe con un salto di alcune centinaia di metri; di recente è stato attrezzato meglio, riducendo i rischi. Risalito il canalino con una parete di media difficoltà si raggiunge un facile camino e una forcella; l'ultimo tratto, aereo ma non difficile, conduce al Passo Santner, riconoscibile dalla croce metallica tra il Catinaccio e la Croda di Re Laurino, con il piccolo Rifugio Santner (2734 m) poco oltre (1h 45' dall'attacco, 2h 15' dal Rifugio Fronza). Dal rifugio, vista sulle Torri del Vajolet e sulla conca del Gartl, si scende al Rifugio Alberto I (2621 m) e quindi lungo il vallone detritico fino ai Rifugi Vajolet e Preuss (2243 m, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate: alcuni passaggi iniziali sono sprotetti e si salgono in libera su facili roccette, dove conta soprattutto l'esposizione (peraltro modesta). Itinerario molto frequentato in entrambi i sensi: attenzione ai detriti smossi dagli altri escursionisti.

    ⚠ Il canalino innevato della parte alta è il vero punto critico: non difficile a secco, ma potenzialmente pericoloso con neve o ghiaccio. A inizio stagione può essere prudente avere i ramponi, nel caso le funi siano ostruite dalla neve.
    ▲Discesa

    Dal Rifugio Vajolet si resta sul lato destro della valle, poi a destra sul CAI 541 verso il Passo delle Coronelle, su pendii erbosi e detrito; a un bivio si lascia il 550 (a sinistra per il Rifugio Gardeccia) e il 541 (dritto) tenendo a sinistra il CAI 550, che sale ripido al Passo delle Coronelle, riconoscibile da una singolare panchina di legno (1h 30' dal Vajolet, 4h 45' totali). Dal passo si scende ripidi (ma non difficili) sul versante ovest, su canalino detritico attrezzato con gradoni in legno e infissi metallici, fino al Rifugio Fronza e alla funivia (1h dal passo, circa 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Il Catinaccio è ricco di vie attrezzate di difficoltà crescente. Dalla Valle del Vajolet si può salire la Ferrata del Catinaccio d'Antermoia (con il Sentiero delle Scalette per un anello) o, più difficili, la Maximilian e la Laurenzi; verso sud la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario404 m
    • Quota max2741 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Passo della Porta (Corrado Franceschi) al Monte Visolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Passo della Porta è una stupenda escursione attrezzata sul versante nord ed est della Presolana, fino alla vetta del Monte Visolo. Le difficoltà tecniche sono moderate, ma è una via vecchio stile, alpina, con grande varietà di passaggi in un ambiente impegnativo: paesaggisticamente una delle più belle delle Orobie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Colere (Bergamo), raggiungibile dalla Val Seriana o, da Brescia, via Lago d'Iseo e Darfo. Punto di partenza su Google Maps. Tre opzioni: con il CAI 403 (più breve, passa dal Rifugio Albani) si parcheggia in Via Carbonera e si sale fino al Rifugio Albani (1939 m, 2h 15'); con la funivia Colere Ski si raggiunge Cima Bianca, il Rifugio Albani (30') e la selletta; con il CAI 402 (senza rifugio) si parte da Via Ole e si sale verso la bastionata nord. In tutti i casi si arriva alla selletta presso il Rifugio Albani e si prosegue verso est sul CAI 326/401 (Sentiero delle Orobie Orientali) fino alle roccette del Colle della Guaita, dove inizia la ferrata (segnavia CAI 401; circa 2h 30' totali con il 403, o 2h con il 402).

    ▲Il percorso

    Si parte con due scalette metalliche e un facile traverso a sinistra fino a un'altra scaletta; si risale poi un canale roccioso (catena) tenendone prima il lato destro e poi, attraversatolo (attenzione a eventuale neve), il sinistro per una ventina di metri. Dopo un facile traverso diagonale a sinistra si sale una scaletta verticale poi appoggiata e una breve cengia terrosa; un balzo con due staffe e una rampa portano a un'altra scaletta, oltre la quale, su catena, si supera una breve parete verticale (roccia un po' friabile). Per rampa obliqua si giunge al Passo della Porta, con vista sulla Valle di Scalve. Si prosegue a destra su una breve cengia fino a una lunga ed esposta scala; un traverso esposto ma ben appigliato a sinistra immette su sentiero attrezzato e brevi balzi (a tratti non attrezzati) fino a una scala più corta. Seguono balzi rocciosi attrezzati da arrampicare sui bolli rossi, una cengia che aggira un masso e passaggi facili ma esposti, poi un canalino con catena, una comoda cengia e un sentiero di cresta. Sopra una bella conca glaciale si scende con la catena una cinquantina di metri su roccia levigata (attenzione), si prosegue senza funi fino a un traverso a destra che aggira uno spigolo e si attraversa la conca, spesso innevata ma a pendenza moderata. Si risale a mezzacosta verso l'estremità opposta, si aggira con un traverso orizzontale esposto e, ignorata la deviazione per la Presolana Orientale, si sale l'ultima parete verticale (appigli e catena) fino alla vetta del Monte Visolo (2h 45' dall'attacco; 4h 45' con il CAI 402 o 3h 45' dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo e vario, parte del Sentiero delle Orobie, percorribile in entrambe le direzioni. Tecnicamente moderato, ma alpino e in ambiente serio: la Presolana è nota per i cambi di tempo repentini.

    ⚠ Escursione lunga e senza vie di fuga lungo la ferrata: pianificala sul meteo. Alcuni tratti esposti a nord conservano neve anche a inizio stagione, in particolare nel canale e nella conca glaciale. Per il rientro a Colere dal Passo della Presolana serve l'autobus di linea (verificare orari).
    ▲Storia

    La Ferrata al Passo della Porta è stata inaugurata nel 1970 ed è dedicata alla memoria di Corrado Franceschi, morto durante un'escursione sulla Presolana nel 1967.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Visolo si scende verso sud sul Sentiero delle Orobie Orientali (ignorando il sentiero a destra per il Bivacco Città di Clusone) fino al Rifugio Baita Cassinelli, tra prati e mughi (1h 45' dalla vetta, 6h 30' totali). Dal rifugio si scende sul 315/316 e poi a destra sul 32 fino al Passo della Presolana (45', 7h 15' totali); in alternativa, prima del rifugio, il sentiero 33 a destra accorcia il rientro.

    ▲Da abbinare

    L'escursione è lunga, ma restando nelle Orobie non mancano alternative: la difficile Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato, la Ferrata del Pizzo del Becco e, sul versante bresciano, la Ferrata del Pizzo Badile Camuno o la più dura Arosio al Corno del Grevo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPresolana
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario430 m
    • Quota max2369 m
    • Lunghezza10,7 Km
  • Ferrata Paolin Piccolin a Cima d’Auta Orientale

    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Paolin Piccolin sale a Cima d'Auta Orientale, nel gruppo della Marmolada, ed è di media difficoltà. Fa parte di un itinerario che impegna l'intera giornata, con buon dislivello, avvicinamento e rientro attrezzati; l'ambiente è solitario, poco battuto e con frequenti incontri con gli stambecchi, e dalla cima il panorama è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla frazione di Colmean, presso Caviola (Belluno), raggiungibile dal Passo San Pellegrino, dal Passo Rolle via Falcade o da Cencenighe Agordino; in centro a Caviola, lungo via Patrioti, si seguono le indicazioni per Colmean. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (1274 m) si risale a nord nel bosco lungo la carrareccia CAI 689 fino alla Baita dei Cacciatori (1751 m) e, proseguendo, alla Baita Giovanni Paolo I (1865 m, 1h 15'). Presso la baita si prende a destra una traccia in salita (gradoni in legno) che esce dal bosco sotto la parete sud di Cima d'Auta Orientale e sale ripida verso la Forcella di Medil; a un bivio, dove a destra il CAI 696 è la via normale (usata per il ritorno), si tiene la sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata, su traccia labile, fino all'attacco (2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su roccette e un balzo verticale (una staffa) fino alla prima scaletta; si completa la parete con altre due staffe e si piega a sinistra in un traverso orizzontale dentro un canalino, risalito con tre staffe e poi altre tre verso destra. Dopo un tratto diagonale attrezzato si sale una seconda scaletta di 6-8 metri, quindi roccette appoggiate e un canalino detritico verso l'evidente forcella. Dopo facili passi di sentiero, un'altra scaletta e roccette si arriva al passaggio chiave: un angusto camino, da affrontare sul lato destro con l'aiuto di staffe e, in uscita, di alcuni pioli su roccia poco appigliata. Si percorre una rampa a destra e si aggira uno spigolo con un traverso, poi un balzo verticale ben appigliato fino in vista della Forcella di Medil, dove la fune accompagna facili roccette fino al pianoro della forcella (a sinistra Cima d'Auta Occidentale, a destra l'Orientale, con la parete sud della Marmolada). Verso destra si seguono roccette e sentiero attrezzati (cavo come corrimano), si sale una placca con una scaletta e poi in aderenza, si percorrono una cengia e una nuova parete verticale a tratti appigliata, fino a un bivio: a sinistra inizia la discesa attrezzata, a destra in pochi minuti la croce di vetta di Cima d'Auta Orientale (2624 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, con salita per lo più priva di difficoltà sostanziali ed esposizione non eccessiva; solo alcuni passaggi (camino, traverso, placca in discesa) richiedono più attenzione. Da non sottovalutare però l'avvicinamento faticoso e il rientro anch'esso attrezzato.

    ⚠ Itinerario lungo in ambiente di alta montagna poco frequentato: buona preparazione e meteo stabile. La discesa parte attrezzata con un paio di passaggi non banali (placca e tratto verticale con scaletta).
    ▲Storia

    La Ferrata Paolin Piccolin è stata costruita nel 1969.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna al bivio dove inizia la discesa attrezzata: un tratto impegnativo su placca e un tratto verticale con scaletta, dopo i quali (circa 10') le difficoltà calano e si scende su sentiero lungo la via normale. A un bivio si tiene la destra (CAI 696) per il ripido Sentiero Attrezzato Bortoli, che con cenge e brevi balzi attrezzati sotto la parete sud riconduce al bivio dell'avvicinamento; da l' a ritroso fino alle baite e al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il lungo itinerario lascia poche energie per altro in giornata, ma la zona è ricchissima di vie. Verso il Passo San Pellegrino: l'Alta Via Bepi Zac e la Bruno Federspiel. Verso il Civetta: la Tissi, gli Alleghesi e la Fiamme Gialle. Verso le Pale di San Martino: la Bolver-Lugli e la Gabitta d'Ignoti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata344 m
    • Dislivello itinerario1354 m
    • Quota max2624 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata Parete dei Falchi

    Ferrata Parete dei Falchi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Parete dei Falchi

    ⚠ Attenzione: la via risulta da tempo poco manutenuta. La fonte segnala (autunno 2020) cavo in alcuni punti sfilacciato, morsetti molli e fittoni molto distanziati, con elevato fattore di caduta in caso di volo. L'avvicinamento storico dal parcheggio della Centrale Elettrica era inoltre interrotto da una frana sulla pista ciclabile. Valuta con prudenza lo stato delle attrezzature prima di impegnarti e verifica le condizioni aggiornate.

    La Ferrata alla Parete dei Falchi, presso Soverzene (Belluno), è breve, intensa, atletica e difficile: si sale facendo ampio uso delle braccia, con un attacco in libera e un tratto chiave strapiombante. Per la brevità è un buon allenamento, ma la sicurezza generale della via è discutibile e il rientro è esposto e su fondo instabile.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza storico è la Centrale Elettrica tra Soverzene e Pian di Vedoia (Belluno): attraversato il ponte sul Piave si cerca parcheggio presso la centrale. Punto di partenza su Google Maps. Da qui una stradina sterrata (divieto di transito) si stacca a destra verso il Piave e, costeggiando le pareti d'arrampicata, porta a una passerella metallica oltre la quale, su una distinta costola rocciosa, si intravede l'attacco (15' dal parcheggio). In seguito a una frana sulla ciclabile questo avvicinamento può risultare interrotto: in alternativa si parcheggia presso la chiesa della frazione di Soccher (da Cadola) e si raggiunge la base della costola lungo la ciclabile verso nord, individuando con attenzione l'attacco, che non è a bordo strada ma più in alto.

    ▲Il percorso

    L'attacco è il primo banco di prova: il cavo inizia a 4 metri da terra e occorre arrampicare un tratto di III grado in libera per mettersi in sicurezza. Raggiunto il cavo si sale una parete verticale di una ventina di metri dove, nonostante le cambre, la pendenza fa sentire le prime difficoltà; oltre le cambre la via prosegue verticale e aerea su roccia povera di appigli e a tratti coperta di vegetazione, poco arrampicabile. Aggirato uno spigolo si sale un tratto erboso (cavo utile sul terreno scivoloso) e ci si porta sotto un tetto roccioso su un tratto sprotetto ma facile; si aggira il tetto a sinistra con un traverso diagonale e si piega a destra su balzi di misto erba e roccia fino a un balconcino. Segue il passaggio probabilmente più impegnativo: uno sperone con traverso ascendente a destra, a tratti strapiombante, che richiede forza e agilità (alcuni pioli aiutano i piedi su roccia levigata); l'ultimo tratto su placca è decisamente atletico. Superata questa sezione di una quindicina di metri la ferrata termina (30' dall'attacco, 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma non proibitiva tecnicamente, dove conta soprattutto la forza di braccia. Il limite principale è la sicurezza: in più punti la distanza tra i fittoni è di molti metri, con fattore di caduta elevato; massima prudenza.

    ▲Discesa

    Si seguono i segni arancioni che scendono ripidi verso la centrale; il sentiero è molto ripido e il fogliame lo rende scivoloso. Verso la fine si percorre un'esposta e stretta cengia con terreno friabile e roccia inclinata scivolosa, attrezzata con un cordino malconcio: conviene seguire la freccia che, poco prima, bypassa il tratto esposto sulla sinistra. Si rientra quindi sul sentiero di avvicinamento e all'auto (30' dalla vetta, 1h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Per avvicinamento e rientro brevi si abbina bene ad altre gite della zona: la vicina Ferrata Palestra di Roccia della Val Gallina, l'impegnativa Ferrata della Memoria al Vajont e, verso il Cadore, la Costacurta; sul versante pordenonese l'Alta Via dei Rondoi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoVal Gallina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max250 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata del Partusac

    Ferrata del Partusac

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata del Partusac

    La Ferrata del Partusac è una facile via presso Civiasco, in Valsesia (Vercelli). Si svolge soprattutto in sali-scendi, con un traverso e una parete verticale ben attrezzati nel finale, un po' esposti ma non difficili; interessante dal punto di vista paesaggistico, viene spesso percorsa in successione alla vicina Ferrata Falconera.

    ▲Avvicinamento

    Per la sola Partusac conviene partire da Civiasco: all'ingresso del paese si imbocca a sinistra la strada Piandellavalle e si parcheggia nel piazzale sulla destra. Punto di partenza su Google Maps. Dalla cappella di Pian della Valle si prende il sentiero 636B nel bosco, si ignorano i primi due bivi e al terzo si va a sinistra sul 636C fino all'attacco (20' dal parcheggio). Partendo da Varallo si sale sul 636A fino al bivio col 636B presso un laghetto artificiale, poi 636B e 636C fino all'attacco (40'); chi arriva dal termine della Ferrata Falconera raggiunge l'attacco in 5'.

    ▲Il percorso

    La via inizia con un tratto in discesa su ripido sentiero di misto terra-roccia; al termine si prosegue a sinistra in obliquo fino a una prima piccola grotta, si scende ancora e su una facile cengia si raggiunge una seconda grotta. Segue un esposto traverso obliquo verso destra fino a una parete verticale attrezzata che sale ripida, facendo guadagnare quota ed esposizione; si arriva a un terrazzino erboso e a una nuova parete verticale attrezzata, quindi un ultimo tratto piano conduce al termine della via (30' dall'attacco, circa 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile, dal dislivello modesto, percorribile in entrambi i sensi: ottima come prima esperienza per il neofita o come proseguo della Falconera per l'escursionista esperto.

    ▲Discesa

    Si può ripercorrere a ritroso la via oppure seguire il sentiero fino ai bivi: parcheggiando a Piandellavalle si scende per il 636B fino al laghetto e poi col 636; per Varallo si segue il 636B fino al bivio col 636A in discesa.

    ▲Da abbinare

    Quasi d'obbligo l'abbinamento con la vicina Ferrata Falconera. In alternativa la Ferrata dei Picasass sul Lago Maggiore o il Sentiero Attrezzato dell'Infernone nel Biellese.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValsesia
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario130 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza1,6 Km
  • Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)

    Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Pace è una via di media difficoltà inserita in un lungo e impegnativo itinerario di grande valore storico e paesaggistico nel gruppo di Fanes. Combina la salita attrezzata alla Croda del Vallon Bianco e la Ferrata alla Furcia Rossa; con avvicinamento e rientro molto lunghi (circa 20 km), va pianificata con giudizio ed è riservata a escursionisti allenati ed esperti di alta montagna.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla Capanna Alpina (1725 m), raggiungibile dal Rifugio Stella Alpina presso il Passo di Valparola (Val Badia: da San Cassiano/Armentarola o dal Passo Falzarego). Punto di partenza su Google Maps. Si scende brevemente sul sentiero 11; al bivio col CAI 20 (a destra per il Rifugio Scotoni) si tiene la sinistra e si sale ripidi al Col de Locia (2070 m, 45'). Sul sentiero 11, in falso piano nell'ampia vallata e su alcuni ponti, si raggiunge la Forcella Ju d'Ega (2158 m, 1h 30'); si continua a scendere nella valle fino al bivio in vista di Malga Fanes Grande, dove si prende a destra il sentiero 17 (2107 m). Si sale verso il crinale tra la Croda del Vallon Bianco e la Furcia Rossa: ignorata una prima deviazione a destra (rientro), a un secondo bivio (2250 m) si prosegue dritto a mezzacosta sul sentiero VB fino a una targa a 2400 m (3h dal parcheggio), dove a destra inizia la Ferrata alla Furcia Rossa e a zigzag sale il sentiero al Vallon Bianco. Si percorrono entrambi gli itinerari attrezzati, noti insieme come Ferrata della Pace.

    ▲Il percorso

    Croda del Vallon Bianco. Si sale per l'itinerario attrezzato, molto esposto ma largo, su un ampio sentiero di origine militare a mezzacosta che alterna cenge a canalini; dopo circa 30' (esposti ma non difficili) si passa presso un muretto a secco da cui una traccia porta in 15-20' al Bivacco Baccon-Barborka (4 posti). Proseguendo si incontrano passerelle in legno, un solido ponte sospeso e altre passerelle; risaliti alcuni tornanti e ultime cenge si raggiungono il libro delle firme e la croce sull'ampio pianoro sommitale (2684 m, circa 4h totali). Per la Furcia Rossa si rientra al bivio a 2400 m (45' dalla vetta): qui conviene valutare energie e tempo per concludere l'intero giro (circa 10h).

    Furcia Rossa. Dal bivio si seguono a sinistra le indicazioni lungo una cengia detritica sotto le pareti nerastre, a tratti sotto un tetto roccioso; prima dell'attacco si scende un camino con una fune e cinque scalette (due verticali, due appoggiate, un'ultima verticale) fino a un terrazzino, da cui un ripido sentiero porta alla forcella tra Furcia Rossa II e III. Inizia il tratto in salita: roccette in diagonale a destra, un tratto di sentiero non protetto, ancora roccette, una cengia attrezzata e una serie di scalette metalliche intervallate da rampe. Si raggiunge il passaggio chiave: una parete verticale con staffe metalliche, non difficile tecnicamente ma molto esposta e faticosa nei primi metri leggermente strapiombanti. Usciti dalla parete si risale, sul lato destro, un camino che porta in cresta e alla scarna croce della Furcia Rossa III, accanto a una panchina ricavata dalle ruote di un cannone (2791 m, 1h dal bivio, 5h 45' totali). Si prosegue verso sud scendendo, sul versante ovest, due scale appoggiate, un tratto di sentiero e altre due scalette più verticali ed esposte; dopo una cengia e ulteriori scale si scende la costa della Furcia Rossa con un'ultima fune verticale. Persi circa 200 m, si risale a mezzacosta fino al Bivacco della Pace (2760 m), sotto il Monte Castello, dove la via termina (1h 15' dalla vetta della Furcia Rossa III, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente di media difficoltà, ma estremamente lungo e poco battuto, in ambiente stupendo con viste su Fanes, Tofane e Dolomiti di Badia. Da affrontare allenati e con margine di tempo.

    ⚠ Itinerario molto impegnativo per sviluppo e isolamento: indispensabile tempo stabile, perché i bivacchi sono distanti tra loro e il maltempo qui può creare seri problemi. Da valutare il pernottamento in bivacco o rifugio.
    ▲Storia

    La via attraversa quello che fu il fronte della Grande Guerra. Il bivacco lungo il percorso è dedicato al capitano Barborka, che guidava i Kaiserjäger austriaci in questa zona: dopo scontri cruenti, nel luglio 1916 le truppe italiane ebbero la meglio e vollero rendere omaggio al valoroso ufficiale nemico.

    ▲Discesa

    Dal Monte Castello si scende per la vallata del Vallon Bianco, versante ovest, sul sentiero 17 in costante discesa fino al bivio dell'andata e quindi a Malga Gran Fanes (2102 m, 1h 15' dal Monte Castello). Da qui si percorre a ritroso l'avvicinamento: Forcella Ju d'Ega, vallone del Gran Pian e Col de Locia, fino alla Capanna Alpina (10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario ideale da spezzare in due giorni con pernottamento in bivacco. Nel Parco di Fanes si abbina alle ferrate al Sasso delle Nove e al Sasso delle Dieci e al Sentiero Dolomieu; verso la Val Travenanzes alla Ferrata Lipella e alla Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoFanes
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Quota max2781 m
    • Lunghezza20,2 Km
  • Ferrata Ovest o dell’Ultimo Sole (Pietra di Bismantova)

    Ferrata Ovest o dell'Ultimo Sole (Pietra di Bismantova)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Reggio Emilia
    Ferrata Ovest o dell'Ultimo Sole (Pietra di Bismantova)

    La Pietra di Bismantova è una singolare formazione rocciosa dell'Appennino reggiano, nota agli arrampicatori per oltre 80 vie. Dal 2017 la parete Ovest ospita questa facile ferrata, ideale per chi vuole approcciarsi alle vie attrezzate.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dal Piazzale Dante a Castelnuovo ne' Monti (Reggio Emilia), raggiungibile dalla SS 63 del Cerreto seguendo le indicazioni per la Pietra di Bismantova. Punto di partenza su Google Maps. Dal piazzale si risale la scalinata, si raggiunge e si costeggia il Rifugio della Pietra e si segue il sentiero principale CAI 697 verso il pianoro sommitale, lungo imponenti pareti d'arrampicata; dopo circa 20' un cartello indica a sinistra l'imbocco della ferrata, raggiunta in pochi metri di discesa.

    ▲Il percorso

    La via è divisa in due parti. La prima è una lunga cengia con facili sali-scendi, dove spesso il cavo funge da corrimano: ideale per prendere dimestichezza con la progressione; al suo termine (15' dall'attacco) si può eventualmente tornare indietro. La seconda parte è più verticale e divertente: si attacca una placca abbastanza verticale, con passaggi che richiedono più attenzione ma ben attrezzati con maniglie e cambre; segue un facile traverso e una rampa, al termine della quale si scende un paio di metri fino al libro delle firme. La salita si chiude con una cengia inclinata e un ultimo salto, reso facile da maniglie e cambre, fino al termine delle attrezzature (30' dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile, perfetta come prima esperienza; chi ha buona esperienza può percorrerla anche in discesa, magari dopo aver salito la più complessa Ferrata degli Alpini sulla parete Est.

    ⚠ Durante il rientro è bene non togliere il casco fino al Rifugio della Pietra: non è raro vedere cadere sassi dalle pareti.
    ▲Storia

    La Ferrata dell'Ultimo Sole è stata inaugurata nel 2017 dal CAI di Castelnovo ne' Monti e installata dalle Guide La Pietra.

    ▲Discesa

    Si prosegue dritto sui prati sommitali innestandosi sul CAI 697, che verso destra scende a Piazzale Dante (20' dal termine). In alternativa, a sinistra, si può raggiungere la parete Est per osservare la parte finale della Ferrata degli Alpini (10' dal termine della Ferrata Ovest).

    ▲Da abbinare

    Si concatena con le altre vie di Bismantova: la Ferrata degli Alpini e la Ferrata Orto del Mandorlo (con cui forma un classico anello). Nei dintorni, in giornata: Ferrata Balze del Malpasso (~24 km), Ferrata Monte Penna (~42 km) e Ferrata Barranco del Dolo (~38 km).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoPietra di Bismantova
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario180 m
    • Quota max1046 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La storica Ferrata Oskar Schuster è un itinerario parzialmente attrezzato che sale alla Cima di Mezzo del Sassopiatto, nel gruppo del Sassolungo. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma la via alterna passaggi su cavo a sezioni in libera (per lo più I grado, qualche II) all'inizio e alla fine: ambiente di alta montagna senza vie di fuga, da percorrere solo con tempo sicuro.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella sale al Rifugio Toni Demetz; il Passo Sella si raggiunge dalla Val di Fassa (Canazei) o dalla Val Gardena (Selva). Punto di partenza su Google Maps. Conviene salire il primo dislivello dal Passo Sella (2180 m) al Rifugio Toni Demetz (2685 m) con la cabinovia (in alternativa il sentiero CAI 525, circa 1h 30'). Dal Demetz si scende ripidi sul CAI 525 nel vallone fino al Rifugio Vicenza (2253 m, 45' dalla stazione a monte). Lasciato il rifugio si prosegue nella detritica conca del Sassopiatto verso il punto più alto del cono formato da un ripido canalone, dove si trova l'attacco (45' dal Vicenza, 1h 30' totali); prima della prima fune si risalgono alcune roccette seguendo i segni a vernice rossa.

    ▲Il percorso

    Le prime funi sono su una rampa inclinata che aggira uno spigolo (2550 m); poi le attrezzature si interrompono e si alternano tratti su cavo a passi in libera. Si superano roccette e un secondo spezzone aiuta a rimontare un balzo verticale; si entra in un canalino su gradoni naturali seguendo i bolli rossi fino a un nuovo salto, vinto con due staffe, seguito da un traverso esposto ma facile verso destra. Si continua su rampe e roccette non difficili e su un ampio vallone piacevole da arrampicare senza cavo, fino al punto più verticale dell'itinerario: una parete di una trentina di metri con ottimi appigli naturali e fune, che porta a un'ampia forcella di sosta. Oltre la forcella un nuovo tratto verticale, privo di appigli, si supera con solide staffe e una scaletta metallica; poco oltre si entra in un canalino e, aggirato uno spigolo, si raggiunge la suggestiva Forcella delle Torri (2730 m, 1h dall'attacco). Una comoda cengia in quota aggira la parete sud del Sassopiatto fino a un breve salto attrezzato; segue un lungo canalone senza attrezzature, con passi in libera non difficili ma da calcolare per il detrito. In alto il canalone si stringe in una fessura che immette nella cresta sommitale e quindi sulla Cima di Mezzo del Sassopiatto (2955 m, 2h dall'attacco, 3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata vecchio stile, senza difficoltà tecniche elevate, che porta a una vetta di rilievo per un versante più alpinistico rispetto alla via normale (estiva e molto frequentata). Piacevole e arrampicabile sia sul cavo sia in libera; i passi liberi su roccia asciutta restano tra il I e il II grado e l'esposizione è in genere contenuta.

    ⚠ Itinerario di alta montagna senza vie di fuga: indispensabile meteo stabile. Attenzione ai tratti innevati fino a stagione inoltrata, soprattutto nei canalini e nel canalone finale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con neve possibile a inizio e fine estate. Cartografia consigliata: carte 4Land della Val di Fassa oppure della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Storia

    La via è dedicata all'alpinista tedesco Oscar Schuster, medico ed esploratore tra fine Ottocento e inizio Novecento, morto in Russia durante la Grande Guerra. Ripercorre in larga parte la salita che Schuster compiè nel 1895 con l'austriaco Hans Lorenz sulla parete est del Sassopiatto; attrezzata poco dopo, divenne una delle prime ferrate delle Dolomiti, come riporta il rapporto del 1896 della Sezione Accademica di Vienna del Club Alpino Austriaco, che ne propose il nome di Oscar-Schuster-Weg.

    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto (ovest), dapprima su sentiero roccioso poi ampio e facile, fino al Rifugio Sassopiatto (2300 m, 1h dal termine). Si prosegue sul CAI 557 toccando il Rifugio Sandro Pertini (2316 m) e il Rifugio Federico Augusto (2298 m), fino ai pressi del Col Rodella, da cui si raggiunge il parcheggio (3h dal termine, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Sassopiatto non vi sono altre vie attrezzate, ma dal Passo Sella si possono salire la breve Ferrata al Col Rodella o l'impegnativa Ferrata delle Mesules. Scendendo in Val Gardena: la Ferrata Tridentina e le ferrate del Piz da Cir; verso il Passo Pordoi la molto difficile Ferrata Piazzetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata395 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2964 m
    • Lunghezza12,8 Km
  • Ferrata Palestra di Roccia Val Gallina

    Ferrata Palestra di Roccia Val Gallina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Palestra di Roccia Val Gallina

    Alla Palestra di Roccia della Val Gallina (nota anche come VII Reggimento Alpini), presso Soverzene (Belluno), si sviluppano sulla stessa bastionata più vie attrezzate: la Ferrata A, facile ma molto esposta, e la Ferrata B, decisamente difficile con un paio di passaggi che richiedono tecnica e forza nelle braccia. Nel 2019 è stata aperta anche una terza via, C, difficile e atletica. Itinerari brevi, ottimi come allenamento anche in stagione invernale.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Soverzene sul versante orientale del Piave: da sud si arriva da Pian di Vedoia attraversando il ponte sul Piave, si passa accanto alla centrale elettrica (punto di partenza della vicina Ferrata Parete dei Falchi) e si entra in paese; verso nord si imbocca via Val Gallina e, a un bivio presso un piccolo edificio religioso, si tiene la sinistra verso Longarone fino alle indicazioni per il parcheggio della palestra di roccia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio, attraversato un torrente, in pochi minuti si è sotto la parete: a sinistra la Ferrata A, a destra il diedro della Ferrata B.

    ▲Il percorso

    Ferrata A. Verso sinistra si sale una rampa diagonale di una decina di metri, poi una parete verticale di roccia impegnativa resa semplice da numerosi pioli e staffe. Una nuova rampa a sinistra porta sotto il passaggio più impegnativo della A: un canalino ben attrezzato ma verticale ed esposto. Seguono una stretta e aerea cengia a sinistra, un camino non difficile e un traverso a destra; dopo alcuni balzi innocui si raggiunge il termine (15' dall'attacco, 30' dal parcheggio).

    Ferrata B. Dallo spiazzo si va a destra in discesa fino al torrente, dove attacca la via. Dopo i primi metri di cavo in diagonale si sale verticali e, dopo 4 metri, si affronta un tratto strapiombante: la roccia spancia, il cavo sale a destra della sporgenza mentre gli appigli migliori (naturali e staffe) sono a sinistra; conviene procedere rapidi nei 3 metri strapiombanti. Si esce su un balconcino, si risale un breve tratto di roccette che piega a sinistra sotto un camino (cavo prima a sinistra poi a destra, con staffe e appoggi naturali); usciti dal camino, un traverso di 3 metri a destra porta a una lunga serie di cambre su parete levigata, poi a una stretta cengia verso sinistra fino a un breve diedro. Si arriva al passaggio chiave: un impegnativo traverso che prima risale un tetto roccioso (con pioli, aggirando uno spigolo), poi prosegue orizzontale, aereo e su roccia molto levigata; il cavo sale quindi in una fessura con buoni appoggi per i piedi e, dopo un altro traverso ascendente a destra, porta sotto una parete verticale e leggermente strapiombante con staffe e pioli. Superato il tratto chiave si sale su parete più appoggiata, poi due lunghe serie di cambre unite da un breve traverso diagonale; il cavo piega infine a destra su una rampa di terra e roccia, aggira uno spigolo e termina (30' dall'attacco, circa 50' dal parcheggio).

    Ferrata C. Aperta nel 2019, difficile e atletica; la relazione di dettaglio non è ancora disponibile sulla fonte.

    ▲Carattere e difficoltà

    Per i ferratisti l'itinerario consigliato è salire la B e scendere la A. La Ferrata B è la più difficile: il tratto strapiombante iniziale, il camino e il traverso non sono da sottovalutare (per questo è classificata difficile nonostante la brevità). La Ferrata A non ha passaggi tecnici impegnativi ma è decisamente esposta.

    ⚠ Le vie sono state ri-attrezzate di recente, con cavo largo ma non sempre teso. Un tratto della Ferrata B risultava (2017) instabile, con un fittone su una porzione di roccia in distacco: serve prudenza. Casco sempre obbligatorio.
    ▲Discesa

    Dalla Ferrata A si scende per una traccia a sinistra fino al punto di partenza e al parcheggio (20' dal termine). Dalla Ferrata B si segue la traccia a sinistra fino al termine della A e si scende come per quest'ultima (circa 1h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, si abbina bene alla vicina Ferrata Parete dei Falchi. Verso Longarone l'impegnativa Ferrata della Memoria al Vajont; a est la Ferrata Costacurta e l'Alta Via dei Rondoi; sullo Schiara diverse ferrate impegnative (Sperti, Berti, Marmol, Zacchi).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoVal Gallina
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max560 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Ottone Brentari

    Ferrata Ottone Brentari

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Ottone Brentari
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ottone Brentari collega i Rifugi Agostini e Pedrotti sotto la Cima d'Ambiez, nelle Dolomiti di Brenta, senza difficoltà tecniche di rilievo ma con tratti esposti e l'attraversamento di vedrette. Qui è descritta in direzione Agostini-Pedrotti, che consente di percorrere la parte attrezzata in salita godendo dei panorami migliori.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dal Ristoro Dolomiti (768 m) sopra Dorsino: in paese una strada segnalata «Val d'Ambiez» sale stretta lungo la valle fino al ristorante, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 325 fino al Rifugio al Cacciatore (1820 m, 2h 15'), poi sempre sul 325 (Sentiero Dallago) al Rifugio Agostini (2410 m, 3h 30' totali). L'avvicinamento è lungo e supera circa 1700 m di dislivello: ha senso valutare un pernottamento in rifugio per affrontare riposati l'itinerario in quota.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Agostini si risale verso nord il vallone della Bocca d'Ambiez; si supera il bivio col CAI 321 (Ferrata Castiglioni) tenendo il lato sinistro e affrontando facili tratti attrezzati su roccette e cenge, fino alla Vedretta d'Ambiez (2800 m, 45' dal rifugio). Qui, dove il CAI 304 prosegue dritto verso la Bocca d'Ambiez, si tiene la destra attraversando la vedretta seguendo alcune bandierine rosse e prestando attenzione alla stabilità del ghiaccio presso il bordo. All'attacco (cartello rosso) si sale una parete appoggiata con ampie staffe, poi un traverso ascendente a sinistra e una serie di gradini metallici fino a un segnavia: a sinistra si va verso la Bocca d'Ambiez, a destra in salita prosegue la Brentari. Si guadagna quota con esposizione crescente ma su passaggi mai difficili: una scala metallica prima verticale poi appoggiata, facili balzi attrezzati, un'ampia cengia a destra e altre roccette. Si percorrono una seconda cengia, una serie di scale appoggiate e un tratto facile fino a un'altra scala; una lunga cengia conduce alla Bocca di Tosa (2845 m) e all'ultima scala, percorsa in discesa. Aggirato uno spigolo, dove un tempo c'era un ponte sospeso traballante si percorre una breve ed esposta cengia fino alla Sella di Tosa (2860 m, 45' dall'attacco, 1h 30' dal Rifugio Agostini), dove la ferrata termina.

    Da qui si scende verso il Rifugio Pedrotti su tracce, con splendida vista sulla parete sud di Cima Tosa, sul Campanil Basso e sugli Sfulmini: alcune roccette non attrezzate portano sul versante sinistro della Vedretta di Tosa, che si scende affrontando alcuni nevai. Risalito un breve tratto, si incontrano i bivi per il Sentiero Attrezzato Apolloni e per il Sentiero Palmieri; proseguendo sul CAI 304 si aggira Cima di Brenta Bassa e si arriva al Rifugio Pedrotti (2491 m, 1h dalla Sella di Tosa, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non difficile, ma abbastanza esposta nel tratto che sale dalla Vedretta d'Ambiez alla Sella di Tosa. Si presta benissimo a essere concatenata con gli altri itinerari attrezzati del Brenta.

    ⚠ Gli attraversamenti delle vedrette dipendono dall'innevamento e dalla sua stabilità, variabili di anno in anno: i ramponi sono un'opzione consigliabile anche in stagione avanzata. Indispensabile meteo stabile, vista la quota e l'ambiente.
    ▲Discesa

    La ferrata termina ben prima del Pedrotti. Per non raggiungere il rifugio si può imboccare il Sentiero Attrezzato Apolloni (CAI 320B), che si stacca a destra circa 20' prima del Pedrotti: esposto ma non difficile, resta in quota fino a Passo Forcoletta (2433 m) e scende al Rifugio al Cacciatore (2h 15' dal termine della ferrata, 8h 30' totali) e quindi al Ristoro Dolomiti (circa 10h). Volendo passare dal Pedrotti si percorre a ritroso il tratto fino all'Apolloni, aggiungendo circa un'ora (11h totali).

    ▲Da abbinare

    Per il lungo avvicinamento conviene unirla ad altri itinerari del Brenta: in più giorni con la Ferrata Castiglioni e il Sentiero dell'Ideale, oppure dal Pedrotti verso Bocca di Brenta con la Ferrata delle Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Più a nord, la Ferrata delle Bocchette Alte con il proseguo nella Benini e il Sentiero Sosat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario2100 m
    • Quota max2860 m
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