Paese: Italia

  • Ferrata Gutturu Xeu

    Ferrata Gutturu Xeu

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata Gutturu Xeu
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gutturu Xeu sale la gola del Gutturu Xeu, vicino a Iglesias, in Sardegna. È un itinerario di media difficoltà, con attrezzatura in buono stato di manutenzione, piuttosto esposto e con una discesa adrenalinica in corda doppia. Si può scegliere tra una variante di sinistra e una di destra, tecnicamente simili.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Iglesias: in paese si percorre via Cavalier San Filippo fino al termine, si svolta a sinistra in Via Falcone e poi a destra alla prima via, entrando in una strada stretta ma asfaltata che si segue per 1,5 km fino a notare sulla destra una sterrata in salita; la si percorre per alcune centinaia di metri fino all'inizio del sentiero, segnalato da una sbarra (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue una mulattiera verso l'antica miniera di ferro: in circa 20 minuti si arriva presso il massiccio su cui si sviluppa la via, dove a sinistra di una piccola grotta si vedono le attrezzature metalliche (20' dal parcheggio). Qui si valuta se percorrere la variante di sinistra o quella di destra: quest'ultima attacca leggermente più in alto e richiede di arrampicare alcuni metri in libera senza protezioni. Entrambi i percorsi terminano con una calata di circa 30-40 metri da effettuare in corda doppia.

    ▲Il percorso

    Ferrata di sinistra: attacca vicino a una grotta che fungeva da galleria mineraria; seguendo un ometto di pietra si raggiunge una cengia da cui parte la via, con una serie di passaggi gradonati verso destra privi di difficoltà, poi più in verticale tra roccia e vegetazione mediterranea. Ci si sposta a sinistra verso un colatoio rossastro che si risale in bella arrampicata, si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato con facili balzi fino a una parete verticale presso uno spigolo; tenendosi sul lato sinistro si sale in verticale con le molte cambre presenti e, senza difficoltà sostanziali, si doppia uno spigolo verso destra raggiungendo in breve il termine della via. Ferrata di destra: le attrezzature iniziano alcuni metri più in alto rispetto al sentiero (si usano un paio di alberi per rimontarli) e si raggiunge il cavo; si parte su facili balzi attrezzati verso sinistra fino a una parete verticale con cambre, si guadagna quota fino a un comodo terrazzino e si prosegue su roccia ricca di appigli e gradonata fino a una nuova parete verticale con abbondanti cambre, salendo verticali e spostandosi gradualmente a destra in una sezione decisamente esposta ma non difficile. Si raggiunge una cengia terrosa che si segue verso destra, attrezzata in discesa, e con il cavo e alcune cambre si arriva a un traverso in discesa con buoni appoggi per i piedi; si aggira un esposto spigolo e, seguendo in discesa le cambre, si percorre un aereo traverso verso destra di una trentina di metri, camminando sul vuoto ma su numerose cambre, fino a una cengia terrosa con il libro delle firme. Si prosegue sul sentiero attrezzato tra la vegetazione mediterranea, su placche appoggiate, fino a un diedro da salire sul lato sinistro con le cambre — passaggio non difficile ma più atletico, con cambre distanziate e cavo leggermente in strapiombo — oltre il quale le difficoltà calano e un muretto di una trentina di metri, ricco di cambre, conduce al termine della ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di gola di media difficoltà, esposta ma ben attrezzata con cambre; l'arrampicata è piacevole tra roccia e macchia mediterranea.

    ⚠ La discesa è obbligata in corda doppia: servono due corde da almeno 40 m, oltre a freno discensore, longe e cordino autobloccante per la manovra. La variante di destra richiede inoltre alcuni metri di arrampicata in libera senza protezioni all'attacco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Clima mediterraneo e quota bassa: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde. Talvolta è in funzione una funicolare installata dal gruppo locale di appassionati.

    ▲Discesa

    Effettuate le calate in corda doppia, che riportano alla base della via vicino all'attacco, si percorre a ritroso il sentiero dell'andata fino all'auto.

    ▲Da abbinare

    Da Iglesias, spostandosi verso la costa, si può affrontare la magnifica escursione che sale al Pan di Zucchero. Verso nord la Sardegna propone molti itinerari attrezzati: la recente Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull'isola di Tavolara e, più a nord, la Ferrata del Cabirol.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoIglesiente
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max470 m
    • Lunghezza5,3 Km
  • Ferrata Gole del Serra

    Ferrata Gole del Serra

    Vie Ferrate › Umbria › Terni
    Ferrata Gole del Serra
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gole del Serra è un itinerario quasi unico nel suo genere in Italia: ripercorre una gola altrimenti inaccessibile a chi non pratica canyoning, attraversa gallerie sotto la ferrovia e obbliga l'escursionista ad arrangiarsi per raggiungere l'attacco. Gli scenari della forra ripagano la fatica; conviene partire la mattina presto per godere della luce migliore.

    ▲Avvicinamento

    Si parte nelle vicinanze di Rocca San Zenone (provincia di Terni): dal paese si prosegue per circa 2,5 km lungo la SP67 fino a una curva a gomito a sinistra, dove un ampio spiazzo con una struttura abbandonata permette di parcheggiare (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca la strada sterrata che scende verso destra seguendo alcuni segni CAI, si raggiunge un ponte che supera la ferrovia e sulla destra si prende il sentiero, con il fiume a sinistra e la ferrovia a destra. Si deve poi ridiscendere verso il fiume individuando la difficile traccia e, raggiunto il corso d'acqua, percorrerlo per circa 30 minuti (utili guanti e una cesoia per aprirsi un varco tra i rovi); presso una galleria sopra la quale passa la ferrovia ha inizio la ferrata (indicativamente 1h dal parcheggio, a seconda della difficoltà di progressione).

    ▲Il percorso

    La ferrata si sviluppa dapprima su un paio di gallerie, la seconda più difficile, con l'ausilio di alcune attrezzature metalliche su cui poggiare i piedi. Usciti dalla seconda galleria (tre in totale) si sale su roccia coperta di muschio, resa scivolosa dall'umidità, e si prosegue nella forra tra cavi e attrezzature metalliche. La via termina (1h 15' dall'attacco, indicativamente 2h 15' dal parcheggio) presso evidenti segni blu, dove si può scegliere se concludere risalendo verso la strada provinciale con l'aiuto di alcune funi che risalgono la parete, oppure proseguire lungo il torrente.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile dal punto di vista tecnico, ma particolare per l'ambiente di forra e per un avvicinamento da cercare; a metà itinerario una via di fuga è segnalata con vernice blu.

    ⚠ In primavera o inverno ci si bagnerà abbondantemente i piedi in più punti, ed è consigliato portare guanti e attrezzi per tagliare i rovi; in estate inoltrata il letto del fiume è spesso asciutto e la progressione più agevole. La roccia coperta di muschio può essere scivolosa.

    ▲Periodo e sicurezza

    La scelta della stagione cambia molto l'esperienza: con l'acqua la forra è più suggestiva ma ci si bagna, a secco la progressione è più comoda. Quota bassa, percorribile in gran parte dell'anno.

    ▲Discesa

    Nell'itinerario classico, risalendo le funi presso i segni blu si raggiunge la strada asfaltata, che si risale in direzione dell'auto (3h complessive).

    ▲Da abbinare

    Volendo prolungare l'itinerario, dal termine (segni blu) si può proseguire lungo il torrente fino a un ponte tibetano da attraversare, poi su segni rossi lungo un sentiero attrezzato fino alla ferrovia; si costeggiano i binari fino a un pozzetto dove le frecce rosse indicano di entrare, si scende una scala e si procede verso Rocca San Zenone, da cui si rientra all'auto. Questa versione lunga è da considerarsi di circa 5h, cui va aggiunta la risalita da Rocca San Zenone (almeno 1h, per un totale di almeno 6h).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneUmbria
    • GruppoAppennino Umbro
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max280 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    La Ferrata Giovanni Lipella è un lungo itinerario attrezzato che sale alla Tofana di Rozes, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente alterna passaggi di media difficoltà a un paio di tratti più impegnativi, ma sono la lunghezza, il dislivello e l'ambiente d'alta montagna ad alzarne il grado complessivo. La via si sviluppa sulla parete ovest della Tofana di Rozes, con un panorama stupendo sul Lagazuoi e sul Gruppo di Fanes.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina d'Ampezzo–Passo Falzarego; salendo da Cortina si segue a destra l'indicazione per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta (punto di partenza su Google Maps). È possibile partire anche dal Passo Falzarego, con avvicinamento però più lungo e con maggiore dislivello. Dal Rifugio Dibona si procede verso ovest (a sinistra rispetto al rifugio) sul sentiero 403 fino a un bivio dove il 403 devia a destra verso il Rifugio Giussani (via di rientro); si prosegue dritti verso l'imponente parete sud della Tofana di Rozes innestandosi sull'ampio sentiero 404, che costeggia la parete tra radi mughi. Si ignora un primo bivio per la Ferrata alla Grotta di Tofana e si resta sul 404 verso est, seguendo le indicazioni per la Ferrata delle Gallerie del Castelletto e la Ferrata Lipella; il sentiero piega a destra fino all'attacco della Ferrata alla Galleria del Castelletto, preceduto da uno spiazzo dove indossare l'imbrago (2475 m, 1h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲Il percorso

    La Galleria del Castelletto è il preludio alla vera e propria Ferrata Lipella: tratto facoltativo ma molto consigliato (chi volesse evitarlo segue la traccia che sale a destra dalla Forcella Col dei Bos verso il Castelletto). Si salgono roccette appoggiate e attrezzate fino a una targhetta, poi staffe e una scaletta metallica depositano su un terrazzino da cui si entra nella galleria scavata durante la Grande Guerra, con segni ancora evidenti. Si va a sinistra salendo una scalinata, si ignora la deviazione attrezzata che scende a sinistra e si prosegue in salita incontrando un ampio buco-vedetta sul lato sinistro; la galleria continua su fondo a tratti scivoloso, alternando tratti orizzontali a salite attrezzate, e il lungo tratto buio termina presso un tornante dove si apre una feritoia sulla sinistra. All'uscita si può terminare il percorso in galleria (a sinistra) oppure proseguire ancora un paio di minuti, uscendo su una cengia seguita da un tratto attrezzato in discesa (variante facoltativa). Usciti dalla galleria (20' dall'attacco) si è presso la Forcella di Rozes; un sentiero a mezzacosta taglia la parete ovest della Tofana di Rozes (2630 m) e, in discesa, porta all'attacco della Ferrata Lipella (2520 m, 20' dal termine della galleria, circa 2h dal Rifugio Dibona). La Lipella inizia con roccette appoggiate verso sinistra fino a un terrazzino, poi un balzo verticale ben gradinato e un diedro con ottimi appigli a sinistra; interrotte le attrezzature sotto una parete giallo-nerastra, si percorre un facile traverso a sinistra, dapprima orizzontale e poi in diagonale, su difficoltà contenute (attenzione alle rocce sporgenti, casco indispensabile). Segue un traverso più impegnativo che inizia con un salto deciso e sale in diagonale a sinistra con molti appoggi per i piedi; dopo i primi metri diventa più piacevole, aumentando verticalità ed esposizione ma riducendo le difficoltà tecniche, fino a una lunga cengia verso sinistra, non protetta nei tratti facili ma attrezzata negli attraversamenti di alcuni esposti canalini. Si sale poi una bella parete frastagliata in diagonale verso destra, molto appigliata, un breve traverso a destra entra in un camino con fessura (ci si tiene sul lato sinistro seguendo il cavo, con i piedi a destra in spaccata, passaggio esposto ma piacevole), quindi nuovi brevi traversi conducono a una seconda cengia, più esile ed esposta, che alterna tratti attrezzati e non protetti. La cengia termina dove il cavo piega bruscamente in verticale su parete gradinata con infissi, e alternando brevi collegamenti a tratti di parete esposta si guadagna quota fino a un bivio segnalato presso le Tre Dita (2700 m, 1h 30' dall'attacco della Lipella, 3h 30' dal Rifugio Dibona). Qui le indicazioni per Giussani e Cantore portano al rifugio in 30' (utile anche come via di fuga); tenendo invece la destra verso “Cima” si percorre una nuova lunga cengia a tratti attrezzata fino alla seconda sezione. Si riparte in verticale su balzi modesti, un traverso orizzontale a destra e passaggi verticali ma arrampicabili; dopo un punto di riposo panoramico si supera uno dei passaggi più impegnativi della via, un breve balzo verticale con pochi appigli che obbliga a trazionare sul cavo. Una cengia stretta ed esposta porta all'ultima sezione, dove un paio di passaggi risultano difficili per la roccia levigata e la scarsità di appigli; rimontati questi balzi, un'ultima cengia a destra unisce alla via normale (3030 m, 1h 15' dal bivio delle Tre Dita, 2h 45' dall'attacco della Lipella). La via normale, lungo la cresta e faticosa, conduce alla croce di vetta della Tofana di Rozes (3225 m, 30' dal termine della ferrata, 4h dall'attacco della Galleria del Castelletto, 5h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo e di alta montagna, tecnicamente di media difficoltà ma molto impegnativo per sviluppo e dislivello. La Galleria del Castelletto inizia a 2480 m e termina a 2612 m dopo circa 500 m di sviluppo elicoidale, completamente buia in ampi tratti.

    ⚠ In galleria la torcia, preferibilmente frontale, è d'obbligo: il cavo funge da corrimano su un fondo a tratti umido e scivoloso. Attenzione a non smuovere detriti lungo le cenge, perché in più punti corrono parallele una sotto l'altra con alcune centinaia di metri di dislivello. Possibili residui di neve sulla parete ovest anche in stagione inoltrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la stagione estiva, in ambiente d'alta quota. È intitolata alla Medaglia d'Oro al Valor Militare Giovanni Lipella, nato a Riva del Garda (allora in territorio austriaco), patriota arruolatosi giovanissimo nell'esercito italiano e caduto in combattimento nel giugno 1918 presso il Monte Grappa; la medaglia d'oro alla memoria gli fu conferita nel marzo 1919. La ferrata fu costruita nel 1967 dalle Guide di Cortina e dalla locale sezione del CAI.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende l'ultimo tratto della via normale appena percorsa e, dal bivio con la ferrata, si tiene la destra seguendo i bolli blu fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h 15' dalla vetta, 6h 30' complessive). Dal Giussani si segue il sentiero 403, dapprima ripido e poi piacevole e turistico, incastonato tra la Tofana di Mezzo e la Tofana di Rozes, in discesa fino al bivio dell'andata dove, tenendo la destra, si raggiunge il Rifugio Dibona (1h dal Rifugio Giussani, 8h complessive).

    ▲Da abbinare

    L'itinerario è molto lungo e difficilmente abbinabile in giornata, salvo la stessa Ferrata alla Galleria del Castelletto e la Ferrata alla Grotta della Tofana. Per escursionisti molto allenati il rientro è possibile dalla Val di Travenanzes con la Ferrata alla Scala del Menighel. Restando in zona Passo Falzarego si possono percorrere la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos, la Ferrata Tomaselli o il Sentiero dei Kaiserjager al Lagazuoi; dal Rifugio Dibona la Ferrata Olivieri a Punta Anna, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o il più facile Sentiero Astaldi; sul versante opposto del Passo Falzarego la Ferrata Averau o la Ferrata al Ra Gusela.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata550 m
    • Dislivello itinerario1142 m
    • Quota max3225 m
    • Lunghezza10,2 Km
  • Ferrata Gerardo Sega

    Ferrata Gerardo Sega

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gerardo Sega
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gerardo Sega è una via molto caratteristica che si svolge soprattutto lungo due esposte ma non difficili cenge, all'interno di un anfiteatro roccioso del Monte Baldo. Solo nel finale propone un paio di punti leggermente più impegnativi, comunque su difficoltà modeste: è ideale nelle mezze stagioni e si presta bene anche a neofiti con esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Monte Baldo (1120 m), raggiungibile per stretta strada asfaltata salendo da Avio verso il Monte Baldo; lungo la salita ricca di tornanti, sulla sinistra, si nota una deviazione in discesa per la Madonna delle Nevi, che si percorre interamente fino al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal rifugio si segue il sentiero CAI 652 in discesa per circa 10 minuti fino a un bivio segnalato, dove si prende verso Avio e Valle dei Molini; si prosegue nell'ombroso sentiero fino a un secondo bivio (40' dal parcheggio) dove, lasciando il 652 che scende ad Avio, si imbocca il CAI 685. Si guada il torrente Aviana con l'aiuto di un semplice ponte delle scimmie a due corde, si passa accanto alla bella cascata di Preafessa e si entra nell'anfiteatro roccioso della ferrata; dopo gli ultimi metri di sentiero si raggiunge una cengia rocciosa verso sinistra che porta, sotto imponenti tetti giallastri, all'attacco con la targhetta, dove conviene indossare l'imbrago (1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Percorsa una cengia coperta da un tetto roccioso, si risalgono alcuni gradoni rocciosi in un tratto non attrezzato e facile, fino a una scala metallica di una decina di metri, verticale all'inizio e più appoggiata negli ultimi metri. Si sale poi una rampa sabbiosa e alcune roccette fino a un terrazzino panoramico, oltre il quale parte uno dei passaggi più caratteristici: una lunga cengia orizzontale, quasi scavata dalla natura, comoda e — pur esposta — priva di difficoltà. Si aggira la parete, si sale una rampa rocciosa fino a un tratto in discesa nel bosco, si superano un paio di semplici balzi rocciosi e alcuni tratti esposti e si raggiunge una seconda ampia e lunga cengia, molto panoramica ma senza difficoltà tecniche. Usciti dall'ambiente roccioso e rientrati nel bosco, si risale un balzo roccioso con l'aiuto di due chiodi per i piedi fino al libro delle firme; un breve tratto molto ripido e scivoloso nel bosco porta all'ultima parte della via, una parete verticale ben appigliata e piacevole da arrampicare. Dopo un sentiero di trasferimento si affronta un diedro roccioso non alto ma sicuramente il tratto più difficile della via; superatolo, le attrezzature terminano e in un paio di minuti di salita si raggiunge il termine (1h 30' dall'attacco, 2h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via sarebbe da classificare facile, ma gli ultimi due tratti — la parete verticale e il diedro — ne alzano leggermente il grado; resta un itinerario adatto sia a neofiti con esperienza di montagna sia a chi vuole una gita attrezzata in ambiente suggestivo.

    ⚠ Attenzione al materiale detritico che può cadere da chi percorre la ferrata più in alto: il casco è quanto mai d'obbligo in questo itinerario.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota contenuta la rende particolarmente adatta alle mezze stagioni; l'ambiente d'anfiteatro è molto suggestivo e mai realmente difficile.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si scende lungo un largo sentiero; all'innesto si tiene la sinistra fino a un bivio con una strada forestale, dove a destra sale il CAI 653 verso il Passo Cola, mentre noi scendiamo sul CAI 685 verso la Madonna della Neve. Usciti dal bosco si ritrova la valle percorsa in auto: si segue la forestale in discesa fino alla Madonna della Neve e quindi al Rifugio Monte Baldo e al parcheggio (1h dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Sul Monte Baldo si sviluppa anche l'atletica Ferrata delle Taccole, che però ha un lungo avvicinamento e difficilmente si abbina alla Gerardo Sega in giornata, salvo usare la funivia Prada-Costabella. Più facilmente concatenabile è la Ferrata Marangoni, salendo da Avio a Mori; per un'alternativa più tranquilla e panoramica si può scendere verso Verona e percorrere il Sentiero Attrezzato della Val Sorda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Baldo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario883 m
    • Quota max1190 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Giulio Segata al Dos d’Abramo

    Ferrata Giulio Segata al Dos d'Abramo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Segata al Dos d'Abramo

    La Ferrata Giulio Segata sale al Dos d'Abramo, sul Monte Bondone sopra Trento. È breve ma decisamente impegnativa, tecnica e aerea: in poco più di trenta minuti mette a dura prova, anche per la sua caratteristica più singolare, la salita attraverso due fori naturali scavati dall'acqua nella roccia. Molto appagante il proseguimento dell'itinerario sulle tre cime del Bondone.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è nei pressi delle Viote del Bondone, raggiungibili da Trento o da Rovereto per strade piuttosto tortuose, con due possibilità di parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Venendo da Rovereto può essere comodo l'ampio parcheggio dopo un breve tratto sterrato; venendo da Trento si supera il Giardino Botanico fino a una strada sterrata sulla sinistra, che si percorre per circa un chilometro parcheggiando al suo bordo. In entrambi i casi l'avvicinamento è analogo. Con il parcheggio dell'itinerario 1 si sale verso Malga Fragari ignorando il CAI 607 che sale dritto; dopo una ventina di minuti un'indicazione a sinistra conduce al giro delle tre cime del Bondone, fino a innestarsi sul CAI 636 che arriva da sinistra, che si prende a destra in salita. Con il parcheggio dell'itinerario 2 si segue invece direttamente il CAI 636 (indicazioni per il giro delle tre cime, ignorando al bivio il CAI 9 che scende). Sul 636 si sale verso Cima Verde (2102 m, 1h 30' dal parcheggio), sulla cui sommità erbosa, a sinistra in discesa, parte il CAI 630 del Sentiero Attrezzato Sparaval; si tiene invece il 636 a destra verso il Dosso d'Abramo, lungo un bel sentiero di cresta. Giunti sotto il Dosso d'Abramo, a un incrocio di sentieri (a destra il 636 verso il Monte Cornetto, dritto il 638A che sale in cima per ripido canale, a sinistra il 638 "Sentiero Corazza"), si prende a sinistra il 638 e, dopo pochi metri, a un bivio si prosegue dritti verso la parete est del Dos d'Abramo, dove un cartello rosso segna l'inizio della ferrata (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'inizio coincide con il punto più iconico: si sale attraverso un foro naturale verticale nella roccia, cercando ogni singolo appiglio — alcuni sul lato destro del foro — per ridurre la trazione sul cavo, su roccia molto liscia e difficile da arrampicare. Usciti dal foro a destra si traversa a sinistra in forte esposizione su roccia levigata, si sale un breve passaggio verticale e si raggiunge un terrazzino da cui parte il secondo tratto, verticale e su roccia liscia con pochi appigli, molto esposto ma con un paio di balconcini dove sostare; nella parte alta si passa all'interno di una fessura, in un singolo passaggio non banale dove una staffa metallica aiuta come maniglia. La prima sezione termina su una cengia verso destra (15' dall'attacco): proseguendo la cengia si esce su una via di fuga che porta in cima al Dos d'Abramo per il CAI 638A. Continuando invece la ferrata si riparte in verticale su una parete abbastanza liscia, dove sono provvidenziali i fittoni un po' staccati dalla parete, utili per mani e piedi; con l'aiuto di un paio di pioli si sale in un camino fino a un terrazzino e quindi in una cavità, spesso umida e dallo sviluppo ardito. I primi metri sono fondamentali e si usano con criterio i pioli sui due lati; la salita nella cavità prende la forma di uno stretto camino da risalire in spaccata, alternando pioli e spaccature nella roccia, fino a uscirne con un paio di passaggi agili e a un tratto diagonale verso destra che chiude la difficile ferrata (30' dall'attacco, 2h 30' complessive); in breve si raggiunge la vetta del Dos d'Abramo (2133 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via corta, decisamente tecnica ed esposta, su roccia particolarmente levigata e liscia che rende l'arrampicata difficoltosa; i due fori naturali e la cavità finale sono i passaggi chiave.

    ⚠ Vista la roccia molto levigata, possono essere decisamente utili le scarpette da arrampicata. È un itinerario da affrontare solo con buona tecnica ed esperienza; valutare l'uso di un metodo per sostare lungo i tratti più difficili.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva; la cavità finale è spesso umida e va affrontata con attenzione. Percorrendo tutte e tre le cime del Bondone l'escursione diventa lunga e con buon dislivello.

    ▲Discesa

    Dal termine ci sono due opzioni principali. Per rientrare verso Cima Verde e l'auto si scende dal Dos d'Abramo verso nord, per un ripido canalino sul CAI 638A (segni bianco-rossi) con alcuni tratti attrezzati, fino alla cengia dove usciva la via di fuga; proseguendo per traccia verso nord si raggiunge il bivio dell'avvicinamento sul CAI 636 e quindi, a ritroso, l'auto (1h 30' dalla cima, 4h complessive). In alternativa, una volta a Cima Verde, si può lasciare il 636 e prendere il CAI 630 (Sentiero Attrezzato Sparavei) in ripida discesa, tagliando un imponente costone con alcuni tratti attrezzati, fino al bivio presso l'Acqua del Maradet, dove si tiene la sinistra sul CAI 630B fino al parcheggio dell'itinerario 2 (in questo caso conviene usare l'avvicinamento 2). Volendo invece proseguire fino al Monte Cornetto (2180 m), dal termine della ferrata si va verso sud sul Dos d'Abramo scendendo il crinale sud con il CAI 638A (alcuni tratti attrezzati in discesa, con staffe), ci si innesta sul CAI 636 e in salita si raggiunge il Cornetto (45' dal termine, 3h 15'); da qui si ripercorre a ritroso l'itinerario di salita, aggirando però il Dos d'Abramo da ovest con il 636, fino a Cima Verde e quindi in discesa all'auto (5h 15' complessive).

    ▲Da abbinare

    Tornando direttamente al parcheggio si può abbinare un secondo itinerario corto, come l'esposta Ferrata Marangoni a Mori, oppure salendo la Val d'Adige la Ferrata Rio Secco o la Ferrata del Burrone Giovanelli. Verso Andalo si percorre la Ferrata delle Aquile alla Paganella; in Valle del Sarca, verso il Garda, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara, la Ferrata di Castel Drena, la Ferrata Signora delle Acque e la Ferrata di Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Bondone
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario564 m
    • Quota max2133 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d’Asta

    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gabrielli è una via facile inserita in un lungo e suggestivo anello che porta a Cima d'Asta (2847 m), la vetta più alta della Catena del Lagorai. L'itinerario risale un buon dislivello e per gran parte non presenta difficoltà, risultando adatto anche a neofiti allenati; la vista dalla cima ripaga ampiamente la lunghezza della gita.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Sorgazza (1451 m), in Valsugana (provincia di Trento). Da Trento Nord si seguono le indicazioni per la Valsugana e Padova passando Caldonazzo e Levico; dopo una cinquantina di chilometri si prende a sinistra per Pieve Tesino e, giunti al paese, si risale a sinistra via Marchetto fino a un tornante dove si prosegue dritti per Malga Sorgazza e Cima d'Asta, fino all'ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La prima parte dell'avvicinamento è una camminata lungo la forestale CAI 327, che sale accanto a un lago artificiale e poi al Cimitero di Guerra di Sorgazza; ignorando i bivi del CAI 386 per il Monte Coston (a destra) e del CAI 360 per le Buse Todesche (a sinistra) si prosegue verso la stazione a valle della teleferica del Rifugio Brentari. A un bivio (1650 m, 40' dal parcheggio) si imbocca a sinistra il CAI 380, dapprima in falsopiano e poi a zig-zag verso la Forcella Magna; in circa 1h 15' si raggiunge la forcella, dove si tiene a destra il CAI 326 verso il Rifugio Brentari e la Ferrata Gabrielli. Dopo un quarto d'ora, a un bivio, si lascia il 326 (che prosegue al rifugio) e si tiene la sinistra in salita lungo una mulattiera con segnavia su sasso per la Ferrata Giulio Gabrielli (CAI 375): il sentiero aggira poco sotto Punta Socede (2345 m) e scende verso la Forcella Tellina (2249 m), da cui si intravede la parete della ferrata; dalla forcella, sul versante sinistro e seguendo i segni bianco-rossi, si raggiunge l'attacco, indicato da un cartello rosso e da una singolare parete giallo acceso (2260 m, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia risalendo alcune roccette verso destra, poi piega a sinistra su balzi rocciosi un po' esposti ma non difficili, e prosegue su una cengia priva di difficoltà dove i tratti attrezzati si interrompono. Un breve sentiero fa da intermezzo tra le due parti della via; il secondo tratto è più verticale e inizia con una parete attrezzata da staffe metalliche: si sale un primo tratto, si attraversa un breve terrazzino verso destra, si risale un secondo tratto e si torna a sinistra per affrontare il terzo, sempre verticale su solide staffe. Si prosegue con un sentiero in quota verso la Cima di Col Verde — senza indicazioni — che si raggiunge dopo un paio di tratti esposti e attrezzati, con di fronte l'imponente sagoma di Cima d'Asta (1h dall'attacco della ferrata, 3h 45' complessive). Da Cima Verde si scende su pietraia segnata verso il Passo di Socede (2518 m, 4h complessive). Dal passo ci sono due alternative per la vetta: tenendo la destra sul CAI 375 si sale a Cima d'Asta per il Canalone dei Bassanesi, segnalato come Sentiero Alpinistico, con passaggi di I+ grado — si risale un ripido canalone seguendo i bolli rossi fino alla Bocchetta del Canalon (2664 m, 45' dal Passo Socede) e poi il crinale a destra, sempre su I+, fino a Cima d'Asta (2847 m, 45' dalla Bocchetta, 5h 30' complessive), passando accanto al Bivacco Cavinato; in alternativa, sempre a destra sul CAI 375, si raggiunge il Rifugio Brentari (2473 m) e si sale alla vetta per la via normale (CAI 364, 1h 30' dal Passo Socede).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono tecnicamente facili, senza punti di particolare impegno tecnico o fisico; la valutazione "moderatamente difficile" riguarda solo il Canalone dei Bassanesi, con i suoi passaggi in libera di I+ grado, superiore al resto dell'itinerario.

    ⚠ L'impegno vero è nella lunghezza e nel dislivello dell'anello d'alta montagna; valutare con attenzione la variante del Canalone dei Bassanesi, che richiede dimestichezza con i passaggi in libera. Dalla vetta il panorama spazia dalle Piccole Dolomiti alle Pale di San Martino, ai ghiacciai del confine austriaco e all'Adamello.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'ambiente alpino per la stagione estiva; vista la lunghezza conviene partire presto e avere certezza di tempo stabile.

    ▲Discesa

    Da Cima d'Asta si scende lungo la via normale fino al CAI 364, dove si tiene la destra a mezzacosta verso la Forzelletta — raggiungibile con un tratto di salita attrezzato — per scendere al Rifugio Brentari (1h 15' dalla vetta, circa 6h 45' complessive). Dal rifugio si prosegue in discesa aggirando il bel Lago di Cima d'Asta sul CAI 327, su placche, ignorando i bivi per il 327B e per la Forcella Magna, fino al bivio dell'andata presso la teleferica (1h 45' dal Rifugio Brentari, 3h da Cima d'Asta); da qui si torna al parcheggio per il sentiero dell'andata (circa 8h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    La zona del Lagorai è povera di sentieri attrezzati, perciò conviene spostarsi: verso Bassano si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata Guzzella, il Sentiero degli Eroi e la Ferrata Santa Felicità; verso Trento il Sentiero Attrezzato Chiesa nella Val Scura o il Sentiero Attrezzato Bertotti, presso il Lago di Caldonazzo; in direzione di Fiera di Primiero si entra in Val di Scala per percorrere l'omonima Ferrata della Val di Scala.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Cima d'Asta
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1397 m
    • Quota max2847 m
    • Lunghezza17,6 Km
  • Ferrata Gianni Succetti

    Ferrata Gianni Succetti

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata Gianni Succetti

    La recente Ferrata Succetti è una via facile della Valle di Chiavenna: non presenta difficoltà tecniche e si procede su abbondanti attrezzature metalliche lungo quasi tutta la salita. Per questo si presta bene come ferrata iniziale, per chi vuole avvicinarsi a questo tipo di itinerari avendo già un minimo di esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è l'abitato di Mese, nel comune di Gordona (provincia di Sondrio). Dalla SS36 dello Spluga, prima di Chiavenna, si prende per Gordona e ci si dirige verso il campo da calcio comunale di Mese, parcheggiando nei pressi (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio di Via Vanoni si imbocca il sentiero verso ovest, a nord della piazzola ecologica e a sud del campo da calcio, dove si trova una bacheca con le informazioni della ferrata; si segue l'esile traccia verso il bosco di castagni (attenzione a una fune da scavalcare) fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca con un traverso verso sinistra su abbondanti staffe metalliche per i piedi; dopo pochi metri si affronta una parete verticale fittamente staffata, si traversa nuovamente a sinistra e si riattacca una parete verticale simile alla precedente. Dal termine di questa placca si risale una parete più appoggiata che esce dal bosco, e si procede in brevi tratti di arrampicata e aderenza fino a un nuovo breve traverso verso sinistra; segue una parete verticale molto attrezzata. Si incontra un altro tratto analogo — traverso a sinistra su appoggi artificiali e parete verticale con staffe — e, guadagnando esposizione, si arriva a un traverso più appoggiato sempre a sinistra. Si risale poi una lunga parete verticale molto staffata e si affronta un esposto traverso verso destra che, a differenza dei precedenti, è privo di infissi e si percorre in aderenza; si risale un'altra parete con abbondanti appigli artificiali, si affronta un traverso verso destra e si attacca un'ultima parete, prima verticale e poi in diagonale. Un'ultima paretina verticale conduce in cima, a un balcone panoramico sulla Valle di Chiavenna (1h dall'attacco, 1h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non presenta difficoltà tecniche: le staffe guidano la progressione senza lasciare margine all'arrampicata, cosa peraltro difficile vista la roccia. Può essere un buon battesimo per un neofita con esperienza di montagna.

    ⚠ L'esposizione è presente, ma gli infissi e l'ottima fune danno ampia sicurezza nella progressione; l'impegno è soprattutto fisico, per la continuità delle pareti verticali.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota molto bassa consente di percorrere la via per gran parte dell'anno, evitando le giornate più calde vista l'esposizione al sole della parete.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si seguono i segnavia bianco-rossi in leggera salita, poi si devia a sinistra in discesa; a un bivio si tiene la sinistra scendendo lungo la Via Crucis fino a una strada asfaltata. Si gira a sinistra in via Madonna delle Grazie e poi ancora a sinistra in via Cappella Grande, si arriva alla chiesa e, attraversata la piazza, si è nei pressi del campo da calcio dove si era parcheggiato (30' dal termine della ferrata, 1h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    La Succetti viene spesso combinata con la vicina Ferrata Biasini. Volendo proseguire con altre ferrate in zona si può intraprendere la Ferrata della Galleria di Morcate (in direzione Lecco), la Ferrata del Centenario CAO Como al Monte Grona oppure la Ferrata dei Picasass.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValle di Chiavenna
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario210 m
    • Quota max490 m
    • Lunghezza1,6 Km
  • Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato dei Gemelli è un itinerario parzialmente attrezzato che si svolge al confine tra la Valle d'Aosta e il Piemonte, lungo la valle di Gressoney. È un lungo anello che tocca le tre cime dei Gemelli e raggiunge la Punta Tre Vescovi: il percorso è aereo, si snoda lungo creste con precipizi su entrambi i lati e richiede buona esperienza in questo tipo di escursioni.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Niel, nel comune di Gaby (provincia di Aosta). Da Gaby, nella bassa valle di Gressoney, presso il municipio si imbocca la strada che risale la valle di Niel: si attraversa il ponte sul torrente e si sale tra molti tornanti fino al piccolo abitato, parcheggiando nello spiazzo lungo la strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si risale verso le ultime case, dove si trovano diversi segnali, seguendo il sentiero 6C verso il Colle della Piccola Mologna (segni giallo-neri). Oltrepassato un primo ponte in pietra su un torrente, si sale nel bosco e poi tra le praterie su un'ampia mulattiera; si raggiunge una pietraia che si risale per traccia lungo una vecchia mulattiera costruita due secoli fa per collegare il versante valdostano con quello biellese, fino al Colle della Piccola Mologna (2205 m). Qui si ignora il sentiero che scende verso il Biellese e si prosegue verso nord, iniziando di fatto il Sentiero Attrezzato dei Gemelli (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal colle si risale verso nord lungo i roccioni dell'anticima cercando i segni, piuttosto radi, e gli ometti; superate due gobbe lungo questa faticosa salita si raggiunge il primo dei Gemelli (2473 m). Da qui inizia un sentiero di cresta — alle spalle resta visibile il Colle di Mologna Piccola — con tratti di ripida salita e discesa assistiti da corde e catene, che supera gli altri due Gemelli, Mologna Piccola e Mologna Grande (2435 m e 2398 m). La cresta prosegue fino a scendere al Colle di Mologna Grande (2364 m), dove la Ferrata dei Gemelli ha termine (2h dall'attacco, 4h dal parcheggio), con alle spalle ben visibile il tratto percorso. A questo punto si può rientrare verso Niel oppure scegliere due alternative: salire alla Punta Tre Vescovi (2503 m) per un ripido sentiero che porta in cima in 30' (circa 50' andata e ritorno senza soste), oppure scendere sul lato biellese per circa 200 m verso il visibile rifugio Rivetti (2194 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario si svolge prevalentemente in cresta; il tratto ferrato è fatto di aerei saliscendi assistiti da corde e catene, in un ambiente bello e poco conosciuto.

    ⚠ I ripidi versanti su entrambi i lati rendono il percorso da non sottovalutare in caso di pioggia o umidità: affrontarlo con buona esperienza e tempo stabile. L'itinerario è percorribile anche dal versante biellese, dalla località Piedicavallo, con il sentiero E60/E69.

    ▲Periodo e sicurezza

    Escursione d'ambiente alpino per la stagione estiva, lunga e in gran parte di cresta; da affrontare solo con meteo stabile, vista l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    La discesa verso Niel si imbocca comunque dal Colle della Gran Mologna: si parte verso sinistra seguendo il sentiero 6B, che in breve allontana dalla cresta e conduce nelle praterie, passando accanto ad alcuni laghi e scendendo lungo gli alpeggi fino a Niel e all'auto, lungo una mulattiera (2h 30' dal Colle di Mologna Grande; 6h 30' complessive senza la salita alla Punta Tre Vescovi, 7h 30' con la salita).

    ▲Da abbinare

    È un'escursione lunga, difficilmente abbinabile ad altri itinerari in giornata; risalendo la valle di Gressoney si può però affrontare un'altra lunga gita, il Sentiero Attrezzato al Rifugio Quintino Sella. Altri itinerari attrezzati non distanti sono il Sentiero Attrezzato del Vofrede, il Sentiero Attrezzato Panorama sopra Aosta e la Ferrata José Angster.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoValli del Monte Rosa
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario830 m
    • Quota max2398 m
    • Lunghezza17 Km
  • Ferrata della Galleria di Morcate

    Ferrata della Galleria di Morcate

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata della Galleria di Morcate
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Galleria di Morcate è un itinerario breve, di difficoltà media, che risale una parete a picco sul Lago di Como: poco tecnica, sale alcune pareti molto attrezzate — alcune strapiombanti — in meno di un'ora, e il panorama sul lago da solo vale la visita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la Galleria di Morcate, lungo la strada che costeggia il Lago di Como tra Bellano e Varenna. In genere conviene arrivare a Bellano dalla SS36, scendere in paese, svoltare a sinistra e percorrere la strada oltre la prima galleria; in prossimità della seconda, sulla destra, c'è uno slargo con posto per due auto, altrimenti si passa la seconda galleria e si parcheggia sul bordo destro appena oltre (punto di partenza su Google Maps). L'attacco vero e proprio è dentro la galleria: una delle finestre — la quarta arrivando da Varenna, la prima da Bellano — ha un infisso metallico (di recente è stata aggiunta anche una fune ben visibile). Lo si scavalca e dall'altro lato, oltre il lago, attende la catena (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Oltrepassata la finestra ci si trova di fronte al lago, con l'impressione di camminarci sopra: si percorre verso destra una passerella in sasso e, dopo un breve tratto in discesa, si arriva dove la catena svolta a 90 gradi in verticale. La parete mostra qui le caratteristiche che ritroveremo lungo la via: leggermente strapiombante, con ampio uso di staffe a sostegno della progressione e una robusta catena per la sicurezza. La si risale piegando verso destra fino a vedere la parete superiore della galleria, poi si sale un sentiero con la catena come corrimano traversando a sinistra fino a un terrazzino panoramico. Si raggiunge un canalino attrezzato con staffe più vecchie, che ne risalgono ora il lato destro ora il sinistro senza particolari difficoltà; terminato il canalino la catena vira a destra (a sinistra parte il sentiero di rientro, quindi una via di fuga) e si arriva sotto una bella parete strapiombante, da risalire attaccando prima a destra e poi a sinistra di una sporgenza con le abbondanti staffe. Si prosegue fino al passaggio chiave: si risale uno spigolo, si gira a destra e si percorre un traverso in salita diagonale con una paretina verticale finale — non difficile, ma il punto più impegnativo della via insieme alla parete strapiombante incontrata a metà percorso. Si giunge quindi a una palina verde che segna la fine della ferrata (45' dall'attacco, 50' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve e non tecnica, ma con alcune pareti strapiombanti molto attrezzate che richiedono un minimo di forza nelle braccia; il contesto a picco sul Lago di Como la rende spettacolare.

    ⚠ Esiste una variante più difficile: parcheggiando dal lato della galleria verso Bellano, prima dell'ingresso si notano delle funi sul lato destro. Il cavo si ricongiunge alla via principale aggirando un esposto spigolo in discesa non facile, poi scende una parete strapiombante di 5 metri fino a una placca inclinata proprio sopra il lago, da cui un traverso orizzontale su staffe raggiunge la prima parete verticale dell'ingresso principale.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota molto bassa, a filo del Lago di Como, consente di percorrere la via in gran parte dell'anno; conviene evitare la roccia bagnata, viste le placche lisce in discesa.

    ▲Discesa

    Conviene non togliere l'imbrago al termine, perché il rientro, pur breve, ha alcuni tratti attrezzati. Si segue il sentiero in ripida discesa con la catena a sostegno fino a una rete paramassi, dove si scende sulla sinistra attraverso un apposito buco; da qui partono una catena e alcuni infissi, il sentiero interseca la via di salita e affronta l'ultimo tratto in discesa, ripido e su roccia liscia, da percorrere attaccati alla catena con lo sguardo a monte fino alle staffe che riportano alla base della galleria e quindi all'auto (20' dal termine della ferrata, 1h 10' complessive).

    ▲Da abbinare

    Con avvicinamento pressoché nullo e rientro rapido, è perfetta come conclusione di giornata dopo una ferrata più impegnativa della zona: la Ferrata degli Alpini al Corno del Medale, la Ferrata Contessi al Monte Due Mani, la Ferrata Gamma 1 al Pizzo d'Erna oppure, dall'altro versante del lago, la Ferrata del Centenario CAO Como.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago di Como
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:10 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max150 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana

    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La breve Ferrata Gabitta d'Ignoti collega Cima Vezzana, la cima più alta del gruppo delle Pale di San Martino, con la Val Strutt. I tratti attrezzati sono tecnicamente di media difficoltà, ma sono inseriti in un lungo anello d'alta montagna che richiede esperienza, allenamento e condizioni meteo stabili; l'ambiente è selvaggio e magnifico e dalla vetta il panorama ripaga ogni fatica. Salita e rientro sfruttano la funivia.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione della funivia di Col Verde, a San Martino di Castrozza (Trento), raggiungibile dalla Val di Fiemme passando dal Passo Rolle oppure dalla SS50 che collega Bassano del Grappa al Passo Rolle; in paese, sul versante verso il Passo Rolle, poco prima di uscire in prossimità di un tornante, si trovano gli impianti e il piazzale per il parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Questo itinerario percorre la Gabitta d'Ignoti in salita, risalendo la Val Strutt e rientrando dalla Val dei Cantoni: è lungo e può convenire spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Pedrotti o in uno dei bivacchi in quota (Brunner o Fiamme Gialle). Con la funivia si sale a Col Verde e poi al Rifugio Rosetta (2633 m), da cui parte l'itinerario. Si scende verso il vicino Rifugio Vezzana Pedrotti (2581 m, 15') e si segue il sentiero 703 dapprima verso est in discesa, con indicazioni per Val Strutt e Passo delle Farangole; a un primo bivio si ignora il 707 verso la Forcella de Miel tenendo la sinistra in discesa, a un secondo bivio si ignora il 756 che taglia l'altopiano e si resta sul 703 verso nord, innestandosi sulla Valle delle Comelle, fino a un bivio nel Pian dei Cantoni, alla base di un vallone (a sinistra la Val dei Cantoni, che si scenderà al rientro). Si prosegue sul 703 verso il Passo delle Farangole, ignorando il 704, lungo il Sentiero delle Farangole: un primo tratto attrezzato di alcuni metri, poi un percorso più esposto ma piacevole e attrezzato nei punti più aerei, fino alla Val Strutt. A un bivio segnalato con palina si lascia il 703 (che porta al Passo delle Farangole) e si tiene la sinistra salendo lungo il 716 in Val Strutt (2h 30' dalla stazione a monte). Si risale la ripida Val Strutt prestando attenzione a traccia e segni non sempre evidenti, fino al Bivacco Brunner (2667 m, 30' dal bivio), sotto le pareti de Le Ziroccole; dove un tempo c'era un ghiacciaio oggi restano due nevai di dimensioni variabili con la stagione. Si continua a salire al centro del vallone, dove mancano i segni, fino a individuare una palina che segna l'inizio della Gabitta d'Ignoti. Attenzione a non proseguire verso l'attacco della vecchia ferrata, ormai smantellata: il sentiero corretto si trova sulla sinistra e mostra dopo poco un cordino, mentre la traccia di destra conduce alla parete della vecchia via (3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Individuata la palina sul lato sinistro del vallone si va a sinistra e si risale un canalino non in perfette condizioni, dove serve molta attenzione, fino a incontrare le corde fisse. La ferrata è divisa in due tratti attrezzati con un tratto di collegamento: il primo è un passaggio verticale su balzi e roccette seguito da un traverso a sinistra; segue il collegamento, con un passaggio su cengia e su sentiero; il secondo tratto sale in diagonale su una placca e poi su roccette attrezzate non difficili. Esaurite le attrezzature si seguono la traccia e gli sbiaditi segni rossi in salita verso Cima Vezzana; prima di raggiungerla vale uno sguardo alla Val Strutt appena risalita e alle cime aguzze che la sovrastano. Si arriva quindi a Cima Vezzana (45' dall'attacco, 4h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono tecnicamente di difficoltà medio-bassa, ma non devono trarre in inganno sull'impegno complessivo: l'itinerario è lungo e il dislivello assoluto, contando i numerosi saliscendi, è ben maggiore di quello relativo. L'esposto Sentiero delle Farangole, la risalita della Val Strutt, l'ultimo tratto di avvicinamento e la discesa da Cima Vezzana richiedono più esperienza di montagna che di vie attrezzate.

    ⚠ Se la via si percorre in salita dalla Val Strutt, prestare attenzione a non essere attratti dal vecchio tracciato ormai dismesso (ancora indicato sulle cartine non recenti). Percorrerla solo con cielo limpido e tempo stabile, vista la lunghezza e i tratti su nevaio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva. Lungo la discesa permangono nevai e, nella Val dei Cantoni, possibili crepacci nella parte inferiore: l'innevamento varia di stagione in stagione. La via è dedicata alla memoria dei finanzieri Salvatore Gabitta e Giuseppe D'Ignoti, assassinati il 24 luglio 1966 nella caserma della Guardia di Finanza di San Martino di Casies (Alto Adige) in un attentato del Bas; tra il 1956 e il 1988 quella stagione di violenza contò 361 attentati, 21 morti e 57 feriti.

    ▲Discesa

    Per chiudere l'anello si scende sul versante opposto, verso il Passo di Travignolo. Da Cima Vezzana si segue una traccia (segnavia 716) con, alla destra, i resti del Ghiacciaio del Travignolo; si percorre un tratto di cresta e poi una discesa generalmente coperta da nevaio, a zigzag, fino al Passo di Travignolo (2985 m, 40' da Cima Vezzana). Inizia quindi l'impegnativa discesa lungo il nevaio della Val dei Cantoni, con alcuni tratti attrezzati e un paio di attraversamenti su neve in passaggi esposti. Terminata la discesa del vallone si segue il 716 che taglia a mezzacosta a destra, in salita, verso il Passo Bettega (2658 m); dal passo si scende fino a un bivio dove a destra si cala ripidi su roccette verso Col Verde, oppure si prosegue su sentiero privo di difficoltà verso il Rifugio Pedrotti (2581 m) e quindi in salita alla stazione a monte della funivia, presso il Rifugio Rosetta (2h dal termine del vallone, 2h 45' da Cima Vezzana, circa 7h complessive).

    ▲Da abbinare

    La Gabitta d'Ignoti viene spesso abbinata alla Ferrata Bolver Lugli, salendo a Cima Vezzana da San Martino e percorrendo in senso inverso gran parte di questo itinerario; in tal caso, valutando la lunghezza, conviene spezzarlo in due giorni proseguendo verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui eventualmente la Ferrata del Mulaz. Pernottando al Rifugio Rosetta si può poi puntare a sud verso il Passo di Ball, con il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e in discesa la Ferrata del Velo; a est si incontrano la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero del Cacciatore. Nella zona orientale delle Pale si trovano infine la Ferrata dell'Orsa, la Ferrata Stella Alpina all'Agner e la Ferrata Fiamme Gialle.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota max3192 m
    • Lunghezza11 Km
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