Paese: Italia

  • Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta

    Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta

    La Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta è una via molto difficile nel Gruppo del Civetta: itinerario lungo e faticoso, con una ferrata tecnica su roccia compatta e verticale, riservato a chi ha esperienza solida e ottima forma. Anche il rientro è lungo e impegnativo, perciò conviene attaccare presto o spezzare l'itinerario in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è l'abitato di Bastiani, vicino a Cencenighe Agordino, in provincia di Belluno. Da Cencenighe si segue per Alleghe e, prima di uscire dal paese, si imbocca una rampa in salita con indicazioni per Bastiani, fino al piccolo parcheggio del paese (punto di partenza su Google Maps). Già dal parcheggio si seguono le indicazioni che salgono su un sentiero; a due bivi segnalati si tiene la sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata. Si sale ripidamente prima nel bosco e poi all'aperto fino a un bivio dove si tiene la destra per la ferrata, ignorando la deviazione per Sech (una delle opzioni di rientro). Si percorre quindi un sentiero parallelo alla bastionata rocciosa, in alcuni tratti decisamente esposto e protetto da fune corrimano, fino all'attacco della Ferrata Fiamme Gialle (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si suddivide in quattro sezioni, intervallate da tratti di collegamento più o meno difficili. Prima sezione: subito dall'attacco emergono le caratteristiche dell'intera via, roccia compatta e verticalità. Si parte con un balzo verticale di 6 metri (un paio di appigli utili per le mani sul lato destro), si traversa facile a destra e si affronta un primo lungo tratto verticale dove gli appigli non sono sempre evidenti né ampi, tanto che a tratti diventa necessario trazionare sul cavo; segue un lungo traverso a destra e poi un'alternanza di tratti verticali e brevi traversi tra cespugli e mughi (30' dall'attacco). Un tratto di sentiero attrezzato con brevi balzi e roccette porta alla seconda sezione, caratterizzata da placche ben appigliate e gradoni che rendono piacevole l'arrampicata su ottima roccia, fino a una forcellina e a un breve traverso a destra che la chiudono (1h dalla prima sezione, 1h 30' dall'attacco). Dopo un altro tratto di sentiero attrezzato inizia la terza sezione, con una placca verticale e impegnativa che piega a sinistra parallela a una fessura; si continua su placca e, dopo un traverso a destra, si risale un esposto e impegnativo spigolo privo di appigli, quindi un'ultima placca verticale e un traverso orizzontale chiudono la sezione (1h dalla seconda). Proseguendo sul sentiero si giunge a un bivio d'uscita: a destra una via più facile per la cima, a sinistra la variante impegnativa e molto difficile. La quarta sezione attacca con un traverso in diagonale verso destra che porta a uno spigolo da risalire in forte esposizione, sotto un lungo e difficile diedro con pochi appigli, dove sarà necessario usare il cavo e cercare appoggi in spaccata; un'ultima ripida parete, con appoggi migliori, conduce in vetta (2255 m, 1h dalla terza sezione, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una delle vie più impegnative della zona: roccia verticale e compatta, appigli spesso scarsi e diversi passaggi in cui si traziona sul cavo.

    ⚠ Itinerario molto lungo e faticoso, sia in salita sia nel rientro: pianificare con cura, partire molto presto o spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio. La variante di rientro per Sech (canalino con attrezzature vetuste e passaggi in disarmo) è al momento sconsigliata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via d'alta quota per la piena stagione estiva, riservata a escursionisti esperti e ben allenati, data la lunghezza complessiva e il notevole dislivello.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso est seguendo il sentiero fino a un bivio segnalato, dove si presentano tre opzioni. Quella consigliata è il lungo rientro per il Bivacco Col Mandro, lungo ma privo di difficoltà tecniche di rilievo e ad anello fino al punto di partenza (senza bisogno di una seconda auto): al bivio si tiene la destra sul CAI 562 (indicazioni «Vazzoler»), si scende in modo costante fino a un bivio dove si resta a sinistra sul 562 (a destra si va al Rifugio Vazzoler) e, con vista sulla Torre Venezia, si raggiunge Sella Pelsa (1954 m, 1h 30' dal termine della ferrata, 6h totali). Da qui si segue il 567 per la Forcella di Col Madro (2023 m) e si scende a lungo aggirando le pareti nord di Col Mandro, con tratti esposti su cengia protetti da corrimano, fino al Bivacco Col Mandro (1844 m, 45' da Sella Pelsa); si prosegue sul 567, a tratti esposto e con un breve balzo verticale attrezzato (3 staffe) a metà percorso, fino all'abitato di Colaz (1h 45' dal bivacco), distante 1 km dal parcheggio, raggiunto su strada asfaltata (30' da Colaz, 9h totali). In alternativa, dal primo bivio si può scendere verso il Rifugio Vazzoler (1714 m) e da lì su carrareccia (segnavia 560 e poi 555) fino a Capanna Trieste (1135 m), soluzione che però richiede una seconda auto a valle.

    ▲Da abbinare

    La via si trova nel Gruppo del Civetta, ricco di itinerari attrezzati impegnativi: tra i più noti la Ferrata degli Alleghesi e la Ferrata Attilio Tissi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCivetta
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata955 m
    • Dislivello itinerario1184 m
    • Quota max2255 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Spellini

    Ferrata Spellini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Spellini
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La recente Ferrata Felice Spellini collega il Rifugio Tosa-Pedrotti con la Bocca degli Armi, punto di raccordo tra la Ferrata delle Bocchette Centrali e quella delle Bocchette Alte, nelle Dolomiti di Brenta. Non presenta difficoltà tecniche elevate, ma è molto esposta e si svolge in pieno ambiente di alta montagna; spesso viene usata come via di rientro, qui invece è descritta in salita all'interno di un anello con le Bocchette Centrali.

    ▲Avvicinamento

    Come per molti itinerari delle Dolomiti di Brenta il punto di partenza può variare; questa relazione considera la Spellini percorsa in salita partendo da Molveno, lasciando l'auto nei pressi della Baita Ciclamino, raggiungibile salendo da Molveno per via Dolomiti (punto di partenza su Google Maps). Dalla baita si segue il segnavia CAI 319 lungo una sterrata in modesta salita fino a un bivio, dove a sinistra il 319 sale ripido al Rifugio Selvata (1630 m, 1h 30'); proseguendo sul 319 si raggiungono prima il Rifugio Tosa (2439 m) e poi il Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Selvata, 4h dal parcheggio). Dal Pedrotti si torna al Rifugio Tosa e di qui si procede verso nord-est sul Sentiero Attrezzato Orsi, che in circa 30' porta al bivio di Busa degli Sfulmini (2364 m), dove a sinistra inizia l'itinerario della Spellini (4h 45' dal parcheggio). Per evitare la sosta al Pedrotti e l'ultimo tratto di salita ripida, circa 20' prima del rifugio un'indicazione porta al Sentiero Attrezzato Orsi (CAI 303), prima verso ovest e poi a nord-est, raggiungendo in 30' la palina di Busa degli Sfulmini con la targa metallica (4h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla palina di Busa degli Sfulmini si risale il vallone con discreta pendenza, su sentiero ben segnato a serpentine, lungo i ghiaioni sotto il Campanil Basso, fino al cartello rosso che segna l'inizio della ferrata vera e propria, che si sviluppa su circa 200 metri verticali fino alla Bocca degli Armi. Un primo tratto privo di difficoltà, su roccette con staffe di sostegno, conduce sotto la prima lunga e impegnativa scala: in questa via si incontrano diverse scale, ma la prima e l'ultima sono le più faticose perché tendono a spingere in fuori (per chi non è ben allenato può essere utile un rinvio). Si prosegue verso destra affrontando un traverso breve ma da non sottovalutare, poi una breve scala e quindi una salita che alterna scale a cenge, roccette e un paio di facili traversi; merita una nota a parte l'ultima scala, la più lunga e impegnativa. L'esposizione lungo il percorso è notevole, ma mai su passaggi tecnicamente difficili. Dopo l'ultima scala una breve serie di tratti attrezzati porta al termine della Spellini, segnalato da una seconda targa metallica e da un cartello rosso per chi la percorre in discesa (1h 30' da Busa degli Sfulmini, 5h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Spellini è caratterizzata da elevata esposizione, accentuata dalla serie di scale; le difficoltà tecniche sono ridotte e, a parte lo sforzo fisico per risalire le scale, solo un traverso è degno di nota. L'attrezzatura è quasi ovunque nuova e in ottimo stato.

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 11h nell'anello completo) e in ambiente d'alta montagna: va affrontato ben allenati e partendo presto. Attenzione all'eventuale neve nel canalone prima dell'inizio della ferrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la piena stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Gruppo di Brenta di 4Land.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata alla Bocca degli Armi (2749 m), per chiudere l'anello proposto si procede verso sud lungo la Ferrata delle Bocchette Centrali: percorso esposto ma generalmente ben assicurato e senza particolari difficoltà tecniche, con panorami notevoli su Cima Brenta Alta e sulle guglie vicine. Si raggiunge in 2h 30' la Bocca di Brenta, dove finisce la parte impegnativa, e in 15' il Rifugio Pedrotti (2h 45' dal termine della Spellini, 8h 15' dal parcheggio); da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino alla Baita Ciclamino (3h, 11h 15' totali). In alternativa si può percorrere la Spellini a ritroso e tornare per la via dell'andata, ma vista la lunghezza dell'avvicinamento l'abbinamento con le Bocchette Centrali è decisamente consigliato.

    ▲Da abbinare

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata delle Bocchette Centrali. Pernottando in quota (ad esempio al Rifugio Alimonta, 45' dal termine della Spellini) si può concatenare il giorno seguente la Ferrata delle Bocchette Alte. Tra gli altri itinerari del Brenta segnaliamo il Sentiero Attrezzato Sosat, quello dell'Ideale, la Ferrata Castiglioni e la Ferrata Brentari.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)11:15 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario1236 m
    • Quota max2749 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata di Favogna

    Ferrata di Favogna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Favogna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Favogna è una via di media difficoltà che collega la Val d'Adige all'Altopiano di Favogna, al confine tra le province di Bolzano e Trento. Si svolge a bassa quota, fattore da considerare nei mesi estivi, e non presenta difficoltà tecniche elevate, salvo un paio di punti più impegnativi della media.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada provinciale 14 che collega Roverè della Luna (Trento) a Magrè (Bolzano). Da sud l'uscita autostradale consigliata è San Michele all'Adige, da nord Egna-Ora. In prossimità del cartello che separa le due province, sul versante di Trento, si nota un cartello a bordo strada (sul versante in cui sale la ferrata): si parcheggia a lato strada (punto di partenza su Google Maps). Dal cartello si sale ripidamente nel bosco e si incontrano un paio di balzi rocciosi attrezzati poco prima della targa metallica che segna l'inizio vero e proprio della via (332 m, 10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si apre presso un camino roccioso, il punto tecnicamente più impegnativo: il cavo corre a sinistra e si sale sfruttando buoni appigli naturali e un paio di staffe metalliche. Superato il camino si prosegue dentro un canale ghiaioso e detritico, lo si lascia tenendo la sinistra e, dopo alcuni passi nel bosco, ci si trova sotto una parete verticale percorsa da una lunga serie di staffe metalliche: qui non c'è cavo (ci si assicura direttamente alle staffe) e i primi metri vanno affrontati in libera (I grado) per raggiungere le prime staffe. Risalita la parete si piega a destra fino a una scala metallica abbastanza appoggiata, che sbuca su un terrazzino panoramico sulla piana Rotaliana. Si traversa a destra su un facile tratto di sentiero fino a una gola sopra la quale sale una seconda scala, più esposta e strapiombante della precedente; salita la scala si risalgono alcune roccette su un canale dapprima instabile e poi più solido, quindi un traverso a destra porta a un balcone panoramico sulla Val d'Adige e i suoi vigneti (45' dall'attacco). Si percorre un tratto di sentiero verso sinistra in direzione di un'imponente parete strapiombante: si risale un primo tratto appoggiato piegando a destra fino al libro delle firme, poi si prosegue ancora a destra, si aggira uno spigolo esposto e si risalgono alcune roccette appoggiate, dove termina la ferrata (975 m, 1h 30' dall'attacco, 1h 40' totali). Si continua sul sentiero nel bosco fino a raggiungere l'altopiano di Favogna con le sue prime case (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà media con due tratti più impegnativi, il camino iniziale e la parete con le staffe senza cavo.

    ⚠ In alcuni punti l'attrezzatura metallica è un po' molla, cosa che può complicare la progressione a chi è inesperto. All'attacco un cartello segnala la presenza di zecche. Il rientro è lungo in entrambe le direzioni: può avere senso lasciare l'auto nei pressi del punto di rientro e allungare l'avvicinamento finché si è freschi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di un itinerario a bassa quota, va evitato nelle giornate estive più calde. Cartografia consigliata: carta della Val di Non oppure della Strada del Vino e Monte Corno di 4Land.

    ▲Discesa

    Dall'altopiano si hanno due opzioni. A destra si segue il sentiero 3 che in moderata discesa porta a Magrè (2h dal termine della ferrata, 4h 15' totali), da dove, percorrendo verso sud la strada provinciale, si torna al parcheggio (5h totali). A sinistra si segue invece la strada asfaltata (1 km) e poi il sentiero CAI 519 fino a un bivio che indica Roverè della Luna lungo il sentiero 502B: questo scende ripido, con un paio di roccette di I grado in discesa libera e il guado di un torrente, fino a Roverè della Luna, da cui si rientra all'auto lungo la provinciale (1h 45' dal termine, 4h totali).

    ▲Da abbinare

    Nella Val d'Adige ci sono diversi itinerari attrezzati brevi, abbinabili in giornata: la Ferrata Rio Secco o il Burrone Giovanelli presso Mezzocorona, oppure la Ferrata Mendola al Roen (attenzione alla lunghezza). Scendendo verso il Lago di Garda si trovano la Ferrata Mori, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata di Castel Drena; tra le vie recenti segnaliamo la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal d'Adige – Monte Corno
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata700 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max1121 m
    • Lunghezza13,2 Km
  • Ferrata della Falconera

    Ferrata della Falconera

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata della Falconera

    La Ferrata della Falconera sale una parete verticale sopra Varallo, in provincia di Vercelli. È una via atletica e molto esposta, con alcuni tratti strapiombanti e un ponte sospeso: più faticosa che tecnicamente difficile, ma da non sottovalutare. Adatta a escursionisti esperti e ben allenati; per i passaggi strapiombanti è consigliato l'uso di un rinvio o di una longe.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Varallo (Vercelli), parcheggiando nell'ampio piazzale presso la casa di riposo «Casa Serena» (punto di partenza su Google Maps). Si attraversa la strada in direzione di una mulattiera e di una bacheca informativa, si risale una decina di minuti fino a un bivio dove un sentiero a mezzacosta nel bosco conduce a un facile tratto attrezzato e quindi al cartello d'inizio della ferrata (20' dal parcheggio). All'attacco una panchina permette di vestire imbrago e attrezzatura, ma è bene mettere il casco già dal parcheggio: non di rado cadono pietre dall'alto.

    ▲Il percorso

    Dall'attacco si percorrono un paio di metri in orizzontale a destra e si risale una prima parete di roccette appoggiate piegando verso destra. Iniziano presto le abbondanti staffe che fanno guadagnare quota ed esposizione, con un primo assaggio di parete leggermente strapiombante, fino al traverso verso destra detto «Traverso della chiappa tremante», prima orizzontale poi più diagonale. Si raggiunge una cengia che passa accanto alla «Grotta del Fico» e conduce sotto una prima parete verticale più impegnativa: la si risale verso un tetto roccioso, con funi su entrambi i lati, aggirandolo dal lato sinistro lungo un tratto che ricorda un breve diedro. Si percorre quindi la panoramica «Cengia dei 4000» e, in forte esposizione, si arriva alla «Cengia della Campana», con la sua campanella metallica, che porta verso destra sotto la parete verticale dei due passaggi più impegnativi della via. Il primo è un tetto roccioso molto spanciante, breve (un paio di metri) ma esposto, da superare con agilità senza indugiare nel cambio del moschettone per non affaticare le braccia; si prosegue in verticale sui pioli fino a un secondo tetto, simile ma con un effetto di sbandieramento verso l'esterno, che richiede forte esposizione e impegno fisico. Si raggiunge così un terrazzino panoramico dove riprendere fiato. Dopo un paio di pareti più semplici e un tratto gradonato di cresta, in parte rocciosa in parte erbosa, si arriva al ponte sospeso «Ponte Via col Vento»: a quattro corde e abbastanza stabile, ma con le funi intrecciate da scavalcare in alcuni punti (lo si può percorrere anche su due funi, come un ponte delle scimmie). Dal termine del ponte un facile ma esposto traverso orizzontale verso destra introduce agli ultimi passaggi: una parete verticale, alcune roccette e un paio di balzi rocciosi portano alla «Cresta del Traguardo» e, dopo alcuni passaggi ben assistiti, al libro delle firme che segna la fine della via (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Falconera è ottimamente attrezzata e tecnicamente non difficile, poiché le attrezzature guidano per tutta la salita riducendo l'arrampicabilità; è però molto atletica, con un dislivello elevato e due passaggi chiave davvero impegnativi sul piano fisico. I fittoni sono numerati, cosa utile per la localizzazione in caso di incidente.

    ⚠ L'esposizione è elevata lungo tutto il percorso e i due tetti strapiombanti tendono a buttare in fuori: in questi punti un rinvio o una longe sono molto utili. Attenzione alla caduta di pietre: casco fin dal parcheggio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Da inizio 2020 la via è dotata di illuminazione notturna, caratteristica che la rende unica in Italia: l'accensione avviene di norma il sabato negli orari indicati dai gestori e in prossimità di alcune festività (conviene verificare giornate e orari ufficiali prima di andare). A prescindere dall'illuminazione, la torcia frontale è comunque necessaria per il ripido rientro. Cartografia consigliata: carta della Valsesia.

    ▲Discesa

    La via di rientro più diretta verso Varallo segue il sentiero 636C in direzione nord-est, poi il 636B verso il laghetto di Scarpia; giunti al lago si imbocca il 636 in discesa verso Varallo (circa 40' di discesa, 3h totali). Lungo il percorso, a meno di 10 minuti dal termine della ferrata, si trovano alcuni tavoli in pietra per una sosta.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale è la Ferrata del Partusac, il cui attacco è vicino al termine della Falconera lungo il sentiero di rientro. In zona si possono percorrere la Ferrata dei Picasass (circa 1h d'auto verso il Lago Maggiore) e, nel biellese, la Ferrata della Balma, la Ferrata Nito Staich o il Sentiero Attrezzato dell'Infernone; il ponte sospeso ricorda quello della Ferrata Detomasi a Cimalegna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValsesia – Monte Tovo
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza4,8 Km
  • Ferrata la Farina del Diavolo

    Ferrata la Farina del Diavolo

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata la Farina del Diavolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata «La Farina del Diavolo» è una via recente (inaugurata nel 2019) che risale una parete verticale e levigata accanto alla cascata della Radime, una delle più alte d'Europa ma generalmente in secca. La roccia è povera di appigli naturali e costringe a salire quasi sempre con l'ausilio del cavo, con esposizione presente lungo quasi tutto il percorso; tecnicamente non è difficile ed è ideale per una mezza giornata o come allenamento per vie più impegnative in quota.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è dietro il cimitero di Villa Santina (363 m), in provincia di Udine, situato prima dell'abitato sulla destra per chi proviene da Tolmezzo; si parcheggia nei pressi del camposanto (punto di partenza su Google Maps). Dall'uscita autostradale di Amaro (A23) si seguono le indicazioni per la SS 52 Carnica verso Tolmezzo e poi Villa Santina (circa 15 km, 20' d'auto). L'avvicinamento parte dietro al cimitero (segnalato): dopo circa 10' di cammino in un boschetto si raggiunge il cartello che indica l'attacco della ferrata.

    ▲Il percorso

    La via inizia con una piccola scaletta (la «scala del benvenuto») su tratto verticale, piegando leggermente a destra e poi a sinistra su una cengia erbosa, da cui parte un lungo traverso diagonale verso sinistra, ben attrezzato con numerose cambre e diversi appigli naturali che facilitano la progressione. Si prosegue su un tratto più verticale, ma mai difficile grazie alle cambre ravvicinate, fino al termine della rampa, dove uno spuntone di roccia verticale molto suggestivo introduce al ponte tibetano (che in realtà porta a sinistra a un belvedere, facoltativo rispetto al proseguimento della ferrata). Si continua verso un gruppo di alberi e si raggiunge un traverso molto aereo e panoramico, forse il tratto più gratificante della via; un nuovo tratto verticale con cambre ravvicinate conduce a una cengia artificiale con passerella di legno. Si affrontano quindi un tratto verticale e un passaggio orizzontale in un anfratto stretto tra due rocce, seguiti da un ultimo tratto verticale, sempre ottimamente attrezzato, che porta al libro di vetta; un ultimo sperone segna la fine della ferrata (1h 35' dall'attacco, 1h 50' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un percorso interessante e ben attrezzato, talvolta perfino troppo, adatto a una mezza giornata e come preparazione a vie attrezzate più severe.

    ⚠ Pur non essendo tecnicamente difficile, presenta esposizione lungo quasi tutto il tracciato e va affrontata con la dovuta attenzione. Esposta a sud e a bassa quota, è sconsigliata nel periodo estivo per il caldo.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per l'esposizione a sud e la bassa quota è preferibile nelle mezze stagioni; da evitare nelle giornate estive più calde.

    ▲Discesa

    Subito dopo la fine della ferrata si trovano le indicazioni per il ritorno diretto a Villa Santina. In alternativa si può proseguire fino al grazioso abitato di Lauco e poi rientrare per sentiero seguendo le indicazioni per il cimitero (30' di rientro, 2h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    La via si trova all'ingresso della Carnia. Risalendo la valle si raggiungono altre belle ferrate, tra cui la Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost, la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici e la Ferrata Cinquanta del Clap e Simone al Creton di Culzei; verso il confine sloveno, a Pontebba, sale invece la difficile Ferrata Tenente Ruffano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata347 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max710 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Ferrari al Gramolon

    Ferrata Ferrari al Gramolon

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Ferrari al Gramolon

    La Ferrata Ezio Ferrari al Gramolon è breve, atletica e impegnativa: si sviluppa quasi per intero su traversi diagonali in forte esposizione, lungo una placca levigata delle Piccole Dolomiti vicentine. È il naturale completamento di un'escursione che comprende prima la vicina Ferrata Viali e poi la salita alla vetta del Gramolon.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Bepi Bertagnoli (1225 m), dove termina la strada che risale la Val di Campodalbero, in provincia di Vicenza. Da sud si segue per Arzignano e poi in direzione Chiampo; risalendo la valle, dopo la località Valletta si presta attenzione alla svolta a destra per Campodalbero (prima indicazione per il rifugio) e si prosegue su strada via via più stretta, oltre Campodalbero, fino al parcheggio del rifugio (punto di partenza su Google Maps). La soluzione consigliata è percorrere prima la Ferrata Viali e poi, con un breve tratto di collegamento (10'), la Ferrari: in questo caso si calcolano circa 2h 30' dal parcheggio. Volendo invece raggiungere direttamente la Ferrari, dal rifugio si seguono i segnavia 211 verso est; si sale e poi si scende fino all'attacco della Ferrata Viali, che si ignora, proseguendo in salita costante. Si incontra una deviazione a destra (scorciatoia più ripida ma consigliata, che fa risparmiare circa 15') e si raggiunge il sentiero 202, che taglia a mezzacosta il Monte Gramolon. Si tiene la destra e si attraversa una galleria militare (non serve la torcia); usciti, in breve si arriva a un tornante con una panchina e le indicazioni del sentiero 211 per il Gramolon. Si sale ripidi tra rocce e mughi, su un percorso attrezzato in alcuni brevi tratti esposti, fino a una forcellina da cui si vede la parete della Ferrari; a un bivio segnalato si tiene la sinistra e, attenzione, si supera un singolo passaggio esposto aggirando un masso, raggiungendo infine l'attacco (1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata risale una placca levigata dotata di pochi appigli artificiali e di piccole rugosità naturali: è una salita atletica, con molti passaggi d'aderenza, e può essere utile percorrerla con scarpette d'arrampicata per migliorare il grip. Il primo passaggio sono una decina di metri verticali su roccia levigata, con alcune maniglie d'aiuto; il cavo inizia poi a piegare a destra a circa 45 gradi in un lungo traverso che aumenta gradualmente la pendenza, sempre con qualche maniglia, fino a uno spigolo. Aggirato lo spigolo si entra in un diedro che si percorre spostandosi con un traverso orizzontale dal suo lato sinistro a quello destro; sul lato destro si prosegue con elevata esposizione lungo un traverso diagonale levigato di una trentina di metri, fino a una brusca deviazione della fune verso sinistra. Si sale il balzo e si prosegue a sinistra in un nuovo traverso; al suo termine il cavo riprende in verticale con un singolo passaggio strapiombante, dove con un po' di forza e agilità si supera uno spanciamento della roccia. Si risale poi una placca verticale priva di appigli e si esce dalla parete su un ripido sentiero attrezzato a fondo terroso: pochi metri ancora e terminano le attrezzature (20' dall'attacco, circa 1h 40' dal parcheggio, circa 3h se si è percorsa anche la Viali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Ferrari è diversa dalle altre vie delle Piccole Dolomiti: corta, quasi interamente su traverso impegnativo e poco arrampicabile, tanto che sarà frequente l'uso estensivo della fune metallica per progredire.

    ⚠ Via breve ma fisicamente esigente, con traversi esposti su roccia levigata: se mantenesse questo impegno su sviluppo maggiore sarebbe da classificare «Molto Difficile». Da affrontare ben allenati. I sentieri della zona sono ben segnati, un aiuto in caso di nebbia, frequente nel pomeriggio sulle Piccole Dolomiti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Pasubio e Vallagarina di 4Land.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue sulla traccia che si innesta sul sentiero abbandonato in precedenza e si sale alla croce di vetta del Gramolon (1814 m, 20' dal termine della ferrata, circa 2h dal parcheggio). Per chiudere l'anello si rientra a ritroso fino all'innesto sul sentiero 202 (20'), poi si tiene la sinistra percorrendo a mezzacosta l'ampio sentiero di origine militare fino all'innesto del 207, che a destra scende al Rifugio Bertagnoli e quindi al parcheggio (1h dalla vetta, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata Viali, da percorrere prima. Restando nelle Piccole Dolomiti, in direzione del Carega si raggiungono la Ferrata del Vajo Scuro, la Ferrata Campalani al Carega e l'esposta Ferrata Biasin; in Val d'Astico si trovano invece gli Anelli delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario589 m
    • Quota max1814 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Bovero al Col Rosà

    Ferrata Bovero al Col Rosà

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Bovero al Col Rosà

    La Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà è breve ma tutt'altro che banale: una salita quasi sempre verticale e aerea, ricca di diedri, camini e traversi, che porta in poco più di un'ora sul panoramico pianoro sommitale del Col Rosà, sopra Cortina d'Ampezzo. Richiede buona preparazione fisica e assenza di vertigini; sono presenti anche brevi tratti di I grado non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso l'ingresso del Campeggio Olympia, a Fiames, a nord di Cortina d'Ampezzo: raggiunta Fiames si attraversa il ponte sul Torrente Boite, lo si oltrepassa, si svolta a destra e in breve si arriva al campeggio, dove si parcheggia all'esterno (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca l'ampia forestale con segnavia 417 che sale verso nord; raggiunto Pian de Ra Spines (1301 m, 25' dal parcheggio) si prende a sinistra il sentiero 408, che sale ripido e costante nel bosco fino al Passo Posporcora (1711 m, 1h 15' dal parcheggio). Si ignora il bivio a sinistra per il 409 e si prosegue sul 408 fino alla deviazione segnalata a destra per il 447, che con indicazioni per il Col Rosà e la Ferrata Bovero porta, dopo una salita ripida su gradoni, cenge e roccette, all'attacco a quota 1950 m (1h 45' totali). Conviene indossare l'imbrago su un terrazzino prima degli ultimi risalti; le attrezzature iniziano pochi minuti dopo la targa metallica.

    ▲Il percorso

    La prima sezione è quella vera e propria attrezzata, subito verticale ed esposta. Si attacca un diedro dagli appigli scarsi e, in alto, ci si incunea in uno stretto canalino che si supera tenendosi sul lato destro, fino a un terrazzino. Dopo un breve tratto di sentiero senza fune si risale agevolmente una placca inclinata e gradinata; da un nuovo terrazzino parte una parete verticale in corrispondenza di un diedro liscio, con qualche appoggio in più sul lato sinistro presso una fessura. Si prosegue in forte esposizione dove il cavo corre dentro una fessura angusta: si sosta su un terrazzino a destra e bisogna cercare gli appigli per alzarsi di un paio di metri, con il cavo sul lato destro del camino. Superato questo punto si sale in verticale su roccia ben gradinata fino a un altro diedro, con fune sul lato destro e buoni appigli a sinistra: con un paio di passaggi atletici in spaccata si supera quello che è probabilmente il tratto più impegnativo della via. Raggiunto un pulpito panoramico ci si sposta a destra su uno spigolo esposto, salendone una decina di metri in diagonale e poi dritti; il cavo piega quindi a destra dello spigolo in una fessura diagonale, da risalire con un passaggio tecnico e aereo cercando appigli su entrambi i lati. Seguono una parete frastagliata ma verticale presso una fessura, l'aggiramento a sinistra di uno spanciamento, un traverso esposto a sinistra attorno a uno spigolo e una nuova salita verticale, prima a sinistra fino a un balconcino e poi a destra su parete più appigliata. Sotto un tetto si affronta un passaggio impegnativo cercando appigli nell'ennesima fessura, quindi un'uscita in diagonale a sinistra, più facile, chiude la prima sezione e le attrezzature. Si percorre poi un tratto di collegamento tra mughi e roccette (I grado); sotto un tetto roccioso il cavo riprende per un balzo più marcato, poi si seguono il sentiero verso la croce di vetta e una serie di ampie staffe metalliche (prima a sinistra di un oscuro camino, poi a sinistra di un diedro). Un ultimo tratto senza protezioni su balzi gradinati entra in un canalino, dove altre staffe sul lato sinistro e alcune roccette di I grado conducono al pianoro sommitale del Col Rosà (2166 m, 1h dall'attacco, 2h 45' totali), con vista a 360 gradi sui gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Carattere e difficoltà

    La breve durata della parte attrezzata (circa 1h) non deve trarre in inganno: la salita è pressoché verticale e l'esposizione cresce in fretta. La roccia alterna tratti molto arrampicabili a punti levigati con pochi appigli stabili.

    ⚠ L'attrezzatura non è in ottimo stato: la chiodatura è rada, con distanze a volte eccessive tra i fittoni e quindi un possibile fattore di caduta elevato, e in un paio di punti la fune è lasca, cosa che su una via così verticale crea qualche difficoltà in più. Attenzione ai tratti di I grado non protetti e ad alcuni punti esposti anche al rientro. Itinerario privo di punti d'appoggio intermedi e di fonti d'acqua.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la stagione estiva, da affrontare con autonomia idrica (nessuna fonte lungo l'itinerario). Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Col Rosà si scende verso nord seguendo i segni CAI 447: si percorre l'evidente sentiero fino a un canalone detritico, lo si scende in parte e poi si taglia a mezzacosta in direzione di una caratteristica torre rocciosa, raggiunta la quale si scende ripidamente nel bosco fino a innestarsi sull'ampia forestale CAI 417 (1300 m, 1h 30' dalla vetta). Si tiene la destra e si rientra al parcheggio (30' dall'innesto, 2h dalla vetta, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    La Bovero sale sul versante occidentale della Valle del Boite; sul versante opposto, all'altezza di Fiames, sale la Ferrata Strobel a Punta Fiames. Sullo stesso Pomagagnon corre la Ferrata della Terza Cengia, mentre proseguendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata Dalaiti alle Cascate di Fanes e, sopra Cortina, l'impegnativa Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPomagagnon – Dolomiti d'Ampezzo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata216 m
    • Dislivello itinerario878 m
    • Quota max2166 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Eterna alla Marmolada

    Ferrata Eterna alla Marmolada

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Eterna alla Marmolada

    La Ferrata Eterna è dedicata alla Brigata Cadore e sale dal Passo Fedaia fino a Punta Serauta, sul versante orientale della Marmolada, con una progressione lunga e mai monotona che concatena tre sezioni dal carattere molto diverso. Si svolge in pieno ambiente di alta montagna e termina nella Zona Sacra del Serauta, presidio italiano della Prima Guerra Mondiale: è un itinerario riservato a chi ha gambe allenate e una solida esperienza di vie ferrate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) oppure da Malga Ciapela (Belluno); si lascia l'auto nei pressi del Rifugio Fedaia, sul lato veneto del Lago Fedaia (punto di partenza su Google Maps). Dal rifugio si seguono le indicazioni verso la pista da sci in direzione della Marmolada; poco dopo un cartello e un segno dipinto su un masso invitano ad abbandonare l'ampio sentiero per portarsi verso la cresta rocciosa su cui corre la prima parte della via. Si rimonta il ghiaione seguendo i bolli rossi e i segnavia bianco-rossi del CAI con pendenza costante fino all'attacco, a quota 2460 m (1h dal Passo Fedaia).

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre sezioni. Prima sezione: si attacca una parete affrontata in diagonale sfruttando buoni appoggi per gli scarponi, poi un traverso esposto verso sinistra aggira uno spigolo; di qui il cavo piega in diagonale a sinistra nel tratto più impegnativo, reso insidioso dalla roccia a tratti umida, alternando brevi salti verticali a traversi orizzontali e diagonali che caricano le braccia. Un terrazzino consente di rifiatare prima di una risalita verticale a zig-zag su roccia più appigliata, che chiude la sezione (30' dall'attacco, circa 1h 30' totali). Seconda sezione, la più faticosa: si rimonta il grande lastrone monolitico di Punta Serauta, dapprima su fondo ghiaioso e moderata pendenza, poi, superato un salto, su un'ampia placconata priva di difficoltà tecniche ma di dislivello crescente, fino a un balzo più marcato. Terza sezione, la più aerea: una breve cengia in leggera discesa verso destra porta a una forcella da cui si risale il versante opposto con un passaggio adrenalinico; seguono un traverso molto esposto e uno spigolo verticale che immettono in cresta. Si percorre quindi una lunga cresta aerea, con precipizi su entrambi i lati, che si allarga a tratti in comode cenge; una serie di sali-scendi tra brevi salti e traversi conduce in vista della stazione a monte degli impianti che salgono da Malga Ciapela. Prima di raggiungere il Rifugio Serauta si affrontano alcuni tratti in discesa impegnativi (camini, traversi, una ripida placca da scendere d'aderenza con l'aiuto dei fittoni, infine un camino attrezzato con staffe), poi una cengia conduce alla Zona Sacra del Serauta, dove si possono visitare vedette, gallerie, trincee e i resti dell'avamposto italiano, oltre al museo presso il rifugio. Qui termina la ferrata (3h 15' dall'attacco, circa 4h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'Eterna non presenta passaggi tecnici di livello estremo, ma la somma delle tre sezioni la rende molto esigente sul piano fisico e mentale: il primo tratto è il più tecnico, il secondo il più stancante per il dislivello sulla placca, il terzo il più esposto lungo la cresta. La stanchezza accumulata è il vero fattore critico.

    ⚠ Itinerario lungo e d'alta quota, privo di vie di fuga: percorrerlo solo in ottime condizioni fisiche e con meteo stabile. Anche il tratto di discesa interno alla via è sostenuto ed esposto e va affrontato con piede fermo.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la piena stagione estiva, in ambiente severo (quota massima 2951 m al Rifugio Serauta). Dal rifugio si può eventualmente salire al Monte Serauta (3069 m) per sentiero esposto e in parte attrezzato. Cartografia consigliata: carta della Val di Fassa di 4Land. Da evitare assolutamente in caso di meteo incerto, anche per la proverbiale nebbia della Marmolada.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Serauta verso il Passo Fedaia ci sono due opzioni. La più semplice: scendere a Malga Ciapela con gli impianti di risalita e da lì risalire al Passo Fedaia in autostop o con l'autobus (partenza di fronte alla stazione a valle). L'alternativa è la discesa sul Ghiacciaio della Marmolada, tenendosi sul versante sud-est verso le piste degli skilift: richiede ramponi e piccozza, attenzione ai crepacci (variabili di anno in anno) e alla nebbia, e comporta circa 1h 30' dal termine della ferrata (circa 6h totali).

    ⚠ Dal 2023 la discesa sul ghiacciaio risulta vietata per le condizioni del ghiacciaio stesso. Anche la vecchia Ferrata Pontura, che dal Rifugio Serauta scende a Malga Ciapela, è sconsigliata per lo stato fatiscente delle attrezzature.

    ▲Da abbinare

    Dallo stesso Passo Fedaia si può salire a Porta Vescovo per la Ferrata delle Trincee; scendendo verso Canazei si raggiunge il Colac per la Ferrata dei Finanzieri, mentre sul Gruppo Sella spicca la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul versante occidentale della Marmolada sale invece la Ferrata Ovest a Punta Penia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata462 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2951 m
    • Lunghezza7,6 Km
  • Ferrata Ernesto Franco al Monte Spino

    Ferrata Ernesto Franco al Monte Spino

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Ernesto Franco al Monte Spino

    ⚠ AVVISO: questa via ferrata è stata chiusa e smantellata all’inizio della primavera 2019 e sostituita da una falesia di arrampicata. La scheda è mantenuta a scopo storico e documentale: la Ferrata Ernesto Franco non è più percorribile.

    La Ferrata Ernesto Franco era una via breve ma difficile e molto fisica, sviluppata su lunghi traversi presso il Passo di Monte Spino, sopra la riva bresciana del Lago di Garda. È stata smantellata nel 2019: questa pagina ne conserva la documentazione.

    ▲Dove si trovava

    Il punto di partenza era San Michele, presso Gardone Riviera (BS), in direzione della Val di Sura; al Ristorante Colomber, presso una biforcazione, si poteva parcheggiare oppure proseguire a sinistra su una sterrata dissestata (sconsigliata alle auto basse) con vari slarghi (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si proseguiva oltre Voghere sul sentiero CAI 1, guadando due volte il torrente Barbarano fino alla località Cascina Gemelle (950 m, 1h dal parcheggio); tenendo la destra si saliva all’attacco, segnalato sulla destra del sentiero (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Com’era il percorso

    La via attaccava con un traverso a sinistra in strapiombo (con una provvidenziale staffa metallica), poi in diagonale a destra; dopo un primo tratto ben appoggiato iniziava la parte più dura e meno appigliata, da superare in aderenza fino a una fessura dove riposare. Si risaliva uno spigolo impegnativo con scarsi appigli, poi un traverso in leggera discesa su roccia levigata, un altro spigolo esposto e liscio (difficile non trazionare il cavo) e un traverso più appigliato verso sinistra; un ultimo tratto, più arrampicabile e piacevole, portava alla crestina finale (20′ dall’attacco, circa 2h totali). Era una ferrata fisica e in gran parte non arrampicabile, su molti traversi orizzontali e diagonali che mettevano alla prova la tenuta atletica.

    ▲Discesa

    Dal termine si scendevano alcuni brevi tratti attrezzati fino all’attacco, poi verso il Passo di Spino e, a sinistra, di nuovo a Cascina Gemelle per il sentiero dell’andata (1h dal termine, 3h totali); in alternativa il Rifugio Pirlo e il sentiero diretto al CAI 1.

    ▲Da abbinare

    In zona restano altri itinerari attrezzati (la ferrata in sé non è più percorribile): lo Spigolo della Bandiera vicino a Cascina Gemelle; verso Casto e Lodrino la Ferrata Caspai, la Ferrata Nasego e gli itinerari delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlto Garda Bresciano
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario650 m
    • Quota max1165 m
    • Lunghezza11,6 Km
  • Ferrata della Diga di Neves

    Ferrata della Diga di Neves

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Diga di Neves
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Diga di Neves è una via particolare: non risale pareti rocciose, ma le pareti in cemento di una diga artificiale, in alta Val dei Molini (laterale della Valle Aurina, BZ). Propone due percorsi — uno difficile, sulla parete della diga, e uno moderatamente difficile sul bordo — in un bel contesto sulle Alpi Aurine.

    ▲Avvicinamento

    La ferrata inizia presso la diga a valle del Lago di Neves: da Dobbiaco (Val Pusteria) si risale la Valle Aurina e quindi la Valle dei Molini, parcheggiando nei pressi della diga (ben visibile dalla strada) (punto di partenza su Google Maps). Un sentiero in discesa porta in 5 minuti alla base della diga: davanti si trova l’attacco del percorso difficile (che affronta direttamente la parete), mentre sul lato destro (viso a valle) una scaletta dà inizio al percorso più semplice (circa 5-10′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Percorso difficile: si sale la parete della diga con un susseguirsi di tratti verticali e traversi, intervallati da due passerelle dove riposare; poco prima delle passerelle si salgono due scale esposte. Le difficoltà crescono gradualmente fino al livello difficile nell’ultima sezione, con un traverso piuttosto fisico; trattandosi di cemento, abbondano cambre e maniglie. Si termina sulla passerella sopra la diga in circa 20-25′. Percorso moderatamente difficile: non affronta la diga direttamente ma sale sul bordo destro; dopo una scala iniziale, alcuni facili balzi rocciosi portano alla prima passerella, poi si sale una placca inclinata attrezzata con prese d’arrampicata in resina (come in palestra) e altri balzi fino al ponte sospeso che chiude la via sulla passerella (circa 20-25′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di concezione moderna e originale, che sfrutta un’infrastruttura esistente; attrezzatura in buono stato. Il percorso sul bordo è Moderatamente Difficile, mentre la via diretta sulla parete raggiunge il livello difficile.

    ⚠ Esposizione decisamente presente nell’itinerario difficile, sulla parete verticale della diga. Scegliere il percorso in base alla propria esperienza.

    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (massimo 1856 m): percorribile in gran parte della stagione. Cartografia: carte delle Alpi Aurine / Valle Aurina.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene lungo la passerella che attraversa la sommità della diga (5′).

    ▲Da abbinare

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario della Ferrata del Ghiacciaio/Camino al Sasso Nero, in ambiente d’alta montagna; presso Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e la Ferrata al Sasso delle Nove; verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata dei Costoni alla Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi Aurine
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata95 m
    • Dislivello itinerario110 m
    • Quota max1.856 m
    • Lunghezza1,2 Km
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