Paese: Italia

  • Ferrata dei Funs allโ€™Ico Quaranta

    Ferrata dei Funs all'Ico Quaranta

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata dei Funs all'Ico Quaranta

    La Ferrata dei Funs è una via recente in stile francese che risale l'Ico Quaranta, sopra Entracque in provincia di Cuneo, nelle Alpi Marittime. È verticale, esposta e con tratti strapiombanti che la rendono decisamente atletica; le numerose staffe metalliche riducono al minimo il contatto con la roccia, ma il giudizio resta positivo perché la progressione è divertente e l'itinerario appagante.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla borgata di Tetti Violini, sopra Entracque (punto di partenza su Google Maps), dove si parcheggia e si imbocca il sentiero di avvicinamento. Si seguono i cartelli e le tacche gialle che indicano l'attacco della ferrata: ai primi tre bivi si tiene sempre la destra fino al cartello di inizio via (30' dal parcheggio), sotto un'imponente bastionata rocciosa.

    ▲Il percorso

    Dal sentiero si attacca la parete in diagonale, aiutandosi con le staffe; ci si porta verso uno spigolo e si comincia a salire in verticale. Risalendo, la parete prende la forma di un diedro poco marcato in cui si progredisce ora su un lato ora sull'altro, sfruttando le abbondanti staffe che accompagnano tutta la via. La prima sezione è nettamente verticale, con alcuni tratti strapiombanti, e fa guadagnare quota rapidamente in un'esposizione crescente: le possibilità di arrampicare davvero sono ridotte, ma la progressione resta divertente e il panorama alle spalle bellissimo. Si arriva a un bivio segnalato: a sinistra una via facile, a destra una via difficile, che si ricongiungono dopo poco. Le due varianti si differenziano per quantità e continuità di tratti strapiombanti: la variante difficile si può considerare di livello Molto Difficile dal punto di vista atletico, nonostante l'uso abbondante delle staffe, mentre la variante normale aggira un tettino roccioso mantenendo difficoltà contenute pur con l'esposizione accumulata. Poco dopo la ricongiunzione termina la prima sezione e si prosegue su un sentiero nel bosco; si aggira un risalto roccioso e in breve si è all'attacco della seconda sezione. Questa inizia con una lunga parete verticale abbondantemente staffata: risalita la placca si intravede a destra il ponte sospeso che si percorrerà poco dopo. Si prosegue leggermente in diagonale fino a un aereo traverso e quindi al ponte; lo si attraversa e in breve si raggiunge il termine della ferrata (2h 30' dall'attacco, 3h complessive). Seguendo il sentiero si arriva in cima (5' dal termine della ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata impegnativa, esposta e atletica, di tipologia francese, con abbondanza di staffe e poco arrampicabile, ma comunque divertente e adrenalinica. La prima sezione è la più dura per via delle pareti strapiombanti; i tratti successivi restano impegnativi ma meno stancanti e più piacevoli.

    ⚠ Via molto atletica: affrontarla solo con buona preparazione fisica. Anche la discesa è in parte attrezzata, quindi conviene non togliere l'imbrago all'arrivo.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva nelle Alpi Marittime; data l'esposizione e l'impegno fisico è preferibile sceglierla con tempo stabile ed evitare le ore più calde.

    ▲Discesa

    La discesa segue le tacche gialle lungo un sentiero in parte attrezzato, perciò conviene tenere l'imbrago: si scende ripidamente fino a un bivio segnalato, si prosegue sul sentiero che aggira la parete appena salita e dopo circa un'ora ci si ricongiunge al sentiero di avvicinamento, quindi a ritroso fino all'auto (1h dal termine della ferrata, 4h complessive).

    ▲Da abbinare

    In poco meno di un'ora d'auto si raggiunge l'attacco della Ferrata del Bec Valletta. Tra le altre ferrate del Cuneese da approfondire ci sono la Ferrata degli Alpini, la Ferrata di Chiaronto, la Ferrata Rocca dei Senghi e quella di Camoglieres; spostandosi a sud si raggiunge la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Marittime
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1625 m
    • Lunghezza6,6 Km
  • Ferrata Fregio

    Ferrata Fregio

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Fregio

    La Ferrata Fregio è un itinerario breve ma molto atletico, sul versante orientale del Lago di Idro in provincia di Brescia. Pur durando poco, presenta numerosi tratti strapiombanti che richiedono buon allenamento e forza nelle braccia; la quota contenuta la rende percorribile gran parte dell'anno e, nelle pause, regala un bel panorama sul lago sottostante.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il paese di Vesta, sulla riva orientale del Lago di Idro. Arrivando da Pieve Vecchia e Crone, sulla destra si nota un piccolo spiazzo ghiaioso con una palina in ferro che indica i sentieri (punto di partenza su Google Maps): qui parte l'avvicinamento. Se possibile si parcheggia nello spiazzo (posto per due auto al massimo), altrimenti poco più avanti c'è un parcheggio. Dallo spiazzo in ghiaia si risale per qualche minuto il sentiero fino a guadare il torrente su comodi sassi; sul versante opposto si seguono i cartelli lungo un comodo sentiero in salita fino a un bivio, dove si tiene la sinistra per arrivare presso una vecchia galleria di guerra e all'attacco della ferrata (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La Fregio mette subito in conto le difficoltà maggiori: a fianco della grotta conviene indossare imbrago e casco prima di partire. Ci si sposta un paio di metri a sinistra, in leggera discesa, per affrontare la prima parete, che alterna tratti verticali a evidenti strapiombi dove maniglie e staffe offrono il minimo sostegno; è un tratto molto verticale che guadagna esposizione rapidamente. Il consiglio è di non procedere a rilento cercando la progressione migliore, perché le possibilità di arrampicare sono ridotte e si rischia di affaticare troppo le braccia. Rimontato uno spigolo sul suo lato sinistro — segno di aver superato la parte più dura di questo primo tratto — si può tirare il fiato su una staffa, poi si prosegue lungo lo spigolo che, pur non strapiombante, resta su difficoltà elevate e spesso obbliga a trazionare sul cavo. La pendenza cala fino a una cengia erbosa, ottima per riposare ammirando il lago. Si percorre poi una comoda cengia erbosa sotto un tetto roccioso prima di un traverso in salita verso destra; con un paio di staffe si segue il cavo, ora verticale, lungo una placchetta liscia ma attrezzata. Si superano alcune roccette terrose, si aggirano due alberi e si raggiunge un tratto pianeggiante; si riparte verticali per 3 metri, si traversa a destra per un paio e si torna verticali su roccia più gradinata ma comunque difficile. Un breve sentiero attrezzato di collegamento porta all'ultimo tratto, una parete attrezzata con cambre: le difficoltà sono inferiori rispetto all'attacco, ma alcuni passaggi a strapiombo, sommati alla stanchezza accumulata, la rendono comunque impegnativa. Si parte dal lato sinistro su cambre in lieve strapiombo, si traversa a destra per 3 metri in orizzontale e si risale il lato destro, più lungo e strapiombante; si raggiunge una facile crestina attrezzata che, dopo un paio di metri, conclude la Ferrata del Fregio (30' dall'attacco, 40' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata atletica, che richiede buona forza nelle braccia: nonostante la breve durata, i tratti strapiombanti e tracciati in modo da obbligare al passaggio tendono a stancare chi la percorre, con poche occasioni reali di arrampicata.

    ⚠ Può essere utile portare con sé un rinvio per assicurarsi e sostare nel caso non si riesca a proseguire lungo i tratti più difficili. Da affrontare solo con adeguata preparazione fisica.

    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa altitudine consente di percorrere la via per gran parte dell'anno, evitando però le giornate più calde vista l'esposizione e l'impegno fisico richiesto.

    ▲Discesa

    Terminata la Fregio si segue la traccia in leggera salita fino all'attacco della Ferrata delle Ginestre, dove si presentano due opzioni: chiudere qui l'escursione scendendo a valle lungo il sentiero che cala ripido nel bosco fino al bivio incontrato all'andata e quindi al parcheggio (20' dal termine, 1h complessive), oppure proseguire con la soprastante Ferrata delle Ginestre, breve ma da non sottovalutare, che termina poco più in alto e con un breve sentiero riporta all'attacco e in discesa all'auto (1h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    La Fregio e la Ferrata delle Ginestre sono facilmente concatenabili. Volendo proseguire la giornata si può optare per la vicina Ferrata Crench, oppure passare sul versante occidentale del Lago di Idro per la breve Ferrata di Cima Ora; sul versante orientale, sempre presso Vesta, parte il facile e panoramico Sentiero Attrezzato Sasse. Tornando verso Brescia è possibile percorrere uno degli itinerari attrezzati del Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlto Garda Bresciano
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max600 m
    • Lunghezza1,7 Km
  • Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La poco frequentata Ferrata Franco Gadotti percorre la costiera che unisce il Sass delle Dodici alla Punta Vallaccia, sopra la Val San Nicolò, valle laterale della Val di Fassa in provincia di Trento. Tecnicamente è di media difficoltà, ma lunga e con un dislivello rilevante, immersa in un ambiente isolato e selvaggio: va affrontata da escursionisti ben allenati, con buona esperienza di montagna e certezza di tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla Pensione Soldanella, in Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa all'altezza di Pozza di Fassa; l'itinerario inizia poco prima del ponte (punto di partenza su Google Maps). Dalla pensione si attraversa la strada e si risale il versante alla sua destra, prima del ponte, imboccando l'ampio sentiero 615B che sale ripido dapprima nel bosco e poi sbuca in un'ampia conca — la Vallaccia — simile a un grande anfiteatro, con di fronte la Punta Vallaccia. Di fatto qui inizia già la Ferrata Gadotti, anche se la targa vera e propria si trova nel secondo tratto attrezzato (1h 30' complessive).

    ▲Il percorso

    Si affronta un primo tratto attrezzato su alcune cambre metalliche, seguito da una rampa diagonale in teoria facile ma potenzialmente scivolosa se bagnata; aggirato uno spallone roccioso compare il Bivacco Zeni (2100 m, 15' dall'attacco, 1h 45' complessive). Dal bivacco un bivio offre due possibilità: proseguire verso sud alla Punta Vallaccia, oppure tenere la destra per iniziare la Ferrata Gadotti, dove si incontra la targa dedicata all'alpinista scomparso sulle Pale di San Martino nel 1976. La via comincia con una cengia inclinata, cavo sulla sinistra, in direzione del Sasso delle Dodici: a tratti esposta ma non difficile, alterna roccette da salire e scendere a facili traversi. Si prosegue tagliando a mezzacosta in salita verso Cima Dodici (a inizio stagione qui può esserci un nevaio da affrontare con attenzione) fino a una sella (2390 m, 1h 30' dall'attacco, 3h complessive); a destra, in 10', una digressione porta a Cima Dodici (2443 m), con vista su Vigo e Pozza, sul Catinaccio, i Dirupi del Larsec, il Sassopiatto e il Sassolungo. Dalla sella si va verso sud, ignorando il bivio del CAI 630 che scende in Val di Fassa, e si segue la cresta rocciosa tenendosene sul versante sinistro fino a risalire un canalino ben attrezzato che porta sui prati sommitali del Sas Aut (2551 m, 45' dalla sella, 3h 45' complessive). Si prosegue sui prati verso sud fino a imboccare un canalone detritico da percorrere in discesa, dove servono attenzione e piede fermo nonostante le protezioni metalliche; tenendo la sinistra lungo il canalone si raggiunge il passaggio più caratteristico dell'itinerario: il Bus del Diaol, una stretta fenditura rocciosa attrezzata con cambre, da percorrere in discesa e leggermente strapiombante. Usciti dal Bus de Diaol si procede verso sud tra saliscendi su fondo detritico fino alla Forcella di Baranchie (2550 m), oltre la quale si piega a sinistra, verso est, per raggiungere la Punta Vallaccia (2637 m, 1h 30' dal Sas Aut, 4h dall'attacco, 5h 15' complessive), dove la ferrata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Nel complesso la via è di livello facile, con l'eccezione di due o tre punti più impegnativi che richiedono maggiore attenzione: il tratto iniziale subito dopo il Bivacco Zeni, il canalino franoso prima del Sas Aut e il Bus del Diaol.

    ⚠ L'escursione è lunga e, nonostante la zona molto turistica, generalmente poco battuta e selvaggia. Dal bivacco fino alla Forcella Vallaccia, in caso di maltempo, l'orientamento può diventare difficile: percorrerla solo con meteo stabile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva; a inizio stagione possibile nevaio sul versante verso Cima Dodici. La via è dedicata alla memoria dell'alpinista trentino Franco Gadotti (nato il 9 gennaio 1955), dalla carriera breve ma intensa sulle Dolomiti di Brenta e non solo, morto a 21 anni durante la discesa dal Campanile Pradidali nelle Pale di San Martino.

    ▲Discesa

    Da Punta Vallaccia si scende verso est fino a un bivio: a destra si andrebbe alla Forcella de la Costela (partenza dell'Alta Via Bruno Federspiel), a sinistra si scende verso la Forcella Valacia. Poco prima di quest'ultima si può deviare a destra per il caratteristico Rifugio Valacia (2275 m), da cui i sentieri 624 (verso Baita Monzoni) e poi 603 riportano comodamente al parcheggio. Il rientro più rapido passa invece dalla Forcella Valacia, dove si tiene il CAI 615 in discesa fino al Bivacco Zeni e quindi a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all'auto (2h 30' da Punta Valaccia, 7h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    La Val San Nicolò ospita altre due ferrate molto interessanti e difficili, la Ferrata Kaiserjager e l'estrema Ferrata dei Magnifici 4. Volendo restare più giorni in valle, il proseguimento naturale della Gadotti è l'Alta Via Bruno Federspiel dalla Forcela de la Costela, a sua volta concatenabile con l'Alta Via Bepi Zac. Spostandosi verso il Catinaccio si aprono itinerari maestosi come la Ferrata Santner, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Masarè e la Ferrata Roda di Vael.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatena della Vallaccia
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata539 m
    • Dislivello itinerario1189 m
    • Quota max2639 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    La Ferrata Fiamme Gialle è il cuore tecnico e atletico di una grande traversata al Bivacco Reali, ai piedi della Croda Granda, nel versante interno delle Pale di San Martino. La via attrezzata in sé non è lunga, ma è incastonata in un itinerario faticoso che pretende ottimo allenamento, esperienza alpinistica e tempo stabile: l'avvicinamento è impegnativo e il rientro, qualunque variante si scelga, non va mai sottovalutato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla Val Canali, valle interna al gruppo delle Pale. Arrivando da Fiera di Primiero (Trento) si percorre la SS347 del Passo Duran per circa 5 km in direzione Agordo, fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali; si risale tutta la valle, si ignora un tornante a sinistra proseguendo dritti e, a un bivio nei pressi di una chiesetta, si tiene la destra fino al parcheggio presso Malga Canali, a 1302 m (punto di partenza su Google Maps). Lasciata l'auto si imbocca l'ampia sterrata che entra nel bosco quasi in piano; ai due bivi successivi si ignorano sia il Troi del Todesch (a destra) sia il sentiero per il Bivacco Minazio (a sinistra) e si resta sul sentiero 707, che oltrepassa il torrente Canali e sale ripido con una lunga serie di tornanti al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 707 verso nord, in direzione Forcella dell'Orsa e Forcella Miel, tagliando a mezzacosta con qualche strappo. Si aggira la parete occidentale della Pala del Rifugio, si attraversa in basso un primo vallone a nord di essa (dove può comparire il primo nevaio), si risale un facile canalino e si raggiunge il Vallone dei Vani Alti, sulla destra, con in alto a sinistra la Forcella dei Vani Alti (da cui parte il sentiero usato come possibile rientro). Restando sul 707 verso nord, oltre un eventuale secondo nevaio, si arriva al Vallone del Coro: qui un bivio segnalato indica a destra il Bivacco Reali e la Ferrata Fiamme Gialle (1h 15' dal Rifugio Treviso, 2h 15' dal parcheggio). Da questo punto l'avvicinamento si fa più severo: si risale il Vallon del Coro su ghiaione con ripide serpentine (in caso di nevaio prestare attenzione alla traccia sul lato sinistro, segnata su un sasso), si superano brevi strappi rocciosi seguendo bolli rossi e ometti e, su un tratto pianeggiante, si trova l'attacco (1h 15' dal bivio, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata si apre alla classica targhetta rossa con un traverso a sinistra di circa 5 metri in buona esposizione, oltre il quale il cavo punta verso l'alto. Si sale lungo il lato destro di un canalone alternando brevi tratti verticali ben appigliati a traversi, in una sezione iniziale piacevole e senza eccessive difficoltà tecniche. Si arriva quindi a una prima parete verticale di una quindicina di metri, attrezzata con staffe nella metà inferiore per sopperire alla scarsità di appigli; si prosegue in diagonale, si aggira uno spigolo e si affronta una seconda parete verticale analoga, ancora con staffe. Alcune rampe inclinate fanno guadagnare quota rapidamente lungo il lato destro del canalone; in cima si supera una bella parete impegnativa su un diedro, da cui si esce verso sinistra. Un traverso verso destra porta a un canalino più stretto che si risale sul versante sinistro; lo si attraversa poi senza attrezzature, facendo attenzione al fondo non del tutto stabile. Si superano alcuni balzi verticali, in parte attrezzati con staffe metalliche, ed entra la sezione finale: un canalino che assume dapprima forma di camino e poi si allarga, da percorrere sul versante sinistro fino alla targhetta rossa che annuncia la fine della via, presso la Forcella del Mormor (2600 m). Tenendo la destra della forcella si segue una traccia con bolli, in salita tra le rocce, fino ad affacciarsi sull'altopiano opposto dove appare, a sinistra, il Bivacco Reali (2650 m, 1h 15' dall'attacco, 4h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è oggi in ottime condizioni e alcuni anni fa è stata ammodernata con l'aggiunta di staffe nei passaggi più ostici, risultando tecnicamente meno dura rispetto al passato; resta comunque una via verticale e atletica, inserita in un contesto d'alta montagna selvaggio.

    ⚠ È un itinerario lungo e faticoso: l'avvicinamento, in particolare la risalita del Vallon del Coro, è impegnativo, e il rientro — in entrambe le varianti — comprende passaggi in libera e, sul sentiero dei Vani Alti, terreno alpinistico esposto. Da affrontare solo in ottime condizioni di allenamento e con meteo stabile; se si sale anche la Croda Grande conviene pernottare al bivacco o partire molto presto dal Rifugio Treviso.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva, con possibili nevai residui lungo l'avvicinamento e i valloni; nei tratti innevati prestare attenzione alla traccia. Dal Bivacco Reali, in 1h 30' andata e ritorno di buon passo, si può salire la vicina Croda Grande, allungando però notevolmente la giornata.

    ▲Discesa

    Il rientro inizia sull'ampio altopiano dei Foch, alla base della Croda Grande: si procede quasi in piano seguendo i radi segni fino alla Forcella Sprit (2573 m), poi in quota verso uno spigolo, giù in una conca e di nuovo in salita a una palina (2528 m, 45' dal bivacco) dove si presenta un bivio. A destra scende il Sentiero Alpinistico non attrezzato dei Vani Alti (più breve ma aereo e impegnativo): percorso alpinistico con qualche fittone per assicurarsi in autonomia con una corda (le eventuali corde fisse non sono garantite di stagione in stagione); in alto scende in diagonale a destra su fondo appigliato, poi affronta il tratto più ostico — un'esposta rampa/cengia verso sinistra e uno stretto canalino dal fondo scivoloso — quindi un ultimo passaggio difficile presso una targhetta, dove si scendono un paio di metri di spigolo aereo, e infine il ripido e instabile canalone fino al Vallone dei Vani Alti e al bivio sul 707; a ritroso si torna al Rifugio Treviso (2h dalla Forcella dei Vani Alti, 2h 45' dal termine della ferrata, circa 8h totali). Proseguendo invece dritti dal bivio si scende per il Sentiero della Scaletta, meno esposto ma più lungo e con tratti di disarrampicata di I grado: dalla Conca dei Vani Alti si scende verso sud-ovest verso il Sasso d'Ortiga incontrando il caratteristico passaggio della scaletta (15 m, I grado), poi a Forcella Sant'Anna (2445 m), giù fino all'innesto col sentiero 720 e in salita su vallone franoso alla Forcella delle Mughe (2244 m, 2h 30' dal termine della ferrata); da qui un erto sentiero scende il canalone tra Sasso d'Ortiga e Pala della Madonna fino al ghiaione e al bosco del Rifugio Treviso (1h 15' dalla Forcella delle Mughe, 3h 45' dal termine, circa 9h totali). Dal Rifugio Treviso si rientra al parcheggio per il sentiero dell'andata (45'): in totale circa 9h con i Vani Alti, circa 10h con la Scaletta.

    ▲Da abbinare

    L'itinerario è troppo lungo per deviazioni in giornata, ma volendo pernottare in zona si può aggiungere la breve ma difficile Ferrata del Canalone presso il Rifugio Treviso, oppure dalla Val Canali raggiungere la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero Attrezzato del Cacciatore. Dal bivio di avvicinamento si può salire alla Forcella dell'Orsa, arrivo della Ferrata dell'Orsa, mentre sullo stesso versante orientale delle Pale si raggiunge il Monte Agner con l'impegnativa Ferrata Stella Alpina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata499 m
    • Dislivello itinerario1519 m
    • Quota max2849 m
    • Lunghezza21 Km
  • Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata Garda al Rifugio Monzino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Franco Garda sale al Rifugio Monzino aiutando a superare alcuni tratti ripidi sotto alcune delle più imponenti montagne del gruppo del Monte Bianco. È un itinerario che stupisce per l'ambiente, nonostante difficoltà tecniche complessivamente modeste, e culmina in un rifugio che merita davvero la salita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza sono i casolari di Freney, lungo la Val Veny, nel comune di Courmayeur (Aosta); si parcheggia negli spazi a bordo strada prima di attraversare il torrente Dora di Veny (punto di partenza su Google Maps). A piedi si segue la strada verso i casolari di Freney, attraversando due ponti (la Dora di Veny e poi il torrente Miage), quindi si devia a sinistra sul sentiero 16 con indicazioni per il Rifugio Monzino. Nel bosco si seguono i segnavia gialli, si attraversa con un ponte il torrente Freney, si risale la pietraia e a un bivio si tiene la destra (a sinistra si va al Lago delle Marmotte e alla Ferrata Glarey); in breve si raggiunge la fascia rocciosa con l'attacco della ferrata (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si inizia su una parete diagonale appoggiata, dotata anche di alcune staffe metalliche; terminata la parete si gira a destra lungo una cengia e si riattacca in verticale su una parete ricca di staffe che sale una settantina di metri (qui si notano due varianti: conviene salire dal tratto di destra e scendere da quello di sinistra, il tracciato originario). Le attrezzature si interrompono e un evidente sentiero porta a un secondo tratto attrezzato, una parete verticale di circa 30 metri che deposita su un terrazzino; il sentiero risale poi una costola erbosa a tornanti, devia a destra e conduce al terzo tratto della ferrata. Superati alcuni gradini verticali si procede su una costola, la si aggira sul lato sinistro e si riattacca una parete di un centinaio di metri, oltre la quale appare il rifugio; un sentiero pietroso e gli ultimi metri di attrezzatura, che risalgono un camino e un paio di placche inclinate non difficili, portano al Rifugio Monzino, posto alla base del Monte Bianco (1h 30' dall'attacco, 2h dal parcheggio). Nei pressi del rifugio, verso la Val Veny, una marcata cresta sale verso l'Aiguille de Chatelet: una breve ferrata aggiuntiva (circa 15' dall'attacco, andata e ritorno per la stessa via) su roccia frastagliata e ben appigliata, non conteggiata nei tempi dell'itinerario principale.

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è stata rinnovata di recente e l'attrezzatura è in ottimo stato; risulta esposta in alcuni tratti pur con difficoltà tecniche contenute.

    ⚠ Ambiente d'alta montagna alla base del Monte Bianco: tempo stabile e attrezzatura adeguata. Per chi è preparato ad ambienti alpinistici, dal Rifugio Monzino si può proseguire in un giro di due giorni verso il Bivacco Borelli passando dal Col Chasseur.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva, in ambiente alpino severo; il rifugio merita una sosta per il panorama sul gruppo del Monte Bianco.

    ▲Discesa

    Si rientra lungo il sentiero dell'andata; un tratto può essere percorso sulla vecchia variante per evitare intasamenti nella lunga parete verticale (1h 45' dal Rifugio Monzino, circa 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per lunghezza e dislivello la gita difficilmente si abbina ad altre in giornata, ma in zona non mancano gli itinerari attrezzati: il Sentiero Attrezzato Gatti al Mont la Brenva, la più impegnativa Ferrata al Bivacco Borelli, il Sentiero Attrezzato al Bivacco Boccalatte e la Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Bianco
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max2561 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata Galera

    Ferrata Galera

    Vie Ferrate › Toscana › Livorno
    Ferrata Galera

    La Ferrata della Galera è un percorso attrezzato che risale il Monte La Galera (969 m) all'Isola d'Elba. L'escursione è paesaggisticamente splendida e, pur senza difficoltà tecniche di rilievo, richiede un buon allenamento per la lunghezza e il dislivello complessivi: il vero protagonista è l'ambiente selvaggio tra roccia, mare e macchia.

    ▲Avvicinamento

    L'itinerario parte da Marciana, nella zona nord dell'Isola d'Elba (punto di partenza su Google Maps). Da Marciana si raggiunge la stazione a monte della funivia del Monte Capanne, salendo a piedi per i sentieri CAI 1 e 6 oppure, in estate, con la funivia che parte dal paese. Da qui si prosegue lungo il sentiero in direzione delle antenne, restando poco sotto la cresta in leggera discesa sul versante nord-ovest (Sentiero 00, segnavia bianco-rossi); giunti in prossimità del Monte La Galera lo si aggira a destra fino a entrare in un canale attrezzato (3h senza funivia, 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Per raggiungere la cima de La Galera si percorrono tre brevi tratti attrezzati. Il primo traversa una placca non difficile ma esposta; il secondo scende un tratto di cresta; il terzo rimonta alcune placche di granito fino alla vetta, priva di croce, del Monte La Galera (3h 30' dal parcheggio). I passaggi attrezzati sono pochi ma, in un paio di punti, sono qualcosa di più di un semplice corrimano.

    ▲Carattere e difficoltà

    Definirla ferrata è forse eccessivo: le difficoltà tecniche sono minime e ciò che rende speciale l'uscita è l'ambiente, la parte più selvaggia dell'isola racchiusa tra roccia, mare e una natura sorprendente.

    ⚠ Itinerario lungo e con dislivello importante (oltre 6h complessive): più che le difficoltà tecniche conta la resistenza fisica, soprattutto se si rinuncia alla funivia.

    ▲Periodo e sicurezza

    Destinazione ideale nelle mezze stagioni, per godere della parte montana dell'isola evitando il caldo estivo. Cartografia consigliata: carta dell'Isola d'Elba di 4Land.

    ▲Discesa

    Si può ripercorrere a ritroso l'intero itinerario (3h, 6h 30' totali) oppure, dalla Galera, proseguire sul CAI 00 fino a La Tavola e poi al bivio col CAI 10, che scende fino al bivio col CAI 3 poco sotto Marciana (3h 30', 7h totali).

    ▲Da abbinare

    All'Isola d'Elba non ci sono altri tratti attrezzati, ma l'isola sorprende per la moltitudine di sentieri: una destinazione perfetta nelle mezze stagioni per scoprirne il versante montano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Facile
    • RegioneToscana
    • GruppoMonti dell'Isola d'Elba
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max1019 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata Berti al Sorapiss

    Ferrata Berti al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Berti al Sorapiss

    La Ferrata Berti corre sulle pareti occidentali del Sorapiss e, di fatto, ne aggira l'intero massiccio: per questo va inserita in un lungo itinerario ad anello, generalmente abbinato alla Ferrata Vandelli e al Sentiero Attrezzato Minazio. È un giro lungo e impegnativo ma privo di passaggi estremamente tecnici, da spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio. Qui è descritto in senso orario, con la Berti percorsa in discesa, partendo da San Vito di Cadore.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Scotter, a nord di San Vito di Cadore; gli impianti che collegano il paese al rifugio sono attualmente chiusi ed è attivo un servizio navetta dalla Baita Sun Bar (punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Scotter (1580 m) si sale al Rifugio San Marco (1823 m) per l'ampio sentiero 228 in circa 30' di salita ripida (in alternativa, da Chiapuzza, 800 m di dislivello col CAI 225 in 2h). Dal Rifugio San Marco, crocevia degli itinerari sul Sorapiss, si segue il sentiero 226 verso nord, tra pascoli e mughi e poi su roccia, in direzione di Forcella Grande; poco prima della forcella, sulla sinistra, un bivio col segnavia 246 sale al Bivacco Slataper: è il punto in cui si sceglie il senso del giro (orario, con la Berti in discesa, oppure antiorario). Proseguendo a mezzacosta verso est lungo un vallone e superato un ultimo strappo si raggiunge il Bivacco Slataper (2600 m, 1h 30' dal bivio, 3h 30' dal Rifugio Scotter); da qui si sale alla Forcella del Bivacco (2670 m, circa 4h dal Rifugio Scotter), punto più alto dell'itinerario e inizio della Ferrata Berti.

    ▲Il percorso

    Percorsa in questo senso, la Berti inizia alla Forcella del Bivacco (2670 m) e termina alla Forcella Sora la Cengia del Banco (2416 m), in discesa: la prima parte è la più impegnativa, esposta e varia. Ignorato il bivio che col sentiero 241 scende a sinistra alla Dogana Vecchia, si attacca la via attrezzata: aggirato uno spigolo, una cengia attrezzata in discesa corre sotto le imponenti pareti sud della Croda di Marcora, con fondo di pietrisco ma non troppo stretta e il cavo a fare da corrimano sulla destra. Aggirata una rientranza e superato uno spigolo inizia il tratto più impegnativo: una discesa attrezzata di circa 150 metri di dislivello, con una parete dotata di staffe metalliche, alcuni balzi verticali e una serie di esposte scalette metalliche (alcune appoggiate, altre decisamente verticali), con passaggi di collegamento tra le scale piuttosto emozionanti; un paio di punti più verticali sono compensati dalla roccia ben appigliata. Raggiunta la cengia intravista 150 metri più in alto, l'impegno cala: si prosegue per lunghi tratti su esposte cenge che, senza guadagnare né perdere quota in modo significativo, aggirano le pareti ovest del Sorapiss, restringendosi a tratti in traversi mai eccessivamente difficili. Le attrezzature terminano presso la cosiddetta Cengia del Banco; questa lunga cengia, a differenza delle precedenti, non è protetta e, pur mai difficile, è decisamente esposta e richiede passo fermo. Staccandosi dalle pareti si sale infine alla Forcella Sora la Cengia del Banco (2416 m, 2h dalla Forcella del Bivacco, 6h dal Rifugio Scotter), dove finisce la Berti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Percorsa in discesa la via accentua la sensazione di forte esposizione, ed è soprattutto per questo che la difficoltà complessiva sale da «Moderatamente Difficile» a «Difficile».

    ⚠ Poco dopo la Forcella Sora la Cengia del Banco si incontra un tratto di disarrampicata non protetta di I+/II grado: pur non particolarmente esposto, richiede buon piede. La lunga Cengia del Banco non è assicurata ed è molto esposta. Itinerario molto lungo, da pianificare su due giorni.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la piena stagione estiva, da affrontare con la possibilità di pernottare in quota. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Sora la Cengia del Banco la meta della prima giornata è il Rifugio Vandelli (1928 m): la discesa inizia ripida, con un passaggio di disarrampicata (I+/II grado) che richiede attenzione, poi prosegue verso il grande vallone detritico e, seguendo il sentiero 215, tocca il magnifico Lago del Sorapiss prima di salire al Rifugio Vandelli (1h 30' dalla forcella, 7h 30' dal Rifugio Scotter). Il giorno seguente si sale all'attacco della Ferrata Vandelli (45' dal rifugio) e con la via si raggiunge il Bivacco Comici (2000 m, 2h dall'attacco, 10h 15' totali); da qui si rientra a Forcella Grande per il Sentiero Attrezzato Minazio, che dalla Busa del Banco sale alla Forcella Bassa del Banco (sentiero 243) e prosegue su una lunga serie di esposte cenge sotto le pareti orientali del Sorapiss, attrezzate con corrimano nei tratti più stretti, con vista sull'Antelao. Si scende fino a un bivio dove si prende il 226 verso Forcella Grande, si passa a destra della Torre dei Sabbioni e, con un ultimo tratto in salita, si raggiunge Forcella Grande; di qui si rientra al Rifugio San Marco e quindi allo Scotter, a ritroso per il sentiero dell'avvicinamento.

    ▲Da abbinare

    L'anello unisce tre itinerari attrezzati attorno al Sorapiss: la Berti, la Ferrata Vandelli e il Sentiero Attrezzato Minazio. Nei dintorni si trovano l'impegnativa Ferrata del Ghiacciaio all'Antelao, la verticale Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria, la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore e, verso valle, la Ferrata della Memoria alla Diga del Vajont; verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata all'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSorapiss
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata254 m
    • Dislivello itinerario1090 m
    • Quota max2670 m
    • Lunghezza30 Km
  • Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro

    Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE (aggiornamento 2023): la Ferrata Formenton sulla Tofana di Dentro (Tofana Terza) risulta chiusa a causa di un movimento franoso in costante monitoraggio; resta possibile percorrere il tratto da Tofana di Mezzo verso la Tofana Terza e ritorno sulla stessa ferrata. Verificare lo stato aggiornato prima di programmare l'uscita.

    La Ferrata Formenton è una via breve che collega la Tofana di Mezzo con la Tofana di Dentro, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente è la più facile tra le ferrate in quota delle Tofane, ma si svolge interamente sopra i 3000 metri, in pieno ambiente d'alta montagna, con panorami immensi sulla Conca Ampezzana, sulle Dolomiti di Fanes e fino alle Dolomiti di Sesto.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la funivia Freccia nel Cielo, che da Cortina d'Ampezzo sale alla Tofana di Mezzo con due stazioni intermedie; dal centro di Cortina si seguono, ancora in paese, le indicazioni per la funivia e per lo Stadio Olimpico del Ghiaccio (punto di partenza su Google Maps). La via viene di norma percorsa partendo dalla vetta della Tofana di Mezzo: raggiunta la stazione a monte della funivia (3190 m, sul versante nord poco sotto la cima) si imbocca l'ampio sentiero verso la vetta e, poco prima di raggiungerla, un segno sulla roccia indica a destra l'attacco della Formenton (10' dalla stazione a monte). Per chi è molto allenato e parte presto, la via si concatena con la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, salendo in seggiovia al Rifugio Pomedes dalla Baita Piè Tofana.

    ▲Il percorso

    La ferrata sale un breve balzo di 4 metri all'attacco, oltre il quale si scende sul versante nord-ovest della Tofana di Mezzo; davanti compare la cresta da percorrere in discesa fino alla Forcella della Tofana, da cui si risale la sagoma della Tofana di Dentro. Si scende ripidi su lunghi tratti di cengia alternati a brevi balzi e facili traversi orizzontali, qualche metro sotto il filo di cresta, senza difficoltà tecniche ma in continua esposizione, fino alla Forcella della Tofana (3085 m, 30' dall'attacco). Alla forcella un bivio a sinistra scende verso il Rifugio Giussani (1h), utilizzabile come via di fuga; si prosegue invece in salita verso la Tofana di Dentro, scendendo prima alcuni metri sul versante nord-orientale e poi risalendo, alternando balzi più marcati a cenge e rampe inclinate, con alcuni tratti su esposto filo di cresta comunque ben appigliato e protetto. Dopo un lungo tratto di cresta si scende sul versante orientale, sul lato destro, lungo alcuni tratti di sentiero non assicurati ma non esposti, e con le ultime attrezzature si raggiunge la piccola croce di vetta (3238 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnicamente facile, con pochi passaggi di media difficoltà, che alterna un tratto in discesa e uno in salita di impegno analogo; solo alcuni punti esposti possono mettere in difficoltà chi è privo di esperienza.

    ⚠ Si svolge interamente sopra i 3000 m: necessario tempo stabile e attenzione alla possibile presenza di neve e ghiaccio anche in stagione. Tenere conto del lungo rientro ad anello. Verificare sempre lo stato della via, soggetta a chiusura per frana.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la piena estate, in ambiente severo; la quota costante oltre i 3000 m espone a freddo, neve residua e rapidi cambi di tempo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta della Tofana di Dentro inizia il lungo rientro ad anello: si scende lungo il pendio ghiaioso del crinale nord-est, su traccia ripida ma evidente segnalata con ometti, fino al caratteristico Bivacco degli Alpini (2922 m, 7 posti letto, utile riparo in caso di maltempo). Si prosegue sul versante nord-orientale, con attenzione ai tratti in cui i detriti segnalano possibili scariche, fino a una sella dove si vira a destra verso sud-sud-est, su un tratto a tratti esposto e privo di assicurazioni da affrontare con cautela; si scende fino a una singolare porta naturale, da cui si vede il Rifugio Ra Vales, e ai ruderi di costruzioni della Grande Guerra. In discesa più dolce si raggiunge il bivio col sentiero 407, dove si tiene la destra per il Rifugio Ra Vales (2470 m, 3h dal termine della ferrata, 4h 30' totali), da cui si può scendere con la stessa funivia dell'andata.

    ▲Da abbinare

    Per chi è molto allenato la Formenton chiude l'impegnativa traversata delle Tofane che comprende la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario220 m
    • Quota max3221 m
    • Lunghezza4,4 Km
  • Ferrata Foro degli Occhialoni

    Ferrata Foro degli Occhialoni

    Vie Ferrate › Marche › Ancona
    Ferrata Foro degli Occhialoni
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: dalla metà di agosto 2021 questa ferrata risulta smantellata. In attesa di aggiornamenti se ne sconsiglia la percorrenza. La relazione che segue ha valore puramente informativo e storico.

    La Ferrata Foro degli Occhialoni si trova sul Monte Frasassi, a due passi dalle omonime Grotte, in provincia di Ancona. La sua particolarità è un enorme antro naturale che attraversa la montagna da parte a parte, da cui il nome: il percorso, privo di staffe e cambre, si svolge esclusivamente su roccia, tra gallerie naturali, traversi su terrazzi, cenge e spettacolari creste aeree.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è presso San Vittore di Chiuse (Genga), in provincia di Ancona; si lascia l'auto nel parcheggio di fronte all'eremo o, se occupato, nell'ampia zona di sosta vicino al paese (punto di partenza su Google Maps). Ci si incammina verso il ponte romano alle spalle del parcheggio, riconoscibile da una torre con un piccolo arco a volta; attraversato il ponte si segue l'evidente cartello dei sentieri CAI tenendo sempre le indicazioni per «Foro degli Occhialoni». In circa 1 ora si raggiunge l'attacco; unica accortezza, al primo bivio con cartello «Sulfuria» si prende il sentiero che sale a destra, da dove le indicazioni CAI proseguono regolari. L'attacco si trova all'interno dell'evidente antro, dopo un breve e facile passaggio su roccette.

    ▲Il percorso

    La via inizia scendendo per un tunnel roccioso scavato dall'acqua, sempre dotato di buoni appigli e appoggi, e prosegue in discesa su alcuni traversi rocciosi fino al fondo ghiaioso della caverna. Qui termina il primo tratto: tenendosi sulla sinistra del fondo ghiaioso si individua un piccolo sentiero sottostante, delimitato da un albero. Scesi sul sentiero la ferrata riprende con un lungo traverso che passa prima dentro una galleria naturale, poi su una cengia piuttosto esposta e infine su un terrazzo roccioso; al suo termine si sale in verticale su una placca appoggiata con alcuni infissi metallici, il passaggio chiave, che porta a una sottile cresta aerea. La si percorre fino al termine del cavo, poi si prosegue lungo la cresta nella sua interezza fino all'apice, da cui una traccia con curva a gomito introduce alla discesa: subito dopo la curva un ultimo tratto attrezzato aiuta a scendere in disarrampicata, dove la ferrata si conclude (circa 2h 40' dal parcheggio). Si continua poi su sentiero con brevi tratti esposti ma protetti dalla vegetazione e alcuni passaggi attrezzati con tronconi di corda.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario suggestivo ma particolare: l'assenza di staffe e cambre obbliga a progredire arrampicando su roccia.

    ⚠ Non adatto ai neofiti, proprio perché privo di attrezzi d'appiglio. È consigliato portare un troncone di corda per assistere eventuali compagni in difficoltà nel passaggio chiave. Si ricorda che la via è attualmente smantellata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di bassa quota dell'Appennino Umbro-Marchigiano. Prima di qualsiasi programmazione è indispensabile verificare lo stato delle attrezzature, attualmente non presenti.

    ▲Discesa

    Proseguendo sul sentiero che scende dalla cresta si affrontano due passaggi in disarrampicata attrezzati con corde (entrambi di circa 2 metri), poi si scende ripidi su traccia sterrata fino al bosco. Si resta sulla traccia fino alla «Buca del Colonnello», piccola grotta d'accesso al complesso di Frasassi, dove riprendono i segni rossi del CAI; risalendo ci si ricongiunge al sentiero dell'andata e, svoltando a destra, si torna al punto di partenza ripercorrendo a ritroso l'avvicinamento (3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Ricongiunti al sentiero principale si può svoltare a sinistra per visitare l'eremo di Santa Maria Infra Saxa, raggiungibile anche per la traccia attrezzata «i Gradoni» (EEA) e un successivo sentiero panoramico (EE) sopra gli strapiombi della valle. La gita si può completare con la visita alle celebri Grotte di Frasassi (biglietteria e navette a San Vittore di Chiuse).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneMarche
    • GruppoMonte Frasassi – Appennino Umbro-Marchigiano
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max610 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata dei Finanzieri al Colac

    Ferrata dei Finanzieri al Colac

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dei Finanzieri al Colac

    La Ferrata dei Finanzieri risale l'imponente massiccio del Colac, sopra Alba di Canazei in Val di Fassa. È una via difficile per la presenza di alcuni passaggi impegnativi, ma su roccia ben arrampicabile e piacevole; l'itinerario, di media lunghezza, è agevolato dalla funivia del Ciampac e si può abbinare in giornata al Sentiero Attrezzato Lino Pederiva.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Ciampac, che parte da Alba di Canazei (Trento): raggiunta Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia nell'ampio piazzale presso gli impianti (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac a piedi da Alba di Canazei lungo il CAI 644, circa 600 m di dislivello in un'ora e mezza. Dalla stazione a monte si vede chiaramente la meta, la vetta del Colac; si seguono i cartelli che, facendo dapprima perdere quota verso sud in direzione di un lago artificiale, portano sotto il massiccio. Si risale un irto sentiero su fondo ghiaioso fino alla targa commemorativa e alle prime funi metalliche (2190 m, 20' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con una serie di roccette senza difficoltà, dove il cavo può servire anche solo per l'autoassicurazione; terminate le prime attrezzature si prosegue su un sentiero ghiaioso che con alcuni tornanti faticosi porta sotto la parete principale. Si risale un breve balzo, si percorre un traverso esposto ma facile verso sinistra, si scende verso un canalino detritico (caratteristica ricorrente della via) e si risale il versante opposto con alcune roccette; una rampa inclinata conduce a una fessura rocciosa che richiede più impegno, poi una stretta cengia verso sinistra porta a una serie di staffe metalliche su una placca appoggiata, spesso umida e ghiaiosa. Si entra quindi nella parte centrale, la più impegnativa (di livello medio): alcune esposte balze rocciose, agilmente arrampicabili, introducono al passaggio chiave, una sequenza di tre diedri verticali ed esposti, attrezzati con staffe e con qualche tratto strapiombante e atletico, da salire alternando le staffe a destra, poi al centro a sinistra e di nuovo a destra. Si esce su una rampa inclinata (attenzione a non smuovere sassi sui diedri sottostanti) che, con l'aiuto del cavo per l'aderenza, porta a un terrazzo panoramico verso il Gruppo Sella e il Sassolungo. Superato il tratto più ostico si prosegue su un lungo sentiero attrezzato in quota, tra brevi balzi e roccette, dentro un canalino e fuori su altre roccette; si risale un balzo più evidente ma arrampicabile fino a un breve camino da superare in spaccata, poi una serie di canalini e piccole pareti ben appigliate rende la salita piacevole. Si raggiunge una cengia e un tratto verticale che sale in diagonale a sinistra dentro un canalone: qui, nel finale modificato nel 2019, ci si sposta a sinistra su una placca verticale e quasi priva di appigli, che richiede forza nelle braccia e progressione in aderenza; dopo i primi metri ci si sposta a sinistra in buona esposizione e si riparte in verticale per vincere un leggero strapiombo, il passaggio più impegnativo della via, dove alcune staffe vengono in aiuto. Le difficoltà calano gradualmente e si raggiunge la cresta finale, percorsa fino alla croce di vetta con vista a 360 gradi sui gruppi della Val di Fassa e sulla Marmolada (2715 m, 2h dall'attacco, 2h 20' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Una via varia e gratificante: i tratti più ostici (i tre diedri e la placca finale) sono compensati da lunghi tratti su roccia ottima e ben appigliata, che la rendono piacevole da arrampicare.

    ⚠ Nei diedri e nei canalini detritici prestare attenzione a non smuovere sassi su chi sale più in basso. Il finale rimaneggiato nel 2019 è più impegnativo della vecchia uscita, con una placca verticale a scarsi appigli.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via d'alta quota per la stagione estiva; conviene verificare gli orari di apertura della funivia Ciampac per organizzare salita e rientro.

    ▲Discesa

    Si torna brevemente a ritroso sugli ultimi metri prima della vetta e si scende per il ripido canale attrezzato segnalato da una scritta su roccia: un primo tratto attrezzato porta a una forcella, oltre la quale un secondo ripido canalone e una parete attrezzata con staffe fanno perdere quota fino a una cengia sotto la parete est del Colac. Seguendo il sentiero a mezzacosta si raggiunge Forcia Negra (2509 m, 1h dal termine della ferrata). Da qui due opzioni: la più rapida resta sul sentiero 613, che senza difficoltà aggira il Colac e riporta al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' da Forcia Negra, circa 4h totali); in alternativa si percorre il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, prendendo il CAI 613 verso il Passo San Nicolò e poi, a un bivio, il CAI 613B che a mezzacosta sotto il Sas de Roces porta alla Sella de Brunec (2428 m, 1h 45' da Forcia Negra), da cui col CAI 644 si rientra al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' dalla Sella, 5h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In giornata si può concatenare il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, lungo il rientro. Dal vicino Passo Fedaia partono inoltre la Ferrata Eterna alla Marmolada e la Ferrata delle Trincee.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoColac – Val di Fassa
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:15 h
    • Dislivello ferrata565 m
    • Dislivello itinerario655 m
    • Quota max2715 m
    • Lunghezza5 Km
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