Regione: Lombardia

  • Ferrata Terzulli all’Adamello

    Ferrata Terzulli all'Adamello

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Terzulli all'Adamello

    La Ferrata Terzulli collega la Val Miller con il Passo dell'Adamello ed è di norma inserita nella salita all'Adamello. Le attrezzature in sé sono di difficoltà contenuta, ma l'itinerario si svolge in un ambiente d'alta montagna dal forte carattere alpinistico: è quindi riservata a chi ha esperienza di ferrate e di alta quota, con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dallo spiazzo presso il ponte sul torrente Remulo, lungo la strada per la Val Malga (1528 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Oltre il ponte si segue la sterrata fino a Malga Premassone, poi il sentiero 23 oltre Malga Frino (1698 m) e si risale la Val Miller superando le caratteristiche Scale Miller (gradini rocciosi con brevi tratti attrezzati, 2050 m). Si raggiunge il Rifugio Gnutti (2166 m, 1h 30' dal parcheggio); si prosegue sul 23 costeggiando il Lago Miller e attraversando il «Pantano Miller», su terreno sempre più roccioso e con possibili lingue di neve, fino all'attacco (2930 m, 2h dal Gnutti, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è attrezzata con catena a tratti. Si inizia su un breve spigolo; a un primo terrazzino si cambiano i moschettoni su una nuova catena e si sale verticali su roccia compatta ma levigata. Terminata la catena, un sentierino esposto e roccette portano a un tratto diagonale a sinistra e poi a una salita più ripida ma senza difficoltà tecniche. Dove le attrezzature finiscono si seguono segni bianco-rossi e ometti fino a una placca inclinata dove le catene riprendono: la si risale in linea retta e poi a destra, si percorre una cengia terrosa e un traverso esposto attrezzato, quindi una breve placca chiude le attrezzature poco sotto il Passo dell'Adamello (3240 m, 1h dall'attacco, 4h 30' totali). Da qui l'itinerario prosegue in ambiente glaciale: si scende sul bordo sinistro del Ghiacciaio dell'Adamello (Bivacco Ugolini e Cima del Laghetto a sinistra), poi si risalgono gli ultimi ~300 m su roccette di I grado fino alla cresta ovest e, per il filo con piccoli balzi esposti, alla croce di vetta dell'Adamello (3539 m, 1h 30' dal Passo, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la ferrata non è difficile per chi ha già buona esperienza; la roccia è buona ma non sempre ricca di appigli. Le vere difficoltà sono l'ambiente, la lunghezza, il dislivello (oltre 2000 m complessivi) e l'altitudine. Sviluppo 22 km, quota massima 3539 m.

    ⚠ Itinerario d'alta montagna: necessari ramponi e piccozza per il Pian di Neve, valutazione delle condizioni del ghiacciaio sul posto e meteo stabile. La discesa è lunga, estenuante e a tratti ripida ed esposta (in particolare la cresta dalla vetta al ghiacciaio). Consigliabile spezzare l'itinerario in due giorni pernottando al Rifugio Gnutti.
    ▲Discesa

    La discesa ripercorre l'intero itinerario di salita, disarrampicando anche la Ferrata Terzulli (la via normale è un itinerario diverso che richiederebbe un pernottamento). Si rientra al Rifugio Gnutti in circa 3h 30' dalla vetta, badando ai tratti ripidi ed esposti; dal rifugio restano le Scale Miller e gli ultimi chilometri fino all'auto (1h 30' dal rifugio, 5h dalla vetta, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Restando nell'alta Val Camonica si possono percorrere, più a sud, l'impegnativa Ferrata al Corno di Grevo e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno; verso il Passo del Tonale la Ferrata del Sentiero dei Fiori e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario2011 m
    • Quota max3539 m
    • Lunghezza22 Km
  • Ferrata al Torrione Porro

    Ferrata al Torrione Porro

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata al Torrione Porro
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Torrione Porro si sviluppa in alta Valmalenco, sopra Chiareggio. È abbondantemente attrezzata e di difficoltà moderata, senza passaggi tecnici rilevanti neppure nella seconda parte, più esposta; dalla vetta si gode un bel panorama sul Ghiacciaio del Ventina e sul Gruppo della Disgrazia.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Chiareggio (Chiesa in Valmalenco). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A fine paese una scalinata scende a una palina con i segnavia CAI: si supera il ponte sul torrente Mallero e si percorre la sterrata fino al Rifugio Gerli-Porro (1h dal parcheggio). Oltre il rifugio si segue il sentiero per il Lago Pirola fino a una palina; si tiene la sinistra verso l'attacco, si risalgono alcuni tornanti fino a un bivio dove si separano ferrata e via normale, e in breve si raggiunge il cartello rosso d'inizio (30' dal rifugio, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Le attrezzature iniziano su una rampa ascendente verso destra, percorsa senza problemi fino ai primi tratti verticali con abbondanza di staffe. Si superano brevi balzi rocciosi e tratti diagonali fino a una rampa dove il cavo funge quasi da corrimano. La seconda parte è decisamente più verticale ed esposta ma tecnicamente facile grazie a staffe e maniglie: si salgono tre lunghe pareti, una delle quali con un tratto esposto dove la roccia spinge verso l'esterno e richiede più forza. Al termine si può salire a sinistra in cima al Torrione Porro (50' dall'attacco, 2h 30' totali) oppure proseguire a destra verso il sentiero della via normale.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente (inaugurata il 10 luglio 2016, costruita da CAI Valmalenco e Guide Alpine Valmalenco), con attrezzatura in ottimo stato e molto abbondante: le difficoltà tecniche sono ridotte e la salita è adatta anche a chi ha moderata esperienza. Dislivello in ferrata 195 m, complessivo 823 m, quota massima 2435 m, sviluppo 12 km.

    ⚠ Come indicato da un cartello a fine ferrata, la discesa lungo la via è vietata: si rientra dalla via normale.
    ▲Discesa

    Dall'altarino di vetta si segue la via normale, che riporta al bivio dell'andata e quindi, in discesa, al Rifugio Gerli-Porro e al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValmalenco
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata195 m
    • Dislivello itinerario823 m
    • Quota max2435 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata Spigolo della Bandiera

    Ferrata Spigolo della Bandiera

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Spigolo della Bandiera
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Spigolo della Bandiera sale un aereo spigolo presso il Monte Spino, sopra la costa occidentale del Lago di Garda. È una via breve ma esposta e atletica: in più punti l'ottima roccia frastagliata permette di arrampicare, ma un passaggio richiede uno slancio per via degli appigli naturali scarsi. La via è stata rinnovata nel 2019 con un tracciato leggermente modificato che evita il vecchio punto chiave, ma che introduce un breve passaggio strapiombante di livello difficile da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza San Michele, presso Gardone Riviera (versante bresciano del Garda): da San Michele si va verso la Val di Sura fino al Ristorante Colomber, presso una biforcazione. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si può parcheggiare al ristorante oppure tenere la sinistra su una strada che diventa presto sterrata e poi dissestata (sconsigliata alle auto basse), con vari slarghi fino alla località Verghere. Dal ristorante si prosegue sulla stradina a sinistra fino a Verghere, poi sul sentiero CAI 201, guadando due volte il torrente Barbarano (attenzione a seguire i segni CAI, talvolta ingannevoli) fino al bivio di Cascina Gemelle (950 m, 1h dal parcheggio), dove si tiene la sinistra in salita verso il Rifugio Pirlo allo Spino e la ferrata; un ripido sentiero porta al bivio segnalato per la Spigolo della Bandiera (1h 10' dal parcheggio, 1h 30' dal ristorante).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso di media difficoltà verso sinistra fino a una parete verticale sul lato destro dello spigolo: parte abbastanza appigliata, con un paio di passaggi impegnativi per i piccoli appigli, fino a un chiodo oltre il quale lo spigolo diventa più facile e piacevolmente arrampicabile, seppur aereo (attenzione alla stabilità di alcuni blocchi). Si raggiunge un terrazzino terroso dove sostare. Sul nuovo tracciato 2019, dal terrazzino ci si sposta a sinistra in una zona esposta, traversando su roccia levigata e difficilmente arrampicabile, fino a buoni appoggi per i piedi che conducono sotto il nuovo passo chiave: una paretina strapiombante di 4-5 metri, dove due staffe aiutano i primi due metri ma il resto si supera probabilmente trazionando sul cavo — passaggio breve ma impegnativo. Si arriva sotto il caratteristico passaggio del vecchio tracciato, che si oltrepassa a destra salendo una paretina con l'ausilio di una staffa, ricollegandosi poco sopra all'itinerario originale sulla cresta terminale. Quest'ultimo tratto è esposto ma non difficile, con il cavo che fa soprattutto da corrimano; terminate le attrezzature, il sentiero porta alla bandiera sommitale (30' dall'attacco, 1h 40' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma esposta, buon banco di prova dopo le prime ferrate facili: verticale, con tratti privi di appigli naturali o artificiali in cui occorre tirarsi su di braccia con una certa atleticità. La roccia è però buona e in molti tratti dà idea di stabilità.

    ⚠ Forte esposizione lungo quasi tutto il percorso, con un picco nell'ultimo passaggio prima della crestina finale. Il nuovo tracciato 2019 non riduce le difficoltà ma le aumenta, con il passo strapiombante come punto chiave.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina del Parco Alto Garda Bresciano di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia più marcata a sinistra verso il Rifugio Pirlo (da cui il sentiero direttissimo riporta al bivio della ferrata e all'auto, 3h totali), oppure a destra verso il Passo dello Spino e poi il CAI 1 fino al bivio dell'andata (3h 30' totali); in alternativa l'ampia forestale riporta al Ristorante Colomber (4h totali).

    ▲Da abbinare

    La vicina Ferrata Ernesto Franco, un tempo ideale da abbinare, è stata smantellata e sostituita da una falesia attrezzata presso il Rifugio Pirlo. Rientrando, si può proseguire verso il Sentiero Sperone del Crocefisso o, verso il Lago di Idro, la Ferrata Crench e le vicine Fregio e Ginestre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlto Garda Bresciano
    • Avvicinamento1:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario650 m
    • Quota max1165 m
    • Lunghezza11,6 Km
  • Ferrata Contessi al Monte Due Mani

    Ferrata Contessi al Monte Due Mani

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Contessi al Monte Due Mani

    La Ferrata Simone Contessi sale lungo i torrioni rocciosi della cresta del Monte Due Mani, in provincia di Lecco. È una via impegnativa e molto varia, con pareti verticali, traversi e una decina di torrioni, e regala una splendida vista su Grigne, Resegone e lago. Un sentiero costeggia la ferrata e permette di aggirare i singoli torrioni, offrendo numerose vie di fuga.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza lungo la strada che collega Ballabio a Morterone (Lecco): da Ballabio si percorre per quasi 5 km la tortuosa strada per Morterone, si oltrepassa una galleria e, dopo pochi tornanti, si individua a sinistra uno slargo con un paio di posti auto e un cartello (altri parcheggi poco oltre). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio un ripido sentiero nel bosco porta in breve alla targhetta d'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è scandita da una serie di torrioni, ciascuno aggirabile dal sentiero. Si parte con la catena che piega a sinistra su roccette, aggira un risalto e poi a destra porta sotto una prima parete con pochi appigli (una staffa aiuta il piede); segue una parete più lunga con appigli naturali e staffe e un traverso diagonale a sinistra verso uno spigolo, che chiude la prima sezione. La seconda sezione, all'apparenza più dura di quanto sia, si sale con un traverso a sinistra, una paretina verticale con buoni appoggi e roccette. La terza, impegnativa, alterna un breve traverso a destra, un traverso diagonale esposto a sinistra e un diedro verticale. Il quarto torrione, più facile, risale uno spigolo e scende sul versante opposto; il quinto presenta una ripida parete verticale, un traverso esposto e un ultimo tratto verticale, seguiti da un sentiero di cresta attrezzato. Il sesto è una breve placca, il settimo il più facile. L'ottava sezione — il Torrione della Discordia — è di livello molto difficile: una stretta cengia sotto un tetto, una paretina decisamente strapiombante con staffe, catena e cavo, un breve traverso diagonale e altri 5-6 metri strapiombanti, poi un lungo traverso diagonale in aderenza su roccia povera d'appigli e un ultimo strappo verticale, in forte esposizione, con un paio di staffe; essendo aggirabile per sentiero, non determina però il grado complessivo della via. La nona sezione è una bella placca verticale, dapprima apparentemente liscia poi più appigliata a sinistra, di una decina di metri (1h 30' dall'attacco). Segue una cresta con tratti attrezzati e sentiero (circa 1h 15') fino a un ultimo bivio: la decima e breve sezione risale uno sperone e scende dal lato opposto, altrimenti aggirabile, fino alla croce di vetta col bivacco senza posti letto (3h dall'attacco, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Roccia calcarea che consente di arrampicare in molti tratti. Nel complesso la via resta difficile, pur con il Torrione della Discordia di livello molto difficile ma aggirabile.

    ⚠ La catena moschettonabile è in alcuni tratti lasca, con fittoni piuttosto distanziati: procedere con cautela. Itinerario lungo e con dislivello importante; un paio di bastoncini telescopici sono utili in discesa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Grigne, Resegone e Valsassina. La ferrata è dedicata al giovane alpinista Simone Contessi, del gruppo Malnatt di Lecco, scomparso in un incidente.

    ▲Discesa

    Si può scendere per la via normale: raggiunta la strada asfaltata a monte dell'auto, tenere la sinistra in discesa e imboccare a destra l'antica strada comunale di Morterone nel bosco fino al parcheggio. In alternativa si scende per il ripido sentiero che costeggia i torrioni, fino all'attacco e all'auto (1h 45' dalla vetta, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Zona ricca di itinerari: in ordine crescente di difficoltà il Sentiero del Fiume, la Galleria di Morcate, la Gamma 1 ai Piani d'Erna, la Ferrata al Corno Medale e la 30° OSA al Corno Rat; per i più preparati la Gamma 2 o la Ferrata del Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lecchesi
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata30
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata756 m
    • Dislivello itinerario756 m
    • Quota max1656 m
    • Lunghezza9,9 Km
  • Ferrata Silvano de Franco (Resegone)

    Ferrata Silvano de Franco (Resegone)

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Silvano de Franco (Resegone)

    La Ferrata Silvano de Franco è un percorso alternativo alle vie più battute per la vetta del Resegone, la montagna che domina Lecco. È un itinerario corto ma impegnativo, lungo la cresta sud-ovest, in elevata esposizione e con alcune placchette difficili; l'avvicinamento è piuttosto lungo, motivo per cui viene spesso concatenata con altri percorsi attrezzati che risalgono al Pian Serrada.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna a Lecco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Ci sono più alternative, a seconda che si usi la funivia e che si voglia inserire un altro sentiero attrezzato. La più diretta: dalla stazione a monte si segue il sentiero 5 verso il Rifugio Azzoni; al bivio col sentiero 1 lo si imbocca a sinistra in salita, si supera il Passo della Zibretta (1h 15' dalla funivia) e, prestando attenzione a un'esile traccia a sinistra verso una palina, si scende leggermente fino all'attacco (1h 30' dalla funivia). In alternativa si può salire a piedi dal parcheggio per il sentiero 1 oltre il Rifugio Stoppani (circa 3h all'attacco) oppure inserire prima la Ferrata del Centenario o il Sentiero del Caminetto passando dal Passo Fò e dal Pian Serrada.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con un breve balzo dove la catena passa in una fessura della roccia; seguono roccette ricche di appigli naturali e un secondo tratto più lungo, con roccia frastagliata, dove la pendenza cresce e la catena corre in un canalino con un piccolo balzo più difficile (utile la catena). Dal pulpito di questo tratto si vede un secondo settore verticale, preceduto da un breve sentiero di cresta su esile traccia attrezzata sul lato destro del filo. Il secondo torrione attacca con un diedro di 4 metri dagli appigli poco evidenti (conviene salire coi piedi a sinistra, pur scorrendo la catena a destra); si aggira una sporgenza a destra, si rimontano un paio di risalti — uno più faticoso — fino a un terrazzino, oltre il quale c'è un tratto di discesa attrezzata. Seguendo la traccia si raggiunge un nuovo tratto che parte sotto un basso tetto, difficile da iniziare senza trazionare sulla catena, poi più appigliato; una breve cengia a sinistra porta a una parete con fessura a sinistra e paretina a destra. Si stacca un attimo dai moschettoni e si riattacca su un risalto; un esposto tratto verticale, ben appigliato dopo i primi metri, rimonta uno spigolo sul lato destro fino a un tratto di cresta tra balzi e roccette, meno impegnativo ma molto esposto. Oltre un'esposta selletta si attacca l'ultima sezione su un pilastro (lato sinistro), poi roccette e risalti più marcati sul filo destro della cresta; si esce sul sentiero di cresta, non difficile ma da fare con attenzione dopo le piogge, con la croce di Punta Cermenati in vista. Alcuni saliscendi, l'aggiramento in discesa di un masso e si arriva alla croce (1h dall'attacco, 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata non lunga ma con alcuni passaggi difficili da non sottovalutare, meno battuta di altri itinerari della zona del Resegone.

    ⚠ La catena, presente lungo tutto il percorso, è moschettonabile ma piuttosto ingombrante: a volte d'impaccio nella progressione, e i moschettoni tendono a impigliarsi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Dalla croce si vede il Rifugio Azzoni; raggiuntolo si scende sul sentiero 1 fino al bivio col 5, da cui si può tenere il 5 a destra verso i Piani d'Erna e la funivia (1h 15' dal termine, 3h 45' totali) oppure restare sul sentiero 1 verso il Rifugio Stoppani e il parcheggio (2h dal termine, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso si concatena con uno dei sentieri attrezzati che risalgono dietro il Passo Fò, oppure salendo la Ferrata Gamma 1 dai Piani d'Erna. Sul Resegone si possono percorrere anche la Ferrata Gamma 2 e la Cresta della Giumenta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario485 m
    • Quota max1860 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Sass del Tavarac

    Ferrata Sass del Tavarac

    Vie Ferrate › Lombardia › Como
    Ferrata Sass del Tavarac

    La Ferrata Sass del Tavarac è una via difficile e atletica sopra Erba, in provincia di Como. È di tipo tradizionale, con attrezzature ridotte al minimo e senza infissi a sostegno della salita: si rivolge a escursionisti esperti, ben allenati e con buona forza di braccia. La roccia offre quasi ovunque buona arrampicabilità e, nonostante la bassa quota (749 m), sa farsi apprezzare anche dagli arrampicatori più esigenti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Crevenna (comune di Erba), in direzione dell'Eremo di San Salvatore. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. La strada che porta all'Eremo è privata e in teoria non percorribile (chi la usa rischia la multa, ma risparmia 30'); in alternativa si risale parzialmente via San Giorgio fino a uno slargo sterrato sulla destra dove parcheggiare. Da qui due opzioni: imboccare la strada asfaltata e poi salire dal sentiero nel bosco, tagliando vari tornanti (ingresso «ufficiale» segnalato da due gradini in pietra; 30-35' dal parcheggio); oppure prendere il sentiero che parte dall'Eremo, seguendo i segnavia per la ferrata e la vicina falesia con bolli rossi, fino a cercare l'attacco alla destra della falesia (30' dall'Eremo, 1h dallo slargo di via San Giorgio).

    ▲Il percorso

    La via si divide in tre sezioni a difficoltà decrescente. La prima è la più selettiva: si arrampica subito una parete con caratteristiche di diedro non marcato, circa 30 metri molto impegnativi e con pochi appigli; in cima un traverso con catene verso sinistra, esposto e faticoso, con i piedi in aderenza, porta a un canalino da risalire in arrampicata, fino a un bivio (a destra la seconda sezione, a sinistra una via d'uscita). La seconda attacca con un sentiero attrezzato lungo una rampa e gradoni rocciosi ed erbosi fino a una seconda parete verticale, meno dura della prima ma con roccia meno solida: la si risale per una quindicina di metri, poi un traverso più facile chiude la sezione (qui si incontra la catena del sentiero di discesa, utilizzabile come via di fuga). La terza sezione parte su rocce abbastanza coricate fino a una parete bianco-giallastra di difficoltà simile alla seconda ma con roccia meno sicura, su cui prestare attenzione a mani e piedi ricordando che sotto c'è la falesia; gli ultimi balzi chiudono la ferrata (45' dall'attacco, circa 2h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata corta ma impegnativa e tecnicamente difficile, con attrezzature metalliche ridotte al minimo (in buone condizioni): favorisce chi padroneggia la tecnica d'arrampicata.

    ⚠ Il primo tratto è molto selettivo: può tornare utile un paio di scarpette d'arrampicata. In più punti, soprattutto nella seconda e terza sezione, la roccia è meno sicura e la via si sviluppa sopra una falesia. Se si parcheggia all'Eremo, rientrare entro le 19 perché poi viene chiusa la sbarra all'imbocco di via San Giorgio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, quindi percorribile in gran parte dell'anno con buone condizioni di roccia. Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ).

    ▲Discesa

    Due alternative: al termine della ferrata seguire subito a destra la traccia con catena, che scende presso la parete di salita — a tratti esposta, instabile e attrezzata con catena piuttosto lasca, con un paio di brevi disarrampicate — fino all'attacco e poi a ritroso (45' dal termine, 2h 45' totali); oppure salire leggermente nel bosco fino a una mulattiera, imboccarla a sinistra in discesa passando accanto ai settori d'arrampicata Sasso San Salvatore e Sasso d'Erba, ignorando i bivi, fino all'Eremo e all'auto (1h dal termine, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Zona ricca di ferrate di difficoltà analoga: la 30° OSA al Corno Rat, la del Venticinquennale al Corno Occidentale, la Ferrata al Corno Medale e la Contessi al Monte Due Mani; verso il Varesotto la Ferrata Bellotti presso Mesenzana.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoTriangolo Lariano
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata30
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max749 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata della Sassella

    Ferrata della Sassella

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata della Sassella

    La Ferrata della Sassella è una breve via attrezzata ricavata sulla palestra di roccia omonima, alle porte occidentali di Sondrio in Valtellina. Lo sviluppo è contenuto e, salvo brevi sezioni, non presenta difficoltà di rilievo. La parete offre due percorsi paralleli collegati da un ponte sospeso, indicati nella bacheca all'ingresso: un itinerario rapido e divertente, perfetto da unire a qualche tiro d'arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la località Sassella, nella periferia ovest di Sondrio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Già dal parcheggio è ben visibile, sul lato opposto della strada, la parete su cui corrono la ferrata e le vie d'arrampicata; un breve sentiero porta in pochi minuti alla bacheca e all'attacco.

    ▲Il percorso

    La parete, alta una sessantina di metri, ospita due tracciati che si ricongiungono a metà. Il settore di destra sale un diedro-rampa piuttosto appoggiato, poi una paretina dapprima verticale e infine con un breve tratto strapiombante, sostenuto da numerose staffe; si arriva così al ponte sospeso su tre corde. Attraversatolo, si prosegue su una placca con un facile traverso verso sinistra fino a incontrare il settore di sinistra, che attacca una cinquantina di metri oltre la partenza di destra risalendo una parete verticale ma ricca di staffe e maniglie. Dal punto in cui i due itinerari si uniscono si sale in verticale su staffe lungo una placconata, poi il percorso entra nel bosco trasformandosi in sentiero attrezzato e termina in breve (circa 20' complessivi di parete).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve e mai realmente difficile, ideale per chi muove i primi passi e perfetta da abbinare a qualche tiro lungo la palestra di roccia adiacente.

    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa quota la rende percorribile per gran parte dell'anno. Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale.

    ▲Discesa

    Si scende sulla destra seguendo le tracce di rientro.

    ▲Storia

    La ferrata è stata inaugurata il 21 aprile 2018, contestualmente alla palestra di roccia adiacente.

    ▲Da abbinare

    Le ferrate in Valtellina non sono molte: la Sassella si presta a essere unita al Torrione Porro o alla Ferrata della Croce al Palabione; poco lontano, in Valchiavenna, le ferrate Biasini e Succetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValtellina
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario80 m
    • Lunghezza0,5 Km
  • Ferrata Pizzo Recastello

    Ferrata Pizzo Recastello

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Pizzo Recastello
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La salita al Pizzo Recastello è una delle classiche vie normali delle Orobie. Il tratto attrezzato è breve e risale un canalino detritico non difficile ma dal fondo instabile; l'itinerario nel complesso è però lungo, con quasi 2000 m di dislivello in un ambiente montano imponente.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Grumetti, nel comune di Valbondione, in alta Val Seriana (Bergamo): da Valbondione si prosegue dritti fino a Grumetti, parcheggiando nello spiazzo al termine della strada. Punto di partenza su Google Maps. Si risale il sentiero 332 verso il lago artificiale del Barbellino, raggiungendo sulla sua sponda l'Ostello Curò (circa 2h 15' dal parcheggio). Si tiene la destra costeggiando la riva sud del lago fino a un bivio evidente, dove si sale sul sentiero 321 nella Val Cerviera; si risale verso le pareti del Pizzo Recastello mantenendosi alla sinistra orografica del torrente (di fronte appare l'imponente Pizzo Coca). Dove la valle si stringe si attraversa il torrente e, seguendo le indicazioni, ci si dirige alla parete sud; con attenzione si segue una traccia con qualche bollo rosso su pietrisco e sfasciumi fino a individuare il canalino roccioso dove inizia la via attrezzata (3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalino roccioso molto arrampicabile, con la catena sulla destra: la salita è ripida ma ben appigliata e si procede arrampicando senza eccessive trazioni sul cavo (difficoltà mai oltre il II grado). Dopo un primo tratto ripido se ne incontra uno più appoggiato e quindi un terzo nuovamente ripido, con esposizione quasi assente; in circa 15' si esce dal canalino e finisce l'attrezzatura. Si segue allora una traccia che taglia in diagonale la parete e porta sulla cresta finale, in buona esposizione con il Lago del Barbellino mille metri più in basso; tra saliscendi e facili roccette (insidiose se umide) si raggiunge la croce di vetta del Pizzo Recastello (2886 m, circa 4h 30'-5h dal parcheggio), con vista su Orobie, Bernina e Adamello.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via attrezzata è contenuta (canalino di II grado), ma va inquadrata in una lunga salita di alta montagna; il fondo detritico del canalino richiede prudenza.

    ⚠ Il rischio oggettivo principale è la caduta di sassi, da chi precede o da chi scende a ritroso: indossare il casco appena iniziato il canalino.
    ▲Periodo e sicurezza

    Salita estiva di alta quota; la lunghezza e il dislivello impongono partenza all'alba e buona gestione delle energie.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso per il percorso dell'andata, via attrezzata compresa, fino al Rifugio Curò già visibile dalla vetta. Una variante consigliata: giunti al Lago Barbellino presso il Curò, si tiene la sinistra sul sentiero 304/306 per un rientro diverso dal primo tratto dell'andata; il 304 corre in falsopiano verso sud aggirando il Monte Verme e in circa 20' porta a un bivio dove si tiene la destra in discesa sul segnavia 305, che dopo un tratto ripido entra nel bosco e riporta al parcheggio di Grumetti (circa 9-10h totali).

    ▲Da abbinare

    Per chi resta in zona: dal Rifugio Barbellino si può affrontare il giorno seguente la Ferrata al Pizzo Strinato, dal carattere simile ma più lunga, oppure la vicina Ferrata al Pizzo del Becco. In zona Presolana la più facile Ferrata del Monte Sarrandone; scendendo verso la città la Ferrata Maurizio, la Ferrata alla Madonnina del Coren e, verso Lecco, la Ferrata al Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello itinerario1950 m
    • Quota max2886 m
  • Ferrata al Pizzo del Becco

    Ferrata al Pizzo del Becco

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata al Pizzo del Becco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Pizzo del Becco è un breve tratto attrezzato senza difficoltà tecniche di rilievo, inserito però in un itinerario lungo e impegnativo: prima e dopo le attrezzature ci sono roccette esposte da affrontare in libera, dove serve piede fermo. L'ambiente, nel cuore delle Orobie bergamasche, è selvaggio e isolato.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza sono le Baite di Mezzeno, sopra Roncobello in Val Brembana: da Roncobello si prosegue su strada prima asfaltata e poi sterrata fino al suo termine presso le baite, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Si imbocca in salita il Sentiero 215, che entra quasi subito nel bosco; usciti sui pascoli d'altura si raggiunge un bivio dove si tiene la destra verso il Rifugio Laghi Gemelli. Il sentiero si fa ripido fino al Passo di Mezzeno (2140 m), oltre il quale spiana, e in una mezz'ora porta al rifugio (2h dal parcheggio). Si attraversa la diga del lago passando sull'altro versante, si prosegue su sterrata fino al Lago Colombo e lo si attraversa su una seconda diga; poco oltre una scritta rossa indica di tenere la sinistra. Avvicinandosi alle pareti del Pizzo del Becco si seguono prima una traccia evidente, poi i segni bianco-rossi su sentiero e roccette, fino alla catena che dà inizio alla ferrata (1h 15' dal rifugio, 3h 15' totali).

    ▲Il percorso

    Il tratto attrezzato copre meno di 100 m di dislivello e ha di fatto due soli punti verticali. Si parte in un diedro ben appigliato, si supera un risalto e si piega a sinistra su alcune roccette fino a un terrazzino dove vale la pena voltarsi per il bel colpo d'occhio sul Lago Colombo. Si sale quindi una seconda parete verticale, con ottimi appigli per mani e piedi, fino a una fessura finale di uscita; la catena piega a destra e su una parete più coricata, col cavo come semplice equilibrio, si raggiunge la fine delle attrezzature (20' dall'attacco, circa 3h 40' totali). Si continua su traccia in salita, su roccette facili ma esposte, fino alla Forcella del Valico (da cui a destra scenderebbe la via normale); per la cresta finale si risalgono alcuni massi e un ultimo tratto attrezzato fino alla croce di vetta (20' dal termine della ferrata, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La parte attrezzata è facile e la catena, non molto tesa, serve di rado; l'impegno sta nella lunghezza dell'itinerario e nei tratti di roccette esposte, in salita e in discesa, da percorrere in autonomia.

    ⚠ Indossare il casco appena iniziata la zona rocciosa: il rischio principale è la caduta di sassi su chi sale o scende. Attenzione all'umidità sulle roccette prima e dopo la ferrata dopo recenti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d'alta montagna, da percorrere in estate con roccia asciutta; l'ambiente isolato richiede buona autonomia.

    ▲Discesa

    Dalla croce si torna alla Forcella del Valico, dove si può scegliere se ridiscendere la ferrata percorsa in salita (40' dalla vetta, attenzione a non smuovere sassi su chi è sotto) oppure seguire dritti i segni in direzione del Passo di Sardegnana; in entrambi i casi si arriva al Lago Colombo (1h 15' dalla vetta). Da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino al parcheggio (1h 30' dal Lago Colombo, circa 6h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    È parte di un itinerario lungo che lascia poche energie per altro in giornata, ma il Parco delle Orobie e la bergamasca offrono molte attrezzate da unire in più giorni: la Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato, la Ferrata al Monte Ocone, la Ferrata alla Madonnina del Coren, la Ferrata Maurizio e, in Val Brembana, la Ferrata di Santa Croce alla Corna Maria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2507 m
    • Lunghezza17,2 Km
  • Ferrata al Pizzo Badile Camuno

    Ferrata al Pizzo Badile Camuno

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Pizzo Badile Camuno

    La Ferrata al Pizzo Badile Camuno è una grande escursione su una delle vette meridionali del Gruppo dell'Adamello, in alta Val Camonica (Brescia). L'itinerario è impegnativo per il lungo avvicinamento e il dislivello, mentre il tratto attrezzato vero e proprio non presenta difficoltà tecniche di rilievo; la vista dalla cima ripaga ampiamente la fatica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è presso Cimbergo, in alta Val Camonica. Giunti in paese, sulla destra si imbocca la strada con le indicazioni per Volano e Redole; inizialmente in buone condizioni, va seguita ignorando i bivi secondari finché diventa sterrata, dove si può lasciare l'auto (volendo si prosegue fino allo slargo successivo, ma il fondo è più dissestato). Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si percorre la sterrata, che coincide col sentiero CAI 16, fino al Rifugio De Marie; qui si lascia il 16 e si prende a destra il sentiero CAI 77, ben segnalato. Il sentiero sale ripido nel bosco e dopo circa 30' porta ai primi tratti attrezzati: una placca appoggiata con catena lasca, poi tratti di ripido sentiero con roccette seguendo i segni bianco-rossi, alcuni massi da superare con l'ausilio di staffe e l'uscita dal bosco. Si raggiunge un secondo tratto attrezzato con catena, una parete appoggiata di 30-40 metri non banale (appigli scarsi, catena lasca in più punti); poco oltre si passa nei pressi di un bivacco, da cui un sentiero esposto a tratti attrezzato conduce, tra passaggi aerei ma facili, all'attacco della ferrata (2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia risalendo una parete appoggiata, arrampicabile quasi ovunque: la salita è piacevole e logica, col cavo che fa spesso da corrimano. Dopo un primo tratto lineare si piega leggermente a destra su una cengia ascendente, comoda e panoramica; da questo pulpito il cavo riprende più verticale, prima a destra poi a sinistra, su roccia molto stabile e in prevalenza in diagonale. Si guadagna un altro terrazzino, poi la pendenza aumenta: si superano un paio di pareti appoggiate ma più ripide e quindi una parete verticale che risale un canalino poco marcato. Piegando a destra si rimontano in cresta alcune roccette, oltre le quali finiscono le attrezzature; lungo l'ampia cresta si raggiunge la Madonnina poco sotto la vetta (2435 m), dove la via si conclude (30' dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata di tipo tradizionale: pochi sostegni metallici, salita logica, l'obiettivo di raggiungere una cima più che cercare il grado. Pur con quota relativamente bassa, l'insieme ha il carattere di un'escursione alpina difficile.

    ⚠ L'impegno vero sta nell'avvicinamento e nel rientro: tratti esposti e alcuni passaggi di I grado in arrampicata e disarrampicata nel bosco. Va messa in conto la fatica della lunga discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo: la lunghezza e i tratti rocciosi del sentiero richiedono giornata stabile e buona gestione delle energie.

    ▲Discesa

    Si rientra per lo stesso itinerario dell'andata. Massima attenzione alla disarrampicata della ferrata e dei tratti rocciosi percorsi in salita; la discesa è impegnativa e va considerata nel bilancio della giornata (2h 45' dalla vetta, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario lungo che difficilmente si concatena in giornata, ma le alte valli bresciane offrono molte attrezzate. Risalendo la Val Camonica: la Ferrata Arosio al Corno del Grevo, la Ferrata Terzulli e, al Passo del Tonale, il Sentiero dei Fiori; verso la Valtellina la facile Ferrata del Cuore alla Croce del Monte Palabione.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1385 m
    • Quota max2435 m
    • Lunghezza10 Km
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