Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata Larix

    Ferrata Larix

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Larix
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Installata nel 2022 presso la funivia del Roter Kofel, in Val Senales, la Ferrata Larix è di stampo moderno: non sale a una vetta, ma affronta salti di roccia lungo un torrente con belle cascate. Le difficoltà sono generalmente modeste, con una variante difficile evitabile, e sono presenti numerosi ponti sospesi che attraversano il torrente; avvicinamento e rientro brevi la rendono fattibile in mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Maso Corto, in alta Val Senales (Bolzano), con ampio parcheggio a bordo strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio ci si incammina verso gli impianti seguendo i cartelli per la via ferrata e per il Sentiero Alpine Trail; dopo pochi minuti l'Alpine Trail (il sentiero di rientro) si stacca a destra, mentre si tiene la sinistra in salita fino alla deviazione a destra per l'attacco (circa 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca con facili balzi rocciosi fino al primo ponte sospeso, di circa 12-15 metri, verso destra. Subito dopo la via offre una breve variante: a sinistra più impegnativa (difficile), a destra meno difficile (moderatamente difficile); i due rami si riuniscono presso il secondo ponte sospeso, che attraversato verso sinistra permette di evitare la variante più dura (altrimenti si affrontano due paretine levigate con appoggi ridotti, che richiedono un po' di forza). Oltre il secondo ponte un tratto di sentiero porta a un terzo ponte sospeso e a una via di fuga: a destra si rientra al parcheggio, a sinistra si prosegue su ampio ponte e sentiero verso il termine. Proseguendo dritti si raggiunge un nuovo ponte sospeso in salita, una sorta di scaletta sospesa, con cui si attraversa il torrente presso una bella cascata; oltre il ponte si sceglie se salire verso la tyrolienne (con attrezzatura in loco, non serve la propria carrucola) o riattraversare il torrente su un breve ponte. La via prosegue tra sentieri e facili balze fino a una seconda cascata, poi su pareti appoggiate e bei tratti di arrampicata verso destra, con un nuovo ponte sospeso e il penultimo ponte, oltre il quale si incontra una via di fuga a sinistra; segue l'ultimo ponte sospeso. Dopo una sezione di traversi e sentiero si affrontano due risalti rocciosi, il secondo più impegnativo (evitabile per sentiero a destra), fino a intersecare il sentiero lungo le piste da sci, da cui si può concludere; proseguendo, si sale a piedi tenendo prima la sinistra poi la destra presso un bel laghetto e, per sentiero, si raggiungono gli ultimi tre risalti di media difficoltà che chiudono la via (2h 45' dall'attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'itinerario è ideale per le famiglie: le difficoltà sono modeste e lungo il percorso non mancano le vie di fuga, con attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Chi non volesse percorrere la ferrata può procedere parallelamente lungo il Sentiero Alpine Trail, che segue la via evitando i salti di roccia.

    ▲Discesa

    Si segue in salita per qualche minuto la traccia, poi verso sinistra il Sentiero Alpine Trail visto durante la salita, scendendo fino ai tratti dell'avvicinamento e quindi al parcheggio (circa 1h dal termine, circa 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso sud si incontrano molte ferrate della Val Venosta: a Naturno la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott; risalendo la valle verso l'Ortles, la Ferrata Tabaretta e la Ferrata alla Croda di Cengles.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Senales
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max2271 m
    • Lunghezza4,2 Km
  • Ferrata Knott

    Ferrata Knott

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Knott

    La Ferrata Knott, sopra Naturno, concatena più percorsi in cui la maggior parte dei passaggi è facile, con qualche variante moderatamente difficile o più impegnativa, sempre evitabile. Comodamente raggiungibile con la funivia, è un itinerario ideale per iniziare a percorrere le vie ferrate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia Unterstell a Naturno (Bolzano), raggiungibile da Bolzano per Merano e poi sulla statale dello Stelvio, uscita Naturno (punto di partenza su Google Maps). Conviene salire con la funivia alla stazione a monte, risparmiando 1h 30' rispetto al sentiero 10; dalla stazione a monte si segue il cartello del sentiero 24 verso la piattaforma panoramica, che in 15 minuti porta all'attacco (20' dalla stazione a monte, 1h 45' se a piedi).

    ▲Il percorso

    La Knott è formata da quattro itinerari con tre vie di fuga interne. Il primo che si incontra è il percorso Katharina, che sale il margine sinistro di una parete di circa 50 metri su brevi balzi rocciosi mai difficili e ben attrezzati, terminando presso il ponte sospeso. Dal punto d'accesso più basso parte il percorso Sally, che dopo i primi 20 metri si divide in tre: a destra una via intermedia (un breve tratto difficile, il resto moderatamente difficile) con due balzi più impegnativi, brevi cenge e un tratto leggermente strapiombante superabile con alcune staffe; a sinistra una lunga scala metallica seguita da facili passaggi fino al ponte; al centro una variante molto impegnativa, con brevi tratti estremamente difficili in forte strapiombo, che richiede forza di braccia e agilità. Il Big Foot Bridge è un ponte sospeso di circa 20 metri, con larghe pedane per i piedi, molto stabile e privo di difficoltà. Oltre il ponte ci sono tre opzioni: Turtle, la più facile, su balzi rocciosi con solide staffe; Affele, con una scaletta metallica e due balzi ben assistiti da caratteristiche staffe rotonde; Rocky, che mantiene il livello su una serie di traversi non difficili ma esposti, una ripida scaletta e facili balzi fino a destra della piattaforma — aumentabile di difficoltà tenendo subito la destra sull'esposto traverso Ocherle. Dal punto più basso è possibile anche salire la parete di destra con lo Spitzbaum Steig, sempre con almeno un tratto molto o estremamente difficile, da cui dopo i primi 50 metri si sceglie la via Daniel (a destra, con un netto strapiombo finale) o si traversa a sinistra verso Affele.

    ▲Carattere e difficoltà

    È un percorso ideale per avvicinarsi alle ferrate: nelle linee principali non ci sono passaggi difficili, ma la grande varietà di situazioni permette di prendere confidenza e lavorare sulla tecnica, riducendo al minimo la trazione sul cavo.

    ⚠ Diverse varianti (la centrale di Sally, lo Spitzbaum Steig, la via Daniel) raggiungono il molto/estremamente difficile in tratti strapiombanti: vanno scelte solo da chi ha forza ed esperienza, mentre le vie di fuga consentono di evitarle.

    ▲Discesa

    Dal termine si può sostare sulla piattaforma panoramica, con vista sulla Val Senales, per poi rientrare alla stazione a monte della funivia (20' dal termine) e quindi al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    La Knott si può percorrere dopo la più difficile e fisica Ferrata Hoachwool (riservata a esperti). Per chi vuole aumentare gradualmente il grado, a Merano c'è la moderatamente difficile Ferrata Heini Holzer; in Val Senales la recente Ferrata Larix; nei pressi di Laces la breve Ferrata Poppele Knott.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max1315 m
    • Lunghezza0,6 Km
  • Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    La Ferrata Kaiserjager al Col Ombert si sviluppa in un ambiente stupendo della Val San Nicolò, valle secondaria della Val di Fassa. È una via piacevole e in gran parte arrampicabile, relativamente breve ma inserita in un itinerario lungo; il panorama dalla vetta abbraccia Cima Uomo, la Marmolada e i gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Baita Ciampiè, in Val San Nicolò, raggiungibile da Pozza di Fassa verso sud: ignorate le indicazioni per la Val Monzoni, si prosegue sulla stretta asfaltata fino a un ampio parcheggio a destra (in bassa stagione si può proseguire fino a Baita Ciampiè, in alta stagione è obbligatorio il parcheggio a pagamento) (punto di partenza su Google Maps). Si risale la strada fino a Baita Ciampiè (20'), con il Col Ombert ben visibile, e si resta sulla sterrata (CAI 608) verso il Passo San Nicolò. A un bivio segnalato (1960 m, 30' dal parcheggio) si tiene la sinistra su un sentiero a pendenza costante che porta a Pociace (2260 m, 1h) e a Cima Pre de Contrin (2365 m, 1h 15'), dove si incontra il CAI 613; tenendo la destra, a mezzacosta sulla Val de Contrin, si raggiungono il Rifugio al Passo San Nicolò (2340 m, 1h 30' dal parcheggio) e quindi, in una ventina di minuti seguendo le chiare indicazioni, una caverna della Prima Guerra Mondiale con targa commemorativa, dove conviene indossare l'imbrago prima di iniziare la ferrata (circa 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca con un difficile camino, ostico ma ben gradonato, che si risale con pazienza cercando gli appigli per gli scarponi. Un breve traverso a sinistra porta al passaggio chiave: un tratto strapiombante con una pancia da superare, risolvibile con buona tecnica d'arrampicata o con un secco passaggio di braccia. Si entra in un tratto più tranquillo, con panorama verso il Passo San Nicolò, salendo roccette tra la fune metallica da un lato e le vecchie attrezzature dall'altro; a uno sperone roccioso si resta sul versante sinistro, su roccia abbastanza arrampicabile, fino a una lunga rampa priva di difficoltà con un'antica scala a metà percorso. Al termine della rampa la pendenza aumenta e, con un certo zig-zag, si raggiunge un'esposta cengia con le vecchie attrezzature sul lato esterno; oltre la cengia si risale una parete verticale e un po' atletica, dove i meno preparati dovranno trazionare sulla corda, fino a un terzo passaggio impegnativo con un leggero strapiombo, da affrontare preferibilmente sul versante destro. Nel tratto conclusivo si salgono alcuni facili balzi rocciosi e si raggiunge un sentiero non protetto che in pochi minuti porta alla croce di vetta (1h dall'attacco, 3h totali), circondati dal panorama su Cima Uomo, Marmolada e Val San Nicolò.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via davvero piacevole e paesaggisticamente stupenda, difficile in tre o quattro passaggi che richiedono buona preparazione atletica, ma per il resto arrampicabile e scorrevole; il lungo avvicinamento e il lungo rientro la rendono meno battuta delle vie vicine.

    ⚠ Il fondo è abbastanza sporco ed è facile smuovere sassi che, vista la linea di salita, rischiano di cadere su chi sta salendo: massima attenzione a questo aspetto.

    ▲Discesa

    Dalla vetta (2670 m) si rientra sul versante opposto alla salita, scendendo un ripido sentiero (attenzione se bagnato) e poi, sulla parete est, un canalone a ripidi tornanti fino al CAI 609. Da qui due opzioni: tenendo la sinistra si scende fino a una traccia che aggira la parete nord-ovest del Col Ombert e, su ghiaione a mezzacosta, porta al CAI 608 proveniente dalla Val Contrin, da cui si risale al Rifugio Passo San Nicolò (2340 m, 1h 15' dalla vetta); si riprende per pochi metri il sentiero dell'avvicinamento fino a un'ampia mulattiera che scende alla Baita delle Cascate (2011 m, 1h 45' dalla vetta) e quindi, sulla sterrata e lungo la carrareccia, al parcheggio (2h 15' dalla vetta, 5h 15' totali). In alternativa, dal bivio si può tenere la destra verso il Pas Paschè (2500 m), perdendo meno dislivello, e scendere col CAI 609 alla Baita delle Cascate (1h 15' dalla vetta) e quindi al parcheggio (4h 45' totali); nel 2017 è però stata segnalata una frana che rende più problematica questa deviazione.

    ▲Storia

    La via originaria è molto antica: la prima ferrata al Col Ombert fu costruita nel 1915, durante la Grande Guerra, per scopi militari — ne sono testimonianza i lunghi pioli metallici ancora presenti in salita — e fu poi ristrutturata e parzialmente modificata nel 1996 da Bernard e Corradi. Il nome richiama i Kaiserjager, reggimenti di fanteria dell'esercito austriaco molto attivi nel conflitto e sciolti al suo termine.

    ▲Da abbinare

    La Val San Nicolò offre la difficile Ferrata dei Magnifici 4, la Ferrata Gadotti e l'accesso alle ferrate Bepi Zac e Bruno Federspiel; verso la Val Contrin si trova la Ferrata dei Finanzieri al Colac, mentre verso il Catinaccio attendono la Ferrata Santner, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Masarè e la Roda di Vael.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCostabella – Monzoni
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario936 m
    • Quota max2670 m
    • Lunghezza13 Km
  • Ferrata Ibex

    Ferrata Ibex

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Ibex

    Installata a Racines, non lontano da Vipiteno, la Ferrata Ibex riunisce quattro percorsi dalle caratteristiche simili ma a difficoltà crescente: il tratto iniziale è facile, il percorso principale obbliga almeno al Moderatamente Difficile e due varianti arrivano all'Estremamente Difficile. Non porta a una cima né a un rifugio: è un itinerario atletico di media quota, ideale per le mezze stagioni, su una roccia stratificata e ruvida dal grip elevatissimo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a Racines di Dentro, con parcheggio presso il Maso Pulvererhof, gli ultimi 100 metri su strada sterrata transitabile (1380 m, punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue oltre la baita in legno verso l'evidente parete rocciosa: un sentiero conduce in pochi passi all'attacco, già visibile per la grande insegna in ferro (1390 m, 1' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si compone di quattro itinerari. Il Percorso 1 (principianti) attacca subito dall'avvicinamento con difficoltà tra il facile e il moderatamente difficile, mai troppo esposto, su facili roccette, piccoli balzi e tracce di sentiero, con qualche infisso e cambra dove serve; prosegue poi pianeggiante e in leggera discesa, concludendosi senza bisogno di rientro in 10-15 minuti, adatto anche a bambini. Il Percorso 2 (principale) si imbocca al termine del primo o direttamente alla base del bosco, spostandosi a sinistra dell'accesso (cartello IBEX e panchina): è una ferrata articolata, dal Moderatamente Difficile in crescente esposizione fino al Difficile, lunga oltre 300 m, che alterna placche, diedri, traversi e piccoli strapiombi ben ammanigliati su roccia dall'ottimo grip. Si parte con il cordino che zigzaga tra roccette, piccoli diedri e balzi; dopo una decina di minuti un cartello rosso indica a sinistra una via d'uscita per chi non se la sentisse. Si prosegue su roccette e rampe, uno spigolo, balzi e gradoni senza esposizione significativa, fino a un lungo tratto che fa guadagnare quota più in fretta: prima agile su roccia e qualche staffa, poi su paretine e brevi placche più verticali dove per le mani occorre affidarsi al cordino — è il tratto più impegnativo del percorso principale, da considerarsi "difficile". Dopo un respiro tra gli alberi si affronta un lungo traverso orizzontale esposto ("Difficile"), con ottimi appoggi in aderenza ma senza una vera cengia, fino a una panchina panoramica a circa metà via (1h dall'attacco). Si riprende in traverso a destra, con un punto curioso in cui il cordino passa sotto il terreno e una grossa radice, poi su sentiero attrezzato erboso fino a un secondo lungo traverso sotto la roccia, leggermente discendente e più facile, da percorrere chinando la testa. Si perde quota e si aggira uno spigolo impegnativo che apre l'ambiente verso un enorme diedro, dove una parete nerastra e una bianca si incontrano sotto l'insegna in ferro "RACINES" e il cartello della prima variante; oltrepassato il diedro con buona esposizione verticale, si prosegue sul percorso principale fino alla panchina con il libro firme (1620 m). Conviene non togliere l'imbrago, perché il rientro sarà per metà una ferrata in discesa (circa 1h 40' dall'attacco del Percorso 1). Il Percorso 3 (variante "Molto Difficile") si stacca lungo la ferrata di rientro, a un bivio con cartello "Variante E": una grande placca quasi verticale e apparentemente liscia, ma dalla roccia ruvida con ottimo grip, si supera con buona dose di forza nelle braccia trazionando il cordino; il passaggio chiave è lo scavalcamento di uno spigolo ascendente, forse "Estremamente difficile", oltre il quale gli ultimi metri tornano facili (circa 30' dall'inizio della variante). Il Percorso 4 (variante "Estremamente Difficile"), nella parte alta della via principale, è fisico e atletico ma molto breve: un grande diedro a parete verticale liscia, poi il passaggio chiave su una paretina con breve strapiombo, una serie di diedri e un traverso ascendente, fino a reimmettersi nel percorso finale (circa 15' dall'inizio della variante).

    ▲Carattere e difficoltà

    Di recente costruzione, ha attrezzatura ottima e cordino ben tensionato, con uso limitato di cambre e staffe; la particolarità è la roccia stratificata e ruvida, simile al granito, dal grip elevatissimo.

    ⚠ Esposta a est/sud-est, è sconsigliata nelle mattine calde d'estate e da valutare d'inverno se coperta da neve o ghiaccio, essendo tecnica e a tratti esposta anche nella versione normale. Per le due varianti estreme si consigliano scarpe da trekking/avvicinamento o da ferrata, non scarponi rigidi: le varianti sono leggermente meno dure del passaggio "Gelen Knott" della Tabaretta e simili alla prima variante della Stuller.

    ▲Discesa

    Dalla panchina con il libro firme si prosegue con le attrezzature in un tratto tutto in discesa, anche con staffe metalliche, senza particolari difficoltà, fino a un sentiero: dritti si continua il rientro, a destra si riprende la "Variante E" (Percorso 3). Il sentiero nel bosco riporta al parcheggio (circa 30' dal libro firme; circa 2h 40' per il solo percorso principale, circa 3h 30' percorrendo anche le due varianti).

    ▲Storia

    La Ferrata Ibex è stata inaugurata nell'agosto 2024 a cura dell'Ufficio Turismo del comprensorio di Racines, con il co-finanziamento di fondi europei.

    ▲Da abbinare

    Nella parte settentrionale dell'Alto Adige si segnalano la Ferrata delle Cascate di Stuller (simile per caratteristiche), la Ferrata Lampskopf, la Ferrata Bergkristall e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud si percorrono le varie vie della Val Venosta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Racines
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata375 m
    • Quota max1.525 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Hoachwool

    Ferrata Hoachwool

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hoachwool

    L'impegnativa Ferrata Hoachwool risale una ripida parete sopra Naturno. È una via molto atletica e varia, che alterna placche, traversi, diedri e balzi per dare ritmo a una salita intensa; la roccia, compatta e levigata, rende lo sforzo elevato. La bassa quota e l'esposizione a ovest la rendono molto calda nelle ore centrali d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia Unterstell a Naturno (Bolzano). Da Bolzano si prende la superstrada per Merano, poi la statale dello Stelvio uscendo a Naturno e seguendo le indicazioni per il parcheggio della funivia (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio i cartelli verso ovest conducono in 20 minuti al Mercato Contadino e quindi all'attacco della ferrata (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un breve traverso su un tronco e poi su roccia, lungo una cengia a bordo del torrente Senales fino a una palestra di roccia; si prosegue su sentiero nel bosco, privo di attrezzatura, fino a due ampi gradini metallici sotto una placca levigata da risalire senza poter arrampicare, dove una staffa metallica permette di uscire dal primo tratto impegnativo. Seguono un comodo sentiero attrezzato e alcuni facili traversi e brevi placche accanto al torrente, che fanno capire quanto la roccia sia liscia, fino a un lungo ponte tibetano a tre corde, piuttosto dondolante, che richiede piede sicuro e calma (30' dall'attacco). Aggiornamento 2021: a causa di una frana nel tratto precedente il lungo ponte, la via segue una deviazione — una catena vieta il passaggio e indica di scendere verso il torrente, attraversarlo su un nuovo ponte sospeso breve e stabile e risalire il versante opposto ricollegandosi al tracciato originario, con la frana ben visibile. Si percorre poi una breve cengia a destra fino a un balcone panoramico, quindi una parete verticale e liscia con pochi appigli che dopo i primi metri piega a sinistra; un terrazzino e una seconda parete più appoggiata portano a un tratto di sentiero nel bosco e su roccia in falsopiano con assicurazione a sinistra. Si supera un salto in leggero strapiombo che richiede agilità e forza, poi una placca inclinata da salire in aderenza con esposizione crescente — sulla destra un cartello chiede ironicamente lo stato di forma, pur in assenza di via di fuga. Dopo un breve diedro si affronta una scaletta di funi e traversine, poi una placca particolarmente levigata in diagonale dove una maniglia torna utile, fino a un traverso caratteristico in cui lunghi spuntoni metallici si alternano alle staffe per aggirare la parete esposta; il traverso prosegue su pensiline di legno del vecchio sistema d'irrigazione, che riducono nettamente la difficoltà di un tratto altrimenti strapiombante. Aggirato un albero, un breve traverso diventa una rampa inclinata panoramica (1h 30' dall'attacco). Si risale un difficile passaggio verticale e una serie di salti impegnativi con qualche buon appiglio, una breve cengia e poi un tratto molto impegnativo: una placca verticale e liscia, un esposto traverso a sinistra e una parete impegnativa, prima in diagonale poi verticale, con alcune buone staffe, fino a un balcone con panchina. Dopo un tratto di sentiero si affrontano salti verticali, traversi e roccette poco appigliate, talvolta con staffe, fino al libro firme — attenzione, manca ancora molto al termine. Una serie di placche con fessure richiede forza nelle braccia, poi un paio di balzi verticali portano a un terrazzo erboso; un tratto diagonale impegnativo e un ultimo tratto verticale attrezzato con staffe sboccano su facili roccette e un sentiero sommitale che chiude la via (3h 30' dall'attacco, circa 4h totali). Sono presenti due varianti: una "Estremamente Difficile" su placche e diedri lisci da affrontare in trazione sul cavo, e una lunga scala a pioli, tecnicamente facile ma esposta e verticale.

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata impegnativa e fisica, che richiede impegno e concentrazione per tre intense ore, varia ma con molti punti non arrampicabili per il tipo di roccia. Il ponte tibetano è tra i più lunghi a tre corde in Italia e tra i più dondolanti, specie con vento.

    ⚠ Il ponte si può evitare, ma il tratto della via in quel punto è soggetto a scariche, quindi da evitare se possibile. L'esposizione a ovest e la bassa quota rendono la parete molto calda nelle ore centrali delle giornate estive: sconsigliata in quei momenti.

    ▲Discesa

    Dal termine si può scendere a valle lungo il comodo sentiero 10 (50' dal termine, 4h 45' totali) oppure salire verso la stazione a monte della funivia Unterstell (15' dal termine, 4h 15' totali) ed eventualmente, energie permettendo, percorrere la facile Ferrata Knott, che si sviluppa sotto la piattaforma panoramica a circa 20 minuti di salita.

    ▲Da abbinare

    Prima di rientrare si può percorrere la facile Ferrata Knott. In direzione di Merano c'è la Ferrata Heini Holzer; risalendo verso lo Stelvio, a Solda, attendono le difficili Tabaretta e Croda di Cengles, mentre verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata520 m
    • Dislivello itinerario620 m
    • Quota max1120 m
    • Lunghezza3,3 Km
  • Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Dedicata al celebre alpinista di Scena, la Ferrata Heini Holzer sale al Picco Ivigna sopra Merano. È un itinerario di media difficoltà, senza tratti tecnicamente duri, che richiede però una discreta preparazione: la roccia, solida e spesso levigata, costringe in più punti a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. L'escursione si completa salendo al Piccolo e al Grande Picco Ivigna, pochi minuti oltre il termine della via.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Merano 2000, raggiungibile dall'uscita Merano Sud della superstrada Bolzano–Merano (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte (1900 m) si seguono i segnavia 18, che indicano anche il Rifugio Ivigna; il sentiero 18 è a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile (imbrago consigliato, non indispensabile). Ignorati i bivi per i sentieri 3 e 41, dopo circa mezz'ora chiare indicazioni mostrano a destra la piazzola da cui inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal terrazzino in legno si sale una parete con alcuni balzi di modesta difficoltà, si aggira uno spigolo e, dopo una breve placca diagonale liscia che richiede il cavo, si chiude la prima parte con un tratto di sentiero attrezzato. Tratti di sentiero collegano del resto le varie sezioni lungo tutto l'itinerario, suddiviso in sedici settori ciascuno con la propria targa. Si entra nella sezione "Erta", particolarmente verticale: il primo passaggio risale una parete liscia con l'aiuto di alcune staffe, si piega a sinistra e si riparte verticali fino al termine del settore, difficile da arrampicare senza usare il cavo. Un sentiero di collegamento porta alla "Via delle Guide", dapprima appoggiata e di media difficoltà, poi con un traverso a sinistra sotto un passaggio verticale privo di appigli all'avvio. Dopo un trasferimento si risale una placca inclinata in aderenza con gli scarponi e, dopo un altro tratto più gradonato, si raggiunge uno dei passaggi più belli: la Cresta degli Spiriti, che si percorre sul filo con passaggi emozionanti e paesaggisticamente molto appaganti. Segue il sentiero di collegamento accanto a una panchina ("Pascolo delle Capre"), poi un traverso ascendente a sinistra e alcuni balzi verticali fino al libro firme. Si risalgono balzi rocciosi a tratti attrezzati e si affronta il settore "Volo dell'Angelo", con roccette e uno spigolo che sboccano su una cengia erbosa verso destra. Nel tratto finale due placche levigate e verticali, abbondantemente attrezzate con staffe, portano al cartello "uscita", oltre il quale un sentiero appoggiato con qualche balzo conduce alla targa di fine via (2480 m, 2h dall'attacco, 2h 30' totali), con i due Picchi Ivigna di fronte. Proseguendo verso le cime si raggiunge un bivio: a sinistra, in 5 minuti, la croce del Piccolo Picco Ivigna (10' dal termine); a destra, un sentiero attrezzato su una lunga cengia ghiaiosa risale dalla forcella tra i due picchi e, con alcuni balzi e una placca inclinata attrezzata, porta alla croce del Grande Picco Ivigna (20' dal termine).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è suddivisa in sedici settori, ciascuno presentato da una targa. L'attrezzatura è in ottimo stato e il cavo ha un diametro maggiore della media, utile dove si deve fare trazione.

    ⚠ La roccia è molto solida e a tratti levigata: in diversi passaggi, altrimenti di grado elevato, ci si troverà a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. La salita ai due picchi aggiunge circa 1h al percorso ma merita decisamente.

    ▲Discesa

    Dal Grande Picco si scende a ritroso fino al bivio tra i due picchi, poi lungo il ripido e franoso sentiero 19 fino al Kulheiten (2362 m). Da qui due opzioni per tornare a Merano 2000: la carrareccia 19A, che con dolce pendenza e un ampio giro porta alla baita Waidmannalm (1998 m), oppure la traccia diretta sui prati, che fa risparmiare circa 15 minuti fino alla stessa baita; si segue infine l'ampio sentiero 3 (1h 15' dal termine della ferrata, 5h 30' totali).

    ▲Storia

    Inaugurata a Merano nel 2016, la via è dedicata al grande alpinista e scialpinista atesino Heini Holzer, protagonista dell'alpinismo negli anni Sessanta e pioniere dello sci estremo negli anni Settanta, scomparso in una discesa con gli sci nel 1977 nel gruppo del Bernina; alla sua vita è dedicato il libro "La mia traccia, la mia vita".

    ▲Da abbinare

    In Val Senales, in ordine di difficoltà crescente, la facile Ferrata Knott a Naturno, accanto alla più difficile Ferrata Hoachwool, e la recente Ferrata Larix. Verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller, mentre a Solda attendono le difficili Croda di Cengles e Tabaretta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonti Sarentini
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata550 m
    • Dislivello itinerario670 m
    • Quota max2581 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Hans Kammerlander

    Ferrata Hans Kammerlander

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hans Kammerlander

    Tracciata sopra Acereto, in Valle Aurina, la recente Ferrata Hans Kammerlander è un itinerario moderno e impegnativo: non raggiunge una cima, ma cerca le difficoltà della parete con notevole esposizione e una grande varietà di passaggi. Avvicinamento e rientro brevi ne fanno un'ottima meta per una mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Acereto, tra Campo Tures e Riva di Tures, in provincia di Bolzano. Giunti a Campo Tures si seguono le indicazioni per la SP48 verso Riva di Tures; dopo qualche minuto, sulla sinistra, le indicazioni per Acereto portano a un ampio spiazzo ghiaioso sulla destra, presso una fermata dell'autobus, dove conviene parcheggiare perché l'itinerario è ad anello (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale sul bordo destro della strada e si imbocca la Hintergasse in leggera discesa, seguendola per circa 1 km fino a un tornante più marcato; pochi metri oltre, una traccia a sinistra scende nel bosco e, seguendo i cartelli, in pochi minuti porta all'attacco (circa 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla nicchia di partenza si sale una breve scala metallica e si affronta una prima serie di traversi verso destra, già impegnativi per la scarsità di appoggi e per la roccia scivolosa e coperta di muschio; conducono al primo ponte sospeso, reso un po' ballerino dal fatto che gli appoggi per i piedi sono separati dalla struttura. Oltre il ponte, alcuni passaggi più semplici con comode staffe portano a una cengia erbosa dove conviene studiare il seguito, perché la difficoltà aumenta nettamente e si mantiene alta quasi fino alla fine. Si attacca un impegnativo traverso a destra su roccia via via strapiombante, con appoggi sfuggenti e umidi che riducono le possibilità di arrampicare e impongono l'uso del cavo; si sale poi un bel diedro a roccia levigata fino a un punto di riposo, con una panchina in legno a sinistra, sotto una lunga scala "marinara" meno stabile, da salire con equilibrio e decisione. Segue il passo chiave, breve ma intenso: un traverso a sinistra in forte esposizione per aggirare uno spigolo e salire una breve paretina levigata, con possibilità di arrampicare ridotte. Usciti dal passaggio si riposa su un tratto orizzontale e si riprende su una paretina verticale ricca di cambre metalliche per i piedi, poi un paio di paretine intervallate da facili traversi fino a due panchine in legno con il libro firme, a circa metà via, con vista su Campo Tures. La seconda parte attacca una paretina con staffe e un traverso orizzontale che supera un breve strapiombo; si prosegue a destra tra balzi e traversi fino a un passaggio difficile, sotto un pronunciato tetto da aggirare a sinistra usando un tronco d'albero sospeso come appoggio per i piedi attorno a uno spigolo marcato, con un traverso esposto e atletico ma breve. Raggiunto e superato il secondo ponte sospeso, si traversa a sinistra in grande esposizione, con buoni appoggi, fino a un diedro appoggiato dove le difficoltà calano. Nel tratto finale si sale verso sinistra al terzo e ultimo ponte, dagli ampi appoggi per i piedi ma con una sola fune come corrimano; oltre il ponte, gli ultimi dieci metri verso destra chiudono la via (circa 3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata di stile moderno, con modeste possibilità di arrampicare sulla roccia, che concentra strapiombi, traversi, passaggi espostissimi, scale e ponti in un itinerario bello e vario.

    ⚠ Un paio di passaggi, brevi, sono estremi pur senza essere mai continui: è importante affrontare la via in buono stato di forma. Si consiglia di portare una longe per potersi fermare e riposare nei tratti più impegnativi.

    ▲Discesa

    Pochi metri oltre il termine si raggiunge una strada che si segue verso sinistra, in salita, per qualche minuto; il rientro si può abbreviare imboccando a sinistra alcune tracce che tagliano nel bosco verso il paese. In circa 30 minuti si è di nuovo in paese e quindi al parcheggio (circa 4h totali).

    ▲Storia

    La via è dedicata al fortissimo alpinista Hans Kammerlander, nato proprio ad Acereto: ha salito dodici dei quattordici Ottomila, sette dei quali con Reinhold Messner. La ferrata è stata inaugurata nel 2022.

    ▲Da abbinare

    A Campo Tures si trova la più breve ma altrettanto impegnativa Ferrata Pursteinwand. Salendo verso nord lungo la Valle Aurina si raggiunge il lungo itinerario che include la Ferrata al Sasso Nero e la più facile Ferrata di Speikboden; scendendo verso sud si arriva alle ferrate della Val Pusteria, tra cui la recente Ferrata del Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario340 m
    • Quota max1566 m
    • Lunghezza5,8 Km
  • Ferrata Gerardo Sega

    Ferrata Gerardo Sega

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gerardo Sega
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gerardo Sega è una via molto caratteristica che si svolge soprattutto lungo due esposte ma non difficili cenge, all'interno di un anfiteatro roccioso del Monte Baldo. Solo nel finale propone un paio di punti leggermente più impegnativi, comunque su difficoltà modeste: è ideale nelle mezze stagioni e si presta bene anche a neofiti con esperienza di montagna.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Monte Baldo (1120 m), raggiungibile per stretta strada asfaltata salendo da Avio verso il Monte Baldo; lungo la salita ricca di tornanti, sulla sinistra, si nota una deviazione in discesa per la Madonna delle Nevi, che si percorre interamente fino al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal rifugio si segue il sentiero CAI 652 in discesa per circa 10 minuti fino a un bivio segnalato, dove si prende verso Avio e Valle dei Molini; si prosegue nell'ombroso sentiero fino a un secondo bivio (40' dal parcheggio) dove, lasciando il 652 che scende ad Avio, si imbocca il CAI 685. Si guada il torrente Aviana con l'aiuto di un semplice ponte delle scimmie a due corde, si passa accanto alla bella cascata di Preafessa e si entra nell'anfiteatro roccioso della ferrata; dopo gli ultimi metri di sentiero si raggiunge una cengia rocciosa verso sinistra che porta, sotto imponenti tetti giallastri, all'attacco con la targhetta, dove conviene indossare l'imbrago (1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Percorsa una cengia coperta da un tetto roccioso, si risalgono alcuni gradoni rocciosi in un tratto non attrezzato e facile, fino a una scala metallica di una decina di metri, verticale all'inizio e più appoggiata negli ultimi metri. Si sale poi una rampa sabbiosa e alcune roccette fino a un terrazzino panoramico, oltre il quale parte uno dei passaggi più caratteristici: una lunga cengia orizzontale, quasi scavata dalla natura, comoda e — pur esposta — priva di difficoltà. Si aggira la parete, si sale una rampa rocciosa fino a un tratto in discesa nel bosco, si superano un paio di semplici balzi rocciosi e alcuni tratti esposti e si raggiunge una seconda ampia e lunga cengia, molto panoramica ma senza difficoltà tecniche. Usciti dall'ambiente roccioso e rientrati nel bosco, si risale un balzo roccioso con l'aiuto di due chiodi per i piedi fino al libro delle firme; un breve tratto molto ripido e scivoloso nel bosco porta all'ultima parte della via, una parete verticale ben appigliata e piacevole da arrampicare. Dopo un sentiero di trasferimento si affronta un diedro roccioso non alto ma sicuramente il tratto più difficile della via; superatolo, le attrezzature terminano e in un paio di minuti di salita si raggiunge il termine (1h 30' dall'attacco, 2h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via sarebbe da classificare facile, ma gli ultimi due tratti — la parete verticale e il diedro — ne alzano leggermente il grado; resta un itinerario adatto sia a neofiti con esperienza di montagna sia a chi vuole una gita attrezzata in ambiente suggestivo.

    ⚠ Attenzione al materiale detritico che può cadere da chi percorre la ferrata più in alto: il casco è quanto mai d'obbligo in questo itinerario.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota contenuta la rende particolarmente adatta alle mezze stagioni; l'ambiente d'anfiteatro è molto suggestivo e mai realmente difficile.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si scende lungo un largo sentiero; all'innesto si tiene la sinistra fino a un bivio con una strada forestale, dove a destra sale il CAI 653 verso il Passo Cola, mentre noi scendiamo sul CAI 685 verso la Madonna della Neve. Usciti dal bosco si ritrova la valle percorsa in auto: si segue la forestale in discesa fino alla Madonna della Neve e quindi al Rifugio Monte Baldo e al parcheggio (1h dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Sul Monte Baldo si sviluppa anche l'atletica Ferrata delle Taccole, che però ha un lungo avvicinamento e difficilmente si abbina alla Gerardo Sega in giornata, salvo usare la funivia Prada-Costabella. Più facilmente concatenabile è la Ferrata Marangoni, salendo da Avio a Mori; per un'alternativa più tranquilla e panoramica si può scendere verso Verona e percorrere il Sentiero Attrezzato della Val Sorda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Baldo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario883 m
    • Quota max1190 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Giulio Segata al Dos d’Abramo

    Ferrata Giulio Segata al Dos d'Abramo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Segata al Dos d'Abramo

    La Ferrata Giulio Segata sale al Dos d'Abramo, sul Monte Bondone sopra Trento. È breve ma decisamente impegnativa, tecnica e aerea: in poco più di trenta minuti mette a dura prova, anche per la sua caratteristica più singolare, la salita attraverso due fori naturali scavati dall'acqua nella roccia. Molto appagante il proseguimento dell'itinerario sulle tre cime del Bondone.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è nei pressi delle Viote del Bondone, raggiungibili da Trento o da Rovereto per strade piuttosto tortuose, con due possibilità di parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Venendo da Rovereto può essere comodo l'ampio parcheggio dopo un breve tratto sterrato; venendo da Trento si supera il Giardino Botanico fino a una strada sterrata sulla sinistra, che si percorre per circa un chilometro parcheggiando al suo bordo. In entrambi i casi l'avvicinamento è analogo. Con il parcheggio dell'itinerario 1 si sale verso Malga Fragari ignorando il CAI 607 che sale dritto; dopo una ventina di minuti un'indicazione a sinistra conduce al giro delle tre cime del Bondone, fino a innestarsi sul CAI 636 che arriva da sinistra, che si prende a destra in salita. Con il parcheggio dell'itinerario 2 si segue invece direttamente il CAI 636 (indicazioni per il giro delle tre cime, ignorando al bivio il CAI 9 che scende). Sul 636 si sale verso Cima Verde (2102 m, 1h 30' dal parcheggio), sulla cui sommità erbosa, a sinistra in discesa, parte il CAI 630 del Sentiero Attrezzato Sparaval; si tiene invece il 636 a destra verso il Dosso d'Abramo, lungo un bel sentiero di cresta. Giunti sotto il Dosso d'Abramo, a un incrocio di sentieri (a destra il 636 verso il Monte Cornetto, dritto il 638A che sale in cima per ripido canale, a sinistra il 638 "Sentiero Corazza"), si prende a sinistra il 638 e, dopo pochi metri, a un bivio si prosegue dritti verso la parete est del Dos d'Abramo, dove un cartello rosso segna l'inizio della ferrata (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'inizio coincide con il punto più iconico: si sale attraverso un foro naturale verticale nella roccia, cercando ogni singolo appiglio — alcuni sul lato destro del foro — per ridurre la trazione sul cavo, su roccia molto liscia e difficile da arrampicare. Usciti dal foro a destra si traversa a sinistra in forte esposizione su roccia levigata, si sale un breve passaggio verticale e si raggiunge un terrazzino da cui parte il secondo tratto, verticale e su roccia liscia con pochi appigli, molto esposto ma con un paio di balconcini dove sostare; nella parte alta si passa all'interno di una fessura, in un singolo passaggio non banale dove una staffa metallica aiuta come maniglia. La prima sezione termina su una cengia verso destra (15' dall'attacco): proseguendo la cengia si esce su una via di fuga che porta in cima al Dos d'Abramo per il CAI 638A. Continuando invece la ferrata si riparte in verticale su una parete abbastanza liscia, dove sono provvidenziali i fittoni un po' staccati dalla parete, utili per mani e piedi; con l'aiuto di un paio di pioli si sale in un camino fino a un terrazzino e quindi in una cavità, spesso umida e dallo sviluppo ardito. I primi metri sono fondamentali e si usano con criterio i pioli sui due lati; la salita nella cavità prende la forma di uno stretto camino da risalire in spaccata, alternando pioli e spaccature nella roccia, fino a uscirne con un paio di passaggi agili e a un tratto diagonale verso destra che chiude la difficile ferrata (30' dall'attacco, 2h 30' complessive); in breve si raggiunge la vetta del Dos d'Abramo (2133 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via corta, decisamente tecnica ed esposta, su roccia particolarmente levigata e liscia che rende l'arrampicata difficoltosa; i due fori naturali e la cavità finale sono i passaggi chiave.

    ⚠ Vista la roccia molto levigata, possono essere decisamente utili le scarpette da arrampicata. È un itinerario da affrontare solo con buona tecnica ed esperienza; valutare l'uso di un metodo per sostare lungo i tratti più difficili.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva; la cavità finale è spesso umida e va affrontata con attenzione. Percorrendo tutte e tre le cime del Bondone l'escursione diventa lunga e con buon dislivello.

    ▲Discesa

    Dal termine ci sono due opzioni principali. Per rientrare verso Cima Verde e l'auto si scende dal Dos d'Abramo verso nord, per un ripido canalino sul CAI 638A (segni bianco-rossi) con alcuni tratti attrezzati, fino alla cengia dove usciva la via di fuga; proseguendo per traccia verso nord si raggiunge il bivio dell'avvicinamento sul CAI 636 e quindi, a ritroso, l'auto (1h 30' dalla cima, 4h complessive). In alternativa, una volta a Cima Verde, si può lasciare il 636 e prendere il CAI 630 (Sentiero Attrezzato Sparavei) in ripida discesa, tagliando un imponente costone con alcuni tratti attrezzati, fino al bivio presso l'Acqua del Maradet, dove si tiene la sinistra sul CAI 630B fino al parcheggio dell'itinerario 2 (in questo caso conviene usare l'avvicinamento 2). Volendo invece proseguire fino al Monte Cornetto (2180 m), dal termine della ferrata si va verso sud sul Dos d'Abramo scendendo il crinale sud con il CAI 638A (alcuni tratti attrezzati in discesa, con staffe), ci si innesta sul CAI 636 e in salita si raggiunge il Cornetto (45' dal termine, 3h 15'); da qui si ripercorre a ritroso l'itinerario di salita, aggirando però il Dos d'Abramo da ovest con il 636, fino a Cima Verde e quindi in discesa all'auto (5h 15' complessive).

    ▲Da abbinare

    Tornando direttamente al parcheggio si può abbinare un secondo itinerario corto, come l'esposta Ferrata Marangoni a Mori, oppure salendo la Val d'Adige la Ferrata Rio Secco o la Ferrata del Burrone Giovanelli. Verso Andalo si percorre la Ferrata delle Aquile alla Paganella; in Valle del Sarca, verso il Garda, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara, la Ferrata di Castel Drena, la Ferrata Signora delle Acque e la Ferrata di Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Bondone
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario564 m
    • Quota max2133 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d’Asta

    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gabrielli è una via facile inserita in un lungo e suggestivo anello che porta a Cima d'Asta (2847 m), la vetta più alta della Catena del Lagorai. L'itinerario risale un buon dislivello e per gran parte non presenta difficoltà, risultando adatto anche a neofiti allenati; la vista dalla cima ripaga ampiamente la lunghezza della gita.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Sorgazza (1451 m), in Valsugana (provincia di Trento). Da Trento Nord si seguono le indicazioni per la Valsugana e Padova passando Caldonazzo e Levico; dopo una cinquantina di chilometri si prende a sinistra per Pieve Tesino e, giunti al paese, si risale a sinistra via Marchetto fino a un tornante dove si prosegue dritti per Malga Sorgazza e Cima d'Asta, fino all'ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La prima parte dell'avvicinamento è una camminata lungo la forestale CAI 327, che sale accanto a un lago artificiale e poi al Cimitero di Guerra di Sorgazza; ignorando i bivi del CAI 386 per il Monte Coston (a destra) e del CAI 360 per le Buse Todesche (a sinistra) si prosegue verso la stazione a valle della teleferica del Rifugio Brentari. A un bivio (1650 m, 40' dal parcheggio) si imbocca a sinistra il CAI 380, dapprima in falsopiano e poi a zig-zag verso la Forcella Magna; in circa 1h 15' si raggiunge la forcella, dove si tiene a destra il CAI 326 verso il Rifugio Brentari e la Ferrata Gabrielli. Dopo un quarto d'ora, a un bivio, si lascia il 326 (che prosegue al rifugio) e si tiene la sinistra in salita lungo una mulattiera con segnavia su sasso per la Ferrata Giulio Gabrielli (CAI 375): il sentiero aggira poco sotto Punta Socede (2345 m) e scende verso la Forcella Tellina (2249 m), da cui si intravede la parete della ferrata; dalla forcella, sul versante sinistro e seguendo i segni bianco-rossi, si raggiunge l'attacco, indicato da un cartello rosso e da una singolare parete giallo acceso (2260 m, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia risalendo alcune roccette verso destra, poi piega a sinistra su balzi rocciosi un po' esposti ma non difficili, e prosegue su una cengia priva di difficoltà dove i tratti attrezzati si interrompono. Un breve sentiero fa da intermezzo tra le due parti della via; il secondo tratto è più verticale e inizia con una parete attrezzata da staffe metalliche: si sale un primo tratto, si attraversa un breve terrazzino verso destra, si risale un secondo tratto e si torna a sinistra per affrontare il terzo, sempre verticale su solide staffe. Si prosegue con un sentiero in quota verso la Cima di Col Verde — senza indicazioni — che si raggiunge dopo un paio di tratti esposti e attrezzati, con di fronte l'imponente sagoma di Cima d'Asta (1h dall'attacco della ferrata, 3h 45' complessive). Da Cima Verde si scende su pietraia segnata verso il Passo di Socede (2518 m, 4h complessive). Dal passo ci sono due alternative per la vetta: tenendo la destra sul CAI 375 si sale a Cima d'Asta per il Canalone dei Bassanesi, segnalato come Sentiero Alpinistico, con passaggi di I+ grado — si risale un ripido canalone seguendo i bolli rossi fino alla Bocchetta del Canalon (2664 m, 45' dal Passo Socede) e poi il crinale a destra, sempre su I+, fino a Cima d'Asta (2847 m, 45' dalla Bocchetta, 5h 30' complessive), passando accanto al Bivacco Cavinato; in alternativa, sempre a destra sul CAI 375, si raggiunge il Rifugio Brentari (2473 m) e si sale alla vetta per la via normale (CAI 364, 1h 30' dal Passo Socede).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono tecnicamente facili, senza punti di particolare impegno tecnico o fisico; la valutazione "moderatamente difficile" riguarda solo il Canalone dei Bassanesi, con i suoi passaggi in libera di I+ grado, superiore al resto dell'itinerario.

    ⚠ L'impegno vero è nella lunghezza e nel dislivello dell'anello d'alta montagna; valutare con attenzione la variante del Canalone dei Bassanesi, che richiede dimestichezza con i passaggi in libera. Dalla vetta il panorama spazia dalle Piccole Dolomiti alle Pale di San Martino, ai ghiacciai del confine austriaco e all'Adamello.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'ambiente alpino per la stagione estiva; vista la lunghezza conviene partire presto e avere certezza di tempo stabile.

    ▲Discesa

    Da Cima d'Asta si scende lungo la via normale fino al CAI 364, dove si tiene la destra a mezzacosta verso la Forzelletta — raggiungibile con un tratto di salita attrezzato — per scendere al Rifugio Brentari (1h 15' dalla vetta, circa 6h 45' complessive). Dal rifugio si prosegue in discesa aggirando il bel Lago di Cima d'Asta sul CAI 327, su placche, ignorando i bivi per il 327B e per la Forcella Magna, fino al bivio dell'andata presso la teleferica (1h 45' dal Rifugio Brentari, 3h da Cima d'Asta); da qui si torna al parcheggio per il sentiero dell'andata (circa 8h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    La zona del Lagorai è povera di sentieri attrezzati, perciò conviene spostarsi: verso Bassano si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata Guzzella, il Sentiero degli Eroi e la Ferrata Santa Felicità; verso Trento il Sentiero Attrezzato Chiesa nella Val Scura o il Sentiero Attrezzato Bertotti, presso il Lago di Caldonazzo; in direzione di Fiera di Primiero si entra in Val di Scala per percorrere l'omonima Ferrata della Val di Scala.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Cima d'Asta
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1397 m
    • Quota max2847 m
    • Lunghezza17,6 Km
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