Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata del Velo

    Ferrata del Velo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Velo

    La Ferrata del Velo sale a Forcella del Porton in un bellissimo ambiente delle Pale di San Martino, dominato da Sasso Maor e Cima della Madonna. È una via di media difficoltà, perfettamente attrezzata, che qui descriviamo in salita con rientro ad anello per la breve Ferrata della Vecia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è Malga Civertaghe, nel comune di San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile per circa 3 km di strada forestale: da San Martino si prende la statale verso sud e, al quarto tornante, si imbocca diritta la strada (parzialmente attrezzata ma in discrete condizioni), tenendo poi la destra in salita fino al parcheggio della malga (punto di partenza su Google Maps). Da Malga Civertaghe (1375 m) si sale verso le pareti della Cima Val di Roda sul sentiero 713, oltre i ruderi di Malga Sopra Ronz; a un bivio si tiene la sinistra (713, in salita ripida) lasciando il 724. Usciti dal bosco su pietraia si arriva a un bivio: a destra il 713 prosegue verso il Rifugio Velo della Madonna, a sinistra si stacca la traccia che si userà per il rientro dalla Ferrata della Vecia. Restando sul 713, con qualche facile tratto attrezzato, si raggiunge il Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si sale prima su ghiaione poi su roccia fino all’attacco, con San Martino di Castrozza alle spalle. Si inizia con una rampa diagonale, poi si sale in diagonale a sinistra e di nuovo a destra in un passaggio un po’ atletico fino alle prime cambre; si prosegue in verticale su parete attrezzata con cambre e un passaggio leggermente strapiombante. Dopo una placca appoggiata in diagonale si affronta il tratto più adrenalinico: dopo una leggera discesa, un traverso prima orizzontale su cambre poi in diagonale, con buona esposizione, quindi un salto di 3 metri con cambre e un tratto verticale attrezzato, le cui difficoltà sono molto ridotte dall’abbondanza di cambre e appigli naturali. Dopo un canalino si sale uno spigolo (prima a destra, poi a sinistra) e ci si inserisce in un canalino appoggiato con cambre nella parte alta. Il tratto conclusivo prevede una paretina verticale, un traverso che gradualmente si allarga e un sentiero attrezzato in diagonale fino al termine delle attrezzature; si prosegue su sentiero in modesta salita e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge la Forcella del Porton (2460 m, 1h dal Rifugio Madonna del Velo, 3h 15′ totali), con splendido panorama su Sasso Maor e Cima della Madonna.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà senza singoli passaggi tecnicamente duri: è perfettamente attrezzata e i tratti più impegnativi sono protetti da cambre ampie e abbondanti che riducono molto le difficoltà.

    ⚠ Itinerario d’alta quota: nei canaloni e nei valloni rivolti a nord può esserci neve anche in stagione inoltrata; affrontarlo con tempo stabile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2460 m circa). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discesa

    Poco prima della Forcella del Porton una palina indica sia il Sentiero Gusella (714) sia la discesa in Val della Vecia (739). Si scende lungo il vallone, prima sassoso poi erboso, fino all’attacco superiore della Ferrata della Vecia, che con una lunga serie di cambre aiuta a scendere circa 50 metri di dislivello; al termine il sentiero si innesta a destra sul 713 dell’avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino al parcheggio (2h dalla Forcella del Porton, 5h 15′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Ferrata del Velo è spesso percorsa in discesa dopo la Ferrata del Porton; in un giro di due giorni si può aggiungere il Sentiero Gusella a Forcella Stephen, mentre per un anello più breve la si abbina alla Ferrata della Vecia. Nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata Buzzati, la Gabitta d’Ignoti, il Sentiero del Cacciatore, la Ferrata dell'Orsa e l’impegnativa Ferrata del Canalone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1085 m
    • Quota max2460 m
    • Lunghezza17,6 Km
  • Ferrata del Porton

    Ferrata del Porton

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Porton
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Porton è una verticale via delle Pale di San Martino che sale a Forcella del Porton lungo le pareti orientali di Cima Ball. Pur con dislivello assoluto contenuto, si inserisce in un classico anello lungo con partenza dalla funivia del Col Verde e avvicinamento dal Rifugio Pradidali: da non sottovalutare per la lunghezza complessiva.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 da Bassano del Grappa; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte sotto il Col Rosetta (2633 m) si scende al Rifugio Rosetta Pedrotti (2581 m); si segue poi a destra (sud) il sentiero 702 verso il Passo di Val di Roda e, per una lunga serie di tornanti, si scende nel vallone tra Cima Rosetta e Croda di Roda. Il sentiero piega a est aggirando la Croda di Roda; a un bivio si lascia il 702 (che scende a San Martino) e si tiene in quota il 715 verso il Rifugio Pradidali, su tratti esposti e attrezzati oltre la Pala di San Martino (attenzione a roccia bagnata e neve tardiva tra la Pala di San Martino e Cima Immink). Si raggiunge il Passo di Ball (2443 m, 1h 45′ dalla stazione a monte) e quindi, scendendo a destra sul 715, il Rifugio Pradidali (2278 m, 2h totali). Dal rifugio si segue il sentiero 739 verso la Forcella del Porton: in leggera salita e poi in ripida discesa nel Vallone Pradidali fino all’attacco (30′ dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri orizzontali si sale una lunga serie di solide staffe metalliche: questa prima sezione è molto verticale, salvo brevi raccordi tra le linee di salita. Il cavo sale poi in diagonale su un traverso esposto ma non difficile (con qualche piolo), si scende un paio di metri e si risale un’altra parete attrezzata a staffe, fino a una stretta cengia a sinistra. Si supera una nuova placca a staffe piegando a sinistra in alto, si aggira uno spigolo e si percorre un traverso diagonale prima di un’altra serie di staffe verticali (in basso si rivede il Rifugio Pradidali e la quota guadagnata). Dopo un traverso attrezzato con pioli si affronta una salita esposta su staffe e poi un tratto in diagonale radente la roccia, fino a una serie di staffe in leggero strapiombo: dal punto di vista fisico è il passaggio chiave, pur con difficoltà tecniche ridotte. Si prosegue in diagonale fino a un salto verticale, si aggira uno spigolo e compare il canalone finale; segue un tratto in discesa su roccia leggermente strapiombante, da percorrere senza indugiare per non affaticare le braccia. Risalito il canalone detritico (attenzione alla traccia) fino a un bollo rosso sul lato sinistro, riprendono le attrezzature con la Forcella del Porton in vista: alcune roccette in diagonale, una solida scala metallica di circa 8 metri e un ultimo traverso diagonale con staffe e pioli portano al caratteristico intaglio di Forcella del Porton (2460 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h 15′ dal Rifugio Pradidali, 4h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile: sale verticale, ma nei punti più impegnativi le staffe facilitano molto la progressione, simile a una lunga serie di gradoni. Tre passaggi richiedono maggiore attenzione: un traverso, la paretina leggermente strapiombante e la discesa nel canalone.

    ⚠ Attenzione ai canaloni poco prima dell’attacco e sotto Forcella del Porton: chiusi tra le pareti di Cima Ball e rivolti a nord, conservano neve anche in stagione inoltrata; un paio di canali nella parte alta hanno terreno detritico e instabile. Avvicinamento e rientro sono entrambi lunghi e con buon dislivello: serve allenamento.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2738 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discesa

    Da Forcella del Porton, a un primo bivio si può scendere per il 739B in Val Vecia con la Ferrata della Vecia fino all’innesto sul 713 (40′), oppure scendere al Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 1h) percorrendo in discesa la Ferrata del Velo e proseguendo sul 713 fino allo stesso innesto (1h 30′). In entrambi i casi si segue il 713 fino al rudere di Malga Sopra Ronz, poi la forestale (segnavia 22) in falsopiano verso nord; dopo circa 20′ si seguono il 724 e poi il 702 fino al parcheggio della funivia (circa 3h da Forcella del Porton, circa 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Attorno a Cima Ball si sviluppano quattro attrezzate collegabili: la del Porton, la Ferrata del Velo, la Ferrata della Vecia e il Sentiero Gusella; dal Rifugio del Velo si raggiunge il Sentiero del Cacciatore a Cima Stanga, spesso usato in discesa dalla Ferrata Buzzati al Cimerlo. Dalla stazione a monte la Ferrata Gabitta d’Ignoti e la Ferrata Bolver Lugli a Cima Vezzana; più a est la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali, la Ferrata del Canalone e la Ferrata dell'Orsa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario535 m
    • Quota max2738 m
    • Lunghezza12,3 Km
  • Ferrata delle Trincee al Padon

    Ferrata delle Trincee al Padon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Trincee al Padon
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Trincee corre lungo la cresta del Padon che separa la Marmolada dal Gruppo Sella, in un ambiente spettacolare e ricco di testimonianze della Grande Guerra. Itinerario lungo e vario, con un primo tratto difficile e fisico non adatto ai principianti, una parte centrale aerea e una sezione finale con gallerie (per una delle quali serve la torcia).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Fedaia (versante trentino), che collega Canazei in Val di Fassa con Malga Ciapela: presso la diga si parcheggia e di fronte alla Marmolada si individuano i segnavia del sentiero 698 verso Porta Vescovo (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire dal versante veneto, ad Arabba, con la funivia di Porta Vescovo, evitando l’avvicinamento. Dal Passo Fedaia si segue brevemente il 601 e poi a destra il 698, ripido nei prati, fino a Porta Vescovo (2486 m, 1h dal passo); si tiene la destra verso la parete da cui parte la cresta e, a un bivio, si ignora la deviazione per il Rifugio Padon (possibile rientro) salendo per tracce fino all’attacco, segnalato da una targa bianca (2580 m, 1h 15′ dal Passo Fedaia).

    ▲Il percorso

    L’attacco e la prima parete (una cinquantina di metri) sono il passaggio chiave, da classificare difficile, con buona forza richiesta: dopo i primi metri orizzontali il cavo sale verticale su una placca levigata da affrontare in aderenza, poi le difficoltà calano e si arrampica più agevolmente fino a un diedro con infissi. Si prosegue con brevi traversi a sinistra e a destra su roccia compatta, poi un traverso in leggera discesa aggira uno spigolo di fronte al ghiacciaio della Marmolada e si risale una parete verticale. Alcuni balzi a sinistra portano sull’iconico filo di cresta tra Passo Pordoi e Passo Fedaia, con il Sella da un lato e la Marmolada dall’altro: si percorre brevemente sul lato destro in forte esposizione fino a un terrazzino panoramico, poi un altro tratto esposto conduce a un ampio ponte sospeso, senza difficoltà. Si resta sul versante sinistro su una comoda cengia, si scende a una forcella e si risale sul versante opposto, poi un camino che si stringe; usciti in cresta si cambia ancora versante e, dopo una cengia e un lungo tratto in discesa con qualche staffa, si arriva al bivio che chiude il primo tratto (2676 m, 1h 30′ dall’attacco). Qui parte la variante alla Torre dell’Eremita (salita e discesa attrezzate, ottima e recente, circa 30′ a/r), breve ma impegnativa ed esposta. Inizia poi il secondo tratto, meno impegnativo e ricco di interesse storico: si alternano sentiero, brevi discese e risalite, cenge esposte protette e balzi rocciosi fino a un bivio segnalato; seguendo i cartelli si raggiunge la prima galleria (2h dall’attacco, circa 25-30 m) che porta sul versante nord, e poi la seconda galleria (2h 15′), lunga circa 150-200 m, con gradini e tratti attrezzati interni. Si prosegue fino al Bivacco Bontadini (2550 m, 2h 30′), dove termina il tratto in cresta; si ignora la breve ferrata per la vetta del Padon e si scende, sempre su tratti attrezzati, al Rifugio Padon (2390 m, 3h dall’attacco, 4h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario Moderatamente Difficile diviso in tre sezioni nette: un primo tratto molto fisico per la mancanza di appigli, una parte centrale adrenalinica per l’esposizione ma non difficile, e una sezione finale con le gallerie e una discesa franosa che richiede attenzione.

    ⚠ La seconda galleria (circa 150-200 m) richiede obbligatoriamente una torcia elettrica: all’interno si risalgono gradini e tratti attrezzati: seguire il tunnel principale, segnalato con catarifrangenti, senza imboccare diramazioni. Il primo tratto di ferrata non è adatto ai principianti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (quota massima 2711 m). Cartografia: carta della Val di Fassa (4Land). Cenni storici: inaugurata nel 1972 su ideazione di Gilberto Salvatore (CAI Livinallongo), ripercorre una linea di trincea austriaca sulla cresta della Mesola e Mesolina; sulla Mesolina erano invece attestate le truppe italiane. La via e il Bivacco Bontadini furono ristrutturati nel 2003 e nel 2019 il CAI di Arabba ha aperto la salita alla Torre dell’Eremita.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Padon si segue il sentiero CAI 680 (segni giallo-rossi) che corre parallelo alla ferrata a mezzacosta, non difficile e panoramico sul Lago Fedaia e la Marmolada; si raggiunge il bivio dell’andata (1h dal rifugio) e si scende al Passo Fedaia per il CAI 698 dell’avvicinamento (45′ dal bivio, 1h 45′ dal Rifugio Padon, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Da Passo Fedaia si possono intraprendere la Ferrata Eterna o la Cresta Ovest a Punta Penia; da Passo Pordoi l’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè; ad Alba di Canazei, con la funivia del Ciampac, la Ferrata dei Finanzieri al Colac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada (Padon)
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata131 m
    • Dislivello itinerario652 m
    • Quota max2711 m
    • Lunghezza8,5 Km
  • Ferrata delle Aquile alla Paganella

    Ferrata delle Aquile alla Paganella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Aquile alla Paganella
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Aquile è una via moderna e spettacolare sul versante sud-est della Cima La Paganella, sopra Andalo (TN). Ha uno sviluppo insolito — prima in discesa, poi una lunga cengia esposta e infine in salita — con attrezzatura eccellente, due ponti sospesi e, nelle varianti, originali scale elicoidali. L’avvicinamento è brevissimo grazie agli impianti, ma in estate è molto frequentata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la stazione a monte della funivia di Andalo (TN), raggiungibile dal casello di Trento Nord via Mezzolombardo, Fai della Paganella e Andalo; un parcheggio gratuito si trova sulla destra poco prima degli impianti (punto di partenza su Google Maps). Presa la funivia si scende a Dosso Pela (1776 m) e, con breve sentiero sotto una galleria, si risale alla Cima La Paganella (2125 m). Si prosegue in leggera salita verso alcuni ricevitori fino a un bivio: a sinistra un facile sentiero tra i mughi porta in pochi minuti all’attacco (15′ dalla stazione a monte); a destra si imbocca il Sentiero Attrezzato delle Aquile, facile ed esposto, che lungo una cengia conduce allo stesso punto (30′). In alternativa agli impianti si sale da Andalo a piedi per il sentiero F11 (circa 2h, 1000 m di dislivello).

    ▲Il percorso

    Lo sviluppo è singolare: prima in discesa, poi in salita lungo la costola del Dente del Corno, suddiviso in tratti riconoscibili da targhe metalliche. Si parte con il ‘Canalone Battisti’, discesa lungo il fianco sinistro di un ripido canale erboso (cavo da corrimano) alternata a brevi risalite e cenge, fino alla targa ‘Antro delle Pegore’ e a un passaggio nella roccia. Si esce su una facile cengia e si scende su roccette via via più esposte, senza difficoltà ma con piede fermo. Segue il primo tratto più tecnico, la ‘Traversata degli Angeli’: un traverso orizzontale molto esposto che aggira uno spigolo, con buoni appigli all’inizio e staffe nella seconda parte (un paio di passaggi leggermente strapiombanti). Dopo due brevi disarrampicate verticali esposte, aiutate da sostegni metallici, si traversa a sinistra alla targa ‘Conca d’Oro’ e si imbocca la ‘Cengia Terlago’, alternanza di traversi e cenge che aggira il Dente del Corno fino alla parete ovest. Si scende verso il corno collegato alla montagna da due ponti sospesi: superata la targa ‘Ponti del Cielo’ si affronta il primo ponte (a quattro corde, stabile, con pedane metalliche), poi alcune cambre fino a un breve gendarme e al ‘Dos de la Merenda’, da cui parte il secondo ponte, più lungo (aggirabile con sentiero attrezzato). Si risale una parete attrezzata e si scende a una sella terrosa dove si ricongiunge il sentiero. Al termine, dopo il libro firme, due opzioni: lo ‘Spigolo del Vento’, lungo pilastro in parte staffato con ottimi appigli naturali e gradoni finali esposti ma facili; oppure la ‘Variante Estrema – Il Volo dell’Aquila’, con due scale elicoidali in fune metallica (la seconda un po’ più dura) e un terzo ponte sospeso. Entrambe portano alla grande targa ‘Il Trono dell’Aquila’ (1h 45′ dall’attacco indipendentemente dall’ultima variante, 2h totali dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, con attrezzatura recente e abbondante (fittoni molto ravvicinati). Esiste inoltre la variante ‘Battito d’Ali’ (dal 2019), Estremamente Difficile, che tra il primo e il secondo ponte prevede un pendolo seguito da una parete verticale e strapiombante con passi atletici privi di staffe.

    ⚠ La variante ‘Battito d’Ali’ richiede un pendolo: ci si collega al cavo con un anello e si pendola verso sinistra; conviene aggiungere una longe corta con moschettone a ghiera. Una volta intrapresa NON è possibile tornare indietro: si deve proseguire fino al secondo ponte. È fatto esplicito divieto di percorrere la ferrata in senso inverso; in luglio e agosto è molto affollata, con frequenti ingorghi: meglio nei giorni feriali e di prima mattina.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2125 m); la possibilità di salire e scendere con gli impianti la rende molto turistica. Sul secondo ponte il cavo alto per i moschettoni è spesso troppo elevato: si può procedere mettendo un moschettone sul cavo di destra e uno su quello di sinistra. Per le scale elicoidali è utile portare una fettuccia per un’eventuale sosta a metà. Cartografia: carte del Gruppo di Brenta, della Valle dei Laghi e Alto Sarca o dell’Alta Valsugana (4Land).

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue verso nord-ovest sul sentiero che sale verso la Cima La Paganella; a un bivio, tenendo la sinistra, si raggiungono i prati delle piste e quindi gli impianti della funivia (30′ dal termine, 2h 30′ totali), da cui si scende a valle e al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Usando gli impianti restano tempo ed energie per un secondo itinerario: la Ferrata al Burrone Giovanelli a Mezzocorona o la Ferrata di Rio Secco; verso il Garda la Ferrata di Preore o la Ferrata Rio Sallagoni; più impegnativa la Ferrata Marangoni a Mori. Recenti anche la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPaganella
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario320 m
    • Quota max2125 m
    • Lunghezza3,1 Km
  • Ferrata della Vecia

    Ferrata della Vecia

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Vecia

    La Ferrata della Vecia è una breve via delle Pale di San Martino, di solito percorsa all’interno di itinerari più ampi attorno alla Forcella del Porton. È breve e verticale ma senza difficoltà tecniche sostanziali, essendo abbondantemente staffata; l’itinerario qui descritto la inserisce in un lungo anello con il Sentiero Attrezzato Gusella e il rientro dal Passo di Ball.

    ▲Avvicinamento

    Si parte a San Martino di Castrozza (Trento), lungo la stradina che porta all’Hotel Maso Col: presso una piccola costruzione in legno sulla destra parte il sentiero 721 (parcheggio nelle vicinanze o all’hotel) (punto di partenza su Google Maps). Si sale tutto il sentiero 721 (verso il Rifugio del Velo), prima sui prati poi nel bosco, evitando la deviazione per Malga Civerteghe; dopo aver attraversato il greto di un torrente la salita si fa più ripida e taglia a mezzacosta sotto imponenti pareti. Usciti dal bosco dopo circa 2 ore, su fondo franoso si raggiunge la deviazione a sinistra per la Ferrata della Vecia (circa 2h dalla strada asfaltata).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con pareti verticali abbondantemente staffate con ampie cambre: i primi metri guadagnano rapidamente esposizione ma senza difficoltà, grazie agli infissi. Un facile traverso a destra, alcuni metri di salita e una piega a sinistra su una rampa rocciosa portano a un’altra parete analoga; un traverso orizzontale su buoni appoggi conduce sotto le ultime due pareti, che si risalgono senza difficoltà particolari, fino a chiudere la via su facili roccette (20′ dall’inizio della ferrata, circa 2h 30′ dalla partenza). Si prosegue sul sentiero 739B, ripido verso la Forcella del Porton; poco prima, a un bivio non segnalato, a destra si potrebbe raggiungere la Ferrata del Velo (rientro più rapido), mentre si tiene la sinistra fino a un bivio sotto la Forcella del Porton (30′ dal termine della ferrata, circa 3h totali), dove a sinistra parte il collegamento per il Sentiero Attrezzato Gusella che, sotto Cima Ball, porta a Forcella Stephen (1h 30′ dalla Forcella del Porton, 4h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Vecia, presa singolarmente, è una ferrata di collegamento (Difficile nel contesto dell’anello complessivo) senza interesse particolare, ma molto comoda in salita e in discesa se abbinata agli altri itinerari attrezzati della zona, in un giro logico e ad anello.

    ⚠ Via verticale dove è facile smuovere sassi su chi sta sotto: massima prudenza, anche perché è comune incrociare chi la percorre in discesa. L’anello completo è lungo (circa 7h 30′).

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota (Forcella Stephen 2705 m) per la piena stagione estiva; cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discesa

    Da Forcella Stephen (punto più alto) inizia la lunga discesa verso San Martino: prima al Passo di Ball (2443 m) per ripidi tratti attrezzati (45′ da Forcella Stephen), poi, tenendo la sinistra, nel lungo vallone tra la Pala di San Martino e la Cima Val di Roda, con alcune cenge esposte protette da cavetti. A un bivio si tiene la sinistra (segnavia 702) scendendo ripidi fino alla stradina di partenza (circa 7h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Si percorre spesso con la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo o il Sentiero Attrezzato Gusella; nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli e la Ferrata del Canalone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1277 m
    • Quota max2705 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata del Canalone – Punta della Disperazione

    Ferrata del Canalone - Punta della Disperazione

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Canalone – Punta della Disperazione

    La Ferrata del Canalone sale alla Punta della Disperazione nella Val Canali, nelle Pale di San Martino. È una via breve, verticale e molto arrampicabile, senza raggiungere una vera cima: un itinerario “anomalo” per le Pale, dove i percorsi sono di solito lunghi, con rientro in parte attrezzato ed esposto.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la Val Canali, all’interno del gruppo delle Pale di San Martino: dalla SS 347 del Passo Cereda, giungendo da Fiera di Primiero, dopo circa 5 km verso Agordo si seguono le indicazioni per la Val Canali; risalita la valle, tenendo la destra a un bivio presso una chiesetta, si raggiunge Malga Canali con il parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Lasciata l’auto presso Malga Canali (1302 m) si segue l’ampia sterrata nel bosco, ignorando i bivi per il Troi del Todesch e per il Bivacco Minazio; sul sentiero 707 si oltrepassa il torrente Canali e si sale ripidi con molti tornanti fino al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si sale verso destra; dal sentiero 718 si stacca a destra la traccia per la ferrata (a sinistra una via di rientro) che, su breve salita ripida, porta all’attacco con il caratteristico cartello (15′ dal rifugio, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Chi ha tracciato la via invita ad arrampicare più che a tirare il cavo: per raggiungere la prima fune si sale a 4 metri da terra su roccia ottimamente appigliata ma priva di protezioni. Si sale sul lato destro dello spigolo in verticale, spostandosi gradualmente verso il filo; dopo i primi metri si supera un breve balzo strapiombante con alcune cambre, poi, in forte esposizione, si guadagna il filo dello spigolo su roccia molto appigliata, con il Rifugio Treviso ben visibile in basso. Ci si sposta poi a sinistra verso il lato rivolto al Canalone con un traverso orizzontale assistito da staffe e cambre; il cavo riparte verticale nell’ultima sezione impegnativa, fino a un tratto in strapiombo (oggi attrezzato con cambre più ampie e quindi meno duro). Superato questo passaggio esposto si piega a sinistra e poi a destra, in un’ultima serie di passaggi, fino al termine della ferrata presso la Punta della Disperazione (1h dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma tecnica (Molto Difficile), in larga parte arrampicabile nonostante la forte esposizione che accompagna quasi tutta la salita e parte della discesa; attrezzature ammodernate di recente e in ottimo stato.

    ⚠ Esposizione costante (esposizione 5/5) e un primo tratto non protetto fino alla prima fune: la via è tecnica e richiede dimestichezza con l’arrampicata. Il rientro percorre una passerella di legno e una cengia esposte, poi un canalone con fondo non sempre stabile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Avvicinamento e rientro brevi rendono la via ideale per giornate dal meteo non perfettamente stabile, quando gli altri itinerari delle Pale (lunghi) non sarebbero percorribili. Cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discesa

    Per breve traccia attrezzata si raggiunge la Punta della Disperazione, poi si seguono i cavi verso sinistra che scendono leggermente e traversano in orizzontale la parete su una passerella di legno esposta e una cengia; si scende quindi un canalone con roccette, attenti al fondo instabile, tornando all’attacco e al Rifugio Treviso, e a ritroso al parcheggio (1h 30′ dal termine della ferrata, 3h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Treviso si possono intraprendere la lunga Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali o la Ferrata dell’Orsa; sul versante trentino delle Pale, la Ferrata del Velo, la Ferrata del Porton e la Ferrata Bolver Lugli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino – Val Canali
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario781 m
    • Quota max2083 m
    • Lunghezza7,1 Km
  • Ferrata dei Laghi – Bombasel (Cermis)

    Ferrata dei Laghi - Bombasel (Cermis)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dei Laghi – Bombasel (Cermis)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Laghi sale al Bombasel, presso l’Alpe Cermis in Val di Fiemme. È composta da due itinerari che salgono dai due versanti del rilievo: Vertigo, di media difficoltà, e Highway, adatta a neofiti e prime esperienze. Vie molto attrezzate, moderne e relativamente poco arrampicabili, affacciate sui Laghi del Bombasel.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la funivia del Cermis, che collega Cavalese con l’Alpe Cermis: si parcheggia nello spiazzo a bordo statale (segnalato), da cui si raggiunge la stazione intermedia (punto di partenza su Google Maps). Saliti i due tronconi della funivia fino al Cermis, si raggiunge la Forcella di Bombasel; l’opzione più semplice è il sentiero L03-353 che, verso sud-ovest, porta alla Forcella del Macaco e poi alla Forcella del Bombasel senza eccessivo dislivello (40′ dalla stazione a monte). Dalla forcella si vedono i Laghi del Bombasel: a sinistra sale la Vertigo, a destra la Highway. Per escursionisti mediamente preparati conviene salire la Vertigo e scendere dalla Highway.

    ▲Il percorso

    La Vertigo inizia con una rampa inclinata a destra seguita da un tratto verticale con infissi metallici, arrampicabile pur su fondo sabbioso, con bel panorama alle spalle sui laghi. Dopo un breve sentiero attrezzato di collegamento si superano alcuni balzi verticali, mai eccessivamente difficili, e un traverso a destra; alcuni metri verticali e uno spostamento su falso piano a destra chiudono la parte attrezzata, ormai in vista della croce di vetta (2535 m). La discesa attrezzata avviene sul versante opposto con il tratto Highway, una cresta abbondantemente attrezzata che si mantiene poco sotto il filo, con passaggi facili e solo un paio di risalti verticali muniti di ampie cambre: è il tratto ideale da percorrere in salita per i neofiti. L’anello attorno ai laghi si chiude in circa 1h 30′ dall’inizio della parte attrezzata (3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di media difficoltà (Moderatamente Difficile) in un bel contesto, con la catena del Lagorai di fronte; la Highway si presta bene anche alle famiglie.

    ⚠ Vie moderne, molto attrezzate e poco arrampicabili, in stile diverso da quello dolomitico: il fondo è in parte sabbioso. Adatte a chi cerca un itinerario facile e divertente più che alpinistico.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota servita da funivia; cartografia consigliata: carta della Val di Fiemme oppure carta del Lagorai e Cima d’Asta di 4Land.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene tornando alla Forcella del Macaco e seguendo le indicazioni per l’Eurotel 2000 lungo il comodo sentiero, quindi in funivia fino al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Dalla Val di Fiemme si raggiunge comodamente la breve Ferrata Attilio Sieff; dal Passo di San Pellegrino il Sentiero Attrezzato del Gronton e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Alpe Cermis
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata257 m
    • Dislivello itinerario535 m
    • Quota max2535 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand)

    Ferrata Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand)

    La Ferrata alla Croda di Cengles (Tschenglser Hochwand) è una via d’alta quota nel gruppo dell’Ortles che porta in vetta a 3375 m. Pur non lunga, è atletica e impegnativa per la roccia liscia e poco appigliata, con un panorama straordinario su Ortles, Cevedale e Angelo Grande.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è Soldà (da Bolzano Sud verso Merano e Passo dello Stelvio, poi a sinistra per Soldà) (punto di partenza su Google Maps). Si raggiunge il Rifugio Serristori (2721 m) o a piedi dal paese per il sentiero 5 lungo la Valle di Zay (circa 2h 30′), oppure con la seggiovia fino al Pulpito (2350 m) e poi per il sentiero 12 che si innesta sul 5 (circa 1h 30′). Dal rifugio si segue il CAI 5 risalendo il vallone morenico con i bolli gialli, tenendo la sinistra al bivio con il sentiero 2 (che va verso l’Angelo Grande). Si sale tra grandi massi verso le pareti rossastre fino ai Laghetti (2887 m, 45′ dal rifugio), dove si vira a sinistra verso il canalone della via normale ignorando il 5B verso il Passo Zay. Procedendo a semicerchio si giunge a un bivio: a sinistra sale la via normale (bolli rossi, via di rientro), a destra si seguono i segni gialli; poco dopo, sulla destra, una targhetta segna l’inizio della ferrata, intitolata a Otto Erich (1h dal rifugio Serristori, 3h 30′ da Soldà).

    ▲Il percorso

    I primi metri salgono su una placca liscia, seguita da un traverso a destra e una breve placca verticale. Si prosegue in salita diagonale sulle pareti rossastre e nere, si aggira uno spigolo in crescente esposizione e si traversa a destra. Si continua seguendo i segni gialli, alternando tratti arrampicabili a rocce compatte e poco appigliate, dove conviene tirare sul cavo per guadagnare quota; alle spalle, il panorama spazia su Ortles, Monte Zebrù e Gran Zebrù da un lato, Angelo Grande, Cima Vertana e Cevedale dall’altro. Si risale un diedro appoggiato con buoni appigli, alcune roccette in diagonale e una placca con un’evidente fessura arrampicabile; una breve scaletta metallica e un paio di traversi non difficili chiudono la ferrata (3310 m, 1h 30′ dall’attacco). Da qui ci si innesta sulla via normale, che con alcune funi, maniglie metalliche su roccia liscia e un paio di tratti attrezzati esposti porta alla croce di vetta (3375 m, 15′ dal termine della ferrata, circa 5h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata logica ma impegnativa e a tratti fisica (Molto Difficile), in ambiente d’alta quota. La roccia è solida ma levigata e liscia in più punti, il che riduce l’arrampicabilità e alza il grado costringendo a trazionare sul cavo. Attrezzatura in ottimo stato; il primo tratto, aggiunto nel 2013, offre di fatto una via di fuga dopo i primi 100 metri.

    ⚠ Itinerario d’alta montagna da riservare a persone esperte: passo fermo, assenza di vertigini e meteo stabile. La discesa avviene per la via normale, con tratti di disarrampicata (fino al I grado) e brevi passaggi attrezzati: non togliere l’imbrago nel primo tratto di discesa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di piena estate, con roccia asciutta e nevai ridotti; la salita con la seggiovia consente di risparmiare tempo ed energie. Cartografia consigliata: carta dell’Ortles-Cevedale.

    ▲Discesa

    Si scende per la via normale: i primi metri ripercorrono l’ultimo tratto di salita fino all’innesto della ferrata (tratto un poco più difficile, tenere l’imbrago), poi si segue l’abbondante segnaletica rossa alternando disarrampicata e tratti attrezzati, passando dal versante nord a quello ovest, meno impegnativo. Si raggiunge una forcella e un ripido canalone detritico che riporta al bivio dell’avvicinamento; di qui, a ritroso, al Rifugio Serristori (7h totali) e quindi a Soldà per il sentiero 5 (circa 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Restando a Soldà si può valutare la molto difficile Ferrata Tabaretta; verso la Val Passiria la Ferrata delle Cascate di Stuller; sullo Stelvio, in direzione Ponte di Legno, la Ferrata del Sentiero dei Fiori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles-Cevedale
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata310 m
    • Dislivello itinerario1400 m
    • Quota max3375 m
  • Ferrata della Croce di Fai

    Ferrata della Croce di Fai

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Croce di Fai
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Croce di Fai sale il Monte Fausior, che sovrasta Fai della Paganella (Trento) e separa l’Altopiano della Paganella dalla sottostante Piana Rotaliana. È una via moderna, prevalentemente verticale, di difficoltà moderata salvo un paio di passaggi più impegnativi ma brevi; ben staffata, ma con appigli spesso limitati su placche lisce. Ideale d’inverno e nelle mezze stagioni, da evitare in piena estate perché a bassa quota ed esposta a est.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è sulla provinciale che da Mezzolombardo sale a Fai della Paganella: poco prima del paese, sulla destra, un ampio spiazzo adibito a parcheggio e area pic-nic, di fronte al distributore di benzina (930 m) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio, presso la bacheca informativa, si imbocca un sentiero che entra nel bosco in falso piano; dopo alcuni minuti, nei pressi di due panchine, si tiene la destra in salita seguendo il segnavia chiaro per la ferrata, fino al cartello d’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il percorso inizia a quota 1170 m con un tratto verticale tra roccette e staffe; dopo un breve tratto orizzontale si prosegue per balzi verticali senza difficoltà, mentre la vista si apre sull’altopiano di Fai, la Piana Rotaliana e la Valle dell’Adige. Inizia poi una lunga serie di scalini a cambra, verticale ed esposta, con piccoli passaggi laterali agevolati da staffe usate come maniglie: è il primo tratto più impegnativo. Si continua in verticale alternando staffe e appoggi su roccia, fino a uno sperone che si percorre in cresta per alcuni metri e a un secondo sperone, più sottile, da affrontare prima in verticale e poi sulla crestina orizzontale. Si torna su rampe erbose e sentiero attrezzato nel bosco: termina così la prima sezione e si prosegue su sentiero normale per una decina di minuti (tra le due sezioni non ci sono vie di fuga). La seconda parte, segnalata da un cartello rosso, presenta inizialmente più roccette e meno cambre; si alternano poi tratti verticali a staffe e brevi traversi con buoni appoggi, fino a una scala metallica di cordini su una placconata liscia sormontata da roccia a sbalzo, da superare in leggero strapiombo: è il secondo tratto più atletico, che richiede forza nelle braccia. Superato il balzo restano alcuni tratti esposti e staffati su placca, in traverso e in verticale, e pochi passaggi su facili roccette fino alla Croce di Fai (1465 m; 1h 30′ dall’attacco, 2h dalla partenza), bel punto panoramico con panca e tavolo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di stampo moderno, di difficoltà media (Moderatamente Difficile), con molte staffe dove la parete è verticale o strapiombante; non manca l’esposizione in alcuni tratti, e due punti risultano leggermente atletici pur essendo brevi.

    ⚠ Tra la prima e la seconda sezione non esistono vie di fuga: valutare bene prima di proseguire. Le placche lisce offrono pochi appigli naturali; in estate evitare le ore più calde, vista la bassa quota e l’esposizione a est.

    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell’anno, ideale nelle giornate fresche; in estate da affrontare al mattino presto o a fine giornata. Ferrata inaugurata a fine estate 2024. Relazione redatta con il contributo di Diego Frainer.

    ▲Discesa

    Dalla croce un sentierino porta in pochi metri alla strada forestale, che si percorre verso destra (lato opposto rispetto alla salita), prima in lieve salita poi in discesa; dopo circa 15′ si prende a destra il bivio per il sentiero 604 (Bocca delle Scalacce – Fontana Bianca – Fai) e poi il 603 (Fontana Bianca – Fai), che aggirando il monte riporta al parcheggio (circa 50′ dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    A 10-15 minuti d’auto: la Ferrata Rio Secco, la Ferrata della Val di Ri e la Ferrata del Burrone Giovannelli; poco oltre la Ferrata delle Aquile in Paganella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPaganella – Monte Fausior
    • Avvicinamento0:30
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario570 m
    • Quota max1490 m
    • Lunghezza4,4 Km
  • Ferrata di Cima Rocca

    Ferrata di Cima Rocca

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata di Cima Rocca

    La Ferrata di Cima Rocca è una breve via che ricalca un sentiero di guerra fino alla cima dell’omonimo monte, sopra l’Alto Garda. Si percorrono gallerie risalenti alla Prima Guerra Mondiale, ben segnalate al loro interno, per guadagnare quota e affacciarsi su un panorama splendido verso il Lago di Garda, il Monte Baldo e le Valli Giudicarie. Più che dalle difficoltà tecniche, la via è caratterizzata dal forte interesse storico.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si imbocca via dei Dazi a destra e, a fine strada, si gira di nuovo a destra fino a un parco giochi con ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Ci sono due avvicinamenti. Il più facile segue il CAI 417 verso nord e, dopo una decina di minuti, tiene la destra (CAI 460) verso la Chiesa di San Giovanni, sotto l’imponente parete di Cima Rocca (1h dal parcheggio); oltre la chiesa i segni bianco-rossi salgono a nord verso l’attacco (CAI 471). In alternativa si può salire per il CAI 470 (Sentiero dei Bech) fino al bivio col 417, poi a sinistra sul 471 — ben attrezzato nei tratti difficili — passando presso il Bivacco Accioni fino alla Chiesa di San Giovanni (1h 15′).

    ▲Il percorso

    Dalla chiesa si salgono alcuni ripidi tornanti sul CAI 471 fino alla prima galleria, dove un cartello segna l’inizio del tratto attrezzato (10′ dalla chiesa). Si entra nella galleria, seguendo le indicazioni interne, e si esce sopra una scala metallica di 13 metri, nel bosco; si procede lungo ripidi canali terrosi e alcuni balzi rocciosi attrezzati fino alla seconda galleria, anch’essa ben segnalata all’interno. Usciti, si segue un sentiero a tratti attrezzato fino alla terza galleria, che per ora si ignora seguendo il CAI 471A che, lungo una trincea di guerra, conduce alla cima di Cima Rocca (1090 m, 45′ dalla Chiesa di San Giovanni, 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non difficile (Difficile come grado complessivo per via di alcuni tratti esposti), breve, con solo 70 m di dislivello attrezzato: il suo valore sta nelle gallerie e nelle trincee della Grande Guerra e nel panorama, più che nell’impegno tecnico.

    ⚠ È assolutamente necessario portare una torcia, idealmente frontale per avere le mani libere: si attraversano gallerie di guerra prive di illuminazione. Attenzione inoltre al caldo nei mesi estivi, vista la bassa quota e l’esposizione verso il Garda.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota dell’Alto Garda (massimo 1090 m): percorribile gran parte dell’anno, meglio nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo. Itinerario breve, 5,8 km e 672 m di dislivello, circa 3 ore complessive.

    ▲Discesa

    Da Cima Rocca si può scendere lungo l’itinerario di salita fino alla Chiesa di San Giovanni, oppure per il sentiero attrezzato che cala sulla parete nord verso Bocca Pasumer (attrezzato nei punti più esposti, non difficile); a un bivio, a sinistra, una lunga galleria di guerra di 300 m (torcia necessaria) porta all’imbocco della terza galleria non percorsa all’andata, mentre proseguendo dritti il CAI 460B riporta alla chiesa. Da qui si rientra in paese per uno dei due itinerari di avvicinamento (circa 1h 30′ dalla vetta, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nell’Alto Garda, poco distante, si trovano la Ferrata di Cima Capi e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoAlto Garda – Val di Ledro
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario672 m
    • Quota max1090 m
    • Lunghezza5,8 Km
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