Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)

    Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Marmotta è una via recente che risale uno sperone di granito sopra il Rifugio Nino Corsi, in Val Martello (Parco Nazionale dello Stelvio). È ottimamente protetta: facile nelle prime due sezioni e più impegnativa nella terza (evitabile), per un insieme moderatamente difficile. Attenzione all'esposizione a nord, che la tiene in ombra gran parte della giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal fondo della Val Martello (Martelltal), valle perpendicolare alla Val Venosta: da Goldrano si entra in valle e si prosegue verso sud per circa 30 km, oltre Ganda di Martello e il Lago Gioveretto, fino allo spiazzo di parcheggio. Punto di partenza su Google Maps. Il primo riferimento è il comodo Rifugio Genziana (2051 m), dove finisce la valle; da qui in circa 30' si sale al Rifugio Nino Corsi (2265 m) per uno dei sentieri 151, 36 o 37 (il 151 è il più diretto e permette di raggiungere la ferrata senza passare dal rifugio). Dal Nino Corsi, in direzione ovest, si vede Punta Murmele; seguendo il sentiero, a un primo bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e in breve si arriva all'attacco, in ombra (45' senza fretta dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si compone di tre sezioni separate da due vie di fuga verso sinistra, che riconducono al sentiero di rientro. La prima sale verso sinistra alternando brevi tratti verticali a tratti verso destra, con difficoltà contenute; dopo 30-40 metri si incontra la prima via di fuga. Seguono facili roccette e una cengia a destra, panoramica, poi alcuni balzi in diagonale con un paio di passaggi un po' più impegnativi fino alla seconda via di fuga: qui conviene valutare se proseguire, perché l'ultima sezione è più dura, con un passaggio considerabile difficile e un po' atletico. La terza sezione inizia facile e porta a una parete più impegnativa, con un traverso a destra dai buoni appoggi per i piedi ma poche prese per le mani; si arriva quindi al passaggio chiave, un tetto aggirato sulla destra che si risale con alcune staffe, in buona esposizione e con un certo spunto atletico ma non difficile; oltre, una paretina verticale e le ultime roccette chiudono la via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le vie di fuga e le difficoltà crescenti la rendono un'ottima ferrata di apprendimento; ambiente piacevole e ancora a quota relativamente bassa.

    ⚠ L'esposizione a nord la tiene in ombra e fresca per gran parte del giorno: tenerne conto per abbigliamento e per la presenza di umidità o residui di neve a inizio stagione.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia che riporta senza problemi al rifugio (15'), da cui si rientra al parcheggio per uno dei sentieri dell'avvicinamento (3h totali). Volendo allungare, dopo la ferrata ci si può innestare sul sentiero 103 e salire al Rifugio Martello (2600 m), con vista magnifica sui ghiacciai della Marmotta e del Cevedale.

    ▲Da abbinare

    Rientrando in Val Venosta, verso Merano: la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, e la Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna; risalendo verso Solda le vie d'alta quota Ferrata Tabaretta all'Ortles e la Ferrata alla Croda di Cengles, e la Ferrata di Trafoi lungo la statale dello Stelvio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles-Cevedale
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario290 m
    • Quota max2340 m
    • Lunghezza4,7 Km
  • Ferrata al Piz de Peres

    Ferrata al Piz de Peres

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Piz de Peres
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022 tra San Vigilio di Marebbe (Val Badia) e Valdaora (Val Pusteria), a due passi da Plan de Corones, la Ferrata al Piz de Peres conduce sulla panoramica vetta omonima (2507 m). È una via di stampo dolomitico, di difficoltà media con un paio di punti più impegnativi, che alterna diedri, paretine, canalini e tratti di cresta esposta con vista sui grandi gruppi delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Furcia, sulla tortuosa strada che collega San Vigilio di Marebbe a Valdaora. Punto di partenza su Google Maps. Sul versante sud si segue il sentiero 3 fino a un bivio, dove si sale ripidi sul sentiero 12B; superati il rifugio e gli impianti di risalita si interseca il sentiero 12, che sale da San Vigilio sul versante della Val Badia. Lo si segue in salita fino a un chiaro cartello, dove si tiene la destra e in breve si raggiunge l'attacco (circa 1h 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Un cartello all'attacco mostra le tre sezioni, separate da due vie di fuga. La prima inizia con roccette attrezzate verso destra; si supera una grotta e una paretina, poi una cengia a destra e, in bella esposizione, si sale un pilastro di media difficoltà, piacevole e arrampicabile. La via prosegue verticale tra brevi terrazzini fino a una cengia di trasferimento a destra, dove finiscono le attrezzature; alcuni balzi rocciosi portano all'incrocio col sentiero 12, dove si può chiudere (a sinistra il 12 riporta all'attacco, a destra si sale verso la vetta). La seconda sezione — i «tre denti», la più impegnativa — parte con una parete verticale ammanigliata ma dura; con traversi verso destra si raggiunge un breve ponte sospeso, poi una parete verticale ed esposta ma ben arrampicabile porta sul filo di cresta, con passaggi aerei mai difficili, fino a una selletta. Si risale verticali e impegnativi il secondo dente; un sentiero costeggia il terzo dente evitando i passaggi più duri, mentre chi completa il terzo dente sale verticale fino a una paretina leggermente strapiombante (passaggio di grado difficile), poi di nuovo in cresta tra sali-scendi e traversi fino alla sella dove termina la seconda sezione (a destra una via di fuga al sentiero 12). La terza, la più facile, è una lunga serie di balzi e brevi paretine lungo la cresta che porta al termine delle attrezzature, ormai in vista della vetta (circa 2h dall'attacco, 3h 15' dal parcheggio). Da qui un sentiero in 15' raggiunge la croce del Piz de Peres (2507 m), circa 800 m sopra il Passo Furcia (3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente medie, con i punti chiave (la parete del primo dente e lo strapiombo del terzo) di grado difficile ed esposti. Attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Le due vie di fuga permettono di ridurre l'impegno saltando i denti più duri. Trattandosi di una cresta esposta in quota, conviene partire con meteo stabile e canalini liberi da neve.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo di media-alta quota: indicato dalla tarda primavera all'autunno, con roccia asciutta e fondo dei canalini sgombro.

    ▲Discesa

    Due opzioni. Si può ripercorrere a ritroso il sentiero 12, che corre parallelo alla ferrata, fino all'attacco e quindi al parcheggio. Oppure — consigliato l'anello — dal versante opposto a quello di salita si scende alla Forcella delle Tre Dita (2330 m, circa 30'), poi a sinistra lungo la valle fino all'ampio sentiero 3 che riconduce nel bosco al Passo Furcia (circa 2h dalla vetta, 5h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    La via sorge tra due valli ricchissime di ferrate. Poco distante, sul lato di Valdaora, la Ferrata di Valdaora; tutta la Val Badia e la Val Pusteria offrono inoltre numerose altre vie attrezzate da concatenare nei giorni successivi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti – Plan de Corones
    • Avvicinamento1:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max2507 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata al Passo Santner

    Ferrata al Passo Santner

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Passo Santner
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Passo Santner risale la parete ovest del Catinaccio, dal Rifugio Fronza al Passo Santner, per poi scendere nella Valle del Vajolet. Itinerario di grande interesse paesaggistico, percorribile in entrambi i sensi; qui è proposto con partenza dalla funivia Re Laurino (Bolzano). Il punto chiave è un canalino in quota spesso innevato.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla stazione a monte della funivia Re Laurino, che parte dalla strada tra il Passo di Costalunga e il Passo Nigra (Bolzano), con ampio parcheggio agli impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il Rifugio Fronza, a un bivio si lascia il CAI 550 (a destra, per il Passo delle Coronelle) e si prende a sinistra il CAI 542 che, dopo qualche facile tratto attrezzato, prosegue a mezzacosta verso nord sotto le strapiombanti pareti del Catinaccio (segni rossi a forma di S). Si risale fino a roccette non protette su canalini e anfratti — non difficili ma con piede fermo — e quindi alle prime attrezzature, dove inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si risalgono facili balzi rocciosi, cenge e traversi, poi un paio di camini potenzialmente difficili ma facilitati da scalette e cambre. Si raggiunge una stretta forcella che taglia la parete presso l'imponente Ago di Schroffenengger e si passa sul versante opposto, scendendo a un canalino generalmente coperto di neve: è il passaggio chiave, con difficoltà proporzionali all'innevamento. Se innevato conviene attraversarlo subito e risalirlo sul lato sinistro con gli infissi artificiali; a neve sciolta lo si attraversa più comodamente in diagonale. Il canale non è proibitivo, ma un'eventuale caduta potrebbe essere fatale, perché poco più in basso si interrompe con un salto di alcune centinaia di metri; di recente è stato attrezzato meglio, riducendo i rischi. Risalito il canalino con una parete di media difficoltà si raggiunge un facile camino e una forcella; l'ultimo tratto, aereo ma non difficile, conduce al Passo Santner, riconoscibile dalla croce metallica tra il Catinaccio e la Croda di Re Laurino, con il piccolo Rifugio Santner (2734 m) poco oltre (1h 45' dall'attacco, 2h 15' dal Rifugio Fronza). Dal rifugio, vista sulle Torri del Vajolet e sulla conca del Gartl, si scende al Rifugio Alberto I (2621 m) e quindi lungo il vallone detritico fino ai Rifugi Vajolet e Preuss (2243 m, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate: alcuni passaggi iniziali sono sprotetti e si salgono in libera su facili roccette, dove conta soprattutto l'esposizione (peraltro modesta). Itinerario molto frequentato in entrambi i sensi: attenzione ai detriti smossi dagli altri escursionisti.

    ⚠ Il canalino innevato della parte alta è il vero punto critico: non difficile a secco, ma potenzialmente pericoloso con neve o ghiaccio. A inizio stagione può essere prudente avere i ramponi, nel caso le funi siano ostruite dalla neve.
    ▲Discesa

    Dal Rifugio Vajolet si resta sul lato destro della valle, poi a destra sul CAI 541 verso il Passo delle Coronelle, su pendii erbosi e detrito; a un bivio si lascia il 550 (a sinistra per il Rifugio Gardeccia) e il 541 (dritto) tenendo a sinistra il CAI 550, che sale ripido al Passo delle Coronelle, riconoscibile da una singolare panchina di legno (1h 30' dal Vajolet, 4h 45' totali). Dal passo si scende ripidi (ma non difficili) sul versante ovest, su canalino detritico attrezzato con gradoni in legno e infissi metallici, fino al Rifugio Fronza e alla funivia (1h dal passo, circa 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Il Catinaccio è ricco di vie attrezzate di difficoltà crescente. Dalla Valle del Vajolet si può salire la Ferrata del Catinaccio d'Antermoia (con il Sentiero delle Scalette per un anello) o, più difficili, la Maximilian e la Laurenzi; verso sud la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario404 m
    • Quota max2741 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)

    Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Pace (Croda del Vallon Bianco e Furcia Rossa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Pace è una via di media difficoltà inserita in un lungo e impegnativo itinerario di grande valore storico e paesaggistico nel gruppo di Fanes. Combina la salita attrezzata alla Croda del Vallon Bianco e la Ferrata alla Furcia Rossa; con avvicinamento e rientro molto lunghi (circa 20 km), va pianificata con giudizio ed è riservata a escursionisti allenati ed esperti di alta montagna.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla Capanna Alpina (1725 m), raggiungibile dal Rifugio Stella Alpina presso il Passo di Valparola (Val Badia: da San Cassiano/Armentarola o dal Passo Falzarego). Punto di partenza su Google Maps. Si scende brevemente sul sentiero 11; al bivio col CAI 20 (a destra per il Rifugio Scotoni) si tiene la sinistra e si sale ripidi al Col de Locia (2070 m, 45'). Sul sentiero 11, in falso piano nell'ampia vallata e su alcuni ponti, si raggiunge la Forcella Ju d'Ega (2158 m, 1h 30'); si continua a scendere nella valle fino al bivio in vista di Malga Fanes Grande, dove si prende a destra il sentiero 17 (2107 m). Si sale verso il crinale tra la Croda del Vallon Bianco e la Furcia Rossa: ignorata una prima deviazione a destra (rientro), a un secondo bivio (2250 m) si prosegue dritto a mezzacosta sul sentiero VB fino a una targa a 2400 m (3h dal parcheggio), dove a destra inizia la Ferrata alla Furcia Rossa e a zigzag sale il sentiero al Vallon Bianco. Si percorrono entrambi gli itinerari attrezzati, noti insieme come Ferrata della Pace.

    ▲Il percorso

    Croda del Vallon Bianco. Si sale per l'itinerario attrezzato, molto esposto ma largo, su un ampio sentiero di origine militare a mezzacosta che alterna cenge a canalini; dopo circa 30' (esposti ma non difficili) si passa presso un muretto a secco da cui una traccia porta in 15-20' al Bivacco Baccon-Barborka (4 posti). Proseguendo si incontrano passerelle in legno, un solido ponte sospeso e altre passerelle; risaliti alcuni tornanti e ultime cenge si raggiungono il libro delle firme e la croce sull'ampio pianoro sommitale (2684 m, circa 4h totali). Per la Furcia Rossa si rientra al bivio a 2400 m (45' dalla vetta): qui conviene valutare energie e tempo per concludere l'intero giro (circa 10h).

    Furcia Rossa. Dal bivio si seguono a sinistra le indicazioni lungo una cengia detritica sotto le pareti nerastre, a tratti sotto un tetto roccioso; prima dell'attacco si scende un camino con una fune e cinque scalette (due verticali, due appoggiate, un'ultima verticale) fino a un terrazzino, da cui un ripido sentiero porta alla forcella tra Furcia Rossa II e III. Inizia il tratto in salita: roccette in diagonale a destra, un tratto di sentiero non protetto, ancora roccette, una cengia attrezzata e una serie di scalette metalliche intervallate da rampe. Si raggiunge il passaggio chiave: una parete verticale con staffe metalliche, non difficile tecnicamente ma molto esposta e faticosa nei primi metri leggermente strapiombanti. Usciti dalla parete si risale, sul lato destro, un camino che porta in cresta e alla scarna croce della Furcia Rossa III, accanto a una panchina ricavata dalle ruote di un cannone (2791 m, 1h dal bivio, 5h 45' totali). Si prosegue verso sud scendendo, sul versante ovest, due scale appoggiate, un tratto di sentiero e altre due scalette più verticali ed esposte; dopo una cengia e ulteriori scale si scende la costa della Furcia Rossa con un'ultima fune verticale. Persi circa 200 m, si risale a mezzacosta fino al Bivacco della Pace (2760 m), sotto il Monte Castello, dove la via termina (1h 15' dalla vetta della Furcia Rossa III, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente di media difficoltà, ma estremamente lungo e poco battuto, in ambiente stupendo con viste su Fanes, Tofane e Dolomiti di Badia. Da affrontare allenati e con margine di tempo.

    ⚠ Itinerario molto impegnativo per sviluppo e isolamento: indispensabile tempo stabile, perché i bivacchi sono distanti tra loro e il maltempo qui può creare seri problemi. Da valutare il pernottamento in bivacco o rifugio.
    ▲Storia

    La via attraversa quello che fu il fronte della Grande Guerra. Il bivacco lungo il percorso è dedicato al capitano Barborka, che guidava i Kaiserjäger austriaci in questa zona: dopo scontri cruenti, nel luglio 1916 le truppe italiane ebbero la meglio e vollero rendere omaggio al valoroso ufficiale nemico.

    ▲Discesa

    Dal Monte Castello si scende per la vallata del Vallon Bianco, versante ovest, sul sentiero 17 in costante discesa fino al bivio dell'andata e quindi a Malga Gran Fanes (2102 m, 1h 15' dal Monte Castello). Da qui si percorre a ritroso l'avvicinamento: Forcella Ju d'Ega, vallone del Gran Pian e Col de Locia, fino alla Capanna Alpina (10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario ideale da spezzare in due giorni con pernottamento in bivacco. Nel Parco di Fanes si abbina alle ferrate al Sasso delle Nove e al Sasso delle Dieci e al Sentiero Dolomieu; verso la Val Travenanzes alla Ferrata Lipella e alla Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoFanes
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Quota max2781 m
    • Lunghezza20,2 Km
  • Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La storica Ferrata Oskar Schuster è un itinerario parzialmente attrezzato che sale alla Cima di Mezzo del Sassopiatto, nel gruppo del Sassolungo. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma la via alterna passaggi su cavo a sezioni in libera (per lo più I grado, qualche II) all'inizio e alla fine: ambiente di alta montagna senza vie di fuga, da percorrere solo con tempo sicuro.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella sale al Rifugio Toni Demetz; il Passo Sella si raggiunge dalla Val di Fassa (Canazei) o dalla Val Gardena (Selva). Punto di partenza su Google Maps. Conviene salire il primo dislivello dal Passo Sella (2180 m) al Rifugio Toni Demetz (2685 m) con la cabinovia (in alternativa il sentiero CAI 525, circa 1h 30'). Dal Demetz si scende ripidi sul CAI 525 nel vallone fino al Rifugio Vicenza (2253 m, 45' dalla stazione a monte). Lasciato il rifugio si prosegue nella detritica conca del Sassopiatto verso il punto più alto del cono formato da un ripido canalone, dove si trova l'attacco (45' dal Vicenza, 1h 30' totali); prima della prima fune si risalgono alcune roccette seguendo i segni a vernice rossa.

    ▲Il percorso

    Le prime funi sono su una rampa inclinata che aggira uno spigolo (2550 m); poi le attrezzature si interrompono e si alternano tratti su cavo a passi in libera. Si superano roccette e un secondo spezzone aiuta a rimontare un balzo verticale; si entra in un canalino su gradoni naturali seguendo i bolli rossi fino a un nuovo salto, vinto con due staffe, seguito da un traverso esposto ma facile verso destra. Si continua su rampe e roccette non difficili e su un ampio vallone piacevole da arrampicare senza cavo, fino al punto più verticale dell'itinerario: una parete di una trentina di metri con ottimi appigli naturali e fune, che porta a un'ampia forcella di sosta. Oltre la forcella un nuovo tratto verticale, privo di appigli, si supera con solide staffe e una scaletta metallica; poco oltre si entra in un canalino e, aggirato uno spigolo, si raggiunge la suggestiva Forcella delle Torri (2730 m, 1h dall'attacco). Una comoda cengia in quota aggira la parete sud del Sassopiatto fino a un breve salto attrezzato; segue un lungo canalone senza attrezzature, con passi in libera non difficili ma da calcolare per il detrito. In alto il canalone si stringe in una fessura che immette nella cresta sommitale e quindi sulla Cima di Mezzo del Sassopiatto (2955 m, 2h dall'attacco, 3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata vecchio stile, senza difficoltà tecniche elevate, che porta a una vetta di rilievo per un versante più alpinistico rispetto alla via normale (estiva e molto frequentata). Piacevole e arrampicabile sia sul cavo sia in libera; i passi liberi su roccia asciutta restano tra il I e il II grado e l'esposizione è in genere contenuta.

    ⚠ Itinerario di alta montagna senza vie di fuga: indispensabile meteo stabile. Attenzione ai tratti innevati fino a stagione inoltrata, soprattutto nei canalini e nel canalone finale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con neve possibile a inizio e fine estate. Cartografia consigliata: carte 4Land della Val di Fassa oppure della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Storia

    La via è dedicata all'alpinista tedesco Oscar Schuster, medico ed esploratore tra fine Ottocento e inizio Novecento, morto in Russia durante la Grande Guerra. Ripercorre in larga parte la salita che Schuster compiè nel 1895 con l'austriaco Hans Lorenz sulla parete est del Sassopiatto; attrezzata poco dopo, divenne una delle prime ferrate delle Dolomiti, come riporta il rapporto del 1896 della Sezione Accademica di Vienna del Club Alpino Austriaco, che ne propose il nome di Oscar-Schuster-Weg.

    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto (ovest), dapprima su sentiero roccioso poi ampio e facile, fino al Rifugio Sassopiatto (2300 m, 1h dal termine). Si prosegue sul CAI 557 toccando il Rifugio Sandro Pertini (2316 m) e il Rifugio Federico Augusto (2298 m), fino ai pressi del Col Rodella, da cui si raggiunge il parcheggio (3h dal termine, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Sassopiatto non vi sono altre vie attrezzate, ma dal Passo Sella si possono salire la breve Ferrata al Col Rodella o l'impegnativa Ferrata delle Mesules. Scendendo in Val Gardena: la Ferrata Tridentina e le ferrate del Piz da Cir; verso il Passo Pordoi la molto difficile Ferrata Piazzetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata395 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2964 m
    • Lunghezza12,8 Km
  • Ferrata Ottone Brentari

    Ferrata Ottone Brentari

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Ottone Brentari
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ottone Brentari collega i Rifugi Agostini e Pedrotti sotto la Cima d'Ambiez, nelle Dolomiti di Brenta, senza difficoltà tecniche di rilievo ma con tratti esposti e l'attraversamento di vedrette. Qui è descritta in direzione Agostini-Pedrotti, che consente di percorrere la parte attrezzata in salita godendo dei panorami migliori.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dal Ristoro Dolomiti (768 m) sopra Dorsino: in paese una strada segnalata «Val d'Ambiez» sale stretta lungo la valle fino al ristorante, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 325 fino al Rifugio al Cacciatore (1820 m, 2h 15'), poi sempre sul 325 (Sentiero Dallago) al Rifugio Agostini (2410 m, 3h 30' totali). L'avvicinamento è lungo e supera circa 1700 m di dislivello: ha senso valutare un pernottamento in rifugio per affrontare riposati l'itinerario in quota.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Agostini si risale verso nord il vallone della Bocca d'Ambiez; si supera il bivio col CAI 321 (Ferrata Castiglioni) tenendo il lato sinistro e affrontando facili tratti attrezzati su roccette e cenge, fino alla Vedretta d'Ambiez (2800 m, 45' dal rifugio). Qui, dove il CAI 304 prosegue dritto verso la Bocca d'Ambiez, si tiene la destra attraversando la vedretta seguendo alcune bandierine rosse e prestando attenzione alla stabilità del ghiaccio presso il bordo. All'attacco (cartello rosso) si sale una parete appoggiata con ampie staffe, poi un traverso ascendente a sinistra e una serie di gradini metallici fino a un segnavia: a sinistra si va verso la Bocca d'Ambiez, a destra in salita prosegue la Brentari. Si guadagna quota con esposizione crescente ma su passaggi mai difficili: una scala metallica prima verticale poi appoggiata, facili balzi attrezzati, un'ampia cengia a destra e altre roccette. Si percorrono una seconda cengia, una serie di scale appoggiate e un tratto facile fino a un'altra scala; una lunga cengia conduce alla Bocca di Tosa (2845 m) e all'ultima scala, percorsa in discesa. Aggirato uno spigolo, dove un tempo c'era un ponte sospeso traballante si percorre una breve ed esposta cengia fino alla Sella di Tosa (2860 m, 45' dall'attacco, 1h 30' dal Rifugio Agostini), dove la ferrata termina.

    Da qui si scende verso il Rifugio Pedrotti su tracce, con splendida vista sulla parete sud di Cima Tosa, sul Campanil Basso e sugli Sfulmini: alcune roccette non attrezzate portano sul versante sinistro della Vedretta di Tosa, che si scende affrontando alcuni nevai. Risalito un breve tratto, si incontrano i bivi per il Sentiero Attrezzato Apolloni e per il Sentiero Palmieri; proseguendo sul CAI 304 si aggira Cima di Brenta Bassa e si arriva al Rifugio Pedrotti (2491 m, 1h dalla Sella di Tosa, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non difficile, ma abbastanza esposta nel tratto che sale dalla Vedretta d'Ambiez alla Sella di Tosa. Si presta benissimo a essere concatenata con gli altri itinerari attrezzati del Brenta.

    ⚠ Gli attraversamenti delle vedrette dipendono dall'innevamento e dalla sua stabilità, variabili di anno in anno: i ramponi sono un'opzione consigliabile anche in stagione avanzata. Indispensabile meteo stabile, vista la quota e l'ambiente.
    ▲Discesa

    La ferrata termina ben prima del Pedrotti. Per non raggiungere il rifugio si può imboccare il Sentiero Attrezzato Apolloni (CAI 320B), che si stacca a destra circa 20' prima del Pedrotti: esposto ma non difficile, resta in quota fino a Passo Forcoletta (2433 m) e scende al Rifugio al Cacciatore (2h 15' dal termine della ferrata, 8h 30' totali) e quindi al Ristoro Dolomiti (circa 10h). Volendo passare dal Pedrotti si percorre a ritroso il tratto fino all'Apolloni, aggiungendo circa un'ora (11h totali).

    ▲Da abbinare

    Per il lungo avvicinamento conviene unirla ad altri itinerari del Brenta: in più giorni con la Ferrata Castiglioni e il Sentiero dell'Ideale, oppure dal Pedrotti verso Bocca di Brenta con la Ferrata delle Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Più a nord, la Ferrata delle Bocchette Alte con il proseguo nella Benini e il Sentiero Sosat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario2100 m
    • Quota max2860 m
  • Ferrata Ombretta

    Ferrata Ombretta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Ombretta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ombretta, segnalata in alcuni punti come Ferrata Vernale, è un breve tratto attrezzato inserito in un ampio e impegnativo anello che risale la Val de Contrin fino alla Cima Ombretta Orientale (3011 m), affacciata sull'imponente parete sud della Marmolada. La parte ferrata è facile e adatta anche a chi è alle prime armi con le vie attrezzate, ma il giro complessivo — circa 18 km e oltre 1500 m di dislivello in ambiente di alta montagna — richiede una buona preparazione fisica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia del Ciampac, tra Alba di Canazei e Penia, in Val di Fassa (Trento). Da Canazei si seguono le indicazioni per il Passo Fedaia; ad Alba, sulla destra, compaiono le funivie del Ciampac e il relativo parcheggio (1500 m). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si imbocca il sentiero CAI 602 verso sud, dentro il bosco: superato un torrente e ignorato il bivio per il 602A (che scende a Penia), si sale ripidi a tornanti fino alla Baita Locia Contrin (1736 m, 30'). Si prosegue nell'ampia Val de Contrin sul 602, a lungo accanto al torrente, trascurando le diramazioni per il Colac, il Passo San Nicolò e il Col Ombert, fino al Rifugio Contrin (2016 m, 1h 30'). Dal rifugio si seguono i segnavia CAI 607 lungo la forestale verso sud/sud-est, ignorando i sentieri 606 e 610 che a sinistra salgono al Passo Ombretta e alla Forcella Marmolada. Si continua sul 607 fino a un bivio: a destra prosegue il 609 per il Passo Paschè, si tiene invece la sinistra sul 607 verso la ferrata e il Sasso Vernale, entrando nella detritica Val di Cirelle. Attenzione a un bivio non segnalato: dove il 607 punta a sud/sud-est verso il Passo delle Cirelle, si tiene la sinistra risalendo ghiaie verso il Passo Ombrettola. Più in alto, a un ulteriore bivio (2h 45' dal parcheggio), si lascia il 607 e si prende a sinistra il CAI 650, che a mezzacosta porta alla bastionata della ferrata. L'attacco, segnalato da una scritta a vernice scura sulla roccia, è a 2570 m (3h dal parcheggio); poco sotto, una grotta consente di indossare comodamente l'imbrago.

    ▲Il percorso

    Seguendo i segni bianco-rossi si raggiunge l'attacco. La via segue una linea logica e risale un tratto meno ripido rispetto alla bastionata sopra la grotta: si parte su una parete con buoni appigli, si prosegue su una facile cengia rocciosa e si imbocca un lungo canale diagonale, a tratti un po' stretto, che fa guadagnare quota senza difficoltà. Si conclude su roccette dal fondo detritico e poco stabile fino al termine delle attrezzature (2620 m, 20' dall'attacco, 3h 20' complessive), da cui lo sguardo torna sulla Val Contrin appena risalita.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la ferrata è breve e facile, adatta anche ai neofiti delle vie attrezzate, e l'attrezzatura è stata rinnovata di recente in ottime condizioni. Il vero impegno sta nell'itinerario: lungo, faticoso e in ambiente severo, con la quota dei 3000 m che non va mai sottovalutata.

    ⚠ Itinerario di alta montagna con forte dislivello (1511 m) e sviluppo di circa 18 km: da affrontare solo in buona forma fisica e con meteo stabile. Le roccette finali hanno fondo detritico instabile: casco indispensabile e attenzione a non scaricare sassi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione tipicamente estiva: a inizio stagione la conca morenica oltre la ferrata può conservare neve. Per la cartografia della zona è utile la carta della Val di Fassa di 4Land.

    ▲Discesa

    Il rientro è ad anello. Dal termine della ferrata si prosegue verso est sul CAI 650 tra ghiaie e detriti verso una sella, con a destra l'imponente parete nord del Sasso Vernale. Si risale la conca morenica, ben segnata, fino a una sella a 2950 m (45'), dove conviene la breve deviazione a destra alla Vetta Ombretta Orientale (3011 m, 15' a/r), con vista magnifica sulla parete sud della Marmolada. Si continua a sinistra sul 650 fino a un'altra sella, poi si scende a destra su sentiero ripido, presso una costruzione della Prima Guerra Mondiale, verso il Passo Ombretta e il Bivacco Dal Bianco (2730 m, 1h 30' dal termine, 5h totali). Raggiunto il Passo Ombretta (2702 m) si tiene la sinistra sul CAI 610 che, in costante discesa, riporta al Rifugio Contrin (1h) e quindi, a ritroso lungo l'avvicinamento, al parcheggio (1h 30', 7h 30' totali). In alternativa, dal Passo Ombretta si può tenere la destra fino al Rifugio Falier (2074 m) per pernottare ai piedi della parete sud della Marmolada.

    ▲Da abbinare

    In un itinerario di più giorni la Ferrata Ombretta si abbina bene alla Ferrata dei Finanzieri al Colac e alla Ferrata Kajserjager al Col Ombert, entrambe raggiungibili dalla Val de Contrin. Chi ha esperienza di ghiacciai può salire la Ferrata a Punta Penia sulla Marmolada (sentiero 606 dal Rifugio Contrin, con ramponi e attrezzatura da ghiaccio per la discesa sul ghiacciaio); dal Passo Fedaia è inoltre raggiungibile la Ferrata delle Trincee.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario1511 m
    • Quota max3011 m
    • Lunghezza18,2 Km
  • Ferrata Olberg (Val di Vizze)

    Ferrata Olberg (Val di Vizze)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Olberg (Val di Vizze)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Olberg è la prima via ferrata della Val di Vizze, vicino a Vipiteno: un itinerario moderno di circa 2 ore che risale una bella parete di roccia nerastra incastonata nella verde valle. È di media difficoltà con alcuni punti più impegnativi e propone due varianti con tratti difficili (evitabili).

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la strada che collega Vipiteno a San Jacopo in Val di Vizze. Da Vipiteno si raggiunge Prati e si prosegue in valle per circa 5 minuti; si entra in una galleria e, uscendone, dopo circa 200 m a sinistra si scende su una sterrata fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si prosegue verso sud sulla vecchia strada fino a una rete paramassi, presso cui si trova l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'inizio è facile e appoggiato: una breve paretina, un tratto di sentiero e una seconda paretina conducono a una scaletta metallica; risalita, si prosegue (slegati) verso la parete dove inizia la ferrata vera e propria. Si salgono una serie di paretine cercando i punti più facili da arrampicare, intervallate da scalette, fino a un esposto traverso a destra, una paretina e una lunga scala. A circa metà via si incontra una via di fuga a sinistra (circa 40' dall'attacco). Nella seconda parte la difficoltà cresce, pur restando «moderatamente difficile» salvo le due varianti «difficili» (evitabili): a ciascun bivio si può scegliere l'opzione moderata (a sinistra o a destra a seconda del bivio) o la variante difficile, più atletica e con appoggi sfuggenti o leggeri strapiombi. Lungo il percorso un bivio porta al punto panoramico «Nicchia dei Camosci». Superata l'ultima lunga scala, il tracciato principale prosegue senza difficoltà sostanziali tra brevi salti e tratti orizzontali fino al termine della ferrata (circa 2h dall'attacco). Chi vuole percorrere il ponte sospeso (circa 20 m, stabile) non tolga l'imbraco: un bivio segnalato sul sentiero di discesa vi conduce (è comunque evitabile).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, attrezzature in ottimo stato e bei panorami sulla Val di Vizze. Le difficoltà maggiori sono concentrate nelle varianti, tutte aggirabili tramite il percorso principale.

    ⚠ Le varianti «difficili» sono più atletiche ed esposte: chi non se la sente le eviti scegliendo l'opzione moderata a ciascun bivio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Vista la quota e l'esposizione è generalmente percorribile anche nelle mezze stagioni.

    ▲Discesa

    Si segue il sentiero in discesa (eventualmente dopo il ponte sospeso) fino a riprendere il sentiero di avvicinamento, quindi a destra al parcheggio (2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze: la Ferrata delle Cascate di Stuller in Val Passiria; in Val Venosta la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, e la Ferrata Heini Holzer a Merano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi della Zillertal
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max1358 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    La recente Ferrata Monte Nero è solo una parte — breve (95 m di dislivello attrezzato) ma centrale — di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna che, dalla Val d'Amola e dal Rifugio Segantini, conduce alla vetta della Presanella (3558 m), il punto più alto interamente in territorio trentino. L'itinerario richiede l'attraversamento di una vedretta con ramponi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il ponte sul torrente Sarca, in Val d'Amola (Malga Vallina d'Amola, 2006 m). Dalla SS239 Pinzolo–Madonna di Campiglio, a Pinemonte Basso si imbocca la strada per la Val Nambrone; oltre il Rifugio Nambrone si sale su carrabile fino a un bivio dove si prosegue a sinistra (a destra il Rifugio Cornisello) fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue verso ovest il segnavia 211, poi al bivio si tiene la destra sul 211 «Oscar Collini» che, ripido ma senza difficoltà, porta al Rifugio Segantini (2373 m, 1h dal parcheggio). Dietro il rifugio si seguono le indicazioni per la Presanella verso nord-ovest, puntando alla morena e tenendo come riferimento il Monte Nero; si raggiunge la vedretta (ghiaccio vivo o neve secondo stagione: necessari i ramponi, attenzione alle scariche di sassi) e la si taglia in diagonale fino alla roccia, salita con passaggi di I superiore fino all'attacco (3070 m, 1h 30' dal Segantini, 2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Cavo metallico nuovo e numerosi infissi aiutano sui passaggi di roccia levigata. Si sale su placche appoggiate con qualche staffa, poi un traverso esposto ma non impegnativo affacciato sull'itinerario percorso. La ferrata non è continua: in alcuni tratti il cavo lascia spazio a roccette e facili balzi. Si supera una stretta cengia attrezzata con passerella in legno, quindi si alternano placche e balzi e un'esposta rampa inclinata verso destra fino al punto più alto della via in cresta (3165 m). Il cavo porta poi sul versante opposto scendendo per circa 50 m verso la Vedretta di Nardis Orientale con disarrampicata non difficile e una lunga serie di infissi, dove la ferrata termina (30' dall'attacco). Su questa vedretta, a stagione inoltrata, i ramponi in genere non servono; la difficoltà principale è l'orientamento con scarsa visibilità (pochi ometti e bolli). Si prosegue verso nord-ovest risalendo la valle fino al pianoro sopra la vedretta, da cui si individua il Bivacco Orobica: per raggiungerlo un paio di passaggi delicati (un tratto attrezzato in discesa e una traversata esposta su fondo friabile con assi di legno). Dal bivacco (3382 m, 1h 30' dal termine della ferrata) si segue la traccia sul lato sinistro della cresta fino alla vetta della Presanella (3558 m, 45' dal bivacco, 5h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo, con dislivello significativo e carattere alpinistico. La ferrata in sé è difficile ma breve; l'impegno maggiore è ambientale. Nel tratto tra la Vedretta di Nardis e il Bivacco Orobica sono presenti chiodi con moschettoni utili per una sicura con corda.

    ⚠ Necessari ramponi e piccozza. Massima attenzione nell'attraversamento della Vedretta di Monte Nero, anche per l'instabilità dei sassi. Partire presto: consigliato il pernottamento al Rifugio Segantini per raggiungere la vetta in mattinata. Meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva con ghiacciaio in condizioni. Alta montagna: valutare neve, visibilità e meteo.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso per l'itinerario di andata (circa 5h fino all'auto, circa 10h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata95 m
    • Dislivello itinerario1558 m
    • Quota max3558 m
    • Lunghezza15,5 Km
  • Ferrata della Miniera dell’Erdemolo

    Ferrata della Miniera dell'Erdemolo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Miniera dell'Erdemolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Miniera dell'Erdemolo è un itinerario recentissimo, realizzato sopra le antiche miniere di calcopirite (rame) attive tra il 1400 e il 1600, in Val dei Mocheni. È breve e nel complesso facile, con la sola parte conclusiva «moderatamente difficile»: ideale per principianti e per chi cerca un primo assaggio di percorso attrezzato, tra sentiero ripido, un breve traverso esposto e una paretina verticale staffata con un pizzico di strapiombo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio a pagamento in località Frotten («Vròttn» in mòcheno), comune di Palù del Fersina (TN), raggiungibile da Pergine Valsugana; poco prima esiste anche un parcheggio gratuito in loc. Canopi, a circa 20' a piedi. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio Frotten si segue la strada forestale n. 325 in direzione «Miniera dell'Erdemolo»/Maso Lenzi, raggiungendo in circa 30' l'edificio delle visite in miniera. Si prosegue sulla strada cementata in salita (indicazioni «Laner – Sette Selle») per circa 300 m: sulla destra si stacca una traccia diagonale (se si raggiunge il cartello «343B – Intertol Sette Selle» si è andati oltre di pochi metri). Questa traccia, in salita verso sud-est nel sottobosco, porta all'attacco in circa 15' (1830 m, circa 50' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La fune inizia su semplice pendio, seguito da roccette facili e un facile traverso. Per buona parte si tratta di un sentiero attrezzato con il cordino come corrimano, utile sul terreno ripido misto a zolle erbose e terra; un breve tratto di roccia interrompe la salita erbosa, che prosegue a tornanti. Si supera senza difficoltà una prima scaletta a cambre, poi un tratto nel sottobosco e un breve e divertente traverso su roccia in leggera esposizione. Qualche staffa fa guadagnare quota fino al tratto più bello: un traverso su roccia e staffe verso sinistra, ben esposto per qualche metro. Resta da risalire il punto chiave: una paretina verticale staffata di circa 10 m con un breve e leggero strapiombo, comunque senza forzare sulle braccia. Si sbuca su un ultimo pendio erboso dove termina il cordino, a 1960 m (40' dall'attacco, circa 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Percorso corto e di soddisfazione, adatto a chi si avvicina alle ferrate. Esposta a ovest, si può affrontare anche in giornate estive grazie al limitato irraggiamento diretto. Percorribile in entrambi i sensi salvo indicazioni contrarie.

    ⚠ Ferrata completata nell'estate 2026 (Comune di Palù del Fersina, fondi PNRR): trattandosi di un'opera molto recente, conviene verificarne lo stato prima della partenza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva; data la bassa quota e l'esposizione a ovest è gradevole anche con caldo moderato.

    ▲Discesa

    Si prosegue verso est per alcune decine di metri fino a immettersi nel sentiero 324, che si prende a sinistra per la discesa (circa 20') fino al bivio «loc. Intertol». Per tornare verso la strada forestale e la miniera si tiene la sinistra sul 343B; in alternativa, a destra sul 324 si raggiunge il Rifugio Sette Selle (circa 20') e si scende poi per il sentiero 343 al parcheggio Frotten, chiudendo un anello (opzione consigliata).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, in zona Valsugana: la facile Ferrata di Valimpach presso Caldonazzo, il Sentiero Attrezzato Chiesa a Levico Terme, il Sentiero Attrezzato Bertotti al Passo del Cimirlo e, nel cuore del Lagorai, la più impegnativa Ferrata Gabrielli a Cima d'Asta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatena del Lagorai
    • Avvicinamento0:50 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario460 m
    • Quota max1960 m
    • Lunghezza4,5 Km
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