Stato: Aperta

  • Ferrata Salvatori alla Pania Forata (Monte Forato)

    Ferrata Salvatori alla Pania Forata (Monte Forato)

    Vie Ferrate › Toscana › Lucca
    Ferrata Salvatori alla Pania Forata (Monte Forato)

    La Ferrata Salvatori è una via facile ma aerea, che segue fedelmente la cresta dalla Foce di Petrosciana al Monte Forato (o Pania Forata), nelle Alpi Apuane. La bassa quota la rende percorribile gran parte dell'anno; il celebre arco naturale del Monte Forato vale da solo l'intera escursione.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'Albergo Alto Matanna, in Garfagnana: da Lucca si segue la SS 12, poi Diecimo e Pescaglia, si attraversa il borgo di Pascoso e, alle indicazioni per l'albergo, si svolta a sinistra su una stradina asfaltata. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dall'albergo si sale e poco dopo si prende a destra il CAI 109, restando sulla parete nord del Monte Nona; si raggiunge la Foce delle Porchette e, ignorando le deviazioni, si prosegue dritti sul 109 fino alla Foce di Petrosciana (1h 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Alla Foce di Petrosciana una targa in marmo indica il ripido accesso alla ferrata (si ignora il sentiero che costeggia in basso il crinale, percorso al ritorno). Si salgono facili roccette fino al primo cavo, che costeggia un traverso e porta a una via di fuga; proseguendo si raggiunge un gendarme roccioso da risalire su un esposto diedro attrezzato di 15 metri, che deposita su un piccolo piano da cui si riparte su una parete ripida con pochi appigli (passaggio chiave). Una scaletta di 5 metri chiude le difficoltà tecniche; da qui la via segue il filo di cresta, esposto ma mai difficile, fino al termine delle attrezzature. Per un'esile traccia si raggiunge la cima del Monte Forato / Pania Forata (50' dall'attacco / 2h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Complessivamente facile, con solo alcuni passaggi più tecnici nella parte iniziale (il diedro e la paretina del passaggio chiave); il resto è cresta aerea. Dall'arco della Pania Forata è possibile effettuare una calata in corda doppia. Intitolata a Renato Salvatori, vicepresidente del CAI di Forte dei Marmi; installata nell'autunno del 1977, inaugurata nel 1978 e rinnovata nel 1998.

    ⚠ Pur facile, la via si svolge su cresta esposta: imbrago, casco e kit da ferrata indispensabili; attenzione con roccia bagnata o vento forte.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 1150 m): percorribile gran parte dell'anno con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende dal lato garfagnino per circa 40 metri fino al marcato CAI 110, che si percorre a ritroso verso l'attacco della ferrata (20' dal termine); da qui si segue a ritroso il sentiero dell'andata fino all'auto (3h 45' totali). In alternativa si può salire da Fornovolasco (Grotta del Vento) per il CAI 6, che risale il torrente Caraglione passando per la grotta «La tana che urla» fino alla Foce di Petrosciana.

    ▲Da abbinare

    Si concatena bene con la vicina Ferrata del Procinto (l'itinerario combinato è descritto nella relazione del Procinto).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento1:20 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max1150 m
    • Lunghezza9,4 Km
  • Ferrata Salemm (Dolomiti Lucane)

    Ferrata Salemm (Dolomiti Lucane)

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Salemm (Dolomiti Lucane)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Chiusura stagionale. Per cartello in loco la Ferrata Salemm non è percorribile dal 1° febbraio al 31 maggio: programmare l'uscita fuori da questo periodo e rispettare la segnaletica.

    La Ferrata Salemm è una via di difficoltà moderata nelle Dolomiti Lucane, sul versante di Castelmezzano. Si snoda in un ambiente spettacolare di guglie arenacee e si può concatenare ad anello con la vicina Ferrata Marcirosa, che parte dal versante di Pietrapertosa.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Castelmezzano (PZ), raggiungibile da Potenza (SP 13) o dal versante pugliese. Si parcheggia al cimitero e si prende il Sentiero delle Sette Pietre in direzione del ponte romano. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal ponte romano si tiene la sinistra (e ancora sinistra al bivio successivo), costeggiando il torrente Caperrino sul versante sinistro (a destra si andrebbe alla Ferrata Marcirosa e al ponte nepalese); in circa 45' dal ponte si arriva all'attacco (1h dal ponte romano). Chi vuole percorrere prima il ponte nepalese segue per la Marcirosa e, a un bivio segnalato, tiene la sinistra verso il lungo ponte, poi un tratto di ferrata di collegamento in traverso a destra, con discreta esposizione, fino a una costruzione in pietra all'inizio della via.

    ▲Il percorso

    Dopo qualche facile tratto di sentiero attrezzato si incontra una parete appoggiata con abbondanti cambre; ci si sposta a sinistra e si sale una parete verticale ben staffata fino a una rampa inclinata a sinistra, un facile canalino e qualche placchetta. Si prosegue su placche appoggiate verso un rilievo, poi, dopo un tratto di sentiero, si affronta una parete liscia e verticale con un esposto traverso orizzontale a sinistra, che termina in discesa su sentiero. Si sale un breve balzo, si passa sotto un masso appoggiato e si percorre un'affilata cresta in discesa, con traversi e balzi, fino alla chiesetta del Santo Sepolcro, dove c'è una via di fuga segnalata. La via prosegue verso Castelmezzano con un bel traverso orizzontale, impegnativo, lungo una gola rocciosa, con staffe e pioli per mani e piedi: lo si percorre in discesa, prima sotto un tetto poi in crescente esposizione verso sinistra, con qualche stacco verticale, fino al termine (2h dall'attacco / 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà moderata in ambiente molto panoramico. Lungo la via due vie di fuga segnalate.

    ⚠ La roccia è particolarmente friabile e povera di appigli: difficile e poco sicura dopo piogge recenti. Oltre alla chiusura stagionale (1° feb – 31 mag), valutare bene le condizioni della roccia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione consigliata estate e autunno (fuori dal periodo di chiusura). Evitare con roccia bagnata.

    ▲Discesa

    Dal termine un sentiero porta in una decina di minuti su una strada asfaltata (via Peschiere), nella periferia di Castelmezzano; da lì si rientra in centro e si raggiunge il cimitero (30' dalla strada / 45' dal termine / 3h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    L'uscita più appagante è l'anello con la Ferrata Marcirosa, lasciando l'auto al cimitero di Castelmezzano: Sette Pietre fino al ponte romano, Marcirosa fino a Pietrapertosa, rientro al ponte romano, attraversamento del ponte sospeso e infine la Salemm fino a Castelmezzano. A circa 1h 15' d'auto, a Sasso di Castalda, la Ferrata dell'Arenazzo e la Ferrata del Belvedere.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoDolomiti Lucane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata215 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max909 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata della Ruceia a Condove

    Ferrata della Ruceia a Condove

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata della Ruceia a Condove

    La Ferrata della Ruceia è una via recente e facile, ottima per avvicinare i neofiti alle vie attrezzate. Divisa in settori collegati da sentiero, nessuno con difficoltà di rilievo, è piacevole, corta e percorribile praticamente tutto l'anno. È dedicata agli alpinisti Gian Carlo Grassi e Diego Cordola.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Condove (TO): si attraversa il ponte sul torrente Gravio e si parcheggia subito dopo, presso l'area attrezzata e il parco avventura a bordo torrente. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la sterrata che costeggia il parco avventura e, nel bosco, porta verso l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è fatta di più sezioni collegate da tratti di sentiero. La prima sezione risale una parete verticale su placca, prima dritta poi virando leggermente a sinistra su alcune staffe; senza le staffe servirebbe procedere in aderenza. Si supera un breve tratto in leggero strapiombo (circa 3 metri, agevole con le staffe) e si chiude con una placca prima inclinata poi verticale. Dopo il sentiero di collegamento si risale un tratto verticale di 4 metri con staffe per i piedi fino a un terrazzino; verso sinistra un tratto diagonale con staffe, poi un diedro appoggiato più facile. La terza sezione è un masso da risalire in verticale, comunque aggirabile sulla destra. La quarta e ultima, presso la falesia di Roccabruna, risale sul lato sinistro un diedro verticale ben attrezzato, poi un traverso a sinistra, un secondo diedro simile e una placca verticale che porta in cima (1h dall'attacco / 1h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Adatta ai principianti e anche ai più giovani: abbondantemente attrezzata, senza passaggi difficili; solo il primo tratto è un po' più impegnativo degli altri. Inaugurata nel 2016 e intitolata a Gian Carlo Grassi, grande alpinista piemontese originario di Condove, e a Diego Cordola, autore della guida «Arrampicare a Caprie».

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Comunque sempre necessari imbrago, casco e kit da ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla cima si può scendere sia dal lato sinistro sia dal destro; è preferibile il lato destro, meno accidentato. In entrambi i casi si completa un giro ad anello e si rientra al parcheggio (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Per la brevità si collega facilmente con altre vie della Val di Susa: la Ferrata Guido Rossa a Caprie e la Ferrata Carlo Giorda (a 10' d'auto), la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e, più in alto, la Ferrata del Rouas a Bardonecchia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max541 m
    • Lunghezza1,2 Km
  • Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rosazza percorre la bellissima gola del torrente Cervo, fra il cimitero di Rosazza e il ponte stradale poco a valle: granito levigato dall'acqua, pozze cristalline che d'estate invitano al bagno e uno sviluppo prevalentemente orizzontale con brevi tratti verticali in salita e discesa. Due sezioni ben distinte e quota di soli 900 m la rendono adatta a tutte le stagioni.

    ▲Avvicinamento

    La via inizia al ponte stradale sul torrente Cervo che si incontra arrivando da Campiglia Cervo, prima di Rosazza. Da Biella si risale la Valle Cervo; superato il ponte tra Campiglia e Rosazza si parcheggia all'altezza del cimitero di Rosazza. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si torna al ponte a valle e si scende dalla scaletta subito a valle del ponte, sulla destra orografica (5' dal parcheggio); al cartello descrittivo si arriva sul greto, dove un codice QR fornisce le informazioni sul primo tratto.

    ▲Il percorso

    La prima sezione parte con abbondanti cambre che facilitano la progressione e prosegue in orizzontale, con un facile traverso attrezzato, passando sotto il ponte stradale; si arriva al ponte tibetano, oltre il quale si scende verso la riva del torrente su una spiaggetta di ciottoli, dove la prima sezione (facile) termina e si trova una comoda via di fuga verso la strada. La seconda sezione, segnalata da un secondo QR e da appoggi per i piedi realizzati con sassi inchiodati, mostra subito il carattere più tecnico con alcuni cambi moschettone in lieve strapiombo; risalendo la gola il paesaggio si fa più selvaggio. A metà circa il percorso guadagna quota fino al retro di alcuni garage presso la strada, dove c'è una seconda via di fuga; poi torna a metà parete con traversi tecnici, discese e risalite in strapiombo. Quando si risale di nuovo la gola e compare il ponte del cimitero monumentale di Rosazza la ferrata termina (25' dall'attacco / 30' dal parcheggio); la pozza a valle del ponte invita a un bagno.

    ▲Carattere e difficoltà

    Molto breve e con più vie di fuga: la prima parte è facile, adatta anche ai principianti; la seconda è più tecnica ma con difficoltà mai eccessive, ideale per chi vuole cimentarsi per la prima volta con qualche passaggio più complesso. Relazione a cura di Stefano Caprile.

    ⚠ Difficoltà ambientali ridotte, ma valutare la portata del torrente: dopo forti piogge alcune sezioni possono risultare scivolose.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (circa 900 m): percorribile in tutte le stagioni, gradevole anche d'estate per la freschezza della gola.

    ▲Discesa

    Il parcheggio è a meno di 100 m dalla fine della ferrata: si raggiunge l'auto in un minuto (circa 10' dal termine / 50' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona si sviluppano altre cinque vie, tutte moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata Ciao Miki, la Ferrata del Limbo, la Ferrata dell'Infernone e la Ferrata della Balma (le prime tre presso Oropa, a circa 30' d'auto).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValle Cervo
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:50 h
    • Quota max880 m
  • Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Itinerario impegnativo e alpinistico nelle Alpi Giulie: la Ferrata Grasselli sale il Picco di Carnizza, poi una lunga cresta collega al Monte Canin (2587 m) e la discesa avviene dalla Ferrata Julia fino al Ghiacciaio del Canin. Via molto varia, con tratti esposti sia in cresta sia in discesa, da affrontare solo con esperienza e tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea sale al Rifugio Gilberti-Soravito. Da Chiusaforte (20' dall'uscita Carnia-Tolmezzo sull'A23) si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per circa 20 km fino agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio (1850 m) si prende a destra il sentiero 632 verso la Sella Bila Pec (ruderi di una caserma), poi a mezzacosta verso la Sella Grubia e il Bivacco Marussich, risalendo ghiaioni verso ovest con il Montasio alle spalle, fino al Bivacco Marussich (2040 m, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si sale su traccia per prati e rocce verso l'evidente spigolo dove la targa segna l'inizio della Ferrata Grasselli (20' dal bivacco). Spostandosi un paio di metri a destra della targa e seguendo i triangoli rossi, si risale una prima parete verticale ben appigliata ma impegnativa (qualche piolo aiuta); si guadagna quota ed esposizione fino a una parete con fessura, che si supera restando a destra su staffe metalliche. Un breve tratto di collegamento e una traccia esposta a sinistra portano su un tratto di cresta attrezzata: roccette esposte ma senza difficoltà sostanziali e alcuni canalini concludono il primo tratto ferrato. Per sentiero ripido tra sfasciumi si raggiunge l'ampia cresta che porta al Picco di Carnizza (2441 m, 1h dall'attacco / circa 3h totali). Inizia la seconda parte verso il Canin: si perde quota e si percorre una cresta che alterna sentiero e placche inclinate (attenzione col bagnato), con notevole precipizio a nord verso il Ghiacciaio del Canin. Seguendo i bolli rossi (triangoli dell'Alta Via Resiniana) si aggira una cengia erbosa, si risalgono balzi attrezzati lungo un canalino e si raggiunge lo spigolo ovest del Canin; alternando tratti su sentiero, placche e roccette si sale fino ai resti della croce del Monte Canin (2587 m, 2h 30' dall'attacco / circa 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario bello e appagante ma impegnativo, esposto e in più tratti difficile: sia la Grasselli sia la Julia in discesa richiedono buona esperienza, discreta tecnica e nessun problema con l'esposizione. Installata nel 1995 dal CAI di Tricesimo, è intitolata a Rosalba Grasselli.

    ⚠ Da evitare con tempo instabile: tra il Picco di Carnizza, il Canin e la discesa dalla Julia non ci sono vie di fuga. Attenzione all'innevamento a inizio stagione sul versante nord del Picco di Carnizza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2587 m): piena estate con condizioni stabili. Per la discesa sul ghiacciaio sono consigliati i ramponi.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Canin si scende per la via normale (versante est) e in 10-15' si raggiunge il bivio a sinistra per la Ferrata Julia (media difficoltà, in discesa richiede attenzione; roccia ben appigliata salvo l'ultima placchetta, più faticosa per le braccia ma di pochi metri). La ferrata termina sul Ghiacciaio del Canin (1h 30' dalla vetta / 6h totali). La discesa del ghiacciaio richiede molta attenzione e i ramponi sono decisamente consigliati (di norma senza grossi crepacci); individuata la traccia si prosegue verso sud, alla Sella Bila Pec e alla stazione a monte della funivia (1h 15' dal termine della Julia / circa 7h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: sul Jof Montasio la Via Amalia; verso la Val Dogna la lunga Ferrata Norina al Monte Cavallo; sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan; verso il Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata547 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Roda di Vael porta all'imponente vetta omonima (2806 m) nel Gruppo del Catinaccio, con un itinerario di media difficoltà. La salita dal Passo del Vajolon è facile; la discesa verso la Torre Finestra presenta singoli passaggi più impegnativi. Si può concatenare con la Ferrata Masarè per un appagante giro ad anello.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga; ampio parcheggio agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Paolina si va verso nord/sinistra sul CAI 552, in leggera salita verso la parete ovest della Roda di Vael, poi sul CAI 549 e in direzione del Passo del Vajolon; superato un primo tratto attrezzato con fune e scaletta, lungo la traccia detritica si raggiunge il Passo del Vajolon (2565 m, 1h dal Rifugio Paolina). In alternativa si parte dalla Val di Fassa: da Vigo, funivia al Rifugio Ciampedie e sentieri CAI 541 poi 551 al Passo Vajolon (2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal passo si risale in linea logica il filo di cresta dello spigolo della Roda di Vael seguendo le attrezzature: la salita non presenta particolari difficoltà e alterna tratti attrezzati medio-facili a roccette non attrezzate, con bella vista sulla valle detritica dietro il Catinaccio. Per sentiero di cresta attrezzato e qualche facile balzo si arriva in vetta alla Roda di Vael (2806 m), con la croce metallica (45' dal Passo del Vajolon / 1h 45' totali). Si scende quindi sul versante opposto su ampio sentiero, attrezzato nei tratti più ripidi: alcune roccette e una scala portano verso la Forcella delle Rode (si ignorano le funi che scendono ripide nel canalino e si prosegue in quota). Raggiunta la forcella si affronta il passaggio chiave: una parete verticale e molto esposta, con pochi appigli naturali, da risalire in diagonale verso sinistra; le numerose staffe sostengono la progressione e si esce al Pian del Diaol (2625 m, 1h 15' dall'attacco / 2h 15' totali). Si passa sotto la Torre Finestra (la fessura con la croce al centro) fino a un bivio: a destra sale la Ferrata Masarè (2h), a sinistra si scende per un tratto angusto con una scala in un anfratto roccioso e un paio di altri tratti attrezzati che chiudono la ferrata (45' dal bivio / 3h 15' totali). In entrambi i casi si scende al Rifugio Roda di Vael (2283 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media in ambiente d'alta quota. Il punto più impegnativo è la parete diagonale di Pian del Diaol, esposta e capace di mettere in difficoltà i meno esperti, pur senza difficoltà tecniche rilevanti grazie alle ottime attrezzature.

    ⚠ Possibile presenza di neve anche in stagione inoltrata nel tratto verso il Passo del Vajolon. Attenzione al materiale detritico che si smuove nel tratto di discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, a roccia asciutta e senza nevai residui. Quota massima 2806 m.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Roda di Vael si rientra al Rifugio Paolina per comodo sentiero a mezzacosta CAI 549 poi 539, passando per il Monumento a Christomannos, fino alla stazione a monte della funivia (1h dal Rifugio Roda di Vael; senza Ferrata Masarè 4h 15' totali, con la Masarè 6h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Prosecuzione naturale è la Ferrata Masarè. Nel Catinaccio anche la facile Ferrata Santner, la Ferrata Bepo de Medil, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Laurenzi e l'esposta Ferrata Maximilian.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata246 m
    • Dislivello itinerario681 m
    • Quota max2806 m
    • Lunghezza13,1 Km
  • Ferrata di Rocca Senghi (Val Varaita)

    Ferrata di Rocca Senghi (Val Varaita)

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Rocca Senghi (Val Varaita)

    La Ferrata di Rocca Senghi risale l'omonimo torrione isolato in Val Varaita: una via difficile, atletica e «alla francese», con diversi tratti in strapiombo. Le difficoltà tecniche non sono elevatissime, vista l'abbondanza di cambre e staffe, ma conviene affrontarla solo se ben allenati. In discesa si può attraversare una suggestiva galleria militare.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione Sant'Anna di Bellino (CN): si passa il ponte sul torrente Varaita e si parcheggia nello spiazzo. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si prosegue verso il ponte successivo (fontana a sinistra), lo si attraversa e si prende il sentiero U26 verso le Grange Cruset, poi al bivio a destra sulla diramazione per Rocca Senghi (cartello). Superata una bacheca che mostra la via e le vie di fuga, si risale il ripido sentiero a serpentine lungo un canale erboso fino al masso isolato; l'attacco è a 2190 m, sul lato sinistro, vicino a uno spiazzo comodo per attrezzarsi (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Lo sviluppo è visibile dal basso: ci si sposta progressivamente lungo il filo dello spigolo in forte esposizione. Si attacca con un tratto orizzontale a sinistra scendendo un paio di metri dal sentiero, quindi si sale in verticale su parete a tratti leggermente strapiombante, con abbondanti staffe (talvolta distanti tra loro, scomode per chi è di bassa statura). Si guadagna quota rapidamente fino a un tratto orizzontale a sinistra con staffe per mani e piedi, e si raggiunge il caratteristico spigolo in forte esposizione. Si prosegue su una serie di pareti verticali alternate a brevi tratti orizzontali, decisamente impegnative; dopo circa 45' dall'attacco si arriva a una cengia diagonale dove rifiatare dopo la prima serie di pareti atletiche (qui, a destra, una via di fuga che, per una cengia, raggiunge un ricovero militare abbandonato e da lì la vetta per sentiero o per una galleria militare di 30 m). La seconda parte ha caratteristiche simili ma con meno strapiombi e qualche parete più appoggiata: dopo un tratto orizzontale a destra si passa dentro un caratteristico foro nella roccia; ancora pochi minuti in verticale e si raggiunge la croce metallica della vetta di Rocca Senghi (circa 1h 30' dall'inizio / 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Cavo posato alla francese, quindi poco teso: meno utile da trazionare nei punti difficili, ma le abbondanti staffe danno molto sostegno per mani e piedi.

    ⚠ Via atletica: sconsigliata a chi non è ben allenato. Per la galleria militare in discesa è necessaria una pila frontale. Attenzione alla distanza fra le staffe per le persone di bassa statura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d'alta valle; partire presto e con buone condizioni fisiche. Quota dell'attacco 2190 m.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende a una selletta e a un bivio: a destra un sentiero porta ai resti del ricovero militare; a sinistra si può percorrere in discesa la galleria militare (circa 30 m, inizialmente attrezzata con gradini metallici e cavo, pila frontale indispensabile) che mette in comunicazione i due versanti e deposita presso il ricovero. Dal ricovero un sentiero riporta nei pressi dell'attacco e quindi, a ritroso, al parcheggio (1h dal termine / 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    In giornata, in Val Varaita, la Ferrata di Chiaronto. Tra le altre vie del Cuneese: la lunga Ferrata degli Alpini all'Oronaye, la Ferrata di Camoglieres, la Ferrata dei Funs e la Ferrata del Bec Valletta a Limone; più a sud, in provincia di Savona, la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Varaita
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata230 m
    • Dislivello itinerario320 m
    • Quota max2450 m
    • Lunghezza8,7 Km
  • Ferrata di Rocca Candelera (Valli di Lanzo)

    Ferrata di Rocca Candelera (Valli di Lanzo)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata di Rocca Candelera (Valli di Lanzo)

    La nuova Ferrata di Rocca Candelera sale un contrafforte roccioso delle Valli di Lanzo, che si eleva ripido sopra il bosco e il paese di Piazzette. Ambiente selvaggio e verticale, con un ponte sospeso e alcuni tratti strapiombanti, su ottima roccia granitica.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Usseglio (TO): poco prima dell'abitato si parcheggia presso una cava, facendo attenzione al cartello lungo la strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio (bacheca) si segue un sentiero che costeggia muretti a secco fino a un bivio: a destra il sentiero di rientro, si prende la sinistra con indicazioni per la ferrata. Su sentiero ottimamente segnato, lungo la linea di massima pendenza, si raggiunge il cartello d'inizio (40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima parte può trarre in inganno: si superano modesti risalti rocciosi e pareti appoggiate con staffe dove serve, alternati a tratti di collegamento, mentre si guadagna quota sulla valle. Si risalgono un paio di paretine di una ventina di metri ciascuna, senza particolari difficoltà, su ottimo granito, fino all'inizio della seconda sezione, decisamente più verticale e impegnativa. Si parte con una placchetta appoggiata senza staffe e si raggiunge la lunga parete che caratterizza la via: si sale in verticale per 30-40 metri — non tecnicamente difficile per l'abbondanza di staffe, ma con qualche leggero strapiombo ed esposizione crescente. Spostandosi gradualmente a destra lungo un bello spigolo, poi un traverso a sinistra, si guadagna un terrazzino; si risale un pulpito senza staffe fino al ponte sospeso a 3 corde, piuttosto stabile. Oltre il ponte si traversa in diagonale a sinistra sotto una lunga placconata grigia attrezzata con staffe: 20 metri verticali, poi a destra sopra una lama, ancora traverso e verticale in forte esposizione verso un tetto roccioso, che si aggira sul lato destro. Un tratto di collegamento panoramico precede una breve paretina e uno spigolo, aggirato a sinistra; si risale un diedro non marcato, una placchetta, un tratto su erba e l'ultima placchetta appoggiata fino alla croce di legno di Rocca Candelera (circa 2h 30' dall'inizio / 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Come molte ferrate piemontesi usa staffe e attrezzature in abbondanza, il che abbassa il grado e la rende accessibile anche a escursionisti non espertissimi di arrampicata; restano da affrontare con attenzione alcuni tratti strapiombanti.

    ⚠ È esplicitamente vietato scendere lungo la via ferrata: si esce solo dalla vetta e si rientra dal sentiero indicato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via lunga: partire di buon'ora. Stagione dalla primavera all'autunno con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si gira a destra lungo un sentiero di cresta fino a un cartello che indica la discesa; si scende per un sentiero ripido con tratti in traverso su erba scivolosa, seguendo i segni rossi sugli alberi. Più in basso il sentiero diventa più agevole e riporta alla cava (1h dal termine / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    È la prima ferrata delle Valli di Lanzo; per combinarne un'altra in giornata, vista la lunghezza, conviene partire presto e scegliere una via a circa un'ora d'auto: la Ferrata di Pont Canavese, la Ferrata di Rocca Bianca a Caprie o la Ferrata Carlo Giorda.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValli di Lanzo
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata364 m
    • Dislivello itinerario533 m
    • Quota max1787 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Guido Rossa a Caprie (Rocca Bianca)

    Ferrata Guido Rossa a Caprie (Rocca Bianca)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Guido Rossa a Caprie (Rocca Bianca)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Guido Rossa a Caprie (già Ferrata della Rocca Bianca) sale la Rocca di Caprie, in Val di Susa: una via intensa, fisica e piacevole che, pur non essendo da classificare difficile, richiede buona forma e concentrazione. È varia — tratti esposti, traversi, pareti verticali e strapiombi — e include un ponte sospeso (delle scimmie) di 25 metri, adrenalinico e ballerino.

    ▲Avvicinamento

    Si parcheggia a Caprie (TO), in via Colomba, da cui è già visibile la parete; sul posto una bacheca informativa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prende il sentiero sulla destra e, al primo bivio, si tiene ancora la destra (segnalato) fino al cartello d'inizio ferrata (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca un sasso ancora nel bosco e alcune facili roccette; usciti dal bosco inizia un tratto ripido con due-tre tiri abbastanza impegnativi per via della roccia non perfettamente appigliata. Si risale uno spigolo poco marcato tenendosi sul lato sinistro; pian piano si allarga in un traverso con qualche staffa per i piedi, poi di nuovo verticale su parete con leggero strapiombo. Si supera un masso in forte esposizione e si chiude il primo tratto (20' dall'attacco), dove c'è una via di fuga segnalata. Nel bosco si raggiunge il secondo tratto seguendo i bollini rossi e il cartello «Placca delle Malizie»: si riparte verticali su una placca abbastanza liscia dove le staffe aiutano fino a scavalcare una sporgenza, poi si sale alternando tratti verticali, diagonali e cenge, con esposizione via via crescente, fino a un punto orizzontale dove rifiatare. Si affronta quindi il ponte sospeso (circa 25 m), aggirabile. Si riparte su un tratto strapiombante: il passaggio chiave è un pezzo difficile in cui il cavo corre in mezzo, con due moschettonate in posizione scomoda (un rinvio può essere molto utile). Si prosegue su parete verticale ed esposta fino a un traverso impegnativo da fare in aderenza, poi in diagonale si aggira la parete e si guadagna la sommità. Si continua su placche inclinate e qualche balzo facilmente arrampicabile fino a un'ultima parete attrezzata, dove il leggero strapiombo e la stanchezza accumulata non devono far calare la concentrazione, e si arriva in vetta (2h dall'attacco / 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Non difficile in senso tecnico ma varia e fisica: molti tratti verticali, qualche strapiombo ed esposizione che alzano l'impegno. La via è intitolata a Guido Rossa, operaio, sindacalista e alpinista del Gruppo Alta Montagna del CAI di Torino, ucciso dalle Brigate Rosse a Genova nel 1979.

    ⚠ Dopo un incendio nel 2017 la via è rimasta chiusa alcuni anni ed è stata riaperta ufficialmente il 17 ottobre 2021; la relazione di riferimento non è aggiornata dopo la riapertura. Un rinvio è consigliato per il passaggio chiave strapiombante.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di bassa-media quota in Val di Susa, percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende per il sentiero sulla destra indicato «Campambiardo», quindi si seguono le indicazioni per Caprie nel bosco fino al parcheggio (30' dal termine / 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Nei pressi la Ferrata della Ruceia e la Ferrata Carlo Giorda. In Val di Susa: la Ferrata Gorge della Dora, la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e, più in alto, la Ferrata del Rouas a Bardonecchia; a Claviere le ferrate di Rocca Clarì, dei Militari/Bunker, della Batteria Bassa e dello Chaberton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata255 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max715 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)

    Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Bologna
    Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rocca di Badolo risale il Contrafforte Pliocenico sopra Badolo, nell'Appennino bolognese. La caratteristica roccia di arenaria, coperta da un sottile strato di sabbia e di per sé piuttosto liscia, è la nota dominante: corta ma con qualche passaggio da non sottovalutare, è un'ottima palestra per migliorare la tecnica di arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Si esce dall'A1 a Sasso Marconi, si gira a sinistra sulla SS 325 e poi a destra verso Badolo; si risale la provinciale per 9 tornanti e si parcheggia a bordo strada (al nono tornante una tabella illustrativa; la parete è già ben visibile). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si costeggia in salita un campo coltivato fino al bosco, si prosegue dritti verso la parete e, raggiuntala, si tiene la sinistra: in pochi metri si trova l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre parti. (1) Si risale una prima parete inclinata fino a un diedro con scala a pioli; al termine una parete leggermente strapiombante richiede attenzione (10' dall'attacco / 20' dal parcheggio). (2) Si sale verticali su parete liscia con fessure intagliate, poi con l'aiuto di staffe e fori artificiali; una breve scala strapiombante butta in fuori ma, vista la brevità, non crea difficoltà atletiche. Si raggiunge un ampio terrazzo (a destra le soste delle vie d'arrampicata, a sinistra prosegue la terza parte). (3) Una parete di 6 metri (aggirabile a sinistra) butta leggermente in fuori: senza corda serve attenzione, perché in caso di caduta si rischia di battere sotto. Un breve tratto ripido di sentiero porta all'ultima parete, il diedro finale, il punto tecnicamente più impegnativo: la posizione di cavo e appigli spinge verso l'esterno e impone di arrampicare; è stretto in alcuni punti e richiede passo fermo e un minimo di tecnica, ma è breve (8 metri) e poco faticoso. Si conclude con una scala a pioli che porta in cima al pianoro sommitale (30' dall'attacco / 40' dal parcheggio).

    Dal 2022 esiste una variante più impegnativa, il «Traverso dei Magnifici 4» (dedicato a Oscar Belotti, Nando Stagni, Augusto Righi e Otello Olivini): un traverso orizzontale in forte esposizione che taglia il paretone di Badolo Alto. Si stacca a metà della terza sezione, evita il diedro finale e non porta in cima a Rocca Badolo; può essere percorso anche in senso inverso a fine itinerario, scendendo dalla cima fino alle vie di Badolo Altissimo (versante sud) e seguendo il cartello presso i monotiri, in senso orario, per poi risalire il diedro finale. È classificato «Difficile» e si percorre in circa 5 minuti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non complesso ma con passaggi da non sottovalutare per la natura dell'arenaria, liscia e sabbiosa. Costruita nel 1976 per agevolare l'accesso ai settori d'arrampicata di Badolo Medio e Alto, ammodernata dal CAI di Bologna nel 2015, con il Traverso dei Magnifici 4 aggiunto nel 2022.

    ⚠ Sul Traverso dei Magnifici 4 conviene una longe per la scarsità di soste. Attenzione assoluta a non smuovere sassi, soprattutto se ci sono arrampicatori nella falesia sottostante.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 476 m): percorribile praticamente tutto l'anno, ottima come allenamento. Dislivello della ferrata 100 m, sviluppo dell'itinerario circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Dal pianoro sommitale si scende dal lato opposto seguendo le tracce ripide nel bosco fino a un sentiero a mezzacosta, che si prende a destra; in pochi minuti si raggiunge una chiesetta e, per mulattiera, in 10 minuti la provinciale. Si scende ancora per un paio di tornanti fino all'auto (20' dal termine / 1h dall'inizio dell'itinerario).

    ▲Da abbinare

    Per chi arriva da nord-ovest sull'A1, si combina bene con la Ferrata Pietra Nera (uscita Salsomaggiore-Fidenza). Nell'Appennino emiliano, alla Pietra di Bismantova, la Ferrata degli Alpini e la recente Ferrata Ovest; verso la Toscana la Ferrata Sant'Antone (Pisa) e la Ferrata Romana Nesi (Arezzo).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoContrafforte Pliocenico
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario225 m
    • Quota max476 m
    • Lunghezza2,5 Km
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