Stato: Aperta

  • Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata a Cima Nove (Sasso delle Nove) è un breve tratto attrezzato — gli ultimi 100 metri prima della croce — posto al termine di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna in Val Badia. Tecnicamente non è proibitiva, ma corre lungo una parete molto esposta, soprattutto sulla caratteristica placconata sud, in un ambiente solitario e austero con alcuni passaggi esposti e non protetti. La vetta tocca i 2968 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Pederù (1548 m), raggiungibile da San Vigilio di Marebbe seguendo le indicazioni «Pederù» già in paese, su strada asfaltata fino all'ampio parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio si segue l'ampio sentiero turistico 7 verso sud nel Vallone di Fanes, toccando in rapida successione il Rifugio Pices Fanes (2007 m), il Rifugio Fanes (2060 m, breve deviazione opzionale) e il Rifugio Lavarella (2050 m, 1h 30' dalla partenza). Da qui si prende il segnavia 13 verso nord, a destra, sul Piano delle Sarenes, salendo costantemente fino al Passo di Sant'Antonio (Ju de Sant'Antone, 2466 m, 2h 30' totali). Si lascia il 13 e, seguendo il cartello, si sale verso est su un ripido ghiaione con alcuni bolli rossi e facili roccette fino a una sella prativa con vista su Cima Dieci e Cima Nove; qui i segni finiscono ma si segue a vista la cresta verso nord-ovest, fra precipizi su entrambi i lati, fino all'attacco delle attrezzature (2800 m, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata supera circa 100 metri. I primi tratti assicurano una cresta ben gradonata vicino al precipizio della parete nord, più simile a un sentiero attrezzato; poi ci si sposta sul versante sud, più esposto, dove il cavo prosegue ancora senza difficoltà tecniche su moderata pendenza fino a un sasso dove il cavo si interrompe e riprende due metri più avanti. Inizia qui il tratto più interessante: un lungo e aereo traverso verso sinistra su una liscia placconata da percorrere in aderenza. Il cavo risale poi più verticale verso un tratto di spigolo molto aereo, in forte esposizione, fino a un camino di media difficoltà — il passaggio probabilmente più tecnico, però abbastanza appoggiato. Un'ultima placca inclinata e alcune esposte roccette sommitali chiudono le attrezzature (45' dall'attacco). Si prosegue su pendio ghiaioso fino alla croce di Cima Nove (2968 m, 15' dal termine delle attrezzature, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non presenta difficoltà tecniche di rilievo ma si sviluppa su una parete molto esposta, con placche lisce e verticali che possono mettere in difficoltà chi ha poca esperienza o piede non fermo; i passaggi attrezzati si alternano comunque a tratti senza difficoltà.

    ⚠ Il rientro avviene ripercorrendo la ferrata in discesa, da affrontare con grande attenzione data l'esposizione. L'escursione è lunga e, dopo i primi rifugi, abbastanza isolata: percorrerla solo con tempo stabile. In discesa, sul pianoro sommitale, con nebbia o nuvole basse fare attenzione a individuare il canalino dove corrono le attrezzature.

    ▲Periodo e sicurezza

    In alternativa al Rifugio Pederù si può partire dalla località Spescia (1549 m) in Val Badia salendo ripidamente per il sentiero 13 lungo la Val di Fanes fino al Ju de Sant'Antone: più breve come distanza ma più faticosa e ripida (circa 7h a/r). Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sasso delle Nove è una montagna particolare: la sua lunga placconata appoggiata della parete sud fu salita dai fratelli Messner con tre itinerari di pura aderenza (Direttissima, Heidi, Placche), alla fine degli anni Sessanta veri banchi di prova, per giunta affrontati con scarponi rigidi. La più ripetuta è oggi la Direttissima Messner.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo l'itinerario di salita, ferrata compresa (3h 30' dalla vetta, 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Cima Nove è la vetta settentrionale del Gruppo del Sasso della Croce, dove si trova anche la spesso abbinata ferrata al Sasso della Croce e a Cima Dieci. Più a sud sul gruppo corrono il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu e la lunga Ferrata della Pace; verso il Lago di Braies la facile Ferrata di Valdaora alla Cima dei Colli Alti e, al Passo Furcia, la Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata110 m
    • Dislivello itinerario1424 m
    • Quota max2968 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Sass del Tavarac

    Ferrata Sass del Tavarac

    Vie Ferrate › Lombardia › Como
    Ferrata Sass del Tavarac

    La Ferrata Sass del Tavarac è una via difficile e atletica sopra Erba, in provincia di Como. È di tipo tradizionale, con attrezzature ridotte al minimo e senza infissi a sostegno della salita: si rivolge a escursionisti esperti, ben allenati e con buona forza di braccia. La roccia offre quasi ovunque buona arrampicabilità e, nonostante la bassa quota (749 m), sa farsi apprezzare anche dagli arrampicatori più esigenti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Crevenna (comune di Erba), in direzione dell'Eremo di San Salvatore. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. La strada che porta all'Eremo è privata e in teoria non percorribile (chi la usa rischia la multa, ma risparmia 30'); in alternativa si risale parzialmente via San Giorgio fino a uno slargo sterrato sulla destra dove parcheggiare. Da qui due opzioni: imboccare la strada asfaltata e poi salire dal sentiero nel bosco, tagliando vari tornanti (ingresso «ufficiale» segnalato da due gradini in pietra; 30-35' dal parcheggio); oppure prendere il sentiero che parte dall'Eremo, seguendo i segnavia per la ferrata e la vicina falesia con bolli rossi, fino a cercare l'attacco alla destra della falesia (30' dall'Eremo, 1h dallo slargo di via San Giorgio).

    ▲Il percorso

    La via si divide in tre sezioni a difficoltà decrescente. La prima è la più selettiva: si arrampica subito una parete con caratteristiche di diedro non marcato, circa 30 metri molto impegnativi e con pochi appigli; in cima un traverso con catene verso sinistra, esposto e faticoso, con i piedi in aderenza, porta a un canalino da risalire in arrampicata, fino a un bivio (a destra la seconda sezione, a sinistra una via d'uscita). La seconda attacca con un sentiero attrezzato lungo una rampa e gradoni rocciosi ed erbosi fino a una seconda parete verticale, meno dura della prima ma con roccia meno solida: la si risale per una quindicina di metri, poi un traverso più facile chiude la sezione (qui si incontra la catena del sentiero di discesa, utilizzabile come via di fuga). La terza sezione parte su rocce abbastanza coricate fino a una parete bianco-giallastra di difficoltà simile alla seconda ma con roccia meno sicura, su cui prestare attenzione a mani e piedi ricordando che sotto c'è la falesia; gli ultimi balzi chiudono la ferrata (45' dall'attacco, circa 2h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata corta ma impegnativa e tecnicamente difficile, con attrezzature metalliche ridotte al minimo (in buone condizioni): favorisce chi padroneggia la tecnica d'arrampicata.

    ⚠ Il primo tratto è molto selettivo: può tornare utile un paio di scarpette d'arrampicata. In più punti, soprattutto nella seconda e terza sezione, la roccia è meno sicura e la via si sviluppa sopra una falesia. Se si parcheggia all'Eremo, rientrare entro le 19 perché poi viene chiusa la sbarra all'imbocco di via San Giorgio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, quindi percorribile in gran parte dell'anno con buone condizioni di roccia. Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ).

    ▲Discesa

    Due alternative: al termine della ferrata seguire subito a destra la traccia con catena, che scende presso la parete di salita — a tratti esposta, instabile e attrezzata con catena piuttosto lasca, con un paio di brevi disarrampicate — fino all'attacco e poi a ritroso (45' dal termine, 2h 45' totali); oppure salire leggermente nel bosco fino a una mulattiera, imboccarla a sinistra in discesa passando accanto ai settori d'arrampicata Sasso San Salvatore e Sasso d'Erba, ignorando i bivi, fino all'Eremo e all'auto (1h dal termine, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Zona ricca di ferrate di difficoltà analoga: la 30° OSA al Corno Rat, la del Venticinquennale al Corno Occidentale, la Ferrata al Corno Medale e la Contessi al Monte Due Mani; verso il Varesotto la Ferrata Bellotti presso Mesenzana.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoTriangolo Lariano
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata30
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max749 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata La Scala del Menighel

    Ferrata La Scala del Menighel

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata La Scala del Menighel
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Scala del Menighel è un breve e singolare tratto attrezzato che, come dice il nome, è una vera scala: una lunga serie di infissi metallici che risale una bastionata di circa 100 metri sul versante nord della Tofana di Rozes, tagliando il vallone del Masarè. Si usa di solito per completare il giro alla base della Tofana di Rozes appoggiandosi al Rifugio Giussani. Non presenta difficoltà tecniche di rilievo, ma è esposta e la struttura degli infissi, risalenti ai primi del Novecento, richiede concentrazione.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Dibona, sul versante ampezzano a sud della Tofana di Rozes, raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina–Passo Falzarego (seguire le indicazioni per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Dibona si prende il sentiero 403 su carrareccia, con pendenza modesta, verso la parete sud della Tofana; a un bivio il 403 va a destra verso il Rifugio Giussani, ma si prosegue dritti verso la parete sud sul sentiero 404, ignorando i bivi per la Ferrata della Grotta di Tofana e per la Lipella/Gallerie del Castelletto. Si raggiunge la Forcella Col dei Bos e si piega verso nord nella Val Travenanzes, fino a un bivio sulla destra che porta all'evidente bastionata della Scala del Menighel (2h 30' dal Rifugio Dibona).

    ▲Il percorso

    La ferrata è divisa in due sezioni molto simili. La prima inizia con una lunga serie di infissi, ricurvi nel tratto terminale, che salgono in diagonale verso sinistra su pendenza dapprima moderata poi più verticale: la salita non ha difficoltà tecniche, essendo una sequenza di gradini, ma l'esposizione diventa rapidamente evidente. Si raggiunge una cengia da cui si può ammirare con calma la cascata che scende un centinaio di metri più a sinistra. La seconda sezione prosegue con gli stessi infissi, ora piegando verso destra e con maggiore verticalità, fino al termine delle attrezzature (20' dall'attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via dalle difficoltà tecniche modeste, percorribile anche da escursionisti con moderata esperienza, ma molto esposta.

    ⚠ Gli infissi risalgono ai primi del Novecento: la salita, pur facile, richiede concentrazione per la loro struttura e l'esposizione. L'avvicinamento e il rientro sono lunghi e faticosi, e da soli farebbero quasi passare in secondo piano la brevità del tratto attrezzato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo oppure quella della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    La Scala del Menighel è la prima via ferrata della zona di Cortina d'Ampezzo. Si deve a Luigi Gilarduzzi, detto «Minighèl», fabbro e gestore del Rifugio Wolf von Glanvell in Val Travenanzes (distrutto dall'artiglieria italiana nel 1915). Per collegare il suo rifugio al Rifugio Giussani (allora Cantore), Gilarduzzi forgiò 200 robusti pioli metallici che nel 1907 divennero la «Scala del Menighel».

    ▲Discesa

    Il rientro è ad anello aggirando la Tofana di Rozes. Dal termine della ferrata, sotto la parete nord, si sale ripidamente sul sentiero 403 con una serie di tornanti fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h dal termine della ferrata); da qui, sempre per il 403 stretto tra la Tofana di Rozes e Punta Anna, si scende al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h dal termine della ferrata, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso si abbina in discesa alla Ferrata Lipella che sale alla Tofana di Rozes. Dal Rifugio Giussani si raggiungono la Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro e il Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Dibona il Sentiero Attrezzato Astaldi. Verso il Passo Falzarego la Tomaselli, la Fusetti al Sass de Stria e l'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario830 m
    • Quota max2573 m
    • Lunghezza11,4 Km
  • Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L'abbinamento delle ferrate al Sass dla Crusc (Sasso della Croce) e a Cima Dieci è un grande itinerario di alta montagna con partenza da Badia, in Val Badia. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma il percorso è lungo (oltre 16 km, quasi 1000 m di dislivello) e per ampi tratti corre su sentiero esposto e non protetto: va affrontato con buona preparazione e tempo stabile. In cambio regala panorami spettacolari su Val Badia, Sassolungo, Gruppo Sella e le cime dolomitiche di Cortina, con la vetta a 3026 m.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d'appoggio è il Rifugio Santa Croce, sul versante orientale della Val Badia all'altezza di Badia, raggiungibile con le seggiovie «La Crusc 1» e «La Crusc 2» oppure a piedi per il comodo sentiero 7 da Badia (circa 1h 30'). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2045 m) si ha di fronte l'imponente bastionata del Sass dla Crusc, prima meta della giornata. Si seguono i segnavia 7 passando accanto a una chiesetta bianca; il sentiero sale poi a destra verso sud, dapprima dolce tra i mughi e quindi più deciso fuori dal bosco, verso la parete. Ci si incammina sotto la roccia lungo una cengia che si fa via via più stretta ed esposta: qui inizia il primo tratto attrezzato (1h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Il primo cavo aiuta su una cengia esposta seguita da un salto verticale; si prosegue alternando sentiero a mezzacosta esposto a brevi tratti attrezzati. Si risale una rampa inclinata con il cavo a sinistra e si percorre l'esposto sentiero che aggira la parete sud-ovest del Sass dla Crusc; dopo un tratto di roccette non attrezzato se ne incontra uno attrezzato con due staffe metalliche e un facile traverso. Una lunga cengia, più stretta delle precedenti, è protetta da una fune di autoassicurazione; si volge quindi a sud per l'ultimo tratto di sentiero, parzialmente attrezzato dove entra in un ripido canalino franoso, fino alla Forcella dla Crusc (2h 30' in totale). Alla forcella, crocevia di sentieri, si tiene la sinistra per restare sull'altopiano. Si cammina tra sassi e ghiaioni un po' scivolosi ma non difficili fino al Piz Zuber, quindi al bivio per il Sass dla Crusc (2907 m, deviazione opzionale ma consigliata), e si prosegue lungo la cresta panoramica verso Cima Dieci. Qui inizia il secondo tratto ferrato: breve ma molto esposto, risale lo spigolo sud per una cinquantina di metri di balzi rocciosi verticali. Dopo i primi metri appoggiati si affronta una serie di salti più marcati con il cavo a sinistra; da un balconcino panoramico si sale in forte esposizione su due tratti impegnativi, poi si aggira lo spigolo sul versante orientale e si vede, a una quindicina di metri, la croce di legno. Qualche passo in orizzontale immette in un camino che si risale in spaccata, passando dal lato destro a quello sinistro; le ultime roccette portano al pianoro sommitale e alla croce di Cima Dieci, con vista a 360° (2h dalla Forcella, 4h 30' in totale). La cresta che si stacca verso Cima Nove è percorsa dalla relativa ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima ferrata, quella che porta alla Forcella dla Crusc, è nel complesso facile: presenta tre tratti verticali brevi e senza difficoltà tecniche, mentre gli altri cavi servono soprattutto a proteggere sentieri esposti. La ferrata di Cima Dieci è invece breve ma intensa, molto esposta e con la prima metà verticale e impegnativa.

    ⚠ Itinerario di alta montagna, lungo e con dislivello importante: richiede buona forma fisica. Diversi tratti di sentiero prima della Forcella sono esposti e non protetti, sconsigliati a chi non ha esperienza di montagna o piede fermo. Cima Dieci richiede assenza di vertigini. La stabilità del meteo è fondamentale: non ci sono veri punti d'appoggio e si trovano tratti attrezzati sia all'inizio sia alla fine del giro, da evitare con tempo instabile.

    ▲Storia

    Il Sasso della Croce è legato alla storia dell'alpinismo per via di Reinhold Messner: nel luglio 1968, salendo il Pilastro di Mezzo con il fratello Günther, si trovò davanti a una placca liscia di quattro metri da cui non poteva né salire né scendere. La superò, come racconta nel suo celebre «Settimo Grado», e le attribuì una valutazione di VIII grado, fino ad allora mai usata; va ricordato che la affrontò con scarponi a suola rigida.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda; per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo lo stesso sentiero dell'andata; i due tratti attrezzati richiedono particolare attenzione perché percorsi in discesa (3h dalla vetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    Difficilmente questo giro lascia energie per una seconda ferrata in giornata, ma su più giorni dalla Forcella dla Crusc si può salire al Piz de Lavarella e scendere verso il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu. In Val Badia c'è la Ferrata della Pace; da Corvara, sul Gruppo Sella, la Ferrata al Piz de Lech e quella del Vallon; verso il Passo Gardena la Ferrata al Gran Cir e, verso il Passo della Furcia, la nuova Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario979 m
    • Quota max3026 m
    • Lunghezza16,1 Km
  • Ferrata della Sassella

    Ferrata della Sassella

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata della Sassella

    La Ferrata della Sassella è una breve via attrezzata ricavata sulla palestra di roccia omonima, alle porte occidentali di Sondrio in Valtellina. Lo sviluppo è contenuto e, salvo brevi sezioni, non presenta difficoltà di rilievo. La parete offre due percorsi paralleli collegati da un ponte sospeso, indicati nella bacheca all'ingresso: un itinerario rapido e divertente, perfetto da unire a qualche tiro d'arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la località Sassella, nella periferia ovest di Sondrio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Già dal parcheggio è ben visibile, sul lato opposto della strada, la parete su cui corrono la ferrata e le vie d'arrampicata; un breve sentiero porta in pochi minuti alla bacheca e all'attacco.

    ▲Il percorso

    La parete, alta una sessantina di metri, ospita due tracciati che si ricongiungono a metà. Il settore di destra sale un diedro-rampa piuttosto appoggiato, poi una paretina dapprima verticale e infine con un breve tratto strapiombante, sostenuto da numerose staffe; si arriva così al ponte sospeso su tre corde. Attraversatolo, si prosegue su una placca con un facile traverso verso sinistra fino a incontrare il settore di sinistra, che attacca una cinquantina di metri oltre la partenza di destra risalendo una parete verticale ma ricca di staffe e maniglie. Dal punto in cui i due itinerari si uniscono si sale in verticale su staffe lungo una placconata, poi il percorso entra nel bosco trasformandosi in sentiero attrezzato e termina in breve (circa 20' complessivi di parete).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve e mai realmente difficile, ideale per chi muove i primi passi e perfetta da abbinare a qualche tiro lungo la palestra di roccia adiacente.

    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa quota la rende percorribile per gran parte dell'anno. Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale.

    ▲Discesa

    Si scende sulla destra seguendo le tracce di rientro.

    ▲Storia

    La ferrata è stata inaugurata il 21 aprile 2018, contestualmente alla palestra di roccia adiacente.

    ▲Da abbinare

    Le ferrate in Valtellina non sono molte: la Sassella si presta a essere unita al Torrione Porro o alla Ferrata della Croce al Palabione; poco lontano, in Valchiavenna, le ferrate Biasini e Succetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValtellina
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario80 m
    • Lunghezza0,5 Km
  • Ferrata Sass de Rocia

    Ferrata Sass de Rocia

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sass de Rocia

    La Ferrata al Sass de Rocia sorge vicino a Laste, in provincia di Belluno, ed è tra le più semplici del sottogruppo della Marmolada. Tecnicamente elementare e con dislivello modesto, è perfetta per chi vuole prendere confidenza con la verticalità: i pochi tratti ripidi sono attrezzati con abbondanti staffe e scalette, e il percorso è movimentato da tre ponti sospesi che ne fanno una meta ideale anche per famiglie e neofiti.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la frazione di Ronch, poco sopra Laste (Belluno), e si lascia l'auto nel piazzale al centro del paese. Già lungo la strada, poco prima dell'abitato, un cartello segnala il sentiero che sale nel bosco verso l'attacco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal piazzale si torna sull'asfalto per pochi metri e si imbocca a sinistra, in salita, il sentiero nel bosco: ben segnato e privo di difficoltà, in circa 10 minuti porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una paretina attrezzata con staffe e una scaletta metallica, oltre la quale ci si infila in un anfratto stretto fra le pareti del Sass de Rocia, risalito con la corda che fa da corrimano. In fondo una scaletta metallica appoggiata di circa 4 metri conduce a una cengia che, dopo pochi passi, piega con un tornante a sinistra sotto una parete verticale: la roccia è liscia e povera di appigli ma fittamente attrezzata di staffe, e un breve tratto leggermente strapiombante costituisce l'unica vera difficoltà. Si esce su un terrazzino dove le attrezzature piegano a sinistra per qualche metro prima di ripartire in verticale con altre staffe e un breve passaggio a sinistra. Si guadagna così il primo ponte sospeso, che scavalca la gola attraversata all'ingresso. Da qui il tracciato diventa sentiero attrezzato: alcune facili roccette tra i mughi portano al secondo ponte sospeso, quindi un tratto di sentiero inizialmente attrezzato conduce al terzo ponte sospeso. Un'ultima breve traccia termina al Bivacco Pian delle Stelle, dove finisce la ferrata (30' dall'attacco, 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via decisamente facile, pensata per principianti e famiglie: si superano alcuni tratti verticali aiutandosi con le staffe, riducendo al minimo l'arrampicata. L'esposizione è contenuta e l'impegno fisico modesto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per via dell'avvicinamento e del rientro brevissimi, è un itinerario ideale anche nelle giornate di meteo incerto. Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda.

    ▲Discesa

    La discesa può ripercorrere interamente la via di salita; in alternativa, superati i primi due ponti e giunti in prossimità del terzo, si segue la traccia che aggira la gola scendendo prima una scaletta e poi un sentiero, fino a innestarsi nel sentiero di avvicinamento e rientrare al parcheggio (30' dal bivacco, 1h 15' in totale).

    ▲Da abbinare

    È la più facile delle ferrate del sottogruppo della Marmolada, dove spiccano le storiche vie Eterna, a Punta Penia, al Col Ombert e al Colac. Verso il Passo Falzarego si trovano due vie facili, la Ra Gusela e l'Averau; scendendo verso il Civetta le impegnative Fiamme Gialle, Tissi e Alleghesi, oltre alla lunga Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario130 m
    • Quota max1576 m
    • Lunghezza0,9 Km
  • Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)

    Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)

    Vie Ferrate › Veneto › Treviso
    Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sass Brusai sale il Monte Boccaor nel Massiccio del Grappa: una via molto arrampicabile, con i passaggi più impegnativi posti all'inizio e alla fine. Dalla cima si può proseguire verso il Sacrario del Grappa ed eventualmente scendere dalla vicina Ferrata Guzzella. Itinerario di bassa quota, percorribile per lunghi tratti dell'anno.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val San Liberale, presso l'omonimo ristorante, raggiungibile da Crespano del Grappa (TV) lungo la SP 26: a Crespano si seguono le indicazioni a nord per la Val San Liberale fino all'ampio parcheggio presso il ristorante (600 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale per una stradina asfaltata fino a un primo bivio (a sinistra la Ferrata Guzzella, a destra la Sass Brusai): si prosegue dritti finché l'asfalto diventa sterrato e, a un bivio segnalato (710 m, 30' dal parcheggio), si tiene la destra sul CAI 153. Per ripido sentiero nel bosco, seguendo i bolli rossi, si arriva a un bivio dove a sinistra si raggiunge l'attacco (1160 m, 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal balconcino d'attacco si salgono alcune roccette a sinistra della targa e si entra nella prima sezione: una parete di una quindicina di metri che in alto prende la forma di un camino, molto piacevole su roccia frastagliata e ricca di appoggi. Usciti dal camino, un paio di balzi su fondo misto roccia-erba (attenzione se umido) e una breve cengia introducono un tratto di sentiero. La seconda sezione risale una cresta di ampi blocchi, tenendosi sul lato sinistro, con basso senso di esposizione per gli alberi circostanti; seguono sentiero erboso e facili balzi attrezzati. La terza sezione sale una costola rocciosa, ben gradonata in basso e più tecnica in alto, dove una fessura e un paio di sporgenze obbligano a procedere in spaccata sul versante opposto alla fune; poi una paretina ben appigliata, una placca e un camino (anch'esso in spaccata) si aprono sulla vista del Monte Grappa. Tra risalti, cenge erbose attrezzate e facili balzi si raggiunge la forcellina «Sella del Candidato» (1345 m, 45' dall'attacco). Oltre la sella due passaggi impegnativi e verticali: una prima parete levigata (possibile qualche trazione sul cavo) e, dopo un collegamento, una nuova paretina esposta presso la cresta. Si prosegue su cresta esposta ma più facile, si risale uno sperone (una rara staffa metallica aiuta dove mancano appigli) e si aggira uno spigolo; una lunga costola, gradoni rocciosi e una placchetta di 6 m portano a un sentiero attrezzato, un balzo e un canalino. Dopo un lungo collegamento si ignora la deviazione per il CAI 152 (1455 m, 1h 15' dall'attacco) e si sale al ponte sospeso: si rimonta il gendarme su placca liscia, lo si aggira a destra e si attraversa il ponte su solide assi (sul versante opposto, a sinistra, una via di fuga verso la strada). Si prosegue a destra: alcune roccette, poi un tratto esposto più impegnativo sotto un gendarme con pochi appigli, una spaccatura da attraversare in spaccata e una cresta appoggiata dove il cavo fa quasi da corrimano. L'ultimo passaggio è una parete di una decina di metri arrampicabile (aggirabile seguendo la freccia rossa presso il libro di via); al termine della placca finiscono le attrezzature e, seguendo la traccia parallela a una vecchia trincea, si raggiunge la vetta del Boccaor (1532 m, 1h 45' dall'attacco / 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto arrampicabile, con fune tesa e solida; i passaggi più impegnativi sono sulla prima e sull'ultima parete. Avvicinamento faticoso e rientro non breve da mettere in conto.

    ⚠ Bassa quota ed esposizione a sud: proibitiva nei mesi più caldi. Attenzione ai tratti non protetti con fondo erboso, che tende a essere scivoloso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota massima 1532 m: percorribile per buona parte dell'anno, ma da evitare nelle giornate estive più calde per l'esposizione a sud.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono le indicazioni a sinistra per Pian della Bala (1380 m), dove ancora a sinistra si prende il sentiero 151 che scende fino al bivio incontrato all'andata e quindi al parcheggio (1h 30' dal termine / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Gli esperti possono chiudere un anello più impegnativo con la vicina Ferrata Guzzella (preferibile in discesa, per evitare i molti tratti non protetti e scivolosi della Sass Brusai). Vicino al Grappa anche l'atletica Ferrata Santa Felicita; in Val d'Astico la recente Ferrata Anelli delle Anguane; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario905 m
    • Quota max1532 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di San Silvestro prende il nome dalla chiesetta a mezza costa del Monte Totoga, meta finale dell'itinerario. È una via breve, prevalentemente facile con alcuni passaggi moderatamente difficili, divisa in due sezioni; avvicinamento di meno di 5 minuti, bassa esposizione e rientro rapido la rendono ideale per principianti ed escursionisti che cercano un percorso attrezzato semplice.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a bordo della SS 50 del Grappa e del Passo Rolle, salendo da Feltre verso il Primiero: appena finito il lago di Schenér, poco prima della rotatoria per Imer e appena prima della galleria per Canal San Bovo, c'è uno spiazzo con indicazione «Falesia San Silvestro» (un altro parcheggio più grande sul lato opposto), a quota 600 m. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero «Falesia di San Silvestro» e, poco dopo, un cartello a destra indica l'attacco, col classico cartello rosso (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Prima sezione: si parte con un tratto abbastanza verticale ma ben ammanigliato (gradini in roccia, staffe e facili roccette), poi si sale in diagonale verso sinistra su gradoni di solida roccia con varie cambre, una serie di cambre verticali, qualche balzo e una paretina staffata, fino al pianoro boschivo che chiude la prima sezione (circa 150 m di quota dal parcheggio): la parte iniziale è moderatamente difficile, il resto facile. In 5 minuti si arriva a un bivio sotto un traliccio: a sinistra il percorso per ragazzi «Sandokan», dritto la seconda sezione (qui un primo rientro per chi non vuole proseguire, 20' dall'attacco). Si prosegue nel sottobosco e in circa 15' si raggiungono le attrezzature: tre tratti di semplice sentiero attrezzato, poi facili roccette con qualche staffa e un traverso a sinistra fino a una parete verticale di circa 10 m ben provvista di cambre — il primo dei due tratti più esposti, comunque contenuto. Da un terrazzino panoramico (a destra il lago di Schenér, a sinistra Imer e Mezzano) si continua con altri passaggi su appoggi naturali e staffe; un traverso a destra e una lunga serie di staffe irregolari per circa 15 m costituiscono il secondo tratto più esposto. Si prosegue tra roccette, scalini e staffe, poi un lungo e semplice traverso a destra protetto dal bosco; si aggira la parete in obliquo aiutandosi col cordino a sinistra e, dopo un ultimo facile tratto attrezzato (terreno a tratti fangoso dopo le piogge), si arriva alla Chiesetta di San Silvestro, splendido punto panoramico (circa 1h dall'attacco / 1h 5' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via adatta ai principianti: avvicinamento brevissimo, esposizione contenuta, impegno fisico modesto. A metà percorso, presso il traliccio, si stacca la facile variante «Sandokan» (a cura di Alberto Zanon), che scende a una larga cengia e poi a zig-zag nel bosco fino a un'altra falesia e al parcheggio (circa 20', percorribile in salita o in discesa).

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile tutto l'anno, con attenzione a neve o ghiaccio in inverno. Esposta a sud-est, è sconsigliata nelle giornate estive molto calde, pur essendo in parte riparata dalla vegetazione. Nessun GPS ufficiale disponibile per questa via.

    ▲Discesa

    Dalla chiesetta un cartello indica due opzioni. Consigliata: sentiero 346 che in circa 40' porta sulla provinciale ai Masi di Imer (ristorante «Al Bus») e in altri 10' al parcheggio, attraversando la strada e la rotatoria davanti al tunnel (50' dal termine). In alternativa si può allungare il giro salendo per il 346 fino al Passo Gobbera e scendere per la provinciale verso Imer o per sterrata/sentiero che si ricollega più in basso alla prima opzione (circa 1h 30').

    ▲Da abbinare

    Nel Primiero e dintorni: la Ferrata del Canalone al Rifugio Treviso e, alle Pale, la Ferrata Bolver-Lugli; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrimiero
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max965 m
    • Lunghezza5,4 Km
  • Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Sartor al Monte Peralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sartor sale il versante sud del Monte Peralba (2694 m), la cima più alta della zona di Sappada. È una via di media difficoltà e piuttosto breve, inserita in una bella escursione; merita attenzione il rientro, che avviene per l'impegnativa via normale sul versante nord.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Calvi, tra il Chiadenis e il Peralba. Si parte lungo la SP 22 che collega Cima Sappada con le Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada una strada a sinistra (indicazioni Sorgenti del Piave) sale per 8 km; poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave si lascia l'auto in un ampio parcheggio a bordo strada (circa 1800 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale verso il Rifugio Calvi (2167 m) per la sterrata o per il «Sentiero delle Marmotte» (entrambi ~45'); dal rifugio si va verso il Peralba e il Passo Sesis e dopo ~15', a un bivio (2272 m), si tiene la sinistra verso la bastionata, fino alla targa e all'inizio delle attrezzature (2360 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    A destra della targa in marmo bianco sale una lunga serie di cambre su placca liscia: si guadagna rapidamente quota ed esposizione superando un paio di punti leggermente strapiombanti. Dopo uno stretto balconcino la placca diventa più appoggiata, con cambre orizzontali, pioli e maniglie, su buona roccia dove alcune scanalature aiutano la progressione; il tracciato è quasi rettilineo. Dopo una settantina di metri il cavo piega a sinistra: una decina di metri su stretta cengia portano sotto un colatoio da risalire (attenzione alla possibile caduta di sassi), poi il cavo sale in diagonale a destra su parete ben appigliata fino al termine delle attrezzature (40' dall'attacco). Per la vetta si segue una modesta traccia con sbiaditi segni rossi fino al crinale: a destra si sale in cima, a sinistra scende la via Ovest (alternativa di discesa più lunga). Si raggiunge la vetta del Peralba (2694 m), con croce, campana e madonnina e vista magnifica (1h 15' dall'attacco / 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve, priva di difficoltà tecniche di rilievo: prima sezione verticale ma molto staffata, seconda più appoggiata e arrampicabile, ultimo tratto su sentiero in quota. Escursione molto bella dal punto di vista paesaggistico.

    ⚠ Il rientro per la via normale nord è il tratto più impegnativo: ripido, esposto e con un canalino attrezzato su fondo friabile e roccia spesso umida, da affrontare con imbrago. Essendo esposto a nord può essere innevato anche a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2694 m): piena estate, a roccia asciutta e senza nevai sul versante nord.

    ▲Discesa

    Si scende per il ripido sentiero del versante nord: già dai primi metri forte esposizione, fino a una forcella con due targhe metalliche (visita del papa e caduti della Grande Guerra). A un bivio (resti di guerra) si tiene la destra seguendo un bollo rosso e si scende il ripido canalino attrezzato su fondo friabile; per sentiero e tracce labili si segue la linea di discesa logica, si supera un canalone e si scende al margine di un ghiaione. A una palina si tiene la destra e si sale al Passo Sesis, da cui si scende al Rifugio Calvi (1h 15' dalla vetta) e infine al parcheggio per il sentiero dell'andata (30' dal rifugio / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sesis si raggiunge l'attacco (30') della Ferrata del Chiadenis, ottima per abbinare due itinerari in giornata. Verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata Roghel e la Ferrata alla Croda Rossa di Sesto; verso il Friuli la Ferrata del Coglians e la Ferrata dei Cinquanta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata334 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2694 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    La Ferrata Santa Felicita è una via breve e atletica nell'omonima valle presso Bassano del Grappa: itinerario corto ma vario e intenso, che richiede buona forza di braccia. Si svolge in una zona celebre per l'arrampicata sportiva ed è ideale come allenamento nei mesi freddi.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio d'accesso alla Valle Santa Felicita, a Romano d'Ezzelino (VI): seguendo le indicazioni per via Santa Felicita si lascia l'auto nell'ampio parcheggio al termine della strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si cammina verso nord lungo il sentiero che porta alla parete; parte del percorso è faticosa, su una serie di gradini in roccia, fino alla palestra di roccia dove si trovano le indicazioni per la ferrata.

    ▲Il percorso

    Si attacca una bella parete verticale ben attrezzata con abbondanti staffe, su ottimo granito che, dove non sostituito da infissi, offre solidi appigli. Le staffe si spostano gradualmente a sinistra con un leggero strapiombo (prime difficoltà); dopo una decina di metri verticali un breve tratto orizzontale a sinistra precede un secondo tratto verticale, sempre su staffe, con cui si guadagna rapidamente quota ed esposizione. Si percorre un traverso a sinistra sfruttando gli appigli per i piedi, fino a una parete verticale di una quindicina di metri che in alto prende la forma di un diedro lungo una fessura: si sale su staffe, ci si sposta dal lato sinistro al destro del diedro, si supera un passaggio leggermente strapiombante e si esce su una cengia a sinistra dove riposare. Dalla cengia ci si sposta a sinistra in un tratto di discesa, si aggira uno spigolo e si arriva al tratto più caratteristico: un aereo traverso orizzontale con chiodi come appoggio per i piedi. Si scende una paretina attrezzata di circa 6 metri e in diagonale a sinistra inizia l'ultima sezione, con un traverso in leggera discesa (di nuovo su chiodi); si perde quota fino al termine del traverso, si scende una parete verticale su staffe e una rampa diagonale attrezzata fino al termine (30' dall'attacco / 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma intensa e impegnativa, con forte esposizione lungo tutto il percorso. Le difficoltà sono soprattutto atletiche: la possibilità di arrampicare è limitata dall'abbondante uso di staffe e pioli, e serve buona forza di braccia.

    ⚠ Forte esposizione e passaggi atletici: sconsigliata a chi non è allenato di braccia. Ottima d'inverno per la bassa quota, ma sempre con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 350 m): percorribile gran parte dell'anno, indicata come allenamento nei mesi freddi.

    ▲Discesa

    Dal termine un sentiero riporta in breve all'attacco; il rientro al parcheggio avviene per il sentiero di avvicinamento a ritroso (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Vicino al massiccio del Grappa, si combina in giornata con uno dei due itinerari che lo salgono: la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella. Verso nord la Ferrata Gabrielli alla Cima d'Asta; in Val d'Astico la recente Ferrata Anelli delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario140 m
    • Quota max350 m
    • Lunghezza3 Km
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